Formigoni reagisce e attacca la Lega. Si parla della sua candidatura al Senato, la via di fuga a cui Formigoni sta pensando per mollare la Lombardia. La Lega si dice contraria, attraverso il capo supremo, Umberto Bossi, e altri meno illustri commentatori. Formigoni non ne può più si lascia andare: "Vedo questa sgradevolezza della Lega, che continua a pensare di essere chissà chi, invece sono soltanto sgradevoli e autolesionisti. E certamente questa scompostezza sfacciata, villana, rozza della Lega non rimarrà senza conseguenze" (Omnimilano). Parola di Formigoni...
Tiziana Majolo ricompare sui pali della luce di Milano. Stessa foto, stesso slogan. Non più il simbolo del Comune, come da noi denunciato nelle scorse settimane: questa volta la bandierina è quella di Forza Italia. Siamo passati dal subliminale al borderline. Altro fenomeno di costume è lo stock di candidati di Alleanza nazionale che le fanno compagnia: Bozzetti e De Albertis su tutti, anche loro sui pali della luce, con Bozzetti che si distingue per la doppia Z in corsivo (doppio Zorro?). Purtroppo per loro, però, la palma dello slogan più efficace l'ha vinta il mitico assessore Zambetti, appena approdato alla Democrazia cristiana. Lo slogan fa riferimento alla Fede. Quella con la F maiuscola. Altro che doppia Z...
Giovanna Melandri presenta oggi a Milano il proprio libro di grande interesse fin dal titolo Cultura, paesaggio, turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana, Gremese editore in Roma (10 euro). Si tratta di un testo interessante, che muove da assunti che dovrebbero essere noti e rappresentati dal ceto politico. Si parla di modelli da seguire, della necessità di passare dalle buone pratiche ad una politica di governo, dell'importanza dei grandi eventi per dare visibilità alla cultura e consentire di diffondere, nel corso dell'anno, iniziative che diano continuità all'offerta culturale. Roma è scelta spesso come riferimento di un'Italia che vuole tornare a credere in una delle sue principali missioni politiche. Il punto forse più originale del testo è la proposta di trasformare l'Italia in una sorta di "paradiso fiscale" per chi vuole investire in cultura e nella promozione della creatività, adottando tutti gli strumenti possibili e una leva fiscale ragionata ed efficace, all'insegna del motto "Detassiamo la creatività, liberiamo il genio", che mi sembra forte e chiaro. Altro tema di grande importanza è l'affermazione, documentata da precisi riferimenti, secondo la quale non è affatto vero che dare forza al turismo e puntare su di esso significherebbe disinteressarsi a una politica industriale per optare al "paese dei camerieri" su cui tanti (troppi) ironizzano. L'uno non esclude l'altra e Melandri lo ribadisce con chiarezza, citando casi italiani ed europei. E poi Melandri si sofferma sul tema dell'accessibilità dei servizi turistici dal punto di vista economico, tema penalizzante negli ultimi anni per la competitività del nostro sistema. Le opportunità, anche in questo campo, sono davvero numerose. Si pensi - come abbiamo ricordato più volte in Consiglio regionale - che la stessa Lombardia è sede di aeroporti delle compagnie low-cost, di un turismo a basso costo, che chiede soluzioni più economiche. Per tutti, insomma, la nostra offerta turistica. Ma anche dappertutto, verrebbe da dire, leggendo la parte dedicata alla non esclusività del "turisdotto", ovvero della 'dorsale' turistica Venezia, Firenze, Roma, Pompei. Melandri ci parla della qualità diffusa di un sistema che possa nobilitare anche le realtà attualmente meno interessate dal turismo, ma di grande potenzialità. Dappertutto nel nostro Paese, sostiene Melandri, è possibile attivare processi di questo tipo, pensando anche all'enogastronomia, al turismo ambientale, ai tanti "turismi", insomma, dice l'ex ministro, a cui dobbiamo guardare. In una logica di promozione del nostro territorio e della sua bellezza che risponde all'art. 9 della Costituzione e al desiderio non solo di chi viene a trovarci ma di chi in Italia vive tutto l'anno.
Se le città dicono la loro sulla qualità dell'aria
Le Amministrazioni di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Monza e Pavia si sono incontrate venerdì a Brescia sulle questioni ambientali. Avevo personalmente sollecitato un'alleanza strategica dei Comuni - all'interno e all'esterno dell'area critica - e proprio a partire da Monza e Brescia per incalzare Formigoni e Zambetti rispetto alle politiche anti-smog. Ora le stesse Amministrazioni chiedono un'audizione presso la Commissione Ambiente della Regione per potere interloquire con i gruppi consiliari rispetto ai progetti di legge sulla qualità dell'aria. Un fatto importante, che consente ai Comuni di partecipare all'elaborazione delle scelte strategiche che riguardano i cittadini, potendo finalmente essere ascoltati da un'amministrazione regionale che lo ha fatto in casi assai rari e spesso molto tardivamente.
Ancora su Zapatero, per una dichiarazione semplice semplice da non perdere di vista (da Micromega): "La sinistra deve fare una politica autentica perché gli elettori, i cittadini di sinistra hanno nel voto la loro principale risorsa. [...] Ho ritirato le truppe dall'Iraq perché mi ero impegnato a farlo. [...] Era anche un messaggio di valore politico, su una maniera di governare. Volevo far sapere che quando uno arriva qui non dipende solo dalla Realpolitik, o dalla convenienza, o dagli interessi geostrategici. Dipende dai cittadini, dalla gente".
Per introdurre la nostra campagna abbiamo scelto il registro dell'approfondimento programmatico e delle 'cose da fare', anche per sottrarci al bailamme televisivo. Si inizia con Enrico Morando e Walter Mapelli, sostituto procuratore della Procura di Monza, che ci parleranno di tutela del risparmio e della difesa dei patrimoni dei nostri concittadini. L'appuntamento è per mercoledì 1 marzo, ore 21, Sala Maddalena, Monza. Interverrà Enrico Brambilla, candidato al Senato per i Democratici di Sinistra.
Domani sera, martedì 28 febbraio, ore 21, cinema Capitol di Vimercate, presentazione e proiezione del film di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio. Da non mancare.
Pare che Berlusconi concederà a Formigoni di candidarsi al Senato per le liste di Forza Italia. Una concessione dovuta alla brutta aria che tira sul dato elettorale della destra, che le proverà tutte per ridurre il distacco pesante che ancora la tiene lontana dall'Unione. Formigoni già si presenta come "senatore-presidente", sottacendo il piccolo particolare che le due cariche sono incompatibili. Facciamo una previsione: Formigoni si candida per raggranellare qualche voto in più per l'esausta Cdl, poi, non potendosi dimettere da presidente della Lombardia, lascerà spazio a uno dei suoi candidati. Maurizio Lupi, ad esempio. E il senatore-presidente si trasforma così nell'homo homini Lupi...
Micromega diventa settimanale per il periodo pre-elettorale e tra le altre cose pubblica una strepitosa rassegna del Pera liberale degli anni Novanta, curata da Marco Travaglio. Tra l'altro, si legge: «Non esiste una sola etica. Ce ne sono mille e nessuna ha verità e fondamento. Compresa quella cattolica». L'autore è presidente del Senato e ideologo del neoconservatorismo all'italiana. Senza radici?
In attesa, si fa per dire, della t-shirt anti-islamica di Oriana Fallaci, abbiamo assistito alla presentazione del manifesto Per l'Occidente (hip hip urrà) che ha visto protagonista Marcello Pera. Il manifesto è presentato dal meglio della destra neoconservatrice ed è corredato da sito e da manifesto scaricabile, con l'aggiunta della spilletta da agit-prop (occidentalista). Non ce la saremmo aspettata, la spilletta, dai contestatori della bandiera della pace. Ma tant'è. Che l'Occidente si definisca 'contro' è già un errore di impostazione grossolano. Che addirittura diventi uno schieramento (da cui è possibile distinguersi o si finisce con l'essere definiti anti-occidentali?) interno alle forze politiche del centrodestra mi sembra una posizione ancora più discutibile. L'Occidente non era quello spazio politico aperto, in cui la tolleranza e la comprensione del diverso si era affinata nel corso dei secoli, eterna ricerca di una verità da ricercare, appunto, e non da imporre a chicchessia? Ci eravamo sbagliati. A ricordarcelo, dopo la t-shirt di Calderoli, manifesto e spilletta. Questione di costume politico.
Domani, sabato 25 febbraio, a partire dalle ore 10, al Teatro Villoresi, si terrà la conferenza programmatica dell'Unione monzese. Una mia proposta che si è trasformata, grazie al lavoro degli altri segretari di partito, in un momento importante (stavo per scrivere: decisivo) per presentare il lavoro dell'Amministrazione comunale e per lanciare fin d'ora la sfida del 2007, quando si voterà per le elezioni comunali nella nostra città. Nella mattinata, la presentazione da parte degli assessori del lavoro svolto fino ad ora e dei "lavori in corso" di qui alla scadenza del mandato. Nel pomeriggio, confronto a tutto campo con la cittadinanza monzese. Inutile aggiungere che siete tutti, ma proprio tutti, invitati.
Da tempo mi chiedo perché a Milano e in Lombardia non si è fatto nulla per istituire un 'collegamento' con le Olimpiadi invernali di Torino. Per un'aspirante sede olimpica, una mancanza che trovo molto grave. Formigoni e il suo incredibile assessore Prosperini (il Baluardo del Nord della campagna elettorale 2005), anziché prendersela con Veltroni, che chiede le Olimpiadi per Roma e si configura come avversario delle Olimpiadi lombarde, avrebbero potuto contattare Bresso e Chiamparino e inventarsi qualcosa, per promuovere l'evento anche qui da noi. Invece, non ci hanno pensato. E' un peccato vero, a cui ho pensato guardando in tv il curling, uno sport cult, confinante con lo zen, che fa riflettere. E che si può anche giocare al Palasesto (Sesto San Giovanni, provincia di Milano). Avvisate Formigoni. Magari si renderebbe conto anche lui che è possibile portare, come fanno i giocatori di quello sport, la 'pietra' nella 'casa'. La propria.
Daniele Belotti è il presidente della VII Commissione del Consiglio regionale della Lombardia . Leghista e tifoso dell'Atalanta. E' troppo padano per volergli bene, ma se ne parlo, è perché ha avuto un'idea simpatica. Quella di organizzare low cost la trasferta della commissione in Belgio, in occasione della partenza del Giro d'Italia. Partenza da Bergamo Orio al Serio arrivo a Charleroi, con un costo complessivo di tutti i biglietti inferiore a quello di un solo biglietto ordinario. Belotti, cittadino bergamasco, ha certamente pensato che Orio fosse più comodo, ma ha azzeccato le modalità di una missione altrimenti molto più onerosa per i contribuenti. Ci vediamo a Orio. Sul serio.
L'attenta Sippor mi segnala una chicca. "Io non ho nessun odio per Berlusconi. Del resto anche lui si trucca e anche lui porta i tacchi...". Con questa battuta Vladimir Luxuria, candidata alle prossime elezioni con il Prc, risponde nella sede della stampa estera a una domanda di un giornalista straniero che gli chiede se sia solo l'antiberlusconismo a tenere unita l'Unione (AGI). Niente antiberlusconismo, quindi, ma proposte concrete, per una campagna elettorale dedicata ai problemi reali. Così si vinceranno le elezioni del 9 aprile.
Oggi il Corriere pubblica una mia intervista sulla presenza dei giovani in politica e nelle liste elettorali. Tanti hanno apprezzato, e li ringrazio. Altri non hanno perso l'occasione per attaccarmi, in nome di una sorta di malintesa ragion di Stato. Preciso che l'iniziativa non è partita da me, ma dalla redazione milanese del quotidiano, e che il titolo non è mio, né, credo, del giornalista che mi ha intervistato. Avrei tanto voluto dire che non è vero e che la lista vede la presenza di giovani, ma non è così. Speriamo che questo accada per il Comune di Milano, a partire da quel Majorino che vedrei volentieri insieme a Ferrante al governo della città. Qui di seguito, il testo dell'intervista di oggi.
Cinquantaquattro anni e mezzo. Non è verdissima l'età media dei primi dieci candidati della Quercia in corsa per Montecitorio. Nulla di male, non fosse che sabato scorso Massimo D'Alema in un'intervista alla Stampa predicava la necessità di «lasciare spazio a una nuova generazione di dirigenti, più libera dalle vicende del passato e meno condizionata da antichi conflitti». Pippo Civati, 30 anni, alle scorse regionali ha portato al partito di D'Alema qualcosa come 20 mila preferenze nella bianca Monza. Civati, diciamolo: i candidati proprio non appartengono alla «nuova generazione». «È vero. Ma se lo fa dire a me, sembra che mi stia autopromuovendo». Allora scriviamolo: la richiesta parte dal Corriere. Detto questo? «Nella pratica vediamo un clamoroso fallimento di tutti i buoni propositi. Se poi ci confrontiamo con gli altri Paesi, il divario è tragico». Come mai? «Misoneismo, paura di perdere un po' di potere, difficoltà nel comprendere i nuovi linguaggi... Non è strano: capita già a me di notare le differenze di espressione con i più giovani». Però, anche il «giovanismo» può essere una forma di retorica. O no? «Certo, se non si vedono assunzioni di responsabilità vere. Io sono uno zapaterista duro: il premier spagnolo ha nominato sottosegretario alla cooperazione internazionale una ragazza di 25 anni. Del resto, lui stesso è entrato nelle cortes alla stessa età». Quale è il valore aggiunto di un politico giovane? «Come dice D'Alema, c'è un minor condizionamento della storia. Soprattutto a sinistra, sappiamo da dove veniamo, ma non ce ne facciamo troppo condizionare. Ciò significa anche un linguaggio meno legato alla politica e più alla realtà. Si è più concreti. Ma esiste il rovescio della medaglia: si studia poco. La sensazione è che della cultura politica si possa fare a meno. E invece i vecchi e i nuovi testi vanno letti». Dice D'Alema che la nuova generazione è più adatta a costruire il futuro partito democratico. È d'accordo? «Un giovane diessino e un margheritino della stessa età hanno un linguaggio comune oggi molto più che un tempo. Detto questo, alle primarie ho visto un vecchio sindaco democristiano lavorare al seggio insieme con il comunista che lo aveva sostituito. E facevano almeno 150 anni in due». Lei è stato votato da quasi 20 mila persone. Vien da dire che la gente si fida di lei molto più che non il partito. «Attenzione, però: le ragioni dietro a un'elezione sono tante». Ad esempio, il suo slogan «Che ci faccio alle nonne»? «Guai a lei se lo ricorda. Però, dietro c'è un tema vero, l'alleanza tra generazioni. La freschezza e la novità funzionano, anche perché rompono certi schemi. Per contro, si corre il rischio della mascottizzazione». Lei si sente una mascotte? «No, perché poi ho scoperto che nella generazione dei padri e dei nonni c'è un grande interesse per i problemi dei giovani, è argomento che li preoccupa davvero. In questo senso parlavo di alleanza tra generazioni: il consenso non è solo adesione affettiva e benevolente». La Lega ha parecchi dirigenti giovani. «È vero, forse perché il partito non ha una storia poi lunghissima: gli stessi Salvini e Zanello sono dei veterani. Da noi il leader più giovane è Veltroni, che ha cinquant'anni». A Milano ci sarà un candidato sindaco per il partito dei trenta-quarantenni. «Mah, quella è una cosa a cui io non credo. Sembra un patto generazionale contro, mi pare abbia poco respiro».
Sono evidentemente lontani i tempi in cui la Rai doveva spostare un’intera rete a Milano, se da Corso Sempione esce un documento dal significativo titolo “La questione settentrionale del sistema radiotelevisivo”. Il problema posto dai giornalisti e dai funzionari della Rai con una lettera al Presidente Petruccioli è serio e importante, perché le regioni economicamente più evolute e dinamiche del Paese non possono rimanere periferiche rispetto alla produzione di contenuti e di informazione. È importante che la Rai ripensi il ruolo delle sedi del Nord Italia e che valorizzi le professionalità qui presenti, al contrario di quanto avvenuto in questi ultimi mesi con lo spostamento di trasmissioni da Milano a Roma. Per fare ciò non è necessario essere autonomisti (per altro, com'è noto, solo a parole).
Oggi in Consiglio regionale abbiamo approvato la normativa sui Centri di telefonia fissa. In inglese fa phone center. Si era partiti da un testo della Lega che puntava a discriminarli, per arrivare a una legge decorosa, grazie a un gran lavoro in Commissione. Però, anche in ragione di un bell'intervento del mitico Squassina, mi è rimasto un retropensiero, che ho cercato di declinare con un gioco di parole. Mi sono chiesto: avrebbero mai scritto e votato, i nostri colleghi, una legge sui center dei phon, nel senso degli asciugacapelli? Anche dal parrucchiere infatti si radunano numerose persone e magari si trattengono a chiacchierare all'uscita. Addirittura potrebbe scattare qualche pettegolezzo. Che facciamo, interveniamo? Probabilmente no, perché il motivo originario rimane, per alcuni, quello di indicare i servizi di telefonia fissa come un problema. Frequentato da problemi che telefonano a casa, al di là del mare. Magari ai loro problemini. E questo, cari colleghi, non mi piace per niente.
L'ala dura della Lega detta le proprie condizioni, attraverso il solito Calderoli. Chiederanno alla coalizione di impegnarsi su quattro punti: "difesa delle radici cristiane dell'Europa e contrasto a ogni forma di fondamentalismo; impegno esplicito a sostenere il sì al referendum sulla devoluzione; federalismo fiscale; reddito familiare". Dei quattro, è il primo punto a fare un po' impressione. Perché l'espressione - venata da qualche auto-contradditorietà rispetto alla questione dei fondamenti - contrasta con il buon senso, in un momento come questo, in cui dovrebbe prevalere la ragionevolezza e la responsabilità. Ho l'impressione che la destra stia mettendo in campo il più classico dei giochi delle parti. L'uno attacca l'Islam, l'altro lo stoppa, ma soltanto per allungare il guinzaglio e per tenerlo ancora con sé, al recupero dei voti dell'estrema (voti fondamentalisti oltre che fondamentali per Berlusconi). Fino alla vittoria, che non ci sarà, però, perché di simili cialtonerie l'Italia è propro stanca.
«Aveva sempre confuso il silenzio con il freddo». Inizia così, con una figura straordinaria, superata soltanto dalla bambina che trattiene i 'pezzi' delle persone a cui vuol bene, il romanzo di Dario Franceschini Nelle vene quell'acqua d'argento, Bompiani. E' un libro che non esito a definire molto bello, che si legge d'un fiato eppure lentamente, come se la lettura richiamasse il corso dell'acqua del grande fiume nel rappresentare la malinconica serenità della scansione dei ricordi di Primo Bottardi, il protagonista. Franceschini trasferisce Macondo in provincia di Ferrara e sembra richiamare il «grande pesce» di Daniel Wallace e Tim Burton, lo storione-metonimia che accompagna la storia di Primo, nel riassumere, del fiume, la portata smisurata di favole e di immagini, di memoria e di oblio. E allora ci sono i libri da lasciare in libertà, la macchina per registrare gli odori, la nebbia fitta che solo le donne sanno interpretare e l'amore degli ultimi giorni d'estate. Ed è lo stesso amore a ritornare, alla fine di questo libro, con la «felicità quieta della tenerezza» della storia delicata che Franceschini ci racconta, insinuando quell'acqua d'argento anche nei nostri pensieri.
Ieri Messina-Juventus 2 a 2. Un risultato non eccezionale per la squadra di Capello, che sembrava già aver vinto, oltretutto, e che tracheggiava aspettando la Champions. Solo che a me non interessa. Cioè, mi dispiace che il Milan ci abbia preso due punti (e mi piace avvicinare il recupero al punticino recuperato da Berlusconi nei sondaggi grazie a ottomila partecipazioni televisive...). Ma la questione non mi impensierisce più di tanto. A me basta aver visto una cosa, all'inizio del secondo tempo. Un pallone filtrante, al limite dell'area, nell'angolo sinistro, controllato da Alex. Un leggero appoggio di esterno destro per rientrare, smarcandosi dal difensore. E, nello stesso istante in cui il pallone si fermava, uno sguardo al 'sette' lontano e una palombella a rientrare (e a ridiscendere, se solo questo verbo si potesse usare così) di destro per andarlo a centrare. Palla fuori, d'accordo. Ma di un soffio. A far tornare alla memoria l'Alex di dieci anni fa e i suoi gol incredibili. Un po' come domenica scorsa, con quella punizione che il 'sette' lo ha trovato, condannando l'Inter nei minuti finali di una partita decisiva. C'era una volta Alessandro Del Piero. Segnava così. E lo fa ancora.
Linda Rossi Holden, intervenendo alla nostra conferenza stampa sulle tre 'i', ha raccontato che spesso, quando si trova a Bruxelles, si sente ripetere una definizione curiosa per descrivere il nostro livello di istruzione. Siamo definiti 'pig', acronimo di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Togliendo quest'ultima, che sta emergendo anche dal punto di vista degli investimenti per la ricerca, i pig rimangono tre. I tre piccoli porcellini del panorama europeo, per quanto ci riguarda anche in ragione dello strepitoso fallimento dell'azione di governo di Berlusconi e della Moratti. Speriamo che dal 9 aprile si possa cambiare favola...
Le campagne elettorali, si sa, sono momenti sempre appassionanti e talvolta bizzarri. Ad esempio, la notizia che Letizia Moratti sarebbe un candidato indipendente ha dell'incredibile, ma è stata immediatamente superata - di slancio - dalla proposta di Tiziana Majolo: se Letizia è indipendente, allora il vicesindaco deve essere di Forza Italia. Applausi. Moratti, a quel punto, per ritrovare scena e primato, ha proposto di nominare nella sua squadra di governo anche figure dell'Unione. Niente male per un ministro del governo più affezionato allo spoil system della nostra storia repubblicana. Insomma, che creatività... e siamo solo all'inizio!
Ieri è stata una giornata di studio a Londra per una delegazione congiunta della Regione e del Comune di Milano. Obiettivo: prendere ripetizioni di politiche per la mobilità. Al centro degli incontri con tecnici e amministratori, il congestion charging: ovvero la delimitazione di un'area di 22 kmq nel cuore della città (la City) per accedere alla quale si pagano 8 sterline al giorno. Sterline che alla fine dell'anno diventano 100 milioni e servono per potenziare il servizio di trasporto pubblico locale. Un esperimento con più luci che ombre che da Londra è passato ad altre città: interessante, pensando a Milano, il caso di Stoccolma, dove la stessa soluzione è stata declinata in modo più elastico e con una tecnologia ancora più efficiente (e meno onerosa) che fa segno al nostro Telepass. D'ora in avanti lavoreremo per capire se e come adottare soluzioni analoghe a Milano e in Lombardia. Una cosa però è certa fin d'ora: disincentivare l'uso dell'auto e trovare nuovi finanziamenti per i trasporti pubblici sono due elementi di importanza strategica. Nel nostro Progetto di Legge abbiamo indicato il road pricing come strumento da armonizzare con gli altri già esistenti, soprattutto per governare i 'picchi' e per ripensare la mobilità di accesso alla città. Saremmo felici se a Milano e in Lombardia si iniziasse a discuterne. Ciò che colpisce infatti è che - sarà stato per la scenografia del Tamigi dalla sala del Consiglio della City Hall disegnata da Foster, sarà stato per una luce diafana che faceva sembrare tutto più 'illuminante' - ma ieri abbiamo sentito tutto il peso del nostro provincialismo e della nostra arretratezza. Muoviamoci, dunque, e possibilmente senz'auto.
Da tempo mi chiedo se non sia il caso di avviare un sondaggio sui milanesi all'estero, che ci dicano - dall'estero, appunto - cosa pensano di Milano, della città in cui vivono e lavorano ora, dei desideri e delle speranze che nascono dal confronto (presente o passato) con quella realtà. Lo faccio in questa sede, invitandovi a scrivere a commentare questo post oppure a scrivere a blog@civati.it e chiedendovi di inoltrare questa semplice richiesta (da sviluppare nel minor numero di righe possibile, mi raccomando, indicando nome, cognome, motivo della 'fuga' e tema di riflessione) a tutti coloro che volessero offrire il loro punto di vista. Su Milano. Per Milano. Sarebbe affascinante abbandonarsi al 'contagio', creando una vera e propria rete internazionale di commenti e riflessioni. Alla fine di questa insolita raccolta, consegnerò quanto ricevuto al candidato sindaco Ferrante.
Repubblica.it ha iniziato da qualche giorno a pubblicare i manifesti della campagna elettorale prossima ventura, come già aveva fatto con i mitici manifesti delle Regionali 2005. Ve li ricordate? C'era in AN un tale che di nome faceva Gatti e di slogan «Non parole» (nella mia circoscrizione il migliore fu «Ratti, non parole ma fatti» che purtroppo è sfuggito al fotografo). Tornando a Gatti, Il suo avversario Franzoni (Lista Mussolini) si permetteva di chiosare: «Non c'è più trippa per Gatti». Nessuno dei due sembra avercela fatta. Tutto ciò accadeva in Liguria. Invece a Milano, Prosperini si presentava tipo crociato, come «Baluardo della Cristianità, Flagello dei 'Centri Sociali', Condottiero del Nord» (centri sociali tra virgolette, a scanso di equivoci). La campagna gli ha fruttato migliaia di preferenze e un posto da assessore (tra le altre cose, si occupa di giovani, senza virgolette). Una candidata dell'ala moderata della Liga salutava i cinesi con un «No glazie» davvero raffinato. E poi rebus, bustine di zucchero, gadget di ogni tipo, calembour e assonanze a tutta prima letteralmente impensabili. Ma, è il caso di ricordarlo, alle Regionali c'erano le preferenze e le preferenze non ci sono più. Tra le tante vittime del nuovo sistema elettorale ci saranno quindi anche i candidati fai da te. Ma non è detta l'ultima parola: da quello che si vede in giro, possiamo stare tranquilli che se ne vedranno di tutti i colori anche quest'anno. Mitica ad esempio la risposta a «Italia, forza», nelle sue varie declinazioni alla maniera dell'ysteron proteron degli antichi poeti. Parole, senza.
Villa Greppi si trova nel cuore della Brianza, a Monticello, al confine tra le provincie di Monza e di Lecco. Una villa straordinaria, che può diventare un centro importante per il nostro territorio. Sabato mattina, dalle ore 9.30 alle ore 13.00, un convegno promosso da Democratici di Sinistra e Margherita ci permetterà di lanciare una sfida: quella della competitività della Brianza centrale, in ragione della sua identità e del suo futuro. Insomma, della sua 'vocazione', fatta di lavoro, di impresa, di qualità ambientale. Del resto, è Stendhal, proprio a Monticello, dopo un temporale violento, a descrivere la vista che si gode, «di questa bella Lombardia con tutto il lusso della sua vegetazione e delle sue ricchezze, un orizzonte senza limiti, e l’occhio si perde trenta leghe più in là nelle nebbie di Venezia…». Nebbie che ora sono rappresentate dalla globalizzazione e dalla competizione internazionale e che ci interrogano sulla reale attrattività del nostro sistema. Il tema non è più rinviabile. E, come sempre, siete tutti invitati a partecipare.
Vi annuncio la conferenza di presentazione del programma dei Democratici di Sinistra per la pubblica istruzione. Ho proposto che si intitoli Oggi 'Moratti', domani Scuola e si terrà a Milano, presso la Casa della Cultura, in via Borgogna, mercoledì 15 febbraio alle ore 16.30, con la partecipazione di Mariangela Bastico, Assessore regionale Scuola e formazione professionale della Regione Emilia Romagna, e Andrea Ranieri, Responsabile nazionale DS Scuola. I DS presenteranno il loro dossier sui cinque anni di Moratti e sulle politiche regionali per la Scuola. Alle 12, sempre di mercoledì 15, presso l'auditorium del Consiglio regionale (via F. Filzi, 29 - Milano), con Andrea Ranieri, presenteremo in una conferenza stampa dal titolo altrettanto evocativo ("Mettiamo i puntini sulle tre 'i'") il bilancio della presunta riforma rispetto a inglese, internet e impresa. Interverranno tre testimonial per illustrare quello che è successo davvero in questi cinque anni difficili per il nostro sistema d'istruzione.
So già che qualcuno penserà: la solita esterofilia, l'andar cercando modelli fuori dai confini italiani per darsi un tono. Infatti è proprio così: a me Rodriguez Zapatero piace un sacco. E la lettura del volume dal titolo (di per sé già strepitoso) Zapatero. Il socialismo dei cittadini mi ha confortato in questo mio giudizio, maturato anche - ove ve ne fosse bisogno da un soggiorno in Spagna durato qualche mese. Il testo, pubblicato da Feltrinelli, curato da Marco Calamai e Aldo Garzia, è consigliato a tutti gli appassionati di politica. I motivi sono tanti. A cominciare dallo slogan, No nos falles, non ci deludere, che fa segno a quella coerenza (etica!) nel rispetto del programma elettorale che ha sorpreso tutti in Europa. E poi i riferimenti politico-culturali, a partire dal Pettit e dal suo repubblicanesimo, che Zapatero ha scelto come linea guida della sua cultura di governo. E, ancora, le scelte radicali eppure sempre illustrate razionalmente, coraggiose ma mai avventate, rispetto all'Iraq, ai diritti civili, alla riforma della cultura politica spagnola, alla memoria e alla sua importanza per l'identità di una nazione (soprattutto quando essa è così articolata, come quella spagnola). Colpisce la chiarezza dell'analisi del "quarto pilastro" dello Stato sociale, le persone dipendenti e non autosufficienti. Colpisce la volontà di dare voce alla questione femminile, troppo spesso banalizzata, ridicolizzando in un colpo solo tutti i nostri lunghi e spesso ipocriti dibattiti sulle quote rosa (nel governo Zapatero, come noto, il rapporto uomo-donna è di uno a uno). Colpisce la scelta - praticata, non annunciata - di investire sul futuro ma nel presente, portando giovani e giovanissimi ad occupare posizioni di governo da noi raggiungibili solo molto, ma molto tardi (Zapatero stesso entrò alle Cortes a 26 anni). A ben vedere anche la proposta di un dialogo di civiltà (che per altro è troppo il rovescio dello scontro di cui parla Huntington per convincermi del tutto) è il segno di una prospettiva che sa guardare al di fuori dei confini nazionali, inverando una missione - un tempo coloniale, ora di pace e di apertura - che la Spagna vuole tornare a svolgere, nei propri rapporti con l'America Latina, innanzitutto, e con il Sud del mondo nel suo complesso. Ciò che però mi ha più colpito è quello stile, che non è solo galateo o buona educazione, che permea di sé la cultura politica di Zapatero e del suo governo. Mi affido alle sue parole: «Penso che le persone che meglio sanno esercitare il potere sono quelle che non lo amano, non lo rincorrono con ansia, non sentono nei suoi riguardi un attaccamento insano, ma quelle che lo vogliono usare per cambiare le cose»; «Credo che la sinistra non vince quando non è autentica. E l'autenticità comporta prima di tutto la realizzazione degli impegni presi e il non cercare pretesti di stato per non fare le cose»; «Il socialismo dei cittadini si preoccupa intensamente di cercare nuove vie di dialogo con la società e di aprire gli orizzonti alla partecipazione politica» e «non teme la voce dei cittadini, teme la voce della tribù o la voce della razza». Una prospettiva politica in cui è semplice e bello riconoscersi.
Zambetti ha inteso dettagliare le incredibili misure anti-smog, scagionando pizze e braciole, soltanto nei luoghi autorizzati (a casa è meglio astenersi). In una nota della Giunta si legge infatti: "Chi usa solo legna, in assenza d'altro impianto, chi cuoce pizze e braciole nei ristoranti e nelle pizzerie nello svolgere la sua attività professionale di ristorazione, potrà continuare a farlo. Le norme future porteranno richieste di adeguamento impiantistico e regole da rispettare, accompagnate da tempi opportuni per i necessari adeguamenti". Le misure sono precisissime: "Nessuno deve rimanere al freddo: chi dispone di un impianto di riscaldamento comune, ed usa la legna nel caminetto o nella stufa solo come integrazione, per il piacere di osservare le fiamme o per risparmiare qualche soldo usando meno gasolio o GPL, dovrà evitare di bruciare il legname nell'interesse della salute di tutti". Si tratta delle misure straordinarie San Valentino. Allo studio, misure d'emergenza contro le candele a centro tavola e l'incenso per fare atmosfera. Zambetti dixit.
Formigoni e Zambetti non sanno più cosa inventarsi. Dopo termostati, maglioni, leggi impossibili da approvare, piani che non funzionano, le ormai mitiche task force attivate solo alla fine di gennaio, ora tocca a camini e pizzerie. Pare infatti che nel mirino della Giunta ci siano i forni a legna, additati come agenti gravemente inquinanti in una conferenza stampa di oggi. Fino a ieri probabilmente le pizzerie in Lombardia non esistevano... In realtà, ogni giorno Formigoni ha bisogno di una nuova notizia, per nascondere i propri fallimenti. E allora, con l'ottimo Zambetti, si inventa un nuovo divieto. Ma non era tutto pianificato dal piano dell'assessore, presentato in agosto? Forse no, lì c'era il fumo, ma mancava l'arrosto: attenti che settimana prossima vietano anche quello...
Le polvere sono sottili, le balle sempre più grosse
Ancora su Formigoni e lo smog. Ieri il presidente ci ha attaccato perché il commissario DS on. Duca avrebbe bloccato l'approvazione della Camera. Oggi Duca esce con un comunicato in cui si dice, testuali parole: "Tutti i rappresentanti dei gruppi erano coscienti che nessun provvedimento incardinato il 7 febbraio in sede referente sarebbe potuto arrivare ad esito positivo entro il 9 febbraio. Infatti in base ai regolamenti della Camera e del Senato è semplicemente impossibile. L'unico modo per attuare un provvedimento d'urgenza è un decreto legge del Governo o un emendamento ad uno dei decreti legge in corso di esame dai due rami del Parlamento. Se il Governo e la maggioranza hanno la volontà politica di approvare quel testo lo possono fare tranquillamente". Ecco perché Formigoni si deve scusare per quello che ha detto ieri. Perché non è vero. Ed è stato costruito ad arte per nascondere il fallimento della propria iniziativa e dare la colpa alla principale forza di opposizione. Le polveri continuano a essere sottili, le balle sempre più grosse.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta
Questo il giudizio implacabile della Commissione Trasporti della Camera, espresso in data 8 febbraio 2006 (per il verbale provvisorio, clicca qui). Quindi niente legge Formigoni sui filtri anti-particolato. Come avevamo detto, la proposta del presidente lombardo si scioglie come la neve, ovvero come le stesse Camere. I filtri anti-bufala iniziano a funzionare... Formigoni, di fronte al fallimento della propria iniziativa, attacca i DS, sostenendo con parole volgari e infondate che sia stato il nostro commissario a bloccare il provvedimento, sulla base di ragioni politiche. Formigoni sa che non è così, e che la commissione si è detta d'accordo nell'impossibilità di discutere una legge di questo tipo in un giorno solo, a pochi minuti dalla chiusura del Parlamento. Una legge che avrebbe richiesto - come da noi sostenuto anche in Consiglio regionale - una procedura più attenta e articolata. La semplice verità è che tutti i commissari - presidente di Commissione e rappresentante del Governo compresi - hanno rilevato numerose imprecisioni nel testo di legge e vari elementi di criticità, che per altro avevo tra gli altri personalmente segnalato in aula (il nostro voto favorevole essendo subordinato a queste modifiche evidentemente necessarie per far 'funzionare' la legge stessa). Tutti, ma proprio tutti, hanno ritenuto quindi impossibile approvare di corsa la legge, come aveva chiesto Formigoni vantando amicizie romane che evidentemente non ha. Come volevasi dimostrare, Formigoni non può ammettere l'ennesima plateale sconfitta e rilancia, manipolando le informazioni. E, con le sue affermazioni, apre una fase di conflitto di cui si assume tutta la responsabilità.
Mamma Antonella - richiamata in un intervento precedente - si è arrabbiata con me, perché - con Sippor - abbiamo preso in giro le torte. Vorrei chiarire che non ce l'abbiamo con le torte, o con le mamme. Anzi, offriremo alla signora Antonella una fetta di torta qui in Consiglio regionale, per discutere con lei le nostre proposte per la Scuola. Ce l'abbiamo ovviamente con il ministro e con la maggioranza regionale e, per ora, nazionale, che hanno introdotto i buoni scuola, per fare un solo esempio, perdendo di vista platealmente il diritto allo studio nel suo complesso. Diritto allo studio che ora tocca alle famiglie stesse assumersi, in un rovesciamento - voluto dalla Moratti - delle responsabilità e delle possibilità di formazione. Altro che libertà di scelta...
Si parla tanto di sondaggi e previsioni. Cliccate su Brunik. Scoprirete tre cose: un sito di sondaggi molto accurato, il vantaggio costante del centrosinistra sulla destra e, per finire in bellezza, il risultato delle elezioni se non fosse stata cambiata la legge elettorale...
Ormai è chiaro a tutti: il piano anti-smog dell'assessore Zambetti non funzionava e non funziona. Troppe le iniziative di Formigoni negli ultimi giorni per pensare che non siano una plateale sconfessione del piano del pian piano presentato il 4 agosto dello scorso anno. Nella frenesia di queste ore, il presidente della Regione ha annunciato la creazione dell'ennesima task force per controllare i tubi di scappamento. Peccato che in Lombardia - lo ha notato il consigliere Monguzzi in aula - ci sia, da ben tredici anni, il bollino blu. E che quindi la scoperta di Formigoni sia l'ennesima bufala mediatica. Ci vorrebbe un filtro, oltre a quello contro le polveri: un filtro di nuova generazione contro le promesse infondate, le scoperte tardive, le campagne finalizzate solo ad una copertura pubblicitaria. Un filtro anti-bufale, con il bollino blu. Un filtro utilissimo per iniziare una vera politica anti-smog.
Per chi non avesse ancora compreso il reale significato del disegno morattiano - non sto parlando dell'Inter, ma della pubblica (?) istruzione - il tutto è sottotitolato nella nota numero 777 del Ministero, che "ritiene utile precisare che, sulla base di una interpretazione logico-sistematica della normativa di riferimento, gli alunni soggetti all'obbligo scolastico, che si avvalgono dell'istruzione privata, assicurata presso strutture scolastiche organizzate (scuole private non paritarie), non sono tenuti a sostenere, al termine di ciascun anno scolastico, esami di idoneità alla classe successiva". Ciò significa che la prima verifica dello Stato nei confronti di chi segue un percorso di studio diverso dall'istruzione pubblica e da quella privata-paritaria, cioè presso istituti non riconosciuti, si tiene all'esame di terza media. Una deregulation totale e il solito messaggio al sistema dell'istruzione pubblica. Meno male che Moratti non farà più il ministro. Per quanto riguarda il sindaco, Ferrante pensaci tu... [per ulteriori info: http://champion.ilcannocchiale.it]
Gazzarra leghista in aula, oggi, all'insegna della difesa dei valori occidentali e della Danimarca, con tanto di bandiere e volantini. Bene ha fatto la consigliere Ardemia Oriani, discutendo delle modifiche alla legge sull'assistenza, a ricordare l'importanza del modello danese non soltanto come testimonianza di una polemica politica, ma di standard di welfare ben più avanzati del nostro. Danesi sempre, insomma, e non solo quando si tratta di strumentalizzare...
E' il solito Formigoni entusiasta di se stesso quello che presenta i risultati del blocco del traffico nella consueta conferenza stampa autoconfermativa convocata al Pirellone: una specie di specchio delle sue brame, da cui emerge sempre come il presidente più bello del reame. Ci uniamo a lui, entusiasti per le iniziative promosse dai DS e finalmente realizzate - anche se con incredibile ritardo - dalla Giunta regionale. Ne segnaliamo un'altra, che Formigoni probabilmente farà propria nelle prossime settimane. Si tratta della promozione di un biglietto scontatissimo per i mezzi del trasporto pubblico locale e del servizio ferroviario, per i giorni di blocco. E' semplice: si impone giustamente ai cittadini di non usare l'auto e si regalano loro viaggi praticamente gratuiti sui mezzi pubblici. Sarà per il prossimo blocco?
Martedì 7 febbraio, ore 21, Arcore, Sala conferenze di Sant'Apollinare, «Una riflessione sulla Lombardia e sull'Italia», presentazione e discussione de Il libro nero del governo Berlusconi, edizioni Nutrimenti, Roma. Con me ci sarà l'autore, Guido Alborghetti. Non potete mancare. Dal fiscal drag alle leggi ad personam, dall'euro alla scuola, per finire con gli chalet del Molise, un'analisi puntuale e una ricostruzione fedele dell'attività di governo dei cinque anni che hanno segnato il declino dell'Italia.
Blocco del traffico di oggi. Tutti impegnati nella lotta contro l'inquinamento. Continuo però a pensare che siano troppe le deroghe e che la scelta di far circolare auto presentate come non inquinanti (che però inquinano) sia sbagliata. Penso in particolare agli Euro4 benzina o diesel (che per circolare necessitano del filtro antiparticolato). Primo: inquinano perché, oltre allo scappamento, il rotolamento delle gomme e il semplice uso dell'auto produce polveri sottili e non è necessario essere ricercatori per comprenderlo. Secondo: i veicoli in circolazione danno l'impressione che il blocco non ci sia e questo colpisce il dato più, se vogliamo, culturale della consapevolezza del problema. Formigoni risponde che se si fanno eccezioni è per premiare le scelte ecologiche dei cittadini. Ha ragione, ma solo in parte. I cittadini vanno premiati con incentivi perché migliorino, dal punto di vista della compatibilità ambientale, i veicoli sui quali circolano o con politiche di maggiore sostegno per il trasporto pubblico locale (soprattutto nei giorni di blocco) e un piano dei parcheggi articolato, con tariffe competitive per chi lascia l'auto lontano dal centro. Il blocco è una cosa diversa e in più. E va rispettato. E va fatto rispettare, perché l'altra nota stonata di oggi è che i vigili incontrati dai cittadini erano troppo pochi. E i furbetti del motorino l'hanno scampata, come al solito.
Quando si parla di Pacs e di diritti civili, viene facile prendersela con gli strani nomi dei neoconservatori. Fallaci e Pera (il frutto del peccato?) rimandano a Kagan, l'americano da cui copiano in abbondanza i neocon italiani. Ma il problema riguarda anche noi. A Como, in una bella serata organizzata da una Sinistra giovanile molto viva e impegnata, si è parlato di Pacs e del fatto che verranno presentati nel programma dell'Unione sotto altro nome perché nessuno si senta offeso. Non so bene cosa ci sia di offensivo nell'acronimo Pacs (dove Pa sta per patti, C per civili e S per solidarietà), ma pare che dovremo abbandonare l'espressione a favore della più rispettosa dicitura «unioni civili». La cosa fa un po' sorridere, per due motivi: il primo è che «unione civile» è espressione adottata da tempo da chi si batte per l'estensione dei diritti alle coppie omosessuali e a chi sceglie una forma di vita e di convivenza diversa dal matrimonio. Il secondo motivo è ancora più curioso e interessante. Perché in fondo è proprio questo che si chiede a Prodi e alla coalizione: che l'Unione sia civile e approvi una legge per chi diritti non ne ha. Un nome, un destino e l'auspicio dei progressisti italiani.
Proseguo nella mia personale campagna per una campagna elettorale vera. Ho il sospetto che la cultura, ad esempio, sia ritenuto tema poco 'impattante' dal punto di vista elettorale. Lo dicono gli esperti di comunicazione e i sondaggisti, i veri intellettuali organici del nostro sistema politico, e di conseguenza tendono a occuparsene in pochi. Penso invece che sia strategico. Perché penso che l'Italia abbia soprattutto questo problema, esasperato dal lavoro del ministro Moratti, dalla banalizzazione del tema della memoria e delle radici condotta dalla Lega, dalla povertà del dibattito politico, da un localismo che spesso fa rima solo e soltanto con provincialismo. La cultura non è nel paniere dell'Istat e non viene conteggiata nel Pil, ma è l'obiettivo più forte per il rinnovamento dell'Italia. L'ha detto, meglio di me, Massimo D'Alema (Firenze, 2 dicembre 2005). Lascio a lui la spiegazione in cui mi riconosco perfettamente: «Se noi vogliamo rinnovare il sistema produttivo abbiamo bisogno come sempre diciamo di investire sull’innovazione, sulla qualità, sulla formazione, ma questo è tanto più agevole in una società in cui la diffusione di una propensione all’innovazione sia un grande fatto sociale. C’è una dimensione non economicistica di questo grande tema che a mio giudizio ha sempre di più un peso cruciale. Noi siamo una società nella quale la diffusione della cultura è assai modesta. Il nostro è un paese nel quale c’è una frattura orizzontale. [...] C’è un distacco: noi parliamo molto e spesso del grande patrimonio culturale del paese come volano di un turismo di qualità ma ci siamo domandati che base di utenza italiana ha il patrimonio culturale del nostro paese? Quanti sono gli italiani che ne fruiscono, lo conoscono? Noi dobbiamo mettere in rete sistemi locali, le scuole devono essere sempre di più un centro permanente di vita culturale per i giovani e per gli adulti, devono funzionare nei quartieri come centro di diffusione della cultura. Io credo che questo torni ad essere un grande obiettivo della Sinistra perché non ne va soltanto della competitività del paese, anche, anche perché una società acculturata è una società più forte, in grado di produrre innovazione, qualità del lavoro, perché giustamente come dice Prodi non c’è più spazio per l’innovazione incrementale dell’artigiano geniale ma ignorante che è stato protagonista di una lunga stagione dello sviluppo italiano. Oggi senza cultura di base non si produce innovazione neanche nei diversi settori tecnici. Ma io aggiungo perché il livello culturale di un paese è la condizione per affrontare le sfide. Come si vive in un mondo interculturale? Come si può convivere con l’altro, con il diverso da noi se non abbiamo gli strumenti culturali per capirlo, per capire la sua civiltà, il suo mondo? E dove non c’è conoscenza c’è paura e insicurezza. E aggiungo un tema che sarebbe enorme ma che non si può affrontare qui, soltanto un alto livello di cultura aiuta ad affrontare senza angosce questa epoca di mutazione e non soltanto appunto perché è l’epoca della interculturalità, delle grandi migrazioni, ma perché è anche l’epoca in cui entra in crisi tutto un meccanismo di sviluppo, tutta un’idea di benessere e di qualità della vita».
La campagna elettorale più volgare della storia - ci mancava solo il turismo sessuale dei magistrati - ci allontana sempre di più dai problemi reali. Risolta l'Opa Bnl e chiarita la provenienza dei veleni, è il caso che ci si occupi delle questioni reali. La scuola, ad esempio. Siamo convinti che debba essere il primo punto del nostro programma? Che da un nuovo investimento sul sistema dell'istruzione e della formazione di qualità dipenda la mobilità sociale, la competitività, l'attrattività del nostro Paese? Se sì, diciamolo. Sempre. A Milano, lo diremo il 15 febbraio, alle 16.30 in Casa della Cultura, con la partecipazione di Andrea Ranieri, responsabile nazionale Scuola dei DS, e di Mariangela Bastico, assessore della Regione Emilia Romagna. Metteremo i puntini sulle famigerate tre 'i' della Moratti e spiegheremo cosa faremo al Governo. Con serenità e senza dire le offese e le scemate - ho finito gli eufemismi - che si sentono dai palchi berlusconiani.
Sippor mi ha inviato uno dei "luoghi camuni" più curiosi degli ultimi tempi. Mi precipito a pubblicarlo: E' curiosa la strategia del centrodestra sulle politiche scolastiche. Prendiamo la Lombardia. Formigoni, il mononucleare innamorato delle famiglie numerose, accarezza i figli altrui dispensando il buono scuola senza curarsi di guardare troppo (ci mancherebbe, è cattiva educazione) nelle tasche dei genitori. Che navighino nell´oro o annaspino nel carovita, il Celeste dispensa denaro pubblico come gli americani dispensarono cigarettes&chocolate. Berlusconi, cinque figli almeno su cui giurare e spergiurare, assicurata l'istruzione alla sua prole non va per il sottile e taglia del 40% i finanziamenti alle scuole italiane, passando alle mamme volenterose l´onere di provvedere alle spese ordinarie degli istituti taglieggiati, stimolando la nascita di un mercato nero delle torte al cioccolato per finanziamenti illeciti all´autonomia scolastica. Parola di Repubblica, s'intende il quotidiano, che lancia l´allarme dei presidi lombardi: "Possono salvarci solo i genitori" spiegano, che con i contributi volontari potranno coprire le spese per le fotocopie, le cartucce delle stampanti e i detersivi per le pulizie. Mamma Antonella, che non è Mamma Rosa e manda il ragazzino alle medie a Niguarda, intervistata racconta la sua ricetta salva-scuola: collette a Natale e torte per autofinanziarsi. Ecco. Il buono torta potrebbe essere l'idea del futuro per garantire la continuità del sistema di istruzione nazional-regionale. Attenzione ai monelli che cercheranno di accaparrarsi la fetta più grossa.
Politiche per l'infanzia al centro del dibattito, quest'oggi, della Sinistra milanese. La Consulta Rodari dei Democratici di Sinistra ha presentato le proprie proposte per una politica amica delle bambine e dei bambini. I meriti di questo lungo e appassionante lavoro sono presto detti. Per prima cosa, aver messo le politiche per l'infanzia al centro del dibattito politico nazionale. Non era mai capitato prima che dalle buone pratiche amministrative si passasse a un disegno strategico così ampio e articolato. La seconda particolarità è che è stato scelto il punto di vista dei bambini per ridisegnare tanti elementi della nostra proposta politica. Anche questo aspetto più unico che raro nella politica di questi anni. Vivibilità delle città, sicurezza, tutela della salute come promozione e non solo come prevenzione. Ma, anche, una questione di radicale importanza: la mobilità sociale. I bambini devono avere uguali opportunità, di formazione, di benessere, di tutela dei loro diritti. Oggi questo non avviene. Nella scuola della Moratti, avviene meno di prima. Nelle nostre città... basta pensare all'inquinamento, al traffico che c'è e al verde che manca, alle barriere architettoniche. I bambini non votano. Ma questa volta hanno trovato qualcuno che li rappresenterà. Complimenti.
Ci sarà un'Italia, il dialogo tra Romano Prodi e Furio Colombo, pubblicato ieri da Feltrinelli, segna una tappa importante verso le elezioni politiche del 9 aprile. Dalle parole del candidato premier emerge una riflessione complessa e articolata che ha due pregi fondamentali. Il primo: riportare alla normalità il dibattito politico, sostituendo a frizzi e lazzi televisivi, il metodo di un'analisi economica e di una documentata strategia politica. Il secondo: non fermarsi al senso di responsabilità a cui tutti siamo chiamati in un'Italia, per parafrasare il titolo, che non c'è più, ma rilanciare risposte politiche chiare e precise. Soluzioni, le chiamerei: politica estera europea e occidentale in un senso maturo; riconoscimento delle trasformazioni della società e dei diritti di ciascuno; investimenti sull'innovazione e sulla ricerca; un sistema di regole condiviso; una politica che guardi al futuro, disinteressata e forte. Un caso su tutti: l'interpretazione di Prodi della 'questione cinese' dimostra le qualità dell'uomo di Stato, che non si preoccupa di telefonare all'amico George e all'amico Vladimir, che è consapevole dei limiti del proprio Paese, non spaventato e demagogico nell'indicare i pericoli, ma capace di proporre un percorso significativo per interpretarli. Senza pensare di avere la risposta a tutto in virtù di chissà quale 'unzione' divina, ma sapendo che la politica è un lavoro di analisi, ricerca e proposta. La differenza con l'allucinatoria presenza del presidente del Consiglio in tutti i talk show è lampante: la trovate in libreria.
Le spese della campagna elettorale? Mettiamole in Comune
Abbiamo già segnalato l'incredibile somiglianza della campagna di fine mandato dell'amministrazione Albertini (slogan: abbiamo messo in Comune...) con la campagna d'inizio (speriamo di no) del candidato Moratti (slogan: mettiamoci in Comune). Ora scopriamo che l'assessore Maiolo campeggia da manifesti appesi ai pali della luce nei quali, con posa elettorale, chiede ai milanesi di telefonarle in diretta tv, su di una rete locale, per conoscere nel dettaglio l'offerta dei servizi sociali della città. Firmato: Comune di Milano. Credo sia un fatto grave e indicativo delle modalità con le quali gli autoproclamatisi amministratori di condominio intendono perpetuare se stessi al governo di Milano. Provate voi nel vostro condominio a farvi pubblicità a spese degli altri condomini...
Venerdì 3 febbraio, ore 21, a Como, sala Noseda della Cgil, si parlerà di Pacs, con la partecipazione di Aurelio Mancuso e mia personale. Iniziate ad appuntarlo sull'agenda e cliccate qui per ulteriori dettagli sul programma della conferenza.
Domenica 5 febbraio, blocco del traffico. Formigoni annuncia anche la chiusura degli esercizi commerciali. Dopo avere difeso per mesi il piano di Zambetti (presentato il 4 agosto, giorno del mio compleanno...) sostenendone l'esaustività, in una settimana Formigoni si è deciso a (1) convocare gli enti locali, (2) approvare una legge da mandare in Parlamento sui filtri anti-particolato, (3) rilanciare la politica dei blocchi, (4) presentare finalmente una legge sull'argomento. Cosa è successo? Qual è la logica o, più modestamente, la psicologia di queste scoperte un po' tardive? Semplice, il piano di Zambetti non solo non era esaustivo, ma andava corretto. Guarda caso con le proposte 1, 2, 3 e 4 che abbiamo sempre sostenuto noi, nelle parole del presidente, "sedicenti ambientalisti". Peccato però che la soglia dell'inquinamento da polveri sottili sia superata puntualmente tutti i giorni della settimana. E' un po' come per il servizio di trasporto ferroviario: ora si ammette che qualcosa non va. Eppure bastava farsi un viaggio da Milano a Lecco per rendersene conto. A poco a poco, Formigoni decostruisce - si direbbe in filosofia - tutto se stesso. Che sia un passo verso l'abbandono del governo regionale?