Per una fortunata coincidenza, proprio mentre si attende di capire quando andrà in Consiglio regionale la modifica della Legge urbanistica - quella che rischia di compromettere la tutela del territorio monzese, a partire dall'area della Cascinazza -, il Centro culturale ricerca e le associazioni ambientaliste di Monza promuovono tre serate dedicate proprio alla Cascinazza, l'area più preziosa della città: si terranno mercoledì 7, mercoledì 14, mercoledì 28 giugno, alle ore 21, presso la Sala del Ccr (vicolo Ambrogiolo, 6 - Monza).
In Francia e in Inghilterra 70 donne su 100 partoriscono senza dolore. In Lombardia solo 7. In Brianza meno di 4. I DS chiedono che presto si raggiungano dati diversi per quanto riguarda l'analgesia epidurale. Spiega la puntualissima Sara Valmaggi: “L’analgesia epidurale è una tecnica capace di ridurre considerevolmente il dolore del parto con un alto grado di sicurezza per la madre e per il neonato, e lo stesso Comitato Nazionale per la Bioetica già dal 2001 ha affermato che “il diritto della partoriente di scegliere una anestesia efficace deve rientrare tra quelli garantiti”. “Ancora oggi - prosegue Valmaggi - in 45 punti nascita lombardi su 76 il parto indolore non è contemplato e, nelle rimanenti strutture, è possibile accedervi solo in determinati giorni della settimana e solo nelle ore diurne, a dispetto della ovvia imprevedibilità dell’evento; peraltro va sottolineato anche il fatto che, nella bozza del Piano Socio Sanitario Regionale 2006-2008, non è previsto alcun intervento che incentivi l’utilizzo dell’analgesia epidurale, che rimarrà quindi un miraggio per tantissime donne. Sappiamo inoltre che un altro freno alla diffusione di questa tecnica è la carenza di personale specializzato dedicato all’analgesia ostetrica, ed è per questo motivo che con la nostra mozione chiediamo anche che la Regione promuova e finanzi la formazione del personale di anestesia e addetto alle sale parto per una corretta e sicura pratica del “parto indolore con l’obiettivo di arrivare ad effettuare la partoanelgesia presso ogni punto nascita della regione tutti i giorni, almeno nella fascia oraria 8-20, e 24 ore su 24 nelle strutture dove si effettuano più di 1500 parti all’anno”.
I DS in Regione, attraverso Marco Cipriano, hanno chiesto l'audizione dei vertici Anas per capire se e come cambierà il progetto di viale Lombardia e se ci sono i fondi per realizzarlo. Non è più tempo di rinvii e di promesse. Ora chiediamo di sapere: lo chiedono i residenti di Monza e Cinisello, lo chiedono i pendolari in coda sul tratto viario più intasato della Regione. La grande incompiuta di Formigoni, che celebrò l'apertura del traforo del Barro e la realizzazione della superstrada lungo il lago, ma che si ritrova dopo un decennio con lo stesso problema di sempre: i semafori del tratto monzese e cinisellese. Anche la Regione si deve unire a Provincia e Comuni per chiedere un percorso certo e rapido. Di attendere in coda i monzesi, i brianzoli, i lecchesi non ne possono più. E prima di produrre altre infrastrutture, andrebbero risolti i problemi di quelle che già ci sono. Da tempo immemorabile...
Stasera, ore 21, con il prof. Renato Pettoello, presenteremo all'Arengario di Monza - all'aria aperta - gli Aforismi del periodo jenese di Hegel curati da Carlo Vittone per la sua casa editrice (in realtà pubblicati già nel 1981 presso Feltrinelli). Il testo è gustoso, la prefazione di Remo Bodei in grande stile, e il lavoro di Vittone accurato e ricco di spunti per comprendere il percorso che condusse il giovane Hegel alla Fenomenologia dello Spirito (di cui si celebra il prossimo anno il bicentenario). Gli Aforismi ne costituiscono un prodromo e rivelano alcune mosse tipiche dell'Hegel maturo, in cammino verso il proprio sistema ma già consapevole dell'importanza di una filosofia che concepisca se stessa come scienza e che ci elevi, per dirla con le sue parole, attraverso lo sprofondare del pensiero nella cosa, dai pensieri ai concetti. In una forma volutamente frammentata e incerta che apre però ad alcune formule che diventeranno famose (qualcuno ad esempio potrà scorgere, dietro all'immagine della calza rattoppata dell'aforisma 65, un accenno alla dialettica). Accorrete numerosi: all'Arengario, questa sera, ci sarà, sotto forma di aforismi, Giorgio Guglielmo Federico Hegel.
A Milano si è perso, in una giornata elettorale strampalata in cui Nexus ha dato dati prudenziali fino alla confusione e il Comune di Milano si è distinto per l'incredibile ritardo nella raccolta e diffusione dei dati (non hanno ancora finito!). E' stata una campagna elettorale difficile, post-elettorale, stanca e sottotono in cui non è montato il clima che ci si aspettava per ribaltare il risultato delle politiche. La bassa affluenza non ci ha favoriti, essendo fenomeno perfettamente trasversale (è stato sufficiente guardare il dato di Porta Venezia, tra i più alti, per capire che la destra non aveva affatto disertato le urne). Tra i pochi motivi per sorridere il risultato della lista Ferrante e di Corritore in particolare, una figura da cui ripartire, per l'alto contenuto di innovazione programmatica e per lo stile politico semplice e immediato. Come si deve ripartire da Pierfrancesco Majorino, che ha confermato le nostre aspettative, e dalla sorpresa dell'omonimo Pierfrancesco Maran, giovanissimo candidato eletto tra i primi nella lista dell'Ulivo. Ricomincio da Pier, insomma, per raccontare un'altra storia.
A Vimercate, con un terzo delle sezioni scrutinate, Paolo Brambilla è al 60%, il candidato della Cdl è sotto al 40. E' la vittoria, rotonda, dei Brambilla, del candidato Paolo e del sindaco uscente Enrico, e di Roberto Rampi, mitico coordinatore dei DS della Brianza. A loro vanno i miei complimenti e i miei in bocca al lupo, perché in serata tutto sia confermato. E' invece già sicura la vittoria a Vedano al Lambro (un bravo a Enrico Boerci!).
Oggi visita all'Oltrepò. E non per 'futili' motivi. Per indagare su due cave che mi hanno particolarmente colpito (cave non è un francesismo: non si parla di cantine, ma proprio di cave). Cave che hanno più di quarant'anni e che vengono nuovamente proposte - e allargate - nel piano cave della provincia di Pavia, che stiamo discutendo nella commissione Ambiente della Regione Lombardia. Mi aveva colpito la protesta dei Comuni e dell'associazione Missione Ambiente, che avevano chiesto di evitare l'ennesima escavazione in un territorio famoso per il vino e non per il pietrisco. Il presidente Moscato (preoccupato, nomen omen, per l'ambiente e per i vitigni) ci ha accolti, descrivendoci la situazione della cava a cavallo tra Borgo Priolo e Torrazza Coste e quella di Rocca Susella, la volontà di proseguire con centinaia di migliaia di metri cubi all'anno, mangiandosi altro bosco e altri vigneti. E poi le stradine secondarie, su cui viaggiano i camion, strette come tutte le strade di collina, che ricordano proprio le sideways («per strade laterali» questo il significato dell'espressione) del famoso film, e su cui dovrebbero viaggiare ben altri mezzi. E attrarre turisti e curiosi di un mondo, quello del vino, che andrebbe ancora più tutelato e promosso. Moscato ce ne ha dato prova, con qualche fetta di salame di Varzi e un calice di Pinot grigio. E mi è venuto in mente, del film sopra richiamato, una celebre battuta: «Pinot Nero? E allora perché è bianco?». Sarà per via della polvere di cava, di cui si può fare a meno, procedendo a quei recuperi ambientali previsti da troppi anni e mai realizzati. Del resto, «il Pinot Nero ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto e ha bisogno di molte attenzioni». Sopra Casteggio vale proprio il detto: «Pas des barriques, mais des barricades».
In questi giorni, guardando i manifesti dell'ultimo film di Almodóvar, sorridevo pensando che si potessero concepire, appesi come sono ai pali della luce, come manifesti elettorali, confusi tra gli innumerevoli altri. La foto in primo piano di Penélope Cruz, una splendida candidata, la scritta Volver, un messaggio chiaro: cara Sinistra, torna a governare Milano. Ne abbiamo bisogno un po' tutti. Oh, vuelve, que me falta el aire si tú no estás... Del tuo ritorno ci parla, dai tabelloni, anche Penélope Cruz. Non possiamo deluderla.
Quando parliamo di Cascinazza, parliamo di legge ad personam. Anzi, ad Theodolindam. Perché la regina dei longobardi scelse, come sede del proprio regno, un luogo ameno, lungo il Lambro. E lo stesso sembra voler fare - a tutti i costi, politici e legislativi - anche la Regione. Lungo il Lambro, un luogo ameno: a meno che non costruisca Berlusconi le sue centinaia di migliaia di metri cubi sull'area della Cascinazza. E' curioso che la legge ad Teodolindam sia promossa da un assessore della Lega, cioè da quella formazione politica che da una parte ricorda con nostalgia i celti e che, dall'altra, non rispetta, con evidenza, le origini longobarde e la bellezza del territorio. Ci saremmo aspettati che i leghisti regionali tutelassero radici, identità e governo locale, anche quando non si tratta di indossare abiti medievali e sguainar spadoni. Invece il Carroccio sembra un po' come la platonica biga, con i due cavalli che tirano in direzioni diverse: Albertoni tutela le radici, Boni le strappa.
"Padania 2020" ovvero "Blade runner l'era un tirabagia"
La Lega celebra il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno con una pubblicazione di sicuro interesse. Si tratta di Devoluzione: dal sogno alla realtà e ospita contributi speciali, a cura del gruppo regionale lombardo. Tra gli altri, a parte Stefano Galli che si è confuso e anziché un intervento ha fatto pubblicare il proprio curriculum (giuro), si distingue Giulio De Capitani, consigliere di Lecco. Il suo è un testo di fantapolitica che fa segno a un mondo post-italiano, in cui finalmente i cittadini devoluti possono godere dei benefici della riforma costituzionale. Un testo pregevole, che riporto senza commento, salvo qualche nota esplicativa tra parentesi quadre, per chi non proviene da Lecco: E' il 7 maggio 2020, un giovedì, all'Istituto Lombardo delle Arti e dei Mestieri di Lecco e lo studente Ripamonti Achille sta esponendo una ricerca sull'archeologia industriale della città capoluogo. "El mè bisnonu Luisin (l'uso del dialetto viene molto apprezzato in ogni ordine scolastico, specialmente negli incipit dei documenti più importanti), l'era un tirabagia [trafilatore] al stabilimeent dell'Aldè, visin al punt vècc [ponte vecchio], induè adèss gh'è l'alberghu a quater stell [dove adesso c'è l'albergo a quattro stelle]". L'attenzione dei suoi compagni di scuola è alta, anche il professor Altomonte (lontane origini siciliane, genitori approdati nel lecchese attorno al 1965) apprezza la passione di Achille e l'amore che traspare dalle parole del ragazzo che gli riporta alla mente la figura di nonno Salvatore, antico pescatore. De Capitani - autocitandosi - spiega che, nel 2020, dopo decenni di battaglie, la sanità di esclusiva competenza regionale funziona perfettamente. E così i trasporti, con tanto di metropolitana (!). E le superstrade, che collegano Lecco e Bergamo (sul set di 2020: fuga dal Resegone). Niente astronavi o androidi, dunque, nella Padania del futuro. Qualcuno potrebbe pensare che devoluzione è il contrario di evoluzione. Ma si sbaglia. Anche Blade runner, nel suo piccolo, l'era un tirabagia.
Ma allora non è vero che Roberto Formigoni non ascolta i consiglieri di minoranza! Qualche settimana fa, in campagna elettorale, Formigoni aveva posato la prima pietra del nuovo ospedale di Vimercate, in un cantiere allestito appositamente per la cerimonia: la prima pietra era rimasta così anche l'unica e per questo motivo, in vista della sua seconda visita a Vimercate - che si terrà domani, perché domenica si vota - avevamo chiesto al presidente di portare con sé anche la seconda pietra del nuovo ospedale, per proseguire nella realizzazione dell'importante opera pubblica. Formigoni è stato di parola. Ieri, sul sito del nuovo ospedale, sono arrivate le ruspe, con un tempismo perfetto: ci auguriamo soltanto che rimangano e lavorino. Non vorremmo che si ritirassero subito dopo lo scrutinio delle schede e che ci volessero altre visite del presidente per procedere con i lavori. E' senatore, perbacco, non capocantiere.
Nell'aula del Consiglio comunale di Monza è arrivata, nel corso dell'ultima seduta, anche la pizza. L'hanno portata i consiglieri di minoranza, che protestavano per non aver ricevuto l'assenso all'ennesima richiesta di sospensione dei lavori. La pizza è un po' il simbolo delle condizioni in cui versa il Consiglio: l'ostruzionismo della minoranza è un dato costante, assoluto, che prescinde da quello che si discute e dall'argomento che si affronta. E' un ostruzionismo oltretutto dichiarato e rivendicato, come se fosse un fatto normale che - piuttosto che affrontare gli argomenti e confrontarsi - in Consiglio ci si trovi per mangiare la pizza dal cartone. I cittadini monzesi è il caso che lo sappiano. Come è il caso che sappiano che la giunta Faglia sta facendo di tutto per far ripartire i lavori della piazza (piazza, non pizza), bloccati dalla sentenza del Consiglio di Stato. Quando si fa politica, si assumono delle responsabilità, e si può incappare anche in qualche passo falso o in un momento di difficoltà, ma si risponde con dignità e con soluzioni razionali. Non certo con la politica d'asporto e con un'opposizione fatta di insulti, in cui gli argomenti si perdono nel clamore e nella violenza verbale, senza che sia possibile riconoscere più alcun costrutto in quello che proviene dai banchi della minoranza. Forse, banalmente, per via della bocca piena.
Bella serata per promuovere la candidatura di Maurizio Cavazzan al Consiglio comunale, ieri sera al Magnolia (un posto accogliente dove capita di incontrare personaggi interessanti e che si appresta a una strepitosa stagione estiva). Con gli amici di una vita - non solo di quella politica - che si ritrovano, per una sera, per sdrammatizzare gli impegni e le sfide che ci attendono. A un certo punto è arrivato Filippo Penati che, tanto per dire che ce la possiamo fare, è riuscito a vincere anche una partita a calcio balilla. Poi ci hanno raggiunto Roberto e Sergio, visibilmente provati dall'importante campagna di Vimercate. E ci siamo ritrovati insieme ai tanti che stanno partecipando a questa stagione politica ed elettorale, tra le più lunghe che la storia ricordi: politiche, amministrative, referendum (e forse, ancora, regionali, se Formigoni si deciderà finalmente a cambiare vita). Ho pensato: a guardarci da fuori poteva sembrare un'adunata sediziosa dei trentenni della politica milanese, ispirati da chissà quale strana strategia, tra un chupito e un long drink. Invece eravamo, soltanto, un gruppo di amici. Al Magnolia. Una sera, dopo cena. Per far vincere Maurizio (scrivete Cavazzan!) e Ferrante, ma anche per passare un po' di tempo, a tirar tardi. Perché, a volte, è bello anche così.
Oltre alle parole di stamane di Formigoni, avvolte nel fumo più impenetrabile, arriva anche una replica da Marcello Raimondi, presidente della Commissione territorio del Consiglio regionale in quota Forza Italia, che afferma che la leggina in questione contiene solo una modifica tecnica di adeguamento alla legislazione nazionale. Non è così, perché la normativa nazionale sui tempi di salvaguardia a cui la modifica della legge urbanistica intende adeguarsi è del 1966. Faccio anche notare che la normativa regionale, compresa la stessa nuova legge urbanistica approvata lo scorso anno, da trent’anni prevede i cinque anni di salvaguardia: anzi, lo scorso anno, nell’ambito della discussione della legge si vollero mantenere i 5 anni proprio per tutelare ulteriormente il territorio, e la maggioranza celebrò con orgoglio una norma più restrittiva della stessa legge nazionale. Cos’è cambiato in un anno? La verità è che hanno deciso di introdurre questa norma nel momento in cui, in accordo alla legge urbanistica, è stato abbandonata la via dei piani regolatori per scegliere quella dei piani di governo del territorio che prevedono tutt’altra procedura. Secondo il buon senso, nel momento più sbagliato. Non esiste alcuna esigenza tecnica reale per diminuire i tempi di salvaguardia, ma esiste solo una legge ad hoc, pensata su misura per la città di Monza. Se i commissari e consiglieri del centrodestra fossero seri, escluderebbero dalla norma la retroattività e il valore per i procedimenti in essere, come quello di Monza. Altrimenti si assumano le loro responsabilità e ci risparmino almeno le prese in giro.
Se potete, fate un giro sulla pagina di Wikipedia dedicata alla voce "Legge ad personam". Scoprirete che uno dei provvedimenti citati è proprio la modifica del PAI, sempre per la questione Cascinazza. Cliccare per credere.
Audizione in Commissione V in Regione per la vexata quaestio dei sottopassi di Seveso. Il comitato Sevesoviva presenta il proprio progetto di interramento della ferrovia, chiedendo di avere una risposta chiara da parte della Regione e un confronto con Ferrovie Nord. I commissari del centrodestra (pochissimi i presenti, assente completamente la rappresentanza di Forza Italia) abbozzano, prendono tempo e, come sempre avviene in questi casi, premettono anziché promettere: "premesso che Regione Lombardia non può decidere per conto di Ferrovie Nord, premesso che bisogna capire dove trovare i denari, premesso che altri potrebbero chiedere lo stesso... l'iniziativa è interessante". E pensare che quest'anno si celebra il trentennale della diossina di Seveso, in un vero e proprio sprigionamento di retorica e di celebrazioni che, alla prova dei fatti, si rivelano molto, ma molto deboli. Numerosi cittadini di Seveso (quasi 1000 su 20000) chiedono di essere ascoltati e che il loro progetto sia finalmente valutato. Qualcuno li vuole prendere in considerazione, avviando una verifica della loro proposta, prima che i sottopassi - contestatissimi dalla popolazione - vengano realizzati? Continuo a pensare che sia il caso, accidenti!
"Noi stiamo lavorando come sempre perché il territorio dei cittadini lombardi sia utilizzato in un'ottica sinergica tra pubblico e privato per valorizzare al meglio la libertà e la creatività di tutti e ciascuno". Così Formigoni - che, dopo il Senato, punta a sostituire la Sibilla di Cuma - ha risposto ai giornalisti riguardo alle preoccupazioni manifestate dal sindaco di Monza per le possibili modifiche alla legge urbanistica e alle critiche dell'opposizione. "Ci muoviamo - ha detto Formigoni - nell'ottica del bene pubblico, del bene comune, da realizzare nel dialogo e nel confronto" (Omnimilano). Vi rendete conto? "Ottica sinergica", "ottica del bene pubblico", "dialogo" e "confronto". Cosa diavolo vuol dire, che ritira l'articolo della Legge? Oppure nell'"ottica del bene pubblico" rientrano centinaia di migliaia di metri cubi di speculazione edilizia?
Su www.veltroniroma.it sono illustrati i settanta buoni motivi per tornare a votare Veltroni. Una comunicazione semplice e diretta, che mi fa piacere trovare sul sito di Veltroni perché, analogamente, lo scorso anno proposi i sette buoni motivi per non votare Formigoni (e vivere felici... purtroppo non è andata così) e perché, in modo del tutti simile, ho promosso la pubblicazione delle prime 100 cose fatte dalla giunta Faglia nella mia città. Dei settanta motivi ne scelgo due, collegati anche ad un'iniziativa assunta dall'Ajuntament della città di Barcelona con l'ordenanza solar: si tratta dell'obbligo di installare pannelli solari nell'ambito della costruzione dei nuovi edifici. Sono il motivo 51 e il motivo 52: "51. Introdotto l’obbligo di installare impianti fotovoltaici e di solare termico nei progetti di edifici pubblici di proprietà comunale. Roma è la prima grande città d’Italia ad averlo fatto. 52. Approvata la delibera che rende obbligatorio, per la costruzione di edifici privati, la copertura di almeno il 30% del fabbisogno energetico complessivo dell’edificio e il 50% del fabbisogno di energia primaria per acqua calda mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia". Per tutti gli altri buoni motivi, cliccare su www.veltroniroma.it.
Stasera, martedì 23, a partire dalle ore 21, grande festa al circolo Arci Magnolia all'Idroscalo, per sostenere la candidatura in Consiglio comunale a Milano di Maurizio Cavazzan, candidato nella lista dell'Ulivo. Suoneranno gli Etiopi e siete tutti, ma proprio tutti tutti, invitati a partecipare. Per ulteriori informazioni www.mauriziocavazzan.it.
Qui di seguito la lettera di Michele Faglia, Sindaco di Monza, a Roberto Formigoni, sulla Legge regionale di cui si è parlato nei post precedenti.
Egregio Presidente, mi informano che la Proposta di legge “Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 12 per il governo del territorio” è stata calendarizzata per domani all’ordine del giorno del Consiglio regionale. Il 23 gennaio scorso ti avevo già espresso per iscritto la mia preoccupazione su questa Pdl, con particolare riferimento alla modifica dell’art.36, comma 4, ove si prevede, nel testo proposto all’aula, una riduzione delle misure di salvaguardia da cinque a tre anni, nell’ipotesi che lo strumento urbanistico non fosse stato sottoposto dall’amministrazione competente all’approvazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione. È proprio il caso di Monza. E non è tutto. Sarebbe la seconda norma fortemente punitiva introdotta dalla Regione nei confronti della mia città. Ti ricordo, infatti, come già l’art.25 comma 2 della stessa legge urbanistica regionale abbia interessato i soli due comuni con strumento urbanistico vigente ante 1975, cioè Monza e Campione d’Italia, impedendo l’approvazione di varianti di qualsiasi tipo, del piano dei servizi, nonché di piani attuativi in variante e di atti di programmazione negoziata di iniziativa comunale. Una sorta di “commissariamento” da parte della Regione, non proprio coerente coi principi di sussidiarietà, partecipazione, collaborazione e flessibilità riportati all’art.1 della stessa legge. Il tutto alla vigilia della discussione in Consiglio comunale di un nuovo PRG, frutto di due anni di duro lavoro, che è stato sospeso per ripartire con un nuovo PGT a tempo record. Oggi siamo nelle condizioni di poter iniziare la discussione in Consiglio comunale del PGT, ma la riduzione delle salvaguardie prevista dalla Pdl porrebbe in essere una grave destabilizzazione generale, cambiando le regole e contraddicendo nei fatti le previsioni dello stesso PGT. Con l’annullamento delle misure di salvaguardia del piano adottato si darebbe piena validità al piano vigente, risalente al 1971, riaprendo aspettative edificatorie, oggi sopite, su aree di espansione di notevole entità in varie zone della città. Inoltre, si comprometterebbero aree a parco assai fragili e preziose per l’equilibrio ambientale ed idrogeologico. Questo scenario non risponde alle aspettative della città ed al programma di mandato che è stato scelto dai cittadini monzesi attraverso il voto amministrativo. È in contrasto con le linee guida della Regione Lombardia e con gli stessi criteri ispiratori della Legge per il governo del territorio, atti a garantire processi di sviluppo sostenibile e la diffusione della cultura della sostenibilità ambientale. Presidente, ti chiedo di non modificare l’articolo 36. Questo è il momento di dimostrare a Monza e ai monzesi che la Regione salvaguarda l’interesse pubblico alla tutela del territorio e non avalla un altro intervento legislativo punitivo nei confronti della terza città della Lombardia, ora capoluogo di Provincia, alla quale tu hai dimostrato in diverse occasioni una particolare attenzione. Conto sulla tua capacità di intervento. Con viva cordialità. Michele Faglia
Mentre Formigoni, ormai diventato una figura mitologica (mezzo presidente, mezzo senatore), è a Roma per difendere gli interessi della Lombardia, in Lombardia non si tengono le discussioni politiche che riguardano, guarda un po', gli interessi della Lombardia (evidentemente interessi diversi da quelli del presidente). Domani il Consiglio regionale non ci sarà. Le modifiche alla legge urbanistica regionale sono state accolte da una selva di emendamenti dell'Unione, per fermare i dispositivi contro Monza (vedi ai post precedenti). La maggioranza ha pensato bene che fosse il caso di rinviare, ci auguriamo, per valutare meglio le proposte invereconde contenute nel testo del pdl. L'appuntamento è rinviato alla prossima settimana, nella speranza che anche Formigoni possa essere presente.
Ci sono campagne elettorali più belle e più importanti delle altre. E allora diamo tutti una mano a Rita Borsellino: il treno per gli studenti siciliani sparsi per l'Italia partirà tra tre giorni e accompagnerà in una straordinaria esperienza di partecipazione democratica i giovani che vogliono votare per le elezioni regionali più importanti da tanti anni a questa parte. Con Rita Borsellino si può vincere. E vale la pena, allora, di salire sul treno delle persone perbene, per condividere un viaggio che vale più di tanti discorsi. Per informazioni: www.ritaexpress.it.
A Barcelona, carrer Ferran è la strada che da La Rambla porta al municipio e al centro politico della città. E ieri, nell'incontro tra Ferrante e Joan Clos, sindaco di Barcelona, una delle iniziative più interessanti della grigia campagna elettorale milanese, mi è venuta alla mente quest'associazione di idee, nella speranza che il riferimento barcellonese sia davvero il viatico per raggiungere Palazzo Marino. Joan Clos a un certo punto, salutando il futuro alcalde della città di Milano, ha detto che "la città è lo spazio dove trovi quello che non cerchi", il luogo delle opportunità, quindi, e delle contaminazioni. Quello che è Barcelona - e lo sa chi, come me, ha avuto il piacere di viverci - e quello che deve diventare Milano, dove tutto è irrigimentato in schemi desueti e atavici, dove contano troppo le differenze sociali e le 'provenienze', dove è difficile anche soltanto trovare un locale, la sera, in cui ci sia un po' tutto e le frequentazioni si confondano e ci si scambi le idee. E dove si possa appunto incontrare quello che non si sta cercando, sorpresi da novità e da aperture di senso di cui la città si è via via privata. Per colpa della politica e di un comune sentire che vanno messi in discussione. Per vivere meglio, anche a Milano.
Stefano Boeri ha proposto la realizzazione di un grande progetto per mettere in collegamento tutto il verde di Milano, attraverso viali alberati, percorsi pedonali protetti, investimenti mirati per il recupero di alcune aree dismesse. Giovanni Terzi, candidato di Forza Italia al Consiglio comunale di Milano, ha rilanciato l'idea, presentando il progetto "Gli occhi verdi di Milano", con due anelli alberati concentrici, lungo la cerchia dei Navigli e la circonvallazione esterna, a collegare i parchi e le zone di pregio ambientale. L'idea è bella, tanto che dovrebbe essere intesa nella chiave di un intervento da Grande Milano, coinvolgendo la Provincia, i Comuni di prima cintura e vedere il contributo della Regione, attraverso gli strumenti legislativi già esistenti, come la Legge sulle foreste di pianura. Nei prossimi giorni, presenteremo il nostro contributo a questo proposito. Viene però da chiedersi se Giovanni Terzi e gli altri promotori del progetto conoscano la realtà monzese: si tratta del progetto di dotare la città di un sistema di parchi da sei milioni di metri quadrati (il progetto è descritto nella stessa pagina del Corriere citata da Terzi sul suo sito), a cominciare del neonato parco del Villoresi. Un sistema di parchi che rischia di essere messo in crisi proprio dalla legge regionale che andremo a discutere martedì in aula. Un vero e proprio dito negli occhi verdi di Milano: ci auguriamo che, come Terzi, anche in Consiglio regionale ci sia qualche consigliere di Forza Italia più interessato all'ambiente che agli interessi speculativi.
Dopo una lunga serie di audizioni in commissione con le associazioni lombarde promotrici del progetto di legge per il disarmo e la riconversione dell'industria bellica, il centrodestra di Formigoni ha approvato un ordine del giorno da sottoporre al Consiglio per non passare alla votazione dell'articolato e limitare l'azione regionale ad un monitoraggio del settore, affidato alle Camere di Commercio. Il sedicente pacifista Formigoni e i suoi colleghi non hanno ritenuto di nessun valore, evidentemente, la presenza tra i promotori di numerosissimi operatori cattolici, dalla Caritas alla stessa Diocesi ambrosiana. Sono 158 in Lombardia le imprese che producono armi, quindicimila sono le firme raccolte dal comitato "Disarmo Lombardia", promotore della legge regionale di iniziativa popolare a modifica del testo della legge 6 del 1994 "Istituzione dell' organismo: Agenzia regionale per la riconversione dell'industria bellica", emanata dall'allora giunta di centrosinistra di Fiorella Ghilardotti e non più finanziatada quando al governo regionale, guarda caso, c'è Formigoni. Per aderire alla campagna e disarmare i disarmanti amministratori regionali: disarmolombardia.org.
"I mutamenti di destinazione d'uso degli immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto, sono assoggettati a permesso di costruire". Ecco un altro passaggio delle modifiche alla Legge urbanistica regionale che deve fare riflettere. Per creare ostacoli alla creazione di luoghi di culto (ma possiamo parlare tranquillamente di moschee, così ci capiamo meglio), sarà necessario un "permesso di costruire" anche quando non si costruisce nulla. Le norme - come l'italiano per Nanni Moretti - sono importanti: chi legifera male, pensa male...
Martedì prossimo, 23 maggio, il Consiglio regionale affronterà la modifica della Legge regionale 12/2005. Si parla di urbanistica e si parla ancora una volta di Monza (per le puntate precedenti clicca qui). Un articolo espone la città di Monza alla speculazione più clamorosa. Il testo vuole essere un banale adeguamento alla legge nazionale e dice semplicemente: "La misura di salvaguardia non ha efficacia decorsi tre anni dalla data di adozione dello strumento urbanistico, ovvero cinque anni nell'ipotesi in cui lo strumento urbanistico sia stato sottoposto all'amministrazione competente per la approvazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione". Se lo traduciamo in 'monzese', ciò significa che non varrebbero più le salvaguardie del piano del 2002 e quindi sarebbe possibile procedere alle quantità di edificazione previste dall'antico Piano regolatore Piccinato (a cominciare dall'area della Cascinazza, dove potrebbero sorgere i 380.000 mc chiesti da Paolo Berlusconi). Lo sanno i monzesi e lo sa anche la Giunta regionale, a cominciare dall'assessore Boni, che a Monza aveva promesso che con lui all'urbanistica Monza poteva dormire sonni tranquilli. Mi appello alle forze politiche e sociali di Monza e della Brianza e alle coscienze democratiche del Consiglio perché questo non avvenga e un piccolo emendamento (che banalmente escluda la retroattività del dispositivo) sia approvato dall'aula, evitando di mettere in crisi una bella città della Lombardia, la sua qualità urbanistica e il suo pregio ambientale.
Né parlamentari, né sottosegretari della Brianza diessina. Ho vissuto molto male - com'è risaputo - il fatto che non vi fosse alcun candidato al Parlamento sicuro di essere eletto che fosse espressione dei DS della Brianza. Fassino a Monza, per recuperare, promise un sottosegretario. Fossi stato sul palco, gli avrei consigliato di evitare promesse che difficilmente avrebbe potuto mantenere. E così è stato. Per sicurezza, i brianzoli, a cominciare dall'ottimo Rampi, coordinatore del partito in Brianza, non sono stati coinvolti in nessuna discussione. Si è deciso a Roma e a Milano, e la Brianza non ha nemmeno il sottosegretario, dopo che è stata esclusa la possibilità di un'elezione di un suo rappresentante alla Camera o al Senato. Ogni commento è superfluo, salvo un ringraziamento sincero a Enrico Brambilla, per la sua disponibilità e la sua serietà. E per quanto riguarda parlamentari e sottosegretari, vorrà dire che li adotteremo a distanza...
All'incontenibile Formigoni il governo non piace. "Le Regioni del Nord non vanno giù" spiega il presidente, intendendo per "giù" Roma e il governo. Bene. Facciamo notare che è vero che di lombardi c'è solo Barbara Pollastrini, ma di piemontesi ce ne sono cinque: Amato, Bonino, Damiano, Ferrero, Turco. Padoa Schioppa viene da Belluno. Come il premier, Bersani e Santagata sono emiliani. Come la mettiamo con il Nord? Mi pare che ci siamo. Per la verità un ministro manca. Si chiama Roberto Formigoni. Il motivo è che ha perso le elezioni. Ecco risolta la questione delle provenienze: Prodi viene da Scandiano, le parole di Formigoni dall'invidia.
Strepitoso il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Fondazione Fiera. Ha detto il nostro capogruppo Giuseppe Benigni: "Spicca l'assenza di qualsiasi esponente del mondo produttivo lombardo e l'indicazione, come consigliere di amministrazione, di Roberto Vallini, tanto fedele al Presidente della Regione da essere stato nominato, in campagna elettorale, direttore di Radio Formigoni". Non fraintendiamo, quindi: non di valletti si tratta, ma di Vallini.
"Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo" dice Dante, pensando forse alla possibile retrocessione in serie B della Juventus. Sulla soglia, lo stesso Dante ci ricorda che si trova Minosse. Per la precisione: "Stavvi Minòs orribilmente e ringhia". Minosse esamina le colpe all'entrata e indica alle anime il girone a cui sono destinate. E allora viene in mente Moggi. A cui telefonava mezzo mondo, compresi ministri in carica, per questo o per quel favore. "Mettici una buona parola" gli dicevano e lui, "gran conoscitor delle peccata", con grande generosità, se ne faceva carico. Le anime belle andavano "ciascuna al suo giudizio", pare, in un ristorante in cui Moggi invitava tutti alle 2 e si presentava soltanto alle 4, sedendosi in un tavolino defilato: ci sembra di vederle lì, le anime bisognose, tra un grissino torinese e un quarto di vino. "Dicono e odono" dice Dante, mentre Luciano riflette. L'immagine ci ricorda un po' un guaritore, un po' - per forza di paradosso - un giudice supremo, un plenipotenziario, che un po' millanta, un po' no, in un vero e proprio trionfo di quello che certa Italia è per davvero, quella delle raccomandazioni, del "conosco io uno che sistema le cose", del concorso che si passa grazie al cugino, della scorciatoia per arrivare lì dove ci si metterebbe tanto tempo. L'Italia del settore pubblico, ma anche di quello privato, dall'università all'ufficio tecnico, dall'ambulatorio all'ufficio postale, dove c'è sempre "un amico degli amici" pronto ad intervenire.
La Giunta Formigoni ha una particolare predilezione per Monza. Seguiamo le tappe di una storia lunga lunga, che ci conduce fino ad oggi pomeriggio: la Commissione urbanistica del Consiglio regionale ha infatti votato le modifiche di cui si parla in questa nota, da ultimo. Ovviamente, il lettore accorto si renderà ben conto che si tratta solo di coincidenze.
Il 4 agosto 2003 il Consiglio Regionale approvava una legge (la n. 14) che di fatto impediva ad una decina di Comuni che avevano un Piano regolatore approvato anteriormente alla LR 51 del ’75, di potersi autoapprovare il Piano dei Servizi previsto dalla LR 1/2001, con la scusa che alcune Amministrazioni avevano abusato della LR 23/97, con “varianti accelerate”. Tra questi pochi Comuni in Lombardia con un PRG così datato, vi era anche Monza, la quale aveva già avviato a fine Agosto 2002, l’iter per adottare ed autoapprovarsi il Piano dei Servizi, che, come noto, consente di riadeguare i vecchi Piani Regolatori alle quantità di standard di legge, (fermi, in quei casi, a quelli del DI 1444 del ‘68) anche apponendo vincoli di inedificabilità sulle aree libere. Peraltro, paradossalmente, quei Comuni così puniti, non avevano mai potuto utilizzare ed abusare della LR 23/97, perché di fatto era loro impedito dall’ art. 2 della stessa legge.
Il 5 marzo del 2004, la società Istedin di Paolo Berlusconi, presentava al Comune di Monza un corposo Piano di Lottizzazione che chiedeva di edificare ben 388.000 mc sull'area della Cascinazza, previsti sì dal PRG vigente (approvato nel lontano 1971), ma non nella Variante Generale adottata il 25.3.2002, ancora oggi in salvaguardia, che ne prevede (si fa per dire…) solo 200.000, quantità introdotta dalla Giunta del Polo di Monza nel 2002, stravolgendo la variante Benevolo del ’97 che destinava quell’area a Parco Territoriale sovracomunale. Tutti si chiedevano il perché di tale evidente errore dei proponenti; in ogni caso, anche per tale contrasto col PRG adottato nel 2002, il PL venne bocciato dalla Commissione Edilizia e poi respinto.
Si faccia poi conto che fin dal 2002, sulle aree agricole della Cascinazza, poste subito a ridosso del Lambro, il PAI (Piano di Assetto Idrogelogico) prevedeva un vincolo di inedificabilità assoluta (fascia A), in quanto l’area stessa è interessata da notevoli fenomeni esondativi. Ma, come per incanto, quei vincoli, sono stati successivamente ridotti, nonostante il parere contrario del Comune di Monza e dei Comuni posti a sud (Brugherio, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese) che avevano anche presentato specifica osservazione alla Regione e all’Autorità di Bacino e poi ricorso al Tribunale delle Acque. Su quelle vicende del PAI, ha indagato la trasmissione Report di RAI 3, durante la quale, l’ex Direttore del Servizio Geologico della Regione Lombardia, (successivamente diventato Segretario dell’Autorità di Bacino del fiume Po), mostrava un forte imbarazzo sull’argomento Monza. Ma, con la pubblicazione sulla Gazzette Ufficiale di Febbario 2005, la variante PAI in riduzione, entrava in vigore, facendo così miracolosamente rinascere l’edificabilità sull’area della società Istedin di Paolo Berlusconi, giusto per la parte interessata da edificazione di quel PL. Si noti bene che il corposo Piano Attuativo della Istedin venne presentato a soli 2 giorni dall’adozione di quella variante da parte dell’Autorità di Bacino (3 Marzo 2004) (per saperne di più, vedi anche alla voce scolmatore).
Nei primi mesi del 2005, a fine legislatura, la Giunta Formigni faceva sbarcare in aula l’approvazione della LR 12/2005. Il PDL originario prevedeva per i Comuni con PRG vigente approvato anteriormente alla LR 51/75 (a quella data erano praticamente solo Campione d’Italia, in territorio svizzero, e Monza) un particolare trattamento che di fatto impediva a 2 soli Comuni della Lombardia su 1543, qualsiasi tipo di variante urbanistica (o di altra azione in campo urbanistico). Di tale particolare trattamento, previsto dal famigerato art. 25 della LR 12/2005, ne dava successiva conferma lo stesso Assessore Boni nella trasmissione Report, sopra citata. Solo con un emendamento e suscitando grande scalpore politico si riuscì a consentire ai 2 Comuni in questione di potersi approvare le varianti per realizzare opere pubbliche con la LR 23/97, almeno per farsi una strada o un scuola…
Ecco arrivare ora, nel 2006, anche il PDL 145 di Boni e Formigoni che prevede che le misure di salvaguardia, che in Lombardia sin dal 1975 (e quindi da ben 30 anni) hanno durata di 5 anni dall’adozione delle varianti ai Piani vigenti, improvvisamente si riallineino alla normativa nazionale (cioè 3 o 5 anni, a secondo dei casi). C’è solo da chiedersi perché oggi tanta premura e perché non sia stata introdotta quella norma fin da subito con l’approvazione della LR 12/2005, visto che invece, proprio in quella legge, all’art. 36, si chiarisce che le misure di salvaguardia valgono per 5 anni, senza distinzione di sorta. Né alcuno ha mai avuto nulla da obiettare sulla durata delle quinquennali misure di salvaguardia in Lombardia, mai annullate da alcun TAR o dalla Corte Costituzionale. Ma a questa domanda, forse è facile rispondere tornando ancora a Monza, dove con l’entrata in vigore di tale nuova disposizione, molto probabilmente decadrebbero come per incanto le salvaguardie del PRG del 2002 e riprenderebbero quindi vigore le abnormi previsioni del Piano Piccinato del ’71, con tutti i suoi 310.000 abitanti previsti, mentre la popolazione di Monza è ferma, da 25 anni, a soli 120.000 circa.
E così, ma è sicuramente una coincidenza, con l’approvazione di questo PDL, la Istedin vedrebbe il proprio Piano di Lottizzazione per 388.000 mc, presentato nel lontano 5 marzo 2004, tornare in auge e lasciare così sguarnito il Comune di Monza che non potrà invocare più l’applicazione di tale misure di salvaguardia per bocciarlo.
Ricapitolando e come promemoria:
1. 4.8.2003 - LR 14 - impossibilità per Monza di autoapprovarsi il Piano dei Servizi che le avrebbe consentito di vincolare aree edificabili (per es.: Cascinazza);
2. 3.3.2004 - adozione di variante al PAI per la riduzione delle fasce di inedificabilità sull’area della Cascinazza;
3. 5.3.2004 - presentazione del PL Istedin di Paolo Berlusconi per 388.000 mc, in contrasto però con il PRG adottato il 25.3.2002 (in salvaguardia). La Commissione Edilizia lo respinge nell’Ottobre per contrasto col Piano adottato e in salvaguardia;
4. 4.2.2005 - entrata in vigore (pubbl. sulla GU) della variante al PAI in riduzione delle fasce di inedificabilità sulla area della Cascinazza;
5. 11.3.2005 - LR 12 - approvazione dell’art. 25, comma 2, che impedisce a Monza di approvare qualsiasi tipo di variante se non quelle per poter realizzare OOPP con le procedure della LR 23/97;
6. 22.3.2006 - DGR VIII/2128 - PdL che prevede la riduzione delle misure di salvaguardia dei Piani adottati, da 5 a 3 anni, se questi non sono trasmessi entro un anno all’amministrazione competente per la loro approvazione (è il caso di Monza).
La storia è lunga, ma ne vale la pena. La Cascinazza è un'area verde immensa di proprietà di Paolo Berlusconi, che si estende lungo il corso del Lambro, nella parte sud-est della città di Monza. Quando il Lambro esonda, diventa un lago. Una prima formulazione del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) la delimitava come fascia di salvaguardia e di esondazione, non edificabile. Una seconda versione, riveduta e corretta, mentre c'era Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi (prima coincidenza), rivedeva questa definizione, grazie all'individuazione di un canale scolmatore, una sorta di by-pass che parte in prossimità della secentesca Villa Mirabello nel Parco di Monza, attraversa la parte nord di Villasanta, imbocca la grande aiuola centrale del Viale delle Industrie e rientra nel Lambro a sud del depuratore nel territorio di Cologno Monzese. Salva la Cascinazza, quindi, lo scolmatore, e anche la possibilità di edificarvi quello che si vuole. Lo studio di fattibilità di quest'opera recita: "Eliminata la possibilità di realizzare ulteriori casse di espansione, il cui effetto è peraltro ridotto dai grandi volumi transitanti in gioco, resta come ultima alternativa la realizzazione di un canale scolmatore...". Siamo proprio sicuri che sia l'unica soluzione? Molti di voi avranno probabilmente letto della cava di Brenno e dell'accordo raggiunto tra i Comuni, il Parco e la Regione, così come la necessità di una diversa gestione della capacità del Lago di Pusiano. Un'altra, del tutto simile, cassa di espansione naturale potrebbe essere la Cascinazza, che però viene trascurata dall'esame: la Regione finanzia solo la sistemazione della cava di Brenno (seconda coincidenza). Meglio un canale scolmatore, hanno pensato - nonostante le obiezioni del Comune di Monza e delle altre amministrazioni coinvolte - i nostri geniali amministratori. Un canale, delle dimensioni del Villoresi, che attraversa di fatto la città di Monza compromettendo e rendendo necessario il rifacimento della viabilità con ponti, snodi e altro. Il costo dell'"unica soluzione"?168.294.491 Euro. Avete sentito bene: centosessantottomilioni e spiccioli di Euro. Mi scrive Alfredo Viganò, assessore all'urbanistica del Comune di Monza: «Pensavamo che il Ponte di Messina fosse in Sicilia ma in realtà, visti i costi, comincia qui da noi. Se davvero ci fossero questi soldi riusciremmo a restaurare la Villa Reale e magari anche a realizzare un pezzo di metropolitana. Esiste una condizione che deve essere rispettata nelle opere pubbliche: il rapporto di economicità tra un'opera e l'obiettivo che si vuole raggiungere. Questo non è certamente il caso. Un intervento pertanto infattibile e campato in aria. Ci si chiede perché è stato previsto, pagato lo studio, ecc., quando si sa già che con ogni probabilità non si potrà fare? A mio parere la risposta va cercata nel fatto che rientra a Cologno giustificando nei numeri la portata d'acqua minore che così attraverserebbe Monza e di conseguenza la riduzione sulla carta della fascia di inedificabilità o di rischio, giustificando così possibili nuove edificazioni, in alcuni casi, lungo il fiume». La terza coincidenza è inutile spiegarla, crediamo. I maliziosi potrebbero pensare che lo scolmatore riguardi ben altri flussi che quelli dell'acqua del Lambro.
Prosegue la deriva narcisistica dell'Amleto Formigoni. Sul discorso del presidente Napolitano, appaiono sul suo sito le seguenti incredibili affermazioni: "Ci sono stati alcuni passaggi importanti come quelli dedicati all’unità nazionale e alla necessità di passare da un bipolarismo di guerra a un bipolarismo rispettoso gli uni degli altri. Mi ha confortato il fatto di risentire le stesse parole che dicevo io stesso lo scorso anno su questo tema”. Le stesse parole che dicevo io stesso: le uniche che Formigoni, in cuor suo, si sente di condividere.
L'Anas ha revocato l'appalto per il progetto di viale Lombardia: si conclude così una vicenda che dura da troppi anni e che tiene sulle spine un'intera comunità. La Regione deve tornare a essere protagonista. Pronto a celebrare i successi della strada che collega la Valtellina a Milano - tutti ricordano le celebrazioni per il traforo del Barro (seconde solo all'apertura del tunnel della Manica) - Formigoni deve assicurare ai cittadini lombardi che l'opera verrà terminata anche nel suo tratto finale. L'indizione del nuovo bando deve costituire l'assoluta priorità per la Lombardia per quanto riguarda le infrastrutture: prima di sbandierare nuove strade e autostrade (per altro tutte in alto mare), andrebbe risolto uno dei problemi viari più clamorosi della nostra regione. A questo proposito, la Giunta regionale deve garantire trasparenza ed efficienza, attivarsi presso Anas e presso il nuovo Governo perché altro tempo non vada sprecato (Di Pietro aiutaci tu!). E dovrà operare con uno spirito di intesa e di collaborazione con gli enti locali coinvolti, che subiscono da troppo tempo l'impatto del traffico e dell'inquinamento e che si sono trovati, in questi anni, troppo spesso lontani dal luogo delle decisioni, abbandonati nell'incertezza e nella confusione di un progetto e di un iter amministrativo che andavano meglio interpretati. E' il nostro un appello e una presa di posizione chiara, perché la Regione faccia la sua parte, senza retorica e fattivamente, un avverbio caro a Formigoni solo a parole. Se così sarà, avrà tutta la nostra collaborazione.
Governo Prodi: finalmente si parte. Il governo è di alto profilo, non c'è dubbio. E' assicurata la rappresentanza a tutte le formazioni politiche dell'Unione. D'Alema agli Esteri può aprire una fase nuova della nostra politica internazionale. La scelta di Rutelli alla Cultura è altrettanto significativa, per dare una nuova missione a questo Paese, dimentico delle proprie ricchezze e della propria straordinaria bellezza. Di Pietro alle Infrastrutture e Bersani allo Sviluppo costituiscono altri due elementi che ritengo, per motivi diversi, di grande valore. Note dolenti: le donne sono troppo poche e tutte - tranne la Turco - senza portafoglio. La più giovane dei ministri è Giovanna Melandri (che però era ancora più giovane 8 anni fa). Della Lombardia c'è una rappresentanza minima (Pollastrini) in una delega non proprio strategica (le pari opportunità). Il governo nel suo insieme sa troppo di déjà vu nelle figure che lo compongono, con poche novità. Speriamo che la continuità rispetto alle precedenti esperienze del centrosinistra non ostacoli quel rinnovamento che tanti auspicano e che è sempre più necessario.
Il Consiglio regionale ha approvato oggi definitivamente il Piano cave della Provincia di Milano, che esce dall’Aula maggiorato di 6 milioni di metri cubi rispetto alla proposta della Provincia di Milano, passando da 52 milioni a circa 58. L’opposizione ha votato contro, ma non nascondiamo la nostra soddisfazione per essere riusciti a scongiurare alcuni nuovi interventi inseriti dalla Giunta e poi bocciati in commissione. Si tratta innanzi tutto della cava di Caponago, due milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia (una voragine con una superficie superiore allo stesso edificato del piccolo Comune!) e della cava di Paullo, 1,1 milioni di metri cubi, previsti in pieno Parco Sud. Ho ricordato in aula che le scelte della giunta regionale erano arbitrarie e sconsiderate, contrarie alle indicazioni della Provincia e spesso incomprensibili. Ho anche rammentato ai sempre attenti amministratori regionali che durante l’iter di approvazione è successo più volte che toccasse a noi consiglieri di opposizione il compito di informare le amministrazioni comunali delle variazioni sulle cave del loro territorio, perché nessuno li aveva mai avvisati. Così lavora l'efficiente Regione Lombardia. Complimenti vivissimi. Nota a margine: l'ottimo Formigoni non c'era, come quasi sempre accade nel Consiglio regionale della Lombardia.
Ammazzando il tempo è lo strepitoso titolo dell'autobiografia di Paul K. Feyerabend, ma potrebbe tranquillamente essere attribuito anche alla vicenda esistenziale di Roberto Formigoni. L'Amleto del Pirelli dichiara oggi infatti che "la vita parlamentare a Roma è fatica senza lavoro e ozio senza riposo, il peggio del peggio". Per evitare di dire come andrà a finire, precisa immediatamente che non smetterà "di oziare senza lavorare", perché troverà "il modo di lavorare anche oziando". A parte che il linguaggio sta diventando vieppiù oracolare, c'è da fare una considerazione importante. I biografi di Formigoni sanno che Formigoni a Roma c'è già stato, per un lungo periodo. Si legge nella sua biografia ufficiale: "Entra per la prima volta al Parlamento italiano nel giugno del 1987. Rieletto nel 1992 e nel 1994, nel 1993-94, Roberto Formigoni è Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Ambiente". Dobbiamo quindi pensare che dal 1987 al 1994 Formigoni oziasse? Per sette lunghi anni? E che condividesse, senza battere ciglio, un clima di "ozio senza lavoro"? Un'ammissione terribile, per il presidente della Regione più operosa che c'è...
Parte ufficialmente l'avventura di Verso, l'associazione politica e culturale che vuole essere un'occasione per discutere e sollecitare la costituzione del Partito democratico. Con Marco Riboldi eravamo partiti a gennaio ma abbiamo atteso la fine del periodo elettorale prima di dare il via al lavoro della nuova associazione. Lo spirito è quello di massima apertura agli elettori dell'Ulivo per avviare anche nella nostra città e in Brianza una discussione finora riservata ai dirigenti nazionali. Mandate la vostra adesione all'indirizzo versoilpd@hotmail.it, insieme alle vostre proposte e considerazioni. Perché il nuovo Partito muova i primi passi con la partecipazione di tutti.
Pronti? E' così che si conclude una delle più belle pubblicità mai girate sul calcio. Due bambini sudamericani fanno le squadre, come ha fatto ciascuno di noi migliaia di volte. E scelgono i campioni con cui giocare: spuntano allora i grandi del passato e i divi di oggi. Uno dei due fa gentilmente notare ai fuoriclasse che è lui a fare la squadra ed è, quindi, il capitano. L'altro chiama alla sfida e, finalmente, si può giocare. Era strano vedere questa pubblicità oggi, giorno dello scudetto della Juventus e forse del punto più basso e triste della sua storia. Vedere gli juventini festeggiare a metà, vedere Berlusconi chiedere giustizia, sentire amici interisti (i migliori) augurarsi con grande ironia di vincere lo scudetto grazie alle penalizzazioni dei primi della classe. Ha ragione Rivera: è una deriva materialista che viene da lontano e che ha immiserito lo sport più popolare. La stessa pubblicità, genuina e entusiasmante, reclamizza una multinazionale. E, allora, nello sconforto, salvo un'immagine: il boato commovente che ha accolto, guarda un po', Alessandro Del Piero, il suo gol e la sua passerella in campo. Un anno passato tra sostituzioni, incomprensioni e lo schifo di questi giorni. E però anche un anno, il suo, di bel calcio. Si riparte da lì: per la Juve, intendo, e anche per qualcosa di più.
E' ancora lì. Nessuno l'ha più toccata. E' la prima pietra dell'ospedale di Vimercate. Il 30 marzo Formigoni l'ha posata. E il cantiere non è mai partito. E' incredibile a dirsi, ma era stato allestito un cantiere solo per l'inaugurazione. Senza cartelli, senza le insegne che dicono che lì si stia lavorando, chi sia il committente, il progettista, la ditta incaricata dei lavori (con Roberto Rampi abbiamo anche girato, l'8 aprile, un video assolutamente da non perdere). Formigoni ha posato la prima pietra, perché poi si votava. I più informati sostengono che Formigoni tornerà a Vimercate, indovinate perché: ma ovviamente perché si rivota (per le comunali). Presidente, se può, se non è di troppo disturbo, potrebbe portare la seconda pietra? Sarebbe un segnale importante per la comunità di Vimercate. E per la Sanità lombarda. Pietra su pietra, prima o poi, l'ospedale potrebbe anche sorgere. E sarebbe tutto merito suo. Ci pensi.
Lo so. Ci sono state le politiche. Ci saranno le amministrative e il referendum costituzionale. Siamo già molto impegnati. Ma non perdiamo l'occasione di partecipare tutti all'evento elettorale più incredibile dell'anno. Il referendum Formigoni. «Con il referendum su base volontaria pagato dal cittadino Roberto Formigoni andremo a verificare cosa pensano i lombardi», dice il presidente pro tempore della Regione Lombardia. Chiederà ai cittadini lombardi, a proprie spese, di dire se preferiscono che vada a Roma o resti a Milano. Si tratta del primo referendum non richiesto della storia politica del nostro Paese: una genialata che si basa sul noto modello politico dello «specchio, specchio delle mie brame...». Per quanto mi riguarda, è già pronto il comitato elettorale: mi batterò perché sia ammessa la terza via. A Roma, a Milano o... a casa? E già che ci sono, proporrei altri quesiti paralleli, di uguale significato politico, alla maniera della Litizzetto: «Mare o montagna?», «Pasta o riso?», «Bionda o mora?». Sono certo che i lombardi sapranno dare indicazioni chiare per porre fine a contraddizioni insanabili. Proprio come il narcisismo del loro presidente.
Stasera a Seveso in un incontro promosso dal comitato Sevesoviva si è parlato della possibilità di interrare il tratto cittadino delle Ferrovie Nord, per evitare di realizzare i sottopassi viari osteggiati da una parte molto significativa della popolazione. Tutta colpa del sindaco Galbiati e del centrodestra che avevano vinto le elezioni dicendo 'no' ai sottopassi e, una volta al governo, ne sono diventati fautori senza se e senza ma. Quando si dice la coerenza. Il problema ora è finanziare lo studio di fattibilità, per capire se si può percorrere la strada dell'interramento, che costerebbe circa il doppio, ma risolverebbe molti problemi. Tocca al Comune, alla Regione e alle Ferrovie Nord dare un segnale. Vedremo. Zanello (Lega), come me presente all'iniziativa, nonostante un lungo e un po' oscuro giro di parole, si è impegnato a rispondere alla richiesta dei cittadini. Verificheremo che questo accada, perché i cittadini - motivati, preparati e bene assistiti dal punto di vista tecnico - se lo aspettano. E se lo meritano.
Pensando alla situazione della Casa delle libertà, viene in mente il nicodemismo: l'atteggiamento di chi nel Cinquecento, pur non riconoscendosi perfettamente nel cattolicesimo, per non incorrere nelle sanzioni dell'Inquisizione, continuava a rispettare le pratiche religiose della Chiesa romana (tutto viene da Nicodemo, il fariseo che visitò Gesù nottetempo e di nascosto). Sono così gli esponenti della Cdl che continuano a dirsi berlusconiani, ma stanno già smarcandosi, e di nascosto cercano altra collocazione: vale, in modo diverso, per Casini, che dice che lui l'avrebbe anche votato Napolitano, e vale per Formigoni, che pur 'celebrando' la Cdl da tempo lavora a un processo alternativo. Ce la faranno i nicodemiti del centrodestra? Sarà uno dei temi politici dei prossimi mesi. Si profila un epilogo marzulliano, sottovoce e sottotraccia, per la stagione del berlusconismo.
Formigoni non ha deciso che cosa fare e ormai sono passati mesi dal momento in cui ha azzardato l'avventura romana. Nel frattempo, però, per non smentirsi, ha iniziato le grandi manovre per il rimpasto di giunta: non si sa mai, comunque andrà a finire è meglio organizzarsi, sembra volerci dire il celeste presidente regionale. Escono Bernardo e Guglielmo (i loro cognomi son dei nomi, a rappresentare forse la familiarità con Formigoni), entrano Rossoni e Ponzoni, uniti al presidente - soprattutto quest'ultimo - non solo dalla rima. Il mitico Zambetti, l'assessore al termostato, dovrebbe rimanere: il suo passaggio alla nuova (?!) DC non dovrebbe compromettere la sua permanenza in giunta. In più dovrebbe arrivare Scotti, Udc verace, che aveva iniziato la legislatura polemizzando sulle commissioni e che probabilmente in giunta troverà un ubi consistam. Cambiamenti in vista anche in Consiglio: Fontana, presidente da due legislature, abbandona per fare il sindaco di Varese. Al suo posto, Zanello o Boni: qualcuno parla anche di Rosy Mauro. L'impressione è che un anno sia passato invano: come l'anno scorso, ci attende il solito valzer di poltrone, la stessa discussione sulle peppole, la stessa spiaggia, lo stesso mare. E pensare che questa Regione non dovrebbe essere un albergo. Ma lo è diventata. Con il presidente, per primo, che non sa nemmeno se prenotare altre notti, o chiedere il conto e volare via...
Ne Il segreto di Alex ho celebrato Alessandro Del Piero, cercando di interpretarne la trama esistenziale. Ora non posso certo passare sotto silenzio i segreti ben più inquietanti della Juventus. E' grave quello che è emerso (sono talmente juventino, che stavo per scrivere emerson). Se la Juventus ha vinto partite e campionati grazie agli arbitri è giusto che questi titoli vengano ritirati e che lo stesso avvenga con le altre squadre coinvolte nelle inchieste della magistratura. Non ci sono 'se' e 'ma' che tengano, soprattutto quando si parla di sport e della passione che l'accompagna.