Viviana Beccalossi, nota per essere indiscutibilmente la Fata Carabina di Alleanza nazionale, sterminatrice di peppole senza tentennamenti, tutto sommato non ci dispiace. Soprattutto quando si lancia in funambolici encomi della Lombardia e dei suoi prodotti, come è capitato questa mattina. L'occasione di Halloween è ghiotta per l'assessore regionale per sponsorizzare un ingrediente della nostra cultura culinaria - la zucca, accidenti! - e lei, al solito, ci si butta. "Grazie a questo ortaggio - sostiene Viviana Beccalossi - la nostra regione può presentare piatti eccezionali come tortelli, risotti, gnocchi e ancora creme o torte tutte rigorosamente a base di zucca". "La festa di Halloween può diventare - aggiunge l'assessore - il momento ideale per far apprezzare, soprattutto ai bambini, la zucca. Un prodotto che fa segnare i propri record produttivi nelle campagne di Mantova, Cremona e Brescia ma che spesso in Lombardia, come del resto un po' in tutta Italia, viene dimenticato e sottovalutato". L'obiettivo è chiaro: promuovere la zucca. Beccalossi è raffinata nella proposta e soltanto nel clima un po' carnevalesco di Halloween si può comprendere fino in fondo che cosa intende dire. Nel caso di Halloween, infatti, la zucca è vuota. Una specialità ancora più caratteristica della politica lombarda.
Abbiamo scelto di chiamare «luoghi camuni», pensando al simbolo della Regione, le località interessate dall'azione di governo, spesso nefasta, dell'istituzione regionale. A volte i luoghi camuni portano con sé rime e assonanze: si passa da Inzago, che diventerà sede della terza discarica consecutiva produced by Formigoni, per arrivare a Vanzago, dove il Piano cave prevede una cava senza che nessuno, a Vanzago, nemmeno il Sindaco e l'Ufficio tecnico, ne fosse informato (tutto vero). Si va da Novazza - dove, con qualche ritardo, la Giunta regionale si è decisa a vietare la cava radioattiva - a Novate Mezzola, dove è spuntata una cava da milioni e milioni di metri cubi in una zona di grande interesse naturalistico, individuata dall'Unione europea come sito da rispettare: una supermegacava che si aggiunge a quanto cavato nel corso dei secoli in quella località della provincia di Sondrio. Gli amministratori di Inzago saranno stamattina, tra qualche minuto, in Commissione; quelli di Vanzago si sono già fatti sentire e noi li abbiamo sostenuti con un'interrogazione e attendono di sapere che cosa farà la Regione; e, mentre a Novazza tirano un sospiro di sollievo, a Novate ci si chiede quale sarà il destino dell'area, dal lago fino alla montagna. Attraversando i luoghi camuni, dal Lago Maggiore a Mantova, dall'Oltrepò alla Val Trompia, ci si fa un'idea di che cosa sia questa regione: bella, ricca e spesso amministrata senza avere presente che dovrebbero essere proprio le comunità lombarde ad essere rispettate, e non - di volta in volta - altri interessi, altre esigenze, altre aspettative...
Sul Giornale di Paolo Berlusconi prosegue la campagna di Paolo Berlusconi perché il Comune di Monza finalmente riconosca che sulla Cascinazza di Paolo Berlusconi si può edificare. Se non fosse tutto così scontato e prevedibile, sarebbe un legal-thriller, con poco legal e molto thriller. Ieri il quotidiano della Cascinazza è tornato ad attaccare anche me, parlando di «menzogne» e «vagheggiamenti» e accusandomi di essere l'ennesimo pinocchietto di Monza, che va ad allungare la fila dei pasdaràn dell'Amministrazione Faglia. Al novero degli accusatori si aggiunge l'avvocato Santamaria (conoscevo la Madonna delle cave del Mantegna, ma mi mancava la Madonna delle Cascinazze) che, piccato per avere perso al Tar, se la prende con me, dandomi inconsapevolmente ragione. Un po' ci tenevo, a essere accomunato agli altri pinocchietti, e la nomination non può che fare piacere. Tra tanti gatti e tante volpi, Lucignoli e Omini di Burro (quello famoso e il fratellino), devo dire che passare per Pinocchio, tutto sommato, va benissimo. E' curioso però che chi è abituato al cemento, sia così ossessionato dal burattino in legno. Ed è curioso che, per definire gli avversari e rovesciargli addosso la potenza di fuoco del proprio house-organ, ci si affidi a un simbolo così abusato. Povero Pinocchio, lasciatelo in pace! Si avvicina Ognissanti, cercate altrove l'ispirazione! Quanto a noi, non abbiamo bisogno di favole per descrivere quello che sta succedendo. La realtà supera (in peggio, molto peggio) la fantasia.
E' il nome di un nuovo settimanale free-press che racconta, da venerdì, la vita della città di Monza. Una novità importante per la città e un'altra voce - un bel po' diversa dalle altre, soprattutto dalla nuova stagione destrissima de Il Cittadino). Lo slogan della campagna pubblicitaria del giornale è molto efficace: «Continuiamo così, facciamoci del bene», un claim che rovescia una celebre battuta di Nanni Moretti (in Bianca, a commento della terribile scoperta che qualcuno non avesse mai assaggiato la Sacher Torte) e indicando una strada finalmente positiva alle vicende politiche e sociali che riguardano la città (chi ha assaggiato la 'nuova' Monza, certamente comprende cosa intendo dire). Ne avevamo bisogno.
Ho visto, passeggiando per il centro di Monza, i manifesti di Rifondazione comunista (firmati anche con il logo dell'Unione, ma credo non condivisi da nessuna delle altre forze politiche che ne fanno parte), in cui si riprende la campagna di stampa: «anche i ricchi piangano». Mi sembra un messaggio sbagliato e volgare, che mi auguro rappresenti soltanto un punto di vista all'interno di un partito che stimo e di cui condivido molte delle aspirazioni che tendono a rendere la nostra società più giusta. La politica, banalmente, non deve fare piangere nessuno e non si capisce nemmeno perché - se le misure di riequilibrio delle aliquote sono sacrosante, come credo - si debbano presentare come interventi punitivi i dispositivi contenuti nella Finanziaria 2007. D'Alema aveva già commentato: «Preferirei che sorridessero anche i poveri». Una battuta che meglio descrive la volontà di chi (con la riduzione del cuneo fiscale, la leva fiscale riportata alla fase pre-berlusconiana, la necessità di rimettere in sesto in conti dello Stato) ha pensato a una manovra complessa ma giusta. Senza lacrime o punizioni per nessuno e con la volontà di fare tutti (senza classismi) un passo avanti.
Quei geniacci di Sky Sport hanno chiamato la trasmissione in cui si commentano le partite della serie cadetta «B come Berlino», per segnalare che si tratta - grazie alla Juve, ma anche ad altre belle squadre che stanno giocando molto bene - di una B, appunto, di prestigio. In realtà, tutti sanno che la lettera della seconda divisione del calcio italiano è più facilmente associabile a Bari, Bologna e Brescia (e tutt'al più a Bucchi, che anche oggi ha segnato che pareva Maradona). E, in B, hanno trovato posto un sacco di altre B, l'iniziale di qualcuno che a Berlino c'era, Buffon, e quella di qualcuno che chissà se mai ci arriverà (la difesa bianconera contemplava oggi anche Balzaretti, Birindelli e Boumsong). Ma, per rispettare la storia di uno dei calciatori più affascinanti del calcio italiano, ci voleva proprio che la duecentesima rete Alessandro Del Piero la segnasse contro il Frosinone (F, come Francia?). E ci voleva che la segnasse partendo dalla panchina, come spesso gli capita, con un gol di precisione e di fortuna, preceduto da un palo di quello straordinario calciatore che risponde al nome di Pavel Nedved (qualcuno dirà che c'era anche un fuorigioco ed è vero, tra l'altro, ma per una volta lasciamo da parte le polemiche). E che succedesse al Comunale, dove la Juve gioca il suo campionato atipico, per rimarcare il fatto che è davvero storica, come quello stadio, l'eventualità che un calciatore arrivi alla duecentesima rete con la stessa maglia (gli altri nella classifica sono Meazza, Nordhal e Altobelli, per capirci). Oltre ai 200, oggi si festeggiano in qualche modo le vittorie e le sconfitte, i momenti esaltanti e le difficoltà di un calciatore che ha segnato il calcio e la storia di chi ha quasi la sua stessa età e si è convinto nel corso del tempo che sotto sotto ci sia qualcosa di magico, in quella vicenda che oggi celebriamo. Si chiama Alex e fa parte della nostra storia. Piccola e personale quanto si vuole, ma nostra.
Berlusconi aveva visitato la villa Borromeo di Arcore, che dista pochi metri dalla sua, di villa, per raccomandare all'amministrazione comunale arcorese di collocare nelle scuderie una serie di funzioni ricreative, tra le quali una pizzeria (giuro). Massimo Zanello, assessore regionale alla cultura, sorprendentemente rilancia, parlando della possibilità di ricavare, all'interno della Montagnola, la parte più considerevole e prestigiosa del complesso monumentale di villa Borromeo, un albergo per gli imprenditori, che sarebbe - sostiene - un vero fiore all'occhiello per la città. A parte che non sapevo che esistessero gli alberghi rivolti a categorie precise (ma Zanello è stato assessore al Turismo e quindi la sa certamente più lunga di me), è sconvolgente pensare che le uniche idee che siano circolate tra i vertici del centrodestra siano quelle di utilizzare un patrimonio straordinario per ospitare esercizi commerciali. Deve essere tipico della loro cultura. Se possiamo introdurre una riflessione, ci piacerebbe che la Regione ribadisse il proprio impegno e finanziasse un progetto culturale di pregio nelle scuderie, senza farsi prendere da idee geniali come quelle che sono riecheggiate tra le due ville. Il progetto c'è, si chiama "Arte in gioco", la Regione lo aveva valutato positivamente. Anche senza pizzeria. Anche senza albergo...
Mentre Milano svende Metroweb, il Comune di Monza comunica che la giunta comunale ha approvato il Progetto esecutivo per le opere di collegamento in fibra ottica della rete informatica di sei sedi comunali, garantendo una maggiore velocità e affidabilità delle connessioni. Entro la fine dell’anno cinquecento pc saranno collegati tra loro e sullo stesso cavo correrà anche la fonia, con un notevole risparmio sui costi complessivi. Commenta Paolo Pilotto, assessore ai Sistemi informativi: dopo l’aumento delle postazioni e dei collegamenti, ora lo sviluppo tecnologico ci consentirà di abbattere i costi di esercizio, poiché la fibra ottica è detenuta direttamente dal Comune, senza l’onere di affitti esterni. La tecnologia è l’unica strada, per enti locali virtuosi come il nostro, per riuscire a garantire e a migliorare i sempre più numerosi servizi obbligatori". Le sedi comunali collegate “a stella” - 1 Giga la frequenza di connessione - saranno i servizi sociali di via Appiani, la biblioteca civica, il nuovo ufficio tributi di via Arosio, il Binario 7 e la sede di via Guarenti. Il prossimo obiettivo sarà quello di propagare la fibra ottica anche nelle sedi più periferiche. Ne parleremo nell'ambito del terzo Festival delle città possibili, che si svolgerà a Monza nell'ultima settimana di novembre. Tecnologia e ambiente, questo il titolo dell'edizione 2006 del Festival.
Cascinazza: il Tar ritorna sulle sue decisioni, le salvaguardie valgono ancora
La sentenza del Tar che dà ragione al Comune di Monza rispetto alla sussistenza delle salvaguardie urbanistiche ribalta quello che è successo qualche giorno fa con una precedente sentenza del Tribunale amministrativo regionale. La seconda delibera in autotutela della giunta monzese, con cui l'esecutivo si difendeva dalle conseguenze della Legge regionale 12/2006 (che cancellava le salvaguardie, facendo ritornare la città al Piano regolatore del 1971) è stata ritenuta legittima e, in attesa che si esprima la Corte costituzionale sul ricorso del Governo contro la stessa legge, le salvaguardie del piano adottato nel 2002 sono da ritenersi ancora valide. Per ora il piano di lottizzazione sulla Cascinazza di Paolo Berlusconi è, quindi, bloccato, come è stato per il momento scongiurato il pericolo che un milione e mezzo di metri cubi piombassero sulle aree verdi rimaste libere nella corona che racchiude la città di Monza. Una vittoria per Faglia e per la sua giunta e una bella notizia per Monza, umiliata dalle leggi regionali e dal comportamento dell'opposizione in aula, che ha scelto l'ostruzionismo quale unica ragione politica, impedendo l'approvazione del nuovo Piano di governo del territorio, un provvedimento di capitale importanza per la città.
Il Comitato Sevesoviva scrive ai consiglieri regionali sollecitando una presa di posizione sulla querelle sottopassi contro interramento della ferrovia. Propongono, i cittadini di Seveso, che la Regione valuti attentamente costi e benefici delle due possibilità, chiedendo che l'abbassamento del piano ferroviario nel tratto sevesino diventi oggetto di investimento all'interno del prossimo Dpefr. Da tempo sostengo che la Regione debba almeno finanziare lo studio di fattibilità del progetto avanzato dal Comitato, che prevede l'abbassamento della ferrovia senza l'interruzione del servizio ferroviario, la possibilità di una riqualificazione della stazione e, con essa, della zona centrale della città, la creazione di nuovi parcheggi e nuovi servizi, insomma un progetto ambizioso ma di sicuro interesse. Oltretutto il nuovo parcheggio potrebbe finanziare in parte l'opera, alla luce di una necessità di parcheggi che l'Amministrazione comunale ha dimostrato di condividere, attraverso il progetto di un parcheggio interrato nel centro di Seveso (a pochi passi dalla stazione) che sta immaginando di realizzare. Insomma, occorre verificare se si può fare e se c'è un'alternativa plausibile ai sottopassi. Lo si deve ai cittadini di Seveso e alla memoria di quella cittadina che trent'anni fa subì il grave disastro ambientale che tutti ricordano. Mi impegno perciò ad avanzare la richiesta di Sevesoviva nell'ambito della discussione del Bilancio regionale 2007, augurandomi che qualcuno, nella maggioranza, voglia starmi a sentire. Per una volta.
La cura per il creato è il titolo di un convegno organizzato dall'assessorato all'Ambiente della Regione e dal Parco regionale Valle del Lambro in programma domani a Rancate di Triuggio. Sull'invito, una luce si fa strada tra i rami di un bosco prealpino, illuminando le coscienze e indicando la via, proprio dove il grafico - divinamente ispirato - ha collocato la rosa camuna della Regione. Dopo i teo-con, abbiamo i teo-conv, i convegni organizzati dalla Pubblica amministrazione con titoli e prospettive ecclesiastici. Nel caso il Consorzio si affida direttamente al Santo Padre e a una sua frase non proprio irresistibile: "Occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in maniera solidale". La cura del creato è ovviamente un convegno (stavo per scrivere seminario...) sbilanciato dal punto di vista ideologico (stavo per scrivere teologico...) che ci ricorda quanto sia importante ribadire ogni volta che si può il tema della laicità delle iniziative delle istituzioni pubbliche. A officiare ci sarà Robi Ronza, cristiano rinato, Roberto Formigoni e un parterre di cultori della materia di sicura fede. Nel nome della Ragione, pardon, Regione Lombardia.
Voto bipartisan in Consiglio regionale su Malpensa. Ieri è passato un ordine del giorno condiviso da maggioranza e minoranza, in cui vengono descritte le priorità dell'azione del governo regionale in collaborazione e in stretto collegamento con l'azione del governo Prodi. Nessuna contrapposizione con Fiumicino, nessuna terza pista, nessuna compagnia del Nord: piuttosto la volontà di ribadire l'importanza di Malpensa e di rilanciare, nel suo complesso, il sistema aeroportuale lombardo, sul quale c'è ancora molto da fare (provate a passare da un aeroporto all'altro, ci si può morire di vecchiaia). E, ancora, la necessità che la questione Alitalia sia affrontata seriamente e la possibilità che, se Alitalia non ce la dovesse fare e non intendesse investire sull'aeroporto varesino, la partita possa passare ad altre compagnie e altri operatori. Si tratta del punto che mi stava personalmente più a cuore, perché da che mondo è mondo un problema (Malpensa) non si risolve confondendolo tout court con un altro (Alitalia). Migliore in campo il consigliere Adamoli della Margherita: strepitoso il suo sottile elogio del Formigoni 'presente' (ieri era in aula: incredibile). A chi griderà all'inciucio, rispondo con il titolo del post, che ha una curiosa assonanza con lo scalo lombardo: chi pensa male, questa volta, si sbaglia di grosso. L'Unione ha presentato una sua proposta unitaria, l'ha discussa con la maggioranza, l'ha verificata al suo interno e ha votato il testo finale, che della nostra mozione iniziale riprendeva quasi interamente le proposte. Così si fa. Del resto, in termini non banalmente nominalistici, l'Unione si chiama così perché dovrebbe essere unita. Altrimenti, non ci saremmo capiti. Per altro, qualche ora dopo, la stessa Unione votava compattamente contro l'evanescente Piano socio-sanitario regionale, dimostrando che a volte si può andare d'accordo con la giunta, ma per il resto del tempo è più utile promuovere un'azione di opposizione. Documentata e "di governo", come ci piace pensarla.
Sta tornando come prima. A poco a poco sta svanendo l'incantesimo che aveva consentito a Letizia Moratti di presentarsi trasformata nella nuova veste di sindaco di Milano, dopo aver fatto in modo orrendo il ministro dell'Istruzione (aggiungiamo noi: pubblica, almeno teoricamente). E' proprio lei! adesso la riconosciamo. Dopo il ticket promesso per gennaio e prontamente rinviato, la vendita di Metroweb smentita e subitaneamente effettuata, dopo la crisi con Sgarbi consumata e immediatamente rovesciata in lodi sperticate, ci mancava la versione cinefila del sindaco già ministro, che commenta con l'accetta l'ultimo film di Francesca Comencini, A casa nostra. Mentre Veltroni celebra la Festa del cinema, qui, a Milano, si commentano i film, colpevoli di rappresentare Milano come città edonista e violenta, nonché smodatamente ricca e ancor più avida. Inutile spiegare al già-ministro che ognuno ha il proprio punto di vista e che Milano ne contiene a migliaia. E che esistono tante Milano, compresa quella che vive di denaro e per il denaro. Purtroppo l'incantesimo è finito: Moratti è tornata quello che è, un'icona altoborghese dalle vedute non proprio sconfinate. Anziché il ticket d'ingresso, possiamo scommettere che introdurrà quanto prima le pattine per accedere alla città. E guai a chi parla male di Milano a casa sua.
Stamattina si è svolta la discussione sul piano cave di Pavia. Ne abbiamo parlato più volte, in relazione alla nostra campagna Sideways nell'Oltrepò, che ha contribuito al salvataggio di due vigneti doc dall'attività di escavazione, presso i Comuni di Borgo Priolo e Rocca Susella. Dicevamo però che c'erano altri interventi previsti dal Piano che destavano più di una perplessità. Bene, questa mattina in Commissione Ambiente, in Regione, il Piano è stato votato soltanto dalla maggioranza (molto risicata) nonostante ci fossero dei dubbi grandi così. Sulla necessità di una Vas preliminare - che non c'è - come richiede la UE, sull'impossibilità per la Commissione di valutare due nuovi ambiti di escavazione (a Gropello Cairoli e Pinarolo Po, scritto Po' con l'apostrofo perché non ci si fa mai mancare nulla...), sull'inaccettabile confusione che ha contraddistinto tutto il dibattito, con i funzionari che non riuscivano a capire quale pasticcio fosse il risultato del lavoro dei commissari. Inutile dire che il Piano, così com'è, è assolutamente impugnabile e ci sarà una corsa per chi arriva primo al Tar. Dispiace invece constatare che Pagnoncelli, il nuovo assessore regionale all'Ambiente, ci abbia già fatto rimpiangere il mitico Zambetti, presentandoci una letterina di nove righe nove nella quale spiegava che non c'erano motivi contrari, da parte degli uffici dell'assessorato, e che nulla ostava a che noi votassimo a favore delle due nuove cave. In verità, mancano le mappe e le schede tecniche e la legge regionale prevede che il lavoro sia istruito dalla Giunta regionale. Ma a Pagnoncelli evidentemente non interessa. Come non interessa che la Commissione voti qualcosa che non può votare. Sulla base di un parere nemmeno scritto, pervenuto all'assessore perché ci venisse prontamente trasmesso. Così, sulla parola. Dopo le cave di prestito, le cave informali, in prestito. L'ennesima evoluzione amministrativa della giunta Formigoni.
Ieri sera, intorno alle ore 22.30, il presidente del Consiglio comunale di Monza, Rosario Montalbano, chiudeva la seduta per l'ennesimo episodio di quell'ostruzionismo totale che il centrodestra monzese sta mettendo in scena da mesi (con il concorso di tutti, financo della solitamente paludata Udc), perché non si arrivi all'approvazione del Piano di governo del territorio. Come tutti ricorderete, l'obiettivo è molto semplice: vanificare lo sforzo dell'amministrazione Faglia - già frustrato da due leggi regionali pensate appositamente da Formigoni e dalla sua maggioranza - per mettere in sicurezza alcune aree verdi, tra le quali spicca l'area della Cascinazza, tema a cui si è votata buona parte del ceto politico monzese che guarda a Berlusconi. Dall'inizio di giugno il filibustering prevede il tumulto sistematico, le provocazioni più incredibili, le continue interruzioni e, soprattutto, il protrarsi della cosiddetta fase preliminare fin quasi alla fine della seduta. Proprio quest'ultimo stratagemma era, ieri, al centro del confronto tra maggioranza e minoranza. La maggioranza chiedeva semplicemente che si potesse concludere a metà seduta la fase preliminare (sembra incredibile, ma a Monza non è così), la minoranza richiamava tutti al rispetto (?!) del regolamento delle adunanze e pretendeva al solito di proseguire, per avvicinarsi alla fine della seduta e della legislatura. A un certo punto, cadeva dell'acqua sul microfono del consigliere Osvaldo Mangone, che si rifiutava di fare intervenire i tecnici per disattivare il dispositivo e bloccare il cortocircuito. Nemmeno con il concorso dei vigili, il presidente riusciva a fare intervenire i tecnici. E ha così deciso di sospendere la seduta, riservandosi soluzioni drastiche, compresa la denuncia per interruzione di pubblico servizio. A tanto siamo arrivati. Per chi è in Consiglio comunale da ormai tanti anni, è avvilente che una seduta salti per l'acqua nel microfono e per un atteggiamento deliberato che prosegue da settimane. Ma si tratta della maledizione di Monza: un'area lungo il Lambro che sembra avere ipnotizzato il centrodestra. Un'area verde e per di più di esondazione naturale del fiume, in cui non dovrebbe sorgere alcun palazzo, per evitare che l'acqua trasbordi e crei danni ingenti. Nel campo, sulle case e anche nei microfoni del Consiglio comunale.
A volte un film può spiegare tante cose, ancorché in modo del tutto inaspettato, a chi fa politica. E' il caso di N. Io e Napoleone di Paolo Virzì. Se il libro di Ferrero a cui il film è liberamente ispirato si soffermava soprattutto sulle relazioni tra l'eroismo e la letteratura e il senso della storia, il film di Virzì è più orientato a descrivere la fascinazione del personaggio famoso e potente sul popolo, ma anche sugli intellettuali (che all'epoca proliferavano, ora un po' meno) e sul pericolo di fraintendere le finalità e le modalità con cui il potere stesso viene esercitato. Nella scena della visita di Napoleone Auteuil al mercato ciò è lampante, ma lo è altrettanto in altri luoghi del racconto, anche quando non si tratta del grande imperatore, ma, ad esempio, della baronessa Bellucci, che esercita analoga suggestione sugli altri personaggi del film. E' il tema che è letteralmente esploso negli ultimi anni, quello della società dello spettacolo, dei suoi riti e della necessità di accedervi con i mezzi più impensati (e fa sorridere l'accostamento tra l'Elba del 1814 e certe isole di famosi naufragati nella banalità). Ma è anche il tema che conosciamo bene nella vita politica, quello della sudditanza psicologica nei confronti del personaggio di potere che si percepisce sia tra i solerti caudatari che tra gli zelanti oppositori, questi ultimi ancor più colpevoli perché - chiamati come sono non certamente al tirannicidio (come il Martino del film), ma semplicemente ad un'opposizione forte e chiara - spesso si fanno irretire nel sistema, dal linguaggio e dalla comunicazione di chi il potere ce l'ha. E, nonostante i tratti da statista gentile, non ha alcuna intenzione di abbandonarlo (ogni riferimento alla politica milanese e lombarda è puramente casuale). Buona visione e, speriamo, buona politica.
Fortunatamente, oltre agli storni e alla caccia in deroga, ci sono anche le riforme. Ovviamente si tratta delle riforme del governo Prodi, non certo di quelle della giunta Formigoni. Penso, ad esempio, all’approvazione in Consiglio dei Ministri delle norme che mirano a diffondere negli ospedali italiani la pratica del parto indolore. “In Lombardia – ricorda Sara Valmaggi, collega consigliera regionale dell’Ulivo - i parti effettuati con l’anestesia epidurale sono solo il 7% del totale, contro il 70% della Gran Bretagna e della Francia, mentre l’Italia nel suo complesso è ferma al 3,7%. Il dato milanese è più alto della media lombarda, ma si bilancia con i dati di Mantova, Cremona, Como e Sondrio, che ben sotto la media italiana. Il decreto del Ministro Livia Turco va nella direzione giusta, perché inserisce nei livelli essenziali di assistenza l’anestesia epidurale per il parto e sostiene le azioni a favore della salute della partoriente e del neonato con risorse certe, pari all’1,3% delle disponibilità complessive per il servizio sanitario nazionale”. In Lombardia, però, abbiamo un problema da risolvere: la Regione rimborsa gli ospedali per ogni parto effettuato con analgesia epidurale solo 86 euro in più rispetto ad un parto naturale, come è stabilito dalla delibera 19688 del 3 dicembre 2004. Una cifra evidentemente troppo ridotta per pagare i costi di una metodica che richiede la presenza di un anestesista esperto 24 ore su 24. La Regione deve fare di più, come chiediamo con una mozione depositata lo scorso 28 aprile e non ancora discussa. Il problema non è dunque se il parto indolore sia gratuito o meno, ma il fatto che in Lombardia sono molto pochi i punti nascita dove questa possibilità viene garantita in modo costante”. Formigoni vanta un primato nei parti cesarei, fermi al 26% rispetto al 35% italiano. «Non è un primato – dichiara Sara -, l’organizzazione mondiale della sanità fissa la soglia massima auspicabile al 15%. Anche in questo caso ci sono molti margini per migliorare».
Corsico. Per la nuova Ikea i lavoratori si mobilitano e chiedono che si pensi a una copertura in pannelli solari. Un'idea in cui mi riconosco e che mi auguro che l'azienda faccia propria. Immaginate che cosa straordinaria sarebbe se su tutti i punti vendita della grande distribuzione fossero installati i pannelli solari: i più invasivi interventi edilizi degli ultimi anni trasformati in centrali di energia pulita. Mentre si parla del Piano del commercio regionale, si tratta di una notizia di grande significato, che si sposa benissimo con l'impegno di imporre alle nuove costruzioni una quota di energia e di calore da reperire attraverso le fonti rinnovabili. A Barcellona si chiama ordinanza solare, qualcosa di simile c'è anche a Roma, grazie ad un nuovo articolo contenuto nel regolamento edilizio. Lo stesso si dovrebbe fare anche in Lombardia. E i centri commerciali e i grandi megastore sarebbero proprio un bel modo per incominciare.
Con Davide Corritore stiamo pensando a una grande offensiva sulla questione cablaggio. Una questione decisiva per la società attuale, di cui la politica dovrebbe occuparsi con maggiore attenzione. Il caso scatenante è l'affaire Metroweb, una vera e propria svendita con cui Aem ha rinunciato alla rete di fibra ottica. Oltre a ciò, abbiamo segnalato esempi buoni (Cremona e Mantova) e cattivi (i numerosi Comuni lombardi parzialmente o totalmente esclusi dall'adsl). Il tema è affascinante. Si parla di rete, di servizio libero e accessibile a tutti, della necessità di avere una guida pubblica, sia nella programmazione, sia nella proprietà dei tubi in cui corrono i cavi, per aprire davvero il mercato. Si tratta di investimenti e di scelte tutt'altro che fantascientifiche, se solo qualcuno volesse davvero assumersi il problema. Per questo raccogliamo fin d'ora proposte e suggestioni per un progetto di legge regionale per la 'rete' lombarda, per recuperare il tempo perduto e per consentire, per una volta, alla politica lombarda, di pensare al futuro. Scriveteci.
L'acronimo sta per Zone di Protezione Speciale e si parla ancora una volta di peppole e di frinquelli. Si perché la Fata Carabina, Viviana Beccalossi, presentando le solite deroghe lombarde per la caccia ai piccoli volatili, ha citato provocatoriamente la regione Emilia Romagna, dove esistono deroghe analoghe. Ricordo all'assessore che proprio in questi giorni la giunta emiliana ha recepito attraverso una delibera la Direttiva uccelli, riconoscendo e, soprattutto, regolamentando le Zone di Protezione Speciale che coprono l’8% del territorio regionale. Curiosamente l’assessore Beccalossi, pur chiamando in causa le deroghe emiliane, dimentica di dire che, nella Regione governata dall’Ulivo, le deroghe (che continuo, per altro, ad osteggiare) sono almeno bilanciate da una corretta applicazione delle norme europee in materia di protezione ambientale e faunistica. Questo in Lombardia, ovviamente, non accade. Anzi: sulle sponde del lago di Mezzola, un luogo camuno di cui ci occuperemo presto, nel bel mezzo della ZPS c'è un bell'impianto per la lavorazione del sanfedelino scavato nella vicina cava di Novate...
Come spesso accade, dopo l'ennesima seduta del Consiglio comunale tesa e combattuta, con Egidio e Marco siamo andati a mangiare una pizza (l'obiettivo, vista l'ora tardissima, è quello di non digerirla e puntualmente lo cogliamo :). Bene, questa sera, al solito posto, si ferma al tavolo con noi il proprietario del locale, che ci descrive il suo nuovo progetto: creare un piccolo albergo nel centro storico di Monza, proprio sopra il suo pub ristorante. Una bella idea. Solo che, dice, non ha potuto sfruttare il sottotetto perché ai sensi della legge regionale 12/2005 la discriminazione che riguarda Monza (vedi alla voce Cascinazza) impedisce solo e soltanto a Monza e Campione di recuperare i sottotetti. Un batter d'ali di farfalla (ad Arcore?) provoca l'impossibilità per un imprenditore di dotarsi di qualche camera in più da affittare. Siamo a Monza, la città maledetta dalla giunta regionale di Formigoni e Boni. L'imprenditore, ovviamente, ringrazia. E noi con lui.
Gli storni. A parlarne vengono in mente i versi di Dante del V canto dell'Inferno ("E come li stornei ne portan l'ali..." e si tratta delle anime degli innamorati, per intenderci, sballottate dalla bufera infernale, ma con similitudine astuta, che ci parla anche dell'innamoramento) oppure, più prosaicamente, le incredibili leggi regionali sulla caccia, che ci descrivono con precisione il numero di esemplari che possono essere abbattutti, giorno dopo giorno, dai cacciatori lombardi. Eppure qui in Fabio Filzi, dietro il Pirellone, dove da almeno un'ora non c'è più nessuno (se non il nostro addetto stampa, che scorre le agenzie in attesa come se si attendesse l'epifania del Vero...), gli storni si ritrovano al calar del sole. In un numero pazzesco, rincorrendosi nel cielo sopra Milano e rendendo più agreste lo spazio non proprio bucolico che fa da cornice un po' tetra alla stazione centrale. E sono una presenza dolce e gentile, nonostante il guano tipo Galapagos che si deposita sui marciapiedi. Ma, presso la sede dei cacasenno, anche queste deiezioni passano in secondo piano. Chissà se un giorno, una delegazione di storni riuscirà a raggiungere gli ultimi piani del grattacielo e spiegare che la natura è una cosa seria, da non dare troppo per scontata. E che ci mancherà, come gli storni che fra un po' voleranno via. Dal Palazzo e dalla sua regione.
Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar lombardo: i lavori di piazza Trento, bloccati da mesi dai ricorsi a ripetizione degli ambulanti - sostenuti toto corde dal centrodestra monzese -, possono ripartire. E' una buona notizia per la città, perché finalmente verrà restituita a chi passeggia la piazza più grande del centro cittadino e le macchine verranno ricoverate nel parcheggio interrato, con l'accesso da via degli Zavattari e l'uscita in via Locatelli. Faglia aveva promesso in campagna elettorale di far sparire le auto in sosta dalla superficie per restituire le strade ai pedoni e alle biciclette: un impegno preciso che è stato presentato spesso come una magia o come una pagina del libro dei sogni e che viene confermato con il parcheggio interrato di piazza Trento. Con il sindaco, tutti quanti avevamo sostenuto la necessità di un'estensione delle zone pedonali e a traffico limitato: con la nuova piazza, l'area pedonale del centro storico raddoppierà. Sono risultati importanti, che cambiano il volto della città, con buona pace dei ricorsisti e dei teorici del 'no' che popolano i banchi dell'opposizione monzese. Un progetto che quasi tutte le amministrazioni precedenti avevano coltivato, senza riuscire a portarlo a termine, finalmente potrà essere realizzato. Sono i segnali di una trasformazione che a Monza c'è stata e che proseguirà nel prossimo mandato proprio partendo dalla piazza Trento, la piazza del Comune, la piazza del cambiamento.
Appena decaduto il decreto del governo Prodi, la Regione è tornata alla carica. La ormai mitica caccia alla peppola – unico argomento veramente intrigante della terza legislatura di Formigoni – ritrova il suo spazio nel dibattito politico regionale. Mentre sui voli da e per Malpensa ancora non si sa cosa accadrà, si sa tutto dei voli del popolo migratore e del numero dei volatili che attraversano i cieli della regione. Alla luce di calcoli sofisticatissimi, oggi la Fata Carabina, al secolo Viviana Beccalossi, assessore competente, ha dichiarato che 50 storni, 21 fringuelli e 7 peppole costituiranno il prelievo (eufemismo per dire che si spara) di ciascun cacciatore – gli storni per tutti gli iscritti agli ATC, fringuelli e peppole solo da appostamento fisso. Il tutto stabilito con delibera e non attraverso la votazione di una legge perché, fa capire la Fata, si è già perso troppo tempo e tra qualche giorno le peppole e i fringuelli penseranno bene di andarsene dalla nostra regione per mettersi in salvo. Beccalossi (il suo senso di colpa deriva probabilmente dall’avere nel cognome un rimando del tutto involontario al “fiero pasto” di uccelletti) sostiene che altre regioni, governate dal centrosinistra, fanno lo stesso: non è un buon motivo per votare, confidando nel prolungarsi della bella stagione, una delibera così. Se una cosa è sbagliata in una regione, è sbagliata anche in un'altra. Quando vedete un romantico stormo di uccellini, interpretate, come gli antichi àuguri, il loro volo per predire il nostro futuro (ovviamente prima che li abbattano…). Scoprirete che, in fondo in fondo, prima o poi, ci toccherà cambiare giunta regionale.
Walter Veltroni cita il cardinal Martini per spiegare la sua posizione sulla querelle Fiumicino-Malpensa oggi in un'intervista concessa a Repubblica. Parole equilibrate e l'impressione che si esca dal problema solo affrontandolo seriamente, nell'interesse nazionale, parlando con chiarezza della situazione di Alitalia - che c'entra con Malpensa solo fino ad un certo punto -, del destino dell'hub e più in generale del sistema aeroportuale lombardo e italiano. Perché oltre a Fiumicino a creare problemi a Malpensa c'è ancora Linate, non dimentichiamolo, e perché dopo tanti, tanti anni di governo Formigoni siamo ancora di fronte ad aeroporti che tra di loro non sono per nulla collegati. E Roma in tutto questo c'entra sì, ma c'entrano anche i servizi ferroviari (provate, per esempio, ad andare dalla Brianza a Malpensa con i mezzi, quando arrivate in aeroporto ci avrete messo lo stesso tempo che ci vuole a viaggiare fino a New York), i collegamenti viari, i sistemi della mobilità nel senso più vero. E ciò chiama in causa il ruolo della politica, quella vera, non quella delle tifoserie da stadio. Anzi, da aeroporto.
Si chiama - con acronimo invero un po' infelice - Conve.cr. E' una Spa alla quale partecipano le aziende Aem, Padania Acque, Scrp Crema, per l'abbattimento del digital divide di Cremona e provincia entro il 2007. I Comuni serviti sono 25, entro la fine dell'anno saranno 70. Gerardo Paloschi, amministratore delegato di Aem, dice una cosa che condivido perfettamente: "In una provincia sviluppata come la nostra, ci sono cittadini, imprese e comunità locali di serie A e di serie B". Paloschi ha ragione. Alle 115 realtà locali di Cremona, come a tutti i Comuni della Lombardia si risponde con la banda larga ed il wi-fi. Perché tutti abbiamo la possibilità di competere. E' il caso che come Cremona (e Mantova, entrambe all'avanguardia) si muovano anche le altre province della Lombardia. Perché ogni mese perso, in termini di competitività, si traduce in un secolo buttato via...
Il concorso Non solo Punta Perotti promosso dal comandante Marcello Saponaro, collega consigliere dei Verdi in Regione che mi ha gentilmente invitato a far parte della giuria, ha decretato i vincitori, i peggiori eco-mostri e mostriciattoli del territorio lombardo. I più votati sono stati una mansarda di quattro piani che si arrampica su se stessa sullo sfondo dell'Aprica, un ex-cinema a luci rosse di Zingonia, un edificio pazzesco sulle sponde del Lago di Como, a Valbrona, a mezza costa tra il lago e la montagna, un brutto palazzo di viale Forlanini a Milano. E poi uno straordinario scheletro nei pressi della Tangenziale est, centrali dismesse, cartelli come se piovesse. Insomma, uno spaccato della regione ben diversa dalla bellezza spesso celebrata da Formigoni. Il concorso si presentava come 'esplosivo': sarebbe il caso che qualcuno si muovesse per abbattere almeno il non finito, per recuperare almeno gli impianti e le discariche, le cave e gli obbrobri assortiti che negli ultimi decenni hanno reso più brutto il nostro territorio e rovinato il cielo lombardo. Per farvene un'idea, la rassegna dei mostri è online: www.nonsolopuntaperotti.it.
Viale Lombardia. Di Pietro rilancia il progetto, trova le risorse, le mette a disposizione. Lo stesso fa il Comune di Monza, impegnandosi per 5 milioni di euro, una bella cifra per la nostra amministrazione. E la Regione? Scrivono i Comitati in un loro comunicato: «L’adesione della Regione Lombardia, che dovrebbe impiegare su quest’opera 4 milioni di euro e che – inspiegabilmente – si è riservata di decidere, benché si tratti di una quota del tutto modesta». I Comitati ricordano anche che «se paragonato alle altre strade delle quali si discute in questi mesi (Pedemontana, BreBeMi, nuova Tangenziale Est esterna), il progetto è piccola cosa. Però è l’inevitabile completamento della S.S. 36, ormai da tempo trasformata in superstrada» e, aggiungo, è necessario realizzare questo intervento prima di costruire la Pedemontana (che sarebbe sia immissaria che emissaria per la Valassina), a meno di non voler mandare in corto circuito il nostro sistema viario e la viabilità dell'intera Regione. Che si chiama come il viale. Ma evidentemente l'omonimia è fuorviante.
Alfredo Viganò, assessore all'urbanistica del Comune di Monza, mi segnala la menzione speciale ottenuta dal Piano di governo del territorio nell'ambito del Premio europeo per la pianificazione urbana e regionale 2006. Riporto il testo ufficiale: «Il piano di governo del territorio per la città di Monza applica i principi di sviluppo sostenibile e integra tutti gli aspetti della pianificazione secondo la promozione dei criteri ambientali. Esso dovrebbe essere utilizzato quale riferimento per altri lavori quali pianificazioni, strategie o studi e - secondo il punto di vista delle Giuria - potrebbe essere particolarmente applicato a livelli regionali e nazionali". I certificati di premiazione saranno consegnati ai vincitori e ai meritevoli di menzione in occasione della Cerimonia VIP presso la Fondazione El Monte, calle Laraña 4, Seviglia (Spagna) mercoledì 16 novembre 2006 alle ore 11.00 [...]. Jan Vogelij Ángel (ECTP President) e Díaz del Río Hernando (AETU President)».
Vincenzo Consolo, in uno dei suoi straordinari libri, ha ripreso, nel titolo e nell'epigrafe, l'episodio dell'Odissea nel quale Ulisse, dopo la tempesta, approda naufrago nel Regno dei Feaci. Omero la racconta così: «... tra due folti cespugli si infilò, nati da un ceppo, l'uno di ulivo e l'altro di oleastro. Soffio di umidi venti non poteva con furia penetrarvi, né mai sole splendente li investiva coi suoi raggi, né la pioggia attraverso vi filtrava: tanto erano intrecciati l'uno con l'altro. Là sotto Ulisse si nascose; e subito si ammonticchiò con le sue mani un largo giaciglio: c'era un cumulo di foglie cadute...». Mi è sembrato uno spunto curioso per raccontare la giornata di oggi in cui si è celebrata la prima Festa dell'Ulivo a Monza, con il contributo dell'associazione Monza per l'Ulivo, dei Democratici di Sinistra e della Margherita. I due ceppi, quello istituzionale o quello selvatico, quello spontaneo e quello organizzato, si sono ritrovati e intrecciati, neanche si fosse trattato di una sponda mediterranea. Invece eravamo nel Parco e anche chi è più abituato alle querce - là numerose - si è ritrovato a confrontarsi con un arbusto in salute, vivo e capace di dare ospitalità e 'riparo' a Michele Faglia e alla sua candidatura a Sindaco per il mandato 2007-2012. E la cascina Costa alta, luogo di tante assemblee e di tanti ritiri del centrosinistra, oggi sembrava un po' una piccola Orvieto. Se l'olivo e l'olivastro, come vuole il testo omerico, si completano e si integrano, sarà più facile tornare a vincere. Come nel 1996. Come nel 2002.
Con il comandante Marcello Saponaro (Verdi) abbiamo presentato un'interrogazione urgente sul bando Ingenio, gestito da Finlombarda a sostegno del capitale umano impegnato nella ricerca, nella creazione d'impresa e nel trasferimento tecnologico. L'intento della nostra presa di posizione è di segnalare che il bando, nuovo strumento finanziario di Regione Lombardia, discrimina i cittadini e le imprese che non posseggono un sistema operativo Windows e la suite MS Office nella versione 2000. La modulistica prevista per partecipare impone, infatti, la compilazione di modelli costituiti da file in formato word2000 e con l'utilizzo di campi modulo e di macro vba, difficilmente leggibili da chi ha adottato sistemi operativi diversi. Si tratta di un evidente paradosso: proprio nelle discipline interessate dal bando, studenti, neolaureati, ricercatori e aziende sempre più spesso utilizzano altri sistemi operativi. Non di solo Windows...
Qualche giorno fa Agam ha inaugurato la sua centrale ad energia solare, un motivo per essere orgogliosi di essere monzesi. Una straordinaria iniziativa per qualità, per le sue significative dimensioni e per la velocità con cui è stata progettata e realizzata. Agam è partita meno di un anno fa e ha realizzato la sua centrale: l’impianto, che beneficia degli incentivi previsti dal conto energia, dovrebbe produrre intorno ai 50.000 Kw l’anno. I 300 pannelli fotovoltaici coprono quasi interamente il parcheggio della sede di Agam, sono del tipo a celle di silicio policristallino, e verranno monitorati - per la prima volta in Italia - con un innovativo sistema di telecontrollo satellitare, che verificherà il rendimento attraverso un'analisi delle radiazioni solari, così da poter individuare guasti e disfunzionamenti. Nei prossimi tre mesi a Monza entreranno in funzione altri due impianti: presso il Binario 7 in piazza Castello (come da noi chiesto tempo fa) e presso la struttura del Monzello. In un incontro di questa mattina, il presidente Giorgo Crippa e l'amministratore delegato Silvio Bosetti mi hanno parlato della loro idea di creare una sorta di showroom dell'energia solare presso la loro sede, aperto a amministratori locali, aziende e privati, che potranno così prendere visione dell’impianto e dare un riferimento concreto a chi volesse installare qualcosa di simile e, in generale, per la promozione del 'sole'. Credo che sia un’ottima idea e sarebbe bello se la Regione patrocinasse l’iniziativa, dandole un po’ di visibilità a livello lombardo. Anche perché - a livello lombardo - quello monzese è uno degli interventi in assoluto più importanti. Anche a Monza, da qualche giorno, c'è qualcosa di nuovo sotto il sole.
Vi ricordate la missione che chiamammo Sideways nell'Oltrepò? Andammo a vedere le cave di Borgo Priolo e Rocca Susella per portare all'attenzione della commissione Ambiente del Consiglio regionale due casi molti particolari: si trattava di cave ricavate - è proprio il caso di dirlo - nei vigneti della campagna pavese. Nel dibattito in Commissione è emerso che queste due cave non si faranno e verranno recuperate come previsto dalla legge regionale. Una piccola vittoria dell'ambiente e della ragionevolezza. Nel frattempo, la discussione circa il Piano cave della provincia di Pavia prosegue, non senza qualche sorpresa: sono spuntati due nuovi ambiti che non erano previsti né dal piano provinciale, né dalla Giunta regionale. E' il caso di indagare ancora...
Oggi raccontavo a un amico della vicenda del post precedente, Il doppino di Briosco. E ho scoperto dalla sua testimonianza diretta che, come lui, anche gli altri 1500 bascaprini, gli abitanti di Bascapè in provincia di Pavia, non hanno l'Adsl. A questo punto prendo il solenne impegno di raccogliere tutte le segnalazioni in merito dagli altri Comuni della Lombardia non raggiunti da internet se non via doppino...
Ho scelto questo titolo alla Piero Chiara per raccontarvi una storia lombarda. Siamo a Briosco, un piccolo Comune della Brianza collinare, nel cuore della Regione. Come ha segnalato più volte il sindaco, Andrea Folco, internet, nella cittadina brianzola, non arriva. Ovvero, c'è solo il modem a 56k, che se ti arriva un'email con allegato puoi stare lì anche delle ore ad aspettare che il tuo computer la scarichi. L'Adsl è un miraggio, a causa della vetustà della centrale locale della Telecom e a causa dello strano regime che hanno le telecomunicazioni in Italia. Dove convengono - al gestore - vengono promosse e diffuse. Dove non convengono, si va a 56k. Da un'indagine più accurata si scopre che il caso di Briosco è tutt'altro che isolato. Quasi la metà dei Comuni della Brianza non sono raggiunti interamente dalla rete Adsl. Succede a Besana, dove i problemi riguardano il centro cittadino. Succede a Carate, dove il problema riguarda le zone più lontane dal centro. La Regione sostiene che l'87% della popolazione lombarda è raggiunta da servizi evoluti. Ma in quell'87% dobbiamo contare i capoluoghi e le grandi aree urbane. I Comuni più piccoli, nelle zone montane come nella Bassa, si devono, spesso, arrangiare. La promessa di metterli tutti in rete entro il 2008 non sarà ovviamente rispettata. La nostra proposta è allora quella di promuovere alcune iniziative di segno contrario. Il lavoro di Teanet a Mantova e Cremona (lì il titolo, in positivo, sarebbe: il wi-fi di Curtatone, dal sapore risorgimentale hi-tech). Un progetto di ASM a Brescia per l'uso della rete elettrica per le telecomunicazioni. La possibilità che ogni Provincia, quando lavora ad una strada, si chieda se sotto passano la fibra o i cavi dell'internet veloce e, dove non passano, intervenga per far posare le canaline. Perché a Briosco un'azienda per scaricare un progetto deve aspettare tutto il giorno. Ed è un giorno buttato via.
A Milano, la realtà supera la fantasia. Si parlava di cessi da coprire tra Porta Romana e Porta Vigentina, giusto un attimo fa, e ora Sgarbi interviene spiegando che i cessi vanno coperti, mentre alla cacca va dedicata una mostra (il Manzoni non è Alessandro, ma Piero). "Con Oliviero Toscani - ha detto Sgarbi - organizzeremo una mostra sulla cacca: al Pac ci sarà una sezione sulla merda nell'arte mentre al museo della scienza ci sarà la cacca scientifica". I cittadini milanesi si chiedono se, per quella amministrativa, sia necessario rivolgersi a Palazzo Marino (chi di provocazione ferisce...).
Promessi Sposi, capitolo XXXIV. "Su queste notizie, il disegno di Renzo era di tentare d'entrar dalla prima porta a cui si fosse abbattuto; se ci fosse qualche intoppo, riprender le mura di fuori, finché ne trovasse un'altra di piú facile accesso. E sa il cielo quante porte s'immaginava che Milano dovesse avere. Arrivato dunque sotto le mura, si fermò a guardar d'intorno, come fa chi, non sapendo da che parte gli convenga di prendere, par che n'aspetti, e ne chieda qualche indizio da ogni cosa. Ma, a destra e a sinistra, non vedeva che due pezzi d'una strada storta; dirimpetto, un tratto di mura...". Renzo è spaesato di fronte alle mura della città. E di fronte alle mura, le mura spagnole, si sentono, al giorno d'oggi, spaesati tutti i milanesi. Soprattutto dopo l'ennesima incredibile uscita dell'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi: "Finché sono così - ha detto - le Mura Spagnole è meglio non farle vedere. Il loro stato di abbandono è di per sé uno scandalo, ma in più gli edifici retrostanti sono autentici cessi, sono peggio di quei cartelloni, che sono brutti, e delle pubblicità, più brutte ancora", dal momento che "i cartelloni occultano un doppio scandalo: le condizioni delle mura, e l'edilizia selvaggia e schifosa che sta dietro". E che un velo pietoso copra le brutture di Milano e le dichiarazioni del suo assessore.
Mentre rileggo i giornali sulla vicenda della scuola di via Ventura, come già in occasione dell'incredibile dibattito in Consiglio regionale sulla solidarietà a Ratzinger per via degli attacchi dell'islamismo radicale (risoltosi con una sorta di relativismo delle mozioni e la votazione di tre testi diversi per consentire a tutti di spararla più grossa), ho come l'impressione di trovarmi in un posto in cui l'irresponsabilità è premiata con l'elezione alle cariche più prestigiose. Tra il linguaggio da trivio, la più scandalosa incapacità di interpretare la complessità della società di oggi, la volontà sempre e comunque di banalizzare qualsiasi cosa accada e di dividersi in tifoserie da bar dello sport, viene voglia di scappare.
Da tempo difendo la scuola pubblica come un valore grande, «non negoziabile» direbbe qualcuno, occasione naturale di socializzazione e di crescita e, consentitemi un po' di retorica, fulcro di ogni politica della convivenza e dell'apertura agli altri. Da tempo penso che una società che interpreti correttamente le differenze non si debba chiudere in compartimenti più o meno stagni e che il comunitarismo sia in generale pericoloso: anzi, un vero e proprio ostacolo alla condivisione e alla conoscenza reciproca. Detto questo, considero inqualificabile la canea che ha accompagnato la procedura di autorizzazione della scuola araba di via Ventura. E, attenzione, in queste vicende le parole sono importanti: vanno misurate, confrontate, soppesate, corrette, con l'acribia dei filologi. E allora trovo davvero paradossale sentire osteggiare una scuola presentata come religiosa dai fautori più orgogliosi delle scuole cattoliche. Trovo ridicolo che venga contestato il bisogno di identità delle famiglie degli immigrati di cultura islamica da coloro che blaterano di identità in ogni occasione. Trovo stucchevole che i promotori della qualità aziendale della pubblica amministrazione - il sindaco Moratti su tutti - si nascondano dietro le lungaggini burocratiche, per non scontentare il leghista vicino di banco in giunta. E trovo vergognoso che tutti coloro che in questi anni hanno negato la possibilità anche soltanto di un'iniziativa a favore dell'intercultura (penso al governo regionale, preoccupato di finanziare le radici celtiche anziché di promuovere il confronto interculturale), oggi denuncino il rischio della auto-ghettizzazione delle popolazioni straniere di Milano. Si fossero comportati diversamente, avrebbero consentito di affermare nella nostra città e in questo povero Paese una maggiore maturità e consapevolezza del problema. Che tristezza.
Marilena Adamo risponde benissimo alle incredibili manifestazioni della Lega contro la scuola araba di via Ventura a Milano. Dice Marilena: "Prima di tutto, lasciate in pace i bambini. Di fronte ai toni assunti dalla polemica sull’apertura della scuola di via Ventura e al sit-in di protesta della Lega alla pervicace ricerca dello scontro, la prima responsabilità di noi adulti è quella di lasciar fuori i bambini dalle nostre discussioni. La seconda responsabilità a cui tutti i polemisti andrebbero richiamati è il rispetto della verità e l’aderenza ai fatti. E i fatti sono che 130 genitori egiziani organizzati nell’associazione Insieme, hanno dato vita a una scuola egiziana bilingue aconfessionale che ha sede in una struttura a norma (certificata da ASL e pompieri) e hanno dato formale comunicazione di avvio attività in attesa dell’autorizzazione - già richiesta - alle autorità competenti, che dispongono di 60 giorni per rilasciarla o negarla. Sarebbe davvero ridicolo che l’internazionalissima Milano non potesse sopportare una piccolissima scuola privata araba, come invece avviene in tutte le grandi città dell’Occidente". In effetti, a leggere i giornali di oggi, sembrava si trattasse di una scuola di Al Qaeda gestita direttamente dai terroristi. Due annotazioni ulteriori: colpisce che contro la scuola araba si schierino i difensori delle scuole confessionali (cattoliche) con un atteggiamento pregiudiziale che contrasta lo stesso articolo della Costituzione a cui si rifanno le scuole promosse da religiosi; e colpisce ancora di più il fatto che, come sempre, il mondo islamico è assunto en bloc, senza che si possa distinguere e interpretare un mondo complesso almeno quanto il nostro. Se la scuola dimostra di essere in regola, di garantire l'insegnamento delle materie previste dal nostro sistema scolastico, il nulla osta deve arrivare. Tutto qui. Il resto è sottocultura. Non musulmana. Tutta nostrana.
L'assessore Sgarbi risponde alle proteste contro i tabelloni pubblicitari delle mura spagnole con una dichiarazione che ha dell'incredibile: "E' transitorio per fortuna e quindi basta non transitarci davanti per il periodo dei lavori". Solo che i lavori dureranno, pare, tre anni. Per tutto questo tempo i milanesi sono pregati di fare la circonvallazione o un giro ancora più largo: presso la cerchia dei Navigli la giunta Moratti ha inaugurato il Museo del brutto. Forse, nell'attesa, nel periodo transitorio in cui la città sarà governata dalla giunta Moratti, conviene cambiare città...
Con Pierfrancesco Majorino siamo intervenuti sugli 89 cartelloni pubblicitari che sono comparsi lungo la cinta delle mura spagnole, in pieno centro, a Milano. Da Porta Vigentina a Porta Romana (e oltre, come in una vecchia canzone) una lunga teoria di cartelloni da togliere quanto prima. "Le mura spagnole avvolte dal materiale pubblicitario e Porta Romana impacchettata dalla reclame di un cellulare sono il segno più evidente e tangibile di quanto in questi anni - e pure in questi mesi di Giunta Moratti - la città abbia deciso di voltare le spalle al valore della sua storia. Ancora una volta ci troviamo di fronte a gesti ed atti che, nel nome dell'interesse privato, contribuiscono ad aumentare il degrado dello spazio pubblico. Il Comune di Milano invece di balbettare un prevedibile imbarazzo deve intervenire immediatamente, facendo ricorso a tutti gli strumenti a disposizione, per impedire questo scempio, trovando una soluzione affinché il reperimento delle risorse a sostegno di opere di recupero e restauro, non vada in alcun modo a 'cancellare' per un periodo tanto lungo - almeno tre anni - come quello ipotizzato nella vicenda in questione, la presenza di un monumento del valore indiscusso come le "mura spagnola. Per quanto ci riguarda faremo valere nelle sedi preposte la nostra posizione e sollecitiamo la Giunta ad intervenire immediatamente, per cercare di governare l’incredibile mercato pubblicitario fatto di insegne e tendaggi che ormai avvolgono la città, a partire dai suoi monumenti più prestigiosi. La bellezza di Milano, spesso evocata nella retorica del centrodestra che la governa da anni, inizia anche dalla 'pulizia' visiva ed estetica delle sue strade e dei suoi palazzi".
Pietro Redondi, professore ordinario di Storia della scienza all'Università Milano Bicocca, ieri sera su Radio Popolare lanciava una proposta di grande interesse per dare contenuti significativi all'Expo 2015 e alla candidatura milanese. Redondi ricorda come l'Esposizione universale del Sempione del 1906 fosse dedicata al lavoro (era l'anno della fondazione della Cgil) e all'energia, alla luce anche del grande movimento per l'elettrificazione che proprio a Milano aveva trovato sede. Si chiede quale potrebbe essere - alla luce di questo autorevole precedente - il tema dell'Esposizione del 2015 e lo individua nelle energie alternative e nella loro promozione. Mi sembra un'idea semplice e molto efficace: la questione energetica sarà sempre più critica nei prossimi anni e direttamente collegata agli stili di vita, alle modalità con cui si svilupperà la produzione di beni e di servizi, alla qualità della vita dei cittadini del pianeta, a partire dalle sue grandi aree urbane (per quanto riguarda la mobilità, innanzitutto, e la qualità degli edifici: vedi alla voce risparmio energetico). L'Italia ha uno straordinario ritardo in questo campo e anche la Regione Lombardia sarebbe costretta a rivedere in positivo i propri programmi, rilanciando progetti come quello del Polo per la mobilità sostenibile di Arese, per fare un solo esempio. La candidatura di Milano avrebbe così un significato alto e nuovo, intorno al quale costruire un percorso decisivo per la nostra area, influente anche sulle scelte politiche del quotidiano. E' fino ad ora la proposta più convincente - insieme forse a quella del ministro Nicolais di promuovere una candidatura congiunta Milano-Napoli - e credo che la Sinistra milanese dovrebbe farla propria e sostenerla nelle diverse sedi istituzionali, perché è importante che oltre ai contenitori, a Milano, si inizi a parlare anche dei contenuti.
Mentre a Orvieto si discute di Ulivo affrontando i temi politici di fondo e le questioni strategiche, per ridare fiato a un percorso 'vero' verso il Partito democratico, a Monza, più modestamente, si parla di Ulivo praticato. La prima Festa dell'Ulivo, in programma per sabato 14 ottobre, presso la Cascina Costa alta nel Parco di Monza (dalle 10 alle 17) sarà un'occasione importante per raccontare alla città l'esperienza dell'Ulivo monzese. Per la prima volta l'appuntamento - tradizionale festa dell'associazione Monza per l'Ulivo - vede la partecipazione e la promozione unitaria da parte dei Cittadini per l'Ulivo, dei DS e della Margherita. Monza si conferma città-laboratorio per il centrosinistra e mentre le liste civiche si moltiplicano in vista delle Comunali del prossimo anno e si ha l'impressione di una forte frammentazione del panorama politico locale, l'Ulivo offre un profilo di unità, l'impegno a lavorare insieme per quanto riguarda il versante politico e quello amministrativo, la volontà di presentarsi non come un cartello elettorale, ma come un momento di elaborazione unitaria e condivisa. Michele Faglia sarà l'ospite d'onore della Festa dell'Ulivo, per tornare - con i cuore, ma anche con la mente - a quella stagione del 2002 che rappresentò un momento importante per Monza e per tutto il centrosinistra, a livello regionale e nazionale. Con Faglia e l'Ulivo, si può vincere ancora. Il 14 ottobre lo ricorderemo, insieme alle decine e decine di persone che hanno condiviso e condividono questo progetto.
Se la collezione Terruzzi arrivasse a Milano (e a Monza)
In un articolo pubblicato da Il Giornale all'inizio di settembre si parlava della possibilità che la collezione Terruzzi fosse destinata a Milano, dopo l'impossibilità di un'ospitalità veneziana e lo 'scippo' di Palazzo Grassi.
L'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, confermava la notizia, citando un impegno a favore di una destinazione milanese della collezione anche da parte del ministro della Cultura, Francesco Rutelli (benché ancora si parlasse della concorrenza della città di Roma). Parlando delle possibili destinazioni milanesi, lo stesso Sgarbi citava la Villa reale di Monza come soluzione ideale.
La collezione, la più ricca raccolta privata di pittura del Settecento e dell'Ottocento italiano, quotata intorno ai 500 milioni di dollari, vanta numerosi quadri del Canaletto, Tiepolo, Sebastiano Ricci (noto en passant che, di quest'ultimo, l'opera Teodolinda fonda la Basilica è conservata proprio presso il Duomo di Monza) e altri.
Sarebbe importante, credo, discutere dell'eventualità che questa collezione sia destinata a Milano e, almeno in parte, alla Villa monzese. Carlo Bertelli sul Corriere estendeva la proposta ad altre ville del Milanese, ricordando al mondo politico un patrimonio spesso dimenticato (e non possono non venire in mente quelle briantee, sedi naturali per una ospitalità di alta qualità). Mi darò da fare nei prossimi giorni per verificare questa opportunità. Un'occasione importante per valorizzare il nostro patrimonio e per rendere più ricche e più belle le nostre ville e le nostre città.
Pareva strano: che Moratti fosse cambiata, che l'avessero riprogrammata dopo la nefanda esperienza da ministro e che da sindaco sembrasse trasformata. Seria, competente e, soprattutto, aperta al dialogo. Infatti, era un'illusione ottica: era troppo vicina all'inizio del mandato, per essere messa correttamente a fuoco. Ha iniziato con una letteraccia "a gioco fermo" indirizzata a Prodi sui finanziamenti a Milano: legittimo preoccuparsi per la propria città, ma dopo cinque anni di Berlusconi - con Moratti seduta nel Consiglio dei ministri più pazzo del mondo - un po' di umiltà o, quantomeno, di cautela sarebbe stata gradita. Ora apprendiamo che Moratti - dopo aver fatto capire che la vendita di Metroweb programmata da Aem era una mezza idiozia - fa marcia indietro. In una conferenza stampa chiarisce che si tratta di una rete ormai obsoleta, che le fibre ottiche sono sorpassate e che in sostanza l'operazione va bene così. Con buona pace non soltanto dell'opinione della minoranza, ma di larga parte della sua maggioranza. Non fa niente se l'acquirente ha sede in un paradiso fiscale e non è un partner strategico per il cablaggio, ma un fondo azionario. "E' strabiliante - osserva Marilena Adamo, capogruppo dell'Ulivo a Palazzo Marino - che dopo due campagne elettorali in cui Albertini prima e Moratti poi hanno enfatizzato Milano come la città più cablata del mondo, i milanesi scoprano oggi che questo cablaggio è un bidone! Se così è qualcuno dovrà pur prendersi la responsabilità delle s