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sabato, dicembre 30, 2006

La rincorsa (auguri)

«Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole». Per l’ultimo post dell’anno (o forse no, chissà che domani non mi venga voglia di aggiungere qualcosa...), Capossela mi viene ancora in soccorso per confessare - per così dire à la fin de l'envoi, come piaceva a Cyrano - che quello che si chiude è stato anche un anno di amarezze, di tensioni non raccontabili e di inutili cattiverie. Un anno abbastanza crudele, insomma, almeno un po' e almeno per me.
Come sapete, Formigoni, bontà sua, è rimasto in Lombardia, dopo sei mesi di finte e controfinte che nemmeno Ronaldo. Berlusconi, invece, ha dovuto cambiare casa, nella tarda notte di aprile in cui i voti per Prodi sembravano non bastare mai.
Nel frattempo, la Regione è invecchiata di un anno senza qualità particolari. Arturo Pérez-Reverte una volta ha scritto che non è importante che gli anni passino, ma è fondamentale darse cuenta che ciò accada. Non so se si può adattare questa riflessione ad un’istituzione, ma per la Regione il 2006 è passato così, quasi senza che ce ne accorgessimo.
Il 2006, del resto, è stato l’anno della sempiterna sconfitta milanese, l’anno della Cascinazza, quella che per noi è diventata la storia delle storie. E, per Monza, è stato un anno importante, che fa da preludio al 2007 delle Comunali, con un Faglia ancora più in forma di cinque anni fa.
E' stato un anno in cui ho scritto molto (non solo delle 'cose' regionali), un anno in cui ho scoperto l’Africa (grazie a Felice e Mario), ho girato un documentario, “fatto cose” di molto interessanti e “visto gente” che lo è anche di più. Per tutti, ad esempio, prendo Arturo, un grande e appassionato collega.
Per gli juventini (anche in senso esistenziale, come credo di essere), è stato l’anno del ‘solito’ scudetto, delle invereconde telefonate e della serie B: e anche questo vorrà pur dire qualcosa. E, alla luce di tutte queste vicende, poteva anche chiudersi così, il 2006, che nessuno si sarebbe più di tanto lamentato.
E, invece, invece no.
Infatti, una sera di luglio, in Germania, ma anche in Italia, perché è successo in tutte le case di tutti gli italiani, Alessandro ha fatto gol. Un gol nel sette, come piace a lui, con la palla colpita ‘sotto’ che gira verso il palo lontano. Non era il gol decisivo: l’aveva segnato Grosso due minuti prima; non era un gol ‘solo’ di Alex: l’aveva inventato Gilardino, su passaggio di Totti e rilancio di Cannavaro; ma quello che forse non sapete è che Alex, entrato a fine partita senza grandi speranze, si è fatto tutto il campo per ricevere la palla nelle vicinanze della porta tedesca: una rincorsa lunghissima, che a rivederla al rallentatore, con la telecamera dall’alto, non sembra neanche vera. O possibile. Una corsa disperata e però lucida, iniziata nella 'nostra' area e conclusa in quella avversaria, come se Alex avesse sempre saputo che la palla sarebbe finita lì e che l’avrebbe poi mandata a segno con un tocco da campione.
Morale: bisogna crederci, anche quando la rincorsa è lunga, anche quando il periodo non è dei migliori, anche quando tutto sembra già finito.
Capita così anche a me, per quanto riguarda "i cavallier" e "l‘arme" e "l'audaci imprese", certamente, ma anche per "le donne" e per "gli amori", che non mancano mai. Prendete Lei, per esempio. Voi, che non sapete chi è, non potete capire. Ma non è colpa vostra: non riesco a capire nemmeno io. Forse è anche per questo che è a Lei che dedico il 2006: perché l’ha reso leggero e dolce, contro tutte le previsioni. Come spero che facciate anche voi, nel 2007, cari 25 e-lettori di questo blog. Per quel che mi riguarda, come sempre, farò del mio meglio. E se la rincorsa non dovesse andare a buon fine, comunque, ci avremo creduto. E alla fine (notare il futuro anteriore) avremo vinto noi.
Tanti cari auguri a tutti,
pippo

postato da civati, 17:41 | link | commenti (1)

Nuvole in viaggio

Due libri per concludere l'anno, lasciando campo libero ai sogni. Il primo è Il piccolo trattato sull'immensità del mondo di Sylvain Tesson (in Italia pubblicato da Guanda). Tesson ha poco più di trent'anni, passati a scalare cattedrali e a inalberarsi e a viaggiare per il mondo, senza una meta precisa. In copertina la scritta «Voi siete qui» si perde tra le stelle: tanto per chiarire immediatamente che non sapere dove andare è un fatto piacevole, soprattutto se è raccontato, come in questo caso, da uno scrittore sapiente. La citazione: «I miei viaggi preferiti sono quelli durante i quali affronto la natura ad armi pari, senza motore, senza poter andare più in fretta di quanto la mia energia mi permetta di fare. Rivendico l'espressione by fair means. Gli inglesi l'hanno coniata per indicare la maniera naturale di scalare pareti senza ricorrere ai chiodi da roccia, usando solo mezzi leali: i piedi e le mani. Viaggiare by fair means significa andare a cavallo, a piedi, in canotto e persino in bicicletta (macchina meccanica, ma riscattata dallo sforzo). Spesso, quando avevo i piedi coperti di sanguisughe o mentre ero impantanato in un acquitrino, mi sono detto che si trattava di una questione di eleganza». Chapeau, monsieur Tesson. E una «questione di eleganza» ci introduce anche a Cloudspotting, la straordinaria Guida per i contemplatori di nuvole di Gavin Pretor-Pinney che sempre Guanda ci propone. Le nuvole sono pericolose: provocano dipendenza. Forse perché sono mutevoli per definizione, ispirate come sono dal vento (e dal caso). E inseguirle non si può, per la loro durata, per la loro impalpabilità e forse anche per la loro bellezza. Però si può provare a ritrarle, sorprendendoci come fece il Mantegna inserendo un cavaliere e un cavallo in una nuvola del San Sebastiano. Oppure ci si può ingegnare per definirle, come Amleto che, parlando con Polonio (e Scaramella, per una volta, non c'entra), si domandava se si trattasse di cammello, donnola o balena. Ma è una pretesa inconcepibile fermare le nuvole: conviene fermarsi, piuttosto, alla loro contemplazione. A volte, può bastare.

postato da civati, 11:50 | link | commenti

venerdì, dicembre 29, 2006

Sapessi che strano, una Multipla a metano

Andrea oggi mi è passato a prendere con la sua nuova Multipla a metano. Abbiamo molto scherzato sulla scelta dal punto di vista estetico (anche se il nuovo modello è più gradevole del precedente :), ma dal punto di vista politico non si può che apprezzare: con gli incentivi ecologici Andrea ha risparmiato molto e molto risparmierà sulla spesa per il carburante. E contribuirà in modo molto concreto alla lotta contro lo smog. La Multipla a metano, del resto, è un piccolo simbolo della storia lombarda recente: a ricordarcelo ci sono l'impianto di produzione collocato ad Arese nel lungo tramonto dell'Alfa e le timide scelte del governo regionale in questo campo. Andrea mi segnalava, ad esempio, che il sito della Regione che riporta la mappa dei distributori di metano per auto sul territorio lombardo non è aggiornato. Così non va (non solo la Multipla).

postato da civati, 20:23 | link | commenti

Della nave di Ulisse, il pendolare

Ultimi fuochi dell'anno 2006. Come non dedicare un pensiero (e un progetto) ai pendolari? Platone nel X libro della Repubblica, facendo spiegare a Er come funziona la trasmigrazione delle anime, dice che Ulisse, al momento di scegliere la propria nuova vita prima di ritornare sulla terra, la individuò in un modo del tutto particolare, molto diverso dagli altri: «si aggirò a lungo, alla ricerca della vita di un uomo qualunque senza preoccupazioni, e la trovò a fatica, relegata in un angolo, trascurata dagli altri. Non appena la scorse, la prese di buon grado, dicendo che non avrebbe fatto altra scelta neppure se fosse stata sorteggiata per prima». Ulisse non poteva sapere che la sua stella sarebbe volata verso un diretto proveniente da Sondrio e che si sarebbe così ritrovato 'pendolare' in un modo ben più prosaico ma molto simile alla 'vicenda' che l'ha reso celebre (del resto, Platone ci avvisa che la vita nuova dipende per lo più dalle vicende della vita precedente...). Il pendolare Ulisse si trova ad affrontare contratti di servizio non rispettati, ritardi clamorosi (poi uno dice che ci mette dieci anni a tornare a casa...), disservizi su tutta la linea (e su tutte le linee), affollamenti disumani, sporcizie d'ogni tipo, controllori inesistenti (a volte, proprio, Nessuno), financo il proliferare di insetti mitologici. L'impressione è che qualcuno, che chiude un occhio (forse perché ne ha uno soltanto?), governi il sistema ferroviario. La vita dell'«uomo qualunque senza preoccupazioni» si trasforma allora in un'odissea contemporanea, ogni giorno, come quella dell'altro Ulisse, quello di Dublino. Credo sia venuto il momento di lanciare un'offensiva precisa, prima che la nave ferrata faccia naufragio definitivamente o prosegua quell'incantesimo della maga che costringe i nostri politici a parlare solo di strade e mai (e poi mai) di servizio ferroviario (e recentemente ha fatto bene a lamentarsene Gianni Confalonieri, senatore brianzolo molto attento). Un'offensiva che Legambiente ha già lanciato, chiamandola Pendolaria e che è descritta in un bel blog (ilpendolare.com): ora tocca alla politica ripartire dallo stanziamento previsto dalla finanziaria del governo Prodi (un primo passo), per ridare dignità a un'intera popolazione viaggiante. E, allora, leggiamo da Il pensiero pendolare di Francesca Rigotti, un bel libro pubblicato per i tipi del Mulino, che a un certo punto dice: «stanno tutti interferendo nella vita del pendolare esercitando un dominio, per quanto minimo o involontario, che lo priva di una quota piccola ma significativa della sua libertà». E del suo tempo: «si provi a sommare tutti gli intervalli di tempo di vita sottratti ogni giorno a tutti i viaggiatori da treni che arrivano - come alcuni - sempre, ogni giorno, senza eccezione, in ritardo, e vi troverete di fronte a una cifra impressionante». Nel 2007 lavoreremo con denunce mirate e precise proposte per recuperare il tempo perso: quello di ciascuno, quello di tutti.

postato da civati, 19:39 | link | commenti
regione

L'anno che verrà

Su Onemoreblog, un anonimo lombardo dice la sua sul prossimo anno: un almanacco semiserio da gustare, nella speranza che le cose non vadano proprio così. Per aspera, ad astra, insomma, o viceversa...

postato da civati, 02:33 | link | commenti

Il tempo del 2007

Trezzo d'Adda, qualche minuto fa. Vinicio Capossela al pianoforte e il suo augurio per il 2007. Lo riporto, perché è perfetto: «Ma ancora proteggi, la grazia del mio cuore, adesso e per quando, tornerà nel tempo... il tempo per partire, il tempo di restare, il tempo di lasciare, il tempo di abbracciare».

postato da civati, 02:28 | link | commenti

giovedì, dicembre 28, 2006

Un 2007 Wi-Max

Non è stato facile, ma alla fine Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, e Arturo Parisi, ministro della Difesa, hanno trovato un accordo. Le frequenze Wi-Max attualmente in capo alla Difesa saranno progressivamente cedute alle Comunicazioni. Ciò significa che sarà finalmente possibile coprire tutto il territorio nazionale con un servizio internet veloce e al passo con i tempi. Anche nelle zone rurali, anche in montagna. E' una decisione di straordinaria importanza, che segna il tratto riformista di questo governo e che ci consente di recuperare i ritardi clamorosi del nostro Paese (e della nostra Regione: il solito piano strategico di Formigoni era rimasto lettera morta, come sempre). Buone notizie, quindi, per Briosco, per Bascapè, per tutti quei Comuni - da ultimo Solaro - che mi hanno segnalato in questi mesi i loro problemi di connessione. Ora si tratterà di sfruttare la gamma di frequenze liberate e destinate finalmente a usi civili, e vigileremo perché questo accada, presto e bene, anche in Lombardia. Perché tutti vedano riconosciuto un loro preciso diritto.

postato da civati, 09:31 | link | commenti
diritti, regione

mercoledì, dicembre 27, 2006

Blog! Adotta un politico a distanza

Qualche settimana fa, Giorgio Lonardi, caro amico giornalista di Repubblica, mi ha segnalato blog! un libro di David Kline e Dan Burstein (pubblicato da Sperling & Kupfer e Egea), il cui sottotitolo, come si suol dire, è già tutto un programma: La rivoluzione dell'informazione in politica, economia e cultura. Un'indagine sul sistema dell'informazione negli Stati Uniti di grande interesse anche per noi e per capire quello che ci sta per accadere. Qualche giorno dopo, Time usciva con la copertina dell'uomo dell'anno dedicata ai blogger e al cittadino digitale: uno schermo di un computer e la scritta "You" in cui tanti hanno voluto riconoscersi. Oggi, dal sito di Grillo, leggiamo della veemente lettera-protesta di Maria Fida Moro, che proprio a Grillo e al suo blog si affida per rendere giustizia alla memoria del padre. D'altra parte, un'inchiesta de l'Espresso di qualche settimana fa denunciava la desolante crisi d'aggiornamento di blog e siti dei politici italiani. Tutto ci dice che il blog è uno strumento da indagare e da trattare con cura. Personalmente, ho iniziato qualche anno fa, quando non era ancora di moda: mi sono servito del blog in campagna elettorale e ho pensato che potesse continuare, questa esperienza, per mantenere un collegamento con gli elettori e con gli amici (e anche con la realtà). Ho scoperto, però, che i post hanno molti più e-lettori di quanto potessi immaginare, persone che leggono e che prendono nota, e che alla prima occasione mi chiedono conto di quello che scrivo. E che i suoi contenuti viaggiano per la rete, autonomamente, ripresi e replicati su altri siti, spesso, per altro, senza citare la fonte (anche questo fa parte del gioco). Un modo come un altro per accorciare le distanze e per moltiplicare il messaggio, senza alcun costo, se non la pazienza, molto maggiore per gli e-lettori che per chi vi scrive, che ha piuttosto il piacere di essere 'adottato', 'a distanza', da amici più o meno noti. So far, so close, insomma... fino al prossimo post.

postato da civati, 16:59 | link | commenti
diritti

Imby 2007

Le rinnovabili per rinnovare la politica, questo potrebbe essere lo slogan del 2007. Sì, perché in Consiglio regionale la maggioranza, nell'ambito della discussione sul bilancio e sulla finanziaria 2007, ha fatto strame del nostro emendamento sulla Kyoto lombarda, sulla promozione delle fonti alternative di energia, sulla necessità di darsi obiettivi certi per quanto riguarda le emissioni inquinanti. E, allora, rilancio: facciamo ripartire ("dal basso", come si suol dire) il progetto Imby, l'inverso di Nimby. I giovani confindustriali lo chiamano Pimby: «Please, in my backyard». Il senso per loro è molto diverso, ma la sigla va bene anche così. La sostanza è che siano gli enti locali a darsi da fare, a mettere a bilancio investimenti sulle rinnovabili, a studiare con le aziende dell'energia, locali e nazionali, soluzioni più avanzate, per collocare nel proprio territorio strutture che producano energia pulita. A Monza, Comune e Agam lo stanno facendo, con il solare e con il mini-idroelettrico. A Bolzano, il Comune da tempo ha affidato i tetti dei propri stabili perché siano utilizzati per la produzione di energia solare. Sono personalmente a disposizione, e così il gruppo regionale dei DS e dell'Ulivo, per indicare soluzioni e suggerire interventi ai Comuni che fossero interessati, anche alla luce delle novità introdotte dal governo Prodi e dall'iniziativa del ministro Bersani. Crediamoci.

postato da civati, 09:46 | link | commenti
regione

martedì, dicembre 26, 2006

L'immagine e la realtà (e viceversa)

Avevo accennato in un post di qualche giorno fa alla Arendt e al suo La menzogna in politica. E' il caso di riprenderne alcuni contenuti. Il saggio è del 1972 (Marietti lo ha appena pubblicato) e prende le mosse dal commento ai Pentagon papers, documenti riservati del Pentagono, nei quali si ammetteva la perfetta inutilità della guerra in Vietnam e della strategia americana nel Sudest asiatico. Leggendolo ci si rende conto delle incredibili analogie con l'attuale situazione irachena e di un dato che è divenuto, negli ultimi anni, decisivo per la vita delle nostre democrazie: le 'futili' questioni di immagine sono più importanti non solo della ragionevolezza delle iniziative politiche, ma financo della Realpolitik. E' più importante, cioè, "salvare la faccia" che dare risposte e soluzioni credibili o, ancora, giustificare una politica, piuttosto che prendere atto degli effetti negativi a cui essa ha portato. C'è una premessa teorica da fare: è l'immaginazione che ci consente, dice Arendt, di «cambiare i fatti» ed è la stessa immaginazione che ci porta «alla deliberata negazione della verità fattuale». La menzogna è, per certi versi, coessenziale alla politica, in quanto parte dell'azione e facoltà della libertà di agire. Ma è proprio questo che ci fa riflettere: come precisa la curatrice, Olivia Guaraldo, «l'antitesi politicamente più pericolosa non è quindi quella che oppone il vero al falso (distinzione logica) ma quella che sostituisce il reale al fittizio»: un processo che consiste «nella deliberata volontà di trattare le verità di fatto - le numerose e dettagliate informazioni che provenivano dal lavoro di intelligence sul campo - come se fossero opinioni, al fine di accreditare una teoria che con quei dati di fatto cozzava prepotentemente». Ecco, comparire la politica dei problem-solver di professione, rastrellati nelle università e destinati a think tank dove mettere in campo le proprie game theory, in una logica auto-normativa e, quindi, perfettamente auto-rappresentativa. «Non avevano bisogno dei fatti né di alcuna informazione; avevano una "teoria" e tutti i dati che non vi si adattavano venivano ignorati o negati»: la pubblicità kantiana (e, oggi, habermasiana) dell'opinione in politica, va a farsi benedire. E si rende possibile quel processo, mirabilmente illustrato da Bachelard, della perfetta confusione e sostituibilità tra realtà e fiction (l'11 settembre, per esempio, oppure, all'inverso, le famose "armi di distruzione di massa" che non c'erano, ma proprio perché non c'erano, ci sono state, eccome, nelle vicende del mondo degli ultimi anni). Rimane così solo il problema dell'immagine, che per altro è lontana dal sovvertire il dato politico (leggi: vittoria di Bush, autunno 2004). Come disse il McNamara ripreso da Arendt: «L'immagine (picture) della più grande superpotenza del mondo che uccide o ferisce gravemente un migliaio di civili alla settimana, mentre cerca di sottomettere una piccola nazione arretrata sulla base di una questione i cui meriti sono altamente controversi (hotly disputed), non è delle più belle». L'immagine, appunto.

postato da civati, 13:30 | link | commenti

Giordano Bruno e la posta elettronica

In questi giorni di vacanza, oltre a panettoni d'ogni tipo, vini che frizzano, salmoni che risalgono la corrente e le tavolate, cioccolatini ben più che affettivi, e soprattutto fiumi di amici cari trascurati nel corso dell'anno, mi sto occupando di Giordano Bruno per un piccolo saggio. In particolare, mi sto appassionando all'aspetto vicessitudinale, al cambiare del cielo, alla renovatio e al ritorno alle antiche sapienze. E allora buio e luce che si alternano, l'oblio che lascia posto alla reminiscenza, la Fenice... E, mentre leggevo e scrivevo di questo, mi si è cancellato l'intero patrimonio di email conservate fino ad oggi con diligente cura, per via di un errore irreversibile del sistema, che interrompe il ciclo bruniano e che smentisce le magnifiche sorti del Mac. In altri tempi, aver perso tutta la corrispondenza, mi avrebbe sprofondato in una sorta di cremnofobia, la paura di essere lì, sospeso nel vuoto, con sotto un precipizio. E, invece, questa volta, penso che faccia bene, ogni tanto, lasciar perdere. Alla fine dell'anno, qualcuno brucia la Vecchia, ad altri si cancella la posta elettronica. E' un modo come un altro per portare nel 2007 solo quello che conta: il resto è il caso di viverlo.

postato da civati, 13:02 | link | commenti

lunedì, dicembre 25, 2006

Natale

La commossa manifestazione di ieri, che ha salutato la salma di Welby, è l'immagine di questo Natale. Come lo è la lettera di Veltroni e quella corona "il sindaco di Roma" che dimostra che ancora c'è qualcuno in Italia che dice (e fa) le cose in cui crede, anche se qualcuno avrà certamente da ridire. E' il Natale di chi soffre, di chi non ha rimedio, a cui dovrebbe andare la pietà di tutti. Senza strumentalizzazioni, senza prese di posizione, senza chiusure di sorta. "Naturalmente", verrebbe da dire, in un periodo in cui il concetto del "secondo natura" viene continuamente malinteso e ridotto a slogan. Che sia, perciò, un buon Natale per tutti quelli che cercano e si interrogano sul significato della vita, senza pregiudizi, senza preclusioni. Auguri di cuore.

postato da civati, 16:42 | link | commenti (2)

domenica, dicembre 24, 2006

Sulla seggiovia con Al Gore

Mi chiama un amico e mi dice: perché non vieni su a Ponte che andiamo al Tonale a sciare prima dell'ultimo dell'anno? Volentieri, dico io. Siccome è un periodo di coincidenze (alcune dolci, altre amare, ma tutte apparentemente molto significative) la telefonata mi arriva mentre sto sfogliando il bel libro di Al Gore Una scomoda verità. E nel libro di Al Gore (p. 59), in cui si parla con chiarezza e puntualità del problema dei problemi, il riscaldamento globale, una foto presenta l'arretramento del ghiacciaio dell'Adamello - dove ci si fa una sciata prima dell'ultimo - comparando le immagini del 1880 a quelle del 2003. Un arretramento impressionante, che da solo ci consente di comprendere che se andiamo avanti di questo passo (come, per altro, stiamo facendo con una spensieratezza alla Titanic) la sciata dell'ultimo assume un significato inquietante, da fine del mondo. Poi la neve si spara, certo, e tutto passa: un po' come in Lombardia, dove si 'sparano' le dichiarazioni roboanti e, passata la retorica delle campagne ambientali, dei fantomatici piani anti-smog e delle conferenze stampa più irresponsabili di tutti i tempi, ogni anno, la situazione è un po' peggio di quella dell'anno precedente. Per capirlo, date un'occhiata alle montagne: per valutare la qualità del dibattito politico, valgono di più di tanti sondaggi.

postato da civati, 11:50 | link | commenti
regione

I fatti e i camaleonti

Scusate, ma questa volta non sarò breve. Perché il tema è importante e attualissimo. Leggere infatti la riflessione di Hannah Arendt sui Pentagon papers (Marietti) e il libro di Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti (il Saggiatore), proprio mentre è in corso lo sciopero dei giornalisti della carta stampata e delle agenzie è di per sé significativo. Ho già scritto che qualche giorno senza l'attualità può anche fare bene: la distanza consente paradossalmente di avvicinarsi di più alle 'cose' e alla loro comprensione. Il problema però è molto complesso e va indagato. Innanzitutto, con la denuncia precisa che il precariato nel mondo del giornalismo è, se è possibile, ancora più grave che in altri settori, perché attiene non solo i diritti del lavoratore, ma i contenuti della sua stessa professione (e la sua professionalità): un giornalista senza contratto (che fa rima con: "sotto ricatto") è un giornalista tutt'altro che libero, esposto com'è alle pressioni dell'editore e di coloro di cui scrive. Il problema è, che così, il sistema dell'informazione sembra non 'tenere' più. Della Arendt dirò in specifico post, perché nel suo Lies in politics si parla soprattutto delle responsabilità della politica. Il testo di Travaglio - forse il suo libro più bello - è invece in straordinaria relazione con quanto sta accadendo: si parla del non-giornalismo all'italiana, del parlar d'altro, delle bufale confezionate a ripetizione (vere bufalae bufalarum), dei Telekom servi, dei 'camerieri' di ogni schieramento. E della cosa più inquietante, e cioè che non si parla più dei fatti, ma delle opinioni: commenti interessati, veline e 'dritte', financo quelle ispirate dai servizi deviati (comparse per altro su uno dei due giornali inopinatamente in edicola anche oggi). Siamo nel Paese delle piazze oscure (un tempo Fontana e oggi Alimonda), delle vergognose commissioni speciali che confondono invece di chiarire, degli inqualificabili teatrini in cui le maschere si chiamano Scaramella e Betulla, di figure ambigue pronte a servire il miglior offerente, neanche si trattasse di un Goldoni allucinato e allucinatorio. Un intero mondo al servizio di un giornalismo che non è più giornalismo e di una politica che non è più tale, che si esprime con un linguaggio ermetico (leggete anche Bocca, accidenti!) che non ha più alcun riferimento con la realtà e spesso con il concetto stesso di informazione. E allora ha ragione Biraghi, inventore di Onemoreblog: meno male che ci sono gli spazi autogestiti sul web, dove l'informazione può essere imprecisa, ma dove i nodi vengono al pettine molto prima e molto meglio che nelle auliche redazioni di una certa stampa nazionale. Ma non è colpa del giornalismo: come per la classe politica, anche per l'informazione vale il vecchio adagio che si tratta dello «specchio del Paese». Un'Italia dove funziona perfettamente la frase di Groucho Marx che Travaglio assume quale ironico manifesto: «Il camaleonte ha il colore del camaleonte solo quando si posa su un altro camaleonte». Auguri.

postato da civati, 10:24 | link | commenti (2)
diritti

sabato, dicembre 23, 2006

Aria di neve

Preoccupati per le polveri sottili, non si apprezza nemmeno quell'aria di neve, e quelle giornate splendide, fiammeggianti di sole e di azzurro, di questo periodo di festa. E, allora, è romantico anche lo sciopero dei giornalisti - e delle notizie, e delle polemiche, e dei pensieri che si bruciano in poche righe: una pausa che ci invita a fermarci in una notte placida e morbida, mettendo tra parentesi le cose di cui ci riempiamo la vita e di cui scopriamo di poter fare tranquillamente a meno. Ne rimangono solo alcune: quelle che ciascuno di noi ha nel cuore. E' la verità.

postato da civati, 11:12 | link | commenti (1)

Dove finiscono gli alberi di Natale?

Non è una domanda oziosa. Cliccate: qui.

postato da civati, 09:59 | link | commenti

Da Barcellona a Brescia, ridurre la velocità

Barcellona, dicembre 2006. Il piano per ridurre le emissioni inquinanti, presentato nel maggio di quest'anno, punta su 77 interventi ad ampio raggio, tra i quali ne spicca uno: limitare la velocità a 80 kmh in una zona molto vasta della regione, che riguarda 40 comuni, per abbassare i livelli di inquinamento. L'assessore al territorio e alle opere pubbliche, vale a dire el conseller de Política Territorial i Obres Públiques, Joaquim Nadal (il loro Cattaneo), fa sapere che non è del tutto d'accordo, perché pensa sia il caso di limitare l'intervento soltanto ai punti critici, di maggiore impatto. Sembra una posizione equilibrata, che ci dice che probabilmente a Barcellona, in alcuni tratti del sistema viario e in alcune condizioni di particolare concentrazione delle polveri sottili, si ridurrà le velocità. Ettore Brunelli, mitico assessore di Brescia, segnala da tempo che lo stesso provvedimento andrebbe adottato in Lombardia: per Brescia, significherebbe ridurre l'inquinamento di una percentuale tra il 10 e il 20%, soltanto passando ai 90 kmh. Però, in Regione, non se ne parla. Come per il ticket per Milano, ogni cosa apparentemente impopolare viene subito lasciata cadere. Peccato non vivere in Catalogna.

postato da civati, 09:30 | link | commenti
regione

Ici a Monza: pagare tutti e, quindi, pagare meno

La storia delle tasse a Monza conferma che, se le imposte le pagassero tutti, potrebbe diminuire decisamente la quota fiscale di ciascuno. Da cinque anni a questa parte, a Monza, sono stati recuperati 5 milioni di euro di evasione dell'Ici. Un dato importante e decisivo, perché consente ora di ridurre l'aliquota Ici sulla prima casa dal 5 al 4 per mille, in un'ottica di equilibrio contabile ma anche di grande equità nei confronti dei cittadini. Altri, come Moratti, avevano promesso in campagna elettorale la quasi-cancellazione dell'Ici, trovandosi poi nell'impossibilità di adottare un provvedimento di questa natura. Noi, a Monza, preferiamo così: fare le cose per bene, quando sono impopolari ma necessarie, quando sono popolari e giuste.

postato da civati, 08:59 | link | commenti (2)
monza

giovedì, dicembre 21, 2006

L'Anonimo lombardo presenta... la cascina del Maradagàl

Dopo gli auguri, il regalo di Natale. Come ricorderete, Michele Serra si dilettava scrivendo straordinari ‘falsi’ d’autore. Gian Maria Bartesaghi, cittadino lombardo rigorosamente anonimo, propone un verosimile Gadda per descrivere la vicenda della Cascinazza e l’epopea dei Bertoloni. Un racconto da non perdere.

postato da civati, 12:22 | link | commenti
regione, monza

4 salti: buone notizie dal Villoresi

Su Il Cittadino di oggi, l'assessore Viganò rilancia sulle 4 mini-centrali elettriche che verranno collocate presso i 'salti' del Canale Villoresi. C'è finalmente il via libera della Regione - per il quale mi ero attivato presso l'assessorato e presso la direzione competente - e la prossima primavera il progetto dovrebbe concretizzarsi. Il canale a Monza conosce un dislivello di 22 metri, i salti sono quattro, l'impatto ambientale delle centrali minimo, perché tutti gli impianti saranno sotterranei. La produzione di energia sarà di 6 milioni di kwh all'anno. Monza si rinnova con le rinnovabili, potremmo dire. Dopo l'investimento sull'energia solare di Agam (l'impianto pubblico più grande della nostra regione), ci proviamo con il buon vecchio idroelettrico. Un impegno da approfondire nella prossima legislatura.

postato da civati, 10:06 | link | commenti
regione, monza

Profezia 2007: la stella dei pendolari, la peppola e il cacciatore, una regione senza confini (auguri!)

Inutile dirvi che sto continuando a ricevere una valanga di bigliettini natalizi gentilmente inviatimi a spese dei contribuenti da tutti gli amministratori del regno: la mia proposta di moratoria non ha avuto seguito. Noi che siamo democratici e anche un po' di sinistra gli auguri ve li facciamo on-line. Li trovate a questo indirizzo.

postato da civati, 08:32 | link | commenti

mercoledì, dicembre 20, 2006

Interramento FNM Seveso: una vittoria dei cittadini 

Comunicato stampa. È stato approvato dal Consiglio regionale un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale sull’interramento della tratta delle Ferrovie Nord nella città di Seveso. Hanno votato a favore i gruppi dell’Unione e la Lega, ma il voto, finito 43 a 16, ha spaccato le altre forze del Centrodestra. “Avremmo preferito l’approvazione dell’emendamento da noi proposto che non avrebbe lasciato spazio a dubbi – dichiara Giuseppe Civati, consigliere regionale Ds – ma siamo soddisfatti per il risultato ottenuto, che impegna la Giunta a dare il via alle procedure per lo studio di fattibilità dell’interramento. Dispiace che si siano dichiarati contrari alcuni assessori, tra i quali Massimo Corsaro di AN che ha definito l’ordine del giorno uno strumento capace solo di creare false attese. Ora ci auguriamo che la Giunta non faccia orecchio da mercante e sappia dare seguito al mandato chiaro e preciso del Consiglio”.

postato da civati, 19:15 | link | commenti (1)

Scatoloni o metri cubi?

Ricordate la celebre campagna pubblicitaria di una nota azienda di supermercati? Tenetela presente anche per capire cosa sta accadendo a Monza. Infatti, c'è chi a Natale riceve pacchetti natalizi e chi riceve scatole di emendamenti al nuovo Piano urbanistico. Così succede all'amministrazione di Monza: cliccando qui ve ne potrete fare un'idea. Gli emendamenti fotografati sono soltanto la metà del totale: guardate le scatole e pensate ai metri cubi a cui corrispondono. Per ciascuna ce ne sono più di centomila, il totale è di 1,5 mln e forse più: quelli previsti dal piano Piccinato del 1971 che rimarrà l'unico Piano se non verrà approvato il Piano di governo del territorio. Gli emendamenti della destra servono a questo. Sotto l'albero, a Monza, ci sono scatole che sembrano metri cubi...

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martedì, dicembre 19, 2006

Cantalupo in favola

La Cascina Cantalupo è una struttura che l'amministrazione Faglia ha voluto recuperare per dotarla di importanti servizi: casa per mamme e minori inviati dai centri sociali, un pensionato femminile, uno spazio dedicato agli anziani. Oggi la Cascina è stata inaugurata, con la partecipazione della parte migliore della città, a cominciare da quella Cooperativa per Monza 2000 che è stata la vera protagonista di questa sfida. Una lunga storia, iniziata ormai dieci anni fa, che ha visto anche momenti molto sgradevoli: la Lega, temendo gli immigrati ospitati nel centro di accoglienza, quand'anche donne e bambini, avvolse di filo spinato l'area, per dare una risposta brutale ai fenomeni migratori (e oggi dice che lo farebbe ancora, complimenti!). Nel frattempo il progetto è cresciuto, grazie alla solidarietà di tanti, imprenditori, fondazioni, cittadini. Anche la Regione diede un contributo cospicuo: oggi però all'inaugurazione non c'era nessuno. Fatto inusuale (non si perderebbero un'inaugurazione neanche con la neve), che la dice lunga sui condizionamenti politici e sulle preoccupazioni che nutre il centrodestra lombardo nei confronti della nostra città (forse qualcuno ha anche pensato che la Cantalupo fosse vicina a quell'altra Cascina...). Una città che ha, dalla sua, una dignità, che oggi è emersa con forza, alla Cascina Cantalupo.

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regione, monza

lunedì, dicembre 18, 2006

Alle falde del Kilimangiaro, a Lissone, tra cedri e metri cubi

Poteva mancare Lissone tra i «luoghi camuni 2006»? Certo che no. La mitica cittadina dell'arredamento è infatti al centro di polemiche e tensioni di non poco conto, in vista del rinnovo dell'amministrazione comunale previsto per il prossimo anno. Innanzitutto, si parla di cedri del Libano: due alberi di piazza Libertà che il Comune vorrebbe tagliare senza alcun motivo valido - se non quello di rappresentare, attraverso un labirinto di siepi, l'antica struttura della villa già sede del municipio. Due cedri diventati famosi, di cui si è occupata Licia Colò in diverse puntate della sua trasmissione, e che stanno diventando il simbolo di una politica molto poco 'verde' dell'amministrazione a guida leghista (il verde padano si conferma ancora una volta molto diverso dal verde ambientalista). Il sindaco Fossati spiega: i cedri non sono autoctoni e possono anche essere eliminati in ragione della loro «provenienza esotica»: a volte la realtà leghista supera la fantasia (e la satira). Come se altre essenze 'brianzole' non fossero di derivazione straniera, addirittura extracomunitaria. Pensiamo al gelso, il 'moron' da cui prese il soprannome, secondo un'etimologia tanto incerta quanto suggestiva, Ludovico il Moro: bene, il gelso è originario dell'Asia centrale. Oppure alla magnolia, che viene dall'America: siccome ne sorge una vicina ai cedri libanesi (hezbollah?), che facciamo, abbattiamo anche quella? Mentre il borgomastro s'interroga, in questo mite inverno lissonese, fioccano i metri cubi: 250.000 tra la città e la frazione di Santa Margherita, ad esempio, a tappezzare di cemento tutti i campi rimasti liberi lungo la Valassina. Sorge un comitato alla settimana - l'ultimo in ordine di tempo è rappresentato dagli abitanti della zona al di là del ponte - e si parla di numerose liste civiche pronte a dare battaglia alla giunta del cemento. Ne parleremo ancora di questa Lissone che abbatte gli alberi e li sostituisce con palazzi: una città che rischia di aumentare di 1/3 in pochi anni, grazie a una politica urbanistica che ricorda quella della ricostruzione post-bellica. La città del legno, degli alberi, del mattone, in cui i metri cubi arrivano a catinelle, come se piovesse (infatti, fuori, piove).

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sabato, dicembre 16, 2006

Il fantasma del Braghettone

E' il titolo del capitolo conclusivo di Contro Ratzinger 2.0, l'upgrade del libello anonimo uscito qualche giorno fa per i tipi di Isbn. Il Braghettone, al secolo Daniele da Volterra, com'è noto, è l'allievo di Michelangelo incaricato di «immutandare gli ignudi» della Cappella Sistina e l'anonimo autore lo cita per commentare due episodi del 2006 che hanno dell'incredibile. Il primo è il convegno dei giovani industriali svoltosi a Santa Margherita Ligure all'inizio di giugno, dedicato all'impegnativo tema L'Economia dell'Uomo: sul palco e sulla brochure del convegno campeggiava l'Uomo vitruviano di Leonardo, ma non integro, bensì evirato con la gomma digitale di Photoshop (pazzesco!). Il secondo episodio riguarda la pubblicizzazione del primo volume del libro, osteggiata dal Comune di Roma perché la scritta Contro Ratzinger è parsa inopportuna agli uffici preposti (pazzesco!/2). Basterebbe questo a farci riflettere, ma il libro ci offre altri spunti su cui è il caso di soffermarsi: oltre a una lettura ragionata della lezione di Ratisbona (quella in cui Ratzinger ha liquidato l'islamismo come religione violenta e perfettamente irrazionale), un'interessante analisi è dedicata ad una sorta di alleanza tra i tradizionalismi di questo o quel segno, apparentemente contrapposti e in realtà solidali tra loro in una critica comune alla modernità. Scrive Ratzinger in occasione dell'incontro del 25 settembre con i rappresentanti dei Paesi musulmani: «In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assoluto bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa». Dietro le parole distensive, l'Anonimo vede un disegno preciso e parla di «santa alleanza» contro le 'pretese' della cultura laica e scientifica, contro quello che Ratzinger definisce senza indugi «fanatismo», quella tradizione che ha condotto l'Occidente alla «decadenza». Vedremo se Benedetto XVI svilupperà questa argomentazioni. Per ora ci tocca rilevare che è un tema di fondamentale importanza per la comprensione del dibattito politico e culturale a cui stiamo assistendo e a cui partecipiamo con sempre maggiore preoccupazione.

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Aurelio, ripensaci!

Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell'Arcigay, non vuole più rinnovare la tessera dei DS, deluso e amareggiato per le dichiarazioni del segretario Fassino (invero un po' parziali e non del tutto informate) sulle coppie omosessuali. Il mio è un vero e proprio appello, perché il caro amico Aurelio, uno dei migliori dirigenti politici della Sinistra italiana, ci ripensi. Sappiamo quanto sia difficile sopportare i distinguo, i 'ma' e i 'però' di una classe politica che non riesce a comprendere le trasformazioni della società e si avventura in sottili distinzioni tra quelli che ci paiono diritti e ci vengono invece presentati come se fossero soltanto delle pretese. Personalmente credo che la legge sui Pacs sia una priorità di questa legislatura e di questa maggioranza di governo, e trovo inaccettabile il tono omofobo che risuona in molte ampollose riflessioni. So che Fassino, su questi temi, è in buona fede e ha dimostrato coraggio e determinazione: diamogli un'altra possibilità. La strada verso la dignità di tutti è lunga, ma sappiamo di doverla percorrere.

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diritti

Borsettate

Ieri sera, tra un'iniziativa e l'altra, ascoltando in una breve pausa il Rondò all'ungarese di Haydn, mi sono addormentato. Erano le 7 passate e avevo ancora tre iniziative da onorare prima della fine della settimana (che per altro è tutt'altro che finita: oggi si è lavorato e domani ci si vede a Lissone, per i due cedri, tanto per dire). Ho sognato cose strane, finché non sono stato svegliato da un segretario di sezione che mi stava aspettando per il congresso del partito. Bene. Ho guardato quante telefonate avevo ricevuto in un'ora, e ho scoperto che erano 7. Più 5 messaggi. A cui avrei anche voluto rispondere. Ma dormivo. 12 comunicazioni, in un'ora, il venerdì, all'ora di cena: fanno una comunicazione ogni 5 minuti. Neanche il Moggi di Calciopoli :). Come direbbe Luxuria, «Se sento ancora qualcuno dire che i politici non fanno niente, lo prendo a borsettate!».

postato da civati, 17:55 | link | commenti

San Fruttuoso 2000: 100 di questi anni

Dieci anni di storia celebrati su internet, in un sito dedicato. E' la storia del Comitato San Fruttuoso 2000 e del marchio HQ Monza, che ha rappresentato una bella dimostrazione di impegno civile nella nostra città, oltre che uno stimolo critico (importante, perché sempre documentato) per il mondo della politica cittadina e regionale. Con i miei complimenti e i miei migliori auguri.

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monza

Cascinazza: il Tar conferma le salvaguardie

Ricevo da Alfredo Viganò, assessore all'urbanistica del Comune di Monza, una notizia decisiva per la vita della città di Monza e la pubblico immediatamente:
La Regione, come ricorderete, a un solo anno di distanza dalla legge urbanistica 12/2005 ha modificato la legge stessa con un’altra legge, la 12/2006. Con un comportamento contraddittorio, irrispettoso delle Autonomie locali, e di nessun interesse pubblico ha determinato la modifica delle salvaguardie da cinque a tre anni, colpendo il Comune di Monza che si sarebbe trovato sprovvisto improvvisamente delle pur limitate tutele territoriali dettate dal Piano del 2002. L’Amministrazione comunale ha ritenuto ingiusta, contraria a principi di buona amministrazione e in particolare inapplicabile la legge dal punto di vista della retroattività della stessa dopo che la Regione, solo un anno prima aveva confermato i cinque anni.
Conseguentemente ha con coraggio ed a difesa del territorio, deliberato uno specifico indirizzo agli uffici perché continuassero ad applicare la salvaguardia secondo tale principio. Il Consiglio dei Ministri ha a sua volta riscontrato elementi di illegittimità, contraddittorietà e contrarietà ai principi di buona amministrazione in quell’articolo della legge 12 che sembra (come altri provvedimenti regionali di questi anni) colpire particolarmente la città di Monza e ha impugnato questo aspetto della legge per dubbi di costituzionalità. Ovviamente vi sono stati ricorsi dei privati avverso la decisione della Amministrazione comunale ed in particolare da parte della proprietà di un‘area (la Cascinazza).
In questi giorni sono pubblicate le ordinanze del Tar (Tribunale amministrativo regionale) che respinge le domande incidentali di sospensione degli atti del Comune che non hanno consentito il prosieguo di progetti e piani non rispettosi delle salvaguardie che il Governo regionale voleva fare decadere. Le ordinanze sono interessanti anche nel merito dato che in un caso si dice che:
«… appare prevalente l’interesse del Comune di Monza alla non compromissione della situazione urbanistica esistente, in forza della tutela discendente dalla salvaguardia della variante al PRG del 2002. Ciò in forza del carattere risalente della disciplina di piano invocata dal ricorrente (del 1971), commisurato su esigenze edificatorie assai diverse da quelle attuali, e tenuto, altresì, conto della pendenza della questione di costituzionalità promossa avverso la nuova disciplina introdotta dalla legge n. 12/2006».
E nel caso del Piano di lottizzazione: «… considerato l’orientamento da ultimo espresso da questa sezione (….) con riferimento alla tematica in oggetto (in ordine in particolare alla valenza del regime di salvaguardia), ritenuto in particolare che è pendente dinanzi alla corte costituzionale ricorso del Governo avverso la norma con cui il legislatore regionale ha modificato il regime delle misure di salvaguardia relative ai piani adottati (art. 36, comma 4, ultimo periodo, legge regionale 11 marzo 2005, n. 12, modificato dall’art.1, lett. h), legge regionale 14 luglio 2006, n. 12)».
Si tratta di atti che respingono una domanda di sospensione ma i contenuti delle Ordinanze sono chiari. Allo stato attuale, pertanto, nel territorio comunale di Monza è del tutto operante la salvaguardia del Piano adottato nel 2002.

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regione, monza

venerdì, dicembre 15, 2006

Kilowatt/ora natalizi: spegnere la grande luminaria

Mi chiedo: è proprio il caso di devastare le nostre città con le luminarie natalizie? Dal punto di vista estetico sono - 90 su 100 - un vero obbrobbrio e dal punto di vista energetico - si fa un gran parlare di risparmio e di economie - non sarebbe meglio pensare a qualcosa di più romantico, per celebrare il Natale (e il consumismo)? Oppure, non sarebbe meglio spegnerle ad una certa ora, per evitare consumi inutili? Che qualcuno ci pensi, per favore...

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L'ennesima curiosa coincidenza della legge urbanistica regionale

La Giunta regionale ha deliberato l'ennesima correzione della legge urbanistica, ricorrendo ancora una volta a interventi mirati (è proprio il caso di dirlo). Una legge votata alla fine della scorsa legislatura che in un solo anno ha già visto tre significative modifiche: era fatta proprio bene, se il legislatore deve continuamente intervenire per modificarla. Ma c'è di più: ogni volta che si tocca la Legge 12, deve essere una coincidenza, spuntano norme fatte apposta per risolvere questo o quel problema...
«Con questa modifica – dice Marco Cipriano, vicepresidente del Consiglio regionale - la Regione sottrae al Consiglio comunale di Milano, unico in Lombardia, il controllo sulle scelte strategiche in campo urbanistico, lasciando mano libera alla giunta Moratti per gli interventi presenti e futuri». Pensate alla Fiera: la definizione di tutta l’area viene definitivamente consegnata alla competenza della sola giunta comunale, mettendo così fuori gioco il Consiglio comunale e le istanze dei cittadini, ai danni della trasparenza e della partecipazione (non si capisce bene che cosa esistano a fare, i Consigli comunali). Una vera e propria escalation: dopo la Cascinazza, le moschee, i sottotetti, Malpensa, Montichiari, i boni propositi dell'assessore riguardano Milano. Poteva mancare una norma pensata appositamente per il capoluogo regionale? Noblesse oblige: anche Milano, finalmente, ha la sua norma urbanistica ad hoc.

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regione

Monza e Nonza

Ieri sera in Consiglio si è esaurita la discussione generale sul Piano di governo del Territorio, lo strumento urbanistico fondamentale per la città di Monza. La discussione - vale la pena di ricordarlo - è iniziata nei primi giorni di luglio, mentre in Regione veniva votata una modifica alla legge 12 che cancellava le salvaguardie e faceva tornare Monza al Piano regolatore del 1971. Trentacinque anni con un solo articolo, trentacinque anni con un solo comma: una «macchina del tempo» pensata apposta per la nostra città, perché la norma, successivamente impugnata dal Governo Prodi, è, come si suol dire, ad hoc, e rende edificabili tutte le aree di cintura della città, compresa la Cascinazza di Paolo Berlusconi. Da allora, sono sei i mesi trascorsi in Consiglio comunale sotto il tiro dell'ostruzionismo delle minoranze, che si sono concesse anche episodi clamorosi, come una cena a base di pizza sui banchi dell'aula, l'involontario allagamento dei microfoni e la volontaria decisione di bloccare i tecnici che volevano ripararli e, proprio ieri sera, la presentazione di nove scatoloni da duemilacinquecento fogli ciascuno, pieni di un numero imprecisato di emendamenti, immaginiamo intorno alle ventimila unità. Ventimila emendamenti che vanno ad aggiungersi agli undicimila già presentati, per bloccare ancora una volta i lavori dell'aula e rinviare sine die l'adozione del Pgt. Ci sono due città che si confrontano: la Monza di Faglia che sta cercando di cambiare e di superare l'inerzia degli ultimi decenni, e la Nonza della destra, la Monza del "no" e del "non se ne parla". La prima ha fatto proposte, promosso iniziative, realizzato decine di interventi. La seconda, no. E basta.

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regione, monza

Pro loco

Abbiamo detto dei treni. Prendete i taxi a Milano. L'altro giorno dovevo andare dalla Regione in centro, per seguire il convegno di Rifondazione. Ero in ritardo e mi sono detto: m'incammino, intanto cerco un taxi. Il risultato è che ho fatto il viaggio a piedi, perché ho passato tutto il tempo del tragitto a cercare un taxi al telefono. Telefonando, ovviamente, a mie spese, ascoltando le musichette della segreteria, in attesa che la famosa 'operatrice' si liberasse. Erano le tre del pomeriggio, non le cinque del mattino. E poi si dice che di taxi ce ne sono abbastanza e che la riforma Bersani avrebbe affamato la categoria. Ma evidentemente va bene così, alla Moratti e ai milanesi. Andare a piedi, tutto sommato, fa bene. E Milano è bellissima. Chissà che non sia stata la Pro loco ad opporsi all'estensione del numero delle licenze...

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regione

Quando Trenitalia si accanisce e il pendolare soccombe

Perché uno prende l'auto anziché il treno? Perché se deve andare da Milano a Monza su di un diretto, come quello delle 18 da Milano Centrale, e ci mette il doppio del tempo previsto, e non riesce a salire se non sull'ultimo vagone, per viaggiare in piedi, con una temperatura simile a quella che si prova al centro della terra, forse preferisce l'auto. E poi ci sono le macchinette per obliterare i biglietti. Ora, se poi sai che non le controlli e quasi tutte finiscono con il non funzionare, perché ti sei inventata, cara Trenitalia, la storia delle macchinette per obliterare i biglietti? Non c'era un sistema più efficiente? Perché accanirsi contro i pendolari? Non è venuto il momento di chiederselo seriamente?

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regione

martedì, dicembre 12, 2006

Li possiamo battere

Il merito più grande del convegno promosso da Mario Agostinelli e da Rifondazione comunista (trovate tutta la documentazione su www.unaltralombardia.it) è di avere messo in luce che il formigonismo è sì una teoria scientifica, potremmo dire pensando a Popper, ma proprio per questo è falsificabile (e va falsificata). La sua coerenza interna va in crisi di fronte alle contraddizioni di un sistema che ha favorito il privato (si pensi alla sanità e - ed è ancora più clamoroso - alla scuola e ai famosi 'buoni') a discapito del pubblico, ha accentrato potere, ha sviluppato in modo ipertrofico le lobby della propria area, ha usufruito del contributo elettorale della Lega senza una reale espansione del consenso (come si è visto nelle passate elezioni regionali). E non ha saputo interpretare le sfide della competitività, se è vero che il Pil lombardo negli ultimi anni ha sofferto più di quello nazionale e che alcuni dati economici spesso sventolati dalla destra dimostrano che il modello lombardo non è quel successo che ci viene raccontato ad ogni occasione (da una straordinaria macchina per la propaganda, che vale 20 milioni di euro!). L'impressione è che "li possiamo battere", come quando si guardano alla tv le partite della prossima avversaria di campionato. Sono bravi all'attacco, ma il centrocampo inizia a fare acqua. Quanto alla difesa, ci vuole solo un buon attaccante e poi...

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regione

domenica, dicembre 10, 2006

Vanilla sky

Sarà perché stamattina sulla mia città della provincia lombarda si apre un cielo vaniglia che la rende fiammeggiante e che neanche il Manzoni - cultore del cielo di Lombardia - saprebbe descrivere, ma le cose sembrano più nitide e, nel loro nitore, quasi abbacinanti. Delle idee chiare di una domenica di dicembre, che sento il bisogno di registrare, così da poterci tornare nei giorni di pioggia, il catalogo è questo: vorrei i Pacs, perché sono un diritto, perché in tutti i Paesi ci sono, anche quelli guidati dai conservatori più retrogradi; vorrei vivere in un Paese libero, dove il destino delle persone, il loro stile di vita, le loro scelte siano determinati autonomamente, non annichilite sulla base di un principio di coscienza che riguarderebbe soltanto i parlamentari o le gerarchie sempre più aggressive di questa o di quell'altra chiesa; quale corollario, vorrei che del destino di Welby fosse innanzitutto Welby a poter decidere; vorrei che la politica si occupasse con intelligenza e appropriatezza (e, vorrei aggiungere, delicatezza) di una società che non sta cambiando, semplicemente perché è già cambiata, una società che ci ostiniamo a volere interpretare con categorie obsolete che hanno l'unico scopo di mantenere le burocrazie politiche e culturali dalle quali sono state prodotte. A meno di non volerne inventare di nuove, come la definizione stessa di «teodem» che è una sorta di contraddizione in termini, di ossimoro tradotto in corrente politica, di chimera ideologica che non ha niente a che vedere, né con la sinistra, né con il Partito democratico, né con l'Ulivo, nemmeno, arrivo a dire, con la destra liberale. Perché chi è «teo», per quanto mi riguarda, si pone sulla soglia della repubblica. Viene da rimpiangere financo il vecchio Kant, di fronte a tali sofisticherie, a tali inganni: «La legge morale dentro di me, il cielo vaniglia sopra di me».

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sabato, dicembre 09, 2006

Risotto con ossobuco e Cascinazza

Questa sera, a partire dalle ore 19, presso circolo cooperativo di Canonica (Triuggio), appuntamento da non perdere con il film sulla Cascinazza di nuovo in turné e (a seguire, per tutelare la visione...) una cena straordinaria: piatto forte il risotto con l'ossobuco, quasi a dire: storia lombarda, piatto lombardo par excellence. Sono previste esondazioni di vino rosso. Vi aspettiamo.

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venerdì, dicembre 08, 2006

Allo zenith ghiacciato del mondo e della vita, i gemelli Fahrenheit

Prendete un titolo strepitoso, una quarta invitante, un autore che di solito non delude e troverete il più bel racconto degli ultimi tempi. I gemelli Fahrenheit all'interno dell'omonima raccolta di racconti. L'autore è Michel Faber, l'editore è Einaudi. I due bambini protagonisti - che ricordano quelli di Agota Kristof ne La città di K - ci fanno ricordare che un tempo sapevamo soltanto che la nostra «era una vita beata. E perciò lo era». Candida come la tundra e al pari di questa «identica in ogni direzione», senza orari («nel crepuscolo artico pressoché perenne non vigeva la regola di rientrare al tramonto»), senza regole, se non quelle minime, inevitabili. E poi, le cose cambiano, un giorno, senza un perché. E ci tocca crescere, affrontare nuovi problemi, proprio come i Fahrenheit, che cercano di non perdere quella sensazione di unicità e di intimità che lega alle cose quando si è bambini. Bambino e bambina, i Fahrenheit, a cui ti affezioni immediatamente, cercano di non distinguersi in uomo e donna, temendo, più che la separazione, la diversità (che forse, a guardare bene, sono la stessa cosa). E, in lutto, in viaggio verso una spiaggia e verso un orizzonte sconosciuto, e al ritorno da questi, la vita cambia. La vita inizia.

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giovedì, dicembre 07, 2006

...

Non so se avete presente quello che sto per scrivere, ma credo di sì: a tutti è capitato e magari a qualcuno sta capitando proprio in questo momento. E scusate se mi concedo un po' all'intimistico, genere che ho finora evitato per dedicarmi piuttosto a cave, discariche, speculazioni, ecc. Per me questi sono giorni di pausa e di riflessione, nei quali fermare il (di)venire di cose e persone, ridimensionare i problemi, sospendere il giudizio, riflettere sulle 'famose' scelte: guardare da lontano anche le cose che ci sembrano più vicine. Fare in modo che le cose non precipitino, ma - qualche centimetro prima dell'atterraggio - si fermino, rimangano sospese (e, quando sono sospese, le cose paiono ondeggiare), consentendoci ancora una pausa di riflessione, qualche minuto soltanto, per favore, prima di ricominciare. Una sensazione tutt'altro che di immobilità e di inerzia, anzi per certi versi elettrica (almeno un po'): perché ci si ferma sì, ma la mente corre e l'anima, spesso, la precede. E c'è di più: è il tempo necessario e, speriamo, sufficiente, per capire quello che ci manca, in termini di passioni, amori, speranze. Platone, lo sanno tutti, ci ricorda che l'amore è figlio di povertà e ricchezza, e perciò si desidera quello che non si ha e l'uomo in generale è in tensione verso una conoscenza dalla quale in realtà si sente escluso. Un'eterna ricerca, la chiamerei così, che vale per Eros e per il suo mito, ma vale per la vita in generale di noi comuni mortali. E vale per un ponte (parola che di per sé ci dice qualcosa), prima che si compia anche il 2006.

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Il Barbarossa e la Cascinazza

Non poteva mancare il Barbarossa nella nostra «storia lombarda», quella della Cascinazza. A sud della Cascinazza, lungo il Lambro, dopo il depuratore dell'Alsi, si trova la frazione di San Maurizio al Lambro, nel Comune di Cologno Monzese. Un sito che a ogni esondazione del fiume finisce sott'acqua e che vedrebbe peggiorare le proprie condizioni se l'incredibile canale scolmatore venisse realizzato. Su Wikipedia, alla pagina dedicata a San Maurizio al Lambro ecco cosa troviamo: «In origine il borgo si chiamava Albairate cambiato poi in Malnido in seguito al dominio del Barbarossa. Il Barbarossa, accampandosi tra le sue battaglie ad Albairate, lungo le rive del Lambro, fu rovinato dalle acque del fiume in piena che gli fecero riportare perdite di vettovaglie e armi, e si narra esclamasse: "meglio allontanarsi da questo Malnido, ha provocato più danni il suo fiume che una battaglia"». Il Barbarossa se ne andò: chissà se anche qualcun altro vorrà seguire l'esempio...

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regione, monza

Come sulle palafitte

Il titolo è preso in prestito dall'edizione de Il Cittadino del 4 novembre 1976: si riferisce alla grande esondazione della fine di ottobre di quell'anno, ancora più grave di quella del 2002 e di quella del 1951 (si faccia caso ad un dato: il Lambro esonda ogni venticinque anni). Il giornale parla di evacuazioni, danni ingenti, ponti pericolanti, strade, case, fabbriche allagate. Quell'esondazione ha riguardato anche l'area della Cascinazza e il quartiere di San Donato e il titolo in questione può diventare un consiglio per Paolo Berlusconi e la sua Istedin (Istituto per l'Edilzia industrializzata): 388.000 metri cubi, sull'acqua. Come sulle palafitte. Appunto.

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regione, monza

Cascinazza: quello che ancora non sapevamo

Questa mattina, nell'ambito delle mie ricerche sull'affaire Cascinazza, ho preso visione di alcuni documenti di estremo interesse per la salvaguardia di una porzione molto grande della nostra città, da piazza Castello fino al confine con Cologno e Brugherio, attraverso il complesso di San Gregorio e della Cascinazza. Riporto brevemente alcuni stralci che confermano le 'scoperte' di ieri. «L’area Cascinazza rientra dunque nel novero di quelle terre lombarde d’elezione che furono dotate del prato irriguo, cioè dove da secoli è stato possibile ottenere le più alte produttività in campo cerealicolo/foraggero e zootecnico. Le sue rogge, i suoi campi regolari – e nel passato, presumibilmente, le sue piantate di gelsi e viti – ne fanno un tipico esempio di paesaggio agrario lombardo» (Marco Canesi, in M. Canesi e B. Rocca, Monza. Sviluppo, identità culturale, ambiente, Giessea, 1985, p. 112). Canesi registra l’abbandono delle attività della Cascina (benché ancora oggi le superficie agricole si estendano per 50 ettari), sottolineando come «a questa vicenda, esempio tipico della pervicace protervia di quelle forze economiche e politiche che perseguono l’esclusiva logica della rendita e/o del profitto, manca ancora una conclusione». Lo stesso vale peruno studio del 1991 a cura del prof. Pompeo Casati, che muove da una mappa del 1693 (fotografata da Miro Ferrari), la più antica di cui siamo a conoscenza. Curioso notare che, precisa Casati, «la mappa fu disegnata per fare chiarezza su una controversia sorta, in merito allo sfruttamento dell’acqua del Lambro, tra i Conti Durini e i “Regij Beneficiati della Chiesa di S. Giovanni di Monza”». Il contenzioso e l’acqua del Lambro, gli stessi due ingredienti della storia attuale. Luogo di marcite, la Cascinazza, fino agli anni Settanta, è l'unico e ultimo ambito di questo tipo nel territorio di Monza, nota poi Daniele Garnerone nel 2000. Pratica introdotta dagli Umiliati, nome di per sé chiarificatore di come si sentano oggi i cittadini monzesi. Le rogge erano tre: quella della Lupa, quella Rizzarda e quella detta Manganella. La legge regionale 7/2003 già richiamata per il caso della cava di Caravaggio (i legislatori ad hoc erano probabilmente distratti...), che tutela fontanili e colatori (collettori e rogge) fa testo anche per la Cascinazza. L’importanza del suo sistema idrico è chiarita da uno studio del Politecnico, probabilmente una cellula comunista. La ricerca prosegue...

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regione, monza

I parchi e le parche

Si discute il bilancio e il Coordinamento dei parchi regionali segnala che, con l'ennesimo taglio ingiustificato previsto dalla giunta regionale, in due anni i parchi lombardi hanno visto diminuire del 55% le risorse a disposizione per la tutela delle aree protette. Avete letto bene: da 18 mln di euro del 2005, siamo arrivati alla previsione di soli 8 mln per il 2007. Più che di parchi, qui si sta parlando di parche: tra le quali, Formigoni è Atropo, che recide il filo di politiche ambientali sempre più virtuali. Altri, sul territorio, 'filano', fanno investimenti, dedicano la propria attività amministrativa alla promozione del verde e alla sua strenua difesa in una regione in cui il territorio è stato già brutalizzato a sufficienza. Si tratta, per me, di uno scandalo, soprattutto se si pensa all'incredibile profusione di parole che accompagna ogni iniziativa in campo ambientale di Formigoni e dei suoi. Per una volta, per rimanere in metafora, non reggeremo la conocchia e cercheremo di riavvolgere il filo: faremo in modo, cioè, che almeno si ritorni allo stanziamento del 2006, senza fare sconti agli ambientalisti-solo-a-parole che governano la nostra regione.

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mercoledì, dicembre 06, 2006

Pensando a Peppino

Oggi mi è venuto in mente Peppino. Chissà perché: non è una ricorrenza, non c'è un motivo particolare. Sarà perché ho letto una frase di Montanelli che si attaglierebbe perfettamente anche a lui e che gli voglio dedicare: "Vi abbiamo votati, ma ce la pagherete". Peppino Motta è stato un grande monzese che se ne è andato all'inizio del 2006, quasi a dirci che sarebbe stato un anno abbastanza crudele (pieno di 'cose', di scoperte, ma anche di passioni tristi, però, almeno per me). E la giornata più grigia di tutti i tempi ci ricorda che qualcosa non va, che la politica deve cambiare, al più presto e a cominciare da quella dell'istituzione che mi trovo a rappresentare. A Peppino, come ai liberali veri, piaceva piantare grane ed esercitare sempre e comunque il proprio spirito critico. Anche covare risentimenti vatiniani e spesso esagerati, ma sempre a fin di bene. Ecco il motivo della sua mancanza. Un sano anticonformismo, insieme perfido e benevolo. Quello che ci vuole, a volte. E che rimane su google, digitando "Peppino Motta".

postato da civati, 13:29 | link | commenti (1)

Cascinazza: alcune rilevanti novità

A volte, da cosa nasce cosa. Abbiamo girato un film sulla Cascinazza nel quale Maurizio Beghin, storico cittadino di San Donato, parla dell'esondazione del 1976, indicando il punto di massima estensione della piena, registrato nella notte tra il 30 e il 31 ottobre. Un punto che si colloca ben oltre l'area della Cascinazza, appunto, e fin nel cuore del quartiere. Ora, altri stanno raccontando quella notte e quell'ottobre, in cui il Lambro esondò due volte, all'inizio e alla fine del mese: registreremo il loro racconto per dare qualche informazione in più ai nostri solerti amministratori regionali. Nel film si parlava di Boni, assessore regionale all'urbanistica (Lega Nord: dalla devolution alla speculation), un tipo particolarmente coerente, che a Report aveva fatto capire che la legge 12 del 2005 era una legge ad hoc e a Monza aveva promesso che non ne avrebbe mai presentate di simili, per poi smentirsi puntualmente con la legge 12 del 2006. Boni è anche presidente dell'Agenzia interregionale per il fiume Po e spiega a Comuni e associazioni, in una lettera di qualche giorno fa, che l'assurdo progetto dello scolmatore va avanti, anche se per ora non ci sono i soldi. Ottimo. Ma Boni, al solito, dice di più: da una parte, conferma l'«inadeguatezza della capacità di deflusso del fiume Lambro» alla luce di «un forte incremento del valore di portata della piena» (quindi, le piene sono ancora più pericolose che in passato); dall'altra, spiega che «l'opera di presa» del canale scolmatore non sarà localizzata presso il Ponte delle Catene, come da noi denunciato, ma qualche decina di metri più a nord (come piace alla Lega). Ciò vuol dire che l'imbocco del canale scolmatore sarebbe comunque in pieno Parco reale e passerebbe proprio nella zona della facoltà di agraria, uno dei punti più belli del Parco: ma a Boni non interessa. Nel frattempo, una ricerca del Comune di Monza spiega perché la storia della strada romana è una colossale panzana. Mi spiego: la proprietà sostiene - attraverso un perito dell'università di Disneyworld - che l'acqua non ha mai superato la strada romana che attraversa l'area, perché i romani, astutissimi, non avrebbero mai costruito una strada a rischio idrogeologico (cosa che la Lombardia continua a fare, comunque...). Ora, dopo aver scoperto che non è vero e che l'acqua del fiume, quando esonda, supera la strada romana, abbiamo anche scoperto che la strada romana, così come la descrivono i 'tennici' della proprietà, non è mai esistita. Proprio così. Nel catasto teresiano del 1722 (anche gli austroungarici contro Berlusconi?) la strada non appare, 'spuntando' soltanto nel catasto successivo, in pieno Ottocento (18