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venerdì, marzo 30, 2007 Illusioni
Mi è capitato in mano, dopo qualche anno, Il mito di Elena di Maurizio Bettini e Carlo Brillante. Le versioni del mito sono numerose e ricche di spunti sensazionali, così com'era eccezionale la sua protagonista. Questione di bellezza o, preciserebbe Goethe, di grazia. C'è però in Stesicoro la versione più affascinante. Che Elena a Troia non ci andò. Sul serio. Cioè, che ci andò un suo fantasma, una sua immagine e che lei non raggiunse mai la città di Priamo. Questione di illusione, di vedere quello che si vuol vedere, di rappresentare se stessi e la propria verità. Soprattutto quando è in gioco la bellezza e l'amore per lei. Soprattutto quando questa bellezza è collegata strettamente al tema della guerra. Amore e guerra: un titolo anche per Elena. O per le due o più Elene con cui ci troviamo ad avere a che fare. postato da civati, 09:11 | link | commenti (1) giovedì, marzo 29, 2007 A Monza, si predica bene...
... e si marrazzola anche meglio. La battuta di Storace nei confronti del Marrazzo ora presidente del Lazio, può essere rovesciata, pensando al nostro Marrazzo, quell'Antonio che da cinque anni è assessore alle opere pubbliche del Comune di Monza. 241 cantieri aperti per 340 milioni di euro investiti (contro i 157 cantieri per 182 milioni della giunta di centrodestra). 500.000 metri quadri di strade riasfaltate, ovvero 50 km su 250 (Colombo si era fermato a meno di un terzo). Un terzo dei marciapiedi rifatti, 13 km di nuove piste ciclabili e 496 nuovi scivoli sui marciapiedi: l'abbattimento cioè di buona parte di quelle famose "barriere architettoniche" che creano grandi disagi. E, ancora, 22 milioni di euro per adeguamenti al patrimonio delle case popolari, 15 milioni per adeguamenti e nuove realizzazioni per le scuole cittadine. Monza con Marrazzo e con Faglia, guarda avanti, spendendo bene i soldi dei cittadini: vogliamo andare avanti così. postato da civati, 08:42 | link | commenti L'Ulivo, finalmente
Mentre questo blog ha raggiunto le 40000 visite (sono piccole soddisfazioni), annuncio coram populo che a Monza la lista dell'Ulivo sarà sulla scheda per sostenere Michele Faglia. Ieri sera un brindisi presso la sede del comitato elettorale di Faglia, con Marco Riboldi e gli amici dell'associazione cittadini per l'Ulivo, ha celebrato la nascita di questa forza, che si candida a governare nuovamente la città. E ieri sera mi sono tornati alla mente alcuni episodi del recente passato: quando con Marco cercammo di formare il primo circolo territoriale misto Ds-Margherita, più o meno un anno fa; quando feci di tutto perché l'Ulivo si presentasse anche al Senato, consentendoci, forse, una maggior fortuna elettorale; quando chiesi che si desse voce ai territori, rispetto al nascituro partito democratico, prima che diventasse una questione da segreterie nazionali. Tutte proposte che vennero recepite molto male dai dirigenti del mio partito, anche da quelli che ora sostengono entusiasticamente la nascita della nuova formazione politica. Anche queste, come il numero dei visitatori del blog, sono piccole soddisfazioni. L'Ulivo, finalmente. postato da civati, 08:33 | link | commenti mercoledì, marzo 28, 2007 Ridateci Prosperini: la mozione del Consiglio regionale sulle "coppie dello stesso sesso"
«La Costituzione italiana definisce illegittima e ingiustificata qualsiasi forma di discriminazione sessuale, ma questo non deve significare che possano aprirsi spiragli per l'automatico riconoscimento giuridico delle coppie appartenenti allo stesso sesso». Rilegettelo due o tre volte: è un passo della mozione votata oggi dal Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario dell'Unione. Una mozione presentata dal gruppo di An, con un forte appello alle forze dell'arco costituzionale (un curioso richiamo, da parte degli ex-missini) in difesa della cultura occidentale, as usual, e delle sue radici cristiane. «Non è implicito che l'Italia si uniformi alle decisioni di altre Nazioni dell'Unione europea», cioè alle scelte civili e democratiche di quasi tutti i Paesi della Ue, che tra matrimoni gay, Pacs e formule contigue si sono già attrezzati, da tempo, per riconoscere questi diritti. Il tutto arricchito da una citazione di Benedetto XVI ogni due righe e presentato in aula come se si trattasse della rassegna stampa dell'Osservatore romano (Dio, patria e famiglia: guarda un po', il primo amore non si scorda mai). Qualcosa di impensabile a Berlino, Parigi o Barcellona, ma che a Milano è parsa del tutto naturale a tutti i rappresentanti del centrodestra. La chicca è tutta nel dispositivo: il Consiglio invita la Giunta «a valutare quali strumenti giuridici esistano per non obbligare i Comuni della Lombardia a dotarsi dei Registri delle coppie dello stesso sesso». Questa è omofobia ed è una curiosa interpretazione dei diritti: che in Lombardia dovrebbero essere diversi da quelli delle altre Regioni. Una volta, negli Stati liberali, i diritti erano erga omnes. In Lombardia, anche, ci par di capire, purché gli omnes non siano omosessuali. Ridateci Prosperini. postato da civati, 00:44 | link | commenti (4) martedì, marzo 27, 2007 Cittadini di Monza Luca Imeri, responsabile del programma del Comitato per Michele Faglia sindaco, mi ha inviato un bel resoconto della giornata di sabato, che vi propongo così com'è. Perché è così che, sabato, è andata, con il primo esperimento di democrazia partecipativa e assolutamente diretta promosso nella nostra città (e, forse, non solo). Venti persone, scelte da un computer tra gli 8000 monzesi che lo scorso anno avevano votato alle primarie. Casalinghe, insegnanti, professionisti, che il Sindaco ha invitato ad un incontro con lui a la Giunta, per un bilancio dei primi 5 anni di amministrazione e per sentire cosa secondo loro è importante sia al centro del programma delle cose da fare per il prossimo quinquennio. Non una cronaca la mia, solo alcune impressioni. La prima: ma che bella gente! Attenta, informata, appassionata, equilibrata, esigente, generosa, aperta. Gente che ti fa pensare: accidenti, se è per questa gente che ho penato e faticato in consiglio comunale (per approvare un bilancio che permette di fare le cose importanti che in questi anni hanno cambiato la città o per approvare un provvedimento urbanistico che salva le aree verdi), ne sono felice. Perché se lo merita. Perché è gente così che fa bello il mondo in cui vivo. Ma ancor di più: perché, egoisticamente, questa gente sono io! postato da civati, 13:16 | link | commenti Caso Prosperini: i sindaci scrivono a Formigoni Alcuni sindaci lombardi hanno scritto a Formigoni una lettera 'aperta' per chiedere le dimissioni dell'assessore Prosperini, in attesa della replica di questa mattina in Consiglio regionale. Ne riporto i passaggi più salienti. "Siamo abituati - scrivono - a gestire la dialettica nei nostri Consigli e sappiamo che spesso il confronto può essere molto duro, ma con dei limiti : quello del buon gusto e quello della Legge sono due di questi limiti. Il limite del buon gusto è opinabile, e l' Assessore Prosperini ha spesso fatto affermazioni circoscrivibili ad un livello di buon gusto corrispondente a zero, ma pur sempre dentro questo ambito. Il limite della legalità non è opinabile ed in questo caso è certamente valicato, con un invito esplicito alla violenza fisica, alla prevaricazione. Simili dichiarazioni, a cui sono succedute insufficienti e deboli scuse, pongono il dott. Prosperini al di fuori del dibattito politico e di un contesto istituzionale nel quale vogliamo continuare a riconoscerci. L' Assessorato in questione, le politiche giovanili, aggiunge gravità a quanto avvenuto : chiunque di noi sa cosa significhi lavorare sui territori, nei nostri Comuni, con i ragazzi, con i giovani, per far crescere modelli educativi fondati sulla tolleranza, sul rispetto delle idee altrui, sul rifiuto della violenza. Ciò che è avvenuto è grave, e segna in modo irrevocabile una crisi di fiducia, non politica ma istituzionale. Come Sindaci dei nostri Comuni, garanti della dialettica democratica e dei diritti di tutti i cittadini, Le chiediamo di revocare ogni carica assessorile o istituzionale al Dott. Gianni Prosperini". postato da civati, 12:14 | link | commenti lunedì, marzo 26, 2007 Superate questa linea Sono giorni di scioperi e presidi per tenere aperti i phone center e di polemiche sui luoghi di culto. Questa sera si terrà a Milano l'inverosimile manifestazione per la sicurezza di Letizia Moratti. Può essere utile, allora, scorrere le pagine della raccolta di saggi e articoli di Salman Rushdie, Superate questa linea, finalmente pubblicato in italiano da Mondadori (il saggio e la raccolta omonima sono del 2002). Per alcuni la linea è un muro, per altri un confine, per altri ancora - più modesti - la dimensione della toilette dei phone center. Sono sempre più convinto che la vera frontiera è quella della paura e del pregiudizio, che qualcuno dovrebbe cercare di superare. Si chiede Rushdie nelle righe finali del suo lavoro: "Quale sarà lo spirito di questa nuova frontiera? Daremo al nemico la soddisfazione di vederci trasformati in qualcosa di simile al suo riflesso intollerante, carico d'odio, oppure, in veste di guardiani del mondo moderno, di custodi della libertà, e come abitanti privilegiati delle terre dell'abbondanza, continueremo ad alimentare la libertà e a far diminuire l'ingiustizia? Diventeremo le armature che la paura ci costringe a indossare, o continueremo a essere noi stessi? La frontiera plasma il nostro carattere e mette alla prova il nostro coraggio. Io mi auguro che supereremo l'esame". postato da civati, 16:12 | link | commenti (2) Le Scuderie di Arcore Sono da tempo puntualmente informato rispetto alle curiose idee della giunta di centrodestra di Arcore rispetto alla destinazione delle Scuderie della Villa Borromeo e non posso non preoccuparmi. L'amministrazione attuale ha abbandonato il progetto della giunta Nava, che aveva ricevuto l'approvazione e il sostegno della Regione. Un finanziamento che la Giunta Formigoni aveva destinato proprio al progetto che non piace più ai nuovi amministratori arcoresi (si tratta di 1 milione e 859mila euro). Il motivo è che ora si vorrebbero insediare nelle Scuderie diverse funzioni, tra le quali un corso universitario o una scuola di alta formazione oppure, ancora, un non meglio precisato "centro di ricerca regionale". Unico aspetto condivisibile è il fatto che - a sentire l'assessore competente - la destinazione rimarrebbe nell'ambito culturale, come inizialmente previsto. Dopo le sparate di Berlusconi (vicino di casa, un tempo interessato all'acquisto della Villa) che aveva proposto funzioni ricreative (tra le quali, una pizzeria, evidentemente per "puntare alto") e gli slanci alberghieri dell'assessore regionale Zanello, vorremmo che si tornasse a perseguire una soluzione di alto profilo e nello stesso tempo concreta e fattibile, così com'era il progetto da cui tutta questa storia è partita. Un progetto strettamente collegato al finanziamento regionale: Arteingioco si chiamava, e aveva un chiaro significato formativo e sociale, che sarebbe un peccato perdere. postato da civati, 14:43 | link | commenti E' primavera Tra un manifesto e una discarica, una campagna elettorale e un piano cave, anche i consiglieri regionali hanno un cuore (non si ricordano più dove l'hanno messo, ma ce l'hanno, ne sono certo). Una mia amica mi ha fatto un regalo, segnalandomi questo video. E' dedicato a tutti, soprattutto a chi pensa di non averne bisogno. postato da civati, 12:34 | link | commenti (1) domenica, marzo 25, 2007 Nelle vene quell'acqua d'argento
Avevo entusiasticamente recensito (in un post di un anno fa) il Dario Franceschini di Nelle vene quell'acqua d'argento. Sapere che Gallimard lo pubblicherà in francese è per me motivo di gioia. Perché se lo meritano: il libro e, anche, l'autore. Dario, complimenti! postato da civati, 14:49 | link | commenti E' successo a Monza
Le cose che succedono non capitano mai per caso. Vale per la vita di ciascuno, ma anche per la vita di una città. «E' successo a Monza» è lo slogan che introduce la prima campagna di manifesti promossa dal comitato Faglia e firmata da Parisi e Ferrandi. Il primo manifesto è quello a cui tutti siamo più affezionati: ritrae l'Urban center e il Teatro Binario 7, la nuova sede della cultura monzese. A due passi, il nuovo accesso alla stazione ferroviaria. La piazza riqualificata con panchine e fontane. Il parcheggio convenzionato per gli abbonati Trenitalia. Sul tetto, un bellissimo bar e, sopra, prossimamente, i pannelli solari. Uno spazio urbano che un tempo era un buco nero della città e che ora è stato riconsegnato ai monzesi. Ecco il senso dello slogan: «E' successo a Monza». In quella Monza che è diventata, negli ultimi anni, «Città del successo». Non solo e non tanto quello individuale, così fortemente evocato dalla retorica della destra, ma quello comune e collettivo. Per ulteriori materiali: www.fagliasindaco.it. postato da civati, 13:29 | link | commenti Amarcord (ma anche no)
Che bella e che strana, la giornata di oggi. E non solo per l'ottima cena offertaci da Dada, questa sera, con Roberto e Marta e il mitico Aldo. Scena 1. Cascina Costa Alta, giornata del programma per Michele Faglia e la sua coalizione. I 'campioni' di democrazia - gli elettori delle primarie a confronto con il sindaco - pongono domande e questioni di grande interesse, dimostrando che gli esperimenti di democrazia diretta funzionano e sono importanti. E mi vengono in mente alcune immagini della Cascina nell'ambito della campagna elettorale del 2002, soprattutto un pranzo (anche allora 'programmatico') e una sera, dopo cena, tra il primo e il secondo turno, con un'aria di entusiasmo e di vittoria. Scena 2. Percorso automobilistico verso il congresso dei Ds di Veduggio con Colzano, ultimo lembo della Brianza monzese. Il tragitto coincide con il tour in bicicletta del 28 marzo del 2005 (di cui, se proprio non potete farne a meno, potete ammirare le immagini nella gallery del sito di allora). Era il lunedì dell'Angelo e l'inizio dell'ultima settimana della campagna verso le Regionali: Agliate, Briosco, Renate, la discesa verso casa. E anche allora, proprio come oggi, erano momenti esaltanti e carichi di tensione. E anche allora c'era una persona che mi faceva sognare (ma anche no). Chissà che, anche questa, non sia una campagna elettorale da ricordare, come le due precedenti. E che l'amarcord sia tutt'altro che amaro. Incrociamo le dita. postato da civati, 00:55 | link | commenti sabato, marzo 24, 2007 Il popolo e le scettiche genti di Brianza
Conoscevo marginalmente la figura di Antonio Ghislanzoni, scapigliatissimo autore del libretto dell'Aida. Devo ringraziare perciò Paolo per avermi fatto omaggio, ieri sera, del suo Un apostolo in missione, il racconto delle «peripezie di un rivoluzionario milanese tra le scettiche genti di Canonica, Ponte d'Albiate e Besana in Brianza». Il pamphlet del Ghislanzoni (perfido e bonario insieme) ha molti elementi di pregio, che cerco di riassumere in poche righe. Partiamo dalla copertina: nell'edizione di Brianze compare un acquarello di Alessandro Greppi che ritrae l'ingresso della Villa del Gernetto, una magione che rischia di diventare ancor più famosa di quanto già non sia, perché Berlusconi (proprio lui) sta valutando l'opportunità di insediarvi l'università del pensiero liberale. E, pensando al rivoluzionario del Ghislanzoni, ciò non può non farci sorridere (anche perché la villa è perfettamente equidistante tra le altre due ville berlusconiane, quella di Arcore e quella di Macherio, a testimonianza di una certa qual indipendenza della nuova istituzione accademica...). Il viaggio del rivoluzionario, poi, parte dalla tratta Milano-Monza, la seconda della storia ferroviaria del nostro paese: dalla città verso la campagna, alla ricerca di nuovi consensi, confidando nella «mente svegliata» e nei presunti «istinti liberali» dei campagnoli. Il treno del progresso (dove un «villano di Seregno» esclama: «si viaggia pur male nelle strade ferrate!», e sembra di essere ai giorni nostri) introduce il missionario della rivoluzione in un contesto difficile e ostile, come capita spesso in occasione di alcune nostre campagne elettorali in partibus infidelium. Teobaldo Brentoni attraversa un popolo che non si rivelerà «maturo» e pronto per la rivoluzione: un'auto-giustificazione che è quasi un luogo comune della politica. Così come lo è l'interrogativo che il rivoluzionario di professione si pone, registrando l'ennesima delusione: «Oh! il popolo! il vero popolo non è questo! Ma dov'è dunque il vero popolo?». Una domanda a cui, caro Teobaldo, non vi è mai risposta definitiva. Né in Brianza, né altrove. La passione e la frustrazione del nostro rivoluzionario si conclude con una fuga picaresca, ma, ci par di capire, anche con una sorta di appello: non bisogna mai disperare, ci dice il Ghislanzoni, anche se il viaggio è lungo, e ci vuole pazienza. E la perseveranza è l'unica qualità necessaria per un rivoluzionario in missione. In Brianza. postato da civati, 09:18 | link | commenti Di ritorno da Kyoto, provincia di Monza e Brianza
Il buffet di Canonica sta affermandosi come formula politica di successo. Buon vino, ottima cucina, dibattito conviviale su temi di grande attualità. Abbandonato dal forfait dell'ultima ora di Monguzzi, mi sono ritrovato a 'tenere' la serata, cercando di illustrare quello che si potrebbe fare in Lombardia (e che, invece, non si fa) per ridurre le emissioni delle sostanze climalteranti. Gli ottimi Amonini e Giammusso, competenti e documentati, ci hanno permesso di allargare l'orizzonte delle nostre riflessioni. I nostri ritardi sono noti, così come sono deboli le misure assunte dal governo regionale in questo campo. Ci vuole, lo ripetiamo spesso, una Kyoto lombarda, una prospettiva nella quale le politiche attive per l'ambiente siano promosse con un sistema di incentivi-disincentivi, proprio come nella logica del cap-and-trade di Kyoto: un premio per i sistemi territoriali virtuosi. Bisogna avvicinare tecnologia e ambiente (nuovi ed insperati alleati), sensibilizzare la popolazione, attivare in ogni comune un circolo virtuoso in questo campo. E per una sera, a Canonica, sembrava di respirare l'aria di Kyoto. E non quella, inquinata, inquinatissima dei cieli di Lombardia. postato da civati, 01:35 | link | commenti venerdì, marzo 23, 2007 Ancora sui phone center (e ancora: che tristezza) “Dopo aver mostrato per settimane il volto feroce la Regione fa finalmente un parziale passo indietro”. Così Ardemia Oriani, consigliera regionale dei Democratici di sinistra commenta la circolare applicativa della legge sui phone center, che di fatto contiene l’indicazione ai comuni di affrontare la questione cum grano salis. Chiaro è il suggerimento ai comuni di applicare una proroga di fatto rispetto alla scadenza odierna qualora, ed è il caso dell’85% dei comuni lombardi, non sia stato ancora approvato il piano dei servizi. “La circolare – continua la nostra collega - chiarisce che saranno i comuni a gestire il rapporto con i phone center dopo la scadenza dei termini per l’adeguamento stabiliti dalla legge regionale. Noi confermiamo l’appello alle amministrazioni comunali perché si comportino nel modo più responsabile possibile”. Il solito gioco della Giunta Formigoni: lanciare il sasso della propaganda ideologica, tirare indietro il braccio dell'iniziativa amministrativa. Un appello accorato: la prossima volta non votateli, please... postato da civati, 12:24 | link | commenti (11) Che programma hai per domani?
Il comitato elettorale per Michele Faglia (ancora) sindaco propone per domani una giornata dedicata al programma, presso la Cascina Costa Alta (Parco di Monza, entrata di Biassono). Forum tematici la mattina e, nel pomeriggio, il 'campione' della democrazia: i 100 cittadini, individuati con criteri scientifici tra gli elettori alle primarie del 2005, sono invitati a discutere vis à vis con Michele Faglia le priorità del mandato 2007-2012. Vi aspettiamo in Cascina e vi ricordiamo che sul sito www.fagliasindaco.it trovate tutte le informazioni e i materiali per la nostra campagna elettorale. postato da civati, 09:21 | link | commenti A lezione di volo
Di Francesca Archibugi ho amato soprattutto Verso sera, forse il suo più nitido insuccesso, in cui tra Bonnaire e Mastroianni correva la distanza di una generazione e di due punti di vista molto lontani, nella storia della Sinistra italiana che i loro due personaggi volevano rappresentare. Lezioni di volo è più vicino al suo primo lungometraggio, quel Mignon è partita che io vidi da ragazzino e che mi colpì molto. Come colpisce, nell'ultimo film, il sovrapporsi di due linee d'ombra, l'attesa adolescenziale di Pollo e del suo amico Curry e la crisi personale e coniugale della trentenne Chiara, medico senza frontiere e senza più radici. E nel rapporto di quest'ultima con il marito, e nella relazione dei ragazzi con i genitori, e dei genitori tra loro. C'è da dire che il film parte lentissimo, ma questa lentezza illustra alla perfezione l'apatia dei due ragazzi e la premessa al loro viaggio in India, lungo il quale il film si sviluppa. Pollo s'innamorerà di Chiara, e dolci sono le parole che ha per lei e che con lei scambia. "Non so se mi piace, è che mi serve: come il sonno, come le scarpe" oppure la battuta più celebre: "Cosa ci fa una del 1972 con uno del 1988?" chiede lei. E lui risponde, folgorandoci: "Ho 3 in matematica". Anche noi, a volte, non sappiamo fare bene i conti. E ci vuole tempo, e ci vuole pazienza. Per capire. postato da civati, 08:37 | link | commenti (1) giovedì, marzo 22, 2007 Dio e il referendum Non amo particolarmente Amélie Nothomb e il suo ultimo Splendente come una padella conferma un giudizio incerto (anche se, va detto, il titolo è straordinario). Si tratta di una raccolta di racconti pubblicata nel 1999 e soltanto ora tradotta in italiano e proposta da Einaudi, dove spicca certamente L'esistenza di Dio. Il titolo è anche il tema del referendum che Nothomb immagina si svolga in un'Europa divisa tra esistenzisti e non-esistenzisti, in cui la consultazione è significativamente collocata nel giorno di San Bartolomeo. Un 24 agosto funesto, che - nella provocazione della scrittrice belga - non può non farci riflettere, in questi nostri giorni di tensioni religiose molto forti e di polemiche laceranti. Anche questo breve racconto può aiutarci a capirlo. postato da civati, 17:47 | link | commenti Marx e il crimine Al costo di una spremuta, trovate in libreria l'Elogio del crimine di Karl Marx, con una gustosa prefazione di Andrea Camilleri. L'editore è nottetempo. E' una riflessione che Marx conduce partendo da Bernard de Mandeville (la cui Favola delle api è uno dei testi più citati della storia del pensiero, benché spesso a sproposito) e che Camilleri rilancia, con il contributo di Orson Welles e di una celebre scena de Il terzo uomo. Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti. Aggiungo soltanto una chicca, tratta dal testo marxiano: "Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva così questa vita dalla stagnazione e suscita quell'inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrezza si smorzerebbe". Ciò vale anche per la crescita economica e per la scienza (e viene in mente un altro paradosso, quello del Dillinger di Paul Feyerabend: "Dillinger era senz'altro disonesto, ma difficilmente si riuscirà a mostrare che aveva un atteggiamento irrazionale riguardo al suo programma di ricerca: il crimine organizzato"). Del resto, come conclude Marx, non è "dal tempo di Adamo" che "l'albero del peccato" è "in pari tempo l'albero della conoscenza?". postato da civati, 12:38 | link | commenti (4) Triuggio: nasce il pannello democratico
Il Pd nasce a Triuggio: nella sede della cooperativa Canonica (www.coop-canonica.it), si celebrerà la nascita del pannello democratico, la nuova campagna che abbiamo lanciato perché le sedi dei Ds e, in prospettiva, del nuovo partito, diventino, nei prossimi mesi, sedi ecologiche: riscaldamento ed energia ecosostenibili. A Triuggio sono stati i primi a raccogliere la sfida, ma anche da Seveso sono venuti segnali in questo senso, e la stessa sede della Federazione di Monza e della Brianza vuole rinnovarsi con le rinnovabili, per dirla con uno slogan. Ne parleremo domani sera, a partire dalle ore 21, presso la sede del pannello democratico, a Triuggio, in via Taverna, nell'ambito dell'iniziativa «Kyoto fisso». Non mancate. postato da civati, 09:37 | link | commenti Telefono casa: prosegue la campagna contro la chiusura dei phone center
Sono seicento i fax che sono arrivati presso i nostri uffici per la campagna contro la chiusura dei phone center. Il dato, che reputo molto significativo, mi porta a pensare che «Telefono casa» sia un'iniziativa giusta e importante, da portare fino in fondo. Ora si sono aggiunti anche i colleghi del Consiglio comunale di Milano, Davide Corritore e Pierfrancesco Majorino in testa. E il dibattito si allarga. Vi prego perciò di aderire, visitando il sito del gruppo regionale, a questo indirizzo. Mi raccomando. postato da civati, 09:15 | link | commenti La primavera della Martesana: il caso Inzago
Mi chiamano ieri e mi dicono: c'è un Consiglio comunale aperto alla partecipazione dei cittadini in quel di Inzago, uno dei "luoghi camuni" a cui sono più affezionato. Niente teatro, dunque, in una delle poche sere libere degli ultimi tempi. E via, alla volta della capitale regionale delle discariche. Con me c'è il comandante Monguzzi. E c'è un cielo alto e terso, mentre l'auto di Carlo corre lungo la Martesana. E fa un freddo del biscio, nonostante si tratti della prima notte di primavera. Nella sala pubblica di Inzago, invece, il clima è parecchio surriscaldato. La popolazione si accalora: tutti contro la nuova, ennesima discarica. La terza in pochi anni. Contro di essa si sono espressi tutti i politici interpellati. All'unanimità hanno dichiarato il proprio voto contrario il consiglio comunale, quello provinciale e, addirittura, quello regionale. E, invece, in questa strana regione, la discarica va avanti, sulla base di una determinazione del dirigente competente - datata aprile 2005, in pieno periodo elettorale - prima bocciata dal Tar, poi ribadita dal Consiglio di Stato. In Commissione Ambiente stiamo lavorando ad una legge che risolva il problema, grazie all'impegno dell'Unione e della Lega che, come nel caso di Seveso, sta dando il proprio contributo. Altri, i soliti, nicchiano. Mentre la politica discute, i lavori della discarica sono già partiti, grazie anche all'inqualificabile ritardo con cui la Giunta si è mossa: dopo un anno di inutili richieste di audizione dell'assessore Bernardo, Buscemi - il suo successore - soltanto qualche settimana fa ci ha onorato della sua presenza. Tutte cose che abbiamo ricordato, Carlo ed io, questa sera, per fare giustizia di una politica che non rispetta nemmeno se stessa. Alla fine dell'assemblea, il consiglio comunale di Inzago vota un documento preciso, chiedendo il conforto dei cittadini presenti: anche loro, sempre all'unanimità approvano, la mozione che dice "no!" alla discarica. L'indicazione è chiara: lavoreremo, come già da due anni a questa parte, per farla rispettare. postato da civati, 00:28 | link | commenti martedì, marzo 20, 2007 Un pesce di nome Wanda: Prosperini si scusa Oggi in aula Prosperini si è scusato "in particolare con la comunità omosessuale" alla maniera del pesce di nome Wanda (già assurto agli onori della cronaca politica lombarda per un episodio che aveva coinvolto Albertini e Bossi). Chi si aspettava un duello con la katana (tipo Kill Bill), è rimasto deluso. Il Prosperini in versione pelouche ha ritrattato, con un discorso calibratissimo: ha deposto l'armatura, la spada da crociato e il dialetto d'ordinanza, per leggere un discorso imbarazzato e a tratti imbarazzante, pensando alle cose che ha detto da quando calca le scene del Consiglio. A noi del centrosinistra non è bastato: volevamo un'espressione di merito di Formigoni che - ovviamente - non c'era. Quando il gioco si fa duro, l'aula diventa un buco con la giunta intorno: una sola poltrona rimane vuota, è quella del presidente. Il mitico Monguzzi ha notato che Formigoni è una sorta di extraparlamentare che non intende avere alcun rapporto con la terza assemblea legislativa del Paese (come pomposamente amiamo definirci). Nemmeno di fronte alle dichiarazioni del dutùr, nemmeno di fronte alle dimissioni di Cè. Formigoni non c'era. E ce ne siamo andati anche noi, prima che Prosperini intervenisse. Poi il Consiglio ha proseguito i suoi lavori, con la sola maggioranza. Come se niente fosse. Questa è la Lombardia, bellezza. postato da civati, 14:33 | link | commenti (1) lunedì, marzo 19, 2007 Alboni o Fini?
Cose che capitano in An. «L'Assessore Pier Gianni Prosperini non è né razzista né omofobo». Così replica il capogruppo di Alleanza Nazionale in Regione Lombardia, Roberto Alboni, alle numerose richieste di dimissioni dell'assessore Pier Gianni Prosperini (Adnkronos, ore 18.53). Qualche minuto più tardi: «Prosperini si vergogni e si dimetta. Di dirigenti come lui la destra italiana non sa che farsene». E' quanto afferma il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, chiedendo le dimissioni dell'assessore regionale di An Pier Gianni Prosperini, che aveva proposto di «garrotare i gay». (APCom, ore 19.38). Formigoni chi ascolterà? postato da civati, 20:52 | link | commenti (2) Garrota per i gay: l'interpellanza dell'Unione Avendo appreso dagli organi di stampa le “stupefacenti e gravissime” dichiarazioni attribuite all’Assessore regionale Piergianni Prosperini sugli omosessuali: “…. Gay….garrotiamoli …ma non con la garrota di Francisco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia”. Interpellano il Presidente della Regione affinché con estrema urgenza riferisca all’Aula: per sapere se non ritiene incompatibile le dichiarazioni rilasciate dall’Assessore Prosperini con il suo ruolo di componente della sua Giunta; se il Presidente della Regione non intende, anche a tutela dell’Istituto regionale, censurare le dichiarazioni grevi del suo Assessore e scusarsi con le persone offese; se per ripristinare la credibilità fortemente compromessa della Regione non intenda ritirare le deleghe al suddetto Assessore. postato da civati, 17:53 | link | commenti La garrota Nella sua lunga intervista pubblicata dal Giornale, in cui si diffonde anche sulla chiusura dei centri sociali ("sentine d'ogni male da chiudere con il ferro e con il fuoco") e sugli zingari (per cui ha in mente una cura barbaricina), Piergianni Prosperini propone la garrota per i gay. Forse non tutti sanno che cos'è. Ci aiuta Wikipedia. Anche a capire perché Prosperini non deve fare più l'assessore. postato da civati, 17:40 | link | commenti Le dimissioni del 'dottore' «Non ho niente contro di loro. Convivano pure. Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo. [...] Ecco, qua vien fora el mejo del dotor. Garrotiamoli, ho concluso. Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». Ho proposto che l'Unione chieda le dimissioni dell'assessore ai giovani della Regione Lombardia, che ieri ha pronunciato queste parole orrende. Le chiediamo in ragione della dignità dell'isitituzione che rappresentiamo e dei lombardi che non si meritano un assessore così. postato da civati, 12:33 | link | commenti Giuseppe
I miei genitori mi hanno chiamato Giuseppe, nome ottocentesco anziché no, sulla base di una intuizione che spesso mi ha fatto riflettere. Sostenevano che il lavoro di Giuseppe, umile e indipendente, facesse segno a una vita serena e ritirata che loro, battezzandomi così, mi auguravano. Per ora non è andata proprio come avevano previsto, ma voglio conservare lo spirito di quel nome, nel giorno del mio onomastico, cercando di preservarmi dal beccheggio della nave su cui sono salito ormai tanto tempo fa. Come apprendista falegname, per ora, mi tocca far parte di innumerevoli tavoli, di mediazione, di confronto, di dibattito. Il Pd, in questo senso, dovrebbe ridurne il numero e, mi auguro, rendere più efficienti quelli che rimarranno. Come ognun sa, però, per fare il tavolo, ci vuole il legno (e tante altre cose che vengono prima, come vuole la filastrocca): e la sostanza del nostro lavoro è, insomma, la cosa più importante. Lasciatevelo dire, oggi, da un giuseppe qualunque. postato da civati, 09:27 | link | commenti (2) Tubiamo?
Non sto parlando dei Baci perugina, ma dello straordinario successo di Youtube.com anche per quanto riguarda la vita politica. Se ne è occupato oggi il Corriere della Sera, riprendendo un pezzo molto interessante che l'Economist ha dedicato nel numero uscito la scorsa settimana alla democrazia virtuale negli Stati Uniti e in particolare alla corsa alla Casa Bianca: una sfida che è fatta sempre di più di colpi e contraccolpi video sul web. Leader indiscusso della partita è Obama, ma la signora Clinton se la cava altrettanto bene e anche Edwards non scherza. Il punto fondamentale è che però nessuno può controllare, come già succede per i blog, quello che può accadere in una democrazia digitale, a cui tutti possono avere accesso e in cui uno spot si può rovesciare immediatamente nella sua parodia, producendo immediatamente l'effetto contrario. Non è una questione di poco conto: se la sinistra italiana avesse compreso dieci-dodici anni fa le potenzialità del web (anche per sottrarsi allo strapotere televisivo del signor B.), non saremmo nelle condizioni in cui ci troviamo. Se il sistema dell'informazione si dovesse confrontare anche qui da noi con un potente dibattito on-line, che per altro cresce esponenzialmente anche in Italia, la 'musica' sarebbe diversa e certamente meno conformista. Se solo comprendessimo che il linguaggio della politica può essere diverso, anche suo malgrado, faremmo molta strada. Pare che Marta Vincenzi, candidato sindaco dell'Unione a Genova, ci stia pensando (anche se il suo sito, per ora, non si apre). Nel nostro piccolo, nella più remota provincia dell'impero, ci stiamo provando. Michele Faglia ha già un video su You Tube da settimane: si chiama Work in progress (la sfida continua). Un titolo-slogan che vale per la città dove è nuovamente candidato a sindaco, ma anche per la ricerca di nuove soluzioni per la nostra comunicazione politica. postato da civati, 00:19 | link | commenti domenica, marzo 18, 2007 C'era
La Regione Lombardia ha un nuovo assessore alla Sanità. Alessandro Cè, da coniugare all'imperfetto, si è dimesso, a causa di forti contrasti con la giunta e con il suo partito in merito alla privatizzazione del servizio d'emergenza che risponde al numero 118. Un business che, come nel caso della violenta polemica della fine di agosto del 2005 (la crisi della maggioranza durò poi ben due mesi), Cè ha voluto denunciare senza tentennamenti. In modo irrituale, perché in Regione è prassi far finta di niente e lasciar correre. Cè non l'ha fatto: la cittadinanza, anche se non la pensa come lui su mille cose, ringrazia per un gesto chiaro e difficile, che ci auguriamo possa aprire finalmente un dibattito all'interno della società lombarda sulle condizioni in cui versa il nostro sistema sanitario. Ce n'è sempre più bisogno. postato da civati, 23:57 | link | commenti sabato, marzo 17, 2007 A Lissone, per cambiare
Immaginare che il centrosinistra possa vincere a Lissone è come voler andare contro le leggi della fisica. Questa volta, però, a Lissone, le destre sono divise, il sindaco uscente non è stato ricandidato e il giudizio dei cittadini nei confronti della giunta attuale è molto negativo, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo urbanistico della città. Sono nate numerose liste civiche e tanti cittadini sono pronti ad impegnarsi per cambiare guida al Comune. Il centrosinistra ha per ora risposto dividendosi troppo, in ragione di personalismi e di idiosincrasie del tutto controproducenti, che anziché 'aprire' al contributo di altri, rischiano di escluderlo e ostacolarlo a priori. Credo che tutte le forze che non si riconoscono nell'attuale governo della città debbano unirsi in un unico schieramento che racchiuda tutti quelli che sono d'accordo che a Lissone si possa e si debba cambiare, con un programma preciso, con uno slancio di passione e di impegno civile condivisi. Si individui un unico candidato che rappresenti tutte le componenti e tutte le sensibilità e si proceda a una grande campagna elettorale tra i cittadini. Perché sono loro, in democrazia, a decidere. Anche a Lissone. postato da civati, 08:37 | link | commenti Per chi suona la campagna
Molti ricorderanno che con le regionali 2005 si era toccato il punto più basso della propaganda politica. Donato Bendicenti nel suo Con-vincere (Donzelli, 2005) ha prodotto una rassegna irresistibile dei manifesti più incredibili (come aveva fatto in precedenza anche Repubblica.it): ricordo, per tutti, un «Gatti non parole» (prontamente stoppato da un ancor più geniale «Non c'è trippa per Gatti»); il brillantissimo «Cinese? No glazie!!!» di una candidata leghista in Veneto; e, per finire, l'assurdo Prosperini in versione crociato da fumetto, «baluardo della Cristianità», «nemico dei "Centri Sociali"» (tra virgolette, tanto gli fanno orrore) e, horribilis in fundo, «condottiero del Nord». A Monza, per le Comunali del 2007, non siamo partiti molto meglio: il 27 maggio è ancora molto lontano, ma abbiamo già uno straordinario «Fede, speranza, carità» di un candidato di una lista civica - il cui sobrio programma coincide con le virtù teologali - e l'altrettanto inquietante «Dio, patria, famiglia» di un post (o neo?) fascista. Ci attendiamo, da un momento all'altro, un promettente: «Monza? A noi!». postato da civati, 01:12 | link | commenti (1) venerdì, marzo 16, 2007 In Lombardia non si batte Kyoto, ma in Brianza sì Per discuterne, con il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi e altri esperti di politiche ambientali e fonti rinnovabili, ci vediamo a Triuggio, per il buffet politico allestito dai Ds locali (una formula che ha già riscosso molto successo). L'appuntamento è per venerdì 23 marzo, alle ore 21. Il programma lo potete scaricare dal sito web della Cooperativa Canonica, dove si svolgerà l'incontro. Vi aspettiamo: oltre al buon vino e alla cucina migliore della zona, ci saranno novità e proposte inedite in campo ambientale, per la nostra Regione e per l'ancor più nostra Brianza. postato da civati, 16:17 | link | commenti (1) Momenti (da non dimenticare)
Claudia Filippazzo ha curato un bel servizio per Monza la città sulla votazione del Piano di governo del territorio, avvenuta tra venerdì e sabato, nel Consiglio comunale di Monza. Clicca qui per l'articolo e per una foto che dice tante cose. postato da civati, 09:59 | link | commenti (3) giovedì, marzo 15, 2007 Urbanistica no global Abbiamo già parlato del fatto che il centrodestra in Consiglio regionale, solo martedì, ha decretato l’inevitabile chiusura di centinaia di phone center, negando la possibilità di una semplice proroga di un anno perché i centri di telefonia fissa avessero il tempo di mettersi in regola come vuole la legge regionale. Oggi l’assessore leghista Davide Boni propone una norma ad hoc (l'ennesima) per rendere difficoltosa se non impossibile non solo l’apertura delle moschee (come era capitato l'estate scorsa), ma anche quella di ‘attrezzature per servizi religiosi’, cioè di semplici luoghi di preghiera. Nel frattempo, la Giunta comunale di Milano - una metropoli europea (evidentemente) - nega l'autorizzazione al nuovo centro islamico di via Padova perché l'edificio non sarebbe conforme al piano paesistico. Cavilli, norme, bizantinismi astrusi come pochi altri per non affrontare direttamente il problema dell'integrazione e delle sue criticità: questa è la politica della destra in Lombardia. E smettiamola di dire che è solo responsabilità della Lega: troppo comodo. Simili iniziative sono promosse da tutta la cosiddetta Casa delle libertà, in ogni istituzione in cui sia al governo (fortunatamente poche, purtroppo tutte "qui da noi"). Politiche sostenute anche da quei liberali e da quei ciellini che pure contano molto: ma che tacciono per ragioni di opportunità. La loro. Ecco chi sono gli autorevoli politici che vogliono fermare la globalizzazione con le norme urbanistiche. I paradossali ma purtroppo reali no global, quelli che non ne vogliono nemmeno sapere delle trasformazioni che riguardano le nostre città e la nostra società. postato da civati, 19:59 | link | commenti (8) Anche noi a Ellis Island
Forse lo conoscete già (anche perché l'esperienza che vi propongo è citata in un film abbastanza recente), ma un viaggio, benché virtuale, a Ellis Island è doveroso, in tempi di migrazioni, di luoghi comuni, di pregiudizi. Cercate i vostri antenati sul sito della fondazione. Da Ellis Island sono passati 399 Bossi e 240 Fini, per dirne una, ed è passato il mondo intero, quello che bussa alla nostra porta, da qualche anno a questa parte. Provate anche voi. Fa bene. Per capire che la realtà è complessa e come tale va interpretata. postato da civati, 09:32 | link | commenti (1) martedì, marzo 13, 2007 Fuori dal vaso: la triste vicenda dei phone center in Lombardia
Quando si dice: “farla fuori dal vaso”. Giosuè Frosio, consigliere regionale della Lega, riflette sui bagni dei phone center: «Andiamo sempre a parlare di extracomunitari o quant’altro. Beh, io vi dico una cosa: sotto il profilo sanitario sono contentissimo, osti, che ci siano i vincoli non di due o di tre bagni, cinque! Sapete che loro hanno un modo diverso di rapportarsi al bagno… io non vorrei mai entrare in un bagno frequentato da un egiziano o da un arabo perché non è il mio stile di vita, fortunatamente. Con tre, uno lo riservi ad un povero cristo come me che usa ancora il bagno tradizionalmente». Frosio è il consigliere che durante la votazione della Cascinazza ammise di avere votato per un collega perché era andato in bagno. Lui, per conto suo, ci va «tradizionalmente». Chissà cosa vorrà dire. Non si capisce come faccia quando si trova lontano da casa: in Autogrill, o al bar, chissà come potrà evitare la contaminazione nell’atto stesso della minzione. Problemi suoi. Quello che emerge da queste dichiarazioni pronunciate in sede ufficiale, nell’ambito della discusssione della IV Commissione (di cui vi proponiano una trascrizione artigianale a cura del gruppo Verdi), è che il razzismo non è nemmeno più strisciante. È dichiarato. E si capisce come la questione dei bagni dei phone center, come sospettavamo da tempo, ne nasconde di più insidiose e di più vaste dimensioni. E riguardano la società tutta: dal locale (anche nel senso del gabinetto) al globale. Di fronte allo sciopero della fame indetto da alcuni gestori di phone center, il Consiglio ha aggiornato la propria discussione a dopo pranzo. Un fatto di per sé significativo. La maggioranza non ha voluto rivedere la posizione espressa in commissione. Non è ammissibile la proroga. Punto. Non è concepibile venire incontro alle esigenze dei tanti operatori che hanno denunciato – anche attraverso la nostra campagna “Telefono casa” – il pericolo che il 90% dei phone center, dei centri di telefonia fissa, cioè, sia costretto alla chiusura. Proprio i difensori della famiglia tradizionale, ha ricordato Arturo Squassina, consigliere Ds, si ostinano a negare che i componenti di famiglie divise dalla lontananza possano parlare tra di loro. Proprio i promotori del libero mercato, i suoi esteti, negano la possibilità agli imprenditori di mettersi in regola, di trovare un equilibrio economico per le loro attività. A ciò si aggiungono forsennati attacchi al Tar che ha recentemente messo in discussione l’applicabilità della legge. Nei bagni dei phone center è in gioco il punto di vista sulla globalizzazione, sui fenomeni migratori (non quelli delle peppole, quelli delle persone, intere popolazioni che si trasferiscono verso il nostro paese), sul tema decisivo dell’integrazione tra le persone che vivono nella nostra Regione. Penso a quand'ero italiano all’estero, quando ero studente in un paese straniero (come altri in quest’aula con cui ho avuto il piacere di confrontarmi). Non avevo bisogno di andare in bagno, non volevo collegarmi con le centrali di Al Qaeda, volevo telefonare e scrivere a casa, alla mia ragazza, alla mia famiglia. Chiudere i phone center o sottovalutare la chiusura del 90% del totale è una soluzione facile per il consenso e nello stesso tempo totalmente irresponsabile dal punto di vista politico, perché il problema è forse troppo sofisticato e complesso per il nostro dibattito politico regionale. Il problema è che non stiamo interpretando l’immigrazione, le culture che convivono nel nostro paese, le identità, il pericolo del comunitarismo, le difficoltà di una società complessa e ricca di problemi e di possibilità che non conosciamo e di cui preferiamo non parlare. E il phone center è una metafora significativa di un mondo che cambia, in cui sono in campo relazioni, affetti, pensieri, lontananze e vicinanze, senza che noi in Lombardia sappiamo dire nulla di tutto questo. Abbiamo chiesto la proroga di un anno, perché la norma votata lo scorso anno non sia vissuta come una punizione, ma come un tentativo per risolvere i problemi e non per crearne di nuovi. Solo alcuni, troppo pochi esponenti del centrodestra hanno voluto comprendere il nostro appello. E così, nessuna proroga per i phone center: che chiudano pure. La globalizzazione in Lombardia si discute alla toilette. postato da civati, 20:02 | link | commenti (3) Telefono casa
Oggi in Consiglio regionale, torna la questione phone center. La nostra campagna "Telefono casa" (che chiede di prorogare di un anno le misure decisamente restrittive previste dalla legge approvata all'inizio del 2006) ha rappresentato le reali preoccupazioni di chi, se i termini fossero confermati, si troverebbe a dover chiudere il proprio esercizio commerciale. Ciò significherebbe che ai cittadini stranieri verrebbe negato un servizio fondamentale per mantenere le proprie relazioni con la famiglia e con gli affetti rimasti a casa. Le regole sono importanti e vanno rispettate e fatte rispettare: vale la pena però di ricordare che, in alcuni casi, basterebbe abbandonare posizioni ideologiche e affidarsi al buon senso, per evitare soluzioni drastiche che, a pensar male, sanno tanto di razzismo. Il Tar è intervenuto la settimana scorsa, sollevando dubbi circa la costituzionalità del dispositivo di legge e rinviando alla Corte costituzionale la partita. Ci auguriamo che oggi il centrodestra voglia prendere una posizione di responsabilità. Tra qualche ora lo sapremo. postato da civati, 08:40 | link | commenti (1) Cartelli di sabbia
Si precisa e definisce in queste ore la campagna di cartelli e tabelloni lanciata dalla destra monzese. «Monza città tradita» preludeva agli slogan - del tutto previdibili - dedicati al traffico, alla sicurezza e al cantiere di piazza Trento. Una campagna aggressiva e violenta che dice poco di quello che la destra vorrebbe fare per risolvere i problemi della città. Anzi, il messaggio, dentro di sé, ha una contraddizione fondamentale: dimentica che i nodi irrisolti che vengono attribuiti all'amministrazione Faglia non furono nemmeno affrontati dalle precedenti giunte comunali, tra le quali annoveriamo la stagione Mariani, ora avversario di Faglia e già sindaco della città, che divenne famoso proprio per una rivoluzione del traffico che fece discutere e fu immediatamente cancellata dai suoi attuali alleati del polo. Noi tutti sappiamo che la verità è un'altra: che Faglia ha cercato, per la prima volta dopo tanti anni, di affrontare i problemi di Monza. Una città in cui tutto era stato lasciato scivolare verso il degrado e che in questi anni ha conosciuto innumerevoli interventi e iniziative di ogni sorta. Saremmo curiosi di sapere che cosa avrebbe fatto la destra (che si è ben guardata dall'avanzare contro-proposte) e che cosa ci promette per il futuro. Dovremo attendere, come sempre. E, forse, attendere invano. postato da civati, 08:04 | link | commenti lunedì, marzo 12, 2007 Caos calmo
E' l'atmosfera che si sente nell'aria in questi giorni. Passata la tempesta del Pgt («odo augelli far festa»), ora si entra nel vivo della campagna elettorale monzese, che riveste un'importanza strategica per l'Ulivo e per l'Unione in tutto il Nord. Nel 2002 fu una vittoria sorprendente e simbolica: la prima, dopo la tragedia delle politiche del 2001. Ora, la destra farà di tutto per riprendersela, la città, grazie alle ingenti risorse che ha a disposizione e nonostante la carenza abbastanza evidente e ormai tradizionale di idee e di progetti per renderla migliore e più vivibile (a meno che qualcuno non intenda riesumare da un remoto cassetto l'incredibile boutade della metropolitana a fune, a cui il candidato sindaco avversario pare essere ancora molto affezionato). In questi giorni di preparazione della campagna, delle liste, delle proposte programmatiche condivise con i cittadini, l'impressione è quella di un caos calmo (tanto per non smentire la stagione degli ossimori): un periodo carico di tensione e di attesa. Una cosa è certa: noi ci siamo. E, alla fine, vedrete, che tutto andrà come deve andare. postato da civati, 08:52 | link | commenti domenica, marzo 11, 2007 Borat? No buono
Dopo tante recensioni positive, è venuto il momento di 'stroncare': non andate a vedere Borat, nemmeno se ve lo chiede, al primo appuntamento, Heather Graham o George Clooney. Vi rovinerebbe la serata e farebbe scappare sia Heather che George (magari insieme, metti caso che si incontrassero all'uscita). E' una cosa tremenda. Sul serio. postato da civati, 15:14 | link | commenti (2) Il modello Mezzago e la partita democratica
Non solo asparagi rosa, che per altro ci attendono tra qualche settimana, come ogni anno, nella suggestiva cornice, come si suol dire, di Palazzo Archinti. A Mezzago, il comune rosso della Brianza, il congresso dei Ds di ieri - a cui ho avuto il piacere di partecipare - ha decretato una plebiscitaria maggioranza (il 96%) alla mozione Fassino. Un risultato che mi interessa più per la qualità del dibattito che si è tenuto che per le proporzioni dell'affermazione della mozione che anche io sostengo. Angelo Vitali ha descritto la politica mezzaghese sostenendo che da trent'anni, in quella piccola città, il partito democratico è una realtà, nei modi e negli obiettivi di una politica molto radicata e in stretto rapporto con la vita cittadina. E che il modello Mezzago forse può farci pensare a una discussione più seria e più profonda su quello che vogliamo essere proprio nel rapporto - democratico, appunto - con la società italiana. Da tempo ne sono convinto e credo che il punto stia proprio nel nome e nella capacità di questo nuovo partito di porsi quello che una volta si chiamava problema della rappresentanza. Perché se il Pd sarà formato dalle due gambe dei Ds e della Margherita, e dalla terza (le associazioni che guardano all'Ulivo e che l'hanno sempre 'coltivato'), ce n'è una quarta di gamba, che sorregge il tavolo politico del centrosinistra: e sono i nostri elettori, individualmente e in forma organizzata (come voleva Tocqueville) che ci chiedono un partito più maturo. E, proprio perché più maturo, più capace di adottare strumenti interpretativi del mondo che cambia. In un nuovo rapporto con gli elettori e con la realtà. In senso nuovo e insieme critico, perché è nell'irrequietezza del nostro riformismo e nel suo senso critico che si gioca la partita democratica della nuova formazione politica. postato da civati, 13:59 | link | commenti Cinque anni fa, un girotondo, le fiaccole, Michele Faglia
Era il 7 marzo 2002: Michele Faglia guidava un singolare girotondo con le fiaccole intorno al palazzo comunale (verificare qui). E da lì partì la corsa verso le comunali, un periodo che a ricordarlo ora sembra ancora più interminabile e appassionante, con quel comitato elettorale in via dei Mulini proprio vicino a casa mia, la paura del primo turno, la rimonta, incredibile, al secondo, le piazze piene, i comizi, le conferenze, il 5 maggio degli interisti e di Fassino (che, guarda un po', è juventino e che proprio quel giorno passò da Monza). E mi ricorderò la notte precedente a quella manifestazione e tante altre serate di quella primavera lunghissima che si concluse con la nostra vittoria. E il primo consiglio comunale, in cui mi scappò una citazione di un quasi Dylan del tutto involontaria: «I tempi sono cambiati». Ora, lo posso dire con maggiore consapevolezza: sono passati cinque anni, giorno più, giorno meno, da quella fiaccolata e i tempi di questa città sono cambiati tanto che sembra che le lancette si siano spostate in avanti di un secolo. Se pensiamo alla Cascinazza (una storia che affonda le proprie radici negli anni Sessanta), alla necessità di adottare un piano regolatore (l'ultimo era datato 1971), alle questioni irrisolte da decenni che Faglia si è trovato ad affrontare e, in molti casi, a risolvere. Con la fiaccola che ancora brilla, in questa primavera monzese che inizia e che ci porterà lontano. postato da civati, 02:54 | link | commenti (2) sabato, marzo 10, 2007 Votati alla difesa della città (che serata!/2)
Poco dopo mezzanotte, il Piano di governo del territorio della città di Monza, portato in aula a luglio del 2006, ostacolato in tutti i modi dalla minoranza, è stato finalmente votato. La destra si è presentata soltanto per dire che avrebbe abbandonato l'aula, dopo avere presentato 20.000 emendamenti, averli ritirati, aver tentato un ultimo tentativo ostruzionistico. Durante la seduta, sono comparsi, nello spazio destinato al pubblico, striscioni e comportamenti da stadio (spettacolo a cui non si sono sottratti il candidato sindaco Mariani e il senatore Mantica: il secondo, credevamo, personalità di un certo profilo istituzionale). La maggioranza ha così votato uno strumento decisivo per la città, dopo due leggi regionali fatte apposta per non consentirci di dire la parola fine alla anomia e alla totale mancanza di regole certe dell'urbanistica monzese: la prima legge serviva a rinviare di un anno l'adozione del piano, perché costringeva l'amministrazione a passare dal Prg al Pgt, redigendo diversamente il piano; la seconda leggina, in modifica alla precedente, faceva scomparire le salvaguardie, riportando la città al piano del 1971. Ecco perché questa sera si è trattato di un momento storico, ho detto, concludendo la discussione e forse la legislatura: un momento che restituisce dignità alla città, un sistema di regole condivise, in cui prevale l'interesse di tutti e non quello di uno solo, chiudendo una stagione di incertezze e superando - ci auguriamo, una volta per tutte - la logica del privilegio e della scorciatoia. Una lunga storia che fa segno a un grande campo, che si distende lungo il Lambro, in cui sorge una cascina che gli dà il nome. Un momento solenne, che ho celebrato con grande onore. In piedi, come si conviene ad una grande città, e pensando al consiglio regionale, dove, quando interveniamo, siamo tenuti a stare in piedi, anche quando le nostre città vengono umiliate, come a Monza in questi anni è capitato più volte. La storia infinita by definition non è finita: dovessero vincere le destre, il problema tornerebbe d'attualità e si dovrebbe ricominciare daccapo. Non dimentichiamolo. postato da civati, 02:17 | link | commenti (1) I cinquecento di Seveso (che serata!)
C'era mezza città nell'aula magna di una scuola a discutere di interramento della ferrovia, questa sera a Seveso. Con Luca Gaffuri (Margherita) e Giulio De Capitani (Lega) abbiamo discusso dell'annoso problema dell'attraversamento delle Ferrovie Nord che taglia in due la città, invitati dal comitato Sevesoviva. La presentazione di un filmato molto curato e preciso, la voglia di partecipare e di decidere, il confronto politico al di là degli schieramenti sono stati i punti qualificanti di una iniziativa come ce ne sono poche. L'anno scorso, nell'incontro precedente, avevo chiesto che la Regione si impegnasse per finanziare lo studio di fattibilità dell'interramento, superando l'ipotesi dei sottopassi viari. Un timido Zanello aveva detto e non detto, senza prendersi alcun impegno. Il 20 dicembre, in aula, in sede di discussione del bilancio, avevamo presentato un emendamento, perché fossero individuate le risorse necessarie. L'emendamento non passò, ma fu ripreso da un ordine del giorno - meno impegnativo, purtroppo - presentato dalla Lega, che abbiamo sostenuto e votato con grande senso di responsabilità. E l'ordine del giorno passò. Ora verificheremo se i 100.000 euro che il Consiglio ha chiesto di stanziare saranno davvero spesi per verificare la possibilità di realizzare un'opera di straordinaria importanza per Seveso. Nel frattempo, ci auguriamo che l'amministrazione comunale non vada avanti con progetti bizzarri e che si affretti - è passato un anno dalla nostra richiesta - a pretendere da Ferrovie Nord i passaggi a livello automatizzati, come quelli che vengono utilizzati a Como, per capirci. Si chiamano passaggi a livello intelligenti. Speriamo che lo sia anche l'amministrazione sevesina, smentendo se stessa e le iniziative precedenti, e aprendosi finalmente al confronto con la cittadinanza. Attiva, documentata e seria che abbiamo incontrato, ancora una volta, a Seveso, questa sera. postato da civati, 02:14 | link | commenti (3) venerdì, marzo 09, 2007 Se il Parco esce di casa... Metrobosco anche a Monza. Dialogando con l'assessora Bruna Brembilla, abbiamo convenuto che il progetto di rendere verde l'area milanese si può realizzare anche nella nostra città. Come se il Parco, ad un certo punto, decidesse di uscire di casa, di spalancare i cancelli ed invadere la città di verde. Il progetto della chiocciola verde è proprio questo: dalle porte della Villa Reale al Rondò, dal Parco del Villoresi (nascente) lungo il viale Lombardia riqualificato, da viale Campania su fino a viale delle Industrie e alla Cavallera e ai Colli briantei. Un progetto che entrerà a far parte del nostro programma elettorale e che guarda a Monza come città della Brianza, come parte di un tutto più complesso e ricco, per collegare i parchi esistenti attraverso corridoi ecologici, verdi e boscati. Perché gli alberi sono importanti per l'ambiente, per il paesaggio, anche quello urbano, dove gli alberi sono sempre di meno, residuali e sacrificati. Se la chiocciola parte, non sarà più così. postato da civati, 16:11 | link | commenti Cose da fare
Questa sera, alle ore 21, Seveso, per la manifestazione indetta dal comitato Sevesoviva a favore dell'interramento del tratto cittadino delle Ferrovie Nord che ho personalmente seguito con entusiasmo. Ci aspettiamo risposte da parte della Giunta regionale, grazie alla collaborazione della Lega, che su questa ipotesi, come si suol dire, "c'è". Nella stessa sera, raggiungerò il Consiglio comunale in corso per approvare il Pgt (forse già stasera). Un momento storico per la città, da festeggiare - facendo gli scongiuri - adeguatamente. Domani e domenica giorni di congresso Ds, per la presentazione della mozione Fassino: a Mezzago, a Monza e a Magenta. E' un periodo così. Intenso. Magari ci si vede, per le strade di Lombardia... postato da civati, 09:49 | link | commenti giovedì, marzo 08, 2007 La curiosa Cascinazza sul Giornale Il giornale di Paolo Berlusconi mi attacca, con i toni violenti della polemica personale, sulla questione Cascinazza, in merito alla recente ordinanza del Consiglio di Stato che darebbe, leggendo il giornale del proprietario dell'area, ragione a chi vuole costruire. Affido alla replica di Alfredo Viganò che destituisce di ogni fondamento l'interpretazione offerta. Eravamo in attesa di una nuova ordinanza del Consiglio di Stato sulla questione Cascinazza. Il problema riguardava una questione che si trascina da più di due anni e che investe un aspetto procedurale. La proprietà presenta un piano di lottizzazione nuovo. Gli uffici, come dovere di legge, lo istruiscono nei tempi previsti e dovuti. Si ritiene che il PL non sia rispettoso della salvaguardia del PRG del 2002 (eccesso di volumetria, non conformità alla fascia di rischio sul Lambro, etc). Si ritiene anche che sia compito del Dirigente rispondere. Così avviene. Il Privato ricorre. Dopo alterne vicende il Tar dice che deve essere l’Organo istituzionale a rispondere. Allora la Giunta risponde. Il Privato ricorre e tra alterne vicende se tocca alla Giunta o al Consiglio, interviene la legge 12 regionale che sembra chiarire che spetta alla Giunta. Il Privato, in seguito, chiede anche i poteri sostitutivi alla Provincia di Milano. Questa non interviene dato che il Comune si è già espresso con proprio atto conclusivo. Il Privato ricorre e il Tar dà ragione al Comune |