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domenica, aprile 29, 2007 Faglia 007: the Mission is possible
Qualcuno si è chiesto come mai l'immagine di Faglia sia rimasta in secondo piano, lasciando campo libero agli avversari («Monza città tradita», Mariani e Berlusconi, Mariani finalmente solo). E' presto detto: Faglia è il sindaco uscente e fino all'inizio della campagna elettorale ci è sembrato giusto preservare la sua immagine, affidandoci a testimonial e a messaggi molto 'aperti'. Ora la campagna elettorale inizia e non ci risparmieremo. Da domani in via San Gottardo troverete tutto il materiale di cui avete bisogno per contribuire alla vittoria elettorale del nostro sindaco. La missione è possibile, nel 2007 di Faglia: abbiamo molti motivi per credere che lo stile, l'impegno e la passione prevalgano sullo schieramento avversario. Dove, dopo aver visto il programma e le liste, non sembra proprio di trovarsi in Magna Grecia. Ma, forse, come diceva Montanelli, c'è soltanto una parola di troppo. Grecia. Per Faglia, per Monza, abbiamo bisogno di voi. Tutti. postato da civati, 14:34 | link | commenti (1) sabato, aprile 28, 2007 Che programma hai per il 2012?
Monza si dice in molti modi: siamo partiti da un'espressione aristotelica, perché il programma di mandato 2007-2012 riuscisse a rappresentare le caratteristiche e le potenzialità della nostra città. Il risultato, grazie al coordinamento di Luca Imeri e al rush finale del sindaco e del vicesindaco, è un programma ricco di proposte e di progetti, capace di offrire ai nostri concittadini un'idea complessiva e coerente di città. Una città, la nostra, uscita da un torpore più che decennale e che vivrà il passaggio 'epocale' della nuova provincia e che necessita di un programma all'altezza delle sfide che ha di fronte. Scaricate e leggete con me. Un programma che Michele Faglia presenterà alla città mercoledì 2 maggio, alle ore 21, presso il Teatrino della Villa Reale. postato da civati, 09:03 | link | commenti (1) Modus vivendi
L'altra sera, davanti a una birra, mentre fuori scoppiava la primavera, un amico mi raccontava della sua ultima liaison (dangereuse, comme d'habitude) con una ragazza impegnata, la quale più lo frequentava, più amava il suo partner storico-tradizionale. Alla fine, mi chiede: «Si può?». Rispondo: «"Si può" è troppo impegnativo, presuppone un surplus di riflessione. Diciamo che capita». Devi solo cambiare gestore, aggiungo poi. Ora hai il pacchetto You and him, sei una specie di agenzia matrimoniale involontaria (e mi è venuto in mente un altro abbonato al 'servizio', Alan Bennett, Scritto sul corpo, 2006: «con la giusta strategia di marketing, avrei potuto sfondare come imbonitore matrimoniale di donzelle recalcitranti»). Comunque, gli dico, rispolvera il vecchio Seneca - che dalle cose che 'capitano' aveva tratto riflessioni poderose - e buttati su Modus vivendi di Zygmunt Bauman, appena uscito per Laterza. E' un libro (sul quale voglio ritornare per parlar di cose più serie) in cui Bauman riprende e articola nuovamente la sua celebre definizione di modernità liquida. Bauman parla della riduzione della storia politica e delle vite individuali a «una serie di progetti a breve termine e di episodi giustapposti, che sono infiniti in linea di principio [...]. Una vita così frammentata stimola orientamenti 'laterali' anziché 'verticali'». L'amico si rende conto di essere stato vittima di un fenomeno 'laterale'. Cose che capitano con le ragazze (e i ragazzi) liquidi di questi tempi. postato da civati, 08:09 | link | commenti (1) Ghigni Royal
Elezioni comunali di Lissone. Con mio sommo disappunto il centrosinistra si presenta diviso. Il mio e nostro candidato Emilio Ghigni, sostenuto da Uniti per il centrosinistra (Ds, Sdi, Udeur) e da una lista rosso-verde (Prc e Verdi), punta così al ballottaggio, nella speranza che Perego (Margherita) e Mazzoleni (liste civiche) facciano convergere i voti su di lui. Insomma, mutatis mutandis, un po' come Ségolène. Il suo programma punta sulla partecipazione (vedi alla voce: democrazia) e sulla qualità della vita e il suo slogan è: competenza e passione. Semplice e chiaro. A Lissone si vive in un'emergenza urbanistica che ha dell'incredibile. La giunta uscente ha previsto uno sviluppo scriteriato, neanche ci si trovasse in una fase di ricostruzione post-bellica o in una metropoli cinese. La densità abitativa di Lissone, già altissima, salirebbe addirittura di un 20%. La città cresce, insomma, ma solo in metri cubi: dal punto di vista sociale e ambientale, ovviamente, crescerebbero soltanto i problemi. Il centrodestra è forte sulla carta, il candidato sindaco è l'uscente Fossati, ma il proliferare di liste civiche e le divisioni della coalizione che governa la città fanno pensare che Ghigni Royal ce la possa fare. Al secondo turno. Alla francese. A Lissone. P.S.: se tutto va come deve andare, ho annunciato questa sera che mi trasferirò a Lissone per il ballottaggio, in camper. Nella speranza che di qui alla fine del mese non siano già state occupate dal cemento tutte le aree (poche) ancora libere. Altrimenti, non saprei nemmeno dove parcheggiare... postato da civati, 00:05 | link | commenti giovedì, aprile 26, 2007 Se il programma non è un granché
Con il solito epocale clamore è stato lanciato il programma di Marco Mariani, principale avversario di Michele Faglia. Un programma sottotono e largamente deludente. Sembra che la Cdl si sia limitata a tirare indietro le lancette dell'orologio di cinque anni. Come se Faglia non ci fosse mai stato. In effetti, molte delle proposte che vi sono contenute - come il bilancio partecipato o la creazione di un parco del Villoresi - sono idee di Faglia, della precedente legislatura. Altre iniziative, come la riduzione dell'Ici, sono già state assunte dalla giunta uscente. UIteriori approfondimenti non contengono significative novità. Anche in tema di sicurezza, il vero se non unico cavallo di battaglia della destra, si parla diffusamente di videosorveglianza: tutto giusto, per carità, ma le telecamere sono già state collocate proprio da quella giunta che si vorrebbe sostituire. E poi c'è la chicca delle chicche. L'istituzione del Parco della Cascinazza. Non male per lo schieramento dei Berlusconi brothers. Si può leggere: «La Cascinazza deve divenire nodo di centralità urbana tra i quartieri di San Rocco e San Donato, con un grande parco, percorso da piste ciclabili e pedonali verso il centro della città e verso il Lambro. Quest'area sarà la cerniera d'interscambio tra il territorio aperto e il centro urbano. Occorre pensare alla cascina come ad uno spazio aperto, da dedicare allo sport, al tempo libero e alle attività sociali». A parte la curiosa espressione «cerniera d'interscambio» che fa pensare a un parcheggio più che a un parco, sembra di leggere il programma degli ambientalisti. E noi che pensavamo che Berlusconi volesse realizzare 388.000 metri cubi (60 palazzi) e che la Lega, il partito di Mariani, fosse anche il partito dell'assessore regionale Boni, quello della legge anti-Monza! Non riusciamo proprio a capire. Nel dubbio, però, il mio consiglio è il seguente: votate Faglia. E' meglio. postato da civati, 18:58 | link | commenti (3) Il 25 aprile non è una ricorrenza
Prendo spunto da un dibattito lanciato da Alberto Biraghi, per una proposta che spero possa aprire a sua volta una riflessione. Sono da sempre molto affezionato allo slogan «il 25 aprile, non è una ricorrenza. Ora e sempre, Resistenza». Anche alla luce di questo spirito, vivo con qualche stanchezza il corteo del 25 aprile, sempre uguale a se stesso (e sarebbe un bene) ma diversamente strumentalizzato ad ogni edizione (ed è davvero stucchevole). Parlandone con i manifestanti di ieri, mi sono chiesto se forse non è il caso di adottare una formula come quella romana del 1° maggio. 25 aprile a Milano, 1° maggio a Roma. Con l'arte e lo spettacolo e, soprattutto, la memoria, al posto di questa triste attualità da gossip provinciale. Provincialissimo. Parliamone e, se qualcuno sarà anche d'accordo, pensiamo alla possibilità che il 25 aprile milanese diventi qualcosa di ancor più importante e più bello. postato da civati, 12:29 | link | commenti (2) Prospero elettorale
Fervono i preparativi per la campagna elettorale. Presentazione delle liste, alleanze, accordi, candidature. E slogan e pay-off. E soprattutto progetti. E la partecipazione dei cittadini, in una campagna di tutti, perché tutti vi partecipano in prima persona, altrimenti vincono quelli che hanno i soldi. E i tabelloni. E "le scelte di campo". E la città corre il pericolo di tornare indietro. Come nel caso scespiriano di Prospero, dobbiamo chiamare a raccolta tutte le energie e, ove possibile, anche un po' di magia. «E voi, o elfi delle colline, dei ruscelli, degli immobili laghi, dei boschi», assisteteci. Ne abbiamo bisogno. E quando tutto sarà finito, I'll break my staff. Fino alla prossima campagna. postato da civati, 10:00 | link | commenti A Lissone, si può
Dopo lunghissimi anni, per la prima volta, le elezioni lissonesi possono riservare più di una sorpresa. Nella città destrorsa e padana per antonomasia, una grande frammentazione del quadro politico - che coinvolge, ahinoi, anche il centrosinistra - fa pensare che la leadership turboleghista possa essere messa in discussione. Il sindaco uscente, Fossati, ha perso un pezzo della sua maggioranza in un burrascoso finale di legislatura. Al centro si muovono due liste civiche che si sono date molto da fare negli ultimi mesi. Al centrosinistra - che si presenta con due liste collegate al candidato sindaco Ghigni, Uniti nel centrosinistra e Sinistra ambientalista - manca la Margherita, nell'unico Comune dove non ci sarà, almeno al primo turno, un'ipotesi di Ulivo. Vecchie e nuove ruggini, antiche e sempiterne ambizioni, da superare in campagna elettorale, nella speranza di costringere la Cdl al ballottaggio. Domani sera, ore 21, presso la Biblioteca civica, sarò con Ghigni a lanciare la sfida. Punteremo sulla qualità della vita, sul rispetto del territorio, sulla promozione della partecipazione dei cittadini. Tutti temi perfettamente disattesi dalle giunte leghiste degli ultimi anni. Ci vediamo a Lissone. Per una volta, per vincere. postato da civati, 09:06 | link | commenti Sex and the polis
C'è chi legge l'oroscopo e la posta del cuore. C'è chi gli oroscopi li fa, chi le poste del cuore le redige (strabiliante Miranda su Omb). Da sempre, ho un mio personale (e però anche universale) termine di paragone. Mitologico. Non è per snobismo: è che hanno già detto tutto. Sono i miti greci. Giuro. Prendete l'ultimo libro di Eva Cantarella, L'amore è un dio. Il sesso e la polis, pubblicato recentemente da Feltrinelli. Il libro muove dai testi elaborati per un programma radiofonico del 2005, intitolato, guarda un po', Sex and the polis (geniale). E racconta di quando l'amore era un dio. E ci si dava da fare parecchio: altro che aperitivi e fiori e regali dorati e cenette illuminate da candele. Per conquistare una donna ci si mettevano gli eserciti. E navi. Ed eroi. Anche quelli non direttamente coinvolti. E le cose potevano durare anche anni, come nel caso di Ulisse (che, nei vent'anni lontano da casa, trovò il tempo, come si suol dire, per fermarsi con Calipso la bellezza di sette anni). E l'amore colpiva ovunque: poteva anche capitare che di una ninfa si innamorasse un fiume. Oppure che la Luna si facesse prendere dalla passione per un giovane eternamente addormentato. Eros è figlio della colpa, ci ricorda Cantarella, e allora «perché aspettarsi [...] che Eros, frutto di questo amore, nel momento in cui scagliava le sue frecce si preoccupasse delle conseguenze?». L'unica regola di Eros, insomma, era di non averne. Proprio come oggi. Che di acqua sotto i ponti, di fiumi innamorati, ne è passata molta. E il mondo si è confuso più di quanto non lo fosse già. Colpa di Eros? postato da civati, 08:51 | link | commenti (1) mercoledì, aprile 25, 2007 Sei minuti all'alba (l'alba di un aprile)
25 aprile. L'alba. Una canzone di Jannacci. I ranuncoli di Giorgio Bocca e dei suoi anni della neve e del fuoco. Quando vide, sulle montagne partigiane, la «fioritura improvvisa contemporanea di milioni di ranuncoli». Come scrive ne Il provinciale (ripubblicato in questi giorni da Feltrinelli): «Ti svegli che sta spuntando il sole, fai scaldare il caffè d'orzo, prepari il sacco e le armi, pensi alle ore di cammino che devi fare per arrivare ai distaccamenti, ti avvii e nel crepuscolo non te ne accorgi perché sei preso dai tuoi pensieri e guardi solo dove metti i piedi salendo per il sentiero, ma poi alzi lo sguardo e non ci credi, tutti i prati sono una distesa d'oro, milioni di corolle d'oro sono sbocciate nello stesso mattino, alla stessa ora, sei il testimone di un miracolo della natura nell'aria fresco-tiepida, senti il conforto della vita che continua, che vince, che risorge». Ieri come oggi. E lo stesso Bocca ammette di non averlo più visto, questo spettacolo. Perché ora, alla mattina, dorme. Anche di questo si tratta, quando si parla di democrazia. Buon 25 aprile. postato da civati, 06:37 | link | commenti martedì, aprile 24, 2007 Horror vacui?
De Mauro ci informa che l'horror vacui può essere così definito: «con riferimento alla fisica aristotelica e leibniziana, concetto secondo cui in natura non esistono spazi vuoti». Da sempre, sono aristotelico e leibniziano, almeno per quanto riguarda la concezione del vuoto da un punto di vista esistenziale. Però ho imparato, con l'età e con la cosiddetta esperienza, che il vuoto è necessario. Che è importante la presa di distanza, la capacità di estraniarsi per un attimo dal flusso delle cose e della coscienza. Forse è per questo - sempre per la serie «Aprile, il più crudele dei mesi» - che ho molto apprezzato l'ultimo Battiato-Sgalambro. L'album s'intitola Il vuoto. Da non perdere il significativo Niente è come sembra (che nel messaggio ricorda il Nothing is real dei Beatles) e il Tiepido aprile che fa pensare ad una primavera dolorosamente autunnale. I giorni della monotonia, poi, sono fin troppo personali per essere anche 'raccontabili': mi basti dire che rappresentano con puntualità quello che mi è toccato vivere negli ultimi tempi. Era l'inizio della primavera, del resto, con quell'imperfetto che allontana irreversibilmente quell'inizio. Aspettando l'estate, è il caso di non pensarci più di tanto. Nel frattempo, il tempo passa. Con Battiato e Sgalambro. E un po' di Tchaikovsky e di Tolstoi. Perché ne Il vuoto, si trovano anche loro. postato da civati, 19:52 | link | commenti Il venditore e il compratore
Ad aprile (il più crudele dei mesi) capita anche di ricevere una segnalazione come questa. Credo che non sia necessario alcun commento... «Ma più corretto è un venditore, più il compratore è perverso. I venditori cercano di esaudire un desiderio che non conoscono ancora, il compratore invece pospone sempre il suo desiderio alla soddisfazione primaria di poter rifiutare quello che gli viene proposto; così il suo desiderio inconfessato è esaltato dal rifiuto e egli dimentica il suo desiderio nel piacere di umiliare il venditore. Ma io non appartengo a quel tipo di commercianti che mettono sottosopra tutto il negozio per soddisfare il gusto del cliente per la provocazione. Non sono qui per dar piacere io, ma per riempire l'abisso del desiderio, per promuovere il desiderio, per costringere il desiderio ad avere un nome, per trascinarlo fino a terra, dargli forma e peso, con l'inevitabile brutalità che c'è nel dare forma al desiderio. E siccome il suo lo vedo apparire agli angoli della bocca, come saliva che le labbra ringhiottono, aspetterò che le coli lungo il mento e che lei lo sputi prima di tenderle il fazzoletto, perché so già che, se glielo offrissi troppo presto, lei lo rifiuterebbe e questo è un dolore che non ho intenzione di sopportare». Bernard-Marie Koltès, Nella solitudine dei campi di cotone, Ubulibri. postato da civati, 16:58 | link | commenti 4 Karina Che ne pensi di un romantico a Milano? cantano i Baustelle. E, in effetti, si temeva non ne esistessero più. Invece, intorno al Pirellone, negli ultimi giorni, sono comparsi dei cartelli dedicati a una tal Karina da parte di un certo Luigi che si appella alla popolazione nel disperato tentativo di rivederla, questa Karina (evidentemente anche carina), ventunenne studentessa, conosciuta una sera e sparita per sempre (ma Luigi si augura di no). I cartelli sono tanti, ma forse Luigi non ce la farà. Nel dubbio condanniamo il gesto di un cinico - a Milano categoria ben rappresentata - che ha voluto apporre una scritta impietosa all'indirizzo del romantico Luigi: "piantala pirla". Sono cose che non si fanno. postato da civati, 11:52 | link | commenti Il campo
Ad un primo sguardo non ci volevo credere. Invece l'hanno fatto. Anche per le Comunali. Foto di Mariani, candidato sindaco leghista scelto da Forza Italia. Slogan: «una scelta di campo». Un classico del berlusconismo, direte voi. Invece, a Monza, sappiamo cosa si intende quando si parla di 'campo'. E' il campo più bello e più grande. Ed è un altro classico del berlusconismo. E' la Cascinazza, l'area più famosa della Lombardia. Eccola, la scelta di campo. Di Berlusconi. E di Mariani. postato da civati, 01:28 | link | commenti (2) La passione di Livia
Grande serata al Binario 7 con il ministro Turco. Sala piena e 'calda', interventi precisi e puntuali degli operatori intervenuti, un Faglia al solito brillante e Livia, appassionata e coraggiosa come sempre. Per difendere un diritto alla salute inteso in senso pieno, quale vero e proprio diritto di cittadinanza universale "non negoziabile". Come sempre, quando si tratta di campagne elettorali monzesi, è stata soprattutto l'atmosfera, positiva e di speranza, a descrivere al meglio l'iniziativa di questa sera. Con un piccolo lapsus sul nome del sindaco che ricordava quello ormai famoso di Fassino. Era il 5 maggio del 2002. E Faglia divenne, per una mattina, Foglia. Portò bene. Allora, come oggi. postato da civati, 01:05 | link | commenti (2) lunedì, aprile 23, 2007 Ulivò?
La France présidente (uno degli slogan più belli di sempre) arriva seconda, dopo una campagna elettorale di molto pasticciata e a tratti proprio confusa, dietro l'orrido Sarkozy, il politico più antipatico del mondo. Royal ora potrebbe anche vincere: Sarkozy ha già fatto il pieno a destra, "democratizzando" (qualcosa di simile al nostro 'sdoganare') i voti di Le Pen, che esce parecchio ridimensionato rispetto all'ultima tornata; Bayrou, il candidato centrista, dice di non voler sostenere Sarkozy e sarà interessante capire se si riuscirà a imporre, anche sulla scena francese, uno schema ulivista, con i voti di Bayrou attratti dalla candidata socialista che da tempo si rivolge all'elettorato moderato con toni suadenti. Chissà che non ci sia un Ulivo anche al di là delle Alpi. Ulivò, per vincere. Proprio come chez nous. postato da civati, 11:27 | link | commenti domenica, aprile 22, 2007 Se 8500 vi sembran poche
Sono 8500 le biciclette censite da Monzainbici in occasione del IV censimento promosso in collaborazione con l'Istituto Mapelli e Legambiente, con il patrocinio dell'assessorato alla Mobilità del Comune di Monza. L'incremento rispetto al 2006 è del 31%: un dato straordinario che conferma la bontà delle politiche per la promozione della bicicletta e della mobilità 'dolce' nella nostra città. Mentre Mariani promette che abolirà piste e dossi per moderare il traffico, si è affermata con Faglia una consapevolezza sconosciuta finora alla nostra città: la bicicletta è un'alternativa. E lo è, già, per 8500 monzesi. postato da civati, 10:27 | link | commenti ll mare aperto di Barack Obama
Scrive Veltroni nell'introduzione a Barack Obama, L'audacia della speranza, Rizzoli, nella prima introduzione che è anche un'autobiografia (Veltroni, insomma, parla di Obama, ma pensa a se stesso): «è in questo lungo e profondo solco che si muove Barack Obama, che non perde nulla della storia alla quale appartiene e al tempo stesso ha la particolare capacità di non restare fermo agli schemi classici, di portare il suo sguardo anche a chi pensa diversamente da lui, a chi viene da un'altra cultura e ha posizioni differenti dalle sue. [...] Sono convinto che soprattutto oggi la politica debba essere veloce e aperta com'è la società, e debba coltivare l'ambizione di conquistare non le "casematte" degli interessi particolari [...], ma il "mare aperto" di un'opinione pubblica nella quale convivono condizioni sociali diverse nel corso di una stessa vita, nella quale abitano più dubbi che certezze, più disponibilità che identità blindate». L'audacia della speranza di Obama, allora, fa segno a quel riformismo che è anche radicalità (e però «realismo delle soluzioni») che Veltroni ha illustrato a Firenze. Della biografia politica (di Obama, non di Veltroni) colpisce la schiettezza nel descrivere il proprio percorso, nell'affrontare le difficoltà e le sfide della politica, in un racconto che pare sincero e nobile mentre descrive l'esperienza di un politico che ambisce a diventare presidente degli Stati Uniti. Il «prezzo da pagare» di «una cronica irrequietezza», l'incapacità di apprezzare fortune e successi, la sorpresa per le sconfitte: chi li ha provati, si ritroverà nel libro di Obama. E ne apprezzerà la forza delle argomentazioni e la misura nel presentare se stessi e il proprio progetto di cambiamento. Di un sogno, quello americano, che deve essere nuovamente interpretato per essere fecondo per il mondo in cui viviamo. postato da civati, 10:07 | link | commenti Cacciaguida e il Partito democratico
«Fiorenza dentro dalla cerchia antica, ond'ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica». Cacciaguida descrive a Dante la città dei tempi che furono, la Firenze felice e la sua moralità. E la nostalgia per qualcosa che non c'è più. Erano questi i versi che riecheggiavano al PalaMandela all'inizio del Congresso di Firenze. Come se qualcosa si fosse rotto e perso per sempre. Ma poi è arrivato Veltroni (e con lui il dantesco: «infin che'l Veltro verrà») con il miglior intervento che abbia mai fatto, a spiegare il tema fondamentale, ovvero "che cos'è la Sinistra" e a quali valori e riferimenti si deve appellare. Un discorso alto e però anche approfondito, nel valutare le questioni della collocazione internazionale del Pd, il tema della laicità e la sfida del futuro. Riformismo e radicalità, passione per il cambiamento, capacità di aprirsi e di includere nel progetto politico altre scuole, altre tradizioni. E un D'Alema preciso e puntuale come sempre (e più del solito caldo e appassionato) ha richiamato Mussi ad un episodio della loro giovinezza e allontanato le preoccupazioni di Angius (anche perché «né pentere e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente»), per aprire un crescendo che è stato celebrato da Anna Finocchiaro, con un intervento bello e dolce e intelligente. Come lei. Che ha voluto incentrare il suo discorso sulla vita democratica del futuro partito, sulla trasparenza della nuova legge elettorale, sulla questione, insomma, della democrazia. Un tema che anch'io credo essere decisivo, esattamente come il momento storico che è stato celebrato a Firenze. La consapevolezza, anche guardando al parallelo romano della Margherita, è che il percorso inizia ora. E le intelligenze e gli entusiasmi dovranno misurarsi con una sfida difficile e grande, che possa cambiare la politica italiana. E a tornar «a riveder le stelle». postato da civati, 09:47 | link | commenti (2) Nel mondo grande e terribile: Gramsci 2007
Marta Galli e Roberto Rampi (ormai trasformatosi in Grampsci) presentano il progetto Gramsci 2007, un'occasione importante per celebrare il settantesimo anniversario della morte del padre della Sinistra italiana. Nel frattempo, Einaudi pubblica un'antologia curata da Giuseppe Vacca e preziosa per ricostruire il percorso politico e intellettuale di Gramsci, dal 1914 al 1935 (Nel mondo grande e terribile). Cliccate e leggete con me. postato da civati, 09:29 | link | commenti venerdì, aprile 20, 2007 I have a dream
Luca Sofri sul suo Wittgenstein (grazie a Marcello per la segnalazione): I have a dream Faccio questo sogno da un po' di giorni. Si chiude il congresso dei DS, e Fassino sulla musica di Jack Johnson termina il suo intervento così: "...e le persone a cui vorremmo affidare il nuovo Partito Democratico sono quelle di una generazione che ha in mano questi tempi, che ha maturato in politica e fuori dalla politica le esperienze adatte a guidare il paese e a rinnovarlo, che saprà dare un nuovo entusiasmo a noi del centrosinistra e comprendere meglio il cambiamento, e sono persone a cui affidiamo la responsabilità con molta fiducia ed altrettante esigenze: sono persone come Pippo Civati, come Ivan Scalfarotto, come Lorenza Bonaccorsi, come Marta Meo, come Carlo Antonio Fayer, come Marco Simoni...". Un po' di facce allegre e giovanili di trenta-quarantenni salgono sul palco, chi saluta, chi stringe delle mani, i delegati applaudono sorridenti e speranzosi, e io mi sveglio di buonumore. Poi stamattina mi sveglio e trovo questo. postato da civati, 05:51 | link | commenti (2) giovedì, aprile 19, 2007 Perché non mi candido (ultimo post)
Stamattina molto presto ho aperto il Cittadino e mi sembrava di essere in un racconto di Mark Twain. Assistere cioè, se non al mio funerale, quantomeno al mio necrologio politico. Civati ci abbandona, Civati ha deciso di vivere il resto dei suoi giorni al Pirellone. Lo ricordano affranti i compagni di cento campagne, che si rimproverano di non averlo tenuto stretto a sé, lasciandolo volare via. Una cosa del genere. Roba da matti. Farò fino in fondo la campagna elettorale per Faglia, continuerò ad occuparmi di Monza come ho sempre fatto. E' la mia città e sono contento che lo sia. Molti cittadini - forse troppi - hanno riposto la loro fiducia nel mio impegno e figuriamoci se intendo mollare o allontanarmi dai problemi concreti e quotidiani dei monzesi. E poi ci sono 40 candidati dell'Ulivo, che si possono votare e sostenere. Per quanto riguarda Civati, vi assicuro, c'è. E lotta insieme a noi. Cavoli. postato da civati, 23:45 | link | commenti (3) Il futuro non è più quello di una volta
Piero Fassino ha citato una scritta che avevo avuto modo di notare anch'io lungo la circonvallazione milanese. Scritta che per la verità fa segno a qualche tempo fa, ma che oggi ha una curiosa attualità. Il futuro è incerto e indefinibile, compreso quello del nascente Partito democratico. Domattina raggiungerò il Congresso che si svolge a Firenze, e speriamo che si tratti di una Mattinata fiorentina (Alberto Rabagliati). Il motivo era ed è: «E' primavera...». Speriamo che lo sia per tutti, domani e dopo a Firenze, e nel Paese nei prossimi mesi. Per dare vita a un grande progetto politico che, la politica, possa cambiarla. Davvero. postato da civati, 23:41 | link | commenti (1) Monza chiama Verona
Come si può desumere dal post precedente, ho trascorso la giornata a Verona, in occasione di un bel convegno bruniano a cui partecipava il mio amato prof. Granada, presso il quale lavoravo all'Università di Barcellona. Oltre al furore bruniano e alla malinconia di cui si è detto, non potevo esimermi dall'incontrare i colleghi veronesi, anche loro alle prese con il rinnovo dell'amministrazione e con la campagna elettorale. Pranzo e visita guidata alle cose fatte in una "città possibile" con il mitico capogruppo Remo Zanella, appassionato e intelligente leader dei Ds locali. La nuova biblioteca - in allestimento -, 25 chilometri di nuove piste ciclabili, un piano regolatore approvato (anche in seconda lettura) negli ultimi mesi della legislatura, l'opposizione ostruzionistica del centrodestra, le sue attuali divisioni, la missione impossibile di governare la città dopo cinquant'anni di opposizione, mi hanno fatto sentire a casa. Le analogie tra Monza e Verona sono davvero tante, a cominciare dalle figure dei due sindaci, Faglia e Zanotto, espressione di un impegno civico che ha saputo coinvolgere i partiti e il 'popolo' del centrosinistra. In una vittoria insperata, nel 2002, e nell'esperienza di cinque anni di governo non sempre facili, anche per via di alcune defezioni nella maggioranza che hanno reso più difficile il compito di chi è rimasto al governo della città. Strategia di medio e lungo periodo, quantità e qualità delle opere realizzate: questi i fiori all'occhiello dell'amministrazione di Verona. E mentre Zanella parlava, a me veniva in mente la nostra città. Con un'unica differenza. Noi abbiamo Romeo, capogruppo della Lega, per altro il consigliere di opposizione più equilibrato e responsabile. Loro hanno anche Giulietta. Faglia ha ancora molto lavoro da fare... postato da civati, 23:34 | link | commenti Quando Giuditta ritorna
Il settimo splendore è il titolo della mostra dedicata alla malinconia e alla sua modernità che si può ammirare nelle stanze del Palazzo della Ragione di Verona restituite alla città come maestosa sede espositiva (bravo Zanotto!). Il pezzo forte è il Botticelli de Il ritorno di Giuditta a Betulia, la sua città finalmente salva grazie al suo drammatico gesto. La scimitarra e la testa decollata di Oloferne fanno da contraltare all'espressione di Giuditta, che sembra assommare su di sé la sensazione di una dolorosa soddisfazione, di un lieve rimorso e di un distacco malinconico dalla realtà che la circonda. E uno pensa: chissà se la rifarebbe, Giuditta, la mossa di prendere la scimitarra e calarla sull'abbandonato corpo di Oloferne. Certo, guidata dal Signore e con tutte le ragioni del caso. Sta di fatto che l'espressione passa direttamente al visitatore, lo accompagna nel lungo e articolato percorso espositivo tanto che, una volta uscito su piazza delle Erbe, gli pare di essere sortito dall'antro di Trofonio. La malinconia. E la sua attualità. Che, a volte, sembra non passare... postato da civati, 23:26 | link | commenti Una città in salute
Lunedì 23 aprile, ore 21, Binario 7, piazza Castello: incontro con il ministro Livia Turco, prima iniziativa di campagna elettorale dell'Ulivo per Faglia. Un'iniziativa che avrò il piacere di introdurre. Un segnale forte e chiaro: per incominciare nel migliore dei modi la nostra corsa verso il 27 maggio, si parte discutendo del sistema della sanità, dell'assistenza, del welfare locale. Questa è la Monza che ci piace. postato da civati, 23:02 | link | commenti Accordo di programma IV novembre: la destra sceglie il metodo "a vanvera" Comunicato stampa. Sorprende che un accordo importante come quello firmato oggi per la prossima sede della nuova Provincia sia strumentalizzato a fini politici dall’assessore Ponzoni, che dimostra la scarsa attitudine a mantenersi nei confini che il ruolo istituzionale consiglierebbe. A lui si aggiunge il candidato Mariani, in singolare duetto. Il loro obiettivo è il sindaco Michele Faglia, già accusato in questo giorni dopo gli arresti di personaggi legati alla ‘ndrangheta. Magari domani sarà accusato anche per la mancata festa scudetto dell’Inter. postato da civati, 19:36 | link | commenti Se Silvio indica...
Se è possibile, i nuovi manifesti della destra sono ancora più inquietanti dei precedenti. Dopo aver tappezzato la città - e soprattutto la stazione: un delirio di manifesti appiccicati in ogni dove - ora sono passati alla fase due. C'è Mariani in primo piano. E, alle sue spalle, con un braccio che indica, proprio lui. Silvio Berlusconi. I maligni hanno già commentato che il dito va nella direzione della Cascinazza, l'area di famiglia da edificare il più possibile. Ma il fatto curioso è vedere un leghista della prima ora che si fa sponsorizzare direttamente da Silvio. I due, oltretutto, appaiono sovrapposti - sospettano i 'tecnici' - con una operazione di photoshop (in senso grafico, ma anche politico). Nel frattempo, i toni della campagna elettorale si scaldano. Grimoldi, deputato della Lega, collega gli arresti delle ultime ore della criminalità organizzata a Monza e Brianza al «lassismo» e all'«inerzia» della Giunta Faglia. Come se della 'ndrangheta si dovesse occupare il sindaco di una città. Si salvi chi può. postato da civati, 00:30 | link | commenti Aria di Monza
Presentazione della lista dell'Ulivo. Per Faglia. Sala strapiena. La Maddalena è un luogo simbolico: da quella sala partì anche la corsa del 2002. E, come allora, si festeggiava (si fa per dire) anche lo scudetto dell'Inter, negato da Tottigol (cinque anni fa, ci fu un 5 maggio indimenticabile, con Piero Fassino, juventino, in piazza Roma). Coincidenze. Forse sì. Più probabilmente, si tratta di conferme: che il clima non è cambiato, che l'entusiasmo c'è ancora, che i protagonisti di allora sono più in forma che mai. Ho avuto l'onore di aprire la serata, con una citazione di Galeano cara a Veltroni: «Lei sta all'orizzonte. Mi avvicino due passi, lei si allontana due passi. Cammino dieci passi, e l'orizzonte si allontana dieci passi più in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l'Utopia? A questo serve: a camminare». Il senso dell'Ulivo, costruito in questi anni sul campo e non attraverso le liturgie congressuali. La forza dell'unità, al proprio interno, e come forza di unità per tutta l'Unione. Una forza di governo, competente, e ricca di esperienze e di sensibilità. Un momento di equilibrio, centrale alla coalizione, capace di definirne il profilo riformista. Un fatto d'orgoglio. L'orgoglio di essere monzesi, da quando c'è Michele Faglia. Altro che «città tradita», come vogliono i signori della destra. Loro lo sanno, che la città è più bella. Loro lo sanno, che i soldi dei cittadini sono stati spesi meglio. Loro lo sanno, di essere divisi. Loro lo sanno, di avere pochi argomenti. E allora ci affidiamo a Roberto Scanagatti, dai bilanci impeccabili, a Montalbano, mai come ora commissario, al Sergio dal cognome autorevole, al Paolo dall'eloquio gentile, e al capitano (mio capitano), Michele Faglia. Alle tante persone, alle migliaia di volantini, ai banchetti e alle feste che ci accompagneranno nei prossimi mesi. Nell'Illinois di Obama Barack, un adagio dice: «I cartelloni non votano». Votano i cittadini. Anche a Monza. E la maggioranza, vedrete, lo farà ancora. Per Faglia. postato da civati, 00:23 | link | commenti martedì, aprile 17, 2007 E' solo uno slogan, sei in Lombardia
La mitica Sippor mi segnala un episodio inquietante del magico mondo della pubblicità regionale. Pubblicità ingannevole, come quasi sempre. Ecco il racconto: «Stazione Bovisa, martedì 17 aprile. Dieci minuti di attesa della coincidenza con il Passante che mi porterà a Repubblica. Lascio il binario 6 e mi incammino verso l’uscita della stazione per dare un’occhiata alla bella giornata di sole. Tra un avviso ai viaggiatori e l’altro scorgo uno, anzi due, no, forse sono tre poster firmati con la rosa camuna. “Una scuola che prepara al lavoro. O è solo uno slogan, o sei in Lombardia” [clicca qui per verificare]. La cosa mi stupisce un po’. So bene che il progetto di legge di riforma dell’istruzione in Lombardia è lungi dall’esser stato approvato. Mi avvicino per leggere meglio. “Stiamo costruendo il nuovo sistema di istruzione e formazione professionale”. Ah, ecco, mi sembrava. Si tratta di una pubblicità preventiva, penso avviandomi verso il piazzale assolato. Dove campeggia lo stesso cartellone, ma questa volta a carattei cubitali. “O è solo uno slogan, o sei in Lombardia”. Quasi quasi prendo un treno per Malpensa e un aereo per le vacanze in un posto esotico. Perché si da il caso che la commissione Scuola del Consiglio regionale si riunisca domani, mercoledì 18 aprile. E che all’ordine del giorno ci sia proprio quel progetto di legge già venduto in confenzione pasquale ai cittadini lombardi. Ma, dettaglio non trascurabile, nel corso della seduta sarà presentato un altro progetto di legge, depositato dai consiglieri dell’Ulivo sullo stesso tema, attraverso il quale l’opposizione cercherà di portare avanti la propria battaglia per emendare e migliorare il testo della Giunta. O è solo una formalità, o è una procedura democratica. E se lo è, come tutti ci auguriamo, la campagna promozionale della Regione è politicamente e istituzionalmente scorretta. Perché sponsorizza contenuti di una legge che è ferma ai blocchi di partenza dell’iter legislativo. Perché svilisce il lavoro degli organi rappresentativi e ignora poteri e istanze delle minoranze consiliari. Perché vende per finito un prodotto che non è ancora stato lavorato, trasformato, impacchettato ed etichettato. Mi chiedo quale può essere il ritorno per un’operazione di questo genere. La risposta non può essere che una e una soltanto: un ritorno di immagine. E’ davvero soltanto uno slogan, vanitoso e arrogante come la Giunta che ci governa». postato da civati, 18:28 | link | commenti (2) Luogocomunismo L'"etichetta" è di Bruno Arpaia, che denuncia lo scivolamento dal comunismo al luogocomunismo nel suo ultimo libro. Da tempo cercavo un titolo ad una particolare raccolta di espressioni sempreverdi del politichese, formule rituali ispirate al burocratese più oscuro. "Galeotto" è stato un libricino di Scaparro, L'attimino sfuggente. Obiezione di coscienza contro il linguaggio in uniforme, dedicato agli esami universitari e al gergo curioso che spesso si incontra nell'ascoltare gli studenti. Ora Onemoreblog ha pubblicato la raccolta, lanciando anche una sorta di concorso per arricchire il patrimonio di formule del luogocomunismo. Ne avete sicuramente una anche voi, a cui siete particolarmente affezionati. Segnalatela. postato da civati, 11:47 | link | commenti L'eterno giovedì
Ognuno di noi ha, nella propria vita, Un eterno giovedì. Il giovedì di Pierfrancesco Majorino (lontanissimo parente di quello fantastico di John Steinbeck) è l'occasione per un romanzo, difficile, duro, che ti costringe ad inseguire un flusso di coscienza che passa di padre in figlio, alla ricerca di un filo sottile della memoria che si perderebbe se non fosse sorretto dalla prosa quasi magica del mio caro amico e collega. Come l'alba dell'ultimo Veltroni, anche il giovedì di Majorino è periodizzante, divide in due le vite e i destini, invita al ricordo e alla ricostruzione dell'esistenza che non è mai di uno solo, ma è familiare e sempre relazionale: in una parola, collettiva. Ed è storia, insomma, in cui riconoscere «un lungo e tormentato viavai di ricordi e impressioni» che costellano il libro, in un crescendo straordinario, allorché si tratta di raccontare la fuga. Perché Un eterno giovedì è un libro sulla fuga, anzi è letteralmente una fuga, nel passato, verso una memoria che è insieme la sua perdita. Anzi, per essere più precisi, è una memoria che è immediatamente la sua lontananza: perché la fuga, una cosa è certa, non si può impedire. E allora «la pietra cresce, diventa pendio, salita e montagna. Piove, Manuela, e mi riparo in una grotta che abita il monte e, fuori, i tuoni rimbombano lontano di un tetro rumore...». Dopo i lampi, per parafrasare l'usteron proteron che fa da titolo al suo primo romanzo, altri ne sono venuti. E altri ne verranno. postato da civati, 01:35 | link | commenti lunedì, aprile 16, 2007 Perché non mi candido (segue)
Ho deciso di affidare al blog le ragioni della mia indisponibilità a candidarmi per le elezioni comunali di Monza, anche alla luce delle sollecitazioni - numerose - che sono pervenute via email. Prima di tutto, vorrei fare capire a tutti che si tratta di una decisione collettiva, perché in politica - almeno, in quella 'buona' - succede così. La decisione fa segno ad una questione di opportunità: per troppi anni ho fatto troppe cose, cercando di farle al meglio, ma essendo spesso rimproverato per la sovrapposizione di incarichi e di responsabilità. Già nel 2002 avrei preferito desistere e coordinare la campagna elettorale senza avere il patema delle preferenze. Nel 2004, poi, le contingenze mi portarono a candidarmi in un collegio impossibile per sostenere la campagna elettorale di Filippo Penati. Nel 2005, vivevo per metà del tempo a Barcellona, e la candidatura arrivò inaspettata e gradita. Ora, essendo diventato consigliere regionale, credo sia giusto desistere ed evitare un terzo mandato in Consiglio comunale, dove ho trascorso un terzo della mia vita. I Vinavil non mi sono mai piaciuti. E, ancora, un altro Civati è in lista - sapete quanto siano delicate le omonimie in questo caso -, altri possono svolgere più compiutamente il ruolo di consigliere e tutti i 40 candidati dell'Ulivo sono prestigiosi e qualificati. E per quanto riguarda il mio impegno, sarà totale, comunque, per far vincere l'Ulivo e Michele Faglia: con tutto me stesso, voglio dare il massimo contributo possibile a una vittoria che sarebbe ancora più grande e più bella di quella del 2002. postato da civati, 23:04 | link | commenti (8) www.fagliasindaco.it
E' on-line la versione completa del sito www.fagliasindaco.it. E' un sito molto curato, che ricorda i migliori standard delle campagne elettorali americane. Raffinato e accessibile, è a vostra disposizione. Esattamente come il candidato che promuove. Non esitate... P.S.: grazie a Egidio Longoni per la pazienza e per la cura con cui ne ha coordinato la preparazione. postato da civati, 19:47 | link | commenti Perché non mi candido
Giornali, forum e mailing list dibattono la mia assenza dalle liste dell'Ulivo per la tornata amministrativa monzese. L'attenzione e la preoccupazione di molti non può che far piacere, e risponderò quanto prima alle richieste di chiarimento. Nel frattempo, pubblico la lettera che mi ha inviato Palmiro Boni, esponente di Insieme per Monza, che ringrazio per la stima e per l'affetto: «Ho letto con sorpresa che Pippo Civati non si presenterà o non sarà presentato alle prossime elezioni a Monza. Ho avuto modo di conoscere Civati per problemi legati al sociale e al socio sanitario e ho apprezzato il suo modo di affrontare i problemi, di analizzarli, di non essere negativo ma positivo e di essere sempre capace di mettere in discussione problemi anche se non si è d'accordo. Non voto DS ma credo che la mancata candidatura di Civati sia una perdita di valore per la Città. E' giovane, preparato, ha raccolto una " barca di consensi e si tiene fuori??? Qualcuno dirà ma è già consigliere regionale : ma a maggior ragione come sarebbe utile avere in Consiglio a Monza un consigliere regionale! In occasioni delle elezioni regionali qualcuno ha detto che i due giovani emergenti erano Civati e Ponzoni. Io li ho conosciuti tutte e due e vi assicuro che fra i due c'è la differenza fra il giorno e la notte. Proviamo tutti a convincerci che se noi vogliamo costruire una città per i nostri figli e i nostri nipoti è ai giovani che dobbiamo affidare la città. Noi anziani invece di rincorrere facili candidature dobbiamo essere vicino con il nostro impegno personale a loro e con i nostri consigli mettere a disposizione la nostra esperienza che è grande valore se passa attraverso i giovani». postato da civati, 14:27 | link | commenti (2) domenica, aprile 15, 2007 Una fase storica
Parlare con Ivan Scalfarotto e il suo imperdibile staff è sempre stimolante. La conclusione di un weekend di riflessioni e di analisi è che ci troviamo di fronte a un momento storico per la vita politica del nostro paese: la decisione di Ivan di iscriversi ai Ds per partecipare al processo costituente del nuovo partito è una scelta coraggiosa e importante: una scelta che fa segno a una grande stagione 'possibile'. Per cambiare la politica. A partire dalla riforma elettorale, studiando strumenti di partecipazione, recuperando il tempo perduto nella modernizzazione di questo Paese. Il tema è quello della democrazia e del suo funzionamento: per ridare dignità a cittadini ed elettori, per costruire insieme un progetto compiuto e, perché no, un sogno nuovo. postato da civati, 23:57 | link | commenti I peccati contro la speranza e la sinistra reazionaria
Da non perdere il saggio di Bruno Arpaia, Per una sinistra reazionaria, pubblicato qualche giorno fa per i tipi di Guanda. Per parlarne, mi affido alle ultime righe, e all'ultima citazione: «Come diceva Carlos Quijano, i peccati contro la speranza sono i più terribili, i più catastrofici: sono gli unici che non hanno né perdono, né redenzione». Per questo Arpaia guarda a una sinistra reazionaria, in senso - chiaramente - sofisticato. «La sinistra reazionaria, comunque saldamente legata al concetto di uguaglianza, "reagisce" a qualunque imposizione del pensiero unico che risuona ai quattro angoli del pianeta, ai cantori dello "spirito del tempo"». Contro le facili innovazioni della vulgata politica della sinistra contemporanea, Arpaia riparte da Pasolini e da Gadda (contro quell'Io che non è nient'altro che «il più lurido dei pronomi»), per mettere in discussione una troppo comoda accettazione della modernità e dell'idea di progresso. Senza per questo volere un ritorno al «marxismo Neanderthal» (per usare la definizione di Paco Taibo II), ma esercitando fino in fondo una critica politica 'vecchio' stile, che decostruisce alcuni luoghi comuni del dibattito attuale, a cominciare dal concetto, pericoloso quant'altri mai, di identità, nella parte del libro forse più significativa. Una lettura consigliata a tutti ma obbligatoria per riformisti e riformatori antichi e nuovissimi. postato da civati, 23:54 | link | commenti Il Formigoni del mattino, quello del pomeriggio
Congresso regionale dei Ds. Invitato speciale Roberto Formigoni. Interviene al mattino, magnificando le intese sul federalismo e lo spirito bipartisan che aleggia in Consiglio regionale negli ultimi tempi, fin dal luglio dell'anno scorso. E' il Formigoni del mattino. Poi ce n'è uno del pomeriggio. E' quello che ho voluto ricordare ai pochi delegati presenti - la tensione era tale che sembrava di stare in quel teatro di Mosca con il gas nervino - intervenendo in una sede di partito dopo un anno dalle mie dimissioni da tutti gli incarichi a livello regionale, in segno di protesta per come erano state compilate le liste elettorali. E non ho potuto esimermi dal ricordare che c'è il Formigoni del dialogo, e quello del potere e della paura. Quello delle intese, e quello delle mozioni contro gli omosessuali. Quello dei proclami, e quello dell'incapacità di individuare soluzioni, in molti campi, a cominciare da quello dell'ambiente e della mobilità, nel quale in 12 anni di governo si è visto poco o nulla. E, infine, c'è il Formigoni moderno e innovativo in campo istituzionale, e quello retrogrado, che chiude i phone center, si accanisce con le forme della diversità, e non sa interpretarle in alcun modo. Da tempo credo che piuttosto che assecondare il nostro straordinario complesso di inferiorità, dovremmo lavorare all'alternativa, una prerogativa storica della Sinistra d'ogni tempo. L'unica cosa da fare è concepire i Ds e il nuovo Partito democratico come una sede di ricerca e di dibattito aperto, per lanciare la sfida del 2010, quando Formigoni - non credo nell'ennesima reincarnazione - lascerà il governo regionale, e la partita sarà finalmente nuova. Non vorrei che, in ragione di dati elettorali non confortanti, si perdesse il senso della critica, della riforma, della volontà di cambiare. Sarebbe triste. Davvero. postato da civati, 09:55 | link | commenti venerdì, aprile 13, 2007 L'invito
Formigoni interverrà domani al Congresso regionale dei Democratici di Sinistra. Il segretario regionale ha detto che si augura un momento di confronto vero, non una mera visita di cortesia, perché ci sono punti d'accordo e punti di disaccordo. Il disaccordo, ad esempio, è il mio: credo che dovremmo rimarcare con più forza gli elementi di alternativa al modello Formigoni e lavorare fin d'ora per un progetto di Lombardia diverso e più compiuto in vista delle elezioni del 2010. Ci vuole più ambizione e più coraggio. Altrimenti, faccio fatica a capire. E, come me, tanti elettori dell'Unione, sempre più spaesati. postato da civati, 08:44 | link | commenti (6) giovedì, aprile 12, 2007 Il cioccolato e il Partito democratico
Tra un Congresso e l'altro, vale la pena di leggere il saggio di Luciano Violante Uncorrect. 10 passi per evitare il fallimento del Partito Democratico, pubblicato negli scorsi giorni da Piemme. E' un testo chiaro, puntuale e preciso nel definire il profilo che il Pd deve assumere nel corso della sua fase costituente. L'attacco poi è fenomenale. Lo riporto senza nulla aggiungere: «Alcune discussioni sul Partito Democratico, se sarà un partito leggero e fluttuante, come dicono i suoi avversari, oppure solido e consistente, come dicono i suoi sostenitori, ricordano la disputa sulla natura del cioccolato che nel Cinquecento divise gesuiti e domenicani e impegnò ben sei papi. I gesuiti sostenevano che si trattasse di un liquido e quindi il credente avrebbe potuto cibarsene anche poche ore prima della Comunione [...]. I domenicani invece affermavano che la cioccolata è un solido e quindi il credente non avrebbe potuto cibarsene né prima della Comunione, né durante i periodi di digiuno...». Mentre i cattolici erano alle prese con questa coinvolgente discussione (per la cronaca, passò l'interpretazione dei gesuiti), i protestanti si misero a produrre cioccolato, ricavandone ricchezze notevoli. Non vorremmo ridurci a fare una figura da cioccolatai, a nostra volta, perdendo l'ennesimo treno che passa. Per evitarlo, il libro di Violante offre più di uno spunto, e più di un'indicazione, su temi, metodi e scenari futuri. Non perdetelo. postato da civati, 09:25 | link | commenti (2) Campioni di democrazia (anche a Desio)
La mitica Lucrezia, consigliere Ds a Desio, mi ha detto ieri di voler riprendere anche nella sua città l'idea dei "Campioni di democrazia". Si tratta dell'esperimento condotto dal Comitato Faglia, nell'estrarre un campione significativo tra gli elettori delle primarie del 2005, per coinvolgerli in un confronto faccia-a-faccia con i rappresentanti istituzionali e i gruppi dirigenti dei partiti. Un modo diverso dal solito per 'praticare' la partecipazione politica, al di là delle formule rituali, andando incontro ai suggerimenti di Ginsborg e Fishkin, in un coinvolgimento parziale e però significativo con l'elettorato del centrosinistra. Sono a disposizione per esportare il modello anche altrove, nella speranza che la democrazia partecipativa diventi un'abitudine per le forze dell'Ulivo e dell'Unione. postato da civati, 09:19 | link | commenti mercoledì, aprile 11, 2007 L'ultimo consiglio
Questa sera si è celebrato il mio ultimo consiglio comunale. Ma, forse, no, perché c'è un accordo di programma da approvare e forse saremo riconvocati, in via straordinaria, durante la campagna elettorale. Però, con la consegna della medaglia da parte del presidente Montalbano («con riconoscenza», si può leggere, una riconoscenza che giro immediatamente ai miei elettori di ieri e di oggi), si chiude un periodo lunghissimo della mia vita. In quell'aula sono entrato nel 1997. Dieci anni fa. Ero davvero un ragazzino. Ho fatto l'opposizione e sono stato in maggioranza. Ho vissuto le notti difficili - su tutte, quella terribile del centro commerciale - e le serate stupende - quella dell'approvazione del Pgt rimarrà nella memoria. Mi sono appassionato e annoiato a morte, tra un emendamento e l'altro, un'interpellanza e una mozione, in quell'aula verdina per l'occasione intonacata di nuovo. Che siate a New York o a Renate, fare il consigliere comunale è un'esperienza unica, che vale la pena di essere vissuta fino in fondo. Soprattutto se si ha la fortuna di farlo da giovani, rinunciando a qualche festa e a qualche serata spensierata, ma imparando molto di come funzionano le comunità di persone e del senso - quello vero, quello profondo - della politica. In occasione della prima seduta, lo ricordo ancora, dovetti acquistare una giacca, perché non ne avevo alcuna. Era una giacca di velluto a coste: meglio di tanti completi grigi che mi tocca indossare oggi, calcando altisonanti sì, ma molto meno genuine sedi istituzionali. postato da civati, 23:29 | link | commenti (1) Casa per casa. Un comitato elettorale per ciascuno…
Non abbiamo a disposizione le risorse della destra. Non possiamo permetterci di riempire la città di manifesti immensi. Non è nemmeno il nostro stile, quello di investire in una campagna elettorale cifre colossali. Però, dalla nostra, abbiamo la passione e l’entusiasmo. E non è poco: anzi, è di più. E, allora, dobbiamo studiare ‘mosse’ diverse. E, se si vuole, più democratiche. Per questo avanzo l’idea che tutti i sostenitori di Michele Faglia si propongano quali “comitato elettorale personale”: innanzitutto, verso i vicini di casa, invitandoli a una discussione sulla città, all’aperitivo o a cena, con i nostri consiglieri, con i nostri assessori, e – perché no – con lo stesso Michele Faglia, recuperando il 'materiale' a disposizione presso la sede di via San Gottardo o scaricandolo dal sito di Michele. Insomma, ciascuno deve fare la sua parte. E alla fine, vedrete, avremo vinto tutti. E tutti insieme. Come nel 2002. postato da civati, 10:33 | link | commenti (4) Un gelato al cioccolato tra i marmi democratici
Ritorno a casa in questo momento. Tra ieri e oggi, curiosi incontri. L'ospitalità di Marco e Laura a Carrara, parlando di marmi, di anarchia e partito democratico e rispolverando la vecchia idea - di Marco e mia - di un circolo misto Ds-Margherita, avanzata un anno fa e oggi forse meno scandalosa di allora. E poi Pupo sul molo di Forte dei Marmi, mentre con la chitarra (lo so, faccio ridere) suono Gelato al cioccolato (dolce ma salato, come tante impressioni degli ultimi tempi). Lui, al telefono, fortunatamente non se ne accorge. E poi a Bocca di Magra, mentre Marino prosegue con la sua attività, un pensiero va ad Adriano Sofri, e un cameriere di Carrara ci racconta altre storie di marmi e di popolo. Democratico e un po' anarchico. Un buon inizio, per una campagna elettorale che si preannuncia appassionante come poche altre. E si parte... postato da civati, 02:05 | link | commenti lunedì, aprile 09, 2007 (Bi)sogno di libertà Dall'ultimo e straordinario libro di Björn Larsson, un pensiero nel quale riconoscersi: "Senza sogni, la libertà è solo un miraggio, un'illusione, un castello in aria che crolla al primo soffio. So che queste parole sembrano uno slogan pubblicitario, ma non per questo sono false. Bisogna tutt'al più apportare qualche precisazione, come cercherò di fare più avanti. Per ora diciamo semplicemente che per essere liberi bisogna avere fantasia, ma una fantasia radicata nella realtà. Bisogna sapersi immaginare altri modi di vivere, di pensare, di sentire. Non basta sperare. La speranza può dare coraggio, il che non è poco, ma non è perché lo si spera, che si sarà liberi". Correte in libreria: Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea 2007. postato da civati, 12:10 | link | commenti (2) Come se fosse, questa notte, l'ultima volta. A Lucca. Ovunque. Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Impressioni in queste ore di primavera. L’ingresso a Lucca salutato da un gruppo di zigani che suonano Besame mucho, incuranti di trovarsi nella città di Puccini o, forse, proprio per questo così ispirati. Il cappuccino al caffè Turandot, pensando alla triste sorte dei pretendenti che si intravede nel fondo della tazza, e all’aria più famosa, quell’alba di vittoria che fa segno alle vicende elettorali delle prossime settimane. E la rilettura de L’uomo sentimentale di Marías, in cui il protagonista parla proprio della Turandot, per descrivere il dramma d’amore di un personaggio minore, deuteragonista, come Liù, il cui tragico destino è comunque segnato fin dal principio. E, appena scesa la sera, la costellazione di Orione qui fuori, neanche fosse a due passi dalla terrazza della casa dei gatti (ce ne sono milioni di gatti, qui, e io da sempre ailurofobo ci convivo meglio del solito), con quelle tre stelle che ne formano la cintura, che ci appaiono così, tutte in fila, senza essersi messe d'accordo, e inconsapevoli l'una dell'altra, probabilmente solo per confortarci nell’idea che esista una ragione nell’ordine del cosmo in cui anche noi, forse inavvertitamente, siamo stati inseriti. Da un’intelligenza certamente superiore a quella concessa a noi che spesso, questo cosmo, fatichiamo a capirlo. Un ordine che cerchiamo nelle ‘cose’, anche le nostre. Come Orione, il cacciatore, maltrattato da Diana. Solo perché lui mortale, lei divina. E Besame mucho, come se fosse, questa notte, l’ultima volta. O la prima. A Lucca, nella casa dei gatti, ovunque. postato da civati, 11:09 | link | commenti Mi piace questa Monza A fronte dell’attacco mediatico prorompente e costosissimo del centrodestra, il comitato di Michele Faglia risponde con una campagna orgogliosa di avere amministrato la città in questi anni rispettando gli impegni presi. "Mi piace questa Monza" è uno slogan, ma anche un elogio alla città, che in questi anni ha vissuto (e condiviso) molte trasformazioni: tutt’altro che ‘tradita’, insomma. Del resto è nella difesa della città, della sua bellezza e della sua dignità (vedi alla voce aree verdi, ad esempio) che la giunta Faglia si è distinta, proprio contro quelle misure (soprattutto regionali, com’è noto) che provenivano dal centrodestra. Nel frattempo, come puntualmente previsto dall’oroscopo di qualche post fa, il Governo Prodi risale nei sondaggi. Un dato importante e forse decisivo, pensando alle amministrative che si terranno tra poco più di un mese. Infine, la pubblicazione del bilancio sociale di mandato – prodotto dall’amministrazione per rappresentare compiutamente i cinque anni di lavoro, un dossier ricco di dati e di risultati – è un buon viatico per una campagna elettorale che Faglia vorrà, come sempre, dedicare ai contenuti, mentre altri – i soliti noti – preferiranno la provocazione e la polemica fine a se stessa. Inutile aggiungere che vincerà il migliore. postato da civati, 11:01 | link | commenti (3) domenica, aprile 08, 2007 Shakespeare in love (in Tuscany)
Dalle pendici del monte Serra, che divide - opportunamente - Pisa e Lucca, un augurio di una Pasqua serena e leggera. Qui il tempo scorre lento (come la connessione che sto usando...) e prendere le distanze dalle 'cose', metterle a fuoco, è molto più facile, perché è un po' come ammirare la vistache si apre qui intorno, in questo panorama di spensierati declivi e dolci colli. Machiavelli nel suo ritiro di San Casciano (qualche secolo dopo diventato famoso per il Mostro), rientrando a casa, la sera, si dedicava ai classici, per superare la noia del quotidiano e per allontanare i cattivi pensieri. Si parva licet, per me vale egualmente Shakespeare, che si ambienta perfettamente tra questi colori, come se si trattasse di uno dei tanti turisti inglesi che amano la Toscana come pochi sanno farlo. E allora non ci sarà per noi l'uovo di serpente (così poco pasquale) che preoccupa Bruto, né una terribile Lady Macbeth. Tutt'al più il misogino innamorato di Pene d'amor perdute, ma questi sono fatti miei. Auguri, quindi, e un bacio a tutti. postato da civati, 10:45 | link | commenti (3) venerdì, aprile 06, 2007 Il Trigono di Prodi Dall'oroscopo di Internazionale. Per Prodi. Questa settimana si verificherà un prodigio cosmico particolarmente benefico. Giove, Saturno e il Sole stanno formando un grande trigono nei segni di fuoco. Non succedeva da ottant'anni. Anche se durante questo periodo di grazia elettrica germoglieranno molte straordinarie redenzioni, non tutte saranno immediatamente visibili: alcune potrebbero addirittura metterci anni a rivelarsi. Ma una cosa sarà subito evidente nella vita di molti Leoni: scoprirete un modo per ristrutturare la vostra vita ed esprimere la vostra individualità nei modi più creativi e soddisfacenti. postato da civati, 16:19 | link | commenti Telefono Casa: sui phone center, la lettera al Governo
Prosegue la nostra campagna per il diritto a sopravvivere dei phone center. L'ultima iniziativa, è una lettera ai ministri Amato, Ferrero e Lanzillotta che trovate qui di seguito: Con la presente, vi segnaliamo le problematiche emerse in Regione Lombardia rispetto all’attuazione della normativa regionale di riordino del settore dei phone center, ovvero dei centri di telefonia fissa. Con l'approvazione della legge n° 6 del 3 marzo 2006 della Regione Lombardia, i phone center sono stati equiparati agli esercizi commerciali, con la conseguente previsione di criteri e prescrizioni a cui i gestori sono tenuti ad uniformarsi. Alla prova dei fatti, il periodo di un anno concesso per la messa in regola si è dimostrato insufficiente, anche per la mancata approvazione da parte dell' 85% dei comuni lombardi dei piani dei servizi, così come richiesto dalla legge regionale, in ottemperanza ai quali i centri di telefonia sarebbero potuti essere riallocati, qualora l’attuale ubicazione non avesse permesso l’adeguamento alle norme. Alla richiesta dell’Unione di concedere una proroga di un ulteriore anno il Consiglio regionale, a maggioranza, ha opposto la propria contrarietà, ma soprattutto dalle stesse forze politiche di centrodestra sono venuti inviti alle amministrazioni locali perché applichino inflessibilmente la normativa, che prevede la chiusura dei centri non in regola, ad esempio, per la dimensione delle cabine o per il numero di bagni disponibili. La Giunta regionale, ufficialmente e mediante semplice "circolare esplicativa", si è limitata a demandare ai Comuni la responsabilità della scelta dei tempi. Le associazioni di categoria hanno segnalato l'impossibilità per i phone center di mettersi a norma nei tempi previsti dalla normativa, e la protesta dei gestori si è estesa e radicalizzata. Ciò è dovuto al fatto che rimangono a rischio di chiusura circa il 90% dei circa 2500 centri presenti in Lombardia, con i conseguenti problemi per la perdita del lavoro, del capitale investito, in molti casi del permesso di soggiorno, di proprietari e lavoratori. A ciò si aggiunga la possibile estinzione di un servizio utile, in particolar modo per gli stranieri. Crediamo vi sia un problema di grande impatto sulla comunità degli stranieri presenti in Lombardia, sulla loro iniziativa imprenditoriale e sulla possibilità di proseguire nella loro attività, nonché un fenomeno che, per le sue dimensioni, rischia di scivolare sul terreno dell'ordine pubblico. Per questi motivi siamo a chiedere il vostro interessamento. Alleghiamo alla presente i 600 fax ricevuti fino ad ora, nell'ambito della campagna “Telefono casa”, promossa dai gruppi di opposizione dell’Unione. postato da civati, 09:14 | link | |