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venerdì, giugno 29, 2007

La (semi)rovesciata: iMille a Pisa

Si parte per Pisa. Appuntamento in semi-rovesciata: l'iniziativa si intitola «Generazione di fenomeni». E' promossa, tra gli altri, da iMille. Sulla strada inconterò anche Marco, per mettere a punto altre iniziative 'verso' il Pd. Vi saprò dire...

postato da civati, 19:23 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

V-day e referendum

Due siti: il primo il video di lancio del V-day da parte di Beppe Grillo; il secondo, il sito del referendum elettorale. Questioni che vedo strettamente collegate, per cambiare un sistema elettorale vergognoso (oggi Fini - La Stampa - si pente: bontà sua) e per mettere un po' di fretta ai legislatori, altrimenti distratti. La raccolta procede in tutte le città e si può firmare presso la segreteria generale di ogni Comune. E' molto importante. Annuncio fin d'ora che, nei prossimi giorni, se saremo ancora lontani dall'obiettivo delle firme necessarie alla presentazione dei tre quesiti referendari, trasformerò l'ulivo-mobile a propulsione elettrica in una vera e propria macchina referendaria, per la raccolta delle firme. Firmate, accidenti!

postato da civati, 12:51 | link | commenti (2)
la casta

La rovesciata: le tappe di luglio

Le prossime tappe del Rovesciata tour 2007 presso le Feste dell'Unità della Brianza:
Cesano Maderno, Festa dell'Unità, venerdì 6 luglio, ore 21.
Besana Brianza, Festa dell'Unità, mercoledì 11 luglio, ore 21.
Vimercate, Festa dell'Unità, venerdì 13 luglio, ore 21.
Limbiate, Festa dell'Unità, martedì 17 luglio, ore 21.
Triuggio, Festa dell'Unità, lunedì 23 luglio, ore 21.

postato da civati, 11:18 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Barcellona per la pace

Mentre i nostri (volevo dire: loro) amministratori cancellano i cartelli per la pace, perché di parte, segnaliamo che esistono città in cui la pace è un valore universale, riconosciuto da tutte le parti politiche, senza distinzioni di sorta. Spesso i leghisti - come il nuovo assessore muscolare alla viabilità - citano Barcellona e il modello catalano. Cliccate qui: scoprite Barcellona per la pace (B per la pau).

postato da civati, 10:56 | link | commenti
diritti, monza

Fumus persecutionis

Sicuramente vi sarà capitato di leggere sui giornali del braccio di ferro tra Regione e Governo sulla questione dell'inquinamento. Il Governo ha impugnato la legge regionale votata a novembre perché non poteva fare altrimenti, alla luce di alcuni elementi problematici in merito all'attribuzione delle competenze in materia di sicurezza e di salute pubblica (per farla breve: la Regione non può decidere un divieto di circolazione assoluto, superando Comuni e Prefetture). Cose che capitano a molte leggi regionali (ad esempio alla legge 12/2006, la seconda legge 'Monza'). In questo caso, però, la Regione - in cerca di alibi per la propria inerzia nella lotta allo smog - ha preso il ricorso sul serio e ha stabilito di non poter applicare la legge, nemmeno nelle parti non impugnate. Ora, è il caso di precisare che la legge, finché la Suprema Corte non si esprime, è senza dubbio in vigore: primo elemento pretestuoso. E che nessuno, in subordine, vieta alle Regione di procedere a regolamentare la circolazione e a introdurre sanzioni e divieti temporanei, come ha sempre fatto: secondo elemento pretestuoso. I gruppi dell'Unione hanno anche presentato un progetto di legge di mediazione, che mettesse le cose a posto, ma la Giunta fa finta di niente: terzo elemento pretestuoso. La Regione non ha mai esitato, quando si trattava di conferenze stampa, a procedere in modo autonomo. Da due anni, però, nessun provvedimento che potesse anche solo sembrare impopolare è stato assunto: le ultime targhe alterne e gli ultimi interventi 'coraggiosi' risalgono all'inverno del 2005. Poi si è stabilito che tutto sommato il Pm10 andava bene anche così, perennemente sopra le soglie di attenzione. E i due piani anti-smog si sono rilevati perfettamente inutili e anodini: ora ne sta per arrivare un terzo dello stesso segno. E' il caso di leggere le pagine di Milano da morire di Offeddu e Sansa (Bur) per farsi un'idea della qualità della proposta politica in campo ambientale della destra regionale. Oppure seguire il calvario di Croci - un nome, un destino -, l'assessore alla mobilità del Comune di Milano, alle prese con la monumentale ipotesi di delimitare la Cerchia dei Bastioni con il mitico ticket contro la congestione. A furia di ridurre l'area di questo provvedimento, Moratti e Croci rischiano di provvedere alla limitazione del traffico nei soli giardini di via Palestro: è il caso di informarli che lì, il traffico è già vietato. Non si sa mai.

postato da civati, 08:56 | link | commenti
regione

Il piacere è tutto mio

Mi è già capitato tempo fa di ragionare sulle enormi potenzialità del blog come strumento di comunicazione a due direzioni e, quindi, come medium intrinsecamente democratico. Ieri e oggi, però, è successo qualcosa di nuovo e di importante, che qualifica ancor meglio questo diario telematico. Ho conosciuto Marco e Antonio, che a loro volta erano entrati in contatto con me proprio attraverso questo piccolo "giorno per giorno" che ormai da più di due anni accompagna la mia attività. Non aggiungo altro, se non che è una grande e bella soddisfazione e che il piacere è davvero tutto mio.

postato da civati, 00:33 | link | commenti (4)

giovedì, giugno 28, 2007

Il giannizzero della globalizzazione

Ho appena finito di leggere un altro libro da mettere in valigia e da portarsi in vacanza. Si tratta de Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid. E' la storia di un giannizzero 'rovesciato' dei tempi d'oggi, un pakistano che diventa il miglior prototipo dell'americano, laureato a Princeton e businessman di successo, fino all'11 settembre del 2001, che costituisce un punto di svolta decisivo per lui e per la sua bella Erica. Il giannizzero abbandona l'esercito in cui militava, per... E, no, non posso dirvi altro, anche perché il finale di questo libro è a dir poco sensazionale, così come l'impianto narrativo, nel quale il soggetto si rivolge ad un interlocutore americano in un bar di Lahore: un monologo-dialogico assolutamente curioso, nel quale l'interlocutore interviene solo indirettamente e la sua presenza si coglie soltanto nelle numerose precisazioni dell'io narrante. La forza del racconto ne guadagna, perché l'interlocutore occidentale rappresenta perfettamente il lettore a cui Hamid si rivolge. Grazie anche a questo stratagemma, il libro è potente, nel descrivere la fragilità occidentale - 'intepretata', potremmo dire, da Erica -, l'instabilità dell'identità e del riconoscimento, la paura che attraversa la vita dell'uomo globalizzato. Alla base di tutto, i fondamenti: quelli delle analisi economiche a cui il protagonista sempre si richiama così come quelli della cultura da cui proveniamo e che ci rende essenzialisti, ancorché riluttanti come vuole il titolo. Non perdetelo. Ne vale la pena.  

postato da civati, 15:24 | link | commenti
cultura

Villaggio solidale: la Regione garantisca che si va avanti

Comunicato stampa. Di fronte a fiaccolate che proprio non ci piacciono e a dichiarazioni che purtroppo richiamano sempre di più la demagogia razzista della destra, vogliamo sostenere un progetto che tenta finalmente di dare risposte concrete, qualificando, anziché cavalcarla, la domanda di sicurezza di tutti i cittadini. Si tratta del Villaggio Solidale di Cologno Monzese, la proposta di un’abitare sostenibile e aperto alla società per donne, uomini e bambini di diverse provenienze e condizioni sociali, un’alternativa di sistema all’emarginazione e al disagio, che integra i valori della solidarietà e dell’accoglienza con una soluzione di prospettiva. Un progetto importante, che può diventare luogo autentico di recupero alla cittadinanza attiva di tutti coloro, dai rom agli immigrati, che oggi si vorrebbero espellere e isolare. Provincia e Regione dovrebbero stanziare le risorse necessarie per realizzarlo, ma il condizionale è d’obbligo, perché al momento i finanziamenti sono bloccati. Riconoscendoci nell'appello delle associazioni che hanno promosso il Villaggio Solidale, appello pubblicato sul sito della Casa della Carità,  chiediamo quindi alle Istituzioni coinvolte di rispettare l'impegno assunto, superando i problemi burocratici e accreditando così un progetto di riferimento per la Lombardia e per l’intero Paese.
Mario Agostinelli e Giuseppe Civati

postato da civati, 14:30 | link | commenti (2)
regione

Come Shanghai (la proprietà ritiene...)

«La soluzione della Cascinazza è quasi e puramente e semplicemente matematica. La proprietà ritiene di aver diritto a 380mila metri cubi da costruire, il Pgt di Faglia&Viganò ne concederebbe 100mila (vado all'ingrosso con le cifre): la somma divisa a metà fa 240mila». Così oggi recita il fondo di Losa (Il Cittadino). Inutile dire che è un ragionamento assurdo e tutto a favore della proprietà. La sentenza della Corte di Cassazione non prevede alcun risarcimento del Comune a favore del privato. Il Pgt di Faglia attende solo di essere approvato e se qualcuno lo vuole cambiare deve anche spiegare il perché. Quello che «la proprietà ritiene» dovrebbe interessare poco o niente agli amministratori del Comune (chissà cosa ritengono, a questo punto, gli altri proprietari monzesi: se adottassimo la 'matematica' di Losa, la città diventerebbe come Shanghai). Se la proprietà «ritenesse» di edificare un milione di metri cubi, cosa dovremmo fare? Secondo il teorema di Losa (proposta della proprietà meno previsione del Pgt diviso due) i conti sarebbero i seguenti: 1.000.000-100.000=900.000. Quindi, 900.000/2=450.000. Ecco che sulla Cascinazza andrebbero costruiti 450.000 metri cubi. La verità è un'altra: se Berlusconi non avesse inviato Romani in Giunta con l'obiettivo precipuo di sbloccare il suo Piano di lottizzazione, nessuno sentirebbe il bisogno di costruire su quell'area. Matematico, no?

postato da civati, 10:19 | link | commenti (11)
monza

Fannullone party

Personalmente li conosco quasi da una vita. I monzesi li hanno scoperti in campagna elettorale, alle prese con l'eterna lotta contro il manifesto abusivo (strepitoso il loro video). Sono gli Umanisti. Questa sera festeggiano il loro periodico (Il fannullone) al caffè letterario del Binario 7, a partire dalle ore 20. Ci vediamo là.

postato da civati, 10:08 | link | commenti (2)
monza

Verso: la direzione giusta

Prima uscita di Verso (il Partito democratico) ieri sera al Binario 7: una bella serata di politica e di giovani, in un binomio difficile da apprezzare solitamente nel dibattito politico italiano (e monzese). Se Veltroni parte dal Lingotto, noi partiamo dalle pepite, dalle idee emerse in quella che per me sta diventando sempre di più una preziosa campagna di ascolto, attraverso il popolo che - numeroso come mi aspettavo - guarda al Pd con fiducia e con coraggio (come ieri sera ha detto Niccolò). Con Marco Riboldi ci siamo detti che il ricambio è la cosa più importante e che, anche se Alessandro è stato tenero («abbiamo bisogno, noi giovani, di qualcuno che ci guidi»), siamo pronti alla 'rottamazione' per lasciare spazio all'entusiasmo e alla passione di tanti ragazzi. "Pezzi di ricambio" generazionale e politico: ecco quello che serve alla macchina del nuovo Partito, perché sia "lieve e ambizioso" come ieri ha detto Veltroni a Torino. I "nuovi monzesi" ci sono e sono pronti. E Verso, nata dalla confluenza di ispirazioni e di culture diverse, è la direzione giusta.

postato da civati, 09:07 | link | commenti (14)
monza, appunti per un partito nuovo

Se prima eravamo in due...

... ad avere ancora i gruppi Ds e Dl separati, adesso siam da soli a non avere ancora il gruppo unico dell'Ulivo. Proprio così: oggi in Provincia di Milano si costituiscono il gruppo dell'Ulivo e di Sinistra democratica. In Regione, invece, pur essendo stati eletti con il simbolo dell'Ulivo, a due anni dalle elezioni, abbiamo ancora i gruppi separati. Gli esponenti della Sinistra democratica non hanno ancora dichiarato se vanno o se rimangono (il noto dilemma brianzolo del «vemm o vegnum?») e tutto procede come se niente fosse successo, a Firenze e a Torino. Sarà per la prossima legislatura.

postato da civati, 08:57 | link | commenti
regione, appunti per un partito nuovo

mercoledì, giugno 27, 2007

Controcanto: il cinismo di Cossiga

Strepitoso il commento di Cossiga, che attacca con ironia il discorso di Veltroni (fonte: Ansa). Con ironia faccio notare che fortunatamente Cossiga non si riconosce nel discorso di Walter: un messaggio di speranza per i nuovi italiani, quelli democratici e sereni nel loro essere così poco ideologici...
"Un discorso di investitura veramente ecumenico che rompe la superata contrapposizione destra-centro-sinistra in una sintesi felice tra valori del conservatorismo, liberalismo, riformismo, socialismo e movimentismo". "Un discorso - sostiene il senatore a vita - che sarebbe potuto essere pronunciato da Cameron e da Brown. Certo, un discorso che non sarebbe piaciuto né a Togliatti, a De Gasperi, a Nenni, a Saragat né a Moro, né in tempi più recenti a Berlusconi e a D'Alema. Ma loro erano legati ad una concezione faziosa della politica dove la destra era la destra, il centro il centro e la sinistra la sinistra; e dove ci si sentiva incatenati a culture superate quali quella marxista leninista socialdemocratica cristianodemocratica e liberale. Da un punto di vista della impostazione economica, una felice sintesi tra il monetarismo di Friedman, la public choice di Buchanan in un crescente revival insieme di Keynes e Von Hayek. Buona, anche se non completa, la trattazione del tema concretissimo ed attualissimo del rapporto tra spirito e materia. Sinceramente avrei voluto una più acuta analisi dello scottante tema che tanto sta a cuore della classe operaia e soprattutto dei pensionati del rapporto tra grazia e libertà nel pensiero di Banes e di Molina e in generale della scuola Salmaticense del XVII secolo. Nessun accenno, e me ne dispiace - conclude - all'attualissima polemica tra scuola storica di Von Savigny e concezione dogmatica di Laband".

postato da civati, 19:12 | link | commenti (6)

Il tempo nuovo di Walter Veltroni

Torino, "la città del Nord che non si vuole mai contrapporre allo Stato". Una location che è già un programma politico. Lingotto. Pubblico e tensione da finale dei Mondiali: il discorso dura 90 minuti più recupero. Di buon calcio politico. A fare da sfondo, colline verdi e città italiane. Veltroni si rivolge a quelli che chiama, con felice intuizione,  "nuovi italiani". "Un tempo nuovo, di libertà e di ricerca fuori dai recinti ideologici": "tempo di ponti, non di filo spinato". L'era di Veltroni è iniziata, con un'immagine semplice e forte, come le sue parole. Veltroni lancia subito la sfida "ai conservatorismi di destra e di sinistra". La strada è stata lunga: dalla Resistenza alla vittoria della soggettività femminile, dalla lotta al terrorismo all'impegno per la pace. Ma "il Pd non è la pura conclusione di un cammino, non può essere inchiodato al passato". E' e deve essere "un partito del nuovo Millennio, forza del cambiamento". E' finito il tempo della "politica chiusa", che si traduce nella "richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere", anziché ad un grande partito. "Nel Pd ognuno sarà alla stessa stregua dell'altro": un invito a celebrare il 14 ottobre come momento storico della politica italiana, l'esordio di una forza intrinsecamente "plurale": "la grande forza riformista che l'Italia non ha mai avuto", che partì molto tempo fa, dai comitati di cittadini del 1995, un'esperienza importante - per me, la prima in assoluto.
Il perno è "la libertà e la fluidità sociale". Per il Pd è la "ragione della sua stessa esistenza": le "capacità di ciascuno" devono essere "messe alla prova al di là delle posizioni di partenza".
Più volte Veltroni, a questo proposito, richiama "la precarietà da combattere", soprattutto quella che si manifesta nel "tempo fantastico" della vita dei giovani italiani. "A loro viene chiesto solo di aspettare".
Ma "la vita non può essere saltuaria, non può essere part-time". "Parlo da italiano", dice Veltroni, denunciando gli "indizi di un declino possibile": la tendenza all'illegalità diffusa, la rendita e chiusura corporativa, le forme di intolleranza, omofobia, chiusura. E poi dedica un lungo passaggio alle imprese del Nord, all'economia delle medie e micro-imprese. "La battaglia non è contro la ricchezza, ma contro la povertà", come disse Olof Palme.
Veltroni si dedica ad un tema centrale nella proposta politica del Pd, il clima, gli obiettivi del 20% della Ue, una politica ispirata a Kyoto, con incentivi e premi come quelli stiamo ostinatamente cercando di introdurre nella nostra Regione. Non si può dire no all'alta velocità. Non si può dire no allo smaltimento razionale dei rifiuti. "L'ambientalismo del sì", un mio personale cavallo di battaglia. "Conservare e innovare sono una cosa - precisa Veltroni - per l'ambiente". 
Veltroni troneggia (veltroneggia?) quando torna a parlare dei "due bambini" dell'immobilità sociale, che le condizioni di partenza tengono distanti, l'uno fortunato, l'altro no, per tutta la vita. Un tema che sento più di ogni altro, il vero cardine del Pd e della politica, con cui ho recentemente chiuso, a Desio, la prima puntata del Rovesciata tour, rispondendo alla domanda "che cosa mi aspetto dal Pd". Ecco quello che mi aspetto.
Altri capitoli sono stati degni di nota. Li passo in rassegna velocemente. Spesa pubblica: Veltroni denuncia la Sinistra del "tassa e spendi". La sicurezza: multiculturalità e rispetto della legge stanno insieme, "insieme stanno e insieme cadono". Sistema politico: un appello al bipolarismo. Doppio turno alla francese, contro la frammentazione, 14 gruppi parlamentari, 10 partiti di Governo... "basta", dice Walter. "Democrazia è decisione". Bisogna cambiare. Il referendum è l'extrema ratio. Voti, non veti, quindi. "E, ancora, l'invito ad uno Stato semplice, non barocco". Un richiamo, che sento fortemente, alla sobrietà della politica, non all'antipolitica:  "la politica è insostituibile". Quella buona, che conserva il "carattere lieve e ambizioso" come tratto qualificante della politica moderna quando essa funziona e sa rappresentare la società, proprio perché è una politica che conosce il "confine della sobrietà e del rispetto dei problemi reali delle persone". Un tema che mi è carissimo, e nel quale senza esitazioni mi riconosco.

Non so se sono un vero veltroniano, come tanti vogliono essere o sono diventati nelle ultime ore, ma mi sento rappresentato da questo leader e dalle sue parole. Voltiamo pagina, chiede Veltroni. Non vedo l'ora.

postato da civati, 18:44 | link | commenti (3)
appunti per un partito nuovo

Alle cinque della sera

Veltroni si presenta a Torino. Per commentare e discuterne ci vediamo al Binario 7 (piazza Castello, Monza) alle ore 21, ospiti di Marco Riboldi e di Verso (il Partito democratico). Vi aspettiamo.

postato da civati, 14:56 | link | commenti (2)
appunti per un partito nuovo

martedì, giugno 26, 2007

Rom(a)

Negli scorsi giorni, per rispondere nel mio piccolo al bailamme milanese sui Rom di cui è stato assoluto protagonista Filippo Penati, avevo chiesto un impegno della Ue e dello Stato italiano e una visione più ampia, di sistema, per trovare soluzioni concrete (scrivevo così: «il problema dell'accesso dei Rom è diventato sempre di più un problema europeo e nazionale, di cui ci si dovrebbe occupare in modo sistematico (da Bruxelles, da Roma, con il contributo di una Regione e di un Comune come quello di Milano che sotto Formigoni e Albertini l'hanno lasciato marcire, il problema, per ritagliare un po' di spazio alla propria demagogia)». Non sapevo, ovviamente, che Veltroni oggi fosse in Romania. A far cosa? Leggo da un'agenzia (Apcom): «Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, è giunto questo pomeriggio a Bucarest dove domani firmerà alcuni protocolli d'intesa che permettano "da un lato di portare una riduzione del numero di espatri" di cittadini rumeni e di etnia Rom dalla Romania in Italia, in particolare a Roma, "ma soprattutto per creare le condizioni anche per il rientro di questi" dall'Italia in quel Paese. Accompagnato dall'assessore alle Politiche sociali, Raffaela Milano, e dal vice capo di gabinetto Luca Odevaine, Veltroni ha incontrato questo pomeriggio il primo ministro rumeno Calin Popescu, prima di recarsi nella residenza dell'ambasciatore italiano a Bucarest per un breve ricevimento. "La Romania in questi anni si sta trasformando rapidamente, cresce dell'8% l'anno - ha spiegato il sindaco - qui le imprese italiane hanno un ruolo molto importante: nell'ambito dell'amicizia fra i nostri Paesi le intese che firmeremo cercheranno di rafforzare i nostri rapporti culturali e il problema dell'ingente flusso migratorio dalla Romania in Italia, in particolare a Roma". Veltroni ha quindi spiegato che i protocolli, che saranno firmati domani mattina e che appunto non sono noti nella loro complessità, saranno "un modello che può essere esportabile in altre città italiane ed europee" e riguarderanno "tre aspetti", soprattutto "progetti sociali in collaborazione con i tre Comuni rumeni dai quali è più grande il flusso migratorio e politiche della sicurezza". Le intese cercheranno di facilitare "il rientro nella loro Patria di persone emigrate, sia rumeni che Rom, per i quali cercheremo di creare qui le condizioni di un rientro volontario, anche i minori, che saranno accompagnati, ma che poi troveranno delle strutture sociali già pronte"». Inutile aggiungere che è questo il modello a cui pensavo.

postato da civati, 18:49 | link | commenti (5)
diritti, appunti per un partito nuovo

Pace: il nostro Comune è interessato a tale cartellonistica...

Mi giunge ora notizia che il Comune di Vimercate si è detto interessato alla cartellonistica dedicata alla Pace che il sindaco di Monza ha deciso di dismettere (sic), chiedendo gentilmente che - anche per evitare sprechi - il Comune di Monza sia così generoso da donargliela. L'iniziativa del sindaco vimercatese Paolo Brambilla è lodevole ed è una risposta forte e chiara all'iniziativa della giunta monzese. Bravo!

postato da civati, 16:06 | link | commenti (4)
monza

Osvaldo, l'unico indigeno di Stranalandia

Osvaldo Mangone è diventato assessore grazie al grande lavoro ostruzionistico che lo ha visto protagonista negli anni di opposizione. Capogruppo di Forza Italia, Mangone è assurto agli onori delle cronache per il celebre episodio della pizza in aula, per un microfono allagato, per gli scatoloni degli emendamenti al Pgt. Insieme ad Allevi, è stato il leader incontrastato di Nonza, la Monza del no a tutti i costi. Una delle sue battaglie - anzi, la madre di tutte le battaglie - è stata l'opposizione al parcheggio di piazza Trento e Trieste. La minoranza partecipò ad adiuvandum al ricorso degli ambulanti, riuscendo a bloccare i lavori. Leggo stamane sui giornali che ora Mangone assessore propone di ampliare il parcheggio interrato, da tre a cinque piani. Le richieste sono molte, dice, e si deve valutare se è il caso di soddisfarle tutte. Ma non era una "vergogna", piazza Trento? E non era da contestare perché avrebbe aumentato il traffico veicolare nel centro storico? E non era meglio puntare su piazza Citterio, con tanto di proposta di referendum? Ora Mangone vuole quasi raddoppiare il parcheggio contro il quale si è scagliato per anni, facendo perdere un sacco di tempo alla città. E' giusto così. Viene in mente la Stranalandia di Stefano Benni. Osvaldo è l'unico uomo che vi abita. A Stranalandia, «l'unità di misura spaziale è l'Osvaldo. Osvaldo è alto un osvaldo. Un albero è alto tre osvaldi. Il mare è profondo all'incirca dieci osvaldi». Osvaldo è misura di tutte le cose. Di quelle che sono e di quelle che non dovrebbero esserci. Osvaldo vuol dire amico. Nosvaldo, nemico. A volte, Osvaldo e Nosvaldo coincidono. Soprattutto se Osvaldo si chiama Mangone e fa l'assessore.

postato da civati, 08:26 | link | commenti (19)
monza

lunedì, giugno 25, 2007

La rovesciata: il tour prosegue

Oggi Fioroni e Sposetti hanno lanciato la prima sezione mista Ds-Dl verso il partito democratico. Bellissima idea, che Marco Riboldi ed io avevamo avuto più di un anno fa. Non fa niente: siamo persone serene e ci siamo dimenticati le critiche violente dello scorso anno per il nostro tentativo di scardinare le forze di appartenenza (per Marco, la Margherita, per me, i Ds). Ora che le forze sono ufficialmente scardinate, e le burocrazie passano finalmente in secondo piano, è il caso di dare libero corso alla progettualità politica. Il Rovesciata tour questa settimana fa tappa a Monza, Binario 7, mercoledì 27 giugno, alle ore 21, per la presentazione di Verso. L'obiettivo è il Pd. Invitati soprattutto giovani e giovanissimi. Per cambiare. I 'grandi' parleranno il meno possibile. Preferiamo ascoltare. Sul serio.

postato da civati, 19:52 | link | commenti (8)
appunti per un partito nuovo

Tous avec Veltroni

E' incredibile come in qualche ora siano diventati tutti veltroniani. Accidenti. A Milano con Veltroni ricordo il solo Ottolenghi, in una lotta impari con le forze prima dalemiane, poi fassiniane che hanno sempre governato il partito, con tanto di canale diretto e foto sulla scrivania. Tutti organici. E il punto sta proprio qui. Perché chi è organico, prima è organico, poi è qualcosa d'altro. Gli stessi sarebbero riusciti ad essere Lettisti, Bersanofili, Bindeschi o Finocchiarici. Sono proprio un ingenuo. W Veltroni, anche se arrivo buon ultimo :)

postato da civati, 17:53 | link | commenti (13)

Questo blog è un albergo

Cari 25 e-lettori,
questo blog è un luogo di dibattito, uno strumento di informazione, di confronto, di riflessione comune, di approfondimento, di rapporto con gli elettori. E' uno strumento nuovo che quasi nessun uomo politico del nostro Paese adotta. Sono felice di averlo aperto tanto tempo fa e che ora sia diventato un punto di riferimento anche per i mezzi di comunicazione tradizionale: una piccola 'rovesciata' è stata compiuta. Ora molti cercano qui le informazioni che andrebbero cercate presso i media. E' il bello della Rete. Solo una cortesia, proprio perché tutti si assumano la loro porzione di responsabilità: chi scrive, è pregato di firmarsi, altrimenti mi mettete in difficoltà. Rovesciando un luogo comune, questo blog è un albergo: occorre banale registrazione, una piccola firma in calce. Vi faccio un esempio. Se Fassino avesse un blog, avrei potuto scrivergli «come mai la Brianza non ha un parlamentare dei Ds?». Oppure, a Prodi: «perché ci sono più di 100 sottosegretari nel tuo governo?». A quel punto, mi sarei dovuto firmare, non credete? Altrimenti che gusto c'è? Sono certo che comprenderete. P.S.: ovviamente, non hanno un blog. Appunto.
pippo

postato da civati, 17:48 | link | commenti (5)

Peace no more

Monza non è più città per la pace. Il primo, significativo atto della giunta Mariani è stato quello di rimuovere i cartelli che qualificavano così Monza all'ingresso della città. Un gesto che qualifica perfettamente questa destra, che non si riconosce nella pace: preferisce la paura del diverso, il suo unico, vero cavallo di battaglia. Che pena.

postato da civati, 16:32 | link | commenti (13)
monza

La meglio gioventù

Baudo presenterà Sanremo, Mike Miss Italia. Nel segno del rinnovamento.

postato da civati, 13:57 | link | commenti (7)

Di Letta e di Governo

Sottoscrivo in pieno quanto dice oggi Enrico Letta alla Stampa: "Il malessere del Nord è una forte domanda di politica, di politica semplice, semplificata, post-ideologica, che dà una soluzione ai problemi. Una politica che gli inglesi chiamano 'problem solving'. Mi sto facendo l'idea che questa domanda chiama il Pd: è l'occasione, forse l'ultima, con cui il centrosinistra può parlare a questi mondi. Per questo motivo vale la pena di riflettere bene sul da farsi".

postato da civati, 11:55 | link | commenti (1)
appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Firmate, accidenti, firmate

Giovedì 28 e sabato 30 giugno, all'Arengario a Monza, potrete firmare per il referendum elettorale: non dimenticatelo. Vi ricordo inoltre che è possibile dare la propria adesione per la presentazione dei tre quesiti anche presso la segreteria generale del vostro Comune. E' importante.

postato da civati, 10:23 | link | commenti

Dettagli rivoluzionari

Per la serie ombrellone ecologico, non dimenticate di portare con voi in villeggiatura Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli. Manuale di ecoazioni individuali e collettive, Feltrinelli 2007. Una rassegna documentata e ricchissima di azioni, iniziative, buone pratiche italiane e straniere e consigli per uno stile di vita - individuale e collettiva - rispettoso dell'ambiente. Particolarmente consigliato agli amministratori locali, è rivolto a tutti noi, nella speranza che il sistema politico raccolga, finalmente, la sfida.

postato da civati, 10:20 | link | commenti (1)

domenica, giugno 24, 2007

Civati: giovane e riformista

Una bella iniziativa, quella di Sinistra giovanile, a Varese, per l'ambiente. Film di Al Gore, a seguire dibattito con il bravo presidente varesino di Legambiente Dino De Simone. Quei "bravi ragazzi" di Varese - tra cui segnalo Andrea Mollica, che con quel cognome non poteva che presentare bene il documentario - hanno un segretario in gamba. Giovanissimo e riformista. Si chiama Civati (Andrea), studia giurisprudenza e l'avevo già sentito al congresso regionale di Sinistra giovanile difendere la prospettiva del Pd con parole chiare (e coraggiose, visto che nel dibattito prevalevano toni sinistrissimi'). E le omonimie a volte fanno un piacere grande così. L'altro omonimo - il segretario cittadino Mirabelli - non c'era. E anche questo vorrà pur dir qualcosa :)

postato da civati, 14:45 | link | commenti (2)

Baruffe

Repubblica dedica oggi un articolo di Alberto Statera alla vicenda di Chioggia. Lì Tiozzo (Cdl) batte Tiozzo (Unione). Motivo: l'aria che tira, certo. Ma anche il fatto che lì si son fatte le primarie, ha vinto un candidato sindaco, ma poi ne hanno candidato un altro. Spirito delle primarie? Sì, ciao.

postato da civati, 14:40 | link | commenti (1)
appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Vedetta lombarda

Alla luce di una bella riflessione condivisa con Stefano Tosi a Varese, in occasione della Notte bianca (bella), propongo solennemente che nel comitato 'centrale' del nuovo Pd ci sia una nuova figura, in linea con una certa retorica da libro Cuore che si respira nelle ultime ore. Trattasi della «Vedetta lombarda», funzione non burocratica ma d'azione, istituita presso la leadership del Pd con funzioni di disturbo. Ad ogni iniziativa del Pd che s'intende assumere, viene contattata la 'vedetta' che illustra le ricadute sul territorio delle proposte romane. Nessun leghismo, sia chiaro: non credo ad un'esclusività della questione settentrionale. L'ho scritto e lo ripeto. Solo credo nella necessità improrograbile di dotarci di un argine all'autolesionismo. Una dichiarazione a Roma, provoca una tempesta in provincia di Varese (cfr. ad esempio la prima pagina di Repubblica di oggi: «Pensioni, lite nel Governo») . Anche questo è federalismo. Caratteristica della 'vedetta' è quella di essere autonoma e indipendente, senza peli sulla lingua e drastica. Corre dei rischi, come nel testo del De Amicis. Soprattutto quando l'ufficiale le si rivolge: «che altro vedi, a sinistra?». E son pallottole da fuoco amico...

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Alexanderplatz

Sono tante le immagini di Alex Langer che vengono in mente a qualche ora dalla decisione del Comune di Bolzano di non dedicargli una via della città, perché suicida (una motivazione vergognosa). E' entusiasmante ripercorrrerle nel libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex, 2007, apparso per i tipi di Feltrinelli e davvero prezioso. Da San Cristoforo a Giona «il profeta "contro voglia"», dalla sua Traumliste per una Bolzano città gentile al Miteinandersein e alla sua complessa idea di convivenza (per dirla con Cacciari: «la convivenza tra di noi - quindi tra culture, lingue, tradizioni - e la convivenza tra noi e la natura»). Forse è vero: non è il caso di dedicargli una via, ma è più importante seguire la sua 'strada' oppure fermarsi a discutere nella 'piazza' della sua proposta politica, per me di straordinaria attualità. Dedicandogli con il cuore un suo pensiero: «Il biblico Giuseppe dell'Antico Testamento dai suoi fratelli fu gettato nel pozzo, cadendo così nella schiavitù degli egiziani a cui fu venduto. Una volta che i fratelli se ne erano disfatti, pensavano di poter meglio gestire e spartirsi l'azienda familiare. Ma quando, più tardi, capitò loro una feroce carestia, ricevettero il consiglio: 'Andate da Giuseppe, vi saprà aiutare': ricercarono in Egitto il fratello estromesso, ne furono accolti fraternamente e generosamente aiutati. Chissà se un giorno i personaggi ed i partiti [...] sentiranno il bisogno di ricorrere alle risorse di innovazione civile e politica». Nel nome di Alex.

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cultura, diritti

Il dolore di Peter e il viaggio di Alex

Confermo. Per me il libro dell'estate è Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi. Sandro Veronesi non convince con Brucia Troia, né Vassalli entusiasma con L'italiano, una raccolta di racconti dedicata al nostro 'tipo', dall'ultimo doge al trasformista, da Crispi a Craxi, dalla femminista alla celebre tenzone Togliatti-Sofri. Piuttosto è il caso di leggere In viaggio con Alex, una monografia di Fabio Levi dedicata ad Alexander Langer: in tempi di Pd, tutto il suo pensiero vi sarà utile. Nello zaino o in valigia, va anche La casta, da leggersi con (dis)gusto. Chi ama la lettura (e la scrittura) non può dimenticarsi, facendo i bagagli, La valigia di mio padre di Orhan Pamuk. L'ultimo Luttazzi o i saggi di Richler possono essere utili per superare l'estate, mentre per i cultori della materia è imperdibile Massimo Cacciari, Tre icone: sempre che riusciate a «comprendere il comprehendere», come direbbe l'autore, consigliandosi. Per quanto riguarda il nuovo gruppo dirigente del Pd, meglio Nelle vene quell'acqua d'argento di Dario Franceschini rispetto a La scomparsa dell'alba di Walter Veltroni. Da ultimo, nella sezione 'cult', soprattutto se siete afflitti da ondate di incertezza e di confusione, vi segnalo che Bompiani - dopo un colpevole 'sonno' - ha ripubblicato Le mille luci di New York. Leggetelo: la vostra vita non potrà non cambiare.

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777

Il sette luglio duemilasette - altrimenti detto: 777 - Al Gore promuove il Live Earth. Non possiamo mancare, ho pensato. Solo che mica possiamo andare tutti a Rio o a Shanghai: è il caso di organizzare qualcosa qui da noi, "in collegamento" con le altre 'piazze' del pianeta. Ci sto lavorando. La prima proposta che mi viene in mente è che tutte le feste dell'Unità aperte quella sera, dedichino la serata alla campagna contro il riscaldamento globale, con spettacoli, incontri, distribuzione di materiale dedicato.
Intanto, non perdetevi il sito.

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sabato, giugno 23, 2007

Paura

«Rendendo visibile il predatore, l'intruso, lo sconosciuto di cui abbiamo paura e che se ne sta in agguato nell'ombra [...] portando l'oggetto della nostra paura alla luce del giorno, imitandone gli attacchi immmaginati e il potere, [egli] può essere controllato, o così si spera [...]. In altre parole, la spinta a definire e limitare la «casa», a dare un nome e circoscrivere la dimora e l'ambiente al quale apparteniamo e nel quale ci sentiamo al sicuro, porta a dare un nome e a definire altre cose - e persone - là fuori, oltre la recinzione, dall'altra parte del filo spinato».
Marina Warner citata in Joanna Bourke, Paura. Una storia culturale, Laterza.
Inutile aggiungere con Bourke che «il processo di identificazione di un estraneo - qualcuno «dall'altra parte del filo spinato» - ha conseguenze nefaste». E' banale: com'è banale affermare che la paura sia un fatto eminentemente culturale. L'unica cosa non banale da ricordare è che forse dovrebbero rammentarlo i leader del futuro Pd, anche qui al Nord, dove è più facile il misunderstanding e la concessione ai luoghi comuni sull'argomento.

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la questione settentrionale

L'ingarico e il sondaggio

Domenico Inga è il nuovo presidente del Consiglio comunale di Monza. Lele Petrucci, eletto la scorsa settimana, si è dimesso senza motivare la sua decisione, nemmeno in aula. Possiamo immaginare quali e quante pressioni abbia ricevuto per lasciare posto al presidente gradito ai vertici di Forza Italia. E possiamo soltanto chiederci perché i sei esponenti della maggioranza che una settimana fa hanno scritto Petrucci anziché Inga, oggi abbiano espresso il voto per quest'ultimo. Chissà cosa può essere successo: conoscendoli, direi che si è trattato di una vera e propria folgorazione. Di più non dico: lascio a voi il compito di indicare quale può essere la sconvolgente novità che ha fatto loro cambiare idea, nello spazio dei commenti. Quello che si è consumato oggi è il secondo fatto molto grave (per di più consecutivo) della stagione politica del Mariani-bis, che nasce nell'ambiguità, nella confusione e nel conflitto d'interessi. L'elezione di Inga - un nome curioso che fa segno all'assistente di Frankenstein jr. e al titolo di un thriller di Larsson - ne è il risultato più immediato. Altri presto seguiranno.

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monza

venerdì, giugno 22, 2007

La fase omeopatica

Non mi convince la questione settentrionale tout court, né l'esigenza di nordizzare (tradotto: virare a destra) la nostra politica. Credo che ci sia un problema monumentale nei confronti del Nord, questo sì, soprattutto per quanto riguarda la rappresentanza territoriale e più in generale politica nella proposta di governo e nel dibattito parlamentare. Un tema che avevamo affrontato senza alcun successo nell'ambito della presentazione delle liste bloccate nel 2006 e che puntualmente si ripropone. Credo che la società del Nord sia più dinamica e sensibile rispetto ad alcuni temi. Che pretenda più chiarezza e più capacità di decidere. Più certezza che quello che si propone venga realizzato. Mentre scrivo questo, però, mi rendo conto che ciò vale in generale per il Paese e che, quindi, la questione settentrionale è una questione politica nazionale e, potremmo dire, viceversa. La debolezza dei gruppi dirigenti qui dalle nostre parti e la lontananza dalla capitale sono argomenti praticamente ovvi, che non credo di dover ulteriormente indagare. A tutto questo, da qualche giorno, si somma un curioso atteggiamento omeopatico, di assunzione dei temi che la destra si è attribuita (e fin qui potrebbe anche andare) con un punto di vista molto simile a quello della destra (e qui proprio non capisco più). Un'operazione troppo ex abrupto per essere credibile, perché la linearità (stavo per scrivere: la coerenza) è decisiva, in politica. Troppo incerta sotto il profilo della comunicazione (aspetto dal quale siamo ossessionati e che interpretiamo sempre peggio). Troppo estranea alla nostra cultura per essere compresa con serenità dai nostri elettori, fin troppo bistrattati nell'ultimo periodo. Troppo 'debolista', soprattutto se pensiamo al vecchio concetto gramsciano di egemonia, studiato in tutto il mondo e praticato in Italia solo da alcuni, a cominciare - proprio così - da Berlusconi. Penati svolta sulla sicurezza con toni drammatici, Pizzetti chiama un vicequestore a fare l'assessore, i gruppi a Palazzo Marino votano in buona fede una delibera molto pesante. Il nuovo segretario regionale dei Ds propone, tra le prime cose del suo mandato, di adottare le impronte digitali per tutti e il servizio civile per ottenere la cittadinanza. Tutto in pochi giorni. Tutto dopo la sconfitta di tre settimane fa. Forse bisognerebbe essere più cauti, ripartire da due vecchi concetti, quello di legalità e quello di cultura - che fa segno all'integrazione, ma anche al rispetto dell'altro attraverso la conoscenza -, affrontando un problema complesso con gli strumenti sofisticati di cui per altro non siamo privi. Aver parlato soprattutto di finanza e di autostrade, a Milano, negli ultimi anni, non è stata, da questo punto di vista, una scelta molto azzeccata. Anzi, possiamo dirlo con serenità, è stato un errore. Mi si dirà: sai solo criticare. E, invece, no. Ho molte cose da dire. Che il problema dell'accesso dei Rom è diventato sempre di più un problema europeo e nazionale, di cui ci si dovrebbe occupare in modo sistematico (da Bruxelles, da Roma, con il contributo di una Regione e di un Comune come quello di Milano che sotto Formigoni e Albertini l'hanno lasciato marcire, il problema, per ritagliare un po' di spazio alla propria demagogia). Che il problema di separare gli stranieri 'bravi' da quelli 'cattivi' passa attraverso la concessione ai primi del diritto di voto alle amministrative (una proposta di Gianfranco Fini, che a noi sembra impopolare). Che una Provincia ha dei compiti straordinari per quanto attiene la proposta culturale, la creazione di sedi di incontro e di confronto, la possibilità di individuare percorsi diversi dalla tensione sociale che altre istituzioni fomentano anziché affrontare. Sono cose che non penso da solo, ma che mi vengono dette nelle sezioni, alle feste, dai volontari e dalle persone che credono che questo sia un mondo difficile, ma che le soluzioni vadano ricercate con maggiore responsabilità. E senza diventare uguali alla destra. Nemmeno per vincere. Perché se si diventa uguali alla destra, poi vince la destra.

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Il presidente

Luca mi ha opportunamente segnalato un discorso del film di Rob Reiner, The american President del 1995. Non lo avevo visto e non lo conoscevo, ma mi sono trascritto il testo, perché credo possa essere utile. Il presidente, per la cronaca, è Michael Douglas. Sta parlando di un suo avversario politico.
«A lui interessano due cose e due cose soltanto: farvi provare paura e dirvi chi dovete incolpare. E' così, signore e signori, che si vincono le elezioni. Raduni un gruppo di elettori medi per età, reddito, ceto, che ricordano con nostalgia i bei tempi andati e gli parli di famiglia, valori americani, carattere».
E poi, prosegue il presidente Douglas, attacchi il tuo nemico sul piano personale, prendendotela con la sua fidanzata, agitando una sua vecchia foto. Non è quest'ultimo particolare che ci interessa. Ci interessa il binomio, «far provare paura» e «dire chi si deve incolpare». Un riassunto della politica attuale di una certa destra (e, ahinoi, di una certa sinistra) che tanti trattati non avrebbero potuto riassumere così perfettamente.

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Democratici. Non basta?

Più di un anno fa, con Marco Riboldi pensammo di costituire il primo circolo territoriale misto Ds-Margherita. Era quella che si suol definire una 'notizia': in molti parlarono di questa iniziativa come di una prima e significativa traduzione pratica del concetto di Pd. Fummo però criticati, criticatissimi dai nostri colleghi di partito, perché era una «fuga in avanti», uno «strappo», una «forzatura»: insomma, una cosa che non si doveva fare. Con Marco abbiamo riflettuto e ci siamo detti: se una iniziativa che vuole unire finisce con il dividere, è il caso di sospenderla. Ad un anno di distanza, è cambiato il mondo e chi ci criticava allora è diventato un pasdaràn del nuovo partito: e Marco torna giustamente alla carica e presenterà Verso all'Urban center, mercoledì 27 giugno, alle ore 21 (ad un mese esatto dalla sconfitta elettorale, per dire che ci siamo ancora e ci saremo sempre di più). Il sottotitolo è: «Verso. Il futuro è già presente. Occasioni di cultura e formazione politica nell'ambito del Pd». Inutile aggiungere che ci sarò, per ascoltare, con il mio padiglione democratico, le tante persone che vorranno intervenire. Il Rovesciata tour prosegue.

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appunti per un partito nuovo

iMille.org

Ora iMille hanno un sito. Cliccate, please.

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appunti per un partito nuovo

Meglio tardi

D'accordo con Wittgenstein, sia su Veltroni, sia su "iMille". Osservate e leggete con me.

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appunti per un partito nuovo

Quando Pd è l'abbreviazione di Paradiso

Come sempre geniale Benigni: Pd è l'abbreviazione di Paradiso. La clamorosa gaffe del Ministero, che ha dato una traccia per il tema di italiano della maturità con un errore grosso come una casa, ci fa pensare al famoso incipit dell'XI canto. L'attacco è folgorante: «O insensata cura de' mortali...» e - per certi 'versi', possiamo dire - sembra proprio raffigurato il processo costituente del Pd, nel senso del Partito. I sillogismi «difettivi» che non ci consentono di volare alto e che fan rima con sofismi e aforismi; le difficoltà di chi se ne va dietro «a iura», a chi vuol «regnar per forza», benché in senso fortunatamente diverso dal testo della Commedia. Così come ci si augura, nel Pd, nessuno intenda «rubare» e sappia ben interpretare il «civil negozio». Sta di fatto che, dice Dante, «da tutte queste cose sciolto», conviene che si muova libero il nostro corso, perché il Pd, appunto, sia «cotanto gloriosamente accolto». E che le cose vadano al loro posto, «come a candellier candelo», per mutuare un'altra immagine che può tornare utile anche a noi mortali vanamente affaticati.

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appunti per un partito nuovo

La rovesciata: shopping e politica

Ferdinando, il segretario della locale sezione dei Ds, la definisce la città più a destra della zona più a destra del Paese. Una Toscana rovesciata: si tratta di Seregno, seconda città della Brianza e seconda tappa del Rovesciata tour. L'auto-blu elettrico - una specie di Topolino ecologica - si ferma prima della zona pedonale e attraversiamo lo shopping serale del giovedì-con-i-negozi-aperti. Ed è la prima metafora della serata: noi chiusi in sezione, il resto del mondo fuori a fare la vasca. La discussione però è interessante come poche: si discute liberamente di Pd, gli scettici si dicono disponibili a chiudere la fase costituente al più presto, tutti invocano una svolta al governo del Paese. Mentre fuori si guardano le vetrine, nella sezione del Barbarossa si chiede maggiore chiarezza per il sistema elettorale delle primarie, si pretende più certezza nelle decisioni, si ragiona sulla traduzione locale del processo di formazione del nuovo partito. Poco prima della fine arriva anche Arturo, lo scettico par excellence, ed è un bel segnale. Tornando a casa, con Fausto (uno che se non ci fosse Veltroni voterei subito alla guida del Pd), ci diciamo che - a costo di sembrare paradossali - il clima è buono e la 'rivoluzione' vicina. Che la rovesciata si compia?

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appunti per un partito nuovo

giovedì, giugno 21, 2007

Quagliarella (la morale è sempre quella)

Cavoli. Si scopre che i bilanci dell'Inter non erano proprio del tutto a puntino. Forse nemmeno quelli del Milan. E che il campionato assegnato alla squadra di Moratti a tavolino, a tavolino le andrebbe tolto. E che magari non si poteva nemmeno iscrivere alla serie A. E che in serie B si sarebbero ritrovate insieme, Juventus e Inter, e magari anche il Milan, che ha vinto la Champions anche se in Champions - se esistesse una giustizia - non sarebbe nemmeno dovuta andare. E che magari adesso ci restituiscono i giocatori che ci hanno preso, sfruttando il momento di difficoltà. Da juventino indignato da Moggi e compagnia e disposto alla C - e sofferente per un anno, con tanto di trasferta con l'Albinoleffe che quasi perdiamo - ora sorrido, anche se sono sicuro che non succederà niente. Forza Inter, almeno fino a settembre, e viva la moralità del calcio. Nel frattempo, la Juventus vuole Quagliarella, uno che seguo da tempo perché ha il duende. E rimette in sesto una difesa, con il ritorno del Cannavaro-figliol-prodigo, e l'arrivo di marcantoni da tutta Europa. E Corini che va al Torino; "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Un mito della mia adolescenza, quando facevo il Corini (lui però gioca ancora, io ho smesso...). Un campione d'altri tempi. Con giocatori così e a centrocampo Quagliarella, la vita è bella.

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il segreto di alex

Voglio vivere così

Una mia cara amica mi ha fatto notare che sul blog sono commentati soprattutto i post un po' ombelicali, un po' polemici, un po' egoriferiti. Non me n'ero mai reso conto, ma oggi ho fatto un test. E ci sono cascati quasi tutti. E' bastato il post vagamente ironico sul manifesto regionale del Pd e l'esca ha funzionato, soprattutto per quelli che tengono sotto controllo il sito quotidianamente, per vedere cosa dice quel luterano di Civati. In effetti, vince il gossip, il fatto personale, la polemica da quattro soldi. E i commenti, guarda caso, sono quasi tutti anonimi o pseudonimi. E più sono anomimi, più s'impancano, più ci danno dentro. Anche questo è il sintomo di qualcosa che non funziona nella nostra politica (e dicendo 'nostra' intendo anche 'mia', così i sepolcri imbiancati non si offendono). Del resto, durante la prima serata del Rovesciata tour sono stato accusato anche di ascoltare (non devo ascoltare, scusatemi). E - ne sono certo - tra qualche giorno qualcuno contesterà anche l'esistenza di questo blog. Perché avere un rapporto diretto con gli e-lettori? Perché esporsi al pubblico ludibrio? Perché dire quello che si pensa? Meglio stare chiusi in ufficio, imbullonati alla poltrona, allineati al proprio superiore. In saecula saeculorum.
P.S.: ovviamente, scherzo. Lo dico per i cacasenno anonimi, prima che commentino indignati. Continuerò a tenere questo blog, visitatissimo, e a girare per assemblee, affollate e utili. Soprattutto a me. Lascio ad altri la politica politicienne, quella delle segreterie, delle burocrazie e delle alchimie. Come dice Fabio Volo, voglio vivere così, col sole in fronte.

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iMille si presentano

Marco Simoni su Europa e su Omb. Dicono che ci diamo delle arie. Sì: nuove.

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Ci sono

Sulla home page del sito regionale campeggia il manifesto dell'iniziativa di 'lancio' del Pd lombardo. Nell'elenco dei tanti partecipanti non è contemplato il mio nome, e in molti mi hanno chiesto se non aderisco. Certo che aderisco. Solo che non sono abbastanza importante da stare sul manifesto (meno male: non sopporto gli elenchi con il cognome che viene prima del nome...).

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Don Chisciotte e il riscaldamento globale

Il circolo si chiama - non credo sia un caso - "Sancho Panza". Si trova in via De Cristoforis (perpendicolare a via Dandolo) a Varese. Sabato 23 giugno, a partire dalle ore 17.30, presenteremo il film di Al Gore, Una scomoda verità, insieme ai ragazzi della Sinistra giovanile e a Dino De Simone, presidente della locale sezione di Legambiente. A volte, parlando di ambiente, ci si sente come Don Chisciotte: solo che i mulini a vento, anziché combatterli, ci piacerebbe diffonderli in tutto l'orbe. Perché tutti noi, e soprattutto la politica lombarda e le sue scomode verità, abbiamo bisogno di energia. Nuova, fresca e, soprattutto, rinnovabile. Ci vediamo a Varese.

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regione

Proposte per il weekend: Consiglio comunale

«Dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio Comunale. Con la presente comunico di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio comunale. La decorrenza delle suddette dimissioni avrà effetto dalla data di nomina del futuro presidente. Cordiali saluti». Ci eravamo lasciati con l'elezione di Petrucci e le dimissioni date immantinente, di cui riportiamo la brevissima comunicazione. Petrucci che ha tutta l'aria di essersi perso in un bicchiere d'acqua, sarà ancora presidente all'inizio della prossima seduta, che si svolgerà sabato mattina: curiosa la scelta di proseguire nei weekend. Per ora, non circola nessun nome per il suo sostituto, anche se pare crescano le quotazioni di Giuliano Ghezzi, uomo fedele che, come si suol dire, 'garantisce'. Unico problema: se Ghezzi fa il presidente, chi fa il capogruppo di Forza Italia? Neanche il mago Otelma può prevedere quello che succederà sabato, mentre i monzesi saranno al lago, al mare o in montagna. Lo spettacolo è triste, per la terza città della Lombardia e per il suo sindaco, nuovo e antico insieme. Com'era lo slogan della campagna elettorale? «Scegli chi sa fare». Appunto.

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monza

La rovesciata: prossima fermata, Seregno

L'ulivo-mobile a propulsione elettrica muoverà verso la città di Seregno, per la seconda tappa del Rovesciata tour 2007. Ci vediamo alle ore 21 presso la sede dei Ds di via Leonardo da Vinci, 30. E' una tappa impegnativa, perché è in quella plaga soprattutto che - per dirla con Neffa - il mondo non ci vuole bene e che gli interrogativi vanno posti nel modo più radicale. Vi aspetto.

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appunti per un partito nuovo

mercoledì, giugno 20, 2007

La sciùra Maria (la nostra)

Tra le tante cose che non capisco, c'è la linea sulla sicurezza dell'Ulivo milanese. Dopo la sparata di Penati sui rom, anche la mozione Rozza in Comune interpreta ruvidamente il tema, mollando la sinistra e abbracciando la destra, facendo vedere un po' di muscoli, quando ci vorrebbe piuttosto il ricorso al cervello. Il problema dei romeni è un problema della Ue: a quel livello andrebbe posto, senza forzature, senza dimostrarsi a tutti i costi più destri della destra. Dopo la scoppola elettorale, tutto d'un colpo, si sono tutti schierati per soluzioni dure e pure, come se fosse suonata una strana campanella, risultando poco credibili agli occhi sia della sciùra Maria di destra sia della sciùra Maria di sinistra. Un mio amico dice che la società è complessa: non è Milano 2. E le contraddizioni vanno interpretate con un'acribia e un'attenzione straordinaria, senza svolte che di epocale hanno solo le polemiche che creano. Faccio notare che la presenza (storica) dei Rom è tutelata da una legge nazionale e da una legge regionale; che esistono progetti seri, come quello del Villaggio solidale di Cologno monzese, di cui ci si sta sbarazzando con molta superficialità; che l'emergenza dura da tempo e che quindi 'emergenza' proprio non si può chiamare. Tutto il resto sono flatus vocis, titoloni di giornale e regali alla destra. Perché il qualunquismo di destra è brutto. Ma quello di sinistra è ancora più triste. Anche per la sciùra Maria.

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Spot padano

Ieri abbiamo votato il progetto di legge per il Parlamento sul federalismo fiscale. Noi, come quasi sempre, ci siamo astenuti. Al momento della votazione la maggioranza non aveva nemmeno il numero legale, tale era il "momento storico" per la nostra Regione. Formigoni, il presidente iperfederalista, non era nemmeno in aula: al solito, nei "momenti storici" ha di meglio da fare. Il testo, presentato dalla Lega, pur corretto grazie all'approvazione di alcuni nostri emendamenti, è un superspot padano e poco più. Pretendere che la Lombardia trattenga l'80% dell'Iva e il 15% dell'Irpef è insostenibile e fa parte di uno schema consolidato: chiedere troppo, ottenere nulla e potersi lamentare per qualche anno ancora. Uno schema che la Lega interpreta da vent'anni, che era stato consacrato dalla devolution e che ora viene riproposto tout court senza alcuna riflessione critica sui rapporti tra Milano e Roma e su come fare davvero un federalismo equilibrato e serio. Ci auguriamo, come ha detto Galperti (segretario regionale della Margherita), che si superi la fase della propaganda per fare le cose che servono. Per ora in Lombardia proprio non ci si riesce.

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regione

Dario e Walter

Sono da anni accusato - soprattutto a Milano, dove è amato da pochissimi - di essere veltroniano. Come scrivevo ieri, perciò, non posso che essere felice se Walter si candida a segretario del Pd. E non posso che essere ancor più felice se il suo nome e la sua candidatura li avanza Dario Franceschini, saltando con un semplice «Se c'è Walter, lo voto» lo steccato dei due partiti (e dei vari luogocomunismi che ci hanno avvelenato il dibattito in questi mesi: sommatoria, fusione fredda e altre ancor più sofisticate amenità dell'argot della politica di centrosinistra). L'elezione diretta del segretario è decisiva, in questo senso. Manca all'appello soltanto l'espressione della preferenza per i candidati dell'assemblea costituente (quello che ho chiamato il porcellinum, pensando a Calderoli), ma finalmente si parla di politica. E si coglie il senso di un partito nuovo. E del sogno di riforma - prima di tutto di noi stessi - che porta con sé.

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appunti per un partito nuovo

Assonanze

Dedicato ad un'amica molto cara e molto triste per un amore che l'affligge (esistono amori così, che affliggono, forse perché amori non lo sono). Mi affido a Derek Walcott, che se non ci fosse, non si saprebbe proprio come fare.

Still, it taught me something
about love. If it's so tough,
forget it.

Non parliamone, dice il Poeta. Avviciniamo soltanto il verbo 'insegnare' all'aggettivo 'brutale', come nell'inglese del testo. E avremo capito quello che ci serve.

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martedì, giugno 19, 2007

Discaricati

Ancora rinviata la discussione sul Pdl rifiuti che ha più di un elemento che riguarda l'affaire Inzago, uno dei temi più caldi della politica regionale. Il Consiglio si è sciolto, dopo il voto sul federalismo fiscale (i Ds - strano - si sono astenuti), senza arrivare alla discussione e votazione della legge che, tra l'altro, avrebbe consentito di votare il no alla terza discarica consecutiva del Comune della Martesana. I consiglieri dell'Unione hanno protestato, ma, si sa, se non c'è la volontà politica della maggioranza anche le iniziative più costruttive vanno a farsi benedire. Il testo era uscito dalla Commissione con un voto unanime, ma da qualche ora è comparso un emendamento della Giunta regionale che lo stravolge completamente. Dalla legge per bloccare la discarica, alla legge per fare la discarica. E' la Lombardia, bellezza.

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regione

Referendari regionali/2

ANSA: I referendum abrogativi possono essere chiesti non solo raccogliendo almeno 500 mila firme, ma anche con la richiesta di consultazione da parte di cinque consigli regionali. Per questo motivo tre consiglieri bipartisan in Lombardia hanno deciso di presentare una proposta di referendum che riprende i tre quesiti su cui si stanno raccogliendo le firme per cambiare la legge elettorale. Stefano Zamponi dell'Italia dei Valori, Giuseppe Civati dei Ds e Silvia Ferretto (che fa parte dell'assemblea nazionale di An) hanno voluto cosi' sostenere proprio il lavoro del comitato promotore per innalzare lo sbarramento al 4 per cento alla Camera all'8 per cento al Senato; per impedire che un unico politico si possa candidare in piu' circoscrizioni e per dare un premio di maggioranza alla lista, e non alla colazione piu' votata, in modo da ridurre il numero dei partiti. "Questa e' una iniziativa che facciamo a titolo personale - ha spiegato Zamponi -. Non sappiamo quanto gli altri consiglieri condivideranno la nostra idea ma ci auguriamo che il nostro esempio sia preso anche in altre regioni". "Il 2006 - ha detto Civati - e' stato il punto piu' basso della nostra storia politica, non con una legge truffa ma con una legge follia che ha volontariamente allontanato i cittadini dalla politica''. Una legge che, secondo il consigliere Ds,
sara' applicata, con le sue liste bloccate, anche dal Partito Democratico. "Se questa e' la strada - ha detto - per rinnovare la politica preferisco stare con Ferretto e Zamponi che con qualche altisonante esponente del mio partito".

postato da civati, 16:04 | link | commenti (10)
regione

La rovesciata: le zanzare aderiscono entusiasticamente

Buonissima la partecipazione di pubblico alla Festa dell'Unità di Desio. Presenti anche il sindaco Mariani e molti altri esponenti del centrodestra locale, che ringrazio per essere intervenuti. Ottima l'accoglienza dei compagni: fin dalla salamella si capiva che la serata sarebbe andata bene. Le zanzare, poi, hanno risposto in modo entusiastico. Aderiscono al Pd con una propria lista, che presenteranno nelle prossime sere (ma la disinfestazione non la fa più nessuno? e perché l'autan gli organizzatori ce l'hanno dato alla fine?). Alla domanda: «che cosa vi aspettate dal Partito democratico?», la risposta è stata pressoché unanime. Vogliamo unità, semplicità, concretezza, apertura al Paese e alla sua società, sempre più lontana dalla politica. La rovesciata prevedeva un rovesciamento, e c'è stato. I richiami sono stati annotati e le critiche registrate con attenzione. La sensazione è del tutto particolare: da una parte, una certa stanchezza per il dibattito politico nazionale; dall'altra, una grande speranza per il nuovo partito. E per una nuova politica. A Desio, è stato così. A Seregno, giovedì, proseguiremo. La tappa lì è pirenaica: l'Ulivo fa fatica, è molto distanziato dal gruppo di testa. E la rovesciata che ci vuole letteralmente vertiginosa. Ci proveremo.

postato da civati, 01:49 | link | commenti (12)
appunti per un partito nuovo

Il porcellinum

Finalmente i 45 saggi un po' anziani che fanno parte del Comitato promotore del Pd hanno deciso come voteremo il 14 ottobre. C'era grande attesa, e grande preoccupazione, quest'ultima abbastanza fondata. In realtà, almeno una notizia buona c'è: l'elezione diretta del leader. Una notizia che mi fa esultare, visto che il leader ce l'ho in mente fin dal 2005 e forse anche da un po' di tempo prima. Per quanto riguarda le liste bloccate, dal porcellum siamo passati al porcellinum. Una versione 'simpa' dello stesso sistema adottato dal Calderoli. Liste bloccate ma piccoline, insomma. Curioso che ci siano liste bloccate per le primarie: il sistema toscano - che ha largamente influenzato la riforma elettorale berlusconiana - in realtà prevede proprio le primarie per scegliere quali sono i candidati da votare, in un secondo tempo, per le liste bloccate. Qui si fa il contrario... Vai Walter.

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appunti per un partito nuovo

lunedì, giugno 18, 2007

La rovesciata: si parte

Abbiamo l'auto. E' una Maranello 4cycle. E' a trazione elettrica. Il colore è blu Positano. La trovate anche su internet: www.effedi.it. La nostra ha un simbolo dell'Ulivo sul cofano e sulle fiancate. La riconoscerete. Saremo, fino alla fine di luglio, «in piccioletta barca, desiderosi d'ascoltar», come una volta scrisse Dante. Da Maranello, perciò, a Desio. Destinazione: Partito democratico.

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L'anguria della Moldavia

Marta me ne aveva parlato, attraversando il Nordest in treno, in direzione Trieste. Mi aveva colpito questa storia e le avevo chiesto - da suo lettore affezionato - di scriverla. Marta lo ha fatto (cliccate qui) e ci ha regalato un post perfetto per descrivere le tensioni della globalizzazione e, in particolare, i pericoli del multiculturalismo. Perché le 'cose' sono parecchio complesse e non dobbiamo dimenticarlo.

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Il giorno ad urlapicchio

Baldini Castoldi Dalai editore ripropone Fosco Maraini (Gnòsi delle fànfole). Un assaggio:

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m'hai detto «t'amo per davvero».

Che sia un giorno a cantilegi, ad urlapicchio anche per voi.

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La rovesciata: l'esordio

Questa sera, alle ore 21.30, alla Festa dell'Unità di Desio, noi ci mettiamo un'auto ecologica, un quaderno per gli appunti e un padiglione auricolare sincero e democratico. Voi metteteci la partecipazione e la voglia di fare politica. E' la prima tappa del Rovesciata tour. Come si conviene a una tournée, la sede è il Paladesio, l'ingresso da via Geatana Agnesi e il parcheggio al liceo scientifico sono liberi.

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iMille

Molti mi, ci hanno chiesto di fare qualcosa. E qualcosa è stato fatto: iMille.

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domenica, giugno 17, 2007

Porcellum democraticum?

Pare che i 45 del Comitato promotore si stiano orientando alla scelta delle liste bloccate per le primarie. Una fotocopia triste del sistema elettorale di Calderoli che a parole si dice di voler contrastare, ma che nei fatti si applica anche alle consultazioni interne. Un bel modo per iniziare a costruire un nuovo partito, talmente democratico da non esserlo per niente. Spirito delle primarie in cui tutti i cittadini contano nello stesso modo? Sì, ciao. La pazienza ha raggiunto un limite. Chi è d'accordo con me, metta in calce la propria adesione. No al porcellum democraticum. Prima che sia troppo tardi.

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La provincia

Aperitivo con Loredana e Luca. Discussione sulla nostra città e sull'Italia di oggi. Alla fine, la metafora più precisa per descrivere quello che siamo è semplice. Siamo in provincia, anzi siamo la provincia. Il tema non è nuovo - da Heidegger a Bocca, per intenderci - ma non è mai stato così ben rappresentato. In provincia contano le cose immediate, ci si sofferma sui fenomeni "che ci riguardano", si perde di vista il quadro generale, il metro di giudizio si accorcia sempre di più, mentre la distanza con i problemi profondi e con le loro soluzioni si allontana nello spazio infinito. Ciò che è irrilevante in un senso, è fondamentale nell'altro. Il confine è sempre più vicino, l'orizzonte si chiude, un'identità (presunta e irreale) perversamente si consolida e tutto è terribilmente autoreferenziale. Colpa di un mondo complesso, 'grande' e 'terribile', di una società sommersa da stimoli e incapace di strumenti per interpretarli, di un modello produttivo che fa dell'individualismo la misura di tutte le cose, in un'anti-etica del successo a tutti i costi che fa segno a un calvinismo postmoderno e 'strappato'. Una provincia piena di paure, cinica per disperazione, ribelle alle regole e brillantemente e orgogliosamente ex lege. Perché nella 'contea' decidono lo sceriffo e pochi altri. In una città che diventa capoluogo di Provincia, la metafora ha un significato ancora più profondo. Ed è difficile ammetterlo, ma la politica, in un contesto così, fatica. Drammaticamente.

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monza

Yellowstone

Ieri molti cittadini, vedendo Romani in giunta e i protagonisti della questione Cascinazza nei corridoi, mi hanno chiesto: ma la Cascinazza è una questione ancora aperta? La risposta è tutt'altro che semplice: no, ma anche sì. Ovvero, la sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che nessun risarcimento è dovuto alla proprietà (ha ragione il Comune) e il Piano di governo del territorio prevede la destinazione della gran parte dell'area a parco agricolo (parco, non palazzi, mi sembra chiaro). Perciò, se l'iter del Pgt fosse portato a termine così come deve essere (senza stravolgimenti ad personam), Berlusconi potrebbe costruire una piccola cubatura sul profilo est dell'area. E basta. Tutto il resto rimarrebbe "verde speranza". Il fatto che Romani sia entrato prepotentemente a guidare le operazioni della giunta Mariani fa pensare che succederà tutto il contrario. Nelle sue prime dichiarazioni, l'uomo della famiglia ha spiegato che la gente, votando Mariani, ha votato la proposta della destra per la Cascinazza. Una proposta che nessuno conosce - perché non è mai stata esplicitata - ma che rischia di coincidere con le esigenze del costruttore. Del resto, lo stesso argomento della Cascinazza vale anche per tutte le aree agricole e per tutte le 'riserve' del pianeta, financo per il parco di Yellowstone: anche a Yellowstone, se volessero, potrebbero costruire, cambiando le regole e i principi che vigono sulle aree destinate a parco. Insomma: è questione di volontà politica o, se preferite, di interessi particolari. Con buona pace di Yoghi e Bubu. E dei monzesi.

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monza

Ne vedremo delle orrende

C'era da aspettarselo. Ora Mariani e la Giunta pretendono che Petrucci, appena eletto presidente del Consiglio comunale della terza città della Lombardia, si dimetta, altrimenti rischia il posto di assessore il suo compagno di lista, Boneschi (come Petrucci, in quota Mida, la formazione dal nome curioso e un po' sinistro che ha sostenuto la candidatura di Mariani a sindaco). Un fatto gravissimo sotto il profilo istituzionale: il presidente è figura 'altra' rispetto alla compagine della giunta, nettamente separata dal punto di vista formale e sostanziale. E' la cosiddetta divisione dei poteri che - mi rendo conto - è un po' velleitario richiamare in una città in cui l'emissario di Paolo Berlusconi, Paolo Romani, è in giunta per affrontare la questione urbanistica e l'affaire Cascinazza, l'area di proprietà di Paolo Berlusconi. Più che Montesquieu, il riferimento ideale per i nuovi (?!) amministratori monzesi è Previti. Oltre alla questione istituzionale, c'è però anche la questione politica: Petrucci è stato votato da una maggioranza composta anche da 6 esponenti del centrodestra. Pare che siano quasi tutti di Forza Italia, un partito già spaccato in due come una mela. Cosa succederà? Da dissidenti diventeranno desistenti (nel senso che lasceranno perdere, in ragione di qualche ricompensa)? Come ampiamente previsto, ne vedremo delle orrende.

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monza

sabato, giugno 16, 2007

Ingartati

Dopo il post ombelicale, sono uscito di casa per il primo Consiglio dell'era Mariani. Il sole e il cielo limpido hanno interrotto quel clima plumbeo alla Blade runner che aveva accompagnato le prime due settimane del nuovo sindaco. E ho pensato: sta a vedere che oggi succede qualcosa. Arrivo in Consiglio, poca gente, familiari degli eletti e lobby. Niente 'popolo'. Votazione per il presidente del Consiglio: candidato della maggioranza, Domenico Inga. Assessore per due ore, aveva lasciato il posto a Gargantini (quello dei manifesti abusivi) ed era stato 'ripagato' con la candidatura alla Presidenza. Solo che, alla seconda votazione, Inga di voti ne ha raccolti 18, Lele Petrucci 21 ed è stato eletto presidente quest'ultimo, con i 16 voti di minoranza e 5 di maggioranza (1 voto è andato anche al giovane Pepe). Un buon pallone per l'Unione, che Faglia e i nostri hanno raccolto come nemmeno Trezeguet. A Petrucci vanno i miei personali auguri di buon lavoro: con lui ho condiviso un'appassionante campagna referendaria soltanto due anni fa. La politica divide, la politica unisce. Il sindaco Mariani, in una replica al solito molto informale, ha parlato di 'anonimi' (peccato che la votazione segreta sia necessaria quando si votano le persone) e di 'agguati'. Non l'ha presa bene. E non l'ha presa bene il deus ex machina, Paolo Romani, che si è subito confrontato con i turboberluscones molto preoccupati fuori dalla porta dell'aula. Brutto segnale, alla prima votazione la maggioranza non c'è. Si è ingartata. Il gioco di parole è scontato. Ma, quando ci vuole, ci vuole.

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monza

venerdì, giugno 15, 2007

Meteoropatia (piove, governo confuso)

Spazio ombelicale. Aut. min rich. Sono da sempre un po' meteoropatico e, dal weekend in cui abbiamo perso le elezioni di Monza, sulla nostra città piove sempre (è certamente un caso, anche se questa trasformazione della Brianza in una landa scozzese qualcosa credo voglia dire sul piano politico). E' una pioggia che si manifesta a scrosci, violenti e imprevedibili, e che fa riflettere sulla vicinanza tra dato meteorologico e significato politico del ben noto adagio che vuole ci siano precise responsabilità politiche se, appunto, piove (nel nostro caso, la versione è certamente: «piove, governo confuso»). E ogni cosa si confonde, e ciò che era facile diventa inspiegabilmente difficile. Forse soffro il clima monsonico di questi giorni perché, quando giocavo a pallone, la pioggia rendeva il campo troppo pesante per il mio gioco, che è sempre stato più raffinato che incisivo. E ancor di più mi deconcentrava il semplice fatto che piovesse. Come se, quando piove, tutto fosse meno chiaro. Reagire, abbiamo reagito. Ora speriamo solo che smetta, almeno per un po', di venir giù a secchi, secondo un ben noto topos letterario. Perché non vorremmo che si passasse dalla pioggia alla grondaia («vom Regen in die Traufe kommen», dicono i tedeschi, come da noi la padella e la brace). Tutto sommato, chiediamo solo un po' di sereno, con un po' di augelli, ove possibile, a far festa.

postato da civati, 16:03 | link | commenti (4)

Regionali referendari

In uno schema perfettamente bipartisan, con Stefano Zamponi, capogruppo dell'Italia dei Valori, e Silvia Ferretto (An), presenteremo martedì prossimo (ore 14) il progetto di legge regionale per sostenere le ragioni del referendum per la modifica della legge elettorale, il più grande scandalo della politica del nostro Paese. La mia adesione alla campagna referendaria - sulla quale ho riflettuto a lungo, nella speranza, abbondantemente frustrata, che in Parlamento si potesse arrivare ad una legge di riforma - è quasi 'disperata': se non si cambia la legge elettorale, infatti, nulla potrà davvero cambiare in quest'Italia dell'incertezza. Ne ero convinto due anni fa, quando la legge fu presentata, ne sono ancora più convinto ora.

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regione

La rovesciata: dopo Desio, Seregno

Si scaldano i motori ecologici dell'auto verde-ulivo, e ci si prepara per partire. Lunedì 18 giugno, ore 21, siamo a Desio, per il Rovesciata tour. Estate 2007, presso gli stand della Festa dell'Unità (Palazzetto dello sport). Giovedì 21, ore 21, ci si vede a Seregno, presso la locale sede dei Ds. Colonna sonora: «Dammi passione, anche se il mondo non ci vuole bene»: attraverso le colline della Brianza, in primis, ma a disposizione per il raggio di autonomia della Ulivo-mobile, che si addentrerà nel profondo Nord a passi leggeri ma decisi. Per fare politica. Come una volta. Come sempre.

postato da civati, 12:14 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Il duende

Se, come me, siete colpiti dal «terrible moscardón del aburrimiento», il terribile moscone della noia (per rimanere in tema entomologico), mollate quello che state facendo e precipitatevi in libreria. Ad attendervi, grazie ad Adelphi, c'è il preziosissimo Gioco e teoria del duende di Federico García Lorca. Il duende per sua natura si sottrae alla definizione e Lorca - forse affidandosi al duende stesso - si mette alla prova per cercare di descriverlo. Il suo arrivo «presuppone sempre un cambiamento radicale di tutte le forme. Ai vecchi schemi dà sensazione di freschezza completamente inedite, con una qualità di cosa appena creata, di miracolo, che giunge a generare un entusiasmo quasi religioso». «Discendente di quell'allegrissimo demone di Socrate» e del «malinconico diavoletto di Cartesio», il duende rappresenta la forza profonda, interiore (di più, intima) che fa segno allo spirito della terra, che ha perciò più di un legame con l'oscurità della morte, che esplode nelle arti, in particolare nella musica e nella danza. Un duende che è «padrone di casa» (questa la sua etimologia), dentro di noi, come lo sono i folletti che popolano le dimore magiche (o stregate). Ed è nel terribile gioco della corrida che il duende si manifesta con maggiore precisione e «assume gli accenti più impressionanti», e, proprio perché si lotta con la morte, «nel momento di uccidere, occorre l’aiuto del duende per colpire nel segno della verità artistica». Il duende è, quindi, unico: «el duende no se repite, como no se repiten las formas del mar en la borrasca». Ora, ne sono certo, siete già in libreria.

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giovedì, giugno 14, 2007

La rovesciata: il fine qualifica il mezzo

Per il Rovesciata tour abbiamo anche un mezzo speciale: un'auto elettrica che ci porterà in Brianza, attraversando colline tra le «discese ardite» e le auspicate «risalite» della sinistra del profondo Nord. Il messaggio è chiaro: un partito a propulsione ecologica. (Ri)carichiamo le batterie e partiamo. Seguiteci (prima tappa a Desio, lunedì 18, ore 21 - le altre date saranno comunicate in seguito).

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appunti per un partito nuovo

Macelleria messicana

Senza parole: «Ho visto due agenti in divisa e due in borghese manganellare una ragazza che sembrava moribonda. Non erano del mio reparto quindi non eravamo collegati con l'interfono. Mi sono tolto il casco e ho urlato "Basta". Non hanno smesso subito. Uno ho dovuto spintonarlo». Poi, mentre la ragazza è a terra «e intorno alla testa aveva grumi che mi sembravano materia cerebrale» uno degli agenti «si è afferrato le parti genitali con le mani e ha mosso il bacino mimando un atto sessuale verso di lei».
Michelangelo Fournier, vicequestore di Genova racconta al processo quello che è successo alla scuola Diaz.

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Rhom

Rassegna stampa di oggi. Le mosche cocchiere sono ancora al lavoro (magari trovassimo un rimedio come quello per le zanzare...): facile attribuire la sconfitta agli altri (anzi, a me) minacciando sfracelli. Me ne vado anche da solo, non c'è problema: lo dico alle mosche cocchiere affette da sordità (ci sono anche quelle). Per il resto, leggo con profonda amarezza della deriva haideriana del presidente della Provincia Filippo Penati su Repubblica: attacca violentemente i Rom, paragonando la criminalità straniera delle nostre parti alla mafia (come se la mafia, dalle nostre parti, oltretutto, non ci fosse), riprendendo l'equazione rom-delinquente che mi pare - ma sbaglio certamente io - una clamorosa forzatura. Fortunatamente, nella stessa pagina, compare anche don Colmegna (forse per la par condicio: uno di destra, uno di sinistra). Da quando si è perso a Rho (per i nomadi!), è cambiata la linea. Nessun ragionamento vale più, nemmeno a sinistra. Ciò ha evidentemente conseguenze sul piano politico e amministrativo. Pare che la Regione abbia ritirato il finanziamento al Villaggio solidale di Cologno monzese, voluto dalla Casa della carità proprio per dare una dimensione al problema. Scopriamo oggi che la Provincia è sulla stessa linea. E forse anche il Comune di Cologno, che non vorrà mica diventare come Rho. Anzi, Rhom. Perché anche a noi i luoghi comuni piacciono e l'egemonia, un tempo à la Gramsci, ora è à la Borghezio. Tristezza, per favore vai via...

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regione

Le biblio e le teche

Oltre ai Romani, vale la pena di soffermarsi sulle deleghe che Mariani ha distribuito ai monzesi della sua nuova (si fa per dire) giunta. E il dato che balza agli occhi è che sono stati ricollocati gli assessori di diverse ere geologiche del governo della città. Un lavoro fine dal punto di vista archeologico, dal Mariani 1 al Colombo, con qualche amarcord della Prima Repubblica (non c'è, però, Rosella Panzeri): si parla di Maffé, Di Lio, Antonicelli, Boneschi, Arizzi. Premiati i capigruppo dell'ostruzionismo selvaggio (tranne, appunto, Panzeri): ci sono Allevi, Mangone e Romeo che minaccia di fare il Gentilini monzese. C'è Gargantini, l'uomo dai mille manifesti abusivi, che si occuperà di commercio e di polizia amministrativa (sembra un contrappasso dantesco, ma è tutto vero). Insieme a lui, secondo nella classifica della campagna elettorale scorretta, c'è anche Carugo, uomo di Abelli, un po' ridimensionato nelle deleghe a favore di Maffé, uomo di Formigoni (ciellini contro). E poi c'è la straordinaria divisione delle deleghe che fa segno ad un monumentale Cencelli pubblico-privato frutto di trattative inenarrabili (per usare l'espressione di Losa). Ci sono gli eventi (Allevi) e gli eventi giovanili (Sassoli): l'età consentirà di distinguere le manifestazioni (con selezione all'ingresso?). C'è Maffé che si occuperà di Urban center (una delega innovativa, non c'è che dire) e Di Lio di mostre e cultura (per usare l'Urban center dovrà chiedere al collega). Gli affari istituzionali vanno ad Allevi, ma dello Statuto si occuperà Arizzi. Quest'ultima si occuperà di servizi cimiteriali e matrimoni, ma all'anagrafe troviamo Romeo (che forse vuol passare in rassegna le provenienze dei cittadini, non si sa mai). Delle fiere si occupa Gargantini, ma della fiera, anzi, della Fiera, si occupa Boneschi. C'è una curiosa delega al volontariato per Carugo, quella al canile per Mangone, quella al Parco della Valle del Lambro (un consorzio di cui si occupa però Maffé e non Boneschi, a cui vanno gli altri) e c'è la delega alle biblioteche per Sassoli: scorporata dalla cultura e dai musei, a cui va Di Lio, che per la biblioteca si occuperà del personale, essendone assessore. Da una parte le biblio, dall'altra le teche. Sembra quasi, dal punto di vista organizzativo, una loggia rovesciata (e spero che qualcuno, vicino alla massoneria, non si offenda): tutti devono occuparsi di quello che hanno a fianco, anche solo per indire una conferenza stampa. Tu chiamalo, se vuoi, aziendalismo. La Monza nuova eppure antichissima è servita.

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monza

Tassativo

Mi scrive Marco C:

Caro Pippo,
oggi ho avuto la rattristante notizia che, in base ai nuovi "studi di settore", dovrò forfettariamente versare circa 150 euro tra IVA e tasse allo Stato, in quanto si presume dannatamente che un ingegnere libero professionista come me (in partita IVA non proprio per scelta) guadagni almeno x mila euro. Non ho mai fatto un solo euro di "nero", sia per convinzione personale e famigliare sia perché lavoro a contatto con società oneste (stranamente esistono!). La "percezione" che ho della politica fiscale del governo è disarmante, per uno che crede concretamente nel concetto di democrazia di sinistra: chidetemi tutto ma non presumete che sia un evasore.
un saluto,
Marco C


Non ho molto da aggiungere, salvo che la questione fiscale è il vero dramma dell'Unione. Dopo la Finanziaria delle aliquote che si spostavano nella notte facendo perdere di vista ciò che di buono c'era nel ritornare a una tassazione progressiva, abbiamo vissuto altri mesi di incertezza e di confusione (un periodo Speciale, non c'è che dire). Credo sia necessario (di più: tassativo) che il Governo offra presto di un quadro chiaro e un sistema semplice, che consenta di superare la difficoltà nel pagare le tasse, le ingiustizie (di cui l'evasione è comunque la più clamorosa), la confusione che rende felici solo i commercialisti. Liberarsi di tutto questo sarebbe la liberalizzazione più importante. E un motivo sicuro per gli italiani per tornare a votare centrosinistra. Speriamo lo capiscano e che i messaggi come quello di Marco arrivino anche a PS.

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Terra di conquista

«Giunta Mariani, Monza terra di conquista». E' il titolo di apertura de Il Cittadino (giornale moderato, moderatissimo), non del mio blog. Se lo dicono loro...

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monza

mercoledì, giugno 13, 2007

Pipistrelli e tinche uniti nella lotta

Ci chiedono spesso di avere maggiore attenzione alle questioni che riguardano la vita quotidiana dei cittadini. Per tutti, risponde Sippor, dedicando opportuno approfondimento alle zanzare. Proprio così. Si scopre che - anche contro le zanzare - la Regione potrebbe fare di più (ovviamente, si scherza, ma anche no). Leggere per credere.
Si chiamano bat box, scatole per pipistrelli: cassette di legno che ospitano i piccoli mammiferi volanti, preziosi alleati dell’uomo nella lotta alle zanzare. Si stima che un pipistrello, nel corso di una sola notte, possa mangiare fino a 2000 esemplari del fastidioso insetto; altrettanto efficaci, tra i predatori naturali, sono due pesci, la gambusia e la tinca, golosi di larve e capaci di sopravvivere in acque limacciose. La lotta biologica integrata alle zanzare sta acquisendo un interesse sempre maggiore non solo tra le comunità degli scienziati che dell’argomento si occupano (vedi l’interessante sito del CNR www.infozanzare.info) ma anche tra le pubbliche amministrazioni che, annualmente, si trovano a dover affrontare l’emergenza insetti. Ne sono un esempio i comuni dell’area fiorentina, capofila Fiesole, che aderendo ad un progetto del Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze, hanno avviato la sperimentazione delle bat box; mentre il Consorzio di bonifica Versilia Massaciuccoli ha ottenuto nel 2005 un finanziamento regionale (previsto da un apposita legge del 2004) per immettere 10.000 avannotteri di tinca nelle acque dei canali e fossi del comprensorio e per la concessione in comodato d’uso ai cittadini di 100 nidi di pipistrello: l’anno seguente, grazie alla positiva risposta della cittadinanza, le richieste di cassette hanno superato le 600 unità. La collaborazione si è poi estesa anche al settore produttivo, con il coinvolgimento di una cooperativa di falegnami per la fabbricazione delle cassette e l’appoggio promozionale di Unicoop, che partecipa alla raccolta fondi donando 20 centesimi degli introiti derivati dalla vendita di prodotti antizanzara a base di citronella. Anche la Regione Lombardia ha emanato, nel 2001, una legge per il contenimento delle zanzare: legge di scarso impatto visto che si limita a indirizzare all’obiettivo una piccolissima quota delle risorse statali vincolate già destinate alle Asl per il mantenimento dei Livelli di Assistenza, senza aggiungere un solo euro di risorse regionali e senza aprire un canale di finanziamento dedicato agli enti pubblici ed ai loro progetti.

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regione

Mr. Formigoni is 'sconsolated'

New York Times di ieri. Si parla di noi: 

"This part of northern Italy is renowned for fashion, food, Fiat. But now it has another, less welcome claim to fame: the cities here have the worst air pollution in Europe".

I dati sono allarmanti e il NYT interpella Formigoni.

“We have a particularly difficult situation here,” Mr. Formigoni said. “We have a dense population, lots of industrial activity, traffic, a rich population — and we are surrounded by mountains so there is little ventilation.”

A quel punto il giornalista nota che il problema non è solo geografico, ma riguarda anche un sistema di trasporto pubblico limitato e inefficiente: è naturale che poi tutti vogliano usare l'auto.

Mr. Formigoni è sconsolated: “We’ve also campaigned for less-polluting cars, but no one is willing to give up their cars in Italy. [...] It’s impossible for the Italian mentality, and it will take at least 20 years to move in this direction.”

Ecco la conclusione del Celeste: ci vorranno 20 anni per cambiare la mentalità ai lombardi. Siamo d'accordo: coltiviamo anche noi la speranza che tra 20 anni avremo una giunta regionale che, anziché prendersela con la geografia, se la prenda con lo smog.

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regione

Pezzi di ricambio

Un gazebo. Una piazza. Una città. E' successo a Trieste, in una bella discussione sul Partito democratico, finalmente libera e aperta. Che cosa è emerso nell'incontro convocato da Giovanni Damiani? Che vogliamo, nell'ordine, la riforma elettorale, che ridia dignità alla possibilità di scelta per gli elettori; che le modalità di voto del 14 ottobre non ricalchino il porcellum (niente liste bloccate, please, altrimenti che primarie sono?); che i territori siano meglio rappresentati (cfr. la mia polemica dello scorso anno per la rappresentanza in Parlamento); che la politica del centrosinistra riesca a dare messaggi chiari e, ove possibile, univoci, perché non ne possiamo più - per usare la precisa metafora di Marta Meo - di sembrare dei venditori di auto usate. I "pezzi di ricambio" convocati a Trieste - si replica a Venezia e in Lombardia prossimamente - non riguardano solo la questione generazionale e quella, molto di moda, del Nord. Riguardano l'essenza stessa della politica: come per gli antichi greci, una professione come le altre, da non svolgere forever, in cui il ricambio sia prezioso e ricercato costantemente. Un ricambio democratico, come il partito che si vuol costruire.

postato da civati, 12:51 | link | commenti (6)
appunti per un partito nuovo, la casta

martedì, giugno 12, 2007

Paolo assessore

La nuova giunta comunale di Monza ha un nuovo assessore all'urbanistica. Si chiama Paolo, ma non è Berlusconi, il proprietario della Cascinazza. O forse sì. Perché è Paolo Romani, intimo della famiglia, socio in affari dei due fratelli, da sempre uomo ombra nelle operazioni difficili. Fabio Saldini è risultato non gradito, forse perché aveva qualche competenza. Padrino dell'operazione, come già in campagna elettorale, è stato Silvio Berlusconi. In giunta la proprietà della Cascinazza: altro che indipendenza di Mariani. Già che c'erano, in giunta, potevano metterci 400.000 metri cubi di cemento.

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monza

Intercettazioni

Nel giorno delle intercettazioni - che per ora evito di commentare - ho 'intercettato' una bella poesia, che una mia amica mi ha mandato per fare polemica (anche questo mi tocca: un nuovo genere letterario, la-poesia-per-far-polemica). Ecco lo stralcio, per quanto mi riguarda 'perfetto' (le virgolette sono per far polemica, a mia volta):

Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.

postato da civati, 10:25 | link | commenti (1)

Lest

E' il titolo di un bel film, passato al Festival di Venezia una quindicina di anni fa. Il titolo, oggi, però, sarebbe dovuto essere «Ilnordest», visto che vado a Venezia e a Trieste. A Trieste, in particolare, dove il Pd ha il gusto del caffè, si parlerà del ricambio generazionale, uno dei temi più dibattuti e meno praticati di questo povero Paese di vecchietti che non mollano e non lasciano spazio ai giovinetti (in curiosa contraddizione con il dibattito sull'età pensionabile che farebbe pensare il contrario). Con me, ci sarà Marta Meo, brava, intelligente e creativa. Ci sarà spazio per lei nel mitico Pd? Come promesso, quando torno vi racconto. Nel frattempo, please, rispondete alle domande della Rovesciata. E' importante.

postato da civati, 10:18 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Terra terra

Oggi, in edicola, Il Manifesto, penultima pagina, rubrica "Terra terra", con Mario Agostinelli firmiamo un pezzo sull'«Ikea brillante» di Corsico - il primo centro commerciale italiano con significativi investimenti ecologici - e lanciamo la proposta: gli 'scatoloni' dei centri commerciali come centrali di energia da fonti rinnovabili. Un'idea semplice, per ridurre l'impatto altrimenti clamoroso delle strutture commerciali esistenti. Leggete, se potete...

postato da civati, 10:07 | link | commenti
regione

lunedì, giugno 11, 2007

Basta così

Ieri Formigoni auspicava un'alleanza tra il non-ancora-nato Pd e Forza Italia. Oggi Penati - ho riletto due o tre volte l'intervista di Repubblica perché non volevo credere ai miei occhi - risponde che non si sente di escludere questa eventualità. Non riesco a capire quale sia il gioco. Anzi, forse lo capisco fin troppo bene. In entrambi i casi, per quanto mi riguarda, basta così. 

postato da civati, 17:45 | link | commenti (22)
appunti per un partito nuovo

Meda

Dopo il lutto di Meda - l'incidente che venerdì ha tolto la vita al nostro candidato sindaco - c'è ben poco da festeggiare.Vince la Lega al ballottaggio: qualche giorno fa ho scritto che se fossi stato a Meda avrei votato così. Magra consolazione, in una giornata di ballottaggi non proprio fortunata, in cui si salvano Piacenza e Genova (per il resto, il più classico dei veli pietosi).

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Rovesciata tour, prima tappa: ardita Desio

Il Rovesciata tour "Dammi passione" muove i primi passi da Desio. Occasione il dibattito «Cosa ti aspetti dal Pd?» organizzato presso la locale Festa dell'Unità. Appuntamento lunedì 18 giugno, alle ore 21.30 (Area Paladesio, entrata da via Geatana Agnesi, parcheggio del liceo scientifico). Inutile dire che vi aspetto: per ascoltarvi.

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Ocean's 45

Ve lo ricordate Rokko Smithersons, reggista de filmaggi de paura? A volte ritorna... Nel mare magnum del Partito democratico è ancora Ocean il protagonista. Dopo aver fallito gli ultimi colpi, la banda di Ocean, attraversata da numerose e agguerritissime correnti (come si conviene ad un Ocean...), è arrivata a 45, dopo avere fatto il pieno di 'sabotatori'. I membri sono parecchio invecchiati e l'ennesimo episodio rischia di passare per stucchevole, sia per il pubblico, che per la critica. L'onda anomala delle elezioni amministrative pare non avere angosciato più di tanto Danny e i suoi 44, ma la botta è stata dura. Il prossimo colpo è previsto per il 14 ottobre: obiettivo liste bloccate, ritardi inenarrabili, confusione babelica e trasparenza zero, per far saltare anche le primarie del nuovo partito. Ce la faranno i nostri eroi? Speriamo di no. E' l'ultima chance.

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Diario di un anno abbastanza crudele

Ieri, viaggiando, mi è tornato alla mente l'almanacco 2007 (irresistibile) e ho pensato che siamo solo a giugno...

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Soru

Da Omb (fonte: ufficio stampa della Regione Sardegna): Nel 2004 c'erano tre auto blu per ciascuno dei 12 assessorati della Regione Sardegna (36), 3 per il presidente, e la possibilità anche per i dirigenti di usarle negli spostamenti a Roma. Ora il presidente dispone di una, gli assessori ne hanno una a testa, mentre ogni assessorato è dotata di un'auto di servizio (totale 14). Non è mai stata acquistata una nuova auto blu negli ultimi tre anni; è stato riscritto il contratto per l'uso delle auto a Roma: i dirigenti della Regione Sardegna si muovono in taxi nelle loro trasferte nella capitale, e gli assessori usano l'auto dell'amministrazione solo negli orari di ufficio. Gli stessi assessori non utilizzano auto blu per gli spostamenti da casa al lavoro e per essere accompagnati alle loro abitazioni fuori città. Cancellate le missioni della giunta, i pranzi, le cene, le feste, i regali di Natale. Per la villa di rappresentanza della Presidenza, costo inutile ed emblema del potere, mai utilizzata in questa legislatura, è stata recentemente avviata la trasformazione in una scuola materna per i figli dei dipendenti regionali, il parco che la circonda aperto a tutti e restituito alla città.

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regione, la casta

Big Kahuna a Camaldoli

L'altra sera una mia amica mi ha detto che faccio parte della Sinistra da eremo di Camaldoli, tutta seriosa e ampollosetta. Siccome sono un ragazzo preciso, per verificare se aveva ragione, mi sono recato in loco. Sono arrivato tardi, purtroppo, a eremo chiuso, e anche questo vorrà pur dire qualcosa. In compenso, in auto, per caso, risalendo i tornanti nella foresta (quasi una selva oscura...), ascoltavo il monologo di Big Kahuna, che vi prego di recuperare. Ho trovato il messaggio curioso e avanzo una proposta: Big Kahuna nel pantheon del Pd...

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venerdì, giugno 08, 2007

Rd per il Pd

Raccolta differenziata per il Partito democratico. Vittima del 'rifiuto' elettorale, il Pd potrebbe ricominciare da una cosa semplice come questa. Dal problema dei rifiuti. Dal dibattito sull'inceneritore di Milano prossimo venturo, di cui si parla "perché altrimenti finiamo come la Campania" (l'allarmismo è a cura del solito Croci e dell'assessore regionale Buscemi). Perché non facciamo una campagna perché anche Milano faccia la raccolta dell'umido? Perché ad esempio non si incomincia in zona 9, dove governa il centrosinistra? In tutti i Comuni dell'hinterland, anche quelli grandi, la raccolta differenziata ha superato il 50%: Milano è lontanissima da questi standard. In attesa che qualcuno torni a parlare di ticket (già partono le risate registrate) e Croci metta a punto il suo epocale piano per la ciclabilità, vogliamo aggredire il più semplice e vistoso dei problemi? Rd per il Pd. E' semplice, no?

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regione, appunti per un partito nuovo

Pezzi di ricambio (generazionale)

Qualcuno mi invita. Accidenti. A Trieste, martedì 12 alle ore 18, per parlare di Pd (tra gli altri, la mitica Marta Meo). Parlerò semplicemente di semplicità. Quando torno vi racconto.

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

La rovesciata: tre domande

La rovesciata parte da tre domande, semplici semplici. Sono:
1. In che cosa sbaglia - soprattutto - la Sinistra?
2. Su quale tema, antico o nuovissimo, dovrebbe puntare?
3. Che cosa ti aspetti dal Partito democratico?
Sono tre domande che non vogliono costituire un sondaggio vero e proprio (anzi, quasi quasi chiedo indietro i soldi per i soliti sondaggi che abbiamo commissionato e che si sono rivelati perfettamente sbagliati). Sono tre domande che mi servono per iniziare a capire e sono rivolte soprattutto ai non addetti ai lavori o chi, da addetto ai lavori, rappresenta per così dire la controparte, a cominciare da alcuni giornalisti che ho già interpellato. Inizia il percorso della rovesciata: quando il pallone è a mezz'aria, non si sa bene dove si trovano i compagni di squadra, il gioco si è incartato, tanto vale rischiare il gesto eclatante. Vi prego perciò di partecipare numerosi, rispondendo preferibilmente a rovesciata@civati.it. Ci tengo molto e conto su di voi.

postato da civati, 10:50 | link | commenti (11)
appunti per un partito nuovo

La rovesciata: il significato

L'immagine viene dal linguaggio calcistico. E' il momento in cui si interrompe la monotonia, si rompono gli schemi, si prova l'azzardo (anche dopo il rimpallo, come la famosa rovesciata di Alex a San Siro). E fin qui ci siamo. Ma rovesciata si può dire anche bicicletta, e fa venire in mente la fatica e la passione (segnalo tra l'altro che è finalmente arrivato in commissione il mio progetto di legge sulla ciclabilità). E l'inventore della rovesciata si chiamava Carlo Parola, il cui nome fa pensare alla dimensione del dialogo e dell'ascolto. Ecco perché la rovesciata: che guarda anche alla rivoluzione copernicana, a un cambiamento radicale di prospettiva, con operazione inversa a quella kantiana (tanto per dire che si è studiato :). Da ultimo: rovesciare i rovesci, pensando alle elezioni, offre anche qualche speranza per il futuro, di cui sento personalmente un gran bisogno.

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appunti per un partito nuovo

La rovesciata: il tour «Dammi passione»

Stiamo preparando anche il "rovesciata tour". Probabilmente, tanto per sorprendere e per superare di slancio pullman, pullmini e treni (già usati in precedenti campagne), opteremo per un'auto elettrica. Tanto per dire che a noi certi temi piacciono più di altri. Con l'Ulivo-eco-mobile attraverseremo la Brianza, frequentando le Feste dell'Unità e dell'Ulivo (è appena terminata quella di Seveso, da cui ho tratto più di una suggestione), cercando di recuperare quella relazione sentimentale con il popolo-nazione. Ci spingeremo anche in altre località della Lombardia e del Nord. La colonna sonora sarà a cura di Neffa: «Dammi passione, anche se il mondo non ci vuole bene». Il nostro sarà un super orecchio, tipo quello famoso di Dionisio a Siracusa (ma in senso democratico), per cercare di ascoltare anche il più flebile motivo critico nei confronti dell'Ulivo e dell'Unione. Non per distruggere, ma per costruire. Giusto il tempo di ricaricare le batterie (anche in senso metaforico) e ci metteremo in viaggio. Chi volesse incontrarci, non ha che da scrivere all'indirizzo rovesciata@civati.it.

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appunti per un partito nuovo

giovedì, giugno 07, 2007

Mistico

Ho deciso. Non parlerò più del Pd in termini formali. Non voglio aggiungere altre considerazioni che possano contribuire a confondere ancor di più il dibattito strampalato che riempie le pagine dei giornali (ieri si è toccato l'apice, con la furibonda polemica settentrionale tra Pizzetti e Galperti, con agenzie che si rincorrevano fino a tarda ora e qualche postumo anche oggi). Ho deciso che non ci dobbiamo curare di queste cose. Che dobbiamo ascoltare cosa ha da dirci il nostro Paese, a cominciare dai nostri elettori parecchio confusi. Che lo dobbiamo fare fuori dalle segreterie di partito e da questo o quel gruppo autorganizzato. C'è bisogno di fare un'indagine, una ricerca. Di studiare, insomma. Nei prossimi mesi, quindi, non interverrò più. Per deliberare, però, non mi ritiro, come si è soliti fare. Mi metto a cercare. A vedere gente interessante. In Brianza, nel Nord e nel resto d'Italia. Sono sicuro che ne vedrò delle belle e che quel rovesciamento auspicato possa fare bene. A me e, spero, anche al Pd.

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appunti per un partito nuovo

Se fossi a Meda

Ci ho pensato a lungo. Non è stato facile. Ma, se fossi a Meda, andrei a votare per il ballottaggio e sceglierei di votare per il candidato sindaco della Lega (non sono impazzito: gli altri sono di Forza Italia). Il doppio turno è un sistema che adoro, anche se a volte ti pone di fronte ad alternative non ideali. Anzi, proprio difficili. Per tanti motivi, però, e soprattutto (se non esclusivamente) per una maggiore vicinanza per quanto attiene i programmi locali, a volte anche le scelte difficili si possono fare. La politica è così.

postato da civati, 17:46 | link | commenti (3)

Bruci la città

Il titolo di una canzone 'carina' di Irene Grandi mi serve per 'stroncare' un po' il libro di Sandro Veronesi (per altro, un grandissimo), Brucia Troia. Mi sono innamorato di Caos calmo e della sua capacità di rappresentare lo Zeitgeist e il nostro dolore, in questo strano mondo. Brucia Troia è stato troppo pensato - per venti lunghi anni - e si vede.

postato da civati, 12:42 | link | commenti

Presto, molto presto

Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Nel caso vi venisse all'orecchio il fatto - diffuso dall'ufficio stampa della segreteria regionale - che ho fatto carriera perché mio padre finanzia il partito (se lo sa mio padre, li denuncia :) o che non ho mai lavorato in vita mia, per favore, almeno voi, non credete a queste fandonie. Sono solo il frutto di maldicenze e invidie - al limite della querela - che bene rappresentano la situazione nella quale mi trovo. Pensate che si sono ribellati anche al fatto che Luca Sofri - che non ho nemmeno il piacere di conoscere personalmente - abbia fatto il mio nome per la versione young del famoso comitato degli ottuagenari del Pd. Anche questo, per molti, tra i Ds, è grave. Attenti: non sta bene che una persona più intelligente e più famosa di loro faccia il vostro nome. Quo usque tandem? Presto, molto presto.

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La rovesciata

Dopo la martellata elettorale, mi sono detto: è il caso di cambiare registro. E ho pensato che il punto è che - soprattutto per quanto riguarda il Pd - non ascoltiamo le persone, i nostri elettori, nemmeno i nostri militanti. Per questo motivo, mi sono inventato quella che ho deciso di chiamare "la rovesciata". Il nome la dice lunga: si tratta di una sorta di campagna elettorale, ma non per prendere i voti, bensì per raccogliere i problemi e le proposte. Si tratta di una campagna elettorale rovesciata, appunto, perché inizia dopo che i seggi sono stati chiusi. Si tratta di una prospettiva rovesciata, perché non andrò a comunicare il 'verbo' del Pd, ma ad ascoltare i suggerimenti e le indicazioni dei nostri elettori: che cosa si aspettano, cioè, dal nuovo partito. Si tratta di un percorso rovesciato, perché non si parlerà di forme, ma di contenuti, non di posti in questo o quel comitato promotore, ma di idee. Si tratta di una rovesciata, perché - per fare un ultimo esempio - sarò io ad intervistare i giornalisti. Si parte domani - con mezzi di fortuna che speriamo che di fortuna ne portino: della tournée e del suo evolversi sarete informati attraverso questo blog, in cui gli appunti che prenderò saranno puntualmente ripresi e interpretati.

postato da civati, 01:36 | link | commenti (12)
appunti per un partito nuovo

Due Canossa is megl che uàn

Mi scrive l'ormai mitica Sippor. E' alle prese con le due Canossa...
Ho deciso di smetterla con tutta questa ignoranza, soprattutto ora che a scuola anche gli insegnamenti di religione cattolica fanno acquisire crediti. E’ tempo che anch’io sappia tutto quello che c’è da sapere sugli ordini ecclesiastici, le loro mission e le loro sedi operative. Sono pronta.
Armata di buona fede, comincio a spulciare l’elenco delle scuole secondarie di secondo grado paritarie della Lombardia. Sono tantine, eh. 298 per l’esattezza. Controllo che sia presente nell’elenco la scuola privata paritaria che mi è toccato frequentare per otto anni, elementari e medie: individuata, procedo fiduciosa. Non sapendo quale criterio usare per avventurarmi nell’intricato elenco che mi si para davanti, decido per la bibliomanzia: sapete, quando aprite a caso un libro e leggete una frase che vi capita sotto tiro, e conferite a quella frase pescata a caso il valore di messaggio. Divinatorio. A dire il vero mi lascio attrarre a caso da una provincia, quella di Como. Mi dedico inizialmente ai Padri Somaschi, ridente comunità sparsa per il mondo di cui ignoravo l’esistenza (non passerei la maturità di questi tempi, per fortuna ho il doppio dell’età dei maturandi, posso considerarmi fuori pericolo). Proseguo per la via di Matilde di Canossa. Matilde di Canossa a Como conta tre scuole superiori: un professionale, un magistrale, un liceo scientifico. Cerco qualche info su Google e mi ritrovo sul sito dell’Enac. Ente Nazionale Canossiano. Si, giusto, col cognome ci siamo. L’ente in questione vanta una larga rappresentaza sul territorio lombardo, controllare per credere. Una bella carrellata di scuole intitolate a lei, a… Maddalena, di Canossa. Perché è questo il nome della santa. Ma allora che c’entra Matilde? Matilde di Canossa, spolverando memorie scolastiche con l’aiuto di Wikipedia, è proprio lei, quella della celebre Umiliazione. Cristiana al di là di ogni dubbio, circondata da Papi, ma santa proprio no, e tantomeno fondatrice di un ordine, i Figli della Carità, i Canossiani, appunto.
Torno a cercare gli istituti comaschi. Ecco, un indizio lo trovo su questo sito. La storia: «L’Istituto Matilde di Canossa – vi si legge - opera nella città di Como dall’autunno del 1851, per iniziativa del Vescovo Carlo Romanò». Piano dell’offerta formativa: «La “Mission” trova la sua ragion d’essere nel dono carismatico di Maddalena di Canossa (Fondatrice delle Suore Canossiane, 1774-1835), che invita ad andare oltre i bisogni primari, per educare e formare la persona nel cammino di crescita fin dai primi anni di vita. In questo tempo in cui la persona si trova in una situazione generale di secolarizzazione, relativismo, sincretismo e consumismo, occorre recuperare in modo autentico il senso dell’essere uomo-donna». Sì, concordo. Relativismo e sincretismo hanno messo a dura prova la mia prima avventurosa tournée nel variegato mondo delle scuole private lombarde. Spero di recuperare al più presto il senso autentico di queste due donne che la storia lombarda ha saputo misticamente unire. Da Canossa, passo e chiudo.

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cultura, regione

mercoledì, giugno 06, 2007

Zizou e il suo segreto

Da tempo alle prese con il segreto di Alex, non potevo certo esimermi dal raccogliere la 'provocazione' di Jean-Philippe Toussaint che Casagrande pubblica in Italia (La malinconia di Zidane). Un racconto brevissimo dell'ultima notte di Zizou, a Berlino, dal tiro perfetto del rigore a cucchiaio del settimo minuto al gesto più eclatante e decisivo del calcio recente: la famosa testata ai danni di Marco Materazzi. Toussaint azzarda un'ipotesi, paradossale, passando da Zenone a Zidane: che il colpo non possa mai essere avvenuto, all'insegna della stessa impossibilità che condanna Achille a non raggiungere mai la tartaruga. Un'ipotesi curiosa e un po' intellettualistica che non ci prende granché. Ma è quando tratteggia il motivo malinconico, che Toussaint ci regala pagine speciali: di uno Zidane che non sa come chiudere la carriera, un campione a cui non è permesso porre un termine alle proprie imprese, che non può accettare di farlo in bellezza, perché en beauté non è nemmeno finire, è qualcosa di più: "è chiudere la leggenda". Alzare la Coppa, quella sera, per Zizou, avrebbe significato celebrare la propria morte: "Mancare l'uscita di scena", al contrario, "lascia delle prospettive aperte, sconosciute e vive". E, allora, piuttosto che concludere, l'influenza saturnina gli impone un eccesso, che lascia aperta la storia e non la definisce. Non la compie. Un po' come un certo Alex, che per un periodo sembrava quasi voler assecondare il cattivo gioco che gli attribuivano. E come tutti noi, per i quali la parola fine è quella più difficile da pronunciare. Perché non ne conosciamo - davvero, intendo - il significato.

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il segreto di alex

Se Paolo Berlusconi entra in giunta...

Fabio Saldini è uomo di fiducia di Paolo Berlusconi, firmatario tra gli altri del Piano di lottizzazione della Cascinazza e, in quanto responsabile delle politiche urbanistiche di Forza Italia Lombardia, protagonista nella redazione della legge 12 (edizione 2006), fatta apposta per far saltare le salvaguardie del piano regolatore monzese. In molti lo hanno notato, a Monza, in campagna elettorale al fianco di Mariani. Vita natural durante. Ora, si parla insistentemente dell'architetto della Cascinazza come futuro assessore all'urbanistica del Comune di Monza. Conflitto di interessi? Di più: siamo al manierismo. L'unico slogan che mi viene in mente è: dal produttore al consumatore. Possiamo immaginare l'equilibrio con cui Saldini affronterà l'affaire Cascinazza e quali parti prenderà: Saldini, in questo senso, è l'uomo giusto al posto giusto, perché le parti le rappresenta entrambe. C'era una volta la democrazia. Alcune voci, però, dicono che non la spunterà e che la sua citazione sul Corriere di oggi è servita soltanto a bruciarlo. Pare che gli sia preferito un uomo potente, già noto alle vicende politiche della Brianza. Vedremo. Nel frattempo, Formigoni si è assicurato che la 'sua' Villa Reale, con tanto di appartamenti per il governatore, sarà gestita da un uomo di provata fede ciellina. Citofonare Roberto, troveremo scritto all'ingresso, come temevamo. Del resto, hanno vinto e, con coerenza, si prendono tutto.

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regione, monza

Pippo a Inzago (penultimo post): "ok alla legge contro la discarica. Vittoria dell’Unione"

Comunicato stampa. Le province dovranno fare un piano rifiuti e puntare all’autosufficienza, mentre la Regione non potrà più imporre loro di aprire una nuova discarica. È questo il senso del progetto di legge sulla gestione e il trattamento dei rifiuti approvata oggi in commissione ambiente del consiglio regionale, che modifica la legge sui servizi di pubblica utilità. La stessa legge dice la parola fine alla paventata terza discarica sul territorio di Inzago, in provincia di Milano, autorizzata dalla Regione nonostante la contrarietà del Comune e della Provincia. Soddisfatti i consiglieri regionali dell’Unione, che da settimane si battono contro l’apertura dell’ennesima discarica a Inzago. Il progetto di legge sarà ora all’ordine del giorno del Consiglio regionale entro la fine di Giugno. “Grazie alla battaglia di questa mattina in commissione per modificare un emendamento della maggioranza, abbiamo scongiurato un inaccettabile regalo ai privati, lo scaricabarile della Giunta regionale sulla Provincia di Milano e l’ennesima imposizione, sempre da parte del governo regionale al territorio di Inzago, in cui erano già state realizzate due discariche. Ma soprattutto si affermano regole, anche grazie alla coerenza della Lega, che riportano alle province le competenze sull’individuazione e la localizzazione degli impianti di smaltimento, in accordo con i territori interessati. Diciamo fin d’ora che non saremo disponibili ad alcun cambiamento che possa stravolgere l’impianto del progetto di legge che questa mattina abbiamo votato in sesta commissione”.

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regione

Dolor hic tibi proderit olim

«Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?» sono le ultime decisive (proprio perché interrogative) frasi del romanzo Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron, Adelphi (il titolo è una straordinaria citazione da Ovidio). Un libro che siete tutti obbligati a leggere appena potete perché è sicuramente una delle 'uscite' più preziose dell'anno. Cameron descrive una curiosa educazione sentimentale, il percorso di un ragazzo per sua stessa ammissione 'disadattato', alle prese con il passaggio più delicato, quello della maturità. La linea d'ombra è per James una linea frastagliata, come l'alternarsi di capitoli e di flashback ravvicinati (al passato prossimo, potremmo dire), che lo conducono a scoprire l'amore. Sotto forma di eros e agape, di passione e di affetto, che gli provengono rispettivamente dal suo amico John e da sua nonna Nanette. In uno schema che a me ha ricordato Le mille luci di New York (la figura affettiva dominante era, in quel caso, la madre morente), anche per James viene finalmente il momento in cui si accende, nella sua amata New York (da cui azzarda un maldestro tentativo di fuga per pentirsene poi molto presto), la grande luminaria, che gli fa dimenticare (o, forse, soltanto mettere in secondo piano) i suoi problemi e le sue paure. Si tratta di un libro che, soprattutto per quella che potrei chiamare "amicizia stellare" con il protagonista, ho sentito mio. Perché abbiamo soprattutto bisogno di essere capiti e di amare. Che, poi, sarebbero la stessa cosa.

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martedì, giugno 05, 2007

Clouseau a Cremona

La corsa agli 'armamenti' è partita. A lanciarla, il responsabile Ds per il Nord, Luciano Pizzetti. Pagina 18 del Corriere della Sera oggi in edicola. Titolo: «I Ds: un poliziotto come superassessore». Ciriaco Sorrentino, vicequestore di Cremona in pensione, viene lanciato come plenipotenziario alla sicurezza della città lombarda, un centro in cui si conta un omicidio negli ultimi quattro anni e in cui si segnalano dati sulla sicurezza che non allarmano le forze dell'ordine, ma che evidentemente preoccupano la segreteria del Nord del partito più grande della Sinistra. Per recuperare il terreno perduto dal punto di vista elettorale, si segue la destra nella rincorsa al tema più caro: la sicurezza. E lo si fa, senza grande discernimento, anche in una città che - nota il giornalista un po' incredulo - non è proprio Chicago. Avevo già denunciato lo strano appassionarsi dei nostri dirigenti al modello Sarkozy, ma ora lo si supera di slancio: il «superpoliziotto» in Giunta è la nuova frontiera. Mi sembra un messaggio sbagliato e una proposta che suona iperbolica: ammesso che sia necessaria una delega alla sicurezza, è proprio il caso di affidarla a un poliziotto in pensione? La proposta, insomma, sa più di Clouseau che di Giuliani. E non credo proprio sia utile a ridefinire il profilo della Sinistra. Ma sono certamente io a non capire, come sempre. Avanti così.

postato da civati, 14:52 | link | commenti (11)
regione, la questione settentrionale

I costi della 'politica'

Questa volta non mi riferisco alla politica in generale, ma ad una politica in particolare: Letizia Moratti. Dopo aver vinto a Milano con una campagna elettorale faraonica finanziata, tra gli altri, dal marito e dopo aver nominato tutti quelli che conosceva come dirigenti e collaboratori deluxe al Comune di Milano, scopriamo che una delle sue prime 'operazioni' si è rivelata un danno vero e proprio per i cittadini milanesi. Mi riferisco allo strano caso di Metroweb, della fibra ottica e della banda larga (in questo caso, non ci si riferisce alle consulenze del Sindaco :). Scrive Davide Corritore, consigliere comunale di Milano con cui ho spesso il piacere di condividere ragionamenti e 'battaglie': «Telecom investirà a Milano 50 milioni di Euro per portare banda larga in 70.000 edifici affittando la rete in fibra di Metroweb. Non può sfuggire la sproporzione: 50 milioni di investimenti di Telecom sulla fibra ottica quando sei mesi fa l’intera proprietà di Metroweb fu ceduta da AEM a 34 milioni di Euro (!!!)» (per leggere l'intero articolo, cliccate su Omb). Alla faccia dell'aziendalismo e della qualità totale della pubblica amministrazione sbandierata in campagna elettorale, questi sono i risultati. E i costi. Della 'politica'.

postato da civati, 09:27 | link | commenti (6)
la casta

«Ma quanta demagogia. E quanti luoghi comuni»

Così mi scriveva ieri un anonimo, commentando la candidatura del pendolare par excellence a presidente della Regione. Sarà anche demagogia e saranno anche luoghi comuni, ma stasera ci ho messo due ore per tornare da Pavia: ai tempi dei longobardi ci si metteva lo stesso tempo. Mentre tutti gli altri politici presenti se la filavano sulle auto blu, da vero democratico mi sono recato in stazione, dove ho atteso un treno ICplus il cui ritardo di un quarto d'ora mi ha fatto poi perdere a Milano la coincidenza per Monza. Sarà anche demagogia e saranno anche luoghi comuni, ma è una situazione inaccettabile. E non parlo delle condizioni igieniche dei convogli: sarebbe demagogia, sarebbero luoghi comuni...

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regione

lunedì, giugno 04, 2007

Giuliano Carenzi presidente

Giuliano Carenzi da Terranova dei Passerini, provincia di Lodi. Lo presento come una volta si presentavano i pugili, ma è semplicemente un pendolare. Anzi, è 'il' pendolare, il viaggiatore quotidiano che ha tenuto giorno dopo giorno un diario prezioso di cui oggi ha parlato Repubblica. Per me Carenzi da Terranova (dei Pendolari?) deve diventare presidente della Regione o quantomeno del Partito democratico della Lombardia. Perché il suo racconto, che lo rappresenta immediatamente come il Leopold Bloom della Bassa, è il racconto di decine di cittadini, che vivono una vita imposta dalla mattina presto fino alla sera tardi da Trenitalia e dai suoi ritardi, dai suoi disservizi e dalla sua logica talmente disordinata da non poter essere nemmeno totalitaria (ma forse, proprio per questo motivo, ancor più totalizzante). Ci dice Carenzi che la vita del pendolare è tutt'altro che banale: conosce la stazione di partenza e quella d'arrivo, che la sera si scambiano; conosce il tragitto come le sue tasche, fin nei minimi particolari; quello che non sa è quanto tempo ci metterà, ogni giorno, e che cosa può succedere in pochi chilometri di viaggio. La certezza, confortante, è che vi sarà quasi sempre un ritardo. Ma tutto il resto è aleatorio, in una curvatura di spazio e tempo che starebbe bene in un manuale di fisica contemporanea. Carenzi è un simbolo del cittadino vessato e riflessivo, che si chiede giustamente se è possibile andare avanti (e indietro) così e si ostina a denunciare, dopo tanti anni passati così, la difficoltà di vivere una Trenitalia-life. Ecco un bel tema da cui la Sinistra deve ripartire: perché il mezzo pubblico è così poco competitivo? Chiedetelo a Carenzi, lui saprebbe spiegarvi, con il racconto delle sue giornate e statistiche alla mano, 'perché'.

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regione

Quello di fuori

«Quando mi trovo in un villaggio dell'Etiopia, vengo rincorso da un gruppo di bambini che mi additano divertiti, gridando: Ferenci! Ferenci! che vuol dire appunto "quello di fuori", l'estraneo. Per loro l'altro sono io». Non è capitato solo a Kapuscinski (L'altro, Feltrinelli), un episodio simile. E' capitato a me - ed è uno dei ricordi più belli dell'Africa - e Mario Agostinelli mi ha raccontato che, nel Mali, un bambino ti viene incontro all'ingresso del villaggio, ti prende la mano e ti accompagna a visitarlo. Ed è una lettura importante per chi fa politica, ma in generale per chi vive nella nostra società, la lettura del libro del reporter recentemente scomparso. Perché ci ricorda la filosofia del dialogo e dell'incontro che porta, attraverso l'esperienza dell'altro, alla costruzione del soggetto, attraverso un racconto che si sviluppa in giro per questo mondo in cui siamo insieme così vicini e così lontani. Da Erodoto alle sue personali peregrinazioni, in un racconto magistrale e insieme molto leggero della possibilità che l'altro sia considerato una ricchezza, non l'ultimo, ma il primo dei nostri punti di riferimento. Con una citazione finale strepitosa, che viene da Conrad e che riporto in parte perché ne abbiamo bisogno, perché ci fa ritornare «alla sottile ma insopprimibile certezza della solidarietà che unisce la solitudine di infiniti cuori umani, all'identità di sogni. gioie, dolori, aspirazioni, illusioni, speranze e paure che lega l'uomo all'uomo e accomuna l'intera umanità: i morti ai vivi e i vivi agli ancora non nati».

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cultura

domenica, giugno 03, 2007

Quelli che verranno

No, non sto parlando degli advenienti di Heidegger e Cacciari. Mi riferisco alla cosiddetta «Sezione che verrà» di Milano. Mi chiama ieri uno dei responsabili per invitarmi ad un'iniziativa sul Partito democratico (ormai ce n'è una ogni 12 secondi). Ringrazio, e dico: «grazie, mi sorprende che abbiate pensato a me» (a Milano, si sa, non sono proprio tra i più gettonati). La risposta è glaciale: «sai, abbiamo invitato tutti» (in effetti, poi, si sono dimenticati di mandarmi l'invito). Sapevo di essere «uno dei tanti», ma dell'«uno dei tutti» non me l'aveva mai dato nessuno. Attenzione: quelli che verranno danno tutta l'impressione di essere più astuti di quelli che già ci sono...

postato da civati, 17:30 | link | commenti (5)
appunti per un partito nuovo

Milano, la città più omofoba del continente

Con la decisione di non patrocinare il festival del cinema gay, divenuto ormai una tradizione, la città di Milano si candida a diventare la città più omofoba del continente. Del resto, in molti (anche a Sinistra) consigliano di tenere bassi i toni su Dico, Pacs e diritti civili, perché fanno perdere voti. Ecco il risultato: la destra omofoba vince incontrastata. E ha anche il coraggio di definirsi liberale. Evidentemente anche il cinema gay, perché gay, non fa parte del disegno divino. E va eliminato dalla faccia della terra. Come il gay pride (orrore) e il torneo di tennis promosso dalle associazioni omosessuali, che la Moratti tagliò lo scorso anno. E sapete perché? Perché non volevano togliere la parola gay dal titolo della manifestazione. Questi gay irriducibili... Mala tempora.

postato da civati, 15:08 | link | commenti (3)
diritti

Tutto il potere alle mosche cocchiere

Vorrei rassicurare le numerose mosche cocchiere che si sono fatte vive in questi giorni: sono uno di quelli che quando perde, anche se le responsabilità sono di altri, tende a scusarsi e ad andare a casa. In questi ultimi due anni, ho potuto ammirare una vasta gamma di fenomeni di dubbio gusto: nel 2005 sono stato accusato di aver preso troppi voti e per questo spesso emarginato; nel 2006 ci hanno lasciato a piedi con il parlamentare monzese o brianzolo che chiedevamo (si trattava di un posto solo su trentasei eletti in Lombardia dall'Ulivo) e sono stato l'unico a denunciare questa vergogna, lasciando tutte le cariche del partito di cui faccio parte, proprio perché non ero riuscito a imporre la nostra posizione; nel 2007, dopo essere stato eliminato tipo Grande fratello e senza alcuna spiegazione da tutti ma proprio tutti gli organismi dirigenti dei Ds e del futuro Pd, ho fatto fino in fondo la campagna elettorale per Michele Faglia (pur non essendo candidato, per le note ragioni che in molti conoscono) e ora qualcuno sostiene che sono da individuare quale principale responsabile della sconfitta. Non credevo di essere così decisivo (anzi, non lo sono proprio mai stato considerato quando si trattava di celebrare vittorie), ma ribadisco: mi assumo tutte le responsabilità. Farò il consigliere regionale fino alla fine del mandato - a meno che qualcuno non voglia sollevarmi anche da quell'incarico - e poi mi dedicherò ad altro. Perché le mosche cocchiere si possono anche sopportare: ma non quando sono troppe, né troppo a lungo.

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regione, monza

sabato, giugno 02, 2007

Le salamelle del Nord

Se qualcuno ha pensato che dopo la scoppola di cinque giorni fa avremmo smobilitato, si sbaglia. Di grosso. Giovedì 14 giugno ci ritroviamo con Michele Faglia e le forze della sua coalizione al teatro Binario 7 (prima che il nuovo sindaco gli cambi nome, all'insegna di una damnatio memoriae da quattro soldi abbondamente annunciata). Il volantino lo trovate qui. Ma, ovviamente, non ci fermiamo ad un'assemblea di ringraziamento, doverosa e opportuna. A luglio, dal 12 al 22, terremo a Monza, la Festa dell'Unità. Il marchio tradizionale non deve nascondere il suo significato più vero: una festa dell'Ulivo e delle altre forze del centrosinistra per parlare di quello che sta succedendo "qui da noi", potremmo dire. E, allora, abbiamo già preso contatti con Enrico Letta, perché ci descriva l'agenda del Governo nazionale, che tanti di noi trovano così oscura. Con Paolo Corsini, sindaco di Brescia, espressione più limpida del buongoverno delle nostre città. Con Filippo Penati, preoccupato come noi dai dati elettorali del Milanese. Vogliamo che sia una sede di dibattito vecchio stile ma con nuove prospettive. Per dare dignità e significato a una sconfitta che fa male ma che, proprio per questo, non deve lasciarci indifferenti. Soprattutto se vogliamo costruire un nuovo partito che abbia un senso decisivo per la riforma della politica: non solo la nostra.

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monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Le lenzuola e l'altro

Uno dei temi più dibattuti della campagna elettorale monzese è stato il commercio degli ambulanti abusivi. Con l'espressione s'intende il ragazzo di colore che stende il lenzuolo e si mette a vendere borse e cinture, occhiali e foulard, quasi sempre contraffatti. I cittadini se ne lamentano, soprattutto perché questi abusivi danno un'impressione di degrado e ostacolano il passeggio. I commercianti ritengono di essere penalizzati, per gli stessi motivi e perché - sostengono - parte del loro incasso andrebbe perduto a favore di questi ambulanti abusivi. Ora, credo che si debbano fare due riflessioni sull'argomento: la prima riguarda il fatto che chi vende in dettaglio lo fa per conto di qualcuno che gli passa la merce. Banale? Certo, infatti in Italia nessuno se ne occupa. Eppure non sarebbe difficile seguire uno di questi ragazzi e individuare il capannone o la fabbrichetta dove questi pezzi vengono distribuiti. Pare a tutta prima più semplice che andare a prendere Bin Laden con i cacciabombardieri. E non c'entra la Bossi-Fini o la Amato-Ferrero e non c'entrano nemmeno le amministrazioni comunali, che tutt'al più - come per altro a Monza è sempre accaduto - sgomberano ogni due ore il campo. C'entrerebbero le forze dell'ordine che, anziché preoccuparsi dell'effetto, dovrebbero rivolgere il loro sguardo alla causa: ma evidentemente è compito difficile, apparentemente impossibile. Forse il centrosinistra dovrebbe occuparsi in modo responsabile di questo aspetto, chiedendo che si intervenga alla radice. Alla prima riflessione, ne va accompagnata un'altra: è incredibile che non ci si renda conto che dietro ogni ragazzo che mette il lenzuolo, vende una borsetta e scappa quando vede un vigile, c'è una storia di sofferenza. Che il ragazzo che vende 'Prada' non è un diavolo o un terrorista, ma è uno degli ultimi del mondo, l'altro per definizione. E che il male che ci fa è tutto sommato piccolo rispetto al problema che la sua vita è alienata con modalità ancora più gravi di quelle denunciate dal giovane Marx (che qualcuno, a Sinistra, rilegga i Manoscritti, please). Lo è in tutti i sensi e in modo globale, tanto che vende cose che non solo non appartengono alla sua cultura, ma che sono false su scala planetaria come i loghi dei prodotti che mette sul lenzuolo. E che non sono nient'altro che una piega della nostra società. E una domanda, profonda, a cui non basta uno zelante vigile urbano e un sindaco della Lega (magari con tigre al guinzaglio) per darle risposta.

postato da civati, 16:16 | link | commenti (9)
cultura, monza

Dormono i soldati, dormono

In questi giorni di pioggia, di sconfitta e di ricerca, vale la pena di affidarsi a Massimo Cacciari, Tre icone, Adelphi (Biblioteca minima). Tre opere: Rublëv, Piero della Francesca, de Eyck. E' soprattutto nel secondo "esercizio di teologia della visione" che Cacciari si esalta, a confronto con il Cristo risorto della Resurrezione di Sansepolcro. Un'immagine di vittoria, certamente, che conserva però nello sguardo del Cristo la morte e l'attesa, in un processo di reformatio e di renovatio, che non si conclude, ma che si dischiude piuttosto ad un'altra venuta e in una prospettiva di trascendenza. Il trionfo del Cristo è solitario - intorno a lui i soldati dormono, come già i discepoli nel Getsemani - e la solitudine del Cristo è trionfante. La figura monumentale fa da contraltare allo sguardo (che sembra oltrepassare chi lo ammira), alle labbra strette, all'umanità, insomma, che Cristo nuovamente ottiene. Immagine di una tragica libertà, appello inascoltato, percorso che ancora deve compiersi: in un'unica espressione, la comprensione di un'assoluta incomprensibilità. Che vale per i soldati, per noi tutti, ma anche per il Cristo stesso. A Sansepolcro, nomen omen, dove Piero è in mostra.

postato da civati, 14:04 | link | commenti

venerdì, giugno 01, 2007

La politica: è così semplice...

In questa campagna elettorale ho accumulato un sacco di libri da 'stirare'. Il primo che ho 'recuperato' fa al caso nostro. Si tratta di John Maeda, Le leggi della semplicità, Bruno Mondadori, un libro necessario per i futuri dirigenti del Pd. Si parla di design, ma la politica ha molto da imparare. Fin dalle prime righe: l'equazione è semplicità uguale serenità. Tra le varie leggi, la più confacente alla nostra società è «i risparmi di tempo somigliano alla semplicità». Vale per gli oggetti, ma anche per la nostra vita personale e collettiva. Quella che mi piace di più è la legge delle leggi della semplicità: «Semplicità significa sottrarre l'ovvio e aggiungere il significativo». Sono cose che si imparano maneggiando un Ipod o ricercando su google, la cui interfaccia brutalmente semplice è la cosa in assoluto più preziosa della rete. In generale Maeda - che ha anche un bel sito-blog - ci indica alcune semplici intuizioni da seguire per semplificarci la vita e per essere più competitivi. Maeda è molto affezionato al claim della Philips: sense and simplicity. Uno slogan perfetto per come dovrebbe essere anche il Partito democratico: senso e semplicità. Lo sappiamo: fare le cose semplici è dannatamente complicato, perché non è un liberarsi della complessità, ma un'assumerla fino in fondo per risolverla. Ecco: la politica dovrebbe essere così, in una riedizione hi-tech dell'Aufhebung hegeliana. Per ora siamo al momento del negativo. Speriamo di venirne fuori al più presto :)

postato da civati, 19:02 | link | commenti (5)
appunti per un partito nuovo

Finalmente

Mi è giunta in questo momento comunicazione che venerdì prossimo si terrà a Milano la riunione dei gruppi regionali dell'Ulivo del Nord. Una notizia confortante, con un ritardo straordinario, as usual, che si aggiunge ai numerosi episodi della rassegna: si chiudono i cancelli, quando i buoi sono scappati. Inutile aggiungere che alla riunione unitaria andremo con i gruppi dei Ds e della Margherita divisi, perché ancora non abbiamo risolto quel problema. Vedrete che quando saremo ancora un po' più in ritardo di così, il gruppo unico nascerà e si chiarirà anche la posizione degli esponenti della Sinistra democratica che ancora ne fanno parte. Intanto, però, salutiamo come un'ottima notizia questa riunione, perché non solo il Love (sigla dolce per l'aspro Lombardo-Veneto) ma il Nord in generale chiede risposte. Come le chiede il Paese tutto. Ricominciamo.

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regione

Melegnano, me le chiamo

Nella rassegna degli orrori del centrosinistra, Melegnano propone una versione del tutto originale: un caso di studio per apprendisti stregoni (grazie a Fausto per la segnalazione). L'Unione si è presentata divisa in due, come una mela, a Melegnano. Da una parte si candida, in un'alleanza di sinistra radicale, la nuova sigla «Sinistra democratica», quel partito che si è quindi evidentemente già costituito, ma continua a popolare i gruppi consiliari dell'Ulivo (ad esempio, in Provincia, ad esempio, in Regione); dall'altra, l'Ulivo, con una straordinaria lista d'appoggio del Partito democratico: come se l'Ulivo e il Partito democratico fossero cose diverse (aiuto!). Il risultato è che i primi sono avanti con il Sindaco e i secondi sono avanti con le liste. La lotta fratricida consegna la città alla destra, che si presenta - udite, udite - con una lista unica, Forza Italia più Alleanza nazionale. Loro si uniscono, noi andiamo a farfalle. Melegnano: come dicono i giovani, me le chiamo.

postato da civati, 11:56 | link | commenti

Era una notte buia e tempestosa

Mentre una pioggia manzoniana salutava la festa in piazza della destra, mi sono recato alla prima riunione del futuro Pd monzese. Pioveva e tirava vento e la sede della Margherita appariva più del solito tetra e inquietante: darioargentea (da un momento all'altro, si poteva temere che una mannaia facesse capolino dalla porta, in quell'edificio neogotico così curioso). Tutto faceva pensare insomma ad una di quelle serate che si vorrebbero passare sotto il piumone, con un buon film, e invece... e invece, come sempre, i livelli locali sono più sensibili dei livelli superiori. E il Pd locale nasce con un comitato snello e giovane, di cui sono orgoglioso di non fare parte, perché ci vogliono persone e sensibilità nuove. Per la serie: pochi, 'maledetti' e subito. Rispetto alla politica dei giornali - che induce alla disaffezione non solo gli elettori, ma gli stessi dirigenti dei partiti - si è parlato di un Partito democratico finalmente a misura di cittadino, con la possibilità di far diventare Monza - nonostante il risultato elettorale - un centro nevralgico della risposta del centrosinistra alle domande che la società delle nostre parti ci pone. La Brianza come cuore delle questioni del Nord e di quella parte del Paese che comprendiamo meno e che si pone quale tema di ricerca avvincente per la nostra politica. E un messaggio chiaro ai nostri dirigenti nazionali: che siamo noi i primi ad essere preoccupati e a volte esasperati e che abbiamo bisogno di comportamenti lineari, semplici e comprensibili. Perché il nostro progetto abbia un profilo alto e concreto insieme. Perché non ci si perda nel bicchiere d'acqua della demagogia, ma si risponda con soluzioni finalmente efficaci. Questo ci chiedono tutti, ma proprio tutti gli elettori. Avanti così!

postato da civati, 01:21 | link | commenti (16)
monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale