Quelli della tolleranza zero. I leghisti, pronti con i 300.000 martiri di Bossi. E i tassisti (loro sono molto meno di 300.000, perché non hanno voluto aumentare le licenze...) di Alemanno, anche loro impegnati sul fronte della sicurezza. Vediamoli. L'epoca della propaganda è finita. Hanno governato il Paese per cinque anni e i reati e le violenze contro le persone non hanno fatto altro che aumentare. Vediamoli. Siamo curiosi. Nella speranza che, nella foga, si ricordino di rispettare la Costituzione.
Aggiornamento sul servizio a noleggio della città di Barcellona. E' impressionante il numero di biciclette in circolazione. Bicing funziona (la pubblicità ne parla come del nuovo servizio di trasporto pubblico della città, e specifica: il tuo). Lo vogliamo anche a Milano. Contro l'inquinamento servirebbe più dell'Ecopass. E' il caso che qualcuno ci pensi.
Che settimana. Anche il Barcelona è uscito dalla Champions. Almeno ha lottato, cosa che è capitata raramente quest'anno. Depressione nei bar e nelle granjas locali. Sarà per la prossima temporada.
Calma e sangue freddo. Evitiamo il massacro interno. Lo dico fin d'ora: sto con Cacciari, che parla di insanità mentale a proposito di chi chiede le dimissioni di Walter e invita a non demolire né il Pd né il suo segretario. Con buona pace del Riformista e della sua campagna denigratoria a posteriori (molto, troppo facile). Perché sia chiara una cosa: se va via Veltroni, allora devono andare a casa tutti, compresi quelli che ora tramano (nemmeno più di tanto) nell'ombra. Noi della base siamo stufi. Lo si sappia, al Loft, a Montecitorio e a Palazzo Madama.
Mentre a Roma i 'noir' invadono il Campidoglio, a Barcellona, città democratica e socialista, l'amministrazione comunale libera un altro colle (il Montjuïc) da un monumento del Caudillo. Preferisco stare qui, almeno per un po'. P.S.: El País titola: Los posfascistas ganan en Roma. Per dire.
Quando la natura si accanisce, l'uomo soccombe. E quando ci si mette anche la sfiga, allora è fatta. A Seveso, per dire, abbiamo perso di cento (100) voti. La grande campagna elettorale di Paolo Butti, candidato del Pd e di due liste civiche, si ferma a pochi metri dal traguardo sulla carta più inaspettato. A lui e ai democratici di Seveso l'onore di avere corso, di averci creduto e di avere perso di pochissimo. A Seveso era già capitato che un margine di qualche voto ci condannasse alla sconfitta. Questa volta il risultato è ancora più amaro, perché Butti partiva da poco più del 25% al primo turno e aveva recuperato voti su voti, giorno dopo giorno. Peccato.
Eccoli qui: sono fascisti (e con loro ci sono i tassisti). Sono partito questa mattina per Barcellona (quasi quasi mi trattengo per un lustro) e in volo leggevo un'intervista ad un esponente del Pd di provenienza Margherita nella quale il Nostro sosteneva che in Brianza si sono persi i voti perché c'erano pochi cattolici candidati. Manco a dirlo chi parla così è uno degli eletti, anche perché in Brianza abbiamo eletto solo cattolici (tra cui un'esponente dei Teodem). Usando il suo paradossale metro di giudizio, il parlamentare eletto qualche giorno fa dovrebbe spiegare a me e agli elettori del Pd perché a Roma, nello stesso fine settimana, Zingaretti prende quasi settantamila voti più di Rutelli. Forse i cattolici romani hanno votato il primo e non hanno votato il secondo... La verità è che il risultato della Capitale conferma che c'è stato uno spaventoso spostamento a destra del voto nel nostro Paese. E' il caso di prenderne finalmente atto, evitando di attribuendo la sconfitta - per una sorta di narcisismo delle piccole differenze - al vicino di banco. Il Pd ha perso. Un po' dappertutto. Anche a Roma, l'ultimo posto in cui avrebbe dovuto perdere.
Mentre terminavo la lettura dell'ultimo, consigliabilissimo pamphlet di Hitchens (Consigli a un giovane ribelle, Einaudi), ho finalmente visto la più struggente storia di un ribelle che sia stata raccontata ultimamente: Into the Wild di Sean Penn. Un film straordinario sulla cultura, sulla letteratura e sul cinema americani. Anzi, volevo dire proprio sull'America. Un'unica annotazione per i cultori del genere: rispetto a Thoreau, in Sean Penn la natura è molto più ostile e vera e il distacco indiscutibilmente più radicale, anche perché meno concettualizzato. Immagino che tutti abbiate già visto il film. Se così non fosse, precipitatevi al cinema. La frase del film: «Ho letto da qualche parte che nella vita quello che conta non è essere forti, ma piuttosto sentirsi forti. Misurarsi. Almeno una volta». Quella più bella: «Happiness is only real when shared».
Mentre Buffon è alle prese con un mal di schiena che gli impedisce di dare il meglio di sé, è straordinaria la condizione di Camoranesi, Del Piero e Chiellini. Anche Legrottaglie rischia di andare agli Europei (per dire). Dal momento che l'Inter di italiani praticamente non ne ha, toccherà alla Juve sostenere le sorti azzurre nella prossima competizione continentale. Chi l'avrebbe mai detto? Io. P.S.: sarebbe bello se Alex e Trezeguet arrivassero a pari merito in cima alla classifica dei cannonieri. Lo stile (ritrovato) della Juventus lo impone. P.S./2: e che gol ha fatto Del Piero?
Fossi in voi, farei un giro sul canale video di A4 - On the Nord. Ci sono Massimo Granuzzo, Franco Sala, Angela Tedino Forapani, Paolo Giaretta, Alberto Garrione, oltre ai già pubblicati Andrea Folco, Nicola Pollari, Maria Rosa Redaelli, Augusto Frigerio... Il documentario è quasi pronto.
L'Amsa di Milano annuncia che si riparte con la raccolta differenziata dell'umido in tre zone della città. Cinquantamila milanesi saranno tenuti a tornare al sacco grigio. La notizia è buona. Non si capisce però perché un mese fa i vertici di Amsa (verificare qui) abbiano sostenuto, nel corso dell'audizione presso la Commissione Ambiente della Regione, che non ve ne fosse alcun bisogno e che non era intenzione né dell'azienda né del Comune di Milano procedere in questa direzione. Anzi: si erano pure risentiti, perché noi insistevamo nel chiedere loro che cosa impedisse ai milanesi uno 'sforzo' che quasi tutti i cittadini lombardi conoscono e praticano quotidianamente. Ad un mese di distanza, cambia tutto. Quando si dice la trasparenza e la capacità di programmazione. Ci toccherà chiedere un'altra audizione, sperando che questa volta i vertici dell'Amsa siano 'sinceri'. Per quanto riguarda i verbali dell'audizione del marzo scorso, finiranno nel cassonetto della carta.
Non si sa ancora che fine farà ma, se Formigoni rimane, in giunta entrerà un assessore del Pd. Così si legge oggi sui giornali. Non ci credo. Nel caso, però, mi chiedo: ma non dovevamo andare da soli sempre e comunque (e lo sostenevano gli stessi che ora sono pronti a «dare una mano» al «presidente dimezzato»)? Ma non eravamo un partito «a vocazione maggioritaria»? Per collaborare su federalismo fiscale e infrastrutture, è proprio necessario soccorrere Formigoni e condividere un programma di governo che riguarda sanità, formazione e tutto il resto? Ma non dovevamo allontanare quell'insistente percezione di inciucismo di cui siamo accusati in Lombardia da un sacco di tempo? La risposta, come sempre, non verrà. Continuiamo così, facciamoci del male.
Una pista da sci al coperto è necessaria (Milano, ecopass; Monza, skipass)
Leggo sul Corriere di oggi: Cinque torri da ottanta metri, una pista da sci al coperto, una tramvia sul canale Villoresi. Non ci volevo credere: pensavo si trattasse di un pezzo di satira politica. Ma pare sia la proposta contenuta nel complesso delle varianti al Pgt presentate da Paolo Romani, emissario della famiglia Berlusconi presso la giunta monzese. Alle idee geniali contenute nel progetto non manca, ovviamente, la Cascinazza (il giornalista scrive: dove erano previsti 388mila metri cubi, ma non è vero, perché non erano previsti). Sull'area di Paolo Berlusconi andrebbe una delle torri e un centro espositivo per l'Expo 2015 (un vero caso: perché il centro espositivo non sorge sull'area della Fossati-Lamperti, già industriale, dismessa e di proprietà del Comune? La risposta la lascio a voi). Oltre alle torri - che fanno letteralmente esplodere le cubature e che sarebbero alte come il campanile del Duomo - le idee geniali sono quella della tramvia sospesa sul canale Villoresi (alla Blade Runner) e soprattutto la pista da sci al coperto sulle cave Rocca. Incredibile. Mariani ci aveva abituati a progetti surreali come quello della metropolitana a fune, ma ora siamo al manierismo. Chi confidava nell'equilibrio del sindaco e della sua giunta è servito. A Milano hanno l'ecopass, a Monza avremo lo skipass. E una metrotranvia che attraversa la città da est a ovest. Per collegare cosa? Le cinque torri. E io che speravo che vincesse Faglia...
Domani si vedono ancora, per chiarire che fine farà Formigoni. B è stato chiaro: rimani in Lombardia fino al 2010, ti diamo un incarico nazionale di segno eminentemente politico, poi si vedrà. Formigoni non si accontenta e si sente umiliato. Visto che le cene non funzionano, potrebbero provare con una chat.
B: Roberto, rimani al Pirellone, fai il mio vice per il Pdl...
F: Volevo venire a Roma, avevamo parlato di un ministero di peso!
B: La Lega è andata troppo forte. Prima volevano la Regione, ora pretendono posti al Governo. E noi non possiamo lasciargli mano libera in Lombardia.
F: Ma sono tredici anni che faccio il presidente...
B: Perché, non ti piace?
F: Allora però voglio ricandidarmi nel 2010!
B: Stai diventando come me? La prospettiva dell'immortalità ti acchiappa?
F: La Farnesina?
B: Oil for food ti dice niente?
F: Allora le Attività produttive!
B: E' il posto di Maroni.
F: Il Senato? E' la seconda volta che mi candido!
B: Il gruppo vuole Schifani... è stato lì a fare il caporale per due anni... sai come vanno queste cose...
F: Dammi almeno i superpoteri per l'Expo, allora...
B: Bravo, e a Letizia cosa dico?
F: Allora, che cosa mi sono candidato a fare?
B: Sai come la penso...
F: Cosa fai, mi prendi in giro?
B: «Più Lombardia fa bene all'Italia»? Infatti ci siamo io, Bossi, Lupi, Maroni, Bondi che oramai è di Arcore, Gelmini...
F: Questa me la paghi.
B: Non credo. Roberto ora ti saluto che mi suona il telefono. E' Micciché. Più Sicilia fa bene all'Italia...
Il 26 aprile è un altro giorno dedicato alla memoria, quella della tragedia nucleare del 1986. Mi scrive Sandro Archetti, impegnato da anni in programmi di solidarietà e cooperazione per i bambini ucraini, che è giustamente preoccupato: troppa leggerezza nel parlare di nucleare, troppi luoghi comuni, una sensazione di irresponsabilità diffusa. Sandro ha ragione. E pensare che B ora vuol far tornare l'Italia al nucleare. Per le scorie, si potrebbe pensare ad Arcore e vedere l'effetto che fa. Mentre per parlare di cose serie, sarebbe il caso di avviare nel nostro Paese un serio e vasto e approfondito programma di risparmio energetico. Sandro se n'è occupato, con l'associazione Cuore di Limbiate.
«Più Lombardia fa bene all'Italia». Così lo slogan di Formigoni. Uno slogan che ha funzionato. Sono numerosi i ministri lombardi che andranno a far parte del governo B (a parte, pare, proprio il candidato che ha adottato lo slogan). Per chi, anche nel Pd, si dovesse rammaricare del fatto che Formigoni non potrà portare nel governo nazionale l'esperienza maturata in Lombardia, segnalo un interessante contributo sulle politiche per la scuola: lo trovate qui. «I programmi non sono tutti uguali» è il titolo. Mi auguro che, in Lombardia, non siano uguali tra loro nemmeno i partiti...
Come forse sapete, Viviana Beccalossi è la fata carabina della giunta regionale. Le sue leggine e i suoi mille provvedimenti sulla caccia in deroga a peppole, stornelli e prispoloni, nonché la passione per i richiami vivi, sono stati gli indiscussi protagonisti di questi tre anni in Consiglio regionale (fin dalle primissime sedute). Ora anche lei se ne va: si trasferisce a Roma e lascia Formigoni e tutti noi. Immediato il comunicato delle peppole: «Quest'anno sorveleremo il cielo di Lombardia con la stessa cautela di sempre, in attesa di sapere chi sostituirà la fata carabina». Il popolo migratore la sa lunga: la corrente del capanno è già mobilitata e il sostituto potrebbe essere ancora più accanito di Beccalossi (un nome, un destino) nella caccia agli uccellini e nel prelievo di richiami. Salutiamo perciò con qualche preoccupazione la fata carabina, certi che con lei se ne va l'unica donna che fa parte del governo regionale. Con buona pace delle quote rosa e della parità di genere. Partita la fata, rimangono solo sedici-dico-sedici assessori uomini. Il famoso modello Formigoni.
L'avevo proposto un anno fa. E se il 25 aprile a Milano diventasse come il 1° maggio a Roma? Con un evento tardo-pomeridiano e serale, dopo il tradizionale corteo? Sarebbe un segnale, credo, per ribadire il ruolo straordinario avuto da Milano dal 1943 al 1945 e per consacrare la festa di tutti gli italiani (tranne l'attuale presidente del consiglio in pectore). Pensiamoci.
Come un faraone egizio, o come Fraga in Galicia (l'unico presidente rimasto in carica così a lungo), Formigoni ha discusso con B l'eventualità di candidarsi per la quarta volta alla presidenza della Regione Lombardia. Dal 1995 arriverebbe così al 2015: un ventennio preciso. Del resto, a Formigoni dalla trattativa romana è arrivato ben poco: nel governo nazionale ci saranno tanti lombardi - da Maroni a Bossi, dalla Gelmini a Lupi, per non dire di Bondi ormai naturalizzato arcorese - tranne lui; Letizia Moratti è appena stata nominata commissario per l'Expo; gli assessori che se ne vanno, Abelli, Beccalossi e Corsaro, erano tra i più influenti della sua giunta; il rimpasto in queste condizioni non è così semplice: Formigoni sostiene di non volere sostituire i partenti, ma vorremmo capire come farà An ad accontentarsi dell'unico assessore che le è rimasto (e che assessore: Piergianni Prosperini). Per quanto riguarda, infine, l'incarico politico nel Pdl, non si parla più della presidenza nazionale, ma di una vice-presidenza. Insomma, una scoppola con cui si dovrà confrontare il Formigoni III, prima ancora di capire cosa potrà succedere nel 2010. Che non è mai stato così lontano come oggi.
Così B oggi commentando la sua ormai tradizionale assenza da qualsiasi cerimonia di commemorazione del 25 aprile. Neanche fosse il Primo Maggio: lui lavora, lavora, lavora. E dimentica, dimentica, dimentica. Che se uno come lui può fare quello che fa, lo deve a persone che il 25 aprile del 1945 festeggiarono per avere lottato, lottato, lottato, sulle montagne, nelle fabbriche, nella notte che durò due anni e che segnò la storia del nostro Paese. B lo sa, ma se ne frega. Espressione che ricorda il Ventennio che allora si chiuse. Non vorremmo che qualcuno volesse riaprirlo, riaprirlo, riaprirlo.
Che a me questa storia di Formigoni che non se ne va perché non lo vogliono e le posizioni dei nostri dirigenti regionali che se ne crucciano (oltre misura, mi pare di poter dire) mi ricorda Palombella rossa, quando Simone (il cattolico, forse ciellino) avvicina Nanni Moretti e lo incalza: "tu la pensi come noi, siamo molto simili!", ripete al protagonista, inseguito da due personaggi ossessivi che si presentano con le paste e gli chiedono di aprirsi, affermando la loro autorevolezza: "Lo sai che c'è gente che ci scrive, e noi non rispondiamo". L'intervista di oggi sulle pagine milanesi di Repubblica a Maurizio Martina (rivolto a Formigoni: "tradito dagli amici, si fidi di noi") ha un titolo morettiano. Ovviamente al rovescio. Va bene esprimere solidarietà, però c'è una misura da non superare. Con Martina discutemmo già di questa impostazione, una sera alla Festa dell'Unità di Monza (citata qui). Diceva Martina (parlando di egemonia culturale e politica): "[In Lombardia] rispetto al centrodestra abbiamo una cultura del tutto arretrata. Ieri sera a Monza discutevamo del Partito Democratico e il tema principale pareva essere che 'noi ci dobbiamo distinguere da Formigoni'. Noi spesso costruiamo la nostra identità politica sull'anti-qualcosa. Ieri Berlusconi, oggi in Lombardia Formigoni. Siamo deboli dal punto di vista culturale". Come è noto, sarei per far risaltare qualche contraddizione del formigonismo, come quelle esplose con clamore nei giorni scorsi e soprattutto nelle ultime ore. E prima di sostituire B negli affetti di Formigoni, ci penserei. Absit iniuria verbis.
Aldo Bonomi lo conosco da tanti anni, da quando ho iniziato a fare politica: nel 1998, coordinati da lui e da Ferruccio Capelli, indagammo la "città arcipelago" che Milano rappresentava allora (e oggi ancor di più, in una deriva oceanica, potremmo dire). Ho letto molte cose che ha scritto, l'ho ascoltato in più occasioni e in molte altre l'ho atteso invano (l'uomo è tanto talentuoso quanto bidonaro). Il suo ultimo libro, di forte impatto, si intitola Il rancore. Alle radici del malessere del Nord, è pubblicato da Feltrinelli e in 150 pagine offre una presa di posizione molto limpida sulle questioni che riguardano la nostra porzione di Paese. La crisi della rappresentanza, la riscoperta della comunità, l'approccio lobal (che fa segno alla faccia local del global), la ripresa della fraternité, come antidoto alla frammentazione, una riflessione sul ruolo della politica (quello che le si chiede è mettersi in mezzo tra i flussi e i luoghi, per dirla in linguaggio bonomiano). Il territorio, da una parte, i flussi della globalizzazione, dall'altro, che Bonomi indaga sulla base degli studi propri e di quelli altrui (protagonista, senza dubbio, Ulrich Beck, uno degli autori che affascinano di più anche me) e attraverso le testimonianze di un Nord che cambia profondamente e che continua a farlo a dispetto delle classificazioni troppo rigide perché troppo tradizionali. La chiave di lettura del libro, per me, è la seguente: Attenzione, c'è qualcosa di malato che avanza nel conflitto flussi-luoghi, e se non si prova a governare questi conflitti, abbiamo già visto cosa accade: le comunità, i luoghi, si fanno maledetti, producono rancore, "sangue e suolo". Cerchiamo di tenerlo presente, mentre riflettiamo su di noi e sul Nord.
Sicurezza sul lavoro: mobilitazione a Monza e in Brianza
Con Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, ci siamo confrontati, nei giorni scorsi, sulle morti sul lavoro che hanno riguardato il nostro territorio. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare fosse un appello alla mobilitazione, che Adriano ha condiviso con altri sindaci, di tutti gli schieramenti politici, della Brianza. L'appello è stato approvato all'unanimità dal MB7 e dall'assemblea dei sindaci di Monza e della Brianza. Trovate il testo dell'appello qui sotto.
Il nostro è un appello rivolto alle associazioni di categoria e alle forze sociali nel loro complesso, al sistema produttivo e al mondo dell'informazione della Brianza perché non si lasci nulla di intentato nel contrastare le morti sul lavoro. Perché si intervenga al più presto, sia per la formazione degli addetti, sia per la sicurezza dei processi produttivi, perché ogni intervento rinviato può significare una vita persa. Nella promozione della dignità del lavoro e nel rispetto per la persona umana, chiediamo che si promuova una grande mobilitazione di carattere culturale e politico, a cui possano partecipare tutti indistintamente, perché non solo le leggi siano rispettate, ma si affermi sui luoghi di lavoro, nei cantieri, nei capannoni e lungo le strade della nostra provincia un'attenzione particolare. Perché le morti degli ultimi giorni, in rapida successione, non siano soltanto gli ennesimi episodi di una lunga serie, ma diventino un momento di riflessione collettiva. Le morti e gli infortuni sul lavoro sono una drammatica emergenza, soprattutto nella piccola impresa e in particolare nell'edilizia. Crediamo che tutta la comunità brianzola debba sensibilizzarsi, ognuno nel proprio ambito e con il proprio ruolo, per dare voce ad una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro. Ne va della vita di tanti lavoratori e della felicità di tante famiglie.
La risposta italiana alla domanda: "Come ti chiami?"
E', per sua stessa definizione, Rocco Tanica. Il suo Scritti scelti male, pubblicato da Bompiani, è una lettura utilissima per i prossimi 'ponti', per dimenticare un periodo non certo facile o spensierato. Straordinario il florilegio delle leggende metropolitane, irresisteibili le lettere indirizzate ai vip (soprattutto lo scambio tra punkabbestia e Rubbia), imperdibili gli articoli rifiutati dal Touring Club e da Ulisse 2000, come ad esempio quello riportato sulla quarta di copertina:
Volo preferibilmente con le compagnie della lista nera dell’ENAC, quelle che non possono operare nei maggiori scali europei perché non rispettano gli standard di sicurezza. Air Gabon su tutte. E’ conveniente, sono gentili, mi trovo bene. Forse per via della coda di paglia (sanno di essere in difetto) sono permissivi col passeggero. “Posso fumare durante il decollo?”. - Sì.
La definizione è di Laseb, la friulana che non ti aspetti. La notizia è di quelle sconvolgenti: dopo Tronchetti, anche Ligresti si 'candida' a salvare Alitalia. Una cordata coraggiosa, non c'è che dire. Ci manca solo una telefonata di Moggi, e poi il quadro è completo.
E' la prima volta che un progetto di legge - che da qualche tempo scrivo per esteso, essendo l'acronimo (Pdl) del tutto indigesto - presentato dalla minoranza e con il vostro affezionatissimo quale primo firmatario, ottiene un qualche riconoscimento da parte del Consiglio regionale. La proposta della creazione del Furs, ovvero del Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo, era stata da noi avanzata da tempo (per l'esattezza il 27 marzo 2006). L'assessore Zanello, dell'ala ragionevole della Lega, ha ripreso la proposta e presentato un progetto di legge molto simile al nostro, che abbiamo discusso, emendato e valutato positivamente e all'unanimità nel corso della seduta odierna della Commissione Cultura della Regione Lombardia. Siamo passati, come ci auguravamo, "dal forse al Furs", dalla frammentarietà di una normativa molto datata ad una programmazione più qualificata e coerente con la sfida di sostenere e promuovere lo Spettacolo nella nostra Regione. Sono soddisfazioni.
Mentre leggo e rileggo le agenzie sulla resistibile ascesa di Roberto Formigoni alla Farnesina, al Viminale, alle Attività produttive, all'Istruzione, a Palazzo Madama, alla presidenza del Popolo della libertà (accipicchia), sono sempre più convinto che ci vorrebbe il gorilla del Crodino a commentare le vicende della politica italiana. Prendete questa, ad esempio. Ogni riferimento a persone o grattacieli realmente esistenti è del tutto casuale...
Era il 2006. Formigoni, eletto l'anno prima presidente della Regione, si era candidato al Senato a febbraio. Era capolista ed stato eletto. Poi fino a luglio aveva tenuto tutto e tutti in sospeso. «Vado o non vado?», si chiedeva in pubblico e in privato. Anche allora, come oggi, Formigoni scelse il metodo Forrest Gump. «La vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». La campagna di comunicazione di allora, curata dal vostro affezionatissimo, può funzionare anche oggi. Abbiamo un presidente talmente ecologista, che ci consente di riciclarla.
Cliccate qui e qui e, ancora, qui per visualizzare le cartoline della stagione 2006 ma anche 2008.
Quando tocchi il fondo, puoi sempre iniziare a (s)cavare
Dopo l'iter più pazzo (e vergognoso) del mondo, il piano cave di Bergamo è giunto ieri in aula. L'assessore Pagnoncelli, sospettato da più parti di avere un bel conflitto di interessi, ha annunciato che il piano verrà rinviato, perché non ieri non era stato raggiunto alcun accordo tra le forze di maggioranza. Mi associo alle parole del collega e comandante Marcello Saponaro, che ha commentato così. A dicembre, l'assessore alle cave era stato costretto a rinviare il testo in Commissione (qui la cronaca di quella seduta rocambolesca). Due erano soprattutto gli ambiti di escavazione, così si chiamano, sui quali si era consumato lo scontro: Calcinate e Caravaggio (qui per ulteriori informazioni: a chi fosse interessato posso anche inviare le foto, perché sono stato là, una domenica del novembre del 2006). Pagnoncelli, però, nell'ultimo passaggio tra Consiglio e Commissione, ha pensato bene di aggiungere un altro ambito di escavazione presso il Comune di Calcio (un nome, un destino). Karl Popper diceva che bisogna sposarsi con i problemi e fare tanti problemini. L'assessore alle cave, incurante delle conseguenze, prosegue sulla sua strada e le cave, anziché diminuire, aumentano ad ogni giro di giostra istituzionale. La maggioranza, da tempo, non lo segue più. Come dice un detto orobico: quando tocchi il fondo, non è finita. Puoi sempre iniziare a cavare.
Obama stravince a Philadelphia, superando la principale esponente dello schieramento a lui avverso di trenta punti, ma la Pennsylvania va a Hillary. Sempre più aperta la sfida. Obama è avanti, ma Clinton vince negli Stati più importanti per le elezioni presidenziali, quelli 'marginali', dove democratici e repubblicani sono più vicini. Un argomento che conterà molto nelle prossime settimane. Per ora, leggete il piano di Obama per l'America. Ne vale la pena. Qui trovate i risultati.
Tommaso Padoa-Schioppa ha autorizzato il prestito-ponte per Alitalia. 300 milioni di euro. Come richiesto da Berlusconi, precisa. Un modo semplice per aiutare il Pd al Nord (sì, ciao).
Così ha commentato Formigoni uscendo dalla villa di Arcore, dopo il vertice con B in cui hanno discusso del suo futuro. Per commentare, ci vorrebbe il gorilla del Crodino.
A Senna Lodigiana non sorgerà alcuna discarica. La Conferenza dei Servizi convocata questa mattina a Milano per decidere nel merito della richiesta della società CRE per la realizzazione di una megadiscarica di rifiuti da tre milioni di metri cubi in località Bellaguarda di Senna Lodigiana si è chiusa con un parere negativo. Ha prevalso la posizione della Provincia di Lodi e di tutte le amministrazioni comunali coinvolte, a partire proprio da Senna e dalla finitima Somaglia. Il Pd, a cominciare dal mitico Gianfranco Concordati, ha fatto la sua parte e dato battaglia. Sono felice di avere partecipato (buon ultimo tra i titoli di coda) ad una battaglia vinta (ne avevo parlato qui ed ero stato là).
Tra qualche minuto sapremo che cosa avranno deciso Veltroni e i segretari regionali riuniti a Milano. Maurizio Martina ha detto di non essere d'accordo con l'idea del Partito del Nord sostenuta, tra gli altri, da Filippo Penati. A Roma, come avevamo abbondantemente anticipato, non ci sentono proprio. Da tempo molto preoccupato per le etichette che continuiamo ad attribuirci, ho già fatto una proposta semplice semplice. Una forte autonomia delle strutture regionali del partito (non era un partito federale, il nostro?), un coordinamento forte tra le cinque autonomie del Nord, una struttura di coordinamento composta dai segretari regionali e dalle figure più eminenti, una per ciascuna regione, che diano spessore e visibilità alla nostra iniziativa politica. Un coordinamento che dia dei segnali, ogni mese, che offra una direzione politica su alcuni temi di interesse generale, che sappia individuare insieme le migliori forme per un radicamento e un rilancio dell'iniziativa del Pd. Non vorrei che, siccome il Partito del Nord non si fa, non si faccia nulla. Sarebbe il solito errore, e l'ennesima puntata di una storia che conosciamo fin troppo bene. I Nordem non andranno bene: si sappia però che da questi parti allignano i Perdem, nel senso letterale. Perdémm.
Leggete Paolo Berizzi, Morte a tre euro. Nuovi schiavi dell'Italia del lavoro, Baldini Castoldi Dalai editore. La copertina è nera, come il lavoro di cui parla, come la disperazione che attraversa, come la realtà che descrive. E' un'ombra che incombe su tutti gli italiani (brava gente? sì, ciao), quella del lavoro clandestino, sottopagato, senza diritti né compensi adeguati, in un mondo popolato di approfittatori, di caporali, di schiavisti, di negrieri. Sotto gli occhi di tutti: in piazzale Lotto come in piazzale Loreto, ovvero i posti più attraversati dai milanesi, a tutte le ore del giorno (e della notte), dove i caporali reclutano la manodopera come se fosse la cosa più naturale del mondo. Manodopera straniera, si capisce. Quando si parla di immigrazione, bisognerebbe avere rispetto per le vicende descritte da Berizzi, conoscerle, indagarle, considerarne la violenza e l'esasperazione a cui conducono. Le morti sul lavoro avvengono soprattutto in questo settore, sommerso, dell'economia nazionale. Soprattutto in edilizia, dove è più facile essere assunti senza contratto e farsi male o morire. Un dato che riguarda tutto il Paese, dal profondo Nord al profondo Sud, bene rappresentato nei tanti cantieri e nelle migliaia di piccole imprese italiane (ma anche nello scandaloso Ortomercato di Milano). Ieri leggevo su un giornale che se muore un operaio è colpa della Cina e delle tasse di Roma. Così commentava un esponente della Lega. Siccome hanno vinto, possono dire quello che vogliono. In realtà, il problema riguarda noi, direttamente, e interroga le nostre coscienze. Quando si parla di villette, ad esempio, è del tutto forviante tirare in ballo la globalizzazione. Semplicemente c'è qualcuno che non è pagato, che è costretto a lavorare come una bestia, che arricchisce qualcun altro alle sue spalle, per dare poi la casa alle nostre famiglie (più o meno) felici. Non dimentichiamolo. Il rispetto della dignità umana inizia proprio da qui.
In uno dei ministeri più importanti, l'Ambiente, a cui tutti noi teniamo sopra ogni cosa, sembra che andrà Michela Vittoria Brambilla. Insieme a Bondi all'Istruzione, un segnale di autorevolezza e credibilità. E di autonomia. Al Gore era Disneyland a confronto. Chissà che ne pensa il mio amico Saponaro...
Il catalogo è questo: Calderoli vicepremier (come a dire: a fare porcate si fa carriera). Zaia (chi non lo conoscesse, lo può trovare qui e qui) alle politiche agricole. Bossi alle riforme. Bondi all'istruzione. Gelmini agli affari regionali. Ogni commento è superfluo, se non che il Nord loro lo rappresentano. Sul 'come' mi sia consentito sorvolare.
Adesso vorrei proprio capire come si fa a non portarlo agli Europei. Boh. L'anno scorso siamo andati a Bergamo per pareggiare con l'Albinoleffe. Io c'ero. Oggi la Juventus è in Champions, con la tripletta di Alex e con due giocatori che ambiscono al ruolo di capocannoniere: Alex e il 17. Scorrendo quella speciale classifica, ci si arrabbia ancora di più. Nella stessa Juve, quella delle telefonate, giocavano quattro dei sette migliori marcatori. Se qualcuno avesse evitato di clonare le schede... Comunque, stasera tutti a tifare Toro.
Mi chiede un signore nigeriano, in occasione della seconda presentazione della Consulta dei residenti privi di cittadinanza che il Comune di Vimercate sta promuovendo. Rispondo con un po' di malizia che vengo da Monza e che tutto sommato, pensando alla nota antipatia che corre tra le due città, anch'io sono straniero. Vimercate è una bella città e da oggi pomeriggio lo è un po' di più. Perché quest'idea di creare un ambito di confronto e di dialogo con i residenti stranieri è un fatto di grande importanza. E' evidente che l'integrazione è la 'ricetta' fondamentale per 'gestire' l'immigrazione: una grande alleanza tra chi viene qui da Paesi diversi per lavorare e far crescere anche il nostro sistema produttivo, da una parte, e gli italiani, dall'altra, per respingere - insieme - i malintenzionati. Un desiderio espresso nella riunione di oggi dagli stessi stranieri, giunti a Vimercate da ogni confine: russi, rumeni, maghrebini, latinoamericani. Sono il 6% in città e non hanno alcuna rappresentanza, benché in molti casi vogliano partecipare e condividere i destini di quella che sentono come loro comunità. A Vimercate tutto è nato dal COI, che sta per Centro Orientamento Immigrati, creato quarant'anni fa per 'orientare' gli immigrati che venivano da altre parti del nostro Paese, soprattutto dal Mezzogiorno. La missione non è cambiata. L'integrazione e la qualità sono la strada maestra: offrire diritti a quelli 'buoni' (la grande maggioranza), per isolare chi delinque. Una lezione di civiltà da parte di Vimercate, in poche ore, un sabato di aprile. A proposito: voi, precisamente, da dove venite?
Ho partecipato, in forma privata, alle esequie di Raimondo, il lavoratore di 47 anni morto mentre svolgeva il proprio lavoro, insieme ad un collega del Burkina Faso, in una fabbrica a Cornate d'Adda. Mentre mi recavo ad Oreno per il funerale, venivo raggiunto dalla notizia che un altro lavoratore era morto ad Agrate, schiacciato dalla macchina a cui era addetto. Il Comune di Vimercate - un esempio di civiltà - ha inteso dichiarare la giornata di lutto cittadino e mezza città ha voluto esprimere il proprio cordoglio attraverso la propria partecipazione. Quello della sicurezza sul lavoro è un tema decisivo: è necessaria una condanna morale per chi lo sottovaluta, una presa di coscienza collettiva, un impegno determinato perché tutti quelli che lo sottovalutano vengano puniti. E perché ci sia una mobilitazione (proprio così: una mobilitazione) per evitare che si ripetano - in continuazione, come accade da troppo tempo - simili tragici episodi. E non è retorica: è qualcosa di immediatamente concreto, che riguarda la cultura, la formazione e il rispetto della legalità e della persona umana. Ripartire, in questo caso, non si può: si deve.
«Aprire le trattative con Aeroflot». Così B con Putin. Mi scrive Stefano, un caro amico, e mi chiede: ma Aeroflot è la cordata italiana? No. Semplicemente no. E se Air France era Napoleone-l'invasore, Aeroflot che cosa è? Iniziamo bene. Benissimo.
Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Non sono partito. A Barcellona c'è il gran premio - che per uno di Monza sembra quasi una provocazione - e non ci sono biglietti aerei disponibili. Andrò in quella che è diventata la mia seconda città la prossima settimana, perché devo riprendere un sentiero interrotto con l'università e perché ho in mente una cosa che se mi riesce... beh, vi racconterò. Sono qui, sono passati solo quattro giorni e piove che sembra di essere in Blade runner. L'unica cosa che so è che non ci perderemo come lacrime nella pioggia e che non è affatto tempo di morire, nonostante tutto quello che abbiamo incontrato al largo dei bastioni di Orione e nei pressi delle porte di Tannhäuser (dove lampeggiano, guarda caso, i raggi B). Ci siamo. Ne abbiamo prese un po' dappertutto e non siamo riusciti nella rimonta. Anzi: nove punti sono tanti e come tali vanno considerati. Ci aspetta un periodo complicato, in cui tutto rischia di tornare come prima. Sento già i rumori delle ferraglie e i fantasmi ritornare a fare la voce grossa. Il mio auspicio è che si vada avanti nel percorso del Pd, che questo partito si apra e riconosca di doverlo fare ancor più di quanto non sia stato fatto finora. E che si torni a fare politica au grand jour. Sarà perché sono finalmente riuscito a dormire qualche ora, ma credo che tutto si possa fare. Ancora. E nonostante tutto.
Il titolo è strepitoso: A volte ritornano sempre. Lo pseudonimo, curioso: Spoon Tever. La citazione di Mark Twain sulla quarta di copertina, un motivo sufficiente per acquistare il libro: «Supponiamo che tu sia un idiota e supponiamo che tu sia un membro del Congresso. Ma mi sto ripetendo». Si tratta di un pamphlet in forma di epitaffio uscito per i tipi di Baldini Castoldi Dalai. Sono 52 ritratti postumi di politici verosimili. Mi permetto di aggiungerne uno (ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale o quasi). Il titolo è: Soltanto qui (e non altrove).
Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Come se vi fosse,
all'altezza del grande fiume che dichina a fondo valle,
una linea immaginaria e invalicabile.
Non pensavo, sinceramente, no, non lo pensavo,
che si potesse concepire che, in questa regione,
il mio trono fosse anche la mia tomba.
Fui un modello. L'han scritto a chiare lettere.
Come la lapide che ora mi racconta
fui ingessato a queste mura.
Statuario. Inamovibile.
Insostituibile, anche quando mi sarei
sostituito volentieri da solo.
Fui presidente di tutti. E anche un po' di più.
Soltanto qui e non altrove.
Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Soltanto qui e non altrove.
Mi rivolgo a Marta e a Giovanni, a Roberto e a Fausto e a tutti coloro che ci hanno accompagnato sul pullmino dell'A4. Proseguiamo il nostro viaggio. Fabio si è candidato a raccogliere quanto è stato scritto, gli appunti e le interviste, e a mettere in ordine "il tutto" fino a farlo diventare un libro. Altri amici democratici si possono aggiungere, quali antenne di questo LoVe che ci ha amato così poco nel weekend appena trascorso e, soprattutto, nei due anni precedenti. A Varese ci sono i due Andrea, che sono bravi e appassionati e quindi immediatamente reclutati. In Veneto so che Marta troverà altri compagni di viaggio. Nel Friuli scosso da una sconfitta in larga misura eterologa (se così si può chiamare), Giovanni saprà che cosa fare. Ci manca un piemontese, pronto a consumarsi un po' di scarpe e a metterci passione e intelligenza. L'A4 è lunga, come la strada che abbiamo da fare. Abbiamo tutta la vita davanti, tante idee, tanta voglia di cambiare. Prima di tutto noi stessi, perché i viaggi a questo servono. A cambiare. A migliorare. A capire di più. Una breve sosta in autogrill, a consolarci con un Camogli, e poi si riparte. So che ci sarete. E anche per questo è un po' meno difficile pensare che si possa trovare l'alba dentro l'imbrunire. Da Torino a Trieste. Per fare politica. Per il Nord e per il Paese.
Edmondo Berselli spiega bene un boato di cose. Tra le quali, segnalo quelle che seguono, in cui mi riconosco perfettamente. Osservate e leggete con me:
Al di là delle grandi visioni geopolitiche e geoeconomiche, il tentativo di fare dimenticare le asprezze del governo uscente era difficile. «Veltroni era inseguito dall'ombra lunga di Prodi», dice Giovanni Sartori. Cioè dall'impopolarità determinata dalle scelte del risanamento. «Soprattutto la prima legge finanziaria del governo dell'Unione», ha commentato il direttore del "Sole 24 Ore" Ferruccio de Bortoli, «ha colpito e quindi inimicato ceti, come certi settori del lavoro dipendente qualificato, che si erano schierati per il centrosinistra». Il risanamento, come aveva ricordato il governatore Mario Draghi, era avvenuto tutto dal lato delle entrate. La Confindustria era convinta che la bonifica dei conti non fosse strutturale, ma dipendesse largamente dal ciclo economico. In meno parole: tasse, tasse, tasse. Una redistribuzione sostanzialmente fallita, almeno nella percezione popolare, con la convinzione che alla fine il governo di centrosinistra ha dato i soldi alle imprese, con il taglio del cuneo fiscale, senza riuscire a farli vedere ai lavoratori: «Quando i poveri danno i soldi ai ricchi il diavolo balla», aveva commentato ironicamente un anziano socialista in una lettera ai giornali. E una sostanziale sottovalutazione del costo della vita in aumento, e delle tariffe in crescita.
Veltroni è riuscito a trasmettere segnali coerenti sul piano simbolico e dei valori: la laicità, il rispetto delle coppie di fatto, la tolleranza, la cultura, l'apertura; e poi i valori vecchi ma stabilmente al centro della mentalità della sinistra riflessiva, ossia la convivenza civica, la lealtà repubblicana, la fedeltà costituzionale. Tutto questo però è servito soprattutto a mobilitare il consenso dei sostenitori tradizionali, senza scalfire la rocciosità delle forze avverse. «Veltroni ha fatto una buona campagna sui simboli », commenta lo storico Giuseppe Berta, che ha appena pubblicato da Mondadori un libro sul Nord industriale che tutti gli esponenti politici del Pd farebbero bene a leggere con attenzione, «ma si dà il caso che in questo momento fossero in gioco gli interessi». Quindi al Partito democratico è riuscita almeno parzialmente una mobilitazione politica che ancora una volta ha capitalizzato la paura antiberlusconiana; ma non c'è stato un messaggio davvero mobilitante e trasversale sulla modernizzazione del Paese. È mancata quel senso di «modernizzazione bruciante» di cui aveva parlato uno dei padri del Pd, Michele Salvati, e che sarebbe stato necessario per garantirsi il via libera degli establishment. Berlusconi parlava del bollo auto, commenta il direttore di "Quattroruote", Mauro Tedeschini, «mentre Veltroni parlava dei diritti, dei ricercatori, dell'università, dei sentimenti civili; e non ha mai detto una parola sul costo della benzina, tanto per dire». Tutto molto elevato ma sfasato rispetto ai ragionamenti terra terra dell'avversario («Parliamo dei precari», gli chiede Enrico Mentana a "Matrix"; «No, parliamo degli anziani», risponde Berlusconi, mostrando una significativa consapevolezza dei target elettorali e demografici). Tuttavia a questo punto la sconfitta del Pd è una sconfitta multipla, e sono da valutare con attenzione tutte le sue possibili implicazioni.
Sono tornati. Sono i Democratici del Nord. Quelli del partito del Nord. Quelli che dovevano spaccare il mondo, e poi si sono persi per strada. Repubblica oggi apre le danze. Ci vuole un Pd del Nord. Dalle segreterie regionali arrivano voci contrastanti, ma si fa fatica a capire come possano fermare una simile iniziativa. A Roma, ancora non si sa se hanno cambiato idea (sono sempre stati contrari). Il punto per me è che ci vuole una politica del Pd al Nord, perché la questione settentrionale è immediatamente una questione politica nazionale. Che ogni realtà regionale del partito dovrebbe (anche nel senso dell'«avrebbe dovuto») declinare la campagna ele