Quelli della tolleranza zero. I leghisti, pronti con i 300.000 martiri di Bossi. E i tassisti (loro sono molto meno di 300.000, perché non hanno voluto aumentare le licenze...) di Alemanno, anche loro impegnati sul fronte della sicurezza. Vediamoli. L'epoca della propaganda è finita. Hanno governato il Paese per cinque anni e i reati e le violenze contro le persone non hanno fatto altro che aumentare. Vediamoli. Siamo curiosi. Nella speranza che, nella foga, si ricordino di rispettare la Costituzione.
Aggiornamento sul servizio a noleggio della città di Barcellona. E' impressionante il numero di biciclette in circolazione. Bicing funziona (la pubblicità ne parla come del nuovo servizio di trasporto pubblico della città, e specifica: il tuo). Lo vogliamo anche a Milano. Contro l'inquinamento servirebbe più dell'Ecopass. E' il caso che qualcuno ci pensi.
Che settimana. Anche il Barcelona è uscito dalla Champions. Almeno ha lottato, cosa che è capitata raramente quest'anno. Depressione nei bar e nelle granjas locali. Sarà per la prossima temporada.
Calma e sangue freddo. Evitiamo il massacro interno. Lo dico fin d'ora: sto con Cacciari, che parla di insanità mentale a proposito di chi chiede le dimissioni di Walter e invita a non demolire né il Pd né il suo segretario. Con buona pace del Riformista e della sua campagna denigratoria a posteriori (molto, troppo facile). Perché sia chiara una cosa: se va via Veltroni, allora devono andare a casa tutti, compresi quelli che ora tramano (nemmeno più di tanto) nell'ombra. Noi della base siamo stufi. Lo si sappia, al Loft, a Montecitorio e a Palazzo Madama.
Mentre a Roma i 'noir' invadono il Campidoglio, a Barcellona, città democratica e socialista, l'amministrazione comunale libera un altro colle (il Montjuïc) da un monumento del Caudillo. Preferisco stare qui, almeno per un po'. P.S.: El País titola: Los posfascistas ganan en Roma. Per dire.
Quando la natura si accanisce, l'uomo soccombe. E quando ci si mette anche la sfiga, allora è fatta. A Seveso, per dire, abbiamo perso di cento (100) voti. La grande campagna elettorale di Paolo Butti, candidato del Pd e di due liste civiche, si ferma a pochi metri dal traguardo sulla carta più inaspettato. A lui e ai democratici di Seveso l'onore di avere corso, di averci creduto e di avere perso di pochissimo. A Seveso era già capitato che un margine di qualche voto ci condannasse alla sconfitta. Questa volta il risultato è ancora più amaro, perché Butti partiva da poco più del 25% al primo turno e aveva recuperato voti su voti, giorno dopo giorno. Peccato.
Eccoli qui: sono fascisti (e con loro ci sono i tassisti). Sono partito questa mattina per Barcellona (quasi quasi mi trattengo per un lustro) e in volo leggevo un'intervista ad un esponente del Pd di provenienza Margherita nella quale il Nostro sosteneva che in Brianza si sono persi i voti perché c'erano pochi cattolici candidati. Manco a dirlo chi parla così è uno degli eletti, anche perché in Brianza abbiamo eletto solo cattolici (tra cui un'esponente dei Teodem). Usando il suo paradossale metro di giudizio, il parlamentare eletto qualche giorno fa dovrebbe spiegare a me e agli elettori del Pd perché a Roma, nello stesso fine settimana, Zingaretti prende quasi settantamila voti più di Rutelli. Forse i cattolici romani hanno votato il primo e non hanno votato il secondo... La verità è che il risultato della Capitale conferma che c'è stato uno spaventoso spostamento a destra del voto nel nostro Paese. E' il caso di prenderne finalmente atto, evitando di attribuendo la sconfitta - per una sorta di narcisismo delle piccole differenze - al vicino di banco. Il Pd ha perso. Un po' dappertutto. Anche a Roma, l'ultimo posto in cui avrebbe dovuto perdere.
Mentre terminavo la lettura dell'ultimo, consigliabilissimo pamphlet di Hitchens (Consigli a un giovane ribelle, Einaudi), ho finalmente visto la più struggente storia di un ribelle che sia stata raccontata ultimamente: Into the Wild di Sean Penn. Un film straordinario sulla cultura, sulla letteratura e sul cinema americani. Anzi, volevo dire proprio sull'America. Un'unica annotazione per i cultori del genere: rispetto a Thoreau, in Sean Penn la natura è molto più ostile e vera e il distacco indiscutibilmente più radicale, anche perché meno concettualizzato. Immagino che tutti abbiate già visto il film. Se così non fosse, precipitatevi al cinema. La frase del film: «Ho letto da qualche parte che nella vita quello che conta non è essere forti, ma piuttosto sentirsi forti. Misurarsi. Almeno una volta». Quella più bella: «Happiness is only real when shared».
Mentre Buffon è alle prese con un mal di schiena che gli impedisce di dare il meglio di sé, è straordinaria la condizione di Camoranesi, Del Piero e Chiellini. Anche Legrottaglie rischia di andare agli Europei (per dire). Dal momento che l'Inter di italiani praticamente non ne ha, toccherà alla Juve sostenere le sorti azzurre nella prossima competizione continentale. Chi l'avrebbe mai detto? Io. P.S.: sarebbe bello se Alex e Trezeguet arrivassero a pari merito in cima alla classifica dei cannonieri. Lo stile (ritrovato) della Juventus lo impone. P.S./2: e che gol ha fatto Del Piero?
Fossi in voi, farei un giro sul canale video di A4 - On the Nord. Ci sono Massimo Granuzzo, Franco Sala, Angela Tedino Forapani, Paolo Giaretta, Alberto Garrione, oltre ai già pubblicati Andrea Folco, Nicola Pollari, Maria Rosa Redaelli, Augusto Frigerio... Il documentario è quasi pronto.
L'Amsa di Milano annuncia che si riparte con la raccolta differenziata dell'umido in tre zone della città. Cinquantamila milanesi saranno tenuti a tornare al sacco grigio. La notizia è buona. Non si capisce però perché un mese fa i vertici di Amsa (verificare qui) abbiano sostenuto, nel corso dell'audizione presso la Commissione Ambiente della Regione, che non ve ne fosse alcun bisogno e che non era intenzione né dell'azienda né del Comune di Milano procedere in questa direzione. Anzi: si erano pure risentiti, perché noi insistevamo nel chiedere loro che cosa impedisse ai milanesi uno 'sforzo' che quasi tutti i cittadini lombardi conoscono e praticano quotidianamente. Ad un mese di distanza, cambia tutto. Quando si dice la trasparenza e la capacità di programmazione. Ci toccherà chiedere un'altra audizione, sperando che questa volta i vertici dell'Amsa siano 'sinceri'. Per quanto riguarda i verbali dell'audizione del marzo scorso, finiranno nel cassonetto della carta.
Non si sa ancora che fine farà ma, se Formigoni rimane, in giunta entrerà un assessore del Pd. Così si legge oggi sui giornali. Non ci credo. Nel caso, però, mi chiedo: ma non dovevamo andare da soli sempre e comunque (e lo sostenevano gli stessi che ora sono pronti a «dare una mano» al «presidente dimezzato»)? Ma non eravamo un partito «a vocazione maggioritaria»? Per collaborare su federalismo fiscale e infrastrutture, è proprio necessario soccorrere Formigoni e condividere un programma di governo che riguarda sanità, formazione e tutto il resto? Ma non dovevamo allontanare quell'insistente percezione di inciucismo di cui siamo accusati in Lombardia da un sacco di tempo? La risposta, come sempre, non verrà. Continuiamo così, facciamoci del male.
Una pista da sci al coperto è necessaria (Milano, ecopass; Monza, skipass)
Leggo sul Corriere di oggi: Cinque torri da ottanta metri, una pista da sci al coperto, una tramvia sul canale Villoresi. Non ci volevo credere: pensavo si trattasse di un pezzo di satira politica. Ma pare sia la proposta contenuta nel complesso delle varianti al Pgt presentate da Paolo Romani, emissario della famiglia Berlusconi presso la giunta monzese. Alle idee geniali contenute nel progetto non manca, ovviamente, la Cascinazza (il giornalista scrive: dove erano previsti 388mila metri cubi, ma non è vero, perché non erano previsti). Sull'area di Paolo Berlusconi andrebbe una delle torri e un centro espositivo per l'Expo 2015 (un vero caso: perché il centro espositivo non sorge sull'area della Fossati-Lamperti, già industriale, dismessa e di proprietà del Comune? La risposta la lascio a voi). Oltre alle torri - che fanno letteralmente esplodere le cubature e che sarebbero alte come il campanile del Duomo - le idee geniali sono quella della tramvia sospesa sul canale Villoresi (alla Blade Runner) e soprattutto la pista da sci al coperto sulle cave Rocca. Incredibile. Mariani ci aveva abituati a progetti surreali come quello della metropolitana a fune, ma ora siamo al manierismo. Chi confidava nell'equilibrio del sindaco e della sua giunta è servito. A Milano hanno l'ecopass, a Monza avremo lo skipass. E una metrotranvia che attraversa la città da est a ovest. Per collegare cosa? Le cinque torri. E io che speravo che vincesse Faglia...
Domani si vedono ancora, per chiarire che fine farà Formigoni. B è stato chiaro: rimani in Lombardia fino al 2010, ti diamo un incarico nazionale di segno eminentemente politico, poi si vedrà. Formigoni non si accontenta e si sente umiliato. Visto che le cene non funzionano, potrebbero provare con una chat.
B: Roberto, rimani al Pirellone, fai il mio vice per il Pdl...
F: Volevo venire a Roma, avevamo parlato di un ministero di peso!
B: La Lega è andata troppo forte. Prima volevano la Regione, ora pretendono posti al Governo. E noi non possiamo lasciargli mano libera in Lombardia.
F: Ma sono tredici anni che faccio il presidente...
B: Perché, non ti piace?
F: Allora però voglio ricandidarmi nel 2010!
B: Stai diventando come me? La prospettiva dell'immortalità ti acchiappa?
F: La Farnesina?
B: Oil for food ti dice niente?
F: Allora le Attività produttive!
B: E' il posto di Maroni.
F: Il Senato? E' la seconda volta che mi candido!
B: Il gruppo vuole Schifani... è stato lì a fare il caporale per due anni... sai come vanno queste cose...
F: Dammi almeno i superpoteri per l'Expo, allora...
B: Bravo, e a Letizia cosa dico?
F: Allora, che cosa mi sono candidato a fare?
B: Sai come la penso...
F: Cosa fai, mi prendi in giro?
B: «Più Lombardia fa bene all'Italia»? Infatti ci siamo io, Bossi, Lupi, Maroni, Bondi che oramai è di Arcore, Gelmini...
F: Questa me la paghi.
B: Non credo. Roberto ora ti saluto che mi suona il telefono. E' Micciché. Più Sicilia fa bene all'Italia...
Il 26 aprile è un altro giorno dedicato alla memoria, quella della tragedia nucleare del 1986. Mi scrive Sandro Archetti, impegnato da anni in programmi di solidarietà e cooperazione per i bambini ucraini, che è giustamente preoccupato: troppa leggerezza nel parlare di nucleare, troppi luoghi comuni, una sensazione di irresponsabilità diffusa. Sandro ha ragione. E pensare che B ora vuol far tornare l'Italia al nucleare. Per le scorie, si potrebbe pensare ad Arcore e vedere l'effetto che fa. Mentre per parlare di cose serie, sarebbe il caso di avviare nel nostro Paese un serio e vasto e approfondito programma di risparmio energetico. Sandro se n'è occupato, con l'associazione Cuore di Limbiate.
«Più Lombardia fa bene all'Italia». Così lo slogan di Formigoni. Uno slogan che ha funzionato. Sono numerosi i ministri lombardi che andranno a far parte del governo B (a parte, pare, proprio il candidato che ha adottato lo slogan). Per chi, anche nel Pd, si dovesse rammaricare del fatto che Formigoni non potrà portare nel governo nazionale l'esperienza maturata in Lombardia, segnalo un interessante contributo sulle politiche per la scuola: lo trovate qui. «I programmi non sono tutti uguali» è il titolo. Mi auguro che, in Lombardia, non siano uguali tra loro nemmeno i partiti...
Come forse sapete, Viviana Beccalossi è la fata carabina della giunta regionale. Le sue leggine e i suoi mille provvedimenti sulla caccia in deroga a peppole, stornelli e prispoloni, nonché la passione per i richiami vivi, sono stati gli indiscussi protagonisti di questi tre anni in Consiglio regionale (fin dalle primissime sedute). Ora anche lei se ne va: si trasferisce a Roma e lascia Formigoni e tutti noi. Immediato il comunicato delle peppole: «Quest'anno sorveleremo il cielo di Lombardia con la stessa cautela di sempre, in attesa di sapere chi sostituirà la fata carabina». Il popolo migratore la sa lunga: la corrente del capanno è già mobilitata e il sostituto potrebbe essere ancora più accanito di Beccalossi (un nome, un destino) nella caccia agli uccellini e nel prelievo di richiami. Salutiamo perciò con qualche preoccupazione la fata carabina, certi che con lei se ne va l'unica donna che fa parte del governo regionale. Con buona pace delle quote rosa e della parità di genere. Partita la fata, rimangono solo sedici-dico-sedici assessori uomini. Il famoso modello Formigoni.
L'avevo proposto un anno fa. E se il 25 aprile a Milano diventasse come il 1° maggio a Roma? Con un evento tardo-pomeridiano e serale, dopo il tradizionale corteo? Sarebbe un segnale, credo, per ribadire il ruolo straordinario avuto da Milano dal 1943 al 1945 e per consacrare la festa di tutti gli italiani (tranne l'attuale presidente del consiglio in pectore). Pensiamoci.
Come un faraone egizio, o come Fraga in Galicia (l'unico presidente rimasto in carica così a lungo), Formigoni ha discusso con B l'eventualità di candidarsi per la quarta volta alla presidenza della Regione Lombardia. Dal 1995 arriverebbe così al 2015: un ventennio preciso. Del resto, a Formigoni dalla trattativa romana è arrivato ben poco: nel governo nazionale ci saranno tanti lombardi - da Maroni a Bossi, dalla Gelmini a Lupi, per non dire di Bondi ormai naturalizzato arcorese - tranne lui; Letizia Moratti è appena stata nominata commissario per l'Expo; gli assessori che se ne vanno, Abelli, Beccalossi e Corsaro, erano tra i più influenti della sua giunta; il rimpasto in queste condizioni non è così semplice: Formigoni sostiene di non volere sostituire i partenti, ma vorremmo capire come farà An ad accontentarsi dell'unico assessore che le è rimasto (e che assessore: Piergianni Prosperini). Per quanto riguarda, infine, l'incarico politico nel Pdl, non si parla più della presidenza nazionale, ma di una vice-presidenza. Insomma, una scoppola con cui si dovrà confrontare il Formigoni III, prima ancora di capire cosa potrà succedere nel 2010. Che non è mai stato così lontano come oggi.
Così B oggi commentando la sua ormai tradizionale assenza da qualsiasi cerimonia di commemorazione del 25 aprile. Neanche fosse il Primo Maggio: lui lavora, lavora, lavora. E dimentica, dimentica, dimentica. Che se uno come lui può fare quello che fa, lo deve a persone che il 25 aprile del 1945 festeggiarono per avere lottato, lottato, lottato, sulle montagne, nelle fabbriche, nella notte che durò due anni e che segnò la storia del nostro Paese. B lo sa, ma se ne frega. Espressione che ricorda il Ventennio che allora si chiuse. Non vorremmo che qualcuno volesse riaprirlo, riaprirlo, riaprirlo.
Che a me questa storia di Formigoni che non se ne va perché non lo vogliono e le posizioni dei nostri dirigenti regionali che se ne crucciano (oltre misura, mi pare di poter dire) mi ricorda Palombella rossa, quando Simone (il cattolico, forse ciellino) avvicina Nanni Moretti e lo incalza: "tu la pensi come noi, siamo molto simili!", ripete al protagonista, inseguito da due personaggi ossessivi che si presentano con le paste e gli chiedono di aprirsi, affermando la loro autorevolezza: "Lo sai che c'è gente che ci scrive, e noi non rispondiamo". L'intervista di oggi sulle pagine milanesi di Repubblica a Maurizio Martina (rivolto a Formigoni: "tradito dagli amici, si fidi di noi") ha un titolo morettiano. Ovviamente al rovescio. Va bene esprimere solidarietà, però c'è una misura da non superare. Con Martina discutemmo già di questa impostazione, una sera alla Festa dell'Unità di Monza (citata qui). Diceva Martina (parlando di egemonia culturale e politica): "[In Lombardia] rispetto al centrodestra abbiamo una cultura del tutto arretrata. Ieri sera a Monza discutevamo del Partito Democratico e il tema principale pareva essere che 'noi ci dobbiamo distinguere da Formigoni'. Noi spesso costruiamo la nostra identità politica sull'anti-qualcosa. Ieri Berlusconi, oggi in Lombardia Formigoni. Siamo deboli dal punto di vista culturale". Come è noto, sarei per far risaltare qualche contraddizione del formigonismo, come quelle esplose con clamore nei giorni scorsi e soprattutto nelle ultime ore. E prima di sostituire B negli affetti di Formigoni, ci penserei. Absit iniuria verbis.
Aldo Bonomi lo conosco da tanti anni, da quando ho iniziato a fare politica: nel 1998, coordinati da lui e da Ferruccio Capelli, indagammo la "città arcipelago" che Milano rappresentava allora (e oggi ancor di più, in una deriva oceanica, potremmo dire). Ho letto molte cose che ha scritto, l'ho ascoltato in più occasioni e in molte altre l'ho atteso invano (l'uomo è tanto talentuoso quanto bidonaro). Il suo ultimo libro, di forte impatto, si intitola Il rancore. Alle radici del malessere del Nord, è pubblicato da Feltrinelli e in 150 pagine offre una presa di posizione molto limpida sulle questioni che riguardano la nostra porzione di Paese. La crisi della rappresentanza, la riscoperta della comunità, l'approccio lobal (che fa segno alla faccia local del global), la ripresa della fraternité, come antidoto alla frammentazione, una riflessione sul ruolo della politica (quello che le si chiede è mettersi in mezzo tra i flussi e i luoghi, per dirla in linguaggio bonomiano). Il territorio, da una parte, i flussi della globalizzazione, dall'altro, che Bonomi indaga sulla base degli studi propri e di quelli altrui (protagonista, senza dubbio, Ulrich Beck, uno degli autori che affascinano di più anche me) e attraverso le testimonianze di un Nord che cambia profondamente e che continua a farlo a dispetto delle classificazioni troppo rigide perché troppo tradizionali. La chiave di lettura del libro, per me, è la seguente: Attenzione, c'è qualcosa di malato che avanza nel conflitto flussi-luoghi, e se non si prova a governare questi conflitti, abbiamo già visto cosa accade: le comunità, i luoghi, si fanno maledetti, producono rancore, "sangue e suolo". Cerchiamo di tenerlo presente, mentre riflettiamo su di noi e sul Nord.
Sicurezza sul lavoro: mobilitazione a Monza e in Brianza
Con Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, ci siamo confrontati, nei giorni scorsi, sulle morti sul lavoro che hanno riguardato il nostro territorio. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare fosse un appello alla mobilitazione, che Adriano ha condiviso con altri sindaci, di tutti gli schieramenti politici, della Brianza. L'appello è stato approvato all'unanimità dal MB7 e dall'assemblea dei sindaci di Monza e della Brianza. Trovate il testo dell'appello qui sotto.
Il nostro è un appello rivolto alle associazioni di categoria e alle forze sociali nel loro complesso, al sistema produttivo e al mondo dell'informazione della Brianza perché non si lasci nulla di intentato nel contrastare le morti sul lavoro. Perché si intervenga al più presto, sia per la formazione degli addetti, sia per la sicurezza dei processi produttivi, perché ogni intervento rinviato può significare una vita persa. Nella promozione della dignità del lavoro e nel rispetto per la persona umana, chiediamo che si promuova una grande mobilitazione di carattere culturale e politico, a cui possano partecipare tutti indistintamente, perché non solo le leggi siano rispettate, ma si affermi sui luoghi di lavoro, nei cantieri, nei capannoni e lungo le strade della nostra provincia un'attenzione particolare. Perché le morti degli ultimi giorni, in rapida successione, non siano soltanto gli ennesimi episodi di una lunga serie, ma diventino un momento di riflessione collettiva. Le morti e gli infortuni sul lavoro sono una drammatica emergenza, soprattutto nella piccola impresa e in particolare nell'edilizia. Crediamo che tutta la comunità brianzola debba sensibilizzarsi, ognuno nel proprio ambito e con il proprio ruolo, per dare voce ad una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro. Ne va della vita di tanti lavoratori e della felicità di tante famiglie.
La risposta italiana alla domanda: "Come ti chiami?"
E', per sua stessa definizione, Rocco Tanica. Il suo Scritti scelti male, pubblicato da Bompiani, è una lettura utilissima per i prossimi 'ponti', per dimenticare un periodo non certo facile o spensierato. Straordinario il florilegio delle leggende metropolitane, irresisteibili le lettere indirizzate ai vip (soprattutto lo scambio tra punkabbestia e Rubbia), imperdibili gli articoli rifiutati dal Touring Club e da Ulisse 2000, come ad esempio quello riportato sulla quarta di copertina:
Volo preferibilmente con le compagnie della lista nera dell’ENAC, quelle che non possono operare nei maggiori scali europei perché non rispettano gli standard di sicurezza. Air Gabon su tutte. E’ conveniente, sono gentili, mi trovo bene. Forse per via della coda di paglia (sanno di essere in difetto) sono permissivi col passeggero. “Posso fumare durante il decollo?”. - Sì.
La definizione è di Laseb, la friulana che non ti aspetti. La notizia è di quelle sconvolgenti: dopo Tronchetti, anche Ligresti si 'candida' a salvare Alitalia. Una cordata coraggiosa, non c'è che dire. Ci manca solo una telefonata di Moggi, e poi il quadro è completo.
E' la prima volta che un progetto di legge - che da qualche tempo scrivo per esteso, essendo l'acronimo (Pdl) del tutto indigesto - presentato dalla minoranza e con il vostro affezionatissimo quale primo firmatario, ottiene un qualche riconoscimento da parte del Consiglio regionale. La proposta della creazione del Furs, ovvero del Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo, era stata da noi avanzata da tempo (per l'esattezza il 27 marzo 2006). L'assessore Zanello, dell'ala ragionevole della Lega, ha ripreso la proposta e presentato un progetto di legge molto simile al nostro, che abbiamo discusso, emendato e valutato positivamente e all'unanimità nel corso della seduta odierna della Commissione Cultura della Regione Lombardia. Siamo passati, come ci auguravamo, "dal forse al Furs", dalla frammentarietà di una normativa molto datata ad una programmazione più qualificata e coerente con la sfida di sostenere e promuovere lo Spettacolo nella nostra Regione. Sono soddisfazioni.
Mentre leggo e rileggo le agenzie sulla resistibile ascesa di Roberto Formigoni alla Farnesina, al Viminale, alle Attività produttive, all'Istruzione, a Palazzo Madama, alla presidenza del Popolo della libertà (accipicchia), sono sempre più convinto che ci vorrebbe il gorilla del Crodino a commentare le vicende della politica italiana. Prendete questa, ad esempio. Ogni riferimento a persone o grattacieli realmente esistenti è del tutto casuale...
Era il 2006. Formigoni, eletto l'anno prima presidente della Regione, si era candidato al Senato a febbraio. Era capolista ed stato eletto. Poi fino a luglio aveva tenuto tutto e tutti in sospeso. «Vado o non vado?», si chiedeva in pubblico e in privato. Anche allora, come oggi, Formigoni scelse il metodo Forrest Gump. «La vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». La campagna di comunicazione di allora, curata dal vostro affezionatissimo, può funzionare anche oggi. Abbiamo un presidente talmente ecologista, che ci consente di riciclarla.
Cliccate qui e qui e, ancora, qui per visualizzare le cartoline della stagione 2006 ma anche 2008.
Quando tocchi il fondo, puoi sempre iniziare a (s)cavare
Dopo l'iter più pazzo (e vergognoso) del mondo, il piano cave di Bergamo è giunto ieri in aula. L'assessore Pagnoncelli, sospettato da più parti di avere un bel conflitto di interessi, ha annunciato che il piano verrà rinviato, perché non ieri non era stato raggiunto alcun accordo tra le forze di maggioranza. Mi associo alle parole del collega e comandante Marcello Saponaro, che ha commentato così. A dicembre, l'assessore alle cave era stato costretto a rinviare il testo in Commissione (qui la cronaca di quella seduta rocambolesca). Due erano soprattutto gli ambiti di escavazione, così si chiamano, sui quali si era consumato lo scontro: Calcinate e Caravaggio (qui per ulteriori informazioni: a chi fosse interessato posso anche inviare le foto, perché sono stato là, una domenica del novembre del 2006). Pagnoncelli, però, nell'ultimo passaggio tra Consiglio e Commissione, ha pensato bene di aggiungere un altro ambito di escavazione presso il Comune di Calcio (un nome, un destino). Karl Popper diceva che bisogna sposarsi con i problemi e fare tanti problemini. L'assessore alle cave, incurante delle conseguenze, prosegue sulla sua strada e le cave, anziché diminuire, aumentano ad ogni giro di giostra istituzionale. La maggioranza, da tempo, non lo segue più. Come dice un detto orobico: quando tocchi il fondo, non è finita. Puoi sempre iniziare a cavare.
Obama stravince a Philadelphia, superando la principale esponente dello schieramento a lui avverso di trenta punti, ma la Pennsylvania va a Hillary. Sempre più aperta la sfida. Obama è avanti, ma Clinton vince negli Stati più importanti per le elezioni presidenziali, quelli 'marginali', dove democratici e repubblicani sono più vicini. Un argomento che conterà molto nelle prossime settimane. Per ora, leggete il piano di Obama per l'America. Ne vale la pena. Qui trovate i risultati.
Tommaso Padoa-Schioppa ha autorizzato il prestito-ponte per Alitalia. 300 milioni di euro. Come richiesto da Berlusconi, precisa. Un modo semplice per aiutare il Pd al Nord (sì, ciao).
Così ha commentato Formigoni uscendo dalla villa di Arcore, dopo il vertice con B in cui hanno discusso del suo futuro. Per commentare, ci vorrebbe il gorilla del Crodino.
A Senna Lodigiana non sorgerà alcuna discarica. La Conferenza dei Servizi convocata questa mattina a Milano per decidere nel merito della richiesta della società CRE per la realizzazione di una megadiscarica di rifiuti da tre milioni di metri cubi in località Bellaguarda di Senna Lodigiana si è chiusa con un parere negativo. Ha prevalso la posizione della Provincia di Lodi e di tutte le amministrazioni comunali coinvolte, a partire proprio da Senna e dalla finitima Somaglia. Il Pd, a cominciare dal mitico Gianfranco Concordati, ha fatto la sua parte e dato battaglia. Sono felice di avere partecipato (buon ultimo tra i titoli di coda) ad una battaglia vinta (ne avevo parlato qui ed ero stato là).
Tra qualche minuto sapremo che cosa avranno deciso Veltroni e i segretari regionali riuniti a Milano. Maurizio Martina ha detto di non essere d'accordo con l'idea del Partito del Nord sostenuta, tra gli altri, da Filippo Penati. A Roma, come avevamo abbondantemente anticipato, non ci sentono proprio. Da tempo molto preoccupato per le etichette che continuiamo ad attribuirci, ho già fatto una proposta semplice semplice. Una forte autonomia delle strutture regionali del partito (non era un partito federale, il nostro?), un coordinamento forte tra le cinque autonomie del Nord, una struttura di coordinamento composta dai segretari regionali e dalle figure più eminenti, una per ciascuna regione, che diano spessore e visibilità alla nostra iniziativa politica. Un coordinamento che dia dei segnali, ogni mese, che offra una direzione politica su alcuni temi di interesse generale, che sappia individuare insieme le migliori forme per un radicamento e un rilancio dell'iniziativa del Pd. Non vorrei che, siccome il Partito del Nord non si fa, non si faccia nulla. Sarebbe il solito errore, e l'ennesima puntata di una storia che conosciamo fin troppo bene. I Nordem non andranno bene: si sappia però che da questi parti allignano i Perdem, nel senso letterale. Perdémm.
Leggete Paolo Berizzi, Morte a tre euro. Nuovi schiavi dell'Italia del lavoro, Baldini Castoldi Dalai editore. La copertina è nera, come il lavoro di cui parla, come la disperazione che attraversa, come la realtà che descrive. E' un'ombra che incombe su tutti gli italiani (brava gente? sì, ciao), quella del lavoro clandestino, sottopagato, senza diritti né compensi adeguati, in un mondo popolato di approfittatori, di caporali, di schiavisti, di negrieri. Sotto gli occhi di tutti: in piazzale Lotto come in piazzale Loreto, ovvero i posti più attraversati dai milanesi, a tutte le ore del giorno (e della notte), dove i caporali reclutano la manodopera come se fosse la cosa più naturale del mondo. Manodopera straniera, si capisce. Quando si parla di immigrazione, bisognerebbe avere rispetto per le vicende descritte da Berizzi, conoscerle, indagarle, considerarne la violenza e l'esasperazione a cui conducono. Le morti sul lavoro avvengono soprattutto in questo settore, sommerso, dell'economia nazionale. Soprattutto in edilizia, dove è più facile essere assunti senza contratto e farsi male o morire. Un dato che riguarda tutto il Paese, dal profondo Nord al profondo Sud, bene rappresentato nei tanti cantieri e nelle migliaia di piccole imprese italiane (ma anche nello scandaloso Ortomercato di Milano). Ieri leggevo su un giornale che se muore un operaio è colpa della Cina e delle tasse di Roma. Così commentava un esponente della Lega. Siccome hanno vinto, possono dire quello che vogliono. In realtà, il problema riguarda noi, direttamente, e interroga le nostre coscienze. Quando si parla di villette, ad esempio, è del tutto forviante tirare in ballo la globalizzazione. Semplicemente c'è qualcuno che non è pagato, che è costretto a lavorare come una bestia, che arricchisce qualcun altro alle sue spalle, per dare poi la casa alle nostre famiglie (più o meno) felici. Non dimentichiamolo. Il rispetto della dignità umana inizia proprio da qui.
In uno dei ministeri più importanti, l'Ambiente, a cui tutti noi teniamo sopra ogni cosa, sembra che andrà Michela Vittoria Brambilla. Insieme a Bondi all'Istruzione, un segnale di autorevolezza e credibilità. E di autonomia. Al Gore era Disneyland a confronto. Chissà che ne pensa il mio amico Saponaro...
Il catalogo è questo: Calderoli vicepremier (come a dire: a fare porcate si fa carriera). Zaia (chi non lo conoscesse, lo può trovare qui e qui) alle politiche agricole. Bossi alle riforme. Bondi all'istruzione. Gelmini agli affari regionali. Ogni commento è superfluo, se non che il Nord loro lo rappresentano. Sul 'come' mi sia consentito sorvolare.
Adesso vorrei proprio capire come si fa a non portarlo agli Europei. Boh. L'anno scorso siamo andati a Bergamo per pareggiare con l'Albinoleffe. Io c'ero. Oggi la Juventus è in Champions, con la tripletta di Alex e con due giocatori che ambiscono al ruolo di capocannoniere: Alex e il 17. Scorrendo quella speciale classifica, ci si arrabbia ancora di più. Nella stessa Juve, quella delle telefonate, giocavano quattro dei sette migliori marcatori. Se qualcuno avesse evitato di clonare le schede... Comunque, stasera tutti a tifare Toro.
Mi chiede un signore nigeriano, in occasione della seconda presentazione della Consulta dei residenti privi di cittadinanza che il Comune di Vimercate sta promuovendo. Rispondo con un po' di malizia che vengo da Monza e che tutto sommato, pensando alla nota antipatia che corre tra le due città, anch'io sono straniero. Vimercate è una bella città e da oggi pomeriggio lo è un po' di più. Perché quest'idea di creare un ambito di confronto e di dialogo con i residenti stranieri è un fatto di grande importanza. E' evidente che l'integrazione è la 'ricetta' fondamentale per 'gestire' l'immigrazione: una grande alleanza tra chi viene qui da Paesi diversi per lavorare e far crescere anche il nostro sistema produttivo, da una parte, e gli italiani, dall'altra, per respingere - insieme - i malintenzionati. Un desiderio espresso nella riunione di oggi dagli stessi stranieri, giunti a Vimercate da ogni confine: russi, rumeni, maghrebini, latinoamericani. Sono il 6% in città e non hanno alcuna rappresentanza, benché in molti casi vogliano partecipare e condividere i destini di quella che sentono come loro comunità. A Vimercate tutto è nato dal COI, che sta per Centro Orientamento Immigrati, creato quarant'anni fa per 'orientare' gli immigrati che venivano da altre parti del nostro Paese, soprattutto dal Mezzogiorno. La missione non è cambiata. L'integrazione e la qualità sono la strada maestra: offrire diritti a quelli 'buoni' (la grande maggioranza), per isolare chi delinque. Una lezione di civiltà da parte di Vimercate, in poche ore, un sabato di aprile. A proposito: voi, precisamente, da dove venite?
Ho partecipato, in forma privata, alle esequie di Raimondo, il lavoratore di 47 anni morto mentre svolgeva il proprio lavoro, insieme ad un collega del Burkina Faso, in una fabbrica a Cornate d'Adda. Mentre mi recavo ad Oreno per il funerale, venivo raggiunto dalla notizia che un altro lavoratore era morto ad Agrate, schiacciato dalla macchina a cui era addetto. Il Comune di Vimercate - un esempio di civiltà - ha inteso dichiarare la giornata di lutto cittadino e mezza città ha voluto esprimere il proprio cordoglio attraverso la propria partecipazione. Quello della sicurezza sul lavoro è un tema decisivo: è necessaria una condanna morale per chi lo sottovaluta, una presa di coscienza collettiva, un impegno determinato perché tutti quelli che lo sottovalutano vengano puniti. E perché ci sia una mobilitazione (proprio così: una mobilitazione) per evitare che si ripetano - in continuazione, come accade da troppo tempo - simili tragici episodi. E non è retorica: è qualcosa di immediatamente concreto, che riguarda la cultura, la formazione e il rispetto della legalità e della persona umana. Ripartire, in questo caso, non si può: si deve.
«Aprire le trattative con Aeroflot». Così B con Putin. Mi scrive Stefano, un caro amico, e mi chiede: ma Aeroflot è la cordata italiana? No. Semplicemente no. E se Air France era Napoleone-l'invasore, Aeroflot che cosa è? Iniziamo bene. Benissimo.
Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Non sono partito. A Barcellona c'è il gran premio - che per uno di Monza sembra quasi una provocazione - e non ci sono biglietti aerei disponibili. Andrò in quella che è diventata la mia seconda città la prossima settimana, perché devo riprendere un sentiero interrotto con l'università e perché ho in mente una cosa che se mi riesce... beh, vi racconterò. Sono qui, sono passati solo quattro giorni e piove che sembra di essere in Blade runner. L'unica cosa che so è che non ci perderemo come lacrime nella pioggia e che non è affatto tempo di morire, nonostante tutto quello che abbiamo incontrato al largo dei bastioni di Orione e nei pressi delle porte di Tannhäuser (dove lampeggiano, guarda caso, i raggi B). Ci siamo. Ne abbiamo prese un po' dappertutto e non siamo riusciti nella rimonta. Anzi: nove punti sono tanti e come tali vanno considerati. Ci aspetta un periodo complicato, in cui tutto rischia di tornare come prima. Sento già i rumori delle ferraglie e i fantasmi ritornare a fare la voce grossa. Il mio auspicio è che si vada avanti nel percorso del Pd, che questo partito si apra e riconosca di doverlo fare ancor più di quanto non sia stato fatto finora. E che si torni a fare politica au grand jour. Sarà perché sono finalmente riuscito a dormire qualche ora, ma credo che tutto si possa fare. Ancora. E nonostante tutto.
Il titolo è strepitoso: A volte ritornano sempre. Lo pseudonimo, curioso: Spoon Tever. La citazione di Mark Twain sulla quarta di copertina, un motivo sufficiente per acquistare il libro: «Supponiamo che tu sia un idiota e supponiamo che tu sia un membro del Congresso. Ma mi sto ripetendo». Si tratta di un pamphlet in forma di epitaffio uscito per i tipi di Baldini Castoldi Dalai. Sono 52 ritratti postumi di politici verosimili. Mi permetto di aggiungerne uno (ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale o quasi). Il titolo è: Soltanto qui (e non altrove).
Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Come se vi fosse,
all'altezza del grande fiume che dichina a fondo valle,
una linea immaginaria e invalicabile.
Non pensavo, sinceramente, no, non lo pensavo,
che si potesse concepire che, in questa regione,
il mio trono fosse anche la mia tomba.
Fui un modello. L'han scritto a chiare lettere.
Come la lapide che ora mi racconta
fui ingessato a queste mura.
Statuario. Inamovibile.
Insostituibile, anche quando mi sarei
sostituito volentieri da solo.
Fui presidente di tutti. E anche un po' di più.
Soltanto qui e non altrove.
Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Soltanto qui e non altrove.
Mi rivolgo a Marta e a Giovanni, a Roberto e a Fausto e a tutti coloro che ci hanno accompagnato sul pullmino dell'A4. Proseguiamo il nostro viaggio. Fabio si è candidato a raccogliere quanto è stato scritto, gli appunti e le interviste, e a mettere in ordine "il tutto" fino a farlo diventare un libro. Altri amici democratici si possono aggiungere, quali antenne di questo LoVe che ci ha amato così poco nel weekend appena trascorso e, soprattutto, nei due anni precedenti. A Varese ci sono i due Andrea, che sono bravi e appassionati e quindi immediatamente reclutati. In Veneto so che Marta troverà altri compagni di viaggio. Nel Friuli scosso da una sconfitta in larga misura eterologa (se così si può chiamare), Giovanni saprà che cosa fare. Ci manca un piemontese, pronto a consumarsi un po' di scarpe e a metterci passione e intelligenza. L'A4 è lunga, come la strada che abbiamo da fare. Abbiamo tutta la vita davanti, tante idee, tanta voglia di cambiare. Prima di tutto noi stessi, perché i viaggi a questo servono. A cambiare. A migliorare. A capire di più. Una breve sosta in autogrill, a consolarci con un Camogli, e poi si riparte. So che ci sarete. E anche per questo è un po' meno difficile pensare che si possa trovare l'alba dentro l'imbrunire. Da Torino a Trieste. Per fare politica. Per il Nord e per il Paese.
Edmondo Berselli spiega bene un boato di cose. Tra le quali, segnalo quelle che seguono, in cui mi riconosco perfettamente. Osservate e leggete con me:
Al di là delle grandi visioni geopolitiche e geoeconomiche, il tentativo di fare dimenticare le asprezze del governo uscente era difficile. «Veltroni era inseguito dall'ombra lunga di Prodi», dice Giovanni Sartori. Cioè dall'impopolarità determinata dalle scelte del risanamento. «Soprattutto la prima legge finanziaria del governo dell'Unione», ha commentato il direttore del "Sole 24 Ore" Ferruccio de Bortoli, «ha colpito e quindi inimicato ceti, come certi settori del lavoro dipendente qualificato, che si erano schierati per il centrosinistra». Il risanamento, come aveva ricordato il governatore Mario Draghi, era avvenuto tutto dal lato delle entrate. La Confindustria era convinta che la bonifica dei conti non fosse strutturale, ma dipendesse largamente dal ciclo economico. In meno parole: tasse, tasse, tasse. Una redistribuzione sostanzialmente fallita, almeno nella percezione popolare, con la convinzione che alla fine il governo di centrosinistra ha dato i soldi alle imprese, con il taglio del cuneo fiscale, senza riuscire a farli vedere ai lavoratori: «Quando i poveri danno i soldi ai ricchi il diavolo balla», aveva commentato ironicamente un anziano socialista in una lettera ai giornali. E una sostanziale sottovalutazione del costo della vita in aumento, e delle tariffe in crescita.
Veltroni è riuscito a trasmettere segnali coerenti sul piano simbolico e dei valori: la laicità, il rispetto delle coppie di fatto, la tolleranza, la cultura, l'apertura; e poi i valori vecchi ma stabilmente al centro della mentalità della sinistra riflessiva, ossia la convivenza civica, la lealtà repubblicana, la fedeltà costituzionale. Tutto questo però è servito soprattutto a mobilitare il consenso dei sostenitori tradizionali, senza scalfire la rocciosità delle forze avverse. «Veltroni ha fatto una buona campagna sui simboli », commenta lo storico Giuseppe Berta, che ha appena pubblicato da Mondadori un libro sul Nord industriale che tutti gli esponenti politici del Pd farebbero bene a leggere con attenzione, «ma si dà il caso che in questo momento fossero in gioco gli interessi». Quindi al Partito democratico è riuscita almeno parzialmente una mobilitazione politica che ancora una volta ha capitalizzato la paura antiberlusconiana; ma non c'è stato un messaggio davvero mobilitante e trasversale sulla modernizzazione del Paese. È mancata quel senso di «modernizzazione bruciante» di cui aveva parlato uno dei padri del Pd, Michele Salvati, e che sarebbe stato necessario per garantirsi il via libera degli establishment. Berlusconi parlava del bollo auto, commenta il direttore di "Quattroruote", Mauro Tedeschini, «mentre Veltroni parlava dei diritti, dei ricercatori, dell'università, dei sentimenti civili; e non ha mai detto una parola sul costo della benzina, tanto per dire». Tutto molto elevato ma sfasato rispetto ai ragionamenti terra terra dell'avversario («Parliamo dei precari», gli chiede Enrico Mentana a "Matrix"; «No, parliamo degli anziani», risponde Berlusconi, mostrando una significativa consapevolezza dei target elettorali e demografici). Tuttavia a questo punto la sconfitta del Pd è una sconfitta multipla, e sono da valutare con attenzione tutte le sue possibili implicazioni.
Sono tornati. Sono i Democratici del Nord. Quelli del partito del Nord. Quelli che dovevano spaccare il mondo, e poi si sono persi per strada. Repubblica oggi apre le danze. Ci vuole un Pd del Nord. Dalle segreterie regionali arrivano voci contrastanti, ma si fa fatica a capire come possano fermare una simile iniziativa. A Roma, ancora non si sa se hanno cambiato idea (sono sempre stati contrari). Il punto per me è che ci vuole una politica del Pd al Nord, perché la questione settentrionale è immediatamente una questione politica nazionale. Che ogni realtà regionale del partito dovrebbe (anche nel senso dell'«avrebbe dovuto») declinare la campagna elettorale e politica sul territorio. Che una forma di coordinamento è necessaria e improrogabile. Se ne parla da anni, non se n'è fatto mai nulla. Un coordinamento del Nord ci vuole, che tenga insieme i quattro (o cinque) segretari regionali e una personalità per ogni regione: Chiamparino, Penati, Cacciari, Illy ed eventualemente Cofferati. Potrebbe anche esserci un vicesegretario del Nord, da affiancare a Veltroni. Le soluzioni sono tante: l'importante è che non siano burocratiche o di facciata. Ma soluzioni politiche. Noi proseguiremo il nostro viaggio, consapevoli che la strada è lunga. Molto lunga.
Me l'aspettavo (la mia biblioteca, un ducato grande abbastanza)
Un tale, in Brianza, ha mandato in giro una lettera via email dal significativo titolo: «Troppi Civati». Come già l'anno scorso, si sostiene, nemmeno troppo velatemente, che la colpa della sconfitta sia da ascrivere a me. Troppo veltroniano nei modi e nelle convinzioni: fino a tre giorni fa, lo erano diventati tutti, veltroniani, anche quelli che hanno sempre sostenuto che Walter fosse un «coglione» (testuale: se si insiste con questo andazzo, mi metto a fare anche i nomi). Sta a vedere che, siccome mi piace Obama, se perde in Pennsylvania qualcuno viene a dire che ho delle responsabilità. Curioso che quando le elezioni si vincono, come è successo in tre occasioni nelle quali ero candidato (e anche qualcosa in più), 2002, 2004 e 2005, la principale preoccupazione di tutti fosse quella di ridimensionare l'esito elettorale, di spiegare che si era vinto, però, c'erano tanti motivi... Soprattutto le quasi ventimila preferenze delle Regionali sono diventate immediatamente un problema, sui volti dei colleghi e dei compagni (tra virgolette). Mi hanno 'zincato' in ufficio tre anni, per evitare che potessi nuocere (non so bene a chi). «Troppi Civati» anche allora. Quest'anno, non mi volevano candidare, poi hanno ritenuto di doverlo fare, in extremis, il lunedì in cui si sono chiuse le liste, un po' per quello che potrei chiamare «diffuso sentimento popolare», un po' perché non erano riusciti nella non impossibile operazione di collocare il candidato ufficiale della Brianza in una posizione in cui fosse eleggibile. Punti di vista diversi e legittimi: da Roma, Enrico Letta, per fare un solo esempio, si era stupito che io non ci fossi, tra i nomi che giravano. In Brianza e a Milano, invece, il fatto che io non ci fossi era un auspicio, di più, un obiettivo. Ora, però, se non abbiamo sfondato (perché tenuto, dalle mie parti, si è tenuto, molto più che in altri Comuni dove risiedono candidate e candidati), è perché il misero numero diciassette non va bene. Tutto giusto e corretto. Un po' meschino, forse, ma molto significativo. Tutti sanno che mi ritengo prestato alla politica: se qualcuno pensa che il contratto sia scaduto, lo dica a chiare lettere, magari rivolgendosi direttamente a me. C'è un passo a cui sono molto affezionato: «Quant'a me, meschino, la mia biblioteca era un ducato grande abbastanza. Ed egli pensò ch'io fossi incapace del reggimento temporale». E' Prospero che parla, ne La tempesta di Shakespeare. Non credo di dover aggiungere altro e che questa sia la mia risposta tombale alle malelingue, alle invidie e ai giudizi avventati dei burocrati di ogni generazione. Rinvio al testo scespiriano per le conseguenze del caso.
Si parla di governo-ombra. Mi sono chiesto: di chi vorrei essere l'ombra, nel caso? Dopo attenta disamina, l'unica ombra che mi piacerebbe è quella di Mara Carfagna. La delega mi piace (pari opportunità) e chi pensa che si tratti di motivi di ordine extra-politico si sbaglia...
Come vi annunciavo, siamo riusciti ad installare i primi pannelli solari a servizio della maternità di un villaggio del Mali. Tra qualche ora avremo anche le foto e potremo dare informazioni dettagliate circa i prossimi interventi. Il progetto lo trovate qui. Credo sia una cosa bella e giusta. Se siete interessati, scrivetemi.
Leggete qui: «Il sito internet urbanspoon.com [...] ha inventato l'indice sushi-steak, scoprendo che le città con più ristoranti di pesce crudo votano democratico mentre quelle dove trionfano le bistecche sono repubblicane». Il muesli è con Obama, il vino bianco con Hillary. Sarà vero? Forse sì.
Formigoni non è ancora partito, ma i topi ballano già. Succede nello stabile del Consiglio regionale, dove i topi sono usciti allo scoperto per via di alcuni lavori all'interno della struttura che ospita i nostri uffici. Nella regione del pifferaio, i topi mancavano. Ora abbiamo anche quelli. Siamo al completo.
E se invece di Formigoni, a Roma, dovesse andare Galan? E se B non volesse 'mollare' alla Lega la regione più importante, chiave del suo successo? E se la proposta del ministero dell'Istruzione, che Formigoni ha già fatto capire di non desiderare più di tanto, fosse un modo per fargli capire che è il caso che rimanga qui? Continuo a credere che, ora, Formigoni debba andare. Si è candidato (capolista), è stato eletto e non può certo tornare sui propri passi, come è già accaduto due anni fa. Resta da capire se, come si dice in politichese, ci sono le 'condizioni' perché ciò avvenga. E queste 'condizioni' non sembrano esserci. Ci aspettavamo di dover votare in Lombardia, magari si voterà in Veneto (sempre per la serie: senso delle istituzioni).
I giornali hanno già deciso chi sarà il presidente della Regione, riprendendo voci e dando spazio a considerazioni autorevoli, anche se non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci nemmeno sul risultato delle elezioni precedenti, sulle modalità con cui sono state composte le liste e sulla campagna elettorale che abbiamo fatto in Lombardia. Martina è il candidato presidente del Pd per la Lombardia. Un Pd che a sentire i nostri dirigenti andrà da solo anche qui, senza considerare che le regionali sono ben diverse dalle politiche. Tutto in contrario sulla linea, nulla in contrario sulla candidatura (tutti gli altri al solito si sono squagliati) ma a me questo modo di fare politica non piace. P.S.: ricevo ora una telefonata da Maurizio Martina, che mi esprime le stesse preoccupazioni. Dice che faremo le cose con calma e con saggezza. Sono convinto che sia l'unico modo per ripartire.
Al peggio non c'è limite: dopo esserci occupati per tutta la campagna elettorale degli indecisi, adesso ci tocca sorbirci anche la sorte di Formigoni. Vorrebbe andare, ma se non gli dovessero dare la presidenza del Senato, allora rimarrebbe. Più che una cultura delle istituzioni, un culto della personalità. Come già nel 2006, è tornato l'Amleto. Non viene da Elsinore. Viene da Lecco.
Ve lo ricordate il senatore di An con la mortadella in bocca al momento della caduta del governo Prodi. B aveva promesso di non ricandidarlo, poi - ovviamente - l'ha candidato, ma è rimasto fuori dal Parlamento. Anche Renato Farina, nome in codice Betulla, non è stato eletto. Entrambi potrebbero essere ripescati, perché il porcellum consente ai capilista - se questi si presentano in più collegi - di optare per l'uno o per l'altro. Vediamo. Per ora non ci sono, però, ed è una piccola buona notizia.
Nella tornata elettorale più sfortunata di tutti i tempi, Laura Barzaghi ottiene il 49,99% dei consensi e per soli due voti non vince al primo turno le elezioni comunali di Nova Milanese. Il suo risultato è comunque straordinario. Bene anche Paolo Butti a Seveso, che tiene a qualche punto di distanza la Lega e va al ballottaggio. Decisiva la politica delle alleanze in vista del secondo turno.
La lettera più bella (cose semplici ma utili, per noi, per il Paese)
L'autore è Biagio Catena, una persona intelligente e sensibile. Mi scuserà, perché l'ho in qualche modo 'rubata', questa lettera. E come in Edgar Allan Poe, la lettera rubata stava nel posto dove ci ostiniamo da tempo a non guardare, nelle fabbriche e tra i ceti popolari. Dove è sparita la sinistra (non solo quella dai-mille-colori, tutta la sinistra) e si è fatta spazio la Lega. La lettera rubata, rivolta a Veltroni ma per metonimia a tutto il gruppo dirigente, nazionale e locale del Pd, dice quello che stavo pensando da ore e che non riuscivo a formulare compiutamente. Ve ne propongo ampi stralci. Stampateli e conservateli con diligente cura.
«Grande parte del centro sinistra negli ultimi 15 anni ha perduto il legame con la propria gente. La gente disperata ed in solitudine ha perso anche la capacità di difesa e di analisi poiché le trasformazioni del mondo produttivo , della società e della comunicazione sono state determinanti al fine di rompere ogni legame politico e di rappresentanza solida. Conseguentemente a tale situazione si giunge anche ad una sofferenza materiale costituita dall’erosione dei redditi, aumento delle precarietà, società piena di contraddizioni, fenomeni immigratori (elemento quest’ultimo al quale non siamo abituati e lo percepiamo come pericolo, attentato alle nostre tradizioni, sicurezza) etc. Tutto ciò ci ha reso deboli ed impauriti. Questa situazione ha costituito l’humus e basi importanti per quelle forze politiche che fanno leva su queste paure legittime della gente e quindi parlare più al ventre che alla testa. I flussi elettorali almeno nelle aree da cui ti scrivo sono chiari, una cospicua parte di persone (operai, tecnici, impiegati e non solo) elettorato di sinistra ha votato per la Lega ed il Pdl, un’altra parte ha preferito starsene a casa; quest’ultima fascia denota ancora di più la debolezza delle persone. Ora bisogna “reagire” poiché all’orizzonte dobbiamo attenderci la riproposizione di modelli sociali, economici ed istituzionali classici del pensiero berlusconiano e leghista. Dobbiamo ripartire dal miracolo fatto con il Partito Democratico, dobbiamo dire basta ad una visione di militanza a volte manichea fatta solo di impegni istituzionali, di cariche nei consigli comunali e nelle Giunte, di cariche nei CdA delle aziende etc. Dobbiamo riavvicinarci al mondo del lavoro tentando di ricostruire un blocco sociale capace di creare egemonia culturale ideale, di essere protagonisti ed interpreti dei processi economici e sociali, in poche parole riscoprire il valore della democrazia economica. Dove possiamo, dobbiamo aprire circoli del PD nelle aziende, dove possiamo dobbiamo aprire circoli cittadini che siano un cantiere di iniziative culturali, di dibattito, di proposta per il proprio quartiere ed il vivere quotidiano del territorio. Credo che possiamo veramente mettere in atto quella favolosa parola d’ordine detta da te milioni di volte (il patto tra produttori e non solo) si può e si deve fare emergere tutta quella intellettualità che ha sostenuto la nostra campagna elettorale. Dobbiamo riscoprire il valore della cultura diffusa altrimenti trionferà l’intolleranza, l’ignoranza e l’individualismo. Si potrebbe ricominciare a riscoprire la diffusione militante dell’Unità la domenica, occasione per difendere il pluralismo dell’informazione e contestualmente difendere la gloriosa testata. Ma anche una grande occasione per riavvicinare il nostro popolo smarrito ed isolato. Mettere in essere iniziative permanenti e tematiche su tutto il territorio nazionale e differenziarle per aree omogenee con una visione di federalismo vero, autentico, democratico e solidale ad esempio in Lombardia e al Nord i temi dello sviluppo, della distribuzione, della ricchezza, la sicurezza, la mobilità, l’inquinamento, l’immigrazione etc. etc. Dobbiamo già da subito fare serie riflessioni e contestualmente azioni politiche nelle singole federazioni, nella federazione di Monza e Brianza mettere in campo una forte e vitale attività intorno allo sviluppo, la questione della provincia oramai alle porte la sua elezione, la questione dei servizi di pubblica utilità etc. Dunque, caro Walter, ciò che ti ho scritto forse è banale e scontato ma io credo che bisogna pur ricominciare da cose semplici ma utili per noi, per il nostro paese, per la democrazia».
Sciascia un giorno disse: «A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte...». Viene in mente oggi, perché la linea del caffè - rovesciata, rispetto a Sciascia - coinvolge anche il Friuli di Riccardo Illy, e il suo caffè (politicamente) corretto. Un grande interprete del Nord, che ha governato proprio pensando ai ceti produttivi, che ha saputo rappresentarli come nessun altro. Oggi Illy perde di 8 punti percentuali ed è una sconfitta che fa più male di tante altre. Perché Illy ha capito molte cose sul Nord, ne ha scritte di chiarissime e perché il suo 'modello' era uno dei pochi che valeva la pena di 'esportare'. Perdere così è ancora più difficile. E forse spiega a tutti che non è solo una questione politica e che qualcosa di ideologico (o forse, meglio, di pre-politico) muove le coscienze dei cittadini "qui dalle nostre parti". La nostra ricerca continua. Qui sotto, a imperitura memoria, l'intervista a Roberto Cosolini, che di Illy è stato assessore. Un assessore molto capace.
Formigoni va via (ma anche no: nemmeno lui ancora lo sa). Aspettiamo quella che potrebbe essere una delle pochissime buone notizie, nello sconforto generale. Nel caso, è necessario muoversi subito: scegliere un candidato presidente all'altezza, 'registrare' le alleanze, indicare una squadra di governo credibile, costruire liste competitive, mettere in discussione anche gli eletti e gli 'uscenti' (quelli come me, per capirci). Se vogliamo lanciare la sfida, dobbiamo iniziare dalla Regione più difficile di tutte. Non vogliamo insomma né salire sul carro della banda dei vincitori, né scendere dal pullman sul quale siamo saliti soltanto qualche settimana fa. Mettiamoci in discussione con equilibrio e misura, leggiamo bene i dati (i ceti popolari, accidenti, che non ci votano più), definiamo un pacchetto di proposte comprensibili (sui temi scottanti) e mettiamoci a lavorare. Veniamo da lontano, andremo lontano. P.S.: è iniziato lo spoglio delle amministrative. Speriamo in Nova e Seveso, Brescia e Sondrio. Speriamo in bene.
Grazie a tutti. Comunque. A cominciare da Fabio Volo, anche lui democratico, che oggi ci ha fatto sorridere, nella mattinata più difficile degli ultimi anni. E grazie a Ivan, che è rimasto fuori per un soffio, per averci creduto. E grazie a Caponago e a Lissone, i due circoli che hanno fatto di più. E grazie a Fausto e a Lucrezia, per avermi accompagnato. E grazie a chi ci ha messo anche qualche euro. E grazie a chi ci vorrà credere, la prossima volta.
Forse, a Milano e Monza e Brianza, a causa del brutto risultato di tutti gli altri, ne eleggiamo 14. Nel caso ci sarebbe Ivan (che è il 15, ma se Walter opta per Roma, come ha promesso, il 15 milanese diventa 14esimo). Togliendo i voti inefficaci, così si chiamano, infatti, si allargano le possibilità di elezione per i candidati del Pd. L'unico dubbio è legato al premio di maggioranza nazionale. Bisogna attendere perciò i dati definitivi. Loro hanno bisogno di qualche altro seggio per raggiungere il 55% (dieci deputati da raccogliere circoscrizione per circoscrizione). Ciò significa che potrebbero prenderne uno in più in Lombardia 1 e tenere fuori Ivan dal Parlamento per un solo seggio. Attendiamo con fiducia. Suerte, caro Ivan! P.S.: in ogni caso, sarei il secondo dei non eletti :-)
In pochi minuti sono passato dalle proiezioni sui dati elettorali alle promozioni delle compagnie aeree. Dai voti ai voli. Mi attende una casa a Barcellona. Una bella città, dove il Psoe ha stravinto e dove una ministra, Carme Chacón, non solo è stata confermata, ma addirittura promossa alla Difesa. Vado via, insomma, e mollo tutto. Tra qualche giorno, ritornerò, che cosa avevate capito? Nel frattempo, rifletterò parecchio. Anche sul mio personale e modestissimo contributo alla causa e sulla sua (non incredibile, a questo punto) inutilità. Intorno a me, i dati sono quelli di sempre, con un buon risultato nelle grandi città, uno discreto nei centri di media grandezza (come Monza) e un dato a dir poco pessimo nella provincia diffusa. Una sindrome da democratici, nel senso americano del termine. Si vince nelle metropoli e si perde tutto intorno. In Lombardia, non appena la strada si mette a salire, e l'altitudine supera i 150-200 metri, noi perdiamo voti. Sempre. Ed è la vittoria di Bossi, certamente, ma anche l'affermazione di B, il quale, con il suo nuovo partito (quasi nuovo, quasi partito), ha sfiorato il 40%, come non era quasi mai capitato nemmeno alla DC. L'astensionismo del 3% ha così riguardato soprattutto la sinistra-dai-tanti-colori e il resto l'ha fatto la pesante eredità dei due anni vissuti pericolosamente. Abbiamo entusiasmato i nostri, ma non abbiamo saputo forzare un blocco sociale che ci ha voltato le spalle da tanto tempo. In Lombardia, soprattutto. Spero che altri facciano analoghe riflessioni, perché mi è parso che "qui da noi" ci siamo affidati troppo all'aviazione (Veltroni) e poco alla fanteria (tutti gli altri). Ora vado. Hasta luego.
E, comunque, vale la pena di studiare bene il voto della Lega. Chiudendo il comizio a Vimercate, venerdì, mi sono chiesto se sarebbe successo quello che si temeva, una grande affermazione della Lega, registrata dal nostro viaggio nel Nord ancora più che dai sondaggi: così è stato. C'è molta anti-politica e molto anti-sistema in quel voto. C'è anche una disillusione nei confronti di B, a cui la Lega ha portato via come lista tanti voti che gli ha immediatamente restituito nell'ambito dello schieramento (e del porcellum: complimenti a Casini per non averlo voluto cambiare). C'è anche molta paura e difesa ad oltranza dei propri interessi, però. Ed è necessario che al Nord si lavori con uno spirito diverso. Perché, a meno che la Lega non faccia saltare l'alleanza con B, qui non vinceremo mai.
Paolo Mieli ha ricordato qualche minuto fa su Sky che non si partiva da un pareggio, ma da una penalizzazione fortissima, che derivava dalla caduta (drammatica) del governo e dal logorio a cui Prodi era stato sottoposto almeno da un anno a questa parte. Aggiungerei che si partiva fin dal 2006 dalla mancata gestione politica dell'indulto e dalla prima, incredibile finanziaria, che ci aveva relegato al ruolo di «partito delle tasse». Forse oggi è ancor più chiaro perché si sia perso anche l'anno scorso, nelle amministrative, quando qualcuno si ostinò a cercare incredibili responsabilità locali (nel caso monzese, soprattutto le mie). Partendo da -15% (nel confronto tra centrodestra e centrosinistra), qualcuno sostiene anche da -20%, abbiamo recuperato molto, soprattutto alla Camera, e ciò significa che la campagna elettorale ha dato qualche frutto. Come tutti, anch'io credevo che saremmo andati meglio, ma non mi sono mai illuso circa una vittoria del Pd (che avrebbe comportato, per me, l'elezione a deputato). Si è recuperato molto nell'ambito dell'Unione, per tanti motivi, ma credo che il Pd abbia recuperato qualcosa anche nell'elettorato non tradizionalmente riconducibile al nostro schieramento: sono curioso di vedere i flussi. C'è stato uno spostamento significativo verso destra, in questi anni, e non è un caso che B governerà con una destra pura, in cui vince esclusivamente chi ha parlato di fucili e di indiani da riserva per tutta la campagna elettorale. Uno spostamento verso destra divenuto cronico, a cui Veltroni ha risposto con una campagna entusiasmante. Impossibile, ma comunque carica di significato. Aspettiamo i dati definitivi per le ultime considerazioni. E costruiamo un grande partito: ce n'è bisogno. Studiamo bene i dati lombardi e cerchiamo di capirne di più.
Si allarga, ad ogni proiezione, il divario che ci separa dal Pdl. Con questi dati, B vince, senza equivoci. Alla Camera la situazione sarà migliore, dal punto di vista dei dati, ma peggiore dal punto di vista dei seggi. E B governerà. In Lombardia le cose buttano male, come sempre: 'loro' sono sopra al 50%, noi sotto al 35%. A loro andrà più del 60% dei seggi, quindi, perché tutti gli altri non raggiungeranno, neanche da lontano, l'8%.
Primi dati della Lombardia. Stravince la destra, grazie al risultato della Lega, che recupera tutti i berlusconiani delusi e li riconsegna a B. Con questi dati, vincono anche al Senato e ci sarà il terzo, incredibile governo guidato dal principale esponente dello schieramento a noi avverso. A nulla serve lo straordinario risultato di Veltroni. Hanno vinto loro. Altre questioni, minori, sono da ricordare: per prima cosa, Sinistra Arcobaleno sparisce e in Lombardia finirà con meno del 5% dei suffragi (adesso devo scrivere a Paolo Hutter e a tutti gli altri geni della politica che mi ha mandato una email sul voto utile al Senato, perché i loro sondaggi davano Sa al 7,9%: probabilmente su Marte). Spero di sbagliarmi. Ma non è così.
Gli exit-poll confermano il nostro risultato straordinario (saremmo il primo partito) e la clamorosa avanzata della Lega ai danni del Pdl. Secondo gli exit-poll B avrebbe vinto alla Camera, mentre il dato del Senato dipende in modo decisivo dal risultato del Lazio. A mio modo di vedere, questi dati sottostimano l'Udc, mentre il risultato di Sa era abbondantemente prevedibile (infatti lo avevo previsto, con buona pace di chi è insolente nei commenti e di chi consigliava il voto utile: sì, ciao). Aspettiamo però. L'altra volta gli exit-poll erano sbagliatissimi e ci toccò esultare e poi no e poi sì ma poco e a tarda ora.
Ultimo post prima del verdetto. All'inizio della campagna elettorale, era il 26 marzo, siamo andati a Cogliate con il pullmino di Veltroni. Abbiamo chiesto un'indicazione a due ragazzi che se ne stavano 'appesi' fuori da un bar che mi hanno spiegato poi essere notoriamente leghista. «Sai per caso dov'è via 25 aprile?». Il primo dice di no, benché a Cogliate ci siano una cinquantina di vie. Il secondo chiarisce: «E' già tanto che ci sia una via 25 aprile, a Cogliate...». Ecco. Spero che vinciamo noi. Ho detto «spero». Non è un pronostico. E' una speranza. Audace. Che conserverò. E che celebrerò ogni 25 aprile (B, com'è noto, non lo fa mai: proprio come i ragazzi di Cogliate).
Ieri sera son tornato tardi da un ottimo weekend in Valpolicella a degustare Amarone e affini ma dopo aver votato in via Volta ho raggiunto comunque la mia squadra di pallavolo mista in quel di Triante, tanto per dar manforte e mangiare qualcosa insieme dopo la partita. Si decide per comodità per una pizza al Dollaro che dista un centinaio di metri dalla palestra. Siamo in quattordici, tra donne e uomini, ci tocca aspettare fuori qualche minuto. Mentre siam lì a cincischiare compare il classico venditore di rose, un uomo piuttosto in là con l'età, di origine non definita, sicuramente non europea. Ci ronza intorno, ci prova un po' con tutti. Anche con me, che in genere sono piuttosto perentorio, anche se cerco di essere gentile. All'improvviso due ragazzotti nerboruti si parano dall'interno sulla porta del posto, apostrofando il nostro rosaiolo con epiteti non certo amorevoli, deridendolo, e immediatamente strappandogli di mano il mazzo di rose e brandendo una di queste sul suo volto. Il soggetto non reagisce, ma è chiaro che è intimorito, vorrebbe i suoi fiori e darsela a gambe. Io mi trovavo molto vicino alla scena e non intuendo subito la risma dei due soggetti istintivamente mi faccio avanti e con tono molto pacato e bonario chiedo loro di restituire i fiori e di non essere così strafottenti. In tempo zero uno dei due mi si fa a pochi centimetri e mi mette una mano in faccia, cominciando a dirmene di tutti i colori. Continua a cercare di colpirmi al volto, non molto violentemente ma l'intento è chiaro. Credo la sua ragazza cerca di trattenerlo, anceh qualcuno "dei miei" si mette in mezzo. Io non mi sottraggo, ma non alzo un dito, comicamente cerco il dialogo, ma ho capito il genere di uomo con cui ho a che fare. Mi tira pezzi di carta, credo il conto della pizza, mi schiaffeggia con la rosa di prima (evidentemente non essendo io una donna ha ritenuto che fosse lecito picchiarmi con un fiore...) mentre il suo compare si produce in un delirio sociopolitico del tipo "stuprano le nostre donne", "ci rubano il lavoro", "non vogliamo rovinarvi la serata, ma tu devi farti i cazzi tuoi, non ti devi mettere a difendere questa gente", "magari hai votato Prodi, bravo bravo"...la follia. Io nella mia vita ho votato Lega, ho votato pure il Berlusca, e altri. A Monza avevo già votato "dall'altra parte", come Pippo sai, ma ieri sera per la prima volta in vita mia a livello nazionale - da indeciso - avevo appena votato PD, e m'è scappato da ridere (amaro) mentre rischiavo di pigliarne un sacco e una sporta. W l'Italia.
PS: Il prossimo rosaiolo che cerca di vendermi un fiore in un ristorante me lo meno da me medesimo e non se ne parli più! :-)
Girano voci incontrollate: ci sono amici che hanno degli amici che hanno visto degli amici fare dei sondaggi... Se volete un consiglio, non fidatevi delle rilevazioni demoscopiche e diffidate soprattutto degli exit-poll. Arriveranno dati 'sporchi', parziali, con le solite forbici del più o meno due che non vogliono dire proprio niente. Dai seggi mi telefonano segnalandomi l'altissima partecipazione delle ultime ore, con buona pace degli astensionisti scientifici e del loro diabolico disegno. Seguirò i dati dalla mia postazione, in solitudine, in contatto con voi attraverso queste pagine, affidandoci alla volontà degli elettori. Quale che sia il risultato, lo rispetteremo. Quale che sia l'esito, da domani torneremo a lavorare con la fiducia e la voglia di sempre. Siamo fatti così: ci crediamo. Abbiamo perso molte volte, in altre occasioni abbiamo vinto, a volte bene, altre volte, come nel 2006, con un margine talmente sottile che poi le cose sono andate come sono andate. Siamo pronti a tutto, insomma. E siamo consapevoli che, questa volta, abbiamo giocato talmente bene che avremo vinto in ogni caso.
Ma voglia di volare. Mentre i grillini esultano perché qualcuno, ascoltando loro (?), non sarebbe andato a votare (aspettiamo le 15, però, perché c'è coda ai seggi in molte zone del Paese, soprattutto quelle di mare e i dati con molta probabilità saranno diversi da quelli delle 22), segnalo che ogni voto è decisivo e che può cambiare il corso delle cose per i prossimi cinque anni. Molte sono le regioni in cui si gioca il tutto e per tutto. Un voto soltanto (uno solo!) può fare la differenza alla Camera. Mancano tre ore, poi dovremo attendere fino a tarda sera per capire come è andata. Prepariamoci ad un finale vertiginoso. E, in larga misura, sorprendente.
In tempo per cambiare. Leggete il Berselli di oggi: «Qualche volta, anche un sms fra amici, come ultimo appello all'impegno, è sufficiente per identificare la sostanza di un problema. E proprio per questo, pur con tutte le frustrazioni e le delusioni che il popolo di centrosinistra ha subito negli ultimi due anni, vale ancora la pena di esercitare una scelta ragionevole, con serenità, recuperando la convinzione che dalla crisi della politica, come sempre, si esce solo con la politica, cioè con una presenza e una decisione, non con le scorciatoie, e meno che mai con la rinuncia».
Mi sbaglierò ma secondo me l'astensione riguarda soprattutto gli elettori di centrodestra, che nel 2006 si erano riversati a votare nelle ultime ore, sbaragliando i sondaggi: oggi forse questi elettori non si sono così tanto appassionati. Così almeno risulta dalla visita ai seggi di mezza Brianza, da Arcore a Carnate: nelle zone più vicine al Pd, l'affluenza è più sostenuta che altrove. Altro che Grillo: anche se è difficile affermarlo con sicurezza, può anche darsi che, questa volta, si siano stancati gli altri, anche perché il -5% finale era abbondantemente atteso dai sondaggisti. Partita aperta, quindi, apertissima. Con qualche sorpresa (attenti alla Campania, ad esempio). Andate a votare. Le cose possono cambiare. I miei pronostici sono quelli del 22 marzo. Li confermo.
Sul canale A4 - On the Nord troverete altri video dedicati al nostro viaggio lungo l'A4. Ci sono Nicola Pollari, Andrea Folco e Maria Rosa Redaelli, rispettivamente sindaci di Venaria, di Briosco e di Macherio. C'è Augusto Frigerio, agricoltore di Vimercate, e ci sono Marta Meo, Giovanni Damiani e il vostro affezionatissimo, che spiegano il senso dell'impresa di parlare alle imprese. Anche in questo caso, tutto autoprodotto. Costo dell'operazione: 0 euro.
Ventiduemilacentonovantasei volte sono stati visitati, in poco più di un mese, i video del canale CivaTube. 16213 volte su YouTube, 5983 su Libero Video (grazie ad Affaritaliani). Anche su altre piattaforme sono state riprese e pubblicate le telefonate ad Andrea, l'appello di Realacci, le mani veltroniane e gli altri brevi video fatti (interamente) in casa, che non sono costati nemmeno un euro. Scusate se è poco.
Senza saperlo, Elisa Cavazza mi ha rubato il titolo, ma la perdono. Il video dei ragazzi di Verona è molto bello. Riprende lo spot nazionale (dove campeggia, orgoglioso, anche il mio viso), accompagnando la sequenza di foto con Fango nella chiave jovanottian-veltroniana ormai nota. «Gli incroci possibili in una piazza»: li abbiamo provati tutti. Complimenti ai giovani di Verona. E a tutti quelli che ci hanno creduto. E ci crederanno.
Ieri sera Juventus-Milan a casa di Stefano. Entro e siamo sull'uno a uno, dopo un gol straordinario di Alex e il pareggio di Inzaghi. Mi siedo sul divano e Inzaghi fa l'uno a due, grazie ad una giocata perfetta di Bonera (che poi si procurerà un'espulsione per un fallo pazzesco su Sissoko, il maliano che impazza nel centrocampo juventino). A quel punto, ci vengono strani pensieri anche sulle elezioni. Meno male che Alex c'è. Ruba una palla a Maldini, con un colpetto di punta, la serve a Camoranesi che la mette con il contagiri per il 17, David Trezeguet: rimpallo su Kalac e gol di Hasan Salihamidzic, che con un cognome così si rischia anche di non passare attraverso le maglie della Bossi-Fini. Il secondo tempo, come ampiamente previsto dal divano di Stefano, è a senso unico: tutto bianconero. Sarà ancora Salihamidzic a segnare, ancora Del Piero a incantare: errore su cross di Iaquinta, "ma anche" un gol strepitoso fuori tempo massimo. Un tiro dalla nostra area, perché il Milan aveva lasciato la porta sguarnita. Ultimi secondi di gioco. Calcio di punizione: Kalac va in area per colpire di testa, la difesa respinge, l'arbitro fischia la fine e dopo qualche centesimo di secondo Alex, di interno destro, fa gol. Dalla nostra area. Nella porta avversaria. Ce ne vorrebbe uno anche in politica, di Del Piero. Dato per finito un boato di volte, rischia di finire capocannoniere (senza contare i rigori, ha segnato più di Ibrahimovic, per dire). Speriamo di farlo anche noi, un gol da settanta metri. Prima che scada il tempo regolamentare, però...
La prima: altro che astensioni di massa. Altro che dichiarazione a verbale che non si intende partecipare al voto, come suggerito da Grillo e amici. Le persone stanno andando a votare numerose e composte e questo è un segnale comunque incoraggiante. La seconda: chi diceva che la scheda è confusa, è un provocatore. La scheda è semplice semplice. E mettere la croce su un simbolo solo è la cosa più naturale del mondo. Votate, votate, votate. Fatelo per voi. Fatelo per tutti.
E' il giorno del silenzio, e mi limito a brevi cenni sul voto di domani e di lunedì. Primo, si va a votare, che è troppo importante. Secondo, per quanto mi riguarda, si vota Partito Democratico, sia alla Camera sia al Senato, facendo una croce sul simbolo del Pd, senza scrivere altro. Terzo, si accompagnano le persone che hanno difficoltà al seggio, a prescindere dalla scelta che intendono esprimere. A questo proposito, chi ne avesse bisogno, può contattarmi: faremo in modo che possa votare, sia assistito e accompagnato alla sua sede di voto. Votare è la cosa fondamentale, non dimentichiamolo mai. E il diritto al mugugno e alla protesta civile lo si ottiene principalmente così. Votando.
Sono di destra e a volte sorprendono per partigianeria, ma hanno seguito la mia e nostra campagna come nessun altro. In un Paese in cui non si fa il dibattito televisivo tra i leader, in cui i giornalisti sono spesso incantati da chi intervistano, fa molto piacere che ci siano anche loro: la direzione e la redazione dell'Esagono. Volevo semplicemente ringraziarli.
Rob Brezsny consiglia a Veltroni (cancro) di essere ancor più determinato del solito. Al club del 4 agosto (Zapatero, Obama & me), invece, annuncia quanto segue: «Mi rendo conto di essere troppo diretto ma te lo devo dire: in questo momento Dio è dalla tua parte. Anche se sei ateo. Il divino Wow ti sta riservando più attenzioni che agli altri. E vuole fare più doni a te che al resto dei suoi figli. Non solo: ti rivelerà moltissime informazioni utili, come non capitava da tempo. Cerca di sfruttare al massimo questa situazione e usa un po' della tua eccezionale fortuna per aiutare chi ne ha bisogno». Di Zapatero conosciamo il momento magico, e a sentir Brezsny, dovremmo, a questo punto, vincere in Pennsylvania. E magari anche qui da noi.
Il bollo auto è di competenza regionale. Come per l'Ici, la sua abolizione (abollizione?) comporta la necessità per gli enti interessati di reperire in altro modo le risorse (a meno che non si vogliano chiudere gli ospedali, per esempio). La proposta di B è quindi la più classica delle boutade. Ma tant'è. Ieri sera ha mentito, dicendo che non si può fare il dibattito tra due candidati premier perché lo vieta la legge (e quello con Prodi nel 2006). Si è giovato del 'traino' televisivo di Veltroni - in onda prima di lui - e di uno spazio pubblicitario notevolmente inferiore. Poi è rientrato in studio oltre il tempo regolamentare. Tanto le regole mica lo riguardano. Chissà perché ma anche alla luce di altri episodi (i soliti manifesti strappati al Pd, come è accaduto a Vimercate) mi fanno credere che la partita sia tutt'altro che decisa. E che sarà una vittoria di Walter. Se lo merita lui, se lo merita l'Italia, ce lo meritiamo tutti.
«E tornan vive troppe cose che credevo morte ormai»: nel silenzio, torna la fiducia («il posto che non avevi perso mai»). Aspettando domani, che poi sarebbe il giorno in cui comincia il futuro. Ascoltate Mina. Oppure guardate l'ultimo CivaTube.
E' l'ultimo post della campagna elettorale. Lo dedico a voi, cari e-lettori, che mi accompagnate sempre più numerosi. Stasera sarò tra Vimercate e Limbiate, nelle nostre città, fino allo scoccare della mezzanotte. Invece della zucca, a riportarmi a casa saranno Fausto e Lucrezia, sul 'solito' pullmino, che ha fatto migliaia di chilometri. Siamo stanchi ma felici, come si suol dire, perché Veltroni ieri ci ha entusiasmato tutti come non capitava da anni. Milano TWB, ha commentato qualcuno. Sono d'accordo. Una piazza così, non si era mai vista in campagna elettorale. Ripropongo qui le ragioni di un voto per il Pd, che vivo personalmente anche se vi ricordo che non si deve scrivere il nome del candidato sulle schede, ma solo fare una croce sul simbolo del Pd. Il voto per un democratico che viene da Monza (i monzesi nelle liste sono pochissimi, quasi nessuno) e dalla Brianza, che porterà con sé una piccola ma significativa dote che vi prego di diffondere. Abbiamo parlato in quasi tutti i Comuni della Brianza (alcuni li ho solo attraversati ma non sono riuscito a raggiungerli personalmente, a causa della pioggia e dell'impraticabilità del campo degli ultimi due giorni). Abbiamo girato le città del Nord, registrato video a profusione (li trovate qui e qui), partecipato a trasmissioni televisive all'alba e al tramonto, convinto indecisi, seguito Walter e Obama e Zapatero, condiviso momenti indimenticabili con Ivan, Marta e Giovanni, Roberto, Marco e tanti altri. Alle 15 del 14 aprile avremo vinto comunque: perché, com'è noto, certe battaglie non si perdono, si vincono sempre. E noi, a scanso di equivoci, vinceremo.
E' un'immagine che avevo già usato e che riprendo solo perché rende l'idea (chi la conosce, mi perdonerà). E' dedicata a Del Piero e alla nostra rincorsa di queste settimane, in cui abbiamo percorso in lungo e in largo tutto il campo di gioco. Mi riferisco ad una sera di luglio del 2006. Ad una cosa successa in Germania, ma anche in Italia, perché è successo in tutte le case di tutti gli italiani. Lo ricorderete tutti: è stato quando Alessandro ha fatto gol. Un gol nel sette, come piace a lui, con la palla colpita ‘sotto’ che gira verso il palo lontano. Non era il gol decisivo: quello risolutivo l’aveva segnato Grosso due minuti prima; non era un gol ‘solo’ di Alex: l’aveva inventato Gilardino, su passaggio di Totti e rilancio di Cannavaro; ma quello che forse non sapete è che Alex, entrato a fine partita senza grandi speranze, si è fatto tutto il campo per ricevere la palla nelle vicinanze della porta tedesca: una rincorsa lunghissima, che a rivederla al rallentatore, con la telecamera dall’alto, non sembra neanche vera. O possibile. Una corsa disperata e però lucida, iniziata nella 'nostra' area e conclusa in quella avversaria, come se Alex avesse sempre saputo che la palla sarebbe finita lì e che l’avrebbe poi mandata a segno con un tocco da campione. Ecco. Per me questa campagna elettorale è stata così, una lunga, appassionante e decisiva rincorsa. Il risultato dipende da voi: e, ne sono certo, sarete all'altezza del compito e del momento. Grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e che in queste ultime ore si aggiungeranno. Perché sono gli indecisi a decidere, come sempre, anche per quelli che hanno deciso da tempo. E corrono. Corrono. Da un sacco di tempo. [Qui il video della rincorsa]
Più passano le ore, più ho l'impressione che l'uscita (ma sarebbe meglio parlare di entrata, nel senso falloso del termine) di B su Totti ci farà vincere le elezioni. Per il resto, domenica sera, ci penserà la Juventus a regolare il principale esponente dello schieramento a noi avverso: siamo talmente buoni, che potremmo decidere di pareggiare, tanto per non scontentare i milanisti democratici. P.S.: qualche anno fa Francesco Totti, lo ricordo, ha donato 600.000 euro al Comune di Roma per gli anziani, come gesto di solidarietà. Un bel gesto, altro che fuori di testa.
Ogni dieci secondi mi arriva una email sul voto utile per Sinistra Arcobaleno al Senato. Peccato che non arrivi all'8%, come ho cercato di spiegare (per cui, come ho spesso ripetuto, nessun voto disgiunto è utile: Pd su entrambe le schede!). Aggiungo però due cosette piccole piccole: se dovesse valere il discorso del voto utile, allora Sinistra Arcobaleno dovrebbe far votare Pd alla Camera, perché se vince il Pd i deputati del Pdl sarebbero molto meno numerosi (o il ragionamento vale solo per i senatori?!). C'è qualcuno della Sa che me lo spiega? Perché non mandano in giro un'email nella quale scrivono: se prendiamo l'8% al Senato, il Pdl avrà quattro senatori in meno; se votate Pd alla Camera, il Pdl ne avrà settanta in meno. Che ve ne pare?
On the Nord: quando la politica è una piccola impresa
Ho lasciato passare qualche giorno, per far sedimentare le centinaia di impressioni e di idee che mi sono venute dal viaggio On the Nord, l'iniziativa che ha rappresentato buona parte della nostra campagna elettorale. Quando siamo partiti, con Marta e Giovanni (che non finirò mai di ringraziare per avere avuto l'idea di questo "viaggio politico"), sembravamo quei "gesuiti euclidei" che si travestivano come dei "bonzi" per accedere alla "corte degli imperatori della dinastia dei Ming": la politica che si sveste dei propri abiti tradizionali e diventa "piccola impresa", cercando interlocutori lungo quella che per noi è diventata l'Autostrada e le statali (e le rotonde!) della parte più produttiva del Paese. Alla scoperta del senso della politica, per superare i luoghi comuni, per interloquire (finalmente) con chi vive nelle regioni elettoralmente e politicamente più difficili per il Pd. Colaninno ha parlato recentemente dell'importanza della curiosità per la politica: sono molto d'accordo. Come credo sia decisivo ascoltare, prendere appunti, conoscere direttamente la realtà che vogliamo rappresentare. E allora si scopre che tutti, ma proprio tutti, amministratori locali, artigiani, agricoltori, piccoli imprenditori chiedono alla politica una cosa soprattutto: la semplicità e la semplificazione del linguaggio, delle procedure, delle burocrazie. E un rapporto semplice e diretto con gli elettori, la chiarezza dei cosiddetti "processi decisionali" e un'assunzione sincera delle responsabilità. La gente del Nord crede nel valore della professionalità, della qualità, della formazione. In alcuni casi ha paura, certo, delle cose che non capisce (il grande capitolo della globalizzazione) ma sa "frequentare il futuro" molto più di quanto si pensi. "In missione per conto del Pd" abbiamo 'scoperto' molto e crediamo di poter dire che questo viaggio e il racconto che ne consegue siano un modo nuovo di concepire l'iniziativa politica, da adottare e da proporre in tutte le occasioni possibili (trovate qui le prime interviste che abbiamo registrato e pubblicato: le altre seguiranno). Da Torino e Trieste, grazie alle parole delle persone che siamo andati a trovare (e a scoprire), abbiamo redatto un programma politico: un tesoro (senza vezzeggiativi di sorta) da conservare e da tenere sempre presente, quando si fa politica. Al Nord e in tutto il Paese.
B contro Totti. Bossi contro la canaglia romana. Dell'Utri che definisce eroe un mafioso siciliano ospitato presso la nota villa arcorese. Tutti contro Napoli e contro la vergogna dei rifiuti e la presunta inciviltà dei campani. Spero che i romani e i napoletani e i palermitani (e gli italiani, accidenti) si rendano conto che non possiamo più permetterci questi attacchi beceri e vergognosi. E spero che si accorgano che esiste un Nord diverso, democratico e solidale, che pensa che l'Italia sia una grande nazione. Veltroni cita spesso l'Italia dell'Ottantadue. Per quanto mi riguarda mi piace pensare all'Italia del Duemilasei, con tutti in piazza a festeggiare i gol di Grosso, di Del Piero, di Materazzi, le parate di Buffon, le corse di Zambrotta. Loro hanno Lega Nord e Lega Sud (ma si può?). Noi abbiamo la bandiera nel simbolo e vogliamo, con umiltà e responsabilità, rappresentare tutto il Paese. Ve l'immaginate un candidato alla presidenza degli Stati Uniti che si prende gioco della Florida o insulta i texani? Non sarebbe ammissibile, si ritirerebbe prima delle primarie. Pensiamoci anche qui, da Cuneo a Trapani, da Gallipoli a Varese. Si può fare. Insieme.
Carlo Monguzzi è un mio caro amico e un uomo politico dalle qualità sopraffine. A me piace tanto. E' candidato al Senato per Sa e manda a tutti, in queste ore, una lettera in cui chiede di votare l'Arcobaleno perché, dice, se raggiunge l'8% toglierebbe un po' di senatori a Berlusconi. Il problema, caro Carlo, cari elettori, è che Sa al Senato, in Lombardia, l'8% non lo raggiunge, con il risultato che tutti i voti che le arriveranno verranno distribuiti tra Pd e Pdl, con una certa prevalenza per quest'ultimo se i sondaggi saranno confermati. L'argomento del voto disgiunto è debole, in una regione in cui prevale il voto di opinione: ha più senso in Emilia e in Toscana, dove abbiamo più voti e dove i voti al centrosinistra sono più facili da orientare, grazie ad una maggiore presenza sul territorio e una tradizione di partecipazione democratica molto più forte. In Lombardia, Sa prenderà il 6%. E' difficile pensare che si possa spostare il 2% in poche ore, sottraendolo oltretutto al Pd, che di voti ne ha comunque bisogno nella regione più difficile. Caro Carlo, mi dispiace, ma questa volta non ti posso aiutare. Ti posso assicurare, però, che il Pd rappresenterà i tuoi valori e le tue ragioni, in Parlamento, se riusciremo a vincere le elezioni. E che cercherò di rappresentare anche chi come te, pur facendo una scelta diversa, ha dimostrato una grande qualità in tutti questi anni di impegno civile e democratico. Ti penso e ti penserò, insomma, anche votando Pd.
Piove. Per fermare l'avanzata veltroniana. Saltati i banchetti, cancellate le feste di chiusura, sospese le manifestazioni programmate in mille comuni. Ci tocca lavorare indoor, affidandoci a internet, alle telefonate, ai colloqui privati. Mai come ora abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti per convincere gli ultimi indecisi (che sono tantissimi), per ribadire un messaggio di fiducia e per rilanciare un progetto per il Paese. Mentre B se la prende con Totti (è fuori di testa, dice l'ineffabile, perché sostiene Rutelli), Veltroni riempie piazza del Duomo come non era capitato mai per una manifestazione politica degli ultimi vent'anni (solo per il 25 aprile del 1994, anche allora c'erano state le elezioni, le aveva vinte B, la gente riempì Milano e il governo durò solo qualche mese). Tra i due, c'è una bella, straordinaria differenza. Spero che si colga, spero che si capisca che non possiamo più permetterci un premier che se la prende con i capitani della Roma. A meno di non dover dire, dopo la nostra lunga corsa, la nostra irresistibile rimonta: piove, governo B. Come Bartleby, preferirei di no.
L'avevo detto io che adesso toccava al Walter. Zapatero conferma: sta con Veltroni (con buona pace della nostra IU, Sinistra Arcobaleno...). N.B.: si scrive Rodríguez, mi raccomando...
Più che il voto, in questo caso è disgiunto l'editorialista. Allucinante. Informiamo Sartori che la scheda si può anche annullare, senza fare tante macchinose evoluzioni con un voto per B e uno per Veltroni. Per quanto mi riguarda, voterò Pd alla Camera e al Senato. E poi lo strano sarei io.
Torna CivaTube. Sono 101 secondi dedicati agli indecisi e ai non votanti "per partito preso". Sono parole di Renzo Piano, di Ermete Realacci, di Al Gore e di un proverbio africano. Il diritto al mugugno non ha prezzo. Non dimenticatelo.
E dopo il mercoledì-pensionati, siamo così arrivati al giovedì-indecisi. Dalle 7 alle 9, sarò in chat per il circolo Pd Obama. Chi volesse interagire con me, può recarsi qui. Dopo un giro per mercati in Brianza, alle 13 sarò a pranzo al Circolo Cattaneo, a Monza, in via Vittorio Veneto, 1 (ang. via Cavallotti). A partire dalle 17.30, appuntamento in piazza San Paolo presso i locali del bar San Paolo, a Monza. Alle 19 partirò alla volta di Milano per accogliere Walter Veltroni. Dopo il comizio in piazza Duomo, proseguiremo al Magnolia (all'Idroscalo) per la festa dell'After Walter. Dall'alba al tramonto, e anche qualcosa in più: il giorno più lungo.
Lo dice George. Che spiega: ".. alcune persone, rare, hanno qualcosa di molto speciale: la capacità di leadership, unita a grandi capacità oratorie. Come Obama. E in Veltroni ho sentito la stessa forza: parla ai giovani, indica loro una speranza, si preoccupa anche dell'ambiente. Ha grande vivacità intellettuale, al servizio del bene del Paese". Yes, we Clooney.
Per l'ennesima volta (Napolitano si deve dimettere... sono stato frainteso... lunga vita al presidente!) B attacca, provoca, insulta e poi smentisce. C'è un modo per farlo smettere: smentirlo noi. Pensa di vincere? Il 14 gli arriverà la smentita. Si può fare, non vi pare?
Scrivo da un phone center di Affori (Milano), in attesa di presenziare al millesimo aperitivo democratico. Sono tornato, dopo il mercato di stamane, per dare un piccolo contributo ai bravissimi democratici locali. Vale la pena di ricordare che la Regione Lombardia i posti come quelli in cui mi trovo ha provato a chiuderli in tutti i modi, e mi onoro di averli difesi con tutto il mio impegno (insieme a me ci sono ragazze e ragazzi che scrivono a casa, che parlano con i loro familiari, che scrivono ai loro amici, che mandano pensieri e sospiri ai loro amori: solo una politica becera può opporsi a tutto questo). A pranzo sono stato ospite presso la famiglia Caimi di Desio: Anna ed Eugenio mi hanno rifocillato e coccolato, raccontandomi la loro vita, la storia dei loro figli, la vita normale di una normale famiglia italiana. Orgogliosa di esserlo e soddisfatta di sé. Una pausa, tra una dichiarazione e l'altra, tra i mafiosi-eroi e i libri di storia da riscrivere, la richiesta di dimissioni di Napolitano, le provocazioni continue della solita destra senza argomenti né proposte. A seguire, un incontro molto partecipato con i pensionati di Lissone, all'insegna dell'incontro tra le generazioni, del confronto con i problemi reali e quotidiani, con le proposte del Pd per chi sta vivendo momenti di difficoltà. Dagli asili nido al fondo per i non autosufficienti, dalle politiche per la casa all'adeguamento delle pensioni sulla base di un nuovo paniere: a tutti è chiaro che i pensionati starebbero meglio se vincesse Veltroni. Speriamo solo che se ne rendano conto. Un caro saluto da Affori, che sembra di stare 'oltremare' e invece si sta a Milano.
E' sempre difficile rinunciare alle trasmissioni televisive. A me è capitato due volte in due giorni. Ieri mattina ho declinato il gentile invito di Telelombardia per andare a parlare al liceo Bianconi, questa sera ho detto no a Roberto Poletti (che comunque ringrazio) per evitare di perdermi Renate e l'incontro con i cittadini dell'Alta Brianza. Chi sostiene che facciamo solo campagna in tv, non sa quello che dice. Non siamo tutti uguali. Proprio no.
De Andrè mi viene in soccorso. Non riesco più nemmeno ad aggiornare il blog, ed è la prima volta che mi capita da quando, qualche anno fa, questo spazio è stato aperto. Indecisi banchetti artigiani comizi volanti amministratori locali volantini piccole imprese dibattiti scuole capannoni pullmini: un piano-sequenza lungo e appassionante, che inizia a togliermi il respiro. Vi posso dire, però, che secondo alcune voci il Pd è già il primo partito. Crediamoci fino alla fine. Ora corro a Brugherio, Consulta Sud, via 25 aprile: mi aspettano alle ore 21. Domani alle 9.30 sarò al mercato di Affori, insieme a Tiziana e ai democratici del quartiere di Milano a cui in questa campagna elettorale mi sono affezionato di più (anche se è la prima volta che ci vado). Poi ad Arcore, in visita alla Peg Perego. Poi a pranzo, a Desio, presso una famiglia di pensionati che ha deciso di ospitarci. Alle 15.30 incontrerò i pensionati a Lissone e poi cercherò di scrivere due o tre cose che credo utili per la nostra campagna. Alla sera a Renate, ore 21, con Maria Luisa Sironi, candidata alla Camera. Giovedì, chi vuole, può prenotarsi per il pranzo dedicato agli indecisi: ore 13, Circolo Cattaneo, via Vittorio Veneto, 1. Avevo promesso un momento dedicato a loro. Non mancate.
Ieri era la giornata del sole del Pd e non poteva non giungermi la notizia che aspettavo da giorni: «Presso i locali della maternità rurale di Siby sono stati installati i pannelli solari, grazie a una generosa donazione del Comune di Vimercate e della Camera di Commercio Italia-Senegal (Cisao)». Proprio così: il progetto Pannelli senza frontiere, da me promosso nelle ultime settimane del 2007 sta dando i primi frutti. La prima maternità del Mali, nella quale nascono 60 bambini al mese, è stata servita: ha un po' di elettricità e un po' di sicurezza in più, per i bambini e per le loro mamme. Grazie a Vimercate e a Cisao. Chi volesse partecipare alla nostra sfida, è pregato di scaricare il progetto e di contattarmi. Ci conto.
Martedì-imprese (ogni giorno della settimana, un punto del programma del Pd)
Dopo uno straordinario lunedì-ambiente, con il pranzo con tre generazioni di amministratori sevesini per parlare del 1976 e dello sviluppo della loro città, la visita a Maria Rosa Redaelli che ha messo più pannelli solari a Macherio di quanti ce ne siano in Sud-Tirolo, l'incontro con Realacci all'Arengario e poi con Lanzani e Terragni e Vimercati a Bovisio, ecco a voi il martedì-imprese: nel pomeriggio, incontro con un imprenditore della plastica a Desio, una visita alla Peg Perego di Arcore, poi a Limbiate per l'incontro con gli artigiani e la sera a Brugherio a parlare di università all'insegna della competitività e della qualità, la parola magica del nostro programma elettorale. Già che ci sono, vi preannuncio che dopo il martedì-imprese ci sarà il mercoledì-pensionati, con partenza ad Affori, al mercato, alle ore 9.30; un pranzo a Desio presso una famiglia di pensionati, un incontro a Lissone con i pensionati dello Spi e, per concludere, un dibattito a Renate alle 21. Giovedì sarà dedicato agli indecisi: aperitivo alle ore 18 in piazza San Paolo a Monza, con Alessia Mosca, dopo aver portato il banchetto di Lucy e del pronto soccorso indecisi in varie città della Brianza; alla sera, Veltroni a Milano e la festa al Magnolia, che ci introduce così (mirabilmente) al venerdì giovani, in cui sarò a Cesano Maderno, Ceriano Laghetto, Lazzate e Seregno.
Nel senso che dopo il comizio di piazza Duomo a Milano di giovedì 10, ci si vede tutti al Magnolia, per una festa promossa dalla premiata coppia CR (il vostro affezionatissimo + Roberto Rampi). Vi aspettiamo tutti. Da Walter e subito dopo, al Magnolia, all'Idroscalo, per un democratic party. Si può fare, non vi pare?
Sarà perché l'ho intravista mentre ero ad un'iniziativa elettorale, ma la partita della Juventus con il Palermo mi ha fatto pensare. Sotto di due gol, la Juventus si affida - come le accade da quasi vent'anni - ad Alessandro Del Piero (quello che era finito, per capirci), che ne fa due, di sinistro. Il secondo "di rapina", il primo di straordinaria fattura, con un grande controllo, la finta per scartare il difensore, e un colpo preciso, da biliardo. Due a due, fuoricasa, una rimonta perfetta. Fosse entrata la punizione che si è stampata sul palo, Alex avrebbe fatto tripletta e la Juventus preso i tre punti. E, invece, quando tutto sembrava essere già finito, è arrivato un tiro da quaranta metri, sotto la traversa, e ha vinto il Palermo. Siccome credo da sempre in uno strano parallelismo tra le vicende di Alex e quelle mie personali (e della politica, in questo caso), non vorrei che dopo la rimonta ci fosse la doccia fredda. L'ho detto. Però poi ho pensato che a loro un tiro da quaranta metri non gli viene mica. Anzi. Se vanno avanti ad autogol fino a domenica, lo scudetto, sulla maglia, ce lo mettiamo noi.
Farà il ministro delle riforme se vince B. Ascoltatelo (parla di merda - che saremmo noi - di canaglie, di carogne e di fucili). Votate Pd, per favore.
Mentre B per comprendere quello che fanno milioni di persone sulla rete si affida ai suoi collaboratori (non avendo lui per sua stessa ammissione alcuna dimestichezza con il 'mezzo'), noi crediamo che sia venuto il momento di dire chiaramente che se il Pd vincerà e conseguentemente saremo eletti, vorremo portare fino in fondo una campagna per la diffusione dell'internet veloce e libero per tutti. Il nostro manifesto politico-programmatico in questo senso è semplicissimo e lungo quanto deve essere lungo un post: diffusione della banda larga anche nei comuni che ne sono tuttora sprovvisti; servizio wi-fi in tutti i luoghi pubblici del Paese, nei parchi urbani e nelle stazioni (e sui mezzi di trasporto pubblico, come accadrà molto presto a Madrid); promozione di programmi di alfabetizzazione alla rete; diffusione del telelavoro e di una cultura della rete e dei servizi telematici in ogni ambito dell'amministrazione pubblica. Esempi a questo proposito non ne mancano di certo, a cominciare dal progetto di Davide Corritore per il wireless a Milano: ora abbiamo bisogno della volontà politica. Copiate e incollate sul vostro blog il bottone che trovate qui di seguito. E promuovete il World Wide Walter. Si può fare.
Che poi uno se ci pensa, dopo Veltroni, è Eugenio Scalfari a dire le cose più belle sulla corsa verso il 13 e il 14 aprile. Cliccate qui, se non lo avete ancora fatto.
L'avevo promesso: lunedì-ambiente. Titolo delle iniziative: the day-before, il giorno prima, cioè, che l'ambiente sia del tutto compromesso. Si parte domattina presso gli spazi di Base B alla Bovisa per un convegno del Pd dedicato alla rottamazione del petrolio (con Realacci). Alle 13 a Seveso a pranzo con il candidato sindaco Paolo Butti, ricordando l'episodio drammatico del 1976 e descrivendo il progetto di città che abbiamo in mente. Alle 15 il viaggio prosegue, a Macherio, dove sarò ospite del sindaco Maria Rosa Redaelli, che mi illustrerà le tante cose fatte dalla sua amministrazione per la promozione dell'energia solare. Alle 18, a Monza, piazza Roma, presentazione del libro dell'amico Enzo Argante, L'Italia c'è (Salerno editore), un libro dedicato alla figura e all'opera di Ermete Realacci. All'incontro parteciperanno autore e soggetto della biografia (Argante e Realacci). Alle 21, incontro al Palasport di Bovisio Masciago, sempre con Realacci, Lanzani, Ponti, Terragni, Vimercati. Un giorno dedicato all'ambiente e ad una campagna elettorale che è, sotto tutti i punti di vista, la più bella che io abbia mai fatto. Partecipate e preparatevi al martedì-impresa.
Siamo all'ultima settimana prima del voto, e abbiamo bisogno della musica migliore per accompagnare le nostre proposte e il nostro viaggio attraverso l'Italia. Ecco a voi "Last week", la playlist del Pd che vince. On the road, again, the times they are a-changing, and in the city of blinding lights (si è spento il sole?) we make a change and take a new soul, perhaps, perhaps, perhaps, eight days a week we need new shoes, somewhere over the rainbow (nel senso della Sa) prima che qualcuno dica buona notte all'Italia (e che si finisca nowhere), oh! In pratica le canzoni del cambiamento e la colonna sonora di queste settimane appassionate. Dedicata a tutti voi.
Lo trovate su Repubblica.it. Risulto molto laico e molto progressista. Sarà perché penso che la 194 vada difesa e applicata, le coppie di fatto riconosciute, il testamento biologico promosso e la legge 40, beh, quella l'ho sempre constratata. E poi non mi piace il nucleare, la guerra in Iraq (il ritorno, poi!), il trasporto pubblico è un mio pallino...
Viene in mente il Ligabue di Buonanotte all'Italia (cliccate qui: è un bel modo per accompagnare la nostra campagna elettorale): abbiamo coperto, anche senza i 1500 chilometri di On the Nord, più di 3500 chilometri tra pullmino e auto (la somma fa 5000, per dire che alla fine ne avremo fatti quanti Walter). Ho già perso tre chili, dei sette che di solito 'brucio' per le elezioni, pronto a recuperarli in occasione dei festeggiamenti post elettorali. Dei cinquanta comuni della Brianza, ne abbiamo già toccati quaranta. Siamo stati in quattordici province, da Lodi a Trieste, da Vercelli a Varese, dove vado stasera. Di canzone in canzone, di casello in stazione, è una campagna elettorale "a nastro", come dicono i ragazzi, a cui tutti i nostri sforzi sono dedicati. Buonanotte all'Italia. E che il risveglio sia radioso.
Mi dicono: «Ma dov'è che sei nel fine settimana che non si riesce a starti dietro?». Risponderò così: domattina, alle 10, a San Rocco (Monza) presso il locale circolo del Pd. Alle 11 a Sovico. Alle 16 a Villasanta al banchetto del Pd. Alle 17 a Monza, in piazza. Alle 20 a Caponago per una cena democratica, alle 22 in un pub di Desio per parlare con i ragazzi. Domenica: alle 10 a Carnate per la partenza della biciclettata democratica. Alle 11 a Muggiò per un comizio in piazza con Ivan Scalfarotto. Alle 13 a Triuggio, coop Canonica, a pranzo con i ciclisti democratici. Alle 16 alla sfilata (yes, we can) a Oreno di Vimercate. Alle 18 al Warner Village di Vimercate per volantinare il materiale dedicato al cinema e alla cultura. Alle 19 all'aperitivo promosso dal Pd di Sulbiate. Alle 20.30 a cena a Bellusco. Un tranquillo weekend. Preannuncio che la prossima settimana sarò per tutto il tempo in Brianza, con il seguente menu: lunedì ambiente; martedì impresa; mercoledì pensionati; giovedì indecisi; venerdì giovani. Chiuderò la campagna elettorale a Cesano Maderno e a Ceriano Laghetto. Alla faccia di chi ci vuol male.
Mimma Ferraboli è straordinaria. Produce barbecue. Quando le abbiamo chiesto se si sentiva una Lady di ferro ha precisato: «Di acciaio inossidabile». E' il Nord che ci piace. Che ci piace molto.
Giovanni Lazzaro è liutaio. Nonostante il cognome, il richiamo del "Rialzati, Italia" non lo coinvolge più di tanto. Ci parla di musica, di cultura e di politica: in una parola, del nostro Paese. Con quella faccia un po' così che abbiamo noi quando andiamo a Salisburgo. Ascoltatelo. E per tutti gli altri video di A4, cliccate qui.
Ritorno da Cassina con sensazioni positive. Innanzitutto, un bel po' di ragazzi, la qual cosa non guasta mai, in un partito molto più giovane dei due da cui proveniamo. A "tenere la serata" il bravissimo Christian, che si è dimostrato più veltroniano di me (è il primo che incontro, giuro) e anche di Veltroni (sul serio). Sostituisce il coordinatore perché - mi dice prima di iniziare - è in Vietnam per lavoro. Mi rassicura, però: non di napalm, si occupa. Fa il bancario. Yes we can. Le serate in cui si parla di ambiente mi piacciono più delle altre perché, prima che arrivasse il Pd e Maria Berrini in Lombardia (sempre sia lodata), si faticava a spiegare che l'ambiente è centrale e imprescindibile per un programma politico. E capitava assai raramente che in campagna elettorale nelle piccole città della provincia lombarda si organizzassero dibattiti come quello di stasera. Per il resto, il punto per me è quello della "volontà politica": che si voglia davvero progettare il futuro, insieme, e che ciò avvenga soprattutto in campo ambientale, attraverso un programma ricco di proposte e di elementi di innovazione. Per superare la stagione delle fonti fossili, che B rappresenta così fedelmente...
Il video del post precedente e le frasi di Veltroni in esso contenute mi ricordano uno degli episodi che più amo citare nel corso dei miei interventi elettorali. Si tratta del dialogo tra gli Ateniesi e i Melii, durante la Guerra del Peloponneso, così come ci è stato consegnato da Tucidide. Gli abitanti di una piccola isola dell'Egeo accolgono la delegazione degli Ateniesi, che spiega loro che sono pronti ad invaderli, che è il caso che si sottomettano senza accampare troppe questioni. I Melii resistono, e si spiegano, argomentano, chiedono agli Ateniesi di rimanere neutrali, per tante ragioni che appartengono al loro modo di guardare il mondo e ad un principio universale di giustizia nonché di quella che oggi chiameremmo autodeterminazione. Gli Ateniesi sono sorpresi e tagliano corto (per loro si tratta solo di «sospettose supposizioni riguardo al futuro»), con una replica di straordinaria intensità: «A quanto pare, dunque, da queste decisioni, voi siete i soli a considerare i beni futuri come più evidenti di quelli che avete davanti agli occhi; mentre con il desiderio voi vedete già tradotto in realtà ciò che ancora è incerto e oscuro». Vi fidate e la vostra «fiducia» nella «fortuna» e nella «speranza», sarà la causa della vostra rovina. Per dovere di cronaca, è il caso di ricordare che finì male per i Melii. Ma non è detto che le cose, questa volta, vadano altrimenti. E che chi crede nel futuro e nel fatto che sia migliore del presente, possa vincere, alla fine di una lunga corsa.
Ok. Lo so che la politica che chiede un sostegno economico non è il massimo, di questi tempi. Ma vi chiedo lo stesso di farci un pensierino: Monte dei Paschi di Siena, agenzia di Monza, conto corrente n. 677929, IBAN : IT 86 C 01030 20400 000000677929, intestato a Fausto Perego (mandatario elettorale). Purtroppo Paypal, il sistema di finanziamento online, mi sta facendo diventare matto ed è temporaneamente disattivo. Perciò, se volete, affidatevi al bonifico. E fidatevi di noi.
Mi scrive l'ottimo Andrea Mollica, ribadendo quello che penso da tempo: il voto disgiunto è una pirlata (termine tecnico), molto discutibile sotto il profilo politico e potenzialmente disastroso sotto quello elettorale. In Lombardia, Sinistra Arcobaleno, con i dati che abbiamo, è quasi certo che non raggiungerà la soglia dell'8%, per cui anziché aiutarli, si contribuirebbe ad una ancora maggiore perdita di voti. Con il disgiunto, le percentuali che si possono muovere sono bassissime, soprattutto nelle regioni dove il voto al centrosinistra è minoritario e dove è più forte il voto di opinione (leggi: Lombardia). Come commenta Mollica, c'è poco da fare: si vota il Pd sia alla Camera, sia al Senato. «Ciò avrebbe senso solo nelle regioni, poche, dove il Pd vincerà sicuramente, quelle del Centro Italia. Nelle incerte, ma anche dove perderà quasi sicuramente, una confluenza degli incerti o delusi dell'Unione sul Pd porterebbe a strappare alcuni seggi al Pdl con la ripartizione degli scarti, nel momento in cui Sa e Udc non raggiungessero la soglia dell'8%». Votate Pd, datemi retta.
Sono reduce da una curiosa giornata di campagna elettorale. Su precise (sì, ciao) indicazioni, sono andato al mercato in un paese in cui non c'era il mercato, al banchetto in un paese in cui non c'era il banchetto, ad aspettare i lavoratori in una fabbrica all'orario sbagliato. Nel frattempo, ben tre persone che ho incontrato mi hanno spiegato che c'è un signore, candidato nelle liste del nostro partito forse per sbaglio, che va in giro a dire che faccio troppe cose, che ho troppa visibilità e che devo lasciare spazio agli altri, minacciando ritorsioni contro di me per le prossime elezioni regionali. Tutto in pubblico, ovviamente. Ho chiesto conto di questo atteggiamento alla segreteria provinciale del Pd e non mi è pervenuta alcuna risposta. Sembra quasi che siano d'accordo. A questo punto, mi fermo. Anzi, ad averlo saputo prima, mi sarei fatto anch'io qualche giorno di vacanza a Pasqua, come molti altri democratici, magari andando in qualche paese esotico. Buona campagna elettorale a tutti (e maledetto il porcellum).
Questa sera, ore 21, Cassina de' Pecchi a parlare di ambiente. Domani, a partire dalle ore 18, trasferta a Varese, per sostenere la campagna elettorale di Elisabetta Cacioppo, candidata alle Provinciali, e per incontrare i giovani (l'iniziativa, promossa da Andrea Civati, si intitola "Pezzi di ricambio", come già si chiamò una conferenza organizzata da Giovanni Damiani a Trieste nel giugno dello scorso anno). Con me, come sempre, Ivan Scalfarotto, che non fa il candidato premier solo perché adesso c'è Walter. A rendere la serata unica, se non irripetibile, sarà la presenza di Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese. Per il resto e nel frattempo, mi preparo al rush finale. Posso solo anticiparvi che vi sorprenderemo, perché la nostra campagna elettorale è in crescendo. E si può fare. Altro che storie.
A Cerea, nel corso del nostro viaggio lungo la A4, abbiamo incontrato Bersani. Ci ha parlato del Partito Democratico, della sua sfida, del coraggio e dell'azzardo dell'operazione politica più innovativa della politica italiana (per questo e per tutti gli altri contributi filmati, in continuo aggiornamento: www.a4onthenord.splinder.com).
E' vietata la propaganda personale: il protocollo del Partito Democratico ce lo impone. Mi sono concesso, allora, soltanto un segnalibro elettorale. Lo slogan è facile: «Io voto PD». Non si può sbagliare.
Veltroni presidente. La campagna del Pd per chi ama il cinema (saremo al Walter Village delle Torri Bianche di Vimercate, questo fine settimana... volevo dire Warner).
Secondo me, resta: sto parlando di Formigoni. C'è l'Expo e lui se ne va? Sì, ciao. E dove va, che a Roma nessuno lo vuole? Ben prima del 31 marzo, giorno del verdetto e dell'attribuzione a Milano dell'Esposizione universale del 2015, Formigoni aveva iniziato a dare segni di indecisione, di indeterminatezza, addirittura di ripensamento, a causa dell'accoglienza non proprio trionfale che a Roma gli stavano preparando. Ora, in più, c'è l'Expo, e Formigoni, se andasse via, lascerebbe tutta la 'scena' a Moratti e la direzione politica ad un leghista. Formigoni rimane, ve lo dico io. E magari si trattiene fino al 2015...
Gli Alcuni (Francesco e Sergio Manfio) ed Elisa Cavazza sono i testimonial dei due nuovi contributi filmati pubblicati da A4 - On the Nord. Non perdeteveli: parlano del ruolo dei bambini e dei ragazzi per cambiare il Paese. Insieme potremo fare fortuna e insieme ce la potremo fare.
E' ufficiale: fondo la corrente dei Pendem, i "Pendolari democratici" (sigla altisonante: PD). Dopo i teodem, i libdem, gli ecodem, entra nel Pd una nuova corrente di pensiero, a cui appartengo e di cui mi sento protagonista - esattamente come i due milioni di italiani che tutte le mattine e tutte le sere prendono un treno per andare da casa loro al loro lavoro e viceversa. La mia lunga militanza nel movimento pendolare inizia a 19 anni, con l'università. Da allora, bisogna riconoscerlo, è cambiato qualcosa: in peggio. I ritardi continuano, i treni sono inverosimilmente sporchi, le carrozze cadono a pezzi (quante porte inutilizzabili ci sono, sui treni delle nostre ferrovie?), non funzionano nemmeno le maledettissime macchinette gialle per timbrare il biglietto. In compenso, sono cambiati i display e ora, quando c'è un ritardo, te lo dicono anche in inglese (delay). It's wonderful, non c'è che dire. La campagna dei Pendem è iniziata oggi in tutte le principali stazioni della Lombardia, con un volantinaggio curato dal Pd lombardo (cioè da Maria Berrini e dal vostro affezionatissimo). I Pendem sono una corrente spontanea: ognuno di voi può rilanciare il messaggio. Le priorità sono presto dette: parcheggi nelle stazioni per "lasciare giù" la macchina; biglietto unico regionale, a fasce chilometriche, per fare in modo che tutti circolino su tutti i mezzi del trasporto pubblico senza problemi, risparmiando tempo e denaro (a Napoli c'è, in Lombardia no, per dire); maggiore rigore nel rispetto del contratto di servizio tra le Regioni e gli operatori (per la Lombardia, Trenitalia e Ferrovie Nord); investimenti significativi per la manutenzione dei treni circolanti e per l'acquisto di nuovo materiale rotabile (il governo Prodi ha stanziato 300 milioni di euro per i treni lombardi, treni che arriveranno 'postumi', tra qualche mese); modalità diverse di attribuzione delle gare per il servizio di pulizia dei treni, per un miglioramento dello stesso all'insegna del motto: "peggio di così proprio non si può"; promozione della "mobilità dolce" e cioè del binomio treno-bicicletta. L'Ecopass più efficace che ci sia è il treno. Non dimentichiamolo. Pendolari e democratici di tutto il mondo fate il biglietto: vi aspettiamo in stazione.
Banda larga: la Lombardia è l'ultima Regione a muoversi
Verificate qui (grazie ad Andrea per la segnalazione). Come ripeto da tempo, il problema della diffusione della banda larga è prioritario, soprattutto al Nord. Liguria, Piemonte e Veneto: tre Regioni che si sono mosse. E la Lombardia? Forse, magari, può essere, vedremo... in tredici anni Formigoni non ha fatto nulla. Speriamo che, andando via lui, arrivi la banda larga.
Berlusconi si sottrae al confronto tv con Veltroni: uno scandalo internazionale. Nel frattempo, però, Franceschini e Fini possono confrontarsi a Porta a porta senza che nessuno abbia nulla da ridire. I premier no, i vice sì. Come protesta civile contro il candidato premier che scappa, suggeriamo di imitare Morgan. Semplicemente mitico.
O, meglio, all'aperitivo. Questa sera, alle sette e trenta, sarò a Muggiò, ospite di Monica e Duccio, per incontrare gli indecisi (le iniziative che preferisco). Poi andrò a Milano, circolo Carminelli, via Archimede. Il titolo è: «Solo per amore», nel senso che noi non ci sposiamo per interesse (stavo per scrivere "Pier interesse") ma perché abbiamo delle politiche per i giovani che ce lo permettono. Di casa, lavoro, precariato, sostegno alle giovani imprese, ammortizzatori sociali, formazione parleremo con Maria Emanuela Adinolfi e Francesco La Forgia. Si può fare.
Un weekend che cambierà la nostra vita (oroscopo elettorale)
Rob Brezsny fa l'oroscopo del pesce d'aprile. Veltroni (cancro) è inseguito da un fantasma di cui si deve liberare. Il "club del 4 agosto" (José, Barack & me) è atteso da un weekend che cambia la vita: «Rick Fields racconta in un libro che un amico lo aveva invitato a frequentare un seminario insieme a lui. "Devi assolutamente venire", gli aveva detto. "Questo seminario cambierà la tua vita in un solo weekend". Fields era scettico. "Non voglio cambiare la mia vita in un weekend", gli ha risposto. "Lunedì ho un sacco di cose da fare". Ti invito, Leone, ad assumere un atteggiamento simile nei confronti di qualsiasi grande esperienza formativa che prometta di stravolgere la tua routine. PESCE D'APRILE! Secondo i miei presagi astrali farai bene ad accettare un invito che potrebbe sconvolgere il tuo mondo in pochissimo tempo» (cliccate qui per verificare il vostro segno).
Grande festa per l'Expo. Soltanto la B-side della politica italiana poteva strumentalizzare immediatamente la vittoria di Milano, dando contro al governo Prodi in un momento di grande collaborazione tra le istituzioni. Ve l'immaginate uno così che fa il presidente della Repubblica? Non credo che possiamo permettercelo. Come direbbe Lucarelli: non qui, non da noi, non in Italia. Per il resto, mi associo ai festeggiamenti e mi prendo, contestualmente, un impegno. Visto che l'Expo è dedicata all'alimentazione, alla vita e all'ambiente (e Al Gore continua a dire che Milano è avanzatissima in quest'ultimo campo, boh), mi candido fin d'ora a controllare quello che succederà, nei prossimi anni, per quanto riguarda la realizzazione delle opere a servizio dell'Esposizione. Non vorrei, infatti, che ci trovassimo di fronte al paradosso che per celebrare l'Expo dedicata all'alimentazione, alla vita e all'ambiente ci sia bisogno di consumare altre migliaia di ettari di aree agricole (anch'esse dedicate all'alimentazione, alla vita e all'ambiente) o che per dare un'immagine ecologica a Milano e alla Lombardia ci si limiti a operazioni en passant, come l'Ecopass (ecopassant?). Non sarebbe bello né giusto. Nel frattempo, se avete l'indirizzo email di Al Gore, gli mando i dati sullo smog e sulla congestione. Così, per la precisione.
L'Expo, la Villa Reale e la Brianza: una sfida possibile
Comunicato stampa. La vittoria dell'Expo è un segnale importante anche Monza e la Brianza. Prima di tutto, perché ci ricorda che intorno alle grandi sfide è importante cercare una collaborazione al di là degli schieramenti e dei ruoli politici. Il senso e il rispetto delle istituzioni e della loro missione deve prevalere: come per l'Expo, questo da noi è un messaggio importantissimo, ad esempio, per la Villa Reale. E la Villa Reale viene in mente anche perché vi è la possibilità che proprio il complesso monumentale della Villa abbia un ruolo nell'ambito delle manifestazioni e delle iniziative previste per l'Esposizione universale che Milano e la Lombardia ospiteranno nel 2015. Da tempo auspico l'apertura di un 'comodino' Brianza, da associare a quel 'tavolo' Milano in cui istituzioni locali e governo si sono spesso trovati a discutere in questi anni. La Brianza confina con l'area dell'Expo e non può perdere 'anche' questa opportunità. Credo sia giusto associarsi ai festeggiamenti e cercare di partecipare al percorso verso il 2015, a pieno titolo e fin da subito: non imbucarsi all'ultimo momento come succede alle cerimonie a cui non si è invitati. A volte Milano, per la Brianza, sembra più lontana di Smirne. Dimostriamo che non è così e che anche per la Brianza ci sarà modo di essere protagonista nel 2015 e negli anni a venire.
Veltroni, nel suo viaggio attraverso le province italiane, spesso va a pranzo o a cena da famiglie 'normali'. Noi, nel corso delle nostre giornate lungo l'A4, ci siamo concessi (autoinvitandoci e confidando nella sua gentile ospitalità) un caffè a casa Calearo. Qui di seguito trovate la sua intervista. Calearo cita Kennedy (per dire). Le cose cambiano.
«Qui rischiavano di venirci i condomini, ti rendi conto?»
Alfonso Pinto ci accompagna (e nel "ci", oltre a Fausto Perego, protagonista della vicenda che sto per raccontarvi, contiamo anche Alessia Mosca, responsabile nazionale del Pd per il Lavoro) nell'area dell'ex-Gilera di Arcore, dove tutti i lavoratori hanno continuato a lavorare dopo la chiusura dello stabilimento nel 1993. Anche allora Walter Veltroni ci mise lo zampino, in collaborazione con Giovannino Agnelli, per evitare che centinaia di lavoratori perdessero il posto. La Piaggio se ne andò, ma fu costituita una società che tenne viva l'area produttiva, coinvolse operatori di rilievo, tra cui due multinazionali (una tedesca e una americana), e consente ancora oggi a un migliaio di persone di lavorare in quello che era stato per decenni lo stabilimento delle moto più prestigioso della nostra zona (e non solo). «Rischiavano di venirci i condomini», dice Pinto, che sa che quasi dappertutto le cose sono andate così. Oggi, all'interno del complesso, ci spiega Eleonora Polini della Soges, figlia del protagonista assoluto di questo 'recupero' in extremis, che qui è per tutti l'indimenticabile "Ingegnere", c'è produzione e ci sono servizi alle imprese. E c'è anche un bionido, in cui giocano più di trenta bambini, in uno spazio bellissimo, interamente realizzato secondo i dettami della bioarchitettura. Dove ora c'è il giardinetto per i giochi, spiega ancora Pinto, c'era il bidone del fuoco, per scaldarsi ai picchetti. Le cose cambiano. Non sempre in peggio. Un messaggio che viene da Arcore e che, per una volta, ci sentiamo di condividere...