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domenica, agosto 31, 2008

Alla deriva

A Venezia, Mario Monicelli dice cose molto condivisibili.

postato da civati, 11:27 | link | commenti

Oggi Lodi, domani Lecco

I ragazzi del Pd di Lecco sono bravi. Hanno fatto anche lo spot per l'iniziativa di domani sera. Complimenti.

postato da civati, 10:52 | link | commenti

Marrakech (low cost) Express: dal Lido a Lodi

Sono ancora qui, in vacanza, per poche ore. Vi scrivo dal Lido di Venezia, dove il cinema italiano è incappato in un film deludente - quello di Ozpetek - ma in una festa tutto sommato carina, finita poco fa. Finisce il lungo viaggio che mi ha portato a Barcellona, Madrid, Marrakech, Berlino, Trieste, Lussino e, infine, a Venezia, nel corso dell'estate più bella degli ultimi anni. Un'estate trascorsa dappertutto cercando di non essere da nessuna parte, attraversando il tempo dei ricordi e delle speranze, proprio perché avevo deciso di sospendere il tempo, appunto, e i ricordi e le speranze. Eccomi qui, di ritorno, a vele spiegate. Questa sera si ricomincia. A Lodi. A parlare di Pd e comunicazione. Il dibattito si intitola Tra il dire e il fare. La risposta è semplice: c'è di mezzo il mare. E per una volta non è soltanto una metafora. Ci vediamo più tardi, alla Festa democratica, come sempre.

postato da civati, 08:29 | link | commenti

venerdì, agosto 29, 2008

All the promises

We made... cantavano gli U2 in All I want is you. E la promessa democratica di un'America e di un mondo migliori, rappresentata dalla figura e dalla proposta politica di Barack Obama, e' apparsa nitidamente ieri, in una cornice - come si suol dire - fantastica e carica di tensioni positive. "Erano anni" che questo mondo triste e decadente, violento e ingiusto, attendeva un leader intorno al quale raccogliersi. Sappiamo tutti che la provincia profonda, l'America-quella-vera, lontana da Manhattan e da Cisco, decidera' per tutti. Ma sappiamo anche che la politica ha bisogno di tutto questo. Di una prospettiva nella quale riconoscersi, di una sfida che vada al di la' del quotidiano, di una proposta politica che riguardi le persone e la loro vita, i loro sogni e le loro esigenze. La speranza audace di Obama si traduce cosi' in un appello alle classi medie - pensiamoci anche noi, in Italia abbiamo lo stesso tema politico da affrontare, accidenti -, in un attacco durissimo al governo uscente, in una forte assunzione di responsabilita' nei confronti del Partito e della sua unita'. Una promessa di vita, quella che Obama porta con se'. E noi con lui, nella speranza che sia mantenuta, in occasione del voto di novembre, e nei prossimi quattro anni di una presidenza che ci auguriamo molto migliore di quella che termina oggi (per riprendere le parole di Obama e la sua una curiosa e forse involontaria citazione 'rovesciata' del discorso di addio di Margaret Thatcher). Corri, ragazzo, corri. E vinci, perche' ne abbiamo bisogno.

postato da civati, 10:26 | link | commenti (11)
obama sui navigli

mercoledì, agosto 27, 2008

Il buon senso senza senso

Leggevo ieri l'altro sulla Stampa un'incredibile intervista al ministro Prestigiacomo sulla scuola del Sud, in cui si tentava una replica non offensiva alle opinioni dell'altro ministro, quello della Scuola, sugli insegnanti meridionali. E Prestigiacomo ha ripetuto piu' e piu' volte, in quell'intervista, che Gelmini e' donna di buon senso. Gia'. Il buon senso. Che viene continuamente evocato. Proprio in questi giorni pensavo che il mondo si divide in due. C'e' chi si affida a un presunto buon senso, e chi pensa che ci voglia cultura, nel (buon) senso esteso del termine. Gelmini e' una donna di buon senso. Appunto.

postato da civati, 09:10 | link | commenti (4)
cultura, scuola

Alinciucio

D'accordo con Scalfari. Che vergogna.

postato da civati, 09:07 | link | commenti (2)

Marrakech (low cost) Express: gli apostrofi di Lussino

E' tutto molto Magris oriented. Il tramonto a est, per dire. Oppure la fine dell'estate accompagnata dai segnali di vita che arrivano da ogni confine. Luoghi comuni. Rovesciati, pero'. Sto per tornare, questa e' la verita'. E non riesco a trovare le lettere accentate su questa tastiera. E ricorro agli apostrofi. Elisioni e pero' collegamenti. Pieni e vuoti, nell'estate della memoria. Ho finito Io non ricordo, ed e' probabilmente il capolavoro dell'anno, anche se troppo forte e incredibilmente vicino ai libri di Safran Foer. Probabilmente l'autore non si ricordava che fossero stati scritti. Comunque. Anche ad Isidora, il luogo mitico dove e' possibile dimenticare ed essere felici, si accede attraverso una sorta di apostrofo collocato sulla crosta terrestre. Ecco il senso dell'apostrofo. In un'isola che per raggiungerla ho dovuto viaggiare come se stessi andando nel Pacifico (treno, pullman, aliscafo, quasi quindici ore di viaggio, per ridurre sia l'anidride carbonica che i giorni effettivi di vacanza). Mi sento un po' come il nanetto di Amelie. Ecco. L'ho detto. E vi saluto.

postato da civati, 09:05 | link | commenti (1)

lunedì, agosto 25, 2008

Per dire

Sono a Fiume. C'è il wireless in tutto il centro storico. Cose che succedono in Croazia. L'Italia è lontana... P.S.: leggete Sofri su Repubblica. Un grande articolo su Pd e politica.

postato da civati, 15:59 | link | commenti (3)

La Biden generation

Obama lancia i giovani, si leggeva ieri sulla Stampa (ripresa anche qui). Ci stanno pensando anche da noi? Anche noi avremo i trentenni a capo del Pd? Sì, ciao. Noi abbiamo la Biden generation. Già.

postato da civati, 09:58 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Ma il ministro-ombra?

Mentre Bossi interviene alla Festa democratica di Firenze (sic), Gelmini pontifica sugli insegnanti meridionali. Ma il Pd si sveglia, o che cosa?

postato da civati, 09:55 | link | commenti (10)
cultura, scuola, diritti

Io non ricordo

In questa vacanza dedicata alla memoria, al passato ma soprattutto al futuro, non poteva mancare il capolavoro letterario da associare ai viaggi in aereo, in treno, in bus e, tra qualche ora, in traghetto. Si tratta di Stefan Merrill Block, Io non ricordo, Neri Pozza. Il titolo originale è "The Story of Forgetting", per dire. Se siete in viaggio verso Isidora, non potete non leggerlo.

postato da civati, 09:47 | link | commenti
letture

Marrakech (low cost) Express: se gli extracomunitari sono turisti

Viaggio in treno verso Venezia. L'Eurostar è in orario, e ci sarebbe già da festeggiare. Il vagone è straniero. Non nel senso del post precedente, nel senso letterale del termine. Ci sono, davanti a me, quattro iraniani, due giovani coppie. Parlano con un libanese. Affetto da logorrea. La moglie non ne può più. Lui sa tutto di tutto di Roma, di Venezia e di Capri. E, ovviamente, di Beirut. Dietro di noi, una famiglia indiana, alcune spagnole, coreani, giapponesi e cinesi assortiti. E così si scopre che nel Paese dell'intolleranza strisciante, delle ordinanze (la più bella che ho sentito è quella anti-pipì di Trieste: 700 euro di multa a chi la fa per strada, chissà cos'hanno in mente per la pupù), dei luoghi comuni e delle impronte, gli stranieri, soprattutto giovani, sono una nostra fonte di ricchezza. E contribuiscono ad evitare il tracollo del turismo italiano. Perché noi puntiamo tutto sulla sicurezza. Al turismo ci pensano la Spagna e la Croazia, ad esempio. E si vede.

postato da civati, 09:43 | link | commenti

Marrakech (low cost) Express: se l'Italia è il posto in cui ti senti straniero

Che uno torna in Italia e pensa che lì sarà ancora più semplice. E invece. Arrivi alla biglietteria dei pullman di Trieste la domenica ed è tutto chiuso. Il giorno dopo arrivi e vedi che c'è un bus per Fiume alle 10.30, solo che è soppresso, solo che non l'hanno scritto sul tabellone, solo che c'era scritto orario estivo e l'estate finisce tipo tra un mese, solo che non l'hanno detto al conducente, solo che adesso parto alle 12.30 e spero di arrivare a Lussino entro sera. Solo. Poi vai a cercare un phone center e ti rendi conto che l'unico Paese in cui ci si preoccupi del terrorismo è l'Italia. In tutta Europa nessuno ti chiede i documenti, da noi è tutto un carta d'identità, sei già nostro cliente, passa la Finanza, che uno non ci crede. Siamo deboli nel turismo ma fortissimi nella legislazione anti-terrorismo. Che Paese intelligente. P.S.: a proposito. Sono stato, nelle ultime settimane, in cinque città italiane. Non ho visto un militare. Sono già in licenza?

postato da civati, 09:37 | link | commenti (3)

venerdì, agosto 22, 2008

Filo da tessere

Mi chiama Marta e mi chiede: hai per caso notizie del Pd? No, rispondo, ma forse è meglio così. Perché le settimane estive sono state un po' tristi e un po' deludenti. Tutti aspettano settembre, il momento della riscossa, con una tale insistenza che, se questa maledetta riscossa non dovesse arrivare, sarebbero guai. Per prepararci nel migliore dei modi alla ripresa e alla politica d'autunno, oltre alla stagione delle Feste, dei grembiuli e dei dibattiti (stagione che per me riprende il 31 agosto a Lodi), annuncio fin d'ora che personalmente mi darò da fare perché l'occasione del tesseramento non sia vissuta in modo burocratico. Farò tessere, insomma, portandole «casa per casa», con la 'd' del Pd che sta per 'delivery'. Seguendo il filo delle tessere - che è anche, per certi versi, il famoso filo da tessere - proseguirò nel mio viaggio per capire come dobbiamo costruire il Pd, partendo da quello che ci chiedono le persone che vi aderiscono o vi aderirebbero. Il tesseramento come grande consultazione delle democratiche e dei democratici. Per passare, per una volta, dalle parole ai fatti.

postato da civati, 18:42 | link | commenti (3)
appunti per un partito nuovo

Uno così anche noi

Tra qualche tempo, ce ne sarà uno anche in Italia. El régimen de Franco, una dieta con più di quarant'anni di esperienza. Grazie ad Anna per la segnalazione.

postato da civati, 18:25 | link | commenti

La nostalgia e la vaccinazione

A colazione, all'Anita Wronski, proprio di fronte alle Torri dell'acqua di Prenzlauer Berg (che è una specie di Zauberberg, nel senso della Montagna incantata), leggevo queste righe di Benjamin e pensavo alla vaccinazione, alla nostalgia e al suo rovescio, che riguarda il sistema politico italiano, nel senso dell'assuefazione e della dipendenza da un veleno da cui non riusciamo più a liberarci (vaccinazione e mitridatizzazione rovesciate, perciò). Ecco Benjamin, da lontano, che pensa a quando stava a Berlino, da bambino. Fatene tesoro.

«Nella mia vita interiore avevo più volte sperimentato come fosse salutare il metodo della vaccinazione; lo seguii anche in questa occasione e intenzionalmente feci emergere in me le immagini - quelle dell'infanzia - che in esilio sono solite risvegliare più intensamente la nostalgia di casa. La sensazione della nostalgia non doveva però imporsi sullo spirito come il vaccino non deve imporsi su un corpo sano. Cercai di contenerla restando fedele non al criterio della causale irrecuperabilità biografica del passato bensì a quella, necessaria, di ordine sociale».

Walter Benjamin, Infanzia berlinese intorno al Millenovecento, Einaudi, Torino 2007, p. 3.

postato da civati, 18:19 | link | commenti (1)

Qualcosa di nuovo

Roberto mi segnala il Cous cous Barilla. Chissà quando la politica italiana si renderà conto delle trasformazioni che sono in atto.

postato da civati, 18:06 | link | commenti

Una gran bella notizia

Concita De Gregorio dirigerà l'Unità. Bello.

postato da civati, 17:57 | link | commenti (4)

giovedì, agosto 21, 2008

postato da civati, 17:51 | link | commenti (1)

Semper lur

L'espressione è dialettale. Si usa dalle mie parti. Sta per: sempre loro. Per la serie: non cambieranno mai. Prodi, per tanti motivi, a cominciare dal suo nuovo impegno super partes (la Fondazione per la pace e la cooperazione tra i popoli che, a parte il nome, sembra un'iniziativa di grande interesse), non parteciperà alla Festa democratica di Firenze. Secondo me sbaglia, ma la motivazione è affascinante: ci vogliono volti nuovi, dice oggi. Nel frattempo, alla convention democratica che lancerà la corsa di Obama verso la Casa Bianca, la delegazione del Pd sarà composta da Veltroni, Rutelli e Fassino. I volti nuovi.

postato da civati, 17:35 | link | commenti (6)

E' un problema culturale

Leggetevi Ivan. Come ripeto da tempo, il nostro è un problema culturale. Lo è e lo sarà sempre di più.

postato da civati, 10:04 | link | commenti (1)
diritti

Kennen Sie den Cavaliere?

La Sueddeutsche propone un interessante quiz su B. Così ci vedono all'estero...

postato da civati, 09:54 | link | commenti (3)

Mi associo

Al cordoglio per le 153 vittime dell'incidente aereo di Madrid Barajas. Era un volo low cost, come ne ho presi tanti. Fa impressione.

postato da civati, 09:37 | link | commenti

Fiscalità ecologica

Leggete qui quello che si fa in Francia e che dovremmo fare anche noi...

postato da civati, 09:31 | link | commenti

mercoledì, agosto 20, 2008

La fata, presso la quale si ha diritto a un desiderio, c'è per ognuno

Con rose intrecciano
le benevoli fate
la vita dei mortali;
fanno e disfano
in mille sembianze
ora brutte, ora belle.

Dove comandano
ogni cosa arride
smaltata di rami e di fiori;
il loro meraviglioso castello di topazi
è ornato
di vasi adamantini.

L'aria dei giardini
è sempre impregnata
dei profumi di Ceylon
e come vuole l'uso,
i viottoli non di sabbia
ma di perle sono cosparsi.

Dai tempi di Salomone
nessun aeronauta
ha accostato quell'etereo paese.
Questo mi disse un silfo
secondo scritture
nelle tombe di mummie.

postato da civati, 11:34 | link | commenti (14)

Marrakech (low cost) Express: quella fu un'estate favolosa

Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Che tipo stamattina leggevo Benjamin e soprattutto Adorno e Szondi che accompagnano l'edizione Einaudi di Infanzia berlinese con due saggi strepitosi. E pensavo, leggendo Benjamin e Adorno e Szondi, che forse mi devo fermare. Nel senso che questo viaggio, alla ricerca del tempo perduto e del me stesso che non ha fatto nient'altro che perdersi nel tempo, è una vertiginosa ricerca del futuro. Già lo sapevo di mio, ma poi quando lo leggi in Benjamin (un amico direbbe: solo?), un po' di impressione la fa. Scrive Szondi: «Proust cerca il passato per sfuggire al tempo, e ciò significa soprattutto: al futuro, ai suoi pericoli, alle sue minacce, la cui minaccia estrema è la morte. Benjamin, al contrario, nel passato cerca il proprio futuro. I luoghi a cui lo riconduce il suo rammemorare hanno quasi tutti i "tratti dell'avvenire"». E, aggiungerei io, cerca la vita, Benjamin, attraverso le sue miniature e le sue tracce. Ora, mi ritrovo qui, a distanza di quindici anni dal primo passaggio berlinese - era il 1993, il muro caduto da poco, un secolo fa - con in testa la filastrocca di Handke e una scena che vi propongo tra qualche riga, e mi chiedo se non sia troppo. Troppo leggere un libro di Vargas Llosa che inizia così: «Quella fu un'estate favolosa». Troppo andare incontro alle suggestioni, agli incontri, alle emozioni di questo agosto (con quell'otto del duemilaotto che sa di infinito). Troppo trovare il filo che si cercava da tanto tempo. Troppo tempo. La verità, che ora mi appare nitida, è che il tempo non è perduto. E lì. E' solo importante rendersene conto. E pensare che serve, il tempo passato, a quello che sta per arrivare. «Bisogna mettere a prova la memoria per ricordare il futuro», come diceva un altro Vargas Llosa, in un'altra storia in cui è un continuo riferirsi a Sebastiano e al suo sfortunatissimo Marrakech Express, che si concluse il 4 agosto, ovvero il giorno del mio compleanno, in cui tutta questa storia è iniziata. E non ve la racconto perché con Sebastiano sarebbe veramente troppo. Per voi. E anche per me.

postato da civati, 11:23 | link | commenti (5)

Marrakech (low cost) Express: smarrirsi come in una foresta

Ho attraversato Kreuzberg, ieri, e, dopo il tradizionale Kreuzburger, mi sono abbandonato alla flânerie così come si deve fare nell'unico quartiere di Berlino che non si sia (ancora) imborghesito (anzi). Alla fine, tornando verso casa, mi sono ritrovato a sfogliare i volumi della Dante connection, la libreria italiana-ma-non-solo di Oranienstrasse. E ho ritrovato, in questo strano viaggio in cui tutto torna (tranne forse il vostro affezionatissimo, che rimarrà in giro...), ho ritrovato, dicevo, Walter Benjamin. Un Grande, che a me è anche molto simpatico, per capirci. Forse perché non riesco a togliermi dalla mente, oltre ad alcune sue pagine memorabili sui passaggi parigini e tanto altro, il monumento di Port Bou, in Catalogna, che ne ricorda la tragica morte, in fuga dal nazismo. Comunque. Il testo è Infanzia berlinese intorno al Millenovecento (un secolo fa, giusto giusto). E la frase è la seguente, da utilizzare sia per il prossimo viaggio che per le nostre impervie analisi sociologiche:

«Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare all'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze del centro gli devono scandire senza incertezze, come in montagna un avvallamento, le ore del giorno».

postato da civati, 09:14 | link | commenti (3)
cultura, letture

Marrakech (low cost) Express: prossima fermata: Babilonia

Tappa importante del Marrakech (low cost) Express. Per capirci, il Pergamon è il museo a cui sono più affezionato. Si trova al vertice dell'Isola dei musei, in un posto che sembra il centro del mondo (e, almeno dell'Europa, probabilmente, lo è). Da sempre c'è l'ara di Pergamo, appunto, la porta del mercato di Mileto (la mia preferita, ora coperta dai ponteggi del restauro) e la porta di Babilonia, portate lì come si 'strappano' gli affreschi, solo che lì hanno 'strappato' interi monumenti. Fin qui il Pergamon così com'è da sempre. Da giugno, però, in più, c'è la mostra Babylon. Myth and Truth che è - soprattutto per la parte 'Myth' - davvero straordinaria. Un percorso attraverso la storia dei secoli, che illustra il lungo cammino che la storia e la metafora di Babilonia e di Babele hanno seguito, da Nabucco a Babel fish («probabilmente la cosa più bizzarra dell'universo»), dalla cattività degli ebrei all'Iraq contemporaneo (manca solo Babel, il film globalizzato che, mi pare, non avrebbe affatto sfigurato alla fine del percorso). E il punto sta proprio qui: che alla fine Babilonia non era proprio Babele, né si può identificare con quel luogo del vizio e della perdizione di Semiramìs lussuriosa (nota per promulgare leggi salva-regina «per torre il biasmo onde era condotta»), poi descritta da Agostino e, all'insegna del rovesciamento a cui spesso vanno incontro le metafore e il loro uso, adottata da Lutero per parlare (male, malissimo) della Chiesa di Roma. Simbolo influente, quello di Babilonia e di Babele, che parla di una città troppo umana, che la mostra berlinese ha il merito di proporre al visitatore attraverso un'analisi critica molto lucida e comprensibile. La nostra metropoli è Babilonia (anzi, è Babilonia a rappresentare l'immagine della metropoli perenne), ma Babilonia era - ed è, per noi - qualcosa di molto complesso. Di irriducibile. Tante lingue e l'eterno tentativo di renderle traducibili. Popoli, conflitti, lotte, contaminazioni. Tolleranza, quindi, ma anche intolleranza, che, guarda caso, è il titolo del celebre film di David Wark Griffith. Un film del 1916. E' passato quasi un secolo. Ma la domanda di fondo - che qui chiamerebbero Leitfrage - è sempre, più o meno, la stessa. A tanti italiani una visita a Babilonia farebbe molto bene. Fino al 5 ottobre c'è tempo. Chi passa di qui, non può mancare.

postato da civati, 09:00 | link | commenti (4)
cultura

O protagonisti, o nessuno (o centomila?)

La prima che hai detto. Almeno così ha pensato il Comune di Monza, che parteciperà al Meeting di Rimini con un proprio stand. La notizia si trova qui ed è ripresa qui. Come già per la Regione Lombardia, si tratta evidentemente di una sponsorizzazione della manifestazione di Cl da parte del Comune di Monza. Saremmo curiosi di sapere quanto costa questo gesto di solidarietà. O protagonisti o nessuno, d'accordo, ma la Regione spende più di centomila euro ogni anno. E il Comune di Monza?

postato da civati, 08:04 | link | commenti (7)

martedì, agosto 19, 2008

Marrakech (low cost) Express: viaggio nell'intercultura

Oggi, tra le altre cento cose che vorrei fare, vado qui. Perché anch'io credo che «un approccio positivo alla pluralità favorisce la competenza interculturale, la vitalità e la capacità d'agire di una città, e contribuisce a renderla attraente all'interno della competizione internazionale». Appunto.

postato da civati, 11:42 | link | commenti (1)
cultura, diritti

iPhone in love

Leggo di continue critiche all'iPhone (ad esempio, qui), ma a me piace molto. Anzi, per dirla tutta, i 'phone' letteralmente in love, da qualche giorno. Be apple.

postato da civati, 11:37 | link | commenti (1)

Si scrive Extremadura, si legge Basilicata...

Sono giorni ormai che seguo il confronto tra Zapatero e Montilla, presidenti rispettivamente del Gobierno e del Govern (nel senso della Generalitat catalana), sulla questione del federalismo e della distribuzione delle risorse tra le varie autonomie in cui è articolato il sistema istituzionale spagnolo. Da noi sta per succedere la stessa cosa. Si scrive Extremadura, si legge Basilicata. Si scrive Andalucía, si legge Campania. Come in Spagna, ogni Regione ha un'opinione differente. C'è chi apprezza molto l'idea, chi la teme, chi la rifiuta a prescindere. Se si pensa che la proposta viene da Calderoli, che ha già devastato il Paese con la legge elettorale peggiore di tutti i tempi, c'è da aver paura. Se si pensa a Lombardo e a come mezzo Pdl vivrà una riforma così radicale, c'è da ridere. Se si pensa a che cosa deve fare il Pd, c'è da sperare che sappia interpretare il suo ruolo, di partito nazionale, federalista e equilibrato. E' l'unico partito sulla scena italiana a potersi permettere una funzione di questo tipo, mentre nella destra voleranno gli stracci tra leghisti, post-fascisti-sempre-centralisti, clientelisti e feudatari d'ogni tipo. Vedremo.

postato da civati, 11:33 | link | commenti (1)

Marrakech (low cost) Express: Mitte gegen Rechts

Sarà perché ho attraversato quartieri in cui forte è la presenza delle associazioni di vicinato. Sarà perché sto andando incontro alle comunità degli stranieri residenti nelle principali città d'Europa e mi sto convincendo che il rione è la vera dimensione dell'integrazione. Sarà perché sto leggendo un saggio in catalano in cui si discute di pensiero critico e di promozione del dibattito culturale, al di là dei modelli e dei luoghi comuni. Sarà per tutto questo, ma mi ha molto colpito l'iniziativa che un gruppo di residenti di Rosa Luxemburg Strasse, dove ho il piacere di risiedere per qualche giorno, ospite di Francesca (a proposito: grazie mille), abbiano lanciato l'iniziativa Mitte gegen Rechts (Mitte, nel senso del quartiere, contro la destra, nel senso della destra, quella estrema), prendendo spunto dalla apertura, sulla strada, di una boutique che propone vestiti di una linea di moda ultradestrorsa. La protesta, è bene specificarlo perché la violenza proprio non la sopporto, si svolge attraverso un percorso culturale, una rassegna cinematografica e un po' di marketing molto ben curato. Un po' di auto-organizzazione, di protesta civile, intelligente e politicamente corretta non farebbe male anche da noi, dove ormai anything goes (verso destra, tra l'altro). L'Italia, con il suo conformismo e la sua stanchezza, sembra così lontana.

postato da civati, 11:04 | link | commenti (3)
cultura

Sono pazzi questi padani

Un sito interessante.

postato da civati, 09:29 | link | commenti (3)
diritti

lunedì, agosto 18, 2008

Marrakech (low cost) Express: il segreto di Alex

Per una volta non sto parlando di lui. Un signore mi ferma, dietro alla statua di Marx ed Engels, e mi chiede: «Lei è berlinese?». Non lo sa che, pensando a Kennedy, mi sta facendo quasi una dichiarazione. Un complimento. Vuole sapere dov'è la Pariser Platz, che poi sarebbe un luogo quasi metafisico tra la fine di Unter den Linden e la Porta di Brandeburgo. La domanda non era poi così difficile e il vostro affezionatissimo, erede di Funes el memorioso e della sua memoria patologica, si ricorda e spiega che deve andare a sinistra, guardando Marx ed Engels (per dire), esprimendosi in quella strana lingua che ormai parla da settimane, incrocio di tutte le altre, alla quale da qualche ora si è aggiunto uno stentatissimo tedesco. Mi chiede di una piazza, e non sa, il tedesco-che-non-è-di-Berlino, che proprio alla ricerca di piazze mi ero mosso, uscendo dalla casa di Francesca, con il cielo grigio sopra di me, e Jemaa el-Fna ancora dentro di me. Alex è, ovviamente, Alexander Platz, la più classica delle non-piazze, che racchiude dentro di sé segreti talmente sconvolgenti, dal punto di vista storico, che uno si sente come calamitato (per quanto riguarda il meteo, oggi non c'era la neve, come vuole la canzone, ma una pioggerellina particolarmente fastidiosa). E poi c'è Bebelplatz, la piazza davanti all'università, con il celeberrimo monumento dedicato al rogo dei libri, a cui sono molto affezionato. E poi, finalmente, in tutta la sua magnificenza (di cui per altro salvo solo il grattacielo di questo signore), la Postdamer, che non è più una piazza, ma quell'incrocio di percorsi (meglio, di traffici) che era sempre stata, prima di diventare davvero una 'piazza', ma a causa dei bombardamenti, prima, e, poi, del Muro. Il segreto di Alex, quindi, è la memoria. Il vuoto e il pieno. Qui, a Berlino, per oggi, può bastare.

postato da civati, 18:59 | link | commenti (3)

domenica, agosto 17, 2008

Marrakech (low cost) Express: gli incroci possibili a Jemaa el-Fna

Con Mattia abbiamo ripreso i preparativi della cena 'perenne' che si svolge in piazza, nella Piazza Grande di Marrakech. Noi siamo rimasti irretiti e come presi dall'incanto di uno dei posti più suggestivi del pianeta.

postato da civati, 17:50 | link | commenti (11)

Lo spettacolo della democrazia

Se passate da Barcelona, non perdetevi questa mostra ospitata presso il palazzo della Virreina, sulla Rambla (vicino al Liceu). Mi piacerebbe presentarne i contenuti a Monza, magari ospite di Next, perché il catalogo fornisce anche degli straordinari video che ripercorrono la storia dello spot elettorale negli ultimi decenni. P.S.: in copertina, B. Anche loro ossessionati?

postato da civati, 14:50 | link | commenti

Mira si yo te querré

Che uno va in libreria, un titolo lo colpisce, la 'quarta' conforta la scelta dell'acquisto, le referenze pure, lo mette nello zaino, inizia a leggerlo sul treno che parte da Sants, e poi nelle notti a Madrid, e ancora nel riad di Marrakech. E scopre che il libro è ambientato tra Barcelona e il deserto, e parla di un percorso che è avventura, storia d'amore, viaggio esistenziale, insomma, tra il presente e il passato, andata e ritorno, gioia e dolore, ansia e serenità. E pensa che Guarda come ti amo (Feltrinelli) è il libro ideale per una vacanza, soprattutto se questa vacanza inizia a Barcelona e si conclude nel deserto. Ma il libro è da consigliare anche per chi va in Grecia o in Valtellina, per dire. Luis Leante propone una storia caleidoscopica, in cui ognuno può trovare il proprio 'filo' e il proprio punto di vista. E' bravissimo, mi pare, nel descrivere la 'traiettoria' della protagonista, alla ricerca di se stessa, attraverso un confronto aspro, quasi violento, con il proprio passato. E con il passato di un paese in trasformazione nel momento della sua crisi più profonda e del riscatto che essa porta con sé. Un cambiamento descritto attraverso le vicende storiche, i mutamenti sociali, financo le trasformazioni urbane (a cominciare dalla Barceloneta rediviva, mirabilmente descritta da Leante), ma soprattutto attraverso le emozioni. Se lo trovate, acquistatelo. Accompagnerà il vostro viaggio nel migliore dei modi.

postato da civati, 14:05 | link | commenti

Come la sabbia per i beduini

Riprendo la striscia rossa dell'Unità che a sua volta riprende il Michele Serra della Stampa dell'altro ieri: «Il fatto che l'uomo più ricco d'Italia sia anche capo del Paese è qualcosa di smisurato... Trovo ridicolo accusare qualcuno di avere l'ossessione di Berlusconi. E' come accusare un beduino di avere l'ossessione della sabbia. Non è colpa mia se Berlusconi è dappertutto». In poche righe, la risposta allo pseudodibattito antiberlusconiani sì, antiberlusconiani no. Se si è democratici davvero, l'interrogativo non si pone nemmeno.

postato da civati, 13:09 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Battere un colpo: la chiamata alle idee

Francesca mi raccontava che Nanni Moretti a Locarno ha chiesto di interrompere la retrospettiva a lui dedicata prima di Ferragosto, perché lui, il 15 agosto, prende la Vespa - proprio quella di Caro diario - e gira per le strade di Roma. Nel silenzio. Nel deserto. Pensavo a Moretti sulla Vespa, e pensavo alla mia città. Al suo silenzio. E non sto parlando solo della requie agostana. Sto parlando del letargo in cui è sprofondato il dibattito politico (meglio, pubblico) di Monza da un anno a questa parte. Ciò che sto per dire vale, perciò, per ogni città del Paese, ma è in particolare rivolto alla mia, di città, dove la destra è tornata un anno prima che nel resto del Paese. Ci vuole che il Pd batta un colpo. Un momento pubblico, forte e chiaro, in cui presentarsi alla città, per la prima volta (e con decisione) dal giorno delle primarie dell'ottobre dello scorso anno. Penso ad una manifestazione, una sorta di "chiamata alle idee" sulla città. Un momento da collegare alla campagna di adesioni al nuovo partito e da collocare nelle settimane immediatamente precedenti alla manifestazioni del 25 ottobre. Sarebbe importante che il Pd dicesse, semplicemente, «ci siamo». E che lo facesse pensando ai cittadini e agli elettori, prima ancora che a se stesso. A Monza, ci siamo. Ormai ce lo chiedono tutti. Riprendiamocela, la città. Un po' come in quella canzone, tornata di moda grazie a Giuliano Palma: «tutta mia la città, un deserto che conosco...».

postato da civati, 13:00 | link | commenti (1)

Pino c'è

A Monza, lui c'è, anche a Ferragosto.

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monza

Marrakech (low cost) Express: la piazza che vive e il mondo alla rovescia

Toto Cutugno al bar dell'aeroporto Marrakech Menara canta, per amor di paradosso, Sono un italiano. Lasciatemi cantare allora le gesta qualsiasi - praticamente le non-gesta - di una compagnia di amici che si sono trovati a Marrakech, dove ognuno di loro "erano anni" che avrebbe voluto andare. Sul Grand Balcon de la Grande Place, tra i venditori dei suk, sulla terrazza decisamente aristodem del Café Arabe, in un hammam o nelle belle stanze di un riad, si consuma la più classica delle vacanze. E fin qui, si dirà, poco importa. Poi, però, ci sono i racconti. Della piazza più viva del mondo, quella Jamaa el-Fna la cui «cultura orale» è stata considerata patrimonio dell'umanità. E si capisce presto il motivo. Perché è il racconto la dimensione in cui si vive mangiando una brochette o sorseggiando una spremuta d'arancia a 30 cent, assaggiando un te alla menta o ascoltando il flauto degli incantatori, che - com'è risaputo - non incantano i serpenti, ma tutti quelli che stanno intorno a loro. E tutto questo, sia detto chiaramente, al di là del folklore, che pure costituisce un tratto essenziale della questione: appena arrivato, nella calca, ho schiacciato il 'piede' ad una scimmia, per dire. Allora c'è la storia della famiglia rumeno-marocchina e però italiana raccontata da Roberto, quella che Mattia riporta con un po' di nostalgia, la coppia di italiani alle prese con le avventure di Avventure nel mondo, la giovane donna marocchina che vive a Berna e quella che vive a Parigi, i ragazzi che hanno trascorso un periodo della loro vita in Italia in cerca di fortuna e che ti raccontano una 'porzione' del nostro Paese mentre ti accompagnano per le viuzze della medina o cercano di rifilarti qualcosa di cui sicuramente non avrai bisogno. E ci sono le fogge delle persone venute da ogni confine, in una specie di crogiolo che assomiglia tanto a un centro gravitazionale. Tutti, a Marrakech, ti chiedono se stai andando alla Grande Place. Lì succede tutto. E per chi ha la cultura delle piazze come me, come qualsiasi italiano, sa che è nella piazza che si crea anche la comunità e che Clifford Geertz, quando parla di bazaar, parla proprio di questo. E, quindi, è nel mondo alla rovescia di un'Italia raccontata da chi la vive venendo "da fuori", di un percorso contrario ai flussi delle migrazioni, che forse si trova una parte di quel senso che, stando qui, si era perduto. Dal Raval di Barcelona (un cartello, vicino al Macba, parla di ravalejar, un neologismo che ha dato il nome anche ad un bel documentario) al Lavapiés di Madrid (un barrio abitato per il 50% da immigrati, con la maggiore quantità di associazioni e di movimiento vecinal della città), e in attesa di arrivare a Kreuzberg, nel cuore di Berlino, visitando i luoghi dell'immigrazione, non potevamo non attraversare la piazza di Marrakech, confondendoci tra i volti, gli sguardi e le parole delle persone che la popolano al calar della sera. Una piazza così va sempre tenuta in mente quando si parla di stranieri (molto), di sicurezza (troppo), di cultura (troppo poco). Altrimenti si continuerà a non capire qual è la piazza e quale la strada di una convivenza non solo possibile, ma necessaria, in un mondo così complesso e difficile, certamente, ma anche vivo e vitale, che bisogna avere la curiosità - e il rispetto - di conoscere meglio. E di attraversare, appunto, come se fosse una piazza, in cui ognuno di noi ha qualcosa da fare e il diritto di vivere, insieme agli altri.

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sabato, agosto 16, 2008

Marrakech (low cost) Express: l'altro e il suo sguardo

Lo sguardo dell'altro

In questo viaggio raccontato da tre blog (uno, due e tre), il post di tutti i post. E la foto di tutte le foto.

postato da civati, 17:57 | link | commenti

Marrakech (low cost) Express: quello che mi sono perso

Tra qualche ora, sedimentate le emozioni della prima parte del mio viaggio, le riporterò sulla pagina. Per ora, mi basti dire che sono d'accordo al cento per cento con un discorso che mi sono perso, mentre attraversavo la medina di Marrakech: l'intervento di Nanni Moretti a Locarno, in occasione della retrospettiva a lui dedicata. Oggi pomeriggio mi farò raccontare tutto da Francesca, ma, da quanto ho letto, devo dire che mi ha molto colpito la sua riflessione sull'assenza dell'opinione pubblica nel nostro Paese e la sua analisi spietata del sistema politico italiano, soprattutto quando parla di due opposizioni, entrambe in errore, quella autodistruttiva e quella letargica (che sarebbero, per capirci, «piazza Navona» e il Pd). Speriamo che qualcuno lo ascolti. P.S.: a proposito di opposizione e di letargo, ma il Pd non poteva lasciare almeno uno dei suoi ministri-ombra a presidiare giornali e tv? Tutti in vacanza-ombra? Continuiamo così, facciamoci del male.

postato da civati, 13:21 | link | commenti (3)

Sapete che c'è?

Che ascolto il consiglio di Roberto e mi abbono a Famiglia Cristiana. Fatelo anche voi. Sarebbe un bel segnale.

postato da civati, 13:13 | link | commenti (14)

Eco, Gozzano e il tempo nostro

Qui trovate Eco, che riprende Gozzano e che parla di noi.

postato da civati, 13:10 | link | commenti (1)

Marrakech (low cost) Express: bentornati-si-fa-per-dire-segue

Dopo due settimane passate a leggere El País e Le Monde, siamo tornati ai giornali italiani. E la differenza rispecchia quella sostanziale distanza tra il nostro e gli altri Paesi del mondo occidentali per quanto riguarda l'esistenza di un'opinione pubblica e di un qualche spirito critico. Mentre i giornali citati si producono in complesse analisi sulla situazione economica europea e sulla crisi internazionale, i nostri rispondono con i pettegolezzi e l'evenemenziale. Prendete, a titolo di esempio, il Corriere di ieri, pagina 13. Bello il pezzo di Cremonesi su Bossi a Ponte di Legno. Poi, sotto, il delirio. Le foto della «Serata finale» del concorso di Miss Padania, un'intervista a Calearo («A Cuba scopro i comunisti veri», e 'sti cazzi), Versace che elogia Visco e Calderoli che elogia Giuva, rispettivamente su Libero e sul Giornale. Attendiamo il prossimo numero per sapere se i complimenti sono ricambiati e la stima reciproca. Taglio basso per il 'caso' Chiamparino, con un titolo in politichese. Nelle pagine precedenti, il senso dei politici per il camping e altre amenità. So già che qualcuno mi dirà: non parlare male dei giornali, che poi non ti pubblicano. Forse è meglio.

postato da civati, 13:01 | link | commenti (1)

Marrakech (low cost) Express: bentornati-si-fa-per-dire

L'aeroporto di Orio al Serio, mentre Malpensa agonizzava, è cresciuto molto e bene in questi anni. Quello che manca, come sempre, sono alcuni servizi essenziali. E il diavolo, com'è universalmente noto, si nasconde nei particolari. Prima scena: piazzale dell'aeroporto, banchina del pullman per la stazione di Bergamo. La macchinetta dei biglietti non funziona. Tutti salgono senza pagare, a meno che il biglietto non l'abbiano comprato all'interno dell'aerostazione, grazie a un fiuto da detective. Seconda scena: stazione dei treni di Bergamo. La biglietteria automatica prende solo le carte, anzi nemmeno le carte. Terza scena: il treno per Carnate parte dal binario 1T si legge sul display. Sulle insegne il binario non si chiama così, però, ma 1-ovest. Già. Siamo ai cartelli allusivi. Bentornati in Italia. E complimenti a tutti.

postato da civati, 12:49 | link | commenti

Marrakech (low cost) Express: le voci di Marrakech

Scomodo Elias Canetti, per segnalarvi che quello che volevo dire io, l'ha già scritto - benissimo, come sempre - Mattia.

postato da civati, 12:05 | link | commenti

Marrakech (low cost) Express: Mai-Air

Ci si chiedeva, ieri notte, con un ritardo di due ore sulle spalle, all'aeroporto Marrakech Menara, come mai MyAir fosse sempre così. Non è un caso che 'my' si legga 'mai'.

postato da civati, 09:16 | link | commenti (4)

giovedì, agosto 14, 2008

Qualcuno, all'estero, si interroga

I sindaci-sceriffo su Le Monde. Pensando al post precedente, ci vorrebbe Tex.

postato da civati, 15:36 | link | commenti (1)
cultura, diritti

I soliti fumetti

Ci risiamo.

postato da civati, 15:31 | link | commenti
cultura, regione

Sahara solare

Quando si dice il pannello giusto al posto giusto... (grazie Sippor).

postato da civati, 15:18 | link | commenti (2)

Se Alex tira alla Del Piero

Eccolo qui. Grazie a Marco per la segnalazione.

postato da civati, 15:16 | link | commenti (3)
il segreto di alex

Marrakech (low cost) Express: tre uomini e (una) Marta

Il phone center della Qasbah è il più bello mai incontrato. Per dire. La connessione è veloce, più o meno come il tempo che passa, in questa vacanza straordinaria, con Mattia, Roberto e, soprattutto, Marta. Eravamo partiti per stare lontani quel tanto che basta per non sentire la nostalgia, ma ora sarà impossibile non provarla per questa piazza, questi colori, questi momenti. E pensare che lo diceva già la canzone... looking at the world through the sunset in your eyes...

postato da civati, 15:12 | link | commenti (2)

martedì, agosto 12, 2008

Marrakech (low cost) Express: Marocco e nuvole

Tra le poche cose che ho capito del Marocco: non potranno mai comporre una canzone con un titolo come questo. Qui, di nuvole, non ce ne sono (anche metaforicamente, parlando per me, si capisce).

postato da civati, 17:47 | link | commenti (3)

A proposito di low cost

A me sembra incredibile che Ryanair voglia davvero cancellare tutte quelle prenotazioni. Seguiremo sul Corriere le prossime puntate, in quanto quasi-sindacalisti del low cost, un po' preoccupati per le prossime trasferte...

postato da civati, 17:40 | link | commenti

I sindaci sceriffo

E le brutte storie come questa.

postato da civati, 17:34 | link | commenti
diritti

lunedì, agosto 11, 2008

Marrakech (low cost) Express: la differenza

Come già a Dakar, la differenza la fa la gente. Per strada e nella piazza. Dove gli incroci possibili, come vorrebbe Lorenzo, sono letteralmente infiniti. Al centro della piazza (titolo: un te nel delirio) ho cenato con due marocchine (una di Marrakech, l'altra residente a Berna), a fianco avevo una coppia di giapponesi, presto sostituiti da due belghe, madre e figlia. Tutto intorno tutta l'umanità che si possa immaginare. Visi di colori talmente netti che sembrano pantoni, lingue che si sovrappongono, tutti che parlano un quasi francese, spesso improbabile. Cresciuto alla scuola di Francisco, sfoggio un ottimo italofrancocatalancastellano che mi rende del tutto simile al Salvatore de Il nome della rosa (qui parle une langue étrange, brassage de toutes les autres). Creo que ara j'irai baixant a dare un paseo per las calles du Suq... Demain è otro jour...

postato da civati, 23:05 | link | commenti (9)

Marrakech (low cost) Express: se Ciwati è anagramma di Chatwin (per dire)

Sono arrivato qui. Dopo l'ormai tradizionale ritardo del low cost, all'aeroporto il bancomat mi ha inghiottito la carta di credito e l'umore è precipitato. Un tassista mi ha spennato, sapendo che io sapevo che lui stava spennandomi, ma poi, eccola, la grande piazza. Non ho parole per descriverla anche perche' il tizio del phone center di qui deve andare a pranzo e mi fa cenno con la manina di chiudere. A dopo. Il vostro ciwati ma anche un po' chatwin.

postato da civati, 14:04 | link | commenti (3)

Marrakech (low cost) Express: globalizzazioni

Che ne esistono più di una. Ad esempio, internet qui funziona benissimo. Ed è uguale uguale al 'nostro'. C'è un solo problema: la tastiera araba. Ho deciso che vi scrivo come se fosse una tastiera delle nostre parti, per qugurqrvi unq bellq setti,qnq di vqcqnwq. Sqluti dq Mqrrqkech...

postato da civati, 13:58 | link | commenti (3)

domenica, agosto 10, 2008

Marrakech (low cost) Express: il modello Lavapiés

Traduco dalla guida: «Lavapiés è il quartiere più tradizionale e nello stesso tempo più multiculturale di Madrid. E' pittoresco, alternativo, concentra un 'crogiolo' di culture e, nonostante la diversità, attraversandolo si sente la strana sensazione di stare in una comunità in cui tutti si conoscono». Ecco. Appunto. I quartieri. E la globalizzazione. I costumi, le tradizioni, le abitudini. Vale la pena di riflettere sul "modello Lavapiés". Soprattutto se si arriva nel barrio più curioso della città il sabato sera, scoprendolo pieno di bancarelle e in festa: nel bel mezzo delle quali, appare un monumentale stand gastronomico del Psoe, che quasi quasi mi mettevo a girare Il grembiule in versione spagnola, che poi sarebbe El delantal. Quartieri e integrazione. Il "modello Lavapiés". Pensiamoci.

postato da civati, 17:27 | link | commenti (1)

Marrakech (low cost) Express: questione di voglia

Marta con la (solita) classe infinita sospende il suo 'racconto'. Io non ce la faccio. Sarà perché, dopo aver perso la memoria e dimenticato la chiave (espressioni metaforiche fino ad un certo punto), mi sono ritrovato all'aeroporto di Madrid Barajas, dove la Spagna assomiglia un po' all'Italia, tale è il disordine organizzativo di questa aerostazione. Un rapido saluto alla Moncloa e al mitico José, alle prese con il dibattito con i catalani sul federalismo (sempre più acceso) e la crisi economica (sempre più preoccupante), e via, verso il Marocco. Più viaggio e più mi rendo conto che è questione di 'voglia', di 'voglia' collettiva. Sapete qual è la differenza? Che qui ci credono. Noi? Non più, da tanto, troppo tempo.

postato da civati, 17:21 | link | commenti (3)

La mia solitudine sei tu

Un futilismo per le vacanze. Come sempre, per Vorrei.

postato da civati, 13:11 | link | commenti (1)

Marrakech (low cost) Express: ho perso la memoria

Sapevo che prima o poi sarebbe capitato. Ho dimenticato la chiavetta USB in un phone center di calle Espoz y Mina. Non è una bella sensazione, perdere la memoria, ve l'assicuro.

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sabato, agosto 09, 2008

Marrakech (low cost) Express: e visse con un felafel in mano

Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Rovescio il titolo di uno dei miei film preferiti, per descrivere la sensazione che sto provando in queste ore. Ieri sera, mangiando un felafel acquistato in uno di quei locali che la Lega vorrebbe chiudere per legge perché deturpano il centro storico (che tristezza), mi sono chiesto se erano le luci di Plaza Mayor, o la moltitudine brulicante di turisti, o l'estate che inizia ogni giorno quando si è in vacanza, ma mi sentivo vivo. Alla fine dello scorso anno, avevo annunciato con grande enfasi il mio duemilaottimismo, una sensazione che si è immediatamente ridimensionata dopo Mastella, il 13 aprile e tutto il resto. Con un felafel in mano, uno zurito (vaso pequeño de cerveza) nell'altra; un cielo estrellado sopra di me, suggestioni e improbabili speranze dentro di me. Non so se avete presente. E' come se questa sorta di Interrail volante a tanti anni di distanza dai primi (1993-1996) fosse una sorta di viaggio nel tempo, a rivedere posti, a rivivere sensazioni, a fare i conti con me stesso. Anzi, proprio il contrario. A mettere tra parentesi me stesso, che si sta meglio, soprattutto dopo aver raggiunto soglie di egocentrismo "da paura". Ora sono qui, solo, ma anche no, preparando una serata al Lavapiés-dai-molti-colori. E pensando che domani sera, a quest'ora, sarò a Marrakech. In attesa che arrivino gli altri, che attualmente attraversano il deserto (e, per una volta, non si tratta di una metafora). Quando ci troveremo, infine, potremo dire: «Erano anni...»: proprio così.

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Guernica, Ossezia

Oggi ero davanti a Guernica, al Reina Sofía. E pensavo che non finirà mai, la storia della guerra. E l'orrore. Che conosciamo. Che abbiamo documentato. Che abbiamo archiviato nei musei. Ma che, con evidenza quotidiana, non riusciamo a cancellare dalla faccia della terra. Guernica è un quadro assoluto, purtroppo, perché è contemporaneo. E sempre lo sarà. P.S.: vale la pena di visitarla, quella sezione del museo, perché ci sono altre cose - come i Postscriptos a Guernica dello stesso Picasso - e i notevolissimi contributi cinematografici che descrivono perfettamente che cosa è stato il Novecento. Prima che ce ne dimentichiamo.

postato da civati, 20:20 | link | commenti (3)

Marrakech (low cost) Express: when the Sants go marching in

Barcelona, stazione di Sants, siete-de-la-tarde. Il viaggio verso Sud prosegue. Ho preso l’Ave, il treno ad alta velocità, che in meno di tre ore ti porta da Barcelona a Madrid. Va veloce. E soprattutto lo costruiscono velocemente. E meno caro che da noi. Misteri delle infrastrutture italiane. Mentre vi scrivo stiamo andando ‘solo’ a 180 km orari. L’accoglienza in stazione a Sants è molto laboriosa ma ‘puzza’ di nuovo ed efficiente. E preciso. E puntuale. Tutte cose che servono alle ferrovie, mi pare. Non solo Ave, ovviamente, qui a Barcelona, ma un servizio integrato tra metro, bus, tram, servizi urbani e suburbani, nazionali e regionali. Biglietto unico, coincidenze, copertura progressiva di tutto il territorio cittadino. E delle città del sistema-Bcn. Ottimo. Viene in mente la differenza descritta da Eco. Qui i mezzi sono integrati, da noi sono letteralmente apocalittici. Ho fatto la prova definitiva, proprio sull’Ave. Sono andato al bar sul treno. Avete presente quello che succede (sempre!) in Italia? Tutto costa troppo, il caffè è tremendo e gli inservienti sono dei veri misantropi, selezionati in ragione del loro tasso di asocialità. Al bar dell'Ave, nella quarta carrozza, ci lavorano due ragazzi, che avranno poco più di vent’anni. Sentono che sono italiano e mi chiedono se il caffè lo voglio corto. Toast e coca fanno tre euro, perché c’è il pacchetto convenienza. Mentre sorseggio il caffè e leggo i giornali della mazzetta del bar – tutti in ordine, manco a dirlo –, il treno corre a 285 km orari. Taglia in due la Spagna. E al tramonto, dopo Zaragoza, lo spettacolo è straordinario, tutto rosso, il cielo, e la terra. Mi chiedo perché noi arriveremo a questo standard e a questi servizi, se mai ci arriveremo, molto più tardi di un Paese che è partito trent’anni dopo di noi, uscendo da una dittatura e confrontandosi immediatamente con un mondo diventato, precipitosamente, molto più complicato di quanto non fosse nell’immediato dopoguerra. Ho come l’impressione che ormai siamo la brutta copia di chiunque. Anche di noi stessi.

postato da civati, 16:34 | link | commenti (6)

Una politica dell’intercultura per il Pd

Segue dal post precedente. Qualche settimana prima di partire, è stato pubblicato il piano per la sicurezza del Pd lombardo. C’era tutto quello che doveva esserci dal punto di vista ‘sicuritario’, a cominciare dalle discutibilissime ronde democratiche (che non mi piacciono per niente e che mi pare rappresentino un limpido ossimoro). Quello che mancava e manca e non solo in Lombardia e non da oggi, è una proposta del Pd per l’intercultura. E viaggiando per l’Europa ci si rende conto che questo è uno degli elementi di ritardo più evidente del nostro Paese rispetto agli altri omologhi europei. Così succede anche a Milano, se ci pensate. Altrove la diversità è ricchezza, da noi si mandano gli islamici a pregare al Pala Sharp e i bambini rom a lasciare l’impronta. Non ricordo grandi iniziative culturali, né nostre significative battaglie, se non qualche proposta di Pierfrancesco Majorino, capogruppo a Palazzo Marino, riguardo a questo tema. Credo proprio che il 2008, anno europeo del dialogo interculturale, vada celebrato. Anche in Italia, anche in Lombardia. Credo sia molto importante, forse decisivo, anche per costruire la famosa identità del Pd, l'unico argomento che sembra appassionare i nostri leader nazionali. Beati loro.

postato da civati, 16:31 | link | commenti (5)

Decentramento e integrazione

Avevo promesso una riflessione sull’integrazione e sull’intercultura, ed ecco che, dopo una pausa in un pessimo phone center nei pressi della Rambla, questa si è manifestata in tutta la sua limpidezza. Il phone center è pulito e sembra un auchan dei phone center, perché ha una fila di computer che non finiscono più, e spazi larghi, e comodi.  Inutile dire che ci sono persone che vengono da tutte le parti del pianeta. Diversamente dagli altri, in questo spazio è tutto apparentemente perfetto, ampio, rigoroso. Solo che non funzionano i computer, che si impallano e ti tocca aspettare delle ore prima che carichi la pagina. L’apparenza inganna e ti viene da pensare che non ci siano più i phone center di una volta. Ma veniamo al punto. A Barcellona l’integrazione si promuove soprattutto a  livello di quartiere, sfruttando una vasta rete di associazioni territoriali, di vicinato, di consuetudini sociali molto forti. Un modello che in Italia conosciamo molto bene. Mi chiedo: perché non utilizzare queste istituzioni tradizionali, come strumento per l’integrazione? Ovvero, perché non orientare il lavoro delle zone e delle circoscrizioni, cioè delle sedi di decentramento amministrativo delle medie e grandi città, a questo tipo di sfida? Molti si chiedono, da tempo, a che cosa servano questi organismi di rappresentanza, nati nella stagione della grande partecipazione popolare dei Settanta, che oggi sembra lontana anni luce. La risposta non è facile da dare, perché il tratto burocratico di questi organismi è a volte addirittura imbarazzante. Non mi vengono altre idee, se non immaginando che essi si occupino soprattutto della società che cambia ovvero del tema politicamente più affascinante e complesso dei prossimi anni. Non possono essere che strutture locali, i piccoli Comuni e, appunto, le sedi del decentramento amministrativo ad affrontare il problema. Solo loro possono farlo a contatto con la vita quotidiana delle persone, diventando luoghi di socializzazione, avanzata, di occasioni di scambio e di confronto culturale. Ci si può arrivare. Sarebbe straordinario. Credo che il Pd, se vuole davvero occuparsi di futuro come continuiamo tutti a ripetere, debba elaborare una proposta di questo tipo. Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, lo farò.

postato da civati, 16:29 | link | commenti (2)
cultura, diritti

Marrakech (low cost) Express: una milanese alla napoletana

Stavamo per entrare al Sifón, un posto che vale sempre visitare, la sera tardi, a Barcelona, e Francisco Blanes, Un Grande, aveva già dato il meglio di sé in una cena a casa nostra. Sembrava non doverci riservare altre sorprese ma poi ha tirato fuori la sua nuova invenzione, la milanesa a la napoletana. Ovvero, la cotoletta milanese con mozzarella e pomodoro. Un paradosso, dice Fran, che la sa lunga in termini di contaminazione. Un cordon bleu alla blanesa. Francisco è così: parla una lingua strana, per sua stessa ammissione un curioso incrocio tra lo spagnolo e il globale (sul serio). L’italiano, nella sua versione, è dolce: «non è poccibile», dice Francisco, pensando a come vanno le cose. E il suo blanese ti accompagna per ore, attraverso le sue ultime imprese. L’ultima volta che l’ho visto, a dicembre, festeggiava la sua despedida, la sua partenza per Buenos Aires. Non sapeva quando sarebbe tornato e aveva radunato gli amici per una cerimonia piccola ma toccante. Dopo un mese, il Fran, un po’ incredulo, era già di ritorno, come se niente fosse. Come se fosse andato via per un weekend. Ora Francisco si definisce lavoratore sociale, alle prese con le relazioni più imprevedibili. Anzi, del tutto improbabili. Francisco ha una pagina web (under construction, precisa, come il suo stesso autore) e ha realizzato un documentario sulle presenze catalane in Argentina, il suo paese di origine, che sembra un lavoro dedicato al Pd. Guardatelo. Pause e silenzi, e incantamenti. Quelli che ci regala el Fran, cada vez que nos vemos.

postato da civati, 16:27 | link | commenti

venerdì, agosto 08, 2008

La ramazza populista

Dalla scopa ferrata di Stalin alla ramazza populista di B: vi prego, troviamo un modo per batterlo. Ancora. Vi prego.

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giovedì, agosto 07, 2008

Federalismo è equilibrio

Consiglio a tutti gli esperti - veri o presunti - di federalismo di informarsi su quanto sta accadendo in Spagna, segnatamente il dibattito tra governo centrale e il Govern, ovvero l'esecutivo della Generalitat de Catalunya. Un conflitto acceso, per ora tutt'altro che risolto, che riguarda sia la quantità di risorse destinate alle autonomie regionali, sia la qualità degli interventi, sia le modalità con cui verranno stabilite le quote di un sistema che è già in larga misura federale, proprio come vorremmo che fosse l'Italia. Gli esperti scoprirebbero che il federalismo è soprattutto equilibrio, responsabilità e misura, ed è in sostanza molto lontano dai proclami di cui si riempiono la bocca quotidianamente gli esponenti di pressoché tutte le forze rappresentate nel Parlamento italiano. Vale la pena di documentarsi e di seguire il "modello spagnolo" in modo più coerente e informato.

postato da civati, 20:56 | link | commenti (9)

Satellite linkers

Il phone center di carrer Sant Pau appartiene alla catena Satellite linkers. Un nome, un destino. Lo gestiscono persone che vengono dall'Asia. Barcelona è multiculturale. Forse questo spiega perché qui - da noi, no, ci mancherebbe, promuovere l'intercultura, mai! - si investa tanto sul dialogo tra le culture. Nelle vie dell'Eixample, ad ogni palo, una locandina reclamizza il programma del Diàleg intercultural. Date un'occhiata al sito, con gli stormi del popolo migratore che si incrociano. Si tratta di un programma che farebbe bene anche alle nostre città, molto più di quattro ordinanze da nomoteti di provincia, che a ben vedere rappresentano proprio il contrario di quanto sta provando a fare l'Ajuntament della metropoli catalana.

postato da civati, 20:50 | link | commenti (1)
cultura, diritti

Ci avete nauseato

Sarà perché dal buen retiro di carrer Aribau a Barcelona la politica italiana sembra sempre più inadeguata, ma questa storia che Bassolino non firma la petizione Salva l'Italia promossa dal Pd perché sta collaborando con il governo Berlusconi e non gli va di attaccarlo in ragione di un alto senso delle istituzioni (quello che l'ha portato a NON dimettersi dalla presidenza della Regione Campania, dobbiamo pensare) sa tanto di ripicca. Ed è una sorta di distillato di quella meschinità che ha devastato il centrosinistra negli anni passati e che ora rischia di distruggere il Pd fin dalle fondamenta. Bassolino non firma? Un motivo in più per firmare. Fatelo subito, fatelo qui.

postato da civati, 12:13 | link | commenti (26)

Amnesty international

Ha ragione Ivan. Dopo le polemiche e le idee più strampalate rispetto alle Olimpiadi e ai rapporti tra politica e sport, la risposta più semplice è anche la più convincente: rinnovare l'iscrizione a Amnesty International. Lo si può fare qui.

postato da civati, 11:07 | link | commenti (1)

mercoledì, agosto 06, 2008

Si deve vergognare

Da tempo segnalo la pericolosità delle ordinanze 'creative' dei sindaci, proprio ieri celebrate e glorificate dal governo B, attraverso l'inenarrabile ministro Maroni. Dopo Novara e la proibizione di trovarsi in più di due nei parchi, ora tocca a Roma e al divieto di frugare nei cassonetti. Una vergogna, di cui dobbiamo ringraziare Alemanno.

postato da civati, 21:00 | link | commenti (4)

Marrakech (low cost) Express: Barcelona e l'impronta culturale

Vi scrivo dal Raval, il quartiere multietnico di Barcelona, che sta subendo una forte trasformazione e numerosi interventi di riqualificazione edilizia (qualcuno sostiene, e non ha torto, che siano fin troppi). Il phone center non ha il bagno (fossimo in Lombardia lo farebbero chiudere, per la cronaca). Sopra i computer compare un poster della Puglia, in particolare una foto degli scavi di Egnatia, a Fasano, in provincia di Brindisi. Per dire che tutto il mondo è paese. Ieri sera il low cost - Vueling - è arrivato con un ritardo di tre quarti d'ora, ma si è comunque cenato alla Barceloneta. E la vita è bella. Questa mattina una mostra (curata perfettamente) dedicata all'opera di Ballard al CCCB (il titolo è Autopsia del nuovo millennio), oggi pomeriggio un paseo tra le ramblas e il mare. Domani si parlerà di integrazione. Perché qui la fanno. Non siamo in Italia. L'impronta c'è, insomma, ma è culturale, non digitale.

postato da civati, 16:19 | link | commenti (2)
cultura, diritti

martedì, agosto 05, 2008

Tutto bellissimo

La campagna di fundraising del Pd parte da uno spot. Tutto bellissimo. E giustissimo. Ma qualche volto nuovo? Un po' di freschezza? Secondo me, semplicemente, non hanno ancora capito.

postato da civati, 09:09 | link | commenti (26)

Militari per le strade

La sintesi migliore.

postato da civati, 08:47 | link | commenti (2)

According to Fausto Perego

Anche in Inghilterra si parla di San Martino 2, la villa di Arcore di B che raddoppia con procedura rapida, anzi, di più: immediata. Come sempre, per il Pd c'è Fausto Perego a spiegare che cosa sta succedendo.

postato da civati, 08:16 | link | commenti (6)

lunedì, agosto 04, 2008

Marrakech (low cost) Express

Alla fine, quando l'arbitro stava per fischiare tre volte, e non avevo più «cavalli bianchi e belle donne alla mia porta», e avevo girato tutte le feste democratiche della pianura, alla ricerca di un senso (e forse anche di un perché), ecco che ho trovato, improvvisamente, il filo. Un filo, rosso e sottile, che fa pensare a quel film e che, più che un viaggio, ricorda un'educazione sentimentale. Si parte per Barcelona, la mia città, si sta quattro giorni in Aribau (para alejar las malas influencias y el mal royo de mi casa...). Con l'Ave si arriva a Madrid, per un fin de semana necessariamente de fiesta. Si vola verso Marrakech, in attesa che arrivino gli amici, quelli che danno dignità al riferimento cinematografico (gli amici veri, per capirci, che hanno condiviso con me, e in profondità, il 2008). Si torna in Europa, verso Berlino, dove sono stato tante volte, ma ancora troppo poche. Alla fine, quando inizierà a sentirsi il richiamo di casa e del lavoro, dopo l'ultimo volo low cost (altro che "prestito ponte", con poche centinaia di euro si viaggia un mese), si approderà a Lussino, quella piccola, dopo un breve passaggio a Venezia e Trieste, a ricordare un certo viaggio (elettorale) di una primavera fa (che sembra passato un secolo). Un finale, si parvissima licet, alla Paolo Rumiz, attraverso un percorso lungo i confini, tra flussi e luoghi. E, se mi riesce e si parvissima licet/2, realizzando un reportage tipo Al Gore, non sull'ambiente, no, ma attraverso l'integrazione, i suoi percorsi, la società che cambia. Anzi, che è già cambiata. Sarà un viaggio lungo e lontano, lontano nel tempo, a recuperare sensazioni ormai perdute, un me stesso che si è perso nel corso degli anni, e che forse troverò proprio dove meno me l'aspetto, tra una rambla e un oasi nel deserto, la Postdamer e il Caffè San Marco (ma, ne sono sicuro, non "proprio lì"). Nel frattempo, tanto per non smentirmi, vi scriverò dai phone center, proprio quelli che qui in Lombardia una legge stronza obbliga alla chiusura, e vi terrò un piccolo diario. Farò in modo, insomma, di lavorare anche in vacanza. Perché il mio, fatemelo dire anche se l'avete già capito da un pezzo, non è un lavoro, ma qualcosa di più simile ad una passione. Con tutti i rischi, i limiti e le incertezze del caso. Buone vacanze. A tutte e tutti. Qui si chiude, insomma. Ma anche no. P.S.: al ritorno, si va direttamente e senza-passare-dal-via a Lodi, alla Festa democratica, il 31 agosto. Il 1° settembre a Osnago, per la Festa provinciale di Lecco. Il 2 al PalaSharp, per la Festa provinciale di Milano. E, dal 10 al 22 settembre, ci si vede a Monza, al Macello, alla 'nostra' Festa. On the road, e on the Nord. Again.

postato da civati, 17:28 | link | commenti

La galassia dei tag

Un sito wow.

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Single e adozioni

Ci stavo pensando in questi giorni. E il fatto che ne parli l'on. Mussolini mi spinge ad approfondire il tema. Anche a titolo personale.

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diritti

Treinta y tres años

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domenica, agosto 03, 2008

Ancora sull'agenda di B

Che dopo aver letto l'articolo, aver controllato la foto e scritto il post ho capito chi mi è venuto in mente, leggendo l'incredibile giornata di B. Era il Volonté di Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Che lasciava evidenti indizi delle proprie nefandezze, senza che nessuno li prendesse nemmeno in considerazione. Il nostro è ormai il più tipico dei serial premier. Ed è anche capace di coprire il seno alla riproduzione della Verità del Tiepolo. Al di sopra di ogni sospetto. Proprio così.

postato da civati, 14:52 | link | commenti

L'agenda di B (e la mia)

Blicco, puntuale, ripropone l'agenda di B (qui per vederla in tutti i suoi 'appuntamenti'), pubblicata ieri dal Corriere e oggi magistralmente commentata da Travaglio su l'Unità. Leggendo l'articolo, non volevo crederci. Pensavo si trattasse di una satira preventiva alla Michele Serra. Già il titolo pareva un'esagerazione («mercoledì Manna, giovedì gnocca»). Invece, era tutto incredibilmente vero. Compreso il compleanno di Barbara (auguri!) in Sardegna, dattoloscritto, mentre, di proprio pugno, B scrive Milan e precisa «campione del mondo». Non prima di avere attraversato, in un solo pomeriggio, tutte le tizie che erano state intercettate (chiosa Travaglio: ormai si autointercetta...). Con un po' di sconcerto e un po' di invidia (faccio per dire), comunico quanto segue: domani, ore 7, sveglia. Lavoro un po' a casa, poi Regione, poi consegna delle bozze di E' tempo all'editore (entro le 10), poi lavoro in ufficio, poi, alle 12, riunione con Roma in teleconferenza, poi televisione, a partire dalle ore 13, Telelombardia. Pomeriggio, organizzazione delle vacanze, che sarebbe anche ora. E aperitivo. Con amici. La sera la tengo per me. Non è il caso di aggiungere a penna gli impegni personali, oltretutto su un foglio sul quale, vi faccio notare, B trova scritto: «Impegni del Presidente Silvio Berlusconi». Forse per evitare di confondersi con l'agenda di qualcun altro. Aiuto! P.S.: siccome domani è il mio compleanno, ringrazio preventivamente e anticipo tutti, facendo ai lettori di questo blog i miei migliori auguri di buone vacanze. E di buone agende...

postato da civati, 14:04 | link | commenti (12)

Prima di partire per un lungo viaggio

I libri da mettere in valigia. Primo, un piccolo cult, Peter Cameron, Paura della matematica, Adelphi (le cinque righe finali di ogni racconto costringeranno poi il malcapitato lettore ad acquistare l'opera completa dell'autore). Secondo, con grandi apprezzamenti della critica, Olivier Adam, Peso leggero, Minimum fax. Terzo, entrato in classifica nelle scorse ore con piglio e classe, Jean-Marc Parisis, Prima, durante, dopo, Bompiani. Per la categoria «saggistica da leggere con piacere», vincitrice assoluta Irene Tinagli, Talento da svendere, Einaudi. Per chi intende sciacquare i panni in Arno (ma anche nell'Egeo, o nel Mar Rosso, o dove preferite), è imprescindibile Vittoria Foa e Federica Montevecchi, Le parole della politica, Einaudi. Dedicato a chi si ostina a voler cambiare Paese senza andare all'estero, Salvatore Giannella, Voglia di cambiare, Chiarelettere. Chi è ossessionato dalla questione settentrionale anche se va ai Caraibi, può portare con sè Aldo Bonomi, Il rancore, Feltrinelli. Chi ha scelto Londra, non può non farsi accompagnare da Alan Bennett (di cui consiglio tutto, ma proprio tutto) e dal suo Una visita guidata, Adelphi. Infine, mi chiedo, cosa mi porto io? Beh, Stefan Merrill Block, Io non ricordo, Neri Pozza, e Luis Leante, Guarda come ti amo, Feltrinelli. E poi, anche, l'ultimo di Giuliano da Empoli, che mi intriga, e Sette tipi di ambiguità, che è quello che i critici definirebbero una mattonata. Buona lettura.

postato da civati, 11:20 | link | commenti
letture

L'atmosfera democratica di Mezzago

Prosegue il reportage modello guida Michelin dalle Feste dell'Unità, o Democratiche, o «come diavolo si chiamano adesso» (espressione che usano tutti, a riprova che c'è qualcosa da registrare nelle nostre scelte di marketing). Siamo a Mezzago. E' il primo fine settimana di agosto. Palazzo Archinti, sede monumentale della sagra dell'asparago, ospita fino a stasera la Festa dell'Unità per il Partito democratico, formula di mediazione con cui la sana tradizione riformista di Mezzago ha deciso di battezzare la prima festa del Pd. Si mangia decisamente bene, anche se arrivo tardi e lo stinco di maiale è finito. Del resto, la serata era a tema: cucina calabrese, mi dice il cameriere-volontario, quasi a dire che dovevo anche aspettarmi che ci si distraesse da stinchi e affini. Il liscio non guasta mai, anche se una controllatina all'impianto avrebbe reso più gradevole la serata. Il dato è tutto 'atmosferico': la corte è bellissima, d'altri tempi, con il porticato per il bar e la libreria ospitata negli spazi interni. Ci sono tanti ragazzi a lavorare, anche se i volti sono soprattutto quelli dei compagni storici (gli amici, come purtroppo capita in molte feste, latitano). A Mezzago il Pd è fortissimo, com'è noto. E la Festa non delude. Chi, questa sera, non avesse altro da fare, può fare una capatina. A cinquecento metri, poi, c'è il Bloom in versione estiva, per tirare tardi. Se fossi in voi, non mancherei.

postato da civati, 11:06 | link | commenti (1)

A volte qualcuno ci rappresenta

Se siete spaesati, leggete l'intervista di Maria Zegarelli a Barbara Pollastrini su l'Unità di oggi.

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Puntuali sono arrivate l'estate, le vacanze e Paolo Rumiz.

postato da civati, 10:55 | link | commenti

Dalle intercettazioni ai braghettoni

Una cosa che non sopporto di questa destra è l'ipocrisia. Da una parte si parla (e non solo) di sesso-in-continuazione, dall'altra si copre un dipinto del Tiepolo, neanche si trattasse di pornografia. Leggete qui. Che tristezza.

postato da civati, 10:54 | link | commenti

***** ****

Non sempre Spinoza ci prende, ma questa è irresistibile. Quasi come la campagna di comunicazione di Amnesty, del resto: «Parlare e navigare senza limiti in Cina. Al costo minimo di 10 anni di detenzione». Tu chiamale, se vuoi, Olimpiadi.

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sabato, agosto 02, 2008

Gli aristodem e la politica d'estate

Mi accusano, spesso, di essere un aristodem (l'espressione è mia), uno che è nato dirigente, che ha fatto carriera troppo presto, che fa l'intellettuale senza poterselo permettere. Un commentatore anonimo sono giorni che mi accusa di essere simpatico (ma che accusa è?), altri che mi dicono che sono troppo politicista. Bene. La mia risposta è politica. Sono le otto e mezza passate di sabato 2 agosto e sto lavorando per preparare la Festa democratica di Monza e della Brianza. E il bello è che non mi pesa. Anzi. Mi diverto. E sapete perché mi diverto? Perché la stiamo organizzando bene, e sarà una festa di grande qualità. Inizierà il 10 settembre (e terminerà il 22), e posso solo anticiparvi che ci saranno nomi prestigiosi, una buona cucina, un programma degli spettacoli degno della manifestazione. Proprio oggi mi sono occupato della libreria (presenteremo alcuni testi di sicuro interesse) e della comunicazione con cui accompagnare il programma politico della festa. Roberto ha rispolverato un tema a noi caro: la Brianza «nel cuore del Nord», già frequentato in passato dai Ds e da me personalmente in più di un intervento. Il messaggio sarà, più o meno, proprio questo: il Pd e il Nord, partendo dalla sua parte più 'profonda'. E dalla sfida delle provinciali del 2009. Adesso, però, scusatemi, ma vi saluto. Vado alla Festa dell'Unità per il Pd di Mezzago. Con amici. Per sapere come la pensano nel Comune più rosso della Brianza, per sentire il famoso 'polso' e anche per fare qualche ripresa. Perché Il grembiule prosegue. Un caro saluto a tutti gli aristodem, quelli veri.

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Vorrei che leggeste (Vorrei)

Alla fine, a parte i futili contributi del vostro affezionatissimo, Vorrei è davvero una rivista da leggere. Vorrei lo faceste anche voi. Fa bene.

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Affinità (elettive?)

Laura dice una cosa molto condivisibile...

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L'eterna astensione del Pd

Non è un titolo mio, ma di Fabio Fazio e del suo fondo su La Stampa di oggi. Scrive Fazio quello che ripeto da tempo, a proposito del tasto giallo (almeno così è in Regione) a cui siamo (quasi) obbligati, in modo «sofferto ma di fatto compatto e disciplinato». Fazio riflette sul voto sulla vicenda Englaro e sostiene che l'eterna astensione «ci rivela probabilmente la vera identità del Partito democratico» ovvero «quella di non poterne avere una». Il non prendere posizione è un fatto pericoloso, dice, e sono d'accordo. Perché dà l'idea di un partito che non ha le idee chiare, che brancola, che rinuncia ad assumere quel profilo che in tanti, in Italia, si ostinano a chiedere a Veltroni e a tutti noi. «Improvvisamente ci si sente soli, non rappresentati abbastanza ma proprio per questo più maturi e responsabili», conclude Fazio. «E fra le varie responsabilità credo fermamente ci sia anche quella di dire apertamente quello che si pensa; in altri termini, di rompere le scatole. In fondo è un buon segno. Il contrario sarebbe la rinuncia». Ecco.

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appunti per un partito nuovo

Le mille luci di Parigi (meglio prima che dopo)

E' sicuramente uno dei libri dell'estate, sicuramente il libro dell'extate. L'ha scritto Jean-Marc Parisis, s'intitola Prima, durante, dopo, lo pubblica Bompiani. Le prime quaranta pagine sono letteralmente folgoranti. Le ultime quaranta sono perfettamente alienanti. E' la storia di un amore e del suo rovesciamento, anzi, per la precisione, è la storia di un amore e del suo contrario. Il protagonista scrive canzoni d'amore, ma l'amore non lo conosce e l'amore finirà per travolgerlo. Le lei sono due. Entrambe escono di scena senza un motivo, benché, potremmo dire, per motivi opposti. Leggendolo, ho spesso pensato che Parisis avesse plagiato una mia recente relazione (se così si può chiamare). Pensandoci, però, Parisis ha scritto il libro molto prima che io potessi riviverlo. E, come sempre (anche in Prima, durante, dopo), non c'è davvero nulla di originale nelle pene d'amore perdute. La differenza sta tutta nel saperle raccontare. E Parisis in questo senso, è Un Grande. La frase del libro: «A quella festa non conoscevo nessuno, però conoscevo il cameriere».

postato da civati, 09:33 | link | commenti (3)
letture

Eccomi qua

Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Giornata di bilanci, oggi, nella convinzione che fosse l'ultima giornata di lavoro, prima delle vacanze, del compleanno, e di un periodo di silenzio. Invece si lavora anche nel weekend (sono «alle bozze» del libro, che si intitola E' tempo, ma sono in ritardo anche con quello), e poi anche lunedì, che si va in televisione e si lavora ad un progetto di comunicazione per l'autunno. E nel frattempo si organizzano anche i dibattiti della Festa democratica di settembre (quella di Monza e Brianza, che inizia il 10 e finisce il 22). Le vacanze inizieranno tra qualche giorno. Invece, pensavo alla strana stagione che mi è toccata in sorte, bellissima e terribile (del resto, tutte le stagioni che sono bellissime sono anche un po' terribili, e viceversa). E mi è venuta in mente la canzone giusta, quella che qualifica il periodo perfettamente. Il mio e quello di alcune maschere che mi è capitato di incontrare. Eccomi qua. Sono venuto a vedere lo strano effetto che fa...

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venerdì, agosto 01, 2008

An improbable cult

Il video del calcio incrociato. Uno sport improbabile. Come i partecipanti.

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Becoming who we are

Dopo l'ultimo, assurdo episodio parlamentare (tu chiamale, se vuoi, astensioni), consiglio al Pd di fare delle lunghe vacanze. Riposanti. Nelle quali riflettere. C'è il mito di settembre, che abbiamo già indagato. Forse è eccessivamente 'millenaristico' pensare che a settembre cambi tutto. Però quasi tutto deve cambiare. Alcuni consigli su cui dilettarsi, tra un sudoku, una partita a racchettoni, una serata romantica, e alcune indicazioni su che cosa è meglio lasciare in villeggiatura e non riportare a casa. Per prima cosa, finiamola con le elezioni burocratiche dei più disparati organismi 'dirigenti'. Vorremmo, se è possibile, parlare di politica, quest'autunno (più società, meno burocrazia, come si suol dire). In secondo luogo, chiedo al Pd, tornato abbronzato dalle vacanze, di assumere un profilo di opposizione più netto, che non vuol dire affatto più 'casinista', anzi. Però un profilo ci deve essere, accidenti, e più sarà riformista, più capace di rispondere alle inenarrabili iniziative del governo, più solido nella proposta, meglio sarà. Da ultimo, se è possibile, quando si faranno le valigie per tornare a casa, sarebbe il caso di dimenticarsi in albergo, in tenda o nei bungalow tutta questa mole di personalismi che ci portiamo dietro come un fardello. Conviene: si risparmiano inutili pesi, soprattutto per chi viaggia in aereo. Come dice la canzone, il tema deve essere quello di diventare quello che siamo. Perché il paradosso, e l'incantesimo, e la maledizione, è che tutti, ma proprio tutti, sappiamo cosa siamo e cosa dobbiamo diventare, ma per un gioco del destino non ci riusciamo. E ne soffriamo. Parecchio. Svegliatemi alla fine di settembre. Allora, forse, saremo diventati quello che siamo.

postato da civati, 17:18 | link | commenti (4)
appunti per un partito nuovo

Quando chiudo, chiudo

Altro, futilissimo, contributo per Vorrei. Be careful.

postato da civati, 16:30 | link | commenti

Così non va

D'accordo con Luca. D'accordissimo.

postato da civati, 13:59 | link | commenti (1)
diritti, appunti per un partito nuovo