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domenica, novembre 30, 2008

Obamako, diablogo africano, vol. 8

Sono all'aeroporto di Bamako, in partenza per Parigi, e poi per Milano, per iniziare una settimana qualsiasi, come se niente fosse. In cuffia c'è un po' di tutto, per cercare di pensare il meno possibile. Ma è con i Sigur Rós, che c'entrano poco o niente con il Mali, che mi è venuta voglia di scappare. Di non tornare più in un paese in cui si può anche stare via dieci giorni perché tanto non succede niente. In cui tutto quello che ho visto in queste giornate infinite finisce sotto il capitolo 'sicurezza' e 'paura', degli altri, del diverso, di tutto ciò che non si può 'ridurre'. Di un paese che discute (ancora) di conflitto di interessi, di Veltroni e D'Alema, di Partito del Nord, di giovani contro vecchi (e, soprattutto, di vecchi contro giovani), di ricambio senza cambiare un accidenti, di riforme senza riformare nulla, di politica senza farne che pochissima. Perché anche da qui sembriamo così maledettamente provinciali e stanchi e vecchi (anche i giovani) che viene voglia di sbagliare. E imbarcarsi in una sfida diversa. Nuova. Giovane. E magari appassionante. Chissà.

postato da civati, 23:50 | link | commenti (10)
obamako

Lezione di stile

Obama nomina Hillary segretario di Stato a patto che Bill riveli l'elenco dei suoi finanziatori. Un fatto di straordinaria importanza, che rompe con l'epoca delle ambiguità della junta Bush-Cheney e che appare inconcepibile nell'Italia di B e del solito conflitto di interesse (c'è ancora qualcuno che si stupisce?). Leggo da Repubblica.it (qui il testo dell'articolo): «L'ex presidente [Clinton], scrive il New York Times, ha acconsentito a svelare le identità di oltre 200 donatori della sua fondazione, accogliendo così una condizione precisa richiesta da Obama».

postato da civati, 23:30 | link | commenti
obama sui navigli

sabato, novembre 29, 2008

Obamako, diablogo africano, vol. 8

Siamo sulla strada di casa, e tutto il viaggio passa veloce, come in un piano-sequenza. La partita a pallone prima che scenda la sera, a Timbuctù, le scuole dei villaggi e quelle della capitale, i bambini a cui dare tutto quello che si può, Abdou, il piccolo Obama, il deserto, il grande fiume che serve a tutto, le capanne dogon e la Falaise, le vie di Bamako, i pannelli solari per un po' di luce e un po' di acqua, la cooperazione pressoché inesistente, i colori delle donne, i campi di miglio e di scalogno, la povertà, la dignità, il primitivo e la globalizzazione, il mistero delle tante etnie che popolano questo paese, che da solo è un po' come tutta l'Africa. Le ultime immagini, le più belle, sono quelle di Mopti, al tramonto, il suo porto fluviale, i pescatori, le pinasse stracariche, la miseria tremenda che il Niger fa sembrare più dolce. Al bar Bozo, all'inizio del porto, si incrocia il resto del mondo, una coppia costaricana, una ragazza olandese, una famiglia inglese, ed è un punto di vista semplicemente straordinario. E' tempo di tornare. E di lasciare depositare le suggestioni di un viaggio che non dimenticheremo.

postato da civati, 21:04 | link | commenti
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Obamako, diablogo africano, vol. 7

Sottotitolo: del requin o della globalizzazione. Il Punto G di Bamako (evitare battutacce) è un punto panoramico da cui si ammira tutta la città, le sponde del Niger (calmo e placido al passaggio dello sguardo) e l’umanità che si muove. Preferibile al tramonto. Intorno si aggirano gli studenti di medicina, che ripetono come si fa in biblioteca, o forse in un luogo di culto. Tutto è calmo, ma è presto per affermarlo con certezza, perché tra poco si ritorna in città, dove ci sono tutti. E non è un’espressione enfatica: nelle città africane, per le strade e nelle piazze, ci sono proprio tutti. Gli abitanti della città e delle cittadine che noi, abituati alle metropoli europee, diremmo dell’hinterland. Per tornare in città, niente «taxi». Si prende un taxi collettivo, mezzo che impazza qui in Mali, nella versione requin. Ovvero, non un pullmino, proprio un taxi che si collettivizza, riempiendosi della bellezza di dieci persone. Tre davanti, quattro in mezzo, tre (noi) dietro. E in mezzo anche due bambini, che solo il nostro provincialismo mi fa vedere come i bambini che stanno sulle attrazioni di Gardaland. Il requin, del resto, lo chiamano così, perché sembra un pesce, uno squalo nella traduzione letterale (ma preferisco pensarlo come un delfino), che sobbalza sui suoi esausti ammortizzatori, parte con la spinta e sfruttando la discesa (anche in presenza di incroci), prende quasi tutte le buche, arriva a destinazione in un piazzale con un sacco di suoi simili, che si ristorano, che vengono riparati, che forse nemmeno riusciranno a ripartire. Siamo in tanti, forse troppi, alle prese con un mondo che ci stringe, a volte ci mette l’uno contro l’altro, che ci sopporta a fatica. E che forse nemmeno può permettersi così tanta umanità. Ma siamo tutti sullo stessa barca. Volevo dire: sullo stesso requin.

postato da civati, 21:04 | link | commenti (2)
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postato da civati, 17:15 | link | commenti (14)

venerdì, novembre 28, 2008

Obamako, diablogo africano, vol. 6

Visto da Timbuctù, tutto sembra irreale. E' questa misteriosa città ad esistere, mentre il mondo appare come una fata morgana. Come il Pd, alle prese con la propria impossibile traversata nel deserto, che ricomincia daccapo, ogni giorno, cancellando le tracce degli innumerevoli percorsi già tentati (azzardati?) in precedenza. Come il mondo, che ritrova il fanatismo e la violenza. Come la guerra e la globalizzazione, che arriva fino alle porte della città, tra Marco Polo, Calvino e Salvatores. A Timbuctù, l'ombelico del mondo, i rom sono i tuareg, le migrazioni una componente essenziale, la miseria è dignitosa, e tutto è un po' sacro per davvero. A Milano dicono che nevichi, e qui la sabbia fa lo stesso effetto. Si deposita, rende soffici le piste, attutisce i contrasti, confonde le cose. E fa pensare che tutto sia possibile. Anche se poi, lo sappiamo, il mondo là fuori è un'altra cosa.

postato da civati, 14:42 | link | commenti (2)
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giovedì, novembre 27, 2008

Fassino torna segretario dei Ds per due giorni?

E io non torno più a casa (neanche Mattia, per dire).

postato da civati, 19:38 | link | commenti (42)

Obamako, diablogo africano, vol. 5

A proposito di cose che riguardano noi italiani (espressione impegnativa come poche altre), avete presente l'argomento: "Bisogna aiutarli al loro paese", con cui la destra chiude tutte le discussioni circa l'immigrazione? Ecco, vorrei almeno che li si aiutasse, nel loro paese, e magari avviare dei bei progetti di cooperazione. Quando torno ne parlo ai colleghi della Lega, che chiudono i phone center (come quello da cui scrivo), e i kebab, e le moschee. Vediamo chi ci sta (vi prego, non commentate: conosco già la risposta).

postato da civati, 19:28 | link | commenti (1)
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Obamako, diablogo africano, vol. 4

Cambiando registro, perché anche se scrivo da Timbuctù siete pur sempre su ciwati, propongo la costituzione del nucleo speciale anti-turisti italiani molesti, con ritiro del passaporto e rimpatrio immediato. Dopo aver ascoltato in un villaggio della falesia dei Dogon (tra bambini con il pancione e donne che alimentavano a braccia il bagno del punto di ristoro), un gruppo di idioti-nel-mondo parlare per due ore di diete (giuro), amatriciana, riso-in-tutte-le-salse, chiedo ufficialmente che il governo B provveda, mandando dei corpi scelti in giro per il mondo per limitare il disagio di essere italiani, esposti al ludibrio internazionale. "Difficile perdere peso, dipende dal metabolismo". Sono cose che non vorremmo sentire, non qui, non da persone che parlano la nostra lingua, e che poi magari tornano e ti spiegano com'è l'Africa. Già.

postato da civati, 19:24 | link | commenti (1)
obamako

Obamako, diablogo africano, vol. 3

E' in assoluto il più impegnativo post dell'ormai lunga storia di questo piccolo blog. Lo scrivo da Timbuctù, all'ombra dell'ultimo sole e della grande moschea. Siamo alla fine del mondo, anche se Timbuctù non è più "la fine del mondo", ma un luogo di grandi nostalgie per tutti, per i tempi d'oro (in senso letterale) e per gli affetti lasciati a casa o in giro per il mondo. La fiamma della pace celebra la fine del conflitto tra berberi e tuareg là dove inizia (o finisce?) il deserto, e questo è un crocevia di carovane, di percorsi, di traiettorie. Ce le illustra il piccolo Abdu, una wikipedia tuareg in formato tascabile che sa tutto di tutto e che quando ordiniamo il classico te alla menta, lui no, lui chiede il Lipton, per dire. Siamo come trasognati, dopo aver attraversato il Pays Dogon, un luogo incantevole, fiabesco, i villaggi popolati dalle bambine e dai bambini soprattutto, i corsi d'acqua, il verde dei piccoli appezzamenti di terra e acqua portate sopra la testa e, purtroppo, a rovesciare tutto, una miseria e una fame inaccettabili. E poi il buio, e il fango, e la polvere, e la spazzatura, e però le stelle, certo, e i colori, anche, e i sorrisi, e il Niger da attraversare in un posto che sembra Comacchio, e le prime dune, e i baobab: il corso delle cose che ci ha portato fin qui. E però anche il senso. Che non si trova. Nemmeno qui, a Timbuctù.

postato da civati, 19:14 | link | commenti
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martedì, novembre 25, 2008

Obamako, diablogo africano, vol. 2

Sono in un albergo di Mopti che si chiama Non ci sono problemi, e invece, di problemi, ce ne sono eccome (non funziona nulla...). Ma non fa niente. Abbiamo visitato le comunità dove sono stati installati i pannelli che avevamo contribuito a finanziare (a questo proposito, Mattia parla del buio), abbiamo lasciato Bamako e ora siamo quasi arrivati al paese dei Dogon. L'unica cosa che unisce questo immenso paese è la copertura della telefonia cellulare: anche nel bel mezzo della savana, c'è campo. E tutto ciò è abbastanza incredibile, in questo posto in cui non c'è pressoché nulla, però, se vuoi,  puoi mandare un sms dal deserto...

postato da civati, 08:26 | link | commenti (8)
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sabato, novembre 22, 2008

Obamako, diablogo africano, vol. 1

Black president, il viso di Obama su una t-shirt al Bla-Bla dice molto, dell'attesa e di quello che potrebbe succedere nel mondo, e forse succederà. In verità ci si sente noi fuori dal mondo, mentre Daniel ci racconta dei progetti di cooperazione a cui abbiamo partecipato e che domani visiteremo. Ci si sente noi fuori dal mondo, in una città in cui non ci sono occidentali, e gli stranieri, facilmente riconoscibili, siamo noi. Ci si sente noi fuori dal mondo, leggendo dei Bozo, dei Dogon e dei Bobo, nonché dei misteriosi Tellem, che letteralmente sarebbero "quelli che c'erano prima di noi" (ogni riferimento ai "leader del passato che non passa" è puramente casuale...). Forse la popolazione del Mali (una sorta di Africa per sineddoche) sarà quella che lo dirà di noi e del nostro mondo, che tramonta e che si angoscia per nulla. Forse un giorno cambierà, e Obama non sarà più l'eccezione, e il mondo sarà più giusto. Per ora non è così e si respira ovunque una dignitosa e solare miseria, al di qua di ogni fascinazione e suggestione. Il viaggio è iniziato. In diablogo con Mattia, per capire qualcosa di più, soprattutto su di noi.

postato da civati, 14:56 | link | commenti (3)
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venerdì, novembre 21, 2008

In Africa, nel nome di Samia

Sono più o meno qui.

postato da civati, 17:27 | link | commenti (2)

giovedì, novembre 20, 2008

La cura

Prendetevi cura del Pd, in mia assenza.

postato da civati, 00:11 | link | commenti (27)

mercoledì, novembre 19, 2008

Bigliettini e tessere

Mentre qualcuno passa i polizzini agli avversari, qualcun altro minaccia di strappare la tessera, ancor prima di averla fatta. E non ha tutti i torti, perché il Pd questa settimana va fermato per eccesso di ribasso.

postato da civati, 23:53 | link | commenti (3)

Così dovremmo fare

David Plouffe scrive a tutti i supporter di Obama una email dal titolo Where we go from here. Il testo la dice lunga su come si dovrebbe fare politica, non solo negli Usa di Obama.

Please take a few minutes and help shape the future of this movement.
Share your campaign experience and your thoughts on the best way to keep supporting our agenda for change.
The inauguration is just 62 days away, and as President-elect Obama and Vice President-elect Biden prepare to take office, they'll need your support more than ever. You've built an organization in your community and across the country that will continue to work for change -- whether it's by building grassroots support for legislation, backing state and local candidates, or sharing organizing techniques to effect change in your neighborhood. Your hard work built this movement. Now it's up to you to decide how we move forward.
Take this short survey and share your ideas:
http://my.barackobama.com/whatsnext
Thanks to you, this country has an historic opportunity. Electing Barack was the first big step, but there's a lot of challenging and important work ahead.
Together, we can keep making history,
David

David Plouffe
Campaign Manager
Obama for America

postato da civati, 19:22 | link | commenti

Cose da fare

Iniziate ad appuntarlo sulle vostre agende: 1° dicembre, ore 21, a Desio, iniziativa sulla legalità, con la partecipazione di Nando Dalla Chiesa, Arturo Lanzani, Maurizio Martina. Il 3 dicembre, alle ore 21, a Monza, serata di dibattito dedicata alla vittoria di Barack Obama (ancora? sì, ancora). Il 4 dicembre, ore 20, a Brugherio, cena democratica a cui sono invitati tutti quelli che hanno dedicato tempo e lavoro alla Festa democratica di Monza.

postato da civati, 18:42 | link | commenti (5)

Formigoni come Obama (magari...)

Comunicato stampa. Rimangono al palo le politiche regionali per la promozione delle fonti energetiche alternative e a basso impatto. Nel bilancio 2009, approdato oggi in commissione ambiente, metano, idrogeno, geotermico e rinnovabili in genere vengono fortemente ridimensionati. Nel dettaglio: la promozione e diffusione dei veicoli ecologici passa da 2,53 milioni a 1,2 (-52%), il piano per la diffusione di combustibili a basso impatto, per l’energia alternativa e per l’idrogeno passa da 4,573 milioni a 3,013 (-34%), gli incentivi per il riscaldamento degli edifici mediante pompe di calore (geotermia) si dimezza, passando da 2 a 1 milione di euro. Su metano, non si ha traccia del milione di euro che fino all’anno scorso era impegnato nella carta sconto e che a sentire la giunta sarebbe stato utilizzato per potenziare la rete di distribuzione. “La risposta alla crisi – dichiarano i consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Carlo Monguzzi (Verdi) - passa anche attraverso il finanziamento di interventi ambientali, capaci di generare nuova e buona occupazione. Chiediamo a Formigoni di scommettere con più vigore sull'ambiente e la sostenibilità, prendendo ad esempio Obama, che annuncia investimenti nel settore ambientale e delle energie pulite che creeranno 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi anni”.

postato da civati, 17:02 | link | commenti (9)

Complimenti vivissimi

Uno dei nostri massimi dirigenti passa in diretta un biglietto all'esponente di An per mettere in difficoltà Di Pietro e il Pd. Ne aveva già parlato Travaglio su l'Unità, ma non volevo crederci. Invece è vero.

postato da civati, 16:19 | link | commenti (16)

Genius

Finalmente il Pd prende posizione sul progetto di legge ammazza-blogger e Ricky Levi prende le distanze da se stesso. Faccio notare che Levi aveva già presentato il progetto di legge nella passata legislatura, c'erano state le stesse polemiche a cui abbiamo assistito (e partecipato) in questi giorni, il ministro Gentiloni si era scusato a nome del Governo. E Levi che fa? Lo ripresenta in questa legislatura, per poi precisare, per poi chiarire, per poi cambiare idea. Ancora.

postato da civati, 09:21 | link | commenti (5)

Nonnismi

Sergio Zavoli va, ovviamente, benissimo (pare che Villari, invece, sia introvabile: che tristezza avere un rappresentante così, è il caso di ribadirlo). Mi domando, però, perché, in Italia, quando c'è da risolvere un problema, si convocano i riservisti, i padri della patria, gli anzianissimi, i vecchi saggi, i padri costituenti. Succede regolarmente. Sapete quanti anni ha Zavoli? Ecco.

postato da civati, 09:13 | link | commenti (13)

Come ogni giorno

Leggete l'Unità e, come ogni giorno, partite dall'ultima pagina. Oggi troverete un bel fondo di Amara Lakhous, autore di Scontro di civiltà pere un ascensore a piazza Vittorio. Ninni Andriolo, poi, scrive quello che penso dei rapporti tra Pd e Di Pietro e Marcella Ciarnelli ci racconta Sergio Zavoli. Leggete (e diffondete) con me.

postato da civati, 09:09 | link | commenti

La doverosa promessa

Da mantenere.

postato da civati, 08:41 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Una legge 2.0

Marcello è troppo avanti. Cerchiamo di stargli dietro...

postato da civati, 01:57 | link | commenti
regione

E' un cucù

Dal kapò al cucù, sta migliorando: Mattia ci spiega perché.

postato da civati, 01:50 | link | commenti (2)

Il Kebabbook

Su Facebook impazza la mobilitazione per difendere il kebab dalle insopportabili strumentalizzazioni dei politici lombardi della destra. Qui il gruppo fondato da Michele Bianco, e l'idea di comporre un album fotografico dedicato alla nostra campagna, un Facebook del kebab, un Kebabbook. Si tratta della prima manifestazione di massa (e di faccia) su Facebook. Anche questo ci tocca fare, nella regione in cui viviamo...

postato da civati, 01:46 | link | commenti
cultura, diritti, regione

martedì, novembre 18, 2008

Una settimana senza Ciwati

Non so come farete e, soprattutto, come farò, ma tra qualche ora partirò per l'Africa (alla Veltroni, per dire, per «continuare - come disse in quella famosa intervista - a fare le cose nelle quali si crede, facendo altro»). E sarà complicato aggiornare queste pagine (metto in conto, in ogni caso, il chissenefrega), anche se conto di inviare qualche aggiornamento, magari da un phone center, quelli che qui la Regione ha fatto chiudere, per capirci. Oltre a interminati spazi e sovrumani silenzi e profondissima quiete, spero di raccontarvi anche alcune cose che ci parlano di noi, dal progetto Pannelli senza frontiere al nuovissimo centro della Ue per un'emigrazione "governata". P.S.: vado, come sempre, a mie spese, mica che poi qualcuno dica che...

postato da civati, 17:53 | link | commenti (8)

E alle Borse chi ci pensa?

La maggioranza affossa l'unità di crisi anti-crisi proposta dal gruppo del Pd in Lombardia. Gravissime le ripercussioni a livello internazionale. Sì, ciao.

postato da civati, 15:28 | link | commenti

Ve l'immaginate a Milano?

Confrontare il post precedente...

postato da civati, 15:23 | link | commenti

Tra l'altro, a me piace molto, quel manifesto

L'ennesima, incredibile, storia di censura a cura di Letizia Moratti.

postato da civati, 15:12 | link | commenti (1)

Rosy presente (sempre)

Le presenze dei deputati. Dal sito della Camera. Con qualche brutta sorpresa e con Rosy Bindi sempre presente.

postato da civati, 13:47 | link | commenti (18)

Veniamo da lontano, andiamo lontano

Un contributo pubblicato su l'Unità. «Yes, we Cem».

Il gioco di parole è fin troppo facile per commentare la notizia del tedesco di origini turche, Cem Özdemir, immigrato di seconda generazione, eletto presidente dei Verdi tedeschi. Come fin troppo facile è il paragone con Barack Obama, a cui tutti si sono immediatamente appassionati. Giovane, brillante, ottimo oratore, Cem ha con il nuovo presidente degli Stati Uniti un'altra, meno nota ma non per questo meno significativa, analogia. Anche lui ha raccontato, giovanissimo, la propria storia di immigrazione. Özdemir è nato nel 1965 (la generazione di  Obama e Zapatero, dunque) e nel 1997 aveva già dato alle stampe la propria autobiografia. Il titolo la dice lunga: sono un indigeno. Sono nato, insomma, in una cittadina del Baden-Württenberg, anche se i miei vengono dalla Turchia: eccomi, a fare il parlamentare per tutti voi. Come se da noi il figlio di un marocchino, nato vicino a Bergamo, diventasse leader di un partito italiano. Certo, la presenza turca in Germania è precedente rispetto ai grandi flussi migratori che hanno interessato il nostro paese. Ma se capitasse qualcosa di analogo in Italia, sarebbe un fatto assolutamente rivoluzionario, se si pensa alla questione, sempre più urgente, della partecipazione degli stranieri alla nostra vita politica (o, quantomeno, amministrativa), alla revisione della cittadinanza, al dibattito intorno allo ius soli, alla possibilità che coloro che risiedono da qualche anno in Italia possano finalmente sentirsi parte della nostra comunità politica e che questa li sappia (e voglia) coinvolgere. Un problema ancora più attuale oggi, se è vero che iniziano ad affacciarsi alla maggiore età i giovani di seconda generazione, di origini extracomunitarie, ma nati e vissuti in Italia. Un leader di origini straniere, qui da noi, indurrebbe tutti ad una maggiore attenzione nei confronti dell'uso delle parole, della costruzione della proposta politica e dell'interpretazione stessa della questione immigrazione: abbatterebbe molti pregiudizi e molte barriere. Chissà che non succeda nei prossimi anni. Nel frattempo, la politica italiana potrebbe occuparsi, con maggiore intensità, di questo tema, perché si creino le condizioni per un paese migliore per tutti: e viene in mente quello slogan, «veniamo da lontano, andiamo lontano», che può funzionare, in un senso diverso, anche ai tempi della globalizzazione. Un paese migliore per noi, e anche per chi viene da fuori. O magari dalla stessa città in cui viviamo, perché sembra così diverso, ma è nato soltanto a qualche isolato di distanza.

postato da civati, 13:39 | link | commenti

Passo al felafel

La Lega torna ad attaccare i kebab, perché, dice il vicesindaco di Brescia, lo mangiano i clandestini, e perché intorno allo spiedo verticale del kebab girano anche spacciatori e elementi di degrado per i nostri centri storici. I consiglieri regionali sono d'accordo e rilanciano: faremo come abbiamo fatto con i phone center (la legge regionale, dichiarata illegittima, ha contribuito a far chiudere almeno il 25% dei centri di telefonia fissa, secondo i dati consegnati dalla stessa giunta regionale). Prendo una decisione durissima: passo al felafel. Senza se e senza ma.

postato da civati, 12:35 | link | commenti (12)

Io sono leggenda

Ormai siamo al manierismo.

postato da civati, 12:32 | link | commenti (3)

Scusate per il disagio, stiamo salvando il pianeta

Il Consiglio regionale è convocato oggi per discutere della «Crisi». I toni sono un po' (troppo) enfatici, come sempre, ma le nostre proposte molto concrete, soprattutto per quanto riguarda il tema della casa (leggi aumento dei canoni Aler del 40%, da rivedere), del sostegno alle famiglie (leggi addizionale regionale all'Irpef, rispetto alla quale vanno aumentate le esenzioni), del finanziamento alle imprese, quelle più innovative e quelle (tante, sempre di più) in crisi.

photo

postato da civati, 11:31 | link | commenti (2)
regione

Sono (definitivamente) pazzi questi romani

Leggo oggi sulla Stampa che il governo del Pd ha anche i sottosegretari. Ho dovuto rileggere l'articolo due o tre volte e non ci volevo credere lo stesso. Oltre ai 50 ministri, ci sono 20 sottosegretari, 2 consiglieri, 8 coordinatori e, addirittura, un vice-ministro, Cesare Damiano al Lavoro (la vice-ombra ci mancava). I sottosegretari stanno all'ombra dei ministri-ombra e compongono il famoso equilibrio tra le diverse sensibilità. Sostituite alla parola «ministri» la parola «correnti», e alla parola «sottosegretari», la parola «sub-correnti» e avrete capito tutto. Meno male che gli elettori del Pd sono diversi. Meno male. P.S.: fa piacere, invece, apprendere che Andrea Orlando sia diventato portavoce del Pd. Giovane e bravo, dicono. Unica perplessità è che, come tanti, anche per lui vale quanto scrive Fabio Martini: «il viso pulito, la costante "militanza" nella corrente del leader di turno [è veltroniano, of course, ma non era anche fassiniano?], la difficoltà di ricordare per ciascuno di loro battaglie personali o "ferite" politiche di un qualche rilievo». E' sempre più evidente che il vostro affezionatissimo abbia sbagliato lavoro.

postato da civati, 11:22 | link | commenti (6)
appunti per un partito nuovo

lunedì, novembre 17, 2008

La vera Expo

Oggi Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha visitato la comunità di Siby, in Mali, dove, nell'ambito del progetto Pannelli senza frontiere (qui alcune informazioni), è stata dotato di corrente elettrica l'edificio che ospita la maternità. L'Expo di questo (soprattutto) si dovrebbe occupare.

postato da civati, 16:44 | link | commenti (8)

Il fannullone, in viaggio attraverso la Brianza

Stamattina a colloquio con Giuseppina Stella, sindachessa di Bovisio Masciago. Oggi con gli artigiani di Desio e con i pendolari di Carnate (questa sera, assemblea pubblica, sempre a Carnate, e sempre sui treni, con Maria Berrini, alle ore 21, presso il locale circolo del Pd). Il fannullone prosegue il suo viaggio attraverso la Brianza, perché si deve fare una campagna politica anche quando le campagne elettorali sono molto lontane. La penso così, e così lavoro. Per qualsiasi cosa, vi ricordo che abbiamo avviato il programma take away. Ci si vede per le strade della Brianza.

postato da civati, 13:33 | link | commenti (1)

Se tre voti vi sembran pochi

A Milano è finita così. Non ho preso parte per nessuno, né per Draghi, né per Corritore, perché non sono di Milano e non mi piacciono quelli che si impicciano. Chi mi conosce sa, però, che l'esito, a parte la preoccupazione di un partito diviso a metà, non mi dispiace affatto. Soprattutto perché è stato un confronto 'vero' (lo si dice sempre, ma questa volta è stato vero 'veramente') e le primarie, purché parziali, sono state un'occasione di confronto e di dibattito aperto e senza esclusione di colpi.

postato da civati, 13:20 | link | commenti (4)

Ancora «Ancora su Villari»

Avevo promesso che il precedente sarebbe stato l'ultimo post dedicato al caso Villari, ma mi devo ricredere, perché qui Francesco ha (purtroppo) ragione.

postato da civati, 13:09 | link | commenti (6)

Ancora su Villari

Poi basta, perché non se ne può più (speriamo che si dimetta, altrimenti si dimetteranno tutti gli altri). Continuo, però, a non essere d'accordo. La prassi costituzionale prevede che sia la minoranza ad eleggere un proprio rappresentante, non la maggioranza a scegliersi il commissario preferito da votare artatamente. Lo scrive con chiarezza Stefano Ceccanti: «Il punto fondamentale in discussione [...] è la indubbia violazione di una convenzione costituzionale stabilita da anni sul fatto che il presidente debba essere espressione dei gruppi parlamentari che non hanno dato la fiducia al Governo. L’idea che sia sufficiente alla maggioranza scegliere lei un parlamentare della minoranza per rispettare tale convenzione non sta né in cielo né in terra. E’ quindi giusto dire che la Commissione debba essere messa quanto prima in condizione di operare, ma questo può accadere solo restaurando il diritto, quando i gruppi di opposizione si riconoscano nella scelta del Presidente avendo contribuito a determinarla. Non ci può essere nessuna resa ai fatti compiuti. Anzi, finché perdura la grave rottura di quella convenzione, che è uno dei pochi e insufficienti elementi sin qui riconosciuti di uno statuto dell’opposizione, è inevitabile che vi siano reazioni proporzionate in Parlamento su tutti i possibili livelli di cooperazione istituzionale». Vorrei ricordare a tutti che la destra, l'altra volta, propose Storace, non esattamente un nome concordato. E fu eletto senza problemi. Quello che è accaduto con Villari è un trucco e non è accettabile. E a chi fa riferimento al caso Pecorella, vorrei dire che c'entra come i cavoli a merenda, come ha opportunamente ricordato Travaglio ieri, dal momento che il presidente della Consulta deve essere votato dai due terzi del Parlamento. Ed è tutta un'altra storia, essendo la sua una funzione di garanzia per tutti, mentre la Vigilanza Rai deve costituire un elemento di controllo da parte della minoranza.

postato da civati, 13:02 | link | commenti (8)

Ma dove siamo?

Son qui che tremo.

postato da civati, 12:55 | link | commenti (2)

Silenzio (e rispetto)

Lo chiedono qui e qui.

postato da civati, 12:38 | link | commenti

Di Sinistra, quindi fannullone (già)

postato da civati, 12:00 | link | commenti

domenica, novembre 16, 2008

Rinunciamo ad Obama

Zoro tra Illinois e Trentino.

postato da civati, 12:54 | link | commenti (18)

Villari Clinton

Tutto il mondo è in attesa di conoscere quello che Villari dirà ai presidenti di Camera e Senato. Cavoli. P.S.: scacciamo ansia e pensieri leggendo Marta.

postato da civati, 12:39 | link | commenti

Il bue di Cerami

La nuova Unità di Concita De Gregorio si legge dall'ultima alla prima pagina, à rebours, sfogliando il giornale in senso contrario. Perché è sull'ultima pagina che si trova, quasi sempre, l'articolo più prezioso. Quello di oggi è di Vincenzo Cerami, dedicato al popolo (bue?). Mi aveva colpito, del penultimo articolo di Cerami, il fatto che citasse la stessa espressione che ho messo in copertina dell'ultimo libro-rapporto agli elettori, E' tempo. Certamente, è tempo di leggere questo nuovo e antico giornale. Perché c'è un Travaglio chiarificatore rispetto alla triste vicenda Villari, perché c'è una bella intervista a Jody Williams, perché c'è la storia di Cem Özdemir, nuovo leader dei Verdi tedeschi, che ha 42 anni ed è un immigrato di seconda generazione. Leggete e diffondete con me.

postato da civati, 10:07 | link | commenti

Finalmente

E' uscito Fleurs 2. Ascoltatelo, fa bene.

postato da civati, 10:01 | link | commenti (1)

Live in Cremona

Deo mi ha sorpreso a Cremona.

postato da civati, 01:05 | link | commenti (3)

Riccardo scrive a Riccardo

Riccardo (Spezia) scrive a Riccardo (Villari) per fargli notare che forse è il caso che si dimetta. Trovate qui lettera e modalità di adesione.

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sabato, novembre 15, 2008

Il dialogo (sì, ciao)

Adesso Gelmini chiede il dialogo, dopo aver votato tutto e il contrario di tutto senza accogliere nemmeno un emendamento dell'opposizione (ora parla di «proposte migliorative», «sfidando l'opposizione»), senza ascoltare nessuno né in prima, né in seconda battuta. Chiedo, a nome di tutta l'opposizione, l'intervento immediato del gorilla del Crodino.

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scuola

A proposito di ronde (democratiche)

Qui ci si sorprende per le posizioni del Pd lombardo sulla sicurezza. Ne ho parlato più volte, qui, ad esempio, e ovviamente non tutti i democratici lombardi la pensano così. Per fortuna.

postato da civati, 19:42 | link | commenti (2)

Un altro partito

Luca sostiene che non ci si debba scandalizzare per il caso Villari. Posso assicurare a tutti, forse perché sono eletto e so cosa voglia dire militare in un partito (incapace e stupido finché si vuole, come sottolineato dal post da lui citato, che curiosamente adotta le stesse parole di Gasparri), che è inaccettabile che Villari non abbia dato le dimissioni immediatamente. Perché c'è fin troppa malafede nel suo comportamento, perché si possa far finta di niente: da una settimana Villari "sentiva" che c'era qualcosa nell'aria, dice oggi, credendo che siamo diventati tutti deficienti. Sapeva di essere votato dalla destra, si è fatto eleggere e ora cerca di fare il super partes. Pensavo che gli eletti del Pd dovessero comportarsi in modo molto diverso. Perché c'è la sostanza, ma c'è anche la forma. La correttezza e la serietà. Pensavo che il Pd volesse cambiare la politica. Tipo Obama, non tipo Villari. Attendo, nelle prossime ore, la rivalutazione di Mastella, anche lui capace di sistemare gli incapaci.

postato da civati, 19:26 | link | commenti (12)

Cialtronerie

Assortite. E pensare che gli eletti del Pd dovrebbero attenersi ad un codice di linearità, serietà, trasparenza. Già.

postato da civati, 19:09 | link | commenti (4)

Bella mossa

Obama e Hillary, forse si fa.

postato da civati, 11:00 | link | commenti (4)
obama sui navigli

venerdì, novembre 14, 2008

La clausura di Milano

Il consigliere regionale è un lavoro molto piacevole ma a volte ti costringe ad esperienze che altrimenti non ti sogneresti di fare. Come ad esempio leggere la fatica (monumentale) di Vittorio Sgarbi, Clausura, un tomo molto voluminoso pubblicato da Bompiani e dedicato all'esperienza di amministratore comunale dell'ex-assessore alla Cultura del Comune di Milano, ora sindaco di Salemi in provincia di Trapani. Il libro ci parla di un ego sproporzionato e di un politico che intende togliersi qualche centinaio di sassolini dalle scarpe, dopo il suo 'licenziamento' da parte del sindaco Moratti. Il ritratto che emerge, dalle pagine ricche di particolari e di indiscrezioni che Sgarbi ci propone, è quello della giunta comunale più conservatrice che Milano abbia mai conosciuto. Dai patrocini negati alle rassegne di cultura gay alla censura di questo e di quello (il caso di questi giorni è la censura alla campagna contro la violenza sulle donne), dall'attacco a tutto quello che non è allineato alla difesa degli interessi del più forte (come nel caso delle grandi iniziative in campo urbanistico e dei progetti per l'Expo, secondo Sgarbi un fallimento assicurato). Dal buen retiro di Salemi, il Nostro (anzi, il Loro) è avvelenato, sicuramente, ma documentatissimo. E se fossi uno dei tanti assessori presi di mira per tutte le trecento pagine del libro, a cominciare da Suor Letizia, piuttosto che alle querele da minacciare penserei a cambiare modo di fare. E di amministrare. Perché Milano non si merita una simile clausura e su questo, almeno su questo, Sgarbi ha ragione.

postato da civati, 19:38 | link | commenti (3)
cultura, diritti

Brunetta e il gorilla del Crodino

Secondo una classica iconografia, King Kong preferiva le bionde. Il gorilla del Crodino, invece, preferisce Brunetta. L'inchiesta dell'Espresso fa un sacco ridere. La trovate qui.

postato da civati, 14:47 | link | commenti (2)

Qualcuno ha sue notizie?

Il presidente di nuovo conio (e vecchio stampo) della Vigilanza Rai non si è ancora dimesso. Strano.

postato da civati, 14:36 | link | commenti (33)

Blog unificati sulla Diaz

Per questo diciamo anche noi "vergogna" a blog unificati: il Primo cerchio, Francesco Costa, Odisseo, Distanti saluti, Ivan Scalfarotto.

postato da civati, 14:10 | link | commenti (4)

La mia personalissima diffusione

Dell'Unità. Oggi consiglio, caldamente, la lettura di Carlo Lucarelli, nel commento in ultima pagina. Il titolo è: La verità secondo Cossiga. Oppure il ritratto di Carlo Mosca, il prefetto che non piace a questo governo, di Jolanda Bufalini. Leggete e diffondete con me.

postato da civati, 08:48 | link | commenti

La festa al Viminale

Titolo della Stampa. Festeggiano. 13 agenti di polizia condannati per lesioni e falsi ideologici come se piovesse. E loro festeggiano. Nel frattempo, confermo: nessun esponente del Pd, ieri sera, aveva nulla da dire, a parte il sindaco di Genova. Complimenti vivissimi.

postato da civati, 08:41 | link | commenti (9)

Walter, ci sei? I blogger democratici e il loro partito

Dopo gli exploit delle ultime ore, mi chiedo se il Pd intenderà difendere i blogger dalla nuova edizione dell'infelicissimo disegno di legge Levi (una delle migliori invenzioni del governo Prodi) che trovate qui (e anche qui). Ci manca soltanto che nel Paese dell'emittente unico si metta il bavaglio anche ai blog. Di Pietro si è mosso (come già nel 2007), Grillo ha avuto occasione di farci la solita lumpen-propaganda, il nostro partito che cosa dice? Sta con Levi o sta con i blogger? Saremmo curiosi di saperlo, magari subito.

postato da civati, 08:16 | link | commenti (3)
diritti

Eterno secondo

Guardate un po' qui. Sono soddisfazioni.

postato da civati, 08:06 | link | commenti (3)

Domande retoriche

Perché non si è dimesso subito? Tra le tante cose che non capisco del Pd in questo periodo c'è non tanto l'elezione (di nuovo conio?) di Riccardo Villari, quanto il fatto che il senatore (alla quarta legislatura, certe cose dovrebbe conoscerle) non si sia ancora dimesso. Non riusciamo a capire che gli elettori chiedono chiarezza, rettitudine, moralità? Che ne hanno le scatole piene di tutte queste cialtronerie e di queste ambiguità? Villari prima dice che ne vuol parlare a Napolitano e ai presidenti delle due Camere. Chissà cosa gli diranno mai? Continuiamo così, facciamoci del male.

postato da civati, 00:28 | link | commenti (4)

Addormentati?

Non riesco a trovare dichiarazioni di esponenti del Pd sulla sentenza di Genova. Spero di leggerle domattina. Questo silenzio è molto grave. Nel frattempo, a proposito di «gratitudine», guardate qui.

postato da civati, 00:19 | link | commenti (2)

I tifosi della Diaz

In un Paese che ha definitivamente perso il senso del pudore, tocca leggere commenti entusiastici rispetto alla sentenza che condanna metà degli imputati per i fatti della Diaz e assolve l'altra metà, quella dei «galantuomini» (così Casini, il nostro futuro alleato?), a capo delle operazioni in quei tristi giorni del 2001. Ancora più incredibile è il commento di Mantovano, che passa per essere un moderato (sì, ciao), che dice: «La polizia di Stato merita la gratitudine di tutti». Compresi, dobbiamo immaginare, tutti coloro che sono usciti in barella da quella scuola, menati a sangue dalle squadre speciali evidentemente auto-organizzate (e probabilmente anarchiche, esattamente come le persone che furono picchiate). Spero che la Procura ricorra e che in Appello sia data, delle responsabilità individuali, una lettura più omogenea. Credo sinceramente che nessuno possa pensare che i poliziotti 'semplici' si siano macchiati di un tale reato (a proposito, qualcuno li sospenderà o, come è successo per i fatti di Bolzaneto, non succederà nulla?) mentre tutti i 'responsabili' (virgolette obbligatorie) non abbiano alcuna responsabilità, appunto, su quello che è accaduto. Anzi, qualcuno lo può pensare: sono i 'tifosi', quelli che allora, e anche oggi, si dicono soddisfatti dei fatti genovesi. Anzi, riconoscenti. Anzi, grati. Per quanto mi riguarda, so che è poco politically correct, ma si devono vergognare.

postato da civati, 00:07 | link | commenti (8)

giovedì, novembre 13, 2008

Il Pd non si era espresso

(E, oggi come allora, aggiungerei: sbagliando). La Cassazione ora lo ha fatto. E ora spero che tutti rispettino tutto ciò che riguarda la famiglia Englaro.

postato da civati, 18:04 | link | commenti (16)
diritti

345.5808068: il consigliere take away

Da poco è partita l'operazione In viaggio attraverso la Brianza, con la prima visita, presso la casa della signora Stefania, la casalinga di Seregno. Il viaggio prosegue lunedì, giorno in cui incontrerò il sindaco di Bovisio Masciago e alcuni artigiani della città di Desio, per arrivare poi in serata alla stazione di Carnate, dove ci attende un pendolare. Ho, tra l'altro, segnalato la bella iniziativa del circolo Enzo Biagi, per un ritorno alla Obama al porta-a-porta (nel senso non televisivo dell'espressione, mi raccomando), e oggi attiviamo il numero diretto, 345.5808068, per inviare sms o per lasciare messaggi direttamente al vostro affezionatissimo, all'insegna di una campagna politica permanente. Al numero inviate suggerimenti, segnalazioni, denunce, critiche, riflessioni. Non solo vi risponderemo, ma cercheremo di rispondere con soluzioni. Come dicono dall'altra parte dell'oceano, make a call. Il consigliere 2.0 è a disposizione della cittadinanza.

postato da civati, 17:24 | link | commenti (3)

Forza e freschezza

Ne parlavo giusto ieri sera anche qui: leggete quello che ha detto oggi Napolitano, e conservatelo con diligente cura.

postato da civati, 16:44 | link | commenti
cultura, diritti

Pendolari democratici: Giuseppe e TreniTaglia

Corre sul web - e non solo - la protesta dei pendolari. Qui di seguito la testimonianza di un pendolare carnatese, Giuseppe, che andrò a trovare lunedì prossimo, in occasione del dibattito promosso alle ore 21 dal locale circolo del Pd.

Da pendolare posso riferirti gli umori della truppa. Prevale un senso di scoraggiamento, ora non siamo più di fronte ai soliti ritardi e ai treni sporchi, siamo di fronte ad un fatto nuovo: tolgono i treni (TreniTaglia). I pendolari di Carnate poi si sentono particolarmente colpiti perché i diretti non fermeranno più, perché i treni in partenza da Carnate sembra saranno tolti. Tolgono due opportunità: un viaggio veloce con arrivo in Centrale (sempre in piedi), un viaggio comodo perché partendo il treno da Carnate posso sedermi. Come ben saprai il rischio che gli autori del misfatto non vengano individuati dalle vittime. Col fischio che Cattaneo e soci si faranno vedere alla stazione di Carnate. Se ti presenti come "uomo della Regione", rischi di prenderti colpe non tue e di dover rispondere a domande alle quali non puoi dare risposte. Prevale il sentimento dell'antipolitica, la colpa se tolgono i treni e' vostra. Spiegare che il Pd vuole potenziare il trasporto pendolare, che il governo Prodi aveva stanziato, ecc. richiede troppe parole e troppa attenzione in chi ascolta. E' incredibile che una linea come la Milano-Lecco, con tutti i treni saturi, venga depotenziata. Non c'è nemmeno un problema di gestione economica dietro i tagli...

Ecco perché non possiamo accettare il piano Cattaneo, né le novità introdotte da Trenitalia in occasione dell'arrivo dell'Alta velocità. Perché una cosa è certa: la Tav non deve penalizzare il servizio di trasporto a bassa velocità, quello dei pendolari, devastato da anni di disattenzione, di scelte sbagliate, di priorità che erano sempre altrove. Da tempo lo sostengo, sono felice che ora l'emergenza sia sentita dall'opposizione in Consiglio regionale come un punto da cui ripartire.

postato da civati, 16:37 | link | commenti
regione

Pollonord e la resistenza pendolare

Per capire qual è il clima tra pendolari lombardi e Ferrovie Nord e Trenitalia e Regione Lombardia, cliccate qui oppure cercate su Facebook il gruppo «Le Ferrovie Nord incarnano il male». Ha più di tremila utenti. Per dire. Grazie a Ore 13 per averne parlato. Che i Pendem si organizzino.

postato da civati, 16:25 | link | commenti (13)
regione

Obamizzatevi

Diventate come lui (via Luca).

postato da civati, 13:01 | link | commenti
obama sui navigli

Se il Pd scopre i pendolari

Da tempo sostengo che la mia unica corrente sono i Pendem, i pendolari democratici. Con piacere rilevo che il Pd lombardo ha deciso di dare battaglia: qui di seguito il comunicato dell'ottimo Tosi, collega della commissione Trasporti, a proposito del famoso Patto per il Tpl appena firmato in Regione.

Il Patto per il Trasporto Pubblico Locale sottoscritto oggi in Regione Lombardia è un punto di mediazione, e come tale non è particolarmente soddisfacente per gli utenti. Lo hanno sottolineato anche le Province e i Comuni che, firmando il patto, hanno indicato la necessità di ulteriori miglioramenti. Sono principalmente tre le ombre che vediamo nel Patto: l'aumento tariffario, la scarsità di risorse e la mancanza di integrazione tra ferro e gomma. Infatti, riteniamo sbagliato che a fronte di un continuo degrado del servizio, come testimoniato dagli indicatori di puntualità degli ultimi mesi, si concedano incrementi tariffari che possono oscillare tra il 4 al 6 percento, anche se è stata ritirata, su pressione degli Enti locali, la proposta provocatoria di un incremento del 10 percento. Notiamo che la Regione non riesce a mettere a disposizione le risorse necessarie per una vera riforma del settore, e infatti le uniche aggiuntive che la Regione è in grado di garantire, oltre a quelle più volte annunciate, sono gli 88 milioni di euro messi a disposizione dalla finanziaria di Prodi, ripartiti per 19 milioni alle ferrovie e 69 alle aziende di trasporto su gomma. Infine, l'integrazione ferro - gomma sul territorio è ancora molto vaga. Per quando riguarda i servizi ferroviari riteniamo inaccettabile la proposta di nuovi orari avanzata da Trenitalia che di fatto porta ad una diminuzione dei treni a disposizione, maggior disagio con le nuove attestazioni di arrivo a Milano (no più Centrale ma Porta Garibaldi), un nuovo incremento tariffario in aggiunta a quello programmato, nessuna integrazione tariffaria e funzionale tra ferro e gomma, nessun rinnovamento nel materiale. Questa situazione purtroppo è il risultato di una incapacità della Regione che in questi dieci anni non ha saputo costruire con i gestori ferroviari un rapporto di programmazione efficace e tanto meno di aprire il settore al mercato con l'assegnazione dei servizi con gare.

postato da civati, 10:07 | link | commenti (3)
regione

L'editoriale

Leggete l'editoriale di De Gregorio, oggi, su l'Unità. Racconta dello strano caso della visita furtiva di Angeletti e Bonanni a Palazzo Grazioli (a casa di B), della pazzesca idea di Marcegaglia (che, conservatrice com'è, si sta candidando a diventare la Sarah Palin italiana) di fare entrare le imprese nei cda (?!) degli istituti tecnici perché scelgano gli insegnanti, dell'attesa per il processo ai poliziotti della Diaz, della situazione di un paese che potrebbe essere migliore, ma non lo è. Leggete (e diffondete) con me.

postato da civati, 10:01 | link | commenti (5)

Zelig e la triplice minaccia

Cose che capitano in un paese che deve ancora percorrere una strada molto lunga nel rispetto dell'altro e del diverso.

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cultura, diritti

mercoledì, novembre 12, 2008

Come quelli di Obama

La grande macchina politica di Barack Obama fa proseliti anche qui da noi. Parlo del door-to-door lanciato dal circolo Enzo Biagi di Monza, che già si era distinto in passato per iniziative di grande qualità. Qui trovate il volantino dell'iniziativa. Si cercano le zone con più elettori delle primarie democratiche, si organizza una piccola assemblea, si distribuiscono un po' di inviti, e il gioco è fatto. Montagna e Maometto, a parti invertite. Eppur si muove. Così si fa.

postato da civati, 23:37 | link | commenti (2)
appunti per un partito nuovo, obama sui navigli, circoli virtuosi

Più coraggio, ci vuole

Oggi ho avuto l'ennesima conferma: bisogna credere di più nell'integrazione, e rovesciare un bidone di luoghi comuni sull'immigrazione. Finché continueremo a parlarne solo dal punto di vista dell'«emergenza sicurezza», finché eviteremo di investire anche solo un euro nella promozione dell'incontro interculturale, finché parleremo anche noi di ronde (democratiche, certo, come no!) non andremo molto lontano. E continueremo a prenderle. La verità è che l'unica via d'uscita è l'alleanza con le parti migliori della popolazione immigrata, di quelle che negli Stati Uniti chiamerebbero minoranze. Proprio così. Riconoscendo loro i diritti civili che spettano a chi lavora e paga le tasse, individuando anche le modalità di una possibile revisione costituzionale sul punto. E affrontando con modalità nuove la criminalità, aggredendo davvero chi delinque. Anche senza tirare in ballo Obama e l'elogio della diversità come ricchezza, si può fare. Ed è venuto il momento che il Pd lo faccia.

postato da civati, 19:32 | link | commenti
cultura, diritti

Integrazione in Brianza

Comunicato stampa. Civati (PD) su immigrazione in Brianza: "La nuova provincia ha strumenti per una buona integrazione di chi lavora e paga le tasse». «In Brianza ci sono migliaia di titolari di imprese che sono stranieri immigrati. Un dato importante che, unito al sostenibile numero di stranieri regolari che lavorano e vivono nel nostro territorio, dimostra come l'immigrazione rappresenti anche una ricchezza per cittadini e imprese». Lo dichiara Giuseppe Civati, Consigliere regionale del PD, commentando la presentazione, avvenuta oggi nel capoluogo brianteo, del rapporto sull'immigrazione in Brianza realizzato dalla Provincia di Milano. «Il fenomeno dell'immigrazione - continua Civati - richiede misure concrete ed efficaci per favorire percorsi di integrazione sociale e culturale: dal lavoro, alla sanità, alla scuola. Il lavoro che sin qui l'assessore provinciale Gigi Ponti ha svolto nella costruzione della nuova Provincia di Monza e Brianza, costituisce un importante aiuto per i Comuni, per migliorare la rete di servizi, sportelli e attività di formazione degli operatori». «L'obiettivo - conclude Civati - è favorire un'integrazione che porti a un arricchimento reciproco, sia per i cittadini che per le numerose imprese brianzole che si avvalgono o che sono guidate da lavoratori stranieri».

postato da civati, 19:16 | link | commenti

Dal nostro inviato a Fiumicino

Marco Simoni è live in aeroporto, tipo Terminal. Ha tutta la nostra solidarietà...

postato da civati, 13:02 | link | commenti

Redistribuzione del sogno

Un grande sogno per azioni. Adriano Sofri è irraggiungibile, quasi come Obama. Un articolo perfetto. E la battuta che mi piace di più: «Tu fai dei sogni?», «No, sono sottosegretario ai trasporti». Già. Leggetelo. E rileggetelo. Fa sognare, appunto.

postato da civati, 12:49 | link | commenti
obama sui navigli

Le previsioni di ieri

Oggi in commissione Ambiente abbiamo votato (anzi: hanno votato, perché noi del Pd non abbiamo partecipato al voto) il piano dell'Arpa 2006-2008. Già. Un'ottima programmazione. Le previsioni degli anni precedenti. E' come se il Tg desse le previsioni del tempo del giorno prima. Che bello vivere in una Regione così...

postato da civati, 12:27 | link | commenti (1)
regione

Pendolari democratici: lunedì a Carnate

Se ne parlerà a Carnate, lunedì sera, ore 21, presso la locale sede del Pd (via Giovanni XXIII, 9) con Maria Berrini. Qui la locandina. Consiglio vivamente la partecipazione di tutti i democratici (e di tutti i pendolari) che viaggiano lungo la tratta Milano-Lecco (e non solo).

postato da civati, 12:21 | link | commenti (1)

E' tempo

Di ripresentare il libro. A Lissone, martedì 18 novembre, alle ore 21. Qui il volantino.

postato da civati, 12:16 | link | commenti

Se Concita ti cita

Prosegue, con il plauso del direttore, la mia personalissima web-diffusione de l'Unità. Oggi consigliabilissimo l'articolo su Obama di Roberto Rezzo (sulla Casa Bianca 2.0) e un'inchiesta sulla Pedemontana, l'opera che ci riguarda così direttamente. Leggete e diffondete con me.

postato da civati, 09:51 | link | commenti (1)

Cose da leggere

Ho già detto che l'ultimo Auster (Uomo al buio) non è irresistibile, ma che parla dell'America e del nostro tempo devastato e vile, e in alcune pagine è illuminante (così come nello schema-struttura del libro, che andava però, a mio modesto avviso, meglio sviluppato). Un bel libro, di tutt'altro genere, è Un po' più in là sulla destra, che non è un testo politologico, ma l'ultimo giallo di Fred Vargas. Un vero gioiello è poi il Mendel dei libri di Stephan Zweig, pubblicato da Adelphi. Buona lettura.

postato da civati, 09:33 | link | commenti
letture

Lettere

Gli Usa passano dalla W alla O. Noi, nel frattempo, ci teniamo B, che c'era anche quando là c'era C.

postato da civati, 09:09 | link | commenti
obama sui navigli

martedì, novembre 11, 2008

Ma si può?

E pensare che era venuto fin qui, per vedere segnare Amaurì (proprio).

postato da civati, 18:50 | link | commenti (2)

Secondo me non lo sanno mica

Dov'è il Trentino. Vinciamo in una regione a Statuto speciale, e si torna a parlare del "nuovo tormentone" (alleati con l'Udc dappertutto) e anche del partito del Nord (a proposito, dov'era finito?). Non ci posso credere. Come se tutto fosse politicismo, come se tutto fosse alchimia elettorale, come se tutti i territori fossero identici. In realtà in Trentino il dato dell'autonomia è decisivo, in realtà il Trentino c'entra pochissimo con la Lombardia, in realtà le alleanze devono essere decise territorio per territorio, in realtà non è con la sommatoria di partiti che si vince e soprattutto si convince. Cerchiamo di approfondire le cose, e di entrare nel famoso 'merito' delle questioni, per favore, e di cercare di delineare una proposta politica. Del resto, tutte queste cose dovrebbero essere patrimonio del Pd, un partito democratico e federale, e questo sì che sarebbe di "nuovo conio". Tutto il resto è, per quanto mi riguarda, del tutto sbagliato. E molto noioso: il solito conio.

postato da civati, 12:38 | link | commenti (25)
appunti per un partito nuovo

Come una volta

Ci pensavo stamane, sfogliandola mentre bevevo il primo caffè. La mini-Unità mi piace perché è aperta, fresca, ha ritrovato un suo 'codice' e pare avere assunto il tema dell'identità con grande spirito di rinnovamento. L'Unità, come una volta, andrebbe diffusa. Non solo la domenica mattina, ma anche gli altri giorni della settimana. Per ora, il mio contributo alla diffusione, si limita alla segnalazione di ciò che c'è da leggere oggi (che trovate nel nuovo sito, tra l'altro). Ad esempio, il pezzo di Ivan sugli italiani all'estero ai tempi delle gaffe di chi sappiamo noi, oppure il reportage dal Congo che, come sapete, mi sta molto a cuore. Leggete (e diffondete).

postato da civati, 11:45 | link | commenti (4)

Come Obama? Sì, ciao

Leggete Repubblica, su R2 troverete una bella riflessione di Tito Boeri e Ettore Livini sul ricambio generazionale. Per esperienza vi posso dire che l'unico ricambio generazionale ammesso nella politica di questo povero Paese è quello della cooptazione, del conformismo e della scelta da parte del predecessore. Change? Mai o quasi mai. L'ho provato personalmente e posso dirlo con serenità: quando divenni a 22 anni segretario dei Ds della mia città, andò così. Poi le cose cambiarono, perché mi stavano strette. Entrai in Consiglio regionale sulla base di qualche calcolo sbagliato, da parte di alcuni, e della speranza sincera di portare qualcosa (e qualcuno) di 'nuovo', da parte di altri. E decisi - nonostante i calorosi consigli dei miei superiori mi invitassero a "stare coperto" e "in linea" - che il mio pensiero valeva più del 'prossimo' posto da occupare. Da allora iniziarono i 'guai', soprattutto in occasione della scelta di una sorta di appeasement nei confronti di Formigoni (che trovavo sbagliata: ora lo dicono tutti, fortunatamente) e nella fase (assurda) della compilazione delle liste delle elezioni politiche del 2006, quando mi dimisi da tutti gli incarichi, proprio perché vedevo cose che voi umani potete soltanto immaginare. Non fu una scelta coraggiosa: fu una scelta, per me e per come sono fatto, semplicemente obbligata. Nel 2008 chiesi che si facessero le primarie, mi fu risposto che c'era poco tempo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E non lo dico per il mio caso personale, che mi sono divertito a fare il diciassettesimo in lista, e a candidarmi ad essere tra i primi (dei non eletti). Penso alle tante competenze non considerate, alle tante energie rinviate alla prossima volta. Tu chiamala, se vuoi, cooptazione. Nulla più. Boeri dice che ci vuole un mercato più aperto, per la scelta degli uomini politici. Purtroppo, nella prima occasione utile, il Pd non ha mostrato alcuna discontinuità rispetto al passato. E il fatto che il confronto sia ancora tra D'Alema e Veltroni, esattamente quello di quando facevo gli esami della maturità, la dice lunga, lunghissima sul ricambio: Change? Non mi pare.

postato da civati, 11:39 | link | commenti (10)
appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

Una settimana fa

Al Grant Park risuonavano queste note...

postato da civati, 11:10 | link | commenti
obama sui navigli

Questa sera a Barzago sarà un po' come essere a Chicago

Presso la sede del Pd nella piazza del paese, alle 21, ospiti dei Giovani Democratici di Lecco, con Andrea Mollica, l'unico che aveva i dati prima della Cnn, si parlerà di Obama. Chi non viene è un repubblicano.

postato da civati, 10:38 | link | commenti (7)
obama sui navigli

lunedì, novembre 10, 2008

Il nuovo tormentone

Come ha già notato Mollica (orfano dei sondaggi americani, si è subito buttato sul Trentino), Dellai ha vinto bene. E anche il Pd non ha fatto scherzi, con l'ottimo Pacher che ha raccolto una landslide di preferenze (da quelle parti meglio evitare il ricorso al termine valanga, però). Noto en passant che lì si possono esprimere fino a tre preferenze. Detto questo, tutti a parlare dell'alleanza con l'Udc, la cui lista (tra l'altro) non era presente nel confronto elettorale, perché bocciata in prima battuta, poi riammessa dal Tar, poi ribocciata dal Consiglio di Stato. Nonostante l'imponderabilità del dato elettorale, l'Udc, proclamano a Roma, è l'unico modo per vincere a livello nazionale. Sono senza parole. Intanto, perché credo che la vera ragione della vittoria di Dellai consista proprio nella difesa dell'autonomia da Roma e dalla politica nazionale. In secondo luogo, perché non si sa nemmeno quanto valga l'Udc, e già si usa tutta l'enfasi possibile e immaginabile. E poi - da ultimo, ma per primo - hanno mai pensato i nostri dirigenti nazionali di discuterne con qualcuno? Non era, il nostro, un partito democratico, in cui le scelte di orientamento politico fondamentale andavano discusse dalla base, con il coinvolgimento degli iscritti, con il dibattito e il confronto? Boh.

postato da civati, 23:48 | link | commenti (8)
appunti per un partito nuovo

Invece sì

Lo confermo: a me la nuova Unità piace. Molto. E anche l'idea che Concita De Gregorio abbia un blog, per dire.

postato da civati, 20:59 | link | commenti (4)

Zoro ha sempre ragione

E lo conferma nella dodicesima puntata del suo cult.

postato da civati, 15:29 | link | commenti (1)
obama sui navigli

Congo, subito!

Perché è importante intervenire, perché il Congo ci riguarda. Leggete qui.

postato da civati, 14:48 | link | commenti

Il precedente

postato da civati, 14:15 | link | commenti (3)
obama sui navigli

Indimenticabili quei giorni

Qui la foto pubblicata dal Chicago Tribune che 'sorprende' il vostro affezionatissimo, davanti alla sede del giornale, mentre acquista la copia del giornale dedicata al nuovo presidente degli Stati Uniti. Sono cose difficili da dimenticare.

postato da civati, 13:45 | link | commenti (7)
obama sui navigli

Vorrei tornasse Agostino

Il nuovo numero della rivista. Tante buone cose da leggere.

postato da civati, 13:16 | link | commenti

Poi lo chiudiamo, il bar dello sport?

L'ultima, perché non se ne può più, su B e sull'abbronzatura, la trovate qui (via Luca).

postato da civati, 13:14 | link | commenti
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La nuova energia di Obama (e noi?)

Negli Usa, nei giorni ‘elettrici’ di Obama, le librerie, nella sezione nonfiction (la saggistica), sono invase da testi dedicati al picco del petrolio, agli investimenti per le rinnovabili, alla riduzione del consumo di energia e al global warming. È un tema popolarissimo neli States, molto più di quanto non lo sia (ancora) in Italia. E non è affatto ‘fiction’ pensare che, dopo gli otto anni di Bush, proverbiali per quanto riguarda il disimpegno circa i temi ambientali, la sfida sia lanciata. Barack Obama ha spesso ricordato l’importanza strategica della partita ecologica e a Denver, nel corso del suo discorso di investitura, una standing ovation aveva accompagnato il passaggio sull’ambiente (la stessa cosa, purtroppo, non si può dire dell’analogo accenno di Veltroni nel comizio al Circo Massimo, accolto ancora troppo tiepidamente dal popolo democratico). E a Berlino, in occasione della sua visita europea, Obama aveva messo sullo stesso piano l’impegno internazionale per la sicurezza e quello globale per l’ambiente. Com’è noto, Obama intende seguire uno schema ispirato al cap-and-trade e per molti versi simile al 20-20-20 elaborato da Bruxelles, anche se fasato sui prossimi 10 anni, con una particolare attenzione allo sviluppo di nuove tecnologie, da esportare nel mondo (finalmente qualcosa di buono da esportare…) per rendere il sistema americano più sostenibile e più competitivo. Berlusconi, nelle ultime settimane, si era spesso riferito proprio alle posizioni dell’amico Bush per sostenere la critiche portate dal governo italiano alla direttiva Ue. La smentita che arriva ora dagli Usa non potrebbe essere più clamorosa. Un notevole impegno sul piano culturale, una grande attenzione dal punto di vista politico, e soprattutto e per la prima volta la straordinaria possibilità di fare massa critica, investendo cifre colossali per l’ambiente, in una logica ispirata alle migliori pratiche europee (perché, è il caso di ricordarlo, anche Merkel e Sarkozy sono “in linea”, tanto per far risaltare ancora di più l’anomalia italiana). Seguendo la corrente obamiana, il Pd dovrebbe affrettarsi a rilanciare, e a riproporre la sfida in campo ambientale come una delle famose priorità, senza confinarla ai convegni e ai seminari, o alle proposte dei pur preziosi ecodem, quasi fosse tema di nicchia o da specialisti. Inutile ricordare che l'ambiente riguarda direttamente la vita dei cittadini, e l’opposizione al governo sulle questioni ambientali è doverosa, necessaria e probabilmente decisiva per definire lo stesso profilo riformista (e progressista) del Pd. Anche in questo caso, Obama dovrà essere praticato e non semplicemente evocato, perché i tempi stringono, e l’Italia sta offrendo, come troppo spesso le capita, pessima prova di sé a livello internazionale, quasi come con la tristissima vicenda dell'abbronzatura.

postato da civati, 11:51 | link | commenti (3)
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Nuovo appello per il Congo

Ciascuno di noi può fare qualcosa per il Congo, devastato dagli scontri militari. Segnalate anche voi il sito di Coopi e, se potete, contribuite. Anche una piccola cifra può essere importante. Per il Congo, subito!

postato da civati, 01:21 | link | commenti

Uguali

Andrea Mollica ci spiega perché non lo sono proprio.

postato da civati, 01:12 | link | commenti (3)
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Buon compleanno

Ieri Del Piero festeggiava gli anni, e noi continuavamo a festeggiare lui. Grande punizione e rigore ceduto a Iaquinta. Cento di questi anni.

postato da civati, 01:10 | link | commenti (2)
il segreto di alex

sabato, novembre 08, 2008

Congo, subito!

Appello a tutti gli e-lettori e ai blogger: non possiamo stare fermi rispetto a quanto sta accadendo in Congo. Sosteniamo Coopi. L'ho fatto. E' poco, ma serve anche un piccolo contributo, oltre ovviamente alla pressione politica nei confronti dei governi occidentali, fin troppo coinvolti in questa barbara vicenda.

postato da civati, 09:09 | link | commenti

Appropriazione debita

Siamo tutti accusati dal peggior sistema dell'informazione del mondo occidentale di appropriarci della vittoria di Obama. Già. Peccato che, per dire solo una 'carineria', Carfagna abbia appena scritto un libro in cui sono indicati Thatcher e Palin come modelli in cui riconoscersi (fortunatamente in quest'ordine, ma solo per motivi cronologici). Peccato che Sarkozy sia diventato per mesi un mito della destra italiana (prima del calo di consensi e di alcuni significativi contrasti a livello europeo) e si parlò addirittura di sarkoberlusconismo. Peccato che in molti nella destra italiana tifassero per McCain, come brillantemente registrato ieri da Travaglio su l'Unità e addirittura Ferrara avesse scritto che Palin l'aveva scoperta lui (che storia!). Peccato che ci siano persone che seguono Obama da mesi, qualcuno da anni, e leggano quello che scrive, e ascoltino quello che dice, e lo condividano, e cerchino di tradurlo criticamente, mutuando spunti e suggestioni e soluzioni. La condivisione, però, non va bene. Se la sinistra vince, lo fa in modo indebito. La prossima volta ci appropriamo di un candidato perdente, promesso, così non si offende nessuno.

postato da civati, 09:02 | link | commenti (9)
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Non è stato cooptato

«Obama non è stato cooptato dai vertici del partito, ha combattuto a viso aperto e ha vinto». Dell'intervista bandwagoning di Montezemolo a Repubblica, segnalo il passaggio più efficace. Semplice, no?

postato da civati, 08:56 | link | commenti (1)
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Li capisco

Leggete qui: a volte anche le vittorie più entusiasmanti conducono alla depressione. Agli 'orfani' di Obama e della campagna elettorale consiglio un viaggio in Italia. Ci sarebbe molto da fare...

postato da civati, 07:43 | link | commenti
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venerdì, novembre 07, 2008

Urgente intervento del gorilla del Crodino

Non hanno alcun ritegno: sono riusciti ad aggredire per mesi persino i senatori a vita, e ora gridano allo scandalo. A proposito, Gasparri era quello di Bianco con la pistola e la pozza di sangue? Era lui. Fateci il piacere, allora (poi, per dirla tutta, che bisogno c'era di dedicargli un manifesto? Lo sa il cielo, lo sa).

postato da civati, 18:21 | link | commenti (5)

Il martello divino di Brezsny

Sono nato lo stesso giorno di Obama e confidavo in un ottimo oroscopo. Non è del tutto così: c'è da fare, per i leoni, e c'è da fare parecchio. L'oroscopo, come sempre, lo trovate qui. Il vostro affezionatissimo, invece, lo troverete alle prese con le zone più difficili dove far politica in senso democratico, perché dopo Chicago, e alla Obama (ma anche alla Dean) ho deciso di ripartire da lì, a 'martellare' le zone più complicate per il Pd.

postato da civati, 17:56 | link | commenti (2)

In viaggio attraverso la Brianza: la casalinga di Seregno

In campagna elettorale, nel 2005, giravo con un pullmino, un vecchio Ducato che inquinava più di una centrale a combustibili fossili, che non è più in circolazione. Era una campagna on the road per le strade della Brianza, che ci ha dato molte soddisfazioni. Nell'estate del 2007 ripresi il mio viaggio, con un'auto elettrica, questa volta, in occasione del Rovesciata tour, per indagare le ragioni della sconfitta elettorale delle amministrative di quella primavera. Nella scorsa primavera, fui, con Marta e Giovanni, e Fausto e Roberto, On the Nord. Ora, riprendo il mio viaggio, alla ricerca di un confronto ancora più diretto e più istruttivo (per me, s'intende) con la società brianzola. Se Maometto non va alla Montagna (e con questa politica, chi glielo fa fare, direte voi), la Montagna va a fare visita a Maometto. E, allora, si parte, all'insegna di una politica del porta-a-porta (nel senso non televisivo dell'espressione), con una videocamera e un caffè, per ascoltare dalla viva voce delle persone le famose cose che il Pd dovrebbe fare. Parto dalla casalinga di Seregno (domani pomeriggio) e incontrerò insegnanti, lavoratori, imprenditori (italiani e stranieri), agricoltori e fannulloni, persone che fanno la spesa, che mandano a scuola i figli, che cercano di arrivare alla fine del mese o di raggiungere i mercati asiatici. Cercando di coprire quello spazio vasto, ma soprattutto denso, densissimo, che va dalle colline di Besana agli svincoli delle tangenziali, dai capannoni ai parchi e lungo il fiume Lambro (come avevo promesso qui). Abbiamo tanto da imparare. E gli unici che ci possono insegnare qualcosa sono proprio i cittadini. Vi racconterò.

postato da civati, 16:38 | link | commenti (1)
in viaggio attraverso la brianza

Obama e la questione del ricambio

Mi tocca, e ci tocca, per l'ennesima volta tornare sul tema giovani versus vecchi che tanto appassiona un paese dove si parla tanto di ricambio generazionale soltanto perché non lo si attua mai (è un po' come il sesso, chi ne parla, poi, alla prova dei fatti...). Il punto, e spero che la vittoria di Obama lo abbia chiarito, non è meramente anagrafico, anche perché Obama sembra molto più giovane di quello che è, e già Blair, Clinton e Zapatero (che è nato lo stesso giorno, un anno prima) erano stati eletti a quarant'anni. Il punto è che Obama nel 2004, cioè soltanto quattro anni fa, fu eletto senatore dell'Illinois contro tutti i pronostici, e divenne 'il' vero e proprio outsider della politica statunitense con il celeberrimo discorso della convention di Boston. Ed è divenuto un esponente politico di primo piano capace di costruire, in soli quattro anni, una candidatura molto 'lontana' da Washington. Certo, Chicago è una città che è un po' come la nostra Bologna, per capirci. E' la città della political machine per definizione. Obama, insomma, non nasce dal nulla. Ma la storia delle primarie democratiche ci ricorda che c'era un bel pezzo di mondo democratico schierato dall'altra parte, con la famiglia Clinton, che rappresentava "il partito" e che ha perso per un soffio. Questo è il punto. E, allora, chi nei commenti, e nelle interviste, fa finta di non capirlo, sbaglia e sbaglia di grosso. Perché fraintende tutto quello che è successo negli Stati Uniti, dove Obama si è presentato come leader di una nuova generazione della politica, in senso anche anagrafico, certamente, ma nuova perché capace di superare le divisioni strutturali, gli steccati e le posizioni di partenza. Anche il Pd in Italia era nato con questa finalità, mi pareva di aver capito. Dopo aver letto i giornali, nelle ultime ore, temo di avere capito male. Non ce n'è: la generazione politica, qui da noi, è quella di sempre. Quella dell'89, per intenderci. E tutt'al più, nei confronti di Obama, ha una curiosa, ma a conti fatti del tutto legittima, ansia da prestazione (cfr. l'amara Marta di oggi).

postato da civati, 16:22 | link | commenti
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Nella 'fanga'

Come dice Zoro, torno da Chicago e mi ributto subito nella 'fanga', dall'Illinois alla Brianza, senza soluzione di continuità. Domani a Seregno - poi spiego meglio - dalle 15 in poi. Alle 17, inaugurazione del nuovo circolo del Pd. Alle 21 ci si trasferisce ad Oreno (Vimercate), festa del Pd e della birra (rigorosamente in quest'ordine). Domenica mattina, a Carate, per il tesseramento del Pd. Vi ricordo poi che martedì alle 21 si va a Barzago con l'ottimo Mollica a parlare di Obama e a quello che si può fare anche qui. Nel frattempo, in Regione, si prepara un progetto di legge per la riduzione della produzione di rifiuti. Ne parleremo, perché la sfida ambientale è, con Obama, più attuale che mai.

postato da civati, 15:32 | link | commenti

Le figure che ci fa fare

Leggete qui. E scusatevi a nome degli italiani «imbecilli» e «coglioni» che si vergognano di avere un presidente così.

postato da civati, 14:50 | link | commenti (1)
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Rutelli e D'Alema: non abbiamo vinto noi

Titolo del Corriere di oggi. E' vero. Loro non hanno vinto. E forse dovrebbero chiedersi perché. E lasciarci godere in pace la vittoria di Obama.

postato da civati, 11:49 | link | commenti (3)
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Imbecilli

Ha ragione B. Ci si sente degli imbecilli ad aspettare l'aereo a Chicago, navigando su internet, con le persone intorno, e il titolo di decine di giornali online che dice che il primo nero eletto presidente degli Stati Uniti è abbronzato. Degli imbecilli colossali, proprio così.

postato da civati, 11:38 | link | commenti (3)
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giovedì, novembre 06, 2008

Lo sciocco

D'accordo con Michele Serra.

postato da civati, 22:21 | link | commenti (6)
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Da Chicago a Barzago, i dettagli

Ci sarà anche il mitico Andrea Mollica a Barzago, martedì prossimo. L'appuntamento è alle ore 21 presso la sede del Pd, in piazza Garibaldi. Tutte le informazioni qui.

postato da civati, 22:03 | link | commenti (1)
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Eccolo

E' stato sufficiente attendere qualche ora ed è arrivata - puntuale - la gaffe (eufemismo) di B. Che vergogna.

postato da civati, 17:13 | link | commenti (12)
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In Italia niente è possibile

On the way home, sulla via del ritorno: il riformista dell'Illinois fa le valigie e torna a casa. Sono stati giorni indimenticabili, ma forse è il caso di recuperare un po' di spirito critico, anche perché si torna in un Paese che, negli stessi istanti in cui qui si celebrava Obama, magnificava la mafia, attraverso le parole di uno degli uomini più ascoltati dal premier (ve l'immaginate se capitasse qui?). Leggo le ultime email prima di partire, e trovo quella di Gianluca, un ottimo studioso e un caro amico che ora studia e ricerca e lavora in Germania. Mi scrive parole amare, dure, quasi violente. La sua lettera dice così: «Volevo solo renderti partecipe di una tristezza infinita che mi é venuta sentendo un pezzo del discorso. Cioè, quando ha detto "in America ogni cosa è possibile". Ho pensato all'Italia e al clima ributtante che c'è. E a me mi ributtano sia quelli di destra che quelli di sinistra. Non che ce l'abbia particolarmente con i politici. Mi fa proprio schifo l'Italia, le doppie file, le bici [questa non l'ho capita], la merda dei cani. Mi fa schifo un paese che "tiene famiglia". Mi fa schifo Napoli, mi fa schifo Milano, mi fa schifo pure Monza (par condicio). Mi fa schifo un paese in cui sono tutti tutti tutti conservatori, pure tu e pure io. anche il 90% dei commenti del tuo blog. Un paese che amo non essendo corrisposto. In Italia niente é possibile. Non mi fraintendere, ti prego. Io non sono spesso d'accordo con le cose che dici e hai pure un carattere scostante ;), ma ti stimo molto. E so anche la linearità e limpidezza delle tue motivazioni sempre. Per questo ti chiedo: mi dai una chiave di lettura? Mi dici perché tu ti sei impelagato nella politica italiana? Mi dici se è possibile invertire la rotta? Che cazzo puó fare uno come me pubblicamente che non ci sta dentro dal dare un contributo, ma davvero si sente un pirla? Che faccio, mi trovo un lavoro all'estero e non torno più? Qui studiano Dante, cazzo, e io non so che dire, mi spiazzano. Mi dai una visione per favore? Realistica, italiana». Caro Gianluca, molte cose che scrivi sono da assumere così, senza commento. L'Italia è impossibile, ed è davvero il rovescio degli Usa di Obama. Arroccata, chiusa, conservatrice, sia a destra, sia a sinistra, e ne sono sempre più convinto anch'io. Il tessuto culturale, morale e civile si è molto sfilacciato. Di futuro, neanche l'ombra (né dal governo, né, per ora, dalla sua ombra). Quasi tutto è conformismo e opportunismo e improvvisazione. La mia risposta, però, non è soltanto realistica, e non finisce qui. Credo che la nostra generazione ora ci debba provare, su basi nuove: a distanza di anni, ripensando a tante nostre discussioni, ti devo dare ragione, è il caso di ripartire da zero, o al massimo da tre, à la Troisi, per esempio da merito, qualità, legalità. Una sfida che non è più rinviabile, e di questo parlavamo con Ivan ieri, una sfida che è necessaria. Così la vivo io, e non so consigliarti altro. Se non permettermi di segnalarti come fondamentale il tema culturale, che ti è più caro ed è il più urgente. E di tenerci in collegamento, perché peggio di così non si può proprio andare. Il tuo «in Italia niente è possibile» è un motto da meditare e da tenere sempre lì. Ci proviamo e ci proveremo, nei prossimi mesi, a fare qualcosa. Lo prometto prima di tutto a me stesso.

postato da civati, 15:16 | link | commenti (14)
appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

Da Chicago a Barzago

Come promesso, da Chicago, Illinois, a Barzago, Lombardia, martedì 11 novembre, alle ore 21. Si parlerà di Obama, di quello che è successo, di quello che può succedere. Yes we need.

postato da civati, 14:31 | link | commenti (4)
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Greeen is the colour of hope

L'avevo detto e ripetuto fino alla noia. Ora, girando per le librerie Usa, in cui tra i titoli delle novità spiccano numerose le pubblicazioni dedicate agli investimenti per le rinnovabili, ho avuto l'ennesima conferma che qui se ne parla, e se ne parla molto. Da noi molto meno, anzi, tutti con Prestigiacomo a piantare grane alla Ue su Kyoto e sugli obiettivi del 2020. Leggete qui. Perché verde è il colore quando si parla di hope.

postato da civati, 14:29 | link | commenti (1)
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Mostruose

Le prime immagini del concorso Non solo Punta Perotti: così, almeno, le vede Marcello.

postato da civati, 14:12 | link | commenti

E, dopo Chicago, Madrid

Doppietta. Alex, sempre lui.

postato da civati, 05:55 | link | commenti (5)
il segreto di alex

Domande retoriche

Is Obama President?

postato da civati, 05:44 | link | commenti
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mercoledì, novembre 05, 2008

Gaspalin e Obama bin Laden

Meno male che c'è Gasparri (Gaspalin?) a rimettere le cose a posto.

postato da civati, 22:08 | link | commenti (3)
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Ad un certo punto

Ho pensato che se Obama fosse andato avanti così, dopo la Florida, il Colorado, e l'Indiana e l'Ohio, beh, ecco, avrebbe preso anche la Lombardia.

postato da civati, 21:51 | link | commenti (4)
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Obama e Spinoza

E' sempre stato uno dei miei filosofi preferiti.

postato da civati, 21:49 | link | commenti (2)
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Todos amigos

Amigos de Obama. Grazie a Stefania, e a Radiopop, per la segnalazione.

postato da civati, 21:46 | link | commenti (3)
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We Billy Goat ideas...

Finalmente ho incrociato Ivan, prima che ripartisse (il matto si è fatto Londra-Chicago in due giorni, tale è la passione). Siamo andati a cercare un Chicago Tribune commemorativo (we got it) e ci siamo fermati a mangiare un cheeseburger (anzi, per la precisione, un cheezborger) nella tavola calda più trucida del centro di Chicago, la famosa Billy Goat, a due passi dal giornale. E lì, sorseggiando Coca (non Pepsi, come precisato all'entrata), non è che abbiamo stipulato il patto del cheezborger, che noi non abbiamo bisogno di patti perché siamo (molto) amici, ma ci siamo fatti venire qualche idea. Vi assicuro che qui, oggi, è molto facile avere idee e pensare positivo. E non ci siamo potuti esimere. Ne vedremo delle belle, al nostro ritorno. Promesso.

postato da civati, 21:41 | link | commenti
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Obama rising: 21 mesi in 5 minuti



Grazie a Francesca per la segnalazione.

postato da civati, 18:18 | link | commenti (2)
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Da Chicago a Barzago

Mi invitano a raccontare quello che ho visto, e finirà tipo Blade runner («ho visto cose ecc.»). Mi invitano a Barzago, che fa rima con Chicago, si parla di lunedì sera, ma poi confermo perché devono verificare la disponibilità della sede. In realtà, da Chicago passerò a Seregno, perché inaugurano il locale circolo del Pd, sabato pomeriggio. E sabato sera sarò ad Oreno, e domenica mattina a Carate. Perché la Brianza è un po' come l'Iowa, per dire.

postato da civati, 17:52 | link | commenti (1)
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L'agenda del 5 novembre

Le cose da fare, dopo Obama, sono tante. Per me, le più urgenti, sono le seguenti: pensare che anche i posti dove non si prendono voti, possono riservare delle sorprese (l'Indiana, ad esempio, ma anche la Lombardia, per dire). Pensare che si deve puntare al rinnovamento, delle figure, delle immagini, del linguaggio. Pensare che la politica deve parlare anche attraverso le passioni e le emozioni e che però deve essere concreta, semplice, diretta. Pensare che ci vuole organizzazione, in politica, un'organizzazione scientifica, e che il famoso radicamento nel territorio si rinnova, cambia, si ridisegna. Pensare che ci vogliono grandi sfide, altro che storie. Pensare che internet, i blog, Facebook servono soprattutto per tornare a parlare con le persone, per poi andare per strada, bussare alle porte, confrontarsi di persona. Pensare che non si deve essere provinciali, mai, come la politica italiana dimostra di essere in queste ore. Pensare che è importante l'ordinaria amministrazione, ma che il mondo ha bisogno di politica. E che la politica non deve necessariamente essere impopolare, lontana, incomprensibile. Pensare che le differenze sono una ricchezza, e basta con il razzismo, le discriminazioni, la paura dell'altro, solo perché è altro. Pensare che le cose cambiano, e possono soltanto migliorare (almeno per noi). Pensare che ci vuole un leader, ma soprattutto ci vuole un popolo. Pensare, per dirla con lui, che siamo individui, ma che non siamo solo individui. E che c'è un posto dove ci troviamo a vivere insieme. Anche quando facciamo finta che non sia così. Pensare che queste cose non devo dimenticarle e non le dimenticherò.

postato da civati, 17:39 | link | commenti (5)
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I was there

Quando Obama ha votato, insieme a Michelle, e lei gli ha chiesto qualcosa, mentre erano in cabina, con un gesto di pubblica intimità, io c'ero. Nel bel mezzo del Grant Park al quale accorreva tutta Chicago, tra migliaia di ragazzi, io c'ero. C'ero quando hanno chiamato la Virginia, e c'ero quando, qualche minuto più tardi, Cnn se ne è uscita con le sue Breaking news ed è bastato un cambio di videata e Obama era presidente. C'ero ad ascoltare McCain, c'ero quando l'inno è risuonato nel Central Park di Chicago. E c'ero quando è arrivato lui, con sua moglie, con la sua famiglia. Quando la bambina più piccola gli è saltata in braccio, e ho pensato che a loro, ai piccoli, è dedicata questa vittoria. C'ero quando Obama era emozionato, preoccupato della sfida colossale che si trova di fronte, quando ha sorriso liberando l'emozione di una notte indimenticabile. C'ero sulle note di Bruce, nella notte dolce di Chicago, perché anche il tempo è clemente quando «è tempo». In quei momenti l'America ritrovava se stessa dopo la lunga notte di Bush e dell'imperialismo canaglia, e io c'ero. E mi sembrava di essere, per la prima volta, per davvero, nel mondo, nel senso più proprio del termine, perché gli Stati Uniti lo sono e lo rappresentano. E da questo paese dipendono tante cose, a volte troppe, a volte comunque troppo poche. C'ero perché ci credo, perché il sogno di Obama è arrivato anche a noi, perché non si è limitato a correre dal mare alle montagne, da costa a costa, ma è andato molto più in là, dove la politica non riusciva a parlare se non con se stessa. E c'ero perché a volte tutto, ma proprio tutto, può cambiare.

postato da civati, 17:23 | link | commenti (5)
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La cosa più triste

Del mondo è l'entusiasmo della destra italiana per Obama. L'amico di Bush è già amico di Obama. Anzi, parla di «più amicizia» (ma come si fa?). E poi dice: «Consigli gliene posso dare perché sono più anziano, lo farò quando lo abbraccerò di persona». Quando lo abbraccerà. Già. Ve la vedete, la scena?

postato da civati, 17:16 | link | commenti (3)
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Voglio essere molto chiaro

Dice Obama nel suo messaggio via e-mail di questa notte: all of this happened because of you.

postato da civati, 15:55 | link | commenti
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Per dire

Che il mondo è cambiato un bel po'.

postato da civati, 15:38 | link | commenti

Obama rising

Le note di Bruce Springsteen hanno chiuso la fantastica notte obamiana. Tra le tante cose da segnalare, vale la pena di citare - come ha fatto lo stesso Obama, parlando della più grande squadra di comunicazione politica di tutti i tempi - la qualità eccelsa della sua campagna elettorale. I geni, in questo caso, si chiamano entrambi David. Plouffe e Axelrod. Non ci fossero stati loro, non ci sarebbe stato neanche Obama, per dire.

postato da civati, 15:23 | link | commenti (11)
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Obama e il Porcellum

Pensavo a loro, qui, con Obama (e anche con McCain, o con Clinton che sarebbero stati comunque presidenti degni) e a noi, in Italia, con B e con il Porcellum. Uguali.

postato da civati, 15:19 | link | commenti (4)
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Che poi

Da Chicago, per sapere come andava, bisognava telefonare a Varese, anzi, a Luino, perché solo Mollica le sapeva tutte. Strepitoso.

postato da civati, 09:03 | link | commenti (14)
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I nomi sono importanti

Il parco si chiama Grant, come il secondo presidente degli Stati Uniti nato nell'Illinois, dopo Lincoln, prima di Obama. A qualche centinaio di metri dalla sede del comizio della Election night, c'è l'area del Millenium, che guarda al futuro. La strada che lo costeggia, Michigan Avenue, in quel tratto è stata battezzata The magnificent Mile, ed era davvero magnifica questa sera, attraversata da migliaia di persone in festa per il risultato delle elezioni. Del resto, Chicago era la sua città, potremmo dire parafrasando Woody Allen, e lo sarebbe sempre stata.

postato da civati, 08:51 | link | commenti
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Good morning, world

Un ottimo McCain si congratula con Obama. Impeccabile il suo discorso da sconfitto, che sembra lontano anni luce dalla nostra cultura politica (ve lo ricordate B nel 2006?). McCain perde onorevolmente, ma perde male: doveva prendere la Pennsylvania, e ha perso sia la Virginia che la Florida. Il successo di Obama è la landslide tanto attesa, che ricorda la vittoria a valanga di Reagan su Carter di ormai trent'anni fa. Obama raccoglie i frutti del proprio successo in un rally di straordinario impatto visivo ed emotivo. Tantissimi giovani, come sempre quando si tratta di Obama. Un altissimo senso delle istituzioni, il volto dell'America che vince con le idee, con la democrazia, con le opportunità, per dirla con le sue parole. L'inizio di un cammino molto lungo, dice Obama, perché oggi non è ancora compiuto il cambiamento, ma si sono soltanto create le condizioni per realizzarlo. Un change che per Obama riguarda soprattutto le generazioni future, il mondo che verrà, la storia che seguirà questa notte magica nella sua Sweet home Chicago. Buon giorno, mondo, il 4 novembre qualcosa è cambiato.

postato da civati, 07:42 | link | commenti (4)
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Per Obama, da Chicago a Padova

A Chicago si attende il dato della Virginia, per capire se ci tocca fare notte o se potremo a iniziare a festeggiare molto presto. Nel frattempo trovate tutto quello che avreste voluto sapere su questa notte magica nella comunità dei blogger italiani per Obama: commenti, opinioni, speranze e prospettive su Distanti Saluti - Francesco Costa - Giuseppe Veltri - iMille - Ivan Scalfarotto - Odisseo - il Primo Cerchio - Wittgenstein: come direbbe Obama, una comunità!

postato da civati, 00:58 | link | commenti (2)
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Non si commentano gli exit polls

Per nessun motivo al mondo. Il dato che vi consegno però dal Grant Park di Chicago è che qui c'è un'aria di festa, una festa straordinaria. Le persone sono orgogliose di aver votato e di esserci, ora e qui, per festeggiare Obama. La maglietta che va per la maggiore dice, semplicemente: «Yes, we did».

postato da civati, 00:55 | link | commenti
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martedì, novembre 04, 2008

Facebook per Obama

Solo per segnalarvi che on Facebook sono un milione e duecentomila le persone che hanno aggiornato il proprio status con l'invito ad andare a votare per Barack Obama e che un contatore aggiorna costantemente ogni singolo iscritto rispetto alle persone che sono già andate a votare. La campagna elettorale del candidato democratico non poteva che concludersi così. Dalla rete alle urne, dalla rete alla politica. Sono cose che contano, molto, per i 'famosi' giovani da 'intercettare'. Qui li hanno intercettati.

postato da civati, 15:07 | link | commenti (6)
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Il riformista dell'Illinois: the Chicago Owls

Da piccolo mi chiamavano Civetta, giocando con il mio cognome. Civati, civetta. Da qualche anno, dicono che sia piuttosto un gufo, per via delle mie previsioni troppo ottimistiche che sono ormai diventate proverbiali (azzecco soltanto i risultati della Juventus...). In inglese, civetta o gufo, poco importa: in ogni caso, si dice Owl. Qui c'era anche una squadra che si chiamava così. E il vostro affezionatissimo gufo-civetta non dirà nulla di quello che succederà oggi, mentre il sole sorge, a Chicago, e le voci si rincorrono. Aspetteremo i primi dati scrutinati, dal New Hampshire e dalla Virginia, e poi la Florida, il 'solito' Ohio, l'Indiana, il Missouri-che-elegge-il-presidente e il Colorado. Con qualche sorpresa anche in altri Stati. Saremo al Grant Park, in collegamento con l'Italia, con le tante 'piazze' che il Pd ha promosso in queste ore per collegarsi alla notte di Obama. Una notte in cui i gufi e le civette non voleranno. Staranno sul loro ramo, a guardare quello che succede con gli occhi sgranati e il cuore che batte forte. P.S.: se volete leggere le opinioni di un vero gufo, terribilmente documentato, andate qui. E' l'Al Gore di Varese, che si ammazza di sondaggi da mesi e mesi, e dice cose largamente condivisibili.

postato da civati, 14:54 | link | commenti
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Binetti, Jack e Walter

Sarà che è l'alba del 4 novembre, e sono a Chicago. Sarà che non ne posso più di vedere il Pd in queste condizioni, ma a me la risposta di Veltroni alle polemiche suscitate dalla tristemente famosa intervista di Binetti nei confronti degli omosessuali che sono naturalmente anche un po' pedofili sembra assurda. Sbagliata e tardiva. Luca ne scrive, amareggiato. In molti si dichiarano stupefatti. Già ieri, a commento di un mio post, scrivevo che anche la via del comitato di garanzia mi pareva tortuosa, inutilmente burocratica, vagamente (e erroneamente) processuale. Ci volevano parole chiare, da parte di Veltroni. Che sono venute con il tratto del solito, stucchevole "ma anche". «Binetti dice cose che nel Pd non si possono tollerare»: se fossi segretario del Pd, direi così. Senza che ci sia bisogno di ricorsi, da una parte, senza tante storie, e precisazioni, e distinguo, dall'altra. Sarà che è l'alba del 4 novembre, e sono a Chicago, ma a me l'Italia sembra lontana, e il Pd molto piccolo.

postato da civati, 14:34 | link | commenti (24)
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Il riformista dell'Illinois: i professori e il tassista

A Chicago è stata una giornata caldissima, e così sarà anche domani, secondo le previsioni (quelle meteorologiche, quelle elettorali). Una giornata estiva tanto quanto era stata invernale quella di Springfield di quasi due anni fa, in cui Obama lanciò la sua candidatura. Verso sera, come ogni sera, si è alzato il vento, e l'aria di Chicago è diventata frizzante, quasi elettrica. L'attesa è forte. Un grattacielo, con il gioco delle luci degli uffici lasciate accese, invita ad andare a votare («Vote», accidenti, «Vote») e reca sull'altra facciata la bandiera degli Stati Uniti d'America. Il tassista è greco di origine, improbabile nell'aspetto, silenzioso, ma all'altezza del Grant Park ci sorprende: si rivela un vero politologo. Si accorge che parliamo di Obama, e interviene, auspicando la vittoria di Morales, il presidente della Bolivia. Battuta folgorante. Si parla di politica, e il tassista le sa tutte. Ci prende in giro per B (capita sempre), parla dei politici che gli piacciono, del Pci e di tanto altro. Stiamo rientrando dalla visita, organizzata da Maurizio Martina, all'università di Chicago, a Paola Sapienza e Luigi Zingales. Con loro si è parlato (ovviamente) di Obama, dell'organizzazione perfetta della sua macchina elettorale, del suo messaggio preciso, della sua 'fortuna', della passione ma anche della razionalità spietata delle scelte del candidato democratico e delle prospettive della sua eventuale (meglio essere prudenti) e sicuramente difficile presidenza. Zingales paragona le due B (Berlusconi e Bush) senza sapere che in Italia il dibattito ha preso una piega inaspettata, con la triste similitudine Obama-Berlusconi proposta questa mattina da Sandro Bondi. Sapienza descrive l'impegno dei volontari, facendo riferimento a quello che sta succedendo in questi giorni nello Stato dell'Indiana, uno dei tanti battleground delle ultime ore, dove sono stati 'dirottati' tanti simpatizzanti di Chicago e dell'Illinois. Si parla dell'adesione dei giovanissimi, di una campagna elettorale che è diventata occasione di socializzazione, del controllo puntuale di ogni sua fase e del grande piano di Obama e del suo staff. La parola che non si può pronunciare è Landslide, la valanga di voti democratici che in tanti si attendono. L'entusiasmo è tanto, e si parla di una vittoria straordinaria (oggi, per dirne una, l'ultimo sondaggio Gallup dava Obama a +11), ma non ci si sbottona. Non è il caso. Del resto saremo qui, domani, per raccontare le ultime ore di questa storia quasi epica, insieme a persone giunte da ogni confine. Perché il tratto messianico è improprio, siamo d'accordo, ma, a questo punto, è quasi inevitabile.

postato da civati, 02:49 | link | commenti (5)
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Il segreto di Barack

Cliccate qui. Troverete il video diffuso oggi da Barack Obama. L'email si intitola «Tomorrow», con i tanti significati che non è nemmeno il caso di spiegare. L'ultimo video ci parla dei 21 mesi trascorsi da quella giornata fredda di Springfield, la città di Lincoln, da cui Obama è partito; della sfida improbabile che Obama ha raccolto, per sé e per l'America; della mobilitazione straordinaria che l'ha accompagnata; della passione, dell'organizzazione e della volontà di non lasciare nulla di intentato. In una parola, della politica. Quella buona, quella che vince, per il cambiamento di cui abbiamo bisogno. We have a lot of work to do, è il titolo del video. Riguarda la giornata di domani, le ultime ore, e ci descrive anche la prossima sfida di Barack Obama. Quella di governare il paese e di cambiare il mondo.

postato da civati, 02:26 | link | commenti
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lunedì, novembre 03, 2008

Non è un paese per vecchi

Qui il sito carogna anti-McCain. Qui le idee di B sulla longevità. Affinità elettive, direbbe Bondi.

postato da civati, 20:48 | link | commenti (1)

Non se ne può più

Bondi dice che Obama è simile a B. Non so voi, ma di queste cialtronerie (come già quella di Gelmini di una settimana fa) non ne posso proprio più.

postato da civati, 20:41 | link | commenti (4)
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Il riformista dell'Illinois: prossima fermata, Clinton

Il comitato elettorale di Obama per l'Illinois è in Lake Street, a due passi dalla fermata Clinton della metropolitana, per dire. Un seminterrato un po' così, dove i volontari si alternano per le ultime telefonate elettorali. Poche ore, poi il verdetto finale. Aria di speranza e la solita organizzazione maniacale, come per tutta la campagna di Obama. Lì, a due passi da Clinton.

postato da civati, 20:17 | link | commenti
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Una tazza di caffè: se le elezioni diventano una straordinaria occasione pubblicitaria

Un po' dappertutto qui, negli Usa, è «Vote». Perché qui le elezioni 'tirano' anche dal punto di vista commerciale. Così, ad esempio, i negozi Levi's, in chiave sottilmente obamiana. Così Starbucks offre il caffè, il giorno del voto, a chi dichiarerà di avere votato. Una tazza intera. Da noi, sarebbe stato mezza tazzina prima, mezza tazzina dopo (si fa per scherzare, ma ve l'immaginate una campagna commerciale associata alla politica, da noi?).

postato da civati, 14:51 | link | commenti (5)
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Posso dire

Che, da qui, dalla città di Obama, il caso Binetti sembra letteralmente assurdo e il nostro Paese (il nostro partito?) molto triste?

postato da civati, 14:33 | link | commenti (6)
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La vigilia: il Grant Park come il Circo Massimo

Il sindaco di Chicago dice che un milione di persone confluiranno nello spazio allestito da Barack Obama al Grant Park per celebrare la sua campagna elettorale, domani sera, mentre tutto il mondo sarà con il fiato sospeso. Secondo me porta sfighissima dire certe cose, ma a contare i bagni chimici approntati nello spazio a due passi dal lago Michigan, ci si aspetta che ne arrivino davvero tanti, di sostenitori del Partito Democratico (più o meno come al Circo Massimo: forse per una volta è stato Obama a copiare Walter... scherzo). L'attesa si legge un po' dappertutto, in una città in cui la partita è già chiusa a favore di Obama. Si ascolta nelle parole dei tassisti (qui non stanno con Alemanno, per capirci), di chi dice che non ha ancora votato perché vuole farlo nel giorno del giudizio, quel 4 novembre tanto atteso, di chi manda a quel paese Bush e di chi porta ancora, dopo tanti mesi di campagna elettorale, la t-shirt di Obama ormai scolorita. Si percepisce in un paese in cui gli otto anni di B (nel senso di Bush, l'amico del B di casa nostra) hanno lasciato poco spazio al suo successore repubblicano, un McCain che è stato largamente penalizzato dalla candidatura della sua inenarrabile vice e da una rincorsa elettorale forse troppo complicata. E si comprende nelle aspettative di quelli, e sono numerosi anche in Italia, che un anno fa Obama non sapevano neanche chi fosse, perché tanto le primarie avrebbe dovuto vincerle Hillary. Certo, come no. Siamo qui, la corsa è stata lunga, una delle vicende elettorali più massacranti di tutti i tempi. Manca un miglio, e arrivati a questo punto, bisogna percorrerlo tutto, perché ora conta l'organizzazione, la presenza in ogni contea, la capacità di mobilitare, in particolare, i giovani e i neri. Lo sanno i ragazzi con il badge ed un look inconfondibile che ieri sera abbiamo visto scendere, in Michigan Avenue, dal comitato elettorale di Obama. Ci assicurano che la macchina è a pieno regime. E che non si fermerà nemmeno al Grant Park. We hope.

postato da civati, 12:40 | link | commenti (1)
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Si può perdere anche così

postato da civati, 06:24 | link | commenti (4)

Un giorno che vale un secolo

Il giorno più lungo della democrazia americana.

postato da civati, 00:30 | link | commenti

Il riformista dell'Illinois: we still have... the Dream

E' la scritta che campeggia su una delle tante t-shirt in vendita a due passi dalla Trinity United Church of Christ, sulla Novantacinquesima strada, nell'immensa distesa di casette a sud di Chicago. Obama vi è ritratto insieme a Martin Luther King e Malcolm X. La chiesa non è una chiesa qualsiasi, ma il centro religioso del reverendo Wright, dove la funzione, questa mattina, è tenuta dal pastore che gli è succeduto, Otis Moss III. E' la chiesa di Obama nel South Side, che tanta parte ha avuto nella formazione del giovane Barack, nel quartiere dove, tra l'altro, è nata sua moglie (confrontare qui). Il candidato presidente ha dovuto, negli ultimi mesi, prendere dolorosamente le distanze da questa comunità, una comunità "orgogliosamente nera" e inevitabilmente radicale, ma è evidente che una parte fondamentale della sua storia nasce qui. Ed è scritta sui volti degli afroamericani che affollano la chiesa per la cerimonia, durante la quale è più volte ricordata l'importanza del voto, per compiere - «We, the people» - «the long journey toward a more perfect union», c'è scritto nel bollettino distribuito ai fedeli che sembra un volantino di Obama. Non tanto per compiacere il candidato democratico, che in molti portano appuntato sul bavero della giacca, e che tutti voteranno (o hanno già votato), ma perché queste parole di Obama sono anche, da tanto tempo, le loro. Dall'altare (un podio basso, al centro della scena, che non può non ricordare i palchi obamiani) si invita al voto di martedì, all'insegna del ricordo degli antenati, della responsabilità e della reclamation, per la promozione dei diritti di una popolazione che ha ancora un sogno che pretende finalmente di vedere esaudito. Pensare che Obama, ragazzo, abbia mosso qui i propri passi, immaginarlo seduto qui a pregare insieme ai fedeli della Trinity United Church, spiega molto del suo linguaggio, del suo approccio, della straordinaria capacità di parlare a una comunità e di saperla rappresentare. Una capacità che Obama arricchisce, da una parte, con la dimensione globale che emerge fin dalla sua biografia, e, dall'altra, con la sua carriera accademica e con il suo impeccabile cursus honorum. E' da questa miscela che si ottiene il candidato presidente più affascinante degli ultimi quarant'anni, e si comprende, ascoltando il sermone, quale sia l'importanza del tema religioso in questo paese, che per la prima volta dopo tanti anni di lontananza e di freddezza da parte dei Democratici, Obama ha saputo interpretare, nonostante i sondaggi dicano che il gap a favore dei Repubblicani sia, da questo punto di vista, ancora molto alto. E' commovente tornare in città, nell'audace speranza che l'improbabile candidato possa festeggiare, tra qualche ora, la propria elezione. L'immenso spazio del Grant Park, in barba a tutte le convenzioni e le scaramanzie, è già addobbato per la notte del 4 novembre. We hope.

postato da civati, 00:11 | link | commenti (2)
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sabato, novembre 01, 2008

Eccolo

Ci mancava, in effetti.

postato da civati, 08:17 | link | commenti (6)

Il riformista dell'Illinois

Finalmente si parte. Per scoprire qualcosa di più sull'America di questi giorni, per documentare la grande sfida del ragazzo dal nome improbabile, per capire dove la sua storia appassionante è iniziata. Giorni di studio, di approfondimento, e di avventura, alla scoperta della più grande campagna elettorale degli ultimi anni, del sogno di un mondo diverso, di un paese che il 4 novembre non sarà (comunque) più lo stesso. Giorni che vi racconterò e che vorrei condividere con tutti voi, in attesa dei numerosi collegamenti della lunga notte elettorale (alla Locomotiva a Vimercate e a Padova, innanzitutto), diventando per qualche giorno il riformista dell'Illinois che guarderà quel mondo con gli occhi sgranati di chi ha tutto da imparare. Per ora, se volete un consiglio, oltre al bel libro di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, Barack Obama. La rockstar della politica americana (Utet), non guasta la lettura di Obama. La politica nell'era di Facebook di Giuliano Da Empoli (Marsilio). E vale la pena di rileggere i discorsi di Obama, nella versione proposta da Donzelli, La promessa americana. Discorsi per la presidenza. Perché, al di là del personaggio (a cui gli stessi titoli dei libri indicati fanno fin troppo pensare) ci sono tante cose che è il caso di sapere del candidato democratico. Prima che la lunga notte del 4 novembre si compia. A prestissimo, dal vostro inviato a Chicago.

postato da civati, 00:36 | link | commenti (11)
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An universal message (per non dimenticare)

postato da civati, 00:20 | link | commenti (1)
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