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venerdì, luglio 31, 2009 Per le strade del Pd. Arcore, 30 luglio: la mobilitazione
Chi mi ospita ad Arcore, all'inizio della serata, mi dice: «Non bastano le sedie. Non pensavo...». Guardando la platea del capannone caldo e umido, a due passi dalla famosa Villa, ho pensato che un primo risultato è stato ottenuto. Al di là delle tessere "a valanga", "a pacchetto", "a nastro" che sono state fatte negli ultimi tempi in alcune zone del Paese, incontro anch'io, nelle mie 'perlustrazioni' attraverso il territorio nazionale, numerosissimi nuovi tesserati. Tessere single, si badi bene, non in comitiva. Tessere fatte perché c'è il Congresso e perché c'è bisogno di qualcosa di nuovo. Tempo fa, avevo parlato della necessità per il Pd di un aumento di capitale umano e politico. Al Lingotto avevo lanciato l'adesione di quelli che avevo chiamato "nuovi e democratici", entro la scadenza del tesseramento, per aprire questo partito fin dal primo momento della nostra lunga, lunghissima stagione congressuale. La partecipazione di tanti volti nuovi alle nostre iniziative conferma questo dato: l'aumento c'è stato. E sono soprattutto i giovani ad avere aderito. Come loro, sono arrivati anche tanti 'fondatori' che avevano atteso lunghi mesi prima di decidere se aderire al partito che avevano, appunto, 'fondato'. Avevamo detto, a Piombino, che fosse il caso di ripartire dai fondamentali e dai fondatori. I secondi ci sono, ora abbiamo bisogno soltanto di ritrovare i primi. postato da civati, 15:34 | link | commenti (15) Una piccola nota
Alcuni giornali non parlano d'altro. In realtà, per capire questa vicenda del Partito del Sud e del fantomatico piano Marshall per il Mezzogiorno di cui straparla B, dovrebbero tutti leggersi questa piccola nota. postato da civati, 14:36 | link | commenti (5) Non era costituzionale
La caccia in deroga. Formigoni e la sua giunta ne avevano preso atto con una delibera del 22 dicembre 2008. Eppure continuiamo a discuterne. Come ogni anno. Ieri, per dare il proprio irrinunciabile contributo, è arrivato in aula anche Formigoni, che in Consiglio non vediamo quasi mai. Non ha votato la pregiudiziale di legittimità dell'atto, però: non si è espresso né a favore, né contro. L'imbarazzo c'è, insomma, ma la caccia in deroga rimane. Con i richiami vivi e tutto il resto. Come sempre. postato da civati, 12:02 | link | commenti (5) postato da civati, 11:54 | link | commenti (5) Nostalgia alla Schiranna
Si torna alla Festa democratica della Schiranna, questa sera, per la presentazione di Nostalgia del futuro (ore 21, con Stefania Radman, che ringrazio fin d'ora). Il resto del programma dei prossimi giorni lo trovate qui. postato da civati, 10:55 | link | commenti (5) postato da civati, 10:49 | link | commenti (6) giovedì, luglio 30, 2009 Chi ha più filo da tessere (segue)
A proposito di quanto scrivevo ieri, riprendendo Ottopassi e il mitico Mollica, c'è poco da fare. La Lombardia conterà pochissimo in questo congresso. Altri conteranno molto di più. C'è qualcosa (molto) che non va. Il numero degli iscritti, regione per regione: Emilia Romagna 140.179 Campania 119.469 Lazio 90.000 Toscana 73.584 Sicilia 60.747 Calabria 58.424 Puglia 49.752 Lombardia 47.693 Veneto 27.000 Sardegna 26.271 Umbria 23.409 Piemonte 21.000 Marche 20.000 Basilicata 17.603 Abruzzo 16.914 Liguria 15.851 Friuli 9.219 Il rapporto tra numero di iscritti e numero di voti al Pd alle ultime Europee: 1. Calabria 26,4% 2. Basilicata 19,3% 3. Campania 18,4% 4. Sicilia 14,6% 5. Emilia Romagna 14,3% 6. Umbria 13,5% 7. Sardegna 13,4% 8. Abruzzo 11,7% 9. Lazio 11,5% 10. Puglia 11,1% 11. Toscana 9,1% 12. Marche 7,5% 13. Liguria 6,3% 14. Friuli 5,5% 15. Veneto 4,9% 16. Lombardia 4,2% 17. Piemonte 3,5% postato da civati, 15:16 | link | commenti (48) Sul retro
Ci vediamo ad Arcore, questa sera. Non in Villa, come qualcuno mi ha scritto, ma sulla provinciale che da Villasanta porta a Lesmo. A qualche metro di distanza dal giardino e dal mausoleo, ma molto lontani da B. Per capirci. postato da civati, 12:48 | link | commenti (9) Per le strade del Pd. Bergamo, 29 luglio: le grandi questioni
Riccardo è nervoso. Fa il saldatore, lavora in un'azienda della provincia di Bergamo che ha dovuto tagliare molti dipendenti, ha due figli all'università. E' preoccupato per le vicende della politica italiana, per il futuro del Pd e per il ruolo del sindacato. Mi racconta di una riunione a cui ha partecipato una minoranza di lavoratori, trovandosi di fronte un sindacato diviso e incerto. Interviene all'incontro di Bergamo, per rilanciare un tema politico: quello di restituire dignità alla politica. Dice Riccardo che dobbiamo occuparci delle grandi questioni, saperle rappresentare, avere qualcosa di preciso da dire sul lavoro, sulla società che cambia, su quello che vogliamo per noi e per il Paese. Il «sono tutti uguali» è un argomento pressoché invincibile dalle nostre parti, se non ritroviamo il filo di una politica che ha qualcosa da dire sui temi che riguardano la vita delle persone, che interviene precisa e autorevole, che «risponde con soluzioni», come diceva un vecchio slogan di Zapatero. Anche per questo, abbiamo voluto lanciare alcune 'sfide' al Pd: perché la famosa 'identità' da ritrovare (preferisco sempre parlare di profilo) la ritroviamo, appunto, attraverso le cose che diciamo alla società italiana e alla loro comprensibilità presso gli elettori. Lavoro, energia, integrazione, diritti: alcuni temi di cui la gente parla e che la politica italiana, anche a sinistra, ha troppo speso male interpretato, quando non travisato. Sono le grandi questioni, che dobbiamo interpretare noi per primi, se vogliamo cambiare. Perché noi vogliamo cambiare, no? postato da civati, 12:46 | link | commenti (8) mercoledì, luglio 29, 2009 In clandestinità
Moltissimi (si fa per dire) mi dicono (con una curiosa aria di rimprovero, come se lo stessi nascondendo apposta): cerco il tuo libro, Nostalgia del futuro, e non lo trovo da nessuna parte. Lo dico per i miei 25 e-lettori: sto provvedendo. Lo troverete in libreria (forse). postato da civati, 16:47 | link | commenti (24) CivaCalendar: senza requie
Questa sera, ore 19.30, a Bergamo, in via Papa Giovanni XXIII, 30. Domani sera, alle ore 21, alla Festa democratica di Arcore (proprio dietro la villa di B). Venerdì sera, alle ore 21, alla Festa democratica della Schiranna, a Varese, per la presentazione di Nostalgia del futuro, con la bravissima Stefania Radman. Domenica sera, alle ore 21, alla Festa democratica di Roma, per un dibattito sul Pd. E poi lunedì 3 agosto a Rimini (ore 19, aperitivo, piazzetta Santa Caterina, Borgo di San Giuliano; alle ore 21, nella stessa sede, presentazione della nostra mozione; alle ore 22, Festa democratica di San Vito), mercoledì 5 agosto a Pistoia (alle ore 21, Circolo Arci Santomato, Via Montalese, 25), giovedì 6 agosto alla Spezia (alle 18, al circolo di Migliarina, alle 21 alla Festa democratica di Ortonovo), venerdì 7 agosto a Verona, alle 18, in via Santini, alla Festa democratica di Quinzano. Poi divento marino, in senso stretto. postato da civati, 16:45 | link | commenti (12) Dopo Telecom, le Poste: Folco non molla Ne ho parlato spesso, su questo blog e in alcune pubblicazioni. Andrea Folco, sindaco di Briosco, un paesino della Brianza centrale, dopo avere ingaggiato un corpo a corpo con Telecom sulla banda larga, ha dato filo da torcere anche alle Poste. Chissà se ce la farà anche in questo caso: resta il fatto che il rischio sismico in Brianza è (fortunatamente) una novità assoluta. postato da civati, 15:40 | link | commenti Siamo i primi, però L'Al Gore di Varese analizza i dati del tesseramento al Pd: nonostante tutto, il primo partito d'Europa per numero di tessere. Segnalo però che molte perplessità continuano ad accompagnarmi, a cominciare da una campagna di adesioni molto debole fino a qualche tempo fa, rilanciata con il giusto impegno soltanto nelle ultime settimane. Moltissime tessere sono state rilasciate a Sud di Roma, pochissime nel Nord. Un fatto che deve farci riflettere. Alcuni ne hanno fatte troppo poche, insomma, altri troppe e tutte insieme, superando il numero di voti espressi a favore del Pd (verificate qui: in alcune località, cioè, il Pd ha più tessere che voti, benché la "soglia di attenzione" fosse collocata al rapporto del 25% - ovvero: una tessera ogni quattro voti). Credo sia un problema di rappresentatività di cui parlare, un problema che riguarda tutto il partito, la sua credibilità, la qualità del suo Congresso. Qualcuno dice che la proporzione possa essere corretta facendo riferimento al numero assoluto di voti validamente espressi alle elezioni, che consentirebbe alla regione più popolosa, la Lombardia, ad esempio, di contare ancora qualcosa dal punto di vista numerico a livello nazionale (così come stanno le cose, infatti, la Lombardia conterà pochissimo al Congresso del Pd, c'è poco da fare). Non so se sia l'unica strada percorribile, ma non ho sentito proposte più convincenti, né mi pare di avere sentito parlare da nessuna parte di una sonora condanna nei confronti di alcuni metodi praticati da nostri "amici e compagni" democratici. Un vero peccato. postato da civati, 15:35 | link | commenti (8) Due di due: panico tra le coppiette
In uno dei suoi libri che mi piacciono di più, Massimo Cacciari ha ricordato la familiarità tra il numero due e il terrore (in ragione di un'etimologia carica di senso filosofico). Alla stessa cosa deve avere pensato un altro sindaco del Nord Est, che «ha vietato gli assembramenti di due persone nel centro cittadino» (giuro). Panico tra le coppiette. Vale la pena allora di rinviare a quanto scrivevo tempo fa, a proposito di alcune ordinanze lombarde, e al blog che tiene da mesi l'archivio di queste follie, perché da queste vicende surreali passa un tema importante per la vita democratica del nostro Paese. P.S.: a proposito, buone notizie da Sanremo. Bambini e anziani possono tornare a sedersi (esibendo documento d'identità in corso di validità, ovviamente). postato da civati, 12:41 | link | commenti (31) Come se la crisi non ci fosse
Aula del Consiglio regionale. Il Documento di programmazione economico-finanziaria è simile a quello dell'anno scorso. Quasi uguale. Senza novità, anzi, in perfetta continuità con i documenti presentati nel corso di questa legislatura che volge al tramonto. Eppure qualcosa è cambiato. Eppure la crisi sta cambiando i connotati del nostro sistema produttivo. Eppure la cassa integrazione esplode in ogni settore, eppure gli operatori chiedono aiuto. La povertà aumenta, ma non è un problema per la nostra 'celeste' istituzione. Debolissimo il quadro per Expo 2015 (quel grande evento che sembra ogni giorno di più una fata morgana), debolissima la riflessione sulla mobilità (con buona pace per la corrente dei Pendolari democratici che da anni promuovo), incerto il profilo sulle questioni dell'innovazione e sul campo ambientale, uno dei temi fondamentali delle politiche regionali (altro che Kyoto, qui aumentano le emissioni di anidride carbonica e di iniziative del tutto inutili, con il nucleare sullo sfondo). La Lombardia è senza idee, questa è la verità. E l'anno prossimo è il caso di ricordarlo agli elettori. Che ne dite? postato da civati, 12:27 | link | commenti (4) Lombardo e i lombardi
Seguo con particolare attenzione lo scontro tra Nord e Sud che si sta svolgendo all'interno del governo B. Credo che questo sia un tema fondamentale per il nostro Congresso, all'insegna di un'unità d'Italia da ripensare e rilanciare. Sono da tempo lontano dall'idea di chi chiede un partito del Nord, ma la prospettiva di un partito del Sud mi convince ancora meno, e mi preoccupa molto la presa di posizione di alcuni esponenti del Pd che se ne sono detti interessati, quando non addirittura entusiasti. Il coordinamento del Nord non ha funzionato: è stato convocato due volte in riunioni assembleari (per non dire pletoriche), ha affrontato il Nord da un punto di vista tutto teorico (per non dire politicista), non ha dato concretezza né visibilità ad alcune prese di posizioni che pure sarebbero state molto utili e comprensibili. Non è stata sostenuta l'iniziativa di alcuni primi cittadini - a cominciare da Laura Puppato - che hanno ribadito più volte la necessità di rivedere il patto di stabilità e di dare ai sindaci le risorse che loro spettano, senza attendere l'arrivo di un federalismo fiscale ancora vaghissimo («La mia idea è semplice: si dia ai comuni la partecipazione alle tasse più strettamente connesse con la propria attività: Irpef e Iva», ha detto una volta, da sindaco, Sergio Cofferati). Ora, credo che il Pd non possa assistere a questa diatriba senza offrire una posizione chiara. Lontana dai partiti separati, dalle alleanze trasversali (con Micciché e Lombardo?), dai richiami ispirati a un localismo pericoloso e retrogrado, il Pd deve dimostrare di avere un progetto per il Nord, per il Sud e per il Paese. A cominciare dalle questioni legate al federalismo, ad un sistema premiale nei confronti dei Comuni virtuosi, alla ricerca di un rapporto più equilibrato e responsabile. Magari riuscendo a spiegare ogni volta che si può che la delusione dei leghisti-con-Tremonti sull'aereo di Stato (italiano?) che li riportava a Roma ieri, è la delusione dei cittadini italiani: perché da questo scontro tra Nord e Sud, in questi anni, non ci ha guadagnato proprio nessuno. postato da civati, 12:08 | link | commenti (20) No, glazie!
La presentatrice dell'assurda proposta del test-dialetto per i professori, si era presentata agli elettori, qualche anno fa (nel 2005), con lo slogan: «Cinesi? No, glazie» (ne avevo già parlato anche qui). postato da civati, 11:25 | link | commenti (26) All'americana/2
Alla luce del dibattito che si è sviluppato anche su questo blog (qui e qui), vale la pena di leggere questo articolo. postato da civati, 11:20 | link | commenti (49) martedì, luglio 28, 2009 Una buona notizia
Riporto qui di seguito un comunicato stampa del nostro gruppo. A volte si vince, anche in Lombardia. È stato approvato con 35 voti favorevoli e 31 contrari un ordine del giorno del PD che chiede al Presidente del Consiglio regionale di nominare un collegio di tre esperti di finanza pubblica di rango internazionale per valutare gli effetti del Bond Lombardia, emesso dalla Regione nel 2002. L’assessore regionale al Bilancio Romano Colozzi aveva espresso in aula la propria contrarietà, ma una parte della maggioranza, a votazione segreta, si è espressa a favore della proposta illustrata dal consigliere regionale Giuseppe Benigni. Gli esperti dovranno ora verificare se l’operazione presenti profili di rischio non valutati, se i costi siano in linea con quelli previsti e se sia opportuna una rinegoziazione del Bond. Emesso nel 2002 per un miliardo di dollari, il Bond dovrà essere rimborsato nel 2032. Nel frattempo la Regione ha già accantonato, alla fine del 2008, 560 milioni di euro in un apposito fondo (sinking fund), gestito dalle banche Merrill Lynch e UBS. Già un anno fa, intervenendo in Aula con Riccardo Sarfatti, il PD aveva chiesto che fossero date opportune delucidazioni. “I dati ci dicono che la situazione non è priva di rischi - dichiara Benigni - e inoltre esiste un’indagine della magistratura tesa a verificare se l’operazione sia stata gestita in piena trasparenza dalle banche, cioè senza esporre la Lombardia e le altre amministrazioni interessate a rischi eccessivi. Non entriamo nei compiti della magistratura, ma il Consiglio, che rappresenta tutti i cittadini, ha diritto di sapere se l’operazione è vantaggiosa per la Lombardia o se invece porta guadagni smisurati alle banche che l’hanno gestita. Il collegio di esperti valuterà e ci dirà se l’operazione è stata ed è gestita al meglio o se occorre rivederla e rinegoziarla.” postato da civati, 18:18 | link | commenti (9) Per le strade del Pd. Canonica, 28 luglio: ai margini del bosco
Stasera primo confronto sulle tre mozioni "dalle mie parti", alla Festa più bella che ci sia, quella di Canonica di Triuggio, ai margini del bosco e del Parco della Valle del Lambro. Con me, a partire dalle 20.30, Enrico Brambilla (pro Bersani) e Vittorio Arrigoni (pro Franceschini). Come sempre, cercherò di mantenere fede al mio impegno iniziale: parlare di 'cose', di proposte, evitare quella conflittualità che fa male a tutti e che mi sembra avvelenare il nostro dibattito. Farò anche la proposta che dalla Brianza, come da ogni altro territorio, debba pervenire un contributo unitario al Congresso nazionale. Che questo contributo debba essere sviluppato con il concorso di tutti, proprio per evitare che le tensioni nazionali si riflettano a livello locale. Proporrò una giornata dedicata alla Brianza e al Nord, a settembre, anche per misurare la nostra reale capacità di interpretare la crisi e di rispondere ai problemi che la drammatica situazione del nostro sistema produttivo ci pone. Oltre a ciò, vorrei che parlassimo del nostro modello di sviluppo, del territorio, della capacità di mobilitazione del Pd, in terre difficili dal punto di vista politico ed elettorale come le nostre. La politica deve essere all'altezza della situazione e deve esserlo soprattutto dove facciamo più fatica. Cerchiamo, tra una mozione e l'altra, di non dimenticarlo mai. Ai margini del bosco (me ne ero occupato in un piccolo libro dal titolo significativo C'è troppo nulla qui) si consuma quel rapporto tra noto e ignoto che forse riguarda anche noi, come ci riguarda senza dubbio il rapporto tra ciò che è urbano e ciò che non lo è. Si parla di cose che vediamo e conosciamo e di cose che ci paiono oscure, lontane dalla nostra comprensione, e che ci fanno paura. Una bella metafora per parlare dell'esplorazione del Pd, attraverso la società italiana. A stasera. postato da civati, 17:53 | link | commenti (3) lunedì, luglio 27, 2009 A proposito di web 2.0
Aureo Muzzi è un amico che ho conosciuto a Trieste, con Giovanni Damiani, all'inizio del viaggio lungo l'A4, attraverso il Nord. Partecipa a un bel blog triestino, che si chiama Cara democrazia. Qualche settimana fa, dopo il Lingotto, mi aveva scritto: se non vi muovete con un candidato di rottura (Aureo, generosamente, pensava a me), mi candido io. Aveva anche elaborato una sua 'piattaforma', pubblicata all'inizio di luglio, che trovate qui. Ora, proprio su sollecitazione di Aureo e non conoscendo ancora il "quarto uomo", Amerigo Rutigliano, sono andato a guardare la sua mozione sul sito del Pd. E ho trovato molte analogie tra il suo testo e quello che Aureo aveva elaborato tempo prima: evidentemente la mozione Marino (che Aureo sostiene con entusiasmo) fa proseliti... postato da civati, 16:09 | link | commenti (22) Per le strade del Pd. Gemonio, 26 luglio: un metodo per 'scarpinare'
Con Andrea Mollica (il mitico Al Gore di Luino) e il bravo Riccardo Genovesi (lui sì, giovane davvero) a parlare di politica, al tramonto, a Gemonio, il paese di Umberto Bossi. Un altro luogo simbolico dell'Italia politica dei nostri tempi. Festa democratica (ottimo il fritto, la salamella non delude) allestita al campo sportivo, al di là della ferrovia, a due passi dal lago di Varese. Nel verde: qui la Lombardia lo è ancora. Presentiamo Nostalgia del futuro senza averne a disposizione nemmeno una copia (era già accaduto a Broni: l'autolesionismo è una malattia del centrosinistra...). Si parla di un partito che deve tornare alle persone, organizzarsi, non abbandonare i circoli a se stessi come è accaduto negli ultimi mesi. Un partito che deve ritrovare una direzione chiara, precisa, e che deve spendere i suoi argomenti con costanza, senza continuare a dividersi tra questo o quel leader. Qualcuno ricorda leadership antiche (Berlinguer e addirittura il Craxi dei primi tempi), altri rimproverano a Veltroni quasi tutto, a cominciare dalla debolezza culturale del discorso del Lingotto, che mi sento invece di difendere, nonostante quella impostazione andasse poi discussa in profondità, rafforzata e praticata. Molte critiche, tra di noi, per cercare di capire però che cosa fare. Un signore alla fine si scoccia: «è ora di finirla, sei troppo critico», mi dice. E però ho solo voluto dire che noi dovremmo fare cose semplici: ritrovare un'organizzazione che coltivi il rispetto per la base, che la ascolti e se ne prenda cura. Parlare sempre pensando che ci rivolgiamo a qualcuno, non attraverso quel monologo interiore, quello stream of consciousness che ci accompagna sempre, allontanandoci dalla comprensione della realtà (e, che poi è lo stesso, dalla comprensione dei cittadini). Mi chiedono del lavoro e del rapporto con il mondo della produzione: rispondo che c'è già una convergenza delle diverse mozioni e che forse dovremmo fare in modo che i nostri ragazzi portassero le posizioni del Pd tra i loro coetanei, nelle aziende in difficoltà, tra gli artigiani che non ci votano nemmeno sotto tortura. «Scarpinare!», dice Bersani. Diamo un metodo e una strategia allo "scarpinamento", allora. E facciamo quello che Bossi fece tanti anni fa, girandosi la Lombardia con mezzi di fortuna, in solitaria, dando l'avvio a quel romanzo padano che forse dovremmo saper interpretare (anche con strumenti nuovi). Di anni ne sono passati tanti: forse ora tocca a noi "darci una mossa". postato da civati, 13:47 | link | commenti (7) All’americana
Ignazio Marino ha raccolto tutta la documentazione riguardante gli episodi che gli sono stati rimproverati dal Foglio giovedì scorso, in una difesa esemplare. La politica italiana non è certo abituata agli attacchi all’americana, figuriamoci alle risposte all’americana. È la rottura di uno schema di grande interesse, credo, per il costume politico del nostro Paese. Leggete attentamente. È online tutto quello che avreste voluto sapere e anche qualcosa in più. postato da civati, 10:37 | link | commenti (243) Per le strade del Pd. L’Aquila, 25 luglio 2009: accendiamo la realtà
Sia detto senza retorica alcuna e con qualche elemento di autocritica: una pausa all’Aquila fa bene al Pd e alla politica del nostro Paese (e ha fatto bene anche a me). Perché ci invita a spostare l’accento sulle cose più importanti, su quella realtà lasciata da parte per troppo tempo: stravolta da qualcuno (da sempre più interessato al marketing che alla sostanza), e trascurata (quando non dimenticata) dagli altri, che poi saremmo noi. Troppo politicismo in questo partito, in questo congresso. Troppe formule e troppo poca realtà, in una sorta di coazione a ripetere che non abbandona mai il Pd e la sinistra italiana e che ci fa perdere quel principio di realtà, appunto, che invece dovremmo sempre tener presente. Eppure ci sarebbe da parlare a lungo – anche sui media nazionali, magari riprendendo gli ottimi interventi di chi ha parlato alla Camera a nome del Pd – di una città spettrale, in cui i cittadini si troveranno a pagare le tasse a partire dall’inizio dell’anno prossimo, comprese quelle che non hanno pagato in questi mesi. Non c’è una legge per questo terremoto, qualsiasi intervento è legato a strumenti incerti e imprecisi: non si è seguito il modello umbro, senza però avere idea di quello con cui lo si sostituiva. All’Aquila manca ancora quasi tutto, nelle tendopoli non si resiste più, l’atmosfera è pervasa di tristezza e depressione: le promesse, come al solito, non hanno avuto alcun seguito. C’è poco da fare: i riflettori del G8, puntati su Obama e sui grandi della terra, si sono spenti. Come se non lo sapessimo già, la realtà non è una location. E abbiamo per l’ennesima volta dato prova del nostro provincialismo e della nostra incapacità di distinguere tra la prosopopea e le cose che accadevano davvero. Come dice un caro amico aquilano, abbiamo visto arrivare dal cielo l’ufo di una politica diversa, nella persona del presidente degli Stati Uniti d’America, e non abbiamo saputo farne tesoro. Siamo presto (subito!) tornati alla maledettissima mediatizzazione, al fascismo gestuale del premier e al nostro sfinente dibattito a colpi di gossip e di dichiarazioni, come se non fosse un insulto abbandonarsi a simili atteggiamenti nell’Italia del terremoto e in quella della crisi. Alla realtà e a una dimensione più sobria e intelligente della politica siamo tornati, invitati da Michele Fina, segretario del Pd locale, quasi si trattasse di un secondo Lingotto, a distanza di un mese dal primo (Michele, ricorderete, aprì la nostra giornata torinese con un intervento appassionato e con l’invito ad andare all’Aquila). E si è parlato di quell’unità d’Italia che non è una ricorrenza, né una cerimonia, ma un fatto politico e un tema da frequentare e da praticare. Che tiene collegati, è proprio il caso di dirlo, Nord e Sud (per me il tema dei temi di questo congresso), che cerca di rimettere al centro la vita delle persone. E che deve ricordare al Pd che bisogna essere uniti almeno per un giorno e almeno in quelle occasioni che ci si presentano, in cui ci si deve confrontare con la società e con le sue esigenze. Con la politica che non insegue, che non sconta ritardi rispetto alle manifestazioni di solidarietà che ci sono state, ma che si dimostra all’altezza, che è a fianco dell’impegno civile dimostrato in questi mesi e che, se riesce, si pone alla guida del processo di riscatto della comunità aquilana. Tra le montagne abruzzesi, lontani dai soliti schemi, con uno sforzo per studiare, denunciare, elaborare soluzioni. Qui non c’è spazio per chi si rimira l’ombelico. Qui c’è bisogno di politica, del senso delle istituzioni e del ruolo che deve avere l’opposizione. Che deve essere costruttiva, ma non può nemmeno chiudere gli occhi. Che deve lanciare proposte. E allora da quello slogan con cui gli aquilani hanno accolto Obama («Yes, we camp») abbiamo pensato che forse il Pd può lanciare una grande campagna per dotare l’università dell’Aquila di un campus sul modello di Stanford (California) per dare alloggio ai cinquemila studenti che, altrimenti, se ne andrebbero via. Studiando quello che gli Usa hanno fatto a New Orleans, rispetto all'emergenza, perché l’ufo non sia passato invano. Un progetto che ha costi significativi (si parla di 50 milioni di euro), ma che può essere promosso dal mondo universitario italiano (e internazionale), con la partecipazione degli enti locali più sensibili, con un impegno di tutti coloro che credono che la formazione sia decisiva per far ripartire una comunità così devastata. Perché è del tutto evidente che l’Aquila per tornare a vivere ha bisogno che riparta la sua vita sociale e produttiva. E in questo senso si deve partire da chi ha più energie da mettere in campo e cercare di gestire il progetto nel modo più trasparente possibile. Lavoreremo a questa proposta: abbiamo preso contatto con i giovani ricercatori e con chi nel Pd si sta chiedendo cosa si può fare di concreto. Insieme a questo non trascureremo nemmeno per un secondo l’insegnamento più prezioso di questi ultimi mesi, a cui proprio Fina ci ha tutti richiamati: l’importanza della rete di relazioni, della partecipazione che si sviluppa in una dimensione orizzontale ed è basata su un’informazione libera (un Bersani inedito parlava ieri addirittura di controinformazione) e puntuale (come nel lavoro de ilcapoluogo.it, un sito che non perderemo di vista). L’Aquila, del resto, ci fa capire l’Italia. E ci aiuta a capire un po' anche noi. Accendiamo la realtà. Ne abbiamo bisogno. postato da civati, 00:20 | link | commenti (4) Senza voti
Democratici in preda ad una crisi di nervi. In una intervista alla Stampa di venerdì, Rosy Bindi attacca Francesco Rutelli (in sintesi: se non crede nel Pd, ne tragga le conseguenze e se ne vada), Paola Binetti, dal teocampo che presidia, minaccia ogni volta che può: se vince Marino, è lei che se ne va (senza nemmeno che glielo debba chiedere Bindi). Tutti ovviamente replicano a tutti, come al solito. Nessuno che dica, non fa niente, lasciamo perdere. I due principali schieramenti del congresso del Pd tradiscono una certa tensione. E l’impressione è che intendano andare avanti così fino alla fine del Congresso e negli anni a venire, esattamente come hanno fatto finora. Nel frattempo, Debora rilancia con le ormai mitiche pagelle: qualcuno, chiamato alla risposta, abbozza, qualcun altro ci va giù pesante, come si dice dalle mie parti. Mi pare che così non si vada molto lontano. E che il vero rischio sia che questo partito rimanga senza voto. O, quel che è peggio, senza voti. Un obiettivo alla nostra portata. Diamoci dentro: come diceva uno slogan fortunato, si può fare. postato da civati, 00:07 | link | commenti (9) postato da civati, 00:04 | link | commenti Ronda su ronda
C'è voluto l'intervento delle forze dell'ordine. Già. A me fanno impressione i nomi soprattutto. postato da civati, 00:00 | link | commenti (5) venerdì, luglio 24, 2009 Sottomarini: il video Prima e seconda parte (grazie ad Alessandro Turci).postato da civati, 21:37 | link | commenti (23) Serenità Leggo i commenti al post precedente, che trovo in molti casi molto (inutilmente) aggressivi. Alcuni si dicono particolarmente arrabbiati perché il blog non è stato aggiornato per qualche ora. Ero in viaggio, mi recavo a Roma per un'iniziativa con i circoli e con gli elettori del Pd, e trovo curioso anche soltanto dovermi giustificare del fatto che mi capita, da qualche tempo, di essere in 'movimento'. Ora sono in un internet point vicino a piazza Navona (se mi raggiungete facciamo due chiacchiere), ho qualche minuto e rispondo volentieri ai focosi contestatori, proprio perché sono d'accordo con chi pretende il web e la politica 2.0 (che in Italia e nel Pd non pratica quasi nessuno, per la verità). Si parla di quanto pubblicato da Il Foglio questa mattina, con una precisione chirurgica, verrebbe da dire, visto che si tratta del giorno successivo alla presentazione della mozione e della chiusura dei termini per la presentazione delle candidature a segretario nazionale. Il giornale in questione pubblica i retroscena di una vicenda professionale di Ignazio Marino rispetto alla quale non solo Marino ha fornito e fornirà tutti i dettagli del caso, evitando formule perifrastiche già note alla politica italiana (abituata a negare ben altre "autorizzazioni a procedere", altro che aggiornamenti del blog...). La risposta è stata puntuale e documentata attraverso altre lettere e altre informazioni che Il Foglio evidentemente non possedeva. Non ho inteso commentarla, se non per esprimere la mia personale serenità al 'mondo' della stampa, di solito molto parco nel contattare me e i sostenitori di Marino (oggi, invece, si sono scatenati). Come molti di voi domattina leggerò l'intervista al Foglio di Marino. E potremo discuterne con qualche elemento in più. postato da civati, 21:18 | link | commenti (42) Senza coraggio
Ieri, nel mio discorso, insieme a Renato Nicolini (un mio mito giovanile), salutavo Mario Adinolfi, come candidati alla segreteria nazionale del Pd. Nelle stesse ore (negli stessi minuti, per la precisione), Adinolfi comunicava il ritiro della propria candidatura (Mario andrà con Franceschini). Mi è venuto in mente questo articolo, a cui non avevo inteso rispondere. Avevo fatto bene a esimermi. postato da civati, 11:29 | link | commenti (165) CivaCalendar: i luoghi (dall'Aquila a Canonica, da Gemonio a Arcore)
Oggi pomeriggio a Roma, ore 18, presso il Centro convegni Carte geografiche, in via Napoli, 36, presentazione del progetto politico che è stato elaborato per il Congresso del Pd. Domani, 25 luglio, il vostro affezionatissimo sarà ospite del Pd dell'Aquila, a partire dalle ore 14, per il G1000 democratico, in un confronto con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. Domenica sera, invece, sarò a Gemonio, in provincia di Varese (il paese di Bossi): appuntamento alle 19, presso il parco di via Curti, con il mitico Andrea Mollica. Martedì 28 luglio a Canonica di Triuggio, la mia festa democratica preferita, ai margini del bosco. Mercoledì pomeriggio, alle 18.30, a Bergamo. Giovedì 30 luglio, alle ore 21, a Arcore. Venerdì ancora a Varese, questa volta alla festa della Schiranna, alle ore 21, per parlare di Nostalgia del futuro, il mio piccolo libro che nessuno riesce a trovare. P.S.: nel frattempo, nel corso della prossima settimana, discuteremo in aula il bilancio della Regione Lombardia. Ne darò, come sempre, puntuale illustrazione. postato da civati, 11:22 | link | commenti (2) I sottomarini
Quello che ho cercato di dire oggi a Milano, in occasione della presentazione della candidatura di Ignazio Marino e del progetto politico che lo accompagna. Forse qualcuno li prenderà per sogni di mezza estate, ma noi desideriamo cambiare. E, per farlo, dobbiamo cambiare prima di tutto le parole della politica italiana, almeno le nostre. Non più «posizioni prevalenti», ma decisioni. Non più tatticismi, politicismi, caminetti, ma occasioni di dibattito e di confronto. Non più esempi negativi, ma esempi e basta, nei quali finalmente riconoscerci. Desideriamo non parlare più della divisione tra partito e società civile, come se noi oggi fossimo società civile fino alle sei del pomeriggio e poi diventassimo partito dalle 18 in poi. Non desideriamo più frasi drammatiche che nascondono una certa debolezza e portano anche sfortuna. Come «o si cambia, o si muore» e, siccome si cambia poco, si tende poi a morire. O a pensare che il 26% “tutto sommato” vada anche bene. Tutto sommato, appunto: i conflitti, le correnti, le divisioni, le tele di Penelope che produciamo in batteria, lo scaricabarile, lo scaricasegretario, lo scaricapartito. Tutto sommato. Un continuo rimproverarsi errori a vicenda, quando tutti ne sono più o meno responsabili. Mettiamo tra parentesi tutto questo. E non drammatizziamo il cambiamento, pratichiamolo. Una buona volta. E, allora, chiudiamo gli occhi e proviamo a pensare al Pd come il Pd non è mai stato. Un partito autorevole, che ascolta tante voci e poi ne ha una sola. Che interviene puntualmente e con precisione. Un partito che è vicino, prossimo alla vita delle persone: quando le persone parlano di sicurezza, non divaga, non si abbandona a strani giri di parole, sa che cosa dire sulla sicurezza; quando si tratta di scelte economiche ha una posizione chiara, immediatamente comprensibile; quando progetta il futuro, questo futuro lo vede. E lo sa raccontare. Un partito che non parla d’altro, un partito contemporaneo, che discute e affronta i problemi del suo tempo. Un partito orgoglioso e ambizioso, che guarda allo schieramento del centrosinistra nella sua interezza, a tutti quegli elettori che si sentono persi, traditi, a tutto il campo di quella che fu l’Unione, perché riconoscano nel Pd la soluzione che cercavano alla frammentazione e alle nostre divisioni ormai proverbiali. Un partito che si rivolga agli elettori, prima che alle segreterie di partito. E che solo su questa base avvii una politica di alleanze sostenibili e credibili, in cui ci si chieda sempre: mi alleo volentieri, ma per fare che cosa esattamente? Per cambiare questo Paese o per conservarlo così com’è? Perché altrimenti non ci capiamo più e non ci capisce più nessuno. Un partito che guarda al Paese nella sua complessità. Con un respiro maggioritario e un sospiro (che vi assicuro essere altrettanto maggioritario) ogni volta che vede atteggiamenti di chiusura e di retroguardia nel centrosinistra italiano. In queste ultime settimane, abbiamo visto il partito degli «appartati», più che quello degli apparati, «appartati» che fanno poche tessere o ne fanno troppe. E nessuno li ferma o li sollecita, a seconda dei casi, senza capire che così facendo perdiamo credibilità. Un partito dove qualcuno dice se ne andrà se vincerà Marino, mentre noi desideriamo un partito in cui si rimane anche se vincono gli altri. E a chi ha qualche nostalgia, vorrei dire che la sinistra, lo schieramento progressista, lo spirito dell’Ulivo non sono dati una volta per tutte. Non è soltanto una tradizione, deve misurarsi con le sfide nuove. Non è una ricetta sempre valida, è una posizione da verificare con il mondo che cambia e da mettere in pratica con gli strumenti di oggi. Per questo desideriamo un partito intelligente che non vive di conflittualità, ma sa coniugare rete e territorio, bocciofile e web, circoli e associazioni. Un partito informato, inserito, esemplare. In cui si sappia dove vanno a finire i soldi del rimborso elettorale, in cui si sa chi è tesserato, in cui si sa chi vota alle primarie. E in cui siamo finalmente chiamati a decidere, perché non è mai successo. Cose così. Desideriamo un partito che accorci le distanze. Che faccia cose comprensibili a tutti, che parli al Paese ogni volta che prende parola. Sempre. Un partito non di gerarchie, ma di relazioni e di rapporti. Che il candidato sindaco si decida nella città nella quale si candida e non a Roma (a Milano ne sappiamo qualcosa), che le scelte si facciano con le persone competenti (e non importa se vengono dai Ds o dalla Margherita, da Bersani o Franceschini), che la qualità sia riconosciuta e premiata. Sempre. Non un partito di pochi, ma un partito aperto sulla società, che ha l’unica preoccupazione di rappresentarne le forze più vive e responsabili. Un partito strutturato, certo, ma partecipato. Perché le due cose devono andare sempre insieme, perché il modello dei tempi che furono va aggiornato, perché le cose buone di una volta vanno declinate con le modalità rinnovate di una società profondamente cambiata. Per questo dobbiamo saper vedere i cambiamenti, esserne parte, orientarli verso il meglio e il più opportuno. Saper vivere d’anticipo sui tempi a venire, come diceva qualcuno. E possiamo farlo, questo scatto in avanti, perché siamo liberi. Perché non ci preoccupa il «da dove veniamo», gli ex, il «com’eravamo», ma che cosa abbiamo da dire. E non sprechiamo un giorno di più a parlare di provenienze, ma ci occupiamo di quello che succederà da oggi in poi. A noi piace la libertà, dalle corporazioni, dalle posizioni di partenza, dai condizionamenti e dal potere costituito. Dal «sempre uguale, sempre quello», come se fossimo condannati a un destino declinante e triste. A noi piace la chiarezza, la precisione, la responsabilità, la credibilità: come il sole a mezzogiorno, dice quella canzone, senza più nessuna ombra intorno (nemmeno le ombre del governo ombra…). Perciò, certo, ci rivolgiamo inevitabilmente ai delusi dal Pd, che spesso sono stati gli entusiasti della prima ora. E vogliamo riprendere con loro un sentiero interrotto. E ci rivolgiamo anche agli astensionisti di questo congresso, per convincerli a partecipare, a votare, a intervenire nel confronto congressuale, con i loro dubbi, con le loro perplessità, con la loro voglia di contribuire alla costruzione del Pd. Vogliamo guardare l’Italia. Dal punto di vista dei cittadini. Dal punto di vista dei cittadini, indagare la trama stessa delle questioni che riguardano l’Italia, i suoi ritardi e le sue potenzialità. Senza infingimenti, senza convenienze, senza il conformismo che attanaglia il nostro Paese e qualche volta (più di una volta) anche il nostro partito. Desideriamo saper rispondere alle domande, perché sappiamo prima di tutto farci le domande in modo corretto. Desideriamo una politica di verità perché, come dice Zapatero, la verdad en democracia siempre se abre camino, siempre. Noi non vogliamo l’anti-berlusconismo, desideriamo proprio un’altra cosa, un’altra Italia, un altro governo. Un’altra politica del Pd e del centrosinistra. Un’alternativa secca, radicale e però capace di trovare consenso, di accompagnare il Paese verso obiettivi più seri, ragionevoli e concreti. Facendo crescere questa esigenza di cambiamento, senza pensare di poterla imporre a un paese fin troppo frastornato, stanco e deluso. Che ha poca fiducia nella politica: una politica che deve prima di tutto cambiare se stessa, se vuole cambiare l’Italia. «È un lavoro duro», ma qualcuno lo deve pur fare e non capisco a cosa serva un partito democratico, se non a fare questo. Se si parla di piano casa, la nostra non è una semplice opposizione, dobbiamo avere un nostro piano casa che non prevede la distruzione del territorio italiano o gli affari facili per gli speculatori, ma la possibilità che tutti abbiano un alloggio, con una nuova politica degli affitti, un piano straordinario per l’edilizia residenziale pubblica, l’adozione di nuovi modelli di housing sociale. Per sperimentare la convivenza in una società trasformata, per reinventare i luoghi in cui persone diverse si incontrano, lavorano, portano i bambini all’asilo, pregano, insomma: vivono. Se c’è un abnorme pacchetto sicurezza, noi avanziamo il «pacchetto integrazione» che parla di regole e di rispetto, di programmazione dei flussi, di rapporti con i Paesi da cui queste persone provengono perché l’Italia non ha una politica per l’integrazione e questo è un ‘caso’ su cui il Pd si deve attivare. Perché non c’è bisogno di respingimenti o ronde democratiche (le rondem, una specie di nuova corrente circolare e, soprattutto, uniforme), ma di un lavoro serio e consapevole, che prenda sul serio la paura e sappia proteggere le persone e fargliela passare, quella paura. Che intervenga contro il degrado delle nostre città, che dia più ‘forza’ e ‘ordine’ alle forze dell’ordine e il rispetto delle regole da parte di tutti. E che, però, preveda la cittadinanza ai nati in Italia e rilanci sul versante della crescita culturale di questo Paese, come cerca di fare, tra mille difficoltà e spesso in solitudine, il mondo della scuola. E ci vorrebbe don Milani anche nella società delle tante culture e delle differenze ancora più sensibili a darci qualche indicazione in più. Se c’è il porcellum, non ci adattiamo, no, noi ci battiamo con tutte le forze per un nuovo sistema elettorale. Una nuova legge elettorale che privilegi la scelta delle persone che si eleggono e la loro rappresentatività e tuteli il bipolarismo e la governabilità, in un rapporto costante con gli elettori. Non ci dobbiamo preoccupare di avere astrattamente ragione, né di essere moralisti. Il nostro impegno deve rivolgersi a chi, giovane in difficoltà, non capisce cosa faccia il Pd per lui. A chi, giovane professionista, si trova a confrontarsi con gli studi di settore, e non capisce. A chi perde il lavoro a cinquant’anni e non è aiutato da un sistema di formazione e reinserimento professionale. A chi, imprenditore di se stesso, si trova l’Irap da pagare, anche se non ha dipendenti. A chi, dipendente, si chiede perché le tasse le paghi solo lui e perché non possa detrarre le proprie spese, costringendo anche gli altri, che non se ne curano, a pagarle. E vale la pena di ricordare che quello fiscale è un patto senza il quale non c’è cittadinanza. Se non riusciamo a spiegarci, non abbiamo ragione. Abbiamo torto. E dobbiamo smettere di pensare a una nostra superiorità, perché la superiorità c’è solo se è condivisa e se ha il consenso necessario per fare le cose. Se non riusciamo a spiegarci, siamo peggio, non meglio dei nostri avversari. E portiamo la responsabilità di vedere accadere cose sbagliate, senza poter fare nulla per contrastarle. Desideriamo accompagnare il nostro paese verso standard europei. E dopo aver portato l’Italia in Europa, come fece quell’indimenticabile governo, fare entrare l’Europa in Italia, come pretendiamo faccia il prossimo governo democratico, per le donne, per i giovani, per le coppie, per i progetti di vita di ciascuno di noi. Desideriamo accompagnare il nostro paese verso il 2010, non portare le lancette dell’orologio indietro di un secolo, per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, le donne (ancora una volta), la possibilità di progredire dal punto di vista sociale e culturale. Desideriamo un Pd che dica no al nucleare, perché ha un piano energetico alternativo, credibile e sostenibile. Desideriamo un Pd che abbia pronta una legge sulle unioni civili, sul divorzio breve e su altre questioni che riguardano la vita delle persone. La loro vita. Non le nostre opinioni. Desideriamo un Paese che si prenda cura della crisi, che non la banalizzi, che la prenda sul serio, come sono costrette a fare, ogni mattina, le persone normali. È insultante quello che è successo in Italia. Si è intervenuto troppo poco, troppo tardi e molto male. E il Pd deve denunciarlo e correre ai ripari, con una politica industriale che manca a questo Paese, con la capacità di indicare le strade dell’innovazione e della crescita, senza sprecare i soldi, spesso tra l’altro soltanto promessi. Provate a chiedere a un imprenditore quanti finanziamenti gli siano pervenuti in questi mesi e quale aiuto abbia trovato nella politica italiana. Vorremmo che i precari si sentissero rappresentati dal Pd. E che il Pd fosse meno precario sulle questioni del mercato del lavoro, con una proposta chiara di riforma degli ammortizzatori sociali, del contratto unico e del sostegno a chi perde il lavoro. «Lavoratori, unitevi!» era uno slogan antico, che va in qualche modo ripreso. Desideriamo una politica che faccia questo, e che denunci tutto il resto, come inutile e dannoso. Per questo, la nostra non è una piattaforma statica, ma qualcosa da costruire insieme. Il nostro viaggio è appena iniziato. Un congresso che ci deve fondare e dare un profilo chiaro. Farci lavorare con passione per i prossimi anni. Perché il congresso è il primo passo, non dimentichiamolo mai, una lunga gestazione a cui vogliamo partecipare con cura e rispetto dei concorrenti, senza paura di sollecitarli e di confrontarci nel famoso merito delle questioni. Che, se ci pensate, merito è proprio una bella parola. Siamo con Marino e sotto Marino: sottomarini. Una rete di persone che intende muoversi in profondità nei problemi del paese e nella perlustrazione del territorio, ma che è soprattutto affezionata al periscopio, alla possibilità di guardarsi intorno, curiosa di capire cosa succede nelle metropoli, e nelle tante piccole e medie comunità del nostro Paese. Un riformismo irrequieto e aperto, che cerca soluzioni, che non dà nulla per scontato, che esplora l’inesplorato. Sottomarini, di colore giallo, perché non si sa mai come vanno a finire i congressi. Sottomarini, capaci di emergere in superficie e di parlare a nome del Pd. Attraverso il Paese. Non vogliamo il partito del Nord, e nemmeno quello del Sud. Ma un progetto per il Nord e per il Sud sì, e ci impegniamo a presentarlo nelle prossime settimane. Per descrivere quello che può essere un partito federale e autonomo, prima che il Pd in certe zone del Paese scompaia del tutto. Immaginiamo una rotta nuova, forse. Certamente qualcosa di diverso. Diverso dal solito, da quello che abbiamo sempre visto. Siamo partiti in tempi non sospetti da Milano con una Carovana, abbiamo raggiunto ogni confine, discusso a Piombino, convocato tutti al Lingotto, a due anni dal momento in cui la storia del Pd è iniziata. Un appuntamento in cui abbiamo ospitato tutti e tre i concorrenti principali di questo Congresso. Nel caso di Marino, ante litteram (ante candidaturam?). Mancavano solo Adinolfi e Nicolini che salutiamo affettuosamente. E questo viaggio ci ha portato a Negrar, nel profondo Nord, sul luogo di lavoro di una personalità che ci sembrava rispondere al profilo che cercavamo. A noi non interessano i posti, a noi piacciono le proposte. E ne abbiamo incontrate parecchie, nei circoli, nelle feste, nelle strade, nelle piazze, nei capannoni e nelle fabbriche del paese. E abbiamo voluto lavorare con una vasta rete e in pochi giorni siamo riusciti ad attivare tanti cittadini che sono diventati, in pochi giorni, nuovi democratici. Tutte le persone che hanno voluto raccogliere questa sfida: le voglio ringraziare. A loro è dedicato il nostro progetto, a loro è dedicata la nostra mozione, che è frutto del lavoro corale di decine di persone e che sarà anche un progetto wiki, in una elaborazione progressiva che proseguirà nei prossimi mesi. Che si arricchirà di contenuti, in coerenza con le linee politiche generali che abbiamo voluto indicare. E all’insegna di uno stile diverso che non vogliamo perdere, perché le cose che diciamo, ci piace anche farle in prima persona. Perché noi amiamo il coinvolgimento, non ci piace il sinedrio, e perché la coscienza, lasciatemelo dire, ce l’abbiamo anche noi, non solo i parlamentari. Perché a noi, oltre alla libertà, piace l’unità. Quella che si raggiunge con il dibattito, con il confronto vero, non con le polemiche da agenzia di stampa. Perché in questo partito si è litigato tanto, a lungo, e si è discusso molto poco, e per la verità si è fatto anche fatica a trovare le sedi dove discutere. Come la leggerezza per essere tale deve risolvere la complessità, così l’unità non nega il dibattito. Anzi, lo promuove ogni volta che può. E, in questo schema, desidero un partito unitario. Un partito che sa creare relazioni. Che unisce i territori proprio perché ne promuove l’autonomia, che collega Nord e Sud superando i luoghi comuni, che invita le generazioni a un confronto, che sa valutare l’importanza del ricambio e della maturità. Che dà un’idea di una comunità di persone, che lavorano allo stesso obiettivo, dopo essersi chiarite per bene quale è la strada da prendere. Sarà un percorso di lungo periodo, ben oltre il 25 ottobre, attraverso le Regionali, verso il 2013. Del resto, il nostro ritardo non è solo elettorale, è politico. Anzi, è culturale. Non dimentichiamolo. Il viaggio sarà lungo. Se lo faremo insieme, ci sentiremo più forti e raggiungeremo quella città che oggi intravediamo soltanto e che abbiamo voluto chiamare Partito democratico. Buon viaggio, allora. postato da civati, 00:54 | link | commenti (58) giovedì, luglio 23, 2009 Marino si presenta
Alle 17.30, alla Camera del Lavoro di Milano, presentazione della mozione di Ignazio Marino a segretario nazionale del Pd. Vi aspettiamo. postato da civati, 11:46 | link | commenti (46) mercoledì, luglio 22, 2009 Se la laicità è inquietante
Il vostro affezionatissimo a Affaritaliani sulla laicità di cui abbiamo bisogno (che comprende anche il rispetto per le altre persone che militano nel Pd). postato da civati, 22:23 | link | commenti (17) Antonio e Pippo: il video
Il video dell'incontro di ieri. Il vostro affezionatissimo ha parlato di tessere, di ricambio, del rinascimento napoletano 'rovesciato' (per via dei rifiuti) e del partito del Sud. Bassolino ha risposto argomentando e illustrando le sue posizioni. Appuntamento per il match di ritorno a Monza, a settembre. postato da civati, 22:13 | link | commenti (10) postato da civati, 21:50 | link | commenti (16) martedì, luglio 21, 2009 Chi ha più filo da 'tessere': il partito degli appartati Lo dico con rammarico, ma il Pd sta facendo una pessima figura sul tesseramento. Una storia costellata di errori che vale la pena di ricordare: per prima cosa, per tanti mesi, di tessere ne sono state fatte troppo poche e non si è investito a sufficienza sulla campagna di promozione del tesseramento, presi da (ben) altri problemi. Ci si è ritrovati così con una base congressuale povera e diffusa in modo non equilibrato sul territorio nazionale. Poi è partita, in alcune parti del Paese, la corsa a tesserare a più non posso, muovendo dagli archivi degli iscritti ai Ds e alla Margherita, con un'operazione di sapore spiccatamente correntizio. Poi, ancora, si è dato vita all'incredibile bagarre sull'iscrizione di Grillo e, nel frattempo, non si è intervenuti, come sarebbe stato doveroso fare, per fare in modo che le persone singole (quelle che aderiscono spontaneamente, senza essere sollecitate) potessero iscriversi. Troppi circoli chiusi, troppe incertezze sulle modalità, troppi 'respingimenti', segnalati in ogni parte d'Italia da persone prima entusiaste di potersi iscrivere, poi frustrate dall'atteggiamento della nostra struttura, poi confermate nell'idea che il Pd non sia una cosa seria. Eppure sarebbe bastato "un cartello giallo, con una scritta nera" fuori da ogni circolo, con gli orari di apertura e un numero di telefono. Non dico un sito internet o una casella di posta elettronica (guai!). E sarebbe bastato che oggi la direzione nazionale, alla luce di quanto ho cercato di riassumere, decidesse per un prolungamento del tesseramento. E con una nota di scuse indirizzata a tutti coloro che hanno perso tempo per iscriversi e non ce l'hanno nemmeno fatta. A me questo non sembra il partito degli apparati, ma quello degli appartati. E il filo da tessere è poco: e tutto sommato si preferisce che sia così. postato da civati, 12:03 | link | commenti (101) La mozione dei delusi Se ne parla da giorni. Credo sia di grande interesse e di grande rilievo la posizione assunta da Chiamparino, da Cacciari, da Emiliano e, in qualche senso, anche da Renzi. Il fatto che i borgomastri dei Comuni più importanti amministrati dal Pd non si riconoscano nel Congresso del Pd non può essere liquidato con frasi di circostanza, né banalizzato sotto il profilo politico. Ci richiama a fare di più e meglio, ad aprire una riflessione culturale prima ancora che uno scontro tra mozioni, a riflettere sul rapporto tra partito e società. Perché se i nostri migliori amministratori "non ci stanno", qualcosa non va, mi pare di poter dire. Serenamente e pacatamente, s'intende. Ma con il richiamo a tutti perché il Congresso non prenda una direzione sbagliata. Da Torino a Bari, da Venezia e Firenze: non ce lo possiamo proprio permettere. postato da civati, 11:41 | link | commenti (16) Se non c'è... ... Civati, vado con Franceschini. postato da civati, 11:31 | link | commenti (55) Antonio e Pippo Dopo un dibattito sotto al monte "perché i pisani veder Lucca non ponno", si va a Napoli. L'appuntamento è per oggi pomeriggio, alle ore 18.00, presso il Palazzo Armieri, in via Marina. Antonio Bassolino si confronterà con il vostro affezionatissimo sul ricambio generazionale e politico, sulle tesseramento, sul Pd. E su quello che succederà da oggi in poi. postato da civati, 11:26 | link | commenti (20) Insultante? Vuoti ma giovani. Boh. Ricordate? A cada descalificación que recibamos, una idea: cercheremo di dimostrare che abbiamo qualcosa da dire... postato da civati, 11:21 | link | commenti (17) Emozionante? Mattia fa il punto. Ve lo consegno. postato da civati, 11:20 | link | commenti sabato, luglio 18, 2009 La prosa dell'emergente Civati
Scrive Edmondo Berselli sull'Espresso: «Quando parlano i "giovani" del Pd, nessuno è in grado di valutare l'effettiva qualità politica delle loro posizioni. Le parole di Debora Serracchiani e la prosa dell'emergente Civati, a un esame disincantato, sono ancora intrisi di politichese, e in ogni caso rappresentano il segnale che la preoccupazione fondamentale del Pd, fra giovani e vecchi, è la costituzione del partito: tradotto in termini volgari, l'occupazione e l'organizzazione di spazi di potere». Berselli ha sicuramente ragione. Faccio però notare che stiamo parlando di 'congresso' e di 'partito' (appunto) e pur senza volere occupare spazi di potere di sorta (lo dico anche di Debora, ovviamente), dobbiamo rivolgerci a un partito che c'è e che cerchiamo di cambiare. E che è alle prese con una curiosa (e pericolosa) rivalutazione degli apparati vecchio (vecchissimo) stile (che, per altro, il giornalista discute nella parte finale del suo articolo). Berselli però ha soprattutto ragione quando ci invita a un confronto «con la realtà vera». Ed è quello che vorremo dimostrare nei prossimi mesi: che quello che diciamo del Pd, lo diciamo del Paese (e viceversa). E che è proprio quella realtà che invitiamo il Pd a frequentare. Una questione emergente, non c'è dubbio. postato da civati, 15:27 | link | commenti (73) Analisi logica
Francesco analizza le proposte dei due maggiori candidati alla segreteria del Pd. C'è qualcosa che non va, in effetti. postato da civati, 13:17 | link | commenti (34) venerdì, luglio 17, 2009 La sindrome di Tramatza
Scandicci e poi Broni e poi Lecco e poi Milano e poi Assemini, provincia di Cagliari. Forse la serata più appassionante, vissuta da un cultore della politica sarda che cerca di capire che cosa può succedere ora, dopo la triste sconfitta di febbraio, che su questo blog fu descritta diffusamente. Tante democratiche e tanti democratici a discutere e a confrontarsi liberamente e senza peli sulla lingua. C'è chi sta con Soru sicuro, chi con Soru con qualche distinguo, chi con Cabras (pochissimi) e chi si chiede se non sia il caso di guardare avanti. Di recuperare, come dice il mitico Tore Sanna, il senso del progetto riformista di Soru e proseguire con altri mezzi (e forse - sia detto con qualche cautela - anche con altri interpreti). Tutti fanno riferimento, nei loro interventi appassionati, a Tramatza, una piccola località della Sardegna centrale dove si svolgono le riunioni dell'assemblea regionale sarda. Domani ci passo e cerco di capire come mai tutti ne parlano come se stesse al centro del triangolo delle Bermude. Vi farò sapere. Nel frattempo avanzo una proposta: facciamo come se Tramatza e la sua sindrome non esistessero. Immaginiamo un partito che in Sardegna pensi a se stesso "da oggi in poi". Proviamoci. Abbiamo tutta la vita davanti, no? postato da civati, 01:07 | link | commenti (47) mercoledì, luglio 15, 2009 Perché non prorogare i termini dell'adesione al Pd?
Non solo Grillo: aderiscono in tanti e con passione. Erano mesi che il Pd non andava così di moda. Ieri sera a Lecco, ad esempio, venticinque nuove tessere. Una grande partecipazione. La voglia di discutere in tanti interventi. Sarebbe bello se il Pd volesse prorogare il termine delle iscrizioni: attualmente, lo ricordo, questo termine è previsto per il 21 luglio. Sarebbe bello se si volesse dare un segnale, almeno fino a fine mese, anche se le feste settembrine sarebbero un'ulteriore occasione di partecipazione e di adesione. Questa accelerazione fa piacere ed è la prima 'vittoria' di chi ha suggerito la terza via. Quella di aumentare il capitale politico e umano del Pd, di ricapitalizzare con la partecipazione di tanti elettori nostri e del centrosinistra, di aprire le porte a un dibattito più partecipato. Per un partito più grande. E scusate se è poco. postato da civati, 14:10 | link | commenti (218) martedì, luglio 14, 2009 Oggi sciopero
Oggi, 14 luglio, e per 24 ore a partire da ora, questo blog aderisce all'appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana. Informatevi, è importante. postato da civati, 09:22 | link | commenti (10) postato da civati, 09:21 | link | commenti (11) Non ce la si fa
Anche lui sta facendo molto fatica. E pensare che il partito ha lanciato una campagna nazionale di adesione. Altrimenti, chissà... postato da civati, 09:13 | link | commenti (18) Non è un taxi, né un bus
Così commentano i democratici. Fassino parla di taxi, Bersani di bus, spingendosi ancora più in là e spiegando che il partito non è una galassia. Personalmente, con o senza Grillo, pensavo di sì. Pensavo che il partito fosse quello tradizionale che ha in mente Bersani e qualcosa in più, però, con le associazioni, le fondazioni, le forme di partecipazione le più estese e diverse. Un partito, dice Bersani, «non può essere confuso come una galassia a cui ognuno può partecipare». Siamo proprio sicuri sicuri? postato da civati, 09:09 | link | commenti (91) lunedì, luglio 13, 2009 Negare lo status quo
A proposito di innovazione, ci vuole un secondo motore. «Il problema dell'innovazione ha due facce» e ha bisogno di «due motori». Uno per l'innovazione, l'altro per negare lo status quo e per «smontare le forze contrarie al cambiamento» (quelle che dicono «non l'abbiamo mai fatto» e «se non l'abbiamo mai fatto, vuol dire che non si può fare»). Non male come indicazione (anche) per il Pd. Grazie a Maocat per la segnalazione. postato da civati, 18:32 | link | commenti (16) Fake?
Dopo un weekend difficile, arriva il prodigioso Carzaniga a rimettere tutto (e tutti) a posto. postato da civati, 12:25 | link | commenti (23) Snob e cocomeri (pochissimi i cocomeri)
Prosegue lo scontro titanico (si fa per dire) tra lo Spensierato e Il Foglio. postato da civati, 12:08 | link | commenti (24) postato da civati, 12:07 | link | commenti (7) CivaCalendar, da Limbiate ad Assemini
Stasera a Limbiate, "dalle mie parti", alle ore 21, alla Festa democratica a Mombello. Domani sera a Lecco, con Beppino Englaro, Vittorio Campione e la bravissima Francesca Terzoni (ore 21, presso il Salone del Centro Sociale a Lecco, in via dell’Eremo 28). Mercoledì alle ore 21, al Circolo Lia Bianchi di Milano (ore 21, in via Bodoni, 3) per parlare di Nostalgia del futuro (il nostro, quello del Pd). Giovedì alle 19, ad Assemini, provincia di Cagliari, presso l'hotel Il Grillo (non nel senso di Beppe...), in via Carmine, 132. Per ora è tutto... postato da civati, 12:03 | link | commenti (5) postato da civati, 11:59 | link | commenti (10) Secondo noi
«Secondo noi le vecchie regole non valgono più. L'America è in movimento, tutto sta cambiando. La vecchia caccia ai delegati non ha più senso. Noi andremo al popolo. E vinceremo». Bob Kennedy. Lo trovate nello straordinario libro di Thurston Clarke, L'ultima campagna. Robert F. Kennedy e gli 82 giorni che ispirarono l'America, Il Saggiatore. Un testo che tutti quelli che amano la politica dovrebbero leggere. Subito. postato da civati, 01:58 | link | commenti (21) La metafora del mago
C'è molto di vero nell'oroscopo del Leone (a cura, come sempre, del mitico Rob). postato da civati, 01:55 | link | commenti (2) Sto finendo l'aria dentro il serbatoio
Rinvio a Luca sulla solita, stucchevole querelle intorno ai giovani del Pd. postato da civati, 01:53 | link | commenti (2) La notizia
Per quanto mi riguarda, la notizia è che anche lui si iscrive al Pd. Da qualche giorno, va molto di moda. Chi l'avrebbe mai detto? postato da civati, 01:49 | link | commenti (25) domenica, luglio 12, 2009 Se vinciamo, se ne va
Pare che Paola Binetti abbia dichiarato che se vincesse Marino lei e i teodem farebbero le valigie. Per tutta risposta, dico che se vincesse Franceschini - sostenuto dai teodem - noi rimarremmo nel Pd. A scanso di equivoci. postato da civati, 18:46 | link | commenti (53) postato da civati, 17:48 | link | commenti (89) venerdì, luglio 10, 2009 La vostra adesione
Raccontateci la vostra adesione al Pd, i motivi e le speranze, ma anche le eventuali difficoltà tecnico-organizzative. Se voleste girare un video, poi, sarebbe bellissimo. postato da civati, 15:02 | link | commenti (241) Sono tutti laici, nel Pd, da qualche ora
Ignazio Marino non ha ancora depositato la sua candidatura e gli altri due candidati enfatizzano il tema della laicità, ne parlano diffusamente, la qualificano come tema fondamentale del profilo politico del nostro partito. Un primo risultato della nostra proposta politica, un primo contributo al Congresso e al Pd. postato da civati, 14:55 | link | commenti (55) giovedì, luglio 09, 2009 Aprite quella porta
Sia detto senza alcun intento polemico, ma è un po' triste dover registrare che in alcune località del Paese è difficilissimo riuscire ad iscriversi al Pd. Come sapete, ci battiamo per un partito più inclusivo: ecco, vorremmo che il Pd lo fosse fin d'ora. Mi rivolgo perciò a segretari e coordinatori di circolo perché facciano il possibile per aprire "quella porta". Come diceva un vecchio slogan, nessuno deve restare indietro, soprattutto chi vuole partecipare e dare il proprio contributo. postato da civati, 18:23 | link | commenti (107) Un contemporaneo in Italia
Difficile trovare un politico contemporaneo in Italia, dice Mattia. Ha, come sempre, ragione. postato da civati, 12:52 | link | commenti (7) postato da civati, 09:27 | link | commenti (14) Da Scandicci a Broni
Domani sarò qui. Sabato a Roma, alle 11, al circolo Pd della Balduina. In serata a Broni, in provincia di Pavia. Voi, nel frattempo, aderite al Pd. postato da civati, 09:25 | link | commenti (22) Una ronda, un nome, un destino
Dopo i Blue Berets, a Milano si fanno avanti i leghisti, guidati da Max Bastoni (quello dello slogan «Bastoni contro i clandestini»). Siamo a posto. postato da civati, 09:16 | link | commenti (8) postato da civati, 08:50 | link | commenti (3) mercoledì, luglio 08, 2009 postato da civati, 18:23 | link | commenti (30) postato da civati, 18:12 | link | commenti (4) Per un Pd più grande e più forte (sottotitolo: aderite!)
Prosegue la nostra campagna di adesione. Vorremmo, infatti, che aumentasse il più possibile il numero dei democratici che parteciperanno al Congresso del loro partito. Il regolamento nazionale prevede che ci si debba iscrivere prima del 21 luglio, per poter partecipare ai lavori congressuali. Non dimenticatelo. E se, come mi auguro, vi iscriverete al Pd, segnalatecelo. Come abbiamo spesso ripetuto, vogliamo aumentare il capitale politico ed umano del Partito Democratico. Vogliamo motivare nuovamente i delusi e gli scontenti, immaginare, quindi, un partito più grande e più forte. Percepiamo che ciò è possibile, continuando a registrare entusiasmi per la campagna "Contiamoci" sull'intero territorio nazionale per il tesseramento al partito democratico. Crediamo, d'altra parte, che non ci sia e non ci debba essere alcuna distanza tra congresso e primarie, tra iscritti ed elettori. In questa campagna congressuale ci rivolgeremo a tutti: contateci. P.S.: mi viene in mente un pezzo di repertorio di Ermete (nel senso di Realacci) che avevo raccolto un anno fa, rispetto al diritto al mugugno (lo so che Realacci sta con Franceschini, ma abbiamo detto che le cose intelligenti che dicono gli 'altri' le riprendiamo anche noi, no?). postato da civati, 17:39 | link | commenti (33) Radical circoli
Un'ultima precisazione. Più d'uno sostiene che i Piombini siano radical chic. I giornali da tempo ci rappresentano così, del resto. Rispondo con tranquillità che noi siamo radical (nel senso di Obama), ma siamo radical circoli. Con Oleg Curci, da mesi, lavoriamo a proposte credibili per migliorare il funzionamento del Pd (perché solo un partito che funziona è davvero democratico). Da tempo ripetiamo che vogliamo un partito strutturato, ma non da fine Ottocento, un partito strutturato e contemporaneo insieme, che sappia coniugare strumenti tradizionali e innovativi. Il nostro percorso all'interno del Pd è iniziato a gennaio, quando tutto andava a rotoli, ha attraversato l'Italia ed è stato un viaggio circolo dopo circolo. Da Milano a Genova, a Cremona, a Foggia, a Pistoia. La chiamammo carovana del Pd, perché volevamo ripartire dal territorio e dalla struttura del partito, per capire se si poteva fare qualcosa per cambiarla. Per fare emergere le proposte che tanti democratici di base hanno maturato, negli ultimi anni, con più chiarezza di quanto non sia accaduto ai nostri dirigenti nazionali. Per dare voce a chi non è mai stato ascoltato. Per me i circoli che abbiamo visitato sono chic, molto chic, insomma. Avrebbero bisogno di più attenzioni, di più risorse, di strumenti migliori e soprattutto di una direzione politica chiara, da costruire insieme, in un processo il più possibile partecipativo e inclusivo. Questa è una delle nostre idee per il Pd. E da stasera, con il grande cocomero milanese, e poi a Scandicci, e poi a Broni, e poi in tutta Italia, questo è il messaggio che vogliamo offrire al Pd. E, se riusciamo, anche a quella parte di Paese che ci guarda ancora con interesse. Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi tempi. P.S.: a proposito di sciccherie, consiglio di guardare questo documentario: girato l'anno scorso, mi pare molto attuale. postato da civati, 13:24 | link | commenti (44) postato da civati, 13:03 | link | commenti (5) «Perché non sta con i "piombini"?»
Repubblica lo chiede oggi a Zoro e Zoro risponde: «Non mi convince la loro proposta, che si riduce al fatto di essere una nuova generazione. Li vorrei più integrati nel partito. Però ben venga Marino: nessuno potrà più eludere laicità e diritti civili». C'è un equivoco di fondo, anzi, un doppio equivoco che vorrei chiarire a Diego e a tutti voi. I "piombini" non vengono dallo spazio, ma dal Pd. Sono integrati nel partito, hanno funzioni di responsabilità nella struttura (o, se si preferisce, nel famoso apparato), ma hanno avuto il merito - se così si può definire - di superare le divisioni e le modalità correntizie e trovarsi a discutere tra loro con uno spirito nuovo. Da vero Pd. E di immaginare un partito che funzioni e che sia contemporaneo, pronto a rispondere alle questioni che riguardano la vita delle persone, non gli schemi di cui molti, negli ultimi anni, hanno abusato. Per stare lontani da qualsiasi forma di cooptazione, i Piombini hanno voluto, questo sì, esprimere con un po' di coraggio cose che altri non dicevano, per quieto vivere o per conformismo, a seconda delle sfumature. Quanto a Marino, la sua non è una candidatura di parte o una presa di posizione che vuole orientare il consenso solo su alcune questioni. Anzi. È una candidatura socratica, che vuole mettere in discussione il Pd, farlo dibattere senza posizioni di partenza definite, senza pregiudizi di sorta. Che vuole rompere lo schema di un confronto troppo aspro e poco concludente, come quello che abbiamo visto sulle pagine dei giornali negli ultimi giorni. Non è il momento delle accuse reciproche, ma della proposta politica. Noi la faremo. E proprio perché siamo integrati, partiremo dai circoli che abbiamo sempre frequentato (a proposito di fanga) e da un confronto aperto con la società, che qualcuno vede ancora con troppo sospetto e preoccupazione, come se a volte fosse un impiccio. postato da civati, 12:13 | link | commenti (33) postato da civati, 10:03 | link | commenti (5) La notte del grande cocomero
Immaginate un partito in cui si parla di sogni. Di mezza estate. Questa sera, al circolo Pd di Affori (via Astesani, 27 a Milano), la notte del grande cocomero. Chi non viene, non sa cosa si perde. postato da civati, 09:57 | link | commenti (1) Mariniani
Ci pensavo tornando a casa dal circolo Pio La Torre dove si è parlato di Congresso (ovviamente), mentre cercavo di districarmi tra le auto che lasciavano San Siro dopo il concerto degli U2, che Marino, anche nel caso in cui lo volesse, non potrebbe nemmeno avere una corrente, perché il nome è già 'impegnato'. postato da civati, 02:08 | link | commenti (15) martedì, luglio 07, 2009 Nemo propheta Scrive l'Ansa: "Se è vero il detto che nessuno è profeta in patria, tanto più lo è per Giuseppe Civati detto Pippo nella sua Monza. Il 'segretario di Internet', che i navigatori della Rete vorrebbero a capo del Pd, e personaggio di spicco del gruppo dei 'Piombini', non raccoglie folle di entusiastici estimatori nella sua città e ancor meno nei circoli del Pd locale". Risposta: boh, a me non risulta che le cose stiano così. Anzi. Leggo, tra l'altro, nello stesso pezzo, che Paolo Confalonieri, segretario cittadino del Pd, afferma: "Nelle e-mail di queste ultime ore ho trovato molti messaggi di iscritti che mi invitavano a guardare con attenzione alle proposte di Pippo. Nella base c'è interesse per le posizioni del Lingotto". Confalonieri è venuto a Torino, sabato scorso. Come lui, molti monzesi e molti brianzoli. Non mi pare che siano così avversi al nostro progetto, benché io non sia certo un profeta. Anzi, non sono proprio nessuno. postato da civati, 16:39 | link | commenti (24) Gli spensieratini Leggo sul Foglio un editoriale molto spiritoso dedicato a Filippo Civati, un mio omonimo che non avevo il piacere di conoscere, del quale però in questi giorni parlano tutti i giornali. Filippo viene attaccato con sarcasmo per avere parlato di spensieratezza, e per questo avvicinato a Debora Serracchiani, che nei giorni scorsi, com'è noto, aveva parlato di simpatia per spiegare la propria scelta a favore di Franceschini. Stefano Di Michele attacca Filippo dicendo che "produce banalità di linguaggio" (produce?), "con la parola adatta che non si riesce più a situare nel posto giusto". Di Michele si arrabbia parecchio, non capisce da dove "cavolo" venga "un simile proponimento". Filippo sarebbe un "ganzo" pronto per il "Festivalbar" e per "le vacanze a Ibiza". Ho riletto l'intervista di Filippo, in cui parlava di libertà e di spensieratezza rispetto ai condizionamenti delle burocrazie e dei big, e l'ho cercato al telefono, consigliandogli di non rispondere. E di rimanere così, spensierato e libero: fa bene a lui. E forse farebbe bene anche al Pd. P.S.: come già ricordato, «a cada insulto que recibamos, nosotros una propuesta, a cada descalificación, una idea, y a cada exageración, una sonrisa, porque eso es lo que merece la ciudadanía…». postato da civati, 16:07 | link | commenti (34) Ma la maglietta è peggio Più rum, meno rom: la t-shirt è anche più scandalosa della canzone. postato da civati, 11:13 | link | commenti (91) Sala macchine
All'insegna di un modello partecipativo stiamo costruendo passo passo la nostra rete. Partendo da Piombini e Lingottini, certamente, ma anche dalle tante disponibilità che ci stanno giungendo in queste ore. La mappa si va componendo molto velocemente. Moltissimi di coloro che ci scrivono sembravano non vedere l'ora che emergesse la terza via. Vi prego perciò di inviare una email a piombinidemocratici@gmail.com e indicarci il vostro nome, i vostri recapiti (telefono e posta elettronica) e la vostra disponibilità. Nelle prossime ore sarete contattati e coinvolti, perché noi lavoriamo così. Per quanto riguarda l'adesione al Pd, vi ricordo che è necessario tesserarsi entro il 21 luglio, se si vuole partecipare al Congresso. Il mio consiglio è di farlo presso il proprio circolo territoriale, come già avevamo consigliato di fare al Lingotto. Più siamo, meglio è, perché crediamo molto nell'aumento di capitale umano e politico che ciascuno di voi può portare al nuovo Pd. P.S.: parafrasando una vecchia barzelletta, che raccontò un giorno Moni Ovadia, è il caso di ricordare che per vincere la lotteria il biglietto bisogna comprarlo. postato da civati, 09:21 | link | commenti (38) CivaCalendar: il tour dei Circoli
Questa sera, alle ore 21, circolo Pd Pio La Torre, via Monreale, 19 a Milano. Domani sera, "grande cocomero" al circolo Pd di Affori, via Astesani, 27. Venerdì alla festa democratica di Scandicci, in provincia di Firenze. Non mancate, se riuscite. postato da civati, 09:06 | link | commenti (5) lunedì, luglio 06, 2009 postato da civati, 22:16 | link | commenti (12) Un sorriso
Una mia amica mi ha telefonato oggi ricordandomi di sorridere. Perché il Pd non sorride mai, perché qui tra buoni e cattivi si sta perdendo il lume della ragione. E la serenità, soprattutto. Vorrei che fosse tutto più semplice (come credo vorreste tutti voi), solo che la mission impossible che stiamo tentando è difficile da spiegare in un sistema politico come il nostro. Perché stiamo cercando di cambiare le cose, almeno il pezzetto di cose che ci riguarda da vicino, e stiamo cercando di cambiare le parole. E lo stile. E gli atteggiamenti. E, in molti casi, ci prendono per matti. Anche per questo abbiamo scelto di non raccogliere le provocazioni, di non rispondere alle polemiche, di costruire passo dopo passo il nostro progetto, senza condizionamenti se non quelli che ci derivano dal cercare di fare la cosa più giusta. Per il Pd ancor prima e ancor più che per la nostra terza 'via'. Facendo sentire protagonisti gli iscritti e gli elettori, in ogni momento del nostro percorso. Stiamo cercando di allargare la nostra visuale a chi non è mai stato considerato dal Pd che abbiamo conosciuto finora, sia dentro, sia fuori. Arrivando fino ad apprezzare nei concorrenti le cose giuste che sostengono e propongono: le idee e le soluzioni che mettono a disposizione del partito e del Paese, perché per noi i due momenti non sono separati. Come non lo sono il passaggio più strettamente congressuale e quello delle primarie aperte ai nostri elettori. E, alla fine di queste giornate, a me è venuto in mente un video a cui sono molto affezionato, in cui si dice che si fa così. postato da civati, 21:25 | link | commenti (25) sabato, luglio 04, 2009 Nati il 4 luglio
Non è un caso che la terza via del Pd nasca il 4 luglio. A proposito di indipendenza. postato da civati, 01:47 | link | commenti (334) Splendido quarantenne
Per darmi un tono o semplicemente perché sono disinformati, i giornali parlano di me come di un esponente dei Quarantenni. Peccato che sia del 1975. Mi scrivono su Facebook i miei generosissimi fan che alla mia età Blair era primo ministro. Mi parlano di Obama e Zapatero, come se il paragone reggesse. Bene, faccio notare che Obama è del 1961, Zapatero del 1960 (siamo nati tutti e tre lo stesso giorno, ma non facciamo confusione...). Alla mia età Blair non era affatto primo ministro, ma parlamentare e parecchio di sinistra (controllate qui). Così, per capirci, per evitare paragoni impossibili e di dire e fare fesserie. Perché qui è tutta un'altra storia e bisogna avere il senso della misura e delle proporzioni. E questo non è il paradiso. E non è nemmeno l'Iowa. postato da civati, 01:43 | link | commenti (19) La cosa giusta
postato da civati, 01:19 | link | commenti (8) Tra due anni
Dirò, come Bersani, che ho fatto una cavolata a non candidarmi. Scherzo. postato da civati, 01:04 | link | commenti (24) postato da civati, 00:47 | link | commenti (8) Il terzo uomo è Ignazio Marino
La notizia di oggi. postato da civati, 00:45 | link | commenti (35) venerdì, luglio 03, 2009 L'ultimo passaggio
Prima di far gol. La terza via c'è. La stiamo definendo in queste ore. La sottoporremo al giudizio di tutti coloro che ci hanno seguito nel nostro percorso tortuoso degli ultimi mesi. Tra Scilla e Cariddi, proseguiamo spediti, senza tappi, però, per ascoltare, senza preoccuparcene troppo, cosa dicono le sirene. Senza esitazioni, sapendo che un terzo progetto rafforza politicamente gli altri due, proprio perché li ridimensiona elettoralmente (e secondo me, ma questo è un mio personalissimo parere, ridimensiona soprattutto chi, sulla carta, parte favorito). Il terzo progetto estenderà la base elettorale del Pd, aumenterà le iscrizioni, renderà le primarie (altrimenti noiosissime) un passaggio più interessante per tutti. Movimenterà il dibattito e lo renderà meno astioso (e più simpatico) di come è partito. Il terzo, insomma, sarà tutto e fin dall'inizio, un progetto per il Pd. Queste sono le nostre intenzioni. postato da civati, 00:42 | link | commenti (236) giovedì, luglio 02, 2009 Prima di cambiare Paese
Facciamo qualcosa contro il Pacchetto Sicurezza. Cioè, parliamo di noi, perché proprio non riusciamo a smettere, ma parliamo anche di un Paese cattivo e stupido come quello che stiamo diventando. Facciamolo. E, se ci riusciamo, in questi mesi di dibattito, cerchiamo anche di elaborare una proposta sull'integrazione e sulla sicurezza dei cittadini italiani e stranieri di cui parlare per i prossimi anni. postato da civati, 17:26 | link | commenti (60) postato da civati, 16:54 | link | commenti (34) Miwa, lanciami i... contenuti!
Tutti che giustamente ripetono: «i contenuti! Dove sono i contenuti». Nel suo piccolo, il vostro affezionatissimo ci ha provato. C'è un libro che si chiama Nostalgia del futuro. Leggetelo, poi ne riparliamo. P.S.: lo so che si tratta di una mesta pubblicità (nemmeno tanto occulta), ma l'editore mi mena, perché dice che mi sto occupando d'altro... postato da civati, 16:12 | link | commenti (23) postato da civati, 15:58 | link | commenti (20) Contiamoci!
Qui tutte le informazioni. Se l'attesa del terzo uomo vi mette ansia, occupate il vostro tempo (e anche il nostro) aderendo al Pd. Se lo fate, segnalatecelo, però, così sappiamo che lo fate in vista del nuovo Pd. E possiamo davvero contare su di voi. postato da civati, 15:53 | link | commenti (23) postato da civati, 15:47 | link | commenti (7) postato da civati, 15:45 | link | commenti (3) Girano le voci
E non solo. A Milano si dice che Dario Franceschini mi avrebbe offerto il posto di segretario regionale della Lombardia. Non è vero. Nel senso che non me l'ha proposto, nel senso che non gliel'ho chiesto. Così, per chiarire. postato da civati, 15:36 | link | commenti (7) postato da civati, 13:40 | link | commenti (13) Sta arrivando la frittura
Per dire come siamo combinati. Mi chiama un amico, in vacanza in Sardegna, e mi chiede di candidarmi. Gli racconto come stanno andando le cose (come ho fatto qualche ora fa, anche qui, sul blog) e lui ad un certo punto mi interrompe perché «sta arrivando la frittura». Testuali. Siamo fritti. postato da civati, 13:33 | link | commenti (7) «Il coraggio che manca»
Vado a comprarlo: è il libro di Debora, appena uscito per i tipi di Rizzoli. Per ora noto che il titolo è un po' pericoloso per tutti, di questi tempi. postato da civati, 13:31 | link | commenti (13) Ehi!
Capisco la fretta, capisco la voglia, capisco tutto, ma stiamo parlando della segreteria nazionale del Pd. E gli altri sono parecchio organizzati, a testuggine, in buro-schieramento perfetto, altrimenti il problema non si porrebbe, mi pare. Ora, ieri vi ho chiesto di fidarvi. Sto lavorando alla terza soluzione. E questa terza soluzione ci sarà. Siccome non sono narciso e pazzo (come è stato detto pensando al terzo nome) fino al punto che qualcuno di voi pensa, sto cercando di fare la proposta più ampia e condivisa. E nei prossimi giorni questa proposta si manifesterà, in associazione con la nostra campagna di adesione, che abbiamo chiamato Contiamoci! proprio per allargare la base congressuale, per ingrandire il Pd, per rilanciarlo tra le persone. Che siano militanti o simpatizzanti, da questo punto di vista, poco importa (anche perché speriamo che molti simpatizzanti diventino militanti e più partecipi, nelle forme che riterranno più opportune): noi ci rivolgiamo a tutti, al partito e ai suoi elettori, non facciamo distinzioni tra Congresso e Primarie come fanno tutti gli altri (sbagliando di grosso e lo scopriremo presto). Abbiamo evitato in queste ore che la terza via si spezzettasse, che nascessero quei personalismi che combattiamo da tempo. Abbiamo voluto conservare, insomma, la nostra simpatia, per adottare una categoria di cui si è molto parlato. E vi chiediamo di seguirci e di farlo insieme, questo percorso, perché altrimenti questo percorso non avrebbe senso. Grazie per la comprensione. Stiamo facendo qualcosa di nuovo. Talmente nuovo che lo scopriamo anche noi ogni giorno. Non metteteci fretta, perché la fretta ha già provocato abbastanza problemi al Pd (do you remember 2007?). postato da civati, 10:00 | link | commenti (80) Vita (e morte) nel Pd
Che ne pensate di queste riflessioni di Ignazio Marino? E della sua eventuale candidatura? Lascio, volutamente, libero il dibattito. postato da civati, 08:28 | link | commenti (88) postato da civati, 08:20 | link | commenti (4) mercoledì, luglio 01, 2009 postato da civati, 18:26 | link | commenti (31) postato da civati, 18:20 | link | commenti (7) Non è il candidato di nessuno
La più bella di oggi è di Bersani. Lui non è il candidato di nessuno. Siamo noi che siamo maliziosi. A presto per ulteriori approfondimenti. P.S.: mi spiegate perché uno dice che è contro gli apparati e ne ha un po' dalla sua parte, e l'altro dice di non avere grandi elettori quando, invece, ne è pieno e ha inaugurato il comitato elettorale ieri con quasi tutti quelli disponibili? Ma perché non si dicono le cose come stanno? postato da civati, 18:19 | link | commenti (31) postato da civati, 16:56 | link | commenti (8) postato da civati, 15:27 | link | commenti (7) postato da civati, 15:10 | link | commenti (3) A proposito di più simpatici
Daniele Marantelli è lapidario: «Non conosco personalmente Debora Serracchiani, ma a lei dico che se il criterio per il quale dovremmo scegliere il candidato è quello della simpatia penso che non avremmo difficoltà ad individuare un candidato fantastico: Roberto Benigni». Il problema è che è meglio Benigni sul serio. P.S.: e a proposito di più simpatici, le battute degli esponenti del Pd contro Debora sono penose. Ci manca anche il senso dell'umorismo. Già. postato da civati, 15:04 | link | commenti (39) Alla ricerca della terza via
Alessandro Turci è perfido. Titola così e fa parlare Bersani e Franceschini. Ascoltateli: anche questo è stato il 'nostro' Lingotto. postato da civati, 15:00 | link | commenti (3) Il mio ticket
C'è, con Mattia Carzaniga, alla Festa democratica di Vimercate. E ci sono anche i Selton. postato da civati, 13:10 | link | commenti (1) C'è tempo (e forse c'è anche il modo)
Per evitare di fare precipitare le cose, rileggo insieme a voi il post di Luca. Quello che scrive lo condivido al 100%. La terza via è possibile, c'è spazio, e ci sono le persone giuste per rappresentarlo. Ce n'erano molte, al Lingotto, sabato scorso. Ce ne sono tante nel resto del Paese. Vi chiedo però di mantenere la calma, proprio quella che non ha avuto Bersani (quando si candidò a febbraio, per capirci) e quella che non ha avuto Franceschini (presentandosi come nuovista assoluto, senza ovviamente potersi liberare dei propri apparati). Cerchiamo di fare la cosa giusta, come ripeto da ore, in solitudine. E per una volta, fidatevi di noi. postato da civati, 12:35 | link | commenti (53) Più simpatico
Debora va con Dario. Bella scoperta/2. Peccato, perché era in testa nel solito sondaggio. postato da civati, 12:13 | link | commenti (22) Le cose, accidenti
L'attaccante del Torino si è sfilato con un lancio di agenzia. Dice che si è sentito solo, perché sono già tutti sistemati. Bella scoperta. Per il resto sono giornate convulse. Tanta irresponsabilità, tanto narcisismo. Molti invitano il vostro affezionatissimo a candidarsi alla segreteria nazionale come se si trattasse di bere un caffè. Altri sostengono senza costrutto questa o quella parte, sulla base di ragionamenti irragionevoli (irragionamenti?). Il panorama è desolante. I nomi degli staff, le indiscrezioni su questo o quel particolare, pochissima politica. C'è chi si chiama fuori, ed è in realtà il primo a fare confusione e a muoversi nell'ombra. C'è chi invita tutti ad essere generosi e sta pensando solo a se stesso. Per quanto mi riguarda, vorrei tenermi lontano da tutto questo. Sto cercando di fare una cosa utile, razionale e trasparente, senza anteporre le mie ragioni personali, che non sono mai state in gioco (avrei potuto farmi cooptare tanti anni fa o anche ieri, per dire, e non incamminarmi su questo sentiero inedito e pericoloso assai). Vorrei spiegare a tutti che non è solo questione di coraggio, ma soprattutto di modestia. Modestia del dibattito, modestia delle persone che ne sono coinvolte, modestia dei progetti politici che le sostengono. E modestia mia personale. Quando qualcuno di una delle due parti sostiene che di là ci sono solo gli apparati, mi viene da piangere: anche di qua ci sono solo gli apparati, se è necessario esprimersi così. E non si può ridurre tutto a uno scontro tra burocrazie. Mentre rispondo a duecento telefonate al giorno che neanche Moggi, mi viene in mente quella vecchia canzone: «Chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai, di giocatori tristi che non hanno vinto mai, e hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro, e adesso ridono dentro ai bar...». E penso che noi abbiamo un vero obiettivo. Quello di ridare senso a questo Partito, prima che il senso (il senno?) questo Partito lo perda del tutto. Abbiamo lanciato una grande raccolta di adesioni per l'11 luglio: si chiama Contiamoci. Vorremmo che fosse promossa in tutti i circoli, in tutte le città del Paese. E magari anche online, con l'adesione al Pd via web. Chi ci sta, si organizzi nelle modalità che preferisce. L'importante è che l'11 luglio ci siano tanti nuovi democratici. Per cambiare. Personalmente, ci conto. Contateci anche voi. postato da civati, 12:00 | link | commenti (30) |