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giovedì, novembre 12, 2009

Per sottrazione

Molti si chiedono e mi chiedono. Adesso dalla terza mozione passerete alla terza corrente? Credo sia il caso di rispondere che la mozione non diventerà una corrente, come abbiamo detto e ripetuto in ogni occasione, se non per sottrazione. Nel senso che gli altri la corrente ce l'hanno, e quindi quelli che rimangono fuori rappresentano la corrente di tutti quelli che non ce l'hanno, appunto. Per il resto, nella terza mozione del Congresso e in molti di noi era presente la consapevolezza che il 25 ottobre la mozione, com'è giusto che fosse (e che sia), non ci sarebbe più stata. Una sorta di "testamento politico" che nulla toglie all'impegno di ciascuno di noi, nelle forme che riterrà più opportune, di tenere vivi argomenti, idee e proposte. E di diffonderli nel Pd, a cominciare da chi ha sostenuto altre mozioni, ma si sente libero di fare lo stesso.

postato da civati, 09:48 | link | commenti (56)
appunti per un partito nuovo

giovedì, novembre 05, 2009

Cose che condivido

In bold. L'articolo è di Tito Boeri, oggi su Repubblica. Assomiglia molto alla mozione che presentammo a luglio...

Il ministro dell’Economia prende tempo sostenendo che non sa cosa può fare, che attende il gettito dello scudo per decidere. La verità è che non sa cosa deve fare, non ha un progetto. Più che i soldi gli mancano le idee. Si limita a reagire alle richieste degli altri che, ovviamente, diventano sempre più pressanti. Per questo è oggi essenziale che ci sia un’opposizione in grado di imporre la propria agenda. Nel vuoto di idee, imporre un’agenda al governo è una missione tutt’altro che impossibile. Lo dimostrano i primissimi passi di Dario Franceschini, quando il neosegretario aveva posto al centro del confronto politico una riforma, quella degli ammortizzatori sociali. Sarà un partito mai nato, ma sicuramente il Pd è un progetto che sta a cuore a molti italiani: lo dimostrano i 3.067.821 cittadini che sono andati a votare il 25 ottobre. Bersani ha vinto in 20 regioni su 20. E’ un risultato non da poco in tempi in cui si levano forti i venti di secessione e i partiti tendono a diventare fragili coordinamenti di partiti locali (chi seguirà l’esempio del Pdl Sicilia?). Bene che il neo-segretario valorizzi questi punti di forza, rassicurando il popolo delle primarie sulla sua intenzione di non tornare indietro, di accettare il principio secondo cui le principali cariche di un partito che ha un’identità nazionale debbano essere messe al vaglio di un elettorato che rappresenta questa identità molto meglio degli iscritti. Basti pensare che gli iscritti al Pd della Campania sono più di quelli di Lombardia, Piemonte e Veneto messi in insieme. Non sarebbe una dichiarazione di rito. Prima del voto Bersani aveva chiesto al popolo delle primarie di limitarsi a confermare il voto degli iscritti, per non creare fratture. Come se gli iscritti non potessero compiere errori nel selezionare i leader! La prima settimana del neosegretario se ne è andata con incontri coi partiti di opposizione. Anche l’agenda della seconda e della terza settimana contemplano molti incontri al vertice, fra cui uno, attesissimo, con Casini. Si parlerà di alleanze, battono le agenzie. Non credevamo che fossero questi i problemi della gente. E speriamo che non sia la composizione dei gruppi parlamentari dopo le ultime dipartite, la presidenza del Copasir dopo l’abbandono di Rutelli, il lavoro di cui si intende occupare prioritariamente il neo-segretario. Bersani è noto perle sue lenzuolate. Bene che questa volta sia più parco. Tre, quattro, cinque, al massimo idee forti, chiare, da lanciare e da ripetere fino alla nausea. Ha ragione a porre al centro di tutto il lavoro perché è li che si investe nella maggiore risorsa del nostro paese, il capitale umano. Ma cosa vuole fare in concreto per facilitare la transizione della nostra struttura produttiva verso i suoi nuovi vantaggi comparati, per proteggere chi perde il lavoro e al contempo accelerare la ristrutturazione dell’industria italiana, per contrastare il precariato facendo sì che si investa di più nella formazione di chi entra oggi nel mercato del lavoro, per spingere verso il nostro paese immigrazione maggiormente qualificata? Bene che prenda posizione, che dica la sua sulle tante proposte da tempo in discussione: il contratto unico a tutele progressive, la riforma degli ammortizzatori sociali, il sistema a punti per l’immigrazione, il visto per gli studenti stranieri. Bene che dica se intende migliorare e al tempo stesso accelerare l’attuazione della riforma-rinvio dell’università del ministro Gelmini. E’ un compito molto difficile fare l’opposizione a un governo populista. Ad essere realistici, responsabili, si rischia di essere scavalcati dalla demagogia. Ne sa qualcosa l’ala sinistra della Cgil superata da Tremonti nel suo inno al posto fisso. Bersani ha detto che il suo Pd si occuperà «dei problemi della gente». Che «occupazione e lavoro» saranno «al centro delle priorità». Bene. Abbiamo vissuto sin qui la crisi con un governo che ha scelto di non scegliere e che ora, pressato dalle parti sociali più che dall’opposizione, dimostra ancor più di non avere alcun disegno di politica economica. Ci sono, comunque, alcuni principi cardine che possono essere affermati anche stando all’opposizione, che fanno bene al Paese e non riducono i consensi. Primo, proprio perché il nostro paese ha bisogno di migliorare il modo con cui utilizza il proprio capitale umano, vanno evitati in tutti i modi i provvedimenti settoriali e selettivi, che avvantaggiano alcune imprese di fatto a svantaggio delle altre. Bene opporsi, dunque, agli incentivi solo per l’auto o agli sgravi solo per le piccole imprese. Ci vogliono misure orizzontali, regole uguali per tutti. Il secondo principio è che i veri tagli alle tasse si fanno con tagli altrettanto veri alle spese. Chi li propone, dunque, ha il dovere di indicare dove troverà le risorse per finanziarli. Tenendo conto che circa due terzi della spesa pubblica in Italia è concentrata in tre voci: autonomie locali, interessi sul debito pubblico, su cui il Governo ha pochissima voce in capitolo, e previdenza. Non è credibile un impeto a tagliare le tasse da parte di chi non ha intenzione né di intervenire sulla previdenza né di sanzionare le amministrazioni inefficienti, e che ha regalato 4 miliardi alla Regione Sicilia dopo che questa aveva aperto una voragine nei conti della sanità. Non lo è nemmeno da parte di chi non prende le distanze da Bassolino, per molti anni Governatore di un’altra Regione gestita malissimo. Bersani ha un’occasione per distanziarsi da queste pratiche: denunci pubblicamente il fatto che il recente accordo fra Stato e Regioni permette che siano gli stessi Governatori responsabili del dissesto a commissariare le Regioni coi conti in rosso! E’ un paradosso che significa rinunciare a sanzionare nell’unico modo possibile, politicamente, le amministrazioni inefficienti. Terzo principio, ci sono tante riforme fondamentali per il Paese che possono essere fatte senza aumentare le spese o tagliare le tasse. Anche solo riordinando il gettito tributario, abbassando le tasse sul lavoro e aumentando quelle sulle attività mobiliari e immobiliari, si può migliorare l’utilizzo del nostro capitale umano.

postato da civati, 15:20 | link | commenti (15)
appunti per un partito nuovo

mercoledì, novembre 04, 2009

Guardando a sinistra

Cerami è giustamente preoccupato, perché questa politica-delle-alleanze a destra e a manca sa di déjà vu (o, forse, meglio, di coazione a ripetere). E perché non è dai dirigenti della stagione precedente che si deve ripartire, ma da una domanda di politica che a sinistra è rimasta senza rappresentanza. D'altra parte, non si può vivere di astrazioni, né si può prendere un esponente della sinistra "a piacere" per risolvere il problema, ma far ripartire un dibattito sul presente e, se si riesce, sul futuro. C'è in Italia e in Europa (anche senza citare gli Usa, perché nel Pd, da qualche giorno, non vanno molto di moda) un'urgenza che ci parla delle nuove generazioni di esclusi, dell'ambiente in modo rinnovato, della società della cultura e dell'intercultura da affrontare e da interpretare. Delle reti e, insomma, di relazioni profondamente trasformate. Di questo, a sinistra, e verso sinistra, si dovrebbe parlare. Politica, non archeologia. Ci proviamo?

postato da civati, 17:59 | link | commenti (12)
appunti per un partito nuovo

domenica, novembre 01, 2009

Non è lui che mi preoccupa

Torno su Rutelli, per l'ultima volta (anche se temo, mentre scrivo, che non lo sarà). Rutelli va via: una questione che attiene più al Lebensraum che a una precisa opzione politica. Cerca visibilità e cerca spazio. Cavoli suoi, per dirla in politichese. E le ragioni che adduce vanno analizzate, proprio perché, a occhio nudo (e senza condizionamenti), non sono convincenti.

Abbiamo posto tre condizioni, sospendendo l’attività della Margherita: niente approdo nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne siamo fuori. Pluralismo politico; ma anziché creare un pensiero originale, si oscilla tra babele culturale e voglia di mettere all’angolo chi dissente. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra.

Per prima cosa, la soluzione europea, benché tardiva (ci hanno messo tre anni, gli strateghi) è alta. E guarda avanti. Il collateralismo a me convince altrettanto poco, infatti, pretendo che il Pd sia autonomo e libero. I pensionati della Cgil (un po' di rispetto, per favore) non sono certo un problema. Anzi. Il problema forse è avere qualche giovane in più, tipo. Quanto al pensiero nuovo, rovescio la questione: che cosa ha detto Rutelli, di nuovo, in questi due anni? Ci vuole Pepe Carvalho per scoprirlo, perché io, che pure ho letto il libro del "già Nostro", e compulso i giornali, fatico molto a capirlo.
La decisione è strumentale, quindi, e lo hanno capito tutti. Anche perché, Rutelli esce dalla porta, ma rischia di rientrare dalla finestra. E voglio vedere le facce di tutti i teorici della famosa politica delle alleanze quando dovranno spiegarci l'opportunità politica di fare un'alleanza del genere. E, soprattutto, vorrò vedere il viso struggente di Rutelli, costretto ad allearsi con quello che lui, gentilmente, chiama Pds.
Detto questo, c'è un problema, segnalato da molti: che il Pd deve essere proprio quella cosa di cui parla, en passant, quasi senza accorgersene, Rutelli. Una forza capace di «creare un pensiero originale». Una propria lettura della società. Capace di rappresentare non solo gli ex (che Rutelli insieme rifiuta e evoca), ma anche quelli che si sono avvicinati negli ultimi tempi, nel nome dell'Ulivo (per capirci) e di quelli che ancora si avvicineranno (nel nome dell'anagrafe, e di una diversa comprensione della storia, per intenderci). I toni militari, che si sentono echeggiare in molte sedi del Pd, e che guardano indietro, a me non piacciono. Non me ne andrò certamente (figuriamoci), ma pretendo da me stesso e da tutti i democratici una cosa molto semplice e molto chiara: non dover dare ragione a Rutelli. Sarebbe molto triste.

postato da civati, 22:18 | link | commenti (28)
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La minoranza del Pd più laico e veloce

Lo aveva già fatto capire, ma il fatto che Michele Serra abbia votato per la mozione Marino mi rincuora. E lo dico benché sappia che il Congresso è finito: quello che ha scritto oggi, per me, è importante, soprattutto per quello che accadrà nei prossimi mesi. Sotto tutti i punti di vista.

Rutelli spiega il suo distacco del PD bersaniano con la "mancanza di discontinuità" rispetto al fu Pci. [...] Più in generale sono in parecchi, anche con le loro migliori intenzioni, a lamentare l'evidente ingombro degli ex Pci (dico i molti milioni di elettori, non solo capi e capetti) nel nuovo partito. Dai neodemocristiani come Rutelli alle frange insofferenti (e opposte a Rutelli) che vorrebbero un Pd più laico e veloce, meno tattico e meno politicante. Avendo votato per Marino e non per Bersani, forse dovrei essere tra quelli che lamentano "la mancanza di discontinuità". Non fosse che mi pare poco sportivo e anche poco intelligente, chiedere agli ex comunisti, che sono di gran lunga la componente più numerosa, nonchè decisiva nel bene e nel male, della sinistra italiana, di sparire e di farsi evanescenti per consentire a Rutelli di sentirsi più a suo agio; o per consentire a Marino di sentirsi maggioranza non essendolo. La storia delle mosche cocchiere è lunga e in genere poco gloriosa. In un partito di massa bisogna sapere accettare di essere minoranza, e di pesare per quello che si conta e per quello che si vale. Marino lo farà. Rutelli no. Ma già lo sapevamo, che i laici sono più tolleranti dei clericali.

postato da civati, 21:50 | link | commenti (4)
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martedì, ottobre 27, 2009

Dove abbiamo sbagliato?

Errare è umano, dare la colpa a un altro ancora di più.

Premesso che sono molto soddisfatto del risultato, che mi pare molto buono, che mi aspettavo i 2,5 milioni e passa, che avevo fatto bene a sostenere («ancora?!» mi chiedeva qualcuno) le primarie, che sapevo che sopra i 2 milioni il dato della mozione terza si sarebbe ridimensionato (per tanti motivi, tra i primi quello della popolarità degli altri due candidati), vorrei parlarvi dei miei errori soprattutto, perché penso che in politica si debba fare così.

In quanto principale promotore della terza mozione, in aggiunta alle altre due, formatesi in tempi precedenti all'apertura della stagione congressuale, devo dire che avrei voluto muovermi in uno schema che avevo chiamato «Chiamparino, Marino, Piombino», aggiungendo - con un simbolo e con la sua forza politica - la battaglia del cosiddetto territorio a quelle che abbiamo poi sviluppato. Lontani da Roma (nel senso del politicismo) e vicino alle persone. Chiamparino si è sfilato e il 'vuoto' in quel campo non abbiamo saputo recuperarlo.

Avrei dovuto esplicitare e dare più visibilità alle nostre proposte sui circoli, che non abbiamo valorizzato abbastanza. E mi dispiace molto, perché il tema di come organizzare il partito è rimasto un problema inevaso.

Avrei dovuto dare maggiore rappresentanza alla pluralità di argomenti che erano contenuti nella nostra mozione, mentre ne è passata la versione caricaturale: la "mozione del testamento biologico" (le responsabilità in questo caso non sono solo nostre, ma pur avendo parlato in ogni intervento di questioni come la legalità, la società dell'integrazione e la sicurezza, il mercato del lavoro, la dignità della politica, mi sono reso conto che tutto questo è 'passato' troppo poco).

Avrei voluto indirizzare di più la nostra campagna, dal punto di vista politico, ma anche geografico (per dir così): ho girato in lungo e in largo, spesso senza una regia precisa. E si paga, in termini di sonno e di voti finali.

Avrei dovuto insistere perché la mozione desse visibilità a un gruppo dirigente esteso e rinnovato, ma ero parte in causa (lanciato nel ticket con Marino, che poi si è parecchio ridimensionato, non mi pareva gentile insistere e non ho insistito per avere più visibilità). Il nostro candidato, però, è parso al grande pubblico molto solo (sempre meglio che male accompagnato, penserà qualcuno...) e questo non gli ha giovato.

Mi sarei dovuto preoccupare di più che la nostra proposta politica non apparisse elitaria, proprio perché la mia storia politica non lo è (vivo in sezione e nelle aule consiliari da troppo tempo, per essere accusato di essere uno snob), ma in molti casi non ci sono riuscito.

Avrei voluto mobilitare di più il partito intorno ad alcune questioni (dall'ambiente alla società multietnica) che sono state riprese troppo poco in questo dibattito congressuale (per me sono invece decisive).

Avrei voluto dare messaggi più chiari in campo economico, e lavorare con più precisione perché il nostro messaggio fosse più popolare (su questo, bisogna ammetterlo, siamo stati surclassati sia da Bersani, sia da Franceschini).

Aggiungete voi critiche e considerazioni, per la serie (già frequentata): «spiegatemi ciò che dico e lo riformulerò meglio».

P.S.: la mia principale soddisfazione? Non avere fatto polemica con nessuno, non avere litigato, come ci chiedevano (e chiedono sempre più) gli elettori. Non è solo un fatto di fair play, è un fatto politico dirimente. Per me. Anche se, senza litigare, si finisce poco sui giornali e non si diventa personaggi. Meglio così.

postato da civati, 16:46 | link | commenti (144)
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Outsourcing, ovvero del Centro-trattino-sinistra

Luca coglie nel segno. In effetti, Rutelli esce (e in molti festeggiano, bisogna dirlo). Il punto però è cosa succede dopo. Perché il fatto che Rutelli esca dalla porta (quella delle due targhe, compresa ancora la targa della Margherita) e rientri dalla finestra (nella nuova alleanza che hanno in mente in tanti), pone uno dei problemi politici fondamentali, quello del centro-sinistra con il trattino (e, magari, come auspica qualcuno, con la maiuscola).

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Quel liberal nordista

L'analisi di Lucia Annunziata. Osservate e leggete con me. Perché è su quello che ora dobbiamo lavorare.

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lunedì, ottobre 26, 2009

Non siamo marziani

La frase di D'Alema, la più gettonata di ieri sera tra i bersaniani (dalemiani, appunto) l'adotto anch'io. Per dire che le nostre proposte non venivano dallo spazio, ma da un'urgenza politica raccolta da decine di migliaia di elettori. Come già con Veltroni e Franceschini, anche con Bersani proseguiremo in questo lavoro costante di costruzione di relazioni all'interno del partito e, soprattutto, nella società. E ci rivolgeremo in particolare ai veri marziani di queste primarie: i giovani, le persone che hanno meno di quarant'anni, che il Pd ha ancora una volta coinvolto troppo poco. Una scelta generazionale, se volete, ma di grande significato politico. Lo faremo qui, sul web, e attraverso campagne e iniziative di qualità, come crediamo siano quelle che abbiamo sempre promosso negli ultimi tempi. Lo faremo «di persona, personalmente», e con il nostro linguaggio, all'insegna di una profonda lealtà verso il partito e verso il nuovo segretario (come abbiamo fatto con i suoi due predecessori). Non siamo marziani, no, non lo siamo.

postato da civati, 08:21 | link | commenti (25)
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domenica, ottobre 25, 2009

Bersani segretario

Due milioni e mezzo. Forse di più. Attendo l'arrivo delle pizze, scommesse in ogni parte d'Italia. Bersani sopra al 50%. Franceschini non rimonta. Entrambi perdono qualcosa rispetto al dato dei circoli. A vantaggio di Marino, che raddoppia (o quasi). Come previsto: grande importanza delle primarie (e che cavoli!) e tendenza degli iscritti rispettata, come ho sempre detto (ad esempio, qui), perché la discrasia tra iscritti ed elettori era soprattutto argomento da ceto politico. Il Bersani (che inizialmente non amava le primarie) tutto sommato conferma il dato ottenuto nei circoli. Franceschini ammette la sconfitta, e non c'è lodo Scalfari che tenga. Ora, però, come sostenevo qualche giorno fa, c'è bisogno di una gestione responsabile. Da parte di tutti. Perché con il 50 e rotti, da soli, non si governa un partito. Complimenti a Bersani, a Franceschini e, si parva licet, a Marino, l'unico che avanza nella società. Un motivo ci sarà.

postato da civati, 23:29 | link | commenti (97)
appunti per un partito nuovo

sabato, ottobre 24, 2009

Le primarie e la comparsa

Paola Caporossi, La comparsa. Perché il partito democratico non è mai nato, Pascal editrice: la storia dei primi mesi del Pd, quando due anni fa si diede avvio al progetto che ancora oggi stiamo mettendo a punto, cercando di definire, di precisare, in alcuni casi di correggere. Aveva già capito tutto, Paola, chiamata a far parte dei (per altro incredibili) 45 saggi che dovevano far nascere il Pd (era la primavera del 2007, qualche secolo fa). In particolare, correte alle pagine 73 e 74. Una sola lista a sostegno del segretario, nessun garantito (come chiedeva Prodi, puntualmente inascoltato dai ‘garantiti’), sì alle preferenze, no alle liste bloccate (il sistema detto del porcellinum), l’importanza di un codice etico per evitare sorprese (leggi: schifezze). «Chi aveva parlato e chi aveva ascoltato: ognuno se ne riandava con le stesse posizioni con cui era arrivato». Era il 2007, se avessimo ascoltato Paola, avremmo risparmiato due anni di tempo ed evitato tante delusioni. Ora, possiamo evitare di rifare gli stessi errori. Possiamo farcela. Iniziando dalla lettura de La comparsa e dalle primarie di domani, richiamando Paola e tanti altri entusiasti del progetto democratico al servizio di una causa comune. Finalmente.

postato da civati, 17:12 | link | commenti (3)
letture, appunti per un partito nuovo

Facedem

Facedem, il primo social network democratico in Italia. Una piattaforma semplice, ispirata a Facebook (ovviamente), in cui raccogliere tutto ciò che c’è di buono nel campo democratico. Proposte, contributi, buone pratiche, idee, campagne. Dal «si può fare» al «fare qualcosa»: perché ciascuno di noi (e tutti insieme) ci si mobiliti. Il metodo, come sempre, è quello di Catarella (quello di Montalbano): "di persona, personalmente". Perché Facedem è un’iniziativa di People, il MoveOn italiano, che parte il 26 (perché la storia non finisce domenica, forse...). Iscrivetevi e partecipate.

postato da civati, 10:26 | link | commenti (6)
appunti per un partito nuovo

Il Pd dovrebbe chiedersi

Qualcuno a luglio se lo è chiesto (riflettendo sui dati, dicendolo anche ai giornali, auspicando interventi). Purtroppo non è stato ascoltato. Né da chi governava il partito, né da chi, poi, ha vinto il Congresso nei circoli. Peccato dover leggere ora articoli come questo:

Il Pd dovrebbe chiedersi, ad esempio, come è possibile che in un solo pomeriggio a Napoli aderiscano in seimila. Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi se è normale che il solo casertano abbia più iscritti dell'intera Lombardia, se non sia curioso che in alcuni comuni alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito erano inferiori al numero delle tessere. Perché la dirigenza del Pd non è intervenuta subito su questo scandalo? Che razza di militanti sono quelli che non vanno a votare, o meglio: vanno a votare solo laddove il loro voto serve? E quel che serve, probabilmente, è il voto alle primarie, soprattutto nella prima ipotesi che fosse accessibile solo ai membri tesserati. Questo è il sospetto sempre più forte, mentre altri fatti sono certezza. Come la morte di Gino Tommasino, consigliere comunale Pd di Castellammare di Stabia, ucciso nel febbraio dell'anno scorso da un commando di cui faceva parte anche un suo compagno di partito. O la presenza al matrimonio della nipote del ex boss Carmine Alfieri del sindaco di Pompei Claudio d'Alessio. L'unica cosa da fare è azzerare tutto. Azzerare le dirigenze, interrompere i processi di selezione in corso, sia per la candidatura alla Regione che per le primarie del Pd, all'occorrenza invalidare i risultati. Non è più pensabile lasciare la politica in mano a chi la svende a interessi criminali o feudali. Non basta più affidare il risanamento di questa situazione all'azione del potere giudiziario. Non basterebbe neppure in un Paese in cui la magistratura non fosse al centro di polemiche e i tempi della giustizia non fossero lunghi come nel nostro. È la politica, solo la politica che deve assumersi la responsabilità dei danni che ha creato. Azzerare e non ricandidare più tutti quei politici divenuti potenti non sulle idee, non su carisma, non sui progetti ma sulle clientele, sul talento di riuscire a spartire posti e quindi ricevere voti.

L'autore è Roberto Saviano.

postato da civati, 10:01 | link | commenti (17)
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Nebbia in Val Padana

Non ho ricordi precedenti alla stagione congressuale del Pd. Potremmo dire che dura da sempre. Gli storici direbbero che è iniziata a febbraio, quando Veltroni si dimise, senza voltarsi indietro e sbattendo la porta, per la quale entrò qualche ora dopo Dario Franceschini, il vice che diventò segretario in poche ore («è cambiato il clima», disse allora). Da allora, le nostre domande non sono cambiate e qualcuno allora si chiedeva già se non fosse il caso di andare tutti a casa. Bersani si era già candidato, anche se eravamo in campagna elettorale (nella fatal Sardegna). Poi è arrivata la primavera, con il discorso di Debora e le Europee, poi l'estate con il lungo tour attraverso il Paese. Oggi fa freddo, a Milano, e l'Eurostar corre attraverso la nebbia della Val Padana. E non è un caso. No, non lo è.

postato da civati, 09:15 | link | commenti (12)
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giovedì, ottobre 22, 2009

Finalmente

La Stampa oggi fa un ottimo servizio sul Pd (e ai suoi elettori). Finalmente un bel confronto tra i tre candidati e le loro idee, mentre a Repubblica stanno cercando ancora di debellare il sistema informatico dal franceschini.exe. Il pezzo di Mario Calabresi, le risposte dei tre candidati, qui il commento di Luca Ricolfi:

Differenze politiche, innanzitutto. Solo Marino è a favore dell’abolizione del valore legale della laurea e punta su una sensibile riduzione delle tasse. E ancora solo Marino ha una posizione netta sul testamento biologico, rigorosamente imperniata sulla volontà del malato. Solo Franceschini dice in modo chiaro ed esplicito che punterebbe su un aumento dei posti in carcere. Solo Marino vorrebbe il salario minimo fissato per legge e uguale su tutto il territorio nazionale, Bersani e Franceschini non lo vorrebbero per legge ma «per via di contratto». Solo Bersani e Franceschini dicono chiaramente che sono contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, e ancora solo Bersani e Franceschini dicono esplicitamente che le intercettazioni non sono troppe. Le differenze sono così tante che viene da chiedersi: ma c’è anche qualcosa su cui i tre candidati alla segreteria del Pd sono d’accordo ? Sì, ma non è moltissimo. Su 12 domande, sono solo due quelle che hanno ricevuto la medesima risposta: sì al voto agli immigrati, no alla separazione delle carriere dei magistrati. Ce ne sono poi altre due, sulle pensioni e sul nucleare, in cui Marino e Franceschini sono d’accordo (sì all'aumento dell’età pensionabile, no assoluto al nucleare), mentre Bersani preferisce aggirare la domanda. Su tutto il resto le opinioni divergono, come il lettore può constatare confrontando le risposte riportate qui accanto. Se avessi a disposizione una sola parola per segnalare le differenze fra i tre candidati li definirei l'ortodosso (Bersani), il liberale (Marino), il tradizionalista (Franceschini).

Da una parte l'ortodosso e il tradizionalista (che si avvicinano, nella definizione ricolfiana), dall'altra il liberale. Ve la ricordate quella rivoluzione liberale di cui tanto si è parlato, a proposito della Sinistra italiana, negli ultimi anni? Ecco, appunto.

postato da civati, 16:11 | link | commenti (21)
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sabato, ottobre 17, 2009

Finalmente

Il confronto. Per chi se lo fosse perso.



Il resto lo trovate qui.

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martedì, ottobre 13, 2009

Vinca il peggiore

Cerchiamo di ridurre l'effetto serra che sta accompagnando questo congresso. Ora lo scontro passa alle liste (qualcuno parlerebbe di «nomenclature»...). Mi batto per ridurre il riscaldamento globale e anche quello democratico. Da mesi siamo impegnati in un percorso infinito, a tappe: gli elettori ci guardano con preoccupazione, i cittadini ci osservano come se si trattasse del National Geographic. Cerchiamo di non ripetere gli errori del passato e di fare una battaglia di idee, senza eccedere nei toni e nelle provocazioni. Parliamo del Paese, non di noi, ve lo chiedo per favore. Non è un «duello», uno «scontro», una «resa dei conti» (sai che conti, tra l'altro): dovrebbe essere solo una discussione, tra persone dello stesso partito. Sembra una gara a chi le spara più grosse. Cerchiamo di essere seri. Perché riusciamo ad essere tristi, con questi comportamenti, ma anche e nello stesso tempo a renderci ridicoli. Un capolavoro.

Per quanto mi riguarda, come sempre, a cada insulto...

postato da civati, 11:03 | link | commenti (32)
appunti per un partito nuovo

sabato, ottobre 10, 2009

Gli intimissimi e le primarie

Quello che ho cercato di dire oggi alla convenzione regionale del Pd lombardo (praticamente deserta: mancavano purtroppo anche tanti sostenitori di quel "partito strutturato" di cui tanto abbiamo parlato, ma che evidentemente poco pratichiamo). Spero che tutti abbiano superato quel non so che di freddezza nei confronti delle primarie che ho sentito molto spesso risuonare negli interventi di queste settimane. Spero che tutti si rendano conto che non dobbiamo rappresentare gli elementi di divisione, ma le idee che abbiamo e gli interlocutori che tutti dobbiamo trovare (con qualche 'truppa' in meno e qualche 'cittadino' in più, per capirci). Spero che il ricambio non sia vissuto come una provocazione, perché c'è un'intera generazione di italiani che deve essere coinvolta dalla politica del nostro Paese, dal momento che quasi tutti i protagonisti del congresso nazionale sono stati tutti idoneati prima del 1990, proprio come i musicisti di cui parlava Ichino [che aveva fatto riferimento al fatto che per i Conservatori, nel senso musicale del termine, non sono più banditi concorsi da quella data]: un fatto culturale prima che anagrafico. Spero che tutti si rendano conto che siamo partiti, noi della terza mozione, come i più radicali protagonisti di questo Congresso e ci siamo spesso trovati a illustrare la mozione Gandhi, mentre altri litigavano e i toni si facevano ogni giorno più polemici. Una mozione evangelica, la nostra, che crede più nel Pd che a se stessa. Spero che tutti si rendano conto che il Nord esce indebolito da un Congresso in cui è soprattutto il Sud a pesare [anche senza citare l'articolo drammatico di Curzio Maltese di ieri sul Venerdì di Repubblica]. Dobbiamo essere presenti. Nei luoghi dove accadono le cose. Rivolgerci alle persone, come ha fatto Obama, nel ringraziare per il premio Nobel che ha ricevuto. Una persona, il politico, che si rivolge a tutti e a uno-a-uno, che li rappresenta tutti insieme e singolarmente. Dobbiamo esserci, nei luoghi dove precipita la globalizzazione, dove c'è la crisi, dove ci sono le opportunità e il merito. Dove c'è un po' di futuro. Le primarie, in Lombardia, hanno un significato particolare, come ha ricordato con estrema chiarezza Vittorio Angiolini. Le elezioni regionali sono alle porte. Noi avevamo chiesto, attraverso Pierfrancesco Majorino, che si facesse una consultazione anche sul candidato a presidente della Regione, lo stesso giorno, il 25 ottobre. Non si può fare, perché non si è voluto, ma ora si devono comunque interpretare le primarie come la prima tappa di questo confronto, come un'occasione per illustrare il nostro progetto, per dare voce alle nostre idee, in un campo che è precedente al dato politico, perché è un fatto prima di tutto (e soprattutto) culturale. Oggi Saramago, sull'Unità così risponde ad una domanda di Pivetta: «Mi permetto solo di ammonire così: non avere fretta, non perdere tempo» [uno slogan perfetto anche per descrivere le vicende del Pd, da due anni a questa parte]. E il ritardo accumulato è già preoccupante. Dobbiamo essere perciò protagonisti noi e far sentire protagonisti i lombardi. Dobbiamo dedicarci a una mobilitazione politica e culturale, su posizioni ambiziose, che è ancora una volta Angiolini a rappresentare con forza e con chiarezza meridiana. Con un richiamo che, prima che alle mozioni, guarda alla Costituzione, che ha ispirato molte delle nostre ultime battaglie in Lombardia, per i diritti civili e quelli materiali degli italiani, per quelli degli stranieri e per una società più giusta per tutti. Usciamo da questo schema da 'intimi' ('intimissimi' verrebbe da dire, aggiungendo un po' di glamour a una riunione in cui è difficile essere entusiasti). E ancor prima di lanciare la nostra sfida politica e quella culturale di cui dicevo, dimostriamo, a noi stessi e agli altri, che ci crediamo. Perché, per essere credibili, bisogna crederci, e metterci tutta la passione di cui siamo ancora capaci. E anche qualcosa in più, in una regione come la nostra, dove il divario è tale da richiedere ben più di una taumaturgica politica delle alleanze. Nelle primarie dobbiamo rivolgerci ai cittadini, elaborando (e in qualche modo 'sperimentando') la nostra proposta politica per le prossime elezioni. Noi lo faremo con il nostro primario (che ci pareva indicato per il tipo di competizione...), che proprio i cittadini e i nostri elettori vuole rappresentare, dimostrando che è possibile forzare i confini della società politica, renderla più inclusiva, più vicina, più comprensibile. Un candidato come i suoi elettori, un messaggio forte, che supera in un colpo solo tutte le distinzioni tra partito e società civile di cui spesso discutiamo. Il 21 marzo è qui. Non vorrei che il 21 marzo ricominciasse quell'autunno che in Lombardia dura da quindici anni. Un autunno così poco democratico.

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sabato, ottobre 03, 2009

Così com'è

Lucida analisi di Felice Meoli e Antonio Valente per Formiche. Il passaggio più critico è il seguente: «Gli elettori del Pd sono in prevalenza uomini, in età avanzata, residenti al centro e nel nord-est (che ricomprende nella categorizzazione europea l’Emilia Romagna), in centri medio-grandi e metropolitani. Sono in prevalenza laureati, con un profilo professionale diversificato, ma composto soprattutto da pensionati, insegnanti e impiegati del pubblico. [...] Probabilmente la parte della popolazione italiana più garantita, che difficilmente riuscirebbe a scegliere l’idea di partito progressista (letteralmente: che sostiene la possibilità del progresso e dellevoluzione della società ed è fautore di riforme che facilitino tale processo) presentata - con un logo verde acido e viola fluorescente - da Ignazio Marino e dai giovani (e meno giovani) di Piombino». Meoli e Valente, così stando le cose e alla lettura dei dati, probabilmente hanno ragione. Il punto, però, è di capire se il Pd vuole accettare una sfida, quella, ad esempio, di raccogliere tra i propri sostenitori le nuove generazioni (prima di tutto) e alcune categorie di persone finora dimenticate o non ancora coinvolte. Paulo maiora canamus, insomma. Se vuole cambiare, almeno in parte, se stesso, il proprio linguaggio, i propri rappresentanti. Se vuole forzare in modo inedito i confini della propria proposta politica. Perché non è solo questione di vocazione maggioritaria, da una parte, o di politica-delle-alleanze, dall'altra. La questione è se vogliamo trasformare la politica del centrosinistra italiano. Perché se rimane così, temo sia anche destinato a perdere. Di questo, a mio parere (che nel partito è minoranza), si tratta.

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sabato, settembre 26, 2009

L'alternativa di Marco

Congresso dei Circoli Aporti e Cittanova a Cremona. Buona la partecipazione: ci sono anche Gian Carlo Corada e Deo Fogliazza (quest'ultimo con la sigla inedita degli "Ulivisti per Bersani"). Ottimo intervento di Gigi Rotelli, mi dicono, perché io arrivo tardi, a causa di una catena di incidenti che bloccano il traffico sull'A1 (tre, come le mozioni). Marco Pezzoni prende la parola dopo la strategica pausa-panino e tira fuori un bel documento contro il nucleare, contro il «neo-centralismo» che impone dall'alto la costruzione delle nuove centrali. Una battaglia da condurre in ragione di «motivi ambientali, di sicurezza e di salute», ma soprattutto «per motivi economici e sociali, in quanto ogni nuova centrale costerà una volta e mezzo il ponte di Messina, sottrarrà risorse finanziarie ai distretti industriali e alla rete delle imprese, creando pochi nuovi posti di lavoro». Pezzoni ha centrato l'argomento: il nucleare è per pochi, l'efficienza energetica e le rinnovabili per tutti. Non so se l'ordine del giorno sia stato votato dall'assemblea, ma è proprio per questo che alcuni di noi si battono contro la svolta (?!) nucleare. E non solo perché Cremona è molto vicina a Caorso, per capirci.

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La giornata di Armando

Congresso del Circolo 3 a Monza. Armando interviene per raccontare la sua giornata di pensionato. Va a comprare il giornale e quasi quasi si mena per un commento su B. Va dal parrucchiere (meridionale, fa notare lui, antico monzese), che ce l'ha con gli stranieri. Al pomeriggio, va a fare la spesa, sente parlare tra loro le cassiere, una dice all'altra: «sono tre ore che devo andare in bagno». Armando, solidale, interviene, dicendole di andare e che è una vergogna non avere il permesso di fare la pipì. La cassiera ringrazia, ma aggiunge: «se penso a tutti quegli statali che non fanno niente dalla mattina alla sera». Armando, con la sua giornata-tipo, ci richiama al vero senso del Congresso del Pd. Quello di andare a discutere con le persone, cercando di interpretare questi luoghi comuni e, dove è necessario, di rovesciarli. Perché noi non dobbiamo misurarci con Bersani o Franceschini o Marino. Dobbiamo misurarci con gli elettori. Giusto. Iniziamo il 25 ottobre, con le nostre primarie. E poi dedichiamoci a loro (di noi abbiamo parlato fin troppo).

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mercoledì, settembre 23, 2009

Le ultime primarie (le ultimarie?)

Torno sul tema che tanto ha fatto dibattere, sulla rete e non solo. I presentatori della mozione di Bersani sostengono che siano gli iscritti a dover scegliere il segretario nazionale: il testo della mozione è molto più sfumato, ma anche lunedì sera, a Milano, ho sentito questo argomento (e lo sento ripetere quasi dappertutto). Se Bersani non è d'accordo, precisi: sarebbe utile a tutti. Altrimenti, devo dedurre che quelle del 25 ottobre saranno le ultime primarie in cui si sceglie il segretario nazionale. Primarie per non farne più, almeno con le finalità che questa volta stiamo praticando. E a me dispiace. Mi pare che ciò dispiaccia sia a Marino, sia a Franceschini e non certo (o, almeno, non solo) per motivi 'elettorali'. Personalmente, vorrei chiarirlo, non ci guadagno proprio nulla. I congressi "dalle mie parti" stanno andando benissimo, e non ho certo motivi di convenienza, ma faccio una riflessione di carattere politico. Quanto all'albo degli iscritti e alla trasparenza, richiamati più volte, mi chiedo soltanto perché non sia stato condannato con la giusta durezza il sistema delle tessere, più volte denunciato da me e tanti altri, nei blog e sui giornali. Perché personalmente all'anagrafe degli iscritti sono molto favorevole, così come a quella delle primarie. Albi pubblici, però, non pre-iscrizioni, che di fatto renderebbero ancora più macchinoso il processo. Anche in questo senso, non è una questione di carattere burocratico, ma di segno squisitamente politico. Ai circoli tengo moltissimo, ne ho parlato diffusamente a Piombino, al Lingotto e nel piccolo libro che ho pubblicato (Nostalgia del futuro): abbiamo anche presentato, insieme a Sergio Gaudio e a tanti altri, l'unico documento organico dedicato ai circoli che sia stato posto all'attenzione della discussione congressuale (per il resto, devo dire, parecchio fumosa sulle modalità con cui 'strutturare' il partito). Vogliamo un partito strutturato e però anche partecipato, in cui i militanti (categoria a cui appartengo da una dozzina d'anni) siano valorizzati, ma per essere - tutti insieme, senza distinzione - al servizio degli elettori e dei cittadini. Preoccupati - tutti insieme, senza distinzioni - dall'idea di farli partecipare, di condividere con loro i destini e le prospettive politiche del partito. Ecco perché sono così importanti anche le primarie per scegliere il segretario e la linea nazionale del partito. La penso così. Chi non è d'accordo, ha le sue motivazioni, ma mi pare che questo sia il fatto politico decisivo delle prossime settimane. Non voglio che siano le ultime primarie: che mi pare anche un ossimoro, dir così, tra l'altro.

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mercoledì, settembre 16, 2009

I circoli, per esempio

Ieri mattina, a Milano nel circolo Pd Milano Centro, con Sergio Gaudio, nell'ambito della proposta politica della terza mozione, abbiamo presentato il primo documento organico dedicato all'organizzazione e alla forma-partito che sia stato presentato nella lunga stagione congressuale del Pd. Il Pd deve essere un laboratorio politico: è necessario un clima di collaborazione tra la base e il gruppo dirigente, basato sul concetto di relazione e non di gerarchia. Per fare ciò è necessario uno scambio di informazioni tra i circoli, delle buone pratiche da condividere su tutto il territorio nazionale, all’insegna del progetto dei Circoli virtuosi. I circoli devono essere informati e (contro)informati con una puntuale rassegna del materiale prodotto dal partito, banche dati e informazioni di riferimento, raccolte in archivio e messe a disposizione di iscritti ed elettori, sui principali temi di informazione politica. Decisiva è la programmazione annuale delle attività in rapporto agli iscritti e attraverso la quale il lavoro dei circoli andrà valutato. Inoltre l'autonomia finanziaria dei circoli sarà sostenuta da una forte partecipazione ai rimborsi elettorali. Per quanto riguarda gli strumenti, è necessario che circoli e rete web siano complementari, come già avviene per il sito Scelgomarino.info che sta organizzando la campagna congressuale della mozione: un software semplice e innovativo che potrebbe essere immediatamente esteso alla rete dei circoli del Pd. Il Partito per essere strutturato deve essere partecipato, attraverso un regolamento di attuazione dell'art. 28 dello Statuto - che prevede consultazioni referendarie periodiche degli iscritti sui temi di rilevanza politica nazionale e locale - e una Carta della partecipazione, che abbiamo voluto associare alla nostra proposta. Un Partito Democratico che sia strutturato, partecipato, aperto, che si misuri con gli aderenti e gli elettori, autonomo economicamente, pronto al ricambio e alla mobilitazione. Un partito, quindi, a misura di elettore. Qui la proposta, qui la sintesi.

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lunedì, settembre 14, 2009

E il Grande Pd?

Come sempre, è scontro tra Grande Nord e Grande Centro. Resta solo da capire cosa succede al Pd (non solo, quindi, quello che succede nel Pd, per capirci). Perché, mentre noi celebriamo il Congresso più lungo di tutti i tempi, alcuni (i soliti) si smarcano e altri (i soliti/2) aspettano di farlo tra qualche giorno: tira aria di pentapartito più che di bipolarismo e colpisce il silenzio del Pd, la sua incapacità di imporre un disegno alternativo. Pare che si finirà con Casini e Montezemolo e che questo vada tutto sommato bene all'attuale gruppo dirigente, impegnato nell'ormai tradizionale lavoro di "fondazione di fondazioni". La creazione di un grande partito del centrosinistra passa in secondo piano ed esce dall'agenda politica del nostro Paese: sarebbe forse il caso di parlarne, no?

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giovedì, settembre 10, 2009

Una cosa facile facile

Mi scrive Antonio dalla Bolognina, e mi propone una cosa facile facile, in attesa del pacchetto circoli che stiamo per promuovere a livello nazionale (la famosa "quadratura dei circoli" di cui parliamo da tanto tempo).
Il Pd dovrebbe utilizzare al meglio le sue sedi, tenendo presente che esse rappresentano un patrimonio politico enorme non utilizzato. I circoli, nella stragrande maggioranza, restano aperti per uno o due giorni alla settimana e per il resto del tempo rimangono chiusi, spazi inutilizzati dalle persone e dalla politica. Le sedi dovrebbero avere invece un reale contatto con il territorio, dovrebbero restare aperte il più possibile e dovrebbero rappresentare un punto di aggregazione in cui varie realtà del territorio si incontrano liberamente, e non solo durante le iniziative pubbliche. A tal fine si potrebbe mettere a disposizione delle associazioni di volontariato, che si occupano di solidarietà, presenti nel territorio, lo spazio fisico delle nostre sedi, ovviamente nei giorni e negli orari in cui gli spazi rimarrebbero inutilizzati. L’utilizzo degli spazi potrebbe esser concesso con un contratto di comodato gratuito di durata annuale, specificando giorni e orari di utilizzo, così da ottimizzare gli spazi e contribuire alla crescita di tutti coloro che ne usufruiscono. Le somme da richiedere a titolo di concorso spese dovrebbero essere solo i costi aggiuntivi reali determinati dalla presenza dell’associazione, quali riscaldamento, pulizie etc.; ciò consentirebbe alle associazioni di pagare cifre bassissime ed accessibili a tutti (penso ai giovani) per usufruire di uno spazio, mentre le sedi non sopporterebbero alcun costo aggiuntivo rispetto a quelli già esistenti. Le sedi diventerebbero così un luogo che è aperto e frequentato tutti i giorni, un punto di riferimento per il territorio ed anche un centro che produce cultura, oltre che un luogo dove si fa politica. Ogni sede dovrebbe, inoltre, predisporre un indirizzario di tutte le associazioni di volontariato che operano nel territorio, al fine di creare un coordinamento e momenti di incontro su problemi comuni relativi, appunto, al territorio; sarebbe infine possibile pensare a gemellaggi con altri circoli, di territori diversi, per scambiare progettualità e per approfondire problemi di altre realtà territoriali.
Il Circolo Bolognina Centro ha già sperimentato questa modalità di utilizzo della sede con risultati positivi.

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domenica, settembre 06, 2009

L'errore di Dario

Dario Franceschini risponde alla proposta del vostro affezionatissimo ricordando che i tre candidati si confronteranno l'11 ottobre e che non è necessario incontrarsi prima. Non ci volevo credere, quando l'ho saputo, perché stimo Franceschini e non mi sarei mai aspettato una risposta così sbagliata e, dal momento che Dario è segretario nazionale in carica, assai poco 'generosa'. Per prima cosa, non è vero quanto dice Franceschini: l'11 ottobre, alla fine della prima fase congressuale, i tre candidati parleranno uno per ciascuno, senza confrontarsi. In secondo luogo, l'11 ottobre è quasi una provocazione, perché è con tutta evidenza troppo tardi (un 'confronto' a giochi fatti, insomma). Infine, segnalo a Dario Franceschini che tutti i dirigenti del Pd si stanno confrontando, in incontri a 'tre', in ogni Festa, in ogni Federazione e in ogni circolo del Paese. Non capisco perché quello che vale per tutti non debba valere per i tre candidati (a Livorno, per dirne solo una, ho dovuto presentare il mio libro con il contributo, chiamiamolo così, degli esponenti delle altre due mozioni, perché da solo non era concepibile che lo presentassi: per la par condicio ho chiesto agli altri di pubblicarne uno...). Trovo sbagliato che proprio il segretario nazionale non comprenda l'importanza di un confronto che, proprio perché è un confronto e non una messinscena, si deve svolgere prima che si siano svolti tutti i congressi nei circoli. Proprio da chi si appella in continuazione all'unità del partito, mi aspettavo che questa unità la si volesse anche praticare, soprattutto se l'invito è costruttivo e disinteressato come quello che avanzavo. Una piazza a Firenze, una domenica di settembre, poteva essere il passaggio qualificante della nostra campagna congressuale, in cui confrontare le tre diverse posizioni, i tre diversi approcci, le tre diverse personalità in campo, in un partito che - come ci ricorda lo stesso Franceschini ogni volta che può - dopo il 25 ottobre dovrà essere unito e collaborativo. Peccato non lo possa essere anche prima. Per quanto mi riguarda, continuerò a sollecitare questo momento di confronto, augurandomi che - dopo Marino, che ha raccolto e rilanciato - anche Bersani intenda dire qualcosa. Perché fa un po' sorridere che poi, nelle varie campagne elettorali, noi si stigmatizzi chi non accetta il confronto. Questione di credibilità, diciamo di solito. Evidentemente quello che vale 'fuori', non vale 'dentro'. Peccato, davvero (che abbreviato, poi, sarebbe: Pd). P.S.: siccome delle mie proposte si parla solo sulla rete, perché i giornali (che pure difenderemo fino alla fine) parlano solo dei 'soliti', chiedo gentilmente a chi è d'accordo di riprendere il messaggio dove può.

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sabato, settembre 05, 2009

A Firenze, una piazza per un Congresso sincero

Questa mattina ho avanzato una proposta, per rilanciare il dibattito congressuale, che per ora non ha mai visto confrontarsi direttamente i tre candidati (se non al Lingotto, il 27 giugno scorso, prima dell'avvio della campagna congressuale, e all'Aquila, dove fu il vostro affezionatissimo a rappresentare la terza mozione in occasione del g1000 promosso da Michele Fina). Così la riporta l'Ansa: «Un confronto diretto tra i candidati alla segreteria del Pd, Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino a Firenze il 20 settembre. È la proposta del 'piombino' Giuseppe Civati, fatta nel suo intervento all'Assemblea dei Mille in corso oggi a Roma. Civati propone «un confronto sincero tra tre candidati alla segreteria dello stesso partito, che si sono confrontati solo al Lingotto il 27 giugno scorso, prima dell'avvio della campagna congressuale in una piazza cittadina, non metaforica, ospiti di un sindaco giovane e innovativo, in una domenica di settembre». «Una proposta - aggiunge - per far crescere in qualità il dibattito e aprirlo all'interlocuzione con il Paese, lontani dal politicismo che ancora ci affligge».

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domenica, giugno 28, 2009

La soluzione che ancora non c'è (sottolineato ancora)

A proposito del Congresso del Pd, abbiamo detto e ripetuto che intendevamo partire dalle cose e non dalle persone e che vi avremmo aggiornato strada facendo sull'evoluzione delle cose (e, conseguentemente, delle persone). Ora, ieri al Lingotto l'opinione largamente maggioritaria che è emersa è che nessuno dei due candidati in campo sia, di per sé e così come si sono presentati, la soluzione. Quasi tutti quelli che sono intervenuti (più di mille nel corso della giornata da più di cinquanta province) pensano che ci voglia qualcosa di diverso dalla cooptazione, che si debba ripartire dai territori, che si debba evitare di farsi coinvolgere dai cosiddetti apparati (che fa anche un po' paura, come espressione), e che prima di vedere quelle che Bersani chiama piattaforme ("petrolifere?" potrebbe pensare qualcuno, memore della sua sensibilità ambientale), non si possa decidere nulla o quasi. E che però si debba evitare qualsiasi velleitarismo (anche nella forma aurea del narcisismo, che ha già mietuto parecchie vittime), confrontarsi con la realtà, conservare un po' di modestia (il contrario della mediatizzazione a cui siamo stati sottoposti tutti, chi più, chi meno) e avanzare una proposta razionale. E, ancora, che si debba allargare lo spettro, sapere che all'interno della galassia del Pd siamo parziali e che non dobbiamo cercare conforto tra di noi, ma da parte dei cittadini italiani. Posso dire che nelle prossime ore cercherò di non derogare a queste indicazioni e a questi principi che sento miei e che voglio condividere con voi. Per ora, posso dirvi che le cose che sono state dette ieri (lo so, sono intervenuti troppi parlamentari, avete ragione e me ne scuso a nome di tutti), sono già diventate patrimonio del Pd o di quella parte del Pd che è curiosa e disponibile a mettersi in gioco. E che il nostro lavoro non si ferma qui, perché a parte la delicatissima questione della candidatura, proseguiremo all'Aquila, sabato 4 luglio, insieme a Michele Fina, che ieri ha aperto la nostra assemblea, e che il sabato successivo (l'11 luglio) chiediamo a tutti di 'contarsi': ovvero di prendere la tessera del Pd e di organizzare, nel proprio circolo e nella propria città, un momento di promozione dell'adesione al partito. Passaggio essenziale per estendere la base elettorale del Congresso e per dare il segnale di un partito che vuole investire prima di tutto su se stesso. Non lo ha mai fatto, se ci pensate bene. Ecco, è il momento di fare anche questo.

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sabato, giugno 20, 2009

Per la nostra strada

Al Lingotto saremo tantissimi. Questa, ormai, è una certezza. Ricordo a tutti che l'ingresso è libero (in tutti i sensi) e che chi non si fosse ancora 'prenotato' può farlo scrivendo a piombinidemocratici@gmail.com. Il Pd sarà l'ospite d'onore della giornata e sarà accolto da tutti quelli che ancora credono in un progetto messo a dura prova nei suoi primi due anni di vita. Alla mattina parleremo di congresso e di partito, nel pomeriggio della proposta politica e programmatica che vogliamo avanzare (nel mio piccolissimo ho cercato di tratteggiarla scrivendo le pagine di Nostalgia del futuro, ma tanti altri - e migliori - contributi stanno arrivando). Quanto alle vicende dei nomi che tanto solleticano l'interesse dei colleghi e del sistema dell'informazione (sia i primi, sia il secondo stanno offrendo il peggio di sé), per noi è un fatto secondario (seconDario?). Vogliamo capire chi è in campo, per fare che cosa, con quale idea di partito. E, se mi è concesso, con quale stile e con quali modalità, perché dentro di me penso che sono molto arrabbiato e, con Dante, potrei dire, a proposito della «bella» politica che «mi fu tolta», che soprattutto «il modo ancor m'offende». Questo perenne farsi del male, questa stupidità del darsi contro senza avere quasi nulla da dire, quel far nomi di persone perché non si sa che nome dare alle cose. «El mundo era tan reciente, que muchas cosas carecían de nombre, y para mencionarlas había que señalarlas con el dedo», scrive Marquez all'inizio di Cent'anni di solitudine. Dobbiamo sapere indicare le cose e dare loro un nome, non preoccuparci esclusivamente delle persone, perché - se posso esprimermi così - "mi sono rotto i cognomi". Noi andremo per la nostra strada, quel sentiero difficile su cui ha viaggiato la nostra carovana, verso quella piazza politica a cui tanti aspirano da troppo tempo. Una politica rinnovata nelle parole, nelle scelte, nel metodo. Una politica fatta di qualità, di trasparenza e, soprattutto, di coraggio. In Italia non c'è. E tutti noi sappiamo quanto ci vorrebbe.

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mercoledì, giugno 17, 2009

Le domande da farsi

Biagio de Giovanni, nel suo A destra tutta (Marsilio), pone alcune domande che forse dovremmo prendere in considerazione: «Quale funzione nazionale si dà il partito democratico? In quale nuovo tessuto istituzionale intende interpretare la democrazia italiana? Quali alleanze intende promuovere? Come si intende rispondere alla nuova subordinazione del Mezzogiorno che sta nell'anima più forte del centrodestra? Quale difesa attiva dell'unità dello Stato nell'eventuale quadro federale? Quali proposte per il rinnovamento dello Stato sociale? Per dei princìpi contrattuali in vista di un nuovo spirito del lavoro e dell'impresa? Quali proposte sul rapporto fra giustizia e politica, tema determinante per il futuro del paese? E fra sicurezza e libertà? Quale visione sui grandi problemi della vita etico-biologica che sono entrati di prepotenza nell'agenda politica e di cui nel Pd si teme anche solo di parlare? Quale rappresentazione di una irrinunciabile laicità? Quale idea dell'Europa in cui tornano con prepotenza gli stati sovrani, che non ripeta semplicemente i moduli veteroeuropeisti, e che sappia rispondere al problematico ma significativo punto di vista del centrodestra?». A queste domande, si parva licet, ne aggiungerei qualche altra: «Quale idea della società della convivenza? Quali diritti civili riconoscere alla società? Quale riforma della politica e delle sue strutture? Quale politica delle entrate (leggi: fisco) e quale politica di contenimento e riduzione della spesa pubblica? Quale sostegno all'innovazione? Quale apertura del sistema contro le caste e le corporazioni?». Ecco, il Congresso del Pd si dovrebbe fare così, con qualche domanda e una ricerca aperta e libera, ma anche di sinistra per trovare soluzioni e risposte credibili e di lungo corso. Chissà se qualcuno vorrà adottare questo metodo. E voi che domande fareste al Pd e a voi stessi?

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lunedì, giugno 15, 2009

Coerente

Zingaretti, presunto candidato alla segreteria nazionale, si sfila, dicendo cose in cui mi riconosco totalmente: «Ora c'è un'altra opportunità ma la politica almeno per me continua a non essere carriera ma servizio e coerenza. Non sarò candidato - prosegue - ma sarò presente e attivo, ancora con maggiore libertà nel congresso per favorire l'aggregazione, lo sviluppo di un pensiero nuovo, oltre le vecchie storie politiche che hanno fondato il Pd. Nuove generazioni nel Pd provenienti da storie le più diverse ci sono ma sono deboli perché frantumate e divise in mille municipalismi e solitudini. Questo le rende vulnerabili a ogni sorta di strumentalizzazione ma soprattutto inermi e deboli rispetto alle domande che abbiamo davanti e alle quali nessuno sembra saper dare risposta: cosa è diventata l'Italia? qual è la nostra ricetta? Come ridefinire un nuovo e attuale patto sociale che riunisca il Paese? Come strutturare un partito moderno che non sia una confederazione di correnti e interessi privati?».

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mercoledì, maggio 27, 2009

Salvate il soldato Sergio (Franceschini nel 'male')

Il caso Cofferati continua a far parlare di sé. Ho già detto che non lo voterò e mi sorprende che Dario Franceschini abbia dovuto mandare una lettera ai segretari di Federazione per sollecitare il voto a Cofferati. La cosa assurda è rappresentata dalle ultime due righe. Il mio segretario provinciale, Enrico Brambilla, che è persona perbene, se n'è già lamentato. Osservate e leggete con me. Il tono è stupidamente minaccioso. Per quanto mi riguarda, sono davvero un po' stanco di questi metodi: se si vuole che il capolista sia rappresentativo, si sceglie in modo partecipativo una figura che piaccia al maggior numero delle persone che poi lo dovranno sostenere (e non mi pare che né Cofferati, né Berlinguer, per altro, rispondano a questo criterio, ma se lo dici sembri antipatico). Faccio tra l'altro notare che in Lombardia si sapeva da tempo che la candidatura di Cofferati non fosse proprio amatissima. E non ero io a dirlo, ma alcuni vertici (verticissimi!) del Pd a livello milanese.

A proposito della figura del capolista e di Cofferati, Franceschini scrive, infatti:

Il suo risultato elettorale è, quindi, una responsabilità comune, che deve coinvolgere ogni struttura, ogni circolo del PD. E’ perciò necessario che in tutto il materiale elettorale compaia l’indicazione di voto per il capolista e che egli sia fortemente supportato in iniziative, incontri e in ogni momento della comunicazione politica di questa campagna elettorale. Ti chiedo di informare ogni livello comunale che poi analizzeremo insieme il risultato dei capilista nei loro territori.

L'8 giugno, la resa dei conti. Si rendono conto (appunto) che i toni sono sbagliati? Risponditore automatico: no.

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venerdì, maggio 22, 2009

Attenzione

I sondaggi migliorano, le tinte delle previsioni si fanno meno fosche, il Pd dovrebbe salvarsi in corner alle Europee e tenere alle Amministrative. Il punto è che andrà poca gente a votare, perché la disaffezione, da una parte, e l'assuefazione, dall'altra, sono cresciute moltissimo tra i cittadini, nell'anno che è passato dalle elezioni politiche ad oggi. Mancano esattamente due settimane alla fine della campagna elettorale ed è del tutto evidente che farà un buon risultato e forse vincerà chi saprà mobilitare i propri elettori. Con la bassa affluenza, che è in ogni caso un problema politico che dovremo affrontare, sono alti i margini di miglioramento: e chiedo a tutti voi di fare il possibile perché questo insperato recupero avvenga. Soprattutto per le nostre amministrazioni, per il voto locale, per mantenere le posizioni dove governiamo e per vincere dove siamo più in difficoltà. So che serpeggia la voglia di mandare un segnale al gruppo dirigente, so che qualcuno caldeggia il "tanto peggio, tanto meglio", ma mi permetto di insistere: l'unico segnale che manderemmo, se così facessimo, sarebbe quello di consegnare alla destra un altro pezzo di Paese. E il "tanto peggio" lo stiamo già vedendo all'opera (e al governo) dal 14 aprile dello scorso anno. Andiamo a votare e votiamo per il Pd e per i candidati del centrosinistra. E convinciamo anche i nostri amici a fare lo stesso. In alcuni casi, come nel mio, a Monza e in Brianza, ne vale la pena.

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martedì, maggio 12, 2009

i Mille e i Piombini

iMille ospitano sul loro web il documento dei Piombini. Siccome non siamo una corrente (né un gorgo), non abbiamo un 'nostro' sito internet. E mai lo avremo: perché ci piacciono le piattaforme aperte, anche sul web (e qualcuno sta lavorando per produrne una). Il documento è un punto di partenza e non un punto di arrivo. Lo dico per i criticoni e per quelli che Benni chiamava «tennici da bar». Le obiezioni e le critiche sono le benvenute. Perché non abbiamo nulla da perdere, né posizioni da difendere, ma solo idee da condividere.

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I Piombini al Lingotto: la scelta della data

Qualcuno ha pensato che scegliendo il 27 giugno, come data per tornare al Lingotto, volessimo celebrare il secondo anniversario del discorso di Veltroni (perché Walter parlò a Torino proprio il 27 giugno di due anni fa). In realtà la scelta della data è stata determinata da una ragione di mera opportunità: non intendevamo sovrapporre la discussione sul partito e sul congresso all'impegno di tutti noi per un ottimo risultato elettorale. Il 27 è semplicemente il primo sabato 'utile' per noi e per una discussione serena. La coincidenza, però, è significativa, dal punto di vista politico, e non lo neghiamo. Allora si disse che si voleva voltare pagina. Poi non lo si fece: forse il libro che stavamo leggendo era ancora intonso o, forse, incollato. In ogni caso, quel giorno più non vi leggemmo avante. E, forse, due anni dopo, è venuto il momento di provarci.

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Se i Piombini diventano un Lingotto

Dopo i discorsi sul metodo sviluppati nel corso della tre giorni di un mese fa, di cui si è discusso ieri, a Roma, presso la sede di via S. Andrea delle Fratte (e delle Targhe: le hanno cambiate di nuovo...), i Piombini democratici (in breve: Pd) lanciano il prossimo appuntamento: il 27 giugno ci vedremo al Lingotto di Torino – proprio là dove tutta questa storia ha avuto inizio – per una grande assemblea democratica nella quale si discutano le modalità del Congresso prossimo venturo. Una sorta di piccolo «congresso per il Congresso», insomma, strutturato attraverso una call for papers, per discutere di come vogliamo interpretare la prossima stagione del Pd, quali strumenti vogliamo adottare, quali regole vogliamo darci perché il Congresso diventi, attraverso la partecipazione di tutti i suoi iscritti e dei cittadini che vorranno prendervi parte, un grande momento politico e culturale, una grande occasione per costruire finalmente il Pd (dal punto di vista organizzativo, prima di tutto). Un modo per rendere il Congresso straordinario, rivoluzionario e fondativo. Una discussione che parte fin d’ora, attraverso il coinvolgimento dei circoli e dei singoli democratici che vorranno inviare il loro contributo (a questo proposito, è il caso di utilizzare la casella dei Piombini: piombinidemocratici@gmail.com). Una discussione che al Lingotto non sarà riservata ai giovani con tre 'g', né concepita in termini correntizi (anzi), ma sarà articolata attraverso il confronto con chi vorrà (se loro si scelgono i successori, insomma, noi ci scegliamo i predecessori, come voleva Borges). Il Lingotto, quindi, non come luogo in cui (semplicemente) ritornare, ma come termine da cui ripartire, cercando di non sbagliare strada direttamente all’uscita, com’è successo la prima volta. Perché lì, sulla destra, in via Nizza, c’è un tunnel da non prendere…

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sabato, maggio 02, 2009

Faccio una proposta

D'Alema si candidi alla segreteria del partito. Ormai, dichiara su tutto, interviene su qualsiasi argomento, ha il piglio di chi indica la direzione politica come non gli capitava da quando era a Palazzo Chigi. Passati i sessant'anni, ha scoperto una seconda giovinezza e ha dichiarato di avere le energie per tornare a fare politica au grand jour. Forse si è stancato anche lui di fare battute del tipo: non ho incarichi di partito, sono a disposizione se il partito me lo chiede, sono un semplice deputato. Ora, parla di alleanze, e gira voce che sia una strategia che condivide con Franco Marini. Come nell'annata 1994-1995, quando s'inventò l'Ulivo. Ora il 'moderato' a cui guardare è Casini e la sua Udc (addirittura qualcuno parla di Casini candidato premier: il vero Obama italiano, sic). Lo schema è sempre quello, però, l'unico che evidentemente si conosce e che si tenta di presentare agli elettori. Lo dice, D'Alema, e lo ripete, ogni volta che può. Non sono d'accordo: le alleanze si dovranno misurare con il nuovo sistema elettorale, non certo con il porcellum attuale, che, per come è congegnato, inviterebbe ad allearsi pure con il diavolo (sempre che il diavolo, tra l'altro, sia disponibile). Ed è chiaro che si debba fare prima del 2013, come D'Alema ha sostenuto più volte, ma con giudizio e sapendo che prima c'è qualcosa da dire su quello che sarà il Pd. Un partito che D'Alema dovrebbe candidarsi a dirigere, perché è un leader credibile, perché è finita l'epoca degli alibi. E da quel 1994 di anni ne sono passati 15.

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mercoledì, aprile 22, 2009

Il futuro leader del Pd

C'è chi dice di averlo visto (l'articolo è di ieri, ma è online da poche ore).

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E ora

Ascoltatemi bene. Le liste per le Europee non sono fenomenali. La 'cucina' è stata lunga e faticosa e i segnali del famoso change molto pochi: diciamo uno per circoscrizione. Ora, però, i candidati e le liste, finalmente, ci sono. Anche la campagna di comunicazione lascia un po' a desiderare e siamo tutto d'accordo. Però, ora, c'è la campagna elettorale. E il Pd deve fare un buon risultato: alle Europee, s'intende, ma anche (e soprattutto) alle Amministrative. Chi auspica il "tanto peggio, tanto meglio" sbaglia e sbaglia di grosso. Chi vuole congressualizzare (si potrà dire?) le elezioni, si qualifica da solo (e qualifica la propria proposta politica). Chi pensa ad una conta, si troverà qualche sorpresa. Sono il primo a dire che l'8 giugno, o il 22, il giorno dopo i ballottaggi, deve aprirsi la stagione congressuale. E bisogna farlo senza prese in giro. Fino al weekend del voto, però, dovremo occuparci di lavorare per il partito. Anche se questo volesse dire che ci teniamo Franceschini per l'eternità. E' un fatto di ordine squisitamente politico, con qualche sfumatura morale. E bisogna essere conformisti nelle poche occasioni in cui il conformismo serve, perché si tratta, almeno in questo caso, di un conformismo che conserva, mi pare di poter dire, una sua dignità critica e una sua molto utilitaristica (l'utile di tutti, non quello di pochi, ovviamente) ragionevolezza. Chi in questi giorni, tra un nuovo libro e una nuova fondazione, vorrà sparigliare, si comporta come quei giocatori che rompono lo spogliatoio. O come quei partner che passano la vita a mettere in discussione la coppia. Ci vuole molto cuore, un po' di gambe e anche un pezzettino di fegato, con questo Pd. Ma anche quest'anno vale la pena votarlo, non solo per evitare la dispersione dei voti: ne vale la pena per una precisa scelta di ordine politico. Quella di tornare a essere presenti sulla scena politica italiana nei prossimi mesi. Per quanto mi riguarda, ho una riunione tra qualche minuto, alle 8.30 (ora brianzola). E voi?

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lunedì, aprile 20, 2009

Ho visto 'cose' (piombini approfonditi)

Io ne ho viste di cose che voi democratici non potreste immaginarvi. Ho visto correnti in fiamme al largo dei bastioni di Piombino. E ho visto i raggi B (nel senso che sapete) balenare nel buio vicino alle porte del Borgo degli Olivi (così si chiamava la struttura che ci ospitava). E tutti quei momenti non andranno perduti, anche se pioveva. E', insomma, tempo di partire. E, come in quel monologo (che era improvvisato, come sanno gli esperti), tutto è successo senza che vi fosse predeterminazione. Ho visto persone che non si conoscevano discutere liberamente. Ho visto amici e compagni parlare dei problemi del Paese (prima ancora che di quelli del Pd), partendo dalle domande e non dalle risposte già frequentate in passato. Ho visto una generazione fare politica in modo molto maturo (altro che gggiovani), partendo prima di tutto dai propri limiti. Responsabilizzati e seri, ossessionati dall'apertura di questo piccolo gruppo, preoccupati dai doveri di rappresentanza, consci di una sovraesposizione mediatica che, a volte, fa più male che bene. Ho visto proposte concrete e dettagliate, ma solo abbozzate e da precisare con il contributo delle tante persone che, come noi, si aspettano qualcosa. A Epinay, Mitterand aveva adottato lo slogan: «Cambiare la vita». A noi, quelli di Piombino, basterebbe cambiare (un po') la politica italiana. Non per arrivare a Roma, ma per dare qualche risposta a Monza e a Udine, a Firenze e a Rimini, a Ravenna e a Genova. Perché il nostro arrivismo, di cui tanti ci accusano, è soltanto quello di voler vedere arrivare il Pd da qualche parte, in un percorso che lo porti, se è possibile, ad incontrare la società italiana. Piombino è stato un 'luogo', ora quel luogo si chiama congresso. E lo vogliamo celebrare a ottobre (parlo dell'ottobre di quest'anno e spero sia chiaro a tutti). Il mese più indicato per pensare a una (piccola) rivoluzione.

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domenica, aprile 19, 2009

L'era solare (altri piombini)

Mentre D'Alema "era glaciale" alla trasmissione di Daria Bignardi, cinquanta democratici quasi anonimi si ritrovavano a Piombino. Nonostante il tempo pessimo e qualche rovescio (non solo elettorale), il clima era ottimo, disteso, propositivo. Venerdì ci siamo presentati gli uni con gli altri, sabato abbiamo discusso tutto il giorno, oggi abbiamo tirato le somme di un lavoro che è solo all'inizio, alla ricerca di un Pd che finalmente ci sia, perché per ora c'è stato poco e si è perso parecchio per strada. Più domande che risposte, più appunti che conclusioni: il percorso è molto lungo e complicato e non abbiamo la presunzione di avere tutte le soluzioni in tasca. Sappiamo, però, di avere un punto di vista molto diverso da altri non solo e non tanto sul partito, ma soprattutto sulla politica e sulle sue modalità di relazione con i cittadini. Sulle questioni della contemporaneità e sulla battaglia culturale da aprire contro il berlusconismo imperante. Sulla necessità di rompere lo schema e di cambiare registro, quello stesso registro frequentato da anni (per me, da sempre) dai soliti protagonisti. Non ricambio generazionale, dunque, ma ricambio politico e massima apertura al confronto e alla discussione. Senza correnti, senza pregiudizi: a Piombino erano invitati i contestatori e i protestatari, ma anche i membri della segreteria nazionale. E sembrava quasi di stare in quel Pd che ci hanno raccontato e che poi non abbiamo quasi mai visto tradotto in pratica. Sono stati giorni intensi, e un post non è sufficiente per darne una descrizione fedele e per documentare il lavoro che è stato fatto. Per ora vi basti sapere che, per un attimo, abbiamo pensato che il periodo della lunga glaciazione stesse per concludersi. E che qualcosa di nuovo, di più caldo e solare, si affacci all'orizzonte. (segue)

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lunedì, aprile 13, 2009

Se fossi segretario del Pd

Leggevo la riflessione di Andrea e pensavo a cosa avrei fatto io se fossimo stati al posto dell'attuale gruppo dirigente. Innanzitutto, avrei puntato su candidature senza macchia e senza paura, che muovessero dal territorio e dall'esperienza di tanti anni di buona politica (perché ci siamo dimenticati che il Pd è apprezzato soprattutto a livello locale e proprio a livello locale annovera le sue figure più spendibili?). Avrei poi gestito molto meglio alcune vicende, soprattutto nei riguardi dei capilista (il cui senso ancora mi sfugge, da Cofferati a Bettini, da D'Antoni a Bianco). Forse avrei chiesto alle personalità più credibili a livello europeo, a cominciare da Emma Bonino (che abbiamo 'mollato' troppo presto, quasi subito), di farci un pensierino, per dare l'idea (che non sta dando nessuno, per la verità) che l'Europa sia una cosa seria e che a partire da queste elezioni avremmo scelto di non sbagliare mai (appunto). E poi, certamente, avrei candidato un po' di quei famosi volti 'nuovi' di cui molto si parla e poco si pratica, preparandoli per tempo, dando loro strumenti e visibilità, senza scorciatoie, né colpi di teatro. Non era poi così difficile, anche perché che le elezioni europee si svolgessero questa primavera lo si sapeva da cinque anni, per dire. Credibilità, da una parte, e preparazione europea, dall'altra: un binomio che abbiamo puntualmente evitato di centrare. P.S.: fortunatamente, nel Nord Ovest c'è Ivan Scalfarotto, che è assolutamente credibile e preparato, proprio per ragioni che attengono la sua storia personale. E poi, da votare, ci sono gli uscenti: quelli, tra i pochissimi, che hanno resistito cinque anni. Dalle mie parti, rispondono al nome di Antonio Panzeri e Patrizia Toia (tutto il resto è noia, per far la rima). P.S./2: non sono, né sarò segretario del Pd e perciò non voterò Cofferati (che tanto è popolarissimo, come risulta dai sondaggi commissionati da Franceschini... già).

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venerdì, aprile 10, 2009

Vie d'uscita

Sottotitolo: il Pd fuori dalla crisi (tra parentesi: la crisi sua, e quella del Paese). Ne parla oggi il Corriere. Si tratta di una tre giorni di confronto e di dibattito che abbiamo promosso, con Ivan e Luca, Paola e Sandro, a Piombino (molto lontano da Gargonza, per capirci). Ci troveremo nella città toscana da venerdì 17 (bando alle superstizioni) a domenica 19 aprile. Ci saranno (quasi) tutti gli esponenti della meglio gioventù del Pd. Un momento preparatorio verso quella Woodstock democratica di cui parlai tempo fa, in previsione di quel congresso rivoluzionario che tutti (o quasi) auspichiamo. Per passare dal dato generazionale al dato politico.

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domenica, aprile 05, 2009

Franceschini l'anticiclico

Avrete già sicuramente letto Diamanti su Repubblica. Nel caso non lo aveste ancora fatto, fatelo ora. Si parla di B e di Franceschini, soprattutto. Si parla di sondaggi e Diamanti ce li ha un po' troppo buoni: se si va avanti così, a giugno saremo all'80%. Si parla del Pd e del recupero di delusi e «esuli», come Diamanti li chiamò in un articolo ormai famoso. Si parla della strategia franceschiniana e si capisce che il segreto sta tutto in quell'essere anticiclico del segretario, che sembra forte proprio perché sobrio, che può con la sua modestia recuperare in voti in tempi di crisi della politica, che può permettersi di stare a sinistra proprio perché è un ex-dc, come nota una manifestante in piazza gli grida quando lo vede. Come nel suo secondo romanzo (il primo è bellissimo, il secondo così così), è stata una follia improvvisa quella che ha trasformato Dario, che lo ha riprogrammato per essere un segretario davvero reloaded e profondamente ripensato. Sullo sfondo, dopo due bruciacchiature, Bersani rosica, perché sa, come tutti, che Franceschini sta facendo bene. Il problema, però, è che ora è sufficiente, ma in futuro ci vorrà qualcosa d'altro: tutta questa modestia e sobrietà serve per recuperare i voti che la gestione precedente - di cui il Franceschini-prima-maniera è stato protagonista più o meno come lo è oggi - aveva dilapidato in pochi mesi. Dall'8 giugno chi ci sarà (forse non Rutelli, per capire Letta, invece, ci vuole il mago di Segrate) si troverà a dover costruire finalmente un partito, a lanciare un congresso che dica qualcosa anche al Paese, a presentare una svolta rivoluzionaria per la Sinistra e per l'Italia. Tutto questo dovremo farlo insieme, dovremo farlo in tanti.

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venerdì, aprile 03, 2009

Identità sous rature

Ieri sera, chez Mollica, avremmo dovuto parlare della politica e dell'amore ai tempi di Facebook ed è finita che abbiamo parlato del Pd e della questione identitaria che lo attanaglia. Tutto giusto e tutto corretto: non dimentichiamoci, però, che l'identità è per sua natura mutevole e cambia costantemente. E non è solo questione di appellarsi a identità passate per dare risposte al presente e magari al futuro (se si riesce): continuare ad evocare le tradizioni del Novecento senza considerare la loro evoluzione storica, è perfettamente sbagliato. Segnalo, per l'ennesima volta, che il mondo è cambiato parecchio e la politica italiana molto, troppo poco. Che le domande della contemporaneità (leggete Agamben, Nudità, Nottetempo, appena pubblicato) sono cambiate. Lo ha capito Obama, forse può capirlo anche il Pd. C'è la sfida della società multiculturale (che vent'anni fa non c'era), c'è la sfida dell'ambiente, profondamente rinnovata, c'è la sfida del lavoro che è radicalmente cambiato rispetto ai modelli aviti. Tu chiamala, se vuoi, globalizzazione: quella parola e quel concetto che tiene insieme tutto quello che stiamo dicendo. Più passa il tempo e più mi convinco che è in questo contesto che va inserita anche la questione della collocazione europea, altrimenti un po' stucchevole. A proposito, Fassino dice oggi (lo trovate sulla Stampa) che «abbiamo avviato con i socialisti europei un confronto sul percorso con cui costruire a Strasburgo un gruppo nel quale siedano insieme gli eletti socialisti e gli eletti del Pd». «Abbiamo avviato il percorso»: forse per le prossime europee, quelle del 2014, il busillis sarà affrontato e risolto. Chissà se i socialisti saranno ancora così (e se ci sarà ancora il Pd, soprattutto). P.S.: mentre è ancora in dubbio la collocazione europea, pare che qualcuno sollevi anche il problema della collocazione italiana. E' sempre la Stampa a titolare: «Casini spera in Bersani per attirare i cattolici Pd». Nell'articolo si parla di Letta e Rutelli, reduci da quel convegno di Todi in cui si mostrarono parecchio interessati ai disegni di Casini e soci. Che ne dite di una bella operazione sincerità?

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Ricapitolando

Leggo su l'Unità che il Pd 1.0 schiera Cofferati, Costa (nel senso di Paolo), Costa (nel senso di Silvia), Domenici, Bettini, D'Antoni, Enzo Bianco (speravo si trattasse del quasi omonimo priore di Bose di cui parla Barbara Spinelli sulla Stampa di oggi). Il Pd 2.0 si affida alle «nuove proposte» Ivan (nel senso di Scalfarotto) e Debora (nel senso di Serracchiani). Sono personalmente in attesa di conoscere il destino di Marta (nel senso di Meo). Queste, per ora, sono le liste alle Europee del Partito Democratico. Una buona notizia: questa volta, grazie anche a chi se n'è (pre)occupato nei mesi scorsi, ci sono le preferenze.

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mercoledì, aprile 01, 2009

Un congresso rivoluzionario (reprise)

Eravamo a Parigi, sabato scorso, con Ivan, come sempre, in occasione dell'ennesima puntata della Carovana, che ormai non si ferma più e non conosce né limiti, né confini. Guest star dell'incontro è stato Gianni Cuperlo, e si è discusso di Pd e del congresso prossimo venturo. Per Gianni si tratta soprattutto di riprendere un dibattito che non si è mai sviluppato compiutamente sul Pd e al suo interno, a partire dalla storia recente e dalle tradizioni della politica italiana, con la capacità di affrontare finalmente ciò che ci divide, senza minimizzarlo o banalizzarlo (Gianni sospetta giustamente di quelli che dicono: «smettiamola di discutere», anche se quelli che lo dicono pensano soprattutto alla confusione di ogni giorno, sui giornali e nelle televisioni e non al dibattito di fondo). Ho risposto che sono largamente d'accordo con lui, anche se mi pare che il dibattito debba iniziare da oggi e non da ieri e, come dice qualcuno, che il profilo politico del Pd non sia da 'recuperare', ma da 'creare'. Quando si celebrò la svolta della Bolognina, del resto, non esisteva internet e la globalizzazione imperante (any sense) era di là da venire. L'ambientalismo non era certo quello che è diventato negli ultimi anni, la democrazia sembrava più solida di quanto non sembri ora e le dottrine politiche erano quelle classiche e apparentemente immutabili che ci aveva consegnato il Novecento. Veltroni l'ha detto, anche in occasione della sua ultima uscita pubblica, davanti agli studenti della Luiss. Quello che gli è mancato, nell'anno e mezzo da segretario, è stata la capacità di costruire il partito e di creare le condizioni perché, all'interno di questo partito, si sviluppasse un dibattito che portasse a disegnarne un profilo. E' però in una (difficile) composizione dei punti di vista espressi da Gianni e da Walter che passa, a mio modo di vedere, la nuova fase del Pd. E il suo nuovo corso. Al Pdl lasciamo il vecchio còrso, nel senso bonapartista del termine. Noi abbiamo bisogno di fare un po' di politica.

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mercoledì, marzo 25, 2009

Non so voi

Ma io, IMHO, vorrei tanto un partito così.

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martedì, marzo 24, 2009

Panorama e il belvedere del Pd

Un collega di Varese, particolarmente sensibile, mi segnala che su Panorama (pp. 50-51) un'inchiesta ci informa che molti parlamentari del Pd non versano la quota stabilita al partito. Lo trovo vergognoso. Semplicemente vergognoso. Quando sono stato candidato alle Politiche dello scorso anno (ero 17esimo nella lista del Pd nel collegio di Lombardia 1), mi chiesero di sottoscrivere un impegno a versare preventivamente 50.000 euro nel caso fossi stato eletto e a contribuire, periodicamente, per sostenere il partito nel corso della legislatura. Lo trovavo ovvio. Un parlamentare alla terza legislatura (ora alla quarta) diede i numeri e urlò per tutto il pomeriggio che lui, i 50.000, proprio non li voleva versare. Lo stesso accade ora: c'è chi ha cause in corso (e che cavolo c'entra?), chi ha speso tanto in campagna elettorale (cavoli suoi), chi parla di libertà di coscienza (anche per il finanziamento al partito?!). E poi c'è ancora qualcuno che si chiede perché il Pd non funzioni e perché gli elettori siano in fuga. Questa è difficile, Gerry. P.S.: chi non versa il proprio contributo, si dimetta, perché l'età dei cialtroni è finita. Questo dovrebbe dire Franceschini. Subito.

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lunedì, marzo 23, 2009

Fate in fretta

Approvato all'unanimità dalla direzione nazionale il regolamento per le Europee. Accolte due nostre proposte: nessuno si dimetta, se eletto, per andare a fare altro. Nessuno si candidi se ha già un incarico. Per il resto, il tempo è poco, pochissimo: entro il 7 aprile i livelli regionali, previa consultazione dei livelli regionali, devono far sapere a Roma quali sono i nomi a cui tengono. Of course, nel senso di "de corsa". Per quanto riguarda le ricadute concrete, questa norma sembra fatta apposta per non candidare Bassolino (lo dice il regolamento, non lo dico io) e forse Martini, che qualcuno diceva ci stesse pensando. Altri 'papabili', da Cofferati a Domenici, da Fassino a Bettini, potranno comunque essere candidati. Per il rinnovamento, invece, si deve fare in fretta. Candidatevi, insomma, prima che sia troppo tardi.

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Quello che non vi hanno detto

Dario Franceschini si candida alla segreteria nazionale a partire da ottobre. È questo quello che non vi hanno detto i giornali rispetto all’assemblea dei circoli di sabato a Roma. Il segretario ha scelto di occupare lo spazio politico lasciato libero da Veltroni, attraverso un rapporto diretto e una "relazione sentimentale" con i circoli e con il popolo del Pd, trascurato fin troppo a lungo nella gestione politica di cui lo stesso Franceschini è stato (vice)protagonista. Una mossa che mette in difficoltà le vecchie burocrazie e che cambia completamente il nostro quadro politico: obiettivo del segreDario, un risultato discreto alle Europee (contenendo il più possibile il distacco dal risultato delle Politiche, un 27% potrebbe fare al caso suo) e un rinnovato rapporto con il nostro elettorato e, soprattutto, con il corpo più impegnato e militante dei democratici. Su posizioni più radicali del solito, Franceschini conduce finalmente il Pd, per ridargli credibilità e per evitare che Bersani si faccia largo all’insegna di una serpeggiante rifondazione diessina. Nessuno confermerà questa strategia, anzi, a precisa domanda Franceschini negherebbe con fermezza (fa parte della strategia), ma questo dato è lampante. Lo schema dell'assemblea nazionale del 21 febbraio si è così rovesciato. Non più la difesa del gruppo dirigente, ma l’apertura alla base (seppure una certa base, molto precisa, potremmo dire 'cooptata'). Non più una segreteria che interviene sull’emergenza, ma un segretario che costruisce la propria leadership con il concorso degli iscritti. Non più un mandato a termine, in cui fare le cose essenziali, ma fare le cose essenziali in previsione di un nuovo mandato, sulla scia di un consenso sempre più vasto. Il Pd ha dimostrato che "squadra che perde non si cambia": perciò, soprattutto se la squadra perderà meno del previsto, nessuno si sognerà di cambiarla a giugno. Veltroni ci aveva provato, poi aveva smesso di farlo. Franceschini, probabilmente, ce la farà.

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Scripta manent

L'intervento di Oleg lo trovate anche qui, sul sito del Pd. E' l'unico che contenga qualche proposta concreta. Chissà se succederà qualcosa di quello che Oleg propone. Chissà.

Qui di seguito, una sintesi per punti:

1. Coinvolgimento e partecipazione
I circoli, gli iscritti e gli elettori devono essere consultati sulle questioni importanti (primarie e doparie): ciò vale per le politiche di indirizzo e per la formulazione delle candidature nelle liste di qualsiasi livello. È necessario che il partito sia consultato periodicamente, come previsto dall’art. 28 dello Statuto.

2. Circoli virtuosi
Il partito fornisca strumenti e risposte, attraverso la rete dei circoli virtuosi, in un grande database dove i circoli inseriscano le loro attività, una banca dati delle buone pratiche dei circoli di tutto il Paese.

3. Pronto, risponde il Pd
Occorre un punto d’ascolto nazionale ove i circoli possano rivolgersi, un centro d’informazione raggiungibile anche con un numero verde, a totale disposizione di chi lavora e opera nei circoli.

4. Segnali di apertura
È necessario incentivare la presenza del Pd nelle città e nei paesi con iniziative sociali di interesse (punto d’ascolto fiscale, assistenza legale, ad esempio), gruppi d’acquisto solidale, incontri letterari o culinari. In alcuni casi, meno circoli, ma più grandi e operativi. Circoli facilmente visibili e accessibili, soprattutto.

5. Campagna low cost
Una campagna elettorale improntata su un serio e severo contenimento dei costi, una campagna con tutte le forme di comunicazione alternativa a basso costo a nostra disposizione (il web, giornali murali, door to door, contatto diretto dei militanti con la gente nei luoghi d’aggregazione): riduciamo la spesa nell’immagine ed investiamo sulle persone, sottolineiamo la differenza che ci deve distinguere dagli altri, in un momento di crisi come questo diamo un bell’esempio di buona politica.

6. Ufficio delusi
Occorre andare a cercare coloro che si sono allontanati dal partito negli ultimi mesi cercando di capirne i motivi e per cercare di coinvolgerli nuovamente.

7. Linee orizzontali: cooperazione tra i circoli
L’attività dei circoli in sinergia fra essi utilizzandoli insieme per attività d’interesse comune, nella stessa città ovvero in territori differenti.

8. Federalismo fiscale e democratico.
Per garantire una continuità nel finanziamento alle attività dei circoli, va destinata loro:
• Buona parte del tesseramento ai circoli;
• Parti proporzionali dei rimborsi elettorali ai circoli;
• Contribuzione degli eletti di qualsiasi livello.

9. Libertà di iscrizione
Per favorire l’inclusione e la partecipazione, va modificata la norma che inserisce il criterio della residenza per l’iscrizione al circolo.

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sabato, marzo 21, 2009

L'intervento di Oleg

Che Oleg non ha potuto leggere, perché non era 'programmato'. Già.

Vorrei rendere noto che i Professionisti della Sanità appartenenti al mio circolo ed alla Regione Liguria non aderiranno alle norme contenute nel “decreto sicurezza” in approvazione in Parlamento ritenendolo lesivo dell’Articolo 32 della Costituzione e dei Codici Etici e Deontologici delle professioni. Scusate ma mi sembrava doveroso sottolinearlo anche a fronte dell’impegno profuso dal partito, in questo campo, negli ultimi giorni.
La travagliata ma trionfale nascita del Pd, culminata con le primarie del 14 ottobre che hanno visto un’affluenza mai vista prima nel nostro paese, ha innestato dentro di noi una grande speranza per il futuro. Questa speranza però è andata frustrandosi lentamente prima con l’esito elettorale ed in seguito con le lotte intestine che si sono instaurate o esacerbate nel tempo. Per molti di noi proseguire il cammino, nonostante la grande prova di esistenza in vita che è stata la manifestazione del 25 ottobre, è stato estremamente complesso e faticoso. Tale cammino è stato però reso meno difficile da una componente costante e fondamentale di tutto il sistema cioè i circoli.
Sono il luogo ove la politica si esprime, secondo il mio modestissimo parere, nei suoi livelli più alti perché analizza e discute la situazione partendo da punti di vista diversi ma assimilabili e soprattutto comprensibili. La partecipazione alla discussione è spesso attiva, frenetica, a volte confusa ma mai passiva, in tutti gli incontri tutti sentono il dovere ed il diritto di esprimersi e confrontarsi.
Purtroppo spesso l’attività dei circoli è frustrata o poco considerata dai livelli superiori ma essi costituiscono il punto cardine che può dare l’impulso positivo necessario alla vita del partito ma perché ciò avvenga hanno bisogno di supporto concreto da parte del partito stesso, hanno bisogno di aiuto e risposte hanno bisogno di sentirsi parte attiva dello sviluppo del processo di formazione del disegno politico e conseguentemente dei processi decisionali del partito.
I circoli e gli iscritti hanno un gran bisogno ed una gran voglia di essere consultati sulle questioni importanti chiamiamole primarie o doparie poco importa ma vogliamo che la linea politica parta dalla base del partito, oltre a ciò occorre che la formulazione delle candidature nelle liste di qualsiasi livello (dal Municipio al Parlamento Europeo, dal Sindaco al Presidente del Consiglio) sia discussa e condivisa con i circoli. E’ indiscutibile che il porcellum è castrante da questo punto di vista ma noi dobbiamo trovare un sistema democratico per coinvolgere tutti nelle scelte come peraltro previsto dallo Statuto. Dobbiamo inoltre fare in modo che la norma delle due legislature sia seriamente e coscienziosamente applicata ed interpretata da tutti.
Riprendendo inoltre il discorso sulle prossime elezioni europee mi chiedo e vi chiedo se non sia il caso di pensare ad una campagna elettorale improntata su un serio e severo contenimento dei costi, proviamo a non seguire l’onda dei cartelloni 5x5 e dei megaspot televisivi, cerchiamo di sviluppare una campagna con tutte le forme di comunicazione alternativa a basso costo a nostra disposizione (il web, giornali murali, door to door, contatto diretto dei militanti con la gente nei luoghi d’aggregazione e di afflusso) riduciamo la spesa nell’immagine ed investiamo sulle persone, sottolineiamo la differenza che ci deve distinguere dagli altri, in un momento di crisi come questo diamo un bell’esempio di buona politica.
Occorre che il partito fornisca strumenti e risposte, ed è per questo motivo che abbiamo pensato alla rete dei circoli virtuosi, cioè un grande database ove i circoli inseriscano tutta l’attività, i problemi, le idee e le soluzioni per poterle mettere a disposizione di tutti. Oltre a ciò ritengo sia assolutamente necessario individuare all’interno del partito un collettore di tutto ciò, che possa avere strumenti per portare il partito centrale a livello locale.
Occorre un punto d’ascolto nazionale ove i circoli possano rivolgersi e soprattutto occorre studiare le metodiche più opportune sia per fornire risposte ma soprattutto per avere le forze per riuscire a tenerli aperti; in tal senso si possono pensare cooperazioni fra vari circoli o per utilizzare un'unica sede in zone omogenee o alternare ad esempio le giornate di apertura, incentivare la presenza con iniziative sociali di interesse (punto d’ascolto fiscale, assistenza legale e magari arrivare anche alle attività ludiche aggreganti come lo sport ed il tempo libero), gruppi d’acquisto solidale, incontri letterari o culinari, la diffusione della stampa (non dimentichiamo l’Unità vi prego) , occorre che venga magari ridisegnata la collocazione territoriale dei circoli creandone magari meno ma più grandi e dobbiamo far si che la posizione geografica del circolo sia visibile e strategica oltrechè facilmente accessibile, dobbiamo coinvolgere chi ha più tempo libero per consentire l’apertura ed il presidio e soprattutto occorre incentivare il tesseramento considerandolo fondamentale per la vita del partito. Occorre poi andare a cercare coloro che si sono allontanati dal partito cercando di capirne i motivi ed i possibili correttivi per riuscire a riportarli all’interno.
Dobbiamo avere la capacita di utilizzare l’attività dei circoli in sinergia fra essi utilizzandoli insieme per attività d’interesse comune; ove ciò è stato fatto ha ottenuto risultati strabilianti ed io ne ho una conoscenza diretta: nella mia città il piano di riorganizzazione ospedaliera prevedeva la chiusura di cinque ospedali situati in un’area di circa 25 kmq per costruire in seguito un unico ospedale che servisse tutta la popolazione dell’area stessa. In quel momento è iniziata una lotta di campanile senza esclusione di colpi, sono iniziate le assemblee pubbliche e le proteste per chi voleva l’ospedale sotto casa. I circoli delle zone interessate insieme al circolo dei lavoratori della sanità ed ai coordinatori di municipio sono riusciti a far indirizzare, dopo lunghe ed estenuanti riunioni nei circoli e fra la gente, l’idea che l’ospedale andasse costruito in una determinata zona. Ciò ha costituito fino ad oggi l’idea univoca del partito sul’argomento e tale idea viene ,ancora oggi che la decisione non è stata ancora presa, puntualmente ripresa come opinione del partito democratico. Occorre sostenere economicamente i circoli, sia destinando loro buona parte del tesseramento (nella mia Federazione si è deciso per 60% Federazione 40% Circoli), ma soprattutto mantenendo il flusso di finanziamenti costante nel tempo ed a tale scopo si potrebbero utilizzare parti proporzionali dei rimborsi elettorali e parte delle contribuzioni (che devono trovare una loro obbligatorietà regolamentare vista la difformità odierna) degli eletti di qualsiasi livello.
Dobbiamo riuscire a far diventare i circoli luoghi di attrazione attiva della vita sociale e per riuscire in ciò non possiamo e non dobbiamo abbandonarli al loro destino ma dobbiamo essere presenti e partecipi tutti soprattutto chi ha posizioni rilevanti nella vita politica del paese e dei luoghi in cui viviamo per cui occorre che i nostri parlamentari, sindaci ,assessori, consiglieri comunali e di municipio, presidenti di regione e provincia vadano nei circoli per avere confronto diretto su ciò che andranno in seguito ad amministrare, per capire la reale portata delle problematiche collettive e per trovare quindi le soluzioni possibili.
Dobbiamo utilizzare le risorse che la tecnologia ci fornisce per mettere i circoli in rete fra di loro e con il partito (nonostante qualcuno abbia affermato che il web è uno strumento elitario e velleitario dimenticando che Obama ha raccolto il 73% dei fondi della sua campagna proprio sul web...) ma non dobbiamo dimenticare chi non ha familiarità con la tecnologia per mantenere comunque la rete attiva e vitale ed a tale scopo occorre far rivivere e rivitalizzare i giornali murali al di fuori delle sedi e trovare forme di comunicazione dirette e non informatizzate.
Occorre favorire l’inclusione e la partecipazione, per questo motivo riteniamo da modificare la norma che inserisce il criterio della residenza per l’iscrizione al circolo, ognuno deve potersi iscrivere dove vuole, si può superare abilmente la problematica inerente i doppi tesseramenti mettendo in rete il database degli iscritti e vincolando quindi l’accettazione dell’iscrizione da parte del Direttivo del Circolo.
Concludendo vorrei sintetizzare il mio intervento sui seguenti punti focali:

• Creazione di un punto di contatto diretto fra i Circoli e la Direzione Nazionale
• Creazione di un data base con un censimento organico dei circoli e delle attività magari suddivise per grandi tematiche che sia facilmente accessibile e consultabile
• Consultazione degli iscritti per le scelte fondamentali

Occorre il coraggio di indirizzare seriamente la linea politica del partito indicando soluzioni concrete ai problemi del paese, è questo ciò che chiedono i circoli, gli iscritti e tutti coloro che si riconoscono nel Partito Democratico.
Dobbiamo infine riuscire ad essere un grande partito che ascolta e decide insieme, per condividere la linea ed i valori (solidarietà, laicità, antifascismo, tutela dei diritti) per distribuire le responsabilità e riuscire a forgiare la nostra futura classe dirigente che sia talmente matura e responsabile da poter governare fuori dagli interessi di bottega ma per il supremo bene collettivo.

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martedì, marzo 17, 2009

In Europa, con dignità e qualità

Ho sottoscritto e promosso l'appello (l'ultimo, spero, perché di appelli non ne posso più...) che trovate qui (e anche qui) e che riporto qui di seguito. Mi sembra importante, molto importante. Fate girare.

Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.
Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.

- Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.

- Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.

- Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.

- In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.

- Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima. Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.

Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD

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I circoli virtuosi e i pellegrini democratici

Sabato, primo giorno di primavera, si terrà a Roma l'assemblea nazionale dei circoli del Pd. L'assemblea si svolgerà alla Fiera di Roma, già sede della 'bella' assemblea che ha eletto Franceschini. Si tratta del posto più scomodo del mondo, l'unico in grado, però, a quanto pare, di ospitare i numerosissimi 'pellegrini' democratici che raggiungeranno la Capitale. Anche se non si sa bene quale sia l'ordine del giorno e la scansione degli interventi della giornata (in perfetto stile Pd, devo dire), Oleg Curci è al lavoro per raccogliere idee e proposte e consegnarle al segretario nazionale, sulla base dell'appello diramato qualche giorno fa. Credo che sia importante non perdere questa occasione e rinnovo l'invito a partecipare (fisicamente e politicamente), perché il Pd inizi a cambiare. E lo faccia partendo da quella 'base' di cui si parla tanto proprio perché non la si ascolta mai. P.S.: mi avvisano ora che l'assemblea si terrà a Cinecittà, presso il Palatenda all'interno degli studios (Ingresso via Vincenzo Lamaro). Il "circo dei Circoli", carina l'idea.

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domenica, marzo 15, 2009

Silenzi e municipalizzate

Massimo Fragassi, a Foggia, la dice così. Il Pd, al Sud soprattutto, non può ridursi ai silenzi e alle municipalizzate. Né, rincariamo noi, la politica può diventare quell'ordine professionale a cui si accede senza meriti particolari ma in virtù di una sorta di premio fedeltà (tu chiamala, se vuoi, cooptazione). A Foggia la raccontano con tre parole. Partecipo, scelgo, decido: uno slogan semplice per il partito che era nato proprio per coniugare questi tre verbi e si ritrova con una partecipazione a corrente alternata, incerto nella scelta e spesso incapace di decidere. A volte, come in The millionaire, ci si ritrova con quattro opzioni e il Pd le accende tutte, senza nemmeno fare la telefonata a casa, né il 50/50. A volte non sembra nemmeno voler sfondare, preferendo accontentarsi di un montepremi più basso, senza grandi ambizioni. Dopo le tappe adriatiche, Rimini, Bari, Foggia, e in questa atmosfera tipo The Terminal in cui mi trovo, aspettando un volo per Roma, patisco parecchio il tempo dell'attesa e della sospensione. Franceschini macina comunicati e un bel gioco, guadagnandosi almeno un punto sopra la sufficienza, ma il partito è quasi tutto da fare, sia che ci si trovi nella pianura che da Vercelli a Marcabò dichina, sia che si frequenti il Tavoliere. Ci vuole qualcosa di più e di meglio: non si può nascere per cambiare la politica e trovarsi a distanza di due anni tra poche parole e molte municipalizzate, a costruir su macerie e mantenersi vivi. Eppure c'è tanta voglia di politica, per le strade e nelle piazze del Paese, e non solo il Pd può recuperare, ma c'è uno spazio politico immenso da occupare, un po' come fece B in quell'alba del 1994 che sembra non finire mai (e il ritorno, apprezzabilissimo di Prodi, d'altra parte, a suo modo, lo conferma). Bisogna rischiare un po' e giocare "d'attacco". Speriamo solo di ricordarci come si fa.

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mercoledì, marzo 11, 2009

Dei virtuosi circoli

Oleg Curci non solo accetta l'invito, ma immediatamente rilancia. E scrive (a me e un po' a tutti i democratici):

Il prossimo 21 marzo 2009, a Roma, è stata convocata l’assemblea dei coordinatori di circolo del PD, con una mossa semplice, ma intuitivamente geniale, dal Segretario Dario Franceschini. Ciò rende tutti consapevoli del fatto che, sia dal punto di vista politico che organizzativo, c’è molto da lavorare investendo fortemente sul capitale umano diffuso cioè sulla gente dei circoli (fondatori, aderenti, simpatizzanti ) promuovendo il confronto ed incentivando la produzione politica di idee e soluzioni. L’idea dei “Circoli virtuosi” parte da qui: dalla volontà di raccogliere, identificare e portare a conoscenza di tutti una banca dati delle iniziative originali ed innovative dei circoli, degli strumenti di propaganda e comunicazione, dell’organizzazione in generale, delle problematiche quotidiane e della produzione politica di soluzioni e progetti, e non ultime delle difficoltà economiche e logistiche. L’intenzione è quella di riunire i circoli in una rete, così da per poter fornire risposte ed aiuto, per far circolare meglio idee e pensieri, per non far soffrire di sindrome dell’abbandono tutti i coordinatori ed iscritti che troppo spesso chiedono risposte che non ottengono. Noi, però, sappiamo che la base di partenza è solida: i circoli ci sono e lavorano cercando, e spesso trovando, quell’unità che si è smarrita altrove. Creiamo un database ove dentro ci sia ciò che diciamo, pensiamo e facciamo nei nostri circoli, infiliamoci dentro proposte, richieste, problemi e mettiamo tutto a disposizione di tutti. Creiamo un punto d’ascolto attivo a livello nazionale, ove poter portare l’inascoltato e dove, per esempio, il circolo di Trieste potrebbe avere la soluzione per un problema che il circolo di Catania non riesce a trovare, avendo forse già affrontato lo stesso problema. Creiamo, quindi, un punto dove poter fornire risposte e soluzioni ai problemi, ma anche ove e soprattutto raccogliere proposte e suggerimenti da convidere. L’assemblea del 21 deve essere l’occasione giusta per far sentire realmente la voce del profondo, e ricordando sempre che lo statuto prevede la consultazione degli iscritti, non lasciamoci trascinare come spettatori passivi, ma portiamo la nostra voce, espressione della voce degli iscritti, ove troppo spesso non è ascoltata: uniamo tutto il patrimonio umano che abbiamo. Siamo convinti che sia giunto il momento di aiutare questo partito a crescere davvero, a fare quel salto di qualità per renderlo protagonista della storia del paese.

Chi è interessato, scriva qui.

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appunti per un partito nuovo, circoli virtuosi

Zoff, Gentile, Bettini

Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, B.Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani. Questa era la formazione della finale dei Mondiali del 1982. Ora, uscito dalla Champions, non mi restano che le Europee. E, vi dirò, l'idea che la nostra formazione sia Fassino, Costa, Bettini un po' mi preoccupa. Non ne capisco la ratio politica, in tutta sincerità, né mi aspetto grandi cose dall'attacco che mister Franceschini intende schierare. Forse sarebbe il caso di sorprendere prima di tutto noi stessi e, senza esagerare con i colpi di scena (come già in occasione delle Politiche 2008, in cui schierammo la Primavera), puntare su qualcosa di diverso. Rompere lo schema, metterci a rombo, giocare sulle fasce e cercare qualche talento nei campionati minori o nel vivaio. Come ha scritto la sfortunata curva juventina di ieri (strano, perché son fasci): yes we can. P.S.: si parla insistentemente di un Cofferati candidato a Genova. E son cose che fanno riflettere: quasi quasi, se viene ad abitare dalle mie parti, lo candidiamo a presidente della mia provincia. Del resto, ha dimostrato di saper giocare in tutti i ruoli...

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domenica, marzo 08, 2009

Circoli virtuosi, a rapporto!

Dario Franceschini convoca l'assemblea nazionale dei Circoli del Pd. Si terrà il 21 marzo a Roma. Scrive il segretario che «non è il momento della delusione, del disamore e dell'astensionismo». Siamo, credo, tutti d'accordo, ma siamo anche consapevoli che è proprio dal punto di vista politico e organizzativo che ci sia più da lavorare (e più grandi siano le responsabilità della dirigenza nazionale, che ha fatto poco e male). Qualche mese fa, in tempi non sospetti, proponemmo di promuovere le buone pratiche dei circoli (attraverso questo piccolo spazio web, che poi si è fermato) e di dare voce alle singole realtà diffuse in tutto il Paese (trovate qui il senso di quel progetto). Credo che questo confronto tra i circoli vada promosso, che altre soluzioni possano essere adottate. A cominciare da un numero verde per i circoli, dalla possibilità di avere un riferimento nazionale sempre attivo (non chiamiamolo loft, però, perché è stato un flop), di poter "risolvere i problemi", di avere risorse e strumenti per operare. Tutte cose semplici, quasi banali, che in questi mesi non abbiamo visto. C'è anche una questione economica, di fondo: si era detto che il Pd sarebbe stato un partito federale, nel senso di quel federalismo fiscale di cui spesso parliamo. Le risorse a livello locale, per campagne sul territorio e per una diffusione capillare del nostro messaggio. Spero che tutti si ricordino di quella promessa. Oltre a ciò, non sarebbe male immaginare di ricorrere a forme di consultazione degli iscritti: tu chiamale, se vuoi, doparie (o referendum, così come previsto dall'articolo 28 dello Statuto del Pd). Di tutte queste cose e di altro ancora vorrei discutere con voi, per poi incaricare l'agente Oleg Curci, coordinatore del circolo Pd degli operatori della Sanità della Provincia di Genova (per me e per voi soltanto Oleg), di portare a Roma queste idee, queste proposte e questi suggerimenti.

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sabato, marzo 07, 2009

Ho un anno di più

A Roma, assemblea promossa dagli autoconvocati presso la sede del Pd, in via Sant'Andrea delle Targhe (ora ci sono tutte e due, Margherita e Pd, altrimenti si cambiava troppo con l'elezione di Franceschini...). Si parla di democrazia interna, di primarie, di un partito fatto di cittadini e non di correnti. Tutte cose sagge, giuste, sacrosante. Corrado (nel senso di Truffi) ha ribadito la necessità di superare però questa fase. Di dare per acquisito questo tema, condiviso da tanti, tantissimi elettori del Pd. Gli sono andato dietro, come si suol dire, affermando la necessità che il Pd faccia finalmente quanto sta scritto nel suo statuto (e oltre a giurare sulla Costituzione, il nuovo segretario avrebbe dovuto giurare anche sulla nostra carta fondamentale) e quanto era previsto all'inizio del percorso iniziato due anni fa. Due anni passati invano, perché la discussione è ferma sempre allo stesso punto, perché iniziamo anche noi a sentire, come dice Cristiana (nel senso di Alicata), nostalgia della politica. "Stessa casa, stessa porta": un anno fa ci trovammo in questa sala per discutere di ricambio e rinnovamento. "Ho un anno di più" e ripeterei anche oggi le stesse cose. C'è qualcosa che non va e uno schema da rompere: parliamo al Paese, ai cittadini, facciamolo con energie nuove, rinnovabili, senza necessariamente fare ricorso alle nostre tradizionali fonti fossili (parlo di liste, parlo di Europee). Il problema non è nemmeno più chi guiderà questo processo (lo dico da neo o forse tardo franceschiniano, ammiratore di quel Franceschini reloaded che si sta manifestando in questi giorni): ma il processo deve iniziare o avrà ragione chi pensa che il processo non è iniziato e non inizierà più. E quanto abbiamo visto finora, nonostante tutto, non basta. Ho nostalgia della politica, la nostra, e nostalgia del futuro, questa è la verità.

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venerdì, marzo 06, 2009

Un argomento a piacere

Quando interrogavo in università - uno dei momenti in cui ti senti insindacabile, altro che politica - chiedevo sempre, perfidamente, quale fosse l'argomento a piacere. Perché da quella scelta si scoprono molte cose: il coefficiente di difficoltà (come nei tuffi olimpici); la curiosità del candidato; la capacità di interpretare il tema d'esame. La cosa più banale e più importante è verificare se il candidato conosca il proprio argomento preferito: spesso, per uno strano gioco psicologico del tutto inconsapevole (di cui il magnanimo esaminatore tiene comunque conto), l'interrogato sceglie un argomento sul quale non è preparatissimo e rispetto al quale dimostra parecchio nervosismo. Ecco, a volte, il Pd in questi mesi mi sembra aver voluto scegliere argomenti a piacere del tutto discutibili, che lo mettevano dichiaratamente in difficoltà. Non c'è bisogno che vi dica quali sono gli argomenti a piacere sui quali ci siamo divisi, facendo il gioco dell'avversario. Preferisco proporne uno: la crisi e tre-cose-tre da fare subito, che il Pd illustri alla nazione come si faceva quando c'era Jader Jacobelli. Vedrete che, se così sarà, l'intendenza web seguirà. L'alternativa è, questa volta, veder volar via il libretto dalla finestra. Pensiamoci.

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mercoledì, marzo 04, 2009

Che cosa abbiamo da perdere? (le consiglio il cambio di residenza)

Marta si conferma la migliore tra noi, nell'intervista a Curzio Maltese. Sono orgoglioso di avere un'amica così.

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domenica, marzo 01, 2009

Le Europee e la ricetta di Peter

Mi scrive Peter Calò da Bolzano e mi inoltra una email inviata al segretario nazionale, Dario Franceschini. Parla di Europee e dice cose condivisibili, soprattutto in questo passaggio, che riporto senza ulteriori commenti (anche perché, a scanso di ulteriori equivoci, non sono candidato): «...servono profili politici e professionali specifici che, spesso, non coincidono con le figure inserite nelle liste che i partiti italiani presentano alle elezioni. Una proposta politica nuova e vigorosa potrà forse evitare di dover trovare posto a politici non diversamente collocabili o ad obbedire alla dittatura del volto noto purchessia: “altrimenti con collegi così ampi non ci riconosce nessuno…”. Spiegare con chiarezza che questo partito è in grado di selezionare la sua classe dirigente e di indirizzarla dove meglio potrà dare il suo contributo mi pare più rivoluzionario di tante roboanti dichiarazioni; individuando dei capilista - credibili, rappresentativi e noti – tra i nostri dirigenti politici, si potrebbe poi congegnare una lista di figure con le caratteristiche che ho sommariamente delineato e fare di ciò il perno della nostra campagna elettorale e del nostro manifesto politico. Come e più di me credo che il PD abbia un enorme patrimonio di donne e uomini, anche non troppo anziani… da valorizzare, che non aspettano altro che una virata meritocratica e trasparente nelle scelte politiche del nostro partito».

P.S.: mi permetto di sottolineare soltanto la litote fenomenale «non troppo anziani» e l'aggettivo «vigoroso» a proposito della nostra proposta politica.

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Ex-voto

Leggete Diamanti a proposito degli ex elettori del Pd delusi e disincantati. La frase: «Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria». Se lo diciamo noi, ci fan passare per sovversivi. Già.

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mercoledì, febbraio 25, 2009

Una Mole di cose da fare: la Carovana a Torino

E così, dopo il difficile passaggio di questi giorni, la Carovana del Pd riprende: sarà a Torino, presso la sede del Pd del Piemonte, in via San Francesco d'Assisi, 35, lunedì 2 marzo alle ore 20.30. «Partiamo da qui: chi siamo? E perché i cittadini dovrebbero votarci?»: questo il titolo, parecchio impegnativo. Intervengono: Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte. Andrea Benedino, segreteria regionale pd Piemonte. Carlo Chiama, Segretario Pd Torino. Maria Cascella, costituente nazionale Pd. Ivan Scalfarotto, costituente nazionale PD e, da ultimo, il vostro affezionatissimo Giuseppe Civati, Consigliere regionale Pd Lombardia. Ricordo a tutti che le tappa della carovana si potrà seguire anche in streaming su iMilleTV, dove è possibile, commentare in tempo reale. E partecipare anche "da lontano". Vi aspettiamo. Anche su Facebook.

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Operazione sincerità



«Un elemento imprescindibile, in una relazione stabile che punti all'eternità»: vorremmo un'«operazione sincerità» anche nel Pd. Perché aspettare le Europee per eventualmente andare via? Perché non chiarire subito se si vuole far parte del partito? «Avere sogni come stimoli»: gli stessi, è possibile? Altrimenti dobbiamo pensare che è tutto un calcolo e che qualcuno ha già decretato la fine del progetto ancor prima che la fine si consumi. Seguire parole e note, please.

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I diversi punti di vista

Su Europa il vostro affezionatissimo interviene a proposito dei diversi «punti di vista» che si sono misurati sabato scorso in assemblea nazionale e in queste ore. Osservate e leggete con me:

«È un problema di punti di vista»: lo si dice spesso, ma mai come sabato lo è stato. Il punto di vista di chi voleva salvare questo Pd a qualsiasi costo (fino ad essere sospettato di voler salvare soprattutto se stesso) e quello, simmetrico, di quelli che chiedevano, a ogni costo, di cambiare passo. Per descriverli, questi punti di vista, è stata chiamata in causa l’antica contrapposizione tra antico e nuovo, tra “vecchi” e “giovani”: uno schema che conviene soltanto ai “vecchi” o a chi vuole difendere lo status quo, così come conviene soprattutto a questi ultimi parlare in continuazione di ricambio generazionale senza praticarlo, come se si trattasse di questione meramente anagrafica e non politica nel senso pieno del termine. Nessun conflitto, quindi, è quello che si chiede a gran voce, ma un confronto tra le generazioni, tra quelle diverse visioni, tra quelle percezioni della realtà che sono diverse tra destra e sinistra, ma anche all’interno del nostro partito. Che fatica a mettere a fuoco le questioni, forse perché «il dio acceca chi perde»; che fatica a trovare uno sguardo aperto sul mondo, perché spesso lo rivolge soprattutto al proprio ombelico; che fatica a guardare più in là del contingente, la stessa cosa che rimproveriamo alla destra. Chi non ha condiviso l’elezione di Franceschini – nei modi e nei tempi, prima ancora che nei contenuti – si trova in questa situazione. Sono migliaia le persone che chiedono un segnale di attenzione, che finora non è venuto. Persone che hanno sperato nel Pd e che forse ci sperano ancora. Persone del mondo della sinistra che non trovano più quello “sguardo”. Persone che non si sentono considerate, anzi: che pensano proprio di non essere viste. Chi protesta oggi non lo fa da oggi, o da sabato. Non urla, né sbraita, né appartiene alla categoria dei facinorosi. Appartiene alla categoria degli elettori, che andrebbe piuttosto rispettata. Scrive sul web, perché cerca quella relazione che è mancata e che difficilmente passa anche dalle sedi locali del Pd, dai circoli che conosciamo bene e che spesso provano quella stessa sensazione di lontananza e di abbandono. Hanno punti di vista diversi dal gruppo dirigente nazionale, ma altrettanto legittimi e curiosi di trovare – insieme, se è possibile – una soluzione. Massimo coinvolgimento degli elettori, si era detto, sui nomi ma soprattutto sulle cose? Non ce ne siamo occupati. Massimo decentramento e protagonismo dei livelli locali? Non abbiamo trattato l’argomento. Non è questione di morire democristiani (che per altro vorrebbe dire essere morti già, esaurite come sono le precedenti interpretazioni della società), ma di morire incapaci di parlare ai cittadini e di dare loro una rappresentanza. «O si cambia, o si muore», si dice curiosamente del Pd fin dalla sua nascita. Siamo cambiati molto poco ma, oltre all’eventualità di morire, abbiamo tutta la vita davanti: rivolgendo lo sguardo di fronte a noi, vedremmo cose che attualmente non riusciamo a scorgere. E forse saremmo visti anche noi, perché l’ombra ci ha avviluppato in un senso ben più profondo delle stesse metafore da noi adottate. Di Galileo si scrisse un giorno che egli era scopritore «non di nuove terre, ma di non più vedute parti del cielo». Ecco. Le parti che non vediamo più, quelle che non abbiamo visto ancora. Punti di vista. O, forse, sguardi sulla realtà.

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sabato, febbraio 21, 2009

Ha vinto Parisi

Incredibile sorpresa alla Fiera (scherzo). 1258 componenti hanno votato: 1047 voti Franceschini, 92 voti Parisi. Le astensioni erano più di cento, ma non l'hanno neanche detto. Più o meno le proporzioni del voto iniziale, per primarie sì, primarie no. "E' tornato l'ottimismo", dice Franceschini. "L'unico che ha capito è stato Walter", ha incredibilmente aggiunto. Siamo al più totale sprezzo del ridicolo. O, forse, come dice un mio amico, del pidicolo. "E' cambiato il clima", conclude. Non ci posso credere. P.S.: Bersani non pervenuto, parte la Canzone popolare. Siamo tornati indietro di tredici anni. O forse di più.

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Il Pantheon del Pd

Vi ricordate quella discussione con qualche ambizione culturale sul pantheon del Pd? Ecco, il Pantheon oggi era in sala, era quella sala. I toni della presidenza, gli interventi a favore di Franceschini (e quelli contro, comunque concordati prima), le parole estremamente preoccupate per qualsiasi forma di contestazione (dopo avere espulso milioni di elettori, sembrava quasi che volessero espellere anche i 'fanatici' delle primarie) facevano di questo salone della Fiera di Roma un piccolo pantheon o forse, più precisamente, una sorta di cappella di famiglia. Il 16 % dei votanti ha scelto le primarie, senza avere la 'copertura' di nessun leader (quelli a favore, da Cacciari a Penati, non c'erano), per dare un segnale di discontinuità. Non ce l'hanno fatta, né la proporzione del voto - significativa, ma non certo imponente - ha consentito di presentare alcuna candidatura diversa da quelle già annunciate (lo dico per chi chiedeva "sangue": non era la sede per lanciare la sfida, né era semplice individuare una figura che fosse da tutti riconosciuta). Del resto, i pochi giorni che erano stati pensati per il famoso percorso, servivano proprio a questo. Ha vinto il richiamo alla responsabilità ma soprattutto alla continuità. Dario "senza soluzione" Franceschini ha poi detto che farà furore, fuoco e fiamme, che darà voce e spazio al ricambio. Però ha anche detto che si assume tutta la responsabilità di quanto è successo finora (come avrebbe potuto dire altrimenti?). L'impressione è che semplicemente non sia credibile. Né che sia credibile questo Pd. Da domani, cercheremo un nome nuovo: c'è l'impegno a farlo. Lo faremo con sobrietà e modestia, senza pensare a Obama, ma pensando all'Italia. Un paese intero, rimasto sullo sfondo, in questi mesi, in questi giorni e anche oggi. Non se ne rendono conto o forse sì, ma non per fare la cosa giusta. Quella no.

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venerdì, febbraio 20, 2009

Lavoriamo al cambiamento

Oggi forum all'Unità con Concita De Gregorio, Diego Bianchi, Francesco Boccia, Paola Concia, Sandro Gozi, Marta Meo, Federica Mogherini, Giuseppe Provenzano, Ivan Scalfarotto, Marco Simoni. L'impegno è quello di lavorare insieme, per raccogliere il testimone del Pd, lasciato improvvidamente cadere in questi mesi e in questi giorni, soprattutto. Ci chiedevano dove fossero i giovani, i giovani rispondono all'appello. Confermo che molti di noi voteranno per le primarie, non ritenendo soddisfacente il passaggio temporaneo di Franceschini. Ci dispiace, ma gli attuali dirigenti non ci sono proprio piaciuti. E in queste ore, se è possibile, ci piacciono meno del solito.

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Delle cose, non delle persone

Reduce dalla riunione della direzione regionale del Pd e, soprattutto, dalla discussione con moltissimi di voi, posso dirvi che ho maturato la posizione da tenere sabato, la mia personale e quella intorno alla quale cercherò di raccogliere il consenso più ampio. Mi sono convinto che non si possa optare per la soluzione transitoria e che un segretario reggente, proposto in tutta fretta dalle 'componenti', non avrebbe l'autorevolezza sufficiente per affrontare il periodo che ci attende. Lo dico con preoccupazione, certo che sia proprio l'alternativa che ci è stata sottoposta, in così poco tempo e senza aver nemmeno convocato la direzione nazionale, a non essere convincente.La "terza via" a cui pensavo oggi (che per la cronaca era la scheda bianca, accompagnata da una mozione politica sulle cose da fare) è stata superata nei fatti dalla candidatura di Parisi e dal subbuglio che è andato montando nel corso della giornata. Non voterò Franceschini, dunque, né credo che le sue parole, purtroppo, potranno rassicurarmi: credo che sia meglio rivolgerci ai nostri iscritti e ai nostri elettori, anche se questo vorrà dire trovare un segretario che non corrisponda perfettamente ai miei desiderata. Il paradosso - che qualcuno ha sostenuto anche stasera - sarebbe quello di rimettere Veltroni al suo posto, per concludere il suo mandato. Prospettiva impossibile e non credibile dopo quello che è successo martedì. Dal momento che sono il candidato del collegio di google, però, credo che sia importante anche accennare alle cose che sosterrò, sabato e nelle prossime settimane: le famose cose da fare, che mi sembrano, in ogni caso, molto più importanti delle persone che le faranno. Il catalogo è questo: 1. Sulle questioni di indirizzo decidono gli iscritti, che finora non sono mai stati coinvolti. 2. Semplificazione degli organismi nazionali, per un partito più comprensibile ai suoi stessi militanti. 3. Rilancio (o superamento) del governo ombra, con la scelta di campagne politiche e non solo di comunicazione, strutturate e di forte presa sulla popolazione. 4. Primarie o ampia consultazione per la scelta dei candidati alle Europee, nel segno del rinnovamento e dell'apertura del Pd a figure, idee e profili nuovi. 5. Forte autonomia territoriale del partito, per scelte responsabili e consapevoli. Su questo mi impegno. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a precisare questa posizione, che immodestamente cercherò di rappresentare all'assemblea nazionale.

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giovedì, febbraio 19, 2009

Un altro ciak per il Pd (lettera ancora aperta, ancora valida)

L'8 gennaio scrissi una lettera aperta a Walter. Tanti la sottoscrissero, nessuno rispose. Forse il suo ufficio stampa la filtrò (peccato), ma la riprese Tempi. Credo sia ancora valida.

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mercoledì, febbraio 18, 2009

Scapoli e ammogliati

Giovani versus vecchi: questo è l'argomento preferito dalla stampa per descrivere le ore convulse che sta vivendo il Pd. A me ricorda tanto l'antica contrapposizione di sapore fantozziano tra scapoli e ammogliati. D'altra parte, mi sovviene un vecchissimo Giordano Bruno, che nella Cena (delle Ceneri, per dire) diceva questo, attraverso Teofilo: «Poniamo dunque da canto la raggione de l'antico e novo, atteso che non è cosa nova che non possa esser vecchia, e non è cosa vecchia che non sii stata nova, come ben notò il vostro Aristotele». Ecco, poniamo da parte questo tipo di raggioni, che lasciano il tempo che trovano. E pensiamo a cambiare, giovani e vecchi, e ad aprire una nuova stagione. In questo sta quel qualcosa di nuovo che cerchiamo da tempo.

postato da civati, 20:22 | link | commenti (4)
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Non torniamo indietro

Appello minimal (e un po' 'molle') ma del tutto condivisibile presentato dai giovani del Pd. Scrivere a questo indirizzo per aderire.

Il Partito Democratico è nato per cambiare l’Italia. Non è solo, né innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro paese nella contemporaneità, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilità sociale, trasparenza ed equità in un paese che appare invece sempre più bloccato, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato. Quella missione di cambiamento è oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente.
E’ un progetto culturale prima ancora che politico. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo puntato con fermezza sul futuro. Sarà un lavoro lungo, che avrà bisogno di energia, senso di responsabilità e spirito di squadra. Noi siamo pronti a continuare a lavorare per realizzarlo.

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martedì, febbraio 17, 2009

Un qualsiasi martedì di febbraio

Allora, la situazione è questa e anche senza Minzolini l'avevamo capita, la gravità della vicenda. Sappiamo che si tratta di onda o forse, e più propriamente, di mareggiata. Non facciamoci prendere dal panico, però, perché ci manca solo quello. Non è facile doversi mettere a preparare la campagna elettorale delle Amministrative, come prevede questo (qualsiasi) martedì di febbraio, almeno per me. Evitiamo scorciatoie e accelerazioni, regolamenti di conti e prese del Palazzo d'Inverno (l'inverno del nostro scontento?). Cerchiamo di rimettere in ordine le idee e di non fare scelte precipitose e sbagliate. Ancora. E non cerchiamo il leader che ci 'salvi', ma un progetto politico da rinnovare. E da ripensare, forse, ma con lo sguardo in avanti, per favore, senza nostalgie. Perché di quelle si muore. Spazio aperto alla riflessione, invece, e al contributo di tutti, che per me è l'unica cosa che conta, in questo momento. Chi inizia?

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lunedì, febbraio 16, 2009

Il curioso caso delle primarie fiorentine

Il risultato delle primarie fiorentine la dice abbastanza lunga sul valore delle primarie. E lo dico pur non apprezzando particolarmente il vincitore, ma la democrazia, quella sì.

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domenica, febbraio 15, 2009

«Contro i sepolcri imbiancati»

Una decisione che lo ha angosciato, una scelta politica coraggiosa, contro tutte le ipocrisie che lo hanno accompagnato: Mastella si candida nelle liste del Pdl alle Europee. Un gesto eroico. La politica italiana regala sempre sorprese (!) e percorsi del tutto inaspettati la attraversano. Chi l'avrebbe mai detto che Mastella sarebbe rientrato in politica e lo avrebbe fatto con B? Chi avrebbe mai potuto prevedere una scelta così netta e il totale sprezzo del pericolo (e del ridicolo) dell'esponente politico che tanta parte ebbe nel far cadere il governo Prodi? All'insegna del rinnovamento, si candida nel Pdl. Per un seggio in Europa, dove fortunatamente non ci sono maggioranze da ribaltare. Un monito al Pd: attenti a chi candidiamo, attenti alle persone con cui ci alleiamo. E un invito molto ma molto caloroso: cambiamo le liste, a partire proprio dalle Europee. Abbiamo una grande occasione: non sprechiamola.

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giovedì, febbraio 12, 2009

Gli uomini liberi e le invasioni democratiche

Francesco Rutelli in un'intervista in cui parla di biopolitica (povero Foucault) dichiara che non accetta «certe reazioni da vecchio Pci» e aderisce al Pd da «uomo libero». Certo. Libero lui. E' proprio questo il punto. Gli altri, invece, si devono adeguare a quello che gli «uomini liberi» eletti in Parlamento stabiliscono, secondo coscienza. La loro. Nel frattempo, a proposito del “caso Marino” mi scrive mezzo mondo. La più bella è questa, di una mia amica: «Avete visto Le invasioni barbariche? Io sì. Un film meraviglioso. Piansi moltissimo, terrorizzata. Ma ne uscii con un sorriso, perché allora ho deciso che morirò così. In un posto bellissimo con le persone che amo. Io, cattolica, morirò così. E voglio la possibilità di scegliermi la morte che preferisco. Poi con San Pietro me la vedo io lassù.. me la giocherò de visu e tanto già lo sapete come finirà... per sfinimento mi farà entrare». Stiamo perdendo milioni di voti: tutti i miei amici (anche quelli che non hanno mai fatto parte del vecchio Pci) mi dicono che il Pd non lo voteranno più. Spero che qualcuno se ne renda conto. P.S.: mi è arrivato un sms del Pd nazionale. E' firmato da Walter Veltroni. Dice così: «La linea del Pd non cambia. Continueremo a sostenere il diritto di ciascuno di esprimere la volontà sulla fine della propria vita. Walter Veltroni».

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diritti, appunti per un partito nuovo

A proposito di Marino

Va detto in premessa che Ignazio Marino non è stato defenestrato. E' però evidente a tutti che, nonostante sia cambiato il nostro capodelegazione in commissione, non possa cambiare la posizione del Pd sul testamento biologico. Il problema, però, sta a monte: noi non abbiamo una posizione sul testamento biologico. Non ne abbiamo parlato con gli iscritti e con gli elettori. Non abbiamo condiviso il testo che proprio Marino aveva elaborato, un testo nel quale in moltissimi ci eravamo riconosciuti. La politica non perdona chi non la fa. Questo è il nostro problema. Non è il "caso Marino", quindi. E' il "caso Pd".

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diritti, appunti per un partito nuovo

martedì, febbraio 10, 2009

In segno di rispetto

Il Pd rinvia tutte le iniziative di oggi in segno di rispetto per quanto accaduto in queste ore. Poi, con calma, magari, penseremo a quello che è successo in questi giorni. E ci metteremo a costruire un nuovo partito. Un partito vero, capace di interpretare la società italiana, di rappresentarla, di dare risposte chiare e precise ai problemi e alle questioni che si pongono alla nostra attenzione. In questi giorni il Pd è stato incerto e, a tratti, molto stupido. Se ne sono resi conto quasi tutti. Ho scritto 'quasi'. Appunto. P.S.: dal momento che leggo ancora dichiarazioni inaccettabili da parte di Rutelli e di Fioroni, perché sul testamento biologico non si coinvolgono gli iscritti al Pd? Perché non si dà loro la possibilità di discutere e di votare sulla proposta Marino? Sarebbe un bel modo per uscire da questo impasse.

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appunti per un partito nuovo

venerdì, febbraio 06, 2009

Carovana Pd: le bussole di Cremona

Le grandi conquiste della nostra storia repubblicana e i vertiginosi passi indietro di questi giorni, l'approccio costituzionale da rivendicare, la fedeltà al progetto iniziale del Pd, la riforma della politica: questo il catalogo degli argomenti affrontati ieri sera, in occasione della terza tappa della Carovana Pd, che ha raggiunto la città di Cremona sotto uno scroscio d'acqua violento e cattivo (ieri, in effetti, poteva andare peggio: poteva piovere). C'è molta amarezza nel Pd, un dato ormai costante che si ripropone a ogni incontro della nostra carovana. Emerge la categoria (non certo aulica, ma sicuramente incisiva) dello «scazzo», una condizione particolare di impasse, della quale dobbiamo liberarci al più presto, all'insegna di un progetto di lungo periodo e di grande respiro che deve però iniziare a dare qualche risposta qui e ora. Uno «scatto» d'orgoglio democratico: lasciar da parte le cose «vecchie», dice Giacomo, per riscoprire quelle «senza tempo» e il loro valore inestimabile: si parla di diritti e di cultura a Cremona, la città del sindaco Corada. E allora nel giorno delle norme contro gli stranieri, è proprio Corada a guidarla, la carovana, parlando di un lungo viaggio verso una società nella quale dobbiamo essere capaci di affrontare il tema del multiculturalismo (anzi: del meticciato, come preferisce definirlo) nel quale si trovi una via italiana tra i modelli europei già esistenti, tra il repubblicanesimo francese e il comunitarismo olandese. Una idea di comunità rinnovata, in cui si cerchino ambiti di comprensione reciproca, in cui si affermi il rispetto della legalità e, insieme, della diversità. Le parole di Corada richiamano all'equilibrio e al rispetto, alla consapevolezza della complessità del problema e alla necessaria serenità e competenza con il quale è necessario affrontarlo. Eravamo a Cremona, ma lontani anni luce da quello che era accaduto, solo qualche ora prima, in Senato, 'stranieri' anche noi, in un Paese sempre più cattivo e disorientato. A Cremona, dove gli artigiani della buona amministrazione del Pd ci hanno consegnato bussole molto precise per il nostro viaggio, che sappiamo lungo e difficile.

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cultura, diritti, appunti per un partito nuovo

giovedì, febbraio 05, 2009

Ci vuole una manifestazione nazionale

Una manifestazione di italiani e stranieri insieme. Che il Pd ci pensi e la apra a tutti coloro che hanno a cuore il rispetto dei diritti delle persone, senza distinzioni. Le persone. Che lo faccia. Alla svelta. Chi è d'accordo, metta una firma.

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appunti per un partito nuovo

Caravan Pd

Vi ricordo che la Carovana del PD si fermerà a Cremona giovedì 5 febbraio, alle ore 21, alla sala Zanoni in via del Vecchio Passeggio 1, per parlare di "cultura politica". All'incontro, coordinato da Mariella Laudadio, interverrano Ivan Scalfarotto, Giuseppe Civati e il sindaco di Cremona Gian Carlo Corada. Aspettiamo tutti i carovanieri lombardi ed emiliani, senza eccezioni. Per tutti gli altri e per chi non riesce a raggiungerci: potete seguirci in streaming cliccando su www.imille.tv e in differita anche su Facebook alla pagina de «iMille Tv». Personalmente, parlerà di società interculturale, un tema che, fino ad ora, in Lombardia è stato affrontato così:

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appunti per un partito nuovo

venerdì, gennaio 30, 2009

Ottimo lavoro, ragazzi

In molti mi scrivono, quasi tutti hanno perso la pazienza. Si tratta del caso Cosentino che anziché dividere la destra, divide il Pd. Il caso in questione è l'ennesimo autogol politico del Pd. La vicenda è complessa. Perché Cosentino è oggetto di accuse infamanti, da parte di alcuni pentiti le cui dichiarazioni sono riportate da un'inchiesta, non della magistratura, però, ma de l'Espresso. Chiederne le dimissioni è giusto, ma obiettivamente non molto fondato. Di qui le divisioni. Voti favorevoli, astensioni dichiarate (e non) e assenze tattiche (compreso Tenaglia, che evidentemente aveva un impegno-ombra, di dieci minuti dieci). Per me l'errore è presentare una mozione di sfiducia sulla quale il gruppo non è d'accordo, per poi fare la figura dei dilettanti. Ma forse ieri, più che una mozione contro a Cosentino, si trattava della mozione di sfiducia a Soro. Quello con la 'o'.

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- posti di lavoro e stipendi + bassi

Per i consiglieri regionali. Soru strepitoso e strepitosa la sua campagna.

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regione, appunti per un partito nuovo

giovedì, gennaio 29, 2009

S. Andrea delle Targhe: un'idea ce l'avrei

Targhe, già vissute, amate e poi perdute... il problema del Pd è quello della credibilità, giusto? E, allora, che cosa c'è di meglio di mettersi a staccare targhe e simboli dalla sede romana? E poi rimettercele? Mi sono proprio rotto di questi dirigenti, gli uni con il sito ancora online, quegli altri con la targa. La dico così, papale, papale (e spero che la componente di una delle due targhe non si offenda). Dove mettere le targhe? Un'idea ce l'avrei. P.S.: anche a Lissone, ce l'hanno. Come si suol dire nelle e sulle targhe, il popolo ringrazia. Quello della libertà, però.

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appunti per un partito nuovo

mercoledì, gennaio 28, 2009

Ma voi vi siete iscritti al Pd?

Pare che gli iscritti al Pd siano pochi, e che siano concentrati soprattutto in alcune località (vedi Napoli, poi lascia stare). La domanda sorge spontanea: ma voi - dico proprio a voi - vi siete iscritti al Pd? Siccome è un sondaggio, mi scrivereste perché sì o perché no? Potrebbe essere molto utile. Rsvp.

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lunedì, gennaio 26, 2009

Eppur si muove

Monica mi gira un'agenzia, in cui si parla del viaggio di Veltroni attraverso le piccole e medie comunità del nostro Paese (una mia personalissima ossessione). E c'è anche Monza. Un bel segnale, finalmente: «Ascoltare il paese in un momento di grande difficoltà, aiutare i circoli a radicare il partito sul territorio. Il segretario democratico Walter Veltroni indica gli obiettivi del 'viaggio in Italia' che lui, insieme ai dirigenti del partito, farà in tutte le province italiane, ma questa volta, a differenza del viaggio in pullman durante la campagna elettorale, "a partire dai centri medi e piccoli che costituiscono l'ossatura del paese". Durante la conferenza stampa dopo la riunione dei segretari provinciali Veltroni e Dario Franceschini hanno tracciato una breve road map degli appuntamenti che aspettano il Pd da qui alle elezioni europee e amministrative. Si inizia venerdì 30 gennaio con Torino, il 5 febbraio è la volta di Siena, il 6 febbraio a Perugia, da mercoledì 11 a venerdì 13 saranno toccate tutte le province sarde. Il viaggio "tra la gente per cambiare" toccherà Pesaro e Urbino il 19 febbraio, il 20 Monza, il 25 Potenza e il 28 febbraio Benevento».

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monza, appunti per un partito nuovo

domenica, gennaio 25, 2009

Zoru

Zoro chez Soru. In attesa di un suo video, e dopo avere scambiato qualche opinione su Soru al telefono, il filmato dell'incontro di ieri, promosso da Marco Meloni.

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La Sardegna di Soru e l'Italia libera

Un appello per Soru, da sottoscrivere e da far circolare in rete, nella formula che si preferisce.

La campagna elettorale della Sardegna sta diventando, ogni giorno di più, il confronto tra due culture politiche, tra due modi molto distanti di concepire la comunità, il territorio, il futuro. Sarebbe stata una sfida regionale, se il presidente del Consiglio non avesse voluto lanciare una sfida personale a Renato Soru, tanto da far letteralmente scomparire il suo 'vero' avversario. Sarebbe stata una sfida regionale, se ormai tanti non guardassero a Soru come a una delle poche personalità da cui ripartire per lanciare la sfida al governo nazionale e per una riforma della politica. E, però, lo è fino in fondo, una sfida regionale: perché ci parla del rispetto dell'autonomia, della dignità del territorio e delle persone che lo abitano. Diversamente da altri, non possiamo né vogliamo intervenire in una questione che riguarda i cittadini di un'altra regione, la loro storia, lo sviluppo della loro economia e la qualità della loro pubblica amministrazione. Ma vogliamo fare in modo che questo messaggio circoli attraverso la rete, perché la campagna di Renato Soru ci riguarda. E ci sembra parlare di un'altra Italia, di un'Italia meno divisa, più seria e responsabile. Un'Italia più libera, una politica migliore.

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L'etica della decisione (e il sogno, though sometimes it feels so far away)

Ecco, più o meno, quello che ho detto ieri a Genova, in apertura della seconda tappa della Carovana democratica, nella giornata dedicata al ricordo di Guido Rossa, ucciso trent'anni fa dalle Brigate Rosse.

Sarà perché venendo qui, sulla Serravalle c'era la neve e una tempesta perfetta, ma la Carovana fa pensare a una traversata nel deserto, a una navigazione attraverso la linea d'ombra, a Marco Polo e alle città invisibili di Calvino: forse proprio alla città di Veltronia, che sembra esserci e non esserci, e, come una fata morgana, appare e scompare sulla linea dell'orizzonte. E allora dobbiamo tenerci lontani dai consigli di veleno scorpionino dei cinici che ci consigliano di lasciar perdere, non ascoltare coloro che puntano ad un ritorno al passato, perché, come ha detto qualcuno, il terreno sotto i loro piedi non c'è più, è già scivolato via. D'altra parte, visto che siamo a Genova, dobbiamo tenerci molto lontani anche dalle sirene di coloro che minimizzano, banalizzano e ci dicono che è così che vanno le cose, e che non si può cambiare. Credo invece che non abbiamo più tempo. La disillusione, in alcuni casi la rabbia, è tanta, e assolutamente giustificata. Attraversa i circoli, le singole persone, fa minacciare voti a questo o a quello (everything, but the Pd...). Oggi parliamo di etica, e di etica in senso lato, che significa correttezza dei comportamenti, trasparenza nelle modalità di scelta dei candidati, apertura ai contributi delle persone che vengono da fuori e, soprattutto, rispetto dei nostri iscritti, dei nostri militanti e, in generale, dei nostri elettori. E certo onestà, nel senso morale, intellettuale e politico del termine. Non basta non rubare, lo diamo per scontato, serve qualcosa di più. E l'etica sta anche nel nobilitare il nostro lavoro, nel fare bene le cose, nel dare seguito alle dichiarazioni e nel concretizzarle. Non basta fare un manifesto sul precariato, ad esempio, serve una grande campagna politica. Altrimenti, avremmo prodotto soltanto un manifesto precario sul precariato, per dire. Etica è creare relazioni, mettere tutti nelle condizioni di decidere. Abbiamo la base, ma non abbiamo l'altezza, né la profondità. E il volume, quello elettorale, si sta, ogni giorno di più, ridimensionando. Esemplari, dobbiamo essere. E dobbiamo fare tesoro dei cattivi esempi, e risolverli, ma anche dei buoni. Dalla difesa delle coste sarde alla riforma degli ammortizzatori sociali, dal sostegni ai più deboli ai tempi della crisi al premio del merito di chi si mette a disposizione della collettività con la propria intelligenza. E dobbiamo spingerci fino ad affrontare le questioni, come quella del testamento biologico, rispetto alla quale è - soprattutto - etico decidere, rispettando le sensibilità di tutti, e non solo di alcuni. E, oltre al rispetto e all'esempio, ci vuole una terza cosa, che è finora mancata, ad un partito intimidito, quasi spaventato. Ci vuole un po' di coraggio, perché il passaggio della Carovana è stretto, ripido e difficile. Ma forse è l'unico che ci può far arrivare da qualche parte.

Gli interventi della giornata sono stati tutti molto coerenti tra loro nell'analisi, e molto chiari nell'indicare alcuni percorsi possibili. Dall'universalità del sistema sanitario e del diritto alla salute (vedi anche alla voce testamento biologico) alla sicurezza (nel senso di un intervento deciso per l'integrazione), dalla questione della credibilità (richiamata anche da Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa, che ha voluto intervenire) all'appartenenza a un partito e non a una corrente o a qualcosa d'altro (e di peggio), come ha ricordato Ivan. E, da ultimo ma non certo per ultimo, la partecipazione dei circoli alla sfida del Pd e la volontà di tornare allo spirito originario, a quella impostazione che, per dirla con Obama, was written into the founding documents del nuovo partito. A Cremona, il 5 febbraio, parleremo di cultura e di cultura politica, un passaggio importante, forse decisivo, se è vero che dalla questione culturale passa gran parte dei problemi del nostro Paese e del nostro partito.
Tornando a casa, Bruce cantava: «I'm working on a dream, though sometimes it feels so far away». Ecco.

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giovedì, gennaio 22, 2009

Cacciaguida e Archimede

Ritorno sulla Lectura Dantis et Veltronis. «Non era vinto ancora Montemalo dal vostro Uccellatoio, che, com' è vinto nel montar sù, così sarà nel calo». Tanto sarà superata Roma da Firenze nel successo, quanto lo sarà nel fallimento. Cacciaguida, trisavolo di Dante, parla di un'epoca berlingueriana, un'età felice nella quale non era giunto ancora Sardanapalo a mostrar ciò che alla Camera, diremmo noi, si puote. Gente perbene, morigerata e contenuta guidava allora la comunità. La profezia citata è, però, drammatica e lascia poco spazio a dubbi di sorta. Ricorda l'affermazione di Bush e la misera considerazione nella quale se n'è andato. Ora, come nel montar su, sarà nel calo anche per B? Si aprirà una fase di progresso, dopo quest'epoca incerta. Chissà. Se volete, si tratta, a rovescio, della spinta di Archimede. Principio utile per affrontare le due crisi, quella generale, e quella del Pd (anche se non si tratta di acqua, nel nostro caso, noterebbero i più pessimisti). Ecco speriamo che funzioni, perché di vie d'uscita non ne vedo molte altre.

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Carovana, vol. 2

Comunicato stampa. La carovana del PD guadagna la seconda tappa e arriva a Genova; per riaffermare che il viaggio del PD - partito moderno, aperto e coraggioso- è, in realtà, un viaggio che deve ancora in buona parte cominciare. E’ la riscossa per il rinnovamento, quella dei "contemporanei", per permettere al partito nuovo di rimettersi in carreggiata. Il secondo appuntamento della carovana, dopo il primo fortunato incontro di Milano avvenuto lo scorso 10 gennaio, è stato coordinato dai genovesi di Lab8 e fissato per sabato 24 gennaio alle ore 12, presso la sede dell’ANPI Staglieno in via Tortona 1D a Genova. Intervengono, oltre ai Contemporanei milanesi, protagonisti della prima tappa, Roberta Pinotti, ministro ombra della difesa; Michela Tassistro, presidente commissione pari opportunità del Comune di Genova; Oleg Curci, segretario circolo operatori della sanità Pd Genova. Le tappe della carovana saranno "coperte" in streaming da iMilleTV. Al termine dell’incontro una delegazione si sposterà al teatro Verdi di Sestri Ponente per la commemorazione in ricordo di Guido Rossa alla quale parteciperà anche Walter Veltroni. Il percorso della carovana ha come punto di partenza il manifesto firmato da Ivan Scalfarotto, Pierfrancesco Majorino, Giuseppe Civati, Teresa Cardona, Michele Dalai e altri. “Pensiamo che il partito nuovo – dichiarano i promotori del manifesto - sia un viaggio che deve ancora in buona parte cominciare. Perché non è più tempo di lamentarsi del PD, dei vertici romani e della distanza del nostro partito dalla vita delle persone. E' il tempo di accorciarla, questa distanza, e di darsi da fare, al di là delle formule e delle burocrazie”. Visto l’entusiasmo che il primo appuntamento della carovana ha suscitato a Milano e in Rete, il percorso dei contemporanei proseguirà con altre tappe in tutta Italia, dopo Genova, quindi, appuntamento a Cremona.

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appunti per un partito nuovo

Marta sulle barricate

Come sempre, sono d'accordo con lei. Le figure ci sono note, e non è il caso di qualificarle, per evitare di fare figure. Appunto.

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appunti per un partito nuovo

In God We Trust

Oltre al gossip, e al vestito di Michelle, e a Beyoncé che canta divinamente, e al giudice che sbaglia e induce in errore Obama, vale la pena di approfondire qualche tema di rilevanza politica e culturale. Leggendo, ad esempio, il piccolo libro pubblicato da Reset, a cura di Giancarlo Bosetti, La mia fede. Come riconciliare i credenti con una politica democratica. Una lettura molto utile per chi, anche nel nostro Paese, cerca un dialogo e un confronto tra chi crede e chi non crede, all'insegna della difesa della laicità e, però, dell'apertura di senso verso il sentimento e il credo religioso. Nel discorso dell'Inauguration Obama ha richiamato questo aspetto, soprattutto nel confronto con la religione islamica, ben sapendo che esso vale universalmente. Un approccio, quello di Obama, che può 'muovere' qualche milione di voti, perché, così come negli Stati Uniti, anche in Italia, nel recente passato, i credenti hanno dimostrato di votare in larga misura conservatore. Ma, soprattutto, un punto di vista che cerca in qualche modo di rispondere al tema habermasiano della società post-secolare, e che può dare una nuova capacità di inclusione, all'interno della proposta democratica, di temi che hanno un'ascendenza religiosa. Molto lontano da Binetti, si capisce, ma molto vicino alla sensibilità di molte persone. Obama compreso.

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cultura, diritti, appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

La Carovana, vol. 1 - il video

Qui la prima puntata della Carovana democratica (con Ivan in apertura, e tutti gli altri firmatari in ordine alfabetico). La prossima, sabato 24 gennaio, a partire dalle ore 12 a Genova, presso il circolo Anpi di Staglieno, che potrete seguire all'indirizzo www.imille.tv. Un monumento a Giacomo, che garantisce le trasmissioni.

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sabato, gennaio 17, 2009

Vivere d'anticipo sul tempo a venire

Sono juventino, ho quasi la stessa età di Del Piero, lo seguo sempre con devozione, ma sono entusiasta dei giovanissimi De Ceglie, sulla sinistra, Giovinco, ad inventare, e Marchisio, a controllare il centrocampo. Se la Juventus andrà da qualche parte, sarà anche merito loro. E penso, ogni tanto, a cosa vuol dire far crescere i più giovani, cercando di capire che giovani non lo si è più. Almeno nel senso di Conrad e delle prime righe di Linea d'ombra, in cui la distinzione è determinata proprio dal «trovarsi di fronte quella linea», e dover «dire addio al paese della prima giovinezza». Ecco, è la situazione in cui mi trovo personalmente e, oserei dire, politicamente. Ed è il momento nel quale credo sia necessario proprio guardare ai più giovani, soprattutto se i più anziani lasciano il tempo che trovano. E ne ho incontrati parecchi, di giovani-davvero, sui quali vale la pena di investire. Dagli Andrea di Varese (il Mollica e il Civati, che si chiama così ma è bravo lo stesso), i ragazzi de Lo spazio della politica, i giovani-davvero del Pd di Lecco e quelli di Verona, alcuni Millini che non guastano mai. E chissà quanti altri ce ne sono. Ecco, credo che il Pd dovrebbe coinvolgere soprattutto loro, in questa fase difficile. Guardare le cose con i loro occhi, farli partecipare al lavoro programmatico, dare visibilità al loro talento. Credo che da oggi al 17 aprile, quando si aprirà la nostra conferenza programmatica, il Partito dovrà essere talent scout, alla ricerca di talenti, di idee e di punti di vista. Alcuni giocheranno sulla sinistra, il ruolo a molti più congeniale, altri libereranno la propria fantasia, tutti, in ogni caso, sapranno «vivere d'anticipo sul tempo a venire», per riprendere, ancora, un'espressione conradiana. Un grande centro studi all'aria aperta, come ho già avuto modo di dire. E noi ci faremo raccontare l'Italia da loro, da un ragazzo e da una ragazza di vent'anni. E forse, alla fine, ci accorgeremo che molti dei nostri problemi li avremo già risolti.

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venerdì, gennaio 16, 2009

Tra Caponago e Capo Horn

Caponago, circolo Pd, interno notte (buia e anche un po' tempestosa). Preoccupazione, sensazione di distanza e di abbandono. Uno degli elementi fallimentari del Pd è il coinvolgimento dei Circoli, soprattutto quelli periferici, tra Caponago e Capo Horn. Poche, pochissime relazioni, un disagio ben oltre la soglia, la voglia di fare e la frustrazione che troppo spesso ne consegue. Eppure i Circoli sono la cosa più importante, insieme proprio a quel sistema di relazioni che avremmo dovuto già aver costruito e che dobbiamo affrettarci a realizzare. Si deve ripartire da qui. «E la tempesta ci sorprese, due miglia dopo Capo Horn», come diceva quella vecchia canzone, in cui Veltroni era Velasquez. E Capo Horn era, appunto, Caponago.

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I due 'però' della conferenza programmatica

L'Unità in edicola oggi riporta un breve intervento di Ivan e mio (e nostro, nel senso dei 'contemporanei') rispetto alla conferenza programmatica del Pd. Diciamo, in breve, che è tutto bellissimo, però la conferenza avrà successo solo se (1) darà voce al partito diffuso e se (2) sarà una grande occasione per una campagna politica e culturale, simile alle elezioni primarie del 2007 e alla campagna elettorale dello scorso anno. Comprate il giornale e diteci che ne pensate: per noi è la cosa più importante. Qui di seguito il nostro contributo.

Che in una fase difficile come questa il Partito Democratico decida di ripartire dal programma e dalle cose da fare ci pare un'ottima cosa. La conferenza programmatica di aprile sarà il modo migliore per definire il progetto del PD, rilanciarne la sfida nazionale ed europea, partendo dai contenuti: crisi ed Europa saranno al centro del dibattito e dell'elaborazione. Eccellente notizia. Ci sono due "però" da tenere in conto, tuttavia. Il primo riguarda l'enfasi con la quale è stata richiesta la "chiamata a raccolta", in questo difficile momento per il progetto del PD, delle sue grandi personalità. La stessa scelta di Massimo D'Alema come "direttore dei lavori" costituisce un segnale preciso di condivisione della responsabilità dell'esito della conferenza da parte di un leader storico e influente. Noi crediamo che la conferenza debba essere al contrario un momento di visibilità e di incontro che dia voce - più che ai gruppi dirigenti, essi stessi presi da una certa crisi di rappresentatività e di immagine in questo momento - al partito diffuso, alle esperienze, alle volontà e alle intelligenze presenti sul territorio in tutta Italia. Soprattutto davanti all'evidente necessità di non ritardare ulteriormente la creazione del tessuto connettivo del Partito e l'identità stessa ("l'anima", verrebbe da dire!) dei democratici italiani, crediamo che i protagonisti della conferenza debbano assolutamente essere i circoli e i piccoli azionisti della nostra compagine societaria. Il secondo "però" riguarda il percorso che forse è ancora più importante della conferenza programmatica in sé, e che non potrà essere un processo burocratico e formale. Dovrà essere invece un percorso aperto e coinvolgente, capace di attivare la partecipazione e di lanciare una sfida che dovrà essere politica e culturale insieme. Il percorso che ci condurrà alla Conferenza dovrà essere una campagna all'insegna di un cambiamento radicale della nostra immagine, di noi stessi e della politica italiana, che abbia la stessa potenza e lo stesso impatto nella società italiana che ebbero la fondazione del Partito e le primarie dell'ottobre 2007. Negli ultimi mesi abbiamo fatto molta fatica a parlare agli italiani e a costruire una "cultura democratica" coraggiosamente capace di rappresentare il potenziale rivoluzionario di un partito che è nato come una risposta ai grandi cambiamenti della società e del mondo del nostro tempo. Un partito in piena ed efficace comunicazione con il sentire del suo Paese non può che organizzare, per suo stesso istinto, per sua stessa natura, una conferenza in vista della quale ogni democratico possa sentire di dare il suo contributo, di poter fare individualmente la differenza.

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giovedì, gennaio 15, 2009

Per esempio, essere a capo di se stessi

Per riprenderci dall'ennesima giornata difficile, tra un Pd che (purtroppo) non c'è e un Pdl che (purtroppo) c'è, ho deciso di scrivere il post più bello degli ultimi tempi, anche perché non è farina del mio sacco. Qualche mese fa, Stefano Draghi venne a Monza a commentare i risultati elettorali e ci parlò del partito esemplare. E a me, che sono ormai un vecchio arnese della politica, venne in mente un manifesto di qualche tempo prima, in cui Berlinguer era salutato con lo slogan «Per Enrico, per esempio». Era un manifesto di Massimo e Roberto, che ancora oggi curano le nostre campagne elettorali. E il «per esempio» era già una mia particolarissima ossessione, soprattutto per 'colpa' di Vittorio Foa. Nel suo ultimo libro, uscito all'inizio dell'anno per i tipi di Einaudi, scritto con Federica Montevecchi (bravissima), che s'intitola Le parole della politica e dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno (qui una piccola recensione), Foa scriveva pagine straordinarie sull'argomento. «La parola "esempio" è la più importante», scrive Foa, aggiungendo: «Non si possono insegnare i valori politici: è necessario viverli». E occorre vivere «qualcosa di emotivo che superi il presente», «credere nelle cose alte soprattutto nei momenti in cui si sente un linguaggio politico volgare, banale come quello di oggi». Ciò vale per noi, in modo particolare. Dare valore alle parole, interpretandole. Dare significato alla politica, muovendosi in modo coerente e conseguente. Non si può parlare di rinnovamento, democrazia, coraggio e non praticarli. «Perciò sono un po' scettico sul linguaggio dei valori che sento in giro, ossia sull'esaltazione dei valori: vorrei vedere degli esempi perché è dagli esempi che può nascere qualcosa». Montevecchi parla, chiosando, di «etica dell'esempio» e cita Socrate, e il Gorgia e i politici capaci di «essere a capo di se stessi» (che spiega anche che cos'è la leadership, se ci pensate), in grado di migliorarsi per migliorare la città. Un bell'esempio, a sua volta. Da tenere in considerazione. E da provare a interpretare. P.S.: Vittorio Foa, nel libro, dice anche: «Essere ebreo vuol dire volere lo Stato d'Israele come civiltà e non come sopraffazione, vuol dire vivere insieme». Per esempio.

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mercoledì, gennaio 14, 2009

Vi prego, non fatelo

Leggendo i giornali di oggi, pare proprio che il Pd sia intenzionato a proporre il modello mezzo belga, mezzo svedese, per rendere 'innocue' le preferenze, come già segnalato da Luca, da Andrea e dal vostro affezionatissimo. Oggi i big (sic) si trovano per deliberare. Mi rivolgo a loro con un messaggio semplice: vi prego, non fatelo.

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E andiamo a Genova



Con i suoi svincoli micidiali, e con i suoi democratici genuini. E' la seconda tappa della Carovana, e si terrà sabato 24 gennaio. Nei prossimi giorni, ulteriori dettagli (qualche informazione la potete trovare fin d'ora qui). Altre città e altri democratici si stanno preparando, all'insegna del messaggio che abbiamo voluto dare fin dall'inizio: che ogni città, ogni 'territorio' (la parola più citata e meno frequentata della politica italiana) promuovesse un proprio evento. Quello di Genova sarà dedicato a tante cose, ma soprattutto al recupero di credibilità necessario al Pd, una credibilità che si è decisamente appannata negli ultimi mesi. «Bella ragazza, ma chi l'ha detto che non si deve provare, ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare»? Ecco, provare a provare. «E questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù». Appunto. «E non avremo più scuse, allora, per non uscire». E andiamo a Genova con i suoi spiriti musicali...

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domenica, gennaio 11, 2009

Un noi nel deserto

Quasi trecento persone a Milano, alle cinque di pomeriggio, all'inizio dell'anno, per interpretare la linea d'ombra in cui è sprofondato il Pd, tra Tarantellagate e novità centriste, angosciosi (e angoscianti) appelli del segretario e perenni distinguo dei vari leader, un sindaco che presenta certificato medico per tirare fino alle elezioni nonostante le inchieste, qualcuno che, per esagerare, difende Villari e il suo modo di fare. Più che un commissario qui ci vuole un esorcista. Come per ogni carovana che si rispetti, al tè democratico sono giunti ambasciatori da ogni confine: da Roma, dal Veneto profondo, dalla provincia lombarda, dalla riviera ligure. Giovani e adulti, senza distinzioni. Tanti giovani più del solito, però, e questo dato non si può continuare a banalizzare. Un'introduzione di Ivan bella e convincente, una conclusione di Pier pugnace e risoluta: in mezzo Carlo e Oleg, Matteo e Marella, Francesco e Tere e Michele, e tanti altri. E domande e riflessioni per rimettere in moto un partito che si è perso in un bicchiere d'acqua, mezzo vuoto per di più. Non so come i giornali parleranno di questo piccolo evento, sono sicuro però che non ne hanno finora mai parlato, e che per la prima volta la rete (e solo la rete) è servita a portare le persone a ritrovarsi e a dire la propria, e viene in mente, fatte le debite proporzioni, quello che è successo tra Springfield e Grant Park. Ci avevano detto: «Muovetevi, fate qualcosa, liberiamo i cani se andate avanti così». E noi, con molta umiltà e preoccupazione, stiamo cercando di farlo. Dove ci porterà la Carovana? Questa è difficile, Gerry. Potrei cavarmela con una citazione: «Caminante, no hay camino, se hace camino al andar». La Carovana si spiega per quello che è, una ricerca della chiave e del riscatto. Già, tutto vero, ma so che non basta. E allora dirò che vogliamo che il Pd conosca una svolta politica al suo interno, dove tante cose non funzionano, ma che soprattutto abbia a cuore il suo profilo programmatico e il famoso «che cosa» intendiamo dire ai cittadini italiani. E l'unica chiave di lettura di cui sono sicuro, in questo momento, è che la duplice crisi del nostro Paese, quella economica e quella politica, che affondano le loro radici molto lontano e molto prima di oggi, possono trovare una soluzione solo se verranno affrontate insieme. Solo se sarà chiara la direzione, e ci saranno misure e provvedimenti conseguenti. Se il Pd vorrà, partendo dalla crisi (che è anche scelta e selezione e momento di chiarezza), dare nuovo senso alla propria proposta politica, tornando a parlare con le persone che la crisi la vivono. Le cose serie, insomma, i fondamentali, le riforme strutturali di cui abbiamo bisogno, non le chiacchiere, le divisioni, le 'formule', i personalismi. Anzi, i personalismi no, ma anche sì, se si tratta di esempi positivi, di cose concrete, di iniziative ben rappresentate dalle tante persone che al Pd dedicano intelligenza e passione. Così si potrà leggere la linea d'ombra, dopo un viaggio pieno di avversità da cui, come nel romanzo, emergiamo tutti febbricitanti, divisi e spaventati. In un porto provvisorio in cui sentirci tutti più maturi. E con la consapevolezza che dobbiamo rimetterci in mare, però, senza perdere altro tempo.

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venerdì, gennaio 09, 2009

Un Pd così

Si può avere? Ecco quello che scrive la Stampa di Soru, oggi, in un servizio da ritagliare e conservare. Ve ne propongo uno stralcio di carattere politico-programmatico: "Certo, la Consulta gli ha bocciato la famosa 'tassa sul lusso', ma all'attivo c'è la legge che vieta di costruire fino a tre chilometri dal mare, il taglio di un migliaio di posti di sottogoverno, il risanamento del bilancio regionale, una raccolta differenziata ai primi posti in Italia, la sanità in equilibrio, l'assegnazione a 400 giovani ricercatori sardi di 30.000 euro ciascuno". Appunto.

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Ora, ad esempio

In molti ormai lo dicono. Ci vogliono delle belle liste del Pd alle Europee, che diano qualità al profilo del partito, soprattutto se proseguirà l'«inverno del nostro scontento». Premetto che non sono candidato (a scanso di equivoci, perché non se ne può più) e che a Bruxelles e Strasburgo ho sempre preferito Barcellona (mon amour). Mi permetto perciò di dare qualche consiglio sulle candidature, per evitare brutte sorprese e futuri imbarazzi. Intanto, un piccolo codice etico, come quello che abbiamo proposto qualche settimana fa, non guasterebbe (e mi ha fatto piacere vedere avanzare analoga proposta da parte dell'europarlamentare Gianni Pittella, che già si era distinto per la difesa delle preferenze e contro il porcellum europeo). In secondo luogo, eviterei di concepire le Europee come 'premio' alla carriera (un amico, oggi, mi ha detto: «Se c'è Bassolino, tra me e il Pd è finita», per capirci), o come diversivo. Eviterei anche i "vai e vieni", come è accaduto nella precedente tornata, in cui molti candidati eletti sono presto tornati (forse si chiama così per questo, la tornata...). Quasi tutti. Chi va in Europa, deve farlo perché ci crede. Sembra semplice, ma non sempre lo è, o non sempre lo è stato. Ci sono eccezioni, come quella già richiamata, ma è meglio essere sicuri di una reale motivazione. Poi ci saranno le valutazioni politiche, certamente, che però dovrebbero essere ispirate (sempre) al principio di ragion sufficiente (verificare qui): perché tutto sia motivato e, per così dire, spiegabile. Perciò il processo dovrà essere trasparente e la selezione delle candidature 'partecipata', come non è stato per le politiche (purtroppo), perché non c'era tempo, si disse. Ora il tempo c'è, ed è solo questione di volontà. E di coraggio, nel rappresentare un partito nuovo (appunto). Da ultimo, le candidature di per sé non vogliono dire granché se non c'è un progetto politico ambizioso che le inquadri e le qualifichi. E spero proprio che si lavori perché questo accada. Perché è importante nobilitare questa competizione, ed interpretarla nel migliore dei modi, avendo le idee chiare e iniziando a parlarne per tempo. Cioè ora, ad esempio.

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giovedì, gennaio 08, 2009

Un altro ciak per il Pd, lettera aperta a Walter Veltroni

Chi vuole, ovviamente, può sottoscriverla.

Caro Walter,

pubblico e critica, concordemente, ci dicono che per il Pd la 'prima' non sia stata 'buona'. Ci vuole uno stop (sonoro) del regista, e un altro ciak. Una nuova sequenza, in cui si respiri quella volontà di cambiamento di noi stessi e della politica, soprattutto, che si era percepita nel progetto che avevamo coltivato fin dalle primarie e che si era manifestato in campagna elettorale. Ci vuole un salto della rana, uno strappo o, per rimanere in metafora, un flash forward, che ci parli del futuro. Il nostro e quello del nostro paese, all'insegna di una politica che guardi dritto negli occhi quello che abbiamo davanti. E' così difficile pensare ad un partito che parta dalle proposte di Pietro Ichino e Tito Boeri e lanci una grande campagna per la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali? E' così difficile fare del Pd un luogo in cui figure come quella di Soru, con le sue battaglie per la difesa del territorio e della sua dignità, si sentano a proprio agio? E' così difficile immaginare un partito che discuta e prenda in seria considerazione, così ci auguriamo in tantissimi, la proposta di Ignazio Marino per il testamento biologico? E' così difficile pensare ad un partito che raccolga la sfida della qualità dell'ambiente e dell'innovazione, dando una scossa di energia pulita e rinnovabile al nostro paese? E' così difficile credere in un partito che faccia propria una proposta politica che finalmente interpreti i cambiamenti a cui stiamo assistendo, dai nuovi poveri ai nuovi 'italiani', che hanno trasformato profondamente la nostra società? Credo che tu sia d'accordo con me, ma nel prossimo periodo queste cose devono accadere, e non soltanto essere rappresentate. E per farlo ci vuole un partito che lo sia davvero, una sede politica a tutti gli effetti, perché negli ultimi tempi dal partito liquido siamo passati al partito gassoso, volatile quando non esplosivo (sarebbe meglio dire, implosivo, per la verità). Ci vuole organizzazione - in senso democratico, e non partitocratico, ovviamente - ma ci vuole, a cominciare dalla semplificazione degli organismi nazionali. Ci vuole un governo ombra più illuminato e presente, perché, dispiace dirlo, lo è stato molto poco. E ci vuole anche un percorso trasparente e coraggioso, nella proposta politica e nelle figure che la rappresenteranno, perché le prossime europee siano l'occasione per il nostro secondo ciak. Perché il progetto del Partito Democratico rimane necessario, in un'Italia che era in crisi prima della crisi, in un paese che si è stancato anche di stancarsi di se stesso, e che sembra ormai una caricatura, di quelle che non fanno ridere. Ci crediamo ancora, e sono tanti i giovani pronti a dare un proprio contributo. Non per fare carriera, come dicono alcuni, ma per dare speranza. A tutti noi.

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Tarantellagate: le cimici e le dimissioni

Lo dico, perché a tutto c'è un limite: dopo la vergognosa vicenda delle cimici in stile Tarantellagate, come se le puntate precedenti non fossero già sufficienti, credo proprio che a Napoli sarebbe il caso di andare a votare subito. Nel Pd, il partito del rinnovamento e della riforma della politica, cose del genere non sono accettabili. E mi stupisce che non l'abbia detto nessuno.

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martedì, gennaio 06, 2009

Forward

Avanzato, in avanti, progressista, precoce, ardito, presuntuoso, sfrontato, impertinente, pronto, sollecito, impaziente. E, ancora, promuovere, agevolare, secondare, accelerare, forzare la crescita, far pervenire, mandare, sollecitare. Per me è in questa parola inglese che si condensano i significati della carovana democratica che muoverà i suoi passi da Milano, il 10 gennaio, alle ore 17, presso il circolo Archimede. Perché mentre sono commissariate numerose sedi politiche locali (tra un po' finiamo anche i commissari), è ora di partire, senz'altro scopo se non quello di rimettere in marcia il Pd. Riprendere lo spirito della mozione Sofri et alii, inopinatamente bocciata in direzione nazionale, rilanciare una sfida di qualità, con liste trasparenti e partecipate per le elezioni europee, un coinvolgimento degli elettori e dei circoli serio e costante, un rapporto più chiaro con il governo ombra, che finora, lo dico serenamente e pacatamente, ha largamente deluso. Non possiamo più sbagliare, né perderci in tutti i bicchieri d'acqua che incrociamo, come abbiamo fatto in questi mesi. In due parole: dare al Pd un'immagine fedele al profilo che lo stesso Pd aveva promesso di darsi, per cambiare la politica italiana. Come ha detto Beatrice Biagini in occasione dell'incontro de iMille a Milano del 28 dicembre, ci vuole coraggio, quello che sembrano avere i democratici all'estero, e che in Italia sembra così difficile interpretare. C'è molto da fare, nella biùtiful cauntri, c'è molto da dire rispetto alla sfida europea. Nessun arrivismo, da parte nostra, se non il desiderio che il Pd 'arrivi' da qualche parte. E che il nostro paese guardi al futuro, lasciandosi alle spalle una politica asfittica e noiosa anzi che no. Forward, appunto.

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domenica, gennaio 04, 2009

Basta tarantelle (appunto)

Il sindaco Iervolino dice a Veltroni: «Basta tarantelle o si va al voto». Vorremmo con gentilezza far notare che la tarantella, per via dei rifiuti di Napoli e delle inchieste giudiziarie, la stiamo ballando tutti, noi del Pd, da un anno intero. E che, mentre ballavamo, abbiamo buttato via i voti, e nessuno ha più potuto raccoglierli (un po' come la spazzatura, per capirci). Non solo a Napoli e in Campania, ma anche qui, al Nord. Lo dico con rispetto per l'intelligenza di tutti. La nostra e quella degli elettori.

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giovedì, gennaio 01, 2009

Attraverso luoghi deserti o pericolosi

Fioccano (vista la stagione) le adesioni alla carovana democratica che partirà da Milano, sabato 10 gennaio, alle ore 17. «Gruppo di persone che attraversano insieme luoghi deserti o pericolosi»: la definizione non poteva essere più appropriata per descrivere lo spirito che ci muove e il significato dell'iniziativa che abbiamo promosso. Troppo disamore e troppe delusioni, in questi mesi, per il Pd. Troppa distanza dalla politica. Il famoso segnale che è mancato e che deve venire dai tanti democratici dispersi per il Paese, all'insegna del tema principale per cui il Pd è nato: la riforma della politica. Vi aspettiamo.

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mercoledì, dicembre 31, 2008

Rimandati

Ho letto, con qualche giorno di ritardo, il breve, brevissimo dossier del governo ombra che trovate qui. A parte l'accostamento B-Leopardi e i dati di Magnolfi, che si chiama Beatrice e non Barbara, per il resto il lavoro del nostro esecutivo è un po' troppo scarno (eufemismo). «Anno zero» è il titolo, e allora facciamo finta che sia il «numero zero» anche per il governo ombra. «Bocciati» i ministri del governo. I nostri, invece, li rimandiamo a gennaio, ad un 2009 in cui ci aspettiamo qualcosa di più. P.S.: a proposito, nessuno parla di Alitalia: chissà come mai.

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sabato, dicembre 27, 2008

Così mi piace

In molti hanno sottoscritto il nostro "piccolo codice etico" e c'è qualcuno che ha dimostrato di comprenderne fino in fondo il significato. Si chiama Federica, vive a Pistoia e si candida per il Partito Democratico in modo, appunto, democratico. Brava!

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venerdì, dicembre 26, 2008

Il governo ombra del governo ombra

Ad un certo punto ho pensato che ci volesse un governo ombra del governo ombra. Anzi, del «governo di tenebra», perché non si capisce bene che cosa faccia, il governo ombra del Pd. O, meglio, non si capisce bene perché non lo faccia sapere a nessuno, quello che fa. E, soprattutto, perché, banalmente, non faccia l'ombra, il governo ombra. Perché non marchi a uomo i ministri del governo 'vero', non risponda a tono, non rilanci. Non mi pare che il governo B stia facendo granché. Anzi. La social card è una social presa in giro, Alitalia è una vergogna che fa scalo nelle tasche degli italiani, i militari nelle strade non servono a niente, le politiche ambientali sono state azzerate, il decreto anti-crisi si è ridotto a 3 miseri miliardi di euro. E il governo ombra? E' umbratile, d'accordo, ma in un senso che definirei improprio. Che cosa fa, esattamente? E perché non lo si può chiedere, che subito si offendono tutti? Misteri democratici. Allora, mi sono detto, adesso mi ci metto di buzzo buono, e faccio il governo ombra del governo ombra. Poi, più modestamente, mi sono chiesto, perché non lo si fa lavorare, questo benedettissimo governo ombra? Perché non si abituano gli elettori all'idea che ogni volta che un ministro ne spara una delle sue, il nostro governo non risponde? Ecco, a volte non ci vogliono idee clamorose per ripartire. A volte bastano piccoli segnali. A volte basta l'ombra.

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martedì, dicembre 23, 2008

Cari amici, vicini e lontani

Pensavate forse che ci si fermasse durante la pausa natalizia? Vi sbagliavate, e vi sbagliavate di grosso. Perché con il brunch "Cari amici vicini e lontani: democratici dal mondo sbarcano a Milano e parlano di politica tra Natale e Capodanno", domenica 28 dicembre 2008, dalle 12,00 alle 15,00, ci si vede al Wok of Milan, viale Cenisio, 12 a Milano. Intervengono: Stefano Draghi, coordinatore cittadino del Pd, Ivan Scalfarotto, il vostro affezionatissimo Giuseppe Civati, Philippe Bracke, Giancarlo Bruno, Francesco Laforgia e Riccardo Spezia.

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lunedì, dicembre 22, 2008

Finalmente

Marta commenta. Iniziavo a preoccuparmi. Nel frattempo, Roberto riflette, e dice cose giuste. Anzi, le ripete, perché gli sembra di averla già vissuta due volte, questa situazione. Speriamo che le loro parole arrivino a Roma. Ove possibile, con l'alta velocità.

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sabato, dicembre 20, 2008

L'uccellino di Facebook

Pensavo che fosse finita, questa settimana di passione (in ogni senso). E, invece, apro la chat di Facebook, e mi scrive un amico che mi spiega come saranno le liste delle Europee. Tenetevi forte. Si parla di Fassino capolista nella nostra circoscrizione, Finocchiaro e Soro nelle loro rispettive, e altri incoraggianti segnali di rinnovamento (sì, ciao). L'amico, che è un galantuomo, propone per cortesia il mio nome, e poi mi dice, senza troppi preamboli, «Ivan Scalfarotto o Luca Sofri andrebbero benissimo». Forse dovremmo iniziare a pensarci. Sul serio. Perché se le liste sono quelle che dice l'uccellino, sono cavoli.

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Perdere i voti a distanza

Non la volevo scrivere, questa cosa, ma due messaggi, uno dietro l'altro, da Lodi e da Varese, mi inducono a farlo. Vorrei che si capisse che (da mesi ormai) i fatti campani (soprattutto quelli) ci fanno perdere voti in Campania, sicuramente, ma soprattutto nel Nord. E li fanno perdere, ironia della sorte, proprio a quelli che fanno la raccolta differenziata e che parlano di ambiente dalla mattina alla sera e che cercano di governare con una grande cura per l'efficienza e la trasparenza. Lo dico proprio perché penso che il Pd, al Nord, non sia separato dal Pd del resto del Paese. E lo dico oggi alla luce dell'intervento di Bassolino, ieri, in direzione nazionale, a proposito del rilancio programmatico (sic). Lo dico perché forse è ora che se ne rendano conto tutti. Perché perdere voti a distanza non è proprio il massimo. No, non lo è. Grazie per l'attenzione.

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Ora speriamo di non 'impallarci' di nuovo

Loading: De Gregorio apre così il giornale, stamattina. «Caricamento in corso» e «tempo dell'attesa». Una lettura che condivido. Come condivido, anche perché si esprime quasi con le stesse parole che ho usato ieri, il fondo di Massimo Giannini, su Repubblica (qui): «Era difficile, per Veltroni, osare di più. Il partito era in piena bufera. Invece di tornare indietro, o implodere, ha fatto un piccolo passo avanti. Quanto basta per reggere l'urto delle procure, e per proiettarsi almeno fino alle elezioni europee. Ma il colpo d'ala no, quello onestamente non c'è stato. E la grande e vera innovazione, anche stavolta, sembra più teorizzata che praticata. Come diceva Mino Maccari, "o Roma, o Orte"». Ecco. Anche l'«o si cambia, o si muore» era già stato usato da Fassino prima di Pesaro, con tanto di citazione holderliniana («là dove c'è il pericolo, cresce anche ciò che salva»). Per rimanere in metafora, speriamo solo di non 'impallarci' di nuovo. P.S.: qualcuno ha notizie di Luca, le comunicazioni si sono interrotte alle 19.34...?

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venerdì, dicembre 19, 2008

La direzione sta finendo

Speriamo che inizi il Pd.

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Qualcosa di più

Quello che avrei detto io, se Wittenberg avesse potuto esprimere un esponente da inviare in direzione nazionale. Punto per punto. Perché avrei preferito che al posto della rappresentazione delle cose, ci fossero, appunto, le 'cose', nel dibattito della direzione di oggi. Che ci fosse quello "strappo necessario", non solo e non tanto rispetto alle ultime settimane (ci mancherebbe), quanto rispetto agli ultimi mesi, in cui semplicemente non ci siamo stati. Questione morale? Strumenti e selezione del gruppo dirigente e discontinuità con le situazioni nelle quali - politicamente, sia chiaro - siamo impantanati. Subito (o vogliamo aspettare ancora un po'?). Ricambio generazionale? Si parli delle figure nuove e dei giovani che verranno candidati nelle liste delle Europee, da scegliere sulla base del merito e da eleggere, possibilmente, e non solo da candidare. Rapporto con la base? Semplificazione del mostro organizzativo del "governo ombra più esecutivo più centinaia di responsabili più caminetto", con il coinvolgimento della base ogni volta che si può: non solo primarie, dicono tutti, va bene, ma il resto non si capisce che cosa sia. Questione politica e crisi e opposizione? Change all'italiana, parole d'ordine, orizzonti più ampi, ambizioni più alte. Che cosa diciamo ai giovani (abbiamo una proposta per il precariato?), alle famiglie, ai nuovi disoccupati. Proposte chiare, comprensibili, che parlino al Paese. Invece mi pare di avere percepito molto, troppo politicismo. Si parlava di un ritorno al Lingotto. Quello che non c'è stato oggi (era chiedere troppo?) è la descrizione del Paese che abbiamo in mente, perché cambiasse la politica, nei rapporti con le istituzioni, con i lavoratori e con i consumatori. Così ci era stato detto. E tutto questo non c'è stato. Forse ci siamo illusi. Molto sulla defensiva (Bersani, ad esempio). Forse era inevitabile. Molto analitici (tutti). Forse questo è il Pd che abbiamo e che, infatti, dobbiamo cambiare. Per riprendere il titolo de l'Unità di oggi, abbiamo riavviato sì, ma il sistema operativo sembra essere lo stesso, senza particolari upload e applicazioni. Mi convinco che l'unica cosa da fare, per arrivare un po' più in alto, sia proprio partire dal basso. O dalle cose che dicono in tanti, oggi, in proposito. Qui e qui, ad esempio.

postato da civati, 16:14 | link | commenti (29)
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Qualcosa si muove

Poco, ma buono.

postato da civati, 15:26 | link | commenti (2)
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Il Pd si è fermato

A Cavriago. Secondo me, a Roma, è il caso che si diano quella mossa che aspettiamo da mesi. Per dire.

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giovedì, dicembre 18, 2008

2008 was a bad year: il film dell'anno

Lo passo in rassegna ora, perché, segretamente, spero che i prossimi quindici giorni ci diano modo di recuperare alcune delle soddisfazioni di cui il 2008 è stato avaro. Perché quest'anno, è il caso di chiarirlo subito, was a bad year, per dirla con Fante (1933, leggetelo, a me è parso di scorgere un po' di Obama, dentro). Perché è iniziato che eravamo al governo, e le cose scricchiolavano parecchio, e c'erano Diliberto e Pecoraro e Scanio che non erano la stessa persona, che si alzavano già pronti per litigare, e i distinguo e le polemiche e le divisioni, poi ad un certo punto hanno inquisito (questione morale) la moglie di Mastella, e lui ha deciso di rompere con Prodi, e ci ha mandato a casa, e c'era lo spumante in aula, poi Veltroni ha detto andiamo da soli, anche perché continuare da male accompagnati non era possibile, c'erano i rifiuti a Napoli dappertutto e Bassolino che diceva vado avanti e Alitalia ai francesi e i sindacati che no, non andava bene e abbiamo fatto una campagna elettorale che ci ha fatto sperare, fino ai risultati, che erano "tragicamente buoni" ma con tutta l'aspettativa che avevamo dentro e l'angoscia di vederlo tornare al governo speravamo che fossero migliori, che almeno il Senato fosse in bilico ma poi anche il Senato è andato, ed è iniziata una fase assurda, tutti che guardavano indietro, gli ex, e le fondazioni e le correnti e tutti a dire «a settembre cambierà», poi è arrivato settembre e non era cambiato un accidenti, poi ci siamo detti «tutti al Circo Massimo», e ci siamo stati tutti al Circo Massimo, e sembrava che... [pausa teatrale] ma poi Villari, il simil-Mastella, e poi il pizzino contro Di Pietro, e la questione morale un'altra volta, con un sacco di storie che non ci piacciono e le prediche degli avversari che hanno una ventina di condannati ma fanno i fenomeni, e noi a prenderle senza reagire, e l'Abruzzo con Del Turco che festeggia perché il Pd crolla, e tutti a dire «Walter, fai qualcosa», non è nemmeno necessario che sia di sinistra, ma fai qualcosa che non se ne può più. Questo di tanta speme oggi ci resta: domani, c'è la direzione. Domani accadrà?

postato da civati, 22:33 | link | commenti (7)
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La grande luminaria

Credo che oggi si debba tutti andare in edicola a comprare l'Unità. Ci sono le lettere dei lettori al direttore, per capire dove andrà questo Pd, e si respira un'area di comunità, di dignità ferita e di voglia di cambiare. In molti ieri, con qualche insulto di troppo, mi hanno spinto a confondermi tra i lettori, e anche io ho scritto una lettera a Babbo Natale, che il giornale pubblica nella pagina dedicata alla corrispondenza sulla crisi del Pd. La riporto qui di seguito. Il genere letterario è quello del cuore-oltre-l'ostacolo, me ne rendo conto, ma dobbiamo avere il coraggio di saltare. Ce l'avranno domani i membri della direzione nazionale? Ci sarà quello scatto d'orgoglio che chiedono tutti? Ci sarà qualcosa dietro le parole «ricambio», «innovazione», «futuro»? Me lo auguro tanto.

Cara Concita,
ti scrivo una letterina a Mamma Natale anch'io. Vorrei che qualcuno dicesse che è ora di investire sul Pd. No, non sono sotto l'effetto di sostanze psicotrope. E' tempo di investire sul progetto del Pd, di fare le cose che avevamo promesso, di dare corso all'iniziativa politica. Per dirla con il linguaggio delle borse, tristemente attuale, stiamo andando talmente male che tra un po' fermano le contrattazioni del nostro 'titolo' per eccesso di ribasso. Ed è ora che si deve 'comprare'. E' venuto il momento di iscriversi al Pd, di far sentire la voce di una base che con le primarie abbiamo reso diffusa, di rendere protagonisti i bravi amministratori (quelli perbene, che sono tantissimi e che inevitabilmente si sentono sotto attacco in queste ore, per colpe di altri) e i nostri militanti. Di creare occasioni di incontro tra i nostri dirigenti nazionali e i circoli, perché per una volta sia la Montagna a venire a trovare Maometto. Di costruire un percorso verso le elezioni di giugno che guardi più al nostro profilo e alle nostre candidature - nel senso delle persone, ma soprattutto dei contenuti - che alle alleanze e alle questioni iperpoliticiste che, ti assicuro, interessano a pochi, per non dire a nessuno. C'è l'Europa, e abbiamo molto da fare, a cominciare dalle questioni strategiche: la crisi economica, la partita ambientale, la società e le sue trasformazioni. Di questo, soprattutto di questo, dobbiamo parlare. Il tuo giornale lo fa, dovrebbe farlo anche il Pd e la politica del centrosinistra italiano. E bisogna puntare sul futuro, anche perché il passato, non quello 'antico', quello dei valori, a cui siamo tutti legati, ma quello 'prossimo', delle divisioni e delle contraddizioni, ci sta alienando. Allontanando da noi stessi e da quello che siamo e che potremmo essere. Sarà perché è Natale, ma bisogna invertire gli elettrodi, per dirla con Frankenstein Jr. e accendere una grande luminaria. Per far luce su quello che è successo, la cui gravità ci deve allarmare, e per illuminare la politica italiana, scivolata ai minimi storici. Rovesciamo lo schema, come si fa con le calze della Befana. Dentro c'è qualcosa di nuovo e forse un regalo per tutti noi. Perché una cosa è certa: il 2009 per il Pd o sarà un anno di scommesse, o non sarà. Grazie per l'attenzione,
giuseppe

postato da civati, 08:52 | link | commenti (2)
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Il punto di non ritorno

Una piccola rassegna sulla crisi del Pd.

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mercoledì, dicembre 17, 2008

I prossimi candidati

In molti hanno aderito alla nostra proposta. Con Ivan e Michele e me, ci sono Andrea, Gianluca, Marco, Marta, Mattia, il Circolo Obama e il Primo cerchio. Fatelo anche voi. Per evitare sorprese.

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E' già troppo tardi

Stavo per scrivere un post sul ricambio necessario, e ho trovato Ezio Mauro. Ecco. Che qualcuno lo legga e sia conseguente, perché è già troppo tardi.

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martedì, dicembre 16, 2008

Natale con gli altri: è tempo di andare

Riflettevo sull'«è tempo», di migrare, nell'accezione proposta da Del Turco-D'Annunzio-Del Turco, ma anche all'«è tempo», di andare, che è il motto de iMille. E leggevo dell'iniziativa di sabato prossimo. E pensavo che è proprio tempo, di uscire dai blog, di farci vedere, di farci sentire, di promuovere iniziative politiche, in ogni territorio e, visto che siam mille, in cento città. Non solo per il Natale, non solo «con i tuoi». Anzi, proprio con gli altri. Mi rivolgo a iMille, perché c'è bisogno di loro. E di noi. Lanciamo una sfida, prima di tutto a noi stessi, perché chi ha tempo non deve aspettare tempo. Non adesso.

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lunedì, dicembre 15, 2008

Cogliate, la base e il 19 dicembre

Ieri sera, tornando da Roma, mi sono fermato a Cogliate. Non pretendo che sappiate dove si trovi, è un paesino delle Groane, al confine tra le province di Milano (tra qualche mese, definitivamente, di Monza e Brianza) e di Varese. C'è un circolo del Pd, in cui sono soprattutto i giovani (giovanissimi, tra l'altro) a darsi da fare. E a chiedersi, come fanno tutti, cosa stia succedendo nel Pd. Loro ci credono, e sarebbero anche entusiasti come il primo giorno, ma hanno bisogno di indicazioni, di sostegno, di aiuto. Sono stanchi delle divisioni, hanno paura che il Pd si trasformi nell'Unione, con il famoso "dibattito interno", le correnti e poco altro. Chiedono trasparenza e un rapporto più diretto tra la base, le strutture intermedie e i vertici nazionali. Sono loro a ricordarmi de Il grembiule e a segnalarmi che le questioni 'filmate' sei mesi fa sono ancora più attuali oggigiorno. Tutti aspettano la direzione nazionale del 19 dicembre, così come avevamo atteso la ripresa di settembre e gli esiti di una manifestazione, quella del Circo Massimo, che era andata benissimo, ma ha lasciato il tempo che aveva trovato (e quella sera, dopo il discorso di Veltroni, si mise a piovere...). Ecco, credo che dovrebbero tutti passare per Cogliate, per farsi un'idea delle opportunità e dei rischi che corre il Pd. Prima che sia troppo tardi.

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sabato, dicembre 13, 2008

Un partito 'per' il Nord

Meno male che Marta c'è, e ci sono le sue parole, come sempre chiare e inequivocabili. Sembra che il battage sul partito del Nord sia finito, dopo le «generose interviste» dei nostri sindaci, in cerca di risposte per il Nord e, già che ci sono, di un po' di visibilità. La discussione, tutta 'interna' e tutta 'politicista' ha ottenuto finora un unico, straordinario risultato: allontanare ancora di più gli elettori del Nord dal Pd. Servono contenuti e iniziativa politica: tutto il resto è noia. E burocrazia. Più che 'del' Nord, ci vorrebbe, insomma, un partito 'per' il Nord. Non mi pare impossibile.

postato da civati, 10:28 | link | commenti (12)
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martedì, dicembre 09, 2008

Tutti pazzi per Soru

Qui, qui, qui e, ancora, qui. Un sentimento popolare.

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Il Pd, tra Max Tivoli e Benjamin Button

Leggevo la presentazione del film Lo strano caso di Benjamin Button, e ripensavo a Max Tivoli e alle di lui Confessioni, di cui avevo parlato con Francesca. Due casi di vecchissimi che progressivamente ringiovaniscono, compiendo à rebours il naturale percorso esistenziale di ciascuno di noi. Nati vecchi, muoiono giovani. E ho pensato al Pd, che nasce 'antico' in quanto a motivazioni e valori, e questo andrebbe bene, e però vecchio nei modi e nel gruppo dirigente (ancor più che per ragioni squisitamente anagrafiche, per la totale indisponibilità al ricambio finora dimostrata). Sarebbe bello se il Pd si rivelasse come Button o Tivoli, e dimostrasse che anche un vecchio può diventare giovane. Con i traumi del caso, certamente. E con le difficoltà a intraprendere un percorso del genere. Ma la sfida è affascinante e forse vale la pena di essere vissuta.

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lunedì, dicembre 08, 2008

Non siamo al corrente

Né facciamo parte di alcuna delle numerose correnti del Pd, che tra poco supereranno il numero degli iscritti. Luca, as usual, fa bene a ricordarlo a tutti. E Ivan fa benissimo ad appassionarsi ad una delle figure più limpide della politica italiana.



Il seguito lo trovate qui.

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sabato, dicembre 06, 2008

E' così difficile?

Riprendo, a grande richiesta (si fa per dire), un mio commento di qualche minuto fa.

E' così difficile immaginare che fin dalle prossime amministrative e dalle prossime liste si facciano investimenti chiari, candidando figure qualificate, al di sopra di ogni sospetto, culturalmente e politicamente innovative, che rappresentino al meglio la sfida riformista, di progresso, del Pd. Che il partito sia naturalmente alternativo alla destra di governo (?), esemplare nei metodi e nei contenuti. Che non si continuino a ripetere gli stessi errori, che una persona che è stato sindaco e presidente di Regione per vent'anni possa anche evitare di andare in Europa, che si dia visibilità e credito a figure nuove, all'insegna della preparazione, della qualità, del merito e del tempo dedicato alla 'fanga', per dirla con Zoro (al lavoro politico, cioè, quotidiano). Che si dia un profilo esemplare a questo partito, autonomo e federale, in cui i territori promuovano i propri uomini e le proprie donne migliori. Che si parli di cose da fare, e non delle menatine tipo Ale & Franz dei nostri leader, che si promuovano campagne per l'economia, per l'ambiente, per l'integrazione, per i diritti. Che si torni allo spirito della campagna elettorale, dimenticandoci questi mesi stupidi, autodistruttivi, depressivi e deprimenti. Che si parli di Europa, e non di gruppi parlamentari. Che ci si chieda, banalmente, che cosa vuole il popolo del Pd, senza farla troppo lunga, perché è abbastanza evidente, da Sondrio a Maglie, da Pordenone a Cefalù. E' così difficile?

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giovedì, dicembre 04, 2008

Wittenberg 2.0: la lega anseatica e i circoli del Pd

Ennesima tesi da pubblicare sul portone della cattedrale del Pd (a proposito, c'è ancora?). Si fa un gran parlare di formule organizzative, per il nostro partito, con coordinamenti di ogni genere e tipo. Lancio una proposta eversiva. I circoli si organizzino a prescindere dalle gerarchie e dalla struttura piramidale che il nuovo partito ancora conserva. Si mettano in relazione, al di là dei confini provinciali e regionali, per scambiarsi idee, soluzioni, proposte, modalità di lavoro, iniziative e contatti. Al di là delle burocrazie e dei coordinamenti. Tu chiamale se vuoi, relazioni. Una lega anseatica, tipo. Ho sottoposto la proposta al circolo Monza centro, a Venezia centro storico, e a Luino, nella speranza che mi dessero retta, anche per rilanciare il progetto Circoli virtuosi. Chi vuole partecipare, aggiunga la propria adesione. Sarebbe bello. E, finalmente, diverso dal solito.

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lunedì, dicembre 01, 2008

«Ora tocca a voi»

In molti mi dicono: non se ne può più di questo Pd, dei soliti personalismi, di quella strana sensazione da Unione che continua a respirarsi al suo interno, delle contraddizioni e dell'incapacità di parlare alla società italiana che il nuovo partito eredita da quelli 'vecchi'. Quasi tutti ce l'hanno con i dirigenti nazionali e con i loro rappresentanti a livello locale, a questa «vita bassa» - per usare l'immagine di Arbasino - a cui siamo costretti. Il tono della contestazione sale, così come cresce la disillusione nei confronti del partito e delle sue prospettive. Credo che sia un tema sul quale riflettere e rispetto al quale agire. Quanto prima (prima che sia troppo tardi). In molti mi dicono: prendete voi l'iniziativa, fatevi sentire, ora tocca a voi. E non lo fanno solo i 'giovani' contro i 'vecchi', lo fanno soprattutto i 'vecchi', almeno coloro che sentono la necessità e l'urgenza di mettere in pratica quel cambiamento che è stato più volte annunciato ( e che Giannini descrive perfettamente nel suo ultimo libro, dedicato a B e alla stagione politica che stiamo vivendo). Credo che sia venuto il momento di farlo: non so ancora esattamente come, ma so - di certo - perché. Così non si può andare avanti. E per la prima volta, in questi termini, sono d'accordo anch'io.

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Le stesse cose

Le penso anch'io.

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mercoledì, novembre 19, 2008

La doverosa promessa

Da mantenere.

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martedì, novembre 18, 2008

Sono (definitivamente) pazzi questi romani

Leggo oggi sulla Stampa che il governo del Pd ha anche i sottosegretari. Ho dovuto rileggere l'articolo due o tre volte e non ci volevo credere lo stesso. Oltre ai 50 ministri, ci sono 20 sottosegretari, 2 consiglieri, 8 coordinatori e, addirittura, un vice-ministro, Cesare Damiano al Lavoro (la vice-ombra ci mancava). I sottosegretari stanno all'ombra dei ministri-ombra e compongono il famoso equilibrio tra le diverse sensibilità. Sostituite alla parola «ministri» la parola «correnti», e alla parola «sottosegretari», la parola «sub-correnti» e avrete capito tutto. Meno male che gli elettori del Pd sono diversi. Meno male. P.S.: fa piacere, invece, apprendere che Andrea Orlando sia diventato portavoce del Pd. Giovane e bravo, dicono. Unica perplessità è che, come tanti, anche per lui vale quanto scrive Fabio Martini: «il viso pulito, la costante "militanza" nella corrente del leader di turno [è veltroniano, of course, ma non era anche fassiniano?], la difficoltà di ricordare per ciascuno di loro battaglie personali o "ferite" politiche di un qualche rilievo». E' sempre più evidente che il vostro affezionatissimo abbia sbagliato lavoro.

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mercoledì, novembre 12, 2008

Come quelli di Obama

La grande macchina politica di Barack Obama fa proseliti anche qui da noi. Parlo del door-to-door lanciato dal circolo Enzo Biagi di Monza, che già si era distinto in passato per iniziative di grande qualità. Qui trovate il volantino dell'iniziativa. Si cercano le zone con più elettori delle primarie democratiche, si organizza una piccola assemblea, si distribuiscono un po' di inviti, e il gioco è fatto. Montagna e Maometto, a parti invertite. Eppur si muove. Così si fa.

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appunti per un partito nuovo, obama sui navigli, circoli virtuosi

martedì, novembre 11, 2008

Secondo me non lo sanno mica

Dov'è il Trentino. Vinciamo in una regione a Statuto speciale, e si torna a parlare del "nuovo tormentone" (alleati con l'Udc dappertutto) e anche del partito del Nord (a proposito, dov'era finito?). Non ci posso credere. Come se tutto fosse politicismo, come se tutto fosse alchimia elettorale, come se tutti i territori fossero identici. In realtà in Trentino il dato dell'autonomia è decisivo, in realtà il Trentino c'entra pochissimo con la Lombardia, in realtà le alleanze devono essere decise territorio per territorio, in realtà non è con la sommatoria di partiti che si vince e soprattutto si convince. Cerchiamo di approfondire le cose, e di entrare nel famoso 'merito' delle questioni, per favore, e di cercare di delineare una proposta politica. Del resto, tutte queste cose dovrebbero essere patrimonio del Pd, un partito democratico e federale, e questo sì che sarebbe di "nuovo conio". Tutto il resto è, per quanto mi riguarda, del tutto sbagliato. E molto noioso: il solito conio.

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Come Obama? Sì, ciao

Leggete Repubblica, su R2 troverete una bella riflessione di Tito Boeri e Ettore Livini sul ricambio generazionale. Per esperienza vi posso dire che l'unico ricambio generazionale ammesso nella politica di questo povero Paese è quello della cooptazione, del conformismo e della scelta da parte del predecessore. Change? Mai o quasi mai. L'ho provato personalmente e posso dirlo con serenità: quando divenni a 22 anni segretario dei Ds della mia città, andò così. Poi le cose cambiarono, perché mi stavano strette. Entrai in Consiglio regionale sulla base di qualche calcolo sbagliato, da parte di alcuni, e della speranza sincera di portare qualcosa (e qualcuno) di 'nuovo', da parte di altri. E decisi - nonostante i calorosi consigli dei miei superiori mi invitassero a "stare coperto" e "in linea" - che il mio pensiero valeva più del 'prossimo' posto da occupare. Da allora iniziarono i 'guai', soprattutto in occasione della scelta di una sorta di appeasement nei confronti di Formigoni (che trovavo sbagliata: ora lo dicono tutti, fortunatamente) e nella fase (assurda) della compilazione delle liste delle elezioni politiche del 2006, quando mi dimisi da tutti gli incarichi, proprio perché vedevo cose che voi umani potete soltanto immaginare. Non fu una scelta coraggiosa: fu una scelta, per me e per come sono fatto, semplicemente obbligata. Nel 2008 chiesi che si facessero le primarie, mi fu risposto che c'era poco tempo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E non lo dico per il mio caso personale, che mi sono divertito a fare il diciassettesimo in lista, e a candidarmi ad essere tra i primi (dei non eletti). Penso alle tante competenze non considerate, alle tante energie rinviate alla prossima volta. Tu chiamala, se vuoi, cooptazione. Nulla più. Boeri dice che ci vuole un mercato più aperto, per la scelta degli uomini politici. Purtroppo, nella prima occasione utile, il Pd non ha mostrato alcuna discontinuità rispetto al passato. E il fatto che il confronto sia ancora tra D'Alema e Veltroni, esattamente quello di quando facevo gli esami della maturità, la dice lunga, lunghissima sul ricambio: Change? Non mi pare.

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lunedì, novembre 10, 2008

Il nuovo tormentone

Come ha già notato Mollica (orfano dei sondaggi americani, si è subito buttato sul Trentino), Dellai ha vinto bene. E anche il Pd non ha fatto scherzi, con l'ottimo Pacher che ha raccolto una landslide di preferenze (da quelle parti meglio evitare il ricorso al termine valanga, però). Noto en passant che lì si possono esprimere fino a tre preferenze. Detto questo, tutti a parlare dell'alleanza con l'Udc, la cui lista (tra l'altro) non era presente nel confronto elettorale, perché bocciata in prima battuta, poi riammessa dal Tar, poi ribocciata dal Consiglio di Stato. Nonostante l'imponderabilità del dato elettorale, l'Udc, proclamano a Roma, è l'unico modo per vincere a livello nazionale. Sono senza parole. Intanto, perché credo che la vera ragione della vittoria di Dellai consista proprio nella difesa dell'autonomia da Roma e dalla politica nazionale. In secondo luogo, perché non si sa nemmeno quanto valga l'Udc, e già si usa tutta l'enfasi possibile e immaginabile. E poi - da ultimo, ma per primo - hanno mai pensato i nostri dirigenti nazionali di discuterne con qualcuno? Non era, il nostro, un partito democratico, in cui le scelte di orientamento politico fondamentale andavano discusse dalla base, con il coinvolgimento degli iscritti, con il dibattito e il confronto? Boh.

postato da civati, 23:48 | link | commenti (8)
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giovedì, novembre 06, 2008

In Italia niente è possibile

On the way home, sulla via del ritorno: il riformista dell'Illinois fa le valigie e torna a casa. Sono stati giorni indimenticabili, ma forse è il caso di recuperare un po' di spirito critico, anche perché si torna in un Paese che, negli stessi istanti in cui qui si celebrava Obama, magnificava la mafia, attraverso le parole di uno degli uomini più ascoltati dal premier (ve l'immaginate se capitasse qui?). Leggo le ultime email prima di partire, e trovo quella di Gianluca, un ottimo studioso e un caro amico che ora studia e ricerca e lavora in Germania. Mi scrive parole amare, dure, quasi violente. La sua lettera dice così: «Volevo solo renderti partecipe di una tristezza infinita che mi é venuta sentendo un pezzo del discorso. Cioè, quando ha detto "in America ogni cosa è possibile". Ho pensato all'Italia e al clima ributtante che c'è. E a me mi ributtano sia quelli di destra che quelli di sinistra. Non che ce l'abbia particolarmente con i politici. Mi fa proprio schifo l'Italia, le doppie file, le bici [questa non l'ho capita], la merda dei cani. Mi fa schifo un paese che "tiene famiglia". Mi fa schifo Napoli, mi fa schifo Milano, mi fa schifo pure Monza (par condicio). Mi fa schifo un paese in cui sono tutti tutti tutti conservatori, pure tu e pure io. anche il 90% dei commenti del tuo blog. Un paese che amo non essendo corrisposto. In Italia niente é possibile. Non mi fraintendere, ti prego. Io non sono spesso d'accordo con le cose che dici e hai pure un carattere scostante ;), ma ti stimo molto. E so anche la linearità e limpidezza delle tue motivazioni sempre. Per questo ti chiedo: mi dai una chiave di lettura? Mi dici perché tu ti sei impelagato nella politica italiana? Mi dici se è possibile invertire la rotta? Che cazzo puó fare uno come me pubblicamente che non ci sta dentro dal dare un contributo, ma davvero si sente un pirla? Che faccio, mi trovo un lavoro all'estero e non torno più? Qui studiano Dante, cazzo, e io non so che dire, mi spiazzano. Mi dai una visione per favore? Realistica, italiana». Caro Gianluca, molte cose che scrivi sono da assumere così, senza commento. L'Italia è impossibile, ed è davvero il rovescio degli Usa di Obama. Arroccata, chiusa, conservatrice, sia a destra, sia a sinistra, e ne sono sempre più convinto anch'io. Il tessuto culturale, morale e civile si è molto sfilacciato. Di futuro, neanche l'ombra (né dal governo, né, per ora, dalla sua ombra). Quasi tutto è conformismo e opportunismo e improvvisazione. La mia risposta, però, non è soltanto realistica, e non finisce qui. Credo che la nostra generazione ora ci debba provare, su basi nuove: a distanza di anni, ripensando a tante nostre discussioni, ti devo dare ragione, è il caso di ripartire da zero, o al massimo da tre, à la Troisi, per esempio da merito, qualità, legalità. Una sfida che non è più rinviabile, e di questo parlavamo con Ivan ieri, una sfida che è necessaria. Così la vivo io, e non so consigliarti altro. Se non permettermi di segnalarti come fondamentale il tema culturale, che ti è più caro ed è il più urgente. E di tenerci in collegamento, perché peggio di così non si può proprio andare. Il tuo «in Italia niente è possibile» è un motto da meditare e da tenere sempre lì. Ci proviamo e ci proveremo, nei prossimi mesi, a fare qualcosa. Lo prometto prima di tutto a me stesso.

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lunedì, ottobre 27, 2008

«Correnti? Adesso basta»

Sergio Chiamparino dice cose giuste, precise, da sincero democratico. Le trovate a pagina 11 su l'Unità di oggi (a proposito: il giornale è molto bello, compratelo, però). Dice, tra l'altro, Chiamparino: «Escono più forti quelli che antepongono la costruzione di questo nuovo partito all'interesse di gruppi più o meno piccoli che ci sono all'interno del Pd. E che in alcuni casi preesistevano al Pd stesso» e «Ha perso chi non c'era. Anche perché è la prima volta che capita di partecipare a una manifestazione in cui si comincia a vedere il popolo del Pd, che non è più solo quello con cui abbiamo manifestato fino a qualche tempo fa. Io sono contento di essere andato, di aver salutato tanta gente, di aver fatto fotografie con chi me lo ha chiesto. Sono modi di stringere rapporti, di aumentare la coesione. Piccoli finché si vuole, ma che aiutano».

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sabato, ottobre 25, 2008

Da domani, però...

Ok, va bene, da dopodomani. Il tempo di tornare a casa, sui pullman, sui treni e sulle auto che hanno raggiunto tra ieri e oggi la Capitale. Il tempo di riposarsi, di leggere i giornali del giorno dopo, di scaricare le foto, di montare i video e i filmati della nostra lunga giornata democratica. Da lunedì, però, facciamo in modo che quello che è successo oggi a Roma, non si perda. Che lo spirito del Pd, a lungo smarrito, non torni a confondersi. Che le parole chiare pronunciate da Walter, davanti a centinaia di migliaia di persone, si articolino in un lavoro quotidiano, a tutti i livelli, capace di trasferire alla società le parole e i contenuti che oggi abbiamo ascoltato, dal palco del Circo Massimo. Non perdiamoci di vista, come si disse in occasione di un'altra grande manifestazione, ispirata allora dalla società civile. E facciamo in modo che il Pd sia come la piazza di Roma di questo pomeriggio: un partito in cui tutti siano alla stessa altezza (anche il palco era opportunamente molto basso), in cui tutti possano esprimersi, in cui gli italiani possano trovare quella sede di dibattito, di confronto e di decisione politica di cui, in tanti, abbiamo bisogno. Veltroni ha spesso ricordato che l'Italia è migliore della destra che la governa. Anche il Pd può essere migliore di quello che è stato finora, diciamo, per capirci, in quel lungo intervallo trascorso dal 15 aprile al 25 ottobre. E dipende da ciascuno di noi.

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venerdì, ottobre 24, 2008

Il capo espiatorio e i nonostante democratici

Il 25 ottobre è finalmente arrivato. La manifestazione annunciata con il maggiore anticipo della storia della politica italiana (e non solo) finalmente si celebra. E sarà un successo, nonostante tutto e tutti. Nonostante le timidezze di questo Pd di opposizione, nonostante le sue incertezze organizzative, nonostante i famosi problemi di linea politica. Sarà un successo proprio perché il popolo democratico, come sempre, si farà carico anche di questi nonostante, cercando di dare forza ad un partito che deve cambiare, con la ripresa di alcuni sentieri interrotti - lo stile e la proposta interpretati in campagna elettorale, in primo luogo - e con una rinnovata volontà di spendersi in un confronto diretto con la società italiana. C'è grande attesa per il discorso di Veltroni, il capo espiatorio di questi lunghi mesi, sotto attacco da parte di tutte le componenti, soprattutto dei soliti stronzodem che da sempre la sanno lunghissima. Un Veltroni che deve ritrovare credibilità, e deve lanciare una sfida, prima di tutto a se stesso e al Pd. Ma, poi, e soprattutto, a questa destra pericolosa e irresponsabile. Sarà perché le manifestazioni a me piacciono, ed è un po' come a Natale (anche questo, tutto sommato, è un 25) che la vigilia è sempre il momento più bello, ma a Roma vado con fiducia e anche con un po' di speranza. Vi saprò dire. Del capo espiatorio e dei nonostante.

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martedì, ottobre 14, 2008

Ho un anno di più

E' passato un anno dalle elezioni primarie che hanno sancito la nascita del Pd. Un anno difficile, quasi impossibile, in cui abbiamo perso il governo e poi le elezioni. Un anno in cui il Pd ha smarrito molto entusiasmo e molta fiducia. Strada facendo, sono tornate le correnti, le incertezze e le timidezze che speravamo di avere lasciato alle nostre spalle, alla stagione dell'Unione e dei 'vecchi' partiti. Veltroni, osannato in campagna elettorale, è vittima da mesi del fuoco amico (che poi non è nemmeno tanto amico). Il governo ombra, salvo alcuni casi molto rari, è una vera delusione. Il partito non è partito, potremmo dire, e la cosa peggiore è che non siamo riusciti a creare una relazione virtuosa tra i famosi 'territori' e i vertici romani. Ora, conviene tornare al più presto, anche subito, al Lingotto e allo stile e allo spirito della campagna elettorale, superando la stagione del «partito moscio» di cui parlano quasi tutti. La manifestazione del 25 ottobre, a cui arriviamo stravolti dalle dichiarazioni dei dirigenti nazionali, verso i quali l'insofferenza è sempre più alta, servirà per dimostrare a noi stessi che ci siamo. E che vogliamo esserci, però, nel modo in cui c'eravamo detti. «L'amore conta», come dice la canzone: conta la passione, quindi, ma conta anche il rispetto, verso noi stessi e verso gli impegni che avevamo preso con i nostri elettori e con i cittadini italiani. Dovevamo cambiare la politica, giusto? Continuo a sperare di non avere capito male.

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domenica, ottobre 12, 2008

Ormai solo Obama

Ci può salvare. Prendo a prestito una celebre espressione heideggeriana, per dire che, tra il 25 ottobre e il 4 novembre, si gioca una parte decisiva del destino, oltre che dell'intero pianeta, anche - e in modo speciale - della politica italiana dei prossimi anni. Credo che noi dobbiamo guardare ad Obama come ad un passaggio-di-fase, che può cambiare parecchio i valori in campo anche nella politica europea. E non solo perché Obama interromperebbe la serie repubblicana che ci ha consegnato il mondo come ora lo conosciamo, costruendo un'influente mitologia politica, a partire dalla guerra, dall'approccio neoliberista (che ha fatto numerosi proseliti anche in Italia, con buona pace del Tremonti convertito in extremis), dalla concezione stessa della politica (nei suoi rapporti con la società e, per fare solo un esempio, con la religione). Da quell'idea di unilateralismo applicata da George W. non solo alla lotta al terrorismo, ma a tutte le azioni dei suoi mandati (un unilateralismo che non ha fatto altro che rendere più solido quel pensiero unico mercatistico e di molto autoritario che anche noi, europei ed italiani, subiamo da tanto, troppo tempo). Obama può essere un modello anche per come è maturata la sua ascesa, attraverso una vittoria straordinaria dei Democratici nel 2006 (qui un testo a cui fare riferimento), per come ha saputo dare spazio al coraggio (categoria ormai abbandonata dalla nostra politique politicienne, burocratica e involuta), per come ha raccontato un cambiamento. Non possiamo non dirci obamiani, in questo momento così difficile per il Pd e per il Paese. Per capire quali sono le leve di un momento che è rivoluzionario, dal punto di vista delle strutture fondamentali dell'economia mondiale, in cui è necessario essere audaci, dal punto di vista delle scelte della politica. Dicendo qualcosa di chiaro e di forte, ma soprattutto di 'alto'. Perché dalla miseria della politica del nostro paese, sono altri a trarre vantaggio. Piero Fassino, per chiudere con Hölderlin, amava ripetere spesso, nel 2001, all'indomani di una sconfitta altrettanto cocente, che là dove c'è il pericolo, cresce anche ciò che salva. Ecco, noi, quel ciò che salva, non l'abbiamo ancora individuato. Per capire dove trovarlo, vale la pena di ripartire da Chicago, Illinois.

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venerdì, ottobre 10, 2008

In piazza, ma a sostegno del governo (così non va/2)

Poi ci diranno che il titolo è forzato, ma l'intervista di Morando al Giornale è il colpo di grazia sulla manifestazione del 25. A furia di precisazioni, distinguo, andate-e-ritorni, passi avanti e passi indietro, qui finisce che il 25 ottobre entriamo in maggioranza con B (ma non era come Putin?). Ne abbiamo spesso scherzato con Zoro: siamo partiti dalla piattaforma Salva l'Italia (che era enfatica e anti-governativa a prescindere), siamo passati, giorno dopo giorno, al caro-vita (forse è per quello che è stata calendarizzata il 25 ottobre, perché nemmeno il Pd arriva alla fine del mese), alla campagna contro le leggi ad personam (salvo poi distrarci quando le fanno), alle preoccupazioni per la scuola modello Gelmini, alla denuncia dell'intolleranza (perché c'è un'emergenza razzismo nel nostro Paese), al monito folliniano (non è il caso di manifestare), ai dubbi di Veltroni (stiamo valutando e se la crisi dovesse peggiorare...), alle precisazioni di Bettini (si fa comunque, altrimenti ci scopriamo a sinistra). Adesso Morando dice che andiamo per sostenere il governo in questo difficile momento. Non so più che cosa fare. Davvero. Grazie a Diego e a Marta per la segnalazione (di cui, come tutti, avrei fatto volentieri a meno).

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Come lei

Volesse il cielo che tutti fossero come lei (ma purtroppo non lo sono).

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Così non va (appunto)

Mi scrive una lettrice dicendo che sto diventando troppo critico nei confronti del Partito Democratico (parla di criticismo, che mi fa anche piacere, perché mi ricorda Kant...). Forse è vero. Forse sto diventando troppo critico. Forse sono stanco e disilluso. O forse, più semplicemente, è il Pd che si sta allontanando ogni giorno di più da quel modello che tutti avevamo sperato che potesse rappresentare. Forse è il Pd - che a settembre doveva rinascere (sì, ciao) - che non riesce a qualificarsi come forza di opposizione, che stenta ad offrire una propria linea politica, incerto sulla direzione e, a volte, anche sul senso di marcia, diviso (ancora?!) tra D'Alema e Veltroni (vedrete che a Bologna, dopo l'uscita di scena di Cofferati, ci sarà un candidato dalemiano e un candidato veltroniano, bello, no?), burocratico come un ufficio postale, a volte del tutto incomprensibile. Non credo abbiate bisogno di esempi, ma non si può procedere continuamente a strappi, passare dalla letargia all'ipercinesi (dodici campagne nel solo mese di ottobre, un partito enciclopedico), sottovalutare temi di importanza decisiva (leggi: salva manager), mancare d'organizzazione in modo capillare, toppare sempre sul versante della comunicazione. Non sono io a pensarlo: sono quasi tutti, soprattutto i nostri elettori, soprattutto le persone che vivono la politica con sempre più grande disaffezione. Il mio lavoro si riduce a passare il tempo - ieri ad esempio, dalla mattina alla sera - a giustificare il partito. Spero che se ne rendano conto, anche a Roma, anche nelle stanze della politica, sempre più chiuse e impermeabili. L'ennesima campagna del Pd di questi ultimi giorni passa sotto lo slogan: «Così non va». Appunto.

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lunedì, ottobre 06, 2008

Il sindaco non si può iscrivere

Succede a Cavenago. Il sindaco abita ad Agrate. E quindi, secondo il regolamento del tesseramento del Pd, deve iscriversi ad Agrate e non nella città di cui è sindaco. Lo stesso accade ad un giovane consigliere di Seveso, che vive fuori città. Ad un banchetto ho visto rifiutare tessere a persone che si volevano iscrivere perché provenivano dal paese vicino o dalla circoscrizione confinante (non da Marte). Possiamo cambiare questa norma assurda? P.S.: qui l'incredibile caso monzese.

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domenica, ottobre 05, 2008

Vi dico cosa farei io

Luca interviene alla direzione nazionale del Pd. I giornali, al solito, travisano. In realtà si tratta di un grande intervento, eccessivo (Sofri non è Vannino Chiti, per dire) e inusitato per i toni dimessi delle discussioni politiche della direzione nazionale (quelli ufficiali, almeno). La frase da ritagliare e conservare - e da affiggere sul portone della cattedrale di Wittenberg 2.0:

«Passerei tutto il tempo a inventarmi delle cose: a farmi venire delle idee. A mostrare al paese, per i prossimi tre anni, che stiamo facendo delle cose e delle buone cose. L’intervento su Alitalia poteva essere uno. Era fare. Tutte le dichiarazioni su Berlusconi Di Pietro o la Rai, invece sono dire. Sono inutili, roba vecchia, perdite di tempo. La politica non si può più fare così, se si vuole davvero fare, la politica: se non si vuole tenere una rendita personale in attesa di inutili promozioni o lontane pensioni. La politica oggi si fa in modo rivoluzionario, o si perde, e si perde prima di tutto con se stessi».

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«Ci sono»: tutti a Roma il 25 ottobre

Tra tre settimane il Pd sarà in piazza a Roma. Non si può mancare. E il motivo più forte e comprensibile (anche se a tutta prima paradossale) per cui non si può mancare è che le cose, per il nostro partito, non stanno andando come ci saremmo aspettati. Il tema della manifestazione, per quanto mi riguarda, è la presenza politica del Pd in un Paese che si sta thatcherizzando in modo violento, all'insegna di una lettura superficiale e sbrigativa dei processi di trasformazione della società, a favore del più forte. Dove è il Pd? E' il caso di rispondere che c'è, che sarà a Roma un sabato di ottobre, e il resto dell'anno in ogni angolo del Paese. E' il caso di dirlo, rischiando la banalità: il Pd finora ha risposto all'offensiva del governo senza quella determinazione e quella precisione che deve saper dimostrare, per tornare a giocare una partita alla pari con l'attuale maggioranza. Siamo minoranza, a volte troppo silenziosa, a volte inspiegabilmente incerta. Abbiamo subito troppo i 'simboli' del populismo della destra, abbiamo seguito le famose dinamiche interne fino ad incartarci, abbiamo burocratizzato l'attività di partito in un modo addirittura peggiore di quello dimostrato nelle precedenti esperienze politiche. Per tutte queste cose, che indurrebbero qualsiasi persona normale a starsene a casa, ad andare all'Ikea o al cinema, a visitare i parenti o a far serata con gli amici, dobbiamo essere a Roma. Per ricordare che è con la partecipazione di tutti, anche di coloro che sono lontani da Roma (lontani dagli occhi, lontani dal cuore?), che si costruisce una nuova speranza per l'Italia non (ancora) ridotta al berlusconismo. Noi ci dobbiamo essere. Per il Pd, ma anche (l'unico «ma anche» ancora sopportabile, in un'epoca di forti contrapposizioni) per noi stessi. Per dire «ci sono»: ci sono i democratici, insomma, nei tanti modi in cui si possono dire, e ci sono io. Ciascuno di noi, con le sue motivazioni e le sue aspettative. E ci sono i lavoratori, ci sono i cittadini, ci sono le speranze che sapevamo non potessero avere la scadenza dello scorso aprile. E' l'ultimo treno, quello che parte per Roma, e che ci porterà, al tramonto, al Circo Massimo, alla fine di una giornata che mi auguro sapremo collegare direttamente alle primarie di un anno fa e alle sfide che ci attendono. In ogni parte del Paese. Per dire a tutti e, prima di tutto, appunto, a noi stessi: «ci sono». E c'è quell'Italia democratica in cui non abbiamo mai pensato di non poterci riconoscere.

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martedì, settembre 30, 2008

Lassù qualcuno ci ama

La notizia è di quelle sensazionali: i cortei della manifestazione del 25 ottobre partiranno alle 14, e non alle 9 (le nove!) come inizialmente previsto. E il comizio di Veltroni si terrà al Circo Massimo alle 17. Lassù qualcuno ci ama. P.S.: resta da risolvere la questione del dato territoriale dell'iscrizione al Pd. Vediamo se riusciamo, anche con il microscopico contributo di questo blog, a farla cambiare. P.S./2: tra le vere follie del regolamento del tesseramento ne segnalo un'altra che, se interpretata in senso restrittivo, comporterebbe l'impossibilità per i membri di liste civiche eletti nei loro consigli prima della nascita del Pd di aderirvi (ma il dato bavarese qualcuno lo ha guardato?). Dice il regolamento: «Art. 15. Non è consentito il rilascio della tessera a persone che siano iscritte ad altri partiti politici o aderiscano a gruppi di altre formazioni politiche all’interno di organi istituzionali elettivi, ai sensi dell’art. 2 comma 8 dello Statuto». Mi auguro che le liste civiche, numerosissime sul nostro territorio, non siano considerate come «altre formazioni politiche». Sarebbe l'ennesima riprova che intendiamo continuare così e farci, come al solito, del male.

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sabato, settembre 27, 2008

Mission impossible

Passavo di qui e mi hanno sottoposto per l'ennesima volta la stessa questione. Ne avevo già parlato, ma evidentemente non mi ascolta nessuno. Si tratta del tesseramento al Pd. Ci si può tesserare esclusivamente nel comune di residenza, in una versione sangue-e-suolo dell'adesione al partito che avrebbe dovuto essere fluido (appunto). Nel caso della mia città, Monza, tutto è complicato dal fatto che insistono sul territorio ben sei circoli, le cui aree di competenza sono state individuate, tra l'altro, in modo un po' bizzarro (anche allora non ero d'accordo e anche allora non mi ascoltò nessuno). Se uno abita in una via, deve iscriversi a quel circolo, non si può derogare. Il risultato è che molte persone - ovviamente - non capiscono. Si chiedono banalmente che cosa stia succedendo. E se già avevano qualche dubbio sul fatto di aderire o meno al Pd, ora hanno una certezza. Torneranno un'altra volta. Mi chiedo se almeno il coordinamento di Monza e della Brianza non possa liberalizzare il tesseramento, lasciando liberi i democratici, all'interno della nuova provincia, di aderire dove preferiscono. Dove lavorano, dove hanno sempre fatto politica, nel loro quartiere, anche se quest'ultimo è attraversato da un confine invisibile. Liberiamoci, vi prego, dall'approccio più burocratico che ci sia. E ho usato, volutamente, un eufemismo.

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lunedì, settembre 15, 2008

Sharing

Walter, che è ufficialmente tornato, condivide felicemente la citazione della felicità e della condivisione, a cui sono molto affezionato (confrontare qui, e qui, e ancora qui).

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sabato, settembre 13, 2008

La questione mentale

Mentre a Cortona si parlava di futuro, a Monza si praticava il presente. Sapete com'è, è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare. Nella Festa democratica più bella (perché è la nostra, perché è la più bella) sono arrivati Meo e Zoro. I migliori sulla piazza telematica, e non solo. Marta ha parlato della necessità di costruire un bad party in cui mettere tutte le tossine accumulate negli ultimi mesi, e della necessità di smascherare i «maiali con il rossetto», ovvero tutti quelli che sono democratici, ma non-lo-sono-per-davvero. A me, mentre parlava, sono venuti in mente Erasmo e i sileni rovesciati (ne avevo già parlato qui): i dirigenti del Pd dell'epoca, che parlavano in tono ampolloso senza che le loro azioni corrispondessero alla loro retorica. Anzi, parole e cose si tenevano a debita distanza, senza incontrarsi mai. Lo stesso tema è stato ripreso magistralmente da Diego, che ha ricordato il carattere esemplare del nuovo partito (cfr. qui): un partito non può affermare principi senza declinarli in proposta politica. Il Pd - sembra una banalità, ma non lo è - non può dire una cosa e, poi, però, farne un'altra, «perché non conviene (a chi?)», «non è (mai?) il momento», «non è (proprio?) il caso». Un partito che deve avere coraggio, come hanno puntualmente ricordato i militanti della Festa democratica di Firenze ai dirigenti nazionali che si succedevano sul palco. «Deppiù», dice Zoro. Più determinazione, più coerenza, più efficacia. Oltre che una questione morale, e politica, è una «questione mentale». E credo che vada aggredita al più presto.

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Ike ed Elisa

Ieri sera a Verona. Tornavo da Riva del Garda e volevo riprendere la festa dei giovani democratici per una sorta di versione young de Il grembiule, concordata con gli organizzatori che mi mettevano a disposizione una videocamera e una troupe. La location era la più indicata: il castello di Montorio, a dominare la città (purtroppo, per ora, solo metaforicamente). Arrivo e trovo la festa rovesciata da una tromba d'aria. Di tipo texano. Danni su danni. I ragazzi alle prese con una cena di autofinanziamento per recuperare qualche euro. E, allora, un risotto alla Tastasàl (maiale senza rossetto, per intenderci), il racconto della giornata infausta e un confronto con Elisa e Michelangelo sul Pd. L'ennesimo, nell'estate che per me ha significato venticinque feste democratiche. Ma un confronto diverso dagli altri. Perché ieri Tonini alla Summer school ha detto che tra i ragazzi presenti «si nasconde il Veltroni di domani». Probabile. Possibile però che il Veltroni di domani si celi in feste come quella veronese, però. Dove oltre alla passione e allo 'sbattimento' (categoria meno accademica delle lessons della Summer school), c'è qualità, curiosità, intelligenza politica. E coraggio. Quello che Elisa e Michelangelo chiedono ai dirigenti nazionali e al Pd. Perché sono stanchi. Soprattutto della nostra stanchezza. I «Veltroni di domani» chiedono ai giovani del Pd di parlare in modo più comprensibile, di comportarsi in modo meno burocratico, e promettono battaglia, perché i famosi 'territori' siano davvero rappresentati, e non solo a parole. L'uragano si è abbattuto su Verona e ha fatto un mezzo disastro. Un uragano - che potrebbe chiamarsi con il nome gentile della coordinatrice dei giovani democratici veronesi - dovrebbe abbattersi su di noi. A spazzar via resistenze, paure, timidezze. A rendere ridicole le correnti e gli spifferi di questo nostro partito, nato troppo titubante. E, ne sono certo, dopo la tempesta, tornerebbe finalmente il sereno. Per Elisa. E per Michelangelo. E per tutti noi.

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mercoledì, settembre 10, 2008

Per ripartire e cambiare la politica

Sono tanti i temi da cui ripartire. La scuola (gli esuberi ricollocati nel turismo, ma si può?), il lavoro (sempre più precari e basta), le tasse che tolgono ma non è vero che le tolgono (anzi), Alitalia e la cancellazione della concorrenza, l'apologia del regime fascista. C'è però anche un tema squisitamente politico che va tenuto ben presente: è l'idea di eliminare la preferenza dalle elezioni europee e di non reintrodurla più nel sistema elettorale per le politiche. La trovo un'aberrazione, contro la quale il Pd non può esimersi dall'intervenire. A meno di non credere - e io non voglio farlo - che il sistema-a-liste-bloccate faccia comodo anche al nostro gruppo dirigente nazionale. Da dove ripartire? Ripartiamo da qui. Con decisione e determinazione, però, fin d'ora, senza aspettare troppo.

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sabato, settembre 06, 2008

Me che bravi che siete

Continuiamo così. E così. Facciamoci del male.

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giovedì, settembre 04, 2008

Non voglio fare la tessera del Pd nemmeno se me lo chiedi con gentilezza

Le tessere del Pd sono un po' come i militari di La Russa. Dicono che ci sono, ma solo in pochi le hanno viste. Ne parlavo qualche minuto fa con l'addetto stampa del gruppo regionale del Pd, che di nome fa Stefano, e di cognome fa Tessera, e mi pareva la persona giusta per un confronto franco e diretto. Se ne parla molto, però, di questo Pd e di questo tesseramento partito in modo un po' burocratico, e mi sono deciso. Oltre al Pd delivery, ovvero al Pd d'asporto, con la possibilità di trovarci a discutere di adesione al Pd nei modi più disparati, all'interno della società e non solo nelle sedi tradizionalmente 'deputate', lancio l'ennesima iniziativa nell'ambito della Festa democratica di Monza e della Brianza (che trovate su Salamella.it). Si tratta della cena dal titolo «Non voglio fare la tessera del Pd nemmeno se me lo chiedi con gentilezza», dedicata agli scettici, ai perplessi, ai depressi e agli sfiduciati. La cena si terrà giovedì 18 settembre, alle ore 20, presso il ristorante della Festa. A seguire i mitici Selton. Prenotatevi fin d'ora.

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mercoledì, settembre 03, 2008

Quod non fecerunt Moratti, fecerunt Gelmini

Ovviamente, penso a questa famosa locuzione. Il piano di Gelmini contro la scuola pubblica è stato elaborato dalla Spectre. Moratti aveva provato ad abolire il tempo pieno, frazionando l'orario di insegnamento. Gelmini lo abolisce tout court, riducendo drasticamente le ore di scuola per le elementari. Il disegno è fin troppo chiaro. Si colpisce la parte migliore della scuola pubblica, per colpire TUTTA la scuola pubblica. Gelmini viene dalla Lombardia e non fa altro che applicare al ministero della (non-più-pubblica) Istruzione quello che è stato fatto nella nostra regione per la Sanità e per la Formazione professionale. Una matrice (Matrix?) che fa rabbrividire e che, al di là dei depistaggi su grembiuli e cinque (ma non bastava il sette?) in condotta, chiarisce perfettamente dove vuole andare questo governo. Che è di destra che più di destra non si può. P.S.: a tutti i dialoghisti del Pd, consiglio questa visione. Farebbe bene alla direzione politica del nostro partito. Molto bene.

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Bed company

A pranzo con i miei. Che mi chiedono, leggendo i sondaggi, come mai B vada così forte. La luna di miele ci sta, soprattutto se pensiamo che gli italiani stanno celebrando il viaggio di nozze su un'isola deserta. Intendo dire che B va forte perché pare assente l'avversario. Ci sono gli italiani, B e un tertium non datur. Loro, insomma, hanno la bad company (uno scandalo internazionale!), noi la bed company, la compagnia degli assonnati o, come ha detto magistralmente Moretti a Locarno, dei letargici. Dormiamo sonni, oltretutto parecchio agitati. E' tutto un posizionarsi, un litigare, da Torino a Firenze, passando per le stanze romane e le feste democratiche. Un gran lavorio di correnti, per cui il simile cerca il simile. E' tutto uno spiegare che bisogna dialogare, anche se, con tutta evidenza, quello di B è il più classico dei monologhi. B procede per simboli, dalla ramazza di Napoli all'abbraccio con Gheddafi, e il Pd non si preoccupa nemmeno di disarticolare questi messaggi, di rilevarne le contraddizioni, di illustrare la gravità dell'azione politica del governo. Con i grembiuli si coprono i tagli degli organici della scuola, ad esempio, in un Paese che dovrebbe piuttosto puntare alla qualità della formazione. Con i militari per le strade (ma dove diavolo sono?) si corregge il tiro sulla vergognosa campagna sicuritaria dei mesi appena trascorsi. E il Pd rimane in quell'ombra sempre meno metaforica che ha scelto per sé. All'ombra, in località ci auguriamo amene, come quelle delle vacanze di ciascuno: se va avanti così, non si sveglierà mai. Come vuole un antico adagio: se c'era dormiva. Se dormiva, sognava. Se sognava, sognava che non c'era. O, pensando ad un principe iscritto al circolo danese di Elsinore, si abbandona al «morire, dormire, sognare forse...».

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lunedì, agosto 25, 2008

La Biden generation

Obama lancia i giovani, si leggeva ieri sulla Stampa (ripresa anche qui). Ci stanno pensando anche da noi? Anche noi avremo i trentenni a capo del Pd? Sì, ciao. Noi abbiamo la Biden generation. Già.

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venerdì, agosto 22, 2008

Filo da tessere

Mi chiama Marta e mi chiede: hai per caso notizie del Pd? No, rispondo, ma forse è meglio così. Perché le settimane estive sono state un po' tristi e un po' deludenti. Tutti aspettano settembre, il momento della riscossa, con una tale insistenza che, se questa maledetta riscossa non dovesse arrivare, sarebbero guai. Per prepararci nel migliore dei modi alla ripresa e alla politica d'autunno, oltre alla stagione delle Feste, dei grembiuli e dei dibattiti (stagione che per me riprende il 31 agosto a Lodi), annuncio fin d'ora che personalmente mi darò da fare perché l'occasione del tesseramento non sia vissuta in modo burocratico. Farò tessere, insomma, portandole «casa per casa», con la 'd' del Pd che sta per 'delivery'. Seguendo il filo delle tessere - che è anche, per certi versi, il famoso filo da tessere - proseguirò nel mio viaggio per capire come dobbiamo costruire il Pd, partendo da quello che ci chiedono le persone che vi aderiscono o vi aderirebbero. Il tesseramento come grande consultazione delle democratiche e dei democratici. Per passare, per una volta, dalle parole ai fatti.

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domenica, agosto 17, 2008

Come la sabbia per i beduini

Riprendo la striscia rossa dell'Unità che a sua volta riprende il Michele Serra della Stampa dell'altro ieri: «Il fatto che l'uomo più ricco d'Italia sia anche capo del Paese è qualcosa di smisurato... Trovo ridicolo accusare qualcuno di avere l'ossessione di Berlusconi. E' come accusare un beduino di avere l'ossessione della sabbia. Non è colpa mia se Berlusconi è dappertutto». In poche righe, la risposta allo pseudodibattito antiberlusconiani sì, antiberlusconiani no. Se si è democratici davvero, l'interrogativo non si pone nemmeno.

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sabato, agosto 02, 2008

L'eterna astensione del Pd

Non è un titolo mio, ma di Fabio Fazio e del suo fondo su La Stampa di oggi. Scrive Fazio quello che ripeto da tempo, a proposito del tasto giallo (almeno così è in Regione) a cui siamo (quasi) obbligati, in modo «sofferto ma di fatto compatto e disciplinato». Fazio riflette sul voto sulla vicenda Englaro e sostiene che l'eterna astensione «ci rivela probabilmente la vera identità del Partito democratico» ovvero «quella di non poterne avere una». Il non prendere posizione è un fatto pericoloso, dice, e sono d'accordo. Perché dà l'idea di un partito che non ha le idee chiare, che brancola, che rinuncia ad assumere quel profilo che in tanti, in Italia, si ostinano a chiedere a Veltroni e a tutti noi. «Improvvisamente ci si sente soli, non rappresentati abbastanza ma proprio per questo più maturi e responsabili», conclude Fazio. «E fra le varie responsabilità credo fermamente ci sia anche quella di dire apertamente quello che si pensa; in altri termini, di rompere le scatole. In fondo è un buon segno. Il contrario sarebbe la rinuncia». Ecco.

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venerdì, agosto 01, 2008

Becoming who we are

Dopo l'ultimo, assurdo episodio parlamentare (tu chiamale, se vuoi, astensioni), consiglio al Pd di fare delle lunghe vacanze. Riposanti. Nelle quali riflettere. C'è il mito di settembre, che abbiamo già indagato. Forse è eccessivamente 'millenaristico' pensare che a settembre cambi tutto. Però quasi tutto deve cambiare. Alcuni consigli su cui dilettarsi, tra un sudoku, una partita a racchettoni, una serata romantica, e alcune indicazioni su che cosa è meglio lasciare in villeggiatura e non riportare a casa. Per prima cosa, finiamola con le elezioni burocratiche dei più disparati organismi 'dirigenti'. Vorremmo, se è possibile, parlare di politica, quest'autunno (più società, meno burocrazia, come si suol dire). In secondo luogo, chiedo al Pd, tornato abbronzato dalle vacanze, di assumere un profilo di opposizione più netto, che non vuol dire affatto più 'casinista', anzi. Però un profilo ci deve essere, accidenti, e più sarà riformista, più capace di rispondere alle inenarrabili iniziative del governo, più solido nella proposta, meglio sarà. Da ultimo, se è possibile, quando si faranno le valigie per tornare a casa, sarebbe il caso di dimenticarsi in albergo, in tenda o nei bungalow tutta questa mole di personalismi che ci portiamo dietro come un fardello. Conviene: si risparmiano inutili pesi, soprattutto per chi viaggia in aereo. Come dice la canzone, il tema deve essere quello di diventare quello che siamo. Perché il paradosso, e l'incantesimo, e la maledizione, è che tutti, ma proprio tutti, sappiamo cosa siamo e cosa dobbiamo diventare, ma per un gioco del destino non ci riusciamo. E ne soffriamo. Parecchio. Svegliatemi alla fine di settembre. Allora, forse, saremo diventati quello che siamo.

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Così non va

D'accordo con Luca. D'accordissimo.

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giovedì, luglio 31, 2008

L'amico di nonna Speranza

Mi ha detto Giorgio, un leghista che si è fermato, stamane, al banchetto in cui abbiamo 'salvato' un pezzo d'Italia, che siamo troppo poco autonomi e che, così facendo, 'minoriamo' la nostra proposta e il nostro profilo. Sono abbastanza d'accordo. Per il resto, i firmatari di oggi hanno tutti espresso la loro preoccupazione, che sintetizzerei così: «Di Pietro non ci piace, ma voi vi si vede poco, e sembrate stanchi stanchi». Sono abbastanza d'accordo anche con loro. La signora Speranza (giuro, anche Gozzano ci viene a dare un consiglio) ha detto che lei viene dal paese del leader dell'Italia dei Valori, che non le piace, che, però, insomma, noi dobbiamo essere più forti. E Costantino, che viene dal Sud, e ha tanta esperienza, dice: «State nei quartieri, costruite il partito, e rispondete punto su punto con proposte e soluzioni a quello che fa il governo». A me è venuto in mente un vecchio slogan di Zapatero, quand'era all'opposizione: «Respondemos con soluciones». Appunto. Rispondiamo con soluzioni. Semplice, no?

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mercoledì, luglio 30, 2008

Viaggio in Lombardia: vorrei un Pd

Che gli amici ormai mi chiedono: ma non ti fermi mai? E io rispondo, parafrasando Woody Allen: «Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un bar aperto in Fabio Filzi dopo le sette». Insomma, il Pd deve uscire dalle 'stanze' della politica, di quella politique politicienne che ammazza anche chi la interpreta. So che adesso mi direte che non è necessario muoversi e andare a vedere le cose per conoscerle, però, credetemi, un po' sì. Vorrei un Pd che ripartisse dalla 'a' di Arese (ci doveva andare l'idrogeno, poi i cinesi, poi gli islamici e ci finiranno le casette e i centri commerciali), che visitasse un campo rom, una struttura ospedaliera efficiente e una Asl che fa fatica, un'azienda dell'eccellenza e una di un settore in crisi. Vorrei un Pd che prendesse il treno dei pendolari, che scendesse in una stazione dove non c'è la biglietteria e i convogli arrivano sempre in ritardo (magari sul Monza-Molteno-Lecco, che è sempre un'avventura). Vorrei un Pd che provasse a connettersi a internet a Bascapè o in Valsassina, che frequentasse gli asili nido (che dovrebbero essere di più), che si ponesse il problema della sicurezza non solo in termini di piccola criminalità, ma anche di difficoltà di convivere, di degrado delle periferie delle nostre città, di paura di non farcela. A crescere i propri figli, a pagare il mutuo, a vivere una vita decorosa. Vorrei un Pd che salisse su un Suv per capire perché uno deve fare l'idiozia di comprarne uno, un Pd che viaggiasse in bicicletta all'interno della città o lungo le grandi arterie stradali, per vedere se poi è così difficile finire sotto un camion. Vorrei un Pd che capisse che per fare le autostrade ci vogliono i soldi e gli investitori e un business plan, ma ci vuole soprattutto la politica, perché poi passano nei paesi, le pedemontane e le est-esterne, nelle poche 'isole' verdi rimaste, in aree già ipercongestionate. Vorrei un Pd che ricordasse che ci sono i Comuni e i servizi di prossimità ai cittadini, che tenesse sempre in mente che c'è uno spazio pubblico da riconquistare, perché tutti si sono "messi in proprio" e a volte non sanno nemmeno chi è il vicino di casa. Vorrei un Pd. In Lombardia. Possibilmente ora, possibilmente subito.

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lunedì, luglio 28, 2008

Ma a settembre...

Mattia, al solito, mi invita a nozze. Questa storia che arriverà settembre e tutto cambierà preoccupa anche me. «Adesso siamo ancora un po' tristi, ma a settembre...», «le tessere ancora non si vedono, ma a settembre...», «Il Pd non si sente molto, è vero, ma a settembre...», «l'opposizione non è incisiva, ma a settembre...». Inutile aspettare Clooney, dice Mattia, con la cassa di Martini (Martina per i lombardi...). Per fare il party ci vuole qualcosa d'altro. Ci vuole che finalmente ci si mobiliti - parola antica e però carica di senso presente - e si parli non di Pd (anch'io non ne posso più), ma di proposte concrete, di soluzioni alternative, di temi di interesse politico generale. Per questo ho proposto il "viaggio in Lombardia", per questo credo che dobbiamo uscire dalle nostre sedi e dai nostri dibattiti in cui cerchiamo di mettere a fuoco, non senza difficoltà, il nostro aureo ombelico. Abbiamo l'imbarazzo della scelta: per incominciare, la questione dei salari e del caro-vita, il precariato, la (vera) riforma della giustizia. E la dignità di un Paese che, in soli cento giorni, è scivolato ancora più indietro. Allora sì che a settembre succederà qualcosa. Qualcosa di nuovo. E di diverso. Ne abbiamo bisogno.

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Brembio, l'archetipo

Rientro ora a casa, di ritorno da Brembio, in provincia di Lodi. Ho visto cose che voi democratici dovreste vedere: l'archetipo delle Feste democratiche. L'idea della Festa dell'Unità per il Pd. Una sorta di matrice di tutte le altre feste. A Brembio abitano 2500 persone e ieri sera l'incasso del solo ristorante è stato di 25.000 euro, grazie a centinaia di coperti riempiti quattro volte. Si mangia bene e senza attendere troppo. E salano le patatine (che sembra un particolare marginale, ma non lo è affatto). Il coordinatore del Pd locale è giovane e pieno di entusiasmo. A Brembio il Pd ha battuto Pdl e Lega, ed è l'unico paese in provincia di Lodi in cui questo accade. Si governa più o meno da sempre, ed è stato un piacere girare le ultime scene de Il grembiule del Nord, la seconda puntata del nostro documentario, dedicata alla famosa "questione settentrionale". Il nostro percorso attraverso le feste lombarde non poteva che concludersi a Brembio, là dove il Pd dovrebbe iniziare. Sul serio.

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sabato, luglio 26, 2008

Un viaggio attraverso la Lombardia

Come sapete, dopo la fine della campagna elettorale, come già l'anno scorso, mi sono detto: meglio non chiudersi in ufficio. Meglio elaborare il lutto dandosi da fare. Ed è partito il progetto de Il grembiule e non passa sera - o quasi - che non visiti Feste democratiche. Mi sembra l'unico modo per dare sostanza ad un'iniziativa politica che latita, che sembra smarrita e che si ritrova solo nei gruppi iperpoliticisti di questa o quella corrente. Ho perciò molto apprezzato, da lontano, il tour che Gianni Pittella ha iniziato qualche giorno fa attraverso il Mezzogiorno, con 150 tappe nel corso delle prossime settimane. Mi sembra un'ottima idea (e faccio finta di non aver letto l'Espresso, che la vede esclusivamente come trama dalemiana vs. Veltroni), che a sua volta ricorda iniziative che in passato ho assunto personalmente e che mi hanno dato molte soddisfazioni. Perciò, credo, che a settembre, oltre a celebrare le Feste democratiche più importanti, ad avviare il tesseramento e a preparare la manifestazione del 25 ottobre (un programma già molto ricco), valga la pena di lanciare anche in Lombardia un road show del Partito democratico, apparso in questi mesi fin troppo riflessivo, per non dire ombelicale. Il gruppo del Pd e il nuovo capogruppo, Carlo Porcari, potrebbero essere i protagonisti di questo viaggio attraverso la Lombardia, un percorso che vada incontro alla società, che l'attraversi, che cerchi di ristabilire quelle relazioni che sono andate in parte perdute. Possiamo e dobbiamo farlo, con un po' di coraggio. Ne parlo subito con chi di dovere.

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mercoledì, luglio 23, 2008

La piantiamo?

In una delle prime interviste de Il grembiule (lo trovate qui), un militante della Festa democratica di Brugherio chiede di piantarla, di rimboccarsi le maniche e di costruire il Pd. Una dichiarazione molto chiara, fin troppo banale. Ci si chiede però se qualcuno questa indicazione la voglia seguire. Avevo proposto un mese di prova per il Pd, che ci tenesse lontano dalle polemiche ombelicali che tanto ci appassionano. Avevo suggerito che tutti si dedicassero ai 'fondamentali'. Il risultato è stato, a dir poco, disastroso. Forse c'è bisogno di un mese di vacanza. Sicuramente dobbiamo proccuparci delle famose "cose da fare", lasciando perdere tutto il resto. Il tesseramento, le feste democratiche, l'organizzazione della manifestazione del 25 ottobre, la costruzione di un nuovo gruppo dirigente, che rappresenti davvero la ricchezza del nuovo partito. Dedichiamo le nostre energie a questo obiettivo, partendo dai circoli, che sono l'unica cosa certa in un'organizzazione molto leggera, quasi 'volatile'. Diamo visibilità al lavoro di opposizione, ricordiamoci che l'anno prossimo si vota. E liberiamoci da questa ossessione dei fantasmi del passato, della sindrome dell'ex, della questione del cosiddetto 'posizionamento'. Il famoso motto di Caos calmo - la gente si occupa di noi molto meno di quanto pensiamo - dovrebbe diventare lo slogan del nuovo partito. E guidarci sempre, fuori dal ginepraio che noi stessi abbiamo creato intorno a noi. Facciamolo alla svelta, perché ho come l'impressione che gli stessi democratici, i cittadini che credono nel nostro progetto, non ne possano più.

postato da civati, 07:46 | link | commenti (5)
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lunedì, luglio 21, 2008

Next time

E' comodo avere un amico che ha un blog più bello del tuo, così non devi far fatica e scrivere l'ennesimo post. Si parla di Next e dell'incontro di ieri, coordinato dall'ottimo Lamperti. C'è futuro.

postato da civati, 11:48 | link | commenti
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venerdì, luglio 18, 2008

Perfer et obdura

Sii paziente, tieni duro, non mollare. E' la premessa alla citazione ovidiana "un giorno questo dolore ti sarà utile" adottata da Peter Cameron quale titolo del suo romanzo che questa mattina ho dedicato al Pd e a Walter Veltroni (nell'ambito dell'iniziativa Democratici al futuro, in cui è stata fondata la corrente dei lettori del Pd... scherzo). Al libro era allegato, come ai tempi dell'Unità diretta da Walter, la videocassetta de Il grembiule, perché noi non ci facciamo mancare mai niente. Quanto al libro, si tratta di un testo di grande valore, che parla di futuro e che si conclude con un pensiero straordinario sulla vita che inizia e che non possiamo sapere che cosa ci riserverà (che cosa vorremo e che cosa ci servirà, scrive Cameron). L'invito alla lettura è anche un invito ad una politica che sappia anticipare il futuro, che cambi agenda perché sa cambiare quel lunario di cui parlava Leopardi, e che si occupi davvero di futuro, fin da ora, pensando alle sfide del prossimo decennio e non solo all'attualità di un dibattito sempre più politicista e involuto. I tempi cambiano, gli orizzonti si schiudono e la politica deve saper interpretare una "narrazione mobilitante", come la chiama oggi Marc Lazar su Repubblica, e come la vollero interpretare i Meli. Un piccolo popolo di un isoletta dell'Egeo che non volle sottomettersi agli Ateniesi - ne parla Tucidide - e che erano ritenuti molto curiosi proprio perché consideravano il futuro più certo e sicuro del presente. Anche noi dobbiamo volere una politica che frequenti il futuro (l'espressione in questo caso è di Tabucchi), un futuro più certo, più appassionante e più democratico del presente. Con Cameron, con Walter, con tutti noi.

postato da civati, 16:42 | link | commenti (5)
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La nostra corrente è quella del mare

Vado a Venezia. L'invito, scherzoso, degli amici di A4 rappresenta fedelmente quello penso. La nostra unica corrente è il Pd, ovvero l'unica corrente è non averne, di correnti.

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giovedì, luglio 17, 2008

Un giorno questo dolore

Ti (e ci) sarà utile. Domani Democratici al futuro. Porterò con me il libro di Cameron. Nella speranza che il futuro sia migliore del presente. Come vuole l'autore, l'Ovidio citato nel titolo, e anche io, se permettete, perché questo Pd in cui la 'd' sta per depresso proprio non lo sopporto più.

«A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Ora la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita, ma sai... godersi i momenti felici è facile. Non che la felicità sia necessariamente semplice. Io non credo, però, che la tua vita sarà così, e sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono - un dono crudele, ma pur sempre un dono. So che sto sragionando, adesso la smetto».

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mercoledì, luglio 16, 2008

Maturità (t'avessi preso prima)

«Devo ancora compiere diciannove anni, ho una maglietta grigia e gli occhiali. L'esame di maturità è passato ed è andato tutto bene. Sto per partire per un viaggio in Europa in treno. Con me c'è Francesca, stiamo insieme da un anno. E' bella. Ci vogliamo bene. Al mio e nostro ritorno, mi iscriverò a filosofia. L'Italia ha appena perso la finale dei Mondiali con il Brasile, Baggio ha sbagliato l'ultimo rigore. Le elezioni le ha vinte Berlusconi e si dibatte di giustizia e, in particolare, di un decreto, il cosiddetto salva-ladri. Sui giornali si parla insistentemente delle difficoltà della sinistra e del dualismo D'Alema-Veltroni per la guida del partito». Spesso ci capita di sognare l'esame di maturità, a tanti anni di distanza. A volte, però, non si tratta di un sogno. Forse di un incubo.

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martedì, luglio 15, 2008

Perché?

Dopo la rassegna stampa di questa mattina, non mi rassegno e chiedo a voi: perché un partito si deve sfinire a botte di dibattiti sulle alleanze, ancor prima di esistere, come partito, in tutte le sue articolazioni? Perché dobbiamo definirci a partire dai nostri alleati (veri o presunti), quando tutti ci chiedono di definire prima di tutto il nostro profilo e la nostra proposta politica (come se fossimo quelli che, alla domanda «chi sei?», rispondono facendo l'elenco dei loro amici)? Perché abbiamo fatto una scelta orgogliosamente autonoma in campagna elettorale, e oggi ci ritroviamo nella più totalizzante delle eteronomie (rileggersi Kant, please, prima del prossimo convegno in località termale)? Perché vogliamo discutere di alleanze, quando non sappiamo cosa succederà non dico tra un anno, ma nemmeno tra due mesi? Perché non ci preoccupiamo dei disastri con cui il governo B è partito, invece di dare l'impressione che l'unica cosa che ci appassioni sono i posizionamenti, le correnti (tu chiamale, se vuoi, fondazioni), il dibattito ombelicale? Perché?

postato da civati, 10:52 | link | commenti (17)
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lunedì, luglio 14, 2008

Mille e ancora Mille

Di ritorno dalla tre giorni de iMille e per dirla con Borges: vidi cervelli in fuga, vidi ricercatori nostalgici di un paese che non li ha capiti, vidi talenti svenduti, vidi italiani all'estero, vidi Veltroni, vidi una tessera del Pd, vidi coppie di fatto chiedere legittimi diritti, vidi Simoni, vidi l'argomentare raffinato di Cuperlo, vidi Zoro per la prima volta non in video, vidi i giornali travisare tutti ma proprio tutti i contenuti dei nostri interventi, vidi Ivan e Marella e Lucio e Riccardo e Francesco, vidi da Trieste arrivare Laura e Emanuela da Giussano (un po' come l'Alberto, però democratica), vidi le perigliose correnti apparirmi lontane e tutto sommato innocue, vidi Obama su una maglietta arancione, vidi Cristiana discutere e andare al mare col motorello, vidi a Caracalla Emanuela che pensavo fosse antipatica e invece non lo è, vidi idee, proposte concrete, ragionamenti, vidi l'assunzione di responsabilità. E vidi il Pd, lo vidi distintamente da tutti i punti di osservazione, e piansi, perché così non lo avevo mai visto.

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Il grembiule: work in progress

L'idea de Il grembiule è quella di creare un video-dibattito sul "passaggio di fase" a cui andrà incontro, nei prossimi mesi, il Partito democratico. Youtube, com'è noto, consente commenti filmati, attraverso i quali è possibile rispondere al video 'principale'. Altri, più coraggiosi, potrebbero anche immaginare di girare un loro grembiule, riprendendo le loro feste e la discussione che certamente si sta svolgendo in tutta Italia in questi giorni. Per qualsiasi ulteriore informazione, scrivete a ilgrembiule@civati.it. Buona visione e buona discussione.

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domenica, luglio 13, 2008

La nostra corrente è il Pd (tra parentesi: tutto il resto è noia)

Sarà perché sono ancora impegnato nella tre giorni de iMille a parlare delle cose da fare per costruire il Pd, ma credo di poter dire che questa storia delle correnti e del correntismo la vivo con un grande sentimento di estraneità. Dopo le dichiarazioni radical-choc di Rutelli, le alchimie di Cossiga riportate in prima pagina dal Corriere (sempre pronto a trovare inciuci e larghe intese anche dove non ci sono), fa piacere ascoltare Marco Simoni, portavoce de iMille, che ha ricordato qualche minuto fa che non siamo disponibili a intervenire in questo dibattito stucchevole e ombelicale. Parliamo di problemi, di questioni, del nuovo partito. Oleg Curci, un geniale infermiere di Genova, ha detto oggi che ha paura che tra un po' arriveremo al punto che si costituirà una corrente all'interno del Partito Democratico che si chiamerà Partito Democratico (per dire). Il paradosso fa pensare. E viene voglia di ricordare quello slogan che definisce i «senza corrente»: «la nostra corrente è il Pd». Punto. Altro che choc: tutto il resto è noia.

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sabato, luglio 12, 2008

A Fra', che te serve?

Da Montecatini, dove si riunisce la nuova corrente di destra del Pd, simmetrica a Red e più moderata di White (si chiamerà Pink?), interviene Francesco Rutelli. Parla di «choc inevitabili». Forse Roma non è bastata.

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Nasce Pd Next

Comunicato stampa. «Dove siete finiti?». Una semplice domanda che ci siamo visti rivolgere fino alla nausea in questi ultimi tre mesi e proprio da questo punto interrogativo abbiamo deciso di (ri)partire. Per questo è nato (nella rete) PDNext che vedrà la sua prima iniziativa fuori dalla rete domenica 20 luglio a Vimercate. Non è né un nuovo circolo, né una corrente, e neppure una giovanile. Né red, né white, né green. E' un semplice progetto, totalmente extrastrutturale, finalizzato a catalizzare i futuri volti nuovi del Partito Democratico. Particolarmente i facebookers e bloggers democratici della Brianza (e non) che già si trovano e scambiano opinioni in ambito virtuale, e ora sono invitati ad “uscire dai blog”. L'idea è nata nelle serate delle prime Feste Democratiche della brianza da quattro “giovani dirigenti” del PD Brianzolo, tutti attivi con i loro blog nella rete, con cui da tempo restano in contatto, e recentemente sbarcati nell'universo virtuale del più noto social network del mondo (quello su cui tanto ha fatto Obama): Facebook. Così Marco Lamperti, Mattia Carzaniga, Roberto Rampi e Giuseppe Civati, coscienti del fatto che il Partito Democratico sia, prima di tutto, innovazione politica, culturale, amministrativa e comunicativa, hanno deciso di mettere in pratica da subito il tentativo di attuare il tanto citato cambiamento, uscendo finalmente dai nostri blog, dai nostri circoli e dai nostri direttivi. PDNext non è stato, infatti, un nome scelto a caso, significa “Pd, prossimo, praticamente-subito”, innovazione immediata nel modo di fare e comunicare la politica, utilizzando mezzi sempre più all’avanguardia e sempre più vicini al vivere quotidiano delle persone e, in particolar modo, dei giovani, i pilastri portanti del Partito Democratico. Ed è così che, dopo una campagna elettorale sui, dai e nei blog, PDNext ha trovato il suo primo volto su Facebook, nel famoso social network che permette non solo l’iscrizione e l’interazione tra singoli utenti provenienti da ogni angolo del mondo, ma anche la creazione di gruppi tematici, inviti ad iniziative e forum di discussione, ed ha raccolto ad oggi in brianza le prime 68 adesioni. Cliccate qui per aderire. Il primo appuntamento è per domenica 20 luglio alle ore 18.30 presso la Locomotiva di Vimercate (piazza Marconi) per un aperitivo democratico finalizzato a conoscerci meglio, condividere il progetto di PDNext e l'attività per il prossimo inverno.

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giovedì, luglio 10, 2008

Un sondaggio così

Una consultazione come questa, anche per il Pd. Ecco quello che ci vorrebbe.

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martedì, luglio 08, 2008

S.C.

Prendo spunto dalla bella intervista di Walter Veltroni a Federico Geremicca della Stampa, per rappresentare la posizione della corrente-si-fa-per-dire del Partito Democratico che ho fondato: l'acronimo è S.C. e sta, appunto, per «senza corrente». Muovo dalla scelta del nome dei colori per le associazioni e le fondazioni che si vanno via via costituendo. A me ha fatto venire in mente quel famoso film di Tarantino, in cui i 'professionisti' si danno un nome in codice. C'è Mr. Pink, Mr. Brown, Mr. White. Qualcuno si ricorda come va a finire? Propongo una 'missione' semplice semplice: costruiamo il Pd, apriamo il tesseramento, approfondiamo lo scambio di esperienze e di 'provenienze' e soltanto al termine di questo processo confrontiamoci tra varie anime e ispirazioni. E non sulla base di correnti predefinite, ma discutendo (e, ove possibile, argomentando) a partire dai problemi. Ad esempio, personalmente, a volte sono d'accordo con Mr. Pink, altre con Mr. White. E mi sento molto, ma molto democratico. Sbaglio?

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domenica, luglio 06, 2008

Il parricidio (noialtri gente comune)

Mi chiedono in tanti: perché «Ammazzare il padre», venerdì prossimo, a Roma, con iMille? Non sta molto bene, come titolo. Spiego che anche a me non piace molto, per via di una certa qual aggressività. Però, sul termine e sull'espressione, vale la pena di intendersi. E per farlo, è il caso di recuperare il testo del più famoso parricidio della storia del pensiero. Si trova nel Sofista di Platone (241d-seguenti) e il padre da uccidere è Parmenide. Innanzitutto, riconoscendolo come tale, al padre si attribuisce un ruolo fondamentale. Ma la cosa importante è che - nell'ambito della disputa sull'essere (questione rispetto alla quale anche quella sull'identità e direzione del Pd sembra tutto sommato abbordabile) e per distinguersi dalle diverse correnti («una battaglia di giganti») - Teeteto e lo Straniero di Elea minacciano addirittura di «sottoporre a tortura» il pensiero del padre con l'unica 'arma' che conoscono, la discussione ovvero il dialogo filosofico. E si presentano così: «noialtri gente comune». E dicono che è necessario «dare battaglia nei ragionamenti». E avvertono che «pare che ognuno si metta a raccontarci una storia, come fossimo ragazzini», spesso «guardandoci dall'alto in basso», con il risultato fin troppo ovvio («lo vedrebbe anche un cieco»!) che ci troviamo in una «condizione di paralisi». Ecco perché venerdì ci troviamo a Roma. Perché vorremmo prenderci la responsabilità delle cose che pensiamo e che pratichiamo - o che vorremmo praticare - in politica. E finalmente fare i conti, prima di tutto con noi stessi. E con quella idea di Pd a cui stiamo dedicando tutte le nostre energie.

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sabato, luglio 05, 2008

Il grembiule (segue)

Stasera a Brugherio. Il progetto Il grembiule prosegue. Entro il 15 luglio vedrete i primi risultati di un work in progress che cambierà la vita del Pd (per dire).

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venerdì, luglio 04, 2008

«Preferite tornare indietro, invece che andare avanti»

In tempi di correnti, di ex, di eterni ritorni, ci aiuta una scena di Manuale d'amore. In quanto esponente della «corrente dei senza corrente», mi piace riproporla. E' molto istruttiva.



Poi finisce bene, la storia, però la trama è controversa (sembra quasi il Pd).

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Il futuro (democratico) in un libro

Maurizio Martina mi ha invitato a partecipare all'iniziativa Democratici al futuro e ho prontamente aderito, anche perché il futuro è l'unico tempo del verbo che mi attira. Si deve indicare un libro, all'ingresso. Ed io, come sempre, ho portato con me Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile. Non credo di dover aggiungere altro.

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giovedì, luglio 03, 2008

Chi ben incomincia

A me pare che il governo B sia partito malissimo e che abbiamo grandi spazi per fare opposizione. Speriamo che i nostri dirigenti nazionali se ne rendano conto e siano conseguenti. Vedo invece che prevale ancora il dibattito correntizio e intestinale. Continuiamo così, facciamoci del male. Anzi, non continuiamo così. Facciamoci del bene. Raccogliamo i primi provvedimenti del governo, disponiamoli in sequenza e denunciamo quanto sta accadendo. Segnalatemi anche voi le cose che non vi piacciono. E' partito il progetto «Iniziamo bene».

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lunedì, giugno 30, 2008

Tutte le pedemontane portano a Monza

No, non sto parlando di strade, ma di percorsi politici. E' partito il gruppo di lavoro del Pd pedemontano (una mia vecchia idea, da Varese a Brescia, un progetto comune), abbiamo avviato gli appuntamenti dedicati al Pd e al Nord, stiamo per rilanciare il progetto LoVe (nel senso di Lombardo-Veneto), preparando il reportage del nostro viaggio politico-elettorale lungo la A4, definendo altri percorsi di collaborazione all'interno delle strutture 'settentrionali' del partito. A settembre, la festa democratica provinciale si farà (bene), si farà a Monza (molto bene) e sarà dedicata proprio a questi temi (ottimo). Sarebbe bello coinvolgere la Casa della Cultura di Monza e della Brianza, immaginare un percorso sulle questioni di attualità, puntare sulla qualità degli appuntamenti politici. Perché, appunto, tutte le "questioni settentrionali" portano a Monza e alla Brianza, al centro della Lombardia e al centro del Nord. Una sfida che ci piace pensare riguardi non soltanto noi, ma il futuro del Pd.

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monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale, a4 - progetto love

Prossima fermata

Walter torna sul pullman. E', semplicemente, una grande idea. Campagna elettorale permanente? Piuttosto una campagna politica con i fiocchi. L'anno scorso, presi una macchina elettrica, e girai il mio collegio dopo la sconfitta. Lo chiamai Rovesciata tour, perché volevo rovesciare, appunto, il luogo comune dei politici che si fanno vedere solo in campagna elettorale (e poi chi li vede più?). Spiegai su questo blog il senso dell'operazione, e ne parlai per tutto il mese di giugno del 2007. Fu istruttivo. E servì, soprattutto a me, per ritrovare una relazione che con la sconfitta alle amministrative sembrava essersi smarrita. Con Walter, sul pullman, ci saremo anche noi: tutti quelli che credono nel Pd. Nonostante tutto. E tutti.

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Imparare insegnando (o viceversa)

Al Pd servono direzione politica e organizzazione. I fondamentali, lo abbiamo detto spesso. Anche la formazione, però, non può e non deve per nessun motivo al mondo passare in secondo piano. Sono a disposizione per imparare insegnando, se qualcuno lo riterrà opportuno. Ci vorrebbe una bella università popolare, come una volta, con metodi nuovi, su argomenti di attualità, per costruire insieme quel "comune sentire" che ora ancora non abbiamo. Case della cultura più che pensatoi per pochi eletti. Pensiamoci.

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L'unica corrente è non avere correnti

Mi chiedono: ma adesso "tirate su" la corrente dei giovani? Dei trentenni/quarantenni? Rispondo, citando quella famosa frase: «L'unico principio è non avere principi» (attenzione all'accento: va sulla seconda 'i', altrimenti qualcuno penserebbe al regicidio). Per me, e per persone come Marta Meo (per me un punto di riferimento politico-ideale come nessun altro), l'unica corrente è non averne, di correnti. Di non prendervi parte, soprattutto se si tratta di gruppi personalistici - costruiti, cioè, intorno ad un leader -, soprattutto se costruite per la propria autopromozione e sopravvivenza all'interno dell'apparato (tra l'altro, in mancanza di apparato, tutto ciò appare ridicolo quando non patetico). La nostra corrente si chiama Pd, chiaro?

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mercoledì, giugno 25, 2008

Pas de narcissisme

Ancora sul Pd. Il problema è il suo narcisismo. A tutti i livelli. Continua a parlare di sé. Ossessivamente. Di come dovrebbe essere, che non si piace, che non è ancora 'pronto'. In pieno crollo di autostima. Forse il Pd, e i democratici in generale, dovrebbe pensare piuttosto a quali siano i desideri e i bisogni degli italiani, a quali relazioni instaurare con i cittadini, a quali cose deve fare, piuttosto che diffondersi in analisi del tutto ombelicali. Oltretutto allo specchio. Niente narcisismo. Pensiamo, dalla politica locale a quella nazionale, alle azioni da compiere e alle iniziative da promuovere. Soltanto lì e soltanto facendo così troveremo il Pd e troveremo noi stessi. Non certo nel dibattito estenuante, a cui siamo tutti sottoposti, e che si svolge nella stessa maniera a Roma e nell'ultimo circolo di periferia. Davanti a uno specchio, parlando da soli.

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Il Barosio

La sede del Pd a Monza è in via Arosio. Perché non aprire, al piano terra, un bar e un luogo 'ameno', mi chiedono i giovani. Hanno ragione. I nostri circoli devono immaginarsi come uno spazio più aperto, meno burocratico, in cui ci si veda, per capirci, non solo per le famose riunioni. Abbiamo bisogno di un bar in via Arosio. Un Barosio. Purché, ovviamente, non si chiami così.

postato da civati, 12:46 | link | commenti (7)
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martedì, giugno 24, 2008

La 'd' di Pd

Scrivo di Pd ed inizio a non poterne più. Mi lancio perciò in un appello modello j'accuse (che riprende per certi versi il Paolo Franchi del Corsera di oggi, che parla di leader spaesati) e vediamo se sortisce qualche effetto. La vogliamo finire con quest'aria da disperati, incerti e insicuri su tutto? Vogliamo ritornare a fare direzione politica e organizzazione, le uniche due cose che contano? Vogliamo trasmettere ai cittadini qualche segnale, qualche 'cosa', piuttosto che quell'atmosfera da eterno conclave (tra l'altro mezzo vuoto)? Ci decidiamo a costruire una nostra agenda (altro che ombre cinesi) e fare opposizione al governo B? Come, quale opposizione? Un'opposizione intelligente e riformista, come lo era il nostro programma elettorale! Possiamo finalmente tesserarci a questo cavolo di partito o dobbiamo aspettare l'anno che viene? Riusciamo a dare forza ai nostri circoli, che non aspettano altro e in cui ci sono energie nuove e antiche che stiamo spegnendo con questo nostro atteggiamento irresponsabile? Possiamo evitare che la depressione (la 'd' del Pd attuale) dei dirigenti si abbatta sulla base, rovesciando per una volta un modello politico in cui non si riconosce più nessuno? Ci sono un miliardo di cose da fare, il ricambio da programmare, le scelte future da interpretare nel migliore dei modi. Vogliamo metterci a lavorare, per favore, con un po' di professionalità? Se non ne siete convinti, cari amici dirigenti, pensate che, almeno, siamo pagati per questo e non per ammorbare l'universo mondo fondando l'ennesima corrente. Troviamo una linea, un rumbo, e andiamo! Grazie.

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lunedì, giugno 23, 2008

Non voltarti!

Che a uno poi viene in mente Orfeo ed Euridice o il tram del dottor Zivago (o, ancora, la scena di Palombella rossa, in cui tutto il bar della piscina tifa perché Lara si volti). Però non bisogna voltarsi indietro, e Nanni Moretti con quella scena ci consegnava proprio il disagio del cambiamento, che è personale e collettivo insieme.  Sono passati tanti anni e, anche se in tono minore dal punto di vista ideologico, lo schema si ripropone fedelmente. Vecchi simboli o nuove opportunità? Passato o futuro? Vecchi sentieri o, finalmente, una strada nuova? Anche se il Pd sta attraversando una fase a dir poco desolante, bisogna riprendere il percorso che abbiamo intrapreso, senza sguardi retrovisori, senza nostalgie, anzi, con più coraggio. Organizziamolo, questo benedetto partito, che sembra di essere in un'associazione del dopolavoro iperburocratizzata e perfettamente inefficiente. E facciamo l'opposizione, senza ombre di sorta, con la limpidezza di un riformismo maturo. Arriviamo a un congresso politico, senza pensare di "mandare a casa tutti", ma nemmeno di dover vedere "sempre i soliti". Abbiamo parlato di meritocrazia in ogni salsa, in campagna elettorale: dimostriamo, noi per primi, che ci crediamo, e che il merito sia l'unico vero criterio di promozione delle classi dirigenti. Le correnti lasciamole da parte. Ora come ora non si capisce bene nemmeno cosa propongano. Se non quello specchietto per guardare indietro che serve solo a sentirsi più impreparati ad affrontare le sfide future.

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Elogio di De Rossi

De Rossi dice il rigore l'ho tirato perché gli altri si sono defilati (per non dire di peggio). In effetti, le immagini degli attimi concitati prima dei calci di rigore ci hanno consegnato un'Italia divisa e incerta, visi tirati, stanchezza e inquietudine. De Rossi l'ha dovuto tirare. Era stanco già dalla fine dei primi novanta minuti e non era proprio il caso. A volte la vita è così. Il Pd lo è quasi sempre. «Fare gruppo», si dice con espressione giornalistica che non mi piace, ma che funziona per descrivere la situazione in cui ci troviamo. E la partita - quella politica - è appena cominciata.

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I fondamentali

Non per essere pedanti, ma il tesseramento del Pd quand'è che inizia? Invece di fondare correnti, non potremmo fondare un partito? Qualcuno è a conoscenza delle modalità con cui sarà introdotta la tessera e magari sa, addirittura, quando questo accadrà? Ringrazio fin d'ora chi mi vorrà illuminare.

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domenica, giugno 22, 2008

Reciprocità (specchio riflesso: chi lo dice sa di esserlo)

Parisi chiede le dimissioni di Veltroni. D'accordo: ogni segretario può essere messo in discussione. Ci mancherebbe. Però, per essere onesti, dovremmo chiedere anche le dimissioni di Parisi. Perché tutti - ma proprio tutti - i motivi che adduce nella sua intervista al Corriere per chiedere che Walter si faccia da parte, sono perfettamente applicabili anche al caso di Parisi. Che non se ne può più. Per il resto, parlando al Pd, un partito senza requie, una battuta ci seppellirà: continuiamo così, facciamoci del male.

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sabato, giugno 21, 2008

Il 'volo' democratico

Vi propongo un "esperimento mentale", ispirandomi all'ultimo romanzo di Fabio Volo (proprio così). In quel romanzo, i due innamorati decidono di giocarsi il tutto per tutto, di non rimanere in superficie, di dare fondo alle proprie insicurezze, definendo però un limite temporale alla propria 'storia'. Una settimana, non un giorno di più. Facciamo lo stesso per il Pd. Per un mese. «Diffalchiamo gli impedimenti della materia», come voleva Galileo, facciamo come se non esistessero le correnti, le ritrosie, le timidezze, i rancori, i personalismi, e giochiamocela fino in fondo. Prima delle vacanze, per ripartire a settembre, se l'esperimento funzionerà. C'è da organizzare il partito, rassicurare i militanti, individuare azioni e iniziative da sviluppare. C'è da fare opposizione al governo che, tra attacchi ai magistrati, leggi ad personam, card da fame per i pensionati, ponte sullo Stretto, nucleare, ha già dimostrato di essere molto poco capace di interpretare il 'cambiamento'. Facciamolo, almeno per un mese, lasciando da parte le paure. Poi vedremo. Teniamoci lontani da questo clima da cupio dissolvi, che fa male a tutti, nessuno escluso. Per quanto mi riguarda, al solito, farò la mia parte. Chi ci sta, metta una firma. Non abbiamo nulla da perdere.

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venerdì, giugno 20, 2008

Non c'ero

E se c'ero dormivo. Tre quarti dei delegati non hanno partecipato all'assemblea nazionale del Pd a Roma. Un segnale inequivocabile che simili momenti devono essere preparati sul serio e che molti (quasi tutti) sapevano che sarebbero andati a votare qualcosa già deciso da altri. O il Pd sarà democratico, o non sarà.

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mercoledì, giugno 18, 2008

Caro Walter, ti scrivo

La lettera di Marta Meo è talmente condivisibile che l'ho già sottoscritta. Speriamo che sia un'occasione perché il nostro partito possa maturare e crescere. Grazie, Marta.

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lunedì, giugno 16, 2008

Seneca segretario

Le campagne elettorali, quando finiscono, sia che si vinca, sia che si perda (e in questo caso soprattutto), lasciano strascichi emotivi difficili da interpretare. Così è, mi pare di poter dire, per il nostro segretario nazionale. Tra il politico e lo psichico, si va un po' in crisi, ci si espone, si fanno bilanci (e quando si fanno i bilanci, sono sempre negativi, perché quando le cose vanno bene, i bilanci non sono poi così importanti). C'è anche qualcuno che non riesce a controllare le proprie pulsioni. E sono guai. Così è per tutti coloro che hanno deciso di cogliere l'occasione della sconfitta e della luna di miele berlusconiana per una resa dei conti. Per un continuo polemizzare, fronteggiarsi tra componenti, ribadire inutili personalismi. Francesco Bacone diceva che non solo nella geografia sono contemplati i deserti, ma anche nella storia. E in questo deserto post-elettorale varrebbe la pena di procedere con calma e con consapevolezza del proprio compito. Che non è certo quello di buttarla in rissa, di scaricare responsabilità, ovvero di 'contarsi', espressione volgare che ha qualche vicinanza etimologica con il concetto sopra richiamato di redde rationem. Ci vorrebbe Seneca, da leggere e da distribuire ai nostri dirigenti nazionali. Lettura utile. Anzi, indispensabile. Perché il deserto, prima o poi, finisce. E sarebbe il caso di sopravvivere. A se stessi, prima di tutto.

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mercoledì, giugno 04, 2008

Bussole

Prima riflessione su "Pd e Nord" ieri sera a Monza, alla ricerca di una chiave di lettura e, dato l'argomento, di una vera e propria bussola. Enrico Brambilla e Stefano Tosi hanno precisato i punti salienti per un maggiore protagonismo del Pd al Nord e del Nord all'interno della proposta politica del Pd. Un partito federale, innanzitutto, che dia giusta rappresentanza negli organismi dirigenti nazionali agli esponenti del Pd delle regioni settentrionali. Un partito che distribuisca le proprie risorse alle sedi periferiche e che sappia investire sul gruppo dirigente locale, senza cercare salvatori della patria provenienti da chissà dove. Non una rivendicazione, sottolinea Tosi, ma un'azione determinata, che non è scontato che non sia in contrasto con il Pd nazionale e con la sua attuale impostazione politica. Non certo una rottura, però: ma un nuovo 'metodo' che ci consenta di avvicinarci al cosiddetto territorio, rappresentarlo e dare voce alle esigenze dei cittadini. Un'analisi attenta della composizione sociale, uno sguardo proiettato verso il futuro, per una politica che sappia anticipare i processi e che non si trovi sempre all'inseguimento. La percezione che i cittadini hanno del Pd dalle nostre parti va corretta, riformulata e precisata. La campagna elettorale è stata un primo passo, ora dobbiamo proseguire in un lavoro di indagine e di ricerca. Come faremo, mercoledì 18 giugno, con l'intervento di Marta Meo, responsabile della questione settentrionale per il Pd del Veneto. Un appuntamento da non mancare. 

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

venerdì, maggio 30, 2008

"Attendo segnali"

E' il messaggio che ci proviene da tanti circoli e da tanti iscritti al Pd. Sembrano disorientati, chiedono di poter lavorare su progetti precisi. Ne parlavamo qualche minuto fa con Marta (Venezia) e pare che in tutta Italia sia così. E' per questo che non dobbiamo 'sparire' nelle prossime settimane. Per non perderci di vista. Noi, nel nostro piccolissimo, a Monza, ripartiamo il 3 giugno, alle ore 21, con una riflessione sul Pd e il Nord, con la partecipazione di Stefano Tosi ed Enrico Brambilla. Oltre alle ombre (pensando al governo), preoccupiamoci di fare un po' di luce, se è possibile.

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giovedì, maggio 29, 2008

Il Pd e il sindacato

Credo che sia venuto il momento di porsi un problema. Il rapporto tra Partito democratico e sindacato. Negli altri Paesi, questa relazione è la 'chiave' della rappresentanza sociale e politica. Nel nostro, non solo non esiste più la "cinghia di trasmissione" (che è un bene), ma l'impressione è che i rapporti siano diventati addirittura ostili. E questo non va bene. Né per il partito, né per il sindacato. Nel mio piccolissimo, mi muoverò in una direzione nuova, quella di un confronto serrato con i rappresentanti dei lavoratori. Credo che, anche da questo, il Pd debba ripartire.

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Il partito esemplare

Stefano Draghi, chiudendo l'incontro di ieri sera, ha chiesto al Pd di essere un partito esemplare. Un partito, cioè, che nella sua organizzazione, nella sua vita politica interna, nella costruzione del proprio profilo voglia rappresentare fedelmente l'idea di Italia che ha in mente. Mi sembra una proposta forte, semplice e ragionevole insieme. Un partito esemplare. Vogliamo la riforma delle istituzioni? Rendiamo il Pd uno spazio democratico di dibattito aperto e concludente. Vogliamo una politica più sobria e più attenta ai contenuti? Elaboriamo proposte precise e puntuali, dettando noi i temi dell'agenda politica. Un partito esemplare. Ci credo.

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lunedì, maggio 26, 2008

Impalpabili

L'intervista di ieri di Anna Cirillo (Repubblica) al vostro affezionatissimo.

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domenica, maggio 25, 2008

Festa dell'Unità (e basta)

Veramente non capisco. Bisogna cambiare nome alle Feste dell'Unità, sostengono, a Roma, i vertici del Pd. Come se la Cinquecento cambiasse nome perché ha una cilindrata diversa. Come se le parole non fossero - definitivamente - più importanti per nessuno. La Festa dell'Unità è un'istituzione. Se preferite, un brand. Una delle tradizioni che sono confluite nel Pd l'ha portata con sé. Quasi fosse una dote. E, per qualche assurdo motivo, ce ne dovremmo vergognare. E inventarci il nome di Festa democratica, che fa anche un po' cacare, per dirla tutta. Anziché pensare a come migliorarle, le Feste, a come aprirle al contributo di tutti, cambiamo loro il nome. Continuiamo così, facciamoci del male.
 
- Dove andiamo stasera?
- Alla Festa democratica.
- E che cos'è, scusa?
- Quella che una volta era la Festa dell'Unità, ma poi...
- Poi?
- Le hanno cambiato nome.

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Giovani, carini, democratici

Proposta per i giovani democratici della Brianza (e della Lombardia, provincia per provincia). Perché non organizzare prima dell'estate un'assemblea di tutti i giovani democratici, in cui raccogliere le adesioni dei tanti ragazzi che cercano soltanto dei punti di riferimento (che ora non ci sono) per partecipare alla vita politica delle nostre città e del nostro Paese. Una serata o una giornata dedicata alla costruzione di un'aggregazione giovanile, intorno non ai massimi sistemi, ma alle cose da fare, alle campagne e alle iniziative con cui rivolgerci alla società. Si possono mobilitare i circoli, chiedere loro di segnalare ai più giovani questo appuntamento, invitare amiche ed amici a conoscersi. Si può fare? Penso proprio di sì.

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Ci stiamo perdendo in un bicchiere d'acqua, che tra l'altro è mezzo vuoto

La questione dell'elezione dei capigruppo a Palazzo Marino e al Pirellone si ingarbuglia, per via dei soliti motivi. Spero che questa fase interlocutoria si chiuda presto, perché ci sono tante cose da fare. E un lavoro da organizzare. E qualcosa da dire. Soprattutto qualcosa da dire, accidenti.

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sabato, maggio 24, 2008

Circoli virtuosi

Riunione dei circoli oggi con Walter allo Strehler. Una bella frase di Eleanor Roosevelt (che però si scrive così), l'entusiasmo dei portavoce (ancora una volta la base sembra avere più motivazioni del gruppo dirigente), la determinazione di Veltroni, che invita a essere più combattivi, a proseguire nella costruzione del Pd, a guardare avanti. E dice chiaramente a tutti che non vuole più sentir parlare di ex e di riunioni di Ds e Margherita, di gruppi sanguigni. Un messaggio chiaro, a Milano, mentre si stanno per decidere i capigruppo del Pd a Palazzo Marino e al Pirellone. E dove non deve per nessun motivo al mondo prevalere la logica di appartenenza, ma quella di rappresentatività complessiva. Dove non è interessante sapere da dove proviene chi si candida, ma quello che intende fare per rappresentare al meglio il nuovo partito. Oggi - dopo le delusioni di ieri - mi sento più veltroniano di Veltroni e sono felice perché mi muovo da tempo proprio nella direzione indicata. Speriamo che i nostri dirigenti milanesi e lombardi prendano sul serio le parole del nostro segretario nazionale. E' troppo importante.

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venerdì, maggio 23, 2008

Shock and awe

Colpisci e terrorizza. La strategia militare americana in Iraq. L'avvio del governo B: sicurezza, fisco e ora il nucleare prêt-à-porter, anzi take away. E' tutto lampo. E' tutto un blitz. A me pare che ci siano molti elementi per pensare che sia anche un bluff. Vedremo. Piuttosto che fare le 'ombre', sarebbe il caso di accendere il lume della ragione. E proseguire nella costruzione del profilo politico del Pd. E proporre agli italiana un'agenda politica più seria e meno affrettata.

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lunedì, maggio 19, 2008

Dettare l'agenda politica

Si fa per dire. Però appuntatevi mercoledì 28 maggio, alle ore 21, presso la Sala Maddalena, analisi del voto per il Pd di Monza (all'incontro parteciperà anche Stefano Draghi, numero 16 della lista della Camera) e martedì 3 giugno, alle ore 21, presso la sede del Pd di Monza, in via Arosio, 6, per la prima discussione sul Pd e il Nord, con Stefano Tosi, consigliere regionale e segretario del Pd di Varese, e Enrico Brambilla, segretario del Pd di Monza e Brianza. Come forse saprete, ho definito la Brianza una "università a cielo aperto" sul Nord e sulla missione per riconquistarlo. Il 3 giugno partiamo, con un lavoro che ci accompagnerà per i prossimi mesi. Non mancate. 

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monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

mercoledì, maggio 14, 2008

Preferirei di no

Leggo della 'mossa' di D'Alema. Sono largamente d'accordo con l'analisi, largamente in disaccordo sull'idea di una «nuova struttura» da creare. Credevo fosse venuto il momento di investire nel Pd, con forza e determinazione. Evidentemente mi sbagliavo.

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lunedì, maggio 12, 2008

Se i democratici mettono radici

Si parla di radicamento del Pd (consiglio, a questo proposito, di dare un'occhiata all'intervista di Bersani di ieri su Repubblica e a quella che gli facemmo a Cerea). Tutto giusto. A me la questione del radicamento pare la scoperta dell'acqua calda, ma tant'è. Non capisco ad esempio che cosa stiamo aspettando ad organizzare una forma di tesseramento. Perché non rendiamo più visibili le nostre sedi? Perché non lanciamo una campagna di promozione del Pd in tutti i centri della Brianza e della Lombardia. Non mi pare impossibile, né così complicato. In molti mi dicono: non vi si vede. Altri mi sollecitano: date un segnale, ora che è più difficile. Un'anagrafe degli aderenti, una pubblicità, un sito web, incontri programmati e periodici. E' davvero così difficile?

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domenica, maggio 11, 2008

Meno male che Pierluigi c'è

Perfetta l'intervista di Bersani su Repubblica. Dice, tra l'altro: «Altro che correnti, qui dobbiamo uscire dai nostri recinti e rimescolare tutto [...]. Noi abbiamo bisogno adesso di rafforzare il progetto. E’ importante perciò che ci siano dei punti di riferimento per il profilo organizzativo e identitario». Anche Michele Serra interviene sulla baruffa D'Alema-Veltroni, definendola «pazzesca» nel senso letterale del termine. Sono d'accordo. Ogni secondo speso in questo dibattito personalistico è un elettore perso. Cerchiamo di tenerlo bene a mente.

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mercoledì, maggio 07, 2008

I Nordem: una sede per parlarne

Sto lavorando ad una proposta che credo possa essere d'interesse per il Pd, alla ricerca di una strategia rinnovata per affrontare il Nord del Paese. Come già con il progetto LoVe (e soprattutto con il nostro viaggio lungo la A4), credo che lo studio, l'approfondimento e, come si diceva una volta, il momento dell'elaborazione siano decisivi. Propongo perciò che il Pd a Monza e in Brianza divenga sede di questo dibattito, proprio perché Monza e la Brianza sono una sorta di microcosmo della "questione settentrionale" (le virgolette, com'è noto, sono obbligatorie) e per sineddoche possono rappresentare tutto il Nord. La metropoli è a due passi, ma è anche molto lontana. La società risente di una forte debolezza della rappresentanza, soprattutto in senso politico (e non da oggi: la Brianza ha in questo senso precorso molti fenomeni che poi si sono manifestati in altre zone del Paese). Il tessuto delle amministrazioni locali s'impegna in solitudine nella risposta a quella mancanza di senso collettivo che si percepisce sempre di più. La questione dell'identità si sposa con il tema della competitività, in una difficile lettura della globalizzazione. Credo che il Pd in Brianza, dal punto di vista politico, si debba occupare soprattutto di questo. E per questo, nei prossimi giorni, mi impegnerò per costruire una sede di dibattito, di confronto e di studio, che risponda, nel migliore dei modi, ad un'esigenza politica che sento sempre più forte.

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale, a4 - progetto love

lunedì, aprile 28, 2008

E adesso...

Calma e sangue freddo. Evitiamo il massacro interno. Lo dico fin d'ora: sto con Cacciari, che parla di insanità mentale a proposito di chi chiede le dimissioni di Walter e invita a non demolire né il Pd né il suo segretario. Con buona pace del Riformista e della sua campagna denigratoria a posteriori (molto, troppo facile). Perché sia chiara una cosa: se va via Veltroni, allora devono andare a casa tutti, compresi quelli che ora tramano (nemmeno più di tanto) nell'ombra. Noi della base siamo stufi. Lo si sappia, al Loft, a Montecitorio e a Palazzo Madama.

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giovedì, aprile 10, 2008

Il diritto al mugugno

Torna CivaTube. Sono 101 secondi dedicati agli indecisi e ai non votanti "per partito preso". Sono parole di Renzo Piano, di Ermete Realacci, di Al Gore e di un proverbio africano. Il diritto al mugugno non ha prezzo. Non dimenticatelo.

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lunedì, marzo 31, 2008

I dieci giorni che cambiarono il Paese

Mancano poco più di dieci giorni alle elezioni. Partivamo sconfitti e invece ce la giochiamo. E non si sa mai: potrebbe riproporsi il modello Istanbul e dallo 0-3 potremmo anche vincere. Per farlo, alcune imprescindibili indicazioni. Per prima cosa, prendere sul serio l'anti-politica, il vero 'avversario' di questa campagna elettorale, spiegando con accuratezza che se vince Veltroni si procederà ad una riforma del sistema politico: riduzione drastica del numero dei parlamentari e dei loro stipendi; trasformazione del Senato in senso federale (un Senato delle Regioni, non un 'duplicato' della Camera); riforma dei regolamenti parlamentari; riduzione dei privilegi e dei benefit. In secondo luogo, segnalare che se vince Veltroni, con il premio di maggioranza della Camera, entreranno tantissimi volti nuovi, giovani e soprattutto donne (quelle che mancano di più al sistema politico italiano); terzo: ricordarsi che la semplificazione è la parola magica. Semplificazione del sistema politico (il Pd va da solo, ci sarà un unico gruppo parlamentare, un leader riconosciuto, un unico partito al governo); semplificazione legislativa (riduzione del numero delle leggi, riduzione dei tempi di approvazione dei provvedimenti, chiarezza nei documenti programmatici, a cominciare dalla finanziaria); semplificazione burocratica (l'Italia, ce lo ricorda oggi il dorso economico di Repubblica, è all'ultimo posto in Europa); semplificazione fiscale. Tre punti semplici per i prossimi dieci giorni: dateci dentro, e non dimenticate il programma, che è chiaro e preciso. Mi raccomando.

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mercoledì, marzo 26, 2008

La prima lettera ai monzesi

Mi dicono: troppa comunicazione e pochi contenuti. E, allora, eccomi qui: la lettera ai cittadini monzesi, in cui parlo della dote che porterò con me a Roma, nel caso Walter vincesse e facessi il mio ingresso alla Camera (cose da non credere). Mi è venuto in mente il primo dei tre canti di Cacciaguida, il trisavolo di Dante che si produce in una celebrazione dei tempi che furono, e che a un certo punto dice: «il tempo e la dote non fuggien quinci e quindi la misura». Cacciaguida parla di matrimoni, del fatto che allora «non avea case di famiglia vote», anche perché «non era giunto ancor Sardanapalo [da Arcore?], a mostrar ciò che'n camera [appunto] si puote». E ho pensato che la dote fosse una bella metafora, per descrivere il senso di un impegno che l'eletto porta con sé. Leggete e osservate con me.

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Bicicletta e treno, per non essere da meno

Il Pd della Lombardia, settore ambiente, coordinato dalla mitica Maria Berrini (umilmente coadiuvata dal vostro affezionatissimo) lancia due giornate di mobilitazione, dedicate rispettivamente ai treni (2 aprile) e alle biciclette (6 aprile). Qui e qui i volantini. Scaricate, viaggiate e pedalate. P.S.: i volantini sono belli. Per forza, li ha fatti Elio.

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Don't be hasty

E' la canzone di Paolo Nutini che scorre su iTunes, mentre scrivo. Sono le settemenoqualcosa, sono in partenza per Padova, dove presenteremo alla stampa il viaggio nel Nord che ci terrà impegnati fino a domenica. Ricordo a tutti che domani sera saremo a Lissone (presso la Biblioteca civica) alle ore 21, per raccontare la prima giornata di viaggio e per raccogliere stimoli e proposte da questo Nord che la politica sta perdendo, come scrive nel suo ultimo, convincente libro, Riccardo Illy (Mondadori, appena uscito, letto nella notte). Il cielo è sereno, si intravedono le montagne e inizia a scorgersi la sagoma del principale esponente dello schieramento a noi avverso, che fino a qualche settimana fa aveva venti punti di vantaggio, e gliene sono rimasti meno di cinque. Avanti così, con passione.

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domenica, marzo 23, 2008

Preferenze in fuga

All'estero la preferenza si può esprimere, non come "qui da noi" che si può barrare solo il simbolo (del Pd, mi raccomando). Vi segnalo allora - per tutti - Simona. Speriamo che oltre ai cervelli, in Italia, tornino anche le preferenze. Con Simona Milio si può fare. P.S.: guardate il suo manifesto. Il prossimo che sostiene che nel Pd non c'è abbastanza rinnovamento, vado a prenderlo a casa. Anche se abita a Santiago del Cile.

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sabato, marzo 22, 2008

Tutto può cambiare

Guardate gli spot di Walter Veltroni. Sono molto belli, come sono belli i concetti, le parole, le foto, il senso di una campagna elettorale che dobbiamo vincere. Nel quarto, ci sono anch'io. Ed è un grande, straordinario onore. Qui di seguito la versione 'full':

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giovedì, marzo 20, 2008

Nel garage

Tutto mi sarei aspettato tranne il garage. Proprio così. A Seregno, abbiamo incontrato cinquanta persone in un garage, questa sera, invitati da Stefano Silva e dai democratici locali (c'è anche la foto, con Pietro Amati e Emanuela Beacco). Oggi, diciamoci la verità, è stata una grande giornata elettorale. Con Massimo Cacciari a Mezzago, all'insegna dei piccoli e medi centri a cui la nostra campagna elettorale è soprattutto dedicata. Poi cena a Lissone e infine il garage. E' molto tardi, e domani abbiamo attività istituzionale la mattina (con l'audizione dell'Amsa sulla raccolta differenziata di Milano e la commissione Ambiente dedicata al piano cave di Varese), una registrazione televisiva con Prosperini (semper lu, direbbe lui), e una riunione a Meda sulla Pedemontana. La sera è saltato l'appuntamento dedicato ai precari, dal significativo titolo: «Ci sposiamo solo per amore». L'iniziativa è spostata al 1° aprile. Ora vado a dormire. Forse.

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mercoledì, marzo 19, 2008

Agenzia per gli indecisi

Lo spot di Lino. Grazie mille.

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martedì, marzo 18, 2008

3312243121: l'Agenzia per gli indecisi

«Partito Democratico, sono Giuseppe, in che cosa posso esserle utile?». Nella campagna elettorale dedicata agli indecisi, ai dubbiosi e agli arrabbiati, 3312243121 è il numero da comporre. Se non rispondo subito, poi richiamo. Promesso.

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domenica, marzo 16, 2008

Il voto utile e dilettevole (per allontanare le mostruose apparizioni)

Sono incredibili le accuse rivolte al Pd dall'Izquierda unida (unida si fa per dire) di casa nostra (l'altro B, per capirci): la più bella è quella secondo la quale il Pd riprodurrebbe le divisioni che si sono manifestate nel centrosinistra negli anni scorsi. Detto da uno che di governo ne ha fatto cadere uno e massacrato un altro, non è male. Mi permetto perciò di rispondere con un sorriso e con un testo antico. Anche Bruto era un elettore della sinistra radicale. Una sera, nell'ottobre del 42 a.C., non riusciva a prendere sonno. «Come brucia male questo cero! Ah, chi viene? Credo sia la debolezza dei miei occhi che dà forma a questa mostruosa apparizione. Viene su di me. Sei tu qualcosa? Sei un qualche dio, un angelo, o un demonio che mi raggeli il sangue, e i capelli mi fai rizzare sul capo? Dimmi cosa sei». Lo spettro risponde così: «Il tuo malo spirito, Bruto». Al che Bruto gli chiese: «Perché vieni?». E la «mostruosa apparizione» a sua volta: «A dirti che mi vedrai a Filippi». Ecco, cari elettori di sinistra, per evitare che un B faccia vincere l'altro, e che il vostro sonno sia attraversato dalle «mostruose apparizioni» di cui sopra,  votate Partito Democratico. E' il voto utile. E dilettevole. Per evitare di essere perseguitati da visioni notturne, per cinque lunghi anni. E di finire non tanto a Filippi, ma dalla De Filippi. Appunto.

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Indimenticabile



Cinquemila persone in Villa Reale ad ascoltare Walter Veltroni.

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sabato, marzo 15, 2008

Come Varese

La serata magica di Walter a Varese sarà replicata, domani, alle ore 14.30, in Villa Reale a Monza. Chi non viene, non sa cosa si perde. Non solo si può fare, ma se si va avanti così, si può anche vincere.

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venerdì, marzo 14, 2008

Si chiama Ivan

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giovedì, marzo 13, 2008

L'Italia c'è

E' il titolo del bel libro che Enzo Argante (monzese d'adozione e caro amico) ha dedicato (alla figura e all'opera, potremmo dire) di Ermete Realacci (l'editore è Salerno, il costo - 'sostenibile' - di 12 euro). Un percorso, quello che Realacci attraverso Argante propone, ricco di suggestioni, dall'esploratore del Piccolo Principe a Bob Kennedy, da Langer a Garrincha, il calciatore che non aveva il 'fisico', ma il talento sì, che per Realacci è la miglior metafora per descrivere il nostro Paese. Realacci è un ottimista della ragione, si direbbe rovesciando il famoso assunto gramsciano: è cioè consapevole dei limiti strutturali che attanagliano l'Italia, ma anche gran conoscitore delle sue straordinarie potenzialità, nascoste nelle pieghe dei suoi territori e delle sue comunità. L'Italia c'è, dice Realacci: è necessario però indagarla a fondo, scoprendone le ricchezze sottovalutate e spesso dimenticate, rivelando - innanzitutto a noi stessi - quel tanto che c'è di buono nella nostra società e nella nostra economia. Realacci descrive un'Italia delle qualità, dei talenti, del modello di sviluppo avanzato, dei piccoli e medi centri che storicamente l'hanno fatta grande (non solo, quindi, delle piccole e medie imprese, come amo ricordare). Un'Italia, insomma, da interrogare e un'Italia che a sua volta interroga la politica, chiedendole un rispetto e un'attenzione che è spesso mancata, nei lunghi anni dell'eterna transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. Realacci, anche per questo, è nel Pd, con un programma di lavoro di ampio respiro e di grande concretezza. E con il bagaglio di una tradizione, quella ambientalista, che è diventata matura e pronta a contribuire al governo del Paese, offrendo all'Italia prospettive nuove: alla ricerca «non di nuove terre, ma di non più vedute parti del cielo», come scrisse un giorno un Garrincha di qualche tempo fa (Galileo Galilei, per la precisione).

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martedì, marzo 11, 2008

Il Pdoe: per un voto utile (e dilettevole)

In Spagna Zapatero ha vinto, nonostante una consistente avanzata del Pp, grazie ad un recupero significativo sui voti  della sinista radicale di IU (Izquierda Unida) e di ERC (Esquerra Repubblicana de Catalunya), che escono dal voto con le proprie rappresentanze parlamentari più che dimezzate. Per la prima volta, anche il sistema politico spagnolo si è polarizzato decisamente rispetto ad una tradizione che vede le forze 'terze' contare molto di più. Ora, questo non può non farci riflettere: il Pd non sarà il Psoe (anche se, va detto, la politica economica di Zapatero non è molto diversa dalla Veltronomics, e così l'enfasi sulle politiche per la casa, la questione dei salari, il fondo per i non autosufficienti, per non parlare della politica estera...), ma vale la pena di tenere conto dello schema spagnolo. Per un voto che sia utile. E che sia anche dilettevole, perché è del tutto ovvio che se il Pd vincerà le elezioni sarà possibile avviare con la nostra IU un confronto sulle questioni sociali e sul lavoro, proprio come avviene e avverrà in Spagna. Là i riformisti - indubbiamente più tonici per quanto riguarda i diritti civili, ma molto vicini al Pd per quanto riguarda la cultura di governo - vincono, proprio in ragione di un programma rappresentativo del complesso della società e non solo di una sua parte. Non dimentichiamolo mai.

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sabato, marzo 08, 2008

Avevamo detto cinquanta e saranno cinquanta

Dopo Arcore, Seveso, Lissone, Monza (dove sarò anche oggi per l'8 marzo in piazza Roma e poi in un circolo del Pd), il giro dei cinquanta Comuni della Brianza prosegue: domattina, ore 10, Cavenago di Brianza (l'incontro si svolge presso il municipio, poi ci si ferma a pranzo per un po' di autofinanziamento). Siamo a cinque, arriveremo a cinquanta: yes, we can.

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venerdì, marzo 07, 2008

Leggi della fisica/2

Leggo da Alessandro Robecchi di una nuova teoria scientifica. Riguarda le donne nelle liste (ma non la Carlucci, per capirci). In Brianza possiamo dire di averla falsificata: è l'unica provincia del Paese ad eleggere certamente ben tre donne (su tre eleggibili). Sono cose che fanno piacere.

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mercoledì, marzo 05, 2008

Le parole della politica

In partenza per Lodi (dopo le 18, aperitivo con Scalfarotto), alle 21 sarò di ritorno per intervenire a Lissone, presso il locale circolo del Pd (a caccia di indecisi). Vi ricordo poi che domani sera, ore 21, Caffè letterario del Binario 7, in piazza Castello a Monza, discuteremo insieme a Federica Montevecchi del libro scritto da lei e Vittorio Foa, Le parole della politica (qui la recensione, qui il programma della serata). Vi aspettiamo.

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I will survive

Dopo le prime indecisioni e le notti insonni, Andrea manda un sos via sms. La morale è: 5 amici, 10 ragazze e 20 miliardi di euro.

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martedì, marzo 04, 2008

Nessuno escluso

Veltroni gira le province, noi ci impegniamo a perlustrare tutti i cinquanta comuni della Brianza (e quelli, a cominciare da Caponago, a cui sono molto affezionato, che si sono aggiunti di recente). Da Baruccana di Seveso - ieri sera - è partita la carovana brianzola per il Pd. Dopo Arcore, giovedì scorso, saremo a Lissone, domani sera, alle ore 21. E poi tutti gli altri. Proprio così: nessuno escluso.

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Collegio unico, da Cuneo a Favignana (se Walter, allora Pippo)

La posizione non certo tranquilla che la sorte ha destinato a Ivan, Pierfrancesco e al vostro affezionatissimo consente un volo che è pindarico solo fino ad un certo punto. Alla Camera il premio di maggioranza è nazionale e quindi la candidatura dei 'sofferenti' come noi tre è rivolta a tutti indistintamente. Soltanto se vinceremo a livello nazionale, passeremo anche noi. Per questo motivo, non ci sono confini di collegio: anche voi, in sostanza, che mi scrivete da altre regioni o da altre province lombarde, potete esprimere un voto per il Pd pensando al nostro 'tridente'. Chi, come noi, è in quella fascia, infatti, grazie alle regole del maledettissimo porcellum, non ha un vero e proprio collegio di riferimento, ma un collegio unico nazionale. La formula scientifica è: "se Walter, allora Pippo (e Ivan e Pierfrancesco e tutti i 'panchinari' che potrebbero rappresentare il vero rinnovamento). Pensateci... P.S.: vorrei precisare che "stare dietro" a Stefano Draghi per me è un onore. Non sono ammesse, su questo blog, battute o polemiche al riguardo.

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Bouba e il numero 17: il voto utile (e dilettevole)

diciassetteNel mio romanzo (on demand, perché non ancora pubblicato: chi lo volesse è pregato di richiederlo) il piccolo protagonista Bouba ha una vera e propria passione per il numero 17, il numero della maglia di David Trezeguet. Come Bouba, anch'io vestirò la maglia numero 17 in occasione delle elezioni politiche, per la Camera, circoscrizione Lombardia 1 (Milano e Monza: qui i candidati). Una decisione arrivata in extremis a causa di non pochi problemi con la composizione delle liste, che vedono la Brianza al solito sotto-rappresentata (nelle posizioni sicure, perché tra gli insicuri facciamo il botto, ovviamente). Del resto, il mio diciassettesimo posto (lo dico subito, per non essere equivocato e per dimostrare che c'è perfetta continuità con quanto affermato negli scorsi giorni) è "di servizio" e fuori dalla quota degli eleggibili, che si fermano intorno all'undicesimo. Per capirci, mi trovo in panchina, pronto ad entrare solo se le cose si mettono bene: cioè, se vinciamo a livello nazionale, con il Pd e con Walter. Insieme a me, tra le posizioni di rincalzo, ci sono i campioni Ivan Scalfarotto e Pierfrancesco Majorino, al quindicesimo e al diciottesimo posto (il numero di Cassano, che ho schivato per un pelo...). Insieme faremo una campagna per vincere, che per altro avremmo fatto lo stesso, ed è proprio questo il senso della nostra candidatura: siamo a disposizione del Mister, come si conviene ai giocatori che si battono per onorare la maglia fino all'ultimo minuto dei tempi supplementari. Insieme a noi, al ventesimo posto, in condizioni analoghe (soprattutto se Veltroni dovesse 'optare' per un'altra circoscrizione, una volta eletto), c'è anche Emanuela Beacco, la giovane avvocatessa di Giussano (ventesima). L'"effetto Beacco" speriamo si faccia sentire. Tranquilla Alessia Mosca, all'undicesimo posto: per lei l'elezione è assicurata, salvo tragedie. Daniela Mazzucconi da Usmate passa a Reggio Calabria (è terza al Senato in quella circoscrizione). Emanuela Baio è confermata al quarto posto in Lombardia (ve lo dicevo che noi portavamo le donne, e loro i dischi... quasi tutti gli uomini - cioè quasi tutti i candidati, sigh - sono di Milano). Enrico Brambilla è solo ventunesimo al Senato, è questo è male, molto male, perché si meritava ben altra posizione e speriamo ci sia ancora qualche margine per migliorarla. Altri candidati sono Patrizia Gioacchini, Lucia Prina, Sandro Archetti e Giovanna Porro, tutti molti bravi e molto capaci. Siamo precari e coraggiosi per Veltroni. Per la Camera, «Quindici-Diciotto: io, Pier e Scalfarotto», è il nostro motto. Passiamo se vince il Pd, è la sintesi. Votate il Pd. Avete qualche motivo in più. Unite il voto utile al voto dilettevole...

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appunti per un partito nuovo, il segreto di alex

lunedì, marzo 03, 2008

Lucy e il Pd

lucy"The doctor is in". Ciwati si trasforma ufficialemente in spazio per gli indecisi, per i qualunquisti, per gli arrabbiati e per i sofferenti di ogni schieramento. Sarà una campagna difficile e complessa, in cui sarà soprattutto la politica a dover recuperare quella dignità e quella fiducia che non ha perso solo Prodi per colpa di Mastella, ma che gli italiani in generale non nutrono più per la politica e per chi la fa. Lucy sarà il modello. Fatevi sotto.

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La cena degli indecisi rinviata per indecisione

A causa della mia personale confusione organizzativa e della straordinaria indecisione degli indecisi, la cena di mercoledì prossimo è rinviata. Ci si vede a Lissone, con Ivan Scalfarotto e con me, alle 21. Poi eventuale birra-brindisi con i relatori. E' tassativo venire accompagnati da un indeciso a testa, mi raccomando, altrimenti vorrebbe dire che non ci siamo capiti...

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A Lodi con Ivan il credibile

Mercoledì 5 marzo, ore 18.15, ci si vede a Lodi con Ivan Scalfarotto e il vostro affezionatissimo. Lodigiani, non mancate. Qui il programma.

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domenica, marzo 02, 2008

Come Cassano (bis)

Spero non sia ancora detta l'ultima parola, ma le notizie che ci giungono da Roma non sono affatto confortanti: le liste sono porcellose come non mai, e la Brianza, come tutti i territori, soffre più del dovuto. Qualcuno, come Marco, propone di fare come Cassano e mandarli tutti a quel paese (il paragone in questo caso si riferisce alla partita odierna del talento barese, che si è prodotto in un gol da fuoriclasse e qualche minuto dopo in un'espulsione con insulti e "ti aspetto fuori" all'indirizzo dell'arbitro). Non so se siamo arrivati a questo punto, ma tra qualche ora sapremo se ci fanno giocare o se ci toccherà protestare con l'arbitro, con il guardalinee e financo con il quarto uomo (e non parlo di me, ma della Brianza). Lo capiremo presto.

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I love him (tu chiamale, se vuoi, emoticons)

iLoveW Ho segnalato gli emoticons di Zapatero, augurandomi che si facesse lo stesso per Veltroni. E' un lavoro duro, ma qualcuno, appunto, lo deve fare. Scaricate il primo emoticon veltroniano qui e aggiungetelo al vostro archivio di Messenger. Ora in poi mi affido allo staff di Veltroni-is-burning per ulteriori iniziative in merito. I love him.

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sabato, marzo 01, 2008

One-million-calls for Obama "ma anche" for Veltroni

Sono un grande sostenitore, come sapete, della telefonata ai famosi cinque amici (se son dieci, poi, è anche meglio). Da quando ho visto l'ultima iniziativa di Obama, ne sono ancora più convinto. Obama ha a disposizione un vero e proprio database di numeri di telefono e chiede ai suoi sostenitori di collegarsi, registrarsi, fare la telefonata e, infine, segnalargli come è andata. C'è qualcuno che ci ha preso gusto e di telefonate ne ha fatte 20.000. Non vi chiedo tanto, però...

onemillioncalls_emailonemillioncallsforwalter

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iZ: tu chiamale, se vuoi, emoticons

ZetamorZapatero, oltre al consenso di milioni di spagnoli, ha dalla sua anche il robot che puoi contattare via Messenger. Lo trovi all'indirizzo iz@psoe.es. Ho provato. E' un po' macchinoso ma tutto sommato efficace. Qui ci sono le istruzioni. E c'è anche il kit di emoticons. Chissà se le faranno anche per Walter, sarebbe bello che anche in Italia ci fosse qualcuno che...

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venerdì, febbraio 29, 2008

Indecisi sul voto ma anche sulla cena?

Dovevo saperlo che non ci si può fidare degli indecisi... mi volete far sapere qualcosa della cena? Non va bene la data o qualcos'altro? Scrivetemi a elettoricercasi@civati.it.

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Elisabetta e Marta are burning

Qui le primarie le fanno (ho votato Elisabetta, tanto Daniele è in vantaggio). Anche qui (ho votato Marta, non ho altra dea all'infuori di lei). A Milano non le fa nessun sito (chissà perché), mentre per quelle di Letingia (nel senso di Brianza) non c'è partita. Peccato che non le abbia fatte il Pd, sul proprio sito... porcellum non olet, evidentemente...

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Veltroni-is-burning (voglio cambiare paese, senza andare all'estero)

Dall'intuizione di una sera di febbraio, un testo scritto a quattro mani e quattro birre con Roberto, le relazioni di Elena con Denzel e i Barbafalliti (che non conosco nemmeno, ma sono mitici), è nato veltroniisburning.splinder.com, la campagna elettorale come non l'avete mai vista, né sentita.

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Eppur si muove

Il sito del Partito democratico della Lombardia è aggiornato. Diventa anche tu volontario democratico sul web.

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giovedì, febbraio 28, 2008

Noi portiamo le donne

Loro portano i dischi. Come nelle feste di una volta, per le candidature, è la Brianza la quota rosa di Milano. Si profila l'en plein al femminile, sia per la Camera, sia per il Senato. Molto bene.

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La cena degli indecisi

Mercoledì 5 marzo, alle ore 20, ci vediamo in piazza Duomo a Monza con gli indecisi (ma anche gli arrabbiati, gli esterrefatti, i delusi) per poi andare a cena insieme e passare una serata per 'guadagnarli' alla causa del Pd. Sono costretto ad aggregarli, perché intendo mantenere la promessa della cena, ma ho davvero poche serate libere e sono certo che mi vorrete scusare. Per ora si sono 'prenotati' Ardez e Daniele-il-granata. Attendo altri tre per raggiungere la quota dei famosi cinque amici indicatici da Walter. Scrivetemi a elettoricercasi@civati.it.

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mercoledì, febbraio 27, 2008

Precari (e coraggiosi) per Veltroni

Tutti corrono per il "posto fisso" nelle liste del maledittissimo porcellum (un vero incantesimo di Circe, che fa emergere i tratti meno nobili della politica) e non si rendono conto che la partita è più aperta e che si è introdotto, con queste elezioni e con la sfida del Pd, un tratto precario che secondo me fa bene (sia alla politica sia ai politici). Tutti dicono che ci credono e che sono con Walter, ma puntano esclusivamente ai primi posti, quelli degli "eletti in caso di sconfitta". Proprio così. Torno a proporre, come già in passato, che si costituisca un gruppo di candidati - visibili e determinati - nelle posizioni critiche, quelle degli "eletti solo in caso di vittoria". Se si vuole raccogliere la sfida, bisogna farlo fino in fondo. Sarebbe un segnale molto forte e molto irrituale, me ne rendo conto, ma credo che dai riti e dalle debolezze della politica i cittadini siano già fin troppo esasperati. Aggiungo che la lista dovrebbe essere una playlist, in cui ciascuno possa scegliersi la canzone (o le canzoni) e l'interprete (o gli interpreti) che più preferisce. Per questo sono un po' preoccupato dalla lista in stile Ecopass (confinata a candidati provenienti dalla cerchia dei Bastioni) di cui si vocifera per la circoscrizione di Milano e ancor di più dalla sua scarsa varietà (a leggere i giornali, s'intende). Mi stupisce anche il cortocircuito per cui i laici parlano solo della Binetti e i credenti solo di Veronesi, quando dovrebbero, entrambe le categorie, fare, semplicemente, il contrario. Facciamo la cosa giusta: con un po' di coraggio, di gusto per il Risiko, e un po' di sagacia. Che non guasta mai.

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martedì, febbraio 26, 2008

Pd Obama al voto

Straordinaria consultazione del primo circolo online del Pd: ringrazio per i voti (per me sorprendenti, davvero) di tante persone che non ho il piacere di conoscere.

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Risiko

In tedesco Risiko vuol dire rischio (ricordate la Risikogesellschaft, la società del rischio di Ulrich Beck?). Bene, credo che Risiko sia la parola d'ordine della formazione delle liste, soprattutto in un quadro nel quale potremmo avere parecchie sorprese, quando si apriranno le urne, la sera di lunedì 14 aprile. Leggete qui: me lo segnala Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese. E' un articolo lungo che consente però di chiarire l'importanza di alcuni dati, soprattutto per il Senato e in primo luogo quelli della Cosa Rossa e quello dell'Udc. Il porcellum è un sistema abominevole, con un premio di maggioranza diverso per Camera e Senato. Al Senato, tutto dipende da quell'altissimo sbarramento dell'8% che potrebbe bloccare la Sinistra Arcobaleno e il partito di Casini e consegnare seggi al Pd: una sorta di premio di minoranza o, se preferite, di consolazione, che può cambiare il risultato finale. Non solo: può cambiare il destino personale dei candidati nella cosiddetta zona grigia, quella dei posti non sicuri, dei parlamentari cioè che vengono eletti solo se si vince (o se si ottiene quel premio di minoranza di cui ho detto). Alla Camera, il rischio è ancora più vertiginoso: puntare alla vittoria significa puntare a quel premio di maggioranza nazionale che consente di aumentare moltissimo - in regioni come la Lombardia - i parlamentari eletti, dal momento che qui si potrebbe ottenere un parziale perdente a livello regionale e molto basso. Sono certo che i nostri dirigenti questi conti li abbiano già fatti. Consiglio loro però di ricordare il Risiko e di non dimenticare che in quella lingua così spietata die List è l'astuzia e lo stratagemma (proprio come nel 'nostro' Risiko). Ja, wir können.

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Meglio di tanti leader

Voglio lui capolista. In ogni circoscrizione. Ha solo quindici anni, ma ha già trovato uno dei cinque amici che Walter ci ha indicato. Un'amica, di quasi diciotto. Mica scemo, il ragazzo. Greselin, sei un piccolo mito. Grazie Marta per la segnalazione.

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lunedì, febbraio 25, 2008

Rullo di tamburi: il programma del Pd

Si trova anche qui. Personalmente, ho ritrovato nei punti di Veltroni tutte le cose che mi stanno a cuore e di cui ho spesso parlato in questa sede, dalla riduzione della spesa pubblica al sostegno ai salari, dall'ambiente (energia, in particolare) ai treni a bassa velocità (quelli dei pendolari), dal testamento biologico ai pacs, fino alla banda larga, che sembrava dimenticata dalla politica italiana di questi anni, e invece...

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A fare gol ci pensa Walter

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domenica, febbraio 24, 2008

In bocca alla lupa

Totti endorses Veltroni. Grazie Roma.

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Leggere la politica. Il programma

Si tratta della prima mini-rassegna dedicata alle letture politiche, quella che parte venerdì 29 al caffè letterario del Binario 7 a Monza: al centro della nostra riflessione il Nord, il linguaggio della politica e la moralità del sistema politico del nostro Paese. Un vero e proprio aperitivo di alto profilo culturale per avviare una campagna elettorale di qualità, rispetto ai temi più sentiti del dibattito attuale. Partiremo dalla presentazione del libro di Marco Alfieri, Nord terra ostile, Marsilio. Un testo appena pubblicato, che accusa duramente la sinistra di non essere capace di una corretta interpretazione dei problemi del Nord. Trovate qui il programma e rispettivamente qui ("La parola aperta") e qui ("Politica senza rete") le recensioni dei testi di Foa-Montevecchi e di Antonello Caporale, che presenteremo il 6 e il 12 marzo.

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Ivan, il credibile

Rispondete all'appello. Fate bene all'Italia .E se ancora non sapete chi è Scalfarotto (davvero?), andate qui.

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sabato, febbraio 23, 2008

Ti telefono o no? Si può fare, però...

Civatube colpisce ancora. Dopo la prima telefonata, Andrea si fa sentire ancora. E' preoccupato, non riesce a prendere sonno. E' tardi e nella notte cerca conforto. Democratico. Buona visione.

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venerdì, febbraio 22, 2008

Campagna in sei parole (per sdrammatizzare)

Rutelli, er Piacione. Colaninno, er Piaggione?

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Giovane dentro (benvenuto)

Veronesi capolista al Senato in Lombardia. E' il benvenuto (l'altra volta era Benvenuto, non so se mi spiego).

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L'oroscopo di Walter

Mentre i nati il 4 agosto (Obama, Zapatero e il vostro affezionatissimo) si dovranno interrogare circa un'iniziazione lasciata a metà (boh), l'oroscopo di Walter Veltroni (nato il 3 luglio) è sensazionale e maledettamente veltroniano (prima che qualcuno dica che è fatto apposta, segnalo che, come sempre, è di Rob Brezsny). Dedicato agli indecisi, ai sospettosi, ai non votanti:

"Ci sono religioni che non fanno leva sulle minacce né sul timore di Dio. Ci sono aziende che non sfruttano i loro dipendenti, che non inquinano l'ambiente e dove i capi non sono dei tiranni. Ci sono politici che non dicono sempre bugie, che non hanno svenduto i loro ideali e che non sono dei narcisisti assetati di potere. Alla luce di tutto questo, Cancerino, la prossima settimana ti prego di aprire la tua mente a quelle persone, idee o istituzioni che ti ispirano solo delle immagini stereotipate. È il momento giusto per liberarti di alcuni pregiudizi che per te sono diventati delle verità assolute".

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Questione di sguardi (comizi all'incontrario)

Dopo l'idea dei Premi di maggioranza, a Tiziana e a me è venuta un'altra idea. Far parlare i ventenni perché esprimano i loro desideri. I politici non parlano, ascoltano. Un comizio all'incontrario, a ruota libera. Quello che ci si aspetta, a vent'anni, dalla politica. Una ventata d'aria fresca. "I desideri dei nuovi italiani", quelli giovani, quelli che la "speranza di vita" ce l'hanno tutta quanta. E magari ce ne passano un po'. Contro il cinismo, la stanchezza, questo modo di pensare all'Italia così rückblickend, con lo sguardo rivolto all'indietro, retrospettivo, involuto. Voltiamolo, lo sguardo. Guardiamo fin dove la vista può arrivare. La campagna elettorale del 2008 è tutta questione di sguardi. E di orizzonti. Guardare negli occhi la società, per guardare avanti.

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I nomi della rosa

Che a me sembra sinceramente che questa vicenda delle consultazioni a mero titolo consultivo che si fanno un po' di nomi ma tanto non è mica deciso e poi devono essere sottoposti ai livelli superiori perché decidano loro, stia sfiorando il ridicolo. Si autocandidano tutti, perché tutti - visto il sistema tecnicamente detto "ad minchiam" - hanno giustamente un buon motivo per farlo. "I nomi della rosa", quella che si dovrebbe presentare ai vertici regionali e nazionali, sono già più numerosi dei petali corrispondenti: i parlamentari in Italia sono tanti, troppi, ma non centomila, e vale la pena di sottrarsi al gioco del "vengo anch'io". Varrebbe la pena di fare al contrario: fare i nomi di quelli che non sono candidati. Faremmo prima, molto prima. P.S.: avessimo fatto le consultazioni vere, la gente sarebbe venuta fin dalle prime ore del mattino, tipo quando escono i libri di Harry Potter. Cittadini, non candidati. Appunto.

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Nelle tue mani, il futuro

Anche qui.

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appunti per un partito nuovo

L'incantesimo di Circe (nel senso del porcellum)

Avevo chiesto che si facessero le primarie e ci troviamo consultazioni molto ma parecchio ma moltissimo striminzite. Consultazioni che, convocate qualche ora fa, si devono svolgere entro lunedì (se becco quelli che tre settimane fa mi dicevano che c'era poco tempo per le primarie...). Non si voterà, si indicherà una rosa e poi decideranno tutto a Roma. Insomma, non siamo riusciti a liberarci dall'incantesimo di Circe e rimarremo - come già nel 2006 - anche noi del tutto simili a 'porcelli'. Ho già detto che mi pare un errore che non si sia scelta la via della consultazione vera, territoriale e democratica, come hanno sostenuto anche Davide Corritore e Stefano Tosi, due pericolosi sovversivi. Ancor più grave, l'errore, in una regione come la nostra, dove più ci tocca recuperare, e dove da anni si sente ripetere la giaculatoria del partito federale e, addirittura, del partito del Nord, autonomo e autorevole (sì, ciao). Gli stessi che propugnavano qualche tempo fa questo modello nella riunione della direzione regionale di ieri hanno spiegato i motivi per cui era meglio non fare le primarie: perché questa volta è importante poter scegliere i candidati sulla base delle competenze (nel senso che loro le scelgono, of course). L'errore è politico, dunque, e anche elettorale: avessimo fatto le primarie o i caucus o le assemblee dei fondatori avremmo potuto rivendicare per tutta la campagna elettorale la nostra serietà, la capacità di aprirci alla società, di scardinare la legge elettorale più vergognosa del mondo occidentale, offrendo ai nostri elettori la possibilità di decidere su una parte delle candidature. Un messaggio fortissimo. Speriamo ora che Ulisse (nel senso del Walter nazionale) sappia fare la sua parte, in libertà, riscattando se stesso e noi tutti da un incantesimo pernicioso per la politica italiana. Comunque, per dovere di cronaca, pubblico il testo in cui si definisce il percorso verso le consultazioni e la presentazione delle liste ricevuto dal coordinatore provinciale.

«La Direzione regionale riunitasi in data odierna ha definito il percorso per la formazione delle liste per le prossime elezioni politiche in conseguenza del Regolamento nazionale. Per quanto ci compete entro le ore 14.00 di lunedì 25 febbraio potrete fare pervenire le proposte di candidatura corredate da un breve profilo delle persone indicate. A tal fine è opportuno, laddove è possibile, che si organizzino riunioni di Circolo nel prossimo fine settimana. Sulla base di queste proposte l'Esecutivo provinciale comporrà una rosa da sottoporre al Segretario regionale nella giornata di martedì 26 febbraio. A partire da mercoledì 27 la commissione nazionale inizierà il vaglio delle candidature per arrivare entro il 3 marzo alla redazione delle liste definitive. Maggiori indicazioni verranno fornite nel corso dell'Assemblea provinciale di sabato 23, cui siete caldamente invitati».

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giovedì, febbraio 21, 2008

Non solo volantini: "Città possibili" e "La politica da leggere"

Vi ricordo il secondo appuntamento con le Città possibili (Arcore, 28 febbraio, ore 21) e vi annuncio che per iniziare con un (bel) po' di contenuti la campagna elettorale a Monza si terranno tre serate all'interno della rassegna La politica da leggere (a partire dal 29 febbraio, al Caffè letterario del Binario 7). Per approfondire, grazie a Marco Alfieri, Antonello Caporale, Federica Montevecchi. Nord, linguaggio e 'casta' al centro delle riflessioni, a partire dai testi e con il contributo irrinunciabile dei loro autori.

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cultura, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Mi associo

Good news.

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appunti per un partito nuovo

Maneggiare con cura

WV, istruzioni per l'uso.

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Giovani, brianzoli, democratici

Questa sera, ore 22, che è più cool che vedersi alle 21, incontro con i giovani democratici di Monza e Brianza in via Arosio, 6, a Monza, presso la sede del Partito Democratico. Idee, proposte ma soprattutto desideri per il Paese nuovo che abbiamo in mente. Chi volesse intervenire, è il benvenuto.

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mercoledì, febbraio 20, 2008

AAA cercasi cinque elettori

Veltroni ha parlato di cinque persone da contattare per invitarle a votare 'democratico'. Sembra facile, ma non lo è, perché bisogna innanzitutto trovarle, queste cinque persone dell'area del non voto da coinvolgere e da convincere (gentilmente). Faccio la mia personalissima inserzione: trentaduenne consigliere regionale cerca elettori delusi e stravolti, tentati dalla scheda bianca, indecisi anche sul colore del vestito da mettere, antipartitici per partito preso, antipolitici per motivi politici ma anche no, ove possibile qualunquisti irriducibili. Cena offerta ai primi cinque che risponderanno. Astenersi perditempo.

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iNing

Mi sono iscritto al Ning, pensando inizialmente si trattasse di dinastia cinese. E' del primo circolo online del Pd, dedicato a Barack Obama.

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Pensando a Carme: per una maternità consapevole

Avevo già avuto occasione di parlare di lei, la mia preferita nel Psoe (è capolista del Psc a Barcellona). Ora credo che possiamo prendere Carme Chacón quale simbolo della campagna in Spagna, ma anche in Italia.

L'ateo devoto e militante Giuliano Ferrara è sceso in campo quale protagonista quanto mai discusso della campagna elettorale. Come negli Usa nel 2004, la scelta di introdurre nel dibattito e di stampare addirittura sul simbolo di una lista (e che simbolo!) una questione così delicata e sensibile è un modo fin troppo dichiarato per dividere il Paese con finalità eminentemente elettorali. E' tutto molto strumentale, a cominciare dallo slogan "Aborto? No, grazie" che non solo banalizza al limite del ragionevole la questione, ma falsifica il vero interrogativo. Certo che "Aborto? No, grazie", ci mancherebbe, ma la domanda - quella domanda - non può essere posta in modo astratto e formale, bensì nel contesto complesso e drammatico in cui si pone alle donne in un determinato momento della loro vita (del resto, pare che lo stesso Ferrara l'interrogativo che trova ospitalità sul suo simbolo se lo sia posto - benché indirettamente, riguardando due sue partner - e che abbia risposto affermativamente in più occasioni). Lo schema, quindi, depista e, se buona fede c'era nelle intenzioni, nella gestione sta diventando un fatto sempre più strumentale, con appelli, manifestazioni, endorsement molto affrettati (a cominciare da Formigoni, che si è visto scavalcato su quelli che ritiene propri temi e si è dovuto 'accodare'). Chi non è d'accordo, a cominciare dal Pd di Veltroni, non deve farsi 'intrappolare': deve ribadire con fermezza la difesa e la compiuta attuazione della 194 (che nemmeno Ferrara, almeno ufficialmente, intende mettere in discussione) e porsi la domanda in un altro modo, più corretto e responsabile. Con il pensiero rivolto non tanto a Ferrara, che tutt'al più qualche voto lo può far perdere proprio alla destra, ma alla Spagna. Quella di Carme Chacón, la ministra della Casa, al primo posto della lista socialista a Barcellona e al terzo mese di gravidanza. E' un simbolo molto positivo, il suo, che ci parla di autonomia, di consapevolezza, di equilibrio. Questa sì che è la campagna culturale, la 'missione' di un Paese - come il suo, come il nostro - che guarda al futuro e alla vita dei suoi cittadini, con serenità e responsabilità. Zapatero le ha detto: "Quando avremo vinto le elezioni, avremo tanto da fare, ma tu non rinunciare a ciò che di più bello possa capitare a una persona, cioè avere figli". Intorno a Carme si può sviluppare un discorso che unisce, anziché dividere un sistema politico e - cosa ben più importante - un'intera società. La ministra che aspetta un bambino: la dolce attesa di una politica meno aggressiva e più consapevole della delicatezza dei problemi di cui si occupa, proprio perché riguardano la vita delle persone.

postato da civati, 13:49 | link | commenti (21)
diritti, appunti per un partito nuovo, omaggio alla catalogna

Per chi ieri sera era a casa a guardare l'Inter o a parlare di candidature :)

Anche noi abbiamo i nostri 12 punti: si parla di www.pdlombardia.it.

postato da civati, 13:23 | link | commenti (8)
appunti per un partito nuovo

Nasceranno girasoli

La campagna di comunicazione nazionale del Pd (grazie a Maurizio per la segnalazione). P.S.: bella l'idea delle cartoline-con-i-semi.

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appunti per un partito nuovo

L'ambientalismo del compensare

E' sacrosanta l'impostazione di Walter Veltroni circa la necessità di promuovere un ambientalismo del fare. Sono d'accordo e mi sono sempre battuto per un ambientalismo coraggioso e "razionale" (l'espressione è del ministro Bersani). In Lombardia, però, dobbiamo essere chiari e argomentare il "punto": ambientalismo del fare vuol dire parlare di autostrade, ma anche di ferrovie (quelle a bassa velocità, dedicate ai pendolari); di caselli, ma anche di parcheggi di interscambio per far mollare l'auto appena possibile; di urbanistica, ma anche di compensazione ambientale. Su questo Legambiente, a cura di Paolo Pileri e altri, ha prodotto un progetto di legge che introduce un principio semplice e molto efficace: a ogni intervento edilizio corrisponde non solo la cessione di aree e il riconoscimento degli oneri di urbanizzazione, ma anche una vera e propria compensazione ecologica di portata strategica. La riduzione del consumo di suolo è un tema-guida e lo deve essere assolutamente per un partito che si dice ambientalista, proprio perché vuole essere razionale. In Regione assistiamo quotidianamente a veri e propri attacchi al territorio lombardo: oggi l'emendamento sui parchi (vedi alla voce Parco Sud), domani la legge quadro ad essi dedicata (si fa per dire), dopodomani la legge obiettivo per riempire di cemento tutta la fascia che costeggia le nuove infrastrutture. Il Pd deve essere chiaro, altrimenti sembrerà ambientalista ma anche non. E non mi piacerebbe un partito così: in Italia e tanto meno in Lombardia.

postato da civati, 12:58 | link | commenti (4)
regione, appunti per un partito nuovo

In sei parole

Funzionano le sei parole per raccontare la campagna elettorale: per «un paese dove si stia bene», ha precisato Luca Sofri. «Lo dice anche la mia nonna», ricorda un'anonima, riportando la celebre battuta di Veltroni all'indirizzo di nonno Silvio. Laura è poetica: «Eppure potrebbe essere tutto così bello». Mi permetto una chiosa da militante-senza-punteggiatura duemilaottimista: «Comizi notti insonni volantini saranno serviti». Perché qualcuno (a caso) non lancia un concorso, con una giuria e un premio finale?

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Geppo Toyota e Ivan Scalfarotto

Ringrazio di cuore Ivan per l'endorsement e per le parole - bellissime - che non mi merito. Non intendo ricambiare in modo rituale, ma voglio ribadire che da sempre penso che la sua candidatura dimostrerebbe che il voto al Pd è non solo utile (come mi ostinerò a ripetere fino alla fine) "ma anche" dilettevole, in tutti i sensi (qualità, forza, capacità, spessore, sensibilità) e per mille ragioni (a cominciare da iMille, appunto). Walter, candidalo, accidenti!

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martedì, febbraio 19, 2008

Obama vs. Carfagna

E' l'inedita sfida dei circoli online tra Pd e Pdl: Obama contro Carfagna.

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Il porcellum è salvo (sigh)

Pare che le consultazioni sulle candidature del Pd si faranno entro domenica, saranno convocate a partire da domani e con soli cinque giorni di anticipo (mi verrebbe da rispondere che non c'è tempo, visto che questo argomento me lo sono sentito ripetere per settimane). Saranno consultati i coordinatori dei circoli e il coordinamento di ciascuna provincia. Niente primarie, niente consultazioni allargate, solo il gruppo dirigente del partito. Poi tutto passa ai livelli regionale e nazionale. Il porcellum è salvo. Sigh.

postato da civati, 19:30 | link | commenti (3)
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Il porcellum come mamma l'ha fatto

E' ormai evidente: il mio e nostro appello, come quello di tanti altri democratici sparsi per il Paese, è letteralmente caduto nel vuoto. E' la vera nota negativa dell'offerta politica del Pd. Abbiamo perso un'occasione straordinaria per segnare un gol nei primi minuti di gioco e dimostrare cosa sappiamo fare ai nostri avversari, sbaragliando una delle cose peggiori che abbiano mai prodotto: la legge elettorale pornografica. Le liste saranno compilate più o meno come nel 2006 e dobbiamo solo sperare che Veltroni e i suoi collaboratori facciano le cose giuste, altrimenti sono guai: un famoso detto della politica americana consiglia di non interrogarsi mai circa due cose in particolare. La prima, è il modo con cui vengono preparati gli hamburger (o le salsicce). La seconda è come vengono compilate le liste. Nel nostro caso la metafora è suggestiva: trattandosi di porcellum, il paragone è immediato. Ci rimane una sola mossa per forzare le maglie del sistema elettorale più scandaloso che c'è: che i big e gli acchiappa-voti si collochino solo nelle posizioni difficili, nella zona grigia del premio di maggioranza, assumendosi tutta la responsabilità della vittoria (o della sconfitta). Visto che nessuno dei due schieramenti ha fatto alcunché per disarticolare il porcellum, può essere un'idea per mettere un po' di pepe alla competizione elettorale e dimostrare che il Pd è davvero diverso dagli altri e anche da quei difetti che gli vengono attribuiti. Chi lo fa, rompe con l'idea del "posto assicurato" e degli automatismi-al-di-là-della-volontà-degli-elettori, mandando un segnale di stile e di coraggio che in Italia potrebbe apparire rivoluzionario. Pensiamoci (tanto non ci penseranno...).

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Walter, Giovanna e il talante

In Spagna lo chiamano talante e lo attribuiscono a Zapatero. Di per sé è più o meno quello che in italiano si direbbe «modo di fare»: in realtà per il Psoe è sinonimo di volontà di dialogo e di cortesia istituzionale nei confronti dell'avversario. Uno stile, insomma. Per il Pp è invece il simbolo della demagogia politica, che si ferma ad un sorriso di facciata e al tentativo di accontentare tutti senza dare risposte concrete ad alcuno. Già dalla definizione capirete che sto parlando di José Zapatero, ma mi riferisco a Walter Veltroni. Il talante è ciò che a Walter viene attribuito più o meno da tutti i commentatori politici, nel bene o nel male: per alcuni è un messaggio di tipo nuovo, capace di elevare il discorso politico, sottraendolo alle logiche di mero scontro che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Per altri è banale «ma-anchismo» che non fa nient'altro che offrire buon viso al gioco difficile della politica italiana. Il talante è contagioso e Giovanna Melandri l'ha portato con sé in occasione della sua puntata milanese di ieri sera. Lo stato di grazia di Veltroni si trasmette alle personalità politiche più vicine e in generale fa respirare un clima positivo a tutto il Pd. Bisogna solo capire se il fenomeno durerà o se, come notato da Melandri e da molti in platea, le uscite come quella di Di Pietro contro Mediaset non siano il preludio di una campagna meno coerente di quanto il Pd (e tutto il Paese) si aspetta. Melandri ha descritto con equilibrio i risultati del governo Prodi, soprattutto quelli di sua competenza (a cominciare dal credito d'imposta destinato ai giovani per sostenere i costi dell'affitto) letteralmente 'inauditi' a causa del rumore di fondo della politica dei piccoli partiti e del loro continuo provocarsi e accapigliarsi. Ha individuato nel dibattito sul protocollo del Welfare il punto in cui, negli ultimi mesi del 2007, sono precipitate le cose con la sinistra dei Diliberto, dei Pecoraro e dei Giordano. Ha auspicato un possibile accordo con i Radicali, all'insegna delle logiche aperte con cui il Pd è nato. E' sembrata stanca, Melandri, ma capace di definire un percorso chiaro e determinato per lanciare la rimonta del Pd, senza quei complessi di inferiorità a cui nel Nord il centrosinistra è abituato da tempo immemorabile. L'effetto talante funziona e convince. Speriamo solo che duri, perché due mesi passano velocemente, ma possono anche durare un'eternità. Come nel 2006. Solo ad aprile sapremo se l'«azzardo» di Veltroni di correre "in solitaria" e di rompere con le consuetudini della politica italiana avrà dato i suoi frutti e se quell'ostinazione, che Melandri ha fatto propria anche ieri sera, nel «comportarsi come se Berlusconi non ci fosse», sarà compresa dagli italiani. Per ora sembrano crederci pressoché tutti, e scommetterci con tutto l'ottimismo del caso. Il coraggio paga, in politica: scopriremo presto se il detto vale anche per l'Italia del 2008 e per questo neonato Pd che tante speranze porta con sé.

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Mi sono iscritto lo stesso

Seguendo il consiglio di Marco Simoni mi sono iscritto lo stesso al Circolo Obama pur aderendo già a un circolo territoriale nella mia città. Dice Simoni che i promotori si batteranno per avere il riconoscimento della doppia tessera, territoriale e virtuale. Nel frattempo sono un poco fuorilegge, ma non fa niente: è troppo importante sostenere e promuovere il primo circolo online del Pd.

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lunedì, febbraio 18, 2008

L'anello di Gige e le candidature

Propongo anch'io la mia personale moratoria: vi prego di non chiedermi più se sono candidato. Lo stanno facendo tutti, a ogni ora del giorno e della notte. Chi in buona fede, chi perché ha visto la foto sul giornale, chi perché gliene ha parlato il tale del nazionale, chi perché ci spera, chi per capire "dove voglio arrivare", chi per dileggiarmi (succede anche questo). Ora, ho già spiegato anche in questa sede che non sono candidato semplicemente perché nessuno vuole candidarmi da nessuna parte e non essendomi mai autocandidato a far nulla - anzi, vivendo con una certa qual ritrosia questi appuntamenti - la vedo difficile. A Roma ci sono stato per il weekend e ci torno appena posso: altri avranno altre incombenze. Faccio perciò una profezia serena e pacifica: saranno molti i giovani nelle liste lombarde (meno male), ma non ci sarà il vostro affezionatissimo, perché gli altri sono ritenuti migliori, e non c'è nelle mie parole alcuna nota di risentimento o di maldicenza nei confronti di alcuno. Semplicemente ho indossato il costumino che mi rende invisibile e, dopo essere stato 'zincato' nell'ufficio da cui vi scrivo per le tante ragioni che i frequentatori del blog conoscono perfettamente, non mi aspetto nulla, né chiedo alcunché. Ricordo solo che l'anello di Gige, quello che rende appunto invisibili, può avere conseguenze nefaste (sorrido, pensando al secondo libro della Repubblica di Platone, che sicuramente i nostri dirigenti hanno tra le loro letture preferite). E registro che il sistema politico è letteralmente bloccato da questa querelle sui nomi, che trovo stucchevole e che non ci fa discutere di altro. Se volete fare cosa utile (come il voto per il Pd), vi prego di uscire di casa, di aprire il vostro banchetto e di dar via tutto il materiale che avete nel circolo, perché siamo già in campagna elettorale. E tutto il resto è noia. Assoluta. Da cui voglio scappare, perché sono felice di fare quello che faccio, e non mi lascio rovinare la vita da queste cose, che hanno un unico senso: quello di farci perdere tanto tempo e, se andiamo avanti così, anche le elezioni. E non possiamo permettercelo per nessun motivo al mondo.

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Le tre o quattro cose che dirò domani sera

Il sito www.pdlombardia.it si anima, finalmente. Oggi abbiamo registrato i primi contributi video (con un fondale che ricorda lo spazio dell'"uomo partita Sky" alla fine dei match di campionato), ed è già circolata la battuta sulla trasmissione "Uno Martina", dal nome del segretario regionale del Pd. L'idea è del tutto simile a quella del Carnet d'actu che il Partito socialista francese pubblica ogni settimana. Youtube sarà solo uno dei media che vorremo dispiegare nelle prossime settimane: è in arrivo anche un sistema per 'postare' contributi audio, con uno spazio che potrà essere replicato su tutti i siti dei circoli lombardi, con l'effetto di una radio accessibile da molti punti d'ascolto sul web. Il terzo punto è e sarà quello di linkare tutti i circoli presenti sul web, consentendo uno scambio di contenuti e un rapido accesso reciproco, alla maniera dei blogroll (in questo senso, il nostro riferimento è stato il Psoe). Quarta iniziativa, il finanziamento online, che sarà attivo da fine mese e per tutta la campagna elettorale, come succede con un'insistenza incredibile negli Usa (dove il 'Donate' campeggia sempre vicino alla proposta politica, in un rapporto trasparente e diretto tra sostegno politico e sostegno economico). Non è una novità, ma in Italia non ricordo molte iniziative del genere da parte delle forze politiche. Quinto, un rapporto con chi online è nato, come il Circolo Obama o altri soggetti milanesi e lombardi. Sesto, sul sito troverà posto tutto il materiale da scaricare per la campagna elettorale, con quell'attenzione ai 'fondamentali' spesso richiamata (Verdone docet): simbolo - da diffondere in ogni dove (quello nuovo) - campagne di comunicazione, programma e quant'altro. Settimo, da ultimo (ma non certo per ultimo): la newsletter finalmente arriverà nelle case dei Democratici. Chi non l'avesse fatto è pregato di iscriversi. Ci vediamo domani sera, alle ore 21, per discutere di questo e di molto altro, in Casa della Cultura (via Borgogna, Milano).

postato da civati, 19:25 | link | commenti (1)
appunti per un partito nuovo

Nella società, ma anche sul web

Domani sera, ore 21, Casa della Cultura, via Borgogna, Milano (Metro San Babila), saremo felici di ospitarvi parlando di politica e di web con Claudio Migliavacca, Titta Magnoli, Maurizio Martina, Matteo Mauri, Roberto Rampi, Luca Sofri e tanti altri. Qui il programma. Chi non viene non sa cosa si perde.

postato da civati, 14:47 | link | commenti (9)
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Solo se si vince

Come già qualche giorno fa, mi chiedo se non è il caso che i candidati migliori rischino il posto, collocandosi nelle posizioni delle liste dove si passa solo se si vince a livello nazionale. Quanti ne passano se si perde, dieci? E se si vince, quindici? Allora sarebbe bello vedere i leader tra la decima e la quindicesima posizione. Se fossi in loro, tra i candidati che stanno offrendo la loro disponibilità per le elezioni, lo farei, per sfatare il mito del porcellum che vuole alcuni già sistemati in Parlamento ancora prima di iniziare la campagna elettorale e per dire chiaramente che pensiamo di vincere le elezioni (altro che). P.S.: a Roma nessuno ci ha spiegato come avverranno le famose consultazioni per scegliere i candidati a livello territoriale. Inizio a temere che le consultazioni saranno molto, troppo formali. E sarebbe il primo errore della nostra campagna elettorale.

postato da civati, 14:39 | link | commenti (15)
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La posta del cuore: gli ex, i tradimenti e le relazioni pericolose

Qualche giorno fa avevo raccontato il Pd nella versione single imposta da Veltroni e dal nuovo corso democratico (tutti in 'ritiro', dunque, prima della 'finale'). Ora ci tocca registrare la fine del triangolo nella Casa delle libertà, dal quale Casini esce sbattendo la porta, andando a vivere da solo (è diventato grande, cavoli): si è portato via tutte le sue cose, lasciando solo Giovanardi come ricordo di una relazione che si era fatta ogni giorno più difficile e tormentata, con Silvio che pretendeva sempre di decidere che cosa guardare alla televisione (in prevalenza, se stesso), dove andare in vacanza (sempre la Costa Smeralda, che noia), di che colore tinteggiare il soggiorno, in uno schema oltretutto da coppia aperta che Casini proprio non poteva tollerare. E' Fini a spiegarla così (grazie Marta per la segnalazione): «Dopo 14 anni di alti e bassi, il motivo di questa rottura è incomprensibile... credo che il divorzio con l'Udc, lo ha detto lo stesso Casini, dipenda da un forte contrasto personale: non sopportava più Berlusconi». Ora a fare da terzo rimane solo Bossi, in una relazione però confinata al Nord, perché per il resto del Paese c'è solo Fini. Fuori di casa rimane anche Storace, con l'ineffabile Santanchè, che ha fatto capire che Berlusconi si è fatto fregare, ma forse il verbo più consono sarebbe, pensando alla leggerezza di Miss Destra, «fottere» (absit iniuria verbis). Miss Destra ha ragione: il risentimento degli ex potrebbe costare molto caro al candidato del Popolo, già esacerbato da quelli che continua a ritenere veri e propri tradimenti, perché potrebbero emergere nel corso delle prossime settimane tutte quelle cattiverie che erano state taciute per 'salvare' la relazione e le 'apparenze', così importanti da quelle parti. Anche Fini oltretutto sembra patire parecchio quel ruolo ancillare a cui stato costretto, ed è stufo di stare all'ombra di Berlusconi: lui a casa e quell'altro sul palco. Non può andare avanti così. Meglio perdere e ricominciare daccapo. Con un'Italia nuova. Un'Italia diversa.

postato da civati, 12:56 | link | commenti (4)
appunti per un partito nuovo

Premi di maggioranza (fundraising democratico)

Tiziana, uno dei pochi miti che sopravvivono a Milano, mi ha proposto un brainstorming sul fundraising, che poi tradotto sarebbe che ci siamo visti a pranzo per parlare di campagna elettorale e della possibilità di recuperare qualche finanziamento, lei ha tirato fuori un'idea molto precisa, e io mi sono permesso solo di articolarla un po'. Dallo sforzo titanico delle nostre colossali meningi, è emersa l'idea di promuovere una sottoscrizione a premi pre-elettorale, democratica e programmatica insieme. I premi (di maggioranza, ci auguriamo) sono collegati alle proposte programmatiche del Pd. Sono dodici, come i punti del programma di Veltroni. Sono premi utili - come il voto per il Pd - e dilettevoli - perché abbiamo bisogno di tanti sottoscrittori, per riequilibrare le forze in campo (quello là spenderà milioni di milioni di euri). Tiziana la proporrà stasera al proprio circolo, la sua idea. Farò lo stesso dalle mie parti e chiedo a tutti i democratici in ascolto di replicare il messaggio. Siamo a disposizione per il know-how (che poi sarebbe un aiuto per individuare i premi da scegliere) e anche per fare una cosa in franchising (che poi sarebbe che vi passiamo il 'tutto', stavo per scrivere format...). Pensateci.

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appunti per un partito nuovo

Circolo Obama

Avendo già scelto di partecipare alle attività di un circolo territoriale, non posso aderire al primo circolo online del Pd, promosso da Emanuela, Francesca, Ivan, Luca e Marco, ma lo sponsorizzo ufficialmente (anche per via del nome...).

postato da civati, 09:40 | link | commenti (3)
appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

Quella buona dozzina (ovvero «Le dodici fatiche di Walter»)

Da un appassionato di Ercole, ci dovevamo aspettare il riferimento numerico azzeccato (per altro molto, ma molto cinematografico). Ecco che Walter sceglie il dodici per scandire il suo programma elettorale (i «dodici punti di Roma», la migliore dozzina della politica italiana da tanti anni a questa parte), e noi lo seguiamo (e inseguiamo) nel progetto più ambizioso che abbiamo mai conosciuto. Prima Walter si dovrà confrontare con il Leone nemeo, di cui conosciamo la criniera un po' posticcia, ma di cui tutti temono l'apparente invulnerabilità e un principio di inquietante immortalità (sappiamo anche che, secondo la tradizione, il leone, pronto a sbranare, dopo lungo e terribile duello, finì sbranato). Poi il Walter erculeo dovrà prendersela con l'Idra di Lerna che, un po' come la spesa pubblica, la tagli da una parte e ricresce dall'altra, di doppie dimensioni oltretutto; subito dopo il nostro eroe dovrà catturare il cinghiale di Erimanto, un porcellum particolarmente insidioso, che distrugge i territori della politica e atterrisce le popolazioni; si troverà a sbaragliare la cerva di Cerinea, che - leggiadra - si candida con Storace; disperdere gli uccelli (del malaugurio) del lago Stinfalo, facendoci uscire tutti dalle sue acque paludose; ripulire le stalle di Augia attualmente allocate in provincia di Napoli (vedi anche alla voce «ecostalle», già presente in Omero); indirizzare la rotta a Sud e sistemare una volta per tutte il toro di Creta, ricavando dall'immane labirinto un bel po' di alloggi e il più grande "piano casa" della storia (e, già che c'è, mandando Minosse nell'Ade per riformar la giustizia). Fermata finalmente la fame delle cavalle di Diomede (fiscali come poche altre), Walter dovrà conquistare la cintura di Ippolita, affermandosi elettoralmente presso le amazzoni (e le donne in generale, bramose di soluzioni e di risposte); sottrarre i buoi (e i cannoli) a Gerione e i pomi alle Esperidi dal loro giardino (quello che Esiodo chiamò «ambientalismo del fare»). Horribilis in fundo, Walter con il suo pullman dovrà prendere vivo Cerbero con le sue tre teste e quella sensazione di insicurezza che accompagna la vita degli italiani, e consegnarlo al carcere di Micene, con qualche elemento di certezza che vi sconti tutta la pena prevista. E' abbastanza evidente che in tutto questo Walter dovrà avere il più assoluto sprezzo del pericolo e sfidare la sorte e le sue avversità, cercando di strappare l'Arcadia agli avversari (almeno al Senato) e portando con sé le indicazioni ricevute dall'oracolo di Spello. Tutto questo, caro Ercole, dovrai farlo entro il 13 aprile. Altrimenti Zeus, come già in passato, ci punirà. Sarebbe il caso di evitarlo. [Yes, we can. Per gli achei, se non ricordo male: dúnatai (δύναται)]

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appunti per un partito nuovo

domenica, febbraio 17, 2008

Lettere all'Italia

Walter chiude tutti i suoi discorsi citandole, a San Valentino hanno 'letteralmente' spopolato, qualcuno ne ha tratto un bel video.

postato da civati, 23:47 | link | commenti
appunti per un partito nuovo

Panchine romane

Rientro ora da Roma, da una giornata splendida, in bella compagnia e con tanta fiducia. Dopo qualche ora capisci perché i politici, quando arrivano nella Capitale, tendono a dimenticarsi i problemi del Nord: è talmente bella che è difficile che da un tavolino di fronte al Pantheon ti vengano in mente la Pedemontana e la Brebemi, per dire. E' stato divertente passare in rassegna i "luoghi veltroniani", dal Campidoglio fino al Bateau Mouche sul Tevere (per chi volesse approfondire, consiglio la lettura de La rivincita di Roma ladrona di Stefano Marroni, Donzelli 2007, un vero e proprio manuale del veltronismo realizzato). La sensazione di oggi, sul Palatino e in Campo de' Fiori, era quella della panchina di Caos calmo, nell'ultima giornata di vacanza prima del 'tubo' che ci porterà dritti dritti al 13 aprile. Una attesa serena, ma carica di tensione. Andiamo. P.S.: nel caso, vale la pena di sottolineare come Alessandro Del Piero continui a rappresentare una metafora straordinaria per il Pd. Anche lui è stato a lungo in panchina, negli anni scorsi, ma ha saputo trarne più di un insegnamento. Ed è tornato a segnare, con una determinazione e una classe infinite...

postato da civati, 23:15 | link | commenti (9)
appunti per un partito nuovo, il segreto di alex

venerdì, febbraio 15, 2008

Capitani coraggiosi

Alle prese con carriere difficili.

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San Valentino democratico: la risposta dell'Italia

Sul sito de iMille (che hanno gentilmente rilanciato la lettera di San Valentino), Italia mi risponde così (trattasi in realtà di Manuela, che risiede anche qui): Italia è scettica, ma tra le righe si capisce che il Pd ce la può fare.

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WV: Sto con Walter

Lino Elle mi e ci consiglia di replicare l'«Estoy con Zapatero». Vediamo se ho capito. Fa un po' Star Trek, va detto, e con un movimento ad aprire e chiudere l'anulare - passando da W a V e viceversa - potrebbe sembrare il saluto di Mork (per ora cerchiamo il voto degli italiani all'estero, per quelli nello spazio non ci siamo ancora attrezzati). La V è il segno di vittoria, però, e la W, oltre a ricordare un pessimo presidente americano contemporaneo, ricorda il «Viva!». Insieme, fanno molto Volkswagen, che con quel riferimento al popolo (Volk) potrebbe essere frainteso, di questi tempi e anche alla luce del precedente novecentesco. Però vale la pena di ragionarci. P.S. a W.V.: Marta ha già fatto il video.

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Più porcelli dei porcelli?

Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese, e Flor, mi segnalano che a Varese fanno le primarie. Non il Pd, però: il Pdl. Se è vero, siamo a posto.

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giovedì, febbraio 14, 2008

Bianco, rosso e Veltroni

In nome dei poteri conferitimi dal Pd lombardo, in qualità di procuratore 'aggiunto' alla comunicazione sul web, alla luce del giro della Lombardia che sto facendo (non solo online), comunico a reti unificate che se trovo un altro sito del Pd verdolino, o arancione Timoshenko, o pesca, o viola, o pastello, o sfumato, mando qualcuno a tirarlo giù dal server. Il codice colore è: bianco, rosso e... Veltroni. Chiaro a tutti?!

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San Valentino democratico: the movie

Dopo la lettera, il video.

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«It's the Environment, stupid»: per un ambiente elettorale

Il decoupling non è certo un termine politicamente corretto a San Valentino, però serve per definire una delle sfide più importanti del nostro paese: si tratta dello 'sganciamento' della produzione e dello sviluppo dal consumo di energia. L'idea è quella di un modello per cui al crescere dei primi corrisponda una diminuzione del secondo. Un modello che l'Italia ha finora conosciuto in modo inverso, nel senso che i nostri consumi di energia e di risorse sono aumentati più del nostro tasso di crescita. In occasione del comizio di apertura della campagna elettorale del Psoe a Barcellona, Felipe Gonzalez ha parlato lungamente di questo tema, augurandosi che la Spagna diventi come la Finlandia della Nokia per quanto riguarda le politiche ambientali ed energetiche: innovazione, ricerca e sviluppo. Lo stesso dobbiamo fare noi: l'ambiente diventa così un argomento da campagna elettorale, rivolto soprattutto al mondo dell'impresa, a cui spiegare i vantaggi di un sistema più responsabile, più sostenibile e più redditizio. Domani, c'illumineremo di meno, preferendo le lucciole alle lanterne: non dimentichiamolo anche il 13 aprile. «E' l'ambiente, accidenti» (un po' come l'economia per il Clinton del '92).

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Il nuovo logo

Posso dire che non mi piace? Lo dico.

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mercoledì, febbraio 13, 2008

San Valentino democratico (o, se preferite, san volantino)

Io amo questo paese: per gli innamorati della politica, la lettera d'amore del Partito Democratico. I don't know why I love you but I do.

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Spelling

Dopo Veltroni a Spello, poche parole, e semplici e chiare. Per un voto utile e dilettevole. Per cambiare. Si può. A tutti coloro che si occupano di comunicazione per il Pd, consiglio immediatezza. Il primo che si azzarda e si rifugia nel politichese viene fulminato. Sul posto. Ci vuole lo spelling. M-i r-a-c-c-o-m-a-n-d-o.

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Un ultimo sforzo

Aderite: serve per vincere.

postato da civati, 12:46 | link | commenti (1)
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L'amore ai tempi del porcellum

Me l'aspettavo, ma preciso lo stesso, perché non si sa mai. Autorevoli esponenti democratici sostengono che io avrei promosso le primarie perché vorrei andare a Roma. Argomento geniale: per andare a Roma, non bisogna proporre le primarie (anzi), bisogna premere sui dirigenti regionali e nazionali del partito, perché ti trovino "un posto" nelle liste. Questo succede ai tempi del porcellum. Mi è stato fatto gentilmente notare che avrei fatto molto meglio a starmene zitto («Civati, devi sempre rompere i beneamati»), perché insomma queste primarie non c'è tempo e poi abbiamo già i candidati dell'altra volta e un sacco di gente che vuole andare a Roma. Comunque, non preoccupatevi, non c'è pericolo, non mi candida nessuno. Ci sono personaggi ben più popolari e capaci e qualcuno sta anche pensando di non ricandidarmi in Regione (si vota anche qui, dopo la despedida del Formigoni). Con evidenza nel mio curriculum non ci sono gli elementi richiesti. Come già in passato, mi ispiro alla mia piccola morale provvisoria: voglio vivere così, col sole in fronte. E tutt'al più aerostatizzare, come il Socrate delle Nuvole. Il mio punto di riferimento politico, Alessandro Del Piero, mi ha insegnato che cos'è la panchina, cosa sono le sostituzioni (anche quelle ingiuste), e che cos'è la serie B. Continuerò a proporre le primarie o i caucus o le consultazioni o come accidenti le vorranno chiamare e a fare campagna elettorale come se fossi candidato non al Parlamento, "ma anche" a palazzo Chigi. Perché se ce la facciamo, sarà come esserci andati tutti, a Roma, a governare questo Paese. Se in lista ci mettono Iaquinta, insomma, va bene lo stesso: purché Iaquinta si danni l'anima per segnare quel gol che ancora ci manca. Spero sia chiaro a tutti. E a questo proposito rimango a disposizione del Mister e della società, con uno spirito di squadra che pretendo da parte di tutti. Fino alla finale del 13 aprile.

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Oh settentrional vedovo sito

Si è appena conclusa la tappa di avvicinamento varesina (di cui abbiamo diapositiva: vi faccio un sito così) alla presentazione del nuovo web www.pdlombardia.it prevista per martedì prossimo alla Casa della Cultura di Milano (in quell'occasione rilanceremo il nostro sito settentrional ancor vedovo, direbbe Dante). Invito nel frattempo tutti i circoli a fare quello che ha fatto Varese: costituire un piccolo nucleo per la comunicazione via web, raccogliere gli indirizzi email dei votanti alle primarie, allineare il sito alla grafica nazionale (almeno per quanto riguarda i colori: bianco, rosso e Veltroni), organizzare un database dei circoli già presenti sul web, inviare tutti i dati al sito regionale per condividerli con i livelli superiori (e viceversa). Martedì vi presenteremo alcune belle novità, come ha avuto modo di annunciare Maurizio Martina su Repubblica. Vi aspettiamo.

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martedì, febbraio 12, 2008

Primariette!!!

Da Repubblica.it: "I candidati del Pd per le elezioni del 13-14 aprile saranno scelti attraverso delle piccole primarie, in cui verranno chiamati a decidere tutti gli iscritti o forse tutti i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre. E' quanto emerso nella riunione dei segretari regionali del Pd con il vicesegretario Dario Franceschini e altri dirigenti del partito". Se è vero, abbiamo vinto!

Ringrazio tutti coloro che hanno sottoscritto l'appello, l'hanno promosso e fatto girare. Adesso cerchiamo di capire il perché del suffisso "-ette", perché già il vezzeggiativo in "-ellum" poteva bastare...

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Obama, Obama e ancora Obama

Per coloro che ancora pensano che Obama - il quale oggi, trasportato dalle acque del Potomac, lambirà per la prima volta la Casa Bianca - sia solo uno "che parla bene", è obbligatoria la lettura di Yes, we can pubblicato qualche giorno fa per i tipi di Donzelli. Così imparano.

postato da civati, 14:13 | link | commenti
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Le primarie, accidenti!

Leggete Marta Meo sulle primarie veneziane. Marta è un genio di cui sarò sempre devoto, ma dice solo en passant la cosa fondamentale: che la gente si è precipitata a votare perché siamo già in campagna elettorale e la sfida del Pd entra nel vivo. Ecco perché bisogna organizzare una consultazione aperta al maggior numero possibile di persone anche per scegliere le candidature. Primarie, caucus o consultazioni, chiamatele come volete: spero che vi rendiate conto, però, che potrebbero essere la mossa decisiva per vincere le elezioni. Proprio così.

postato da civati, 13:54 | link | commenti (3)
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lunedì, febbraio 11, 2008

Un nuovo, grande partito. Nella società, ma anche sul web.

persone@pdlombardia.it: è questo il titolo dell'incontro che si terrà martedì 19 febbraio 2008, alle ore 21, alla Casa della Cultura di via Borgogna a Milano. Introducono la serata Giuseppe Civati, Matteo Mauri e Titta Magnoli. Intervengono Claudio Migliavacca, Roberto Rampi e i webmaster dei siti lombardi del Pd, con la partecipazione straordinaria di Luca Sofri. Conclude Maurizio Martina, segretario regionale del Partito democratico. Non mancate.

postato da civati, 18:19 | link | commenti (4)
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domenica, febbraio 10, 2008

Si puote (Yes we can)

postato da civati, 19:48 | link | commenti (8)
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Spello, Iowa

Non solo «Yes, we can». Notare il parallelismo tra Obama a Des Moines, 27 dicembre 2007, e Veltroni a Spello, questa mattina:

«Ho deciso di candidarmi perché sono convinto che la dimensione di queste sfide ha superato la capacità della nostra politica divisa e inceppata di risolverle; perché sono convinto che gli americani di qualunque parte hanno voglia di una politica nuova, concentrata non sul "come", ma sul "perché" vincere, concentrata sui valori e gli ideali che abbiamo in comune in quanto americani; una politica che faccia prevalere il buonsenso sull'ideologia, il parlare chiaro sulla propaganda».

«Noi ci presentiamo agli italiani con una chiara proposta di governo: un programma, una leadership, una squadra coesa e affiatata. Lo state vedendo. Dopo la nostra scelta tutto si è messo in movimento. Anche nell’altro campo. Ma guardate bene quel che succede nelle loro file: sono preoccupati di “come” vincere, non del “perché” vincere. Di come organizzarsi meglio, non di cosa offrire di nuovo all’Italia, di cosa fare di nuovo per gli italiani».

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Un Comune al giorno

Avevo già deciso da tempo di farlo, ma ora abbiamo un motivo in più. Si tratta dell'idea di passare in rassegna tutti i cinquanta Comuni della Brianza per la campagna elettorale. Non sappiamo ancora chi sarà il candidato, né se la Brianza ne avrà, né se potremo decidere - come mi auguro - attraverso caucus o consultazioni primarie dei nostri elettori. Nel frattempo, però, prepariamoci: riempiamoci le agende, rispolveriamo il pullmino del 2005 e facciamolo. «Un Comune al giorno»: semplice, no?

postato da civati, 12:30 | link | commenti (5)
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Una campagna elettorale in sei parole
(a me è piaciuto, Veltroni a Spello)


Scenario perfetto. Tono appropriato. Messaggio chiaro: si vince, per cambiare la politica, non "per vincere", non "per battere l'avversario". Ottimo (e ottimo perché attesissimo) l'annuncio del programma per la prossima settimana, 'breve' e 'lieve' come Veltroni immagina l'Italia (e viene in mente il romanzo in sei parole di Ernest Hemingway). Il format funziona, come funziona il grand tour nelle 120 province che inizierà nelle prossime ore. Serve forse ancora un po' di grinta e a me personalmente la versione italiana di «Yes we can» non piace molto (era meglio un «Sì, si può», tronco ed efficace: il «Si può fare» è un po' incerto). Comunque, siamo partiti: giochiamo all'attacco per la prima volta nella storia recente della sinistra italiana. E questo è (quasi) tutto quello che conta in una campagna elettorale.

postato da civati, 11:54 | link | commenti (9)
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Nemmeno un millesimo

iMille si lamentano perché non si fanno le primarie per i sindaci. Peccato che nessuno mi abbia mai risposto, quando ho chiesto a molti di loro di aderire al nostro appello per rendere meno porcelloso il porcellum. Ci si lamenta che non si facciano le primarie a Pisa, ma non si trova disdicevole che non si facciano le primarie per le elezioni politiche. Davvero non riesco a capire i motivi di questa 'doppiezza'. Qualcuno mi può aiutare?

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venerdì, febbraio 08, 2008

Ciò che ci sta a cuore

Il nuovo sito del Pd è molto bello: Ciò che ci sta a cuore in particolare.

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Con parole chiare e semplici, quello che intendiamo dire

Qui di seguito la lettera del segretario Tosi ai varesini. Le primarie o i caucus non sono più un miraggio. Ecco serviti i sostenitori dell'aureo argomento "c'è troppo poco tempo" e dell'altrettanto valido "e come si fa?". Grazie, Stefano, veniamo tutti a Varese...

La convocazione delle elezioni politiche nazionali per il 13 e il 14 aprile definisce la data della consultazione popolare che può determinare una svolta nel dibattito politico ed istituzionale degli ultimi quindici anni. La presentazione di nuovi oggetti politici come il PD che direttamente intendono interpretare una moderna cultura politica presentandosi con un chiaro profilo programmatico modifica l’impostazione del confronto per il Governo del Paese.Si richiede contemporaneamente una forte capacità di visione del futuro e una coerente presentazione di sé stessi. I cittadini vogliono sempre più verificare la corrispondenza fra quanto si afferma e quanto si compie. La selezione dei rappresentanti attraverso la consultazione dei cittadini è un momento sempre più decisivo. Ma è attuabile? Superando alcuni ostacoli penso di si. In primo luogo definendo su cosa si chiede di esprimere la propria opinione. Nell’attuale sistema elettorale con circoscrizioni ampie (da Varese a Brescia per la Camera dei Deputati, l’intera Regione per il Senato) si richiede di definire in primo luogo l’ambito di assegnazione delle candidature. In prima battuta ritengo che possa essere provinciale. In secondo luogo è indispensabile indicare l’ordine di presentazione in lista, anch’esso può essere determinato secondo un ordine che dipende da una graduatoria interprovinciale. Esemplifico il metodo. Se consideriamo i voti dell’Ulivo nel 2006 per la Camera nella Circoscrizione 2, la Provincia di Varese con 132.000 voti [...] avrebbe le dimensioni per candidare un proprio rappresentante al 4° ed all’8° posto. Dunque se applicassimo un semplice calcolo basato sul consenso avremmo chiaramente l’oggetto della consultazione. In questo modo le Primarie sarebbero convocabili eleggendo in ordine di consenso ottenuto i rappresentanti indicati dai sostenitori del PD, con le stesse procedure utilizzate il 27 di gennaio per la costituzione dei Coordinamenti di Circolo. È d’altra parte chiaro che senza una chiara individuazione dell’oggetto (quantità e ordine delle candidature) la consultazione sarebbe assolutamente inutile. Unire struttura Federale e partecipazione sarebbe invece importante e ci distinguerebbe chiaramente, anche se il tempo a disposizione è evidentemente molto limitato. Lo schema che vi ho delineato verrà inoltrato anche al Segretario Regionale dato che le decisioni fondamentali devono essere inevitabilmente prese a tale livello. Augurandovi buon lavoro vi ringrazio per l’attenzione.

P.S.: ovviamente l'esempio di Varese vale per tutti gli ambiti provinciali.

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Tutti d'accordo con il nostro appellum (sì, ciao)

Con Corritore, in solitudine, soltanto cinque giorni fa ci eravamo detti: ci vogliono le primarie, o almeno i caucus, o almeno delle assemblee aperte agli elettori del Pd per scegliere i candidati. Ora, da una parte tutti si dicono d'accordo (oggi su l'Unità sono i segretari di Emilia e Toscana a dire la stessa cosa, mi chiedo cosa pensi la Lombardia, dal momento che non ho ricevuto alcuna risposta, pur avendo avvisato "chi di dovere"). D'altra, però, sono già state compilate le liste almeno per i loro cinque/quarti (5/4) nel senso che ci sono fin troppi candidati già sicuri. L'impressione è, cioè, quella di essere stati coglionati, per dirla con un francesismo. Nel dubbio, continuate a sottoscrivere l'appello per rendere meno porcelloso il porcellum. Non si sa mai.

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Il punto politico

Mi scrive una persona incontrata per caso, tra tv e web. E' il punto politico, per me, di questa campagna elettorale. Quella che Martin Luther King chiamava «la feroce urgenza dell'adesso». «Incontro molti imprenditori: le tematiche di mio interesse si fondono inevitabilmente con gli annosi problemi del sistema Italia. A volte mi sento davvero molto triste quando vedo ottime potenzialità e intuizioni destinate a fallire sul nascere, o poco dopo, per colpa dei tanti ostacoli del nostro Paese…». Le ho chiesto di segnalarmi i motivi della sua "tristezza" e della sua frustrazione. Mi piacerebbe poter fare qualcosa per rispondere con soluzioni concrete a questa domanda, che è anche la mia, che è quella di tanti italiani. E', questo, il compito del Pd, la sua missione e la vocazione con la quale è nato, mesi fa, tra i gazebo di mille città. Non dimentichiamolo.

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«Non mi ha deluso»

Ora che è abbastanza chiaro a tutti che il vostro affezionatissimo non è capace di recitare (che per un politico tutto sommato è anche un pregio), vi segnalo l'ennesimo, appassionante video della campagna elettorale del Psoe. Zapatero non ci ha deluso, questo il messaggio, ha fatto quello che ha promesso, in quella notte di marzo del 2004, in quei giorni terribili per la Spagna democratica.

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Sì, sa poeu

Ricevo oggi una email da Tiziana, che è una dei pochi miti milanesi che resistano, in questo nostro tempo devastato e vile. Ve la propongo quasi integralmente, con qualche piccolo omissis che non altera il significato e il valore (forte e chiaro) del testo.

cari amici e compagni,

come ho già detto ad alcuni di voi, son contenta che il silvio pensi di tornare. Questo ci aiuterà a non perderci di vista. A me vederci in piazza piace un casino, mi sembra sempre di non essere cresciuta, di non aver mai vissuto gli anni duri con il silvio, di non aver mai visto l'informazione cartacea così sbragata e falsa, di non aver mai avuto più di tre canali tv, di avere ancora il gobbo al governo, di avere ancora l'eschimo, di non aver mai vissuto Genova/G8, di avere la taglia 38 di pantaloni... Detto questo è il silvio che mi ha spinta a candidarmi per il direttivo del Pd di Affori. Farò parte di sto partito e farò di tutto per evitare che il silvio torni. Bella la piazza, bello sognare, ma io tra un mese ho 45 anni e non 17. Un abbraccio a tutti,

Tiz

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giovedì, febbraio 07, 2008

Nove settimane e mezzo

Titta mi ricordava stamane che mancano solo nove settimane e mezzo al voto del 13 aprile. Che urge un impegno assoluto. Che per una volta abbiamo un vantaggio: siamo già in ritardo, senza averne colpa (come capita di solito). Per questo capisco sempre meno l'esercizio della corsa al ruolo di coordinatore del circolo - a cui assisto per altro da molto lontano - o l'inverosimile dibattito che si è aperto circa il nome da dare ai circoli del Partito democratico. Proprio così. Siamo in campagna elettorale: le nostre risorse intellettuali dedichiamole alla sfida che riguarda i destini del Paese. E il nome dei circoli del Pd? Chiamiamoli tutti, nessuno escluso, "circolo Veltroni". E che Veltroni circoli. Andiamo!

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Sì, ci proviamo

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Dire, fare, versare

Riprendo lo slogan di una banca milanese per caldeggiare il primo, vero atto della campagna elettorale: la raccolta fondi. In tutti i siti americani trovate, immediatamente al di sotto della proposta politica, il 'bottone' Donate che non è imperativo come nell'italiano, ma è comunque un invito caloroso. Di questo e di altro ancora parla un bel reportage di Punto Informatico. Di questo e di altro ancora abbiamo parlato questa mattina con l'esecutivo regionale del Pd. Il consiglio a tutti - a partire dai circoli - è darsi da fare perché il finanziamento può essere un modo (laico, laicissimo) per interpretare la nostra proposta politica: non il mega sponsor (che inizia con 'B' e finisce cogli 'oni'), ma la raccolta di tanti piccoli finanziatori, esattamente come il 'solito' Obama.

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È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

Così scrive Luca Sofri: "Ok, comincio io: il PD vince le elezioni". Sottoscrivo.

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A te convien tenere altro viaggio...

Dante elettorale: Inferno, canto I, vv. 100-sgg. Straordinaria l'attinenza del dettato dantesco rispetto alla situazione politica. Non solo e non tanto per il celeberrimo "infin che'l veltro verrà", facendo morire "la bestia" con la dovuta "doglia" (si fa per dire, s'intende). Il Veltro ha un compito ben preciso: non cibarsi di terra (del potere per il potere), né di peltro (le prebende), ma di "sapienza" (il programma), "amore" (la passione) e "virtute" (una certa qual moralità, che nel nostro sistema politico certo non guasta). D'altra parte, per quanto riguarda l'avversario, "molti son li animali a cui s'ammoglia, e più saranno ancora", e con ciò Dante si riferisce allo schieramento di decine di simboli contro cui il Veltro si dovrà misurare, in solitudine (e qui pare riecheggiare il salmo: ecce elongavi fugiens et mansi in solitudine). "Di quella umile Italia" sarà motivo di salvezza, in nome e per conto di coloro che morirono per essa ("la vergine Cammilla, Eurialo e Turno e Niso" partigiani). A noi conviene, però, "tenere altro viaggio" (se vogliamo scampare "d'esto loco selvaggio"), chiudere con gli anni difficili della lunga transizione italiana e rinnovare la politica. Con coerenza e determinazione e senza ambiguità alcuna. Un altro viaggio, nuovo e diverso, grande e terribile ci attende. "Allor [il Pd] si mosse, e io li tenni dietro".

postato da civati, 12:34 | link | commenti (2)
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Lassù qualcuno ci ascolta

"La metà dei candidati del Pd potrebbe essere scelta dagli iscritti e, con buona probabilità, anche dagli elettori che si presenteranno ai gazebo e decideranno di iscriversi al partito". Dall'Unità di oggi, pagina 4, apprendiamo che a Roma, nel corso della riunione dei segretari regionali, si è discusso delle modalità con cui far decidere i candidati ai territori. E la soluzione è simile a quella da noi proposta con l'appello per un porcellum meno pornografico. Purché (1) sia vero, (2) possano votare gli elettori, (3) vi sia la possibilità di presentare le candidature e di discuterne (per questo la proposta dei caucus), (4) e, ovviamente, che siano posti 'buoni' quelli riservati alla base (ovvero: eleggibili). Sarebbe bello che chi si candida al Parlamento pretendesse di passare per una consultazione di questo tipo. Una scelta che farebbe onore ai parlamentari e darebbe più peso al loro ruolo politico. Avanti così.

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mercoledì, febbraio 06, 2008

Enrico è d'accordo

Per rendere meno odioso il porcellum, anche Enrico Letta propone le primarie.

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Vado da solo

Eccessi veltroniani. Mi chiama un amico e mi dice: "Stasera la Bellucci mi ha invitato a mangiare una pizza". "E tu cosa le hai risposto?". "Grazie, ma vado da solo".

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Siam tre piccoli porcellin...

Stefano Tosi, consigliere regionale e segretario del Pd di Varese, dopo Riccardo Sarfatti, si dichiara favorevole al percorso indicato nell'appello per rendere meno pornografico il porcellum (aderite, che cosa diavolo state aspettando?). Nel frattempo, mentre nulla si sa di quello che accadrà, mi giungono alcuni argomenti contrari alla nostra proposta, che riporto proprio perché sono 'democratico'. L'argomento più curioso è quello che sostiene che Veltroni ora deve decidere "in totale solitudine", perché deve assumersi tutte le responsabilità della lista. Da soli, quindi, non solo per quanto riguarda le alleanze, "ma anche" per quanto riguarda la scelta dei candidati. Wow. L'argomento più stupido, invece, è quello per il quale non avremmo tempo. Abbiamo organizzato in un mese le cosiddette primarie per i circoli, certo importanti ma non decisive per le sorti dell'umanità, e ora, che un mese l'avremmo ancora, lasciamo scorrere i giorni, così l'argomento per cui non abbiamo più tempo diviene, ora dopo ora, più cogente. Veramente non capisco: se non capite anche voi, come me, aderite all'appello e diffondetelo. Per il nostro bene.

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Sì, ci proviamo

Yes we try, contro il pessimismo della campagna odierna.

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martedì, febbraio 05, 2008

Per i fratelli Bandiera (Change, change e ancora change)

Mentre i media fanno finta di non accorgersi del nostro appello, segnalo che il movimento cresce. Un amico de iMille mi scrive che sembra un appello dei fratelli Bandiera: se la bandiera è quella che il Pd ha voluto mettere nel simbolo, incasso la critica e vado avanti. Aderite anche voi, mi raccomando, fa bene a tutti. Ai democratici e al nostro esausto sistema politico, che dobbiamo cambiare, se vogliamo vincere (le due azioni non sono distinguibili, spero di essermi spiegato). Change, insomma, all'Obama. Proprio così.

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Riccardo risponde all'appellum

E' con grande piacere che registro l'adesione di Riccardo Sarfatti, consigliere del Pd e coordinatore dell'Unione in Regione, al nostro piccolo appello per rendere meno pornografico il porcellum.

Caro Pippo, discutere delle modalità per scegliere le candidature indicando un percorso virtuoso di caucus e primarie mi sembra un ottima iniziativa. E' importante che se ne discuta.

Riccardo Sarfatti

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Ancora sul porcellum

Auspicando che tutti aderiscano all'appellum e che ci si convinca della necessità di un'ampia consultazione sulle liste da presentare per la Camera e per il Senato, vorrei precisare due o tre aspetti che ci consentirebbero di correggere, almeno in parte, le perverse conseguenze a cui il porcellum ci conduce. Primo, se le liste sono bloccate, è il caso di sbloccarle, e questo è il tema dell'appello, facendo diventare questa scelta un valore politico da spendere in campagna elettorale. Secondo, se il sistema ci induce alla totale spersonalizzazione delle candidature, noi dobbiamo riportare le candidature nelle città e nei territori, dando loro un profilo di rappresentanza che l'attuale legge elettorale ha di fatto completamente dissolto. Terzo, dobbiamo convincerci che siamo un partito federale proprio in questa occasione, in cui è evidente una discrasia tra il sistema elettorale per la Camera e per il Senato (ben più 'regionalizzato' di quanto non preveda il dettato costituzionale). Questo riguarda le alleanze, "ma anche" la nostra proposta politica, "ma anche" il modo con cui ci presentiamo, "ma anche" il modo con cui ci organizziamo, "ma anche" il modo in cui candidiamo quelli che saranno i nostri rappresentanti. A me il partito del Nord non piace né sono mai stato tra i suoi sostenitori: a questi ultimi, però, chiedo uno scatto di orgoglio. E un'assunzione di responsabilità. Anche così si vincono (o si perdono) le elezioni.

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lunedì, febbraio 04, 2008

Prime adesioni all'appellum

Registro le prime adesioni alla campagna sul porcellum: da Arcore a Parigi, da Varese a Monaco di Baviera, da Busto Arsizio a Roma... e poi Seveso, Biassono, Lissone, Muggiò, Desio, Seregno e (certamente) Monza... Ringrazio in particolare Davide per avere condiviso l'idea e rinnovato la sua adesione. E ringrazio anche i tanti colleghi che ci stanno pensando, nella speranza che si convincano che ci vuole un messaggio molto semplice e molto forte come quello che tanti blogger e tanti cittadini, da qualche ora, hanno condiviso con me...

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Un porcellum meno porcelloso, per vincere

Con Davide Corritore, che su Affaritaliani ha proposto la stessa cosa senza che ci fossimo messi d'accordo, abbiamo ragionato nel fine settimana sulla possibilità di promuovere in Lombardia i caucus per scegliere i candidati e per scongelare le liste del porcellum, quel sistema elettorale pornografico che si sono inventati Berlusconi e Calderoli per rendere il meno governabile possibile il sistema politico italiano. Una porcata (per stessa ammissione dei proponenti) che la destra si votò da sola, alla faccia delle larghe intese di cui tutti oggi si riempiono la bocca. Apprendo dalla lettura dei giornali che qualsiasi forma di consultazione partecipata è invece stata esclusa dai vertici nazionali del Pd, e lo trovo grave e sbagliato nello stesso tempo. Grave, perché le primarie servono proprio per scegliere i rappresentanti istituzionali, soprattutto quando non esiste la possibilità di esprimere le preferenze. Sbagliato, perché non c'è miglior critica del sistema politico che ha in mente la destra che offrire un modello diverso. Ci dicono che abbiamo poco tempo: per organizzare un'assemblea in ogni provincia, in cui sia possibile decidere "dal basso" una quota dei candidati, al di là delle scelte nazionali e regionali comunque previste, non mi pare impossibile. Il popolo del centrosinistra si precipiterebbe a partecipare e sarebbe il primo, decisivo atto di una campagna elettorale in recupero. Per noi e per il Paese. Mi appello perciò a voi perché aderiate a questo messaggio, chiedendovi di estenderlo immediatamente ai neo-eletti dei circoli, e chiedo a tutti i nostri dirigenti, a cominciare da Maurizio Martina, di far sì che in Lombardia si facciano i caucus e si lanci una campagna elettorale in grande stile, fin dai prossimi giorni.

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domenica, febbraio 03, 2008

Battetevi bene e buona fortuna

Per la corrente dei duemilaottimisti segnalo il fondo di Eugenio Scalfari In particolare le ultime righe:

«Domani o al massimo dopodomani Marini rinuncerà. Le Camere saranno sciolte. La vittoria del centrodestra ad aprile è già scritta. Ne siete sicuri? Per la terza volta la maggioranza degli italiani sarà con lui? E' vero che il centrosinistra ha fatto il possibile e l'impossibile per rimetterlo in sella, ma nonostante tutto non sono così convinto che vincerà. Credo che il Partito democratico e Veltroni siano pienamente in partita sul terreno di gara ed abbiano carte forti da giocare. Si presentino da soli con un programma di pochi punti, concreti e precisi. Procedano con coraggio, onestà, trasparenza. Facce giovani e nuove senza rinunciare all'esperienza dei vecchi quando sia stata positiva. Se saranno sconfitti cadano in piedi e lavorino per il futuro. E buona fortuna».

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venerdì, febbraio 01, 2008

La posta del cuore/5 (duemilaottimismo a fortiori)

Visto che c'è ancora qualche pessimista di troppo, vi propongo il video del Pd per le prossime elezioni. Peccato che la musica l'abbia già scelta Steve Jobs per il nuovo Mac (qualcuno gli avrebbe consigliato il requiem di Mozart).



P.S.: avete presente Gramsci? Sì? Pessimismo e ottimismo? Grazie.

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mercoledì, gennaio 30, 2008

Sì, si può

La traduzione del motto di Obama è perfetta per descrivere anche la nostra vicenda elettorale. Sì, si può. Però dobbiamo risolvere la questione delle questioni. Da soli, insieme a tutta l'Unione, à la carte? Credo che quello che si deve fare sia insieme più semplice e più complesso. Iniziamo ad escludere che si vada da soli-soli. Non sarebbe verosimile. E non sarebbe intelligente non stabilire, ad esempio con Di Pietro, un'alleanza politica (io l'avrei voluto, come qualcuno ricorderà, nel Pd). Quel genio della politica che risponde al nome di Marta Meo, oggi scrive precisando al solito il mio pensiero: "Il PD ha bisogno di costruire la propria vision del paese in autonomia e senza vincoli di coalizione sostengono loro che vedono impraticabile l’ipotesi di tornare a presentarsi ai cittadini con un programma di 281 pagine o giù di li". Sono d'accordo. Il Pd prima costruisce il proprio profilo, delinea il proprio programma e solo allora costruisce le alleanze per il governo del Paese. Escludendo chi si autoesclude (a cominciare da Diliberto che, per non smentirsi, ha una posizione incredibile anche sul governo Marini) e ragionando con chi vuole costruire un progetto nuovo per l'Italia. Senza farsi guidare dai sondaggi - la vogliono piantare con le simulazioni? - e facendo piuttosto affidamento al buon senso, alla carica politica che si può esprimere contro la quinta candidatura Berlusconi (no, non si può) e alla possibilità di costruire un partito di governo, in un'alleanza più coerente e capace di interpretare i bisogni del Paese. Proviamoci. Così, si può.

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Un porcellum meno porcelloso: le playlist del Pd

Sono già intervenuto sull'argomento e ci torno nuovamente perché lo ritengo decisivo. Nel caso che non si riesca a formare il governo per le riforme guidato da Franco Marini (ma anche se ce la dovessimo fare), è il caso di attrezzarsi per la campagna elettorale. Prima che sia troppo tardi. E prima che ci dicano che è troppo tardi per fare una proposta all'altezza della competizione elettorale che abbiamo di fronte. Ci vogliono i caucus per scegliere i candidati e ci vogliono liste che siano capaci di interpretare quella carica di rinnovamento e di riforma del sistema politico che tutti ora si aspettano dal Partito democratico. Futuro contro passato, dice Obama. A noi basterebbe qualche timido accenno. E allora perché non pensare a liste 'compilation' rappresentative di tante sensibilità diverse. Liste nelle quali si investa davvero, con i candidati che rappresentino tutti i territori e quelli in bilico - che sono eletti solo se si vince  o si fa un ottimo risultato - di grande qualità e di alto profilo, nonché rappresentativi quella "nuova stagione" che Veltroni ha promesso agli italiani. Abbiamo detto che vogliamo giocarcela, in autonomia e fino in fondo. Le liste sono il primo passo. Non inciampiamo.

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Single party (la posta del cuore/2)

Che a me questa storia dell'andare da soli mi ricorda quello che accade nelle relazioni di coppia. Il Pd ha una parte immediatamente femminile: il resto della coalizione non ha voluto costruire niente, si preferiva uscire tutti con gli amici a far bisbocce, alla ricerca di visibilità e di nuovi incontri, mettendo sempre in discussione la coppia, la fedeltà nei confronti del partner, lasciando tutto appeso a un filo. Il Pd ha sofferto per questa situazione logorante e ora non è più disponibile ad andare avanti: ogni pretesto era buono per litigare. «Sei troppo a sinistra, non mi piaci più», «ora mi modero», «ti manca la visione d'insieme», «sei sempre la solita velleitaria». E continue liti e poi 'verifiche' per fare la pace. E poi il mutuo da pagare, con quei due anni e mezzo da raggiungere. Ora il Pd si è chiuso e dice, con sommesso dolore, «è finita, non ti voglio vedere più». A cominciare da Diliberto, che non ha mai capito nulla, e da Pecoraro, che ne ha combinate troppe. Forse continuerà a vedere Di Pietro, mentre Bertinotti (quello, poi... lo ha già fatto dieci anni fa, e sono cose che non si dimenticano!), l'ipotesi è quella di una friendship with benefits, che si esce ogni tanto, sui singoli provvedimenti, e poi ognuno a casa propria. E' la vita da single del nuovo Pd, che ora sente su di sé quella vertigine di chi sa che rischia di sentirsi solo con tutta la sua libertà, come cantava Lauzi. Anzi, con tutta quella casa della libertà, da cui è meglio che si tenga lontano. E sa che deve vincere la solitudine prima di tutto ritrovando se stesso e immaginando, in un secondo tempo, nuove e più importanti relazioni. Come tutti i single: un po' per scelta, un po' per necessità.

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martedì, gennaio 29, 2008

Lucciole per lanterne: l'impegno del Pd

Come si fa ad aderire a M'illumino di meno nel migliore dei modi? Mandando il coordinatore del proprio circolo e della propria federazione ad acquistare lampadine a basso consumo; chiedendo al sindaco del proprio Comune e al presidente della propria Provincia di fare lo stesso; verificando che a casa propria si faccia di tutto per sostituire le vecchie lampadine ad incandescenza con quelle di nuova generazione. Nel 2011 ci sarà la messa in mora delle vecchie lampadine: così prevede la finanziaria. Vale la pena di portarsi avanti, di promuovere la conversione della produzione e di sostenerla con campagne di promozione ben congegnate. Sostituire le lanterne con le lucciole, pensando a Pasolini, che ne interpretò perfettamente il carattere di indicatori ambientali e culturali insieme. Proviamoci.

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regione, appunti per un partito nuovo

Scorriamo i libri di una biblioteca

Gianluca è a Monaco. Nel senso di München, in Baviera. E' un amico e collega del dottorato, cervello in fuga da un'università che smaltisce i suoi talenti migliori come se si trattasse di ecoballe campane. Mi scrive preoccupato. Mi dice che ci vogliono soluzioni concrete, programmi precisi, oltre a un contesto politico generale che dice di condividere con me. Scrive: «Creiamo una cultura condivisa su temi specifici, a quel punto è anche più facile giudicare le politiche». Hai ragione, caro Gianluca. Mi atterrò scrupolosamente al tuo consiglio. E, nel frattempo, ti dedico alcune righe di Hume, che conoscerai perfettamente. Sono le ultime della Ricerca sull'intelletto umano del 1748 (se non sbaglio). Dicono più o meno così:

«Quando scorriamo i libri di una biblioteca, persuasi di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene alle mani qualche volume, che riporta dichiarazioni in politichese o proclami ideologici o parole imprecise sui temi economici o posizioni preconcette sul mercato del lavoro, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento astratto sull'economia del nostro Paese? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto o di esistenza, che riguardano direttamente la vita dei nostri concittadini? No. E allora, gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie ed inganni».

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Io lo so che non sono solo anche quando sono solo

Ascoltatela bene: c'è tutto quello che succederà nei prossimi mesi. Il cielo e il fango, i colpevoli, le vittime, i superstiti, il battito di un cuore dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto. E anche l'unico pericolo che sento veramente: quello di non riuscire più a sentire niente.

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domenica, gennaio 27, 2008

Un porcellum meno porcelloso: caucus per le candidature

[Il sottotitolo è: voglio vedere chi non è d'accordo]. Difficile dire in queste ore se Napolitano riuscirà ad assegnare un incarico per un governo istituzionale o tecnico o tecnico-istituzionale e, comunque, a tempo. Credo di no, ma posso sbagliarmi (anzi, lo spero). Ciò che è certo è che siamo già in campagna elettorale. Ora, la prima cosa da fare per dare sostanza alla piccola strategia che ho proposto, è ragionare sulle modalità con cui scegliere i candidati, dal momento che il porcellum rischia di essere un orizzonte inevitabile. Con le liste bloccate non possiamo certo ripetere lo spettacolo del 2006. Dobbiamo rendere meno 'porcelloso' il porcellum. E per farlo dobbiamo dare rappresentanza a tutti i territori, a cominciare dalle "terre irredente", come la Brianza, insultata nel 2006 dai vertici dei Ds che promisero prima un parlamentare, poi un sottosegretario (in modo teatrale, visto che la promessa fu fatta al Manzoni), che non ci furono. Allora, lo ricordo, mi dimisi da tutti gli incarichi, iniziando quel percorso verso il solo impegno istituzionale che contraddistingue la mia attuale attività politica. Oltre a ciò, dobbiamo trovare il modo di fare decidere le candidature ai cittadini, riservando una quota significativa dei candidati alla libera decisione delle assemblee provinciali e organizzando dei veri e propri caucus, in cui i candidati si presentino e chiedano il voto degli elettori. In ogni circoscrizione elettorale. Che farlo a Monza e a Sondrio, a Messina e alla Spezia, può sembrare curioso, ma non lo è affatto. Nella speranza che il Pd prenda più voti del 2006 - una speranza necessaria - dobbiamo credere in questo "aumento di capitale", elettorale e politico insieme. Per ottenere il risultato che auspichiamo dobbiamo, però, creare le condizioni perché questo avvenga. E' il primo passo verso la riforma del sistema politico che auspichiamo. E il primo passo è, in politica e soprattutto nelle campagne elettorali, quello più importante.

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Il Dalai Obama

Vale la pena di soffermarsi ancora un po' sull'articolo di Caroline Kennedy e sulle ragioni del suo appoggio nei confronti di Obama, per il valore universale della sua dichiarazione e per il significato che ha per noi, che seguiamo Obama dai Navigli.
La figlia di JFK spiega che le ragioni della sua scelta sono «patriottiche, politiche e personali» e che le tre cose sono tra loro intrecciate (patriottico è il primo motivo e sulla dignità del nostro paese dobbiamo lavorare molto anche noi). Dice di aver passato tutta la vita a sentirsi dire da migliaia di persone che suo padre John aveva cambiato loro la vita e che si sono fatte coinvolgere dall'attività politica attiva e dall'impegno civile perché era stato lui a chiederglielo. Che Obama può essere il suo degno erede, perché si è dimostrato capace di mantenere al massimo gli standard etici (Obama o Mastella, ci chiediamo noi dai Navigli); che crede nelle potenzialità del suo paese, nel suo sogno e negli ideali della democrazia americana; che sa coinvolgere e chiamare alla partecipazione; che ha saputo scegliere e scegliere bene quando si è trattato di questioni decisive per la vita politica del suo paese (e Kennedy parla, qui, della guerra in Iraq). Kennedy vede in questa fase politica un passaggio epocale, proprio come quello dei primi Sessanta, per gli Stati Uniti e per il mondo. E, «for the first time», è convinta di aver trovato un uomo che può diventare il presidente di cui l'America e il mondo hanno bisogno, capace di intepretare le esigenze, le speranze e i sogni di una «new generation of Americans». Obama è nato nel 1961, quando Kennedy divenne presidente. E anche se non credo nella reincarnazione dei leader e del loro carisma, devo dire che il 'punto' è molto ben argomentato. E che 'funziona' anche per noi, sui Navigli, immersi nella crisi della politica e della sua rappresentanza. Un'adesione, quella di Kennedy a Obama, tutta-politica. Quello che serve anche a noi, se ci pensate bene.

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appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

Carate 2.0

Si chiama Democabrio. E' il nome del sito del Pd di Carate Brianza, il primo in assoluto della nostra zona. Mentre il sito del Pd lombardo si sviluppa vieppiù, quello di Democabrio è un segnale importante. Copiate e incollate...

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sabato, gennaio 26, 2008

Già, la fiducia

Riflettendo sul libro di Foa e Montevecchi, e sulle stanche parole della politica italiana, mi sono detto: e se la parola chiave fosse proprio la fiducia. Se cioè quella fiducia che non abbiamo avuto in Senato, la ritrovassimo in queste settimane e in questi mesi di campagna elettorale? La fiducia in noi stessi, innanzitutto, che per troppo tempo siamo stati sulla difensiva, in difficoltà, in costanti ambasce. E poi la fiducia nella politica, che deve cambiare e può farlo, perché il punto è quello di non ritorno e più che cambiare il governo qui si deve cambiare il modo di concepirla. E, da ultima ma non certo per ultima, la fiducia nel nostro Paese, che non ce l'ha mica ordinato il dottore che deve essere sempre l'ultimo in Europa. La fiducia, persa ieri, possiamo ritrovarla. Molta strada facendo, recuperando un rapporto con le città e le comunità tradite dal sistema elettorale che prevede liste preconfezionate, che non ci possiamo certo permettere ora. La fiducia, che Prodi non ha avuto da Mastella e da Dini e da Turigliatto e da Barbato e da Pallaro, la chiederemo a tutto il resto degli italiani. E non saranno i 161 di giovedì ad impensierirci: ci sono milioni di persone che non chiedono altro.

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La parola aperta

Dopo l'allucinante dibattito in Senato (di cui abbiamo una diapositiva), è salutare e necessaria (di più: obbligatoria) la lettura del libro di Vittoria Foa e Federica Montevecchi, Le parole della politica, appena uscito per i tipi di Einaudi. E' un saggio a quattro mani molto breve, che contiene in sé alcune linee fondamentali per quel progetto che ormai pressoché tutti sostengono di riforma dei modi della politica. Si parla, nel libro, del linguaggio vuoto della politica italiana e del suo «presentismo», da quella prospettiva che si limita al momento, perché non sa 'parlare' del futuro, perché non ha nessuna esigenza di trasferire alcun messaggio, ma che è parola circolare (chiacchiera). Si parla di ipocrisia e di vacuità, in cui i discorsi sono «irrilevanti» perché non si ha alcuna attenzione per l'interlocutore. E' una parola che ha perso il suo tratto fondamentale: quello di apertura di senso e di ricerca. La parola è immediatamente plurale, il suo significato si struttura nel corso del tempo con il contributo di molti. Oggi non è più così. La parola deve tornare ad essere aperta e plurale, dunque, come in un dialogo platonico. Come in quel Gorgia su cui Montevecchi si sofferma con straordinaria chiarezza, illustrando le potenzialità creative che sottendono al linguaggio della politica, anche a quella politica di mestiere (di cui parlavo ieri prima di leggere il libro) che può essere oggetto di una profonda trasformazione e tornare ad essere utile alla comunità. In attesa che Socrate apra un blog, vale la pena di spendere otto euro per il libro di Montevecchi e Foa (quest'ultimo ha novantotto anni, ma è più giovane di me).

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La cena delle ceneri

Questa sera, a cena, con Carlotta e Marcello, era un po' come una Cena delle Ceneri di bruniana memoria: allora si ragionava di una rivoluzione cosmologica (quella copernicana), questa sera si è ragionato di politica con persone che la seguono ma non la praticano, per così dire. E la loro esigenza è che ci sia un cambiamento profondo nel sistema politico e nelle modalità con cui il dibattito si svolge, all'insegna della necessità di avere di fronte protagonisti nuovi e meno legati agli schemi del recente passato. Soprattutto qualcuno che assomigli il meno possibile a Mastella, per capirci. Come scrive anche Michele in uno dei suoi commenti duri (in cui mi accusa di oscillare come un pendolo), il problema è quello di un riconoscimento degli errori e la necessità quella di una nuova partenza e di una nuova stagione. E' questa la rivoluzione copernicana dei nostri giorni: rovesciare i luoghi comuni e andare fino in fondo nella riforma del sistema politico. Questo è il «punto dei punti», inestimabile dal punto di vista politico, ma di grande valore anche dal punto di vista elettorale. Credo che dopo aver toccato il fondo con il dibattito in Senato dell'altro ieri, si possa auspicare che la politica del Pd subisca una sorta di spinta di Archimede e che, affogato nelle paludi della peggior politica, possa saltare fuori dall'acqua con un abbrivio più forte che nei primi mesi della sua breve vita (e negli ultimi anni della storia di chi ha contribuito a fondarlo, questo nostro nuovo partito).

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venerdì, gennaio 25, 2008

Way out?

Dopo una discussione istruttiva con i vertici regionali del Pd, azzardo un primo di tentativo di way out che mi piacerebbe discutere con voi, sia nel caso che si vada immediatamente ad elezioni, sia che si riesca a trovare la via del governo istituzionale. Dobbiamo puntare sul famoso "salto della rana", per uscire dalla palude nella quale siamo piombati in quella che ritengo una delle giornate più tristi della storia repubblicana. Dobbiamo credere che la candidatura di Berlusconi a molti, nonostante tutto, appaia 'antica' e datata, e che quella di Veltroni, nonostante gli errori delle ultime settimane, sia una candidatura autorevole e di grande spessore, che può consentirci una campagna elettorale a viso aperto e all'europea (penso a Zapatero, per intenderci). Ecco i punti che spero qualcuno vorrà prendere in considerazione.

1. Riprendere i "sentieri interrotti" delle buone cose fatte da Prodi (che potrebbe essere un bel candidato al ministero dell'economia insieme al candidato premier Veltroni, nella speranza che i due evitino di massacrarsi). Non possiamo far finta che non sia successo nulla: dobbiamo riconoscere gli errori e sottolineare la bontà di alcune scelte politiche di fondo, che intendiamo rilanciare (risanamento, sostegno ai deboli, liberalizzazioni prima di tutto).

2. Puntare tutto sulla riforma della politica, che ha mostrato tutti i suoi limiti e, ieri, il suo squallore: riforma elettorale, conflitto di interessi, programma da democrazia avanzata in materia televisiva.

3. Tenere fuori dalla porta una buona volta i cialtroni che ci hanno accompagnato finora (gli ammastellati di ogni genere e provenienza). Non dovevamo aspettare che ce lo dicesse Grillo...

4. Costruire le liste in modo partecipato, con volti e figure nuove scelti in modo democratico (non come nel 2006), puntando ad un ricambio della rappresentanza parlamentare.

5. Definire le alleanze dopo aver chiarito le regole e il progetto politico, senza escludere se non l'eventualità contemplata al punto 3.

6. Lavorare per un progetto politico lombardo di qualità, individuando quanto prima la figura del candidato presidente (e non, come nel 2005, a tre mesi dalle elezioni).

7. [proposto da Gigi Malerba] Definire un patto chiaro e moderno con il mondo produttivo delle imprese e dei lavoratori: da una parte, meno spesa pubblica inefficace, meno pressione fiscale, meno burocrazia; dall'altra, rigorosa lotta all'evasione, più salario, più responsabilità sociale.

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martedì, gennaio 22, 2008

Città possibili 4.1

Dopo un anno di pausa, torna il Festival delle Città possibili, giunto alla sua quarta edizione. Quest'anno la rassegna sarà dedicata alla cultura come motore di sviluppo delle comunità e dei territori. E non si tratterà più di un solo appuntamento, ma di più momenti che ci accompagneranno nel corso di tutto l'anno. Il primo, l'appuntamento con le Città possibili 4.1, si terrà a Vimercate, presso Villa Gussi, sabato 2 febbraio, dalle ore 10 alle 18. La mattinata sarà dedicata alle buone pratiche: Mantova e la sfida per il riconoscimento della città presso l'Unesco; Brescia e la sua 'rinascenza'; Venaria e il sistema delle regge sabaude; il sistema culturale di Trento e Rovereto. Interverranno Fiorenza Brioni, sindaco di Mantova, Paolo Corsini, sindaco di Brescia, Gianni Oliva, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Donata Loss, consigliere d'amministrazione dell'Università di Trento. Nel pomeriggio ci occuperemo di Brianza, con la partecipazione di AreaOdeon, Binario 7, Casa della Cultura di Monza e Brianza, Circolo culturale Antonio Banfi, PoesiaPresente, Sophia e altri soggetti culturali che operano sul nostro territorio. Un appuntamento importante per confrontare le buone pratiche e per discuterne con i protagonisti dell'iniziativa culturale in Brianza. L'iniziativa è promossa dal neonato gruppo consiliare del PD. Vi aspettiamo.

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cultura, appunti per un partito nuovo, citta possibili

sabato, gennaio 19, 2008

Obama e i cowboy democratici

Nell'ambito della rassegna Obama sui Navigli: Se volete saperne di più sulle elezioni americane, precipitatevi in libreria - come quando esce Harry Potter - e acquistate Maurizio Molinari, Cowboy democratici, Einaudi. Il sottotitolo è di per sé una recensione: Chi sono e in cosa credono i liberal che vogliono conquistare la Casa Bianca e cambiare il mondo. Il libro ripercorre le ultime mosse democratiche. Il catalogo di Molinari è (più o meno) questo: l'intuizione di Howard Dean - dopo la tragedia elettorale del 2004 a capo del suo partito - di girare per l'America rossa, che sarebbero gli stati repubblicani (rosso, essendo, il colore dei conservatori); la nascita di una coscienza neogreen grazie ad Al Gore; il radicalismo d'opposizione della Pelosi e il centrismo di governo di Hillary; il carisma di Obama e la necessità di recuperare i credenti, spostando il fuoco della polemica religiosa a temi più democratici, come la pace, l'assistenza, il rispetto delle minoranze; la creazione di un gruppo dirigente plurale, rappresentativo di sensibilità diverse, capace però di rappresentarsi come alternativa e di vincere le elezioni politiche nettamente; la necessità di offrire agli Stati Uniti un cambiamento, che conservi però l'influenza planetaria delle politiche repubblicane degli ultimi anni. In questo i democratici intendono superare Bush sul suo stesso terreno, ribadendo la centralità degli States nello scacchiere internazionale, ma su basi nuove e diverse. Tutte cose che sono interessanti anche solo pensando agli Stati Uniti, ma che se rapportate al dibattito politico del nostro Paese non possono non far riflettere. Se i democratici italiani fossero un po' come 'questi' democratici americani, insomma... Chi non compra il libro è George W!

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letture, appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

giovedì, gennaio 17, 2008

Non so voi

Che cosa ne pensiate, ma per me è meglio che si dimetta, anzi, per la precisione, che confermi le proprie dimissioni. Parlo di Mastella. E magari anche di qualcun altro, da cui mi sarei aspettato un po' di orgoglio in più. La vicenda campana, ormai precipitata in una sorta di incubo senza fine, sta proiettando un'ombra nera sull'"impeccabile stile" amministrativo che il centrosinistra, in questo Paese, ha sempre potuto vantare. E' questa responsabilità, di segno squisitamente politico, che più mi preme chiarire.

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Marta e Cesare

Bellissimo pezzo di Marta Meo (come sapete, sono un meoista) su Pd, impegno civile e motivazioni personali. Leggete e osservate con me.

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martedì, gennaio 15, 2008

Di Letta e di Governo

Venerdì 25 gennaio, ore 21, teatro Binario 7, Monza, Per la Brianza, per il Nord: le proposte del Partito democratico: incontro con Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. Segnatevelo, mi raccomando.

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monza, appunti per un partito nuovo

lunedì, gennaio 14, 2008

Bussero 2.0

Un sito può diventare occasione di discussione sulle modalità con cui costruire un intero partito. Credo di sì. Lavorando al progetto dedicato a Pdlombardia.it, ho pensato che la cosa migliore sia di costruire il nuovo portale dei democratici lombardi partendo dal concorso e dalla partecipazione dei nostri iscritti, pardòn, volevo dire aderenti. Oltre a ricevere proposte e suggerimenti (alcuni iperprofessionali), sono in tour attraverso la Lombardia. Questa settimana, sarò a Bussero, per la zona est della provincia di Milano. Altri appuntamenti seguiranno e tra qualche settimana avrete tutti, care democratiche e cari democratici, il sito (e, speriamo, il partito) che avrete contribuito a costruire.

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Lombardi, ambientalisti, democratici

Il sito del Pd lombardo inizia a prendere forma e ospita finalmente il primo spazio di discussione e di dibattito, dedicato all'ambiente e coordinato dalla mitica Maria Berrini. Cliccate e partecipate anche voi.

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venerdì, gennaio 11, 2008

Non sarà politically correct, però...

...ho trovato davvero fuori luogo le parole che Ratzinger ha destinato a Veltroni. Un mio amico laico (non laicista, laico) dice che forse, se tutti pagassero l'Ici, le periferie (e non solo quelle di Roma) sarebbero meno degradate. Un altro amico mi sollecita a prendere posizione in difesa degli omosessuali, cosa che faccio volentieri e di buon grado, come ho sempre fatto, dal momento che trovo veramente irricevibili i 'suggerimenti' delle gerarchie ecclesiastiche. Vedo che qualcosa, in ambito Pd, si muove. Credo che dovrebbe muoversi di più, perché il mio disagio è condiviso da tanti, nel Pd e fuori dal Pd. E trovarmi a ribadire (ancora!) che l'omosessualità non è una malattia, che i Pacs estendono i diritti e non «insidiano» proprio nessuno, che le scelte individuali vanno rispettate e che non si può essere preoccupati della povertà a Roma (e basta) mentre nel Nord i sindaci si attrezzano per espellere i poveri dai confini comunali, beh, mi amareggia. Parecchio.

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diritti, appunti per un partito nuovo

mercoledì, gennaio 09, 2008

Obama (o Mastella)

Mi chiama Marta da Venezia e mi dice: bella la tua idea di creare «Obama, Italia». Le dico: sta a te inventarti uno dei tuoi format sensazionali (Marta è l'autrice della 'valigia', per capirci) e, per quanto mi riguarda, mi occuperò soltanto di portarlo in giro per il Nord Italia. Perché credo che, al di là del risultato delle primarie americane, la figura di Obama serva (e serva molto) al Democratic Party di casa nostra. Come scrivevo in risposta a Yellow e come credo da tempo: anche noi dobbiamo saper parlare con passione della vita di tutti i giorni e dei grandi temi della politica nazionale e internazionale, con chiarezza e senza paura. Dobbiamo perciò astenerci da sistemi elettorali alla rinfusa, polemiche personali, posizionamenti, politichese, luogocomunismi, espressioni involute e involuzioni del pensiero, frammentazione del panorama politico, per dedicarci finalmente a coraggio e speranza, coraggio e speranza, coraggio e speranza. A cui aggiungerei un bel po' di contenuti (che, per altro, abbiamo) e una cultura politica forte e strutturata (che dobbiamo ridefinire e precisare, ma che certo non ci manca).
Sì, ce la potremmo fare anche noi (se solo volessimo).
L'operazione «Obama, Italia» è partita.

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lunedì, gennaio 07, 2008

Se il Pd non è un'ecoballa (come credo e spero)

La sempre mitica Marta Meo ci invita sul suo blog a discutere di Pd e di rifiuti campani. Intervengo con un piccolo commento, in risposta a quell'amico perfido che risponde al nome di Alberto Biraghi. Fatelo, perché credo sia molto importante. Davvero.

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sabato, gennaio 05, 2008

Pdlombardia.it: lavori in corso

Il mese di gennaio sarà dedicato alla trasformazione di www.pdlombardia.it in un sito interattivo, all'insegna del partito 2.0 che intendiamo costruire. Attendo suggerimenti e indicazioni, da parte vostra, perché vorremmo un sito 'partecipato' fin dalla sua ideazione e progettazione. Conto su di voi.

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giovedì, gennaio 03, 2008

Malebranche e il Pd

Quando interrogavo all'università, c'era sempre un autore che gettava letteralmente nel panico gli studenti: sto parlando di Nicolas Malebranche (di cui Wikipedia riporta una scheda non proprio esaustiva). Il suo 'occasionalismo' pretende che ogni azione, ogni nesso di causalità, ogni evento a cui assistiamo o di cui siamo protagonisti in questa nostra vita terrena non sia altro che un'occasione, appunto, per il manifestarsi dell'intervento di Dio. La senatrice Binetti la pensa in modo del tutto simile: il dispositivo sugli omosessuali e contro l'omofobia non è stato votato perché conteneva un comma che lo rendeva inammissibile, proprio grazie all'intervento diretto di Dio (Binetti parla di Spirito Santo, ma ci siamo capiti). Per Binetti la precisazione non è necessaria: tutto è in Dio, ovviamente. Ora Binetti si dice disponibile ad una sostanziale modifica della 194 (in ragione, potremmo pensare, di una certa sopravvalutazione della res cogitans rispetto alla res extensa). Sarà strano, ma me l'aspettavo. Dopo l'affondo di Ferrara e l'apertura di Bondi (che per la verità non si capisce come possa rientrare, Bondi, nel disegno della creazione...), Binetti fa la sponda sul versante Pd. Mi auguro soltanto che rimanga un episodio isolato, il suo: proprio come quel Malebranche, di cui gli studenti non ricordano granché, preferendo, ove possibile, non parlarne e passare ad altro argomento.

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domenica, dicembre 30, 2007

Così funziona, d'altra parte, la democrazia

Fine anno, tempo di bilanci. Ho già avuto modo di dire e di scrivere che per me il 2007 è stato l'anno del blog. Mi dicono: esagerato. Rispondo: sì, però. Perché il blog è uno strumento fenomenale, per quanto mi riguarda, per puntare a quella "politica 2.0" alla quale stiamo cercando di approdare dopo un lungo navigare. Il blog funziona come grande ordinatore, grazie anche alla funzione terapeutica della scrittura, per me personalmente decisiva; come diario, per rimanere in costante rapporto con gli e-lettori; come archivio, per verificare costantemente le "puntate precedenti"; come piccolo spazio di controinformazione, in un sistema bloccato come quello italiano (e lombardo in particolare); come occasione di esposizione al pubblico ludibrio, al commento e al giudizio di tutti, anche di chi è meno benevolo; come catalizzatore di idee e di proposte, da riempire giorno dopo giorno, per dare un senso ai mesi, agli anni e ove possibile all'intera legislatura; come finestra sul lavoro, spesso oscuro, dell'esponente politico, in un'istituzione non 'immediata' come è la Regione e in una temperie in cui predomina l'anti-politica quando non un vero e proprio disprezzo per chi fa politica "come professione" (Weber non abita più qui...); come crocevia di suggestioni e di idee, grazie anche allo scambio costante con altri blog e con altri mondi, di questo universo che si squaderna ogni mattina dai nostri pc; come palestra quotidiana, per 'controllare' il senso delle proprie iniziative, alla luce dell'"effetto che fanno" e delle conseguenze che provocano nel dibattito politico e in quella porzione di opinione pubblica che ci riguarda; come modo per raccontarsi, alla ricerca di nuove soglie di comprensione di se stessi attraverso la realtà con cui interagiamo. Al Gore parla di internet come di una straordinaria piattaforma della razionalità e della democrazia: sono in larga misura d'accordo. E credo che uno dei motivi fondamentali dell'arretratezza del nostro sistema politico sia proprio quello di non avere compreso le enormi potenzialità di un mezzo che è anche immediatamente metodo e (perciò) contenuto. Uno spazio (ma anche un tempo, potremmo dire) che ci parla dello stile e del profilo di chi eleggiamo e che ci consente di condividere con i nostri rappresentanti un rapporto che non credo possa essere banalizzato, tanto è performante e mai univoco. Mi aspetto però, come sempre, un vostro parere e un vostro consiglio, meglio se critico e se pungente, à la Yellow, per intenderci. Così funziona, d'altra parte, la democrazia.

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sabato, dicembre 29, 2007

Lo zen e l'arte della manutenzione del Partito democratico

Annuncio la nascita di una nuova area spirituale all'interno del Pd. E' la sua corrente zen. Quella che prende le distanze dalle burocrazie e dalle discussioni per luminari del Cencelli a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, che si allontana dalle polemiche sull'intervento dello Spirito Santo nell'iter di una legge, che sostiene non esserci prove dell'esistenza di Dini, che non intende confrontarsi con il vuoto della chiacchiera quotidiana, che percepisce un risentimento crescente nella popolazione nei confronti della politica e si dice disposta serenamente a prenderlo in considerazione. Un'area culturale che prende contatto con la realtà più in profondità di quanto non si sia fatto finora, perché intende parlare solo di contenuti, di formazione, di elaborazione, di cose da fare, e non di chi le deve fare, in virtù di chissà quale incarico. L'area zen è un'area immediatamente aperta a tutti: è sufficiente aderirvi ciascuno per conto proprio, senza tessere, né correnti. Solo di qualità vogliamo nutrirci, puntando alla riscoperta del compito originario con cui il Pd è nato: rendere migliore la politica e, di conseguenza, ove possibile, anche la nostra vita. Chi è interessato, è pregato di rileggere queste righe ogni tanto, valutando se sta dedicando più tempo alle nomine e ai maledettissimi posizionamenti o alle cose qui tratteggiate. Nel secondo caso, il satori è più vicino.

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giovedì, dicembre 20, 2007

1000 (e non più 1000)

Dopo l'immonda figuraccia sulle unioni civili a Roma, ci mancava solo la straordinaria trovata di organizzare una cena da 1000 euro a persona per lanciare il Pd a Milano. Dopo iMille (nel senso dei talenti) di Simoni e Sofri e Scalfarotto, i 1000 (nel senso degli euro) di Veltroni. Un partito, per essere liquido, ha bisogno di liquidità: non importa che si adotti lo strumento più classista che ci sia per tirar su un po' di pecunia. Che tristezza.

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martedì, dicembre 18, 2007

Seregno, molto nuvoloso

Serata seregnese di presentazione di Formigoning. I democratici della seconda città della Brianza sono abituati al dubbio e al pensiero critico, alcuni addirittura si dichiarano pessimisti soprattutto sulle possibilità che il centrosinistra e il Pd in particolare possano tornare a vincere nel Nord. Quello che emerge, però, non è una fuga dalla politica, ma la richiesta di una politica migliore, più concreta, più capace di offrire soluzioni, più comprensibile e più congruente con le aspettative dei cittadini. Un 'modello' politico e culturale del Pd, un progetto di sviluppo diverso e più sostenibile, una cura del tempo e dello spazio dei lombardi e della Lombardia. Questo chiedono al Pd. E francamente inizio a chiederlo anch'io, perché ne sento una certa urgenza. Per tornare a vincere, ma anche per tornare ad una politica che appassioni e coinvolga. Con parole d'ordine nuove e uno spirito che è quello di sempre. Sono gli ultimi fuochi di un anno molto 'crudele' e forse vale la pena di aspettare il 2008: senza perdere però altro tempo prezioso.

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lunedì, dicembre 17, 2007

Da Limbiate a Seregno, verso il Pd

Questa sera ci si vede a Seregno, in via Umberto, nella sede di Seregno democratica per parlare di Formigoning e dell'anno passato in Regione. L'appuntamento è alle ore 21.15 (un orario con quarto d'ora accademico incorporato). Nel frattempo, da Limbiate, e dall'incontro di ieri mattina, porto con me l'impressione che, nonostante il periodo freddo e burocratico, esistano ancora 'sacche' di entusiasti del Pd. A Limbiate stanno facendo un ottimo lavoro: una sede rinnovata, un'opposizione tosta in Consiglio comunale, un rapporto diretto con gli elettori delle primarie, un'attenzione speciale alle politiche del Governo Prodi. E la voglia di fare qualcosa di nuovo in nome di un'antica tradizione di partecipazione e di buona politica.

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mercoledì, dicembre 12, 2007

Natale con i tuoi: domenica a Limbiate

Oltre a ricordarvi la presentazione di Formigoning a Seregno, lunedì 17 dicembre alle ore 21.15, presso la sede di Seregno democratica in via Umberto I, vi segnalo che domenica mattina sarò a Limbiate, ospite del Pd locale, presso il circolo bar Mosaico di via Trieste. "Natale con i tuoi..."

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Se il Pd...

... mentre discute di organismi dirigenti e burocrazie di ogni ordine e grado, mentre si prepara alla votazione di questa o di quella istanza interna, mentre si dedica ai modelli organizzativi più diversi (e, in alcuni casi, strampalati), si decidesse a uscire per le strade, nelle piazze (o nelle sale pubbliche, che inizia a fare freddo), per aggredire un po' di questioni politiche? Non sarebbe il caso di mantenere alta l'attenzione e caldo l'entusiasmo dei milioni di cittadini che sono venuti a votare il 14 ottobre? Nel mio piccolo, che è veramente molto, ma molto piccolo, sto cercando di farlo. E sapete qual è la sensazione: ci si sente un po' soli. Sarà che è arrivato l'inverno, sarà che c'è la nebbia (che per altro a me piace), ma vorrei vedere e condividere un po' di passione e di iniziativa politica. E' possibile?

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martedì, dicembre 11, 2007

Partito accessibile

Qualche giorno fa Yellow ha commentato così un mio post. Riporto le sue parole a cui mi associo senza aggiungere altro.
«E se cominciassimo rendendo il nuovo partito veramente acessibile a tutti eliminando, non solo le barriere architettoniche, ma sopratutto quelle mentali che ancora si respirano e riempiono gli spazi di quell'edificio? La diversità non è solo quella del diversamente abile, ma è anche quella che “marchia” ognuno di noi con la sua storia, le sue capacità ed i suoi limiti. Creiamo un luogo dove potersi confrontare sui mille risvolti della politica sociale orientata a sostenere, integrare, accogliere o bonificare ogni forma di scarto sociale. Ma questo potrà avvenire solo se, nel tempo, la cultura del diritto avrà avuto il sopravvento sul pietismo e la compassione».

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sabato, dicembre 08, 2007

Legambiente: un modello per il Pd

Congresso nazionale di Legambiente in Roma. Relazione completa e molto ricca di Roberto Della Seta,  all’insegna di un ambientalismo maturo concepito come chiave di lettura della realtà, da inserire non solo quale primo punto della agenda politica, ma come suo elemento qualificante. Ciò che colpisce di Legambiente è certamente la sua straordinaria presenza nelle istituzioni politiche e segnatamente nella maggioranza di governo. Ma è soprattutto il modello organizzativo a imporsi, credo, come elemento di studio del Pd allo stato nascente. Si tratta della natura tematica dell'organizzazione dell’associazione, ma soprattutto del suo strutturarsi per parole d’ordine e per campagne (ed eventi) conseguenti. Alle prese con la difficile elaborazione di come sarà il Pd, credo che Legambiente possa essere un termine di paragone da considerare per primo, se vogliamo un partito in cui i simpatizzanti e i militanti siano coinvolti e motivati a partire dai temi di loro 'elezione' e di interesse, per costruire insieme una formazione di tipo nuovo in cui ci sia una stretta correlazione tra la proposta e l’operatività dell’iniziativa politica. Moveon.org è per me il termine di paragone internazionale più significativo; a livello nazionale, la struttura organizzativa di Legambiente e ancor di più il suo approccio strategico può essere un elemento da tenere in considerazione. Per parafrasare una vecchia pubblicità: leggero, pesante o Legambiente?

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giovedì, dicembre 06, 2007

Palazzina democratica

Mentre si sta strutturando il monumentale organigramma del Pd anche a livello locale, proseguo con la serie di proposte con cui sto cercando di dare il mio contributo alla nascita del nuovo partito. Oggi il menu prevede una riflessione sulle sedi. Non solo per rilanciare la proposta del «Pannello democratico», ovvero di un investimento perché le sedi del Pd, vecchie e nuove, siano ecologiche e sostenibili. La mia proposta è quella di rendere democratica l'intera palazzina, pensando in particolare alla sede di via Arosio, che probabilmente sarà la sede del Pd di Monza e della Brianza. Punterei molto sull'accoglienza, con uno spazio lounge, come si dice oggi e fa molto fino, all'ingresso, dove bere il caffè, del buon vino, avere a disposizione uno spazio internet e una piccola biblioteca. La sala delle conferenze, poi, deve essere immediatamente dotata della strumentazione necessaria per le proiezioni e anch'essa cablata. E' l'idea del 'loft', dello spazio aperto, che prima che a Veltroni è venuta ai Ds di Triuggio, e che l'hanno realizzata a Canonica. «Porte aperte» evoca cattivi ricordi (oltre che un libro straordinario di Sciascia), ma dà l'idea di quello che vuole essere il Pd. Uno spazio a disposizione della comunità politica e della società, capace di accogliere intelligenze e sensibilità. E anche la sede ha una sua importanza. Che la palazzina (parola che evoca a sua volta momenti di straordinaria partecipazione nei Settanta), insomma, sia democratica.

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mercoledì, dicembre 05, 2007

Il Pd in Brianza per l'ambiente

L’ambiente, il paesaggio e la gestione del territorio sono sempre di più al centro del dibattito politico regionale e nazionale. Il Partito democratico deve saper interpretare al meglio queste sfide, per offrire una prospettiva nuova alla Lombardia e ai suoi Comuni. Per questo motivoabbiamo pensato di organizzare un’iniziativa di carattere provinciale a cui sono invitate tutte le realtà del nuovo Partito, le associazioni ambientaliste, le cittadine e i cittadini interessati. Vi aspettiamo a Carate Brianza, martedì 11 dicembre 2007, alle ore 21, presso la Sala Grandi riunioni del Palazzo comunale nuovo, in piazza Battisti, 1. Interverranno con me due docenti del Politecnico di Milano, Arturo Lanzani e Paolo Pileri, e si discuterà di infrastrutture, pianificazione territoriale, compensazione ambientale preventiva e tutela del paesaggio.

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Molto presto: il partito 2.0

Giornata iniziata molto presto a Canale Italia, praticamente senza soluzione di continuità con la serata precedente. Una serata ricca di buone notizie, se è vero che Dino De Simone (Legambiente Varese) ha sposato la causa del progetto Pannelli senza frontiere, sul quale ritornerò tra poco. A Varese, ieri sera, la star era Luca Sofri. Si è parlato di web, di democrazia e di partecipazione. Quello che è emerso è, in breve: la straordinaria importanza della partecipazione e il compito per chi fa politica di dedicare una parte significativa del proprio lavoro a promuoverla e a stimolarla (vedi alla voce "blog"). La necessità di cedere potere decisionale a militanti ed elettori, attraverso forme di consultazione aperte, non centralistiche e non gerarchiche (vedi alla voce "wikipedia", pensando ad un wiki-pd). La possibilità di condividere informazioni e, soprattutto, contenuti, attraverso una rassegna ragionata del lavoro politico e istituzionale (vedi alla voce "banco delle buone pratiche"). Da ultimo, ma non certo per ultimo (anzi, per primo) l'impegno ad orientare prima di tutto il partito 'reale' ad un nuovo approccio complessivo, mutuato proprio dalle forme di confronto, di dibattito e di interazione che il web ha saputo sviluppare. Vi prego di soffermarvi soprattutto su quest'ultimo punto, perché è la chiave di lettura che reputo in assoluto più interessante. Non solo per avere una buona 'rete' e un buon web, ma per avere un buon partito. Quello che tutti si augurano di incontrare e frequentare a partire dalle prossime settimane.

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martedì, dicembre 04, 2007

Pannelli e web a Varese

Giornata intensa: Consiglio regionale e poi, verso sera, si parte per Varese. Alle 19 si parlerà di Pannelli senza frontiere, un progetto di cooperazione e di promozione allo sviluppo per l'Africa di cui vi parlerò ancora. Alle 21, come già annunciato, con Luca Sofri, si parlerà di web e democrazia. Pannelli solari e web: serata appassionante per le democratiche e i democratici (sicuramente per me). Ci vediamo a Varese.

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domenica, dicembre 02, 2007

Civati chiama Civati

L'omonimo Andrea Civati è un giovane dirigente varesino del Pd attualmente negli Stati Uniti per motivi di studio. Mi scrive nella notte alcune note significative sulla campagna elettorale dei Democratici americani. L'argomento saliente è quello della campagna per raccogliere risorse (che là chiamano fundraising). Andrea ci ricorda che il fundraising ha un significato immediatamente politico: «La cosa particolarmente interessante - mi scrive Andrea - è che in questo finanziamento Obama ha voluto coinvolgere esplicitamente i giovani a dispetto delle lobby e dei gruppi di potere; questo è un segnale di rinnovamento perché dimostra l'interesse anche verso gli elettori più giovani. Insomma strano sentir dire da un candidato che deve molte delle possibilità di elezione ai fondi che riuscirà a raccogliere: "Rifiuto i soldi delle lobby ma ricerco il consenso dei giovani e del ceto medio perché è per loro che lavorerò se diventerò presidente". Il Pd si deve porre il problema della riforma della politica: rimettere ordine al sistema di finanziamento pubblico dei partiti, puntare sulla raccolta diffusa e tematica di risorse (per campagne e per progetti), associare proposta politica, comunicazione e fundraising. Perché le tre cose, a ben guardare, vanno insieme. Non dimentichiamolo.

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venerdì, novembre 30, 2007

Il sogno di una cosa

Si è molto parlato di sogni e di sognatori, pensando al nuovo partito che stiamo costruendo. Sogni e sognatori che guardino in alto e lontano, che parlino di sfide non banali, che non si brucino in un istante e che guardino a una società più giusta e più bella. I pensieri lunghi di Berlinguer, vengono in mente. E viene in mente anche quel giovane Marx - che ormai non cita quasi più nessuno - che una volta parlò del «sogno di una cosa», della necessità di essere sognatori, "ma anche" consapevoli dei processi in atto e concreti negli obiettivi e nelle priorità d'azione. E Marx aggiungeva: «Apparirà chiaro come non si tratti di tracciare un trattino fra passato e futuro, bensì di realizzare i pensieri del passato». Non un nuovismo adolescenziale, dunque, ma la volontà di dare compiutezza alle nostre sfide di sempre. Per questo ci vuole un partito che abbia un progetto, che faccia iniziativa, che dialoghi con la società. Questo serve, soprattutto al Nord, e a quella sorta di Nord del Nord che è la Brianza.

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mercoledì, novembre 28, 2007

Pippo 2.0

Avevo promesso di non ricoprire alcun incarico politico nel Pd, per dedicarmi esclusivamente al mio lavoro istituzionale. In molti mi chiedevano di 'correre' per il coordinamento provinciale in Brianza, ma abbiamo scelto tutti insieme la persona giusta: Enrico Brambilla. Dagli incarichi regionali ero già stato sollevato tempo fa. Insomma, nessuna responsabilità politica. Un incarico tematico, però, mi è stato affidato e ho accettato con piacere: mi occuperò del Pd su internet (all'insegna del web 2.0), nella speranza che non sia un progetto virtuale, ma molto, molto 'reale' (qui la notizia). E avrò il piacere di lavorare con Giovanni Magnoli, che si occuperà di comunicazione e che è bravo bravo.

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Una rete per la democrazia

Spesso su questo blog si è parlato di politica sulla rete, delle potenzialità del web per un confronto democratico, dell'utilità di un blog o comunque di un sito personale per mantenere i contatti con il proprio e-lettorato e più in generale con la realtà (perché il cosiddetto 'virtuale' serve anche a questo). All'insegna delle considerazioni di Al Gore, con il consigliere Tosi, abbiamo organizzato un dibattito a Varese di una certa importanza per il nuovo partito si intitola Blog, siti, internet: la costruzione di una rete per la democrazia. Vi partecipano Luca Sofri, giornalista e blogger, e Marco Giovannelli, direttore di Varesenews. Ci vediamo a Varese, martedì 4 dicembre alle ore 21, presso la sala Montini (ex Collegio De Filippi), in via Brambilla 15.

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martedì, novembre 27, 2007

Le parole sono importanti

Giorni di transizione per il Pd, verso le assemblee locali e verso il congresso che finalmente definirà il profilo del nuovo partito. Un "partito", appunto, e questo vuol dire che dovrà avere una dimensione organizzata. E un partito "democratico", perché costruito con la funzione fondamentale di aprirsi immediatamente alla società. A cominciare dal nome e dalle parole, non possiamo più tradire la fiducia dei cittadini: un monito per la politica fin dai tempi di Weber (il famoso connubio tra etica delle convinzioni e etica delle responsabilità) o, se preferite, dal Nanni Moretti di tanti anni fa, in un momento per altro analogo a questo («chi parla male, pensa male»). Una lezione da non travisare, alla ricerca di quella coerenza che fonda la buona politica e che la rende credibile e popolare. Le parole sono importanti: di più, decisive.

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domenica, novembre 25, 2007

Un giorno...

...questo dolore ti sarà utile, è il verso di Ovidio che dà il titolo al libro di Cameron (a cui siamo tutti affezionati). Non so se si possa parlare di dolore, ma l'avvio del Partito democratico a livello locale non è stato dei più semplici, con un sovrappiù di burocrazia e con qualche perplessità sulla condivisione profonda delle scelte degli organismi dirigenti. Speriamo soltanto che questo 'dolore' ci sia utile e che il partito del "ma anche" (Crozza docet) non diventi il partito dell'"e però": siamo per la partecipazione dei cittadini, e però votano solo in pochi; siamo per logiche nuove, e però ci dividiamo in correnti anche prima di incominciare; siamo democratici, e però...

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domenica, novembre 18, 2007

Paradosso democratico?

Tempo fa ho deciso di non assumere alcuna responsabilità all'interno dell'organigramma del nuovo Pd. Una decisione che mi ha consentito di guardare in modo più distaccato alle vicende di queste settimane, in cui è tutto un parlare di posti e di equilibri e in cui è tutto un posizionarsi. A tutti i livelli, da Roma all'ultimo paese della provincia lombarda. Mi auguro con tutto il cuore che ci si renda conto che la 'via' del Pd è il rilancio dell'elaborazione e dell'iniziativa politica. Auspico che, oltre alle rivendicazioni di visibilità di questo o di quello, si abbia anche qualcosa da dire, su come verrà organizzato il partito, quali saranno gli spazi di dibattito, quali i temi su cui lavorerà prioritariamente (ho cercato, per questo, di dare il mio modesto contributo). Il Pd è nato per una nuova stagione della politica. Non dimentichiamolo: non voglio credere che la 'P' di Pd stia per paradosso. Sarebbe una tragedia.

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mercoledì, novembre 14, 2007

Politica 2.0

Un articolo di Repubblica.it ci parla di campagna elettorale e web. Molto interessante, pensando al Pd. Modello danese anche per internet?

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martedì, novembre 13, 2007

Una piattaforma per la ragione

Un pensiero dedicato al Partito democratico e alla sua presenza sul web. E' di Al Gore ed è tratto dal suo ultimo, straordinario libro L'assalto alla ragione, Feltrinelli, p. 236. «Internet è forse la maggiore fonte di speranza per ricreare un ambiente di comunicazione libero e aperto, all'interno del quale il dialogo democratico possa tornare a prosperare. Le idee che gli individui mettono in rete si diffondono, per lo più, secondo un criterio meritocratico. Il web è il mezzo di comunicazione più interattivo della storia, che più di ogni altro promette di connettere tra loro gli individui in un universo di conoscenza. E' importante sottolineare che internet non è semplicemente un'altra piattaforma per disseminare la verità; è una piattaforma per perseguire la verità, la creazione decentralizzata delle idee e la loro distribuzione, esattamente come i mercati sono un meccanismo decentralizzato per la creazione e la distribuzione di beni e servizi. In altre parole, internet è una piattaforma per la ragione».

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mercoledì, novembre 07, 2007

Pd: il percorso a livello locale

In molti mi chiedono: cosa succederà ora? Quando partirà il Partito democratico anche a livello locale. La risposta è semplice: molto ancora resta da chiarire. Sabato si terrà l'assemblea regionale e nei giorni successivi l'assemblea dei segretari regionali, che avanzerà proposte concrete. Quello che è certo è che domenica 24 novembre i delegati all'assemblea nazionale e all'assemblea regionale voteranno i coordinatori provinciali provvisori. E che nelle settimane successive si voteranno anche i coordinamenti cittadini, che avranno lo stesso carattere di provvisorietà e che saranno eletti in occasione di un'assemblea di tutti i democratici di ciascuna città che diventeranno così i 'fondatori' del Pd. Questi organismi traghetteranno il partito al congresso fondativo che si terrà in primavera. Oltre a queste prime informazioni, ciò che mi sento di consigliare è che nel frattempo è il caso di promuovere ogni iniziativa territoriale per promuovere il Pd: domani sera (ore 21), ad esempio, presso la sezione Ferrari a Monza si terrà un incontro di tutte le componenti che si richiamano al Pd nel quartiere di San Fruttuoso per iniziare un percorso comune. Così si fa: accompagnando dal basso, come si suol dire, il processo nazionale.

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martedì, novembre 06, 2007

Il Pd parte dal Binario 7

Il Binario 7 è luogo di ricordi e di nostalgie. Stasera, alle ore 21, tornerà ad essere luogo di dibattito, per la presentazione del libro Contro i giovani di Boeri e Galasso. Quest'ultimo lo presenterà insieme a me e a Maurizio Martina, che per la prima volta viene a Monza. Vi aspetto tutti. Nessuno escluso.

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sabato, novembre 03, 2007

Alla fiera dell'ex

Bella cena a parlar di Partito democratico, ieri sera. Tema dei temi: non sentirsi più ex di qualcosa, né voltarsi troppo indietro per capire da dove si proviene. La nostra storia ce la portiamo dentro di noi: ora è il caso di guardare avanti e soprattutto di puntare alto. E fa piacere che Veltroni abbia deciso di accelerare, di dare un profilo al nuovo partito entro la fine dell'anno anche a livello locale. Per non sentirsi più ex. E per dare il via, davvero, ad una nuova stagione.

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mercoledì, ottobre 31, 2007

Settimana democratica

Preparatevi fin d'ora: la prossima settimana, a Monza, sarà una settimana democratica. Martedì 6, alle ore 21, con Vincenzo Galasso e Maurizio Martina, neosegretario del Pd lombardo, presenteremo il libro Contro i giovani, scritto per Mondadori dallo stesso Galasso e da Tito Boeri (l'invito). Mercoledì 7 si svolgerà la riunione dei direttivi di Ds, Margherita e Cittadini per l'Ulivo, nonché dei rappresentanti istituzionali dell'Ulivo e dei costituenti nazionali e regionali. Giovedì 8 partirà il processo di costituzione del Pd "dal basso", come in tanti ci chiedono, presso la sezione Ferrari di San Fruttuoso. Come ha detto Veltroni sabato scorso, non ascoltate le sirene: nel Pd dobbiamo essere tutti noi i protagonisti. Nessuno escluso. Vi aspettiamo.

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lunedì, ottobre 29, 2007

Giovani (e democratici?)

Si è molto discusso in questi giorni della questione giovanile del Partito democratico. Un modo serio per affrontare il problema è partire dal libro (un vero e proprio sussidiario per chi fa politica) di Tito Boeri e Vincenzo Galasso, Contro i giovani: lo presenteremo, insieme a Galasso e Martina, a Monza, all'Urban center, martedì 6 novembre, alle ore 21 (l'invito).

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domenica, ottobre 28, 2007

E' partito

E' un partito di cittadini e di elettori attivi quello che è uscito ieri dalla Fiera di Rho-Pero, dove si è riunita l'assemblea costituente nazionale del Pd. Un partito che adotta lo strumento delle primarie per scegliere le più importanti cariche di governo locale e nazionale. Un partito aperto, in cui l'iscrizione non sarà «totalizzante», ha detto Veltroni, per poter partecipare e decidere. Un partito che vive nella società, espressione di una politica che nasce dalla società. Cose che condivido da tempo e che mi fanno molto felice. La sola, vera nota negativa è stata la scelta di votare il dispositivo che riporto in parte qui di seguito senza che fosse stato nemmeno illustrato. Il Pd nasce democratico con qualche però di troppo e la fase di transizione, pur aperta al contributo di tutti i partecipanti alle primarie, è affidata interamente ai delegati nazionali e regionali. Una scelta discutibile. Il dispositivo così recita:
«Entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi del Partito Democratico ad ogni livello istituzionale. Il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il Coordinatore provinciale. In caso di collegio riguardante più province l’eletto vota nella provincia con il maggior numero di elettori nello stesso collegio. Si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD. Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso. Entro il 23 dicembre saranno convocate dai Segretari regionali in accordo con i Coordinatori provinciali, assemblee di tutti i votanti alle primarie del 14 ottobre per costituire il partito democratico nei territori, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ai partecipanti alle Assemblee verrà consegnato un Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”».

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martedì, ottobre 23, 2007

E adesso?

Il Pd e il percorso del dopo primarie: la necessità di fare presto e bene per costruire il nuovo partito. Vi ricordo che ne discutiamo al circolo Cattaneo, mercoledì 24 ottobre, alle ore 21, con Marco Riboldi e Egidio Longoni e tanti altri amici, nella terza iniziativa promossa da Verso. Non mancate.

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Gli acciacchi del neonato Pd

Da giorni, mi interrogo sul dato che oggi riporta il Corriere ma che in realtà era ben visibile ad occhio nudo assistendo al voto del 14 ottobre: i giovani erano pochi e gli scrutatori hanno spesso salutato con piacere i nati dopo il 1950. E' un dato rilevante, che mi viene rilanciato anche da un commento al post precedente. Credo che si debbano fare due cose. La prima è quella di seguire il consiglio di Tito Boeri (Contro i giovani, Mondadori, un libro fondamentale): l'elettore medio ha 47 anni, e dobbiamo partire da quella generazione per dare più spazio alle successive. Dobbiamo sensibilizzare chi è già al sicuro e riparato, perché sappia guardare avanti e non solo indietro. In secondo luogo, non dobbiamo cercare curiose alchimie organizzative, ma imboccare la via di una politica che si svolga non nel chiuso di chissà quali segrete stanze, ma che, in grande stile, guardi ai temi della nostra società e sia rivolta al futuro, con l'ambizione di anticipare quello che verrà. Una dimensione, quella del futuro, negletta e disprezzata in un sistema politico che guarda solo all'oggi. Scorrete le pagine di un quotidiano: si parla di Mastella e De Magistris, di polemiche interne, di personalismi fatti partito e di questioni di nessun interesse per chi è estraneo alla politique politicienne. E' un lavoro lungo e non facile, che ci deve portare in ogni momento a pensare se il nostro messaggio è rivolto anche (se non soprattutto) a chi ha meno di quarant'anni.

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lunedì, ottobre 22, 2007

Appunti di lavoro per il nuovo partito

In qualità di delegato di Monza all'assemblea costituente nazionale del Pd, ho iniziato a tratteggiare le linee di quello che potrebbe essere il Partito democratico in Brianza. L'ho fatto per rimettere al centro la proposta politica, per passare alla fase 2 della costituzione del nuovo partito. Pubblico il mio progetto sul web proprio perché sia discusso e possa essere migliorato con il contributo di tutti, sperando che questo diventi il modo di lavorare del futuro partito. Cliccate qui e commentate con le vostre considerazioni e proposte. P.S.: per i malpensanti, preciso quello che ho già detto a giugno: il mio è un contributo assolutamente disinteressato. Non ricoprirò alcuna carica nel futuro partito, per motivi insieme personali e politici. Chi vuole continuare a polemizzare è liberissimo di farlo, s'intende.

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venerdì, ottobre 19, 2007

Un sussidiario per il Pd

Per arrivare preparati con l'appuntamento del nuovo partito, conviene leggersi Tito Boeri e Vincenzo Galasso, Contro i giovani, Mondadori. Si tratta di un testo divulgativo, di facile comprensione, che costituisce una sorta di manuale per le riforme strutturali di questo Paese, a partire dalle ultime generazioni dimenticate dalla politica degli ultimi anni. Boeri e Galasso indicano le priorità di intervento nel superamento del dualismo del mercato del lavoro (tra tempo determinato e indeterminato), con l'introduzione di un salario minimo orario e di un reddito minimo garantito, l'unico ammortizzatore sociale che consenta di tollerare la flessibilità in ingresso del sistema; nel sostegno alla natalità e alla maternità, con un credito d'imposta per le spese sostenute effettivamente per l'educazione dei figli; nell'introduzione di meccanismi realmente meritocratici in ambito accademico e nella concorrenza leale nel mondo delle professioni (ma anche dei taxi); nel rafforzamento del mezzo di trasporto pubblico accompagnato alla costruzione di piste ciclabili nelle nostre città. Tutti temi che ho personalmente spesso frequentato e soluzioni che mi paiono in larga misura condivisibili. Soprattutto quella sul mercato del lavoro - già presente nel testo di Giavazzi commentato qualche settimana fa - che Boeri e Galasso introducono all'interno di un programma di governo di straordinario impatto sul nostro Paese, sui suoi ritardi e sulle scelte che la politica non può più rinviare, partendo da un esame impietoso e ottimista insieme delle condizioni in cui versa l'Italia. Se ci fosse una scuola elementare del Pd, questo testo sarebbe il sussidiario. Leggetelo. Fa bene alla politica.

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martedì, ottobre 16, 2007

E adesso?

Il Pd e il percorso del dopo primarie: la necessità di fare presto e bene per costruire il nuovo partito. Ne discutiamo al circolo Cattaneo, mercoledì 24, alle ore 21, con Marco Riboldi e Egidio Longoni e tanti altri amici, nella terza iniziativa promossa da Verso. Iniziate ad appuntarlo sulle vostre agende. Personalmente credo che si debbano rompere gli indugi e partire da subito, come previsto dal decalogo che abbiamo presentato nelle scorse settimane. Fare come se fossimo già nel Pd, perché nel Pd siamo già. Finalmente.

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lunedì, ottobre 15, 2007

Ho fatto un incubo

Questa notte, ho fatto un sogno. Un sogno curioso, paradossale. Ho sognato che le primarie le avevano vinte con una maggioranza assoluta quelli che il Partito democratico non lo volevano. Le prime dichiarazioni sarebbero state trionfalistiche, annunciando lo scioglimento del nuovo partito nella prima riunione dell'assemblea costituente. Un partito nato per non esistere. E mi sono tornati alla mente i commenti sarcastici degli avversari del Pd, quelli che ponevano la questione della laicità - e poi magari hanno votato Bindi -, quelli che "mai nel Pd", con tanto di adesione alla Sinistra democratica, quelli che "vado alla convenzione dei socialisti di Boselli" perché il Pd è diviso in Europa. In molti casi, nel Pd, ci sono rimasti, anche quelli che avevano giurato di non farne più parte, come avevo abbondantemente previsto (probabilmente hanno fatto le vacanze a Roma e si sono ricreduti...). Ma la vittoria del no al Pd era solo nel mio incubo. Mi sono svegliato e ho pensato con sollievo soprattutto ad una persona, che sembrava il profeta Geremia. Bene, anche il profeta Geremia era in coda per le primarie. Bontà sua. Fortuna nostra.

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In ricordo del "filosofo e senatore"

Questa mattina sono stato a Vimercate e Roberto, nel corso di una lunga chiacchierata sulle prospettive del Pd, mi ha accompagnato verso il cimitero. Mi sono chiesto se volesse farmi capire qualcosa ed ero un po' inquieto per la piega che stava prendendo la nostra passeggiata. Invece Roberto mi portava da Banfi, sulla sua tomba, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Antonio Banfi moriva, mi spiegava Roberto, interrogandosi circa la crisi delle strutture del marxismo, a cui Banfi arrivava da un tortuoso percorso attraverso la filosofia europea, affascinato in particolare dalla fenomenologia di Husserl (che studiai in un mitico esame all'università). Era appena passato il '56 con la crisi d'Ungheria e il mondo intellettuale vicino al Pci era diviso e attraversato da forti tensioni, intellettuali e civili. Non vi sono particolari parallelismi, ma la tomba del filosofo (ma anche senatore) mi è sembrato un bel punto di partenza verso il futuro, accompagnato da uno squisito risotto chez Basilio, che quando si tratta di radici fornisce sempre ottime indicazioni. Con l'occcasione ricordo a tutti che le celebrazioni di Banfi sono in corso e culmineranno venerdì 19 ottobre, alle ore 21, a Palazzo Trotti, con la commemorazione ufficiale.

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Il Pd a Monza e in Brianza

Significativo anche il dato locale. Veltroni a Monza si 'ferma' al 66%, con un ottimo risultato di Rosy Bindi, al 23%. Anche Letta migliora il proprio risultato nazionale, superando l'11 per cento. Per quanto riguarda le liste, vince l'altra lista per Veltroni, con il 35%, mentre i Democratici lombardi per Veltroni si attestano al 30%. Risultato rovesciato per le liste regionali, dove la 'nostra' lista stravince, doppiando l'altra lista per Veltroni. Una discrasia spiegabile con l'ottima visibilità della lista della sinistra sulla scheda nazionale (era la prima per Veltroni), e con l'assenza nel simbolo regionale del nome del candidato segretario nazionale. Un dato insomma più tecnico che politico, che però non voglio banalizzare. La lista della sinistra, composta in gran parte da esponenti Ds molto tiepidi nei confronti del Pd e che al congresso avevano votato per Angius o addirittura per Mussi, si afferma largamente a San Rocco (grazie a Zonca), e nelle zone di Cederna e S. Albino, grazie al lavoro dei consiglieri Marrazzo e Bubba (che, ironia della sorte, sono penalizzati nella lista regionale di cui fanno parte, dove raccolgono molto poco). Le due liste per Veltroni avranno lo stesso numero di delegati nazionali (con me ci sarà Donatella Paciello), mentre all'assemblea regionale andranno 5 democratici lombardi e 2 esponenti dell'altra lista. A Vimercate, dove Ds e Margherita hanno trovato maggiori convergenze, non c'è partita: vincono in larga misura i Democratici lombardi per Veltroni. Come ho sempre sostenuto, sarà necessario andare al di là delle liste per costruire il nuovo partito. Una sfida che accetto volentieri e che era già contenuta nella proposta politica nella nostra lista, l'unica capace di ospitare tutte le diverse componenti dell'Ulivo, l'unica aperta al contributo delle altre sensibilità. Da domani, si comincia.

postato da civati, 03:04 | link | commenti (20)
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E' nato

E' tardi, si ritorna a casa dopo un'altra giornata storica per la politica italiana, vissuta intensamente come non mai. Più di tre milioni nel Paese, cinquemilaseicento a Monza, in una crescita con progressione esponenziale dei partecipanti nelle ultime ore del pomeriggio, come era già accaduto nel 2005. Numeri che sono anche un risultato politico al di là di ogni dubbio, nel momento più difficile del centrosinistra e della politica italiana. Un successo per chi come me propose le primarie nel 2001 e chiese di fondere i partiti quando in molti storcevano il naso. Una vittoria della buona politica e delle tante belle facce di un Ulivo che rimane il più grande progetto politico che il nostro Paese abbia saputo esprimere in questi anni.

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domenica, ottobre 14, 2007

Code democratiche

E saremo quasi cinquemila a Monza, confermando la previsione dei due milioni a livello nazionale. Ora lo dicono tutti, dai post di questo blog ci abbiamo sempre creduto, nonostante gli aspetti burocratici e poco appassionanti che abbiamo più volte denunciato. Code al circolo Cattaneo, code all'Ospedale, code a San Rocco. Ironia della sorte, l'Ulivo aveva bisogno di un colpo di coda. E' arrivato.

postato da civati, 17:26 | link | commenti (1)
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C'è un bel sole...

...e la gente vota. Alle 13 l'affluenza è di circa 2000 persone a Monza. Un dato che porta dritti dritti alle previsioni di ieri sera (due milioni a livello nazionale). Come sempre, l'ottimismo paga. Votate, votate, votate...

postato da civati, 14:12 | link | commenti (1)
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venerdì, ottobre 12, 2007

Econobel

Dopo l'Oscar, arriva per Al Gore anche il premio Nobel. Sono felice di avere presentato il suo documentario più volte, in giro per la Lombardia, in questi mesi, da Limbiate a Varese, e di avere promosso tante altre proiezioni in numerosi centri della regione. A febbraio lo presentammo a Monza, in una quasi anteprima (le pizze non erano ancora state distribuite...) e fu un successo clamoroso, con tanta gente che non trovò spazio in un cinema strapieno. Fu per me una lezione: un modo diverso di fare politica, un tema poco frequentato dal dibattito politico nazionale. Due cose da portare nel Pd, nello zainetto ad energia solare, che con il Nobel di Al Gore brilla un po' di più.

postato da civati, 13:15 | link | commenti (1)
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Democratici lombardi per Veltroni: appello al voto

Le primarie sono alle porte: vi prego di fare di tutto perché siano quel successo che tutti noi aspettiamo. Un traguardo e insieme un punto di partenza, verso una nuova stagione dove torni in grande stile la politica, quella a cui tutti siamo affezionati. Da anni aspetto questo momento: chi mi conosce sa che mi sono sempre battuto per il Partito democratico, ci ho creduto e voglio finalmente festeggiare questo appuntamento storico. Per questo ho deciso di aderire alla lista Democratici lombardi per Veltroni, per quel Veltroni che seguo e stimo da tempo. Della lista, trovate tutte le informazioni a questo indirizzo. A questa lista aderiscono a livello nazionale tutti i grandi leader dell'Ulivo, da Pierluigi Bersani a Massimo D'Alema, da Piero Fassino a Dario Franceschini, da Francesco Rutelli a Ermete Realacci. E, insieme a loro, le donne e gli uomini che hanno in questi anni retto le sorti dei Ds e della Margherita e li hanno portati verso il nuovo partito. A livello locale, chi si è riconosciuto nel progetto dell'Ulivo è ben rappresentato: chi ha sostenuto con forza all'ultimo congresso il progetto del Partito democratico ha scelto la lista Democratici lombardi per Veltroni. Con noi ci sono Enrico Brambilla, segretario provinciale dei Ds, e Domenico Guerriero, il nostro segretario organizzativo, una delle figure più generose e importanti per il prossimo partito. C'è Miriam Casiraghi, coordinatrice delle donne Ds, Roberto Rampi, giovane vicesindaco di Vimercate, Sonia Cesana, entrata da poco in segreteria regionale. Ci sono quasi tutti i sindaci e gli amministratori che hanno rappresentato l'Ulivo nelle nostre città, con il loro lavoro e il loro impegno quotidiano. Ma c'è di più. La nostra lista è l'unica lista già in linea con il nuovo partito. L'unica lista nella quale sono rappresentate tutte le tradizioni culturali e politiche che animeranno il nuovo partito: i Ds, la Margherita, i Cittadini per l'Ulivo, indipendenti e giovani che vogliono iniziare a fare politica proprio a partire dal 14 ottobre. C'è Marco Sala, presidente nazionale dell'Agesci, capolista a Monza della lista regionale. C'è Chiara Vassena, ricercatrice di fisica, che ha portato i suoi amici a discutere con noi, per una politica finalmente aperta ai giovani, con un linguaggio nuovo, più concreto e affascinante insieme. C'è Donatella Paciello, avvocato, da tempo membro della locale associazione per l'Ulivo. Lo stesso avviene in Brianza, dove la lista Democratici lombardi per Veltroni è pronta a costruire con tutte le altre componenti il nuovo partito a livello locale. Perché sia forte, autorevole e aperto, come chiediamo da tempo. L'unica lista, la nostra, ad aver presentato anche a livello locale, a Monza e in Brianza, un programma politico, oltre alle belle personalità che la compongono. Il 14 ottobre, vota chi crede nel Partito democratico. Vota chi lo sostiene con entusiasmo. E' sufficiente una croce sulla lista Democratici lombardi per Veltroni, nelle due schede: quella nazionale e quella regionale. Buon voto a tutti!

postato da civati, 10:48 | link | commenti (1)
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Il cuore oltre l'ostacolo

Mancano poche ore al voto delle primarie. La tensione positiva sale ed è necessario essere ottimisti e confidare in un ottimo risultato. I Democratici lombardi per Veltroni hanno sempre creduto in questo appuntamento, nonostante i mille problemi burocratici e qualcosa che poteva certamente essere meglio preparato. Chi crede nel Pd, non può sottrarsi. Anzi, la mobilitazione è d'obbligo.

postato da civati, 01:05 | link | commenti (3)
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mercoledì, ottobre 10, 2007

L'Africa nel Pd

Da tempo mi occupo dell'Africa. In questi giorni, abbiamo ripreso un progetto sul quale stiamo lavorando da tempo, per portare l'energia pulita in alcune comunità rurali dell'Africa occidentale. Un progetto di cooperazione decentrata, che risponde a quella vera e propria emergenza ambientale che stiamo vivendo in tutto il pianeta (all'insegna dello spirito di Kyoto: un pannello fotovoltaico in Senegal può ridurre il Pm10 anche qui da noi). L'urgenza è quella di portare l'energia solare in un continente che è pieno di sole ma paradossalmente, come spesso ci ricorda Mario Agostinelli, "al buio", senza elettricità, senza energia. Un progetto pilota, per il quale stiamo cercando risorse e sostegno. Cooperazione internazionale e ambiente: due elementi da portare, con una certa urgenza, nel Pd. Perché il Pd non sia ombelicale, e nel nuovo partito entri quello che Gramsci definiva "mondo grande e terribile".

postato da civati, 09:39 | link | commenti (11)
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Obiettivo 14

Si vota il 14 ottobre. Faccio una proposta: tutti quelli che ci credono stilino una lista di 14 persone, le migliori amiche, i colleghi di lavoro, gli amici del bar, la squadra di calcetto (financo le ex fidanzate...). Chiamate i 14, parlategli delle primarie, spiegategli il senso dell'iniziativa, ascoltate le loro obiezioni, perplessità, aspettative. E chiedete loro di andare a votare. Mancano quattro giorni. Ce la si può fare.

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Sorpresa democratica

Come già nel 2005, è nell'ultima settimana che cresce l'attesa per le elezioni primarie. Allora fu una festa straordinaria: sul blog (sì, c'era già), la raccontai così. Mi aspetto che qualcosa di simile succeda anche domenica. Una sorpresa che allontani finalmente gli uccelli del malaugurio, le crisi di governo, gli imbarazzi del centrosinistra. Ci saranno due milioni di persone a votare per il Pd, per scegliere il suo segretario e i membri delle assemblee costituenti. Partecipate anche voi e in questi giorni, come ha ricordato ieri Penati a Monza, contattate tutti i vostri amici e conoscenti perché non perdano un'occasione unica per dare un segnale. Abbandonate dubbi e indecisioni, e andate a votare. E' davvero molto importante.

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martedì, ottobre 09, 2007

Fiducia

Sarà perché sul piano personale sono giorni difficili, ma voglio credere nelle primarie di domenica. Avere fiducia nel nuovo partito. Sperare che parta nel migliore dei modi, con la partecipazione di tanti, di tutti. Mancano pochi giorni: attiviamoci. Ne vale la pena. Oltre la delusione, la fiducia. Nella nuova politica. In una nuova stagione.

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lunedì, ottobre 08, 2007

Io non starò mai con Formigoni

Così Lele Fiano ieri sulle pagine milanesi di Repubblica. Se la prende con gli alti esponenti dei Ds che avrebbero già deciso di allearsi con Formigoni e che avrebbero orientato a questo fine le scelte degli ultimi mesi e dei prossimi. Si tratta del famoso tema delle «alleanze variabili», che comporta la disarticolazione dell'alleanza che sostiene Prodi in vista di una nuova avventura neocentrista. Da tempo, rilevo un certo appeasement (eufemismo, per non dire appiattimento) della nostra opposizione in Regione, in vista di quel traguardo che ora Fiano ha il merito di denunciare. Nelle pagine introduttive di Formigoning mi soffermo sullo stesso argomento, cercando di descrivere il senso di un'alternativa all'attuale modello lombardo. Mi fa piacere non essere il solo. Grazie, Lele.

postato da civati, 13:27 | link | commenti (6)
regione, appunti per un partito nuovo

Penati, democratico lombardo

Domani, martedì 9 ottobre, alle ore 18, al bar San Paolo in piazza San Paolo a Monza, aperitivo con Filippo Penati e i Democratici lombardi per Veltroni. Vi aspettiamo (vedi anche tutte le altre iniziative in programma).

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Tutto quello che avreste voluto sapere sulle primarie e non avete mai osato chiedere

Il 14 ottobre si vota per le primarie, dalle ore 7 alle ore 20. A Monza saranno allestiti tredici seggi, in ogni zona della città (cliccate qui). Si vota con un documento di identità e la tessera elettorale. Vi saranno consegnate due schede: una azzurra per il nazionale, una grigia per il regionale. Nelle quattro liste che troverete sulla scheda nazionale, due sostengono Veltroni. La nostra si chiama Democratici lombardi per Veltroni. Lo stesso vale per la scheda regionale. Per chiarire qualsiasi cosa fosse ancora oscura, non esitate a scrivermi.

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venerdì, ottobre 05, 2007

Democratici lombardi per Veltroni a Monza: c'è il sito

La lista Democratici lombardi per Veltroni, oltre al sito generale, ha anche una nuova pagina monzese (cliccate!). Per conoscere candidati e proposte, vi aspettiamo domenica 7 ottobre, a partire dalle 14.30, presso la cooperativa Jonas di San Fruttuoso a Monza. Fino a cena, si parlerà di Pd. Non mancate.

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La casta e i casti

Walter Veltroni lancia oggi la proposta del dimezzamento di ministri e sottosegretari. Una buona notizia, accompagnata dalla presa di posizione del governo sulle comunità montane e sul loro 'dimagrimento'. Ora serve un'ulteriore scatto: la revisione della legge elettorale, la cosa più urgente da fare per riformare la politica italiana. Con la lista Democratici lombardi per Veltroni abbiamo proposto un investimento sui casti della politica, su quell'immagine trasparente del buongoverno locale, fatto di tanto lavoro e di pochi emolumenti. Un'immagine positiva della politica da portare nel Pd, dandole lo spazio che si merita e che le compete. Cambiare si può. Avanti così.

postato da civati, 11:39 | link | commenti (8)
appunti per un partito nuovo, la casta