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domenica, maggio 11, 2008 Amore non ne avremo (i tartari troveranno chiuso)
Titolo significativo per un periodo non facile, A.N.N.A. (nel senso di Amore non ne avremo) è uno spettacolo nato da un'idea di Roberto (nel senso di Rampi) interpretato da Marta (nel senso di Galli) in scena alle Colonne (nel senso di San Lorenzo). Scritto molto bene, soprattutto nella prima parte scandita dal monologo incrociato dei tre attori, è forse un po' didascalico nella seconda, dove l'azione si muove ma si perde un po' del pathos iniziale. E' il 9 maggio 1978, due cadaveri vengono ritrovati, sono quelli di Aldo Moro e Peppino Impastato. A.N.N.A. li riconsegna alla memoria, trent'anni dopo, immaginandoli in dialogo, e proponendoceli per quello che oggi sono: due figure 'inattuali', lontane anni luce dal 'deserto' in cui viviamo. I tartari arriveranno ma, se andiamo avanti, così troveranno chiuso. postato da civati, 11:03 | link | commenti (1) domenica, marzo 16, 2008 L'impegno di Walter (e di tutti noi) per la Villa Reale
Tornerò sulla visita di Walter Veltroni, la più grande manifestazione di piazza che io ricordi nella città di Monza e in tutta la Brianza. Vorrei però soffermarmi sul comunicato polemico dell'assessore alla cultura della Regione Lombardia che commenta aspramente le dichiarazioni di Walter Veltroni circa il recupero della Villa Reale. Una presa di posizione ch dimostra quanto la politica sia lontana dalla soluzione dei problemi. Zanello afferma che da Roma non sia mai venuto un soldo, e purtroppo per lui e per la sua foga polemica i finanziamenti sono venuti, proprio quando Walter Veltroni era al governo, proprio quando Walter Veltroni era ministro della cultura. Il punto però non è nemmeno questo. Il punto è che Veltroni, e noi con lui, prendiamo come modello il recupero di Venaria Reale, dove lo Stato ha fatto la sua parte e le istituzioni territoriali hanno contribuito non con le polemiche "alla Zanello", ma con un lavoro comune, in un clima di collaborazione e di confronto molto serio e responsabile: il sistema delle imprese, le fondazioni bancarie, gli enti locali hanno collaborato, assumendo la sfida della reggia sabauda come una sfida di tutti. Ne abbiamo parlato in occasione di una delle ultime 'puntate' del Festival delle Città possibili, grazie alla testimonianza ed al racconto di Andrea Merlotti, uno dei protagonisti del recupero della più importante delle regge piemontesi. Questo è lo spirito con cui si muove Veltroni, che diede l'avvio al recupero di quella reggia, e che ha fatto in modo che essa ora sia una delle attrazioni turistiche più importanti del Nord. Lo stesso si deve fare per la Villa Reale: dopo le elezioni, sarà importante costituire un grande comitato per il suo recupero, per sostenere l'accordo di programma tra Comune e Regione e per rendere la Villa Reale simbolo di un territorio in cui la politica funziona. La Villa Reale ha bisogno di unità: non è di questa o di quella forza politica, 'proprietà' di questo o di quel personaggio. Ci dispiace che ci sia ancora qualcuno che non l'ha capito. postato da civati, 09:11 | link | commenti (5) giovedì, febbraio 21, 2008 Non solo volantini: "Città possibili" e "La politica da leggere" Vi ricordo il secondo appuntamento con le Città possibili (Arcore, 28 febbraio, ore 21) e vi annuncio che per iniziare con un (bel) po' di contenuti la campagna elettorale a Monza si terranno tre serate all'interno della rassegna La politica da leggere (a partire dal 29 febbraio, al Caffè letterario del Binario 7). Per approfondire, grazie a Marco Alfieri, Antonello Caporale, Federica Montevecchi. Nord, linguaggio e 'casta' al centro delle riflessioni, a partire dai testi e con il contributo irrinunciabile dei loro autori. postato da civati, 15:40 | link | commenti (1) sabato, febbraio 02, 2008 Regge possibili?
Andrea Merlotti, ospite della prima puntata della quarta edizione del Festival delle Città possibili, ci ha parlato di Venaria. Lo andremo a trovare nelle prossime settimane, perché la reggia sabauda funziona perfettamente come esempio e 'pilota' per la nostra Villa reale. Standard di qualità elevati, molteplicità di funzioni, vero centro culturale, un "pensare in grande" che ha portato a un'offertà culturale apprezzabile da parte di tutti e un modello gestionale altrettanto convincente. E pensare che tutto nacque una sera del 1996, a cena, dopo un comizio in piazza San Carlo, in cui Veltroni e Fassino ne parlarono per la prima volta... postato da civati, 19:54 | link | commenti Cultura in Brianza
Con ironia, Umberto Galimberti, aprendo la propria conferenza di questa sera a Vimercate, ha ringraziato Rosanna Lissoni, ideatrice della rassegna filosofica Abitatori del tempo, di avere compiuto una missione che riteneva impossibile: portare la cultura in Brianza. Rosanna, continua così. P.S.: la conferenza è stata appassionante. Non perdetevi le prossime puntate, a cominciare da venerdì prossimo a Bovisio. postato da civati, 01:24 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 23, 2008 Città possibili 4.1: il programma
Il programma della giornata di sabato 2 febbraio. Fate circolare... postato da civati, 09:02 | link | commenti martedì, gennaio 22, 2008 Città possibili 4.1 Dopo un anno di pausa, torna il Festival delle Città possibili, giunto alla sua quarta edizione. Quest'anno la rassegna sarà dedicata alla cultura come motore di sviluppo delle comunità e dei territori. E non si tratterà più di un solo appuntamento, ma di più momenti che ci accompagneranno nel corso di tutto l'anno. Il primo, l'appuntamento con le Città possibili 4.1, si terrà a Vimercate, presso Villa Gussi, sabato 2 febbraio, dalle ore 10 alle 18. La mattinata sarà dedicata alle buone pratiche: Mantova e la sfida per il riconoscimento della città presso l'Unesco; Brescia e la sua 'rinascenza'; Venaria e il sistema delle regge sabaude; il sistema culturale di Trento e Rovereto. Interverranno Fiorenza Brioni, sindaco di Mantova, Paolo Corsini, sindaco di Brescia, Gianni Oliva, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Donata Loss, consigliere d'amministrazione dell'Università di Trento. Nel pomeriggio ci occuperemo di Brianza, con la partecipazione di AreaOdeon, Binario 7, Casa della Cultura di Monza e Brianza, Circolo culturale Antonio Banfi, PoesiaPresente, Sophia e altri soggetti culturali che operano sul nostro territorio. Un appuntamento importante per confrontare le buone pratiche e per discuterne con i protagonisti dell'iniziativa culturale in Brianza. L'iniziativa è promossa dal neonato gruppo consiliare del PD. Vi aspettiamo. postato da civati, 15:45 | link | commenti giovedì, gennaio 17, 2008 postato da civati, 08:12 | link | commenti giovedì, novembre 29, 2007 Intercultura e cittadinanza, un viaggio in Lombardia Prosegue il viaggio attraverso le città lombarde, insieme ad Alessandra Camellini, per scoprire le politiche attive per la promozione dell'integrazione, dell'intercultura e della cittadinanza. Dopo Bergamo, siamo stati a Brescia, e il nostro viaggio prosegue per costruire un'alternativa alle politiche culturali e sociali della Regione che meno fa in questo delicato e strategico campo d'azione della vita della nostra società. Un viaggio nella Lombardia profonda, alla ricerca di chi opera per trovare soluzioni concrete a problemi spesso presentati, in modo ideologico, come perfettamente irrisolvibili. Un'indagine attraverso la quale vogliamo dimostrare che esiste un altro pensiero, oltre a quello unico che si sta affermando in modo preoccupante in tutti i dibattiti televisivi, in tutte le prime pagine dei giornali, in tutti i discorsi della politica regionale e nazionale. E, oltre al pensiero, vogliamo rappresentare ai cittadini lombardi che esistono anche scelte concrete e un'operatività che consente di affrontare i problemi e di risolverli. A poco a poco, in silenzio, lontano dal frastuono della retorica quotidiana a cui siamo tristemente abituati. postato da civati, 15:27 | link | commenti Disintegrazione Una lettura dedicata tutti quelli che leggono la globalizzazione e i fenomeni migratori in modo unilaterale: si tratta di Disintegrati. Storia corale di una generazione di immigrati di Ahmed Djouder, Il Saggiatore. Una lettura dura, a tratti inquietante, della realtà della vita dell'immigrato nel mondo occidentale, segnatamente in Francia. La famiglia, i costumi, le paure e le chiusure di un mondo a parte, di una seconda generazione che si interroga su quale sarà il suo destino, alla luce dell'esperienza dolorosa delle madri e dei padri. L'immigrazione, come tutti i grandi processi sociali di questo nostro tempo, non è "a una sola direzione": contiene elementi dialettici, modifica le abitudini e le culture che si incontrano e che si scontrano, conduce a trasformazioni significative che riguardano soprattutto i suoi protagonisti. La politica italiana, e lombarda in particolare, ha sempre colto molto poco questo aspetto: leggere, anche in questo caso, può far bene. postato da civati, 14:57 | link | commenti martedì, novembre 20, 2007 The International and The regional Pare che il film, di cui ho scritto qualche giorno fa, verrà girato al Pirelli per un mese intero. I dipendenti sono vivamente pregati di non avere alcun rapporto con gli attori (una richiesta della produzione), i tram di piazza Duca d'Aosta verranno deviati per qualche ora - forse qualche giorno - e una grande scena verrà girata ai piedi del grattacielo, con la partecipazione di 800 comparse (80 potrebbero tranquillamente prelevarle tra i consiglieri regionali, spesso abituati a questo ruolo dal curioso modo di lavorare della giunta). Un grande investimento della Columbia pictures: il film si intitola The International e vede come protagonisti Clive Owen e Naomi Watts che devono smascherare il presidente di un'istituzione bancaria coinvolta in discutibili operazioni finanziarie a livello internazionale (chissà perché hanno deciso di ambientarla al Pirellone...). La proposta di Formigoni, che non risulta essere tra i protagonisti nonostante l'abitudine al fuoco delle telecamere, è di donare il ricavato - che pare ingente - a opere caritatevoli. La nostra proposta è quella di utilizzare le risorse che la major americana sborserà per aumentare la quota in dotazione al cinema lombardo, davvero esigua, che con il contributo di Hollywood potrebbe più che raddoppiare. postato da civati, 18:43 | link | commenti (3) venerdì, settembre 07, 2007 La Regione è poco Chiara
Il Festival del racconto di Luino è la manifestazione dedicata a Piero Chiara, uno dei più grandi scrittori lombardi del Novecento. Leggiamo oggi sul Corriere che la Regione Lombadia ha ridotto i fondi del 40% e che questi sono diminuiti da 15mila a 9mila euro, «mentre il Pirellone garantisce 40mila euro di contributo a un'associazione vicina alla Lega come Terra Insubre». La vita è fatta di priorità. Alla Regione il Premio Chiara interessa sempre meno. Un vero peccato. postato da civati, 01:43 | link | commenti (2) lunedì, agosto 27, 2007 Con Annibale, alla ricerca della cultura perduta
Con le vacanze, finisce anche il viaggio di Annibale raccontato da Paolo Rumiz. Un vero capovaloro, che ha accompagnato i giorni mediterranei di tanti di noi, alla ricerca di alcune radici del confronto - che è scontro ma anche scambio - tra Oriente e Occidente (e Nord e Sud), in un tema che ha portato Rumiz, di anno in anno, in bicicletta verso Istanbul, in barca a vela verso Lepanto, sugli Appennini in Topolino e in tante altre peregrinazioni alla ricerca del senso in larga parte perduto di una cultura vasta e profonda. Tra le pagine dei giornali, piene di Corona e di Briatore, un momento per riflettere e per gustare l'arte del racconto (un aspetto che appartiene alla nostra civiltà fin da Omero - Ulisse era grande narratore - che si è definitivamente perduto nella rapidità e irriflessività delle 'brevi' e delle 'news'). Per chi se lo fosse perso, consiglio una deviazione sul sito di Repubblica. Vale il viaggio. postato da civati, 18:40 | link | commenti venerdì, luglio 20, 2007 Rendez-vous du donner et du recevoir L'incontro di dare e ricevere: Wallerstein cita Senghor per concludere le sue riflessioni sull'universalismo pubblicate in Italia per i tipi di Fazi (La retorica del potere. Critica dell'universalismo). Partendo dalla celebre disfida di Valladolid tra Sepulveda e Las Casas, in cui si confrontarono due Weltanschauungen irriducibili che ancora oggi sussisterebbero, Wallerstein si confronta con le pretese del potere occidentale e con il suo universalismo mancato (e quindi dannatamente poco universale) e si chiede: possiamo aspirare ad un universalismo davvero universale? A voi e ai posteri la risposta, nella speranza, ovviamente, che la risposta sia sì. postato da civati, 14:55 | link | commenti (2) venerdì, luglio 13, 2007 Gay a Milano? Nemmeno con le pattine
Segue da un post precedente: Da un'agenzia di qualche minuto fa (Ansa): «La mostra "Vade retro: arte e omosessualità" non aprirà al pubblico. "E' una decisione degli organizzatori - ha detto l'assessore Vittorio Sgarbi [...] - che io condivido. La mostra si farà in un'altra città con le opere censurate". Sgarbi ha poi rivelato di aver telefonato a Silvio Berlusconi perché convincesse il sindaco a recedere dalla posizione assunta sulle opere da eliminare. "Berlusconi - ha detto Sgarbi - mi ha poi telefonato dicendo che la missione era fallita". "Di fronte alla censura - ha commentato Sgarbi riferendosi all'annullamento dell'esposizione - la soluzione più concreta è la censura estrema e quindi la cancellazione della mostra"». L'epilogo della vicenda più triste degli ultimi tempi conferma che Milano ha perso la sua dignità di città internazionale, aperta e culturalmente attiva. Si apre una fase oscura, in cui l'assessore alla Cultura è costretto a telefonare a Berlusconi - noto esperto di terzini e di arte contemporanea - perché chieda al sindaco di Milano di cambiare idea. Vade retro: un titolo che è anche un destino. Dove siamo capitati. Che vergogna. postato da civati, 17:30 | link | commenti (2) I gay con le pattine
Meno male che la sede è il Palazzo della Ragione. Perché la mostra «Arte e Omosessualità - Da von Gloeden a Pierre et Gilles» è al centro della polemica più retriva e provinciale della storia della città di Milano. Dopo il vergognoso balletto circa il contributo al festival del cinema gay (risultato: nessun contributo), a Milano va in scena la censura e il controllo politico della giunta comunale sulle forme espressive. Sgarbi si fa pubblicità, ma in realtà passa in rassegna la manifestazione, togliendo le opere più sconvenienti e ristampando cataloghi in continuazione (domandina: perché non pensarci prima? Sgarbi era informato dell'omofobia dei suoi colleghi? O forse preferisce il bailamme che gli è così congeniale?). Letizia Moratti, esponente della destra da sussidiario, si schermisce e sembra quasi invitare tutti a chiedere permesso e a calzare le pattine, che altrimenti si rovina la cera del salotto buono di Milano. Altro che ticket anti-traffico: quella della Moratti è una selezione all'ingresso (e anche all'ingrosso), che allontana dai Bastioni (in senso anche metaforico) tutto ciò che è diverso e soprattutto libero. Casa delle libertà? Sì, ciao. Ve l'immaginate una polemica così a Barcellona o a Berlino? La vergogna più grande non è certo rappresentata dai fotomontaggi con Sircana in trans o dai simil-Ratzinger: la vergogna di Milano e della politica milanese, nella città più gay d'Italia, è l'omofobia. E lo squallore culturale che essa porta con sé. postato da civati, 11:57 | link | commenti (13) mercoledì, luglio 11, 2007 Due pugni in faccia (in memoriam) L'assessore regionale Prosperini interviene a proposto della mostra sull'arte gay (uno dei suoi temi preferiti: ricordate la garrota?) e - oltre a chiedere, s'intende, che venga tolto il patrocinio del Comune di Milano - ci regala una perla delle sue: "Io adotto il motto "Scherza coi fanti, ma non con i santi". Pensi che ho visto quella porcata del film della nipote [era un discendente per la verità] di Van Gogh. Una vera infezione. Che motivo c'era di far vedere quella scena in cui un uomo scriveva sul corpo di una donna starnazzante i versi del Corano? Mi dica dov'è l'arte di quel film. Per i musulmani è un'offesa enorme. Poi il regista è stato ucciso, ma se gli avessero tirato due pugni in faccia, io avrei pagato volentieri all'aggressore l'avvocato". Uccidere era troppo, ma due pugni ci stavano bene. Ovviamente, alla memoria (la fonte è Affari italiani). postato da civati, 19:08 | link | commenti (8) martedì, luglio 10, 2007 Le piazze e le stragi
Oggi ho incontrato il presidente del Consiglio regionale, Ettore Adalberto Albertoni, in una pausa 'tecnica' della seduta consiliare, e non mi ha nemmeno salutato, nonostante l'abbia accolto con la consueta cortesia istituzionale. Se l'è presa per i fumetti (e forse anche per il tour degli 'albergoni' che domani fa tappa a Cremona). Purtroppo sono all'opposizione (anche se in Regione non sempre sembra...) e mi tocca dargli un altro dispiacere. Mercoledì prossimo si terrà una conferenza stampa delle associazioni delle vittime delle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia che chiederanno di ritirare il volume sulla storia lombarda a fumetti che tradisce la memoria di quei due gravissimi avvenimenti della nostra storia. postato da civati, 18:56 | link | commenti (2) lunedì, luglio 09, 2007 Le lenzuola di Babel
Luca mi scrive, sempre puntuale, partendo da Babel di Alejandro González Iñárritu (se non l'avete ancora visto, noleggiatelo, accidenti) per arrivare alla Monza delle retate anti-venditori abusivi (una vera minaccia per il mondo occidentale, sigh). Sono i ragazzi delle lenzuola, che il nuovo assessore alla viabilità di Monza vuole allontanare dalle vie del centro, a qualsiasi costo. Ora, credo anch'io che i ragazzi delle lenzuola possano dare fastidio al passeggio. Ma, come ho già scritto, anche loro sono un prodotto della globalizzazione e fanno parte a pieno titolo di Babel, per riprendere la citazione di Luca e l'immagine di Iñárritu. Un mondo interconnesso, legato da relazioni e sottili legami, da dinamiche inaspettate. Il ragazzo con il lenzuolo vende copie di prodotti griffati (il 'logo' della Klein), realizzati chissà dove, nelle vie di città che non conosce, in un mondo controllato proprio da chi il logo lo possiede e che costringe i ragazzi a scappare dal loro Paese, dalla fame e dalla mancanza di prospettive. Soltanto comprendendo la complessità del fenomeno, si è autorizzati a chiamare i vigili. Altrimenti, diventa una battaglia del primo mondo e delle sue vie commerciali contro gli ultimi della terra, che proprio in terra stanno: con le loro lenzuola e le borse di Gucci. False, come la dialettica che li ha portati là. Stasera rincasavo e ne ho visti due, che rientravano verso chissà quale casa con le loro lenzuola. Ero incuriosito e sono giunto ad una conclusione: mi dispiace, ma non riesco ad odiarli. postato da civati, 00:36 | link | commenti (7) Un croissant per non perdere il Nord
Per iniziare nel migliore dei modi la settimana, vi offro un croissant. Anzi, per la verità l'etimologia della parola: «La grande storia ha addirittura condizionato la nascita del croissant, il Kipfel 'lunetta', il cornetto o brioche a forma di mezzaluna: occorre riandare a uno dei grandi momenti dello scontro frontale tra Oriente e Occidente, l'assedio e la battaglia dei Turchi davanti a Vienna [...]. Pare che croissant, vocabolo francese, dal significato letterale di 'crescente', abbia dato il nome al dolce proprio per la sua forma di luna (crescente). I primi croissant sono stati preparati a Vienna, dopo la fine dell'assedio della città, a ricordo della mezzaluna turca sconfitta». E' una delle numerose scoperte di Tra le pieghe delle parole di Gian Luigi Beccaria, Einaudi. La storia delle parole e ancor più la loro 'vita' sono al centro di una indagine che mi sento di consigliare vivamente. Per scoprire perché diciamo "gatta morta" o "mosca cocchiera", per capire da dove viene l'acqua di seltz e per sapere perché il cucchiaio si chiama così. Ma soprattutto per capire che, attraverso le parole, i loro percorsi e i loro meandri (altro termine di cui Beccaria ci illustra l'origine) scopriamo che le tradizioni e le culture (che poi sono una sola) sono complesse e impossibili da separare una volta per tutte, come qualcuno pretende di fare, in questo nostro tempo devastato e vile. Perché la settimana inizi con una luna crescente, dunque, e perché non perdiamo la tramontana. Che in spagnolo si dice perder el Norte, perdere il Nord. Guarda caso... postato da civati, 00:21 | link | commenti (1) venerdì, luglio 06, 2007 I fumetti del quartierino/4 In televisione, l'ex-presidente Fontana risponde piccato alle critiche sul libro a fumetti prodotto per 105mila euro dal Consiglio regionale sotto la sua presidenza. Sostiene cose inesatte (l'editore sarebbe un "compagno", il Manzoni la voce narrante dell'intero volume: in entrambi i casi, se l'è sognato) e accusa la sinistra di essere vittima del Minculpop (per altro, il Minculpop era fascista, Fontana deve avere letto cose diverse su un sussidiario a fumetti). Dice che scambiare a.C. con d.C. è solo un errore di stampa (curiosamente anche l'unico...). Sorvola su piazza Fontana (forse per via dell'omonimia) e sulla strage di piazza della Loggia, che è di mano fascista, ma nel suo libro a fumetti è attribuita al movimento operaio e studentesco. Tutte cose sbagliate e gravi che pagano i cittadini lombardi. Il suo successore precisa però che sono polemiche sterili. Ha ragione: gli risponderemo con un fumetto. postato da civati, 14:03 | link | commenti (2) giovedì, luglio 05, 2007 I fumetti del quartierino/2
Nel post precedente, illustravo la pregevole pubblicazione del Consiglio regionale della Lombardia, La storia della Lombardia a fumetti. Dimenticavo di indicare i costi dell'operazione. La cifra è notevole: 105mila alla casa editrice più 2800 per la distribuzione. Niente male. postato da civati, 18:15 | link | commenti I fumetti del quartierino
«"Storia della Lombardia a fumetti" è un volume divulgativo di ampio respiro e di facile lettura indirizzato al pubblico degli studenti delle Scuole dell'obbligo [la notizia che ci sia ancora l'obbligo scolastico è di per sé confortante]; un progetto sostenuto fattivamente dal Consiglio Regionale della Lombardia, su impulso del mio predecessore, l'avvocato e amico Attilio Fontana, come iniziativa didattica per avvicinarsi alla storia e scoprire, anche divertendosi, il fascino avvincente della Lombardia». Così Ettore Adalberto Albertoni presenta un volume prodotto dalla presidenza del Consiglio lombardo, per iniziativa dell'ex-presidente ora sindaco di Varese, Fontana (avvocato e amico, ma che formula è?). Un lavoro costato decine e decine di migliaia di euro, che riprende la famosa Storia d'Italia a fumetti e che consente di imparare divertendosi. Proprio così. L'autore, Roberto Fassi, ha già pubblicato un'altra storia a fumetti, quella del Varesotto. E il testo è avvincente, non c'è che dire. A pagina 12, un bel lapsus qualifica il riferimento ideologico del volume: «Verso il 3000 d.C., la civiltà camuna era piuttosto evoluta». Tra un millennio, anno più, anno meno, torneremo alle incisioni rupestri, a disegnar 'pitoti'. A pagina 22, sono i Galli a primeggiare. I bardi cantano: «We are the padan cocks», che sarebbero i galli padani (attenzione però al doppio senso padano della parola cock: da Wikipedia, «a colloquial word for the penis»). Nel corso del testo sono rappresentati tutti i 'tormentoni' (luoghi camuni?) della cultura popolare lombarda, con qualche concessione di troppo all'ironia e qualche espressione maccheronica un po' troppo cercata. Ma, tutto sommato, sono cose che capitano. Come può capitare che venga presentato un Napoleone «che lasciò molte opere d'arte in meno» e poco altro. Un po' sorprendente, a dire il vero, l'assenza del più importante lombardo di tutti i tempi, Alessandro Manzoni e del suo romanzo: non poteva proprio non esserci, e infatti non c'è. Il meglio però arriva nelle pagine finali, quando si parla di argomenti di attualità. Sono soprattutto gli anni della contestazione ad essere rappresentati in modo inaccettabile: «Il vento del Sessantotto» portò ad una «tensione che si respirò anche nel decennio successivo, gli anni Settanta, in cui ai movimenti studenteschi e operai si sostituirono [sic] veri e propri atti di terrorismo che volevano ribaltare i modi di governare in Italia e che in Lombardia portarono alle ignobili stragi di gente innocente come negli attentati di Milano (piazza Fontana, all'interno di una banca) e di Brescia (piazza della Loggia, durante un comizio sindacale)...». La Regione non dovrebbe produrre un libro in cui sono contenute imprecisioni così gravi. Vale la pena di ricordare che le stragi iniziarono prima degli atti di terrorismo, e avevano una matrice ben precisa. E non "si sostituirono" ai movimenti studenteschi e operai, ma erano piuttosto indirizzate contro il movimento, per fermare la voglia di cambiamento. Perché la strategia della tensione non è cosa da fumetto. E maggiore serietà è richiesta a tutti coloro che si occupano di storia, anche quando provengono dal quartierino varesino dei presidenti padani. «We are the padan cocks». Sigh. postato da civati, 09:42 | link | commenti (8) lunedì, luglio 02, 2007 La tolleranza e i suoi limiti Per me è il tema dei temi. Il dibattito circa le vie dell'integrazione. E' una questione di equilibrio e di misura, fortunatamente collegata ad un corso storico in cui le cose possono anche migliorare. Ian Buruma pubblicato in Italia - Assassinio ad Amsterdam, Einaudi - è un'occasione importante per riflettere, discutere, ragionare, come lo è stata la polemica che da questo libro ha preso avvio, nei mesi successivi alla sua prima pubblicazione. Una polemica intellettuale circa i "limiti della tolleranza" che ha un immediato significato politico: se non vivessimo nel Paese più provinciale del mondo, terrebbe campo in modo serio, preoccupato e quindi ragionevole anche nei discorsi della 'politica'. Siccome però è un tema difficile e controverso, solo chi ha le idee chiare (e sbagliate) come la Lega ci spiega come affrontarlo, gli altri faticano ad articolare un pensiero, come si è visto nell'escalation di dichiarazioni delle ultime settimane a cura del centrosinistra milanese e lombardo. Il caso Theo Van Gogh e la figura di Ayaan Hirsi Ali sono al centro di un libro prezioso e ricchissimo di spunti di riflessione, soprattutto sul ceto politico olandese - come il nostro, messo in crisi dall'emergere di problemi nuovi -, sul sentimento analogamente nostalgico delle diverse fazioni in lotta, sulla preoccupazione per la perdita dei punti di riferimento tradizionali, paradossale in un momento di rivendicazione delle identità. Come ha scritto Timothy Garton Ash, prendendo parte alla polemica aperta dal libro di Buruma: “Qui c’è bisogno di un dibattito vitale. Né la versione estrema del multiculturalismo separatista vivi-e-lascia-vivere né il monoculturalismo repubblicano secolarista [...] sono riusciti a far sentire a casa propria in Europa gli immigrati musulmani e i loro discendenti”. “Mentre difendiamo con volontà di ferro i fondamenti di una società libera, come la libertà di espressione, abbiamo anche bisogno di un’ampia tolleranza per la diversità culturale – conclude Garton Ash, preparando la stoccata finale – e il riconoscimento che i fedeli delle religioni possano essere anche delle persone ragionevoli e dei bravi cittadini". Nel nome di Pascal, dice, l'Europa ha un ruolo importante. Così come la sua politica. postato da civati, 19:22 | link | commenti (36) giovedì, giugno 28, 2007 Il giannizzero della globalizzazione Ho appena finito di leggere un altro libro da mettere in valigia e da portarsi in vacanza. Si tratta de Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid. E' la storia di un giannizzero 'rovesciato' dei tempi d'oggi, un pakistano che diventa il miglior prototipo dell'americano, laureato a Princeton e businessman di successo, fino all'11 settembre del 2001, che costituisce un punto di svolta decisivo per lui e per la sua bella Erica. Il giannizzero abbandona l'esercito in cui militava, per... E, no, non posso dirvi altro, anche perché il finale di questo libro è a dir poco sensazionale, così come l'impianto narrativo, nel quale il soggetto si rivolge ad un interlocutore americano in un bar di Lahore: un monologo-dialogico assolutamente curioso, nel quale l'interlocutore interviene solo indirettamente e la sua presenza si coglie soltanto nelle numerose precisazioni dell'io narrante. La forza del racconto ne guadagna, perché l'interlocutore occidentale rappresenta perfettamente il lettore a cui Hamid si rivolge. Grazie anche a questo stratagemma, il libro è potente, nel descrivere la fragilità occidentale - 'intepretata', potremmo dire, da Erica -, l'instabilità dell'identità e del riconoscimento, la paura che attraversa la vita dell'uomo globalizzato. Alla base di tutto, i fondamenti: quelli delle analisi economiche a cui il protagonista sempre si richiama così come quelli della cultura da cui proveniamo e che ci rende essenzialisti, ancorché riluttanti come vuole il titolo. Non perdetelo. Ne vale la pena. postato da civati, 15:24 | link | commenti domenica, giugno 24, 2007 Alexanderplatz
Sono tante le immagini di Alex Langer che vengono in mente a qualche ora dalla decisione del Comune di Bolzano di non dedicargli una via della città, perché suicida (una motivazione vergognosa). E' entusiasmante ripercorrrerle nel libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex, 2007, apparso per i tipi di Feltrinelli e davvero prezioso. Da San Cristoforo a Giona «il profeta "contro voglia"», dalla sua Traumliste per una Bolzano città gentile al Miteinandersein e alla sua complessa idea di convivenza (per dirla con Cacciari: «la convivenza tra di noi - quindi tra culture, lingue, tradizioni - e la convivenza tra noi e la natura»). Forse è vero: non è il caso di dedicargli una via, ma è più importante seguire la sua 'strada' oppure fermarsi a discutere nella 'piazza' della sua proposta politica, per me di straordinaria attualità. Dedicandogli con il cuore un suo pensiero: «Il biblico Giuseppe dell'Antico Testamento dai suoi fratelli fu gettato nel pozzo, cadendo così nella schiavitù degli egiziani a cui fu venduto. Una volta che i fratelli se ne erano disfatti, pensavano di poter meglio gestire e spartirsi l'azienda familiare. Ma quando, più tardi, capitò loro una feroce carestia, ricevettero il consiglio: 'Andate da Giuseppe, vi saprà aiutare': ricercarono in Egitto il fratello estromesso, ne furono accolti fraternamente e generosamente aiutati. Chissà se un giorno i personaggi ed i partiti [...] sentiranno il bisogno di ricorrere alle risorse di innovazione civile e politica». Nel nome di Alex. postato da civati, 11:55 | link | commenti (1) giovedì, giugno 07, 2007 Due Canossa is megl che uàn
Mi scrive l'ormai mitica Sippor. E' alle prese con le due Canossa... Ho deciso di smetterla con tutta questa ignoranza, soprattutto ora che a scuola anche gli insegnamenti di religione cattolica fanno acquisire crediti. E’ tempo che anch’io sappia tutto quello che c’è da sapere sugli ordini ecclesiastici, le loro mission e le loro sedi operative. Sono pronta. Armata di buona fede, comincio a spulciare l’elenco delle scuole secondarie di secondo grado paritarie della Lombardia. Sono tantine, eh. 298 per l’esattezza. Controllo che sia presente nell’elenco la scuola privata paritaria che mi è toccato frequentare per otto anni, elementari e medie: individuata, procedo fiduciosa. Non sapendo quale criterio usare per avventurarmi nell’intricato elenco che mi si para davanti, decido per la bibliomanzia: sapete, quando aprite a caso un libro e leggete una frase che vi capita sotto tiro, e conferite a quella frase pescata a caso il valore di messaggio. Divinatorio. A dire il vero mi lascio attrarre a caso da una provincia, quella di Como. Mi dedico inizialmente ai Padri Somaschi, ridente comunità sparsa per il mondo di cui ignoravo l’esistenza (non passerei la maturità di questi tempi, per fortuna ho il doppio dell’età dei maturandi, posso considerarmi fuori pericolo). Proseguo per la via di Matilde di Canossa. Matilde di Canossa a Como conta tre scuole superiori: un professionale, un magistrale, un liceo scientifico. Cerco qualche info su Google e mi ritrovo sul sito dell’Enac. Ente Nazionale Canossiano. Si, giusto, col cognome ci siamo. L’ente in questione vanta una larga rappresentaza sul territorio lombardo, controllare per credere. Una bella carrellata di scuole intitolate a lei, a… Maddalena, di Canossa. Perché è questo il nome della santa. Ma allora che c’entra Matilde? Matilde di Canossa, spolverando memorie scolastiche con l’aiuto di Wikipedia, è proprio lei, quella della celebre Umiliazione. Cristiana al di là di ogni dubbio, circondata da Papi, ma santa proprio no, e tantomeno fondatrice di un ordine, i Figli della Carità, i Canossiani, appunto. Torno a cercare gli istituti comaschi. Ecco, un indizio lo trovo su questo sito. La storia: «L’Istituto Matilde di Canossa – vi si legge - opera nella città di Como dall’autunno del 1851, per iniziativa del Vescovo Carlo Romanò». Piano dell’offerta formativa: «La “Mission” trova la sua ragion d’essere nel dono carismatico di Maddalena di Canossa (Fondatrice delle Suore Canossiane, 1774-1835), che invita ad andare oltre i bisogni primari, per educare e formare la persona nel cammino di crescita fin dai primi anni di vita. In questo tempo in cui la persona si trova in una situazione generale di secolarizzazione, relativismo, sincretismo e consumismo, occorre recuperare in modo autentico il senso dell’essere uomo-donna». Sì, concordo. Relativismo e sincretismo hanno messo a dura prova la mia prima avventurosa tournée nel variegato mondo delle scuole private lombarde. Spero di recuperare al più presto il senso autentico di queste due donne che la storia lombarda ha saputo misticamente unire. Da Canossa, passo e chiudo. postato da civati, 01:25 | link | commenti (3) lunedì, giugno 04, 2007 Quello di fuori
«Quando mi trovo in un villaggio dell'Etiopia, vengo rincorso da un gruppo di bambini che mi additano divertiti, gridando: Ferenci! Ferenci! che vuol dire appunto "quello di fuori", l'estraneo. Per loro l'altro sono io». Non è capitato solo a Kapuscinski (L'altro, Feltrinelli), un episodio simile. E' capitato a me - ed è uno dei ricordi più belli dell'Africa - e Mario Agostinelli mi ha raccontato che, nel Mali, un bambino ti viene incontro all'ingresso del villaggio, ti prende la mano e ti accompagna a visitarlo. Ed è una lettura importante per chi fa politica, ma in generale per chi vive nella nostra società, la lettura del libro del reporter recentemente scomparso. Perché ci ricorda la filosofia del dialogo e dell'incontro che porta, attraverso l'esperienza dell'altro, alla costruzione del soggetto, attraverso un racconto che si sviluppa in giro per questo mondo in cui siamo insieme così vicini e così lontani. Da Erodoto alle sue personali peregrinazioni, in un racconto magistrale e insieme molto leggero della possibilità che l'altro sia considerato una ricchezza, non l'ultimo, ma il primo dei nostri punti di riferimento. Con una citazione finale strepitosa, che viene da Conrad e che riporto in parte perché ne abbiamo bisogno, perché ci fa ritornare «alla sottile ma insopprimibile certezza della solidarietà che unisce la solitudine di infiniti cuori umani, all'identità di sogni. gioie, dolori, aspirazioni, illusioni, speranze e paure che lega l'uomo all'uomo e accomuna l'intera umanità: i morti ai vivi e i vivi agli ancora non nati». postato da civati, 02:17 | link | commenti sabato, giugno 02, 2007 Le lenzuola e l'altro
Uno dei temi più dibattuti della campagna elettorale monzese è stato il commercio degli ambulanti abusivi. Con l'espressione s'intende il ragazzo di colore che stende il lenzuolo e si mette a vendere borse e cinture, occhiali e foulard, quasi sempre contraffatti. I cittadini se ne lamentano, soprattutto perché questi abusivi danno un'impressione di degrado e ostacolano il passeggio. I commercianti ritengono di essere penalizzati, per gli stessi motivi e perché - sostengono - parte del loro incasso andrebbe perduto a favore di questi ambulanti abusivi. Ora, credo che si debbano fare due riflessioni sull'argomento: la prima riguarda il fatto che chi vende in dettaglio lo fa per conto di qualcuno che gli passa la merce. Banale? Certo, infatti in Italia nessuno se ne occupa. Eppure non sarebbe difficile seguire uno di questi ragazzi e individuare il capannone o la fabbrichetta dove questi pezzi vengono distribuiti. Pare a tutta prima più semplice che andare a prendere Bin Laden con i cacciabombardieri. E non c'entra la Bossi-Fini o la Amato-Ferrero e non c'entrano nemmeno le amministrazioni comunali, che tutt'al più - come per altro a Monza è sempre accaduto - sgomberano ogni due ore il campo. C'entrerebbero le forze dell'ordine che, anziché preoccuparsi dell'effetto, dovrebbero rivolgere il loro sguardo alla causa: ma evidentemente è compito difficile, apparentemente impossibile. Forse il centrosinistra dovrebbe occuparsi in modo responsabile di questo aspetto, chiedendo che si intervenga alla radice. Alla prima riflessione, ne va accompagnata un'altra: è incredibile che non ci si renda conto che dietro ogni ragazzo che mette il lenzuolo, vende una borsetta e scappa quando vede un vigile, c'è una storia di sofferenza. Che il ragazzo che vende 'Prada' non è un diavolo o un terrorista, ma è uno degli ultimi del mondo, l'altro per definizione. E che il male che ci fa è tutto sommato piccolo rispetto al problema che la sua vita è alienata con modalità ancora più gravi di quelle denunciate dal giovane Marx (che qualcuno, a Sinistra, rilegga i Manoscritti, please). Lo è in tutti i sensi e in modo globale, tanto che vende cose che non solo non appartengono alla sua cultura, ma che sono false su scala planetaria come i loghi dei prodotti che mette sul lenzuolo. E che non sono nient'altro che una piega della nostra società. E una domanda, profonda, a cui non basta uno zelante vigile urbano e un sindaco della Lega (magari con tigre al guinzaglio) per darle risposta. postato da civati, 16:16 | link | commenti (9) mercoledì, maggio 16, 2007 La linea Fiano-Sarkozy Anche questa ci toccava sentire. Pagine milanesi del Corriere della Sera. Fiano: "Sto con Sarkozy". Lo sport nazionale è salire sul carro del vincitore del centrodestra francese per di più sul tema della sicurezza. Fiano è convinto che la ricetta di Sarko funzioni perché - a sentir lui - si basa sull'idea di integrazione. Cremonesi, l'intervistatore (tra i due, ci par di capire, quello di sinistra) timidamente osserva: "L'accusa più frequente nei confronti del presidente Sarkozy è quella di autoritarismo". Ma Fiano è convinto che Sarkozy sia cambiato. Si è accorto che l'approccio puramente repressivo non funziona. Prima domanda: perché dobbiamo prendere a modello Sarkozy? Seguiamo le mode della destra? Seconda domanda: perché non ci sono proposte concrete e documentate sull'argomento e si continua ad inseguire e a "pensare all'elefante"? Fiano mi risponderà, come ha detto al Corriere, che la proposta del segretario regionale di un servizio civile per gli immigrati è "intelligente" perché essi "acquisiscano conoscenza della società in cui vivranno e magari possano dare una mano in pirma persona". Per quanto mi riguarda, vorrei precisare che la trovo una proposta di una stupidità teorica e pratica difficile da raggiungere altrimenti, nemmeno ricorrendo a Sarkozy e al suo invito a "nettoyer au Kaercher la racaille", invito che forse i Ds milanesi e lombardi vogliono fare proprio. Provate a pensare a come organizzare questo servizio civile: chiedere alle badanti, dopo anni di assistenza agli anziani, di assistere gli anziani? oppure ai lavoratori umili, che alla mattina si svegliano presto per andare nei cantieri, di "dare una mano", "in prima persona" certainement? Credo che la cittadinanza i lavoratori onesti, ancorché di pelle scura (orrore), se la meritino faticando e pagando le tasse (no taxation without representation, forse Sarkozy sarebbe d'accordo) e non con l'invenzione di un periodo da dedicare alla patria che non viene nemmeno più richiesto obbligatoriamente agli italiani, grazie ad un'iniziativa dei Ds dell'era pre-Sarkozy. Si salvi chi può. postato da civati, 10:10 | link | commenti (8) giovedì, maggio 03, 2007 Orchestra Verdi: si premi chi sa investire e ottenere grandi risultati
Comunicato stampa a commento dell'audizione in Commissione cultura dei rappresentanti dell'Orchestra Verdi. “L’Orchestra Verdi è un’istituzione radicata nel panorama culturale milanese e Milano e la Lombardia non possono quindi privarsene, soprattutto se ciò avviene a causa dell’incapacità delle istituzioni di programmare gli interventi in campo culturale”. Secondo Giuseppe Civati, consigliere regionale dell’Ulivo, oggi presente in commissione all’audizione del direttore generale dell’orchestra, Luigi Corbani, “è necessario sostenere la richiesta di finanziamento ordinario chiesta dall’ente al Ministero, ma è anche necessario che le politiche locali premino chi sa investire e dimostra di ottenere ottimi risultati, anche in termini di ricavi. Così è per l’Orchestra Verdi, che a Milano ha un pubblico non elitario ma popolare, perché nella nostra regione la domanda di musica classica, come di teatro, non è certo di nicchia. È dunque necessario che la Regione metta in campo una politica di programmazione degli interventi, come abbiamo chiesto nella nostra proposta di legge regionale sul fondo unico regionale per lo spettacolo, che sappia poi convogliare le risorse regionali e statali verso gli interventi maggiormente meritevoli”. postato da civati, 00:12 | link | commenti giovedì, aprile 26, 2007 Il 25 aprile non è una ricorrenza
Prendo spunto da un dibattito lanciato da Alberto Biraghi, per una proposta che spero possa aprire a sua volta una riflessione. Sono da sempre molto affezionato allo slogan «il 25 aprile, non è una ricorrenza. Ora e sempre, Resistenza». Anche alla luce di questo spirito, vivo con qualche stanchezza il corteo del 25 aprile, sempre uguale a se stesso (e sarebbe un bene) ma diversamente strumentalizzato ad ogni edizione (ed è davvero stucchevole). Parlandone con i manifestanti di ieri, mi sono chiesto se forse non è il caso di adottare una formula come quella romana del 1° maggio. 25 aprile a Milano, 1° maggio a Roma. Con l'arte e lo spettacolo e, soprattutto, la memoria, al posto di questa triste attualità da gossip provinciale. Provincialissimo. Parliamone e, se qualcuno sarà anche d'accordo, pensiamo alla possibilità che il 25 aprile milanese diventi qualcosa di ancor più importante e più bello. postato da civati, 12:29 | link | commenti (2) domenica, aprile 01, 2007 Serruàn
Si scrive Serrone, ma per una sera si legge Serruàn. All'americana. Perché l'inaugurazione della mostra di Keith Haring e del suo Murale di Milwaukee al Serrone della Villa Reale di Monza ci ha trasmesso emozioni che in tanti anni non avevamo provato, noi monzesi, così provinciali, così lontani dai circuiti internazionali (l'unico circuito internazionale, essendo, com'è noto, quello dell'autodromo). Una serata molto significativa per le tantissime persone che hanno voluto prendervi parte. Una serata in cui è stato presentato il Serrone finalmente ripensato quale sede di mostre di alto profilo (dopo gli impressionisti di tanti, tanti anni fa), in attesa di ricevere i pezzi e i progetti espositivi della Fondazione Peggy Guggenheim. Una sera in cui si è potuto dire «I love Monza», come se si trattasse di Londra, New York, Berlino o Barcellona. Nessuna retorica. La realtà di una città che si muove, che cresce, come in quell'opera di Boccioni che Faglia ama citare. Una serata che per me si è conclusa con un kebab, preso sotto casa mia, in un posto che si chiama Antica pizzeria Manara (risorgimentale, con monumento a Barzanò, per intenderci). Monza, per una sera, è stata global. E lo sarà, se tutto va come deve andare, sempre di più, negli anni a venire. postato da civati, 01:12 | link | commenti lunedì, marzo 26, 2007 Le Scuderie di Arcore Sono da tempo puntualmente informato rispetto alle curiose idee della giunta di centrodestra di Arcore rispetto alla destinazione delle Scuderie della Villa Borromeo e non posso non preoccuparmi. L'amministrazione attuale ha abbandonato il progetto della giunta Nava, che aveva ricevuto l'approvazione e il sostegno della Regione. Un finanziamento che la Giunta Formigoni aveva destinato proprio al progetto che non piace più ai nuovi amministratori arcoresi (si tratta di 1 milione e 859mila euro). Il motivo è che ora si vorrebbero insediare nelle Scuderie diverse funzioni, tra le quali un corso universitario o una scuola di alta formazione oppure, ancora, un non meglio precisato "centro di ricerca regionale". Unico aspetto condivisibile è il fatto che - a sentire l'assessore competente - la destinazione rimarrebbe nell'ambito culturale, come inizialmente previsto. Dopo le sparate di Berlusconi (vicino di casa, un tempo interessato all'acquisto della Villa) che aveva proposto funzioni ricreative (tra le quali, una pizzeria, evidentemente per "puntare alto") e gli slanci alberghieri dell'assessore regionale Zanello, vorremmo che si tornasse a perseguire una soluzione di alto profilo e nello stesso tempo concreta e fattibile, così com'era il progetto da cui tutta questa storia è partita. Un progetto strettamente collegato al finanziamento regionale: Arteingioco si chiamava, e aveva un chiaro significato formativo e sociale, che sarebbe un peccato perdere. postato da civati, 14:43 | link | commenti sabato, marzo 24, 2007 Il popolo e le scettiche genti di Brianza
Conoscevo marginalmente la figura di Antonio Ghislanzoni, scapigliatissimo autore del libretto dell'Aida. Devo ringraziare perciò Paolo per avermi fatto omaggio, ieri sera, del suo Un apostolo in missione, il racconto delle «peripezie di un rivoluzionario milanese tra le scettiche genti di Canonica, Ponte d'Albiate e Besana in Brianza». Il pamphlet del Ghislanzoni (perfido e bonario insieme) ha molti elementi di pregio, che cerco di riassumere in poche righe. Partiamo dalla copertina: nell'edizione di Brianze compare un acquarello di Alessandro Greppi che ritrae l'ingresso della Villa del Gernetto, una magione che rischia di diventare ancor più famosa di quanto già non sia, perché Berlusconi (proprio lui) sta valutando l'opportunità di insediarvi l'università del pensiero liberale. E, pensando al rivoluzionario del Ghislanzoni, ciò non può non farci sorridere (anche perché la villa è perfettamente equidistante tra le altre due ville berlusconiane, quella di Arcore e quella di Macherio, a testimonianza di una certa qual indipendenza della nuova istituzione accademica...). Il viaggio del rivoluzionario, poi, parte dalla tratta Milano-Monza, la seconda della storia ferroviaria del nostro paese: dalla città verso la campagna, alla ricerca di nuovi consensi, confidando nella «mente svegliata» e nei presunti «istinti liberali» dei campagnoli. Il treno del progresso (dove un «villano di Seregno» esclama: «si viaggia pur male nelle strade ferrate!», e sembra di essere ai giorni nostri) introduce il missionario della rivoluzione in un contesto difficile e ostile, come capita spesso in occasione di alcune nostre campagne elettorali in partibus infidelium. Teobaldo Brentoni attraversa un popolo che non si rivelerà «maturo» e pronto per la rivoluzione: un'auto-giustificazione che è quasi un luogo comune della politica. Così come lo è l'interrogativo che il rivoluzionario di professione si pone, registrando l'ennesima delusione: «Oh! il popolo! il vero popolo non è questo! Ma dov'è dunque il vero popolo?». Una domanda a cui, caro Teobaldo, non vi è mai risposta definitiva. Né in Brianza, né altrove. La passione e la frustrazione del nostro rivoluzionario si conclude con una fuga picaresca, ma, ci par di capire, anche con una sorta di appello: non bisogna mai disperare, ci dice il Ghislanzoni, anche se il viaggio è lungo, e ci vuole pazienza. E la perseveranza è l'unica qualità necessaria per un rivoluzionario in missione. In Brianza. postato da civati, 09:18 | link | commenti martedì, febbraio 27, 2007 Monza chiama Brescia
Martedì 6 marzo 2007, ore 21, Sala Maddalena, Michele Faglia, sindaco di Monza, incontrerà Paolo Corsini, sindaco di Brescia, in un incontro dedicato alla cultura delle città, alla loro vocazione, alla loro missione. Due belle città della Lombardia a confronto. L'invito. Vi aspettiamo. postato da civati, 09:06 | link | commenti sabato, gennaio 20, 2007 Bombay ma non posso
Formigoni s'innamora di Bollywood e dall'India promette (minaccia?) un festival del cinema popolare che rappresenti la produzione di Bollywood a Milano. Tutto benissimo. Che sia anche la volta buona che si trova una soluzione per la Rai (di Milano, non di Bombay)? Che sia l'occasione, oltre che per misurarsi con le missioni all'estero, anche per confrontarsi con i problemi del cinema lombardo, dei suoi festival, della sua sopravvivenza? Dagli articoli del prode Schirinzi (ribattezzato Schirhindi per l'occasione) non siamo riusciti ad appurarlo. Da un'Ansa apprendiamo però che «la Lombardia si offre all'India come possibile grande set per la realizzazione di film e come divulgatrice in Europa del cinema indiano ancora poco conosciuto». Finalmente abbiamo capito a cosa può servire il megacentro di produzione di fiction (echipiùnehapiùnemetta) che la Regione ha voluto ricavare presso la Manifattura Tabacchi. Per trovare una soluzione, Formigoni è dovuto andare fino a Bombay. Anche in questo caso, però, il condizionale è d'obbligo. postato da civati, 02:49 | link | commenti mercoledì, gennaio 17, 2007 Happy days: Fonzie e la sinistra democratica Fonzie è un mito da sempre. Ma quella frase di Nanni Moretti, che accusava i dirigenti dell'attuale Sinistra di essere cresciuti guardando Happy days (con il celeberrimo: "Nanni, ma cosa c'entra?", e la risposta folgorante: "Non c'entra, ma c'entra") è uno dei passaggi fondamentali della filmografia morettiana. Mi affido a Michele Serra (e anche a Gianni Cuperlo) per un commento: "E tu, stai con Fonzie o con Nanni Moretti? Prima che qualche malintenzionato si impossessi di un quesito così nevralgico per le sorti della sinistra italiana, facciamolo nostro. Dichiarando subito (nello spirito di Caserta) che noi stiamo con entrambi. Fortemente con entrambi. La cronaca. In Italia per lavoro, l'indimenticabile Fonzarelli (al secolo Henry Winkler, oggi uno splendido sessantenne) è stato intervistato dal settimanale Chi. Che gli ha sottoposto una frase caustica di Nanni Moretti sui dirigenti della sinistra italiana. Che ti puoi aspettare da chi è cresciuto guardando Happy Days? Fonzie ha risposto da par suo, anzi meglio. In tipica azione di contropiede, ha collocato Happy Days e i suoi fan nel bel mezzo del Movimento: "Alle convention di Happy Days si manifestava contro la segregazione degli afroamericani e a favore dei portatori di handicap. Ho sempre appoggiato Bill Clinton e ora sostengo Hillary. Sono un uomo di pace, amo il mio paese ma non la politica di George Bush". Se non è egemonia culturale della sinistra questa... Non solo nei cineforum, ma perfino nelle fasce più pop dei palinsesti si praticava, già in pieni anni Settanta e Ottanta, il più sfrenato politically correct. Di Robin Williams, quando giovanissimo faceva Mork di Ork ("Io sono Mork, sull'uovo vengo da Ork") già si sapeva che, in quanto alieno e dunque immigratissimo, era portatore di istanze democratiche. Ma di Fonzie, che ci pareva soprattutto un divertentissimo cazzaro, veniamo a sapere solamente in extremis che era ed è impegnato politicamente. Pazienza: quello che conta è chiarire una volta per tutte che la cultura di massa è un mare magnum che contiene, al suo interno, veramente di tutto, dall'eccellente artigianato di parecchi serial americani a piccoli capolavori come i Simpson. E un'infinità di porcherie, naturalmente. Uno tsunami di robaccia. [...] Se alcuni dirigenti della sinistra danno la netta impressione di avere qualche neurone scarburato la colpa probabilmente non è di Fonzie, quanto piuttosto dell'accumulo nocivo, decennio dopo decennio, di riunioni non sempre utili, in stanze non sempre aperte ai refoli della primavera e alle voci della strada. Ne ha ammazzati di più la stesura di una mozione, e peggio ancora degli emendamenti a una mozione, piuttosto che l'intera serie di Nonno Libero. Certo la questione del rapporto tra cultura alta e bassa si è complicata, negli ultimi anni. O per cinismo o per stupidità (spesso è impossibile distinguere i due moventi...), è diventato molto di moda lodare in blocco la melma e la fuffa televisiva [...]. Ed è considerato molto spiritoso, per dire, dichiarare che l'incredibile Hulk ha meglio operato, per l'emancipazione dell'umanità, di Kant o di Benedetti Michelangeli. Di qui, per dignità, la nostra intatta difesa dei cineforum, e addirittura (lo dico! lo dico!) la rivendicazione della grandezza assoluta della "Corazzata Potemkin": no, non era una boiata pazzesca. Era un capolavoro, compagno Fantozzi. In conclusione, stare sia con Fonzie sia con Moretti non significa dare il classico colpo al cerchio e alla botte. Significa, credo, saper distinguere, o comunque provare cocciutamente a farlo. Lo stesso Nanni Moretti, per altro, ha dato molteplici prove di conoscere e amare diversi aspetti della cultura di massa, comprese alcune delle canzonette sgangherate (alcune belle, alcune sgangherate) che accompagnano i suoi film. Perché poche cose commuovono (lo diceva anche Proust) come le cattive canzoni. E il cast di "Ecce bombo" quasi al completo, se l'Italia fosse l'America, sarebbe stato l'eccellente protagonista di una serie di telefilm indimenticabile, compreso il famoso e invisibile amico etiope [...]. Perché non è vero che bisogna amare sia il "basso" che l'"alto". Bisogna, potendo, amare il meglio dell'alto e il meglio del basso". postato da civati, 13:01 | link | commenti (1) lunedì, gennaio 08, 2007 Se l'italiano fosse gratuito Nel catalogo delle cose barcellonesi da importare quanto prima, mi sono dimenticato una delle più importanti: i corsi di lingua catalana promossi dalla Generalitat e offerti in modo gratuito a chiunque ne sentisse la necessità. Certo, c'è molto spirito nazionalista nell'iniziativa che l'omologo della nostra Regione sponsorizza e rivolge agli stranieri, ma anche ai solo castellano-hablantes. Però l'idea di insegnare gratuitamente la lingua del Paese è fondamentale per i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri, per migliorare le loro possibilità e per renderli più vicini a noi, senza pretese di assimilazione, ma con la certezza che la lingua è uno strumento primario per il lavoro e per la convivenza. A Stoccarda, mentre i bambini sono a scuola, i genitori possono seguire dei corsi di tedesco, di cui il Land del Baden va giustamente orgoglioso. Cose che capitano, dove la politica serve a qualcosa. Da noi, ovviamente, non succede. postato da civati, 15:45 | link | commenti mercoledì, dicembre 06, 2006 Galleggiare in profondità
L'espressione è di Fabio Volo, che a me è simpatico, anche se scade sovente in un qualunquismo un po' sciatto. Ma, Volo, per un attimo lasciamolo lì, perché ci tornerà buono tra qualche riga. Il suo motto della trasmissione di questa mattina, si ricollega ai Barbari di Baricco, libro che vale la pena di leggere e che entra di diritto nei consigli per i regali natalizi che ci facciano un po' pensare. Nella tipologia del barbaro baricchiano - a cui, per la verità, non si sottrae per certi versi nemmeno lo stesso Baricco, con tutte le concessioni all'estetizzazione di se stesso che ci ha proposto negli ultimi anni - rientra perfettamente Fabio Volo. Quando si leggono i suoi libri, ad esempio, di cui il primo è bello, il secondo proprio no e il terzo così così, si scopre come l'esperienza della lettura sia strettamente collegata alla conoscenza dell'autore, che si conosce per altri motivi, e alla sua popolarità, che costituisce in qualche modo il contesto della stessa 'opera' letteraria. Lo stesso vale per il tratto commerciale, che invade il campo della letteratura e, inevitabilmente, lo trasforma (qualcuno sostiene addirittura che lo comprometta, ma sono d'accordo solo fino ad un certo punto). Un mondo che i barbari hanno già conquistato, all'insegna di mosse inaudite e dirompenti. Tra le quali c'è sicuramente quella di ascoltare Volo, la mattina, prima di andare a lavorare e, cercando per il resto della giornata di galleggiare in profondità. Oppure, approfondire sì, ma in superficie, che è anche più comodo. E meno impegnativo (la parola meno barbara che c'è). postato da civati, 00:26 | link | commenti domenica, dicembre 03, 2006 Palamedia: una bella idea
Questa mattina sono stato in visita a Bovisio Masciago: cittadina della valle del Seveso, governata da una lista civica di centrosinistra, dopo essere stata per anni retta dal destrissimo Ratti. Durante l'incontro con i compagni della sezione locale, l'assessore alla Cultura, Roberto Grandi, mi ha presentato il programma delle manifestazioni della stagione 2006-2007. Non ho potuto non fargli i complimenti, per una rassegna davvero di alto profilo, pensando al piccolo centro: Grandi lavora in collaborazione con altre amministrazioni della Brianza occidentale e ha proposto di inserire Bovisio nel circuito filosofico brianzolo («Gli abitatori del tempo») a cui sono molto affezionato. E poi si è inventato il Palamedia: una tensostruttura che ospita le manifestazioni culturali, all'interno di un plesso scolastico. Idea semplice, poco onerosa, in grado di rispondere - fin dai primi mesi del nuovo governo cittadino - al bisogno di cultura di un piccolo centro operoso della nostra Brianza. Cose da Grandi, che entrano di diritto nel banco delle buone pratiche e nel mio personalissimo taccuino. postato da civati, 19:56 | link | commenti domenica, novembre 19, 2006 Della morte, dell'amore
«Di quel nulla che ondeggia come ultimo termine in fondo a ogni virtù e santità... noi abbiamo paura come della tenebra i bambini». Parte idealmente dalle parole conclusive de Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer il dialogo, pubblicato da Cortina, tra Giulio Giorello e Umberto Veronesi intorno a temi di grande interesse e scottante attualità: il testamento biologico, la libertà di ricerca, la posizione della scienza di fronte al post-secolarismo, la critica del principio di precauzione, la possibilità per ciascuno di decidere per sé senza essere di nocumento agli altri (e i limiti che sono in gioco, nell'ambito di questa decisione). Il dialogo, curato da Chiara Tonelli, s'intitola La libertà della vita e vede la partecipazione di Spinoza e Darwin, di Feyerabend e Mill (anche la bibliografia che viene proposta è sintetica ma ricca di indicazioni per buone letture). Insomma, tutto questo sarebbe già sufficiente per precipitarsi in libreria e acquistare a 9 euro il testo. E magari per regalarlo a qualche amico troppo convinto delle proprie verità. Ma è nelle pagine finali che il binomio vita-morte - come sempre, verrebbe da dire - si arricchisce di una bella riflessione sull'amore, una sorta di "colpo di coda" del dialogo, introdotto dal prof. Veronesi. Ed è ancora Schopenhauer a spiegare il perché: «Il fine ultimo di ogni vicenda d'amore è davvero più importante di tutti gli altri fini della vita umana e perciò merita in pieno la profonda serietà con la quale lo si persegue». Cosa aspettate? postato da civati, 08:40 | link | commenti mercoledì, ottobre 25, 2006 A casa sua
Sta tornando come prima. A poco a poco sta svanendo l'incantesimo che aveva consentito a Letizia Moratti di presentarsi trasformata nella nuova veste di sindaco di Milano, dopo aver fatto in modo orrendo il ministro dell'Istruzione (aggiungiamo noi: pubblica, almeno teoricamente). E' proprio lei! adesso la riconosciamo. Dopo il ticket promesso per gennaio e prontamente rinviato, la vendita di Metroweb smentita e subitaneamente effettuata, dopo la crisi con Sgarbi consumata e immediatamente rovesciata in lodi sperticate, ci mancava la versione cinefila del sindaco già ministro, che commenta con l'accetta l'ultimo film di Francesca Comencini, A casa nostra. Mentre Veltroni celebra la Festa del cinema, qui, a Milano, si commentano i film, colpevoli di rappresentare Milano come città edonista e violenta, nonché smodatamente ricca e ancor più avida. Inutile spiegare al già-ministro che ognuno ha il proprio punto di vista e che Milano ne contiene a migliaia. E che esistono tante Milano, compresa quella che vive di denaro e per il denaro. Purtroppo l'incantesimo è finito: Moratti è tornata quello che è, un'icona altoborghese dalle vedute non proprio sconfinate. Anziché il ticket d'ingresso, possiamo scommettere che introdurrà quanto prima le pattine per accedere alla città. E guai a chi parla male di Milano a casa sua. postato da civati, 00:59 | link | commenti mercoledì, ottobre 11, 2006 Merda! A Milano, la realtà supera la fantasia. Si parlava di cessi da coprire tra Porta Romana e Porta Vigentina, giusto un attimo fa, e ora Sgarbi interviene spiegando che i cessi vanno coperti, mentre alla cacca va dedicata una mostra (il Manzoni non è Alessandro, ma Piero). "Con Oliviero Toscani - ha detto Sgarbi - organizzeremo una mostra sulla cacca: al Pac ci sarà una sezione sulla merda nell'arte mentre al museo della scienza ci sarà la cacca scientifica". I cittadini milanesi si chiedono se, per quella amministrativa, sia necessario rivolgersi a Palazzo Marino (chi di provocazione ferisce...). postato da civati, 18:24 | link | commenti (1) Veli pietosi Promessi Sposi, capitolo XXXIV. "Su queste notizie, il disegno di Renzo era di tentare d'entrar dalla prima porta a cui si fosse abbattuto; se ci fosse qualche intoppo, riprender le mura di fuori, finché ne trovasse un'altra di piú facile accesso. E sa il cielo quante porte s'immaginava che Milano dovesse avere. Arrivato dunque sotto le mura, si fermò a guardar d'intorno, come fa chi, non sapendo da che parte gli convenga di prendere, par che n'aspetti, e ne chieda qualche indizio da ogni cosa. Ma, a destra e a sinistra, non vedeva che due pezzi d'una strada storta; dirimpetto, un tratto di mura...". Renzo è spaesato di fronte alle mura della città. E di |