|
mercoledì, novembre 25, 2009 Radici paleocristiane
La maggioranza (presidente leghista e relatrice del provvedimento pure) ha bocciato in commissione Cultura una mozione (la n. 307) che intendeva tutelare il cimitero paleocristiano ad Martyres (che sorge nei pressi della basilica di S. Ambrogio, a Milano) dalla costruzione di un parcheggio interrato. Formigoni si era impegnato a sostenere la nostra mozione con una lettera di qualche settimana fa. La commissione ha bocciato, con buona pace delle "radici cristiane" e dei beni culturali, materiali e immateriali che si intendono difendere e tutelare. A parole, ovviamente. P.S.: l'iniziativa, da noi sostenuta, partiva dall'ex-consigliere Lucio Bertè. Un radicale, per dire. postato da civati, 16:36 | link | commenti (6) martedì, novembre 24, 2009 La cultura non c'è più
Nella nuova giunta di Muggiò (centrodestra) non c'è più la cultura. L'hanno sostituita con il «benessere» e gli «eventi». Segno dei tempi. postato da civati, 12:21 | link | commenti (4) mercoledì, novembre 18, 2009 Non ci volevo credere
«Da noi non c'è criminalità, vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia». E invece quella di Coccaglio, del 'bianco' Natale è un'iniziativa vera. E i ministri erano e sono d'accordo. Evidentemente anche «far piazza pulita» fa parte delle nostre tradizioni (con ulteriore precisazione: «Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana»). Chissà che non trovino un piccolo clandestino appena nato: senza documenti, lui e i suoi genitori. postato da civati, 19:57 | link | commenti (11) martedì, novembre 17, 2009 Mitici
Moschea di Milano: Moratti, assistita dai più lucidi leader del Pdl milanese (da La Russa a Podestà, per capirci), aveva dichiarato che la decisione spettava a Maroni. Oggi Maroni (dopo cinquanta giorni!) dichiara che la decisione spetta a Moratti. postato da civati, 13:30 | link | commenti (5) venerdì, novembre 13, 2009 Chiedo di ritirare la mozione
Marcia indietro del sindaco: gli islamici non saranno schedati. Bontà sua. postato da civati, 16:26 | link | commenti (6) domenica, novembre 08, 2009 Testa e croce
Fortunatamente a qualcuno è venuto in mente don Milani: Don Milani, quando faceva scuola nella parrocchia di Calenzano, metteva nel cassetto il crocifisso per rispetto delle convinzioni di ciascuno dei suoi studenti. postato da civati, 18:22 | link | commenti (12) lunedì, ottobre 26, 2009 Non c'è malizia
Interdizione dai pubblici comizi. Chi vive nella Regione straniera sa a che cosa ci si riferisce. postato da civati, 17:33 | link | commenti (3) lunedì, ottobre 19, 2009 Dì qualcosa
La presentazione milanese di Regione straniera, a cura di Alessandro Turci. Qui il seguito. postato da civati, 08:45 | link | commenti (2) martedì, ottobre 13, 2009 postato da civati, 10:10 | link | commenti (1) giovedì, ottobre 08, 2009 Voi siete qui
Mentre vado a Treviso, mi raggiunge l'opportuno aggiornamento di Metilparaben su «Treviso, bel suol d'amore». Tutti pronti ad arruolarci nella Regione straniera. postato da civati, 16:36 | link | commenti Regione straniera esce oggi
In tutte le librerie, l'indagine sugli stranieri in Lombardia (e non solo). Qui le prime pagine, per chi non riesce a resistere (si fa per dire). postato da civati, 00:26 | link | commenti (5) martedì, ottobre 06, 2009 Dimenticavo
Giovedì 8 ottobre esce Regione straniera per i tipi di Melampo. Si tratta della mia personalissima indagine sugli stranieri in Lombardia, a cui ha lavorato anche la mitica Lucia Parrino. Lo trovate nelle migliori librerie. Lo presenteremo lunedì prossimo, alle ore 21, presso lo spazio Melampo, in via Carlo Tenca a Milano, con la partecipazione, tra gli altri, di Nando Dalla Chiesa e Carlo Monguzzi. Poi a Roma, presso la libreria Bibli, a Trastevere, giovedì 15 ottobre, alle ore 18, con la partecipazione di Luigi Manconi, Ernesto Ruffini, Andrea Sarubbi. postato da civati, 17:28 | link | commenti (18) domenica, settembre 27, 2009 postato da civati, 14:16 | link | commenti (9) venerdì, settembre 25, 2009 Ci mancava
Finalmente il tigì in dialetto. La globalizzazione si affronta a mani nude (lo speaker è presidente della commissione Cultura della Consiglio regionale della Lombardia). postato da civati, 08:48 | link | commenti (24) lunedì, settembre 21, 2009 L'importante è che non si veda
La vicenda della moschea di Milano. Una vergogna nazionale. Come al solito, apertura del Pdl, chiusura della Lega. La frase: «La Costituzione dice che va garantita la libertà di culto, ma nessuno obbliga nessuno a costruire le moschee». Chiaro, no? postato da civati, 09:49 | link | commenti (23) sabato, settembre 12, 2009 postato da civati, 11:23 | link | commenti (54) giovedì, settembre 10, 2009 Cittadini, finalmente?
Gad Lerner scrive cose che condivido, oggi su Repubblica, a proposito della legge Granata-Sarubbi (il primo del Pdl, il secondo del Pd, e vi consiglio, quest'ultimo, di seguirlo sul suo blog, perché continuiamo a dire che mancano le proposte ma, qualche volta, le proposte ci sono). L'articolo di Lerner lo trovate qui. La frase (di Calderoli): «Non vorrei che tra cinque anni e un mese trovarmi con un presidente abbronzato» (nella stessa occasione se l'era presa con gli eritrei del gommone, per capirci). Ecco: una battaglia di civiltà, che tutto il Pd deve fare, come per altro la terza mozione scrive a chiare lettere. postato da civati, 12:50 | link | commenti (14) martedì, settembre 08, 2009 Hanno ucciso l'uomo ragno Protestano gli studenti della scuola Paolo Grassi. E protesto anch'io. postato da civati, 09:03 | link | commenti (2) giovedì, settembre 03, 2009 Adesso, però, il Pd lo incalzi
Fini dichiara che gli immigrati devono votare alle Regionali. Sono d'accordo, ovviamente. Credo però che il Pd debba pretendere che alle parole seguano i fatti e che lo scontro politico all'interno della destra venga portato nelle aule parlamentari, dopo essere stato a lungo solo sui titoli dei giornali. Perché la politica a questo dovrebbe servire: a decidere qualcosa, non soltanto a dichiararlo. postato da civati, 19:24 | link | commenti (9) domenica, agosto 30, 2009 Una nazione di immigrati
Oggi Repubblica presenta l'estratto di un testo di JFK, Una nazione di immigrati, ripreso all'interno del volumetto appena pubblicato da Donzelli (John F. Kennedy, La nuova frontiera, pp. 89-sgg.). Ve li consiglio (l'estratto e il volumetto). postato da civati, 11:55 | link | commenti (19) sabato, agosto 22, 2009 Qualcosa sul burkini
Francesco rovescia - giustamente - il criterio della cosiddetta reciprocità, su cui spesso anch'io mi sono interrogato (la prima volta fu usato da Locke contro i papisti, per dire). Come nota Francesco, però, c'è una sfumatura da tenere in considerazione: perché se è vero che noi non dobbiamo pretendere di spiegare agli altri come si devono vestire (se il loro abbigliamento non è offensivo o, peggio, nocivo nei nostri confronti), dobbiamo chiederci perché alle donne, in certe culture, ciò accada e se ciò, come in molte occasioni è successo e ancora succede, non sia, a sua volta, una limitazione della libertà delle persone e del loro modo di vestire e, soprattutto, di vivere. Una sorta di domanda di riserva, che non possiamo eludere. Che non c'entra con il burkini dal punto di vista della convivenza in piscina, per capirci, ma che può avere qualche effetto dal punto di vista della convivenza in società, se così la possiamo chiamare. postato da civati, 14:21 | link | commenti (73) Ipocrisie
Tito Boeri, oggi su Repubblica, ricorda che «l'unico merito del reato di immigrazione clandestina è l'aver messo in luce in modo ancora più stridente le ipocrisie delle nostre leggi sull'immigrazione». E aggiunge: «Se non vogliamo diventare il paese non solo dei condoni, ma anche delle sanatorie permanenti degli immigrati, abbiamo il dovere oggi di riformare le politiche dell'immigrazione, scegliendo chi vogliamo che venga da noi e chi no in base alle sue qualifiche (abbiamo meno della metà degli immigrati laureati degli altri paesi europei), alla sua conoscenza della lingua italiana o altri criteri da definire dal legislatore in modo trasparente, permettendo a questo qualcuno poi di cercarsi un lavoro regolarmente mentre è già da noi». Per superare «la finzione che gli immigrati possano venire selezionati e assunti prima ancora di entrare nel nostro paese, come se potessimo far funzionare in Burkina Faso quel servizio di collocamento pubblico che non riesce a trovare un lavoro a chi lo cerca neanche in Italia». postato da civati, 11:50 | link | commenti (12) venerdì, agosto 21, 2009 Conoscere per deliberare
A proposito di stranieri, se ve lo siete persi, un dossier che vale tante chiacchiere. postato da civati, 22:38 | link | commenti (4) postato da civati, 18:57 | link | commenti (5) mercoledì, agosto 19, 2009 Da vicinissimo
Quando leggo articoli come questi, mi viene in mente il motto einaudiano «Conoscere per deliberare». Perché forse dovremmo saperne qualcosa in più, e basarci su informazioni più precise. Per affrontare un tema che, volenti o nolenti, ci riguarda da vicino. Da vicinissimo. postato da civati, 11:51 | link | commenti (78) martedì, agosto 18, 2009 Per esempio
Perché, mentre si parla di inni, dialetti, partito del Nord e del Sud (e il Centro?), il Pd non si preoccupa di dare informazioni come questa? Tanto per smentire uno dei luoghi comuni più in voga nell'ultimo Ventennio. E rimettere un po' di cose al loro posto. Una iniziativa da partito di sinistra, non credete? postato da civati, 19:50 | link | commenti (25) domenica, agosto 16, 2009 A proposito di test e di Semplificazione
Ma qualcuno Va pensiero lo sa ancora scrivere? Il test è d'obbligo. A meno che il Và pensiero di Repubblica.it sia dialettale... P.S.: Calderoli, invece, dice che Fini e i suoi sono "fuori di melone", con riferimento alla proposta di concedere la cittadinanza agli stranieri dopo cinque anni. I meloni, in Lombardia, li raccolgono gli immigrati. Per dire. P.P.S.: pare che lo stesso ministro (della Semplificazione?!) stia preparando la «bozza sui dialetti». Il testo di legge sarà plurilingue? Con i sottotitoli in italiano? postato da civati, 15:41 | link | commenti (20) giovedì, agosto 13, 2009 A proposito di società multietnica
E di quelli che fanno finta che non lo sia. La notizia è di quelle che fanno riflettere. postato da civati, 20:26 | link | commenti (94) domenica, agosto 09, 2009 Anche senza documenti
I lavoratori stranieri vanno rispettati: lo dice Fini, toccando un punto nevralgico della questione e introducendo un argomento che riguarda la stragrande maggioranza dei clandestini e che confligge nettamente con il reato di clandestinità, entrato in vigore dalla mezzanotte di ieri. P.S.: per non farsi mancare nulla, Fini ieri è intervenuto correttamente anche sulla pillola abortiva. postato da civati, 10:12 | link | commenti (20) mercoledì, luglio 29, 2009 Due di due: panico tra le coppiette
In uno dei suoi libri che mi piacciono di più, Massimo Cacciari ha ricordato la familiarità tra il numero due e il terrore (in ragione di un'etimologia carica di senso filosofico). Alla stessa cosa deve avere pensato un altro sindaco del Nord Est, che «ha vietato gli assembramenti di due persone nel centro cittadino» (giuro). Panico tra le coppiette. Vale la pena allora di rinviare a quanto scrivevo tempo fa, a proposito di alcune ordinanze lombarde, e al blog che tiene da mesi l'archivio di queste follie, perché da queste vicende surreali passa un tema importante per la vita democratica del nostro Paese. P.S.: a proposito, buone notizie da Sanremo. Bambini e anziani possono tornare a sedersi (esibendo documento d'identità in corso di validità, ovviamente). postato da civati, 12:41 | link | commenti (31) sabato, giugno 06, 2009 A proposito di città africane
Prezioso pezzo di Fabio Poletti, oggi, sulla Stampa. Riprende quello che qualcuno dice da tempo e che scriveva in tempi già molto sospetti. postato da civati, 13:11 | link | commenti mercoledì, maggio 20, 2009 Non prendiamoci in giro
La vicenda della Rai e delle nomine dei suoi vertici giornalistici è sconvolgente. Certo, sconvolgentissima. Però la responsabilità, in questo campo, è di tutti. Perché quello dell'informazione è il problema del nostro Paese. Lo è da vent'anni, quasi, e, per chi come me ha iniziato a far politica nel 1994, lo è da sempre. E nessuno ha fatto nulla. E le nomine di B sono solo peggiori di altre, di cui si fece carico il centrosinistra. Il sistema è lo stesso, la lottizzazione indecorosa, la qualità pessima. L'immagine è quella di una politica ingorda, incapace di interpretare il proprio ruolo, ipertrofica e ignorante. E il contesto è quello del conflitto d'interessi, che permea di sé anche i più piccoli trafiletti, i dorsi locali, la Gazzetta di Pastrufazio e l'Eco del Maradagàl. Volevamo la Bbc e ci ritroviamo Minzolini. Ma noi, di diverso, che cosa abbiamo fatto, in occasione delle puntate precedenti? postato da civati, 10:52 | link | commenti (5) sabato, maggio 16, 2009 L'immigrazione e gli intelligentisti
Assisto interdetto alle polemiche sull'immigrazione che dividono il Pd. Da una parte, Chiamparino, Penati e Letta (il moderato Letta?), dall'altra Zanonato e Cofferati. A me pare che il problema sia molto semplice. Che il Pd non abbia una politica sull'immigrazione, né sulla sicurezza, né sull'integrazione. E che in questi anni nessuno abbia lavorato per costruirla. I respingimenti sono un falso problema, come sanno tutte le persone perbene. Chi si mette in cammino per arrivare qui, attraverso il deserto, affrontando esperienze inenarrabili e disumane, subendo violenze ed esponendosi all'umiliazione, dovrebbe essere 'trattato' dai politici di sinistra con un maggiore rispetto. Basta aver letto qualche libro per farsene un'idea, come quello che ci parla di Manadou e di altre storie simili alla sua. I pericolosi clandestini da respingere rappresentano una quota minima del fenomeno dell'immigrazione, tra il 5 e il 10% (e forse le stime sono anche gonfiate), ma a sinistra pare che lo abbiano dimenticato tutti (e di solito, a parlarne, è Pisanu, che in questo caso fa il democratico in outsourcing). Inseguire la destra su questo terreno è semplicemente vergognoso. Piuttosto c'è da chiedersi perché, pur avendo governato tutti, destra e sinistra, in questi anni, non si siano trovati strumenti più adeguati per fare cose semplici e giuste. Primo, per regolare i flussi (come si fa in altri Paesi, ad esempio in Canada), regolarizzando le persone che in Italia lavorano, anche da clandestine (perché, ed è un'altra cosa da ricordare sempre, quasi tutti i clandestini che circolano per il Paese sono persone che lavorano come badanti, nei cantieri edili, nelle aziende e nei campi italiani: definirli criminali mi pare assurdo e basta). Secondo, contrastando le agenzie criminali che fanno di mestiere la tratta delle persone dall'Est e da Sud verso l'Italia. Terzo, favorendo i processi di integrazione, totalmente assenti dai decreti governativi e affidati, in Italia, ai soli enti locali. Quarto, intervenire duramente nelle zone di degrado, come è stato fatto a Torino (da Chiamparino) e a Padova (da Zanonato). Per tutto questo, ci vuole informazione e impegno: bisogna dare ai cittadini gli strumenti per comprendere questo fenomeno, per interpretarlo correttamente, per conoscerlo. Perché le cose che si conoscono fanno meno paura. Perché un partito che si esprime con una sola voce, è più forte. Perché per contrastare la deriva culturale della destra, non bisogna infilarsi in questa deriva, ma tenere una posizione propria per più di due settimane. Perché non è questione di essere buoni o cattivi, ma di essere intelligenti. Ecco, spero che al Congresso, tra buonisti e cattivisti, si impongano gli intelligentisti. Farebbero bene al Pd, agli stranieri e, soprattutto, agli italiani. P.S.: un'altra cosa che dovrebbe fare l'opposizione, anziché prodursi in dichiarazioni sui giornali, sarebbe quella di fornire i risultati di tante iniziative muscolari del governo: per prima cosa, a proposito dei famosi militari di La Russa. In secondo luogo, a proposito delle ronde. In terzo luogo, a proposito del numero dei clandestini. Perché le sorprese sarebbero sconvolgenti per tutti, per i sostenitori delle ronde democratiche (in Lombardia furono presentate lo scorso anno su proposta della segreteria, con un provvedimento in tutto simile a quello proposto dai leghisti della mia città), per i più realisti del re, per i dichiaratori di professione. E conoscere i fallimenti degli altri, ci farebbe prendere anche qualche voto in più. postato da civati, 14:55 | link | commenti (24) sabato, maggio 09, 2009 Era solo una battuta
C'è solo un personaggio che si è qualificato per essere peggiore dell'estensore della proposta di posti riservati ai milanesi sul metrò: si tratta, ovviamente, del premier SB. Come al solito parecchio ambiguo, non si è sognato di contestare l'idea, anzi: si è limitato alla canonica espressione «era solo una battuta». Provate a googlare l'espressione e scoprirete che non è la prima volta che questo accade. Nel frattempo, sul podio opposto del cialtronismo politico, troverete il presidente della Camera, che gioca sempre la partita del distinguo: governo con questi signori da anni, ma faccio finta di non sopportarli, perché sono anticostituzionali (solo?). Così guadagno a destra e a manca. Due facce della stessa medaglia. Già. postato da civati, 08:42 | link | commenti (14) venerdì, maggio 08, 2009 Maestranze straniere L'80% degli addetti al cantiere della nuova sede della Regione Lombardia è rappresentato da stranieri. Prenderanno il vagone della metropolitana loro dedicato, per tornare a casa. Che vergogna. P.S.: «Ottime maestranze», ho sentito dire da un tizio in tv, «che non hanno creato problemi»: eh già, in quanto stranieri era lecito attendersi il contrario...postato da civati, 19:40 | link | commenti (12) sabato, maggio 02, 2009 L'integrazione, la sicurezza e la scommessa del Pd
Ieri l'Unità ha pubblicato un piccolo contributo del vostro affezionatissimo. Lo riporto qui di seguito. Per non parlar d’altro e affrontare i problemi veri, a tu per tu con i cittadini e con la società che vogliamo rappresentare, è decisivo il confronto con il tema dell’immigrazione, dell’integrazione e della sicurezza. Ne scrivono Luigi Manconi (Un’anima per il Pd, Nutrimenti), Livia Turco (Il muretto, Donzelli), Jacopo Tondelli (Sceriffi democratici, Marsilio) e Gianfranco Bettin, nel suo drammatico Gorgo (Feltrinelli). Libri usciti negli stessi giorni, che s’interrogano rispetto alla possibilità che la sinistra sappia offrire una propria risposta al tema, che tutti definiscono «epocale», della convivenza tra italiani e stranieri. Bettin è tranchant: «la sinistra italiana ha fallito sul versante dei diritti da promuovere e su quello delle regole da far rispettare». Eppure, l’immigrazione non dovrebbe essere «una questione periferica e marginale nell’impianto teorico e programmatico della sinistra», ma «un banco di prova decisivo della capacità di governo nelle società contemporanee». Come anche Turco, Tondelli attraversa diversi modelli o, meglio, tentativi di risposta politica e amministrativa che la sinistra ha offerto in questi anni, da Cioni a Penati, da Zanonato a Chiamparino (con una preferenza per le parole e le azioni di quest’ultimo). In alcuni casi coraggiosi e concreti, capaci di intervenire e di dare risposta e, per questo, vincenti: nella lotta al degrado, nel confronto con la ‘paura’, all’insegna di una politica della sicurezza sì, ma con gli immigrati, come vuole Zanonato. In gioco ci sono regole e diritti insieme: «tanto più noi inseriamo gli stranieri nella nazione, e allarghiamo il diritto di voto, tanto più disinneschiamo la carica esplosiva di queste problematiche», dice Chiamparino. E Tondelli commenta: «serve uno sforzo di elaborazione teorico-pratica particolarmente acuto, profondo, efficace» e di «un patto sociale rinnovato quanto accurato, da proporre a chi c’era e a chi arrivava», con la «pazienza di trasformare in azione l’intelligenza» quale unica «possibilità di radicamento nel futuro del paese» attraverso «risposte innovative, originali ed effettive». Senza passare «dall’anoressia alla bulimia», dice ancora Chiamparino, in quella «vertiginosa e fallimentare oscillazione», per dirla con Bettin, dalla minimizzazione buonista alla drammatizzazione del più realista del re (sindrome tipica di un’intera generazione politica). «Per mettere in pratica tutto questo, serve naturalmente un partito radicato, strutturato, organizzato e consapevole, che parla alla gente», dice Zanonato. Un partito che non si sottrae, che si ‘pensa’ in relazione a questo tema, che sa passare a quell’iniziativa politica che spesso è sinonimo di presenza e di partecipazione al livello locale (localissimo!) della propria città e del proprio quartiere. Perché è lì che la globalizzazione precipita ed è lì che è ‘scomparsa’ la società. Chi di tutto questo si deve occupare se non il Pd? postato da civati, 08:03 | link | commenti (6) mercoledì, aprile 29, 2009 Un nuovo patto sociale e culturale
Questa sera, alle 21, a Piacenza, all'auditorium S. Ilario, partecipo all'iniziativa del Pd locale, coordinata da Benedetta Corso (qui il programma della serata) e dedicata al binomio sicurezza-integrazione. Con il vostro affezionatissimo, intervengono: Maurizio Arvedi, Roberto Rampi e il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi. Siete tutti (ma proprio tutti) invitati. postato da civati, 09:42 | link | commenti martedì, aprile 28, 2009 Acqua bassa (bassissima)
Leggevo Gorgo di Bettin (un grande libro) e la cronaca della feroce aggressione della giovane coppia a Sesto San Giovanni. E pensavo a quali fossero le responsabilità della politica in questo campo. Di quanto sia lontana (Bettin racconta di appelli lasciati cadere da governi di sinistra e di destra nello stesso modo) e incapace di intervenire con gli strumenti più adatti. Poi ho letto questo capolavoro di volgarità e demagogia e ho pensato agli ultimi anni. E al fatto che la Lega abbia governato dal 2001 al 2006 e dal 2008 a oggi. Fanno sei anni abbondanti. Dal 2000, vuol dire quasi sempre. E, allora, la colpa di tutta questa insicurezza, cavalcata sempre di più e strumentalizzata con il più totale sprezzo della decenza e dell'onestà intellettuale, va rispedita al mittente. All'imprenditore politico della paura, che manda qualche militare per le strade, prende le impronte ai bambini rom, diffonde una cultura del sospetto verso gli immigrati senza distinzioni di sorta e, però, quando succedono fatti drammatici come quello di Gorgo e quello di Sesto, dà la colpa al buonismo della sinistra. Agli altri, insomma, senza assumersi la propria parte - significativa, per non dire maggioritaria - di responsabilità. Forse è il cattivismo della destra che non funziona, per dire. E il fatto che succedano cose del genere, che colpiscono profondamente la dignità delle persone, interroga le coscienze ben oltre la strumentalizzazione a fini puramente elettorali. Sempre che qualcuno la coscienza ce l'abbia. Non è mica detto. Una cosa so, però, con chiarezza: che continuare a sguazzare nell'acqua bassa, bassissima, della violenza e della paura, non dà alcun risultato. Anzi. postato da civati, 09:35 | link | commenti (4) lunedì, aprile 27, 2009 Ancora sul kebab
Il vostro affezionatissimo, oggi, è su l'Unità, a proposito di kebab, leggi discriminatorie e responsabilità del Pd. Correte in edicola... Quel pasticciaccio brutto della legge anti-kebab della Lombardia è molto istruttivo. Ci parla dello stato in cui versa il dibattito politico nella regione più ‘avanzata’ del Paese e della bassissima cucina politica ed elettorale che riguarda l’immigrazione in Italia. Ora, a qualche giorno dalla sua approvazione, Lega e Pdl (il secondo sempre a ruota della prima, e non solo su questi temi) negano che ci siano un particolare accanimento e una reale volontà di penalizzazione nei confronti dei kebab e di chi li produce. Non possiamo però dimenticare che la Lega presentò, qualche mese fa, un progetto di legge per tenere lontani i kebab dai centri storici, in quanto elementi di degrado tout court. E non possiamo nemmeno esimerci dal ricordare che un’iniziativa dello stesso segno ha portato alla chiusura la metà dei phone center della regione, proprio quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l’ennesima legge-propaganda contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il Paese. Si tratta ormai di un vero e proprio “genere letterario”: perché oltre ai phone center, negli anni scorsi, ne hanno approvate altre, di leggi discriminatorie, peraltro tutte bocciate dal Tar ovvero dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale: dalle “case solo ai lombardi” alle norme restrittive sui luoghi di culto, fino ai non meno odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi pubblici. Per non parlare, a livello comunale, del proliferare di ordinanze anti-stranieri: tutte iniziative inutili e costose che fanno perdere di vista i veri problemi dell’integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia (e c’è la crisi), Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando tensioni anche laddove non ci sono, offrendo l’immagine di una società perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e più urgenti. È venuto il momento che il Pd, alla ricerca di un profilo e di un’identità, come ha ricordato Luigi Manconi nel suo ultimo libro, offra una propria lettura dell’immigrazione e della costruzione di una società dei molti e non dei pochi, in cui il diverso e l’altro siano vissuti come un’opportunità e come un momento di crescita collettiva. Che ci investa politicamente, con costanza e con serietà. Oltre a dire con forza ‘basta’ alle modalità con cui Lega e Pdl piegano le istituzioni alle loro convenienze elettorali, dobbiamo dire e fare qualcosa. E qualcuno se ne deve finalmente incaricare. A viso aperto e senza paura. Se saremo determinati e convinti, il tempo ci darà ragione. postato da civati, 12:44 | link | commenti (19) domenica, aprile 26, 2009 postato da civati, 18:50 | link | commenti (4) venerdì, aprile 24, 2009 CivatInternational Se il New York Times parla di te (in edicola Herald Tribune a pagina 3): “It’s a ridiculous law and the fines will never be applied. It’s a sign of a lot of political confusion.”postato da civati, 10:14 | link | commenti (8) giovedì, aprile 23, 2009 Per me uno poco piccante e senza cipolla, grazie
Contro tutte le "intolleranze alimentari", ci vediamo qui alle 12.30 (via Borsieri, angolo via Porro Lambertenghi). Kebab più gelato alla faccia di chi vuole male a stranieri e italiani (e anche alla faccia del T9). Per allontanare «l'olezzo del razzismo», come lo definisce oggi Ivan Berni (Repubblica Milano) e per una pausa pranzo che sia anche un piccolo momento di riflessione sulla società che cambia. Qui di seguito le ragioni della nostra partecipazione alla kebabbata con gelato. E’ giunto il momento di dire basta al modo di Lega Nord e del Popolo delle libertà di usare le istituzioni per approvare leggi ingiuste e discriminatorie. Mentre il mondo cambia Regione Lombardia e Formigoni approvano provvedimenti contro le imprese artigiane che producono gelati, pizze, piadine e kebab mentre bisognerebbe fare il contrario. E’ assurdo”. Lo dichiarano i Consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Carlo Monguzzi (Verdi), che oggi alle 12.30 parteciperanno al presidio in Via Borsieri a Milano per prendere un kebab e un gelato e per chiedere il ritiro della legge che discrimina gli artigiani italiani e stranieri. “Quella contro gli artigiani – spiegano Civati e Monguzzi - è l’ennesima legge – propaganda contro gli immigrati voluta da Lega Nord e sostenuta dal Popolo delle Libertà in Regione Lombardia. Non è purtroppo l’unica. Negli anni scorsi ne hanno approvate diverse, peraltro tutte bocciate dal Tar e anche dalla Corte costituzionale: dalla legge contro i Phone center alle ‘case solo ai lombardi’, fino ai non meno odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblici” “Tutte leggi inutili e costose che fanno perdere di vista i veri problemi dell’integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia e c’è la crisi – concludono - Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando tensioni anche laddove non ci sono, dando un’idea di città perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e più urgenti”. postato da civati, 10:39 | link | commenti (14) La majonese, nel frattempo, è impazzita
Marcello parla, a proposito della famigerata legge anti-kebab, di «una legge scritta col ketchup». Sorbitevi, ad esempio, l'articolo 2, comma 2: «E’ consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione, con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l’attività artigianale, tramite l’utilizzo degli arredi dell’azienda e di stoviglie e posate a perdere, ma senza servizio e assistenza di somministrazione». Notare la virgola prima di «tramite» e dove è stato collocato l'inciso «con esclusione degli spazi esterni...»: è evidentemente il copia-incolla di altri testi e di altri regolamenti, assemblati male, con il risultato che la legge è praticamente incomprensibile e si presta alle interpretazioni più diverse. E mentre scrivevano con il ketchup, potremmo dire, la majonese è definitivamente impazzita. postato da civati, 07:57 | link | commenti (2) Per loro stessa ammissione
La legge anti-kebab non serve a nulla. Leggete qui (trovate anche la notizia della nostra protesta enogastronomica di domani, in via Borsieri alle ore 12.30). Dicono gli esponenti della destra che si potrà continuare a mangiare il gelato per strada. Grazie di cuore. In compenso, è un triste destino per la legge nata a luglio (e discussa per mesi tra le file della destra) per contrastare i kebab (come testimonia la crociata lanciata tempo fa a Bergamo, la città dei due proponenti di Pdl e Lega) che venga dimostrata dai suoi sottoscrittori la sua totale inutilità prima ancora che essa entri in vigore. Eppure ieri qualche esponente della Lega aveva spiegato che si trattava di «uno strumento in più per la sicurezza» (controllate qui). Già. Ci si vede domani, in via Borsieri, alle 12.30, a mangiare un kebab e un gelato sul marciapiede. Eversivi, in ogni caso. postato da civati, 00:45 | link | commenti (6) mercoledì, aprile 22, 2009 Non capiscono un cono (segue) Il Corriere, ma anche Repubblica, si sono fatti prendere la mano sulla questione gelati e kebab... Domani, alle ore 12.30, ci mangiamo un kebab in via Borsieri (all'angolo con via Porro Lambertenghi), all'Isola, con i colleghi Ardemia Oriani e Carlo Monguzzi e il capogruppo a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino. E poi anche un gelato lì vicino. Ci siete? postato da civati, 11:42 | link | commenti (16) martedì, aprile 21, 2009 Non capiscono un cono
Riprende la discussione sulla legge per chi somministra alimenti e bevande. Panico tra i gelatai: quest'estate come faranno? La legge ha assunto un nuovo titolo, rispetto a quello iniziale powered by Belotti. Il titolo è: Disciplina della vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti di propria produzione per il consumo immediato. Art.2, comma 2: «E' consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione, con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l'attività artigianale». Il cono si mangia alla cassa, praticamente (la pizza, nel caso, va mangiata in un boccone, perché sul marciapiede anche la masticazione è sospetta). postato da civati, 15:47 | link | commenti (5) Non di solo kebab
Vive il leghista (e la destra in Lombardia). Legge sui kebab, poi presentata come legge su chi fa attività di somministrazione di alimenti e bevande. In generale: perché non si può parlare solo di kebab, bisogna estendere a tutta la categoria. E ne viene fuori un pasticcio che non finisce più, come sottolineato in questo momento dall'ex-assessore leghista Cé. Una norma che «va a toccare i diritti personali, del codice civile, sia del produttore, sia del cliente», perché riguarda i comportamenti di chi poi alimenti e bevande se li gusta. «Un conto è la forzatura politica», dice Cé, un conto è fare una legge impugnabile fin da domattina. «Evitiamo l'ennesima brutta figura». E, invece, non la eviteremo. Cè parla di principi liberali, dei diritti dei produttori e del cittadino. A prescindere dal fatto che mangi il kebab o la piadina (romagnola e quindi comunque comunista). Legge sbagliata e discriminatoria. En plein. Zamponi (IdV) parla di legge inutile e di «marchetta o, meglio, di una sorta di servizio senza corrispettivo effettuato a favore di un partito politico che continua a prendere legnate sulle gengive sui fatti di sostanza e sbandiera come grande successo la chiusura dei centri per le telefonate [la nostra battaglia per i phone center] e iniziative come questa». Il Pdl, in ogni caso, è d'accordo. Saffioti (Forza Italia) è il relatore del provvedimento, per intenderci. postato da civati, 13:15 | link | commenti (5) lunedì, aprile 20, 2009 Il cardinale Martini e il vescovo di Monze
Non è un errore di battitura: chi c'è stato, all'incontro tra Martini e Patriarca, dice che è stato «spaziale». Se ne parla anche qui, sul blog di Giuseppe (nel senso di Adamoli). postato da civati, 17:14 | link | commenti (6) giovedì, aprile 16, 2009 Non è più tempo di Bossi-Fini
Fini cambia idea anche sulla legge sull'immigrazione. Ormai è più a sinistra del partito comunista cinese (quello di una volta, s'intende). postato da civati, 09:19 | link | commenti (4) venerdì, marzo 20, 2009 Un aiutino
B si dice preoccupato. La lettera dei 101 parlamentari del Pdl lo ha convinto: alcuni provvedimenti del pacchetto Sicurezza sono illiberali e pericolosi. Da solo, in queste settimane, non ci era arrivato. postato da civati, 08:20 | link | commenti (7) mercoledì, marzo 18, 2009 La sicurezza che ci piace (la 'spiega')
A proposito del comunicato che trovate qui di seguito, volevo aggiungere qualche considerazione, a mo' di 'spiega'. Per prima cosa il lavoro si svilupperà sia dal punto di vista legislativo, con un percorso partecipato, sia dal punto di vista operativo, con un'azione sul campo che coinvolgerà i circoli del Pd che vorranno riprendere l'iniziativa. Abbiamo già contattato il circolo del Pd di Affori, che si è detto interessato e disponibile a partecipare. In secondo luogo, l'esempio spagnolo è richiamato perché la Spagna è il paese più simile al nostro, dal punto di vista dell'arrivo ingente di stranieri negli ultimi venti anni. La prospettiva nella quale ci muoviamo è quella che prende sul serio il tema della sicurezza e della sua percezione (a ben guardare, sicurezza e percezione sono la stessa cosa) senza forzature ideologiche e senza eccessi propagandistici. La assume per quello che è e per quello che indagheremo essere. La globalizzazione è in ogni luogo e, oltre che in campo economico, si percepisce soprattutto al livello locale, localissimo, della convivenza tra le persone. Per questo crediamo sia venuto il momento dell'incontro e del confronto, nonché il tempo di una vera e propria alleanza tra le persone perbene, italiane e straniere. Crediamo che questo confronto debba avvenire nei quartieri e debba trovare sede presso i consigli di zona, che devono essere dotati delle risorse sufficienti per intervenire in tre campi principali: quello della conoscenza dei fenomeni (crimini, violenze, degrado, paura), quello dell'informazione ai cittadini, quello della vigilanza (da modulare a seconda delle esigenze). Sullo sfondo, c'è il tema della prossimità e della vicinanza, opportunamente indagato da Luigi Zoja nel suo bel libro La morte del prossimo, che trovate in libreria, edito da Einaudi. Crediamo che quello della sicurezza e della serenità delle persone, sia uno dei temi più problematici e appassionanti dell'attuale fase politica italiana ed europea, e che sia possibile leggerlo e interpretarlo "da sinistra", senza complessi di inferiorità e senza inseguire la destra. Una destra che ne ha tanto parlato, senza mai risolvere il problema, preferendo iniziative totalmente inutili e dispendiose (dai militari nelle strade alle ronde muscolari) ad un approccio concreto e complessivo. Non c'è in Italia una politica per l'integrazione, e questo lo sapevamo: arriviamo a sostenere, però, che non ci sia nemmeno una politica per la sicurezza. Oltre ai muscoli e alle palle, spesso richiamate, forse vale la pena di iniziare ad usare il cervello, premiando chi ha voglia di occuparsene proprio perché se ne occupa già e già da tempo cerca quella soluzione così importante per tutti. Per gli italiani, certamente, ma anche per gli stranieri. Con Carlo saremo nei quartieri, a fare politica come si faceva una volta, alla ricerca di una consapevolezza nuova del problema, che è presente nell'agenda politica italiana da vent'anni. Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Consiglio comunale, ci ha assicurato la sua piena collaborazione e la disponibilità del gruppo a incalzare il Comune e a lavorare con noi. Per me è una grande soddisfazione: questo è il Pd che mi piace. postato da civati, 17:24 | link | commenti (4) La sicurezza che ci piace
Comunicato stampa. Soldi per la sicurezza? Sì, per sostenere le associazioni e i comitati che con iniziative semplici ma partecipate, con l’ausilio di Consigli di zona e di quartiere rivitalizzati, si riappropriano del territorio, delle vie, delle piazze, delle aree verdi sotto casa fungendo da deterrente sociale a fenomeni di microcriminalità più o meno diffusi, a volte solo percepiti. La proposta è dei consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Carlo Monguzzi (Verdi) ed è stata presentata oggi a Milano con Emanuele Patti, Presidente Arci Milano e della Presidenza regionale dell’associazione. L’iniziativa trae ispirazione da una filosofia molto distante dalle ronde varate dal governo Berlusconi, alle quali saranno destinate fior di risorse pubbliche, e diventerà una proposta di legge che Civati e Monguzzi proporranno a tutte le forze politiche in Consiglio. La proposta, in sintesi, prevede: · Fondi alle associazioni per progetti di aggregazione e di vicinato e di promozione sociale. · Coinvolgimento e ruolo attivo dei Consigli di zona e di quartiere sul tema della partecipazione dei cittadini alle associazioni di vicinato in funzione di una maggiore diffusione di attività di presidio del territorio; di monitoraggio dei problemi locali; di individuazione delle migliori e più efficaci iniziative per una buona integrazione dei cittadini stranieri; per la messa in rete di tutto il materiale di informazione su contesti e zone pericolose. · Apertura di Sportelli sicurezza presso i Consigli di zona sul modello del quartiere Borgo Panigale di Bologna. · Promozione di iniziative socio culturali nei quartieri a rischio nei mesi primaverili estivi, esattamente come succede nel quartiere Lavapiés a Madrid, dove ogni anno per un mese intero sono organizzati eventi La proposta di Civati e Monguzzi prende spunto dall’iniziativa organizzata dal Comitato delle sedie di Milano che, periodicamente, nelle ore più “delicate” e obiettivamente a rischio della giornata, promuove incontri tra cittadini che si danno appuntamento in strada, muniti di sedie, per discutere di argomenti più o meno impegnativi. Il Comitato non segue schemi precisi ma l’effetto è la riappropriazione dello spazio comune, una presenza che può scoraggiare chi ha brutte intenzioni nei confronti della signora che porta a spasso il cane o della studentessa o lavoratrice che rientra a casa dopo una lunga giornata, o dopo l’aperitivo o il cinema. “Le iniziative che già ci sono e che potrebbero esserci – dicono i promotori -, costituiscono un’alternativa che vuole essere un modello positivo per i cittadini che di fronte a episodi di cronaca a volte inquietanti, non ci stanno a rinchiudersi in casa, vogliono fare qualcosa insieme ai vicini di condominio, di via o di quartiere. Iniziative non contro qualcosa ma per riappropriarsi degli spazi, dei luoghi nel tentativo di arginare un problema che, a volte, è più percepito che reale”. “Vanno sostenuti modelli culturalmente alternativi a quelli proposti da chi crede che la sola risposta al problema della sicurezza sia il gruppo quasi ‘militarmente’ organizzato che presidia il territorio, per garantire il quale bastano le forze dell’ordine, che vanno sostenute e a cui non vanno tagliate le risorse. L’iniziativa trae spunto da modelli relazionali vissuti naturalmente solo fino pochi decenni fa, nei cortili, nelle cascine e nei quartieri. Nulla di nuovo da scoprire, solo qualcosa da rispolverare”. Grazie a un sostegno più deciso e mirato possono nascere associazioni di vicinato che con attività civiche raccolgono informazioni sui problemi del quartiere, monitoraggio delle situazioni a rischio, promuovono iniziative ludico ricreative nei periodi primaverili ed estivi. I gruppi di quartiere possono inoltre stimolare un’analisi dal basso del cambiamento dei quartieri cittadini negli ultimi anni, dell’efficacia delle politiche di integrazione locale e nazionale in una società, almeno a Milano ma ormai in molti altri centri urbani lombardi, sempre più multietnica, sulle povertà vecchie e nuove volano di disagio e spesso di fenomeni più o meno gravi di devianza sociale. postato da civati, 15:46 | link | commenti (14) lunedì, marzo 09, 2009 postato da civati, 19:56 | link | commenti (8) domenica, marzo 01, 2009 Ronda su ronda
Ma che bell'idea quella delle ronde. Perché il Pd, anziché avallare, come ha fatto in alcune città e province, una versione democratica delle ronde (ma si può?), non pensa a una politica un po' più efficace per la sicurezza, con strumenti nuovi e più civili? P.S.: siccome poi mi dicono che critico e basta, vi dirò che tra qualche giorno usciremo con una proposta ampia e articolata, per Milano e per la Lombardia. Se volete contribuire alla nostra elaborazione, scrivetemi. postato da civati, 12:04 | link | commenti (17) mercoledì, febbraio 18, 2009 Sinonimi e contrari
Progetto di legge 366 d'iniziativa della giunta regionale, in discussione oggi in commissione Cultura. Il testo modifica la bellezza di 8 leggi regionali che riguardano la Cultura. I musei d'interesse locale, il patrimonio di valore ambientale storico, architettonico, artistico ed archeologico, i sistemi bibliotecari, la promozione educativa e culturale, i sistemi integrati dei beni culturali, i beni culturali immateriali: tutte cose che prima passavano in commissione e/o in Consiglio e che verranno decise soltanto dalla giunta regionale. Semplificazione, la chiamano: in realtà si tratta del completo esautoramento del Consiglio in campo culturale. Il caso più curioso è quello della L. 81/85: il «programma triennale regionale» diventerà la «delibera regionale», perché il programma sarebbe di competenza del Consiglio (che ha nella programmazione una delle sue prerogative), mentre la delibera è della Giunta (che, appunto, delibera). Semplice, no? Loro con i sinonimi (che non lo sono), noi con i contrari. Nel senso dei voti. La maggioranza non è intervenuta, perché la legge imbarazzava più di un consigliere: forse con il Pdl 366 sono da intendersi abrogati anche loro. postato da civati, 19:34 | link | commenti mercoledì, febbraio 11, 2009 Siamo noi i bersagli: adesione e mobilitazione
Le adesioni all'appello sono state tante, tantissime. Ora ci aspettiamo che il Pd faccia qualcosa. Sia in ambito parlamentare, in occasione del passaggio alla Camera del famigerato «pacchetto sicurezza», sia nel Paese. Sono programmati i Pd day (are we in Italy?), nei prossimi giorni. Non perdiamo l'occasione per parlare di questi provvedimenti illiberali e di fare in modo che se ne parli il più possibile. Perché al peggio c'è limite. E dobbiamo affermarlo noi. Nel frattempo abbiamo risposto che ci saremo, sabato 21 febbraio, a Milano, in occasione della manifestazione indetta dalla Cgil. Vorremmo che ci fosse tutto il Pd. postato da civati, 08:58 | link | commenti (11) Per ritrovar cosa de voi più bella, o simile almeno
Igiaba Scego sull'ultima pagina de l'Unità (diffondete e leggete con me!) di oggi recensisce un film somalo che si intitola Un viaggio si è impossessato di me (un titolo fantastico). «Quattro cortometraggi per dissuadere i giovani a fare il Tahrib, ossia il viaggio verso occidente. Le cause della partenza mostrate dal film sono diverse: la mancanza di prospettive, di futuro, di soldi, la paura della guerra che ti mangia vivo. Ma nell'ultimo cortometraggio un ragazzo viene lasciato dalla sua ragazza perché alla fine preferisce sposare un somalo della diaspora venuto dalla Norvegia carico di soldi che alle parole romantiche (che il povero ragazzo le diceva) preferisce comprare l'amata come una mucca». Il ragazzo scappa e cerca l'oblio e, forse, la felicità attraverso il deserto. A me questa storia ha ricordato la vicenda di un signore, particolarmente importante, che scappò dalla Campania per amore, finendo prima a Noli (da Nola, la città dov'era nato) e poi a volare per l'Europa. Si chiamava Giordano Bruno e in un celebre passo dei Furori si dice così, parlando dei nove ciechi protagonisti in una chiave non lontana dall'esperienza biografica dell'autore: «non avendo speranza de ricevere il bramato frutto de l'amore e temendo che tal desperazione le riducesse a qualche final ruina, partironsi dal terreno della Campania felice, e d'accordo (quei che prima erano rivali) per la tua beltade giurôrno di non lasciarsi mai sin che avessero tentato tutto il possibile per ritrovar cosa più de voi bella, o simile almeno; con ciò che scuoprir si potesse in lei accompagnata quella mercé e pietade che non si trovava nel vostro petto armato di fierezza; perché questo giudicavano unico rimedio che divertir le potesse da quella cruda cattivitade». postato da civati, 08:46 | link | commenti (1) martedì, febbraio 10, 2009 postato da civati, 13:01 | link | commenti (7) postato da civati, 08:56 | link | commenti (3) postato da civati, 07:59 | link | commenti lunedì, febbraio 09, 2009 Come si fa a votare a favore?/5
Meno male che c'è Rosy Bindi, che voterà contro e che lo farà per le stesse ragioni che ho sostenuto nei quattro post precedenti. postato da civati, 19:56 | link | commenti (11) Come si fa a votare a favore?/4
Oltre alle ragioni politiche e legislative già richiamate, c'è poi un motivo fondamentale, che mi sento di richiamare oggi. Ed è che il Pd era nato proprio per superare le facili contrapposizioni, per cercare un profilo diverso e una nuova fisionomia al centrosinistra, che non rispondesse più alle lacerazioni del passato. Questa contrapposizione tra laici e cattolici che troviamo nella propaganda della destra e che qualche esponente vaticano ha in testa per mere logiche di potere non è nella società e soprattutto in quella parte di società che il Pd si era candidato a rappresentare. Anche per questo motivo la posta in gioco è alta, altissima, e riguarda la ragione stessa per la quale questo partito è stato pensato e fondato. Da me e da tanti altri. E viene in mente Obama, sia per il richiamo costituzionale, sia per quel tentativo di superare le divisioni e le facili contrapposizioni che tanta parte ha avuto nella sua campagna elettorale e nella sua proposta politica, alla ricerca - anche dal punto di vista dei rapporti tra politica e religione - di una more perfect union. Proprio quella che manca oggi al Pd e al Paese. postato da civati, 16:46 | link | commenti (12) Come si fa a votare a favore?/2
Leggete l'articolo di fondo di oggi di Carlo Federico Grosso sulla Stampa. Leggetelo e capirete che non c'entra nemmeno la distinzione tra laici e cattolici. C'entra la dignità del lavoro legislativo, prima di tutto, che dovrebbe essere la principale prerogativa di chi è eletto in Parlamento. Quando si è eletti, soprattutto in liste bloccate, il vincolo di mandato rimane escluso, ma questo fatto andrebbe interpretato con ancora maggiore cura e attenzione. Vorrei infatti che i parlamentari del Pd, che ho votato tutti insieme, senza poter scegliere, rispondessero a queste banali domande, che sono quelle che Grosso pone oggi. Prima di parlare di vita e di morte, vorrei delle risposte. «Non si è mai assistito a una simile sequenza temporale su di un tema di tanto rilievo»: è vero? E' vero che si viola l'art. 32 della Costituzione? E' vero che «costituisce principio di diritto pacifico, riconosciuto da numerose sentenze della Cassazione, che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà»? Poiché la Cassazione ha «riconosciuto un vero e proprio diritto individuale a non essere più medicalmente assistiti contro la propria volontà comunque manifestata, è lecito dubitare che il legislatore possa davvero, ormai, interferire, con una legge, su tale situazione giuridica costituita»? Rispondete, altrimenti, questa volta, ci arrabbiamo davvero. postato da civati, 13:30 | link | commenti (12) Obama e Terri
L'Al Gore di Varese, al secolo Andrea Mollica, interviene a proposito delle analogie tra quello che succede in Italia, in questi giorni, e il caso Schiavo. postato da civati, 10:52 | link | commenti «Siamo noi i bersagli», Zoro c'è
postato da civati, 10:29 | link | commenti domenica, febbraio 08, 2009 postato da civati, 13:31 | link | commenti (2) Siamo noi i bersagli
Continuano ad arrivare moltissime adesioni al nostro appello per una mobilitazione del Pd (e non solo) contro il decreto sicurezza e il testo è oggi pubblicato da l'Unità. Ci sono anche i blogger. Finora hanno aderito: Giuseppe Civati, Ivan Scalfarotto, Roberto Codazzi, Beffa Totale, Elisabetta Cacioppo, Andrea Mollica, Dario Marini, Roberto Rampi, Mattia Carzaniga, Marcella Zappaterra, Andrea Formenti, Riccardo Spezia, Luca Gras, Ulivo Velletri, Marcello Saponaro, Gianluca Briguglia, Il Derviscio, Pd Obama, Cacioman, Emidio Picariello, Tommaso Caldarelli, Daniele Sensi, Pd Lia Bianchi, Corrado Truffi. postato da civati, 11:22 | link | commenti (19) venerdì, febbraio 06, 2009 Siamo noi i bersagli
Appello al Pd e alle forze democratiche del nostro Paese Con Ivan, ieri, in occasione della Carovana del Pd, abbiamo messo a punto questo appello che era stato anticipato ieri e che vi chiediamo di condividere e di diffondere: Dalla fine della seconda guerra mondiale c'è una linea chiarissima e invalicabile che le grandi democrazie occidentali hanno tracciato tra sé e la barbarie dato dal ripudio fermo e inequivoco del fascismo, della xenofobia, del razzismo e delle forze politiche che li rappresentano. Razzismo e xenofobia sono scoraggiate con un continuo ed univoco lavoro di educazione e di prevenzione, le forze politiche che ne fanno una bandiera sono escluse dal governo perché nessuno - a destra come a sinistra - stringerebbe mai accordi con esse, anche a costo di perdere le elezioni. Perché un'elezione si può ben perdere, ma lo spirito democratico, perdere quello non si può. Con l'approvazione del pacchetto sicurezza l'Italia ha tristemente varcato quella linea; con l'infamia di norme che legittimano sinistre ronde di cittadini e consentono la delazione del malato al personale sanitario si è rotto definitivamente un tabù. Abbiamo chiesto al nostro partito di chiamare tutto il Paese alla mobilitazione, per una grande manifestazione di italiani e stranieri insieme, aperta alle forze sociali, alle realtà associative e alle coscienze democratiche di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai circoli di mobilitarsi, informare, denunciare e 'segnalare' non gli stranieri ma quel legislatore che ha approvato una legge così radicalmente inaccettabile per un paese civile. Bisogna dire di no, con forza, manifestando tutti insieme. Perché quando c'è un colpo ai diritti umani, i bersagli non sono solo i più deboli, siamo tutti noi. postato da civati, 16:37 | link | commenti (58) Carovana Pd: le bussole di Cremona
Le grandi conquiste della nostra storia repubblicana e i vertiginosi passi indietro di questi giorni, l'approccio costituzionale da rivendicare, la fedeltà al progetto iniziale del Pd, la riforma della politica: questo il catalogo degli argomenti affrontati ieri sera, in occasione della terza tappa della Carovana Pd, che ha raggiunto la città di Cremona sotto uno scroscio d'acqua violento e cattivo (ieri, in effetti, poteva andare peggio: poteva piovere). C'è molta amarezza nel Pd, un dato ormai costante che si ripropone a ogni incontro della nostra carovana. Emerge la categoria (non certo aulica, ma sicuramente incisiva) dello «scazzo», una condizione particolare di impasse, della quale dobbiamo liberarci al più presto, all'insegna di un progetto di lungo periodo e di grande respiro che deve però iniziare a dare qualche risposta qui e ora. Uno «scatto» d'orgoglio democratico: lasciar da parte le cose «vecchie», dice Giacomo, per riscoprire quelle «senza tempo» e il loro valore inestimabile: si parla di diritti e di cultura a Cremona, la città del sindaco Corada. E allora nel giorno delle norme contro gli stranieri, è proprio Corada a guidarla, la carovana, parlando di un lungo viaggio verso una società nella quale dobbiamo essere capaci di affrontare il tema del multiculturalismo (anzi: del meticciato, come preferisce definirlo) nel quale si trovi una via italiana tra i modelli europei già esistenti, tra il repubblicanesimo francese e il comunitarismo olandese. Una idea di comunità rinnovata, in cui si cerchino ambiti di comprensione reciproca, in cui si affermi il rispetto della legalità e, insieme, della diversità. Le parole di Corada richiamano all'equilibrio e al rispetto, alla consapevolezza della complessità del problema e alla necessaria serenità e competenza con il quale è necessario affrontarlo. Eravamo a Cremona, ma lontani anni luce da quello che era accaduto, solo qualche ora prima, in Senato, 'stranieri' anche noi, in un Paese sempre più cattivo e disorientato. A Cremona, dove gli artigiani della buona amministrazione del Pd ci hanno consegnato bussole molto precise per il nostro viaggio, che sappiamo lungo e difficile. postato da civati, 13:26 | link | commenti postato da civati, 12:38 | link | commenti (2) Obama, i medici e le cure ai clandestini Con Andrea stiamo preparando una pubblicazione sul tema, che presto uscirà. Per ora, leggete e osservate con me: capirete quanto è lontano Obama dalle nostre miserie. postato da civati, 12:18 | link | commenti (1) Dica 113 Ridere, per non piangere. postato da civati, 12:13 | link | commenti La manifestazione nazionale per i diritti di tutti Ecco l'aggiornamento sulla proposta che abbiamo lanciato ieri di una manifestazione nazionale di italiani e stranieri contro l'accanimento politico e ora legislativo verso le persone che vengono da lontano. Con Ivan Scalfarotto abbiamo ripreso e rilanciato la proposta ieri in occasione della tappa cremonese della Carovana del Pd, dedicata proprio a questi temi. Stiamo predisponendo un testo e un appello da condividere e da far girare in rete. Stiamo prendendo contatto con i vertici nazionali del Pd per sollecitarli a convocare una grande mobilitazione del partito, aperta a tutte le coscienze democratiche del nostro Paese. Ai blogger che si sono detti disponibili a 'incatenarsi' chiederemo di riprendere quel testo e di segnalarlo a loro volta a tutti i contatti. Stay tuned, hanno passato il segno e non ci gireremo dall'altra parte. postato da civati, 11:21 | link | commenti (11) giovedì, febbraio 05, 2009 Che vergogna
Non ci sono parole per qualificare quello che è stato votato oggi in Senato. I medici saranno delatori, una norma che anche Galan trova pericolosa (ed è Galan). Saranno autorizzate anche le ronde, che non sono armate solo perché è passato un emendamento dell'opposizione. C'è il balzello sul rinnovo del permesso di soggiorno e c'è anche il registro dei senza fissa dimora (e che cavolo è, il clochardbook?!). Che vergogna. postato da civati, 13:08 | link | commenti (7) Non solo ai bresciani
Per qualcuno sono bambini anche i figli degli immigrati e come tali vanno aiutati. Altri la pensano diversamente. postato da civati, 12:32 | link | commenti Ufficio delazioni
Alla barbarie non c'è più limite alcuno. La mitica Sciura Pina mi segnala l'ufficio delazioni del Comune di Turate. Una precisazione: la spia la si può fare solo per gli immigrati, tutto il resto, come nota giustamente Renata, non conta. postato da civati, 09:15 | link | commenti (4) mercoledì, febbraio 04, 2009 Le migrazioni cambiano
L'Europa. Anche in questo caso, spazio alla politica, che finora non è stata all'altezza. No, non lo è stata. postato da civati, 18:08 | link | commenti lunedì, febbraio 02, 2009 Alla pace perpetua
Immanuel Kant, per una delle sue opere più famose, si ispirò al nome di una locanda olandese. Si chiamava «Alla pace perpetua» e faceva riferimento non tanto all'ideale pacifista (nell'ironia di Kant), quanto all'idea di cimitero, al risultato a cui avrebbe portato una guerra perenne. La locanda è in tutto simile all'«osteria padana» che oggi, sul Corriere Pisanu rimprovera alla Lega. Maroni risponde dicendo che saranno cattivi con i clandestini, gli esponenti della destra di governo (?), perché è finito il tempo del buonismo. Quelle frasi dette così, per prendere qualche voto, a cui di solito non segue nessun provvedimento concreto, se non qualche piccola iniziativa vessatoria, così, tanto per far vedere che la vera differenza è tra italiani e stranieri, non tra buoni e cattivi (appunto). Il problema è sempre quello, e Pisanu lo descrive perfettamente: «Il tema è importante quanto la recessione, ma il Parlamento non vi ha mai dedicato una seduta; si è limitato a piccoli provvedimenti qua e là, sempre sulla spinta di fatti che avevano scosso l’opinione pubblica e sempre sul versante della repressione. In questo clima di intolleranza un atteggiamento razionale, intelligente, umano — penso ad esempio al cardinale Tettamanzi—viene additato come eversivo. E qui la responsabilità politica della Lega non può essere nascosta». E' ora che il Pd si muova. postato da civati, 23:44 | link | commenti Essere stranieri non è necessario, ma aiuta
Leggo Mafai e concordo. Aggiungo, però, che essere stranieri, per essere bruciati, non è necessario, ma aiuta. Finché li si considererà non-persone, ma soltanto quasi, sarà così. postato da civati, 10:22 | link | commenti (5) Una conferenza 'straniera'
I fatti delle ultime ore, da Lampedusa a Guidonia, da Nettuno a decine di episodi minori in altre località del Paese, ci dicono che è necessario che la politica assuma come strategica la questione dell'immigrazione. Non in senso meramente sicuritario, com’è accaduto finora, ma con lo sguardo alla sua dimensione culturale e sociale, in una prospettiva di inclusione, anche per quanto riguarda la partita dei diritti. Sull’immigrazione è venuto il momento che il Partito Democratico (chi altri?) si ponga il problema di far uscire il Paese dai luoghi comuni e dai pregiudizi, nonché da quella prospettiva ossessionata dalla sicurezza che continua a fare il gioco della destra, confondendo non poco la visione e la percezione politica del problema. È paradossale e grave che questo tema si ponga con tanta forza mentre il Parlamento affronta la votazione degli emendamenti al ddl Sicurezza. Tutti sanno, infatti, che la presenza di cittadini stranieri sul territorio nazionale è un fatto ormai strutturale. Che la loro partecipazione al Pil arriva quasi al 10%, che la stragrande maggioranza paga le tasse, lavora onestamente, senza alcuna forma di rappresentanza (dov’è finito il «no taxation without representation»?). Che clandestino in moltissimi casi non significa affatto criminale, ma badante e lavoratore edile. Che la politica italiana non li considera come soggetti, ma come oggetti, con il risultato che, al di là di tante belle (e brutte) parole, chi è straniero trova di fronte a sé una politica spesso vessatoria ed escludente, come capita soprattutto nelle regioni del Nord, dove è tutto un emettere delibere e ordinanze contro le case, i trasporti, l’assistenza e addirittura i bonus bebè agli extracomunitari, e poi i phone center e i kebab, in una perversa difesa delle tradizioni culinarie di cui nessuno ha mai sentito il bisogno. Una politica, insomma, che crea tensioni e divisioni, anziché ricercare quella integrazione che in tanti richiamano senza, in realtà, volerla né cercarla. L’immigrazione è un fatto di natura sociale, sicuramente, ma con profonde ricadute in campo culturale e di grande impatto per quanto riguarda i diritti civili e politici. Per questo credo sia importante arrivare a promuovere, in tempi brevi, una conferenza 'straniera', una giornata di riflessione, di dibattito e di proposta a livello nazionale, in previsione della conferenza programmatica di metà aprile. Una presa di parola forte e chiara, attraverso la quale si esprima un approccio costituzionale e perciò responsabile, libero da angosce elettoralistiche. Per iniziare a pensare a un paese diverso, in cui le persone che vengono da fuori siano considerate per quello che sono e siano coinvolte in un patto sociale di un segno nuovo, come nuove sono le condizioni nelle quali si deve affermare. postato da civati, 08:43 | link | commenti (4) sabato, gennaio 31, 2009 Se è la discriminazione a essere finanziata
Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia. postato da civati, 10:05 | link | commenti (5) giovedì, gennaio 29, 2009 postato da civati, 12:03 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 28, 2009 L'ossessione del kebab La maggioranza torna alla carica contro il kebab. Ora ci si mette anche Saffioti, consigliere del Pdl (non bastavano i progetti di legge della Lega, no, non bastavano). E' veramente triste doverci misurare con queste iniziative, dopo aver difeso (utilmente) i phone center e dopo avere protestato contro le incredibili ordinanze discriminatorie che tanto successo hanno avuto in Lombardia (e in tutta Italia, purtroppo). Nel frattempo Zaia (non vorrete mica fargli fare il presidente della Regione Veneto, vero?) esalta l'iniziativa di Lucca. E pensare che il cibo è da sempre un'occasione di integrazione e di scambio. No, qui da noi, nella Lombardia del 2009, anche un kebab fa paura. Che tristezza. postato da civati, 19:03 | link | commenti (10) martedì, gennaio 27, 2009 Frociomania e dittatura gaya (sic)
Diaco era molto vicino a Fassino (e forse lo è ancora, tanto...). Scrive questo, oggi, per il Foglio. Complimenti vivissimi. postato da civati, 12:57 | link | commenti (12) lunedì, gennaio 26, 2009 postato da civati, 23:12 | link | commenti (1) Auditel Nel senso dell'audizione, però (Povia non lo audiscono, forse perché non si può sentire, tipo). postato da civati, 12:59 | link | commenti domenica, gennaio 25, 2009 B di birretta (chissà che coda al pub locale)
L'esperto di kapò e barzellette sui lager, interviene sul Cpt di Lampedusa e precisa: «Non è un campo di concentramento e gli immigrati che si trovano nel Centro di Lampedusa possono liberamente uscire per bere una birra». Si trattava della fuga per protesta di centinaia di persone. Chissà che coda al pub locale. postato da civati, 13:37 | link | commenti (6) Quindi?
Come direbbe Bonolis ad un concorrente, vorremmo non dico la soluzione, ma una soluzione sì. Perché il Pd è andato a Lampedusa a visitare il Cpt e l'ha trovato terribile. E quindi? Ci dobbiamo aspettare un ripensamento delle politiche sull'immigrazione (e sull'integrazione, che non fa quasi nessuno) o solo un video su Youdem? postato da civati, 10:09 | link | commenti (4) giovedì, gennaio 22, 2009 In God We Trust
Oltre al gossip, e al vestito di Michelle, e a Beyoncé che canta divinamente, e al giudice che sbaglia e induce in errore Obama, vale la pena di approfondire qualche tema di rilevanza politica e culturale. Leggendo, ad esempio, il piccolo libro pubblicato da Reset, a cura di Giancarlo Bosetti, La mia fede. Come riconciliare i credenti con una politica democratica. Una lettura molto utile per chi, anche nel nostro Paese, cerca un dialogo e un confronto tra chi crede e chi non crede, all'insegna della difesa della laicità e, però, dell'apertura di senso verso il sentimento e il credo religioso. Nel discorso dell'Inauguration Obama ha richiamato questo aspetto, soprattutto nel confronto con la religione islamica, ben sapendo che esso vale universalmente. Un approccio, quello di Obama, che può 'muovere' qualche milione di voti, perché, così come negli Stati Uniti, anche in Italia, nel recente passato, i credenti hanno dimostrato di votare in larga misura conservatore. Ma, soprattutto, un punto di vista che cerca in qualche modo di rispondere al tema habermasiano della società post-secolare, e che può dare una nuova capacità di inclusione, all'interno della proposta democratica, di temi che hanno un'ascendenza religiosa. Molto lontano da Binetti, si capisce, ma molto vicino alla sensibilità di molte persone. Obama compreso. postato da civati, 10:14 | link | commenti (3) giovedì, gennaio 15, 2009 La preghiera non può mai essere usata contro qualcuno
Siamo alle solite. A me risulta, tra l'altro, che la Curia milanese sia intervenuta eccome. E che gli islamici si siano già scusati. E che «la preghiera non possa mai essere usata contro qualcuno», com'è stato detto. Appunto. postato da civati, 19:07 | link | commenti (9) martedì, gennaio 13, 2009 La giornata sull'omofobia
Il Consiglio regionale vota una mozione contro l'omofobia e per l'adesione alla giornata mondiale contro l'omofobia presentata dal collega Muhlbauer, e sottoscritta da tutto il centrosinistra. Un testo moderato e ragionevole. I presentatori, tra l'altro, si dicono disponibili ad accogliere emendamenti e correzioni da parte della maggioranza. Nessuna apertura. La Lega, unica forza di maggioranza ad intervenire, attraverso il suo capogruppo, dichiara così: «Va bene condannare l'omofobia, ma celebrare l'omosessualità come se fosse un colpo di culo...». Testuale. Si chiede l'intervento delle altre forze che governano la Regione e si invitano a fare proposte. Nessuno interviene. Poi prende la parola Forza Italia, dicendo che non è d'accordo con il testo della mozione, perché alcuni aspetti della mozione non sono condivisibili. Il voto è contrario. La mozione bocciata. Questa è la nostra Regione. E questa è la celebrazione della giornata sull'omofobia. Appunto. postato da civati, 11:47 | link | commenti (9) postato da civati, 08:51 | link | commenti (3) lunedì, gennaio 12, 2009 Gli extra e i saldi
Vanno avanti. Anzi, rilanciano. Adesso sta a vedere che per gli stanieri i 50 euro sono uno sconto. Un saldo. Per gli extra. Già. P.S.: però, come spesso si ripete anche a sinistra (sinistra?), Maroni è un ottimo ministro. A parte questo, a parte le impronte, a parte tutto. postato da civati, 11:56 | link | commenti (2) domenica, gennaio 11, 2009 Le cose da fare
A proposito di 'cose' da fare, presto e bene. Succedono 'cose' così, nel nostro Paese. Del resto, nella nostra regione ci siamo abituati, se penso alla legge sui phone center e al nuovo progetto anti-kebab, di cui ho spesso parlato. Li preferiscono così e se fanno gli imprenditori (non sia mai!), li ostacolano in ogni modo. Eppure i dati ci dicono cose diverse, che la nostra società è già cambiata e che bisogna piuttosto investire sulla costruzione di una società interculturale, attraverso un percorso difficile, impopolare ma necessario. A questo sto dedicando un lavoro di indagine sul campo, attraverso quello che succede in Lombardia. E vorrei che anche voi mi segnalaste buone pratiche e iniziative, che si muovono nella direzione di una società che sappia interpretare i cambiamenti che la attraversano. Ci conto. postato da civati, 13:08 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 07, 2009 La non politica delle porte sbattute in faccia
Oggi Gad Lerner ci fa riflettere sulle condizioni del dibattito politico milanese, a proposito di estremismi e di dialogo (mancato). I giovani musulmani protagonisti delle genuflessioni sul sagrato delle cattedrali di Milano e Bologna, sono reduci da un Ramadan di vagabondaggi umilianti fra tecnostrutture e garage, inseguiti dai divieti. La loro rappresentanza non è interamente ascrivibile al clero integralista. Andrebbero valorizzati i ripensamenti di chi abbandona le posizioni radicali del passato in cerca di un dialogo proficuo, come Abdel Hamid Shaari, il direttore del Circolo islamico milanese di viale Jenner, che due anni fa aderì a una manifestazione contro la politica antisemita dell’Iran promossa dalla Comunità ebraica. Ma che continua a essere maltrattato come un sovversivo. Poco più di un mese fa, invitato alle celebrazioni del ventennale della moschea di Segrate, ho potuto rivendicarvi il mio legame con Israele nella piena consapevolezza degli organizzatori. Gli spazi per far crescere nell’islam di casa nostra una visione alternativa al fondamentalismo e all’antisemitismo ci sarebbero, se superassimo la non politica delle porte sbattute in faccia. L’andare oltre le appartenenze irreggimentate è l’unico metodo per contrastare i parassiti dell’esasperazione e i propalatori dell’odio etnico e religioso. Ma per riuscirci non possiamo far finta di non vedere. postato da civati, 21:59 | link | commenti (4) martedì, gennaio 06, 2009 Il signorino va radiato
Ho appena finito di vedere Studio Aperto (dio mi perdoni). Si parlava del vigile gay e della sua eventuale partecipazione al Grande Fratello. Questioni capitali della politica lombarda, come potete immaginare. Interviene il solito Prosperini, quello della garrota, e spiega che il vigile in ogni caso andrebbe radiato. E lo chiama «il signorino». All'insegna della solita, simpaticissima omofobia così nazional-popolare... postato da civati, 13:00 | link | commenti (25) venerdì, dicembre 26, 2008 Volgarità natalizie (segue)
Dopo avere distribuito vin brulé, panettoni e presepi contro Tettamanzi, ora i leghisti - perché Borghezio è della Lega e nessuno prende mai le distanze dalle sue iniziative (anzi) - usano il Duomo, il giorno di Natale, per mandare un segnale al Cardinale. Chissà cosa ne pensano i custodi della Fede che, numerosi, allignano a Palazzo Marino e al Pirellone (conosco la risposta, grazie). postato da civati, 11:44 | link | commenti (6) domenica, dicembre 21, 2008 Una bella 'cosa'
Apprendo per caso, ma con grande entusiasmo, di questa iniziativa del Pd. La seguiremo con attenzione e interesse, perché in Lombardia stiamo lavorando ad un progetto (che spero vi piacerà) dedicato proprio all'intercultura e all'ospitalità. Ecco, è questo il Pd che mi piace. postato da civati, 23:49 | link | commenti (2) mercoledì, dicembre 17, 2008 Volgarità natalizie postato da civati, 11:09 | link | commenti (12) venerdì, dicembre 05, 2008 Macherio e l'Islam: il ruolo del Pd
Abito a qualche chilometro da Macherio, la cittadina brianzola dove è stata individuata l’attività del gruppo terroristico islamico intenzionato a compiere attentati nell’area milanese. Un fatto di estrema gravità, rispetto al quale si segnalano già, a livello sia locale che nazionale, le strumentalizzazioni (molto prevedibili) di una certa destra, soprattutto leghista. Ora, il tema è molto importante e delicato. La proposta della Lega – che ha superato la fase dell’urina di maiale à la Calderoli, ma che continua a pronunciarsi in modo molto greve rispetto alla questione – è quella di una moratoria delle moschee nel nostro Paese. Moratoria che di fatto c’è già, dal momento che, come rivelano molti episodi (a cominciare da Bologna), è praticamente impossibile autorizzare l’apertura di nuove moschee, anche per gli amministratori più consapevoli e aperti. Il caso di Milano, poi, è la testimonianza più limpida del degrado culturale in cui questa discussione avviene, con l’incapacità di una grande città del mondo occidentale di regolare una questione che riguarda decine di migliaia di residenti e di cittadini milanesi. Il tema della regolamentazione e dell’intervento delle amministrazioni locali è perciò decisivo, come dimostra lo stesso caso di Macherio, in cui il Comune ha collaborato con la Prefettura e con il Ministero dell’Interno proprio perché le indagini potessero svolgersi. La ricetta leghista è, quindi, da rifiutare. Al Pd, però, non basta un generico richiamo al dialogo e l’appello – doveroso – all’articolo 19 della Costituzione. Serve molto rigore, molta preparazione e un’indagine specifica sui centri islamici. Per costruire la società interculturale, per promuovere i diritti degli ‘altri’, servono rigore e disciplina. È necessario che ci sia un lavoro di studio e, conseguentemente, un’opera di informazione presso gli amministratori e presso la cittadinanza, perché si comprenda che le regole, in questo campo, sono decisive. E si deve aprire un confronto molto chiaro con chi professa la religione islamica, all’insegna di una collaborazione che sappia individuare le frange estremiste che pur ci sono e che non possono essere tollerate, proprio per evitare che siano discriminati i fedeli e i centri islamici che operano nella legalità. Non è un «ma anche», ma una conditio sine qua non. È un lavoro culturale non facile, ma decisivo e non certo rinviabile, se si vuole rendere più consapevole il nostro ceto politico, e interpretare nel modo corretto le paure di una società che si dimostra sempre più impreparata ad affrontare la sfida della globalizzazione e della diversità. È un lavoro difficile, come si suol dire, ma qualcuno se ne deve incaricare, e il Pd può avere un ruolo strategico, per sé, per la crescita della propria proposta politica e per la società italiana nel suo complesso. postato da civati, 10:21 | link | commenti (13) lunedì, dicembre 01, 2008 postato da civati, 16:19 | link | commenti (4) mercoledì, novembre 19, 2008 Il Kebabbook
Su Facebook impazza la mobilitazione per difendere il kebab dalle insopportabili strumentalizzazioni dei politici lombardi della destra. Qui il gruppo fondato da Michele Bianco, e l'idea di comporre un album fotografico dedicato alla nostra campagna, un Facebook del kebab, un Kebabbook. Si tratta della prima manifestazione di massa (e di faccia) su Facebook. Anche questo ci tocca fare, nella regione in cui viviamo... postato da civati, 01:46 | link | commenti venerdì, novembre 14, 2008 La clausura di Milano
Il consigliere regionale è un lavoro molto piacevole ma a volte ti costringe ad esperienze che altrimenti non ti sogneresti di fare. Come ad esempio leggere la fatica (monumentale) di Vittorio Sgarbi, Clausura, un tomo molto voluminoso pubblicato da Bompiani e dedicato all'esperienza di amministratore comunale dell'ex-assessore alla Cultura del Comune di Milano, ora sindaco di Salemi in provincia di Trapani. Il libro ci parla di un ego sproporzionato e di un politico che intende togliersi qualche centinaio di sassolini dalle scarpe, dopo il suo 'licenziamento' da parte del sindaco Moratti. Il ritratto che emerge, dalle pagine ricche di particolari e di indiscrezioni che Sgarbi ci propone, è quello della giunta comunale più conservatrice che Milano abbia mai conosciuto. Dai patrocini negati alle rassegne di cultura gay alla censura di questo e di quello (il caso di questi giorni è la censura alla campagna contro la violenza sulle donne), dall'attacco a tutto quello che non è allineato alla difesa degli interessi del più forte (come nel caso delle grandi iniziative in campo urbanistico e dei progetti per l'Expo, secondo Sgarbi un fallimento assicurato). Dal buen retiro di Salemi, il Nostro (anzi, il Loro) è avvelenato, sicuramente, ma documentatissimo. E se fossi uno dei tanti assessori presi di mira per tutte le trecento pagine del libro, a cominciare da Suor Letizia, piuttosto che alle querele da minacciare penserei a cambiare modo di fare. E di amministrare. Perché Milano non si merita una simile clausura e su questo, almeno su questo, Sgarbi ha ragione. postato da civati, 19:38 | link | commenti (3) giovedì, novembre 13, 2008 Forza e freschezza
Ne parlavo giusto ieri sera anche qui: leggete quello che ha detto oggi Napolitano, e conservatelo con diligente cura. postato da civati, 16:44 | link | commenti Zelig e la triplice minaccia
Cose che capitano in un paese che deve ancora percorrere una strada molto lunga nel rispetto dell'altro e del diverso. postato da civati, 00:59 | link | commenti mercoledì, novembre 12, 2008 Più coraggio, ci vuole
Oggi ho avuto l'ennesima conferma: bisogna credere di più nell'integrazione, e rovesciare un bidone di luoghi comuni sull'immigrazione. Finché continueremo a parlarne solo dal punto di vista dell'«emergenza sicurezza», finché eviteremo di investire anche solo un euro nella promozione dell'incontro interculturale, finché parleremo anche noi di ronde (democratiche, certo, come no!) non andremo molto lontano. E continueremo a prenderle. La verità è che l'unica via d'uscita è l'alleanza con le parti migliori della popolazione immigrata, di quelle che negli Stati Uniti chiamerebbero minoranze. Proprio così. Riconoscendo loro i diritti civili che spettano a chi lavora e paga le tasse, individuando anche le modalità di una possibile revisione costituzionale sul punto. E affrontando con modalità nuove la criminalità, aggredendo davvero chi delinque. Anche senza tirare in ballo Obama e l'elogio della diversità come ricchezza, si può fare. Ed è venuto il momento che il Pd lo faccia. postato da civati, 19:32 | link | commenti sabato, ottobre 18, 2008 Chi ha pancia per intendere, intenda
Saviano non è l'unico simbolo. Già. Sono d'accordo con chi è stato molto critico con questa affermazione. Le parole di Maroni suonano ambigue e sono tipiche di questa destra di governo, che afferma una cosa plausibile (ci sono tanti magistrati e poliziotti e cittadini impegnati nella lotta alla criminalità), ma ne lascia intendere un'altra (che cosa vuole questo intellettuale in cerca di visibilità?). Come già con le classi separate per gli stranieri (le facciamo per loro, intanto però separiamo tutti questi stranieri dai nostri bambini), come per le impronte prese ai bambini rom (un normale censimento, riservato però esclusivamente a questi qui), come per la tassa sul permesso di soggiorno (un fondo per aiutarli nel loro paese, e un po' di complicazioni in più per chi lavora onestamente in Italia, ma è e resterà sempre uno straniero), come per la riforma (ma quale?) della Scuola (e per migliorarla, intanto però la ridimensioniamo come si deve, questa scuola pubblica). Tutte cose di buon senso, categoria tra le più stupide mai evocate, che nella retorica politica del governo B sono seguite dai puntini di sospensione. E dal «chi ha orecchie (o, forse, pancia) per indendere, intenda». Parole da coprire con altre parole. Quelle che verranno lette oggi pomeriggio a Milano, in piazza Lima, a partire dalle 15. Le parole di Saviano. Uno dei simboli, un simbolo che ci è caro. postato da civati, 10:38 | link | commenti (2) sabato, ottobre 11, 2008 postato da civati, 08:35 | link | commenti (9) mercoledì, ottobre 08, 2008 Punteggi Ottimo Gramellini oggi sulla Stampa. La patente esistenziale è l'ultima trovata di un governo che sugli stranieri continua con le provocazioni più inverosimili - quando non vergognose, vedi alla voce rom - e assiste impotente all'aumento del numero di clandestini (anche dalla Libia, nonostante l'epocale accordo B-Gheddafi). E' soprattutto sulla conoscenza della lingua italiana che Gramellini si sofferma. Sono molto preoccupato: l'altro giorno, al convegno sul federalismo, Calderoli ha sbagliato tutti gli accenti possibili, nella coniugazione del verbo erogare e del verbo dissipare. Che facciamo, gli togliamo la patente di ministro? postato da civati, 08:40 | link | commenti (3) lunedì, ottobre 06, 2008 Brutti, sporchi e cattivi (come siamo anche noi, del resto) Sabato mattina, convegno sull'immigrazione e sull'integrazione promosso da alcuni circoli di Milano (qui il programma e qui la mappa). Si tratta di un appuntamento importante, nel quale avrò il piacere di presentare i primi risultati del lavoro di Lucia Parrino e mio sull'integrazione e la promozione dell'intercultura a Milano e in Lombardia. Chi fosse interessato ad approfondire questo tema, non può mancare. Ci saranno anche Marco Granelli e Furio Colombo. Conto sulla vostra presenza. postato da civati, 15:35 | link | commenti (1) sabato, ottobre 04, 2008 Più leghisti dei leghisti
Parlo della difesa del territorio, e vi dirò che dal verde padano è il caso di passare, immediatamente, al verde brianzolo. Sì, perché nelle prossime elezioni provinciali si vedrà con precisione chi intende difendere il territorio e chi lo espone al cemento e alla speculazione. Chi vorrà pensare a Piani di governi del territorio equilibrati e chi consumerà porzioni significative di aree verdi e di aree agricole. Chi concepirà l'Expo 2015 nel modo corretto - l'Expo è dedicata all'energia per la vita, al cibo, all'agricoltura, all'ambiente - e chi - come sembra, leggendo dello scontro Formigoni-Moratti - è più interessato a costruire, costruire, costruire. Chi vorrà istituire un osservatorio sul consumo di suolo - come ha scritto Paolo Pileri - o chi se ne disinteresserà bellamente. Si parla tanto del picco del petrolio, ma se attraversate la Brianza (e non solo) scoprirete che il picco del verde è già alle nostre spalle, e che ci siamo già 'mangiati' quasi tutto. Pensate a Lissone, ad esempio, con previsioni edilizie che sembra di essere negli anni Cinquanta. Si sente spesso ripetere da esponenti leghisti che «siamo in troppi» (pensando allo straniero, ovviamente), e non si capisce come questi stessi esponenti possano sedere in giunte, come quelle di Desio, dove l'unica filosofia è quella di colmare tutte le aree verdi rimaste. Per poi scoprire che ci sono migliaia di alloggi sfitti, di immobili inutilizzati, di capannoni da affittare (fate un giro sulle nostre provinciali, anche nel Vimercatese, e capirete cosa intendo dire). Ieri, parlando di Cavallera, abbiamo parlato anche di questo. Della nostra terra da difendere e da rispettare, perché è il posto in cui ci è dato vivere. E che dobbiamo, prima o poi, consegnare a qualcuno. postato da civati, 16:52 | link | commenti (12) venerdì, ottobre 03, 2008 Se andiamo avanti così
Condivido l'appello di Pier. Anche per questo motivo, questa sera, alle ore 21, sarò a Vimercate (come già ieri sera, per Platone) per parlare della Cavallera e dell'Expo 2015 (qui il programma). L'Expo è dedicata al cibo e all'energia per la vita, ma per ora, a Milano e in provincia, si è parlato solo di cemento. Credo che il Pd, soprattutto su questo, si debba muovere, perché se andiamo avanti così nel 2015 non ci sarà più un'area verde, dalle nostre parti (vedi alla voce: «consumo di suolo»). postato da civati, 12:14 | link | commenti (3) sabato, settembre 27, 2008 Wittenberg 2.0: l'osservatore lombardo
Sottotitolo: se l'Osservatore Romano ti scavalca a sinistra, hai qualche problema di direzione politica. Striscia rossa de l'Unità di oggi: «Arrivano segnali crescenti di intolleranza da parte dei politici che alimentano un clima di violenza contro gli immigrati sfruttando insicurezze e paure del momento. A questa ondata xenofoba contribuiscono per altro voci culturali e dell'informazione che mettono in discussione principi istituzionali e diritti umani». Parola di monsignor Vittorio Nozza (lo trovate anche qui). Leggete poi Adriano Prosperi, oggi, su Repubblica. Parla della Lombardia. Parla del «razzismo istituzionale e civile italiano». Quello della «tolleranza zero», quello dell'«impiegato comunale che si rivolge col "tu" e col verbo all'infinito», quello di un «vento della violenza che soffia dall'alto». Un vento che il Pd, e lo dico a malincuore, ha spesso considerato 'naturale', che non ha contrastato a sufficienza, che ha, in alcuni (colpevoli) casi, voluto addirittura assecondare. Le ordinanze, le parole eccessive, le banalizzazioni («sporco negro» e giù sprangate, ma il razzismo non c'entra), le «ronde democratiche» (ma che cosa sono, accidenti?!), il politicamente corretto, il «la sicurezza non è né di destra, né di sinistra» (anche l'ignoranza, per dire), sono tutte cose con cui mi devo confrontare da mesi, da anni. Le denuncio in solitudine, passando per quello che non capisce, che non sa che 'quelli' vanno sgomberati, che non capisce che bisogna 'azzerare' (le parole sono importanti) i campi rom, i clandestini, le violenze. Appunto. Ho sempre provato fastidio quando a proporre le impronte digitali sono per primi i nostri dirigenti, quando i distinguo provengono dalle sedi milanesi e lombarde del Pd. Torno a ribadire che abbiamo, su questi temi, un clamoroso problema di linea politica. E non solo: anche un problema di riferimento culturale e ideale. Spero che qualcuno voglia capire quello che intendo dire. Con la paura vince la destra. E perdiamo tutti. Per questo, a Wittenberg parliamo di cittadinanza, in un quadro costituzionale e repubblicano (nel senso di Pettit o, se preferite, di Zapatero), e vorremmo che Obama, oltre che continuamente osannato e citato a vanvera, venisse preso alla lettera. Parola per parola. postato da civati, 13:11 | link | commenti (2) La paura (da 'ritagliare' e conservare)
Giovanni mi segnala un contributo di Famiglia Cristiana che riporto pressoché integralmente. La conclusione però è un'altra: il vero problema dell'Italia non è il crimine (nel senso in cui ci viene proposto dai media, perché in realtà il dato della criminalità organizzata è tutt'altro che trascurabile), e nemmeno la paura: è piuttosto il mercato della paura, strumentalizzata per motivi elettorali dalla destra. Lo dico e lo ripeto da tempo. Leggiamo Fulvio Scaglione, allora, nella speranza che sia lettura utile anche per qualche dirigente muscolare del Pd (consigliabile soprattutto ai promotori delle ronde democratiche). È inutile fare giri di parole: in Italia non c’è nessuna "emergenza sicurezza". Mentre invece è assai reale la paura degli italiani, sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti. I media hanno registrato il calo dei furti d’auto: 20 mila "colpi" in meno tra 2006 [...]. Lo dimostra il rapporto The Burden of Crime in the Eu ("Il peso del crimine nella Ue") curato da prestigiosi centri di ricerca (Gallup, Istituto Max Planck, Unicri, Geox), finanziato dalla Commissione europea e presentato alla fine del 2005. Il rapporto raccoglie i dati di 15 Paesi storici dell’Unione più Polonia, Ungheria ed Estonia. La conclusione è che «i crimini più comuni, come furti con scasso, furti, rapine e aggressioni, sono calati in tutti i Paesi Ue, e in modo significativo, negli ultimi dieci anni, con le uniche eccezioni di Belgio e Irlanda». Ma parliamo dell’Italia. Primo dato: considerato l’insieme dei dieci reati più comuni, si scopre che l’Italia è dodicesima su diciotto Paesi, con una riduzione di circa il 40 per cento rispetto al 1988. La criminalità comune affligge gli italiani assai meno che i cittadini dei Paesi del Nord, per non parlare di irlandesi (primi) e inglesi (secondi). Andiamo più nello specifico. Furti con scasso: l’Italia è quinta, dopo Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Irlanda. Furti e borseggi: l’Italia è quattordicesima. Rapine: l’Italia è diciottesima su diciotto. Violenze sessuali: l’Italia è tredicesima su diciotto. Il Paese più virtuoso d’Europa, sotto questo aspetto, è l’Ungheria. Aggressioni e minacce: l’Italia è diciottesima su diciotto. Crimini legati a questioni di razza, fede e orientamento sessuale: l’Italia è diciottesima su diciotto, non siamo per nulla inclini a discriminare. È la Francia il Paese più rischioso per i "diversi". L’Italia è anche "bassa" (quindicesima su diciotto) per i reati compiuti contro gli immigrati, cosa che ci fa onore se pensiamo che in Europa il 15 per cento degli immigrati denuncia di aver subìto un reato. Truffe e frodi: Italia diciassettesima su diciotto, meglio di noi solo la Finlandia, il peggio in Estonia. Corruzione: andiamo un po’ peggio ma nulla di drammatico. L’Italia è dodicesima su diciotto, meglio persino del Lussemburgo. I più corrotti: i greci. I più corretti? I finlandesi. Insomma, ci piaccia o no, nel mondo reale l’Italia è un Paese piuttosto sicuro. Però tanta è la paura. Siamo quinti in Europa per furti con scasso ma secondi (dopo la Grecia) nella convinzione che entro un anno verranno a rubarci in casa. Ancor più clamoroso: gli italiani sono terzi (dopo Grecia e Lussemburgo) nel considerare pericolose le strade al calar della notte, con lo stesso timore dei primi anni Novanta. Il che porta a una conclusione: il problema vero, in Italia, non è il crimine. È la paura. postato da civati, 11:20 | link | commenti (4) venerdì, settembre 26, 2008 Wittenberg 2.0: Obama non abita (ancora) qui
Barack Obama, Sulla razza, Rizzoli. Il discorso di Obama a Philadelphia dell'8 marzo 2008. Un discorso che mi conferma che il candidato alle presidenziali americane è davvero un candidato 'globale' che parla agli Stati Uniti ma anche e contestualmente a tutte le coscienze democratiche del pianeta. Prendete questo brano e riflettete. Sull'integrazione, sulla paura, sulle sfide che abbiamo tutti di fronte. A Wittenberg è ritenuta una tesi decisiva. «La maggior parte dei lavoratori americani del ceto medio non ritiene di aver goduto di particolari privilegi per il fatto di essere bianca. La loro esperienza è quella tipica dell'immigrato: nessuno ha regalato loro qualcosa, si sono fatti da soli. Hanno lavorato duramente per tutta la vita, molti hanno perso il lavoro poiché le industrie si sono trasferite all'estero e le pensioni sono andate in fumo dopo una vita di fatica. Sono preoccupati per il futuro, sentono di non essere in grado di realizzare i propri sogni; in un'epoca di salari fermi e di concorrenza globale, le opportunità lavorative ed economiche si riducono di continuo, e i sogni di qualcuno si realizzano solo a spese di quelli di qualcun altro (opportunity comes to be seen as a zero sum game, in which your dreams come at my expense). Perciò, quando vengono informati che i loro figli dovranno frequentare una scuola all'altro capo della città, quando apprendono che un afroamericano ha migliori chance di ottenere un buon lavoro o di essere ammesso in una buona università a causa di ingiustizie che loro personalmente non hanno mai commesso, quando si sentono dire che le loro paure sulla criminalità nelle periferie cittadine sono solo frutto di pregiudizi, il loro rancore inevitabilmente cresce». Obama invita a rivolgersi alle vere cause della rabbia nera e del bianco rancore, e scegliere se aumentare le divisioni e acuire i contrasti o dire «Not this time», non questa volta, e superare insieme le difficoltà determinate da una società profondamente ingiusta, per gli uni e per gli altri. Pensiamoci bene. postato da civati, 18:17 | link | commenti (1) giovedì, settembre 25, 2008 Gli invisibili
Disegni di Scarabattolo. Stasera, in Feltrinelli, a Monza. Presente il vostro affezionatissimo. postato da civati, 11:17 | link | commenti (2) martedì, settembre 23, 2008 Ramadan: Formigoni si faccia garante della libertà di culto
Anche pensando a quanto dichiarato da alcuni esponenti della sua giunta, un piccolo appello a Formigoni. Comunicato stampa. «Nella civile Lombardia deve essere garantita la libertà di culto e di espressione». Lo chiede il Consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Civati alla notizia del diniego del Palalido ad ospitare il rito di chiusura del Ramadan. «Facciamo appello al presidente Formigoni, di cui ricordiamo le parole dette a questo proposito solo poche settimane fa - dichiara Civati - perché si faccia garante della possibilità per la comunità islamica di Milano di celebrare le proprie ricorrenze, a partire da quella in calendario tra pochi giorni. Il tardivo diniego di utilizzo del Palalido è l'ennesimo inciampo sulla via dell'integrazione, peraltro motivato solo dalla concomitanza con la festa del Partito della Libertà. Una città come Milano deve saper far convivere eventi religiosi e feste di partito, come del resto è avvenuto con la preghiera islamica e la festa del PD, senza alcun problema». postato da civati, 18:05 | link | commenti (1) martedì, settembre 16, 2008 La notte in cui tutte le vacche sono negre
Affaritaliani scrive quello che penso sul negro, sul sindaco e su quella triste città che risponde al nome di Milano (oggi, almeno). postato da civati, 11:32 | link | commenti (1) lunedì, settembre 08, 2008 Intercultura: arrivano le prime adesioni
Il senso del Pd per l'intercultura: il documento presentato dal vostro affezionatissimo e da Roberto Rampi in occasione dell'assemblea regionale del Pd di sabato scorso a Milano. Stanno arrivando le prime adesioni. Osservate e leggete (e aderite e pubblicate e diffondete) con me. postato da civati, 18:25 | link | commenti (6) Dionigi, l'articolo 19 e la moschea
Tettamanzi ha ragione: «Noi, non la Chiesa ma tutta Italia, abbiamo la Costituzione e l'articolo 19 sancisce la libertà di culto». Così il cardinale Dionigi Tettamanzi sulla costruzione di una moschea per i fedeli del centro islamico di viale Jenner. Intervenuto a margine di una conferenza stampa indetta alla Curia arcivescovile per illustrare i contenuti del Percorso pastorale 2007/2008, Tettamanzi ha spiegato: «noi come chiesa non siamo chiamati a costruire moschee. Nel caso concreto, però, siamo tutti interessati a fare in modo che la libertà di culto sia realizzata nell'esigenza della convivenza pacifica e della legalità» (fonte: Omnimilano). Sono settimane che ripeto che il diritto al culto va rispettato, che il Comune deve porre fine al pellegrinaggio tra un luogo di preghiera e l'altro, e deve impegnarsi per individuare un'area di privati da mettere a disposizione della comunità islamica (pagando si intende). Quello che è successo a Cremona, sindaco Corada, per capirci. Convivenza pacifica e legalità: è così difficile da capire? postato da civati, 18:22 | link | commenti postato da civati, 12:59 | link | commenti (1) martedì, settembre 02, 2008 Rough guide for rough mayors
I turisti si chiedono: qual era la città in cui non si può mangiare la pizza sulle scalinate? E quale quella dove non ci si può trovare in tre in un parco? E, ancora, quale quella dove non si può riposare sulle panchine? Quale, infine, la regione da cui è complicato telefonare a casa dai centri di telefonia fissa? E' necessaria una guida, si sono detti. In continuo aggiornamento. Michelin ha bruciato tutti sul tempo, offrendo la guida Ordinanze. Città per città, un'iniziativa editoriale di forte impatto e di sicuro successo. Una sorta di rough guide per rough mayors, per quei sindaci muscolari che tanto piacciono nel Paese medievale in cui tutti abitiamo. P.S.: ovviamente è uno scherzo, ma la realtà supera la fantasia e la guida è davvero necessaria. Paese che vai, ordinanza che trovi. Prima di essere multati... P.S./2: ovviamente la guida è a disposizione di tutti, democratici e non. Pubblicatela sul vostro blog. Così, per offrire un servizio a chi - come Gurb - viene da fuori. Magari segnalando questo link, anche perché, è notizia recente, a Montecatini parlare con una prostituta costa 400 euro, ad Alcamo prendono due fave con un'ordinanza e a Cavi di Lavagna si comminano sanzioni salatissime a chi passeggia in stato di ebbrezza. In quelle condizioni si rischia, in effetti, di investire un Suv.
postato da civati, 13:00 | link | commenti (1) lunedì, settembre 01, 2008 Emergenza sindaci
Piovono rane ha fatto il numero. Quasi quasi attivo un numero verde per denunciare i sindaci che impazziscono. Non è un paese, il nostro, per persone normali. Non più. P.S.: prima che un'ordinanza me lo vieti, vorrei citare Marta. postato da civati, 15:27 | link | commenti (1) Nessuna ordinanza per Gurb
Spero che abbiate letto Nessuna notizia di Gurb. Se non l'avete fatto, fatelo, siete ancora in tempo. Feltrinelli l'ha recentemente ripubblicato. Nella mia fantasia, Gurb arriva nell'Italia del Nord, precisamente a Novara. Atterra in un parco dove si ferma a chiacchierare con due persone. Un vigile arriva e li multa, perché a Novara non si può parlare con più di una persona in un parco. Gurb sale sull'astronave e si trasferisce a Verona. Prende una pizza d'asporto in piazza Bra, si mette a mangiarla fuori dal negozio, e un vigile lo multa perché non si può mangiare all'aperto nei pressi dei monumenti. Allora Gurb va a Pavia, prende da bere, perché la pizza veronese era particolarmente 'salata', ma supera i fatidici 50 metri dell'ordinanza comunale che vieta di bere lontano dai pubblici esercizi. Multato. Gurb non sa più che fare: potrebbe innamorarsi a Caravaggio, ma non sposarsi, perché non possiede un regolare permesso di soggiorno. Potrebbe andare a Cittadella, ma non ha un reddito comparabile a quello dei padani e sarebbe espulso. Potrebbe telefonare a casa, ma in Lombardia una legge regionale fa chiudere i phone center. Potrebbe rilassarsi su una panchina, ma in molte città le panchine hanno i braccioli-in-mezzo per evitare che qualcuno, soprattutto gli extra (comunitari o terrestri, poco importa) si sdrai. Potrebbe cercare da mangiare, ma non nei cassonetti, però, perché c'è l'ordinanza anti-rovistamento (ma che è?!). Se gli scappa la pipì, attenzione a farla per strada, per esempio a Trieste. Sarebbe multato. E per un marziano entrare in un bar potrebbe essere complicato... Insomma, Gurb fece bene, nonostante tutto, ad atterrare a Barcellona, come previsto nell'edizione originaria. Lui. E la sua astronave d'ordinanza. Appunto. postato da civati, 10:03 | link | commenti (4) mercoledì, agosto 27, 2008 Il buon senso senza senso
Leggevo ieri l'altro sulla Stampa un'incredibile intervista al ministro Prestigiacomo sulla scuola del Sud, in cui si tentava una replica non offensiva alle opinioni dell'altro ministro, quello della Scuola, sugli insegnanti meridionali. E Prestigiacomo ha ripetuto piu' e piu' volte, in quell'intervista, che Gelmini e' donna di buon senso. Gia'. Il buon senso. Che viene continuamente evocato. Proprio in questi giorni pensavo che il mondo si divide in due. C'e' chi si affida a un presunto buon senso, e chi pensa che ci voglia cultura, nel (buon) senso esteso del termine. Gelmini e' una donna di buon senso. Appunto. postato da civati, 09:10 | link | commenti (4) lunedì, agosto 25, 2008 Ma il ministro-ombra? Mentre Bossi interviene alla Festa democratica di Firenze (sic), Gelmini pontifica sugli insegnanti meridionali. Ma il Pd si sveglia, o che cosa? postato da civati, 09:55 | link | commenti (10) mercoledì, agosto 20, 2008 Marrakech (low cost) Express: smarrirsi come in una foresta
Ho attraversato Kreuzberg, ieri, e, dopo il tradizionale Kreuzburger, mi sono abbandonato alla flânerie così come si deve fare nell'unico quartiere di Berlino che non si sia (ancora) imborghesito (anzi). Alla fine, tornando verso casa, mi sono ritrovato a sfogliare i volumi della Dante connection, la libreria italiana-ma-non-solo di Oranienstrasse. E ho ritrovato, in questo strano viaggio in cui tutto torna (tranne forse il vostro affezionatissimo, che rimarrà in giro...), ho ritrovato, dicevo, Walter Benjamin. Un Grande, che a me è anche molto simpatico, per capirci. Forse perché non riesco a togliermi dalla mente, oltre ad alcune sue pagine memorabili sui passaggi parigini e tanto altro, il monumento di Port Bou, in Catalogna, che ne ricorda la tragica morte, in fuga dal nazismo. Comunque. Il testo è Infanzia berlinese intorno al Millenovecento (un secolo fa, giusto giusto). E la frase è la seguente, da utilizzare sia per il prossimo viaggio che per le nostre impervie analisi sociologiche: «Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare all'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze del centro gli devono scandire senza incertezze, come in montagna un avvallamento, le ore del giorno». postato da civati, 09:14 | link | commenti (3) Marrakech (low cost) Express: prossima fermata: Babilonia
Tappa importante del Marrakech (low cost) Express. Per capirci, il Pergamon è il museo a cui sono più affezionato. Si trova al vertice dell'Isola dei musei, in un posto che sembra il centro del mondo (e, almeno dell'Europa, probabilmente, lo è). Da sempre c'è l'ara di Pergamo, appunto, la porta del mercato di Mileto (la mia preferita, ora coperta dai ponteggi del restauro) e la porta di Babilonia, portate lì come si 'strappano' gli affreschi, solo che lì hanno 'strappato' interi monumenti. Fin qui il Pergamon così com'è da sempre. Da giugno, però, in più, c'è la mostra Babylon. Myth and Truth che è - soprattutto per la parte 'Myth' - davvero straordinaria. Un percorso attraverso la storia dei secoli, che illustra il lungo cammino che la storia e la metafora di Babilonia e di Babele hanno seguito, da Nabucco a Babel fish («probabilmente la cosa più bizzarra dell'universo»), dalla cattività degli ebrei all'Iraq contemporaneo (manca solo Babel, il film globalizzato che, mi pare, non avrebbe affatto sfigurato alla fine del percorso). E il punto sta proprio qui: che alla fine Babilonia non era proprio Babele, né si può identificare con quel luogo del vizio e della perdizione di Semiramìs lussuriosa (nota per promulgare leggi salva-regina «per torre il biasmo onde era condotta»), poi descritta da Agostino e, all'insegna del rovesciamento a cui spesso vanno incontro le metafore e il loro uso, adottata da Lutero per parlare (male, malissimo) della Chiesa di Roma. Simbolo influente, quello di Babilonia e di Babele, che parla di una città troppo umana, che la mostra berlinese ha il merito di proporre al visitatore attraverso un'analisi critica molto lucida e comprensibile. La nostra metropoli è Babilonia (anzi, è Babilonia a rappresentare l'immagine della metropoli perenne), ma Babilonia era - ed è, per noi - qualcosa di molto complesso. Di irriducibile. Tante lingue e l'eterno tentativo di renderle traducibili. Popoli, conflitti, lotte, contaminazioni. Tolleranza, quindi, ma anche intolleranza, che, guarda caso, è il titolo del celebre film di David Wark Griffith. Un film del 1916. E' passato quasi un secolo. Ma la domanda di fondo - che qui chiamerebbero Leitfrage - è sempre, più o meno, la stessa. A tanti italiani una visita a Babilonia farebbe molto bene. Fino al 5 ottobre c'è tempo. Chi passa di qui, non può mancare. postato da civati, 09:00 | link | commenti (4) martedì, agosto 19, 2008 Marrakech (low cost) Express: viaggio nell'intercultura
Oggi, tra le altre cento cose che vorrei fare, vado qui. Perché anch'io credo che «un approccio positivo alla pluralità favorisce la competenza interculturale, la vitalità e la capacità d'agire di una città, e contribuisce a renderla attraente all'interno della competizione internazionale». Appunto. postato da civati, 11:42 | link | commenti (1) Marrakech (low cost) Express: Mitte gegen Rechts
Sarà perché ho attraversato quartieri in cui forte è la presenza delle associazioni di vicinato. Sarà perché sto andando incontro alle comunità degli stranieri residenti nelle principali città d'Europa e mi sto convincendo che il rione è la vera dimensione dell'integrazione. Sarà perché sto leggendo un saggio in catalano in cui si discute di pensiero critico e di promozione del dibattito culturale, al di là dei modelli e dei luoghi comuni. Sarà per tutto questo, ma mi ha molto colpito l'iniziativa che un gruppo di residenti di Rosa Luxemburg Strasse, dove ho il piacere di risiedere per qualche giorno, ospite di Francesca (a proposito: grazie mille), abbiano lanciato l'iniziativa Mitte gegen Rechts (Mitte, nel senso del quartiere, contro la destra, nel senso della destra, quella estrema), prendendo spunto dalla apertura, sulla strada, di una boutique che propone vestiti di una linea di moda ultradestrorsa. La protesta, è bene specificarlo perché la violenza proprio non la sopporto, si svolge attraverso un percorso culturale, una rassegna cinematografica e un po' di marketing molto ben curato. Un po' di auto-organizzazione, di protesta civile, intelligente e politicamente corretta non farebbe male anche da noi, dove ormai anything goes (verso destra, tra l'altro). L'Italia, con il suo conformismo e la sua stanchezza, sembra così lontana. postato da civati, 11:04 | link | commenti (3) giovedì, agosto 14, 2008 Qualcuno, all'estero, si interroga I sindaci-sceriffo su Le Monde. Pensando al post precedente, ci vorrebbe Tex. postato da civati, 15:36 | link | commenti (1) I soliti fumetti postato da civati, 15:31 | link | commenti sabato, agosto 09, 2008 Decentramento e integrazione Avevo promesso una riflessione sull’integrazione e sull’intercultura, ed ecco che, dopo una pausa in un pessimo phone center nei pressi della Rambla, questa si è manifestata in tutta la sua limpidezza. Il phone center è pulito e sembra un auchan dei phone center, perché ha una fila di computer che non finiscono più, e spazi larghi, e comodi. Inutile dire che ci sono persone che vengono da tutte le parti del pianeta. Diversamente dagli altri, in questo spazio è tutto apparentemente perfetto, ampio, rigoroso. Solo che non funzionano i computer, che si impallano e ti tocca aspettare delle ore prima che carichi la pagina. L’apparenza inganna e ti viene da pensare che non ci siano più i phone center di una volta. Ma veniamo al punto. A Barcellona l’integrazione si promuove soprattutto a livello di quartiere, sfruttando una vasta rete di associazioni territoriali, di vicinato, di consuetudini sociali molto forti. Un modello che in Italia conosciamo molto bene. Mi chiedo: perché non utilizzare queste istituzioni tradizionali, come strumento per l’integrazione? Ovvero, perché non orientare il lavoro delle zone e delle circoscrizioni, cioè delle sedi di decentramento amministrativo delle medie e grandi città, a questo tipo di sfida? Molti si chiedono, da tempo, a che cosa servano questi organismi di rappresentanza, nati nella stagione della grande partecipazione popolare dei Settanta, che oggi sembra lontana anni luce. La risposta non è facile da dare, perché il tratto burocratico di questi organismi è a volte addirittura imbarazzante. Non mi vengono altre idee, se non immaginando che essi si occupino soprattutto della società che cambia ovvero del tema politicamente più affascinante e complesso dei prossimi anni. Non possono essere che strutture locali, i piccoli Comuni e, appunto, le sedi del decentramento amministrativo ad affrontare il problema. Solo loro possono farlo a contatto con la vita quotidiana delle persone, diventando luoghi di socializzazione, avanzata, di occasioni di scambio e di confronto culturale. Ci si può arrivare. Sarebbe straordinario. Credo che il Pd, se vuole davvero occuparsi di futuro come continuiamo tutti a ripetere, debba elaborare una proposta di questo tipo. Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, lo farò. postato da civati, 16:29 | link | commenti (2) giovedì, agosto 07, 2008 Satellite linkers
Il phone center di carrer Sant Pau appartiene alla catena Satellite linkers. Un nome, un destino. Lo gestiscono persone che vengono dall'Asia. Barcelona è multiculturale. Forse questo spiega perché qui - da noi, no, ci mancherebbe, promuovere l'intercultura, mai! - si investa tanto sul dialogo tra le culture. Nelle vie dell'Eixample, ad ogni palo, una locandina reclamizza il programma del Diàleg intercultural. Date un'occhiata al sito, con gli stormi del popolo migratore che si incrociano. Si tratta di un programma che farebbe bene anche alle nostre città, molto più di quattro ordinanze da nomoteti di provincia, che a ben vedere rappresentano proprio il contrario di quanto sta provando a fare l'Ajuntament della metropoli catalana. postato da civati, 20:50 | link | commenti (1) mercoledì, agosto 06, 2008 Marrakech (low cost) Express: Barcelona e l'impronta culturale Vi scrivo dal Raval, il quartiere multietnico di Barcelona, che sta subendo una forte trasformazione e numerosi interventi di riqualificazione edilizia (qualcuno sostiene, e non ha torto, che siano fin troppi). Il phone center non ha il bagno (fossimo in Lombardia lo farebbero chiudere, per la cronaca). Sopra i computer compare un poster della Puglia, in particolare una foto degli scavi di Egnatia, a Fasano, in provincia di Brindisi. Per dire che tutto il mondo è paese. Ieri sera il low cost - Vueling - è arrivato con un ritardo di tre quarti d'ora, ma si è comunque cenato alla Barceloneta. E la vita è bella. Questa mattina una mostra (curata perfettamente) dedicata all'opera di Ballard al CCCB (il titolo è Autopsia del nuovo millennio), oggi pomeriggio un paseo tra le ramblas e il mare. Domani si parlerà di integrazione. Perché qui la fanno. Non siamo in Italia. L'impronta c'è, insomma, ma è culturale, non digitale. postato da civati, 16:19 | link | commenti (2) martedì, luglio 29, 2008 Se la Lega dimentica Pinamonte
A Vimercate c'era Pinamonte, uno dei promotori della Lega Lombarda. Quella storica, per capirci. Dagli anni Sessanta l'amministrazione comunale ne ricorda e celebra la figura, nell'ambito della Sagra della patata di Oreno (tutto vero). Ora, a distanza di qualche anno dall'ultima edizione, l'assessore Rampi ha accolto la richiesta degli organizzatori della Sagra perché venisse ripresa la tradizione di celebrare, sempre nell'ambito della settimana della patata, il giuramento di Pontida. Ha invitato i sindaci e le amministrazioni comunali milanesi e ha ricevuto un "no, grazie" dal Comune di Milano. Notizia curiosa, se si pensa che in amministrazione, a Milano, c'è la Lega. Con Salvini, ma senza Pinamonte. postato da civati, 13:04 | link | commenti (5) sabato, luglio 26, 2008 Cittadini del mondo (e di Vimercate)
Leggete qui: mentre alcuni vogliono vietare i kebab nei centri storici (per tutelare le «merceologie tradizionali» e «preservare la bellezza e l'identità dei loro centri storici, evitando la spersonalizzazione della tipicità dei nostri borghi medioevali»), altri lavorano per l'integrazione e per i diritti (e i doveri) di tutti. Una missione, quest'ultima, di cui il Pd deve assumersi la responsabilità fino in fondo. postato da civati, 09:00 | link | commenti (4) martedì, luglio 22, 2008 Stringiamoci a coorte
Dal momento che insiste, è il caso di avvisare il ministro che si dovrebbe occupare di Riforme che «schiava di Roma» è la «Vittoria». O forse è tutta colpa di Scipio, notoriamente Africano? Ma dove cavolo siamo finiti? Il Paese va a rotoli, la gente non arriva alla fine del mese e noi discutiamo per ore di un demagogo con il dito medio, il figlio Renzo detto Cepu bocciato per la seconda volta - per di più su una tesi dedicata al Cattaneo e con una commissione di professori del Nord (ma si può?) -, e un capogruppo della Lega - che risponde al nome di Cota - che ieri in aula spiegava: «Va colto il senso di quello che va dicendo il ministro delle Riforme e cioè che o si fanno le riforme o il paese esplode». Il dito medio, secondo l'autorevole esponente leghista, era riferito alla parola «schiavo», un termine che «va abolito perché in contrasto con la nostra cultura democratica di oggi». Bossi come Lincoln, Bossi come Mandela. Stringiamoci a coorte e si salvi chi può. P.S.: leggete il commento di Federico Geremicca, che ci ricorda che - mentre si straparlava di inno nazionale - «ieri, per dire, la Camera è stata chiamata a votare una nuova fiducia su un nuovo decreto (quello economico, stavolta) mentre il Senato doveva approvare - avendo a disposizione un solo giorno per esaminarlo - il lodo Alfano, che mette Berlusconi al riparo dal processo Mills, in cui è imputato per corruzione. E in tutto questo, c’è chi continua a parlare di grandi riforme e di legislatura costituente. Al punto in cui già si è (le Camere sono insediate da nemmeno 100 giorni) per crederci occorre un grande ottimismo. Si vedrà. Archiviato Bossi, il dito e le offese all’Inno, sperare nel meglio, in fondo, non costa niente». postato da civati, 08:48 | link | commenti (7) Furs!
Tra due ore in aula, per il penultimo Consiglio regionale della stagione. Si parlerà anche di Furs, ovvero del Fondo unico regionale per lo Spettacolo, istituito con una legge votata all'unanimità in Commissione, che riprende una nostra 'antica' proposta (che risale al 26 marzo 2006: verificate qui). E' la prima volta che un progetto di legge della minoranza viene assunto dalla giunta regionale in ambito culturale. Voteremo a favore, soddisfatti e - per una volta - contenti di quello che fa la Regione Lombardia. postato da civati, 08:19 | link | commenti lunedì, luglio 21, 2008 Déjà vue
A me sembra di conoscerla... forse mi sbaglio... eppure... Tutta mattina a pensare. Questa Goisis, onorevole della Lega, io l'ho già sentita. Di lei si legge oggi che interviene a proposito di scuola e di formazione, parlando di Pirandello e Sciascia contro Cattaneo, neanche si trattasse di un derby. Eppure l'avevo già vista. E avanti e indietro per la stanza, cercando di farmi venire in mente dove e come l'avessi conosciuta. Poi mi sono illuminato. Paola Goisis, qualche tempo fa, aveva fatto un manifesto con uno slogan indimenticabile: «Cinesi? No, glazie». Con la 'l'. Tutto vero. Verificate qui. Ecco dove l'avevo già vista... postato da civati, 15:12 | link | commenti (1) A proposito di mediocrità
Gesto del ministro Bossi (dito medio all'inno d'Italia-schiava-di-Roma) e tradizionale rassegna qualunquista: i professori meridionali sono troppi e poco preparati, quindi bocciano la famosa gente del Nord e i suoi incolpevoli figli (tra cui si segnala il pluribocciato figlio del ministro). Dell'inqualificabile tirata bossiana colpisce soprattutto un aspetto: qualche giorno fa Bossi aveva detto chiaramente che Gelmini era incompetente e che il ruolo di ministro dell'Istruzione non le si addiceva. Forse Bossi ha ragione, forse no, ma una cosa è certa: Bossi ha una carriera scolastica del tutto invidiabile che gli consente queste e altre considerazioni. Lui, insomma, può. Per ricostruire il suo inarrivabile cursus studiorum, leggete Mattia Feltri e pensate intensamente al gorilla del Crodino. postato da civati, 09:57 | link | commenti (16) mercoledì, luglio 16, 2008 Svenduti e desipienti
Un belvedere, il nostro Paese. Il rapporto sulla cultura (un mezzo disastro) mirabilmente commentato da Michele Serra su Repubblica. La televisione pubblica «desipiente», per dirla con Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità sulle Comunicazioni. Ecco i talenti svenduti e le cose da cui ripartire. Prima di tutto. Prima che sia troppo tardi. postato da civati, 09:36 | link | commenti (6) martedì, luglio 08, 2008 Minareto Pertusella
Milano, secondo alcuni autorevoli esponenti della destra di governo (sì, ciao), non può ospitare una moschea. Che andassero altrove, gli islamici. Magari in una città dell'hinterland o, meglio, della provincia diffusa, che c'è più spazio, tipo a Caronno Pertusella o a Cernusco Lombardone (sulla Grigna, che ne dite?). E' incredibile come la famosa capitale morale sia caduta così in basso. Via da viale Jenner? Sono anni che lo dico, che una situazione così degradata non aiuta nessuno, che sia islamico o mormone. Ma che nella pianificazione urbanistica della città più avanzata del Paese non ci sia un lotto (uno soltanto) per la moschea, è un fatto di una tristezza senza fine. Non credo che una città sia amministrata così, in tutta l'Europa occidentale (in quella orientale, per buona parte, le moschee ci sono da secoli). E' il caso che qualcuno lo dica. postato da civati, 07:48 | link | commenti (17) domenica, maggio 11, 2008 Amore non ne avremo (i tartari troveranno chiuso)
Titolo significativo per un periodo non facile, A.N.N.A. (nel senso di Amore non ne avremo) è uno spettacolo nato da un'idea di Roberto (nel senso di Rampi) interpretato da Marta (nel senso di Galli) in scena alle Colonne (nel senso di San Lorenzo). Scritto molto bene, soprattutto nella prima parte scandita dal monologo incrociato dei tre attori, è forse un po' didascalico nella seconda, dove l'azione si muove ma si perde un po' del pathos iniziale. E' il 9 maggio 1978, due cadaveri vengono ritrovati, sono quelli di Aldo Moro e Peppino Impastato. A.N.N.A. li riconsegna alla memoria, trent'anni dopo, immaginandoli in dialogo, e proponendoceli per quello che oggi sono: due figure 'inattuali', lontane anni luce dal 'deserto' in cui viviamo. I tartari arriveranno ma, se andiamo avanti, così troveranno chiuso. postato da civati, 11:03 | link | commenti (1) domenica, marzo 16, 2008 L'impegno di Walter (e di tutti noi) per la Villa Reale
Tornerò sulla visita di Walter Veltroni, la più grande manifestazione di piazza che io ricordi nella città di Monza e in tutta la Brianza. Vorrei però soffermarmi sul comunicato polemico dell'assessore alla cultura della Regione Lombardia che commenta aspramente le dichiarazioni di Walter Veltroni circa il recupero della Villa Reale. Una presa di posizione ch dimostra quanto la politica sia lontana dalla soluzione dei problemi. Zanello afferma che da Roma non sia mai venuto un soldo, e purtroppo per lui e per la sua foga polemica i finanziamenti sono venuti, proprio quando Walter Veltroni era al governo, proprio quando Walter Veltroni era ministro della cultura. Il punto però non è nemmeno questo. Il punto è che Veltroni, e noi con lui, prendiamo come modello il recupero di Venaria Reale, dove lo Stato ha fatto la sua parte e le istituzioni territoriali hanno contribuito non con le polemiche "alla Zanello", ma con un lavoro comune, in un clima di collaborazione e di confronto molto serio e responsabile: il sistema delle imprese, le fondazioni bancarie, gli enti locali hanno collaborato, assumendo la sfida della reggia sabauda come una sfida di tutti. Ne abbiamo parlato in occasione di una delle ultime 'puntate' del Festival delle Città possibili, grazie alla testimonianza ed al racconto di Andrea Merlotti, uno dei protagonisti del recupero della più importante delle regge piemontesi. Questo è lo spirito con cui si muove Veltroni, che diede l'avvio al recupero di quella reggia, e che ha fatto in modo che essa ora sia una delle attrazioni turistiche più importanti del Nord. Lo stesso si deve fare per la Villa Reale: dopo le elezioni, sarà importante costituire un grande comitato per il suo recupero, per sostenere l'accordo di programma tra Comune e Regione e per rendere la Villa Reale simbolo di un territorio in cui la politica funziona. La Villa Reale ha bisogno di unità: non è di questa o di quella forza politica, 'proprietà' di questo o di quel personaggio. Ci dispiace che ci sia ancora qualcuno che non l'ha capito. postato da civati, 09:11 | link | commenti (5) giovedì, febbraio 21, 2008 Non solo volantini: "Città possibili" e "La politica da leggere" Vi ricordo il secondo appuntamento con le Città possibili (Arcore, 28 febbraio, ore 21) e vi annuncio che per iniziare con un (bel) po' di contenuti la campagna elettorale a Monza si terranno tre serate all'interno della rassegna La politica da leggere (a partire dal 29 febbraio, al Caffè letterario del Binario 7). Per approfondire, grazie a Marco Alfieri, Antonello Caporale, Federica Montevecchi. Nord, linguaggio e 'casta' al centro delle riflessioni, a partire dai testi e con il contributo irrinunciabile dei loro autori. postato da civati, 15:40 | link | commenti (1) sabato, febbraio 02, 2008 Regge possibili?
Andrea Merlotti, ospite della prima puntata della quarta edizione del Festival delle Città possibili, ci ha parlato di Venaria. Lo andremo a trovare nelle prossime settimane, perché la reggia sabauda funziona perfettamente come esempio e 'pilota' per la nostra Villa reale. Standard di qualità elevati, molteplicità di funzioni, vero centro culturale, un "pensare in grande" che ha portato a un'offertà culturale apprezzabile da parte di tutti e un modello gestionale altrettanto convincente. E pensare che tutto nacque una sera del 1996, a cena, dopo un comizio in piazza San Carlo, in cui Veltroni e Fassino ne parlarono per la prima volta... postato da civati, 19:54 | link | commenti Cultura in Brianza
Con ironia, Umberto Galimberti, aprendo la propria conferenza di questa sera a Vimercate, ha ringraziato Rosanna Lissoni, ideatrice della rassegna filosofica Abitatori del tempo, di avere compiuto una missione che riteneva impossibile: portare la cultura in Brianza. Rosanna, continua così. P.S.: la conferenza è stata appassionante. Non perdetevi le prossime puntate, a cominciare da venerdì prossimo a Bovisio. postato da civati, 01:24 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 23, 2008 Città possibili 4.1: il programma
Il programma della giornata di sabato 2 febbraio. Fate circolare... postato da civati, 09:02 | link | commenti martedì, gennaio 22, 2008 Città possibili 4.1 Dopo un anno di pausa, torna il Festival delle Città possibili, giunto alla sua quarta edizione. Quest'anno la rassegna sarà dedicata alla cultura come motore di sviluppo delle comunità e dei territori. E non si tratterà più di un solo appuntamento, ma di più momenti che ci accompagneranno nel corso di tutto l'anno. Il primo, l'appuntamento con le Città possibili 4.1, si terrà a Vimercate, presso Villa Gussi, sabato 2 febbraio, dalle ore 10 alle 18. La mattinata sarà dedicata alle buone pratiche: Mantova e la sfida per il riconoscimento della città presso l'Unesco; Brescia e la sua 'rinascenza'; Venaria e il sistema delle regge sabaude; il sistema culturale di Trento e Rovereto. Interverranno Fiorenza Brioni, sindaco di Mantova, Paolo Corsini, sindaco di Brescia, Gianni Oliva, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Donata Loss, consigliere d'amministrazione dell'Università di Trento. Nel pomeriggio ci occuperemo di Brianza, con la partecipazione di AreaOdeon, Binario 7, Casa della Cultura di Monza e Brianza, Circolo culturale Antonio Banfi, PoesiaPresente, Sophia e altri soggetti culturali che operano sul nostro territorio. Un appuntamento importante per confrontare le buone pratiche e per discuterne con i protagonisti dell'iniziativa culturale in Brianza. L'iniziativa è promossa dal neonato gruppo consiliare del PD. Vi aspettiamo. postato da civati, 15:45 | link | commenti giovedì, gennaio 17, 2008 postato da civati, 08:12 | link | commenti giovedì, novembre 29, 2007 Intercultura e cittadinanza, un viaggio in Lombardia Prosegue il viaggio attraverso le città lombarde, insieme ad Alessandra Camellini, per scoprire le politiche attive per la promozione dell'integrazione, dell'intercultura e della cittadinanza. Dopo Bergamo, siamo stati a Brescia, e il nostro viaggio prosegue per costruire un'alternativa alle politiche culturali e sociali della Regione che meno fa in questo delicato e strategico campo d'azione della vita della nostra società. Un viaggio nella Lombardia profonda, alla ricerca di chi opera per trovare soluzioni concrete a problemi spesso presentati, in modo ideologico, come perfettamente irrisolvibili. Un'indagine attraverso la quale vogliamo dimostrare che esiste un altro pensiero, oltre a quello unico che si sta affermando in modo preoccupante in tutti i dibattiti televisivi, in tutte le prime pagine dei giornali, in tutti i discorsi della politica regionale e nazionale. E, oltre al pensiero, vogliamo rappresentare ai cittadini lombardi che esistono anche scelte concrete e un'operatività che consente di affrontare i problemi e di risolverli. A poco a poco, in silenzio, lontano dal frastuono della retorica quotidiana a cui siamo tristemente abituati. postato da civati, 15:27 | link | commenti Disintegrazione Una lettura dedicata tutti quelli che leggono la globalizzazione e i fenomeni migratori in modo unilaterale: si tratta di Disintegrati. Storia corale di una generazione di immigrati di Ahmed Djouder, Il Saggiatore. Una lettura dura, a tratti inquietante, della realtà della vita dell'immigrato nel mondo occidentale, segnatamente in Francia. La famiglia, i costumi, le paure e le chiusure di un mondo a parte, di una seconda generazione che si interroga su quale sarà il suo destino, alla luce dell'esperienza dolorosa delle madri e dei padri. L'immigrazione, come tutti i grandi processi sociali di questo nostro tempo, non è "a una sola direzione": contiene elementi dialettici, modifica le abitudini e le culture che si incontrano e che si scontrano, conduce a trasformazioni significative che riguardano soprattutto i suoi protagonisti. La politica italiana, e lombarda in particolare, ha sempre colto molto poco questo aspetto: leggere, anche in questo caso, può far bene. postato da civati, 14:57 | link | commenti martedì, novembre 20, 2007 The International and The regional Pare che il film, di cui ho scritto qualche giorno fa, verrà girato al Pirelli per un mese intero. I dipendenti sono vivamente pregati di non avere alcun rapporto con gli attori (una richiesta della produzione), i tram di piazza Duca d'Aosta verranno deviati per qualche ora - forse qualche giorno - e una grande scena verrà girata ai piedi del grattacielo, con la partecipazione di 800 comparse (80 potrebbero tranquillamente prelevarle tra i consiglieri regionali, spesso abituati a questo ruolo dal curioso modo di lavorare della giunta). Un grande investimento della Columbia pictures: il film si intitola The International e vede come protagonisti Clive Owen e Naomi Watts che devono smascherare il presidente di un'istituzione bancaria coinvolta in discutibili operazioni finanziarie a livello internazionale (chissà perché hanno deciso di ambientarla al Pirellone...). La proposta di Formigoni, che non risulta essere tra i protagonisti nonostante l'abitudine al fuoco delle telecamere, è di donare il ricavato - che pare ingente - a opere caritatevoli. La nostra proposta è quella di utilizzare le risorse che la major americana sborserà per aumentare la quota in dotazione al cinema lombardo, davvero esigua, che con il contributo di Hollywood potrebbe più che raddoppiare. postato da civati, 18:43 | link | commenti (3) venerdì, settembre 07, 2007 La Regione è poco Chiara
Il Festival del racconto di Luino è la manifestazione dedicata a Piero Chiara, uno dei più grandi scrittori lombardi del Novecento. Leggiamo oggi sul Corriere che la Regione Lombadia ha ridotto i fondi del 40% e che questi sono diminuiti da 15mila a 9mila euro, «mentre il Pirellone garantisce 40mila euro di contributo a un'associazione vicina alla Lega come Terra Insubre». La vita è fatta di priorità. Alla Regione il Premio Chiara interessa sempre meno. Un vero peccato. postato da civati, 01:43 | link | commenti (2) lunedì, agosto 27, 2007 Con Annibale, alla ricerca della cultura perduta
Con le vacanze, finisce anche il viaggio di Annibale raccontato da Paolo Rumiz. Un vero capovaloro, che ha accompagnato i giorni mediterranei di tanti di noi, alla ricerca di alcune radici del confronto - che è scontro ma anche scambio - tra Oriente e Occidente (e Nord e Sud), in un tema che ha portato Rumiz, di anno in anno, in bicicletta verso Istanbul, in barca a vela verso Lepanto, sugli Appennini in Topolino e in tante altre peregrinazioni alla ricerca del senso in larga parte perduto di una cultura vasta e profonda. Tra le pagine dei giornali, piene di Corona e di Briatore, un momento per riflettere e per gustare l'arte del racconto (un aspetto che appartiene alla nostra civiltà fin da Omero - Ulisse era grande narratore - che si è definitivamente perduto nella rapidità e irriflessività delle 'brevi' e delle 'news'). Per chi se lo fosse perso, consiglio una deviazione sul sito di Repubblica. Vale il viaggio. postato da civati, 18:40 | link | commenti venerdì, luglio 20, 2007 Rendez-vous du donner et du recevoir L'incontro di dare e ricevere: Wallerstein cita Senghor per concludere le sue riflessioni sull'universalismo pubblicate in Italia per i tipi di Fazi (La retorica del potere. Critica dell'universalismo). Partendo dalla celebre disfida di Valladolid tra Sepulveda e Las Casas, in cui si confrontarono due Weltanschauungen irriducibili che ancora oggi sussisterebbero, Wallerstein si confronta con le pretese del potere occidentale e con il suo universalismo mancato (e quindi dannatamente poco universale) e si chiede: possiamo aspirare ad un universalismo davvero universale? A voi e ai posteri la risposta, nella speranza, ovviamente, che la risposta sia sì. postato da civati, 14:55 | link | commenti (2) venerdì, luglio 13, 2007 Gay a Milano? Nemmeno con le pattine
Segue da un post precedente: Da un'agenzia di qualche minuto fa (Ansa): «La mostra "Vade retro: arte e omosessualità" non aprirà al pubblico. "E' una decisione degli organizzatori - ha detto l'assessore Vittorio Sgarbi [...] - che io condivido. La mostra si farà in un'altra città con le opere censurate". Sgarbi ha poi rivelato di aver telefonato a Silvio Berlusconi perché convincesse il sindaco a recedere dalla posizione assunta sulle opere da eliminare. "Berlusconi - ha detto Sgarbi - mi ha poi telefonato dicendo che la missione era fallita". "Di fronte alla censura - ha commentato Sgarbi riferendosi all'annullamento dell'esposizione - la soluzione più concreta è la censura estrema e quindi la cancellazione della mostra"». L'epilogo della vicenda più triste degli ultimi tempi conferma che Milano ha perso la sua dignità di città internazionale, aperta e culturalmente attiva. Si apre una fase oscura, in cui l'assessore alla Cultura è costretto a telefonare a Berlusconi - noto esperto di terzini e di arte contemporanea - perché chieda al sindaco di Milano di cambiare idea. Vade retro: un titolo che è anche un destino. Dove siamo capitati. Che vergogna. postato da civati, 17:30 | link | commenti (2) I gay con le pattine
Meno male che la sede è il Palazzo della Ragione. Perché la mostra «Arte e Omosessualità - Da von Gloeden a Pierre et Gilles» è al centro della polemica più retriva e provinciale della storia della città di Milano. Dopo il vergognoso balletto circa il contributo al festival del cinema gay (risultato: nessun contributo), a Milano va in scena la censura e il controllo politico della giunta comunale sulle forme espressive. Sgarbi si fa pubblicità, ma in realtà passa in rassegna la manifestazione, togliendo le opere più sconvenienti e ristampando cataloghi in continuazione (domandina: perché non pensarci prima? Sgarbi era informato dell'omofobia dei suoi colleghi? O forse preferisce il bailamme che gli è così congeniale?). Letizia Moratti, esponente della destra da sussidiario, si schermisce e sembra quasi invitare tutti a chiedere permesso e a calzare le pattine, che altrimenti si rovina la cera del salotto buono di Milano. Altro che ticket anti-traffico: quella della Moratti è una selezione all'ingresso (e anche all'ingrosso), che allontana dai Bastioni (in senso anche metaforico) tutto ciò che è diverso e soprattutto libero. Casa delle libertà? Sì, ciao. Ve l'immaginate una polemica così a Barcellona o a Berlino? La vergogna più grande non è certo rappresentata dai fotomontaggi con Sircana in trans o dai simil-Ratzinger: la vergogna di Milano e della politica milanese, nella città più gay d'Italia, è l'omofobia. E lo squallore culturale che essa porta con sé. postato da civati, 11:57 | link | commenti (13) mercoledì, luglio 11, 2007 Due pugni in faccia (in memoriam) L'assessore regionale Prosperini interviene a proposto della mostra sull'arte gay (uno dei suoi temi preferiti: ricordate la garrota?) e - oltre a chiedere, s'intende, che venga tolto il patrocinio del Comune di Milano - ci regala una perla delle sue: "Io adotto il motto "Scherza coi fanti, ma non con i santi". Pensi che ho visto quella porcata del film della nipote [era un discendente per la verità] di Van Gogh. Una vera infezione. Che motivo c'era di far vedere quella scena in cui un uomo scriveva sul corpo di una donna starnazzante i versi del Corano? Mi dica dov'è l'arte di quel film. Per i musulmani è un'offesa enorme. Poi il regista è stato ucciso, ma se gli avessero tirato due pugni in faccia, io avrei pagato volentieri all'aggressore l'avvocato". Uccidere era troppo, ma due pugni ci stavano bene. Ovviamente, alla memoria (la fonte è Affari italiani). postato da civati, 19:08 | link | commenti (8) martedì, luglio 10, 2007 Le piazze e le stragi
Oggi ho incontrato il presidente del Consiglio regionale, Ettore Adalberto Albertoni, in una pausa 'tecnica' della seduta consiliare, e non mi ha nemmeno salutato, nonostante l'abbia accolto con la consueta cortesia istituzionale. Se l'è presa per i fumetti (e forse anche per il tour degli 'albergoni' che domani fa tappa a Cremona). Purtroppo sono all'opposizione (anche se in Regione non sempre sembra...) e mi tocca dargli un altro dispiacere. Mercoledì prossimo si terrà una conferenza stampa delle associazioni delle vittime delle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia che chiederanno di ritirare il volume sulla storia lombarda a fumetti che tradisce la memoria di quei due gravissimi avvenimenti della nostra storia. postato da civati, 18:56 | link | commenti (2) lunedì, luglio 09, 2007 Le lenzuola di Babel
Luca mi scrive, sempre puntuale, partendo da Babel di Alejandro González Iñárritu (se non l'avete ancora visto, noleggiatelo, accidenti) per arrivare alla Monza delle retate anti-venditori abusivi (una vera minaccia per il mondo occidentale, sigh). Sono i ragazzi delle lenzuola, che il nuovo assessore alla viabilità di Monza vuole allontanare dalle vie del centro, a qualsiasi costo. Ora, credo anch'io che i ragazzi delle lenzuola possano dare fastidio al passeggio. Ma, come ho già scritto, anche loro sono un prodotto della globalizzazione e fanno parte a pieno titolo di Babel, per riprendere la citazione di Luca e l'immagine di Iñárritu. Un mondo interconnesso, legato da relazioni e sottili legami, da dinamiche inaspettate. Il ragazzo con il lenzuolo vende copie di prodotti griffati (il 'logo' della Klein), realizzati chissà dove, nelle vie di città che non conosce, in un mondo controllato proprio da chi il logo lo possiede e che costringe i ragazzi a scappare dal loro Paese, dalla fame e dalla mancanza di prospettive. Soltanto comprendendo la complessità del fenomeno, si è autorizzati a chiamare i vigili. Altrimenti, diventa una battaglia del primo mondo e delle sue vie commerciali contro gli ultimi della terra, che proprio in terra stanno: con le loro lenzuola e le borse di Gucci. False, come la dialettica che li ha portati là. Stasera rincasavo e ne ho visti due, che rientravano verso chissà quale casa con le loro lenzuola. Ero incuriosito e sono giunto ad una conclusione: mi dispiace, ma non riesco ad odiarli. postato da civati, 00:36 | link | commenti (7) Un croissant per non perdere il Nord
Per iniziare nel migliore dei modi la settimana, vi offro un croissant. Anzi, per la verità l'etimologia della parola: «La grande storia ha addirittura condizionato la nascita del croissant, il Kipfel 'lunetta', il cornetto o brioche a forma di mezzaluna: occorre riandare a uno dei grandi momenti dello scontro frontale tra Oriente e Occidente, l'assedio e la battaglia dei Turchi davanti a Vienna [...]. Pare che croissant, vocabolo francese, dal significato letterale di 'crescente', abbia dato il nome al dolce proprio per la sua forma di luna (crescente). I primi croissant sono stati preparati a Vienna, dopo la fine dell'assedio della città, a ricordo della mezzaluna turca sconfitta». E' una delle numerose scoperte di Tra le pieghe delle parole di Gian Luigi Beccaria, Einaudi. La storia delle parole e ancor più la loro 'vita' sono al centro di una indagine che mi sento di consigliare vivamente. Per scoprire perché diciamo "gatta morta" o "mosca cocchiera", per capire da dove viene l'acqua di seltz e per sapere perché il cucchiaio si chiama così. Ma soprattutto per capire che, attraverso le parole, i loro percorsi e i loro meandri (altro termine di cui Beccaria ci illustra l'origine) scopriamo che le tradizioni e le culture (che poi sono una sola) sono complesse e impossibili da separare una volta per tutte, come qualcuno pretende di fare, in questo nostro tempo devastato e vile. Perché la settimana inizi con una luna crescente, dunque, e perché non perdiamo la tramontana. Che in spagnolo si dice perder el Norte, perdere il Nord. Guarda caso... postato da civati, 00:21 | link | commenti (1) venerdì, luglio 06, 2007 I fumetti del quartierino/4 In televisione, l'ex-presidente Fontana risponde piccato alle critiche sul libro a fumetti prodotto per 105mila euro dal Consiglio regionale sotto la sua presidenza. Sostiene cose inesatte (l'editore sarebbe un "compagno", il Manzoni la voce narrante dell'intero volume: in entrambi i casi, se l'è sognato) e accusa la sinistra di essere vittima del Minculpop (per altro, il Minculpop era fascista, Fontana deve avere letto cose diverse su un sussidiario a fumetti). Dice che scambiare a.C. con d.C. è solo un errore di stampa (curiosamente anche l'unico...). Sorvola su piazza Fontana (forse per via dell'omonimia) e sulla strage di piazza della Loggia, che è di mano fascista, ma nel suo libro a fumetti è attribuita al movimento operaio e studentesco. Tutte cose sbagliate e gravi che pagano i cittadini lombardi. Il suo successore precisa però che sono polemiche sterili. Ha ragione: gli risponderemo con un fumetto. postato da civati, 14:03 | link | commenti (2) giovedì, luglio 05, 2007 I fumetti del quartierino/2
Nel post precedente, illustravo la pregevole pubblicazione del Consiglio regionale della Lombardia, La storia della Lombardia a fumetti. Dimenticavo di indicare i costi dell'operazione. La cifra è notevole: 105mila alla casa editrice più 2800 per la distribuzione. Niente male. postato da civati, 18:15 | link | commenti I fumetti del quartierino
«"Storia della Lombardia a fumetti" è un volume divulgativo di ampio respiro e di facile lettura indirizzato al pubblico degli studenti delle Scuole dell'obbligo [la notizia che ci sia ancora l'obbligo scolastico è di per sé confortante]; un progetto sostenuto fattivamente dal Consiglio Regionale della Lombardia, su impulso del mio predecessore, l'avvocato e amico Attilio Fontana, come iniziativa didattica per avvicinarsi alla storia e scoprire, anche divertendosi, il fascino avvincente della Lombardia». Così Ettore Adalberto Albertoni presenta un volume prodotto dalla presidenza del Consiglio lombardo, per iniziativa dell'ex-presidente ora sindaco di Varese, Fontana (avvocato e amico, ma che formula è?). Un lavoro costato decine e decine di migliaia di euro, che riprende la famosa Storia d'Italia a fumetti e che consente di imparare divertendosi. Proprio così. L'autore, Roberto Fassi, ha già pubblicato un'altra storia a fumetti, quella del Varesotto. E il testo è avvincente, non c'è che dire. A pagina 12, un bel lapsus qualifica il riferimento ideologico del volume: «Verso il 3000 d.C., la civiltà camuna era piuttosto evoluta». Tra un millennio, anno più, anno meno, torneremo alle incisioni rupestri, a disegnar 'pitoti'. A pagina 22, sono i Galli a primeggiare. I bardi cantano: «We are the padan cocks», che sarebbero i galli padani (attenzione però al doppio senso padano della parola cock: da Wikipedia, «a colloquial word for the penis»). Nel corso del testo sono rappresentati tutti i 'tormentoni' (luoghi camuni?) della cultura popolare lombarda, con qualche concessione di troppo all'ironia e qualche espressione maccheronica un po' troppo cercata. Ma, tutto sommato, sono cose che capitano. Come può capitare che venga presentato un Napoleone «che lasciò molte opere d'arte in meno» e poco altro. Un po' sorprendente, a dire il vero, l'assenza del più importante lombardo di tutti i tempi, Alessandro Manzoni e del suo romanzo: non poteva proprio non esserci, e infatti non c'è. Il meglio però arriva nelle pagine finali, quando si parla di argomenti di attualità. Sono soprattutto gli anni della contestazione ad essere rappresentati in modo inaccettabile: «Il vento del Sessantotto» portò ad una «tensione che si respirò anche nel decennio successivo, gli anni Settanta, in cui ai movimenti studenteschi e operai si sostituirono [sic] veri e propri atti di terrorismo che volevano ribaltare i modi di governare in Italia e che in Lombardia portarono alle ignobili stragi di gente innocente come negli attentati di Milano (piazza Fontana, all'interno di una banca) e di Brescia (piazza della Loggia, durante un comizio sindacale)...». La Regione non dovrebbe produrre un libro in cui sono contenute imprecisioni così gravi. Vale la pena di ricordare che le stragi iniziarono prima degli atti di terrorismo, e avevano una matrice ben precisa. E non "si sostituirono" ai movimenti studenteschi e operai, ma erano piuttosto indirizzate contro il movimento, per fermare la voglia di cambiamento. Perché la strategia della tensione non è cosa da fumetto. E maggiore serietà è richiesta a tutti coloro che si occupano di storia, anche quando provengono dal quartierino varesino dei presidenti padani. «We are the padan cocks». Sigh. postato da civati, 09:42 | link | commenti (8) lunedì, luglio 02, 2007 La tolleranza e i suoi limiti Per me è il tema dei temi. Il dibattito circa le vie dell'integrazione. E' una questione di equilibrio e di misura, fortunatamente collegata ad un corso storico in cui le cose possono anche migliorare. Ian Buruma pubblicato in Italia - Assassinio ad Amsterdam, Einaudi - è un'occasione importante per riflettere, discutere, ragionare, come lo è stata la polemica che da questo libro ha preso avvio, nei mesi successivi alla sua prima pubblicazione. Una polemica intellettuale circa i "limiti della tolleranza" che ha un immediato significato politico: se non vivessimo nel Paese più provinciale del mondo, terrebbe campo in modo serio, preoccupato e quindi ragionevole anche nei discorsi della 'politica'. Siccome però è un tema difficile e controverso, solo chi ha le idee chiare (e sbagliate) come la Lega ci spiega come affrontarlo, gli altri faticano ad articolare un pensiero, come si è visto nell'escalation di dichiarazioni delle ultime settimane a cura del centrosinistra milanese e lombardo. Il caso Theo Van Gogh e la figura di Ayaan Hirsi Ali sono al centro di un libro prezioso e ricchissimo di spunti di riflessione, soprattutto sul ceto politico olandese - come il nostro, messo in crisi dall'emergere di problemi nuovi -, sul sentimento analogamente nostalgico delle diverse fazioni in lotta, sulla preoccupazione per la perdita dei punti di riferimento tradizionali, paradossale in un momento di rivendicazione delle identità. Come ha scritto Timothy Garton Ash, prendendo parte alla polemica aperta dal libro di Buruma: “Qui c’è bisogno di un dibattito vitale. Né la versione estrema del multiculturalismo separatista vivi-e-lascia-vivere né il monoculturalismo repubblicano secolarista [...] sono riusciti a far sentire a casa propria in Europa gli immigrati musulmani e i loro discendenti”. “Mentre difendiamo con volontà di ferro i fondamenti di una società libera, come la libertà di espressione, abbiamo anche bisogno di un’ampia tolleranza per la diversità culturale – conclude Garton Ash, preparando la stoccata finale – e il riconoscimento che i fedeli delle religioni possano essere anche delle persone ragionevoli e dei bravi cittadini". Nel nome di Pascal, dice, l'Europa ha un ruolo importante. Così come la sua politica. postato da civati, 19:22 | link | commenti (36) giovedì, giugno 28, 2007 Il giannizzero della globalizzazione Ho appena finito di leggere un altro libro da mettere in valigia e da portarsi in vacanza. Si tratta de Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid. E' la storia di un giannizzero 'rovesciato' dei tempi d'oggi, un pakistano che diventa il miglior prototipo dell'americano, laureato a Princeton e businessman di successo, fino all'11 settembre del 2001, che costituisce un punto di svolta decisivo per lui e per la sua bella Erica. Il giannizzero abbandona l'esercito in cui militava, per... E, no, non posso dirvi altro, anche perché il finale di questo libro è a dir poco sensazionale, così come l'impianto narrativo, nel quale il soggetto si rivolge ad un interlocutore americano in un bar di Lahore: un monologo-dialogico assolutamente curioso, nel quale l'interlocutore interviene solo indirettamente e la sua presenza si coglie soltanto nelle numerose precisazioni dell'io narrante. La forza del racconto ne guadagna, perché l'interlocutore occidentale rappresenta perfettamente il lettore a cui Hamid si rivolge. Grazie anche a questo stratagemma, il libro è potente, nel descrivere la fragilità occidentale - 'intepretata', potremmo dire, da Erica -, l'instabilità dell'identità e del riconoscimento, la paura che attraversa la vita dell'uomo globalizzato. Alla base di tutto, i fondamenti: quelli delle analisi economiche a cui il protagonista sempre si richiama così come quelli della cultura da cui proveniamo e che ci rende essenzialisti, ancorché riluttanti come vuole il titolo. Non perdetelo. Ne vale la pena. postato da civati, 15:24 | link | commenti domenica, giugno 24, 2007 Alexanderplatz
Sono tante le immagini di Alex Langer che vengono in mente a qualche ora dalla decisione del Comune di Bolzano di non dedicargli una via della città, perché suicida (una motivazione vergognosa). E' entusiasmante ripercorrrerle nel libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex, 2007, apparso per i tipi di Feltrinelli e davvero prezioso. Da San Cristoforo a Giona «il profeta "contro voglia"», dalla sua Traumliste per una Bolzano città gentile al Miteinandersein e alla sua complessa idea di convivenza (per dirla con Cacciari: «la convivenza tra di noi - quindi tra culture, lingue, tradizioni - e la convivenza tra noi e la natura»). Forse è vero: non è il caso di dedicargli una via, ma è più importante seguire la sua 'strada' oppure fermarsi a discutere nella 'piazza' della sua proposta politica, per me di straordinaria attualità. Dedicandogli con il cuore un suo pensiero: «Il biblico Giuseppe dell'Antico Testamento dai suoi fratelli fu gettato nel pozzo, cadendo così nella schiavitù degli egiziani a cui fu venduto. Una volta che i fratelli se ne erano disfatti, pensavano di poter meglio gestire e spartirsi l'azienda familiare. Ma quando, più tardi, capitò loro una feroce carestia, ricevettero il consiglio: 'Andate da Giuseppe, vi saprà aiutare': ricercarono in Egitto il fratello estromesso, ne furono accolti fraternamente e generosamente aiutati. Chissà se un giorno i personaggi ed i partiti [...] sentiranno il bisogno di ricorrere alle risorse di innovazione civile e politica». Nel nome di Alex. postato da civati, 11:55 | link | commenti (1) giovedì, giugno 07, 2007 Due Canossa is megl che uàn
Mi scrive l'ormai mitica Sippor. E' alle prese con le due Canossa... Ho deciso di smetterla con tutta questa ignoranza, soprattutto ora che a scuola anche gli insegnamenti di religione cattolica fanno acquisire crediti. E’ tempo che anch’io sappia tutto quello che c’è da sapere sugli ordini ecclesiastici, le loro mission e le loro sedi operative. Sono pronta. Armata di buona fede, comincio a spulciare l’elenco delle scuole secondarie di secondo grado paritarie della Lombardia. Sono tantine, eh. 298 per l’esattezza. Controllo che sia presente nell’elenco la scuola privata paritaria che mi è toccato frequentare per otto anni, elementari e medie: individuata, procedo fiduciosa. Non sapendo quale criterio usare per avventurarmi nell’intricato elenco che mi si para davanti, decido per la bibliomanzia: sapete, quando aprite a caso un libro e leggete una frase che vi capita sotto tiro, e conferite a quella frase pescata a caso il valore di messaggio. Divinatorio. A dire il vero mi lascio attrarre a caso da una provincia, quella di Como. Mi dedico inizialmente ai Padri Somaschi, ridente comunità sparsa per il mondo di cui ignoravo l’esistenza (non passerei la maturità di questi tempi, per fortuna ho il doppio dell’età dei maturandi, posso considerarmi fuori pericolo). Proseguo per la via di Matilde di Canossa. Matilde di Canossa a Como conta tre scuole superiori: un professionale, un magistrale, un liceo scientifico. Cerco qualche info su Google e mi ritrovo sul sito dell’Enac. Ente Nazionale Canossiano. Si, giusto, col cognome ci siamo. L’ente in questione vanta una larga rappresentaza sul territorio lombardo, controllare per credere. Una bella carrellata di scuole intitolate a lei, a… Maddalena, di Canossa. Perché è questo il nome della santa. Ma allora che c’entra Matilde? Matilde di Canossa, spolverando memorie scolastiche con l’aiuto di Wikipedia, è proprio lei, quella della celebre Umiliazione. Cristiana al di là di ogni dubbio, circondata da Papi, ma santa proprio no, e tantomeno fondatrice di un ordine, i Figli della Carità, i Canossiani, appunto. Torno a cercare gli istituti comaschi. Ecco, un indizio lo trovo su questo sito. La storia: «L’Istituto Matilde di Canossa – vi si legge - opera nella città di Como dall’autunno del 1851, per iniziativa del Vescovo Carlo Romanò». Piano dell’offerta formativa: «La “Mission” trova la sua ragion d’essere nel dono carismatico di Maddalena di Canossa (Fondatrice delle Suore Canossiane, 1774-1835), che invita ad andare oltre i bisogni primari, per educare e formare la persona nel cammino di crescita fin dai primi anni di vita. In questo tempo in cui la persona si trova in una situazione generale di secolarizzazione, relativismo, sincretismo e consumismo, occorre recuperare in modo autentico il senso dell’essere uomo-donna». Sì, concordo. Relativismo e sincretismo hanno messo a dura prova la mia prima avventurosa tournée nel variegato mondo delle scuole private lombarde. Spero di recuperare al più presto il senso autentico di queste due donne che la storia lombarda ha saputo misticamente unire. Da Canossa, passo e chiudo. postato da civati, 01:25 | link | commenti (3) lunedì, giugno 04, 2007 Quello di fuori
«Quando mi trovo in un villaggio dell'Etiopia, vengo rincorso da un gruppo di bambini che mi additano divertiti, gridando: Ferenci! Ferenci! che vuol dire appunto "quello di fuori", l'estraneo. Per loro l'altro sono io». Non è capitato solo a Kapuscinski (L'altro, Feltrinelli), un episodio simile. E' capitato a me - ed è uno dei ricordi più belli dell'Africa - e Mario Agostinelli mi ha raccontato che, nel Mali, un bambino ti viene incontro all'ingresso del villaggio, ti prende la mano e ti accompagna a visitarlo. Ed è una lettura importante per chi fa politica, ma in generale per chi vive nella nostra società, la lettura del libro del reporter recentemente scomparso. Perché ci ricorda la filosofia del dialogo e dell'incontro che porta, attraverso l'esperienza dell'altro, alla costruzione del soggetto, attraverso un racconto che si sviluppa in giro per questo mondo in cui siamo insieme così vicini e così lontani. Da Erodoto alle sue personali peregrinazioni, in un racconto magistrale e insieme molto leggero della possibilità che l'altro sia considerato una ricchezza, non l'ultimo, ma il primo dei nostri punti di riferimento. Con una citazione finale strepitosa, che viene da Conrad e che riporto in parte perché ne abbiamo bisogno, perché ci fa ritornare «alla sottile ma insopprimibile certezza della solidarietà che unisce la solitudine di infiniti cuori umani, all'identità di sogni. gioie, dolori, aspirazioni, illusioni, speranze e paure che lega l'uomo all'uomo e accomuna l'intera umanità: i morti ai vivi e i vivi agli ancora non nati». postato da civati, 02:17 | link | commenti sabato, giugno 02, 2007 Le lenzuola e l'altro
Uno dei temi più dibattuti della campagna elettorale monzese è stato il commercio degli ambulanti abusivi. Con l'espressione s'intende il ragazzo di colore che stende il lenzuolo e si mette a vendere borse e cinture, occhiali e foulard, quasi sempre contraffatti. I cittadini se ne lamentano, soprattutto perché questi abusivi danno un'impressione di degrado e ostacolano il passeggio. I commercianti ritengono di essere penalizzati, per gli stessi motivi e perché - sostengono - parte del loro incasso andrebbe perduto a favore di questi ambulanti abusivi. Ora, credo che si debbano fare due riflessioni sull'argomento: la prima riguarda il fatto che chi vende in dettaglio lo fa per conto di qualcuno che gli passa la merce. Banale? Certo, infatti in Italia nessuno se ne occupa. Eppure non sarebbe difficile seguire uno di questi ragazzi e individuare il capannone o la fabbrichetta dove questi pezzi vengono distribuiti. Pare a tutta prima più semplice che andare a prendere Bin Laden con i cacciabombardieri. E non c'entra la Bossi-Fini o la Amato-Ferrero e non c'entrano nemmeno le amministrazioni comunali, che tutt'al più - come per altro a Monza è sempre accaduto - sgomberano ogni due ore il campo. C'entrerebbero le forze dell'ordine che, anziché preoccuparsi dell'effetto, dovrebbero rivolgere il loro sguardo alla causa: ma evidentemente è compito difficile, apparentemente impossibile. Forse il centrosinistra dovrebbe occuparsi in modo responsabile di questo aspetto, chiedendo che si intervenga alla radice. Alla prima riflessione, ne va accompagnata un'altra: è incredibile che non ci si renda conto che dietro ogni ragazzo che mette il lenzuolo, vende una borsetta e scappa quando vede un vigile, c'è una storia di sofferenza. Che il ragazzo che vende 'Prada' non è un diavolo o un terrorista, ma è uno degli ultimi del mondo, l'altro per definizione. E che il male che ci fa è tutto sommato piccolo rispetto al problema che la sua vita è alienata con modalità ancora più gravi di quelle denunciate dal giovane Marx (che qualcuno, a Sinistra, rilegga i Manoscritti, please). Lo è in tutti i sensi e in modo globale, tanto che vende cose che non solo non appartengono alla sua cultura, ma che sono false su scala planetaria come i loghi dei prodotti che mette sul lenzuolo. E che non sono nient'altro che una piega della nostra società. E una domanda, profonda, a cui non basta uno zelante vigile urbano e un sindaco della Lega (magari con tigre al guinzaglio) per darle risposta. postato da civati, 16:16 | link | commenti (9) mercoledì, maggio 16, 2007 La linea Fiano-Sarkozy Anche questa ci toccava sentire. Pagine milanesi del Corriere della Sera. Fiano: "Sto con Sarkozy". Lo sport nazionale è salire sul carro del vincitore del centrodestra francese per di più sul tema della sicurezza. Fiano è convinto che la ricetta di Sarko funzioni perché - a sentir lui - si basa sull'idea di integrazione. Cremonesi, l'intervistatore (tra i due, ci par di capire, quello di sinistra) timidamente osserva: "L'accusa più frequente nei confronti del presidente Sarkozy è quella di autoritarismo". Ma Fiano è convinto che Sarkozy sia cambiato. Si è accorto che l'approccio puramente repressivo non funziona. Prima domanda: perché dobbiamo prendere a modello Sarkozy? Seguiamo le mode della destra? Seconda domanda: perché non ci sono proposte concrete e documentate sull'argomento e si continua ad inseguire e a "pensare all'elefante"? Fiano mi risponderà, come ha detto al Corriere, che la proposta del segretario regionale di un servizio civile per gli immigrati è "intelligente" perché essi "acquisiscano conoscenza della società in cui vivranno e magari possano dare una mano in pirma persona". Per quanto mi riguarda, vorrei precisare che la trovo una proposta di una stupidità teorica e pratica difficile da raggiungere altrimenti, nemmeno ricorrendo a Sarkozy e al suo invito a "nettoyer au Kaercher la racaille", invito che forse i Ds milanesi e lombardi vogliono fare proprio. Provate a pensare a come organizzare questo servizio civile: chiedere alle badanti, dopo anni di assistenza agli anziani, di assistere gli anziani? oppure ai lavoratori umili, che alla mattina si svegliano presto per andare nei cantieri, di "dare una mano", "in prima persona" certainement? Credo che la cittadinanza i lavoratori onesti, ancorché di pelle scura (orrore), se la meritino faticando e pagando le tasse (no taxation without representation, forse Sarkozy sarebbe d'accordo) e non con l'invenzione di un periodo da dedicare alla patria che non viene nemmeno più richiesto obbligatoriamente agli italiani, grazie ad un'iniziativa dei Ds dell'era pre-Sarkozy. Si salvi chi può. postato da civati, 10:10 | link | commenti (8) giovedì, maggio 03, 2007 Orchestra Verdi: si premi chi sa investire e ottenere grandi risultati
Comunicato stampa a commento dell'audizione in Commissione cultura dei rappresentanti dell'Orchestra Verdi. “L’Orchestra Verdi è un’istituzione radicata nel panorama culturale milanese e Milano e la Lombardia non possono quindi privarsene, soprattutto se ciò avviene a causa dell’incapacità delle istituzioni di programmare gli interventi in campo culturale”. Secondo Giuseppe Civati, consigliere regionale dell’Ulivo, oggi presente in commissione all’audizione del direttore generale dell’orchestra, Luigi Corbani, “è necessario sostenere la richiesta di finanziamento ordinario chiesta dall’ente al Ministero, ma è anche necessario che le politiche locali premino chi sa investire e dimostra di ottenere ottimi risultati, anche in termini di ricavi. Così è per l’Orchestra Verdi, che a Milano ha un pubblico non elitario ma popolare, perché nella nostra regione la domanda di musica classica, come di teatro, non è certo di nicchia. È dunque necessario che la Regione metta in campo una politica di programmazione degli interventi, come abbiamo chiesto nella nostra proposta di legge regionale sul fondo unico regionale per lo spettacolo, che sappia poi convogliare le risorse regionali e statali verso gli interventi maggiormente meritevoli”. postato da civati, 00:12 | link | commenti giovedì, aprile 26, 2007 Il 25 aprile non è una ricorrenza
Prendo spunto da un dibattito lanciato da Alberto Biraghi, per una proposta che spero possa aprire a sua volta una riflessione. Sono da sempre molto affezionato allo slogan «il 25 aprile, non è una ricorrenza. Ora e sempre, Resistenza». Anche alla luce di questo spirito, vivo con qualche stanchezza il corteo del 25 aprile, sempre uguale a se stesso (e sarebbe un bene) ma diversamente strumentalizzato ad ogni edizione (ed è davvero stucchevole). Parlandone con i manifestanti di ieri, mi sono chiesto se forse non è il caso di adottare una formula come quella romana del 1° maggio. 25 aprile a Milano, 1° maggio a Roma. Con l'arte e lo spettacolo e, soprattutto, la memoria, al posto di questa triste attualità da gossip provinciale. Provincialissimo. Parliamone e, se qualcuno sarà anche d'accordo, pensiamo alla possibilità che il 25 aprile milanese diventi qualcosa di ancor più importante e più bello. postato da civati, 12:29 | link | commenti (2) domenica, aprile 01, 2007 Serruàn
Si scrive Serrone, ma per una sera si legge Serruàn. All'americana. Perché l'inaugurazione della mostra di Keith Haring e del suo Murale di Milwaukee al Serrone della Villa Reale di Monza ci ha trasmesso emozioni che in tanti anni non avevamo provato, noi monzesi, così provinciali, così lontani dai circuiti internazionali (l'unico circuito internazionale, essendo, com'è noto, quello dell'autodromo). Una serata molto significativa per le tantissime persone che hanno voluto prendervi parte. Una serata in cui è stato presentato il Serrone finalmente ripensato quale sede di mostre di alto profilo (dopo gli impressionisti di tanti, tanti anni fa), in attesa di ricevere i pezzi e i progetti espositivi della Fondazione Peggy Guggenheim. Una sera in cui si è potuto dire «I love Monza», come se si trattasse di Londra, New York, Berlino o Barcellona. Nessuna retorica. La realtà di una città che si muove, che cresce, come in quell'opera di Boccioni che Faglia ama citare. Una serata che per me si è conclusa con un kebab, preso sotto casa mia, in un posto che si chiama Antica pizzeria Manara (risorgimentale, con monumento a Barzanò, per intenderci). Monza, per una sera, è stata global. E lo sarà, se tutto va come deve andare, sempre di più, negli anni a venire. postato da civati, 01:12 | link | commenti lunedì, marzo 26, 2007 Le Scuderie di Arcore Sono da tempo puntualmente informato rispetto alle curiose idee della giunta di centrodestra di Arcore rispetto alla destinazione delle Scuderie della Villa Borromeo e non posso non preoccuparmi. L'amministrazione attuale ha abbandonato il progetto della giunta Nava, che aveva ricevuto l'approvazione e il sostegno della Regione. Un finanziamento che la Giunta Formigoni aveva destinato proprio al progetto che non piace più ai nuovi amministratori arcoresi (si tratta di 1 milione e 859mila euro). Il motivo è che ora si vorrebbero insediare nelle Scuderie diverse funzioni, tra le quali un corso universitario o una scuola di alta formazione oppure, ancora, un non meglio precisato "centro di ricerca regionale". Unico aspetto condivisibile è il fatto che - a sentire l'assessore competente - la destinazione rimarrebbe nell'ambito culturale, come inizialmente previsto. Dopo le sparate di Berlusconi (vicino di casa, un tempo interessato all'acquisto della Villa) che aveva proposto funzioni ricreative (tra le quali, una pizzeria, evidentemente per "puntare alto") e gli slanci alberghieri dell'assessore regionale Zanello, vorremmo che si tornasse a perseguire una soluzione di alto profilo e nello stesso tempo concreta e fattibile, così com'era il progetto da cui tutta questa storia è partita. Un progetto strettamente collegato al finanziamento regionale: Arteingioco si chiamava, e aveva un chiaro significato formativo e sociale, che sarebbe un peccato perdere. postato da civati, 14:43 | link | commenti sabato, marzo 24, 2007 Il popolo e le scettiche genti di Brianza
Conoscevo marginalmente la figura di Antonio Ghislanzoni, scapigliatissimo autore del libretto dell'Aida. Devo ringraziare perciò Paolo per avermi fatto omaggio, ieri sera, del suo Un apostolo in missione, il racconto delle «peripezie di un rivoluzionario milanese tra le scettiche genti di Canonica, Ponte d'Albiate e Besana in Brianza». Il pamphlet del Ghislanzoni (perfido e bonario insieme) ha molti elementi di pregio, che cerco di riassumere in poche righe. Partiamo dalla copertina: nell'edizione di Brianze compare un acquarello di Alessandro Greppi che ritrae l'ingresso della Villa del Gernetto, una magione che rischia di diventare ancor più famosa di quanto già non sia, perché Berlusconi (proprio lui) sta valutando l'opportunità di insediarvi l'università del pensiero liberale. E, pensando al rivoluzionario del Ghislanzoni, ciò non può non farci sorridere (anche perché la villa è perfettamente equidistante tra le altre due ville berlusconiane, quella di Arcore e quella di Macherio, a testimonianza di una certa qual indipendenza della nuova istituzione accademica...). Il viaggio del rivoluzionario, poi, parte dalla tratta Milano-Monza, la seconda della storia ferroviaria del nostro paese: dalla città verso la campagna, alla ricerca di nuovi consensi, confidando nella «mente svegliata» e nei presunti «istinti liberali» dei campagnoli. Il treno del progresso (dove un «villano di Seregno» esclama: «si viaggia pur male nelle strade ferrate!», e sembra di essere ai giorni nostri) introduce il missionario della rivoluzione in un contesto difficile e ostile, come capita spesso in occasione di alcune nostre campagne elettorali in partibus infidelium. Teobaldo Brentoni attraversa un popolo che non si rivelerà «maturo» e pronto per la rivoluzione: un'auto-giustificazione che è quasi un luogo comune della politica. Così come lo è l'interrogativo che il rivoluzionario di professione si pone, registrando l'ennesima delusione: «Oh! il popolo! il vero popolo non è questo! Ma dov'è dunque il vero popolo?». Una domanda a cui, caro Teobaldo, non vi è mai risposta definitiva. Né in Brianza, né altrove. La passione e la frustrazione del nostro rivoluzionario si conclude con una fuga picaresca, ma, ci par di capire, anche con una sorta di appello: non bisogna mai disperare, ci dice il Ghislanzoni, anche se il viaggio è lungo, e ci vuole pazienza. E la perseveranza è l'unica qualità necessaria per un rivoluzionario in missione. In Brianza. postato da civati, 09:18 | link | commenti martedì, febbraio 27, 2007 Monza chiama Brescia
Martedì 6 marzo 2007, ore 21, Sala Maddalena, Michele Faglia, sindaco di Monza, incontrerà Paolo Corsini, sindaco di Brescia, in un incontro dedicato alla cultura delle città, alla loro vocazione, alla loro missione. Due belle città della Lombardia a confronto. L'invito. Vi aspettiamo. postato da civati, 09:06 | link | commenti sabato, gennaio 20, 2007 Bombay ma non posso
Formigoni s'innamora di Bollywood e dall'India promette (minaccia?) un festival del cinema popolare che rappresenti la produzione di Bollywood a Milano. Tutto benissimo. Che sia anche la volta buona che si trova una soluzione per la Rai (di Milano, non di Bombay)? Che sia l'occasione, oltre che per misurarsi con le missioni all'estero, anche per confrontarsi con i problemi del cinema lombardo, dei suoi festival, della sua sopravvivenza? Dagli articoli del prode Schirinzi (ribattezzato Schirhindi per l'occasione) non siamo riusciti ad appurarlo. Da un'Ansa apprendiamo però che «la Lombardia si offre all'India come possibile grande set per la realizzazione di film e come divulgatrice in Europa del cinema indiano ancora poco conosciuto». Finalmente abbiamo capito a cosa può servire il megacentro di produzione di fiction (echipiùnehapiùnemetta) che la Regione ha voluto ricavare presso la Manifattura Tabacchi. Per trovare una soluzione, Formigoni è dovuto andare fino a Bombay. Anche in questo caso, però, il condizionale è d'obbligo. postato da civati, 02:49 | link | commenti mercoledì, gennaio 17, 2007 Happy days: Fonzie e la sinistra democratica Fonzie è un mito da sempre. Ma quella frase di Nanni Moretti, che accusava i dirigenti dell'attuale Sinistra di essere cresciuti guardando Happy days (con il celeberrimo: "Nanni, ma cosa c'entra?", e la risposta folgorante: "Non c'entra, ma c'entra") è uno dei passaggi fondamentali della filmografia morettiana. Mi affido a Michele Serra (e anche a Gianni Cuperlo) per un commento: "E tu, stai con Fonzie o con Nanni Moretti? Prima che qualche malintenzionato si impossessi di un quesito così nevralgico per le sorti della sinistra italiana, facciamolo nostro. Dichiarando subito (nello spirito di Caserta) che noi stiamo con entrambi. Fortemente con entrambi. La cronaca. In Italia per lavoro, l'indimenticabile Fonzarelli (al secolo Henry Winkler, oggi uno splendido sessantenne) è stato intervistato dal settimanale Chi. Che gli ha sottoposto una frase caustica di Nanni Moretti sui dirigenti della sinistra italiana. Che ti puoi aspettare da chi è cresciuto guardando Happy Days? Fonzie ha risposto da par suo, anzi meglio. In tipica azione di contropiede, ha collocato Happy Days e i suoi fan nel bel mezzo del Movimento: "Alle convention di Happy Days si manifestava contro la segregazione degli afroamericani e a favore dei portatori di handicap. Ho sempre appoggiato Bill Clinton e ora sostengo Hillary. Sono un uomo di pace, amo il mio paese ma non la politica di George Bush". Se non è egemonia culturale della sinistra questa... Non solo nei cineforum, ma perfino nelle fasce più pop dei palinsesti si praticava, già in pieni anni Settanta e Ottanta, il più sfrenato politically correct. Di Robin Williams, quando giovanissimo faceva Mork di Ork ("Io sono Mork, sull'uovo vengo da Ork") già si sapeva che, in quanto alieno e dunque immigratissimo, era portatore di istanze democratiche. Ma di Fonzie, che ci pareva soprattutto un divertentissimo cazzaro, veniamo a sapere solamente in extremis che era ed è impegnato politicamente. Pazienza: quello che conta è chiarire una volta per tutte che la cultura di massa è un mare magnum che contiene, al suo interno, veramente di tutto, dall'eccellente artigianato di parecchi serial americani a piccoli capolavori come i Simpson. E un'infinità di porcherie, naturalmente. Uno tsunami di robaccia. [...] Se alcuni dirigenti della sinistra danno la netta impressione di avere qualche neurone scarburato la colpa probabilmente non è di Fonzie, quanto piuttosto dell'accumulo nocivo, decennio dopo decennio, di riunioni non sempre utili, in stanze non sempre aperte ai refoli della primavera e alle voci della strada. Ne ha ammazzati di più la stesura di una mozione, e peggio ancora degli emendamenti a una mozione, piuttosto che l'intera serie di Nonno Libero. Certo la questione del rapporto tra cultura alta e bassa si è complicata, negli ultimi anni. O per cinismo o per stupidità (spesso è impossibile distinguere i due moventi...), è diventato molto di moda lodare in blocco la melma e la fuffa televisiva [...]. Ed è considerato molto spiritoso, per dire, dichiarare che l'incredibile Hulk ha meglio operato, per l'emancipazione dell'umanità, di Kant o di Benedetti Michelangeli. Di qui, per dignità, la nostra intatta difesa dei cineforum, e addirittura (lo dico! lo dico!) la rivendicazione della grandezza assoluta della "Corazzata Potemkin": no, non era una boiata pazzesca. Era un capolavoro, compagno Fantozzi. In conclusione, stare sia con Fonzie sia con Moretti non significa dare il classico colpo al cerchio e alla botte. Significa, credo, saper distinguere, o comunque provare cocciutamente a farlo. Lo stesso Nanni Moretti, per altro, ha dato molteplici prove di conoscere e amare diversi aspetti della cultura di massa, comprese alcune delle canzonette sgangherate (alcune belle, alcune sgangherate) che accompagnano i suoi film. Perché poche cose commuovono (lo diceva anche Proust) come le cattive canzoni. E il cast di "Ecce bombo" quasi al completo, se l'Italia fosse l'America, sarebbe stato l'eccellente protagonista di una serie di telefilm indimenticabile, compreso il famoso e invisibile amico etiope [...]. Perché non è vero che bisogna amare sia il "basso" che l'"alto". Bisogna, potendo, amare il meglio dell'alto e il meglio del basso". postato da civati, 13:01 | link | commenti (1) lunedì, gennaio 08, 2007 Se l'italiano fosse gratuito Nel catalogo delle cose barcellonesi da importare quanto prima, mi sono dimenticato una delle più importanti: i corsi di lingua catalana promossi dalla Generalitat e offerti in modo gratuito a chiunque ne sentisse la necessità. Certo, c'è molto spirito nazionalista nell'iniziativa che l'omologo della nostra Regione sponsorizza e rivolge agli stranieri, ma anche ai solo castellano-hablantes. Però l'idea di insegnare gratuitamente la lingua del Paese è fondamentale per i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri, per migliorare le loro possibilità e per renderli più vicini a noi, senza pretese di assimilazione, ma con la certezza che la lingua è uno strumento primario per il lavoro e per la convivenza. A Stoccarda, mentre i bambini sono a scuola, i genitori possono seguire dei corsi di tedesco, di cui il Land del Baden va giustamente orgoglioso. Cose che capitano, dove la politica serve a qualcosa. Da noi, ovviamente, non succede. postato da civati, 15:45 | link | commenti mercoledì, dicembre 06, 2006 Galleggiare in profondità
L'espressione è di Fabio Volo, che a me è simpatico, anche se scade sovente in un qualunquismo un po' sciatto. Ma, Volo, per un attimo lasciamolo lì, perché ci tornerà buono tra qualche riga. Il suo motto della trasmissione di questa mattina, si ricollega ai Barbari di Baricco, libro che vale la pena di leggere e che entra di diritto nei consigli per i regali natalizi che ci facciano un po' pensare. Nella tipologia del barbaro baricchiano - a cui, per la verità, non si sottrae per certi versi nemmeno lo stesso Baricco, con tutte le concessioni all'estetizzazione di se stesso che ci ha proposto negli ultimi anni - rientra perfettamente Fabio Volo. Quando si leggono i suoi libri, ad esempio, di cui il primo è bello, il secondo proprio no e il terzo così così, si scopre come l'esperienza della lettura sia strettamente collegata alla conoscenza dell'autore, che si conosce per altri motivi, e alla sua popolarità, che costituisce in qualche modo il contesto della stessa 'opera' letteraria. Lo stesso vale per il tratto commerciale, che invade il campo della letteratura e, inevitabilmente, lo trasforma (qualcuno sostiene addirittura che lo comprometta, ma sono d'accordo solo fino ad un certo punto). Un mondo che i barbari hanno già conquistato, all'insegna di mosse inaudite e dirompenti. Tra le quali c'è sicuramente quella di ascoltare Volo, la mattina, prima di andare a lavorare e, cercando per il resto della giornata di galleggiare in profondità. Oppure, approfondire sì, ma in superficie, che è anche più comodo. E meno impegnativo (la parola meno barbara che c'è). postato da civati, 00:26 | link | commenti domenica, dicembre 03, 2006 Palamedia: una bella idea
Questa mattina sono stato in visita a Bovisio Masciago: cittadina della valle del Seveso, governata da una lista civica di centrosinistra, dopo essere stata per anni retta dal destrissimo Ratti. Durante l'incontro con i compagni della sezione locale, l'assessore alla Cultura, Roberto Grandi, mi ha presentato il programma delle manifestazioni della stagione 2006-2007. Non ho potuto non fargli i complimenti, per una rassegna davvero di alto profilo, pensando al piccolo centro: Grandi lavora in collaborazione con altre amministrazioni della Brianza occidentale e ha proposto di inserire Bovisio nel circuito filosofico brianzolo («Gli abitatori del tempo») a cui sono molto affezionato. E poi si è inventato il Palamedia: una tensostruttura che ospita le manifestazioni culturali, all'interno di un plesso scolastico. Idea semplice, poco onerosa, in grado di rispondere - fin dai primi mesi del nuovo governo cittadino - al bisogno di cultura di un piccolo centro operoso della nostra Brianza. Cose da Grandi, che entrano di diritto nel banco delle buone pratiche e nel mio personalissimo taccuino. postato da civati, 19:56 | link | commenti domenica, novembre 19, 2006 Della morte, dell'amore
«Di quel nulla che ondeggia come ultimo termine in fondo a ogni virtù e santità... noi abbiamo paura come della tenebra i bambini». Parte idealmente dalle parole conclusive de Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer il dialogo, pubblicato da Cortina, tra Giulio Giorello e Umberto Veronesi intorno a temi di grande interesse e scottante attualità: il testamento biologico, la libertà di ricerca, la posizione della scienza di fronte al post-secolarismo, la critica del principio di precauzione, la possibilità per ciascuno di decidere per sé senza essere di nocumento agli altri (e i limiti che sono in gioco, nell'ambito di questa decisione). Il dialogo, curato da Chiara Tonelli, s'intitola La libertà della vita e vede la partecipazione di Spinoza e Darwin, di Feyerabend e Mill (anche la bibliografia che viene proposta è sintetica ma ricca di indicazioni per buone letture). Insomma, tutto questo sarebbe già sufficiente per precipitarsi in libreria e acquistare a 9 euro il testo. E magari per regalarlo a qualche amico troppo convinto delle proprie verità. Ma è nelle pagine finali che il binomio vita-morte - come sempre, verrebbe da dire - si arricchisce di una bella riflessione sull'amore, una sorta di "colpo di coda" del dialogo, introdotto dal prof. Veronesi. Ed è ancora Schopenhauer a spiegare il perché: «Il fine ultimo di ogni vicenda d'amore è davvero più importante di tutti gli altri fini della vita umana e perciò merita in pieno la profonda serietà con la quale lo si persegue». Cosa aspettate? postato da civati, 08:40 | link | commenti mercoledì, ottobre 25, 2006 A casa sua
Sta tornando come prima. A poco a poco sta svanendo l'incantesimo che aveva consentito a Letizia Moratti di presentarsi trasformata nella nuova veste di sindaco di Milano, dopo aver fatto in modo orrendo il ministro dell'Istruzione (aggiungiamo noi: pubblica, almeno teoricamente). E' proprio lei! adesso la riconosciamo. Dopo il ticket promesso per gennaio e prontamente rinviato, la vendita di Metroweb smentita e subitaneamente effettuata, dopo la crisi con Sgarbi consumata e immediatamente rovesciata in lodi sperticate, ci mancava la versione cinefila del sindaco già ministro, che commenta con l'accetta l'ultimo film di Francesca Comencini, A casa nostra. Mentre Veltroni celebra la Festa del cinema, qui, a Milano, si commentano i film, colpevoli di rappresentare Milano come città edonista e violenta, nonché smodatamente ricca e ancor più avida. Inutile spiegare al già-ministro che ognuno ha il proprio punto di vista e che Milano ne contiene a migliaia. E che esistono tante Milano, compresa quella che vive di denaro e per il denaro. Purtroppo l'incantesimo è finito: Moratti è tornata quello che è, un'icona altoborghese dalle vedute non proprio sconfinate. Anziché il ticket d'ingresso, possiamo scommettere che introdurrà quanto prima le pattine per accedere alla città. E guai a chi parla male di Milano a casa sua. postato da civati, 00:59 | link | commenti mercoledì, ottobre 11, 2006 Merda! A Milano, la realtà supera la fantasia. Si parlava di cessi da coprire tra Porta Romana e Porta Vigentina, giusto un attimo fa, e ora Sgarbi interviene spiegando che i cessi vanno coperti, mentre alla cacca va dedicata una mostra (il Manzoni non è Alessandro, ma Piero). "Con Oliviero Toscani - ha detto Sgarbi - organizzeremo una mostra sulla cacca: al Pac ci sarà una sezione sulla merda nell'arte mentre al museo della scienza ci sarà la cacca scientifica". I cittadini milanesi si chiedono se, per quella amministrativa, sia necessario rivolgersi a Palazzo Marino (chi di provocazione ferisce...). postato da civati, 18:24 | link | commenti (1) Veli pietosi Promessi Sposi, capitolo XXXIV. "Su queste notizie, il disegno di Renzo era di tentare d'entrar dalla prima porta a cui si fosse abbattuto; se ci fosse qualche intoppo, riprender le mura di fuori, finché ne trovasse un'altra di piú facile accesso. E sa il cielo quante porte s'immaginava che Milano dovesse avere. Arrivato dunque sotto le mura, si fermò a guardar d'intorno, come fa chi, non sapendo da che parte gli convenga di prendere, par che n'aspetti, e ne chieda qualche indizio da ogni cosa. Ma, a destra e a sinistra, non vedeva che due pezzi d'una strada storta; dirimpetto, un tratto di mura...". Renzo è spaesato di fronte alle mura della città. E di fronte alle mura, le mura spagnole, si sentono, al giorno d'oggi, spaesati tutti i milanesi. Soprattutto dopo l'ennesima incredibile uscita dell'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi: "Finché sono così - ha detto - le Mura Spagnole è meglio non farle vedere. Il loro stato di abbandono è di per sé uno scandalo, ma in più gli edifici retrostanti sono autentici cessi, sono peggio di quei cartelloni, che sono brutti, e delle pubblicità, più brutte ancora", dal momento che "i cartelloni occultano un doppio scandalo: le condizioni delle mura, e l'edilizia selvaggia e schifosa che sta dietro". E che un velo pietoso copra le brutture di Milano e le dichiarazioni del suo assessore. postato da civati, 17:56 | link | commenti martedì, ottobre 10, 2006 Lasciate in pace i bambini Marilena Adamo risponde benissimo alle incredibili manifestazioni della Lega contro la scuola araba di via Ventura a Milano. Dice Marilena: "Prima di tutto, lasciate in pace i bambini. Di fronte ai toni assunti dalla polemica sull’apertura della scuola di via Ventura e al sit-in di protesta della Lega alla pervicace ricerca dello scontro, la prima responsabilità di noi adulti è quella di lasciar fuori i bambini dalle nostre discussioni. La seconda responsabilità a cui tutti i polemisti andrebbero richiamati è il rispetto della verità e l’aderenza ai fatti. E i fatti sono che 130 genitori egiziani organizzati nell’associazione Insieme, hanno dato vita a una scuola egiziana bilingue aconfessionale che ha sede in una struttura a norma (certificata da ASL e pompieri) e hanno dato formale comunicazione di avvio attività in attesa dell’autorizzazione - già richiesta - alle autorità competenti, che dispongono di 60 giorni per rilasciarla o negarla. Sarebbe davvero ridicolo che l’internazionalissima Milano non potesse sopportare una piccolissima scuola privata araba, come invece avviene in tutte le grandi città dell’Occidente". In effetti, a leggere i giornali di oggi, sembrava si trattasse di una scuola di Al Qaeda gestita direttamente dai terroristi. Due annotazioni ulteriori: colpisce che contro la scuola araba si schierino i difensori delle scuole confessionali (cattoliche) con un atteggiamento pregiudiziale che contrasta lo stesso articolo della Costituzione a cui si rifanno le scuole promosse da religiosi; e colpisce ancora di più il fatto che, come sempre, il mondo islamico è assunto en bloc, senza che si possa distinguere e interpretare un mondo complesso almeno quanto il nostro. Se la scuola dimostra di essere in regola, di garantire l'insegnamento delle materie previste dal nostro sistema scolastico, il nulla osta deve arrivare. Tutto qui. Il resto è sottocultura. Non musulmana. Tutta nostrana. postato da civati, 20:12 | link | commenti lunedì, ottobre 09, 2006 Il muro (pubblicitario) di Milano Con Pierfrancesco Majorino siamo intervenuti sugli 89 cartelloni pubblicitari che sono comparsi lungo la cinta delle mura spagnole, in pieno centro, a Milano. Da Porta Vigentina a Porta Romana (e oltre, come in una vecchia canzone) una lunga teoria di cartelloni da togliere quanto prima. "Le mura spagnole avvolte dal materiale pubblicitario e Porta Romana impacchettata dalla reclame di un cellulare sono il segno più evidente e tangibile di quanto in questi anni - e pure in questi mesi di Giunta Moratti - la città abbia deciso di voltare le spalle al valore della sua storia. Ancora una volta ci troviamo di fronte a gesti ed atti che, nel nome dell'interesse privato, contribuiscono ad aumentare il degrado dello spazio pubblico. Il Comune di Milano invece di balbettare un prevedibile imbarazzo deve intervenire immediatamente, facendo ricorso a tutti gli strumenti a disposizione, per impedire questo scempio, trovando una soluzione affinché il reperimento delle risorse a sostegno di opere di recupero e restauro, non vada in alcun modo a 'cancellare' per un periodo tanto lungo - almeno tre anni - come quello ipotizzato nella vicenda in questione, la presenza di un monumento del valore indiscusso come le "mura spagnola. Per quanto ci riguarda faremo valere nelle sedi preposte la nostra posizione e sollecitiamo la Giunta ad intervenire immediatamente, per cercare di governare l’incredibile mercato pubblicitario fatto di insegne e tendaggi che ormai avvolgono la città, a partire dai suoi monumenti più prestigiosi. La bellezza di Milano, spesso evocata nella retorica del centrodestra che la governa da anni, inizia anche dalla 'pulizia' visiva ed estetica delle sue strade e dei suoi palazzi". postato da civati, 15:32 | link | commenti venerdì, ottobre 06, 2006 Se la collezione Terruzzi arrivasse a Milano (e a Monza)
In un articolo pubblicato da Il Giornale all'inizio di settembre si parlava della possibilità che la collezione Terruzzi fosse destinata a Milano, dopo l'impossibilità di un'ospitalità veneziana e lo 'scippo' di Palazzo Grassi. L'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, confermava la notizia, citando un impegno a favore di una destinazione milanese della collezione anche da parte del ministro della Cultura, Francesco Rutelli (benché ancora si parlasse della concorrenza della città di Roma). Parlando delle possibili destinazioni milanesi, lo stesso Sgarbi citava la Villa reale di Monza come soluzione ideale. La collezione, la più ricca raccolta privata di pittura del Settecento e dell'Ottocento italiano, quotata intorno ai 500 milioni di dollari, vanta numerosi quadri del Canaletto, Tiepolo, Sebastiano Ricci (noto en passant che, di quest'ultimo, l'opera Teodolinda fonda la Basilica è conservata proprio presso il Duomo di Monza) e altri. Sarebbe importante, credo, discutere dell'eventualità che questa collezione sia destinata a Milano e, almeno in parte, alla Villa monzese. Carlo Bertelli sul Corriere estendeva la proposta ad altre ville del Milanese, ricordando al mondo politico un patrimonio spesso dimenticato (e non possono non venire in mente quelle briantee, sedi naturali per una ospitalità di alta qualità). Mi darò da fare nei prossimi giorni per verificare questa opportunità. Un'occasione importante per valorizzare il nostro patrimonio e per rendere più ricche e più belle le nostre ville e le nostre città. postato da civati, 01:55 | link | commenti sabato, settembre 30, 2006 L'etimologia di Brera
Tensioni all'Accademia di Brera. Il progetto del trasferimento pressoché totale dell'Accademia alla Bovisa è al centro di una forte polemica tra la presidenza di Stefano Zecchi e il Consiglio accademico. Il 'piano', sostenuto dal precedente governo (e cioè dall'attuale sindaco Moratti), prevede l'insediamento dell'Accademia in una struttura ancora da realizzare nella nuova zona universitaria, dove ha già trovato sede la facoltà di Architettura. Il trasferimento, previsto inizialmente per il 2007 (!), ha incontrato l'opposizione degli insegnanti e degli studenti e le preoccupazioni del nuovo governo, che ha voluto chiarire alcuni passaggi a dir poco curiosi. Tra gli altri, ha chiesto di valutare le motivazioni per le quali l'Accademia si impegna a pagare un affitto di una struttura che non c'è ancora, anziché preoccuparsi di individuare una sede definitiva da acquistare. Gli stessi interrogativi riguardano Palazzo Citterio, che dovrebbe consentire, in Brera, un allargamento significativo della sede storica. In realtà è questione di 'braide', ovvero di spiazzi e di radure: 'braida' infatti è la parola di origine germanica che dà il nome all'Accademia e al quartiere. Da una parte uno 'spiazzo', quello in periferia, pronto per essere affittato ancor prima di essere edificato. Dall'altra il rischio di crearne uno nuovo, in centro, di spiazzo, e che si impoverisca la presenza culturale nel cuore di Milano, dove si amplierebbe la Pinacoteca, ma scomparirebbero gli studenti che popolano le sue strutture, spezzando un connubio difficile ma di grande importanza dal punto di vista culturale e formativo. Il Consiglio di amministrazione presieduto da Zecchi è in scadenza: farebbe bene ad evitare forzature e a lasciare a chi verrà dopo l'individuazione di una soluzione più adeguata ai problemi di spazio (e quindi di braida) dell'Accademia di Belle Arti più importante del Paese. postato da civati, 09:43 | link | commenti mercoledì, settembre 27, 2006 Pubblicità progresso? Milano, settembre 2006. Le mura spagnole tra Porta Vigentina e Porta Romana e oltre sono nascoste da qualche giorno da incredibili cartelli pubblicitari dalle dimensioni di sei metri per tre che a un conto frettoloso ci risultano essere 39 (trentanove). Uno scempio. Ci dicono che servono, i cartelloni pubblicitari, a finanziare il restauro delle stesse mura spagnole, ma la spiegazione non ci convince: perché non danno in comodato d'uso gratuito il Duomo o Sant'Ambrogio per ripulire la facciata? Di fronte agli incredibili voli sgarbiani sulla bellezza di Milano, questo è un bel modo per incominciare. Murando le mura con la pubblicità. In linea con Formigoni e i suoi incredibili cartelli (di cui abbiamo già parlato), la questione delle pubblicità sulle nostre strade sta diventando sempre più interessante. Ce ne occuperemo e in merito raccoglieremo le vostre segnalazioni. postato da civati, 17:59 | link | commenti (1) martedì, settembre 26, 2006 Il bello di San Vito Assente dal blog e libero dagli impegni regionali, mi sono ritirato qualche giorno a San Vito lo Capo, una spiaggia che è la quintessenza del Mediterraneo. Durante il mio soggiorno era in corso il Cous cous fest, una manifestazione che celebra il piatto locale, la sua tradizione e le sue ramificazioni nelle diverse regioni in cui ha trovato ospitalità. Il cous cous è una bella metafora per illustrare la questione dell'identità - spesso interpretata, a cominciare da Beck, ricorrendo a immagini gastronomiche: piatto base e 'sostrato' il cous cous si declina e raffina in molteplici direzioni: le modalità della sua preparazione di ancestrali origine e significato sono simili tra loro, eppure diverse, cambiando di volta in volta la grana e la dimensione, le spezie con cui lo si arricchisce e, appunto, gli ingredienti che lo completano, dal montone alle verdure, dal pollo al pesce (quest'ultimo, tipico di San Vito). Ecco allora che in questa piccola località del Trapanese è possibile riscoprire il significato del Mediterraneo, della sua vocazione e della sua cultura, che è fatta di tante culture diverse, eppure da una sola che da esse proviene. Secondo la tradizione il cous cous (l'etimo probabilmente è greco, per dire semola) sarebbe nato alla corte di Salomone per curare le sue pene d'amore per la regina di Saba e la conseguente inappetenza. Il cous cous parla di amore, di cura e di pace. E dalla sua 'patria', le terre del Maghreb (che in arabo vuol dire occidente, guarda un po'), il suo messaggio culinario sarebbe arrivato un po' ovunque. I pescatori trapanesi si piccano di essere andati loro a scoprirlo e di averlo impreziosito con gli elementi della propria terra, senza aspettare che il cous cous arrivasse per conto suo. E ne vanno fieri. Chi pensa che l'identità non cambi mai e non si trasformi (parlando ovviamente innanzitutto della propria), si sbaglia e dimentica un po' troppe cose. Un piatto di cous cous può essere utile a ricordargliene alcune. Anche questo è il bello di San Vito. postato da civati, 18:38 | link | commenti mercoledì, settembre 20, 2006 Cristo si è fermato a Otranto? Ieri, sulla Stampa, tra le tante citazioni inopportune di questi giorni, Pierferdinando Casini ha citato la Otranto del 1480, in cui ottocento idruntini affrontarono Ahmed Pascià e il martirio per non rinnegare la fede. Casini lo prende in considerazione come termine di riferimento del dibattito, ammettendo che non è molto politically correct, ma - sembra voler dire, quando ci vuole, ci vuole. Mi chiedo se siamo rimasti a Otranto o se qualche passo avanti è stato fatto e se è possibile dare messaggi più sereni. Nel frattempo, ci giunge la nota di Corsaro (non quello di Otranto, quello di Milano). Dice testualmente: "L'opposizione non è riuscita a trovare un accordo al suo interno sulle motivazioni per cui giustificare la sua solidarietà al Papa. Non si può equiparare chi attacca a chi è attaccato". Infatti è successo il contrario. E' stato Corsaro a non votare un testo altrimenti condiviso da tutti gli altri, da Rifondazione a Forza Italia, che mi ero preoccupato insieme ad altri di redigere. Se si fanno le citazioni, che almeno siano corrette... postato da civati, 17:16 | link | commenti I tre anelli e le tre mozioni Questa mattina è finita la brutta vicenda della mozione del Consiglio regionale che doveva esprimere unitariamente al Pontefice la solidarietà del mondo politico lombardo per gli attacchi subiti nei giorni scorsi in relazione alla lezione di Ratisbona. Ho cercato, nel post precedente, di raccontare la seduta di ieri. Stamane, alla fine, si è votato, con l'uscita dall'aula dell'Unione e la votazione da parte della maggioranza di tutti e tre i testi presentati. Massimo Corsaro estensore della mozione di AN è così passato da Veneziani a veneziano, dal presentarsi come un intellettuale della Destra ad assumere atteggiamenti tipici del 'venezia' dei campi di periferia: o si vota la mia mozione, o buco il pallone e vado via. Il risultato è un curioso e paradossale relativismo delle posizioni, per cui si votano tre testi diversi - soprattutto quello di An dagli altri due - e si manda un messaggio confuso alla comunità lombarda e allo stesso Pontefice. E' il primo caso in cui, per condannare le strumentalizzazioni, si strumentalizza ulteriormente, cercando di far passare il punto di vista di una parte, abbandonando con molta leggerezza un'espressione unitaria, che avrebbe dato senso e importanza al voto della mozione. Viene in mente la storia dei tre anelli del Decameron di Boccaccio e di Nathan il saggio di Lessing. Si tratta della domanda che Saladino rivolge a un saggio ebreo, chiedendogli quale sia la Legge vera tra quella di Mosè, quella di Gesù e quella di Maometto. E il saggio risponde con una favola, raccontando di un signore proprietario di un anello preziosissimo che, avendo tre figli e non volendo fare torto a nessuno di loro, prima di morire, chiede a un orafo di trarre due copie dall'originale, lasciando credere a tutti e tre di possedere quello vero. Scrive Boccaccio a mo' di conclusione: "Ciascuno la sua eredità, la sua vera Legge, e i suoi comandamenti si crede aver a fare; ma chi se l'abbia, come degli anelli, ancora ne pende la quistione". La questione è ancora sospesa, tra le grandi religioni e le questioni interculturali. Nel frattempo, la maggioranza del Consiglio regionale, che non ha ricevuto in dote i tre anelli, si lambicca con le tre mozioni. Mala tempora. postato da civati, 16:31 | link | commenti giovedì, settembre 14, 2006 La villa di Arcore No, non mi riferisco alla villa San Martino. Sto parlando della villa Borromeo, al centro del dibattito della cittadina arcorese ormai da decenni, che torna alla ribalta delle cronache grazie all'impegno dell'associazione Villa d'Arcore. La villa è bellissima e andrebbe restituita alla città e alla Brianza con un progetto di alto profilo culturale: il mio sostegno all'iniziativa di questi cittadini arcoresi è perciò incondizionato e farò di tutto per essere utile alla causa. Ma, come sempre, c'è dell'altro. Ci sono ad esempio le scuderie, collocate all'ingresso del parco della Villa, nel centro della città. Scuderie che avrebbero dovuto ospitare la fondazione Arte in gioco, un progetto di qualità elaborato dalle giunte dell'Ulivo e ribadito in campagna elettorale che sembra non essere considerato dalla nuova amministrazione della destra, che preferisce utilizzare gli spazi in altro modo, senza quella vocazione culturale e ambientale che essi evidentemente hanno. Chi dice che destra e sinistra sono uguali, pensi alla cultura e faccia un giro ad Arcore, con visita alla sua villa. postato da civati, 17:25 | link | commenti mercoledì, agosto 16, 2006 Il castello delle identità
In questi giorni di vacanza, ho scoperto, grazie a un'indicazione di Roberto, Il castello bianco di Orhan Pamuk. Una lettura - benché troppo ricercata per i miei gusti - di grande interesse soprattutto per lo svolgimento del tema dell'identità. L'italiano e il turco, due sosia in una Istanbul secentesca dai colori vividi e dalle molte bellezze, si confrontano, si raccontano vicendevolmente, fino a scambiarsi, fino a ricercare se stessi nel confronto con l'altro, in un percorso di transfert esistenziale e culturale, improntato esclusivamente alla conoscenza di sé. E allora emerge con forza il tema dell'identità, tema scivoloso e difficile come pochi altri, che si scopre definirsi soltanto nel confronto con l'altro, nello studio degli altri come se fossimo noi stessi, nell'impossibile tentativo di guardarci negli occhi del vicino per comprendere chi siamo e di definire, così, noi e il mondo. Il protagonista di Pamuk, prese ormai non soltanto le sembianze, ma la vita dell'altro, torna alla propria infanzia, nell'ultima, spettacolare pagina del romanzo. Ed è un percorso di suggestioni e di immagini che ci parla di noi, e del rapporto con l'Oriente, attraverso il fondamentale tema della vita umana, che tutti ci accomuna, ben più del sapere e della scienza o delle eredità e provenienze di cui siamo espressione. Per capire che siamo tutti alla ricerca di noi stessi e che gli altri - così simili, così diversi -, in questa ricerca, risultano essere decisivi. postato da civati, 16:46 | link | commenti martedì, agosto 15, 2006 Hina o della libertà
Il tema della società aperta mi appassiona tanto quanto mi sconvolge apprendere della vicenda di Hina, pachistana ed italiana, uccisa nel bresciano dal tribunale di famiglia che ne aveva decretato la morte, alla luce della sua scelta di vita, improntata alla libertà e all'amore. La questione femminile dell'islam è da affrontare con forza e decisione perché è lo scoglio più grande con cui confrontarsi con il mondo musulmano: al di là delle provocazioni e delle strumentalizzazioni quotidiane, questo è un problema vero e non rinviabile per quanto riguarda le pari opportunità che tutti sembrano avere a cuore. «La libertà delle donne le riassume tutte», ha scritto Adriano Sofri nella postfazione a Occidentalismo di Buruma e Margalit, un testo molto importante per capire tante cose del rapporto tra Oriente e Occidente. E a questo principio - che descrive uno dei pochi indubitabili progressi della nostra società - non si può derogare. In memoria di Hina, per tutte le donne e per tutti noi. postato da civati, 16:01 | link | commenti (1) giovedì, luglio 20, 2006 Lollywood
Dopo l'India con Bolliwood, anche la Lombardia ha la sua Hollywood. Si chiama Lollywood e la "L" sta per Lega. Con l'assessore Albertoni - appena diventato presidente del Consiglio regionale - il cinema lombardo si appresta a dotarsi degli studios della Manifattura Tabacchi (8 i milioni di euro stanziati), da quasi tutti gli operatori del settore ritenuti un investimento eccessivo e discutibile. Un progetto presentato con la solita enfasi e con toni stentorei. A fare da contraltare a tanta retorica, la diminuzione costante di risorse - più che dimezzate nel corso degli ultimi anni - per i Festival e le rassegne cinematografiche in Lombardia. Nel 2000 si spendevano quasi 400.000 euro, oggi se ne spendono 160.000 (lo stesso vale per le risorse destinate, sempre per la promozione della cinematografia, alle Province: da 228.000 a 146.000 in cinque anni). Leggendo attentamente i dati, si scopre che 62.000 euro (quasi la metà) vanno al BAFF, il Festival del cinema di Busto Arsizio (la prima edizione si è tenuta nel 2003, in pieno rinascimento padano), e che la Provincia più finanziata è quella di Varese (23.000 euro, 1.000 in più della Provincia di Milano). Anche la Lombardia ha una sua Hollywood. Se cercate bene, la troverete in provincia di Varese. postato da civati, 10:26 | link | commenti (1) mercoledì, maggio 03, 2006 La cultura di Pier Ho inviato a Pierfrancesco Majorino, candidato consigliere a Milano per l'Ulivo, una lettera sulla cultura. Visitate www.majorino.it. Riporto il testo qui di seguito: Caro Pier, come saprai sicuramente in Regione abbiamo l’assessorato alle culture e alle identità: con questi due termini, non si fa riferimento alla globalizzazione, ai migranti, all’incontro tra le persone e tra i popoli, se non limitatamente all’ambito regionale. Dialetti, campanili, atavismi la fanno da padrone e l’unica iniziativa transfrontaliera di questi anni ha riguardato il Canton Ticino e i Grigioni. Credo che sia venuto il momento che Milano dia un segnale. Ricordando prima di tutto che non è il caso di parlare di culture o di identità, perché la cultura è una e vi partecipano tutti e le identità, come vuole Sen, sono processuali, si modificano, non sono date una volta per tutte. E che sia venuto il momento di avvicinare le persone di diversa provenienza con tutti gli strumenti possibili: dall’anagrafe ai servizi del Comune, dalla conoscenza reciproca (l’unica reciprocità che possiamo accettare) allo scambio di idee, alla circolazione di mondi diversi all’interno del nostro, troppo chiuso e impaurito. Stoccarda, capoluogo di un Land amministrato dal centrodestra, si propone quale Vorbild für Integration. Milano può fare lo stesso, diventare modello in questo campo con un’azione politica coraggiosa, di ampio respiro e a largo raggio, che abbia sempre presente questo tema, in tutti gli ambiti dell’amministrazione. La politica au grand jour, quella che guarda alle trasformazioni del mondo, immediatamente locale e globale, ci chiama a questa sfida. Sono certo che tu la raccoglierai. postato da civati, 17:02 | link | commenti giovedì, aprile 27, 2006 Niente di nuovo sotto il sole delle Alpi È dello scorso 5 aprile la delibera di Giunta che stanzia la prima tranche di finanziamenti alle iniziative di promozione culturale (legge 9/93) organizzate dagli operatori e dagli enti locali della Lombardia: un milione e 688mila euro le risorse complessivamente impegnate per i 127 progetti che hanno passato la selezione. Scorrendo la graduatoria e gli importi assegnati, si trova conferma di una interpretazione della legge 9 più volte denunciata come discrezionale dai consiglieri di opposizione, che l’assessore leghista Albertoni porta avanti ormai da un quinquennio: a poco sono valse le schermaglie interne al centrodestra per arginare la deriva localistico-identitaria perseguita dal Carroccio e malvista da diversi esponenti di An e di Forza Italia. Alla rievocazione del “giuramento della Concordia” di Pontida andranno dunque 12mila euro; altrettanti alla rassegna folkloristica “La Dona del Zuc” di Vezza D’Oglio e alla sagra del vino in Valcamonica “Al Scior del Torcol”; 13mila se li aggiudicano gli insubri per il 4° Festival Celtico dell’Insubria e del Ticino (www.trigallia.com), 15 mila ciascuno alla Associazione Liberi Escursionisti Padani (www.alpe.org), costola alpina del partito di Bossi con sede nella stessa via Bellerio; al comune di San Genesio e Uniti (Lega) per la rassegna Battaglia di Pavia (www.barcho.it); e al comune di Adro (Lega) per l’iniziativa “Con il riso e con il canto dilettando correggo costumi”; 20mila rispettivamente al Palio del Baradello di Como; alla settima edizione di Samonios, il Capodanno Celtico al Castello Sforzesco di Milano (www.capodannoceltico.com); e all’associazione Gens d’Ys (www.gensdys.it), l’accademia di danza irlandese di Busto Arsizio. Passano anche i 10mila euro per la VII edizione di Celtic Days della Confraternita del Leone (www.confraternitaleone.com) e i 9mila all’Antica Credenza di Sant’Ambrogio (www.anticacredenzasantambrogiomilano.org). Un sostanzioso contributo di 50mila euro va al Dominato Leonense (www.dominatoleonense.it), emanazione della Cassa Padana. 40mila euro, infine, sono stati assegnati alla Provincia di Varese per “Festival Note Radici” il concorso di brani musicali scritti in uno dei dialetti lombardi presenti nella Regione Lombardia, nelle province piemontesi del Verbano Cusio Ossola e di Novara e nei dialetti dei Cantoni Svizzeri del Ticino e delle valli italiane dei Grigioni (www.legaticinesi.ch/noteradici). Quel che lascia più perplessi è la contestuale assegnazione di contributi di ugual misura ad iniziative quali La Giornata Fai di Primavera (20mila euro), al Festival internazionale della letteratura di Mantova (15mila) o al Film Festival Internazionale di Milano (15mila). Eventi di portata internazionale messi sullo stesso piano di iniziative di puro sapore localistico proposte da gruppi spesso legati ufficialmente al Carroccio. La Lombardia non può permettersi di sprecare risorse preziose in una cultura delle contrade e dei campanili che non è, e non è mai stata, il segno distintivo dell’identità di una terra storicamente aperta agli scambi, al commercio e alla contaminazione. Soprattutto oggi che migrazioni e globalizzazione dovrebbero essere affrontati con strumenti critici sofisticati, ben diversi dal panorama da strapaese offertoci dalla giunta Formigoni. postato da civati, 16:15 | link | commenti (1) venerdì, aprile 14, 2006 Lombardia modello per l'integrazione
Magari. Il titolo l'ho rubato al Baden-Württemberg, e alla sua capitale, che si presenta appunto come Vorbild für Integration sul sito del Land tedesco (cliccare per verificare). Le iniziative della regione di Stoccarda dipendono dall'aver osservato che il 40% dei giovani al di sotto dei diciott'anni proviene da famiglie migranti. In Lombardia i dati sono inferiori, ma la questione ha assunto negli ultimi anni proporzioni notevoli. Eppure qui non si fa nulla. L'assessore alle Culture e alle identità (il plurale fa segno al campanile, non alla globalizzazione) non ha promosso nessuna attività in questa direzione. Nemmeno il corso «Mama-lernt-Deutsch», ovvero «Mamma impara il tedesco», con cui il Baden-Württemberg promuove l'insegnamento della lingua locale per le mamme straniere, mentre i bambini sono a scuola. Qui, tutt'al più, si aprono centri per il dialetto e si celebrano i capodanni celtici. Anche nel Baden-Württemberg governano i moderati. Solo che sono meglio dei nostri. postato da civati, 13:08 | link | commenti domenica, aprile 02, 2006 Punta Perotti va giù
Non perdetevi il sito www.puntaperottivagiu.com. La demolizione dell'obbrobrio sulla costa ha valore universale: il simbolo del degrado edilizio, della stupidità del nostro Paese, dell'incapacità di tutelare la sua bellezza viene demolito. E' un segnale importante, quasi decisivo: la possibilità di recuperare il territorio e la bellezza dell'Italia. Molto, ma molto di più di qualsiasi slogan elettorale. postato da civati, 12:42 | link | commenti (3) giovedì, marzo 30, 2006 Albertoni da Giussano L'Ansa riferisce di una discussione accesa ieri nella seduta della giunta regionale della Lombardia per una delibera sui "contributi per l'attuazione di progetti di promozione educativa e culturale". An non ha condiviso la proposta dell'assessore alle Culture, Ettore Albertoni, Lega Nord: il contributo di 10000 euro alla Confraternita del Leone per la settimana edizione dei Celtic Days "I de' de i selti dumilases", o quello di 12000 per la sagra del vino "Al scior del Torcol" in Valcamonica, o ancora quello di 8 mila per "Sulle orme di Ariberto da Intimiano, seconda fase". Un dibattito che la dice lunga sulla qualità della proposta culturale della Regione Lombardia. Mentre tutto il mondo si interroga sulla globalizzazione, l'incontro delle diverse culture del pianeta, nella Regione più avanzata del Paese si discute se sia il caso di finanziare nuovamente i Celtic Days della Confraternita del Leone (a qualcuno verrà in mente Happy days e la Loggia dei leopardi...). Siamo con evidenza al surrealismo padano, ma è ancora più incredibile vedere una figura storica di grande importanza, quella di Ariberto da Intimiano (correte a visitare la chiesa di San Vincenzo a Galliano di Cantù oppure documentatevi sulla storia del Comune di Milano) accomunata nella critica alle rassegne da strapaese. Disdicevole la proposta dei leghisti, insomma, ma parecchio ignorante anche la critica di AN. Povero Ariberto. E poveri noi. P.S.: la confraternita del Leone, per farsene un'idea. postato da civati, 11:43 | link | commenti (1) mercoledì, marzo 29, 2006 Il fare politica Segnalo un'iniziativa di grande interesse a cui sono stato invitato a partecipare. Venerdì 31 marzo, Casa della Cultura, ore 20.30, via Borgogna 3, Milano, proiezione del film inedito in Italia, Il fare politica. Cronache della Toscana Rossa (1982-2004) di Hugues Le Paige (Francia/ Belgio 2005, 86’). Ne discutono Ferruccio Capelli, Giuseppe Civati, Valentina Laterza, Pierfrancesco Majorino, Armando Sandretti. Dalla nota di presentazione del regista: “Fabiana, Carlo, Claudio, Vincenzo… Li ho incontrati nel 1982 a Mercatale, il paese toscano in cui abitano, nei pressi di Firenze. Avevano tra i 25 e i 45 anni ed erano militanti orgogliosi del Partito Comunista Italiano, questo strano partito che ha segnato la storia e che per loro rappresentava anche una scuola e una famiglia. Per oltre 20 anni (1982-2004) sono tornato a Mercatale regolarmente, ogni due o tre anni. Attraverso la vita del paese il film descrive la loro evoluzione politica e personale nel lungo periodo. Storie umane e politiche distribuite nell’arco di un quarto di secolo, ma anche problematiche legate al presente: cosa è rimasto dei loro sogni di cambiare il mondo nell’Italia di Berlusconi? E a livello più universale: cosa può fare ancora la politica? Al momento di tracciare un bilancio conclusivo le esperienze personali, ricche e diverse tra loro, si ricongiungono sotto il segno del dubbio e della fedeltà”. postato da civati, 14:49 | link | commenti lunedì, marzo 27, 2006 No al pluriculturale! «Noi vogliamo una Italia che non diventi un paese plurietnico, pluriculturale. Siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni». L'ha detto Berlusconi a Radio anch'io. Non ci sono commenti. Solo che siamo stanchi di dichiarazioni inquietanti e irresponsabili. Con Pera. Alla frutta. postato da civati, 17:34 | link | commenti Dal forse al FURS Stamattina abbiamo depositato il Progetto di Legge per la creazione di un Fondo unico regionale dello spettacolo. Finanziamenti certi e programmati da parte della Regione per cinema, musica e teatro. E' dal 1980 che, in materia, non vi sono novità legislative. Le tre leggi del settore sono rispettivamente del 1977, del 1978 e del 1980. Con questo progetto si vuole costituire un Fondo unico che comprenda il riparto del FUS nazionale e finanziamenti propri della Regione. Un Fondo che venga gestito di concerto con gli Enti locali e con gli operatori del settore, per superare così le arbitrarietà e i dirigismi dell'attuale (fino a quando?) Giunta regionale: dal forse, quindi, al FURS. Per saperne di più consultate la relazione e il testo del PdL e il rapporto sulla cultura in Lombardia: Vi invitiamo a richiamare più tardi. postato da civati, 13:02 | link | commenti venerdì, marzo 24, 2006 Dal folk al bifolk
Lunedì mattina il gruppo regionale dei DS terrà, alle ore 11, presso l'auditorium del Consiglio regionale (via F. Filzi, 29), una conferenza stampa dedicata alla cultura. Si contesteranno le principali scelte e linee strategiche dell'assessore Albertoni, che si è mosso sempre all'insegna di una interpretazione riduttiva della ricchezza culturale della Lombardia, della possibilità che essa si relazioni con altre forme, nuovi codici, linguaggi innovativi. Una visione 'ombelicale' alla ricerca di radici più presunte che reali, che non ha nemmeno saputo interpretare il tema della tradizione, dell'identità e della memoria. Una gestione che ha promosso poco i territori, nonostante la retorica della piccola patria che sempre l'accompagna, che non ha promosso le buone pratiche, non ha fatto crescere la consapevolezza della cultura. Declinando progressivamente dal folk al bifolk, potremmo dire, con una totale sottovalutazione dei processi di integrazione culturale. Alla voce intercultura non c'è nulla. E quando si parla di culture, si pensa a quella di Mantova o di Lecco. Tutt'al più dei Grigioni. Il resto (così vicino nel mondo di oggi), è lontano, lontano dal Pirellone. postato da civati, 10:27 | link | commenti venerdì, marzo 17, 2006 Il campus di Vedano
Ieri sera, conferenza nell'aula magna dell'Università di medicina e chirurgia alle porte di Monza. E' stato presentato il nuovo campus, fortemente voluto dal sindaco Ippolito Ottone e dall'Amministrazione comunale di Vedano. Un'impresa che ha trovato subito il gradimento dell'Università, del Comune di Monza e della Regione Lombardia. Si sono sovvertiti alcuni luoghi comuni: che nessuno in Italia investa nella ricerca e nel welfare universitario, che i piccoli Comuni non sappiano pensare in grande, che le istituzioni non riescano a dialogare. Quando Massimo Cacciari provocò sul tema di una Brianza universitas, molti sorrisero, pensando ad una boutade senza fondamento, nella terra del "saper fare" e dei bassi, bassissimi livelli di scolarizzazione. E invece, a distanza di pochi anni, ci troviamo con un'università di medicina sempre più forte, con la facoltà di filosofia di Cesano Maderno e, forse, in futuro, con un'iniziativa del Politecnico nel Vimercatese. Un investimento per la Brianza, per la sua attrattività e competitività. Se una rondine non fa primavera, qualche università sì... postato da civati, 09:33 | link | commenti martedì, marzo 14, 2006 Giordano Bruno e la filosofia Domani sera, Villa Camperio, Villasanta, ore 21, conferenza su Giordano Bruno. Interverrò con una breve riflessione sul senso della filosofia per Bruno, alla luce delle ultime ricerche di Miguel Angel Granada, uno dei massimi studiosi di Bruno, con cui ho avuto il piacere di lavorare a Barcellona. Siete tutti invitati. postato da civati, 18:42 | link | commenti domenica, marzo 12, 2006 Dopo l'elefante, il caimano
Molti si sono chiesti, in questi giorni, se fosse il caso di mandare nelle sale il Caimano, il film di Nanni Moretti 'contro' Berlusconi, che uscirà nelle sale il 17 marzo. Richiamandosi alla vittoria di Bush e al lavoro - presuntamente - inutile e controproducente di Michael Moore, alcuni critici hanno rilevato che la visione del film potrebbe fare perdere le elezioni allo schieramento democratico. Diffido sempre di argomentazioni di questo tipo: se Kerry avesse vinto sarebbe stato merito di Moore? Non è affatto detto, né vale il suo contrario. Quanto al Caimano posso solo consigliare di andarlo a vedere: si scoprirà che è un film sul cinema (nel senso della sua storia e del lavoro del regista e del produttore) e sulla società italiana, in cui Berlusconi è un riferimento presente e inquietante ma non così centrale come qualcuno ha voluto farci credere. Esattamente come sarà dopo il 9 aprile... postato da civati, 09:56 | link | commenti (2) martedì, febbraio 28, 2006 New deal per la bellezza Giovanna Melandri presenta oggi a Milano il proprio libro di grande interesse fin dal titolo Cultura, paesaggio, turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana, Gremese editore in Roma (10 euro). Si tratta di un testo interessante, che muove da assunti che dovrebbero essere noti e rappresentati dal ceto politico. Si parla di modelli da seguire, della necessità di passare dalle buone pratiche ad una politica di governo, dell'importanza dei grandi eventi per dare visibilità alla cultura e consentire di diffondere, nel corso dell'anno, iniziative che diano continuità all'offerta culturale. Roma è scelta spesso come riferimento di un'Italia che vuole tornare a credere in una delle sue principali missioni politiche. postato da civati, 12:26 | link | commenti martedì, gennaio 31, 2006 La vocazione ambientale
Laura Centemeri ha dedicato un testo di grande interesse (Ritorno a Seveso. Il danno ambientale, il suo riconoscimento, la sua riparazione, Bruno Mondadori, Milano 2006) alla storia di Seveso, dell'Icmesa e del disastro di trent'anni fa. Un libro che ricostruisce soprattutto l'elaborazione della comunità in senso politico (la Sinistra e Comunione e liberazione e le diverse letture della vicenda) e la stagione di recupero ambientale promossa dal circolo di Legambiente Laura Conti (che prende il nome dalla consigliera regionale del PCI che più seguì le vicende della cittadina brianzola). Un recupero e una riparazione che hanno portato alla creazione del Bosco delle querce come parco-ricordo dell'esplosione e della contaminazione da diossina, ma che ci parlano anche della possibilità di un profondo ripensamento della comunità da un punto di vista ambientale. Hobsbawm - ripreso similmente da Andrea Ranieri ne I luoghi del sapere (libro di cui abbiamo già parlato, p. 29) - insegna che la tradizioni possono essere inventate: nella nostra lettura, è lecito pensare che i territori possano in qualche modo ripensare e indirizzare nuovamente la propria vocazione o, per dirla con Ranieri, che tutti siano «spinti a costruire una propria tradizione, lavorando sul passato e/o sulla contemporaneità». Un bell'esempio di quello a cui penso quando parlo di Brianza come centro di eccellenza delle politiche ambientali. Muovendo da Seveso e da altri Comuni, impegnati in questi anni in una tutela del territorio che consente di dare nuovo senso anche alla vita collettiva. postato da civati, 22:15 | link | commenti (1) venerdì, gennaio 27, 2006 I luoghi del sapere ovvero «Grazie signora Moratti, ma abbiamo un altro programma»
Mercoledì 1 febbraio, alle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli di via Manzoni, 12 a Milano, Andrea Ranieri presenterà il suo «I luoghi del sapere. Idee e proposte per una politica della conoscenza», appena pubblicato da Donzelli. Siete tutti invitati, perché sia a tutti chiara la sostanziale differenza tra la politica dell'Unione e quella della destra, e i tanti progetti che si possono mettere in campo nel mondo della scuola e dell'università, tra i più bistrattati dal governo Berlusconi (leggi Moratti). Ranieri muove dalla sua esperienza, prima nella Cgil, poi nei DS, per raccontarci quel che si può fare, partendo dalle qualità del nostro sistema (poche, ma buone) e dal confronto con altri Paesi, che meglio hanno interpretato le trasformazioni dell'economia e la sfida della competitività (o dell'attrattività, come forse è meglio chiamarla). Come già D'Alema nel suo intervento di Firenze, in occasione della conferenza programmatica dei DS, anche Ranieri sostiene la centralità della cultura e del sapere per il nostro sistema, sempre più fragile e penalizzato da politiche di governo sbagliate o poco convinte (in particolare, per quanto riguarda le risorse e le strategie). Formazione permanente (da accompagnare alla riforma degli ammortizzatori sociali), integrazione tra istruzione e formazione, rilancio dell'istruzione tecnica, spazio a politiche per l'infanzia più avanzate. All'insegna della crescita complessiva, e di una forte attenzione al tema della mobilità sociale, in un'Italia dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre di più, perché si perpetuano le differenze, grazie anche alla collaborazione di ministri che avevano proprio quel mandato quando Berlusconi li scelse, ormai cinque, lunghi, lunghissimi, anni fa. «Un mio amico - scrive Ranieri nelle ultime righe del suo bel saggio, a proposito del tempo perduto e pensando alla sua giovinezza militante - quando qualcuno diceva che la rivoluzione ha tempi lunghi, si consolava "perché così si poteva andare al cinema senza sentirsi più di tanto in colpa". Sarà bene stavolta pensare che più i tempi sono lunghi, più occorre darsi da fare alla svelta». postato da civati, 23:15 | link | commenti sabato, gennaio 21, 2006 Jolanda a Mantova
Qui comincia la lettura è il sito che promuove una delle più belle iniziative culturali degli ultimi anni. Lanciata a Mantova dal comitato promotore del Festival della Letteratura, è la prima lettura collettiva di tutta una città, dedicata a Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari. Una iniziativa sensazionale, che vi invito a seguire e, ove possibile, a replicare. «Quella sera la taverna El Toro, contrariamente al solito, brulicava di persone, come se qualche importante avvenimento fosse avvenuto o stesse per succedere...»: qui comincia la lettura. E' proprio il caso di dirlo. postato da civati, 01:22 | link | commenti giovedì, gennaio 19, 2006 Soft Economy a Monza Questa sera, alle ore 21, in Sala Maddalena (nel centro di Monza, una traversa di via Italia), si terrà il primo degli incontri che il gruppo regionale dei DS organizza a Monza, per tenere stretto il rapporto con gli elettori e per discutere di temi strategici per la nostra città e la nostra area. Si tratta della presentazione del volume di Antonio Cianciullo e Ermete Realacci, Soft economy, con l'intervento di Antonio Cianciullo, di Emanuela Baio e di Arturo Lanzani, e con la partecipazione straordinaria di Pasquale Pistorio. Un dibattito che servirà per mettere in evidenza la grande importanza dell'innovazione e della ricerca per lo sviluppo, per individuare soluzioni non solo competitive su scala globale, ma anche capaci di nobilitare il territorio nel quale la produzione avviene, come elemento qualificante del proceso produttivo stesso. Vi prego di scaricare l'invito e di non mancare. postato da civati, 17:58 | link | commenti |