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venerdì, maggio 16, 2008

Male sociale?

Sono reduce da una trasmissione televisiva dal titolo: "Rom: male sociale?". Quando si dice le domande sbagliate. Un'intera popolazione può essere "male sociale"? Ci avevano già pensato nel Novecento (anche per gli zingari, oltretutto). Il pogrom napoletano di queste ore la dice lunga sul clima di intolleranza che si sta vivendo nel nostro Paese. Insicurezza 'percepita', la chiamano. Un po' come il caldo d'estate, per via dell'umidità. La definiscono così, senza chiedersi i reali motivi di questa 'percezione' (insomma, di senza chiedersi dove stia questa 'umidità' che esaspera gli animi). E i motivi sono il disagio sociale, l'incertezza, la povertà. Sì, la povertà crescente, che spiega molte cose, quasi tutte. Spiega il malessere dei cittadini, spiega il clima di sospetto verso l'altro, spiega l'esposizione al crimine di una parte di popolazione che vive di espedienti. Prendete un clandestino che lavora dodici ore al giorno a tre euro all'ora sotto padrone e caporale: sarà più esposto di me al rischio di diventare criminale? Forse sì. Mandare via i rom risolve i problemi ai cittadini che assalgono e danno fuoco ai campi? Forse ne risolve alcuni, ma lascia inevasa la questione vera. Il nuovo Governo fa vedere i muscoli: chissà se riuscirà a fare meglio del precedente quinquennio berlusconiano, nel quale i dati reali della sicurezza sono peggiorati. Si continuerà a mostrare i muscoli finché non si capirà che il problema è più complesso. E allora si farà finta di averlo risolto, e l'insicurezza sparirà dai titoli dei giornali. 'Espulsa' proprio come i rom che ora si vogliono cacciare, pur sapendo che rappresentano una porzione minima dello stesso fenomeno della presenza degli stranieri in Italia. Freud lo chiamava narcisismo delle piccole differenze. Consiglio di approfondire i precedenti.

postato da civati, 10:11 | link | commenti (13)
diritti

martedì, maggio 13, 2008

Città, non cittadelle

Il Tar ha sospeso le otto ordinanze «modello Cittadella» dei sindaci lombardi, a cominciare dall'amministrazione della destra di Lecco. Non è lo strumento appropriato e i contenuti, come riportato da Marco Cremonesi sul Corriere, sono tali da suscitare «persino sospetti di intenti discriminatori». Avevo chiesto, senza molta fortuna per la verità, che il Pd si facesse carico di una dura opposizione nei confronti di questi atti amministrativi, non solo propagandistici, ma proprio anticostituzionali. Ci ha pensato il Tar. Speriamo in futuro che i Democratici lombardi siano più 'tonici'.

postato da civati, 17:02 | link | commenti (2)
diritti, regione

mercoledì, aprile 23, 2008

Sicurezza sul lavoro: mobilitazione a Monza e in Brianza

Con Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, ci siamo confrontati, nei giorni scorsi, sulle morti sul lavoro che hanno riguardato il nostro territorio. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare fosse un appello alla mobilitazione, che Adriano ha condiviso con altri sindaci, di tutti gli schieramenti politici, della Brianza. L'appello è stato approvato all'unanimità dal MB7 e dall'assemblea dei sindaci di Monza e della Brianza. Trovate il testo dell'appello qui sotto.

Il nostro è un appello rivolto alle associazioni di categoria e alle forze sociali nel loro complesso, al sistema produttivo e al mondo dell'informazione della Brianza perché non si lasci nulla di intentato nel contrastare le morti sul lavoro. Perché si intervenga al più presto, sia per la formazione degli addetti, sia per la sicurezza dei processi produttivi, perché ogni intervento rinviato può significare una vita persa. Nella promozione della dignità del lavoro e nel rispetto per la persona umana, chiediamo che si promuova una grande mobilitazione di carattere culturale e politico, a cui possano partecipare tutti indistintamente, perché non solo le leggi siano rispettate, ma si affermi sui luoghi di lavoro, nei cantieri, nei capannoni e lungo le strade della nostra provincia un'attenzione particolare. Perché le morti degli ultimi giorni, in rapida successione, non siano soltanto gli ennesimi episodi di una lunga serie, ma diventino un momento di riflessione collettiva. Le morti e gli infortuni sul lavoro sono una drammatica emergenza, soprattutto  nella piccola impresa e in particolare nell'edilizia. Crediamo che tutta la comunità brianzola debba sensibilizzarsi, ognuno nel proprio ambito e con il proprio ruolo, per dare voce ad una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro. Ne va della vita di tanti lavoratori e della felicità di tante famiglie.

postato da civati, 17:21 | link | commenti (3)
diritti

sabato, aprile 19, 2008

Lei da dove viene?

Mi chiede un signore nigeriano, in occasione della seconda presentazione della Consulta dei residenti privi di cittadinanza che il Comune di Vimercate sta promuovendo. Rispondo con un po' di malizia che vengo da Monza e che tutto sommato, pensando alla nota antipatia che corre tra le due città, anch'io sono straniero. Vimercate è una bella città e da oggi pomeriggio lo è un po' di più. Perché quest'idea di creare un ambito di confronto e di dialogo con i residenti stranieri è un fatto di grande importanza. E' evidente che l'integrazione è la 'ricetta' fondamentale per 'gestire' l'immigrazione: una grande alleanza tra chi viene qui da Paesi diversi per lavorare e far crescere anche il nostro sistema produttivo, da una parte, e gli italiani, dall'altra, per respingere - insieme - i malintenzionati. Un desiderio espresso nella riunione di oggi dagli stessi stranieri, giunti a Vimercate da ogni confine: russi, rumeni, maghrebini, latinoamericani. Sono il 6% in città e non hanno alcuna rappresentanza, benché in molti casi vogliano partecipare e condividere i destini di quella che sentono come loro comunità. A Vimercate tutto è nato dal COI, che sta per Centro Orientamento Immigrati, creato quarant'anni fa per 'orientare' gli immigrati che venivano da altre parti del nostro Paese, soprattutto dal Mezzogiorno. La missione non è cambiata. L'integrazione e la qualità sono la strada maestra: offrire diritti a quelli 'buoni' (la grande maggioranza), per isolare chi delinque. Una lezione di civiltà da parte di Vimercate, in poche ore, un sabato di aprile. A proposito: voi, precisamente, da dove venite?

postato da civati, 20:14 | link | commenti (3)
diritti

martedì, marzo 25, 2008

Non ci provate

Nontoccarla.it: una bella iniziativa. Partecipate numerosi (e leggete Sofri: fa bene).

postato da civati, 09:01 | link | commenti (2)
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giovedì, marzo 13, 2008

Ciwalter

La sintonia con Veltroni è ormai totale (scherzo, "ma anche" no). Dal palco dell'Auditorium di Verona, ieri, Veltroni ha ripreso la polemica su Rula Jebreal, a cui aveva preso parte anche il vostro affezionatissimo. Così parlò Walter: "Qualche leghista ha abbandonato la sala perché l'evento era presentato da Rula Jebreal. L'argomento è stato forte: perché non parlava un italiano perfetto. Vogliamo discutere di questo? Vogliamo aprire questo capitolo?".

postato da civati, 11:40 | link | commenti (10)
diritti, regione

sabato, marzo 01, 2008

Vergogna

Tutta la nostra solidarietà per quello che è accaduto qui.

postato da civati, 15:58 | link | commenti (2)
diritti

mercoledì, febbraio 20, 2008

Pensando a Carme: per una maternità consapevole

Avevo già avuto occasione di parlare di lei, la mia preferita nel Psoe (è capolista del Psc a Barcellona). Ora credo che possiamo prendere Carme Chacón quale simbolo della campagna in Spagna, ma anche in Italia.

L'ateo devoto e militante Giuliano Ferrara è sceso in campo quale protagonista quanto mai discusso della campagna elettorale. Come negli Usa nel 2004, la scelta di introdurre nel dibattito e di stampare addirittura sul simbolo di una lista (e che simbolo!) una questione così delicata e sensibile è un modo fin troppo dichiarato per dividere il Paese con finalità eminentemente elettorali. E' tutto molto strumentale, a cominciare dallo slogan "Aborto? No, grazie" che non solo banalizza al limite del ragionevole la questione, ma falsifica il vero interrogativo. Certo che "Aborto? No, grazie", ci mancherebbe, ma la domanda - quella domanda - non può essere posta in modo astratto e formale, bensì nel contesto complesso e drammatico in cui si pone alle donne in un determinato momento della loro vita (del resto, pare che lo stesso Ferrara l'interrogativo che trova ospitalità sul suo simbolo se lo sia posto - benché indirettamente, riguardando due sue partner - e che abbia risposto affermativamente in più occasioni). Lo schema, quindi, depista e, se buona fede c'era nelle intenzioni, nella gestione sta diventando un fatto sempre più strumentale, con appelli, manifestazioni, endorsement molto affrettati (a cominciare da Formigoni, che si è visto scavalcato su quelli che ritiene propri temi e si è dovuto 'accodare'). Chi non è d'accordo, a cominciare dal Pd di Veltroni, non deve farsi 'intrappolare': deve ribadire con fermezza la difesa e la compiuta attuazione della 194 (che nemmeno Ferrara, almeno ufficialmente, intende mettere in discussione) e porsi la domanda in un altro modo, più corretto e responsabile. Con il pensiero rivolto non tanto a Ferrara, che tutt'al più qualche voto lo può far perdere proprio alla destra, ma alla Spagna. Quella di Carme Chacón, la ministra della Casa, al primo posto della lista socialista a Barcellona e al terzo mese di gravidanza. E' un simbolo molto positivo, il suo, che ci parla di autonomia, di consapevolezza, di equilibrio. Questa sì che è la campagna culturale, la 'missione' di un Paese - come il suo, come il nostro - che guarda al futuro e alla vita dei suoi cittadini, con serenità e responsabilità. Zapatero le ha detto: "Quando avremo vinto le elezioni, avremo tanto da fare, ma tu non rinunciare a ciò che di più bello possa capitare a una persona, cioè avere figli". Intorno a Carme si può sviluppare un discorso che unisce, anziché dividere un sistema politico e - cosa ben più importante - un'intera società. La ministra che aspetta un bambino: la dolce attesa di una politica meno aggressiva e più consapevole della delicatezza dei problemi di cui si occupa, proprio perché riguardano la vita delle persone.

postato da civati, 13:49 | link | commenti (21)
diritti, appunti per un partito nuovo, omaggio alla catalogna

venerdì, febbraio 15, 2008

Lo spazio bianco

Fate una cosa giusta: comprate e leggete il libro di Valeria Parrella. E' un libro di un'attualità dolce e straziante nello stesso tempo (e il tempo del libro è quello dolce e straziante dell'attesa più importante). Si chiama Lo spazio bianco. Quello che dovrebbero lasciare tutti i logorroici soloni (con che cosa fa rima?) che si impancano a chiedere moratorie e a trattare le donne come se fossimo nel Medioevo. Senza offesa per il Medioevo, beninteso.

postato da civati, 10:28 | link | commenti (2)
letture, diritti

domenica, febbraio 03, 2008

Fiera della stupidità

Dopo le decine di moratorie che ci stiamo sorbendo (propongo la moratoria delle moratorie, perché non se ne può più), ci mancava solo la moratoria della Fiera del Libro di Torino. Siccome l'ospite d'onore è Israele, Tariq Ramadan ha proposto di boicottare la manifestazione, per protestare contro l'occupazione vergognosa dei territori e la violenza nei confronti dei palestinesi. La causa è troppo nobile e importante per essere rovinata da una campagna del genere. Dopo qualche ora, oltretutto, è arrivata l'adesione di Diliberto, e la cosa non può che convincermi che si tratti di un'idiozia. Forse dovrebbero avvisare il Pdci che ci sono autori isreaeliani come Amos Oz o David Grossman, che non si capisce perché dovrebbero essere censurati da Diliberto, dal momento che si battono per la stessa causa (che sarebbe oltretutto la loro, prima di essere la nostra). Forse dovrebbero ricordare alla sinistra (?) che c'è un monumento a Berlino che ricorda il rogo dei libri del 1933. E' un cubo ipogeo. Sui quattro lati ci sono librerie bianche e desolatamente vuote. Penso di non dover aggiungere altro.

postato da civati, 14:31 | link | commenti (6)
diritti

mercoledì, gennaio 16, 2008

La tolleranza e gli intolleranti

Torno su Ratzinger, per una questione di ordine metodologico e di matrice eminentemente filosofica, al di là delle ovvie ragioni di opportunità che avrebbero sconsigliato di invitare un papa all'inaugurazione dell'anno accademico di un'università. Mi interessa scavare un po' di più, però. La tolleranza vale anche nei confronti degli intolleranti? Se ci pensate, è un tema - da me già frequentato - che riguarda il nostro rapporto con l'Islam (ora si chiama "argomento della reciprocità" e l'esempio più noto è: faccio costruire le moschee in Italia se e solo se posso costruire le chiese nei paesi islamici). E' un argomento rudimentale, e anche per questo popolarissimo tra i leghisti, che si basa su una famosa pagina di John Locke in Saggio sulla Tolleranza, p. 111, Utet 2005, dedicato esplicitamente ai fedeli della Chiesa di Roma (e fa quindi al caso nostro): «I papisti non devono godere i benefici della tolleranza perché, dove essi hanno il potere, si ritengono in obbligo di rifiutarla agli altri. È infatti irragionevole che abbia piena libertà di religione chi non riconosce come proprio principio che nessuno debba perseguitare o danneggiare un altro per il fatto che questi dissente da lui in fatto di religione». Bene, io credo che Locke sul 'punto' abbia torto, e che la tolleranza - per quanto riguarda la libertà di espressione e di parola - debba valere anche per gli intolleranti o presunti tali. Ed è proprio sulla 'presunzione' che dobbiamo soffermarci, prima di assumere posizioni oltranziste: perché quello che è intollerante per me, può non esserlo per altri, e il metro di giudizio, su queste questioni, deve essere universale. Ratzinger per molti è intollerante? Una ragione in più per ascoltarlo e contestarlo. Almeno, la penso così, al di là dell'episodio e dell'inverosimile dibattito che molti, non si sa bene a quale titolo, stanno interpretando. A me le cose che dice in questo periodo la Chiesa su tanti argomenti - a cominciare dalle unioni civili, per finire con la richiesta di cambiare la 194 - trovano in disaccordo pressoché totale, ma credo di poter argomentare e di poterne discutere senza vietare a nessuno la possibilità di parlare.

postato da civati, 12:50 | link | commenti (13)
diritti

Se gli immigrati diventano leghisti

Ci penso da un po'. I leghisti si lamentano del fatto che i soldi delle loro tasse vanno a Roma e non tornano più. E' un Leitmotiv che accompagna la politica italiana e lombarda in particolare da vent'anni. La necessità di avere un federalismo fiscale è vera e forse, dopo anni di chiacchiere devolute (e involute), il governo Prodi riuscirà a fare qualcosa di significativo, attuando finalmente l'art. 119 della Costituzione. Pensavo però che oltre ai leghisti c'è qualcun altro che si dovrebbe lamentare, perché i suoi soldi finiscono a Roma, e non solo non gli tornano, ma non ha la possibilità di decidere - attraverso il voto - che cosa succederà delle tasse che ha pagato. Mi riferisco ai lavoratori immigrati, che pagano le tasse, producono ricchezza, e non hanno alcun diritto di rappresentanza. Se diventano 'leghisti' sono guai. Roma ladrona dovrebbe tremare come ai tempi di Brenno, allora extracomunitario. Forse è il caso che ce ne ricordiamo, quando parliamo di immigrazione, di diritti e di doveri. Sarebbe interessante valutare qual è l'entrata per le casse dello Stato che proviene dalle tasse pagate dai lavoratori stranieri.

postato da civati, 08:51 | link | commenti (8)
diritti

martedì, gennaio 15, 2008

Moioli e la nemesi

Una delle vicende più tristi della politica milanese e lombarda degli ultimi anni è la decisione della giunta Moratti e, in particolare, dell'assessore Moioli di negare la scuola dell'infanzia ai bambini figli di immigrati non regolari. Una decisione che è stata contestata dal ministro Fioroni in nome della legge e della norma messa a punto proprio quando Moratti e Moioli erano al Ministero dell'Istruzione e che si basa su un principio noto al genere tragico: una vera e propria nemesi, per la quale le 'colpe' dei padri ricadono sui loro figli, quasi si trasmettessero di generazione in generazione. Il risultato è aberrante perché il Comune di Milano, la più grande città del Nord, forte di una grande tradizione democratica e da sempre luogo di integrazione e di apertura, finisce con il prendersela con i piccolini, a cui viene negata la possibilità di ciò di cui hanno più bisogno per crescere: l'istruzione. E' davvero difficile capire le ragioni di un simile accanimento, anche perché Moratti e Moioli, ad esempio sulla vicenda rom, avevano spesso puntato sull'educazione e sulla scolarizzazione come elementi nobilitanti e di sicuro interesse per le comunità immigrate. Ora si sono ricredute: che sia una nemesi anche la loro?

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diritti, regione

venerdì, gennaio 11, 2008

Non sarà politically correct, però...

...ho trovato davvero fuori luogo le parole che Ratzinger ha destinato a Veltroni. Un mio amico laico (non laicista, laico) dice che forse, se tutti pagassero l'Ici, le periferie (e non solo quelle di Roma) sarebbero meno degradate. Un altro amico mi sollecita a prendere posizione in difesa degli omosessuali, cosa che faccio volentieri e di buon grado, come ho sempre fatto, dal momento che trovo veramente irricevibili i 'suggerimenti' delle gerarchie ecclesiastiche. Vedo che qualcosa, in ambito Pd, si muove. Credo che dovrebbe muoversi di più, perché il mio disagio è condiviso da tanti, nel Pd e fuori dal Pd. E trovarmi a ribadire (ancora!) che l'omosessualità non è una malattia, che i Pacs estendono i diritti e non «insidiano» proprio nessuno, che le scelte individuali vanno rispettate e che non si può essere preoccupati della povertà a Roma (e basta) mentre nel Nord i sindaci si attrezzano per espellere i poveri dai confini comunali, beh, mi amareggia. Parecchio.

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diritti, appunti per un partito nuovo

martedì, gennaio 08, 2008

500 euro per non abortire (che vergogna)

Si parla di 194 e la proposta più sconcertante non poteva non venire da Monza, dalla giunta Mariani e, in particolare, dall'assessore Carugo. Devotissimo (soprattutto ad Abelli), Carugo si distinse in campagna elettorale per la facilità con cui copriva i manifesti degli altri candidati (si veda il video-denuncia del Partito Umanista). Da quando è assessore alle politiche sociali si è spesso dedicato ad iniziative di segno perfettamente ideologico, ma è soprattutto l'ultima, quella che riguarda appunto le interruzioni di gravidanza, a destare sentimenti di indignazione. L'assessore propone un 'innovativo' bonus per non abortire di 500 euro, come se il dramma di una donna si potesse valutare in quella cifra (ridicola, oltretutto), e come se, per farsi pubblicità sui giornali, ci si potesse inventare un bonus per ogni cosa. A me questo modo di fare politica non piace per niente: mi auguro che i cittadini, e le donne soprattutto, condividano la mia amarezza e la mia preoccupazione.

postato da civati, 09:20 | link | commenti (6)
diritti, monza

lunedì, gennaio 07, 2008

Sapessi com'è strano essere re magi a Milano

Ci viene spesso chiesto di ascoltare, con rispetto devoto e massima attenzione, i consigli e i suggerimenti che ci provengono dalle gerarchie ecclesiastiche. Oggi mi sento di essere d'accordo: il cardinale Tettamanzi ieri ha celebrato l'Epifania accogliendo, quali re magi dei nostri tempi, gli stranieri in Duomo, invitandoli con parole dolci alla convivenza e stigmatizzando duramente le discriminazioni previste dal Comune di Milano nei confronti dei bambini stranieri negli asili della città. Ovviamente, possiamo scommetterci, sarà l'unico richiamo della Chiesa che rimarrà inascoltato nella nostra pia regione. Chissà come mai.

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diritti, regione

sabato, gennaio 05, 2008

E' la Lombardia o il Mississippi?

Leggendo le cronache lombarde viene in mente quello stato americano e quel film nel quale chi vi entra è pregato di portare le lancette dell'orologio indietro di un secolo. Marcello Saponaro, il comandante regionale dei Verdi, ci segnala la mozione con la quale, a Cologno al Serio, provincia di Bergamo, il Consiglio comunale vota l'incredibile (e inaccettabile) moratoria della moratoria della pena di morte. Come se non bastasse il fulgido esempio di Caravaggio o l'entusiasmo con cui sono stati accolti in terra lombarda l'ordinanza di Cittadella e il razzismo delle 'sparate' (il termine è volutamente ambiguo) del trevigiano. Nel frattempo, il governatore Formigoni, anche lui sempre più simile a un conservatore della Bible Belt, sente odor di modifica della 194 e ovviamente rilancia, secondo la strategia - da lui frequentatissima - del "più uno". Fanno qualcosa? E io la faccio un po' di più. Così ventila l'introduzione (via delibera regionale) di un limite per l'aborto terapeutico alla 21esima settimana, guarda caso proprio quando Ruini chiede di rivedere la legge 194, all'insegna di un'altra moratoria, che non abbiamo nemmeno bisogno di commentare (come Wittgenstein oggi suggerisce). Nel frattempo, nel capoluogo, che dovrebbe essere più illuminato della provincia profonda, ma in Lombardia non lo è, è ancora fresco il ricordo del contributo negato al Festival del cinema gay e la chiusura di una mostra troppo omosessuale per i gusti di Letizia Moratti. Forse i diritti civili e la libertà degli stili di vita di ciascuno devono tornare al centro del programma del centrosinistra, se si vuole significare ai lombardi - e anche a noi stessi - che non vogliamo vivere nel Mississippi. Come 'democratico', francamente, me l'aspetto.

postato da civati, 20:06 | link | commenti (5)
diritti, regione

mercoledì, dicembre 26, 2007

Omosessuali e diritti negati: una storia italiana

A chi si occupa di politica, ma anche a chi non se ne occupa, consiglio vivamente la lettura di Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale di Vittorio Lingiardi, per i tipi del Saggiatore. E' un saggio di sicuro interesse per chi cerca di districarsi tra Dico, Pacs e Cus e vuole dare risposta compiuta ad una richiesta che è soprattutto una domanda di cittadinanza. Lingiardi descrive con accuratezza le diverse stagioni delle battaglie per i diritti degli omosessuali, passate dalla volontà di reclamare una 'differenza' ad una opzione di normalità più sentita e più matura. In quest'ultima temperie si inserisce il dibattito circa il diritto per i gay di vedere riconosciuta la possibilità di una convivenza sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista della norma, e Lingiardi si spinge ad affrontare il tema dell'omogenitorialità e della famiglia gay intesa in senso stretto. E' un testo di grande valore, che spazza via una serie infinita di luoghi comuni e che consentirebbe alla classe politica più retriva del pianeta - sotto questo profilo certamente - di affrontare il problema in modo serio e compiuto, come è accaduto in altri Paesi. Lingiardi non tira un sasso nello stagno: descrive, piuttosto, lo stagno, e i paludati moralismi del dibattito pubblico italiano, in cui si alternano posizioni prive di alcuna consistenza scientifica con altre ispirate ad una vera e propria omofobia. P.S.: Per dire come siamo 'conciati' da questo punto di vista, vi posso ricordare che quando sono arrivato in Regione molti pensavano che fossi omosessuale (anzi, per la precisione, 'frocio') per il semplice fatto di aver orgogliosamente condiviso più di una iniziativa con esponenti dell'Arcigay e del movimento Lgbt. Anche esponenti della mia parte politica pensavano e dicevano così. Preciso che a me (purtroppo, direi, visti i risultati) piacciono le ragazze, mentre gli omofobi fanno proprio schifo.

postato da civati, 11:00 | link | commenti (10)
diritti, regione

sabato, dicembre 08, 2007

Medioevo post-costituzionale o un nuovo Statuto dei diritti?

Non sarò breve e vi prego per una volta di seguirmi con attenzione, perché si tratta di una questione delicata e decisiva per comprendere il quadro politico e culturale in cui viviamo nella nostra regione.
Nei giorni della visita del Dalai Lama, leader internazionale delle campagne non-violente in difesa dei diritti delle minoranze e degli oppressi, e nel periodo in cui si sta per arrivare alla definizione dello Statuto della Regione (in una fase perciò costituente), ci tocca assistere all’ultima iniziativa istituzionale, se così si può definire, della Lega Nord.
Come non vogliamo che ci si faccia giustizia da soli in uno Stato di diritto, così riteniamo grave la decisione dei 43 sindaci della provincia di Bergamo di recepire sia l’ordinanza di Cittadella (che prevede la residenza solo a chi dimostra di avere un reddito di almeno 5mila euro), sia la circolare di Caravaggio, che autorizza le nozze con stranieri solo se questi si trovano in possesso di un permesso di soggiorno. Lo stesso hanno fatto i 17 borgomastri leghisti della provincia di Varese, quelli di Como e quelli della Brianza (non poteva mancare). Altri precedenti recenti sono stati la decisione del sindaco del Comune di Drezzo, in provincia di Como, di vietare il burqa, per non parlare dell'iniziativa del Comune di Morazzone e poi di quello di Tradate che avevano introdotto un assegno per i nuovi nati, escludendo però dal beneficio le famiglie extracomunitarie. A sentir loro, per difendere la cultura occidentale. Degna di citazione anche la taglia sui clandestini destinata ai vigili del Comune di Adro. A livello legislativo, invece, rimane insuperata la legge sui phone center della Regione Lombardia, decisamente punitiva nei confronti degli operatori e palesemente discriminatoria, come da noi sostenuto in più occasioni e come rilevato più volte dal Tar, che ha sottolineato i numerosi tratti d'incostituzionalità che si incontrano nell'articolato. Siamo di fronte ad una grave involuzione rispetto al tema dei diritti di cittadinanza, rispetto cioè ai diritti fondamentali universalmente riconosciuti, alla Costituzione e, ovviamente, alla legislazione nazionale. Ormai siamo all'ordinanza-che-fa-testo-e-che-fa-legge, che si richiama con evidenza ad uno schema medievale nel senso deteriore, in cui ciascuno decide per sé, senza alcun riferimento alla norma. Una norma postcostituzionale che cambia superato un cavalcavia o attraversata una roggia, a seconda del colore dell'amministrazione comunale. Altro che universalità dei diritti. Dopo la rassegna dei maiali anti-moschea, sono le stesse istituzioni ad essere piegate all'ideologia della discriminazione, in modo invasivo e, dal punto di vista formale, alquanto pedestre: intervenire sui diritti di cittadinanza non è, purtroppo, come fare una rotonda o approvare un piano di lottizzazione. Credo che il Partito democratico debba prendere duramente posizione contro simili iniziative, richiamando tutti al senso delle istituzioni e al rispetto dei diritti di cittadinanza. Le istituzioni devono essere il luogo della concertazione e non del conflitto e della sua esasperazione. La Lega in Lombardia con questa campagna tradisce anche lo spirito del vero e buono federalismo, che non è certo quello di fare ciascuno per sé, in questo campo così delicato, ma di poter disporre di deleghe più ampie per andare incontro alle esigenze dei cittadini. Nella Regione in cui più forti sono stati i flussi migratori e in cui si pone sempre più come decisivo il tema dell’integrazione e della convivenza, queste sono risposte desolanti e controproducenti, che fanno perdere altro tempo al difficile percorso verso l’integrazione. Ci auguriamo che la giunta regionale voglia contestare queste prese di posizione: crediamo che una riflessione pubblica di Formigoni su queste iniziative potrebbe essere importante, per fare chiarezza, sia all’interno della compagine di governo della Regione, sia nei rapporti istituzionali con gli enti locali. La garanzia dei diritti di cittadinanza e dei doveri che essa comporta è un tema troppo importante per essere interpretato così.

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diritti, regione

martedì, novembre 20, 2007

Phone center: un'altra ordinanza mette in discussione la legge regionale

Comunicato stampa. La quarta sezione del Tar della Lombardia ha pronunciato un’ordinanza di annullamento della chiusura di un centro di telefonia fissa nel Comune di Calolziocorte (LC), accogliendo il ricorso dell’operatore contro il comune che ne aveva ordinato la chiusura. Le motivazioni dell’ordinanza mettono sotto la lente diverse parti della normativa regionale, contestandone la dubbia costituzionalità, la regolamentazione di aspetti che esulano delle competenze della Regione, fino all’introduzione di norme ad hoc che assumono l’aspetto dell’eccezionalità. La critica si estende dalla limitazione della libertà economica e del diritto alla comunicazione fino al regime autorizzativo eccessivamente gravoso. Soddisfatti i consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Arturo Squassina (SD), che ritengono ora inevitabile la modifica della normativa regionale. “Occorre riaprire il dibattito – dichiarano i consiglieri – e, come chiediamo da tempo, rivedere un norma che contiene elementi punitivi più volte ormai ritenuti illegittimi, e che rischia di bloccare un settore che ha il solo demerito di avere una quota rilevante di stranieri tra gli imprenditori e tra i fruitori. Occorre ripulire la norma dalla sua valenza ideologica, troppo spesso sbandierata dai componenti della Casa delle Libertà nelle diverse amministrazioni comunali”.

postato da civati, 18:25 | link | commenti (2)
diritti, regione

giovedì, ottobre 04, 2007

Meno cittadini di prima

Vale la pena di leggere e portarsi immediatamente nel Pd Cittadinanze di Laura Zanfrini (Laterza). E' un testo fondamentale per comprendere uno dei problemi a mio modo di vedere centrali della nostra società: il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e contribuenti stranieri in Italia. Curiosamente, dopo l'apertura di Fini nei confronti del voto agli immigrati, e dopo anni di campagna dei Democratici di Sinistra per dare la possibilità a chi vive e lavora nel nostro Paese di avere una propria rappresentanza a livello politico e istituzionale, tutto si è fermato. Credo che dal riconoscimento di una forma di cittadinanza - Zanfrini descrive la possibile 'dissociazione' tra cittadinanza e nazionalità, un tema da indagare con interesse - passi la soluzione di molti conflitti che proprio dall'immigrazione derivano. Il "No taxation without representation" deve infatti valere per tutti coloro che risiedono in Italia, che lavorano, che pagano le tasse e sostengono il welfare, premiando finalmente i comportamenti virtuosi e distinguendo chi si dà da fare da chi ha cattive intenzioni. In un discorso che vale per gli stranieri, ma che ci consente di registrare «la rimessa in discussione della funzione redistributiva dei sistemi fiscali» e tanti altri «segnali dell'erosione della sensibilità nei confronti dei diritti che la cittadinanza garantisce», a cominciare da un welfare che, proprio perché ha avuto successo e si è realizzato, diviene 'scontato' e si avvia al proprio declino. In questo Zanfrini segue la lezione di Bauman per dimostrare che il tema della cittadinanza non riguarda soltanto gli stranieri (e chi ne è privo), ma anche coloro che stanno inconsapevolmente diventando, potremmo dire, meno cittadini di prima.

postato da civati, 12:28 | link | commenti (2)
diritti, appunti per un partito nuovo

venerdì, agosto 17, 2007

Saluti da un phone center: Antitrust contro Regione Lombardia

Dopo il Tar, anche l'Antitrust interviene sulla legge regionale sui phone center, una di quelle odiose leggi fatte apposta per discriminare gli extracomunitari, all'insegna di una prassi consolidata per la Regione Lombardia. Da un'agenzia che ci raggiunge sulla costa dalmata apprendiamo infatti che "e' ingiustificata, per l'Autorita' Antitrust, la stretta della Regione Lombardia sui phone center. Sotto accusa la legge regionale che, indica l'antitrust, 'impone ai gestori dei phone center requisiti igienico sanitari e di sicurezza gravosi, pena la chiusura dei locali stessi'. Inoltre 'affida ai comuni la localizzazione dei phone center attraverso il 'piano di governo del territorio' vietando l'apertura di nuovi centri di telefonia in sede fissa". Un motivo in piu' per chiedere una modifica della legge. Ancora e ancora. Saluti da Dubrovnik (da un phone center...).

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diritti, regione

mercoledì, agosto 15, 2007

Ferragosto

Da Trogir, solo per un saluto. I giornali arrivano con un giorno di ritardo, ma non cambia molto, perche' di novita' se ne segnalano davvero molto poche. Unica eccezione il dibattito sui rom: fa piacere che adesso si sentano dire le cose che affermavo in perfetta solitudine a giugno, quando la sinistra muscolare si faceva sentire e risentire (nel duplice senso che questo vocabolo porta con se'). Ancora un po' di vacanza e' davvero salutare, quasi necessaria. Buon Ferragosto a tutti.

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diritti

giovedì, agosto 02, 2007

Nudi alla meta

Il Corriere della Sera dà stamane grande risalto ad un'iniziativa del consigliere Monguzzi e mia per affrontare un problema piccolo ma di un qualche significato per quanto riguarda gli stili di vita e la libertà di comportamento nella nostra Regione. A Rivolta d'Adda è scoppiata la rivolta: il sindaco Grillotti (An) dice basta con i nudisti troppo a lungo 'tollerati' dalle giunte di centrosinistra. E giù multe e sanzioni e visite di vigili e carabinieri. A Grillotti risponde Grillini (giuro) presentando un'interrogazione al ministro Amato. E rispondiamo anche noi, in Lombardia, perché la Regione si doti di una legge sulla questione, che stabilisca le aree nelle quali questa pratica è consentita e tuteli il turismo naturista, senza che questo sia di nocumento alla sensibilità di alcuno e senza che sorgano tensioni inutili e spiacevoli. Tra nudi e crudi, preferiamo i primi, nel rispetto della diversità e della sensibilità di ciascuno. In Emilia ci hanno pensato: dal 2006 la legge c'è. Nella tradizionalista Lombardia speriamo che questa piccola iniziativa abbia qualche sostegno.

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diritti, regione

venerdì, luglio 13, 2007

I gay con le pattine

Meno male che la sede è il Palazzo della Ragione. Perché la mostra «Arte e Omosessualità - Da von Gloeden a Pierre et Gilles» è al centro della polemica più retriva e provinciale della storia della città di Milano. Dopo il vergognoso balletto circa il contributo al festival del cinema gay (risultato: nessun contributo), a Milano va in scena la censura e il controllo politico della giunta comunale sulle forme espressive. Sgarbi si fa pubblicità, ma in realtà passa in rassegna la manifestazione, togliendo le opere più sconvenienti e ristampando cataloghi in continuazione (domandina: perché non pensarci prima? Sgarbi era informato dell'omofobia dei suoi colleghi? O forse preferisce il bailamme che gli è così congeniale?). Letizia Moratti, esponente della destra da sussidiario, si schermisce e sembra quasi invitare tutti a chiedere permesso e a calzare le pattine, che altrimenti si rovina la cera del salotto buono di Milano. Altro che ticket anti-traffico: quella della Moratti è una selezione all'ingresso (e anche all'ingrosso), che allontana dai Bastioni (in senso anche metaforico) tutto ciò che è diverso e soprattutto libero. Casa delle libertà? Sì, ciao. Ve l'immaginate una polemica così a Barcellona o a Berlino? La vergogna più grande non è certo rappresentata dai fotomontaggi con Sircana in trans o dai simil-Ratzinger: la vergogna di Milano e della politica milanese, nella città più gay d'Italia, è l'omofobia. E lo squallore culturale che essa porta con sé.

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cultura, diritti

lunedì, luglio 09, 2007

Le lenzuola di Babel

Luca mi scrive, sempre puntuale, partendo da Babel di Alejandro González Iñárritu (se non l'avete ancora visto, noleggiatelo, accidenti) per arrivare alla Monza delle retate anti-venditori abusivi (una vera minaccia per il mondo occidentale, sigh). Sono i ragazzi delle lenzuola, che il nuovo assessore alla viabilità di Monza vuole allontanare dalle vie del centro, a qualsiasi costo. Ora, credo anch'io che i ragazzi delle lenzuola possano dare fastidio al passeggio. Ma, come ho già scritto, anche loro sono un prodotto della globalizzazione e fanno parte a pieno titolo di Babel, per riprendere la citazione di Luca e l'immagine di Iñárritu. Un mondo interconnesso, legato da relazioni e sottili legami, da dinamiche inaspettate. Il ragazzo con il lenzuolo vende copie di prodotti griffati (il 'logo' della Klein), realizzati chissà dove, nelle vie di città che non conosce, in un mondo controllato proprio da chi il logo lo possiede e che costringe i ragazzi a scappare dal loro Paese, dalla fame e dalla mancanza di prospettive. Soltanto comprendendo la complessità del fenomeno, si è autorizzati a chiamare i vigili. Altrimenti, diventa una battaglia del primo mondo e delle sue vie commerciali contro gli ultimi della terra, che proprio in terra stanno: con le loro lenzuola e le borse di Gucci. False, come la dialettica che li ha portati là. Stasera rincasavo e ne ho visti due, che rientravano verso chissà quale casa con le loro lenzuola. Ero incuriosito e sono giunto ad una conclusione: mi dispiace, ma non riesco ad odiarli.

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cultura, diritti, monza

venerdì, luglio 06, 2007

Generazione di fenomeni (web)

Il video dell'iniziativa di sabato scorso, a Pisa, dei 'cervelli' rientrati in Italia per parlare di ricerca, innovazione, giovani, talenti. Imperdibili Scalfarotto e Gallo.

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diritti

lunedì, luglio 02, 2007

La tolleranza e i suoi limiti

Per me è il tema dei temi. Il dibattito circa le vie dell'integrazione. E' una questione di equilibrio e di misura, fortunatamente collegata ad un corso storico in cui le cose possono anche migliorare. Ian Buruma pubblicato in Italia - Assassinio ad Amsterdam, Einaudi - è un'occasione importante per riflettere, discutere, ragionare, come lo è stata la polemica che da questo libro ha preso avvio, nei mesi successivi alla sua prima pubblicazione. Una polemica intellettuale circa i "limiti della tolleranza" che ha un immediato significato politico: se non vivessimo nel Paese più provinciale del mondo, terrebbe campo in modo serio, preoccupato e quindi ragionevole anche nei discorsi della 'politica'. Siccome però è un tema difficile e controverso, solo chi ha le idee chiare (e sbagliate) come la Lega ci spiega come affrontarlo, gli altri faticano ad articolare un pensiero, come si è visto nell'escalation di dichiarazioni delle ultime settimane a cura del centrosinistra milanese e lombardo. Il caso Theo Van Gogh e la figura di Ayaan Hirsi Ali sono al centro di un libro prezioso e ricchissimo di spunti di riflessione, soprattutto sul ceto politico olandese - come il nostro, messo in crisi dall'emergere di problemi nuovi -, sul sentimento analogamente nostalgico delle diverse fazioni in lotta, sulla preoccupazione per la perdita dei punti di riferimento tradizionali, paradossale in un momento di rivendicazione delle identità. Come ha scritto Timothy Garton Ash, prendendo parte alla polemica aperta dal libro di Buruma: “Qui c’è bisogno di un dibattito vitale. Né la versione estrema del multiculturalismo separatista vivi-e-lascia-vivere né il monoculturalismo repubblicano secolarista [...] sono riusciti a far sentire a casa propria in Europa gli immigrati musulmani e i loro discendenti”. “Mentre difendiamo con volontà di ferro i fondamenti di una società libera, come la libertà di espressione, abbiamo anche bisogno di un’ampia tolleranza per la diversità culturale – conclude Garton Ash, preparando la stoccata finale – e il riconoscimento che i fedeli delle religioni possano essere anche delle persone ragionevoli e dei bravi cittadini". Nel nome di Pascal, dice, l'Europa ha un ruolo importante. Così come la sua politica.

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cultura, diritti

Nel merito

Una delle espressioni più tipiche del politichese - luogocomunismo per eccellenza - è «nel merito». Vorrei discuterne «nel merito», «è il merito della questione che sfugge», «non è questione di metodo, ma di merito». Di «merito» si è parlato a Pisa, sabato pomeriggio, con gli italiani all'estero rientrati per un giorno nel nostro Paese a discuterne. Il «merito» in Italia è proprio quello che - al confronto con gli altri Paesi - è più sottovalutato, lasciato in secondo piano rispetto ad altri 'valori', come la prossimità, l'amicizia, i 'contatti' con persone influenti che consentono di fare carriera con maggiore facilità. Funziona così gran parte del nostro sistema, a cominciare da quella che dovrebbe essere la vera e propria sede naturale del merito: l'università, dove si afferma una casta molto vicina a quella sbeffeggiata da Rizzo e Stella. Così, oltre a costringere molti 'cervelli' a partire, siamo poco attrattivi per quei 'cervelli' che vorrebbero venire. Per la scarsità di risorse a disposizione e perché i 'cervelli' si troverebbero a confrontarsi con logiche molto lontane da quelle dei sistemi da cui provengono. Nel merito e nel cervello c'è il futuro dell'Italia: un promemoria importante per il Governo Prodi (che sta facendo, da questo punto di vista, ancora troppo poco) e per il Pd che nasce. Parlando ai cuori, ci auguriamo, ma anche ai cervelli. P.S.: tra le altre cose emerse, segnalo la denuncia di Scalfarotto, che in quanto omosessuale si sente discriminato e non benvenuto nel suo Paese, l'unico che non tutela forme di convivenza come la sua. Un fatto che deve farci riflettere, perché è un insulto sia nel merito dei diritti, sia nel merito dei talenti. Entrambi - diritti e talenti - se ne vanno, da questa Italia che deve cambiare.

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diritti, appunti per un partito nuovo

Per carità (e non solo)

Vi invito a sottoscrivere l'appello della Casa della Carità per la realizzazione del Villaggio solidale. E' importante.

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diritti

venerdì, giugno 29, 2007

Barcellona per la pace

Mentre i nostri (volevo dire: loro) amministratori cancellano i cartelli per la pace, perché di parte, segnaliamo che esistono città in cui la pace è un valore universale, riconosciuto da tutte le parti politiche, senza distinzioni di sorta. Spesso i leghisti - come il nuovo assessore muscolare alla viabilità - citano Barcellona e il modello catalano. Cliccate qui: scoprite Barcellona per la pace (B per la pau).

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diritti, monza

martedì, giugno 26, 2007

Rom(a)

Negli scorsi giorni, per rispondere nel mio piccolo al bailamme milanese sui Rom di cui è stato assoluto protagonista Filippo Penati, avevo chiesto un impegno della Ue e dello Stato italiano e una visione più ampia, di sistema, per trovare soluzioni concrete (scrivevo così: «il problema dell'accesso dei Rom è diventato sempre di più un problema europeo e nazionale, di cui ci si dovrebbe occupare in modo sistematico (da Bruxelles, da Roma, con il contributo di una Regione e di un Comune come quello di Milano che sotto Formigoni e Albertini l'hanno lasciato marcire, il problema, per ritagliare un po' di spazio alla propria demagogia)». Non sapevo, ovviamente, che Veltroni oggi fosse in Romania. A far cosa? Leggo da un'agenzia (Apcom): «Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, è giunto questo pomeriggio a Bucarest dove domani firmerà alcuni protocolli d'intesa che permettano "da un lato di portare una riduzione del numero di espatri" di cittadini rumeni e di etnia Rom dalla Romania in Italia, in particolare a Roma, "ma soprattutto per creare le condizioni anche per il rientro di questi" dall'Italia in quel Paese. Accompagnato dall'assessore alle Politiche sociali, Raffaela Milano, e dal vice capo di gabinetto Luca Odevaine, Veltroni ha incontrato questo pomeriggio il primo ministro rumeno Calin Popescu, prima di recarsi nella residenza dell'ambasciatore italiano a Bucarest per un breve ricevimento. "La Romania in questi anni si sta trasformando rapidamente, cresce dell'8% l'anno - ha spiegato il sindaco - qui le imprese italiane hanno un ruolo molto importante: nell'ambito dell'amicizia fra i nostri Paesi le intese che firmeremo cercheranno di rafforzare i nostri rapporti culturali e il problema dell'ingente flusso migratorio dalla Romania in Italia, in particolare a Roma". Veltroni ha quindi spiegato che i protocolli, che saranno firmati domani mattina e che appunto non sono noti nella loro complessità, saranno "un modello che può essere esportabile in altre città italiane ed europee" e riguarderanno "tre aspetti", soprattutto "progetti sociali in collaborazione con i tre Comuni rumeni dai quali è più grande il flusso migratorio e politiche della sicurezza". Le intese cercheranno di facilitare "il rientro nella loro Patria di persone emigrate, sia rumeni che Rom, per i quali cercheremo di creare qui le condizioni di un rientro volontario, anche i minori, che saranno accompagnati, ma che poi troveranno delle strutture sociali già pronte"». Inutile aggiungere che è questo il modello a cui pensavo.

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diritti, appunti per un partito nuovo

domenica, giugno 24, 2007

Alexanderplatz

Sono tante le immagini di Alex Langer che vengono in mente a qualche ora dalla decisione del Comune di Bolzano di non dedicargli una via della città, perché suicida (una motivazione vergognosa). E' entusiasmante ripercorrrerle nel libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex, 2007, apparso per i tipi di Feltrinelli e davvero prezioso. Da San Cristoforo a Giona «il profeta "contro voglia"», dalla sua Traumliste per una Bolzano città gentile al Miteinandersein e alla sua complessa idea di convivenza (per dirla con Cacciari: «la convivenza tra di noi - quindi tra culture, lingue, tradizioni - e la convivenza tra noi e la natura»). Forse è vero: non è il caso di dedicargli una via, ma è più importante seguire la sua 'strada' oppure fermarsi a discutere nella 'piazza' della sua proposta politica, per me di straordinaria attualità. Dedicandogli con il cuore un suo pensiero: «Il biblico Giuseppe dell'Antico Testamento dai suoi fratelli fu gettato nel pozzo, cadendo così nella schiavitù degli egiziani a cui fu venduto. Una volta che i fratelli se ne erano disfatti, pensavano di poter meglio gestire e spartirsi l'azienda familiare. Ma quando, più tardi, capitò loro una feroce carestia, ricevettero il consiglio: 'Andate da Giuseppe, vi saprà aiutare': ricercarono in Egitto il fratello estromesso, ne furono accolti fraternamente e generosamente aiutati. Chissà se un giorno i personaggi ed i partiti [...] sentiranno il bisogno di ricorrere alle risorse di innovazione civile e politica». Nel nome di Alex.

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cultura, diritti

domenica, giugno 03, 2007

Milano, la città più omofoba del continente

Con la decisione di non patrocinare il festival del cinema gay, divenuto ormai una tradizione, la città di Milano si candida a diventare la città più omofoba del continente. Del resto, in molti (anche a Sinistra) consigliano di tenere bassi i toni su Dico, Pacs e diritti civili, perché fanno perdere voti. Ecco il risultato: la destra omofoba vince incontrastata. E ha anche il coraggio di definirsi liberale. Evidentemente anche il cinema gay, perché gay, non fa parte del disegno divino. E va eliminato dalla faccia della terra. Come il gay pride (orrore) e il torneo di tennis promosso dalle associazioni omosessuali, che la Moratti tagliò lo scorso anno. E sapete perché? Perché non volevano togliere la parola gay dal titolo della manifestazione. Questi gay irriducibili... Mala tempora.

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diritti

mercoledì, maggio 23, 2007

Gli incivili

A seguito di un comunicato stampa polemico dell'Udc nei confronti di Faglia, mi sono fatto consegnare i dati sull'abusivismo dei manifesti e sapete cosa ho 'scoperto'? Che la palma degli incivili - dei barboni, si dice a Monza - va proprio agli esponenti dell'Udc. 312 casi segnalati dalla polizia municipale. Altro che moderati, altro che centro. Qui il centro c'entra poco o niente. Qui si tratta di persone che si comportano scorrettamente, che non rispettano le regole proprio nel momento in cui la democrazia - e quindi le regole - vengono celebrate: le elezioni. Come ogni anno, ci tocca rilevare che le forze politiche di centrodestra, anche quelle insospettabili, coprono i nostri manifesti. Una questione non banale, sul piano della morale, della politica e dell'economia. Purtroppo nessuno pagherà alcunché perché tutto è stato ulteriormente derubricato durante l'era Berlusconi (guarda un po') e la normativa nazionale non tiene. I comportamenti denunciati dai nostri volontari (i nostri volontari, i loro prezzolati, a meno di non credere che le forze di centrodestra abbiano tra i loro militanti degli extracomunitari) lasceranno il tempo che hanno trovato, e tanti manifesti abusivi non sanzionati. Le denunce, i dossier, i video (bellissimo quello degli Umanisti che ho citato in un post precedente) non servono a nulla. E mi chiedo e chiedo a Faglia: perché non pensare a un regolamento comunale che possa mettere ordine? Perché non porre fine a questo spettacolo indecente con misure appropriate, che precisino una legge nazionale così lasca? Monza è una città civile e i monzesi tendono a non votare i barboni, soprattutto quelli le cui facce campeggiano dappertutto. Ma, mi domando, è giusto che i soldi che i nostri comitati raccolgono dai nostri sostenitori, pochi (i soldi) ma buoni (i sostenitori), debbano finire sotto i manifesti altrui? E' giusto che questo danno alle cose, perché di questo si tratta, continui senza che nessuno se ne occupi? E' corretto pensare che uno schieramento debba buttare via i finanziamenti raccolti con tanta fatica solo perché altri disprezzano le regole e il valore del denaro? Per me, che giro con un'utilitaria, il danno è paragonabile al furto dell'auto. E', in termini di spesa, come se l'auto me l'avessero rubata. E anche questo fa parte del discorso sui costi della politica e sulla casta, intoccabile e arrogante che purtroppo vorrebbe governarci. Fortunatamente non ce la farà.

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diritti, monza, la casta

mercoledì, maggio 16, 2007

La linea Fiano-Sarkozy

Anche questa ci toccava sentire. Pagine milanesi del Corriere della Sera. Fiano: "Sto con Sarkozy". Lo sport nazionale è salire sul carro del vincitore del centrodestra francese per di più sul tema della sicurezza. Fiano è convinto che la ricetta di Sarko funzioni perché - a sentir lui - si basa sull'idea di integrazione. Cremonesi, l'intervistatore (tra i due, ci par di capire, quello di sinistra) timidamente osserva: "L'accusa più frequente nei confronti del presidente Sarkozy è quella di autoritarismo". Ma Fiano è convinto che Sarkozy sia cambiato. Si è accorto che l'approccio puramente repressivo non funziona. Prima domanda: perché dobbiamo prendere a modello Sarkozy? Seguiamo le mode della destra? Seconda domanda: perché non ci sono proposte concrete e documentate sull'argomento e si continua ad inseguire e a "pensare all'elefante"? Fiano mi risponderà, come ha detto al Corriere, che la proposta del segretario regionale di un servizio civile per gli immigrati è "intelligente" perché essi "acquisiscano conoscenza della società in cui vivranno e magari possano dare una mano in pirma persona". Per quanto mi riguarda, vorrei precisare che la trovo una proposta di una stupidità teorica e pratica difficile da raggiungere altrimenti, nemmeno ricorrendo a Sarkozy e al suo invito a "nettoyer au Kaercher la racaille", invito che forse i Ds milanesi e lombardi vogliono fare proprio. Provate a pensare a come organizzare questo servizio civile: chiedere alle badanti, dopo anni di assistenza agli anziani, di assistere gli anziani? oppure ai lavoratori umili, che alla mattina si svegliano presto per andare nei cantieri, di "dare una mano", "in prima persona" certainement? Credo che la cittadinanza i lavoratori onesti, ancorché di pelle scura (orrore), se la meritino faticando e pagando le tasse (no taxation without representation, forse Sarkozy sarebbe d'accordo) e non con l'invenzione di un periodo da dedicare alla patria che non viene nemmeno più richiesto obbligatoriamente agli italiani, grazie ad un'iniziativa dei Ds dell'era pre-Sarkozy. Si salvi chi può.

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cultura, diritti, regione

martedì, maggio 15, 2007

Rossa è la quota rosa che porto a te

Muovendo da una parafrasi di Capossela e dall'elezione della segreteria regionale dei Ds, avvenuta ieri pomeriggio, sto riflettendo da un po' sulle quote rosa. Prima considerazione: il nuovo segretario, che è forte in sicurezza e controllo del territorio (è giovane, ma ci sa fare, sembra quasi un questore), è un po' deboluccio in matematica: la sua segreteria under 40 è anche under 40% di presenza femminile, essendo le donne soltanto due su sette. Tanto rumore e tanta retorica per nulla. Sono certo che sia stata una scelta sofferta per il giovane segretario (per altro coadiuvato da un direttivo intermedio in cui sono rappresentati tutti i capi corrente, tanto per dire che siamo alle solite) e che non poteva rinunciare a nessuno dei membri 'maschi' considerato il loro indiscusso valore e la loro straordinaria popolarità: la società lombarda non avrebbe capito, ne sono sicuro. Però, quanto a donne, è 'sotto'. Allora, ho pensato di dare un segnale, perché chi di quote rosa (finte) ferisce, di quote rosa (vere) perisce: essendo membro di diritto della direzione provinciale e regionale, mi sono immediatamente fatto depennare dal novero dei rappresentanti, proprio per dare maggiore presenza percentuale alle donne. A me non costava niente, per la rappresentanza femminile ha significato invece recuperare qualche decimale: se altri facessero così, sarebbe risolto un problema atavico del nostro sistema politico. In secondo luogo, ho già chiesto a Michele Faglia - che ha avuto il merito di presentare una lista civica composta per il 50% di donne - di pensare ad una giunta che per il secondo mandato sia rappresentata per il 50% da donne. Sarebbe un segnale forte e a suo modo rivoluzionario. Michele sembra d'accordo. Dopo il 28 maggio, ci lavoreremo. P.S.: mi hanno segnalato che la lista dell'Ulivo, a Monza, non raggiunge le quote statutarie. Preciso che il motivo è che la componente della cosiddetta società civile è di otto candidati: di questi otto, una soltanto è donna. Insomma, gli indipendenti 'ammazzano' la media. A volte i partiti sono più attenti...

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diritti, monza

lunedì, maggio 14, 2007

Impronte e tamponi

Qualche giorno fa ho letto un'intervista, di cui ho già parlato, in cui il segretario regionale neo-eletto (per i Ds, non per An) proponeva di prendere le impronte digitali a tutti, stranieri ma anche italiani, per dare più sicurezza al nostro Paese, evidentemente uno dei più pericolosi del mondo (tipo la Colombia). Non volevo credere ai miei occhi, ma forse questa è la nuova Sinistra. La trovate in fondo a destra, vicino alla questura. Oggi, vengo a sapere che il kit anti-droga già propagandato dall'assessore De Albertis e consigliato ai genitori per controllare i figli, sbarcherà in Consiglio regionale in occasione della seduta di domani. L'idea, non è neanche il caso di dirlo, è della destrissima consigliera Ferretto, che si sottoporrà al test e chiederà di fare altrettanto ai colleghi consiglieri. Evidentemente, dopo Fiuggi, la maturazione della destra nazionale ha fatto passi da gigante, all'insegna del liberalismo e della possibilità per ciascuno di darsi gli stili di vita che preferisce. Mi chiedo quando ci verrà sottoposto il questionario sugli orientamenti sessuali, sull'uso di anticoncezionali, sulla data dell'ultima confessione. Come la patente, chi non dovesse raggiungere la sufficienza è invitato ad adagiarsi su di una pira. La Fiamma, evidentemente, è sempre accesa. Si salvi chi può.

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diritti, regione

venerdì, maggio 11, 2007

Nel nome di Anna

Domattina interverrò alla riunione delle Democratiche di Sinistra di Monza e della Brianza (appuntamento alle ore 10, presso la sala della Circoscrizione 3, San Rocco, Monza). Un altro modo per celebrare senza troppa enfasi il family day: confrontarsi con le donne. Nel nome e nel segno di una leader che si sta affermando sempre di più, quell'Anna Finocchiaro che ha infiammato il congresso di Firenze. E dirò poche cose in cui credo fermamente: che ci vogliono le quote rosa, ma temporaneamente, perché le donne sapranno poi fare benissimo da sole, una volta risolto il problema dell'accesso ai cosiddetti gruppi dirigenti. Che il Partito democratico nasce al femminile, e la partita democratica è una delle più importanti della nuova formazione politica. Che la questione del tempo che sta così a cuore alle donne (spesso perché hanno una vita più intensa di quella degli uomini) è centrale e decisiva per la nostra proposta politica: e sono felice di ricordare che l'ultima delibera approvata dal Consiglio comunale di Monza era collegata al nuovo Piano dei tempi, finanziato dalla Regione grazie a un emendamento al bilancio regionale presentato dal gruppo dei Ds e dell'Ulivo. Insomma, quella che vorrei è un'operazione prima etimologica che politica: che le donne, cioè, ritornino 'padrone' (come vuole il nome) di un Paese che le ha troppo sottovalutate, emarginate ed escluse. E non sto parlando dell'Ottocento: mi riferisco alla situazione che viviamo ogni giorno. Nel nome di Anna e delle democratiche belle, intelligenti e appassionate come lei.

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diritti, monza

Family (every)day

Mi chiedono del family day. Troppo facile rispondere, per tagliar corto con la retorica degli ultimi giorni: «sono single». E, allora, articolerò. Penso che la famiglia non abbia diritto ad un solo giorno. Penso che la famiglia vada tutelata tutto l'anno. Penso che la famiglia sia profondamente diversa da quel modello tradizionale da tanti richiamato. Penso che la famiglia sia qualcosa di complesso e da indagare. Penso che di famiglie ce ne sono tante, soprattutto in Lombardia, dove sono tanti i single, i single con bambini, le coppie ricostituite, le forme di convivenza più diverse. Penso che domani sia il caso di celebrare il family day non con le parate, ma con una manifestazione dedicata ai più piccoli, alle loro mamme e ai loro papà. Con Michele Faglia, nel pomeriggio, ci vediamo in piazza San Paolo, a partire dalle ore 15. Non per celebrare un manifesto ideologico, ma per descrivere le azioni concrete, le politiche attive, le scelte quotidiane in favore della famiglia e della sua promozione e tutela. Tutto il resto è propaganda. E noia.

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venerdì, aprile 06, 2007

Telefono Casa: sui phone center, la lettera al Governo

Prosegue la nostra campagna per il diritto a sopravvivere dei phone center. L'ultima iniziativa, è una lettera ai ministri Amato, Ferrero e Lanzillotta che trovate qui di seguito:
Con la presente, vi segnaliamo le problematiche emerse in Regione Lombardia rispetto all’attuazione della normativa regionale di riordino del settore dei phone center, ovvero dei centri di telefonia fissa. Con l'approvazione della legge n° 6 del 3 marzo 2006 della Regione Lombardia, i phone center sono stati equiparati agli esercizi commerciali, con la conseguente previsione di criteri e prescrizioni a cui i gestori sono tenuti ad uniformarsi. Alla prova dei fatti, il periodo di un anno concesso per la messa in regola si è dimostrato insufficiente, anche per la mancata approvazione da parte dell' 85% dei comuni lombardi dei piani dei servizi, così come richiesto dalla legge regionale, in ottemperanza ai quali i centri di telefonia sarebbero potuti essere riallocati, qualora l’attuale ubicazione non avesse permesso l’adeguamento alle norme. Alla richiesta dell’Unione di concedere una proroga di un ulteriore anno il Consiglio regionale, a maggioranza, ha opposto la propria contrarietà, ma soprattutto dalle stesse forze politiche di centrodestra sono venuti inviti alle amministrazioni locali perché applichino inflessibilmente la normativa, che prevede la chiusura dei centri non in regola, ad esempio, per la dimensione delle cabine o per il numero di bagni disponibili. La Giunta regionale, ufficialmente e mediante semplice "circolare esplicativa", si è limitata a demandare ai Comuni la responsabilità della scelta dei tempi. Le associazioni di categoria hanno segnalato l'impossibilità per i phone center di mettersi a norma nei tempi previsti dalla normativa, e la protesta dei gestori si è estesa e radicalizzata. Ciò è dovuto al fatto che rimangono a rischio di chiusura circa il 90% dei circa 2500 centri presenti in Lombardia, con i conseguenti problemi per la perdita del lavoro, del capitale investito, in molti casi del permesso di soggiorno, di proprietari e lavoratori. A ciò si aggiunga la possibile estinzione di un servizio utile, in particolar modo per gli stranieri. Crediamo vi sia un problema di grande impatto sulla comunità degli stranieri presenti in Lombardia, sulla loro iniziativa imprenditoriale e sulla possibilità di proseguire nella loro attività, nonché un fenomeno che, per le sue dimensioni, rischia di scivolare sul terreno dell'ordine pubblico. Per questi motivi siamo a chiedere il vostro interessamento. Alleghiamo alla presente i 600 fax ricevuti fino ad ora, nell'ambito della campagna “Telefono casa”, promossa dai gruppi di opposizione dell’Unione.

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domenica, aprile 01, 2007

Bagnasco e l'umanità

Un'amica lontana mi scrive, allarmata: «Questi sono matti...». Si tratta di monsignor Bagnasco e delle sue parole inaccettabili sui Dico. Ha detto: «Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali». E' il caso di ricordare a monsignor Bagnasco che purtroppo anche il matrimonio può essere “germoglio iniziale" di aberrazioni d'ogni sorta, dalla violenza domestica (tema non a caso affrontato dal 'diabolico' Zapatero e, speriamo presto, anche dallo 'scomunicato' Prodi), alla pedofilia, all'incesto. I poveri Dico, frutto della ragionevole mediazione di due ministre serie e competenti, stanno diventando lo spauracchio intorno al quale costruire un fronte d'altri tempi: si tratta di diritti e vengono presentati come aberrazioni contro natura; prendono atto di una realtà consolidata nel nostro paese - già alternativa alla famiglia così come la intende Bagnasco -, ma se ne parla come si trattasse di una provocazione irreale; sono volti a tutelare soprattutto gli omosessuali e consentono così, agli omofobi di ogni estrazione, di andare giù pesante. Credo che le parole di Bagnasco - poi, ovviamente, smentite, comme d'habitude - vadano conservate. A futura memoria: nella speranza che diventeremo presto un Paese più civile e più sereno. In una parola: più 'umano'.

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diritti

mercoledì, marzo 28, 2007

Ridateci Prosperini: la mozione del Consiglio regionale sulle "coppie dello stesso sesso"

«La Costituzione italiana definisce illegittima e ingiustificata qualsiasi forma di discriminazione sessuale, ma questo non deve significare che possano aprirsi spiragli per l'automatico riconoscimento giuridico delle coppie appartenenti allo stesso sesso». Rilegettelo due o tre volte: è un passo della mozione votata oggi dal Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario dell'Unione. Una mozione presentata dal gruppo di An, con un forte appello alle forze dell'arco costituzionale (un curioso richiamo, da parte degli ex-missini) in difesa della cultura occidentale, as usual, e delle sue radici cristiane. «Non è implicito che l'Italia si uniformi alle decisioni di altre Nazioni dell'Unione europea», cioè alle scelte civili e democratiche di quasi tutti i Paesi della Ue, che tra matrimoni gay, Pacs e formule contigue si sono già attrezzati, da tempo, per riconoscere questi diritti. Il tutto arricchito da una citazione di Benedetto XVI ogni due righe e presentato in aula come se si trattasse della rassegna stampa dell'Osservatore romano (Dio, patria e famiglia: guarda un po', il primo amore non si scorda mai). Qualcosa di impensabile a Berlino, Parigi o Barcellona, ma che a Milano è parsa del tutto naturale a tutti i rappresentanti del centrodestra. La chicca è tutta nel dispositivo: il Consiglio invita la Giunta «a valutare quali strumenti giuridici esistano per non obbligare i Comuni della Lombardia a dotarsi dei Registri delle coppie dello stesso sesso». Questa è omofobia ed è una curiosa interpretazione dei diritti: che in Lombardia dovrebbero essere diversi da quelli delle altre Regioni. Una volta, negli Stati liberali, i diritti erano erga omnes. In Lombardia, anche, ci par di capire, purché gli omnes non siano omosessuali. Ridateci Prosperini.