E fai l'avvocato, in questo Paese, sono guai, soprattutto se sei giovane, ovviamente. E tra le Mille piazze, si segnala anche questa:
|
giovedì, novembre 26, 2009 Se non lavori per B
E fai l'avvocato, in questo Paese, sono guai, soprattutto se sei giovane, ovviamente. E tra le Mille piazze, si segnala anche questa:
postato da civati, 08:42 | link | commenti (14) mercoledì, novembre 25, 2009 La chimera
Multata la preside che non espone il croficifisso nel suo studio (nemmeno in classe: nel suo studio). Vale la pena di rileggersi Vassalli. postato da civati, 18:52 | link | commenti (5) martedì, novembre 24, 2009 I precog non convincono
Moratti fa marcia indietro sui vicini-che-sorvegliano. Avvisate l'autore dell'editoriale in prima pagina sul Corriere di oggi... postato da civati, 16:03 | link | commenti (9) Gurb e le ordinanze
Volevo riproporvi un post (un ripropost, insomma). Si intitolava Nessuna ordinanza per Gurb. Scritto un anno fa, mi pare di qualche attualità: Spero che abbiate letto Nessuna notizia di Gurb. Se non l'avete fatto, fatelo, siete ancora in tempo. Feltrinelli l'ha recentemente ripubblicato. Nella mia fantasia, Gurb arriva nell'Italia del Nord, precisamente a Novara. Atterra in un parco dove si ferma a chiacchierare con due persone. Un vigile arriva e li multa, perché a Novara non si può parlare con più di una persona in un parco. Gurb sale sull'astronave e si trasferisce a Verona. Prende una pizza d'asporto in piazza Bra, si mette a mangiarla fuori dal negozio, e un vigile lo multa perché non si può mangiare all'aperto nei pressi dei monumenti. Allora Gurb va a Pavia, prende da bere, perché la pizza veronese era particolarmente 'salata', ma supera i fatidici 50 metri dell'ordinanza comunale che vieta di bere lontano dai pubblici esercizi. Multato. Gurb non sa più che fare: potrebbe innamorarsi a Caravaggio, ma non sposarsi, perché non possiede un regolare permesso di soggiorno. Potrebbe andare a Cittadella, ma non ha un reddito comparabile a quello dei padani e sarebbe espulso. Potrebbe telefonare a casa, ma in Lombardia una legge regionale fa chiudere i phone center. Potrebbe rilassarsi su una panchina, ma in molte città le panchine hanno i braccioli-in-mezzo per evitare che qualcuno, soprattutto gli extra (comunitari o terrestri, poco importa) si sdrai. Potrebbe cercare da mangiare, ma non nei cassonetti, però, perché c'è l'ordinanza anti-rovistamento (ma che è?!). Se gli scappa la pipì, attenzione a farla per strada, per esempio a Trieste. Sarebbe multato. E per un marziano entrare in un bar potrebbe essere complicato... Insomma, Gurb fece bene, nonostante tutto, ad atterrare a Barcellona, come previsto nell'edizione originaria. Lui. E la sua astronave d'ordinanza. Appunto. postato da civati, 11:49 | link | commenti lunedì, novembre 23, 2009 «Non ha nulla a che vedere con il concetto di ronda»
Non riesco a capacitarmene: per «riappropriarsi dei propri spazi» uno deve prendere i numeri di targa, individuando «le fonti di reato molto prima che ciò accada» (e come si fa?). Una via di mezzo tra i precog e Che tempo che fa. Ci toccherà un «rapporto di minoranza» in Consiglio postato da civati, 00:29 | link | commenti (2) domenica, novembre 22, 2009 Il consigliere di vicinato
Regione Lombarda è la prima amministrazione di destra ad avere di fatto riconosciuto il fallimento delle ronde, così come proposte dalla Lega e istituzionalizzate dal ministro dell'Interno. Ora si parla di zone di controllo del vicinato. Una 'stronzata', direbbe qualcuno. L'unica cosa interessante della solita iniziativa propagandistica, con tanto di bollo e di logo, è il concetto di vicinato, che anche noi abbiamo voluto frequentare qualche tempo fa (senza che nessuno, ovviamente, prendesse in considerazione la nostra proposta). Solo che per noi si trattava di un'iniziativa politica, non una variante della delazione: centralità dei consigli di zona e ai comitati di quartiere e coinvolgimento delle associazioni riconosciute (italiani e stranieri, se si può, perché è dalla loro 'alleanza' che passa anche la soluzione). Con un motto molto semplice: i cittadini facciano i cittadini, i vigili facciano i vigili. E i politici? Se ci riescono, tornino a fare politica, pensando prima di tutto a cose che funzionino. Non solo e non tanto a prendere a voti. Ma a risolvere i problemi. Perché faccio una profezia, come già per le ronde: anche questa iniziativa non darà alcun risultato concreto, se non quello di far parlare di sé. Più che il «controllo di vicinato», ci vorrebbe un «consigliere di vicinato» e risorse e strumenti per chi si occupa dell'ordine pubblico, da una parte, e chi dell'intervento in campo sociale, dall'altra. Già. postato da civati, 13:35 | link | commenti (6) A Natale sono tutti più 'stronzi'
A corto di argomenti e dopo la figuraccia rimediata sull'acqua, tra accuse reciproche di essere dei veri «stronzi», non poteva mancare la campagna natalizia della Lega Nord. Andrea, che è uno bravo ed è uno cristiano, tra l'altro, non ne può più e lo dice. Per quanto mi riguarda, dopo aver pubblicato Regione straniera (che dovrei aggiornare, perché nelle ultime due settimane c'è stata una vera escalation, tra White Christmas e Ambrogini contro i clandestini), sto pensando che forse il Pd, con Bersani «di persona, personalmente», dovrebbe andare a Coccaglio e in tutti i luoghi in cui il razzismo e la discriminazione stanno imperversando, anche attraverso l'assurda strumentalizzazione di simboli religiosi e schedatura confessionale degli individui. Povero Cristo. E poveri noi.
postato da civati, 08:53 | link | commenti (17) venerdì, novembre 20, 2009 Gli Ambrogini contro i clandestini
I bus-galera ovvero gli autobus della vergogna. Moratti prima li aveva promossi e difesi, poi aveva fatto marcia indietro, ma il vero sindaco di Milano non è lei. Si chiama Riccardo De Corato. E le truppe speciali - i cosiddetti 'puma' (!) - sono state premiate. Con l'Ambrogino. Forse è il caso di non darne più, di Ambrogini. postato da civati, 08:58 | link | commenti (2) giovedì, novembre 19, 2009 postato da civati, 08:50 | link | commenti (4) mercoledì, novembre 18, 2009 Non ci volevo credere
«Da noi non c'è criminalità, vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia». E invece quella di Coccaglio, del 'bianco' Natale è un'iniziativa vera. E i ministri erano e sono d'accordo. Evidentemente anche «far piazza pulita» fa parte delle nostre tradizioni (con ulteriore precisazione: «Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana»). Chissà che non trovino un piccolo clandestino appena nato: senza documenti, lui e i suoi genitori. postato da civati, 19:57 | link | commenti (11) martedì, novembre 17, 2009 Mitici
Moschea di Milano: Moratti, assistita dai più lucidi leader del Pdl milanese (da La Russa a Podestà, per capirci), aveva dichiarato che la decisione spettava a Maroni. Oggi Maroni (dopo cinquanta giorni!) dichiara che la decisione spetta a Moratti. postato da civati, 13:30 | link | commenti (5) lunedì, novembre 16, 2009 Al sicuro
Il testimone va scarcerato perché in carcere non è al sicuro. Già. Nel frattempo, la salma di Stefano Cucchi sarà riesumata. Chissà che ne pensa il commissario Giovanardi. postato da civati, 12:52 | link | commenti (1) venerdì, novembre 13, 2009 Chiedo di ritirare la mozione
Marcia indietro del sindaco: gli islamici non saranno schedati. Bontà sua. postato da civati, 16:26 | link | commenti (6) martedì, novembre 10, 2009 Crocefissione e deposizione
Mentre in aula si discute di una mozione inverosimile nella quale si chiede alla Regione Lombardia di aggiungersi al ricorso del governo italiano contro la sentenza della Corte Europea, a qualche metro di distanza è morto un muratore egiziano, all'inizio di via Vittor Pisani, a causa del crollo di un muro. La deposizione ha messo in luce che si tratta molto probabilmente di un clandestino. A proposito dei nostri valori e delle nostre responsabilità. postato da civati, 16:48 | link | commenti (15) domenica, novembre 08, 2009 Testa e croce
Fortunatamente a qualcuno è venuto in mente don Milani: Don Milani, quando faceva scuola nella parrocchia di Calenzano, metteva nel cassetto il crocifisso per rispetto delle convinzioni di ciascuno dei suoi studenti. postato da civati, 18:22 | link | commenti (12) giovedì, ottobre 29, 2009 postato da civati, 20:44 | link | commenti (17) lunedì, ottobre 26, 2009 Non c'è malizia
Interdizione dai pubblici comizi. Chi vive nella Regione straniera sa a che cosa ci si riferisce. postato da civati, 17:33 | link | commenti (3) lunedì, ottobre 19, 2009 Dì qualcosa
La presentazione milanese di Regione straniera, a cura di Alessandro Turci. Qui il seguito. postato da civati, 08:45 | link | commenti (2) mercoledì, ottobre 14, 2009 Il solito richiamo
Ormai all'Onu hanno un ufficio apposta, interamente dedicato a quello che accade in Italia. postato da civati, 17:23 | link | commenti (2) Già senza parole
A proposito di cose che non devono capitare, come dimenticare la discesa dello Spirito Santo per evitare che si condannasse la discriminazione sessuale, nel dicembre del 2007? Escludo che lo Spirito Santo sia omofobo, in ogni caso. Sarebbe dura da accettare (allora me la spiegai così). postato da civati, 00:48 | link | commenti (7) Ancora senza parole
E con molta vergogna. Leggete quello che scrive Andrea a proposito delle posizioni della Destra italiana e scoprite insieme a me chi ha presentato la pregiudiziale contro il progetto di legge (così, in vista di future alleanze: Bersani spiega che «nel Pd qualche problema c'è» e forse, aggiungo io, non è il caso di portarcene in casa altri, di problemi). postato da civati, 00:41 | link | commenti (11) martedì, ottobre 13, 2009 postato da civati, 17:45 | link | commenti (64) postato da civati, 10:10 | link | commenti (1) giovedì, ottobre 08, 2009 Voi siete qui
Mentre vado a Treviso, mi raggiunge l'opportuno aggiornamento di Metilparaben su «Treviso, bel suol d'amore». Tutti pronti ad arruolarci nella Regione straniera. postato da civati, 16:36 | link | commenti Regione straniera esce oggi
In tutte le librerie, l'indagine sugli stranieri in Lombardia (e non solo). Qui le prime pagine, per chi non riesce a resistere (si fa per dire). postato da civati, 00:26 | link | commenti (5) martedì, ottobre 06, 2009 Dimenticavo
Giovedì 8 ottobre esce Regione straniera per i tipi di Melampo. Si tratta della mia personalissima indagine sugli stranieri in Lombardia, a cui ha lavorato anche la mitica Lucia Parrino. Lo trovate nelle migliori librerie. Lo presenteremo lunedì prossimo, alle ore 21, presso lo spazio Melampo, in via Carlo Tenca a Milano, con la partecipazione, tra gli altri, di Nando Dalla Chiesa e Carlo Monguzzi. Poi a Roma, presso la libreria Bibli, a Trastevere, giovedì 15 ottobre, alle ore 18, con la partecipazione di Luigi Manconi, Ernesto Ruffini, Andrea Sarubbi. postato da civati, 17:28 | link | commenti (18) giovedì, ottobre 01, 2009 postato da civati, 10:50 | link | commenti (13) lunedì, settembre 28, 2009 Vorrei un Pd che facesse questa battaglia
La proposta Sarubbi-Granata sulla cittadinanza va sostenuta, senza tanti giri di parole. Alla destra non piace (strano), perché apre molte contraddizioni, contraddizioni che noi non dovremmo avere (speriamo). Qualcuno dice che le iniziative bipartisan «non avranno spazio». A me gli inciuci non piacciono per niente, ma le proposte intelligenti, che crescono in Parlamento, vanno sostenute soprattutto se, come in questo caso, vanno nella giusta direzione. postato da civati, 15:36 | link | commenti (24) domenica, settembre 27, 2009 postato da civati, 14:16 | link | commenti (9) lunedì, settembre 21, 2009 L'importante è che non si veda
La vicenda della moschea di Milano. Una vergogna nazionale. Come al solito, apertura del Pdl, chiusura della Lega. La frase: «La Costituzione dice che va garantita la libertà di culto, ma nessuno obbliga nessuno a costruire le moschee». Chiaro, no? postato da civati, 09:49 | link | commenti (23) giovedì, settembre 10, 2009 Cittadini, finalmente?
Gad Lerner scrive cose che condivido, oggi su Repubblica, a proposito della legge Granata-Sarubbi (il primo del Pdl, il secondo del Pd, e vi consiglio, quest'ultimo, di seguirlo sul suo blog, perché continuiamo a dire che mancano le proposte ma, qualche volta, le proposte ci sono). L'articolo di Lerner lo trovate qui. La frase (di Calderoli): «Non vorrei che tra cinque anni e un mese trovarmi con un presidente abbronzato» (nella stessa occasione se l'era presa con gli eritrei del gommone, per capirci). Ecco: una battaglia di civiltà, che tutto il Pd deve fare, come per altro la terza mozione scrive a chiare lettere. postato da civati, 12:50 | link | commenti (14) giovedì, settembre 03, 2009 Adesso, però, il Pd lo incalzi
Fini dichiara che gli immigrati devono votare alle Regionali. Sono d'accordo, ovviamente. Credo però che il Pd debba pretendere che alle parole seguano i fatti e che lo scontro politico all'interno della destra venga portato nelle aule parlamentari, dopo essere stato a lungo solo sui titoli dei giornali. Perché la politica a questo dovrebbe servire: a decidere qualcosa, non soltanto a dichiararlo. postato da civati, 19:24 | link | commenti (9) Basta omofobia Una campagna importante, a cui aderisco e che vi segnalo immediatamente, nella speranza che tutto il Pd voglia sostenerla e promuoverla. postato da civati, 17:07 | link | commenti (3) mercoledì, settembre 02, 2009 Mobilitiamoci (blogger, se ci siete, battete un colpo)
Mi pare del tutto evidente che questa volta B abbia superato se stesso e le normali consuetudini di una democrazia. Credo che sia doveroso mobilitare tutte le coscienze, a cominciare da qui. Troviamo insieme le modalità migliori per denunciare questo stato di cose, cercando di unire le forze sulla rete, per un'offensiva che copra tutto il Paese. Perché B risponda alla repubblica (intesa in senso pieno), e la repubblica si muova per difendere se stessa. postato da civati, 18:45 | link | commenti (35) domenica, agosto 30, 2009 Una nazione di immigrati
Oggi Repubblica presenta l'estratto di un testo di JFK, Una nazione di immigrati, ripreso all'interno del volumetto appena pubblicato da Donzelli (John F. Kennedy, La nuova frontiera, pp. 89-sgg.). Ve li consiglio (l'estratto e il volumetto). postato da civati, 11:55 | link | commenti (19) Nessun condizionamento
Schifani dice che è sbagliato «condizionare» il voto dei deputati. Pensavo si riferisse alle gerarchie ecclesiastiche, ma poi ho capito che si riferiva a Fini. Già. Adesso le parole dei politici sono «condizionamenti». A me questo non sembra un Paese normale. postato da civati, 01:37 | link | commenti (9) mercoledì, agosto 26, 2009 A proposito di novanta per cento
Maroni dice che gli sbarchi clandestini sono diminuiti del 90%. Sarà. Qualcuno gli può spiegare che il 90% degli immigrati arriva con altre modalità e non con le "carrette del mare" su cui la Lega specula da anni? Qualcuno del Pd e della sinistra vuol dire qualcosa, per favore? postato da civati, 20:47 | link | commenti (16) postato da civati, 20:31 | link | commenti (20) sabato, agosto 22, 2009 Qualcosa sul burkini
Francesco rovescia - giustamente - il criterio della cosiddetta reciprocità, su cui spesso anch'io mi sono interrogato (la prima volta fu usato da Locke contro i papisti, per dire). Come nota Francesco, però, c'è una sfumatura da tenere in considerazione: perché se è vero che noi non dobbiamo pretendere di spiegare agli altri come si devono vestire (se il loro abbigliamento non è offensivo o, peggio, nocivo nei nostri confronti), dobbiamo chiederci perché alle donne, in certe culture, ciò accada e se ciò, come in molte occasioni è successo e ancora succede, non sia, a sua volta, una limitazione della libertà delle persone e del loro modo di vestire e, soprattutto, di vivere. Una sorta di domanda di riserva, che non possiamo eludere. Che non c'entra con il burkini dal punto di vista della convivenza in piscina, per capirci, ma che può avere qualche effetto dal punto di vista della convivenza in società, se così la possiamo chiamare. postato da civati, 14:21 | link | commenti (73) Ipocrisie
Tito Boeri, oggi su Repubblica, ricorda che «l'unico merito del reato di immigrazione clandestina è l'aver messo in luce in modo ancora più stridente le ipocrisie delle nostre leggi sull'immigrazione». E aggiunge: «Se non vogliamo diventare il paese non solo dei condoni, ma anche delle sanatorie permanenti degli immigrati, abbiamo il dovere oggi di riformare le politiche dell'immigrazione, scegliendo chi vogliamo che venga da noi e chi no in base alle sue qualifiche (abbiamo meno della metà degli immigrati laureati degli altri paesi europei), alla sua conoscenza della lingua italiana o altri criteri da definire dal legislatore in modo trasparente, permettendo a questo qualcuno poi di cercarsi un lavoro regolarmente mentre è già da noi». Per superare «la finzione che gli immigrati possano venire selezionati e assunti prima ancora di entrare nel nostro paese, come se potessimo far funzionare in Burkina Faso quel servizio di collocamento pubblico che non riesce a trovare un lavoro a chi lo cerca neanche in Italia». postato da civati, 11:50 | link | commenti (12) venerdì, agosto 21, 2009 Conoscere per deliberare
A proposito di stranieri, se ve lo siete persi, un dossier che vale tante chiacchiere. postato da civati, 22:38 | link | commenti (4) postato da civati, 18:57 | link | commenti (5) postato da civati, 05:25 | link | commenti (26) mercoledì, agosto 19, 2009 Da vicinissimo
Quando leggo articoli come questi, mi viene in mente il motto einaudiano «Conoscere per deliberare». Perché forse dovremmo saperne qualcosa in più, e basarci su informazioni più precise. Per affrontare un tema che, volenti o nolenti, ci riguarda da vicino. Da vicinissimo. postato da civati, 11:51 | link | commenti (78) martedì, agosto 18, 2009 Per esempio
Perché, mentre si parla di inni, dialetti, partito del Nord e del Sud (e il Centro?), il Pd non si preoccupa di dare informazioni come questa? Tanto per smentire uno dei luoghi comuni più in voga nell'ultimo Ventennio. E rimettere un po' di cose al loro posto. Una iniziativa da partito di sinistra, non credete? postato da civati, 19:50 | link | commenti (25) giovedì, agosto 13, 2009 A proposito di società multietnica
E di quelli che fanno finta che non lo sia. La notizia è di quelle che fanno riflettere. postato da civati, 20:26 | link | commenti (94) domenica, agosto 09, 2009 Anche senza documenti
I lavoratori stranieri vanno rispettati: lo dice Fini, toccando un punto nevralgico della questione e introducendo un argomento che riguarda la stragrande maggioranza dei clandestini e che confligge nettamente con il reato di clandestinità, entrato in vigore dalla mezzanotte di ieri. P.S.: per non farsi mancare nulla, Fini ieri è intervenuto correttamente anche sulla pillola abortiva. postato da civati, 10:12 | link | commenti (20) mercoledì, luglio 29, 2009 Due di due: panico tra le coppiette
In uno dei suoi libri che mi piacciono di più, Massimo Cacciari ha ricordato la familiarità tra il numero due e il terrore (in ragione di un'etimologia carica di senso filosofico). Alla stessa cosa deve avere pensato un altro sindaco del Nord Est, che «ha vietato gli assembramenti di due persone nel centro cittadino» (giuro). Panico tra le coppiette. Vale la pena allora di rinviare a quanto scrivevo tempo fa, a proposito di alcune ordinanze lombarde, e al blog che tiene da mesi l'archivio di queste follie, perché da queste vicende surreali passa un tema importante per la vita democratica del nostro Paese. P.S.: a proposito, buone notizie da Sanremo. Bambini e anziani possono tornare a sedersi (esibendo documento d'identità in corso di validità, ovviamente). postato da civati, 12:41 | link | commenti (31) sabato, giugno 06, 2009 A proposito di città africane
Prezioso pezzo di Fabio Poletti, oggi, sulla Stampa. Riprende quello che qualcuno dice da tempo e che scriveva in tempi già molto sospetti. postato da civati, 13:11 | link | commenti mercoledì, maggio 20, 2009 Non prendiamoci in giro
La vicenda della Rai e delle nomine dei suoi vertici giornalistici è sconvolgente. Certo, sconvolgentissima. Però la responsabilità, in questo campo, è di tutti. Perché quello dell'informazione è il problema del nostro Paese. Lo è da vent'anni, quasi, e, per chi come me ha iniziato a far politica nel 1994, lo è da sempre. E nessuno ha fatto nulla. E le nomine di B sono solo peggiori di altre, di cui si fece carico il centrosinistra. Il sistema è lo stesso, la lottizzazione indecorosa, la qualità pessima. L'immagine è quella di una politica ingorda, incapace di interpretare il proprio ruolo, ipertrofica e ignorante. E il contesto è quello del conflitto d'interessi, che permea di sé anche i più piccoli trafiletti, i dorsi locali, la Gazzetta di Pastrufazio e l'Eco del Maradagàl. Volevamo la Bbc e ci ritroviamo Minzolini. Ma noi, di diverso, che cosa abbiamo fatto, in occasione delle puntate precedenti? postato da civati, 10:52 | link | commenti (5) sabato, maggio 16, 2009 L'immigrazione e gli intelligentisti
Assisto interdetto alle polemiche sull'immigrazione che dividono il Pd. Da una parte, Chiamparino, Penati e Letta (il moderato Letta?), dall'altra Zanonato e Cofferati. A me pare che il problema sia molto semplice. Che il Pd non abbia una politica sull'immigrazione, né sulla sicurezza, né sull'integrazione. E che in questi anni nessuno abbia lavorato per costruirla. I respingimenti sono un falso problema, come sanno tutte le persone perbene. Chi si mette in cammino per arrivare qui, attraverso il deserto, affrontando esperienze inenarrabili e disumane, subendo violenze ed esponendosi all'umiliazione, dovrebbe essere 'trattato' dai politici di sinistra con un maggiore rispetto. Basta aver letto qualche libro per farsene un'idea, come quello che ci parla di Manadou e di altre storie simili alla sua. I pericolosi clandestini da respingere rappresentano una quota minima del fenomeno dell'immigrazione, tra il 5 e il 10% (e forse le stime sono anche gonfiate), ma a sinistra pare che lo abbiano dimenticato tutti (e di solito, a parlarne, è Pisanu, che in questo caso fa il democratico in outsourcing). Inseguire la destra su questo terreno è semplicemente vergognoso. Piuttosto c'è da chiedersi perché, pur avendo governato tutti, destra e sinistra, in questi anni, non si siano trovati strumenti più adeguati per fare cose semplici e giuste. Primo, per regolare i flussi (come si fa in altri Paesi, ad esempio in Canada), regolarizzando le persone che in Italia lavorano, anche da clandestine (perché, ed è un'altra cosa da ricordare sempre, quasi tutti i clandestini che circolano per il Paese sono persone che lavorano come badanti, nei cantieri edili, nelle aziende e nei campi italiani: definirli criminali mi pare assurdo e basta). Secondo, contrastando le agenzie criminali che fanno di mestiere la tratta delle persone dall'Est e da Sud verso l'Italia. Terzo, favorendo i processi di integrazione, totalmente assenti dai decreti governativi e affidati, in Italia, ai soli enti locali. Quarto, intervenire duramente nelle zone di degrado, come è stato fatto a Torino (da Chiamparino) e a Padova (da Zanonato). Per tutto questo, ci vuole informazione e impegno: bisogna dare ai cittadini gli strumenti per comprendere questo fenomeno, per interpretarlo correttamente, per conoscerlo. Perché le cose che si conoscono fanno meno paura. Perché un partito che si esprime con una sola voce, è più forte. Perché per contrastare la deriva culturale della destra, non bisogna infilarsi in questa deriva, ma tenere una posizione propria per più di due settimane. Perché non è questione di essere buoni o cattivi, ma di essere intelligenti. Ecco, spero che al Congresso, tra buonisti e cattivisti, si impongano gli intelligentisti. Farebbero bene al Pd, agli stranieri e, soprattutto, agli italiani. P.S.: un'altra cosa che dovrebbe fare l'opposizione, anziché prodursi in dichiarazioni sui giornali, sarebbe quella di fornire i risultati di tante iniziative muscolari del governo: per prima cosa, a proposito dei famosi militari di La Russa. In secondo luogo, a proposito delle ronde. In terzo luogo, a proposito del numero dei clandestini. Perché le sorprese sarebbero sconvolgenti per tutti, per i sostenitori delle ronde democratiche (in Lombardia furono presentate lo scorso anno su proposta della segreteria, con un provvedimento in tutto simile a quello proposto dai leghisti della mia città), per i più realisti del re, per i dichiaratori di professione. E conoscere i fallimenti degli altri, ci farebbe prendere anche qualche voto in più. postato da civati, 14:55 | link | commenti (24) sabato, maggio 09, 2009 Era solo una battuta
C'è solo un personaggio che si è qualificato per essere peggiore dell'estensore della proposta di posti riservati ai milanesi sul metrò: si tratta, ovviamente, del premier SB. Come al solito parecchio ambiguo, non si è sognato di contestare l'idea, anzi: si è limitato alla canonica espressione «era solo una battuta». Provate a googlare l'espressione e scoprirete che non è la prima volta che questo accade. Nel frattempo, sul podio opposto del cialtronismo politico, troverete il presidente della Camera, che gioca sempre la partita del distinguo: governo con questi signori da anni, ma faccio finta di non sopportarli, perché sono anticostituzionali (solo?). Così guadagno a destra e a manca. Due facce della stessa medaglia. Già. postato da civati, 08:42 | link | commenti (14) venerdì, maggio 08, 2009 Maestranze straniere L'80% degli addetti al cantiere della nuova sede della Regione Lombardia è rappresentato da stranieri. Prenderanno il vagone della metropolitana loro dedicato, per tornare a casa. Che vergogna. P.S.: «Ottime maestranze», ho sentito dire da un tizio in tv, «che non hanno creato problemi»: eh già, in quanto stranieri era lecito attendersi il contrario...postato da civati, 19:40 | link | commenti (12) sabato, maggio 02, 2009 L'integrazione, la sicurezza e la scommessa del Pd
Ieri l'Unità ha pubblicato un piccolo contributo del vostro affezionatissimo. Lo riporto qui di seguito. Per non parlar d’altro e affrontare i problemi veri, a tu per tu con i cittadini e con la società che vogliamo rappresentare, è decisivo il confronto con il tema dell’immigrazione, dell’integrazione e della sicurezza. Ne scrivono Luigi Manconi (Un’anima per il Pd, Nutrimenti), Livia Turco (Il muretto, Donzelli), Jacopo Tondelli (Sceriffi democratici, Marsilio) e Gianfranco Bettin, nel suo drammatico Gorgo (Feltrinelli). Libri usciti negli stessi giorni, che s’interrogano rispetto alla possibilità che la sinistra sappia offrire una propria risposta al tema, che tutti definiscono «epocale», della convivenza tra italiani e stranieri. Bettin è tranchant: «la sinistra italiana ha fallito sul versante dei diritti da promuovere e su quello delle regole da far rispettare». Eppure, l’immigrazione non dovrebbe essere «una questione periferica e marginale nell’impianto teorico e programmatico della sinistra», ma «un banco di prova decisivo della capacità di governo nelle società contemporanee». Come anche Turco, Tondelli attraversa diversi modelli o, meglio, tentativi di risposta politica e amministrativa che la sinistra ha offerto in questi anni, da Cioni a Penati, da Zanonato a Chiamparino (con una preferenza per le parole e le azioni di quest’ultimo). In alcuni casi coraggiosi e concreti, capaci di intervenire e di dare risposta e, per questo, vincenti: nella lotta al degrado, nel confronto con la ‘paura’, all’insegna di una politica della sicurezza sì, ma con gli immigrati, come vuole Zanonato. In gioco ci sono regole e diritti insieme: «tanto più noi inseriamo gli stranieri nella nazione, e allarghiamo il diritto di voto, tanto più disinneschiamo la carica esplosiva di queste problematiche», dice Chiamparino. E Tondelli commenta: «serve uno sforzo di elaborazione teorico-pratica particolarmente acuto, profondo, efficace» e di «un patto sociale rinnovato quanto accurato, da proporre a chi c’era e a chi arrivava», con la «pazienza di trasformare in azione l’intelligenza» quale unica «possibilità di radicamento nel futuro del paese» attraverso «risposte innovative, originali ed effettive». Senza passare «dall’anoressia alla bulimia», dice ancora Chiamparino, in quella «vertiginosa e fallimentare oscillazione», per dirla con Bettin, dalla minimizzazione buonista alla drammatizzazione del più realista del re (sindrome tipica di un’intera generazione politica). «Per mettere in pratica tutto questo, serve naturalmente un partito radicato, strutturato, organizzato e consapevole, che parla alla gente», dice Zanonato. Un partito che non si sottrae, che si ‘pensa’ in relazione a questo tema, che sa passare a quell’iniziativa politica che spesso è sinonimo di presenza e di partecipazione al livello locale (localissimo!) della propria città e del proprio quartiere. Perché è lì che la globalizzazione precipita ed è lì che è ‘scomparsa’ la società. Chi di tutto questo si deve occupare se non il Pd? postato da civati, 08:03 | link | commenti (6) mercoledì, aprile 29, 2009 Un nuovo patto sociale e culturale
Questa sera, alle 21, a Piacenza, all'auditorium S. Ilario, partecipo all'iniziativa del Pd locale, coordinata da Benedetta Corso (qui il programma della serata) e dedicata al binomio sicurezza-integrazione. Con il vostro affezionatissimo, intervengono: Maurizio Arvedi, Roberto Rampi e il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi. Siete tutti (ma proprio tutti) invitati. postato da civati, 09:42 | link | commenti lunedì, aprile 27, 2009 Ancora sul kebab
Il vostro affezionatissimo, oggi, è su l'Unità, a proposito di kebab, leggi discriminatorie e responsabilità del Pd. Correte in edicola... Quel pasticciaccio brutto della legge anti-kebab della Lombardia è molto istruttivo. Ci parla dello stato in cui versa il dibattito politico nella regione più ‘avanzata’ del Paese e della bassissima cucina politica ed elettorale che riguarda l’immigrazione in Italia. Ora, a qualche giorno dalla sua approvazione, Lega e Pdl (il secondo sempre a ruota della prima, e non solo su questi temi) negano che ci siano un particolare accanimento e una reale volontà di penalizzazione nei confronti dei kebab e di chi li produce. Non possiamo però dimenticare che la Lega presentò, qualche mese fa, un progetto di legge per tenere lontani i kebab dai centri storici, in quanto elementi di degrado tout court. E non possiamo nemmeno esimerci dal ricordare che un’iniziativa dello stesso segno ha portato alla chiusura la metà dei phone center della regione, proprio quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l’ennesima legge-propaganda contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il Paese. Si tratta ormai di un vero e proprio “genere letterario”: perché oltre ai phone center, negli anni scorsi, ne hanno approvate altre, di leggi discriminatorie, peraltro tutte bocciate dal Tar ovvero dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale: dalle “case solo ai lombardi” alle norme restrittive sui luoghi di culto, fino ai non meno odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi pubblici. Per non parlare, a livello comunale, del proliferare di ordinanze anti-stranieri: tutte iniziative inutili e costose che fanno perdere di vista i veri problemi dell’integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia (e c’è la crisi), Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando tensioni anche laddove non ci sono, offrendo l’immagine di una società perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e più urgenti. È venuto il momento che il Pd, alla ricerca di un profilo e di un’identità, come ha ricordato Luigi Manconi nel suo ultimo libro, offra una propria lettura dell’immigrazione e della costruzione di una società dei molti e non dei pochi, in cui il diverso e l’altro siano vissuti come un’opportunità e come un momento di crescita collettiva. Che ci investa politicamente, con costanza e con serietà. Oltre a dire con forza ‘basta’ alle modalità con cui Lega e Pdl piegano le istituzioni alle loro convenienze elettorali, dobbiamo dire e fare qualcosa. E qualcuno se ne deve finalmente incaricare. A viso aperto e senza paura. Se saremo determinati e convinti, il tempo ci darà ragione. postato da civati, 12:44 | link | commenti (19) domenica, aprile 26, 2009 postato da civati, 18:50 | link | commenti (4) venerdì, aprile 24, 2009 CivatInternational Se il New York Times parla di te (in edicola Herald Tribune a pagina 3): “It’s a ridiculous law and the fines will never be applied. It’s a sign of a lot of political confusion.”postato da civati, 10:14 | link | commenti (8) giovedì, aprile 23, 2009 Per me uno poco piccante e senza cipolla, grazie
Contro tutte le "intolleranze alimentari", ci vediamo qui alle 12.30 (via Borsieri, angolo via Porro Lambertenghi). Kebab più gelato alla faccia di chi vuole male a stranieri e italiani (e anche alla faccia del T9). Per allontanare «l'olezzo del razzismo», come lo definisce oggi Ivan Berni (Repubblica Milano) e per una pausa pranzo che sia anche un piccolo momento di riflessione sulla società che cambia. Qui di seguito le ragioni della nostra partecipazione alla kebabbata con gelato. E’ giunto il momento di dire basta al modo di Lega Nord e del Popolo delle libertà di usare le istituzioni per approvare leggi ingiuste e discriminatorie. Mentre il mondo cambia Regione Lombardia e Formigoni approvano provvedimenti contro le imprese artigiane che producono gelati, pizze, piadine e kebab mentre bisognerebbe fare il contrario. E’ assurdo”. Lo dichiarano i Consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Carlo Monguzzi (Verdi), che oggi alle 12.30 parteciperanno al presidio in Via Borsieri a Milano per prendere un kebab e un gelato e per chiedere il ritiro della legge che discrimina gli artigiani italiani e stranieri. “Quella contro gli artigiani – spiegano Civati e Monguzzi - è l’ennesima legge – propaganda contro gli immigrati voluta da Lega Nord e sostenuta dal Popolo delle Libertà in Regione Lombardia. Non è purtroppo l’unica. Negli anni scorsi ne hanno approvate diverse, peraltro tutte bocciate dal Tar e anche dalla Corte costituzionale: dalla legge contro i Phone center alle ‘case solo ai lombardi’, fino ai non meno odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblici” “Tutte leggi inutili e costose che fanno perdere di vista i veri problemi dell’integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia e c’è la crisi – concludono - Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando tensioni anche laddove non ci sono, dando un’idea di città perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e più urgenti”. postato da civati, 10:39 | link | commenti (14) La majonese, nel frattempo, è impazzita
Marcello parla, a proposito della famigerata legge anti-kebab, di «una legge scritta col ketchup». Sorbitevi, ad esempio, l'articolo 2, comma 2: «E’ consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione, con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l’attività artigianale, tramite l’utilizzo degli arredi dell’azienda e di stoviglie e posate a perdere, ma senza servizio e assistenza di somministrazione». Notare la virgola prima di «tramite» e dove è stato collocato l'inciso «con esclusione degli spazi esterni...»: è evidentemente il copia-incolla di altri testi e di altri regolamenti, assemblati male, con il risultato che la legge è praticamente incomprensibile e si presta alle interpretazioni più diverse. E mentre scrivevano con il ketchup, potremmo dire, la majonese è definitivamente impazzita. postato da civati, 07:57 | link | commenti (2) Per loro stessa ammissione
La legge anti-kebab non serve a nulla. Leggete qui (trovate anche la notizia della nostra protesta enogastronomica di domani, in via Borsieri alle ore 12.30). Dicono gli esponenti della destra che si potrà continuare a mangiare il gelato per strada. Grazie di cuore. In compenso, è un triste destino per la legge nata a luglio (e discussa per mesi tra le file della destra) per contrastare i kebab (come testimonia la crociata lanciata tempo fa a Bergamo, la città dei due proponenti di Pdl e Lega) che venga dimostrata dai suoi sottoscrittori la sua totale inutilità prima ancora che essa entri in vigore. Eppure ieri qualche esponente della Lega aveva spiegato che si trattava di «uno strumento in più per la sicurezza» (controllate qui). Già. Ci si vede domani, in via Borsieri, alle 12.30, a mangiare un kebab e un gelato sul marciapiede. Eversivi, in ogni caso. postato da civati, 00:45 | link | commenti (6) mercoledì, aprile 22, 2009 Non capiscono un cono (segue) Il Corriere, ma anche Repubblica, si sono fatti prendere la mano sulla questione gelati e kebab... Domani, alle ore 12.30, ci mangiamo un kebab in via Borsieri (all'angolo con via Porro Lambertenghi), all'Isola, con i colleghi Ardemia Oriani e Carlo Monguzzi e il capogruppo a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino. E poi anche un gelato lì vicino. Ci siete? postato da civati, 11:42 | link | commenti (16) martedì, aprile 21, 2009 Non capiscono un cono
Riprende la discussione sulla legge per chi somministra alimenti e bevande. Panico tra i gelatai: quest'estate come faranno? La legge ha assunto un nuovo titolo, rispetto a quello iniziale powered by Belotti. Il titolo è: Disciplina della vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti di propria produzione per il consumo immediato. Art.2, comma 2: «E' consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione, con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l'attività artigianale». Il cono si mangia alla cassa, praticamente (la pizza, nel caso, va mangiata in un boccone, perché sul marciapiede anche la masticazione è sospetta). postato da civati, 15:47 | link | commenti (5) Non di solo kebab
Vive il leghista (e la destra in Lombardia). Legge sui kebab, poi presentata come legge su chi fa attività di somministrazione di alimenti e bevande. In generale: perché non si può parlare solo di kebab, bisogna estendere a tutta la categoria. E ne viene fuori un pasticcio che non finisce più, come sottolineato in questo momento dall'ex-assessore leghista Cé. Una norma che «va a toccare i diritti personali, del codice civile, sia del produttore, sia del cliente», perché riguarda i comportamenti di chi poi alimenti e bevande se li gusta. «Un conto è la forzatura politica», dice Cé, un conto è fare una legge impugnabile fin da domattina. «Evitiamo l'ennesima brutta figura». E, invece, non la eviteremo. Cè parla di principi liberali, dei diritti dei produttori e del cittadino. A prescindere dal fatto che mangi il kebab o la piadina (romagnola e quindi comunque comunista). Legge sbagliata e discriminatoria. En plein. Zamponi (IdV) parla di legge inutile e di «marchetta o, meglio, di una sorta di servizio senza corrispettivo effettuato a favore di un partito politico che continua a prendere legnate sulle gengive sui fatti di sostanza e sbandiera come grande successo la chiusura dei centri per le telefonate [la nostra battaglia per i phone center] e iniziative come questa». Il Pdl, in ogni caso, è d'accordo. Saffioti (Forza Italia) è il relatore del provvedimento, per intenderci. postato da civati, 13:15 | link | commenti (5) giovedì, aprile 16, 2009 Non è più tempo di Bossi-Fini
Fini cambia idea anche sulla legge sull'immigrazione. Ormai è più a sinistra del partito comunista cinese (quello di una volta, s'intende). postato da civati, 09:19 | link | commenti (4) venerdì, marzo 27, 2009 E' contenta
Lei. «Una cosa molto positiva», contro le «provocazioni del caso Englaro», no all'«eutanasia», «una delle più grosse manipolazioni», «né lei, né io abbiamo diritto a buttarci dalla finestra», «una cosa chiara nella coscienza e nel senso comune di tutti», «un vero esproprio, un atto di aggressione nei confronti di se stessi». Già. postato da civati, 10:54 | link | commenti (12) venerdì, marzo 20, 2009 Un aiutino
B si dice preoccupato. La lettera dei 101 parlamentari del Pdl lo ha convinto: alcuni provvedimenti del pacchetto Sicurezza sono illiberali e pericolosi. Da solo, in queste settimane, non ci era arrivato. postato da civati, 08:20 | link | commenti (7) mercoledì, marzo 18, 2009 La sicurezza che ci piace (la 'spiega')
A proposito del comunicato che trovate qui di seguito, volevo aggiungere qualche considerazione, a mo' di 'spiega'. Per prima cosa il lavoro si svilupperà sia dal punto di vista legislativo, con un percorso partecipato, sia dal punto di vista operativo, con un'azione sul campo che coinvolgerà i circoli del Pd che vorranno riprendere l'iniziativa. Abbiamo già contattato il circolo del Pd di Affori, che si è detto interessato e disponibile a partecipare. In secondo luogo, l'esempio spagnolo è richiamato perché la Spagna è il paese più simile al nostro, dal punto di vista dell'arrivo ingente di stranieri negli ultimi venti anni. La prospettiva nella quale ci muoviamo è quella che prende sul serio il tema della sicurezza e della sua percezione (a ben guardare, sicurezza e percezione sono la stessa cosa) senza forzature ideologiche e senza eccessi propagandistici. La assume per quello che è e per quello che indagheremo essere. La globalizzazione è in ogni luogo e, oltre che in campo economico, si percepisce soprattutto al livello locale, localissimo, della convivenza tra le persone. Per questo crediamo sia venuto il momento dell'incontro e del confronto, nonché il tempo di una vera e propria alleanza tra le persone perbene, italiane e straniere. Crediamo che questo confronto debba avvenire nei quartieri e debba trovare sede presso i consigli di zona, che devono essere dotati delle risorse sufficienti per intervenire in tre campi principali: quello della conoscenza dei fenomeni (crimini, violenze, degrado, paura), quello dell'informazione ai cittadini, quello della vigilanza (da modulare a seconda delle esigenze). Sullo sfondo, c'è il tema della prossimità e della vicinanza, opportunamente indagato da Luigi Zoja nel suo bel libro La morte del prossimo, che trovate in libreria, edito da Einaudi. Crediamo che quello della sicurezza e della serenità delle persone, sia uno dei temi più problematici e appassionanti dell'attuale fase politica italiana ed europea, e che sia possibile leggerlo e interpretarlo "da sinistra", senza complessi di inferiorità e senza inseguire la destra. Una destra che ne ha tanto parlato, senza mai risolvere il problema, preferendo iniziative totalmente inutili e dispendiose (dai militari nelle strade alle ronde muscolari) ad un approccio concreto e complessivo. Non c'è in Italia una politica per l'integrazione, e questo lo sapevamo: arriviamo a sostenere, però, che non ci sia nemmeno una politica per la sicurezza. Oltre ai muscoli e alle palle, spesso richiamate, forse vale la pena di iniziare ad usare il cervello, premiando chi ha voglia di occuparsene proprio perché se ne occupa già e già da tempo cerca quella soluzione così importante per tutti. Per gli italiani, certamente, ma anche per gli stranieri. Con Carlo saremo nei quartieri, a fare politica come si faceva una volta, alla ricerca di una consapevolezza nuova del problema, che è presente nell'agenda politica italiana da vent'anni. Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Consiglio comunale, ci ha assicurato la sua piena collaborazione e la disponibilità del gruppo a incalzare il Comune e a lavorare con noi. Per me è una grande soddisfazione: questo è il Pd che mi piace. postato da civati, 17:24 | link | commenti (4) La sicurezza che ci piace
Comunicato stampa. Soldi per la sicurezza? Sì, per sostenere le associazioni e i comitati che con iniziative semplici ma partecipate, con l’ausilio di Consigli di zona e di quartiere rivitalizzati, si riappropriano del territorio, delle vie, delle piazze, delle aree verdi sotto casa fungendo da deterrente sociale a fenomeni di microcriminalità più o meno diffusi, a volte solo percepiti. La proposta è dei consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Carlo Monguzzi (Verdi) ed è stata presentata oggi a Milano con Emanuele Patti, Presidente Arci Milano e della Presidenza regionale dell’associazione. L’iniziativa trae ispirazione da una filosofia molto distante dalle ronde varate dal governo Berlusconi, alle quali saranno destinate fior di risorse pubbliche, e diventerà una proposta di legge che Civati e Monguzzi proporranno a tutte le forze politiche in Consiglio. La proposta, in sintesi, prevede: · Fondi alle associazioni per progetti di aggregazione e di vicinato e di promozione sociale. · Coinvolgimento e ruolo attivo dei Consigli di zona e di quartiere sul tema della partecipazione dei cittadini alle associazioni di vicinato in funzione di una maggiore diffusione di attività di presidio del territorio; di monitoraggio dei problemi locali; di individuazione delle migliori e più efficaci iniziative per una buona integrazione dei cittadini stranieri; per la messa in rete di tutto il materiale di informazione su contesti e zone pericolose. · Apertura di Sportelli sicurezza presso i Consigli di zona sul modello del quartiere Borgo Panigale di Bologna. · Promozione di iniziative socio culturali nei quartieri a rischio nei mesi primaverili estivi, esattamente come succede nel quartiere Lavapiés a Madrid, dove ogni anno per un mese intero sono organizzati eventi La proposta di Civati e Monguzzi prende spunto dall’iniziativa organizzata dal Comitato delle sedie di Milano che, periodicamente, nelle ore più “delicate” e obiettivamente a rischio della giornata, promuove incontri tra cittadini che si danno appuntamento in strada, muniti di sedie, per discutere di argomenti più o meno impegnativi. Il Comitato non segue schemi precisi ma l’effetto è la riappropriazione dello spazio comune, una presenza che può scoraggiare chi ha brutte intenzioni nei confronti della signora che porta a spasso il cane o della studentessa o lavoratrice che rientra a casa dopo una lunga giornata, o dopo l’aperitivo o il cinema. “Le iniziative che già ci sono e che potrebbero esserci – dicono i promotori -, costituiscono un’alternativa che vuole essere un modello positivo per i cittadini che di fronte a episodi di cronaca a volte inquietanti, non ci stanno a rinchiudersi in casa, vogliono fare qualcosa insieme ai vicini di condominio, di via o di quartiere. Iniziative non contro qualcosa ma per riappropriarsi degli spazi, dei luoghi nel tentativo di arginare un problema che, a volte, è più percepito che reale”. “Vanno sostenuti modelli culturalmente alternativi a quelli proposti da chi crede che la sola risposta al problema della sicurezza sia il gruppo quasi ‘militarmente’ organizzato che presidia il territorio, per garantire il quale bastano le forze dell’ordine, che vanno sostenute e a cui non vanno tagliate le risorse. L’iniziativa trae spunto da modelli relazionali vissuti naturalmente solo fino pochi decenni fa, nei cortili, nelle cascine e nei quartieri. Nulla di nuovo da scoprire, solo qualcosa da rispolverare”. Grazie a un sostegno più deciso e mirato possono nascere associazioni di vicinato che con attività civiche raccolgono informazioni sui problemi del quartiere, monitoraggio delle situazioni a rischio, promuovono iniziative ludico ricreative nei periodi primaverili ed estivi. I gruppi di quartiere possono inoltre stimolare un’analisi dal basso del cambiamento dei quartieri cittadini negli ultimi anni, dell’efficacia delle politiche di integrazione locale e nazionale in una società, almeno a Milano ma ormai in molti altri centri urbani lombardi, sempre più multietnica, sulle povertà vecchie e nuove volano di disagio e spesso di fenomeni più o meno gravi di devianza sociale. postato da civati, 15:46 | link | commenti (14) lunedì, marzo 09, 2009 postato da civati, 19:56 | link | commenti (8) domenica, marzo 01, 2009 Ronda su ronda
Ma che bell'idea quella delle ronde. Perché il Pd, anziché avallare, come ha fatto in alcune città e province, una versione democratica delle ronde (ma si può?), non pensa a una politica un po' più efficace per la sicurezza, con strumenti nuovi e più civili? P.S.: siccome poi mi dicono che critico e basta, vi dirò che tra qualche giorno usciremo con una proposta ampia e articolata, per Milano e per la Lombardia. Se volete contribuire alla nostra elaborazione, scrivetemi. postato da civati, 12:04 | link | commenti (17) giovedì, febbraio 26, 2009 Fateci scegliere, in ogni caso
![]() Qualcuno chiede di votare dopo le Europee, «perché il Paese è lacerato» (bella scoperta), noi per sicurezza preferiremmo scegliere, in ogni caso. postato da civati, 18:11 | link | commenti (5) martedì, febbraio 24, 2009 Ci rubano anche le imprese
Vengono qui, ci rubano le donne e il lavoro. Sappiamo da tempo che ci rubano anche le imprese, per così dire. Andrea ritorna su un tema che abbiamo spesso toccato. Perché dell'immigrazione bisogna imparare a dire tutto, non solo le cose da prima pagina dei giornali. postato da civati, 12:29 | link | commenti (27) giovedì, febbraio 12, 2009 Fammiscegliere.com
Un clic. Perché vogliamo essere liberi, nel rispetto della Costituzione, dei diritti e della dignità delle persone. postato da civati, 14:18 | link | commenti (3) Gli uomini liberi e le invasioni democratiche
Francesco Rutelli in un'intervista in cui parla di biopolitica (povero Foucault) dichiara che non accetta «certe reazioni da vecchio Pci» e aderisce al Pd da «uomo libero». Certo. Libero lui. E' proprio questo il punto. Gli altri, invece, si devono adeguare a quello che gli «uomini liberi» eletti in Parlamento stabiliscono, secondo coscienza. La loro. Nel frattempo, a proposito del “caso Marino” mi scrive mezzo mondo. La più bella è questa, di una mia amica: «Avete visto Le invasioni barbariche? Io sì. Un film meraviglioso. Piansi moltissimo, terrorizzata. Ma ne uscii con un sorriso, perché allora ho deciso che morirò così. In un posto bellissimo con le persone che amo. Io, cattolica, morirò così. E voglio la possibilità di scegliermi la morte che preferisco. Poi con San Pietro me la vedo io lassù.. me la giocherò de visu e tanto già lo sapete come finirà... per sfinimento mi farà entrare». Stiamo perdendo milioni di voti: tutti i miei amici (anche quelli che non hanno mai fatto parte del vecchio Pci) mi dicono che il Pd non lo voteranno più. Spero che qualcuno se ne renda conto. P.S.: mi è arrivato un sms del Pd nazionale. E' firmato da Walter Veltroni. Dice così: «La linea del Pd non cambia. Continueremo a sostenere il diritto di ciascuno di esprimere la volontà sulla fine della propria vita. Walter Veltroni». postato da civati, 14:04 | link | commenti (16) A proposito di Marino
Va detto in premessa che Ignazio Marino non è stato defenestrato. E' però evidente a tutti che, nonostante sia cambiato il nostro capodelegazione in commissione, non possa cambiare la posizione del Pd sul testamento biologico. Il problema, però, sta a monte: noi non abbiamo una posizione sul testamento biologico. Non ne abbiamo parlato con gli iscritti e con gli elettori. Non abbiamo condiviso il testo che proprio Marino aveva elaborato, un testo nel quale in moltissimi ci eravamo riconosciuti. La politica non perdona chi non la fa. Questo è il nostro problema. Non è il "caso Marino", quindi. E' il "caso Pd". postato da civati, 12:54 | link | commenti (13) mercoledì, febbraio 11, 2009 Lombardi, non cattivi
Il Pd lombardo con Maurizio Martina e Carlo Porcari scrive a Formigoni perché intervenga assicurando il divieto di segnalazione dei pazienti extracomunitari da parte dei medici in Lombardia. Egregio Presidente, Le scriviamo in merito al recente provvedimento voluto dal Governo che cancellerebbe il divieto per i medici di segnalare alle autorità i cittadini extracomunitari non regolari, che si rivolgono a loro per essere curati. Riteniamo che questo sia un provvedimento demagogico, profondamente discriminatorio, in contrasto con il Codice di Deontologia Medica nonché rischioso per la salute pubblica poiché aumenterà il rischio di diffusione di malattie trasmissibili, non più monitorate e curate. Indurre un immigrato a non ricorrere alle cure mediche per paura di essere denunciato mina il diritto fondamentale e universale alla salute, così come sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione oltre a spezzare il rapporto fiduciario tra i pazienti e strutture sanitarie. E’ inoltre forte il rischio che gli extracomunitari in precarie condizioni di salute intraprendano percorsi sanitari paralleli o “clandestini”, senza quindi alcuna possibilità di controllo e verifica. Abbiamo accolto con apprezzamento la sua posizione rispetto al mantenimento della gratuità delle prestazioni per i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno e l’invito fatto ai Direttori delle ASL, con la nota 3895 del 3 febbraio scorso, affinché si instaurino rapporti di collaborazione con le associazioni che già sul territorio si occupano della salute degli immigrati. Ma questo non basta, perché la paura di venir segnalati alle autorità avrà la meglio anche sul superamento della “barriera economica” e un tema di impatto sociale così elevato non può essere lasciato da gestire solo all’associazionismo e al volontariato. Su questa norma sono state espresse forti preoccupazioni e dissensi da parte degli operatori sanitari della nostra regione, a partire dai Presidenti nazionale e lombardo dell’ Ordine dei Medici e da tante realtà associative che oggi si occupano volontariamente della cura dei cittadini stranieri. Le chiediamo quindi di emanare in tempi brevi lo strumento amministrativo più idoneo, così come già altre regioni stanno facendo, affinché l’accesso alle cure per gli immigrati sia garantito e non ostacolato come qualcuno, anche qui in Lombardia, vorrebbe. Cordiali saluti. postato da civati, 12:40 | link | commenti (1) Siamo noi i bersagli: adesione e mobilitazione
Le adesioni all'appello sono state tante, tantissime. Ora ci aspettiamo che il Pd faccia qualcosa. Sia in ambito parlamentare, in occasione del passaggio alla Camera del famigerato «pacchetto sicurezza», sia nel Paese. Sono programmati i Pd day (are we in Italy?), nei prossimi giorni. Non perdiamo l'occasione per parlare di questi provvedimenti illiberali e di fare in modo che se ne parli il più possibile. Perché al peggio c'è limite. E dobbiamo affermarlo noi. Nel frattempo abbiamo risposto che ci saremo, sabato 21 febbraio, a Milano, in occasione della manifestazione indetta dalla Cgil. Vorremmo che ci fosse tutto il Pd. postato da civati, 08:58 | link | commenti (11) Per ritrovar cosa de voi più bella, o simile almeno
Igiaba Scego sull'ultima pagina de l'Unità (diffondete e leggete con me!) di oggi recensisce un film somalo che si intitola Un viaggio si è impossessato di me (un titolo fantastico). «Quattro cortometraggi per dissuadere i giovani a fare il Tahrib, ossia il viaggio verso occidente. Le cause della partenza mostrate dal film sono diverse: la mancanza di prospettive, di futuro, di soldi, la paura della guerra che ti mangia vivo. Ma nell'ultimo cortometraggio un ragazzo viene lasciato dalla sua ragazza perché alla fine preferisce sposare un somalo della diaspora venuto dalla Norvegia carico di soldi che alle parole romantiche (che il povero ragazzo le diceva) preferisce comprare l'amata come una mucca». Il ragazzo scappa e cerca l'oblio e, forse, la felicità attraverso il deserto. A me questa storia ha ricordato la vicenda di un signore, particolarmente importante, che scappò dalla Campania per amore, finendo prima a Noli (da Nola, la città dov'era nato) e poi a volare per l'Europa. Si chiamava Giordano Bruno e in un celebre passo dei Furori si dice così, parlando dei nove ciechi protagonisti in una chiave non lontana dall'esperienza biografica dell'autore: «non avendo speranza de ricevere il bramato frutto de l'amore e temendo che tal desperazione le riducesse a qualche final ruina, partironsi dal terreno della Campania felice, e d'accordo (quei che prima erano rivali) per la tua beltade giurôrno di non lasciarsi mai sin che avessero tentato tutto il possibile per ritrovar cosa più de voi bella, o simile almeno; con ciò che scuoprir si potesse in lei accompagnata quella mercé e pietade che non si trovava nel vostro petto armato di fierezza; perché questo giudicavano unico rimedio che divertir le potesse da quella cruda cattivitade». postato da civati, 08:46 | link | commenti (1) «Una norma illogica e irrazionale»
La Stampa titola: «E a Torino crollano i ricoveri in ospedale». 3,2% di stranieri curati rispetto a una media dell'8% fino ai giorni scorsi. Dice Paolo Simone, chirurgo oncologo: «Non è solo un problema di pronto soccorso. Io penso a quei disturbi che se analizzati in tempo permettono di diagnosticare malattie prima che si aggravino o prima che si espanda un contagio». Simone pensa «ad esempio alla tubercolosi»: «Chiunque avrà un disturbo e tema che rivolgendosi a un medico sarà rimpatriato, eviterà di chiedere aiuto». Sono soprattutto le donne e i bambini in pericolo. Pensiamo a una badante moldava non regolare (perché non messa in regola o perché in attesa del permesso di soggiorno) con un bambino. Farà di tutto per resistere «fino allo stremo» prima di rivolgersi ad una struttura sanitaria, dice Mohammad Reza Kiavar responsabile dell'ufficio immigrati della Cisl. Maroni è riuscito a fare il cattivo. Ora, se gli riesce, faccia l'intelligente e ritiri questa norma abnorme. E non è un gioco di parole. postato da civati, 08:36 | link | commenti martedì, febbraio 10, 2009 Un po' più in là dell'oggi
All'insegna di una politica che guida il Paese e non lo rincorre, l'intervento di Umberto Veronesi in Senato. postato da civati, 19:10 | link | commenti Le nostre miserie
L'articolo di Ezio Mauro è perfetto e rappresenta perfettamente quello che penso. Nel frattempo il Paese si è fermato? Non credo proprio. Anzi. Tutti preoccupati per Federica. Già. postato da civati, 14:56 | link | commenti (4) postato da civati, 13:01 | link | commenti (7) postato da civati, 12:47 | link | commenti (1) L'accademia delle ronde padane e i poliziotti lombardi
Non sono d'accordo nemmeno gli alleati. Però Maroni avalla e rilancia. Ormai è più a destra di Prosperini. postato da civati, 10:39 | link | commenti (3) postato da civati, 08:56 | link | commenti (3) postato da civati, 00:39 | link | commenti lunedì, febbraio 09, 2009 Adesso si fermino
Speriamo che il Paese ritrovi l'umanità che ha perduto in questi giorni. Sono vicino a Beppino Englaro e dispiaciuto per tutto quello che è successo finora e che ancora succede. Anch'io penserò a tante cose, questa notte, a quanto tempo è passato, alle cose che ho vissuto e che vivo. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso questi momenti non facili e si sono confrontati con intelligenza e serietà. E' stato importante per me. postato da civati, 23:24 | link | commenti (9) Come si fa a votare a favore?/5
Meno male che c'è Rosy Bindi, che voterà contro e che lo farà per le stesse ragioni che ho sostenuto nei quattro post precedenti. postato da civati, 19:56 | link | commenti (11) Come si fa a votare a favore?/4
Oltre alle ragioni politiche e legislative già richiamate, c'è poi un motivo fondamentale, che mi sento di richiamare oggi. Ed è che il Pd era nato proprio per superare le facili contrapposizioni, per cercare un profilo diverso e una nuova fisionomia al centrosinistra, che non rispondesse più alle lacerazioni del passato. Questa contrapposizione tra laici e cattolici che troviamo nella propaganda della destra e che qualche esponente vaticano ha in testa per mere logiche di potere non è nella società e soprattutto in quella parte di società che il Pd si era candidato a rappresentare. Anche per questo motivo la posta in gioco è alta, altissima, e riguarda la ragione stessa per la quale questo partito è stato pensato e fondato. Da me e da tanti altri. E viene in mente Obama, sia per il richiamo costituzionale, sia per quel tentativo di superare le divisioni e le facili contrapposizioni che tanta parte ha avuto nella sua campagna elettorale e nella sua proposta politica, alla ricerca - anche dal punto di vista dei rapporti tra politica e religione - di una more perfect union. Proprio quella che manca oggi al Pd e al Paese. postato da civati, 16:46 | link | commenti (12) Come si fa a votare a favore?/3
Voto di coscienza o di incoscienza? Perché i deputati del Pd che oggi si dichiarano preoccupati potrebbero esprimere la loro posizione senza necessariamente votare a favore di una legge illiberale e palesemente anticostituzionale. Seguo Francesco, tra l'altro, e ricordo a tutti che cosa c'era scritto nel programma elettorale del Partito Democratico, quel programma che hanno sottoscritto all'atto della candidatura e che ha portato molti milioni di italiani a votarlo: «Il PD riconosce il diritto inalienabile del paziente a fornire il suo consenso ai trattamenti sanitari a cui si intende sottoporlo, così come previsto dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo. Il PD si impegna inoltre a prevenire l’accanimento terapeutico anche attraverso il testamento biologico». Poi uno può cambiare idea, può cambiare partito, può cambiare lavoro. postato da civati, 14:25 | link | commenti (13) Come si fa a votare a favore?/2
Leggete l'articolo di fondo di oggi di Carlo Federico Grosso sulla Stampa. Leggetelo e capirete che non c'entra nemmeno la distinzione tra laici e cattolici. C'entra la dignità del lavoro legislativo, prima di tutto, che dovrebbe essere la principale prerogativa di chi è eletto in Parlamento. Quando si è eletti, soprattutto in liste bloccate, il vincolo di mandato rimane escluso, ma questo fatto andrebbe interpretato con ancora maggiore cura e attenzione. Vorrei infatti che i parlamentari del Pd, che ho votato tutti insieme, senza poter scegliere, rispondessero a queste banali domande, che sono quelle che Grosso pone oggi. Prima di parlare di vita e di morte, vorrei delle risposte. «Non si è mai assistito a una simile sequenza temporale su di un tema di tanto rilievo»: è vero? E' vero che si viola l'art. 32 della Costituzione? E' vero che «costituisce principio di diritto pacifico, riconosciuto da numerose sentenze della Cassazione, che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà»? Poiché la Cassazione ha «riconosciuto un vero e proprio diritto individuale a non essere più medicalmente assistiti contro la propria volontà comunque manifestata, è lecito dubitare che il legislatore possa davvero, ormai, interferire, con una legge, su tale situazione giuridica costituita»? Rispondete, altrimenti, questa volta, ci arrabbiamo davvero. postato da civati, 13:30 | link | commenti (12) Martedì in piazza anche a Monza
Il Partito Democratico dopo gli attacchi del Presidente del Consiglio alla Carta costituzionale e di fronte al tentativo di aprire un conflitto istituzionale nei confronti del Presidente della Repubblica promuove una manifestazione in difesa della Costituzione e in solidarietà con il Capo dello Stato. In contemporanea con l’iniziativa nazionale che si svolgerà nella capitale, alle ore 17 all'Arengario a Monza aderiremo ad una manifestazione a difesa dei valori fondanti della nostra Repubblica. Il valore della vita si tutela solo nel rispetto dei principi e delle regole della democrazia. Per questo si deve levare forte in queste ore la voce di chi ha a cuore lo stato di diritto, il valore della laicità, il rispetto dei sentimenti e dell'amore di una famiglia. Queste sono le ragioni per le quali invitiamo tutti i cittadini, le associazioni e le forze del territorio a manifestare con noi. il Partito Democratico di Monza e Brianza postato da civati, 11:19 | link | commenti (2) Obama e Terri
L'Al Gore di Varese, al secolo Andrea Mollica, interviene a proposito delle analogie tra quello che succede in Italia, in questi giorni, e il caso Schiavo. postato da civati, 10:52 | link | commenti «Siamo noi i bersagli», Zoro c'è
postato da civati, 10:29 | link | commenti domenica, febbraio 08, 2009 Anche martedì per la Costituzione
Il Pd milanese e lombardo convoca nuovamente la cittadinanza in piazza Fontana, martedì, alle ore 18.30, in contemporanea con la manifestazione del Pd nazionale a Roma, in piazza Santi Apostoli. postato da civati, 17:57 | link | commenti (6) postato da civati, 13:31 | link | commenti (2) Siamo noi i bersagli
Continuano ad arrivare moltissime adesioni al nostro appello per una mobilitazione del Pd (e non solo) contro il decreto sicurezza e il testo è oggi pubblicato da l'Unità. Ci sono anche i blogger. Finora hanno aderito: Giuseppe Civati, Ivan Scalfarotto, Roberto Codazzi, Beffa Totale, Elisabetta Cacioppo, Andrea Mollica, Dario Marini, Roberto Rampi, Mattia Carzaniga, Marcella Zappaterra, Andrea Formenti, Riccardo Spezia, Luca Gras, Ulivo Velletri, Marcello Saponaro, Gianluca Briguglia, Il Derviscio, Pd Obama, Cacioman, Emidio Picariello, Tommaso Caldarelli, Daniele Sensi, Pd Lia Bianchi, Corrado Truffi. postato da civati, 11:22 | link | commenti (19) Le pagine chiare e le pagine scure
Quando con Carlo e Pier abbiamo deciso di promuovere un presidio in piazza San Babila a Milano, convoncandolo in poche ore, via web, Facebook e sms, sapevamo che Milano avrebbe risposto nel migliore dei modi e sapevamo di trovare la solidarietà di tanti colleghi e amici. Anche Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, ci sarebbe stato, ci ha scritto, se fosse stato in città. Ed è stata una manifestazione della città e dei cittadini, senza bandiere e senza sigle. Mentre ventimila persone scendevano in piazza a Milano e da piazza San Babila raggiungevano la Prefettura, B si produceva in una sequela di volgarità e di messaggi eversivi. Dopo aver parlato di «fornitura di cibo ed acqua» (leggete l'Amaca di Serra di ieri) ha spiegato che Beppe Englaro vuole soltanto liberarsi di un fastidio («A me sembra che non ci sia altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità. Tutto qui»), si è improvvisato medico («I casi del tipo di Eluana sono casi che hanno una conclusione negativa solo al 50%»), ha affermato cose che non sa e non conosce («Mi dicono che ha un bell'aspetto»), si è prodotto in considerazioni al limite della perversione (a proposito del «ciclo mestruale» di Eluana), ha dichiarato e ha smentito, come sempre (attribuendo a Napolitano la parola eutanasia e poi dicendo che non era vero), e ha dichiarato cose inqualificabili sulla Costituzione, parlando di matrice sovietica della Carta (anche Andreotti, per dire, oggi si dice scandalizzato). Il peggiore in ogni caso è sempre Formigoni: «Mi auguro che ci sia un ripensamento da parte di tutti coloro che stanno mandando a morte Eluana contro la sua volontà, perlomeno contro la sua volontà esplicita». Non importa quello che pensava Eluana, quello che dice il padre e quello che la magistratura ha stabilito. Nessuna regola, nemmeno quelle costituzionali, in questo Paese, vale più. Vale soltanto l'abiezione di coscienza, come dice qualcuno. E ha ragione. postato da civati, 11:15 | link | commenti (7) venerdì, febbraio 06, 2009 Siamo noi i bersagli
Appello al Pd e alle forze democratiche del nostro Paese Con Ivan, ieri, in occasione della Carovana del Pd, abbiamo messo a punto questo appello che era stato anticipato ieri e che vi chiediamo di condividere e di diffondere: Dalla fine della seconda guerra mondiale c'è una linea chiarissima e invalicabile che le grandi democrazie occidentali hanno tracciato tra sé e la barbarie dato dal ripudio fermo e inequivoco del fascismo, della xenofobia, del razzismo e delle forze politiche che li rappresentano. Razzismo e xenofobia sono scoraggiate con un continuo ed univoco lavoro di educazione e di prevenzione, le forze politiche che ne fanno una bandiera sono escluse dal governo perché nessuno - a destra come a sinistra - stringerebbe mai accordi con esse, anche a costo di perdere le elezioni. Perché un'elezione si può ben perdere, ma lo spirito democratico, perdere quello non si può. Con l'approvazione del pacchetto sicurezza l'Italia ha tristemente varcato quella linea; con l'infamia di norme che legittimano sinistre ronde di cittadini e consentono la delazione del malato al personale sanitario si è rotto definitivamente un tabù. Abbiamo chiesto al nostro partito di chiamare tutto il Paese alla mobilitazione, per una grande manifestazione di italiani e stranieri insieme, aperta alle forze sociali, alle realtà associative e alle coscienze democratiche di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai circoli di mobilitarsi, informare, denunciare e 'segnalare' non gli stranieri ma quel legislatore che ha approvato una legge così radicalmente inaccettabile per un paese civile. Bisogna dire di no, con forza, manifestando tutti insieme. Perché quando c'è un colpo ai diritti umani, i bersagli non sono solo i più deboli, siamo tutti noi. postato da civati, 16:37 | link | commenti (58) La democrazia ai tempi del colera
Ha messo la fiducia anche all'interno del Governo! Da Repubblica: «Nel corso del Consiglio dei ministri, secondo quanto si è appreso, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo avrebbe espresso forti perplessità. Ma il premier Berlusconi avrebbe insistito sulla necessità della compattezza dell'esecutivo dicendo, che in caso contrario, avrebbe dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto». O voti, o te ne vai. La democrazia ai tempi del colera. P.S.: mi chiedono di commentare l'uscita di B sull'eventuale possibilità di Eluana di avere figli. Preferisco esimermi. postato da civati, 16:19 | link | commenti (2) Il governo ha passato un altro 'segno'
Sono ore difficili per questo Paese. Con un decreto legge cancellano una sentenza passata in giudicato (rileggete più volte, perché è un fatto gravissimo). Le pagine chiare della nostra Costituzione hanno ormai lasciato il passo alle pagine scure, scurissime del governo B. D'ora in poi, nessuna regola varrà più, è il caso che lo capisca anche il 'tifoso' Formigoni, che ha assunto un atteggiamento irresponsabile rispetto alla vicenda e alle conseguenze giuridiche che essa comporta. Tutta la nostra solidarietà al presidente Napolitano, al buon senso, al rispetto, alla dignità e alla legalità del nostro povero Paese. postato da civati, 14:37 | link | commenti (17) Carovana Pd: le bussole di Cremona
Le grandi conquiste della nostra storia repubblicana e i vertiginosi passi indietro di questi giorni, l'approccio costituzionale da rivendicare, la fedeltà al progetto iniziale del Pd, la riforma della politica: questo il catalogo degli argomenti affrontati ieri sera, in occasione della terza tappa della Carovana Pd, che ha raggiunto la città di Cremona sotto uno scroscio d'acqua violento e cattivo (ieri, in effetti, poteva andare peggio: poteva piovere). C'è molta amarezza nel Pd, un dato ormai costante che si ripropone a ogni incontro della nostra carovana. Emerge la categoria (non certo aulica, ma sicuramente incisiva) dello «scazzo», una condizione particolare di impasse, della quale dobbiamo liberarci al più presto, all'insegna di un progetto di lungo periodo e di grande respiro che deve però iniziare a dare qualche risposta qui e ora. Uno «scatto» d'orgoglio democratico: lasciar da parte le cose «vecchie», dice Giacomo, per riscoprire quelle «senza tempo» e il loro valore inestimabile: si parla di diritti e di cultura a Cremona, la città del sindaco Corada. E allora nel giorno delle norme contro gli stranieri, è proprio Corada a guidarla, la carovana, parlando di un lungo viaggio verso una società nella quale dobbiamo essere capaci di affrontare il tema del multiculturalismo (anzi: del meticciato, come preferisce definirlo) nel quale si trovi una via italiana tra i modelli europei già esistenti, tra il repubblicanesimo francese e il comunitarismo olandese. Una idea di comunità rinnovata, in cui si cerchino ambiti di comprensione reciproca, in cui si affermi il rispetto della legalità e, insieme, della diversità. Le parole di Corada richiamano all'equilibrio e al rispetto, alla consapevolezza della complessità del problema e alla necessaria serenità e competenza con il quale è necessario affrontarlo. Eravamo a Cremona, ma lontani anni luce da quello che era accaduto, solo qualche ora prima, in Senato, 'stranieri' anche noi, in un Paese sempre più cattivo e disorientato. A Cremona, dove gli artigiani della buona amministrazione del Pd ci hanno consegnato bussole molto precise per il nostro viaggio, che sappiamo lungo e difficile. postato da civati, 13:26 | link | commenti postato da civati, 12:38 | link | commenti (2) Obama, i medici e le cure ai clandestini Con Andrea stiamo preparando una pubblicazione sul tema, che presto uscirà. Per ora, leggete e osservate con me: capirete quanto è lontano Obama dalle nostre miserie. postato da civati, 12:18 | link | commenti (1) Dica 113 Ridere, per non piangere. postato da civati, 12:13 | link | commenti La manifestazione nazionale per i diritti di tutti Ecco l'aggiornamento sulla proposta che abbiamo lanciato ieri di una manifestazione nazionale di italiani e stranieri contro l'accanimento politico e ora legislativo verso le persone che vengono da lontano. Con Ivan Scalfarotto abbiamo ripreso e rilanciato la proposta ieri in occasione della tappa cremonese della Carovana del Pd, dedicata proprio a questi temi. Stiamo predisponendo un testo e un appello da condividere e da far girare in rete. Stiamo prendendo contatto con i vertici nazionali del Pd per sollecitarli a convocare una grande mobilitazione del partito, aperta a tutte le coscienze democratiche del nostro Paese. Ai blogger che si sono detti disponibili a 'incatenarsi' chiederemo di riprendere quel testo e di segnalarlo a loro volta a tutti i contatti. Stay tuned, hanno passato il segno e non ci gireremo dall'altra parte. postato da civati, 11:21 | link | commenti (11) giovedì, febbraio 05, 2009 L'estrema strumentalizzazione
B aveva visto i sondaggi e aveva letto che l'80% degli italiani si dicono solidali con la famiglia Englaro. E aveva fatto capire che non sarebbe intervenuto. Nelle ultime ore, però, quelle più delicate, eccolo tornare alla ribalta. Con un decreto che potrebbe bloccare tutto. L'estrema strumentalizzazione di un governo che oggi ne sta combinando di tutti i colori. postato da civati, 13:30 | link | commenti (5) Che vergogna
Non ci sono parole per qualificare quello che è stato votato oggi in Senato. I medici saranno delatori, una norma che anche Galan trova pericolosa (ed è Galan). Saranno autorizzate anche le ronde, che non sono armate solo perché è passato un emendamento dell'opposizione. C'è il balzello sul rinnovo del permesso di soggiorno e c'è anche il registro dei senza fissa dimora (e che cavolo è, il clochardbook?!). Che vergogna. postato da civati, 13:08 | link | commenti (7) Non solo ai bresciani
Per qualcuno sono bambini anche i figli degli immigrati e come tali vanno aiutati. Altri la pensano diversamente. postato da civati, 12:32 | link | commenti Ufficio delazioni
Alla barbarie non c'è più limite alcuno. La mitica Sciura Pina mi segnala l'ufficio delazioni del Comune di Turate. Una precisazione: la spia la si può fare solo per gli immigrati, tutto il resto, come nota giustamente Renata, non conta. postato da civati, 09:15 | link | commenti (4) Cattivi con Maroni
Tre buone notizie sul fronte dell'immigrazione. Anzi, ce n'è un'altra, la quarta: Maroni è arrabbiatissimo. Voleva essere cattivo con gli immigrati, invece al Senato sono stati cattivi con lui, i suoi alleati. Che hanno votato, da clandestini (!), gli emendamenti dell'opposizione. Fermiamoli alle frontiere. postato da civati, 08:41 | link | commenti (3) mercoledì, febbraio 04, 2009 Le migrazioni cambiano
L'Europa. Anche in questo caso, spazio alla politica, che finora non è stata all'altezza. No, non lo è stata. postato da civati, 18:08 | link | commenti martedì, febbraio 03, 2009 Rispetto
Cito Ignazio Marino e non aggiungo altro. Se non che la volontà delle persone e la legge vanno rispettate. postato da civati, 23:48 | link | commenti (9) lunedì, febbraio 02, 2009 Alla pace perpetua
Immanuel Kant, per una delle sue opere più famose, si ispirò al nome di una locanda olandese. Si chiamava «Alla pace perpetua» e faceva riferimento non tanto all'ideale pacifista (nell'ironia di Kant), quanto all'idea di cimitero, al risultato a cui avrebbe portato una guerra perenne. La locanda è in tutto simile all'«osteria padana» che oggi, sul Corriere Pisanu rimprovera alla Lega. Maroni risponde dicendo che saranno cattivi con i clandestini, gli esponenti della destra di governo (?), perché è finito il tempo del buonismo. Quelle frasi dette così, per prendere qualche voto, a cui di solito non segue nessun provvedimento concreto, se non qualche piccola iniziativa vessatoria, così, tanto per far vedere che la vera differenza è tra italiani e stranieri, non tra buoni e cattivi (appunto). Il problema è sempre quello, e Pisanu lo descrive perfettamente: «Il tema è importante quanto la recessione, ma il Parlamento non vi ha mai dedicato una seduta; si è limitato a piccoli provvedimenti qua e là, sempre sulla spinta di fatti che avevano scosso l’opinione pubblica e sempre sul versante della repressione. In questo clima di intolleranza un atteggiamento razionale, intelligente, umano — penso ad esempio al cardinale Tettamanzi—viene additato come eversivo. E qui la responsabilità politica della Lega non può essere nascosta». E' ora che il Pd si muova. postato da civati, 23:44 | link | commenti Sconvolgente
Ormai tutti si sono convinti che Alemanno sia inadeguato a guidare la più grande città del Paese. Marta, che è in missione per conto del Nord a Roma e non si può collegare fino a sera, mi chiede di fare da suo segretario, e di commentare questa dichiarazione del sindaco di Roma, che giustamente definisce «sconvolgente». Perché Alemanno spiega che non è giusto farsi «giustizia con le proprie mani» e bruciare un indiano a Nettuno per rispondere alle violenze dei romeni di Guidonia. Che cosa c'entra, signor sindaco, e quale sarebbe la connessione tra i due episodi, e in che senso ci si farebbe giustizia e di che cosa, ce lo vuole spiegare? postato da civati, 10:40 | link | commenti (19) Essere stranieri non è necessario, ma aiuta
Leggo Mafai e concordo. Aggiungo, però, che essere stranieri, per essere bruciati, non è necessario, ma aiuta. Finché li si considererà non-persone, ma soltanto quasi, sarà così. postato da civati, 10:22 | link | commenti (5) Una conferenza 'straniera'
I fatti delle ultime ore, da Lampedusa a Guidonia, da Nettuno a decine di episodi minori in altre località del Paese, ci dicono che è necessario che la politica assuma come strategica la questione dell'immigrazione. Non in senso meramente sicuritario, com’è accaduto finora, ma con lo sguardo alla sua dimensione culturale e sociale, in una prospettiva di inclusione, anche per quanto riguarda la partita dei diritti. Sull’immigrazione è venuto il momento che il Partito Democratico (chi altri?) si ponga il problema di far uscire il Paese dai luoghi comuni e dai pregiudizi, nonché da quella prospettiva ossessionata dalla sicurezza che continua a fare il gioco della destra, confondendo non poco la visione e la percezione politica del problema. È paradossale e grave che questo tema si ponga con tanta forza mentre il Parlamento affronta la votazione degli emendamenti al ddl Sicurezza. Tutti sanno, infatti, che la presenza di cittadini stranieri sul territorio nazionale è un fatto ormai strutturale. Che la loro partecipazione al Pil arriva quasi al 10%, che la stragrande maggioranza paga le tasse, lavora onestamente, senza alcuna forma di rappresentanza (dov’è finito il «no taxation without representation»?). Che clandestino in moltissimi casi non significa affatto criminale, ma badante e lavoratore edile. Che la politica italiana non li considera come soggetti, ma come oggetti, con il risultato che, al di là di tante belle (e brutte) parole, chi è straniero trova di fronte a sé una politica spesso vessatoria ed escludente, come capita soprattutto nelle regioni del Nord, dove è tutto un emettere delibere e ordinanze contro le case, i trasporti, l’assistenza e addirittura i bonus bebè agli extracomunitari, e poi i phone center e i kebab, in una perversa difesa delle tradizioni culinarie di cui nessuno ha mai sentito il bisogno. Una politica, insomma, che crea tensioni e divisioni, anziché ricercare quella integrazione che in tanti richiamano senza, in realtà, volerla né cercarla. L’immigrazione è un fatto di natura sociale, sicuramente, ma con profonde ricadute in campo culturale e di grande impatto per quanto riguarda i diritti civili e politici. Per questo credo sia importante arrivare a promuovere, in tempi brevi, una conferenza 'straniera', una giornata di riflessione, di dibattito e di proposta a livello nazionale, in previsione della conferenza programmatica di metà aprile. Una presa di parola forte e chiara, attraverso la quale si esprima un approccio costituzionale e perciò responsabile, libero da angosce elettoralistiche. Per iniziare a pensare a un paese diverso, in cui le persone che vengono da fuori siano considerate per quello che sono e siano coinvolte in un patto sociale di un segno nuovo, come nuove sono le condizioni nelle quali si deve affermare. postato da civati, 08:43 | link | commenti (4) sabato, gennaio 31, 2009 postato da civati, 15:49 | link | commenti (3) Se è la discriminazione a essere finanziata
Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia. postato da civati, 10:05 | link | commenti (5) Ma chi gliel'ha detto?
Bellissima intervista di Piero Colaprico a Formigoni. Per le domande, s'intende. postato da civati, 09:58 | link | commenti (4) venerdì, gennaio 30, 2009 Più polenta, meno kebab La Stampa di oggi dedica un servizio alla questione kebab, tornata d'attualità dopo il caso di Lucca e quello lombardo (che in realtà è addirittura precedente). Interviene Zaia, che non mangia né ananas né kebab (contento lui), e il vostro affezionatissimo, con il solito sospetto che si tratti di un'operazione molto discutibile, dal punto di vista culturale. Dello stesso avviso, in prima pagina, Massimo Gramellini, agli antipodi rispetto alla proposta del consigliere Saffioti, che la Lega ha già avuto modo di strumentalizzare. postato da civati, 11:14 | link | commenti Testamento biologico? Sì, ciao
Chiara spiega perché ci stanno prendendo per i fondelli con il nuovo testo unificato sul testamento biologico. postato da civati, 08:05 | link | commenti (2) mercoledì, gennaio 28, 2009 L'ossessione del kebab La maggioranza torna alla carica contro il kebab. Ora ci si mette anche Saffioti, consigliere del Pdl (non bastavano i progetti di legge della Lega, no, non bastavano). E' veramente triste doverci misurare con queste iniziative, dopo aver difeso (utilmente) i phone center e dopo avere protestato contro le incredibili ordinanze discriminatorie che tanto successo hanno avuto in Lombardia (e in tutta Italia, purtroppo). Nel frattempo Zaia (non vorrete mica fargli fare il presidente della Regione Veneto, vero?) esalta l'iniziativa di Lucca. E pensare che il cibo è da sempre un'occasione di integrazione e di scambio. No, qui da noi, nella Lombardia del 2009, anche un kebab fa paura. Che tristezza. postato da civati, 19:03 | link | commenti (10) martedì, gennaio 27, 2009 Frociomania e dittatura gaya (sic)
Diaco era molto vicino a Fassino (e forse lo è ancora, tanto...). Scrive questo, oggi, per il Foglio. Complimenti vivissimi. postato da civati, 12:57 | link | commenti (12) Accanimento
Sacconi auspica che Formigoni ricorra al Consiglio di Stato, dopo la bocciatura del Tar. Mi chiedo, sinceramente, quando si fermeranno. E se lo chiede il gruppo del Pd, come aveva già fatto a dicembre, con la lettera inviata a Formigoni, con la partecipazione alla manifestazione del 18 gennaio, con le dichiarazioni di queste ore. postato da civati, 12:48 | link | commenti (4) lunedì, gennaio 26, 2009 postato da civati, 23:39 | link | commenti (6) Auditel Nel senso dell'audizione, però (Povia non lo audiscono, forse perché non si può sentire, tipo). postato da civati, 12:59 | link | commenti domenica, gennaio 25, 2009 B di birretta (chissà che coda al pub locale)
L'esperto di kapò e barzellette sui lager, interviene sul Cpt di Lampedusa e precisa: «Non è un campo di concentramento e gli immigrati che si trovano nel Centro di Lampedusa possono liberamente uscire per bere una birra». Si trattava della fuga per protesta di centinaia di persone. Chissà che coda al pub locale. postato da civati, 13:37 | link | commenti (6) Quindi?
Come direbbe Bonolis ad un concorrente, vorremmo non dico la soluzione, ma una soluzione sì. Perché il Pd è andato a Lampedusa a visitare il Cpt e l'ha trovato terribile. E quindi? Ci dobbiamo aspettare un ripensamento delle politiche sull'immigrazione (e sull'integrazione, che non fa quasi nessuno) o solo un video su Youdem? postato da civati, 10:09 | link | commenti (4) sabato, gennaio 24, 2009 postato da civati, 09:15 | link | commenti (2) venerdì, gennaio 23, 2009 Per Eluana Devo essere sincero: il testo dell'appello non mi piace, ma le ragioni che lo hanno ispirato sì. Per questo aderisco alla petizione de l'Unità. Per aderire: inviare il proprio nome e cognome e la città da cui si scrive a petizione@unita.it. postato da civati, 11:14 | link | commenti (6) Luca era gay. E adesso che cos'è?
Come ricordava ieri Serra nell'Amaca, credo che l'ironia sia l'unica cosa che ci salvi da Sanremo, da Povia e da questo triste caso di omofobia light. In tutto ciò non posso non notare che l'attacco del pezzo del cantautore che era gay e adesso sta con lei (poi, domani, si vedrà) strizza l'occhio all'equazione omosessualità-pedofilia, che non ci sono parole per definire. Più curioso invece è averla raccontata in terza persona: un mio amico era gay... Già. postato da civati, 08:24 | link | commenti (10) giovedì, gennaio 22, 2009 In God We Trust
Oltre al gossip, e al vestito di Michelle, e a Beyoncé che canta divinamente, e al giudice che sbaglia e induce in errore Obama, vale la pena di approfondire qualche tema di rilevanza politica e culturale. Leggendo, ad esempio, il piccolo libro pubblicato da Reset, a cura di Giancarlo Bosetti, La mia fede. Come riconciliare i credenti con una politica democratica. Una lettura molto utile per chi, anche nel nostro Paese, cerca un dialogo e un confronto tra chi crede e chi non crede, all'insegna della difesa della laicità e, però, dell'apertura di senso verso il sentimento e il credo religioso. Nel discorso dell'Inauguration Obama ha richiamato questo aspetto, soprattutto nel confronto con la religione islamica, ben sapendo che esso vale universalmente. Un approccio, quello di Obama, che può 'muovere' qualche milione di voti, perché, così come negli Stati Uniti, anche in Italia, nel recente passato, i credenti hanno dimostrato di votare in larga misura conservatore. Ma, soprattutto, un punto di vista che cerca in qualche modo di rispondere al tema habermasiano della società post-secolare, e che può dare una nuova capacità di inclusione, all'interno della proposta democratica, di temi che hanno un'ascendenza religiosa. Molto lontano da Binetti, si capisce, ma molto vicino alla sensibilità di molte persone. Obama compreso. postato da civati, 10:14 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 21, 2009 Un paese ben strano Bresso sul caso Englaro. Ha tutto il mio apprezzamento. P.S.: il medico Marco Ranieri, primario delle Molinette, si dichiara contrario alla sospensione dell'alimentazione, ma dice che "lo scorso anno, al Congresso nazionale di anestesia e rianimazione, è stato rilevato che il 70 per cento delle morti in terapia intensiva avviene in seguito a un intervento attivo del medico, che riconoscendo in ciò che fa un puro accanimento terapeutico decide di interrompere le cure". postato da civati, 12:51 | link | commenti (5) domenica, gennaio 18, 2009 In silenzio, per Eluana
Fiaccolata a Lecco, questa sera, promossa dall'associazione Luca Coscioni. Una manifestazione silenziosa e rispettosa della delicatezza dell'argomento e, soprattutto, di Eluana e della sua famiglia, preceduta dal saluto di numerose personalità, tra cui il presidente del gruppo Pd in Regione Lombardia, Carlo Porcari. Non potevamo non esserci, per difendere lo stato di diritto, la legalità e la dignità delle persone. Quello che dovevamo dire a Formigoni (che prima di Sacconi, attraverso la direzione generale Sanità, aveva vietato a tutte le strutture sanitarie della Lombardia di ospitare Eluana) glielo abbiamo scritto all'inizio di dicembre. postato da civati, 20:21 | link | commenti (9) venerdì, gennaio 16, 2009 Quelli arancioni
Le corsie del Signore sono infinite, si potrebbe dire, alla luce dell'inverosimile bailamme che si è scatenato per via dei bus religiosi (anche quando non lo sono) che girano per le strade d'Italia e d'Europa. Marcello rilancia, e propone un bus laico. Ha ragione. Segnalo però che i bus laici ci sono già. Son quelli arancioni (almeno a Milano). Mi viene un dubbio, però: non è che sono Hare Krishna? postato da civati, 10:08 | link | commenti (1) giovedì, gennaio 15, 2009 La preghiera non può mai essere usata contro qualcuno
Siamo alle solite. A me risulta, tra l'altro, che la Curia milanese sia intervenuta eccome. E che gli islamici si siano già scusati. E che «la preghiera non possa mai essere usata contro qualcuno», com'è stato detto. Appunto. postato da civati, 19:07 | link | commenti (9) mercoledì, gennaio 14, 2009 postato da civati, 23:49 | link | commenti (22) E gli agnostici?
Forse non si sono decisi (come al solito) e non hanno affittato un pullman: eppure mancano solo loro. postato da civati, 20:44 | link | commenti (1) Vorrei esserci Domani, a Roma, alle 15, al seminario del Pd in cui si cerca di trovare un'intesa sul testamento biologico. Vorrei esserci per sostenere la proposta di Ignazio Marino, che trovate qui. Mi pare l'unica proposta in circolazione che sia rispettosa di tutte le sensibilità (anche della mia, che non guasta) e che non voglia imporre nessuna particolare concezione della vita e della morte a nessuno. Perché, come già in tante altre occasioni, vale la è bene ricordare che la libertà di coscienza vale per gli eletti, certamente, ma anche per gli elettori. E che ci sono i teodem, ma anche i simplydem, che sono anche freedem. postato da civati, 18:11 | link | commenti martedì, gennaio 13, 2009 La giornata sull'omofobia
Il Consiglio regionale vota una mozione contro l'omofobia e per l'adesione alla giornata mondiale contro l'omofobia presentata dal collega Muhlbauer, e sottoscritta da tutto il centrosinistra. Un testo moderato e ragionevole. I presentatori, tra l'altro, si dicono disponibili ad accogliere emendamenti e correzioni da parte della maggioranza. Nessuna apertura. La Lega, unica forza di maggioranza ad intervenire, attraverso il suo capogruppo, dichiara così: «Va bene condannare l'omofobia, ma celebrare l'omosessualità come se fosse un colpo di culo...». Testuale. Si chiede l'intervento delle altre forze che governano la Regione e si invitano a fare proposte. Nessuno interviene. Poi prende la parola Forza Italia, dicendo che non è d'accordo con il testo della mozione, perché alcuni aspetti della mozione non sono condivisibili. Il voto è contrario. La mozione bocciata. Questa è la nostra Regione. E questa è la celebrazione della giornata sull'omofobia. Appunto. postato da civati, 11:47 | link | commenti (9) postato da civati, 08:51 | link | commenti (3) lunedì, gennaio 12, 2009 Gli extra e i saldi
Vanno avanti. Anzi, rilanciano. Adesso sta a vedere che per gli stanieri i 50 euro sono uno sconto. Un saldo. Per gli extra. Già. P.S.: però, come spesso si ripete anche a sinistra (sinistra?), Maroni è un ottimo ministro. A parte questo, a parte le impronte, a parte tutto. postato da civati, 11:56 | link | commenti (2) domenica, gennaio 11, 2009 Le cose da fare
A proposito di 'cose' da fare, presto e bene. Succedono 'cose' così, nel nostro Paese. Del resto, nella nostra regione ci siamo abituati, se penso alla legge sui phone center e al nuovo progetto anti-kebab, di cui ho spesso parlato. Li preferiscono così e se fanno gli imprenditori (non sia mai!), li ostacolano in ogni modo. Eppure i dati ci dicono cose diverse, che la nostra società è già cambiata e che bisogna piuttosto investire sulla costruzione di una società interculturale, attraverso un percorso difficile, impopolare ma necessario. A questo sto dedicando un lavoro di indagine sul campo, attraverso quello che succede in Lombardia. E vorrei che anche voi mi segnalaste buone pratiche e iniziative, che si muovono nella direzione di una società che sappia interpretare i cambiamenti che la attraversano. Ci conto. postato da civati, 13:08 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 07, 2009 La non politica delle porte sbattute in faccia
Oggi Gad Lerner ci fa riflettere sulle condizioni del dibattito politico milanese, a proposito di estremismi e di dialogo (mancato). I giovani musulmani protagonisti delle genuflessioni sul sagrato delle cattedrali di Milano e Bologna, sono reduci da un Ramadan di vagabondaggi umilianti fra tecnostrutture e garage, inseguiti dai divieti. La loro rappresentanza non è interamente ascrivibile al clero integralista. Andrebbero valorizzati i ripensamenti di chi abbandona le posizioni radicali del passato in cerca di un dialogo proficuo, come Abdel Hamid Shaari, il direttore del Circolo islamico milanese di viale Jenner, che due anni fa aderì a una manifestazione contro la politica antisemita dell’Iran promossa dalla Comunità ebraica. Ma che continua a essere maltrattato come un sovversivo. Poco più di un mese fa, invitato alle celebrazioni del ventennale della moschea di Segrate, ho potuto rivendicarvi il mio legame con Israele nella piena consapevolezza degli organizzatori. Gli spazi per far crescere nell’islam di casa nostra una visione alternativa al fondamentalismo e all’antisemitismo ci sarebbero, se superassimo la non politica delle porte sbattute in faccia. L’andare oltre le appartenenze irreggimentate è l’unico metodo per contrastare i parassiti dell’esasperazione e i propalatori dell’odio etnico e religioso. Ma per riuscirci non possiamo far finta di non vedere. postato da civati, 21:59 | link | commenti (4) martedì, gennaio 06, 2009 Il signorino va radiato
Ho appena finito di vedere Studio Aperto (dio mi perdoni). Si parlava del vigile gay e della sua eventuale partecipazione al Grande Fratello. Questioni capitali della politica lombarda, come potete immaginare. Interviene il solito Prosperini, quello della garrota, e spiega che il vigile in ogni caso andrebbe radiato. E lo chiama «il signorino». All'insegna della solita, simpaticissima omofobia così nazional-popolare... postato da civati, 13:00 | link | commenti (25) martedì, dicembre 23, 2008 Tutto si tiene Ne avevo già parlato e riprendo l'appello che trovo qui, perché è abbastanza chiaro che il rinvio della class action è un fatto di estrema gravità, avendo una sorta di carattere retroattivo, poiché esclude i soliti noti - e proprio quei settori, guarda caso, per i quali si era pensato di introdurre la class action nel nostro Paese - dall'essere chiamati in causa. Un fatto che la dice lunga sulla cultura politica di chi ci governa. Fate girare, mi raccomando. postato da civati, 13:13 | link | commenti domenica, dicembre 21, 2008 Una bella 'cosa'
Apprendo per caso, ma con grande entusiasmo, di questa iniziativa del Pd. La seguiremo con attenzione e interesse, perché in Lombardia stiamo lavorando ad un progetto (che spero vi piacerà) dedicato proprio all'intercultura e all'ospitalità. Ecco, è questo il Pd che mi piace. postato da civati, 23:49 | link | commenti (2) martedì, dicembre 16, 2008 Accanimento politico
L'ennesimo fatto di estrema gravità, rispetto al quale non intendo nemmeno spendere parole di commento. Perché la strumentalizzazione della destra sul caso Englaro sta superando ogni decenza. Piuttosto, andate qui e sottoscrivete l'appello per il testamento biologico. postato da civati, 19:31 | link | commenti (3) venerdì, dicembre 12, 2008 Il Pd a Formigoni sul caso Englaro
Il gruppo del Pd, attraverso il suo presidente, scrive a Formigoni sul caso Englaro. Qui trovate il testo. postato da civati, 14:08 | link | commenti (10) mercoledì, dicembre 10, 2008 postato da civati, 00:24 | link | commenti (1) venerdì, dicembre 05, 2008 Macherio e l'Islam: il ruolo del Pd
Abito a qualche chilometro da Macherio, la cittadina brianzola dove è stata individuata l’attività del gruppo terroristico islamico intenzionato a compiere attentati nell’area milanese. Un fatto di estrema gravità, rispetto al quale si segnalano già, a livello sia locale che nazionale, le strumentalizzazioni (molto prevedibili) di una certa destra, soprattutto leghista. Ora, il tema è molto importante e delicato. La proposta della Lega – che ha superato la fase dell’urina di maiale à la Calderoli, ma che continua a pronunciarsi in modo molto greve rispetto alla questione – è quella di una moratoria delle moschee nel nostro Paese. Moratoria che di fatto c’è già, dal momento che, come rivelano molti episodi (a cominciare da Bologna), è praticamente impossibile autorizzare l’apertura di nuove moschee, anche per gli amministratori più consapevoli e aperti. Il caso di Milano, poi, è la testimonianza più limpida del degrado culturale in cui questa discussione avviene, con l’incapacità di una grande città del mondo occidentale di regolare una questione che riguarda decine di migliaia di residenti e di cittadini milanesi. Il tema della regolamentazione e dell’intervento delle amministrazioni locali è perciò decisivo, come dimostra lo stesso caso di Macherio, in cui il Comune ha collaborato con la Prefettura e con il Ministero dell’Interno proprio perché le indagini potessero svolgersi. La ricetta leghista è, quindi, da rifiutare. Al Pd, però, non basta un generico richiamo al dialogo e l’appello – doveroso – all’articolo 19 della Costituzione. Serve molto rigore, molta preparazione e un’indagine specifica sui centri islamici. Per costruire la società interculturale, per promuovere i diritti degli ‘altri’, servono rigore e disciplina. È necessario che ci sia un lavoro di studio e, conseguentemente, un’opera di informazione presso gli amministratori e presso la cittadinanza, perché si comprenda che le regole, in questo campo, sono decisive. E si deve aprire un confronto molto chiaro con chi professa la religione islamica, all’insegna di una collaborazione che sappia individuare le frange estremiste che pur ci sono e che non possono essere tollerate, proprio per evitare che siano discriminati i fedeli e i centri islamici che operano nella legalità. Non è un «ma anche», ma una conditio sine qua non. È un lavoro culturale non facile, ma decisivo e non certo rinviabile, se si vuole rendere più consapevole il nostro ceto politico, e interpretare nel modo corretto le paure di una società che si dimostra sempre più impreparata ad affrontare la sfida della globalizzazione e della diversità. È un lavoro difficile, come si suol dire, ma qualcuno se ne deve incaricare, e il Pd può avere un ruolo strategico, per sé, per la crescita della propria proposta politica e per la società italiana nel suo complesso. postato da civati, 10:21 | link | commenti (13) postato da civati, 09:58 | link | commenti (3) giovedì, dicembre 04, 2008 Nel frattempo
Mentre i massimi (!) dirigenti del Pd si mandano polizzini un po' profumati, un po' avvelenati, qualcuno cerca di fare (anche) politica. Cliccate qui. E' importante. postato da civati, 18:39 | link | commenti (1) martedì, dicembre 02, 2008 postato da civati, 11:59 | link | commenti (2) L'Onu e la Fanta Sede
Ho fatto filosofia, e a me risulta - per la contradizion che nol consente - che, se non si è favorevoli alla depenalizzazione, si è favorevoli al mantenimento delle pene contro l'omosessualità. E il Vaticano, semplicemente, lo è (leggete Michele Serra su Repubblica e Vito Mancuso sul Corriere). E tutto questo è incredibile. E vergognoso. Speriamo solo che Binetti non sia d'accordo anche questa volta, per dire. postato da civati, 11:50 | link | commenti (10) lunedì, dicembre 01, 2008 postato da civati, 16:19 | link | commenti (4) mercoledì, novembre 19, 2008 Il Kebabbook
Su Facebook impazza la mobilitazione per difendere il kebab dalle insopportabili strumentalizzazioni dei politici lombardi della destra. Qui il gruppo fondato da Michele Bianco, e l'idea di comporre un album fotografico dedicato alla nostra campagna, un Facebook del kebab, un Kebabbook. Si tratta della prima manifestazione di massa (e di faccia) su Facebook. Anche questo ci tocca fare, nella regione in cui viviamo... postato da civati, 01:46 | link | commenti venerdì, novembre 14, 2008 La clausura di Milano
Il consigliere regionale è un lavoro molto piacevole ma a volte ti costringe ad esperienze che altrimenti non ti sogneresti di fare. Come ad esempio leggere la fatica (monumentale) di Vittorio Sgarbi, Clausura, un tomo molto voluminoso pubblicato da Bompiani e dedicato all'esperienza di amministratore comunale dell'ex-assessore alla Cultura del Comune di Milano, ora sindaco di Salemi in provincia di Trapani. Il libro ci parla di un ego sproporzionato e di un politico che intende togliersi qualche centinaio di sassolini dalle scarpe, dopo il suo 'licenziamento' da parte del sindaco Moratti. Il ritratto che emerge, dalle pagine ricche di particolari e di indiscrezioni che Sgarbi ci propone, è quello della giunta comunale più conservatrice che Milano abbia mai conosciuto. Dai patrocini negati alle rassegne di cultura gay alla censura di questo e di quello (il caso di questi giorni è la censura alla campagna contro la violenza sulle donne), dall'attacco a tutto quello che non è allineato alla difesa degli interessi del più forte (come nel caso delle grandi iniziative in campo urbanistico e dei progetti per l'Expo, secondo Sgarbi un fallimento assicurato). Dal buen retiro di Salemi, il Nostro (anzi, il Loro) è avvelenato, sicuramente, ma documentatissimo. E se fossi uno dei tanti assessori presi di mira per tutte le trecento pagine del libro, a cominciare da Suor Letizia, piuttosto che alle querele da minacciare penserei a cambiare modo di fare. E di amministrare. Perché Milano non si merita una simile clausura e su questo, almeno su questo, Sgarbi ha ragione. postato da civati, 19:38 | link | commenti (3) Walter, ci sei? I blogger democratici e il loro partito
Dopo gli exploit delle ultime ore, mi chiedo se il Pd intenderà difendere i blogger dalla nuova edizione dell'infelicissimo disegno di legge Levi (una delle migliori invenzioni del governo Prodi) che trovate qui (e anche qui). Ci manca soltanto che nel Paese dell'emittente unico si metta il bavaglio anche ai blog. Di Pietro si è mosso (come già nel 2007), Grillo ha avuto occasione di farci la solita lumpen-propaganda, il nostro partito che cosa dice? Sta con Levi o sta con i blogger? Saremmo curiosi di saperlo, magari subito. postato da civati, 08:16 | link | commenti (3) giovedì, novembre 13, 2008 Il Pd non si era espresso
(E, oggi come allora, aggiungerei: sbagliando). La Cassazione ora lo ha fatto. E ora spero che tutti rispettino tutto ciò che riguarda la famiglia Englaro. postato da civati, 18:04 | link | commenti (16) Forza e freschezza
Ne parlavo giusto ieri sera anche qui: leggete quello che ha detto oggi Napolitano, e conservatelo con diligente cura. postato da civati, 16:44 | link | commenti Zelig e la triplice minaccia
Cose che capitano in un paese che deve ancora percorrere una strada molto lunga nel rispetto dell'altro e del diverso. postato da civati, 00:59 | link | commenti mercoledì, novembre 12, 2008 Più coraggio, ci vuole
Oggi ho avuto l'ennesima conferma: bisogna credere di più nell'integrazione, e rovesciare un bidone di luoghi comuni sull'immigrazione. Finché continueremo a parlarne solo dal punto di vista dell'«emergenza sicurezza», finché eviteremo di investire anche solo un euro nella promozione dell'incontro interculturale, finché parleremo anche noi di ronde (democratiche, certo, come no!) non andremo molto lontano. E continueremo a prenderle. La verità è che l'unica via d'uscita è l'alleanza con le parti migliori della popolazione immigrata, di quelle che negli Stati Uniti chiamerebbero minoranze. Proprio così. Riconoscendo loro i diritti civili che spettano a chi lavora e paga le tasse, individuando anche le modalità di una possibile revisione costituzionale sul punto. E affrontando con modalità nuove la criminalità, aggredendo davvero chi delinque. Anche senza tirare in ballo Obama e l'elogio della diversità come ricchezza, si può fare. Ed è venuto il momento che il Pd lo faccia. postato da civati, 19:32 | link | commenti martedì, novembre 04, 2008 Binetti, Jack e Walter
Sarà che è l'alba del 4 novembre, e sono a Chicago. Sarà che non ne posso più di vedere il Pd in queste condizioni, ma a me la risposta di Veltroni alle polemiche suscitate dalla tristemente famosa intervista di Binetti nei confronti degli omosessuali che sono naturalmente anche un po' pedofili sembra assurda. Sbagliata e tardiva. Luca ne scrive, amareggiato. In molti si dichiarano stupefatti. Già ieri, a commento di un mio post, scrivevo che anche la via del comitato di garanzia mi pareva tortuosa, inutilmente burocratica, vagamente (e erroneamente) processuale. Ci volevano parole chiare, da parte di Veltroni. Che sono venute con il tratto del solito, stucchevole "ma anche". «Binetti dice cose che nel Pd non si possono tollerare»: se fossi segretario del Pd, direi così. Senza che ci sia bisogno di ricorsi, da una parte, senza tante storie, e precisazioni, e distinguo, dall'altra. Sarà che è l'alba del 4 novembre, e sono a Chicago, ma a me l'Italia sembra lontana, e il Pd molto piccolo. postato da civati, 14:34 | link | commenti (24) lunedì, novembre 03, 2008 Posso dire
Che, da qui, dalla città di Obama, il caso Binetti sembra letteralmente assurdo e il nostro Paese (il nostro partito?) molto triste? postato da civati, 14:33 | link | commenti (6) domenica, ottobre 26, 2008 Una vittoria importante
La Corte Costituzionale ha bocciato la legge lombarda sui phone center. Trovate qui il testo della sentenza della Consulta. Si tratta di una vittoria politica e personale particolarmente importante per tutti gli operatori e per i fruitori di un servizio essenziale per chi vive lontano da casa e, se mi è concesso, anche per chi, come il vostro affezionatissimo, si era ostinato - nel disinteresse pressoché generale - a denunciare l'incostituzionalità della legge lombarda, voluta dalla Lega con un testo di partenza ancora peggiore (e con dichiarazioni di grande profilo, dal punto di vista del razzismo, però). Vorrei ringraziare chi, a suo tempo, aveva aderito alla campagna, lanciata insieme al collega Arturo Squassina, che avevamo voluto chiamare Telefono casa (confrontare qui e qui), e chi, come Luciano Muhlbauer aveva animato la protesta. postato da civati, 22:34 | link | commenti (1) sabato, ottobre 11, 2008 postato da civati, 08:35 | link | commenti (9) mercoledì, ottobre 08, 2008 Punteggi Ottimo Gramellini oggi sulla Stampa. La patente esistenziale è l'ultima trovata di un governo che sugli stranieri continua con le provocazioni più inverosimili - quando non vergognose, vedi alla voce rom - e assiste impotente all'aumento del numero di clandestini (anche dalla Libia, nonostante l'epocale accordo B-Gheddafi). E' soprattutto sulla conoscenza della lingua italiana che Gramellini si sofferma. Sono molto preoccupato: l'altro giorno, al convegno sul federalismo, Calderoli ha sbagliato tutti gli accenti possibili, nella coniugazione del verbo erogare e del verbo dissipare. Che facciamo, gli togliamo la patente di ministro? postato da civati, 08:40 | link | commenti (3) lunedì, ottobre 06, 2008 Brutti, sporchi e cattivi (come siamo anche noi, del resto) Sabato mattina, convegno sull'immigrazione e sull'integrazione promosso da alcuni circoli di Milano (qui il programma e qui la mappa). Si tratta di un appuntamento importante, nel quale avrò il piacere di presentare i primi risultati del lavoro di Lucia Parrino e mio sull'integrazione e la promozione dell'intercultura a Milano e in Lombardia. Chi fosse interessato ad approfondire questo tema, non può mancare. Ci saranno anche Marco Granelli e Furio Colombo. Conto sulla vostra presenza. postato da civati, 15:35 | link | commenti (1) sabato, settembre 27, 2008 Wittenberg 2.0: l'osservatore lombardo
Sottotitolo: se l'Osservatore Romano ti scavalca a sinistra, hai qualche problema di direzione politica. Striscia rossa de l'Unità di oggi: «Arrivano segnali crescenti di intolleranza da parte dei politici che alimentano un clima di violenza contro gli immigrati sfruttando insicurezze e paure del momento. A questa ondata xenofoba contribuiscono per altro voci culturali e dell'informazione che mettono in discussione principi istituzionali e diritti umani». Parola di monsignor Vittorio Nozza (lo trovate anche qui). Leggete poi Adriano Prosperi, oggi, su Repubblica. Parla della Lombardia. Parla del «razzismo istituzionale e civile italiano». Quello della «tolleranza zero», quello dell'«impiegato comunale che si rivolge col "tu" e col verbo all'infinito», quello di un «vento della violenza che soffia dall'alto». Un vento che il Pd, e lo dico a malincuore, ha spesso considerato 'naturale', che non ha contrastato a sufficienza, che ha, in alcuni (colpevoli) casi, voluto addirittura assecondare. Le ordinanze, le parole eccessive, le banalizzazioni («sporco negro» e giù sprangate, ma il razzismo non c'entra), le «ronde democratiche» (ma che cosa sono, accidenti?!), il politicamente corretto, il «la sicurezza non è né di destra, né di sinistra» (anche l'ignoranza, per dire), sono tutte cose con cui mi devo confrontare da mesi, da anni. Le denuncio in solitudine, passando per quello che non capisce, che non sa che 'quelli' vanno sgomberati, che non capisce che bisogna 'azzerare' (le parole sono importanti) i campi rom, i clandestini, le violenze. Appunto. Ho sempre provato fastidio quando a proporre le impronte digitali sono per primi i nostri dirigenti, quando i distinguo provengono dalle sedi milanesi e lombarde del Pd. Torno a ribadire che abbiamo, su questi temi, un clamoroso problema di linea politica. E non solo: anche un problema di riferimento culturale e ideale. Spero che qualcuno voglia capire quello che intendo dire. Con la paura vince la destra. E perdiamo tutti. Per questo, a Wittenberg parliamo di cittadinanza, in un quadro costituzionale e repubblicano (nel senso di Pettit o, se preferite, di Zapatero), e vorremmo che Obama, oltre che continuamente osannato e citato a vanvera, venisse preso alla lettera. Parola per parola. postato da civati, 13:11 | link | commenti (2) La paura (da 'ritagliare' e conservare)
Giovanni mi segnala un contributo di Famiglia Cristiana che riporto pressoché integralmente. La conclusione però è un'altra: il vero problema dell'Italia non è il crimine (nel senso in cui ci viene proposto dai media, perché in realtà il dato della criminalità organizzata è tutt'altro che trascurabile), e nemmeno la paura: è piuttosto il mercato della paura, strumentalizzata per motivi elettorali dalla destra. Lo dico e lo ripeto da tempo. Leggiamo Fulvio Scaglione, allora, nella speranza che sia lettura utile anche per qualche dirigente muscolare del Pd (consigliabile soprattutto ai promotori delle ronde democratiche). È inutile fare giri di parole: in Italia non c’è nessuna "emergenza sicurezza". Mentre invece è assai reale la paura degli italiani, sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti. I media hanno registrato il calo dei furti d’auto: 20 mila "colpi" in meno tra 2006 [...]. Lo dimostra il rapporto The Burden of Crime in the Eu ("Il peso del crimine nella Ue") curato da prestigiosi centri di ricerca (Gallup, Istituto Max Planck, Unicri, Geox), finanziato dalla Commissione europea e presentato alla fine del 2005. Il rapporto raccoglie i dati di 15 Paesi storici dell’Unione più Polonia, Ungheria ed Estonia. La conclusione è che «i crimini più comuni, come furti con scasso, furti, rapine e aggressioni, sono calati in tutti i Paesi Ue, e in modo significativo, negli ultimi dieci anni, con le uniche eccezioni di Belgio e Irlanda». Ma parliamo dell’Italia. Primo dato: considerato l’insieme dei dieci reati più comuni, si scopre che l’Italia è dodicesima su diciotto Paesi, con una riduzione di circa il 40 per cento rispetto al 1988. La criminalità comune affligge gli italiani assai meno che i cittadini dei Paesi del Nord, per non parlare di irlandesi (primi) e inglesi (secondi). Andiamo più nello specifico. Furti con scasso: l’Italia è quinta, dopo Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Irlanda. Furti e borseggi: l’Italia è quattordicesima. Rapine: l’Italia è diciottesima su diciotto. Violenze sessuali: l’Italia è tredicesima su diciotto. Il Paese più virtuoso d’Europa, sotto questo aspetto, è l’Ungheria. Aggressioni e minacce: l’Italia è diciottesima su diciotto. Crimini legati a questioni di razza, fede e orientamento sessuale: l’Italia è diciottesima su diciotto, non siamo per nulla inclini a discriminare. È la Francia il Paese più rischioso per i "diversi". L’Italia è anche "bassa" (quindicesima su diciotto) per i reati compiuti contro gli immigrati, cosa che ci fa onore se pensiamo che in Europa il 15 per cento degli immigrati denuncia di aver subìto un reato. Truffe e frodi: Italia diciassettesima su diciotto, meglio di noi solo la Finlandia, il peggio in Estonia. Corruzione: andiamo un po’ peggio ma nulla di drammatico. L’Italia è dodicesima su diciotto, meglio persino del Lussemburgo. I più corrotti: i greci. I più corretti? I finlandesi. Insomma, ci piaccia o no, nel mondo reale l’Italia è un Paese piuttosto sicuro. Però tanta è la paura. Siamo quinti in Europa per furti con scasso ma secondi (dopo la Grecia) nella convinzione che entro un anno verranno a rubarci in casa. Ancor più clamoroso: gli italiani sono terzi (dopo Grecia e Lussemburgo) nel considerare pericolose le strade al calar della notte, con lo stesso timore dei primi anni Novanta. Il che porta a una conclusione: il problema vero, in Italia, non è il crimine. È la paura. postato da civati, 11:20 | link | commenti (4) venerdì, settembre 26, 2008 Wittenberg 2.0: Obama non abita (ancora) qui
Barack Obama, Sulla razza, Rizzoli. Il discorso di Obama a Philadelphia dell'8 marzo 2008. Un discorso che mi conferma che il candidato alle presidenziali americane è davvero un candidato 'globale' che parla agli Stati Uniti ma anche e contestualmente a tutte le coscienze democratiche del pianeta. Prendete questo brano e riflettete. Sull'integrazione, sulla paura, sulle sfide che abbiamo tutti di fronte. A Wittenberg è ritenuta una tesi decisiva. «La maggior parte dei lavoratori americani del ceto medio non ritiene di aver goduto di particolari privilegi per il fatto di essere bianca. La loro esperienza è quella tipica dell'immigrato: nessuno ha regalato loro qualcosa, si sono fatti da soli. Hanno lavorato duramente per tutta la vita, molti hanno perso il lavoro poiché le industrie si sono trasferite all'estero e le pensioni sono andate in fumo dopo una vita di fatica. Sono preoccupati per il futuro, sentono di non essere in grado di realizzare i propri sogni; in un'epoca di salari fermi e di concorrenza globale, le opportunità lavorative ed economiche si riducono di continuo, e i sogni di qualcuno si realizzano solo a spese di quelli di qualcun altro (opportunity comes to be seen as a zero sum game, in which your dreams come at my expense). Perciò, quando vengono informati che i loro figli dovranno frequentare una scuola all'altro capo della città, quando apprendono che un afroamericano ha migliori chance di ottenere un buon lavoro o di essere ammesso in una buona università a causa di ingiustizie che loro personalmente non hanno mai commesso, quando si sentono dire che le loro paure sulla criminalità nelle periferie cittadine sono solo frutto di pregiudizi, il loro rancore inevitabilmente cresce». Obama invita a rivolgersi alle vere cause della rabbia nera e del bianco rancore, e scegliere se aumentare le divisioni e acuire i contrasti o dire «Not this time», non questa volta, e superare insieme le difficoltà determinate da una società profondamente ingiusta, per gli uni e per gli altri. Pensiamoci bene. postato da civati, 18:17 | link | commenti (1) giovedì, settembre 25, 2008 L'ordinanza della fattanza (segue)
Esilarante la lettera del sindaco Moratti alla Stampa sul divieto di 'fumo' a Milano (per le pastiglie, attendere apposita ordinanza?). «I milanesi non vogliono una Milano da bere o, peggio, da fumare», già. «Ascoltando tutti i bisogni veri e dando risposte vere», certo. Vogliamo proprio vedere a che cosa serviranno tutte queste ordinanze fatte soltanto per andare sui giornali e assecondare un qualunquismo che sembra non finire mai. Per il decoro, Milano si batte contro chi fuma per strada (ma dove?). Poi non fa niente se Milano consuma cocaina come se fosse acqua, per dirne una soltanto: l'importante è che non lo faccia per strada, così l'amico di nonna Speranza è contento. A quando l'ordinanza sulla Milano da sniffare? Si salvi chi può. P.S.: il Pd, su queste idiozie, si deve far sentire, con coraggio e senza paura. Altrimenti che Pd è? postato da civati, 10:38 | link | commenti (2) mercoledì, settembre 24, 2008 Metteremo le pattine Prosegue la folle corsa all'ordinanza più sensazionalistica. Ora tocca a Milano. Fanno sul serio. 500 euro a chi si fuma una canna in pubblico. Si tratta di un'emergenza sociale (ma dove?) che contrasta il decoro cittadino (metteremo le pattine). Dobbiamo immaginare che i vigili analizzeranno tutte le sigarette fatte a mano, per verificare la presenza di cannabis o di altri stupefacenti. Un lavoro duro, che però porterà sicuramente a isolare i casi più gravi (ma quando?). L'ordinanza della fattanza mi induce a rilanciare la mia personale, isolata, rigorosa campagna contro le ordinanze. Non vorrei che qualcuno iniziasse a pensare che sono gli amministratori comunali ad assumere sostanze particolari. Forse lo fanno. Certamente non per strada, però. P.S.: a casa si può continuare indisturbati. Un po' come con la prostituzione. Già. postato da civati, 14:24 | link | commenti (5) martedì, settembre 23, 2008 Ramadan: Formigoni si faccia garante della libertà di culto
Anche pensando a quanto dichiarato da alcuni esponenti della sua giunta, un piccolo appello a Formigoni. Comunicato stampa. «Nella civile Lombardia deve essere garantita la libertà di culto e di espressione». Lo chiede il Consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Civati alla notizia del diniego del Palalido ad ospitare il rito di chiusura del Ramadan. «Facciamo appello al presidente Formigoni, di cui ricordiamo le parole dette a questo proposito solo poche settimane fa - dichiara Civati - perché si faccia garante della possibilità per la comunità islamica di Milano di celebrare le proprie ricorrenze, a partire da quella in calendario tra pochi giorni. Il tardivo diniego di utilizzo del Palalido è l'ennesimo inciampo sulla via dell'integrazione, peraltro motivato solo dalla concomitanza con la festa del Partito della Libertà. Una città come Milano deve saper far convivere eventi religiosi e feste di partito, come del resto è avvenuto con la preghiera islamica e la festa del PD, senza alcun problema». postato da civati, 18:05 | link | commenti (1) giovedì, settembre 18, 2008 Basta così
Il comunicato di Carlo Monguzzi e mio personale sull'omofobia nella politica lombarda. «La Lega Nord, la comunità politica e le istituzioni condannino le posizioni gravemente omofobe dell’assessore di Albizzate, piccolo comune del varesotto, Giancarlo Valmori, il quale nel corso di una trasmissione di Rai Due, quindi a mezzo stampa, ha attaccato duramente e vergognosamente gli omosessuali». Lo dichiarano i consiglieri regionale Carlo Monguzzi (Verdi) e Giuseppe Civati (PD). «Chiediamo al Prefetto di Varese di intervenire – aggiungono Monguzzi e Civati – , ma soprattutto alla Lega Nord di stigmatizzare le parole gravemente offensive di Valmori, il quale, testuale, ha detto che "la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe"». «Non contento – concludono i consiglieri – , Valmori ha aggiunto, riferendosi al presentatore Alessandro Cecchi Paone, di apprezzare "l'opera di Paone quando fa il presentatore non quando fa il finocchio o il pederasta"». postato da civati, 17:41 | link | commenti (1) mercoledì, settembre 17, 2008 A proposito di tempo (perso)
Brunetta fa propria la battaglia per il riconoscimento dei diritti (e dei doveri) delle coppie di fatto, inventandosi un acronimo incredibile (in tutti i sensi). Complimenti all'Unione che si è fatta scippare anche questo tema. Avanti così. P.S.: ovviamente, quello che dice Brunetta sui Dico è falso (la norma sulla reversibilità non era contemplata nel progetto di legge ma rinviato ad una norma successiva), ma ovviamente nessuno dei 'nostri' avrà niente da dire. P.S./2: ovviamente, i diritti delle coppie di fatto non verranno riconosciuti, perché l'attuale governo è talmente retrivo che uno come Brunetta passa per un coraggioso riformista, ma ciò non toglie che il centrosinistra, su questa partita, abbia fallito. Clamorosamente. postato da civati, 10:31 | link | commenti (6) Non si dimette, anzi
Il direttore di Rai2 difende il politico (?) leghista che ha detto, in diretta, parlando degli omosessuali: «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe». A me sembra un'assurdità. In un paese civile, si dimetterebbe l'assessore e anche il direttore di rete. Da noi, no. Anzi. postato da civati, 10:24 | link | commenti (6) martedì, settembre 16, 2008 La notte in cui tutte le vacche sono negre
Affaritaliani scrive quello che penso sul negro, sul sindaco e su quella triste città che risponde al nome di Milano (oggi, almeno). postato da civati, 11:32 | link | commenti (1) mercoledì, settembre 10, 2008 A volte mi vergogno molto di vivere in Italia
Cristiana ha già scritto tutto quello che penso. Due ragazzi omosessuali aggrediti al Colosseo: un bel simbolo di quest'Italia belluina. Vale la pena di ricordare che abbiamo una politica che non riesce a concordare sulle misure contro l'omofobia. Che nel Partito democratico c'è qualcuno che non se la sente di votare nemmeno una ratifica del Trattato di Amsterdam. Che l'Italia non ha nessuna norma a tutela delle coppie gay. Credo che non si possa più fare finta di niente. postato da civati, 08:20 | link | commenti lunedì, settembre 08, 2008 Intercultura: arrivano le prime adesioni
Il senso del Pd per l'intercultura: il documento presentato dal vostro affezionatissimo e da Roberto Rampi in occasione dell'assemblea regionale del Pd di sabato scorso a Milano. Stanno arrivando le prime adesioni. Osservate e leggete (e aderite e pubblicate e diffondete) con me. postato da civati, 18:25 | link | commenti (6) Dionigi, l'articolo 19 e la moschea
Tettamanzi ha ragione: «Noi, non la Chiesa ma tutta Italia, abbiamo la Costituzione e l'articolo 19 sancisce la libertà di culto». Così il cardinale Dionigi Tettamanzi sulla costruzione di una moschea per i fedeli del centro islamico di viale Jenner. Intervenuto a margine di una conferenza stampa indetta alla Curia arcivescovile per illustrare i contenuti del Percorso pastorale 2007/2008, Tettamanzi ha spiegato: «noi come chiesa non siamo chiamati a costruire moschee. Nel caso concreto, però, siamo tutti interessati a fare in modo che la libertà di culto sia realizzata nell'esigenza della convivenza pacifica e della legalità» (fonte: Omnimilano). Sono settimane che ripeto che il diritto al culto va rispettato, che il Comune deve porre fine al pellegrinaggio tra un luogo di preghiera e l'altro, e deve impegnarsi per individuare un'area di privati da mettere a disposizione della comunità islamica (pagando si intende). Quello che è successo a Cremona, sindaco Corada, per capirci. Convivenza pacifica e legalità: è così difficile da capire? postato da civati, 18:22 | link | commenti sabato, settembre 06, 2008 postato da civati, 09:38 | link | commenti (2) venerdì, settembre 05, 2008 Un caso delicato, interpretato nel peggiore dei modi
Seguo con preoccupazione la vicenda di Eluana Englaro e devo rilevare che la Lombardia non si smentisce mai. Il tema è assolutamente delicato e complesso, e ogni strumentalizzazione in senso politico sarebbe sbagliata, ma mi sento di condividere le parole di Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia: «La risposta della Regione Lombardia è un atto gravemente illecito e lesivo del diritto fondamentale a ricevere dall'ente pubblico a ciò preposto trattamenti sanitari conformati a quanto stabilito legalmente in sede giudiziaria». Angiolini rileva che «il comportamento regionale costituisce un precedente da segnalare, sia quanto alla circostanza che la Regione si riserva di impossessarsi di ogni decisione sui trattamenti sanitari invasivi della sfera personale degli utenti, discostandosi d'arbitrio e in dispregio della Costituzione da puntuali previsioni legali, sia quanto alla cancellazione dell'autonomia professionale del medico». E c'è un ultimo punto che abbiamo già avuto modo di rilevare in passato: «La Regione pretende infatti di pronunciarsi essa stessa, come ente politico-amministrativo, su quali siano i criteri di esercizio della professione da parte dei singoli medici che lavorano nel servizio sanitario nazionale, spingendosi a promettere eventuali sanzioni disciplinari, nel riferirsi a 'obblighi di servizio' a quei medici che, come peraltro doveroso, intendessero ottemperare a quanto stabilito legalmente dalla cassazione e dalla Corte d'Appello di Milano». Mi pare che proprio questo sia il punto più grave (del tutto ultroneo, tra l'altro), della lettera del direttore generale della Sanità lombarda. postato da civati, 01:39 | link | commenti (1) giovedì, settembre 04, 2008 Litoti
Fini (finalmente) finisce per ricordarsi che cosa aveva detto Fini e si dichiara disponibile a prendere in considerazione la proposta di Veltroni sul voto agli immigrati. Usa una litote, Fini, parlando di «ipotesi non sciagurata», quasi imbarazzato dai toni del resto della maggioranza. Toni, al solito, non democratici. Appunto. postato da civati, 11:41 | link | commenti martedì, settembre 02, 2008 Rough guide for rough mayors
I turisti si chiedono: qual era la città in cui non si può mangiare la pizza sulle scalinate? E quale quella dove non ci si può trovare in tre in un parco? E, ancora, quale quella dove non si può riposare sulle panchine? Quale, infine, la regione da cui è complicato telefonare a casa dai centri di telefonia fissa? E' necessaria una guida, si sono detti. In continuo aggiornamento. Michelin ha bruciato tutti sul tempo, offrendo la guida Ordinanze. Città per città, un'iniziativa editoriale di forte impatto e di sicuro successo. Una sorta di rough guide per rough mayors, per quei sindaci muscolari che tanto piacciono nel Paese medievale in cui tutti abitiamo. P.S.: ovviamente è uno scherzo, ma la realtà supera la fantasia e la guida è davvero necessaria. Paese che vai, ordinanza che trovi. Prima di essere multati... P.S./2: ovviamente la guida è a disposizione di tutti, democratici e non. Pubblicatela sul vostro blog. Così, per offrire un servizio a chi - come Gurb - viene da fuori. Magari segnalando questo link, anche perché, è notizia recente, a Montecatini parlare con una prostituta costa 400 euro, ad Alcamo prendono due fave con un'ordinanza e a Cavi di Lavagna si comminano sanzioni salatissime a chi passeggia in stato di ebbrezza. In quelle condizioni si rischia, in effetti, di investire un Suv.
postato da civati, 13:00 | link | commenti (1) La mia ordinanza
Da tempo propongo l'ordinanza contro tutte le ordinanze, che metterebbe fine a questo vero e proprio scempio ed eviterebbe al nostro Paese di scivolare in un medioevo post-costituzionale. Ovviamente, non mi ascolta nessuno. Anzi. Anche gli amministratori del Pd ci danno dentro. Complimenti vivissimi. Qui la rassegna della follia, sempre più contagiosa. C'è chi si occupa di cicche americane, chi di alcoolici, chi - conseguentemente - di pipì, chi di lucciole (per lanterne?), chi di pizze d'asporto, chi di kebab, chi - conseguentemente/2 - di tovaglioli di carta. Si salvi chi può. postato da civati, 12:47 | link | commenti lunedì, settembre 01, 2008 Emergenza sindaci
Piovono rane ha fatto il numero. Quasi quasi attivo un numero verde per denunciare i sindaci che impazziscono. Non è un paese, il nostro, per persone normali. Non più. P.S.: prima che un'ordinanza me lo vieti, vorrei citare Marta. postato da civati, 15:27 | link | commenti (1) Nessuna ordinanza per Gurb
Spero che abbiate letto Nessuna notizia di Gurb. Se non l'avete fatto, fatelo, siete ancora in tempo. Feltrinelli l'ha recentemente ripubblicato. Nella mia fantasia, Gurb arriva nell'Italia del Nord, precisamente a Novara. Atterra in un parco dove si ferma a chiacchierare con due persone. Un vigile arriva e li multa, perché a Novara non si può parlare con più di una persona in un parco. Gurb sale sull'astronave e si trasferisce a Verona. Prende una pizza d'asporto in piazza Bra, si mette a mangiarla fuori dal negozio, e un vigile lo multa perché non si può mangiare all'aperto nei pressi dei monumenti. Allora Gurb va a Pavia, prende da bere, perché la pizza veronese era particolarmente 'salata', ma supera i fatidici 50 metri dell'ordinanza comunale che vieta di bere lontano dai pubblici esercizi. Multato. Gurb non sa più che fare: potrebbe innamorarsi a Caravaggio, ma non sposarsi, perché non possiede un regolare permesso di soggiorno. Potrebbe andare a Cittadella, ma non ha un reddito comparabile a quello dei padani e sarebbe espulso. Potrebbe telefonare a casa, ma in Lombardia una legge regionale fa chiudere i phone center. Potrebbe rilassarsi su una panchina, ma in molte città le panchine hanno i braccioli-in-mezzo per evitare che qualcuno, soprattutto gli extra (comunitari o terrestri, poco importa) si sdrai. Potrebbe cercare da mangiare, ma non nei cassonetti, però, perché c'è l'ordinanza anti-rovistamento (ma che è?!). Se gli scappa la pipì, attenzione a farla per strada, per esempio a Trieste. Sarebbe multato. E per un marziano entrare in un bar potrebbe essere complicato... Insomma, Gurb fece bene, nonostante tutto, ad atterrare a Barcellona, come previsto nell'edizione originaria. Lui. E la sua astronave d'ordinanza. Appunto. postato da civati, 10:03 | link | commenti (4) lunedì, agosto 25, 2008 Ma il ministro-ombra? Mentre Bossi interviene alla Festa democratica di Firenze (sic), Gelmini pontifica sugli insegnanti meridionali. Ma il Pd si sveglia, o che cosa? postato da civati, 09:55 | link | commenti (10) giovedì, agosto 21, 2008 E' un problema culturale
Leggetevi Ivan. Come ripeto da tempo, il nostro è un problema culturale. Lo è e lo sarà sempre di più. postato da civati, 10:04 | link | commenti (1) martedì, agosto 19, 2008 Marrakech (low cost) Express: viaggio nell'intercultura
Oggi, tra le altre cento cose che vorrei fare, vado qui. Perché anch'io credo che «un approccio positivo alla pluralità favorisce la competenza interculturale, la vitalità e la capacità d'agire di una città, e contribuisce a renderla attraente all'interno della competizione internazionale». Appunto. postato da civati, 11:42 | link | commenti (1) postato da civati, 09:29 | link | commenti (3) giovedì, agosto 14, 2008 Qualcuno, all'estero, si interroga I sindaci-sceriffo su Le Monde. Pensando al post precedente, ci vorrebbe Tex. postato da civati, 15:36 | link | commenti (1) martedì, agosto 12, 2008 I sindaci sceriffo E le brutte storie come questa. postato da civati, 17:34 | link | commenti sabato, agosto 09, 2008 Decentramento e integrazione Avevo promesso una riflessione sull’integrazione e sull’intercultura, ed ecco che, dopo una pausa in un pessimo phone center nei pressi della Rambla, questa si è manifestata in tutta la sua limpidezza. Il phone center è pulito e sembra un auchan dei phone center, perché ha una fila di computer che non finiscono più, e spazi larghi, e comodi. Inutile dire che ci sono persone che vengono da tutte le parti del pianeta. Diversamente dagli altri, in questo spazio è tutto apparentemente perfetto, ampio, rigoroso. Solo che non funzionano i computer, che si impallano e ti tocca aspettare delle ore prima che carichi la pagina. L’apparenza inganna e ti viene da pensare che non ci siano più i phone center di una volta. Ma veniamo al punto. A Barcellona l’integrazione si promuove soprattutto a livello di quartiere, sfruttando una vasta rete di associazioni territoriali, di vicinato, di consuetudini sociali molto forti. Un modello che in Italia conosciamo molto bene. Mi chiedo: perché non utilizzare queste istituzioni tradizionali, come strumento per l’integrazione? Ovvero, perché non orientare il lavoro delle zone e delle circoscrizioni, cioè delle sedi di decentramento amministrativo delle medie e grandi città, a questo tipo di sfida? Molti si chiedono, da tempo, a che cosa servano questi organismi di rappresentanza, nati nella stagione della grande partecipazione popolare dei Settanta, che oggi sembra lontana anni luce. La risposta non è facile da dare, perché il tratto burocratico di questi organismi è a volte addirittura imbarazzante. Non mi vengono altre idee, se non immaginando che essi si occupino soprattutto della società che cambia ovvero del tema politicamente più affascinante e complesso dei prossimi anni. Non possono essere che strutture locali, i piccoli Comuni e, appunto, le sedi del decentramento amministrativo ad affrontare il problema. Solo loro possono farlo a contatto con la vita quotidiana delle persone, diventando luoghi di socializzazione, avanzata, di occasioni di scambio e di confronto culturale. Ci si può arrivare. Sarebbe straordinario. Credo che il Pd, se vuole davvero occuparsi di futuro come continuiamo tutti a ripetere, debba elaborare una proposta di questo tipo. Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo, lo farò. postato da civati, 16:29 | link | commenti (2) giovedì, agosto 07, 2008 Satellite linkers
Il phone center di carrer Sant Pau appartiene alla catena Satellite linkers. Un nome, un destino. Lo gestiscono persone che vengono dall'Asia. Barcelona è multiculturale. Forse questo spiega perché qui - da noi, no, ci mancherebbe, promuovere l'intercultura, mai! - si investa tanto sul dialogo tra le culture. Nelle vie dell'Eixample, ad ogni palo, una locandina reclamizza il programma del Diàleg intercultural. Date un'occhiata al sito, con gli stormi del popolo migratore che si incrociano. Si tratta di un programma che farebbe bene anche alle nostre città, molto più di quattro ordinanze da nomoteti di provincia, che a ben vedere rappresentano proprio il contrario di quanto sta provando a fare l'Ajuntament della metropoli catalana. postato da civati, 20:50 | link | commenti (1) mercoledì, agosto 06, 2008 Marrakech (low cost) Express: Barcelona e l'impronta culturale Vi scrivo dal Raval, il quartiere multietnico di Barcelona, che sta subendo una forte trasformazione e numerosi interventi di riqualificazione edilizia (qualcuno sostiene, e non ha torto, che siano fin troppi). Il phone center non ha il bagno (fossimo in Lombardia lo farebbero chiudere, per la cronaca). Sopra i computer compare un poster della Puglia, in particolare una foto degli scavi di Egnatia, a Fasano, in provincia di Brindisi. Per dire che tutto il mondo è paese. Ieri sera il low cost - Vueling - è arrivato con un ritardo di tre quarti d'ora, ma si è comunque cenato alla Barceloneta. E la vita è bella. Questa mattina una mostra (curata perfettamente) dedicata all'opera di Ballard al CCCB (il titolo è Autopsia del nuovo millennio), oggi pomeriggio un paseo tra le ramblas e il mare. Domani si parlerà di integrazione. Perché qui la fanno. Non siamo in Italia. L'impronta c'è, insomma, ma è culturale, non digitale. postato da civati, 16:19 | link | commenti (2) lunedì, agosto 04, 2008 Single e adozioni
Ci stavo pensando in questi giorni. E il fatto che ne parli l'on. Mussolini mi spinge ad approfondire il tema. Anche a titolo personale. postato da civati, 10:26 | link | commenti (2) venerdì, agosto 01, 2008 postato da civati, 13:59 | link | commenti (1) sabato, luglio 26, 2008 Cittadini del mondo (e di Vimercate)
Leggete qui: mentre alcuni vogliono vietare i kebab nei centri storici (per tutelare le «merceologie tradizionali» e «preservare la bellezza e l'identità dei loro centri storici, evitando la spersonalizzazione della tipicità dei nostri borghi medioevali»), altri lavorano per l'integrazione e per i diritti (e i doveri) di tutti. Una missione, quest'ultima, di cui il Pd deve assumersi la responsabilità fino in fondo. postato da civati, 09:00 | link | commenti (4) mercoledì, luglio 23, 2008 Molto vanitous, poco fair
Intervista di Formigoni a Vanity Fair. Titolo: La voce del regno celeste. Formigoni sceglie Vanity per lanciare la sua quarta candidatura alla presidenza della Regione, per il mandato 2010-2015 («Vorrà dire che da qui al 2015 mi toccherà finire l'opera»). E, almeno fin qui, niente di nuovo: Formigoni ha provato due volte (nel 2006 e nel 2008) a fare il salto verso la politica romana, ma gli hanno cortesemente risposto - più o meno tutti - che faceva meglio a rimanere in Lombardia. Nel prosieguo dell'intervista, dopo aver lanciato un appello per salvare Tareq Aziz dalla pena di morte (siamo d'accordo, però, nel frattempo, se può, Formigoni ci dia qualche spiegazione su Oil for food...), l'esponente del Pdl ci spiega cosa pensa della schedatura e della raccolta delle impronte dei rom. Ed è qui che l'ipocrisia troneggia e lascia senza fiato. Dice Formigoni che la posizione di condanna nei confronti della raccolta ai bambini rom da parte di Famiglia Cristiana non rappresenta «l'ufficialità del mondo cattolico». Che «Avvenire ha sempre riportato giudizi equilibrati e niente affatto improntati alla condanna» e che, quindi, «nel caso dei bimbi le impronte sono l'extrema ratio, quando non c'è altro mezzo per tutelarli da chi li sfrutta o li indirizza al furto. Non si tratta in nessun modo di "schedarli" come etnia». Extrema ratio Formigoni, detto anche «la voce del regno celeste», è d'accordo con la raccolta delle impronte dei bambini (che lui chiama teneramente bimbi). E quelli di Famiglia Cristiana se ne facessero una ragione, per favore. Che tristezza. postato da civati, 08:00 | link | commenti (8) martedì, luglio 22, 2008 Maroni, i piccoli rom e la nuova cittadinanza
Maroni lancia la proposta di dare la cittadinanza ai bambini rom senza genitori nati sul suolo italiano. Una proposta, al solito, avventata e discutibile sotto il profilo costituzionale, che a Maroni serve indubbiamente per allentare la tensione sulla questione (vergognosa) della «schedatura» dei piccoli nomadi. Si tratta, però, nella sua rozzezza, di una proposta di grande interesse, perché per la prima volta e in modo clamoroso da parte della destra si apre alla possibilità che la cittadinanza sia attribuita non in ragione dello jus sanguinis, ma dello jus soli. Per capirci, chi nasce in Italia è italiano, a prescindere dalla sua provenienza. Sarebbe un passo avanti straordinario nel dibattito sulla "nuova cittadinanza", e bene hanno fatto i Radicali a rilanciare la boutade di Maroni, chiedendo di approfondirne il significato e la 'portata'. Siamo quasi certi che così non sarà, e che la proposta di Maroni finirà presto nel dimenticatoio. Ma il tema è questo e va affrontato nella sua (straordinaria) importanza. postato da civati, 10:22 | link | commenti (24) A proposito di testamento biologico
postato da civati, 09:01 | link | commenti (3) lunedì, luglio 21, 2008 Déjà vue
A me sembra di conoscerla... forse mi sbaglio... eppure... Tutta mattina a pensare. Questa Goisis, onorevole della Lega, io l'ho già sentita. Di lei si legge oggi che interviene a proposito di scuola e di formazione, parlando di Pirandello e Sciascia contro Cattaneo, neanche si trattasse di un derby. Eppure l'avevo già vista. E avanti e indietro per la stanza, cercando di farmi venire in mente dove e come l'avessi conosciuta. Poi mi sono illuminato. Paola Goisis, qualche tempo fa, aveva fatto un manifesto con uno slogan indimenticabile: «Cinesi? No, glazie». Con la 'l'. Tutto vero. Verificate qui. Ecco dove l'avevo già vista... postato da civati, 15:12 | link | commenti (1) sabato, luglio 19, 2008 La Lega: fuori i kebab dai centri storici? Allora fuori anche i brutti
Comunicato stampa. La Lega Nord ha presentato una proposta di legge per «preservare le bellezze storiche e evitare la spersonalizzazione del centro». Quindi stop a kebab, ristoranti cinesi, fast food e sexy shop. Siamo ormai al delirio; Lega Nord non è ancora in grado di mantenere le promesse elettorali sulla questione immigrazione “mandiamoli via tutti”, e quindi rilancia con proposte assurde e grottesche. Speriamo che nessuno in Europa e nel mondo se ne accorga. Il modo migliore per opporsi a questa strategia è ridicolizzarla. Infatti anche Monguzzi e Civati presenteranno una proposta di legge che parte da un presupposto semplice: cosa c’è di più efficace per preservare le bellezze che non far entrare le bruttezze? Dunque fuori i brutti (maschi e femmine) dai centri storici. Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, e Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD.
postato da civati, 01:29 | link | commenti (16) giovedì, luglio 17, 2008 L'impronta democratica
Dopo lo straordinario successo de Il grembiule (girerò ancora, tra Lodi e Varese, la prossima settimana), non posso non segnalare la bella iniziativa del Pd di Triuggio, che si è inventato - attraverso il suo coordinatore, Pietro Cicardi - una t-shirt per la Festa democratica che è un vero e proprio manifesto politico. Prenotatela.
postato da civati, 09:01 | link | commenti (6) mercoledì, luglio 16, 2008 La moschea di Cremona e quella di Milano (reprise)
A Cremona, dopo il noto caso giudiziario che ha riguardato il centro islamico (un caso affrontato con grande fermezza dall'amministrazione comunale), il Comune ha intrapreso una linea del dialogo con la comunità islamica, all'insegna del rigore e del rispetto delle regole. Un privato ha messo a disposizione uno stabile e la comunità ha trovato un luogo di preghiera, pagando regolarmente l'affitto e mantenendo un profilo di grande trasparenza. Nel frattempo il tavolo interreligioso e una serie di iniziative di carattere interculturale hanno approfondito il tema dell'integrazione, della nuova cittadinanza, dei diritti e dei doveri che riguardano gli stranieri presenti nelle nostre città. Viene da chiedersi: perché a Cremona sì, e a Milano no (ovvero: perché è così scandaloso, per alcuni, immaginare che si possa trovare una sede per una moschea nella città che ospiterà l'Expo nel 2015)? P.S.: il termine moschea del titolo è impreciso. In realtà a Cremona, come in viale Jenner a Milano, si tratta di un centro islamico. La natura del problema, però, non cambia. postato da civati, 08:21 | link | commenti (1) La moschea di Cremona e quella di Milano
Torno ora da Cremona. Il sindaco Corada mi ha raccontato la storia della moschea della sua città, molto istruttiva e utile per rispondere alla confusione che accompagna il dibattito sul luogo di preghiera per gli islamici a Milano, dopo lo 'sfratto' da viale Jenner. E' troppo tardi, però, e ve la descrivo domani. postato da civati, 02:18 | link | commenti giovedì, luglio 10, 2008 Sapessi com'è strano essere islamici a Milano
Adesso viene fuori che non va bene nemmeno il Vigorelli, per ospitare la preghiera del venerdì (che, sia detto per inciso, non dura tutto il giorno, ma qualche minuto). Forza Italia, che si scopre più a destra di Prosperini, minaccia sfracelli nell'odierno Consiglio comunale milanese. Staremo a vedere. Quello che sappiamo già - da tempo immemorabile - è che la destra è bravissima a evocare il tema della paura, talmente brava che quando si trova a governare e ad affrontare il problema della 'sicurezza' si squaglia come neve al sole. Al Vigorelli si correvano le Sei giorni: per cambiare posizione, alla maggioranza che sostiene (si fa per dire) Letizia Moratti, ne sono bastati due. Complimenti vivissimi. postato da civati, 10:43 | link | commenti (4) martedì, luglio 08, 2008 Minareto Pertusella
Milano, secondo alcuni autorevoli esponenti della destra di governo (sì, ciao), non può ospitare una moschea. Che andassero altrove, gli islamici. Magari in una città dell'hinterland o, meglio, della provincia diffusa, che c'è più spazio, tipo a Caronno Pertusella o a Cernusco Lombardone (sulla Grigna, che ne dite?). E' incredibile come la famosa capitale morale sia caduta così in basso. Via da viale Jenner? Sono anni che lo dico, che una situazione così degradata non aiuta nessuno, che sia islamico o mormone. Ma che nella pianificazione urbanistica della città più avanzata del Paese non ci sia un lotto (uno soltanto) per la moschea, è un fatto di una tristezza senza fine. Non credo che una città sia amministrata così, in tutta l'Europa occidentale (in quella orientale, per buona parte, le moschee ci sono da secoli). E' il caso che qualcuno lo dica. postato da civati, 07:48 | link | commenti (17) sabato, luglio 05, 2008 postato da civati, 19:20 | link | commenti (2) mercoledì, luglio 02, 2008 Vergogna
Non so voi, ma io trovo questa storia delle impronte digitali prese anche ai bambini una vergogna. E basta. postato da civati, 07:55 | link | commenti (27) mercoledì, giugno 25, 2008 No woman, no cry?
Nella prossima giunta regionale - la terza della legislatura - non ci sarà alcuna donna. Zero su sedici. Prima ce n'era una, la Fata Carabina, al secolo Viviana Beccalossi. Ora non più. Così è anche per le commissioni: prima, con Rosy Mauro, di presidente donna ce n'era una su sette. Ora non più. Nell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale? Cinque uomini su cinque posti. Altro che quote rosa: qui siamo alla misoginia vera e propria. Ci si chiede come possa essere rappresentativa della società lombarda una giunta così. Anzi, non ce lo si chiede nemmeno più. Semplicemente questa giunta non è rappresentativa della società lombarda. Che vergogna. postato da civati, 09:50 | link | commenti giovedì, giugno 12, 2008 Registro delle coppie di fatto: il Pd e le famiglie Come sono cambiate le famiglie italiane? Se il Pd fosse un partito serio, come vuole e deve essere, farebbe prima di tutto un'indagine sulle famiglie di coloro che vi aderiscono. Sarebbe un segnale, molto poco ideologico, per comprendere come la realtà che descriviamo e che etichettiamo come 'famiglia' sia cambiata notevolmente, che esistano molteplici situazioni. Iniziamo dal Pd. Verifichiamo insieme come sono le nostre famiglie, quante siano quelle tradizionali, quante quelle ricostituite, quanti siano single, quante realtà siano monoparentali. In modo laico, ovviamente, tutelando la privacy di ciascuno, ma dando la possibilità al Pd di studiare un'estensione dei diritti e delle garanzie a chi ora non ne ha. postato da civati, 15:50 | link | commenti (1) sabato, giugno 07, 2008 Il registro delle coppie di fatto? Lo faccia il Pd
E' la proposta del vostro affezionatissimo in occasione del gay pride milanese di questo pomeriggio, a cui ho partecipato orgoglioso di esserci e orgoglioso di condividerlo con altri due dirigenti del Pd, Pierfrancesco Majorino e Luigi Vimercati (gli altri non c'erano, peccato). L'idea, nata durante la manifestazione, è semplice: il registro delle coppie di fatto, bocciato in Consiglio comunale a Milano solo qualche giorno fa, lo può fare il Pd, partendo dai singoli circoli. A Milano, Diana De Marchi si è già detta disponibile, a livello cittadino si potrebbe pensare allo strumento di internet. Ci si iscrive così ad un registro virtuale, che possa dare conto alla politica di quanto vasta sia la dimensione del fenomeno. Un messaggio laico, il nostro, senza essere provocatorio, che darebbe un segnale preciso: il Pd è aperto alla società e alle sue trasformazioni. postato da civati, 19:44 | link | commenti (6) venerdì, giugno 06, 2008 Sono andato a letto presto "Cos'hai fatto negli ultimi trent'anni? Sono andato a letto presto". E' la risposta di Robert De Niro a chi gli chiede perché fosse sparito dalla scena della Grande Mela per tanto tempo in C'era una volta in America. "Sono andato a letto presto" è anche la filosofia che esprime la radicale soluzione proposta da un nostro collega, il consigliere Quadrini, per risolvere il problema dell'abuso di alcool e di droga e per affrontare la questione della sicurezza stradale. Pub e discoteche chiusi all'una di notte. Tassativamente. Con Marcello Saponaro abbiamo deciso di rispondere così: Comunicato stampa. Già in Lombardia tira un'aria pesante per quanto riguarda gli stili di vita, ci mancava soltanto la proposta del consigliere dell'Udc Gianmarco Quadrini di chiudere pub e discoteche all'una di notte per peggiorare la situazione. "A letto con le galline", una soluzione certamente sofisticata. Quale obiettivo mai potrebbe raggiungere un simile provvedimento? Limitare il consumo di alcol? Garantire maggiore sicurezza? Educare? Prevenire? Chiudere tutti i locali all'una di notte non farebbe nulla di tutto questo. Anzi, svuoterebbe le nostre città, peggiorerebbe la socializzazione e aumenterebbe moltissimo il nomadismo verso Rimini e i cosiddetti divertimentifici. Alcuni semplici provvedimenti potrebbero invece fare molto di più per prevenire la guida pericolosa e gli incidenti. Per esempio liberalizzare le licenze dei taxi. Con una fava prenderemmo due piccioni: troverebbero lavoro migliaia di giovani e troverebbero un taxi migliaia di giovani, anche di notte. postato da civati, 16:15 | link | commenti (4) giovedì, maggio 29, 2008 Integrazione, che strano! Dibattito televisivo, oggi, con Tiziana Majolo sulla scuola e l'integrazione. Si partiva dalla proposta di un deputato del Pdl di Torino che propone un tetto del 10% alla presenza di bambini stranieri nelle scuole dell'infanzia. Una proposta che, così com'è, è inaccettabile, ma che diventa interessante se apre un dibattito, finalmente civile, sull'integrazione e sulle modalità con cui promuoverla. Erano mesi che non capitava di discutere così di stranieri e l'ho vissuta come una (piccola) liberazione. Speriamo che il dibattito politico italiano maturi. Nel frattempo, proseguo nel mio lavoro di raccolta di informazioni sulle politiche per l'integrazione e l'intercultura in Lombardia. Vi terrò aggiornati. postato da civati, 16:49 | link | commenti (4) martedì, maggio 27, 2008 Appena svegli Ore 7. Tv7Gold. Trasmissione dedicata alla sicurezza. Tanto per cambiare. Un fiume di telefonate che difendono chi spara ai ladri in casa. E li uccide. Cerco di spiegare che la legittima difesa è normata. Che, anzi, è stata estesa nel 2006, quando al governo c'era B. E che, insomma, il processo valuterà se la persona che ha sparato lo ha fatto per difendersi, o se il suo è stato - con tutte le attenuanti del caso - un eccesso di difesa. L'argomentazione, precisa ed equilibrata, si è rivelata al solito del tutto inutile. Tutti esasperati. Mala tempora. postato da civati, 10:12 | link | commenti (7) domenica, maggio 25, 2008 Non è un paese per vecchi
«Il razzismo? Colpa di chi delinque». Lo ha detto Maroni, a commento dei fatti di Roma (un bengalese e un omosessuale pestati a sangue). Attenzione: essere un bengalese, se non si hanno tutti i crismi burocratici, è reato. I gay si preparino. Che vergogna. postato da civati, 21:10 | link | commenti (3) venerdì, maggio 23, 2008 Costituzione à la carte Perché le badanti vanno regolarizzate e gli operai dei cantieri edili sotto caporale, no? Perché discriminare le colf? Perché un bambino clandestino è un criminale? Perché la Ue è esterrefatta? Perché dobbiamo costruire nuove carceri per dare spazio a nuovi criminali inventati con una norma palesemente estremista? Perché Moratti dice che il decreto sicurezza non basta? Perché vanno confiscate le case affittate in nero ai clandestini e non tutte quelle affittate in nero? Perché si stabilisce un reddito minimo quando è lapalissiano che i clandestini e gli assunti in nero non abbiano alcun reddito dimostrabile? Infine, perché chi non delinque ed è clandestino solo perché non riesce a regolarizzarsi (vedi alla voce Bossi-Fini) è un criminale come chi delinque, né più né meno, tutt'al più è questione di sfumature? Spero che qualcuno queste domande se le voglia porre, anziché seguire questa marea montante. Credo che il 40% degli italiani che ha votato il centrosinistra si aspetti un segnale. Queste misure non servono a nulla, costituiranno dei costi che non ci possiamo permettere e serviranno solo, tra qualche mese, a far sparire dalle prime pagine dei giornali la questione della sicurezza. Non perché saranno risolti i problemi, ma proprio per il contrario. Semplicemente, non sarà più conveniente parlarne. Che vergogna. postato da civati, 11:44 | link | commenti (8) giovedì, maggio 22, 2008 Stare a guardare?
Rientro ora da una trasmissione televisiva che mi ha lasciato molto inquieto. Si parlava, come sempre (primo dato), di sicurezza e in particolare di rom, come se non se ne potesse fare a meno (secondo dato). Gli ospiti di tutte le provenienze politiche urlavano, chi più chi... ancora di più (terzo dato). L'impressione è che si debba fare qualcosa. Per affrontare la questione dell'immigrazione con maggiore rigore, certamente, a cominciare dalle parole che si usano, dal rispetto per la costituzione, dalla difesa dei diritti umani. Non ne posso francamente più di generalizzazioni, di semplificazioni aberranti, di mostruosità giuridiche. Il Pd non può stare a guardare. postato da civati, 00:00 | link | commenti (13) venerdì, maggio 16, 2008 Male sociale? Sono reduce da una trasmissione televisiva dal titolo: "Rom: male sociale?". Quando si dice le domande sbagliate. Un'intera popolazione può essere "male sociale"? Ci avevano già pensato nel Novecento (anche per gli zingari, oltretutto). Il pogrom napoletano di queste ore la dice lunga sul clima di intolleranza che si sta vivendo nel nostro Paese. Insicurezza 'percepita', la chiamano. Un po' come il caldo d'estate, per via dell'umidità. La definiscono così, senza chiedersi i reali motivi di questa 'percezione' (insomma, di senza chiedersi dove stia questa 'umidità' che esaspera gli animi). E i motivi sono il disagio sociale, l'incertezza, la povertà. Sì, la povertà crescente, che spiega molte cose, quasi tutte. Spiega il malessere dei cittadini, spiega il clima di sospetto verso l'altro, spiega l'esposizione al crimine di una parte di popolazione che vive di espedienti. Prendete un clandestino che lavora dodici ore al giorno a tre euro all'ora sotto padrone e caporale: sarà più esposto di me al rischio di diventare criminale? Forse sì. Mandare via i rom risolve i problemi ai cittadini che assalgono e danno fuoco ai campi? Forse ne risolve alcuni, ma lascia inevasa la questione vera. Il nuovo Governo fa vedere i muscoli: chissà se riuscirà a fare meglio del precedente quinquennio berlusconiano, nel quale i dati reali della sicurezza sono peggiorati. Si continuerà a mostrare i muscoli finché non si capirà che il problema è più complesso. E allora si farà finta di averlo risolto, e l'insicurezza sparirà dai titoli dei giornali. 'Espulsa' proprio come i rom che ora si vogliono cacciare, pur sapendo che rappresentano una porzione minima dello stesso fenomeno della presenza degli stranieri in Italia. Freud lo chiamava narcisismo delle piccole differenze. Consiglio di approfondire i precedenti. postato da civati, 10:11 | link | commenti (13) martedì, maggio 13, 2008 Città, non cittadelle
Il Tar ha sospeso le otto ordinanze «modello Cittadella» dei sindaci lombardi, a cominciare dall'amministrazione della destra di Lecco. Non è lo strumento appropriato e i contenuti, come riportato da Marco Cremonesi sul Corriere, sono tali da suscitare «persino sospetti di intenti discriminatori». Avevo chiesto, senza molta fortuna per la verità, che il Pd si facesse carico di una dura opposizione nei confronti di questi atti amministrativi, non solo propagandistici, ma proprio anticostituzionali. Ci ha pensato il Tar. Speriamo in futuro che i Democratici lombardi siano più 'tonici'. postato da civati, 17:02 | link | commenti (2) mercoledì, aprile 23, 2008 Sicurezza sul lavoro: mobilitazione a Monza e in Brianza Con Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, ci siamo confrontati, nei giorni scorsi, sulle morti sul lavoro che hanno riguardato il nostro territorio. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare fosse un appello alla mobilitazione, che Adriano ha condiviso con altri sindaci, di tutti gli schieramenti politici, della Brianza. L'appello è stato approvato all'unanimità dal MB7 e dall'assemblea dei sindaci di Monza e della Brianza. Trovate il testo dell'appello qui sotto. Il nostro è un appello rivolto alle associazioni di categoria e alle forze sociali nel loro complesso, al sistema produttivo e al mondo dell'informazione della Brianza perché non si lasci nulla di intentato nel contrastare le morti sul lavoro. Perché si intervenga al più presto, sia per la formazione degli addetti, sia per la sicurezza dei processi produttivi, perché ogni intervento rinviato può significare una vita persa. Nella promozione della dignità del lavoro e nel rispetto per la persona umana, chiediamo che si promuova una grande mobilitazione di carattere culturale e politico, a cui possano partecipare tutti indistintamente, perché non solo le leggi siano rispettate, ma si affermi sui luoghi di lavoro, nei cantieri, nei capannoni e lungo le strade della nostra provincia un'attenzione particolare. Perché le morti degli ultimi giorni, in rapida successione, non siano soltanto gli ennesimi episodi di una lunga serie, ma diventino un momento di riflessione collettiva. Le morti e gli infortuni sul lavoro sono una drammatica emergenza, soprattutto nella piccola impresa e in particolare nell'edilizia. Crediamo che tutta la comunità brianzola debba sensibilizzarsi, ognuno nel proprio ambito e con il proprio ruolo, per dare voce ad una cultura diffusa della sicurezza sul lavoro. Ne va della vita di tanti lavoratori e della felicità di tante famiglie. postato da civati, 17:21 | link | commenti (3) sabato, aprile 19, 2008 Lei da dove viene?
Mi chiede un signore nigeriano, in occasione della seconda presentazione della Consulta dei residenti privi di cittadinanza che il Comune di Vimercate sta promuovendo. Rispondo con un po' di malizia che vengo da Monza e che tutto sommato, pensando alla nota antipatia che corre tra le due città, anch'io sono straniero. Vimercate è una bella città e da oggi pomeriggio lo è un po' di più. Perché quest'idea di creare un ambito di confronto e di dialogo con i residenti stranieri è un fatto di grande importanza. E' evidente che l'integrazione è la 'ricetta' fondamentale per 'gestire' l'immigrazione: una grande alleanza tra chi viene qui da Paesi diversi per lavorare e far crescere anche il nostro sistema produttivo, da una parte, e gli italiani, dall'altra, per respingere - insieme - i malintenzionati. Un desiderio espresso nella riunione di oggi dagli stessi stranieri, giunti a Vimercate da ogni confine: russi, rumeni, maghrebini, latinoamericani. Sono il 6% in città e non hanno alcuna rappresentanza, benché in molti casi vogliano partecipare e condividere i destini di quella che sentono come loro comunità. A Vimercate tutto è nato dal COI, che sta per Centro Orientamento Immigrati, creato quarant'anni fa per 'orientare' gli immigrati che venivano da altre parti del nostro Paese, soprattutto dal Mezzogiorno. La missione non è cambiata. L'integrazione e la qualità sono la strada maestra: offrire diritti a quelli 'buoni' (la grande maggioranza), per isolare chi delinque. Una lezione di civiltà da parte di Vimercate, in poche ore, un sabato di aprile. A proposito: voi, precisamente, da dove venite? postato da civati, 20:14 | link | commenti (3) martedì, marzo 25, 2008 Non ci provate
Nontoccarla.it: una bella iniziativa. Partecipate numerosi (e leggete Sofri: fa bene). postato da civati, 09:01 | link | commenti (2) giovedì, marzo 13, 2008 Ciwalter La sintonia con Veltroni è ormai totale (scherzo, "ma anche" no). Dal palco dell'Auditorium di Verona, ieri, Veltroni ha ripreso la polemica su Rula Jebreal, a cui aveva preso parte anche il vostro affezionatissimo. Così parlò Walter: "Qualche leghista ha abbandonato la sala perché l'evento era presentato da Rula Jebreal. L'argomento è stato forte: perché non parlava un italiano perfetto. Vogliamo discutere di questo? Vogliamo aprire questo capitolo?". postato da civati, 11:40 | link | commenti (10) sabato, marzo 01, 2008 postato da civati, 15:58 | link | commenti (2) mercoledì, febbraio 20, 2008 Pensando a Carme: per una maternità consapevole Avevo già avuto occasione di parlare di lei, la mia preferita nel Psoe (è capolista del Psc a Barcellona). Ora credo che possiamo prendere Carme Chacón quale simbolo della campagna in Spagna, ma anche in Italia. L'ateo devoto e militante Giuliano Ferrara è sceso in campo quale protagonista quanto mai discusso della campagna elettorale. Come negli Usa nel 2004, la scelta di introdurre nel dibattito e di stampare addirittura sul simbolo di una lista (e che simbolo!) una questione così delicata e sensibile è un modo fin troppo dichiarato per dividere il Paese con finalità eminentemente elettorali. E' tutto molto strumentale, a cominciare dallo slogan "Aborto? No, grazie" che non solo banalizza al limite del ragionevole la questione, ma falsifica il vero interrogativo. Certo che "Aborto? No, grazie", ci mancherebbe, ma la domanda - quella domanda - non può essere posta in modo astratto e formale, bensì nel contesto complesso e drammatico in cui si pone alle donne in un determinato momento della loro vita (del resto, pare che lo stesso Ferrara l'interrogativo che trova ospitalità sul suo simbolo se lo sia posto - benché indirettamente, riguardando due sue partner - e che abbia risposto affermativamente in più occasioni). Lo schema, quindi, depista e, se buona fede c'era nelle intenzioni, nella gestione sta diventando un fatto sempre più strumentale, con appelli, manifestazioni, endorsement molto affrettati (a cominciare da Formigoni, che si è visto scavalcato su quelli che ritiene propri temi e si è dovuto 'accodare'). Chi non è d'accordo, a cominciare dal Pd di Veltroni, non deve farsi 'intrappolare': deve ribadire con fermezza la difesa e la compiuta attuazione della 194 (che nemmeno Ferrara, almeno ufficialmente, intende mettere in discussione) e porsi la domanda in un altro modo, più corretto e responsabile. Con il pensiero rivolto non tanto a Ferrara, che tutt'al più qualche voto lo può far perdere proprio alla destra, ma alla Spagna. Quella di Carme Chacón, la ministra della Casa, al primo posto della lista socialista a Barcellona e al terzo mese di gravidanza. E' un simbolo molto positivo, il suo, che ci parla di autonomia, di consapevolezza, di equilibrio. Questa sì che è la campagna culturale, la 'missione' di un Paese - come il suo, come il nostro - che guarda al futuro e alla vita dei suoi cittadini, con serenità e responsabilità. Zapatero le ha detto: "Quando avremo vinto le elezioni, avremo tanto da fare, ma tu non rinunciare a ciò che di più bello possa capitare a una persona, cioè avere figli". Intorno a Carme si può sviluppare un discorso che unisce, anziché dividere un sistema politico e - cosa ben più importante - un'intera società. La ministra che aspetta un bambino: la dolce attesa di una politica meno aggressiva e più consapevole della delicatezza dei problemi di cui si occupa, proprio perché riguardano la vita delle persone. postato da civati, 13:49 | link | commenti (21) venerdì, febbraio 15, 2008 Lo spazio bianco
Fate una cosa giusta: comprate e leggete il libro di Valeria Parrella. E' un libro di un'attualità dolce e straziante nello stesso tempo (e il tempo del libro è quello dolce e straziante dell'attesa più importante). Si chiama Lo spazio bianco. Quello che dovrebbero lasciare tutti i logorroici soloni (con che cosa fa rima?) che si impancano a chiedere moratorie e a trattare le donne come se fossimo nel Medioevo. Senza offesa per il Medioevo, beninteso. postato da civati, 10:28 | link | commenti (2) domenica, febbraio 03, 2008 Fiera della stupidità
Dopo le decine di moratorie che ci stiamo sorbendo (propongo la moratoria delle moratorie, perché non se ne può più), ci mancava solo la moratoria della Fiera del Libro di Torino. Siccome l'ospite d'onore è Israele, Tariq Ramadan ha proposto di boicottare la manifestazione, per protestare contro l'occupazione vergognosa dei territori e la violenza nei confronti dei palestinesi. La causa è troppo nobile e importante per essere rovinata da una campagna del genere. Dopo qualche ora, oltretutto, è arrivata l'adesione di Diliberto, e la cosa non può che convincermi che si tratti di un'idiozia. Forse dovrebbero avvisare il Pdci che ci sono autori isreaeliani come Amos Oz o David Grossman, che non si capisce perché dovrebbero essere censurati da Diliberto, dal momento che si battono per la stessa causa (che sarebbe oltretutto la loro, prima di essere la nostra). Forse dovrebbero ricordare alla sinistra (?) che c'è un monumento a Berlino che ricorda il rogo dei libri del 1933. E' un cubo ipogeo. Sui quattro lati ci sono librerie bianche e desolatamente vuote. Penso di non dover aggiungere altro. postato da civati, 14:31 | link | commenti (6) mercoledì, gennaio 16, 2008 La tolleranza e gli intolleranti Torno su Ratzinger, per una questione di ordine metodologico e di matrice eminentemente filosofica, al di là delle ovvie ragioni di opportunità che avrebbero sconsigliato di invitare un papa all'inaugurazione dell'anno accademico di un'università. Mi interessa scavare un po' di più, però. La tolleranza vale anche nei confronti degli intolleranti? Se ci pensate, è un tema - da me già frequentato - che riguarda il nostro rapporto con l'Islam (ora si chiama "argomento della reciprocità" e l'esempio più noto è: faccio costruire le moschee in Italia se e solo se posso costruire le chiese nei paesi islamici). E' un argomento rudimentale, e anche per questo popolarissimo tra i leghisti, che si basa su una famosa pagina di John Locke in Saggio sulla Tolleranza, p. 111, Utet 2005, dedicato esplicitamente ai fedeli della Chiesa di Roma (e fa quindi al caso nostro): «I papisti non devono godere i benefici della tolleranza perché, dove essi hanno il potere, si ritengono in obbligo di rifiutarla agli altri. È infatti irragionevole che abbia piena libertà di religione chi non riconosce come proprio principio che nessuno debba perseguitare o danneggiare un altro per il fatto che questi dissente da lui in fatto di religione». Bene, io credo che Locke sul 'punto' abbia torto, e che la tolleranza - per quanto riguarda la libertà di espressione e di parola - debba valere anche per gli intolleranti o presunti tali. Ed è proprio sulla 'presunzione' che dobbiamo soffermarci, prima di assumere posizioni oltranziste: perché quello che è intollerante per me, può non esserlo per altri, e il metro di giudizio, su queste questioni, deve essere universale. Ratzinger per molti è intollerante? Una ragione in più per ascoltarlo e contestarlo. Almeno, la penso così, al di là dell'episodio e dell'inverosimile dibattito che molti, non si sa bene a quale titolo, stanno interpretando. A me le cose che dice in questo periodo la Chiesa su tanti argomenti - a cominciare dalle unioni civili, per finire con la richiesta di cambiare la 194 - trovano in disaccordo pressoché totale, ma credo di poter argomentare e di poterne discutere senza vietare a nessuno la possibilità di parlare. postato da civati, 12:50 | link | commenti (13) Se gli immigrati diventano leghisti
Ci penso da un po'. I leghisti si lamentano del fatto che i soldi delle loro tasse vanno a Roma e non tornano più. E' un Leitmotiv che accompagna la politica italiana e lombarda in particolare da vent'anni. La necessità di avere un federalismo fiscale è vera e forse, dopo anni di chiacchiere devolute (e involute), il governo Prodi riuscirà a fare qualcosa di significativo, attuando finalmente l'art. 119 della Costituzione. Pensavo però che oltre ai leghisti c'è qualcun altro che si dovrebbe lamentare, perché i suoi soldi finiscono a Roma, e non solo non gli tornano, ma non ha la possibilità di decidere - attraverso il voto - che cosa succederà delle tasse che ha pagato. Mi riferisco ai lavoratori immigrati, che pagano le tasse, producono ricchezza, e non hanno alcun diritto di rappresentanza. Se diventano 'leghisti' sono guai. Roma ladrona dovrebbe tremare come ai tempi di Brenno, allora extracomunitario. Forse è il caso che ce ne ricordiamo, quando parliamo di immigrazione, di diritti e di doveri. Sarebbe interessante valutare qual è l'entrata per le casse dello Stato che proviene dalle tasse pagate dai lavoratori stranieri. postato da civati, 08:51 | link | commenti (8) martedì, gennaio 15, 2008 Moioli e la nemesi Una delle vicende più tristi della politica milanese e lombarda degli ultimi anni è la decisione della giunta Moratti e, in particolare, dell'assessore Moioli di negare la scuola dell'infanzia ai bambini figli di immigrati non regolari. Una decisione che è stata contestata dal ministro Fioroni in nome della legge e della norma messa a punto proprio quando Moratti e Moioli erano al Ministero dell'Istruzione e che si basa su un principio noto al genere tragico: una vera e propria nemesi, per la quale le 'colpe' dei padri ricadono sui loro figli, quasi si trasmettessero di generazione in generazione. Il risultato è aberrante perché il Comune di Milano, la più grande città del Nord, forte di una grande tradizione democratica e da sempre luogo di integrazione e di apertura, finisce con il prendersela con i piccolini, a cui viene negata la possibilità di ciò di cui hanno più bisogno per crescere: l'istruzione. E' davvero difficile capire le ragioni di un simile accanimento, anche perché Moratti e Moioli, ad esempio sulla vicenda rom, avevano spesso puntato sull'educazione e sulla scolarizzazione come elementi nobilitanti e di sicuro interesse per le comunità immigrate. Ora si sono ricredute: che sia una nemesi anche la loro? postato da civati, 18:52 | link | commenti (10) venerdì, gennaio 11, 2008 Non sarà politically correct, però...
...ho trovato davvero fuori luogo le parole che Ratzinger ha destinato a Veltroni. Un mio amico laico (non laicista, laico) dice che forse, se tutti pagassero l'Ici, le periferie (e non solo quelle di Roma) sarebbero meno degradate. Un altro amico mi sollecita a prendere posizione in difesa degli omosessuali, cosa che faccio volentieri e di buon grado, come ho sempre fatto, dal momento che trovo veramente irricevibili i 'suggerimenti' delle gerarchie ecclesiastiche. Vedo che qualcosa, in ambito Pd, si muove. Credo che dovrebbe muoversi di più, perché il mio disagio è condiviso da tanti, nel Pd e fuori dal Pd. E trovarmi a ribadire (ancora!) che l'omosessualità non è una malattia, che i Pacs estendono i diritti e non «insidiano» proprio nessuno, che le scelte individuali vanno rispettate e che non si può essere preoccupati della povertà a Roma (e basta) mentre nel Nord i sindaci si attrezzano per espellere i poveri dai confini comunali, beh, mi amareggia. Parecchio. postato da civati, 00:34 | link | commenti (7) martedì, gennaio 08, 2008 500 euro per non abortire (che vergogna)
Si parla di 194 e la proposta più sconcertante non poteva non venire da Monza, dalla giunta Mariani e, in particolare, dall'assessore Carugo. Devotissimo (soprattutto ad Abelli), Carugo si distinse in campagna elettorale per la facilità con cui copriva i manifesti degli altri candidati (si veda il video-denuncia del Partito Umanista). Da quando è assessore alle politiche sociali si è spesso dedicato ad iniziative di segno perfettamente ideologico, ma è soprattutto l'ultima, quella che riguarda appunto le interruzioni di gravidanza, a destare sentimenti di indignazione. L'assessore propone un 'innovativo' bonus per non abortire di 500 euro, come se il dramma di una donna si potesse valutare in quella cifra (ridicola, oltretutto), e come se, per farsi pubblicità sui giornali, ci si potesse inventare un bonus per ogni cosa. A me questo modo di fare politica non piace per niente: mi auguro che i cittadini, e le donne soprattutto, condividano la mia amarezza e la mia preoccupazione. postato da civati, 09:20 | link | commenti (6) lunedì, gennaio 07, 2008 Sapessi com'è strano essere re magi a Milano
Ci viene spesso chiesto di ascoltare, con rispetto devoto e massima attenzione, i consigli e i suggerimenti che ci provengono dalle gerarchie ecclesiastiche. Oggi mi sento di essere d'accordo: il cardinale Tettamanzi ieri ha celebrato l'Epifania accogliendo, quali re magi dei nostri tempi, gli stranieri in Duomo, invitandoli con parole dolci alla convivenza e stigmatizzando duramente le discriminazioni previste dal Comune di Milano nei confronti dei bambini stranieri negli asili della città. Ovviamente, possiamo scommetterci, sarà l'unico richiamo della Chiesa che rimarrà inascoltato nella nostra pia regione. Chissà come mai. postato da civati, 11:12 | link | commenti (3) sabato, gennaio 05, 2008 E' la Lombardia o il Mississippi?
Leggendo le cronache lombarde viene in mente quello stato americano e quel film nel quale chi vi entra è pregato di portare le lancette dell'orologio indietro di un secolo. Marcello Saponaro, il comandante regionale dei Verdi, ci segnala la mozione con la quale, a Cologno al Serio, provincia di Bergamo, il Consiglio comunale vota l'incredibile (e inaccettabile) moratoria della moratoria della pena di morte. Come se non bastasse il fulgido esempio di Caravaggio o l'entusiasmo con cui sono stati accolti in terra lombarda l'ordinanza di Cittadella e il razzismo delle 'sparate' (il termine è volutamente ambiguo) del trevigiano. Nel frattempo, il governatore Formigoni, anche lui sempre più simile a un conservatore della Bible Belt, sente odor di modifica della 194 e ovviamente rilancia, secondo la strategia - da lui frequentatissima - del "più uno". Fanno qualcosa? E io la faccio un po' di più. Così ventila l'introduzione (via delibera regionale) di un limite per l'aborto terapeutico alla 21esima settimana, guarda caso proprio quando Ruini chiede di rivedere la legge 194, all'insegna di un'altra moratoria, che non abbiamo nemmeno bisogno di commentare (come Wittgenstein oggi suggerisce). Nel frattempo, nel capoluogo, che dovrebbe essere più illuminato della provincia profonda, ma in Lombardia non lo è, è ancora fresco il ricordo del contributo negato al Festival del cinema gay e la chiusura di una mostra troppo omosessuale per i gusti di Letizia Moratti. Forse i diritti civili e la libertà degli stili di vita di ciascuno devono tornare al centro del programma del centrosinistra, se si vuole significare ai lombardi - e anche a noi stessi - che non vogliamo vivere nel Mississippi. Come 'democratico', francamente, me l'aspetto. postato da civati, 20:06 | link | commenti (5) mercoledì, dicembre 26, 2007 Omosessuali e diritti negati: una storia italiana
A chi si occupa di politica, ma anche a chi non se ne occupa, consiglio vivamente la lettura di Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale di Vittorio Lingiardi, per i tipi del Saggiatore. E' un saggio di sicuro interesse per chi cerca di districarsi tra Dico, Pacs e Cus e vuole dare risposta compiuta ad una richiesta che è soprattutto una domanda di cittadinanza. Lingiardi descrive con accuratezza le diverse stagioni delle battaglie per i diritti degli omosessuali, passate dalla volontà di reclamare una 'differenza' ad una opzione di normalità più sentita e più matura. In quest'ultima temperie si inserisce il dibattito circa il diritto per i gay di vedere riconosciuta la possibilità di una convivenza sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista della norma, e Lingiardi si spinge ad affrontare il tema dell'omogenitorialità e della famiglia gay intesa in senso stretto. E' un testo di grande valore, che spazza via una serie infinita di luoghi comuni e che consentirebbe alla classe politica più retriva del pianeta - sotto questo profilo certamente - di affrontare il problema in modo serio e compiuto, come è accaduto in altri Paesi. Lingiardi non tira un sasso nello stagno: descrive, piuttosto, lo stagno, e i paludati moralismi del dibattito pubblico italiano, in cui si alternano posizioni prive di alcuna consistenza scientifica con altre ispirate ad una vera e propria omofobia. P.S.: Per dire come siamo 'conciati' da questo punto di vista, vi posso ricordare che quando sono arrivato in Regione molti pensavano che fossi omosessuale (anzi, per la precisione, 'frocio') per il semplice fatto di aver orgogliosamente condiviso più di una iniziativa con esponenti dell'Arcigay e del movimento Lgbt. Anche esponenti della mia parte politica pensavano e dicevano così. Preciso che a me (purtroppo, direi, visti i risultati) piacciono le ragazze, mentre gli omofobi fanno proprio schifo. postato da civati, 11:00 | link | commenti (10) sabato, dicembre 08, 2007 Medioevo post-costituzionale o un nuovo Statuto dei diritti?
Non sarò breve e vi prego per una volta di seguirmi con attenzione, perché si tratta di una questione delicata e decisiva per comprendere il quadro politico e culturale in cui viviamo nella nostra regione. Nei giorni della visita del Dalai Lama, leader internazionale delle campagne non-violente in difesa dei diritti delle minoranze e degli oppressi, e nel periodo in cui si sta per arrivare alla definizione dello Statuto della Regione (in una fase perciò costituente), ci tocca assistere all’ultima iniziativa istituzionale, se così si può definire, della Lega Nord. Come non vogliamo che ci si faccia giustizia da soli in uno Stato di diritto, così riteniamo grave la decisione dei 43 sindaci della provincia di Bergamo di recepire sia l’ordinanza di Cittadella (che prevede la residenza solo a chi dimostra di avere un reddito di almeno 5mila euro), sia la circolare di Caravaggio, che autorizza le nozze con stranieri solo se questi si trovano in possesso di un permesso di soggiorno. Lo stesso hanno fatto i 17 borgomastri leghisti della provincia di Varese, quelli di Como e quelli della Brianza (non poteva mancare). Altri precedenti recenti sono stati la decisione del sindaco del Comune di Drezzo, in provincia di Como, di vietare il burqa, per non parlare dell'iniziativa del Comune di Morazzone e poi di quello di Tradate che avevano introdotto un assegno per i nuovi nati, escludendo però dal beneficio le famiglie extracomunitarie. A sentir loro, per difendere la cultura occidentale. Degna di citazione anche la taglia sui clandestini destinata ai vigili del Comune di Adro. A livello legislativo, invece, rimane insuperata la legge sui phone center della Regione Lombardia, decisamente punitiva nei confronti degli operatori e palesemente discriminatoria, come da noi sostenuto in più occasioni e come rilevato più volte dal Tar, che ha sottolineato i numerosi tratti d'incostituzionalità che si incontrano nell'articolato. Siamo di fronte ad una grave involuzione rispetto al tema dei diritti di cittadinanza, rispetto cioè ai diritti fondamentali universalmente riconosciuti, alla Costituzione e, ovviamente, alla legislazione nazionale. Ormai siamo all'ordinanza-che-fa-testo-e-che-fa-legge, che si richiama con evidenza ad uno schema medievale nel senso deteriore, in cui ciascuno decide per sé, senza alcun riferimento alla norma. Una norma postcostituzionale che cambia superato un cavalcavia o attraversata una roggia, a seconda del colore dell'amministrazione comunale. Altro che universalità dei diritti. Dopo la rassegna dei maiali anti-moschea, sono le stesse istituzioni ad essere piegate all'ideologia della discriminazione, in modo invasivo e, dal punto di vista formale, alquanto pedestre: intervenire sui diritti di cittadinanza non è, purtroppo, come fare una rotonda o approvare un piano di lottizzazione. Credo che il Partito democratico debba prendere duramente posizione contro simili iniziative, richiamando tutti al senso delle istituzioni e al rispetto dei diritti di cittadinanza. Le istituzioni devono essere il luogo della concertazione e non del conflitto e della sua esasperazione. La Lega in Lombardia con questa campagna tradisce anche lo spirito del vero e buono federalismo, che non è certo quello di fare ciascuno per sé, in questo campo così delicato, ma di poter disporre di deleghe più ampie per andare incontro alle esigenze dei cittadini. Nella Regione in cui più forti sono stati i flussi migratori e in cui si pone sempre più come decisivo il tema dell’integrazione e della convivenza, queste sono risposte desolanti e controproducenti, che fanno perdere altro tempo al difficile percorso verso l’integrazione. Ci auguriamo che la giunta regionale voglia contestare queste prese di posizione: crediamo che una riflessione pubblica di Formigoni su queste iniziative potrebbe essere importante, per fare chiarezza, sia all’interno della compagine di governo della Regione, sia nei rapporti istituzionali con gli enti locali. La garanzia dei diritti di cittadinanza e dei doveri che essa comporta è un tema troppo importante per essere interpretato così. postato da civati, 10:11 | link | commenti (3) martedì, novembre 20, 2007 Phone center: un'altra ordinanza mette in discussione la legge regionale Comunicato stampa. La quarta sezione del Tar della Lombardia ha pronunciato un’ordinanza di annullamento della chiusura di un centro di telefonia fissa nel Comune di Calolziocorte (LC), accogliendo il ricorso dell’operatore contro il comune che ne aveva ordinato la chiusura. Le motivazioni dell’ordinanza mettono sotto la lente diverse parti della normativa regionale, contestandone la dubbia costituzionalità, la regolamentazione di aspetti che esulano delle competenze della Regione, fino all’introduzione di norme ad hoc che assumono l’aspetto dell’eccezionalità. La critica si estende dalla limitazione della libertà economica e del diritto alla comunicazione fino al regime autorizzativo eccessivamente gravoso. Soddisfatti i consiglieri regionali Giuseppe Civati (PD) e Arturo Squassina (SD), che ritengono ora inevitabile la modifica della normativa regionale. “Occorre riaprire il dibattito – dichiarano i consiglieri – e, come chiediamo da tempo, rivedere un norma che contiene elementi punitivi più volte ormai ritenuti illegittimi, e che rischia di bloccare un settore che ha il solo demerito di avere una quota rilevante di stranieri tra gli imprenditori e tra i fruitori. Occorre ripulire la norma dalla sua valenza ideologica, troppo spesso sbandierata dai componenti della Casa delle Libertà nelle diverse amministrazioni comunali”. postato da civati, 18:25 | link | commenti (2) giovedì, ottobre 04, 2007 Meno cittadini di prima
Vale la pena di leggere e portarsi immediatamente nel Pd Cittadinanze di Laura Zanfrini (Laterza). E' un testo fondamentale per comprendere uno dei problemi a mio modo di vedere centrali della nostra società: il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e contribuenti stranieri in Italia. Curiosamente, dopo l'apertura di Fini nei confronti del voto agli immigrati, e dopo anni di campagna dei Democratici di Sinistra per dare la possibilità a chi vive e lavora nel nostro Paese di avere una propria rappresentanza a livello politico e istituzionale, tutto si è fermato. Credo che dal riconoscimento di una forma di cittadinanza - Zanfrini descrive la possibile 'dissociazione' tra cittadinanza e nazionalità, un tema da indagare con interesse - passi la soluzione di molti conflitti che proprio dall'immigrazione derivano. Il "No taxation without representation" deve infatti valere per tutti coloro che risiedono in Italia, che lavorano, che pagano le tasse e sostengono il welfare, premiando finalmente i comportamenti virtuosi e distinguendo chi si dà da fare da chi ha cattive intenzioni. In un discorso che vale per gli stranieri, ma che ci consente di registrare «la rimessa in discussione della funzione redistributiva dei sistemi fiscali» e tanti altri «segnali dell'erosione della sensibilità nei confronti dei diritti che la cittadinanza garantisce», a cominciare da un welfare che, proprio perché ha avuto successo e si è realizzato, diviene 'scontato' e si avvia al proprio declino. In questo Zanfrini segue la lezione di Bauman per dimostrare che il tema della cittadinanza non riguarda soltanto gli stranieri (e chi ne è privo), ma anche coloro che stanno inconsapevolmente diventando, potremmo dire, meno cittadini di prima. postato da civati, 12:28 | link | commenti (2) venerdì, agosto 17, 2007 Saluti da un phone center: Antitrust contro Regione Lombardia Dopo il Tar, anche l'Antitrust interviene sulla legge regionale sui phone center, una di quelle odiose leggi fatte apposta per discriminare gli extracomunitari, all'insegna di una prassi consolidata per la Regione Lombardia. Da un'agenzia che ci raggiunge sulla costa dalmata apprendiamo infatti che "e' ingiustificata, per l'Autorita' Antitrust, la stretta della Regione Lombardia sui phone center. Sotto accusa la legge regionale che, indica l'antitrust, 'impone ai gestori dei phone center requisiti igienico sanitari e di sicurezza gravosi, pena la chiusura dei locali stessi'. Inoltre 'affida ai comuni la localizzazione dei phone center attraverso il 'piano di governo del territorio' vietando l'apertura di nuovi centri di telefonia in sede fissa". Un motivo in piu' per chiedere una modifica della legge. Ancora e ancora. Saluti da Dubrovnik (da un phone center...). postato da civati, 19:48 | link | commenti (3) mercoledì, agosto 15, 2007 Ferragosto Da Trogir, solo per un saluto. I giornali arrivano con un giorno di ritardo, ma non cambia molto, perche' di novita' se ne segnalano davvero molto poche. Unica eccezione il dibattito sui rom: fa piacere che adesso si sentano dire le cose che affermavo in perfetta solitudine a giugno, quando la sinistra muscolare si faceva sentire e risentire (nel duplice senso che questo vocabolo porta con se'). Ancora un po' di vacanza e' davvero salutare, quasi necessaria. Buon Ferragosto a tutti. postato da civati, 13:35 | link | commenti (2) giovedì, agosto 02, 2007 Nudi alla meta
Il Corriere della Sera dà stamane grande risalto ad un'iniziativa del consigliere Monguzzi e mia per affrontare un problema piccolo ma di un qualche significato per quanto riguarda gli stili di vita e la libertà di comportamento nella nostra Regione. A Rivolta d'Adda è scoppiata la rivolta: il sindaco Grillotti (An) dice basta con i nudisti troppo a lungo 'tollerati' dalle giunte di centrosinistra. E giù multe e sanzioni e visite di vigili e carabinieri. A Grillotti risponde Grillini (giuro) presentando un'interrogazione al ministro Amato. E rispondiamo anche noi, in Lombardia, perché la Regione si doti di una legge sulla questione, che stabilisca le aree nelle quali questa pratica è consentita e tuteli il turismo naturista, senza che questo sia di nocumento alla sensibilità di alcuno e senza che sorgano tensioni inutili e spiacevoli. Tra nudi e crudi, preferiamo i primi, nel rispetto della diversità e della sensibilità di ciascuno. In Emilia ci hanno pensato: dal 2006 la legge c'è. Nella tradizionalista Lombardia speriamo che questa piccola iniziativa abbia qualche sostegno. postato da civati, 11:32 | link | commenti venerdì, luglio 13, 2007 I gay con le pattine
Meno male che la sede è il Palazzo della Ragione. Perché la mostra «Arte e Omosessualità - Da von Gloeden a Pierre et Gilles» è al centro della polemica più retriva e provinciale della storia della città di Milano. Dopo il vergognoso balletto circa il contributo al festival del cinema gay (risultato: nessun contributo), a Milano va in scena la censura e il controllo politico della giunta comunale sulle forme espressive. Sgarbi si fa pubblicità, ma in realtà passa in rassegna la manifestazione, togliendo le opere più sconvenienti e ristampando cataloghi in continuazione (domandina: perché non pensarci prima? Sgarbi era informato dell'omofobia dei suoi colleghi? O forse preferisce il bailamme che gli è così congeniale?). Letizia Moratti, esponente della destra da sussidiario, si schermisce e sembra quasi invitare tutti a chiedere permesso e a calzare le pattine, che altrimenti si rovina la cera del salotto buono di Milano. Altro che ticket anti-traffico: quella della Moratti è una selezione all'ingresso (e anche all'ingrosso), che allontana dai Bastioni (in senso anche metaforico) tutto ciò che è diverso e soprattutto libero. Casa delle libertà? Sì, ciao. Ve l'immaginate una polemica così a Barcellona o a Berlino? La vergogna più grande non è certo rappresentata dai fotomontaggi con Sircana in trans o dai simil-Ratzinger: la vergogna di Milano e della politica milanese, nella città più gay d'Italia, è l'omofobia. E lo squallore culturale che essa porta con sé. postato da civati, 11:57 | link | commenti (13) lunedì, luglio 09, 2007 Le lenzuola di Babel
Luca mi scrive, sempre puntuale, partendo da Babel di Alejandro González Iñárritu (se non l'avete ancora visto, noleggiatelo, accidenti) per arrivare alla Monza delle retate anti-venditori abusivi (una vera minaccia per il mondo occidentale, sigh). Sono i ragazzi delle lenzuola, che il nuovo assessore alla viabilità di Monza vuole allontanare dalle vie del centro, a qualsiasi costo. Ora, credo anch'io che i ragazzi delle lenzuola possano dare fastidio al passeggio. Ma, come ho già scritto, anche loro sono un prodotto della globalizzazione e fanno parte a pieno titolo di Babel, per riprendere la citazione di Luca e l'immagine di Iñárritu. Un mondo interconnesso, legato da relazioni e sottili legami, da dinamiche inaspettate. Il ragazzo con il lenzuolo vende copie di prodotti griffati (il 'logo' della Klein), realizzati chissà dove, nelle vie di città che non conosce, in un mondo controllato proprio da chi il logo lo possiede e che costringe i ragazzi a scappare dal loro Paese, dalla fame e dalla mancanza di prospettive. Soltanto comprendendo la complessità del fenomeno, si è autorizzati a chiamare i vigili. Altrimenti, diventa una battaglia del primo mondo e delle sue vie commerciali contro gli ultimi della terra, che proprio in terra stanno: con le loro lenzuola e le borse di Gucci. False, come la dialettica che li ha portati là. Stasera rincasavo e ne ho visti due, che rientravano verso chissà quale casa con le loro lenzuola. Ero incuriosito e sono giunto ad una conclusione: mi dispiace, ma non riesco ad odiarli. postato da civati, 00:36 | link | commenti (7) venerdì, luglio 06, 2007 Generazione di fenomeni (web) Il video dell'iniziativa di sabato scorso, a Pisa, dei 'cervelli' rientrati in Italia per parlare di ricerca, innovazione, giovani, talenti. Imperdibili Scalfarotto e Gallo. postato da civati, 15:17 | link | commenti lunedì, luglio 02, 2007 La tolleranza e i suoi limiti Per me è il tema dei temi. Il dibattito circa le vie dell'integrazione. E' una questione di equilibrio e di misura, fortunatamente collegata ad un corso storico in cui le cose possono anche migliorare. Ian Buruma pubblicato in Italia - Assassinio ad Amsterdam, Einaudi - è un'occasione importante per riflettere, discutere, ragionare, come lo è stata la polemica che da questo libro ha preso avvio, nei mesi successivi alla sua prima pubblicazione. Una polemica intellettuale circa i "limiti della tolleranza" che ha un immediato significato politico: se non vivessimo nel Paese più provinciale del mondo, terrebbe campo in modo serio, preoccupato e quindi ragionevole anche nei discorsi della 'politica'. Siccome però è un tema difficile e controverso, solo chi ha le idee chiare (e sbagliate) come la Lega ci spiega come affrontarlo, gli altri faticano ad articolare un pensiero, come si è visto nell'escalation di dichiarazioni delle ultime settimane a cura del centrosinistra milanese e lombardo. Il caso Theo Van Gogh e la figura di Ayaan Hirsi Ali sono al centro di un libro prezioso e ricchissimo di spunti di riflessione, soprattutto sul ceto politico olandese - come il nostro, messo in crisi dall'emergere di problemi nuovi -, sul sentimento analogamente nostalgico delle diverse fazioni in lotta, sulla preoccupazione per la perdita dei punti di riferimento tradizionali, paradossale in un momento di rivendicazione delle identità. Come ha scritto Timothy Garton Ash, prendendo parte alla polemica aperta dal libro di Buruma: “Qui c’è bisogno di un dibattito vitale. Né la versione estrema del multiculturalismo separatista vivi-e-lascia-vivere né il monoculturalismo repubblicano secolarista [...] sono riusciti a far sentire a casa propria in Europa gli immigrati musulmani e i loro discendenti”. “Mentre difendiamo con volontà di ferro i fondamenti di una società libera, come la libertà di espressione, abbiamo anche bisogno di un’ampia tolleranza per la diversità culturale – conclude Garton Ash, preparando la stoccata finale – e il riconoscimento che i fedeli delle religioni possano essere anche delle persone ragionevoli e dei bravi cittadini". Nel nome di Pascal, dice, l'Europa ha un ruolo importante. Così come la sua politica. postato da civati, 19:22 | link | commenti (36) Nel merito
Una delle espressioni più tipiche del politichese - luogocomunismo per eccellenza - è «nel merito». Vorrei discuterne «nel merito», «è il merito della questione che sfugge», «non è questione di metodo, ma di merito». Di «merito» si è parlato a Pisa, sabato pomeriggio, con gli italiani all'estero rientrati per un giorno nel nostro Paese a discuterne. Il «merito» in Italia è proprio quello che - al confronto con gli altri Paesi - è più sottovalutato, lasciato in secondo piano rispetto ad altri 'valori', come la prossimità, l'amicizia, i 'contatti' con persone influenti che consentono di fare carriera con maggiore facilità. Funziona così gran parte del nostro sistema, a cominciare da quella che dovrebbe essere la vera e propria sede naturale del merito: l'università, dove si afferma una casta molto vicina a quella sbeffeggiata da Rizzo e Stella. Così, oltre a costringere molti 'cervelli' a partire, siamo poco attrattivi per quei 'cervelli' che vorrebbero venire. Per la scarsità di risorse a disposizione e perché i 'cervelli' si troverebbero a confrontarsi con logiche molto lontane da quelle dei sistemi da cui provengono. Nel merito e nel cervello c'è il futuro dell'Italia: un promemoria importante per il Governo Prodi (che sta facendo, da questo punto di vista, ancora troppo poco) e per il Pd che nasce. Parlando ai cuori, ci auguriamo, ma anche ai cervelli. P.S.: tra le altre cose emerse, segnalo la denuncia di Scalfarotto, che in quanto omosessuale si sente discriminato e non benvenuto nel suo Paese, l'unico che non tutela forme di convivenza come la sua. Un fatto che deve farci riflettere, perché è un insulto sia nel merito dei diritti, sia nel merito dei talenti. Entrambi - diritti e talenti - se ne vanno, da questa Italia che deve cambiare. postato da civati, 11:00 | link | commenti Per carità (e non solo)
Vi invito a sottoscrivere l'appello della Casa della Carità per la realizzazione del Villaggio solidale. E' importante. postato da civati, 10:26 | link | commenti (1) venerdì, giugno 29, 2007 Barcellona per la pace
Mentre i nostri (volevo dire: loro) amministratori cancellano i cartelli per la pace, perché di parte, segnaliamo che esistono città in cui la pace è un valore universale, riconosciuto da tutte le parti politiche, senza distinzioni di sorta. Spesso i leghisti - come il nuovo assessore muscolare alla viabilità - citano Barcellona e il modello catalano. Cliccate qui: scoprite Barcellona per la pace (B per la pau). postato da civati, 10:56 | link | commenti martedì, giugno 26, 2007 Rom(a)
Negli scorsi giorni, per rispondere nel mio piccolo al bailamme milanese sui Rom di cui è stato assoluto protagonista Filippo Penati, avevo chiesto un impegno della Ue e dello Stato italiano e una visione più ampia, di sistema, per trovare soluzioni concrete (scrivevo così: «il problema dell'accesso dei Rom è diventato sempre di più un problema europeo e nazionale, di cui ci si dovrebbe occupare in modo sistematico (da Bruxelles, da Roma, con il contributo di una Regione e di un Comune come quello di Milano che sotto Formigoni e Albertini l'hanno lasciato marcire, il problema, per ritagliare un po' di spazio alla propria demagogia)». Non sapevo, ovviamente, che Veltroni oggi fosse in Romania. A far cosa? Leggo da un'agenzia (Apcom): «Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, è giunto questo pomeriggio a Bucarest dove domani firmerà alcuni protocolli d'intesa che permettano "da un lato di portare una riduzione del numero di espatri" di cittadini rumeni e di etnia Rom dalla Romania in Italia, in particolare a Roma, "ma soprattutto per creare le condizioni anche per il rientro di questi" dall'Italia in quel Paese. Accompagnato dall'assessore alle Politiche sociali, Raffaela Milano, e dal vice capo di gabinetto Luca Odevaine, Veltroni ha incontrato questo pomeriggio il primo ministro rumeno Calin Popescu, prima di recarsi nella residenza dell'ambasciatore italiano a Bucarest per un breve ricevimento. "La Romania in questi anni si sta trasformando rapidamente, cresce dell'8% l'anno - ha spiegato il sindaco - qui le imprese italiane hanno un ruolo molto importante: nell'ambito dell'amicizia fra i nostri Paesi le intese che firmeremo cercheranno di rafforzare i nostri rapporti culturali e il problema dell'ingente flusso migratorio dalla Romania in Italia, in particolare a Roma". Veltroni ha quindi spiegato che i protocolli, che saranno firmati domani mattina e che appunto non sono noti nella loro complessità, saranno "un modello che può essere esportabile in altre città italiane ed europee" e riguarderanno "tre aspetti", soprattutto "progetti sociali in collaborazione con i tre Comuni rumeni dai quali è più grande il flusso migratorio e politiche della sicurezza". Le intese cercheranno di facilitare "il rientro nella loro Patria di persone emigrate, sia rumeni che Rom, per i quali cercheremo di creare qui le condizioni di un rientro volontario, anche i minori, che saranno accompagnati, ma che poi troveranno delle strutture sociali già pronte"». Inutile aggiungere che è questo il modello a cui pensavo. postato da civati, 18:49 | link | commenti (5) domenica, giugno 24, 2007 Alexanderplatz
Sono tante le immagini di Alex Langer che vengono in mente a qualche ora dalla decisione del Comune di Bolzano di non dedicargli una via della città, perché suicida (una motivazione vergognosa). E' entusiasmante ripercorrrerle nel libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex, 2007, apparso per i tipi di Feltrinelli e davvero prezioso. Da San Cristoforo a Giona «il profeta "contro voglia"», dalla sua Traumliste per una Bolzano città gentile al Miteinandersein e alla sua complessa idea di convivenza (per dirla con Cacciari: «la convivenza tra di noi - quindi tra culture, lingue, tradizioni - e la convivenza tra noi e la natura»). Forse è vero: non è il caso di dedicargli una via, ma è più importante seguire la sua 'strada' oppure fermarsi a discutere nella 'piazza' della sua proposta politica, per me di straordinaria attualità. Dedicandogli con il cuore un suo pensiero: «Il biblico Giuseppe dell'Antico Testamento dai suoi fratelli fu gettato nel pozzo, cadendo così nella schiavitù degli egiziani a cui fu venduto. Una volta che i fratelli se ne erano disfatti, pensavano di poter meglio gestire e spartirsi l'azienda familiare. Ma quando, più tardi, capitò loro una feroce carestia, ricevettero il consiglio: 'Andate da Giuseppe, vi saprà aiutare': ricercarono in Egitto il fratello estromesso, ne furono accolti fraternamente e generosamente aiutati. Chissà se un giorno i personaggi ed i partiti [...] sentiranno il bisogno di ricorrere alle risorse di innovazione civile e politica». Nel nome di Alex. postato da civati, 11:55 | link | commenti (1) domenica, giugno 03, 2007 Milano, la città più omofoba del continente
Con la decisione di non patrocinare il festival del cinema gay, divenuto ormai una tradizione, la città di Milano si candida a diventare la città più omofoba del continente. Del resto, in molti (anche a Sinistra) consigliano di tenere bassi i toni su Dico, Pacs e diritti civili, perché fanno perdere voti. Ecco il risultato: la destra omofoba vince incontrastata. E ha anche il coraggio di definirsi liberale. Evidentemente anche il cinema gay, perché gay, non fa parte del disegno divino. E va eliminato dalla faccia della terra. Come il gay pride (orrore) e il torneo di tennis promosso dalle associazioni omosessuali, che la Moratti tagliò lo scorso anno. E sapete perché? Perché non volevano togliere la parola gay dal titolo della manifestazione. Questi gay irriducibili... Mala tempora. postato da civati, 15:08 | link | commenti (3) mercoledì, maggio 23, 2007 Gli incivili
A seguito di un comunicato stampa polemico dell'Udc nei confronti di Faglia, mi sono fatto consegnare i dati sull'abusivismo dei manifesti e sapete cosa ho 'scoperto'? Che la palma degli incivili - dei barboni, si dice a Monza - va proprio agli esponenti dell'Udc. 312 casi segnalati dalla polizia municipale. Altro che moderati, altro che centro. Qui il centro c'entra poco o niente. Qui si tratta di persone che si comportano scorrettamente, che non rispettano le regole proprio nel momento in cui la democrazia - e quindi le regole - vengono celebrate: le elezioni. Come ogni anno, ci tocca rilevare che le forze politiche di centrodestra, anche quelle insospettabili, coprono i nostri manifesti. Una questione non banale, sul piano della morale, della politica e dell'economia. Purtroppo nessuno pagherà alcunché perché tutto è stato ulteriormente derubricato durante l'era Berlusconi (guarda un po') e la normativa nazionale non tiene. I comportamenti denunciati dai nostri volontari (i nostri volontari, i loro prezzolati, a meno di non credere che le forze di centrodestra abbiano tra i loro militanti degli extracomunitari) lasceranno il tempo che hanno trovato, e tanti manifesti abusivi non sanzionati. Le denunce, i dossier, i video (bellissimo quello degli Umanisti che ho citato in un post precedente) non servono a nulla. E mi chiedo e chiedo a Faglia: perché non pensare a un regolamento comunale che possa mettere ordine? Perché non porre fine a questo spettacolo indecente con misure appropriate, che precisino una legge nazionale così lasca? Monza è una città civile e i monzesi tendono a non votare i barboni, soprattutto quelli le cui facce campeggiano dappertutto. Ma, mi domando, è giusto che i soldi che i nostri comitati raccolgono dai nostri sostenitori, pochi (i soldi) ma buoni (i sostenitori), debbano finire sotto i manifesti altrui? E' giusto che questo danno alle cose, perché di questo si tratta, continui senza che nessuno se ne occupi? E' corretto pensare che uno schieramento debba buttare via i finanziamenti raccolti con tanta fatica solo perché altri disprezzano le regole e il valore del denaro? Per me, che giro con un'utilitaria, il danno è paragonabile al furto dell'auto. E', in termini di spesa, come se l'auto me l'avessero rubata. E anche questo fa parte del discorso sui costi della politica e sulla casta, intoccabile e arrogante che purtroppo vorrebbe governarci. Fortunatamente non ce la farà. postato da civati, 13:50 | link | commenti (3) mercoledì, maggio 16, 2007 La linea Fiano-Sarkozy Anche questa ci toccava sentire. Pagine milanesi del Corriere della Sera. Fiano: "Sto con Sarkozy". Lo sport nazionale è salire sul carro del vincitore del centrodestra francese per di più sul tema della sicurezza. Fiano è convinto che la ricetta di Sarko funzioni perché - a sentir lui - si basa sull'idea di integrazione. Cremonesi, l'intervistatore (tra i due, ci par di capire, quello di sinistra) timidamente osserva: "L'accusa più frequente nei confronti del presidente Sarkozy è quella di autoritarismo". Ma Fiano è convinto che Sarkozy sia cambiato. Si è accorto che l'approccio puramente repressivo non funziona. Prima domanda: perché dobbiamo prendere a modello Sarkozy? Seguiamo le mode della destra? Seconda domanda: perché non ci sono proposte concrete e documentate sull'argomento e si continua ad inseguire e a "pensare all'elefante"? Fiano mi risponderà, come ha detto al Corriere, che la proposta del segretario regionale di un servizio civile per gli immigrati è "intelligente" perché essi "acquisiscano conoscenza della società in cui vivranno e magari possano dare una mano in pirma persona". Per quanto mi riguarda, vorrei precisare che la trovo una proposta di una stupidità teorica e pratica difficile da raggiungere altrimenti, nemmeno ricorrendo a Sarkozy e al suo invito a "nettoyer au Kaercher la racaille", invito che forse i Ds milanesi e lombardi vogliono fare proprio. Provate a pensare a come organizzare questo servizio civile: chiedere alle badanti, dopo anni di assistenza agli anziani, di assistere gli anziani? oppure ai lavoratori umili, che alla mattina si svegliano presto per andare nei cantieri, di "dare una mano", "in prima persona" certainement? Credo che la cittadinanza i lavoratori onesti, ancorché di pelle scura (orrore), se la meritino faticando e pagando le tasse (no taxation without representation, forse Sarkozy sarebbe d'accordo) e non con l'invenzione di un periodo da dedicare alla patria che non viene nemmeno più richiesto obbligatoriamente agli italiani, grazie ad un'iniziativa dei Ds dell'era pre-Sarkozy. Si salvi chi può. postato da civati, 10:10 | link | commenti (8) martedì, maggio 15, 2007 Rossa è la quota rosa che porto a te
Muovendo da una parafrasi di Capossela e dall'elezione della segreteria regionale dei Ds, avvenuta ieri pomeriggio, sto riflettendo da un po' sulle quote rosa. Prima considerazione: il nuovo segretario, che è forte in sicurezza e controllo del territorio (è giovane, ma ci sa fare, sembra quasi un questore), è un po' deboluccio in matematica: la sua segreteria under 40 è anche under 40% di presenza femminile, essendo le donne soltanto due su sette. Tanto rumore e tanta retorica per nulla. Sono certo che sia stata una scelta sofferta per il giovane segretario (per altro coadiuvato da un direttivo intermedio in cui sono rappresentati tutti i capi corrente, tanto per dire che siamo alle solite) e che non poteva rinunciare a nessuno dei membri 'maschi' considerato il loro indiscusso valore e la loro straordinaria popolarità: la società lombarda non avrebbe capito, ne sono sicuro. Però, quanto a donne, è 'sotto'. Allora, ho pensato di dare un segnale, perché chi di quote rosa (finte) ferisce, di quote rosa (vere) perisce: essendo membro di diritto della direzione provinciale e regionale, mi sono immediatamente fatto depennare dal novero dei rappresentanti, proprio per dare maggiore presenza percentuale alle donne. A me non costava niente, per la rappresentanza femminile ha significato invece recuperare qualche decimale: se altri facessero così, sarebbe risolto un problema atavico del nostro sistema politico. In secondo luogo, ho già chiesto a Michele Faglia - che ha avuto il merito di presentare una lista civica composta per il 50% di donne - di pensare ad una giunta che per il secondo mandato sia rappresentata per il 50% da donne. Sarebbe un segnale forte e a suo modo rivoluzionario. Michele sembra d'accordo. Dopo il 28 maggio, ci lavoreremo. P.S.: mi hanno segnalato che la lista dell'Ulivo, a Monza, non raggiunge le quote statutarie. Preciso che il motivo è che la componente della cosiddetta società civile è di otto candidati: di questi otto, una soltanto è donna. Insomma, gli indipendenti 'ammazzano' la media. A volte i partiti sono più attenti... postato da civati, 08:59 | link | commenti (1) lunedì, maggio 14, 2007 Impronte e tamponi
Qualche giorno fa ho letto un'intervista, di cui ho già parlato, in cui il segretario regionale neo-eletto (per i Ds, non per An) proponeva di prendere le impronte digitali a tutti, stranieri ma anche italiani, per dare più sicurezza al nostro Paese, evidentemente uno dei più pericolosi del mondo (tipo la Colombia). Non volevo credere ai miei occhi, ma forse questa è la nuova Sinistra. La trovate in fondo a destra, vicino alla questura. Oggi, vengo a sapere che il kit anti-droga già propagandato dall'assessore De Albertis e consigliato ai genitori per controllare i figli, sbarcherà in Consiglio regionale in occasione della seduta di domani. L'idea, non è neanche il caso di dirlo, è della destrissima consigliera Ferretto, che si sottoporrà al test e chiederà di fare altrettanto ai colleghi consiglieri. Evidentemente, dopo Fiuggi, la maturazione della destra nazionale ha fatto passi da gigante, all'insegna del liberalismo e della possibilità per ciascuno di darsi gli stili di vita che preferisce. Mi chiedo quando ci verrà sottoposto il questionario sugli orientamenti sessuali, sull'uso di anticoncezionali, sulla data dell'ultima confessione. Come la patente, chi non dovesse raggiungere la sufficienza è invitato ad adagiarsi su di una pira. La Fiamma, evidentemente, è sempre accesa. Si salvi chi può. postato da civati, 12:30 | link | commenti (16) venerdì, maggio 11, 2007 Nel nome di Anna
Domattina interverrò alla riunione delle Democratiche di Sinistra di Monza e della Brianza (appuntamento alle ore 10, presso la sala della Circoscrizione 3, San Rocco, Monza). Un altro modo per celebrare senza troppa enfasi il family day: confrontarsi con le donne. Nel nome e nel segno di una leader che si sta affermando sempre di più, quell'Anna Finocchiaro che ha infiammato il congresso di Firenze. E dirò poche cose in cui credo fermamente: che ci vogliono le quote rosa, ma temporaneamente, perché le donne sapranno poi fare benissimo da sole, una volta risolto il problema dell'accesso ai cosiddetti gruppi dirigenti. Che il Partito democratico nasce al femminile, e la partita democratica è una delle più importanti della nuova formazione politica. Che la questione del tempo che sta così a cuore alle donne (spesso perché hanno una vita più intensa di quella degli uomini) è centrale e decisiva per la nostra proposta politica: e sono felice di ricordare che l'ultima delibera approvata dal Consiglio comunale di Monza era collegata al nuovo Piano dei tempi, finanziato dalla Regione grazie a un emendamento al bilancio regionale presentato dal gruppo dei Ds e dell'Ulivo. Insomma, quella che vorrei è un'operazione prima etimologica che politica: che le donne, cioè, ritornino 'padrone' (come vuole il nome) di un Paese che le ha troppo sottovalutate, emarginate ed escluse. E non sto parlando dell'Ottocento: mi riferisco alla situazione che viviamo ogni giorno. Nel nome di Anna e delle democratiche belle, intelligenti e appassionate come lei. postato da civati, 11:45 | link | commenti Family (every)day
Mi chiedono del family day. Troppo facile rispondere, per tagliar corto con la retorica degli ultimi giorni: «sono single». E, allora, articolerò. Penso che la famiglia non abbia diritto ad un solo giorno. Penso che la famiglia vada tutelata tutto l'anno. Penso che la famiglia sia profondamente diversa da quel modello tradizionale da tanti richiamato. Penso che la famiglia sia qualcosa di complesso e da indagare. Penso che di famiglie ce ne sono tante, soprattutto in Lombardia, dove sono tanti i single, i single con bambini, le coppie ricostituite, le forme di convivenza più diverse. Penso che domani sia il caso di celebrare il family day non con le parate, ma con una manifestazione dedicata ai più piccoli, alle loro mamme e ai loro papà. Con Michele Faglia, nel pomeriggio, ci vediamo in piazza San Paolo, a partire dalle ore 15. Non per celebrare un manifesto ideologico, ma per descrivere le azioni concrete, le politiche attive, le scelte quotidiane in favore della famiglia e della sua promozione e tutela. Tutto il resto è propaganda. E noia. postato da civati, 11:37 | link | commenti venerdì, aprile 06, 2007 Telefono Casa: sui phone center, la lettera al Governo
Prosegue la nostra campagna per il diritto a sopravvivere dei phone center. L'ultima iniziativa, è una lettera ai ministri Amato, Ferrero e Lanzillotta che trovate qui di seguito: Con la presente, vi segnaliamo le problematiche emerse in Regione Lombardia rispetto all’attuazione della normativa regionale di riordino del settore dei phone center, ovvero dei centri di telefonia fissa. Con l'approvazione della legge n° 6 del 3 marzo 2006 della Regione Lombardia, i phone center sono stati equiparati agli esercizi commerciali, con la conseguente previsione di criteri e prescrizioni a cui i gestori sono tenuti ad uniformarsi. Alla prova dei fatti, il periodo di un anno concesso per la messa in regola si è dimostrato insufficiente, anche per la mancata approvazione da parte dell' 85% dei comuni lombardi dei piani dei servizi, così come richiesto dalla legge regionale, in ottemperanza ai quali i centri di telefonia sarebbero potuti essere riallocati, qualora l’attuale ubicazione non avesse permesso l’adeguamento alle norme. Alla richiesta dell’Unione di concedere una proroga di un ulteriore anno il Consiglio regionale, a maggioranza, ha opposto la propria contrarietà, ma soprattutto dalle stesse forze politiche di centrodestra sono venuti inviti alle amministrazioni locali perché applichino inflessibilmente la normativa, che prevede la chiusura dei centri non in regola, ad esempio, per la dimensione delle cabine o per il numero di bagni disponibili. La Giunta regionale, ufficialmente e mediante semplice "circolare esplicativa", si è limitata a demandare ai Comuni la responsabilità della scelta dei tempi. Le associazioni di categoria hanno segnalato l'impossibilità per i phone center di mettersi a norma nei tempi previsti dalla normativa, e la protesta dei gestori si è estesa e radicalizzata. Ciò è dovuto al fatto che rimangono a rischio di chiusura circa il 90% dei circa 2500 centri presenti in Lombardia, con i conseguenti problemi per la perdita del lavoro, del capitale investito, in molti casi del permesso di soggiorno, di proprietari e lavoratori. A ciò si aggiunga la possibile estinzione di un servizio utile, in particolar modo per gli stranieri. Crediamo vi sia un problema di grande impatto sulla comunità degli stranieri presenti in Lombardia, sulla loro iniziativa imprenditoriale e sulla possibilità di proseguire nella loro attività, nonché un fenomeno che, per le sue dimensioni, rischia di scivolare sul terreno dell'ordine pubblico. Per questi motivi siamo a chiedere il vostro interessamento. Alleghiamo alla presente i 600 fax ricevuti fino ad ora, nell'ambito della campagna “Telefono casa”, promossa dai gruppi di opposizione dell’Unione. postato da civati, 09:14 | link | commenti (3) domenica, aprile 01, 2007 Bagnasco e l'umanità
Un'amica lontana mi scrive, allarmata: «Questi sono matti...». Si tratta di monsignor Bagnasco e delle sue parole inaccettabili sui Dico. Ha detto: «Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali». E' il caso di ricordare a monsignor Bagnasco che purtroppo anche il matrimonio può essere “germoglio iniziale" di aberrazioni d'ogni sorta, dalla violenza domestica (tema non a caso affrontato dal 'diabolico' Zapatero e, speriamo presto, anche dallo 'scomunicato' Prodi), alla pedofilia, all'incesto. I poveri Dico, frutto della ragionevole mediazione di due ministre serie e competenti, stanno diventando lo spauracchio intorno al quale costruire un fronte d'altri tempi: si tratta di diritti e vengono presentati come aberrazioni contro natura; prendono atto di una realtà consolidata nel nostro paese - già alternativa alla famiglia così come la intende Bagnasco -, ma se ne parla come si trattasse di una provocazione irreale; sono volti a tutelare soprattutto gli omosessuali e consentono così, agli omofobi di ogni estrazione, di andare giù pesante. Credo che le parole di Bagnasco - poi, ovviamente, smentite, comme d'habitude - vadano conservate. A futura memoria: nella speranza che diventeremo presto un Paese più civile e più sereno. In una parola: più 'umano'. postato da civati, 08:22 | link | commenti (2) mercoledì, marzo 28, 2007 Ridateci Prosperini: la mozione del Consiglio regionale sulle "coppie dello stesso sesso"
«La Costituzione italiana definisce illegittima e ingiustificata qualsiasi forma di discriminazione sessuale, ma questo non deve significare che possano aprirsi spiragli per l'automatico riconoscimento giuridico delle coppie appartenenti allo stesso sesso». Rilegettelo due o tre volte: è un passo della mozione votata oggi dal Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario dell'Unione. Una mozione presentata dal gruppo di An, con un forte appello alle forze dell'arco costituzionale (un curioso richiamo, da parte degli ex-missini) in difesa della cultura occidentale, as usual, e delle sue radici cristiane. «Non è implicito che l'Italia si uniformi alle decisioni di altre Nazioni dell'Unione europea», cioè alle scelte civili e democratiche di quasi tutti i Paesi della Ue, che tra matrimoni gay, Pacs e formule contigue si sono già attrezzati, da tempo, per riconoscere questi diritti. Il tutto arricchito da una citazione di Benedetto XVI ogni due righe e presentato in aula come se si trattasse della rassegna stampa dell'Osservatore romano (Dio, patria e famiglia: guarda un po', il primo amore non si scorda mai). Qualcosa di impensabile a Berlino, Parigi o Barcellona, ma che a Milano è parsa del tutto naturale a tutti i rappresentanti del centrodestra. La chicca è tutta nel dispositivo: il Consiglio invita la Giunta «a valutare quali strumenti giuridici esistano per non obbligare i Comuni della Lombardia a dotarsi dei Registri delle coppie dello stesso sesso». Questa è omofobia ed è una curiosa interpretazione dei diritti: che in Lombardia dovrebbero essere diversi da quelli delle altre Regioni. Una volta, negli Stati liberali, i diritti erano erga omnes. In Lombardia, anche, ci par di capire, purché gli omnes non siano omosessuali. Ridateci Prosperini. postato da civati, 00:44 | link | commenti (4) martedì, marzo 27, 2007 Caso Prosperini: i sindaci scrivono a Formigoni Alcuni sindaci lombardi hanno scritto a Formigoni una lettera 'aperta' per chiedere le dimissioni dell'assessore Prosperini, in attesa della replica di questa mattina in Consiglio regionale. Ne riporto i passaggi più salienti. "Siamo abituati - scrivono - a gestire la dialettica nei nostri Consigli e sappiamo che spesso il confronto può essere molto duro, ma con dei limiti : quello del buon gusto e quello della Legge sono due di questi limiti. Il limite del buon gusto è opinabile, e l' Assessore Prosperini ha spesso fatto affermazioni circoscrivibili ad un livello di buon gusto corrispondente a zero, ma pur sempre dentro questo ambito. Il limite della legalità non è opinabile ed in questo caso è certamente valicato, con un invito esplicito alla violenza fisica, alla prevaricazione. Simili dichiarazioni, a cui sono succedute insufficienti e deboli scuse, pongono il dott. Prosperini al di fuori del dibattito politico e di un contesto istituzionale nel quale vogliamo continuare a riconoscerci. L' Assessorato in questione, le politiche giovanili, aggiunge gravità a quanto avvenuto : chiunque di noi sa cosa significhi lavorare sui territori, nei nostri Comuni, con i ragazzi, con i giovani, per far crescere modelli educativi fondati sulla tolleranza, sul rispetto delle idee altrui, sul rifiuto della violenza. Ciò che è avvenuto è grave, e segna in modo irrevocabile una crisi di fiducia, non politica ma istituzionale. Come Sindaci dei nostri Comuni, garanti della dialettica democratica e dei diritti di tutti i cittadini, Le chiediamo di revocare ogni carica assessorile o istituzionale al Dott. Gianni Prosperini". postato da civati, 12:14 | link | commenti lunedì, marzo 26, 2007 Superate questa linea Sono giorni di scioperi e presidi per tenere aperti i phone center e di polemiche sui luoghi di culto. Questa sera si terrà a Milano l'inverosimile manifestazione per la sicurezza di Letizia Moratti. Può essere utile, allora, scorrere le pagine della raccolta di saggi e articoli di Salman Rushdie, Superate questa linea, finalmente pubblicato in italiano da Mondadori (il saggio e la raccolta omonima sono del 2002). Per alcuni la linea è un muro, per altri un confine, per altri ancora - più modesti - la dimensione della toilette dei phone center. Sono sempre più convinto che la vera frontiera è quella della paura e del pregiudizio, che qualcuno dovrebbe cercare di superare. Si chiede Rushdie nelle righe finali del suo lavoro: "Quale sarà lo spirito di questa nuova frontiera? Daremo al nemico la soddisfazione di vederci trasformati in qualcosa di simile al suo riflesso intollerante, carico d'odio, oppure, in veste di guardiani del mondo moderno, di custodi della libertà, e come abitanti privilegiati delle terre dell'abbondanza, continueremo ad alimentare la libertà e a far diminuire l'ingiustizia? Diventeremo le armature che la paura ci costringe a indossare, o continueremo a essere noi stessi? La frontiera plasma il nostro carattere e mette alla prova il nostro coraggio. Io mi auguro che supereremo l'esame". postato da civati, 16:12 | link | commenti (2) lunedì, marzo 19, 2007 Alboni o Fini?
Cose che capitano in An. «L'Assessore Pier Gianni Prosperini non è né razzista né omofobo». Così replica il capogruppo di Alleanza Nazionale in Regione Lombardia, Roberto Alboni, alle numerose richieste di dimissioni dell'assessore Pier Gianni Prosperini (Adnkronos, ore 18.53). Qualche minuto più tardi: «Prosperini si vergogni e si dimetta. Di dirigenti come lui la destra italiana non sa che farsene». E' quanto afferma il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, chiedendo le dimissioni dell'assessore regionale di An Pier Gianni Prosperini, che aveva proposto di «garrotare i gay». (APCom, ore 19.38). Formigoni chi ascolterà? postato da civati, 20:52 | link | commenti (2) Le dimissioni del 'dottore' «Non ho niente contro di loro. Convivano pure. Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo. [...] Ecco, qua vien fora el mejo del dotor. Garrotiamoli, ho concluso. Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». Ho proposto che l'Unione chieda le dimissioni dell'assessore ai giovani della Regione Lombardia, che ieri ha pronunciato queste parole orrende. Le chiediamo in ragione della dignità dell'isitituzione che rappresentiamo e dei lombardi che non si meritano un assessore così. postato da civati, 12:33 | link | commenti giovedì, marzo 08, 2007 Femminile plurale
Trovo stucchevoli le cerimonie, le feste comandate, quei giorni in cui deve succedere qualcosa di diverso dal solito (semel in anno) e in generale detesto gli anniversari, le ricorrenze, a parte ovviamente il 25 aprile (che, però, com'è noto, non è una ricorrenza: ora e sempre, resistenza). Ciascuno ha le proprie date, e se le tiene ben strette, ma sono diverse per ciascuno: se vi dico 22 dicembre, a voi non interessa un granché, ma a me sì, e viene in mente uno strepitoso pezzo del giovane Benigni (il primo, mitico Tuttobenigni) nel quale venivano declamate con voce stentorea alcune date senza alcun riferimento con la realtà. Oggi, però, è l'8 marzo, e già l'anno scorso denunciavo che c'era più di una cosa che non funzionava: si parlava di liste elettorali e della solita, sconvolgente scoperta che c'erano poche donne tra gli eleggibili (la politica, apparentemente femminile singolare, è tutta un plurale maschile). Che strano. Ecco, quest'anno vorrei che succedesse qualcosa, che qualcosa si rompesse, che gli uomini diventassero più umani di quello che sono (e che sono sempre stati) e che amassero le donne. Così, senza ulteriori slanci retorici. E che da questa presa di posizione tutt'altro che innaturale, mi pare, discendesse tutto il resto, anche la volontà di affidare loro la nostra vita. Personale e pubblica. Singolare e plurale. postato da civati, 08:59 | link | commenti (2) sabato, febbraio 24, 2007 Metti, una sera, un buffet a Canonica
Dico o non dico era il titolo dell'iniziativa di ieri sera a Triuggio, il primo dei quattro buffet programmati dalla locale sezione dei Ds e inventati da Pietro Cicardi. La formula conviviale, l'idea di stare sull'attualità con modalità quasi televisive, l'ospite d'eccezione - Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay - hanno reso la serata molto piacevole e il dibattito appassionante, come capita sempre più raramente. Gradita la partecipazione dei giovani della Margherita, a riprova (l'ennesima) che il partito democratico - a certe 'latitudini' anagrafiche - non è affatto un miraggio. Prossimo appuntamento, il 23 marzo. Il tema? Lo decideremo pochi giorni prima, nella speranza che - come nel primo caso - non coincida con una crisi di governo :). postato da civati, 09:10 | link | commenti (4) lunedì, febbraio 19, 2007 Il diritto alla lentezza Un giorno, ero a Parigi ed ero molto giovane, e sono stato al Père Lachaise. Tutti a cercare Jim Morrison, ma io avevo una premura. Andare a visitare la tomba di Paul Lafargue, il genero di Marx (aveva sposato Laura, che pare fosse bellissima) che aveva firmato un libretto famoso, Le droit à la paresse, che poi sarebbe Il diritto all'ozio (ma anche alla pigrizia). Era comunista così, Lafargue, e in quel libro si preoccupava di affermare, anche per il proletariato, le ragioni di quello che oggi definiremmo "tempo libero". Mi viene in mente ora, Lafargue, perché la questione del tempo e della sua disponibilità (quando lo capirà la politica?) è molto collegata al nostro 'momento' e perché fa segno alla celebrazione odierna della giornata della lentezza. Che abbiamo bisogno di andare più piano e meglio, lo abbiamo imparato da un altro grande, l'indimenticabile Alexander Langer. Da Milan Kundera sappiamo che "nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio". Ci sono anche esempi più prosaici: andare troppo veloci in autostrada, oltre ad essere pericoloso, aumenta vertiginosamente il Pm10. Lavorare "alla milanese", dovendo presentare il risultato del proprio lavoro "per domattina", non è sempre salutare. Assumere decisioni senza averle ponderate, non aiuta a vivere bene. Scambiare la prontezza di spirito per intelligenza, come voleva qualcuno, genera mostri. Faccio una proposta rivoluzionaria: sospendere il giudizio, aspettare la risposta, attendere che la soluzione arrivi e si profili all'orizzonte. A little patience, del resto, cantano i Take that: per il giorno della lentezza, e anche per il resto dell'anno, può valere la pena di fare così... postato da civati, 14:44 | link | commenti (1) domenica, febbraio 18, 2007 Faglia, la signora in rosso e la partecipazione
La Signora in rosso, anziché citare i grandi intellettuali eroi della sinistra, parla di Odile, una madre single, Karim da Tolone e di Diam's, un rapper francese. Scrive così l'Economist, dedicando un servizio a Ségolène Royal, nel quale viene descritto - molto criticamente, per la verità - il discorso di presentazione del suo "patto presidenziale". Quello che mi piace sottolineare è che Royal ha presentato il suo progetto soltanto dopo aver concluso una lunga fase di ascolto, nella quale ha organizzato più di 6000 incontri nelle città di tutta la Francia e 135000 contributi 'postati' sul suo sito web. Se posso, mi piace pensare che anche Faglia stia lavorando in questa direzione, organizzando numerosi momenti di confronto e di dialogo con i cittadini di ogni zona della nostra città, partendo proprio dalle loro considerazioni e dalle loro proposte. Un fatto importante per chi ama una politica aperta e davvero democratica, decisa alla luce del sole - au grand jour, vorrebbe la Signora in rosso - anziché nelle segrete stanze di oligarchi più o meno in buona fede. postato da civati, 17:27 | link | commenti I Dico in Brianza
Ho letto con piacere della presa di posizione del cardinale Tettamanzi sulle convivenze e sul ruolo della Chiesa nella società occidentale: non c'è solo Ruini e questo conforta chi, come me, guarda al mondo cattolico con rispetto e interesse. Tettamanzi viene da un piccolo paese della Brianza profonda e ancora di molto tradizionale, non da San Francisco, ma ha compreso che la società è cambiata e la Chiesa vive al suo interno, e ha spiegato che - come insegnava Martini - è sbagliato banalizzare e annichilire le posizioni altrui. Personalmente, credo che i Dico non feriscano la sensibilità di nessuno e che possano essere un'occasione importante per estendere diritti civili a chi non ne ha, in particolare alle coppie omosessuali, in ragione di un fatto amministrativo e burocratico, ma anche tutto culturale. Proprio in Brianza, a Triuggio, vicino al paesino di cui sopra, ne discuteremo venerdì sera con Aurelio Mancuso (che è scettico, sui Dico, da sinistra), in una serata di dibattito e di confronto molto originale. il volantino lo trovate qui. postato da civati, 09:31 | link | commenti (2) venerdì, febbraio 09, 2007 Dico che va bene
Dopo mesi di polemiche da paese appena uscito dall'anno Mille, grazie al lavoro del duo Bindi-Pollastrini - prove tecniche di partito democratico -, debuttano sulla scena politica italiana i Dico. Sembrava, per come si erano messe le cose, un vero pasticcio. Anzi, un pacsticcio, perché la parola Pacs, si è prestata, negli ultimi tempi, a molti fraintendimenti, quasi sempre voluti, soprattutto dal punto di vista lessicale. Va detto che passare dalla parola «congiunta» alla parola «contestuale» per definire la dichiarazione anagrafica con cui sancire la propria 'partecipazione' ad una coppia di fatto ha letteralmente dell'incredibile e ci ricorda che siamo in un paese arretrato e pauroso. Il lavoro di taglia e cuci delle due ministre è stato non raccontabile, soprattutto dal punto di vista di Rosy Bindi che ogni giorno veniva chiamata al rispetto della dottrina da tutti i prelati che avevano a disposizione un ufficio stampa. I contenuti però dei Dico - questo il nuovo acronimo: diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi - sono buoni, sia perché sostanziosi, sia perché finalmente si riconosce una dignità alle coppie omosessuali. Ed è un momento importante per l'Italia, soprattutto se si pensa alla sua vergognosa omofobia. Non è un passaggio da poco, in un Paese dove l'unica figura istituzionale che si oppone a Ruini è la Littizzetto. E, per concludere, devo dire che anche l'acronimo funziona: 'dico', insomma, che mi sembra una buona cosa. postato da civati, 07:30 | link | commenti (3) mercoledì, febbraio 07, 2007 La gaffe di Monza
Poteva mancare Monza alla lunga lista di occasioni e di luoghi nei quali Silvio Berlusconi si è reso protagonista di una gaffe? No, non poteva mancare. Ha sempre preferito, il Nostro, sedi lontane, pulpiti esteri: Sofia, Caceres, Strasburgo. Questa volta, la gaffe dell'anno, se la concede a pochi chilometri da casa, in una città in cui ha interessi politici e - per via fraterna - personali. Dopo l'inverosimile querelle con Veronica, ecco la volgare battuta sui gay: il modo migliore per presentare un candidato sindaco, non c'è dubbio. «A me Marco Mariani piace anche perché ha come secondo nome Maria, il che dimostra che ha un intuito simile a quello delle signore. E' positivo perché le donne capiscono cose che noi uomini non capiamo. Gli uomini arrivano sempre dopo. Le donne hanno più intuito, quell'intuito tipicamente femminile che non hanno gli uomini e nemmeno i gay. Ma i gay sono tutti dall'altra parte...». Marco Maria Mariani contro Michele Francesco Faglia: quel doppio nome maschile, per Faglia, potrebbe in effetti essere sospetto. Chi si aspettava, da parte del centrodestra, una campagna ricca di contenuti e di proposte, si sbagliava. Di grosso. Al solito, la si butta in chiacchiera, sostenendo che Monza è una città violenta, che alzeremo le tasse (infatti, Faglia ha appena abbassato l'Ici), che bisogna fare le opere pubbliche: detto, sia chiaro, nella città in cui è stato realizzato il maggior numero di opere possibili, nei cinque anni di amministrazione Faglia. Dopo i tumulti (e la pizza) in Consiglio, le migliaia di emendamenti su qualsiasi cosa (soprattutto sulla Cascinazza, of course), l'ostruzionismo più becero, arriva Berlusconi e presenta il candidato con battute da trivio, che nessun politico occidentale potrebbe permettersi. Non ci resta che rovesciare la celebre battuta di Moretti: continuate così, fatevi del male. postato da civati, 08:28 | link | commenti (7) lunedì, febbraio 05, 2007 Della democrazia e della partecipazione
A conclusione di un dibattito molto acceso su Omb, Alberto Biraghi mi scrive: «perché non partire da queste due esperienze [regolamento cimiteriale e Cascinazza] per decidere di smetterla di incazzarvi e fare qualcosa di utile a ricucire il rapporto con gli elettori? Per esempio con una bella statistica sulla mole di lavoro che svolgete, sulle iniziative, sulle lotte per non far passare l'ennesima formigonata, eccetera. Aprite le porte, cambiate l'aria, venite fuori, fatevi sentire, sostenete le vostre ragioni, ma in italiano. I luoghi per farlo non mancano, a partire da OMB, bisogna solo trasformare la spocchia di chi non è abituato alle critiche dure e aperte in energia per sostenere il proprio impegno. Serve coraggio, ma il risultato è assicurato». Inutile dire che sono d'accordo e che accetto la sfida: il tema della partecipazione, del rapporto diretto con gli elettori, della comprensibilità e dell'ancor più importante condivisione delle scelte mi sta molto a cuore. Se ne parlava anche l'altra sera, a Bovisio, con la sindachessa e Gianni Confalonieri e con gli elettori e i militanti dell'Unione: il 'punto' della politica italiana (e, forse, non solo) è proprio questo. postato da civati, 10:02 | link | commenti giovedì, gennaio 11, 2007 L'Erba del vicino
Confessano i due pluriomicidi di Erba e scende la tristezza. Come ricordavo in un post di due giorni fa, la questione è delicata e lo ribadiva Marcello Saponaro in un bel commento, ricordando che l'assessore Prosperini, esponente della turbodestra lombarda, in un dibattito televisivo, aveva sentenziato: «quel delitto può averlo commesso solo un islamico!». Infatti, non l'ha commesso né un islamico né uno straniero. La violenza di Erba, quella di casa nostra (quella all'interno delle nostre case), l'invidia sociale, le inimicizie di una realtà provinciale tanto tranquilla quanto potenzialmente efferata, ci parlano di un paesaggio più tradizionale ma per questo non meno sconvolgente. Di fronte a simili avvenimenti, la politica ha un compito e una responsabilità grandi: cercare di elevare i conflitti, nell'interrogarsi sulle ragioni piuttosto che nell'alimentare polemiche e commenti da trivio, come è puntualmente accaduto anche a margine della strage di Erba. A volte il male abita presso di noi e siccome fa ancora più paura è più semplice allontanarlo, attribuendolo a questo o a quell'uomo nero, venuto da lontano, dimentico di sé e degli uomini. postato da civati, 09:18 | link | commenti (3) mercoledì, gennaio 10, 2007 Viale del tramonto
Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, Corriere della Sera di ieri: in Italia «su 18.651 docenti di ruolo, quelli con meno di 35 anni sono 9: lo zero virgola zero cinque per cento. Al contrario, quelli con più di 65 anni sono 5.647: il 30,3%. Eppure lo sanno, quelli che governano il mondo universitario. Sanno che Enrico Fermi prese il premio Nobel a 37 anni, Renzo Piano progettò il Beaubourg a 34, Federico Faggin inventò il microchip a 30, Bill Gates fondò la Microsoft a 30, Larry Page e Sergei Brin sbaragliarono i colossi di Internet con Google quando ne avevano solo 25. E insomma sanno che l'esperienza è fondamentale e la saggezza è un dono dell'età e magari possono pure invocare Giuseppe Tomasi di Lampedusa che pubblicò Il gattopardo quando era anzianotto ma per certe cose, soprattutto nei campi della scienza, c'è un'età dell'oro. Ed è quella che certi giovani geni italiani, se non se ne vanno prima, passano in coda alla porta di questo o quel barone sperando che venga loro lanciato un tozzo di contrattino da poche centinaia di euro. I numeri del ministero (ufficiali e aggiornati al primo gennaio 2007 e dati al Corriere sulla base dei codici fiscali) sono lì, impietosi. E dicono che negli ultimi 22 anni i docenti di ruolo negli atenei statali sono più che raddoppiati: da 8.454 del 1985 ai 18.651 di cui dicevamo. Solo che la moltiplicazione delle cattedre non ha visto affatto in prima fila i giovani. Le "torte" statistiche che pubblichiamo, riprese da un intervento degli studiosi Stefano Zapperi e Francesco Sylos Labini e aggiornate per la parte italiana coi dati d'oggi, dicono che contro il nostro umiliante 0,05% i cattedratici sotto i 35 anni sono il 7,3% in America, l'11,6% in Francia, il 16% nel Regno Unito. E che al contrario gli anziani oltre i 65 anni scendono al 5,4% in America, all'1,3% in Francia, all'1% in Inghilterra». postato da civati, 11:12 | link | commenti lunedì, gennaio 08, 2007 Se l'italiano fosse gratuito Nel catalogo delle cose barcellonesi da importare quanto prima, mi sono dimenticato una delle più importanti: i corsi di lingua catalana promossi dalla Generalitat e offerti in modo gratuito a chiunque ne sentisse la necessità. Certo, c'è molto spirito nazionalista nell'iniziativa che l'omologo della nostra Regione sponsorizza e rivolge agli stranieri, ma anche ai solo castellano-hablantes. Però l'idea di insegnare gratuitamente la lingua del Paese è fondamentale per i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri, per migliorare le loro possibilità e per renderli più vicini a noi, senza pretese di assimilazione, ma con la certezza che la lingua è uno strumento primario per il lavoro e per la convivenza. A Stoccarda, mentre i bambini sono a scuola, i genitori possono seguire dei corsi di tedesco, di cui il Land del Baden va giustamente orgoglioso. Cose che capitano, dove la politica serve a qualcosa. Da noi, ovviamente, non succede. postato da civati, 15:45 | link | commenti giovedì, dicembre 28, 2006 Un 2007 Wi-Max
Non è stato facile, ma alla fine Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, e Arturo Parisi, ministro della Difesa, hanno trovato un accordo. Le frequenze Wi-Max attualmente in capo alla Difesa saranno progressivamente cedute alle Comunicazioni. Ciò significa che sarà finalmente possibile coprire tutto il territorio nazionale con un servizio internet veloce e al passo con i tempi. Anche nelle zone rurali, anche in montagna. E' una decisione di straordinaria importanza, che segna il tratto riformista di questo governo e che ci consente di recuperare i ritardi clamorosi del nostro Paese (e della nostra Regione: il solito piano strategico di Formigoni era rimasto lettera morta, come sempre). Buone notizie, quindi, per Briosco, per Bascapè, per tutti quei Comuni - da ultimo Solaro - che mi hanno segnalato in questi mesi i loro problemi di connessione. Ora si tratterà di sfruttare la gamma di frequenze liberate e destinate finalmente a usi civili, e vigileremo perché questo accada, presto e bene, anche in Lombardia. Perché tutti vedano riconosciuto un loro preciso diritto. postato da civati, 09:31 | link | commenti mercoledì, dicembre 27, 2006 Blog! Adotta un politico a distanza
Qualche settimana fa, Giorgio Lonardi, caro amico giornalista di Repubblica, mi ha segnalato blog! un libro di David Kline e Dan Burstein (pubblicato da Sperling & Kupfer e Egea), il cui sottotitolo, come si suol dire, è già tutto un programma: La rivoluzione dell'informazione in politica, economia e cultura. Un'indagine sul sistema dell'informazione negli Stati Uniti di grande interesse anche per noi e per capire quello che ci sta per accadere. Qualche giorno dopo, Time usciva con la copertina dell'uomo dell'anno dedicata ai blogger e al cittadino digitale: uno schermo di un computer e la scritta "You" in cui tanti hanno voluto riconoscersi. Oggi, dal sito di Grillo, leggiamo della veemente lettera-protesta di Maria Fida Moro, che proprio a Grillo e al suo blog si affida per rendere giustizia alla memoria del padre. D'altra parte, un'inchiesta de l'Espresso di qualche settimana fa denunciava la desolante crisi d'aggiornamento di blog e siti dei politici italiani. Tutto ci dice che il blog è uno strumento da indagare e da trattare con cura. Personalmente, ho iniziato qualche anno fa, quando non era ancora di moda: mi sono servito del blog in campagna elettorale e ho pensato che potesse continuare, questa esperienza, per mantenere un collegamento con gli elettori e con gli amici (e anche con la realtà). Ho scoperto, però, che i post hanno molti più e-lettori di quanto potessi immaginare, persone che leggono e che prendono nota, e che alla prima occasione mi chiedono conto di quello che scrivo. E che i suoi contenuti viaggiano per la rete, autonomamente, ripresi e replicati su altri siti, spesso, per altro, senza citare la fonte (anche questo fa parte del gioco). Un modo come un altro per accorciare le distanze e per moltiplicare il messaggio, senza alcun costo, se non la pazienza, molto maggiore per gli e-lettori che per chi vi scrive, che ha piuttosto il piacere di essere 'adottato', 'a distanza', da amici più o meno noti. So far, so close, insomma... fino al prossimo post. postato da civati, 16:59 | link | commenti domenica, dicembre 24, 2006 I fatti e i camaleonti
Scusate, ma questa volta non sarò breve. Perché il tema è importante e attualissimo. Leggere infatti la riflessione di Hannah Arendt sui Pentagon papers (Marietti) e il libro di Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti (il Saggiatore), proprio mentre è in corso lo sciopero dei giornalisti della carta stampata e delle agenzie è di per sé significativo. Ho già scritto che qualche giorno senza l'attualità può anche fare bene: la distanza consente paradossalmente di avvicinarsi di più alle 'cose' e alla loro comprensione. Il problema però è molto complesso e va indagato. Innanzitutto, con la denuncia precisa che il precariato nel mondo del giornalismo è, se è possibile, ancora più grave che in altri settori, perché attiene non solo i diritti del lavoratore, ma i contenuti della sua stessa professione (e la sua professionalità): un giornalista senza contratto (che fa rima con: "sotto ricatto") è un giornalista tutt'altro che libero, esposto com'è alle pressioni dell'editore e di coloro di cui scrive. Il problema è, che così, il sistema dell'informazione sembra non 'tenere' più. Della Arendt dirò in specifico post, perché nel suo Lies in politics si parla soprattutto delle responsabilità della politica. Il testo di Travaglio - forse il suo libro più bello - è invece in straordinaria relazione con quanto sta accadendo: si parla del non-giornalismo all'italiana, del parlar d'altro, delle bufale confezionate a ripetizione (vere bufalae bufalarum), dei Telekom servi, dei 'camerieri' di ogni schieramento. E della cosa più inquietante, e cioè che non si parla più dei fatti, ma delle opinioni: commenti interessati, veline e 'dritte', financo quelle ispirate dai servizi deviati (comparse per altro su uno dei due giornali inopinatamente in edicola anche oggi). Siamo nel Paese delle piazze oscure (un tempo Fontana e oggi Alimonda), delle vergognose commissioni speciali che confondono invece di chiarire, degli inqualificabili teatrini in cui le maschere si chiamano Scaramella e Betulla, di figure ambigue pronte a servire il miglior offerente, neanche si trattasse di un Goldoni allucinato e allucinatorio. Un intero mondo al servizio di un giornalismo che non è più giornalismo e di una politica che non è più tale, che si esprime con un linguaggio ermetico (leggete anche Bocca, accidenti!) che non ha più alcun riferimento con la realtà e spesso con il concetto stesso di informazione. E allora ha ragione Biraghi, inventore di Onemoreblog: meno male che ci sono gli spazi autogestiti sul web, dove l'informazione può essere imprecisa, ma dove i nodi vengono al pettine molto prima e molto meglio che nelle auliche redazioni di una certa stampa nazionale. Ma non è colpa del giornalismo: come per la classe politica, anche per l'informazione vale il vecchio adagio che si tratta dello «specchio del Paese». Un'Italia dove funziona perfettamente la frase di Groucho Marx che Travaglio assume quale ironico manifesto: «Il camaleonte ha il colore del camaleonte solo quando si posa su un altro camaleonte». Auguri. postato da civati, 10:24 | link | commenti (2) sabato, dicembre 16, 2006 Aurelio, ripensaci!
Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell'Arcigay, non vuole più rinnovare la tessera dei DS, deluso e amareggiato per le dichiarazioni del segretario Fassino (invero un po' parziali e non del tutto informate) sulle coppie omosessuali. Il mio è un vero e proprio appello, perché il caro amico Aurelio, uno dei migliori dirigenti politici della Sinistra italiana, ci ripensi. Sappiamo quanto sia difficile sopportare i distinguo, i 'ma' e i 'però' di una classe politica che non riesce a comprendere le trasformazioni della società e si avventura in sottili distinzioni tra quelli che ci paiono diritti e ci vengono invece presentati come se fossero soltanto delle pretese. Personalmente credo che la legge sui Pacs sia una priorità di questa legislatura e di questa maggioranza di governo, e trovo inaccettabile il tono omofobo che risuona in molte ampollose riflessioni. So che Fassino, su questi temi, è in buona fede e ha dimostrato coraggio e determinazione: diamogli un'altra possibilità. La strada verso la dignità di tutti è lunga, ma sappiamo di doverla percorrere. postato da civati, 18:14 | link | commenti (3) domenica, dicembre 10, 2006 Vanilla sky
Sarà perché stamattina sulla mia città della provincia lombarda si apre un cielo vaniglia che la rende fiammeggiante e che neanche il Manzoni - cultore del cielo di Lombardia - saprebbe descrivere, ma le cose sembrano più nitide e, nel loro nitore, quasi abbacinanti. Delle idee chiare di una domenica di dicembre, che sento il bisogno di registrare, così da poterci tornare nei giorni di pioggia, il catalogo è questo: vorrei i Pacs, perché sono un diritto, perché in tutti i Paesi ci sono, anche quelli guidati dai conservatori più retrogradi; vorrei vivere in un Paese libero, dove il destino delle persone, il loro stile di vita, le loro scelte siano determinati autonomamente, non annichilite sulla base di un principio di coscienza che riguarderebbe soltanto i parlamentari o le gerarchie sempre più aggressive di questa o di quell'altra chiesa; quale corollario, vorrei che del destino di Welby fosse innanzitutto Welby a poter decidere; vorrei che la politica si occupasse con intelligenza e appropriatezza (e, vorrei aggiungere, delicatezza) di una società che non sta cambiando, semplicemente perché è già cambiata, una società che ci ostiniamo a volere interpretare con categorie obsolete che hanno l'unico scopo di mantenere le burocrazie politiche e culturali dalle quali sono state prodotte. A meno di non volerne inventare di nuove, come la definizione stessa di «teodem» che è una sorta di contraddizione in termini, di ossimoro tradotto in corrente politica, di chimera ideologica che non ha niente a che vedere, né con la sinistra, né con il Partito democratico, né con l'Ulivo, nemmeno, arrivo a dire, con la destra liberale. Perché chi è «teo», per quanto mi riguarda, si pone sulla soglia della repubblica. Viene da rimpiangere financo il vecchio Kant, di fronte a tali sofisticherie, a tali inganni: «La legge morale dentro di me, il cielo vaniglia sopra di me». postato da civati, 08:50 | link | commenti (1) mercoledì, novembre 22, 2006 Nullafacenti
Diciamocela tutta: Pietro Ichino non è quello che si definirebbe un tipo simpatico e le sue polemiche hanno sempre un tratto tra il risentito e l'astioso che non convince e che spesso divide anche chi è d'accordo con lui. E' successo con il suo libro sul sindacato dello scorso anno e succede puntualmente con l'ultima fatica del Nostro, I nullafacenti, uscito qualche giorno fa per i tipi di Mondadori. Fatte le dovute premesse, il problema che Ichino pone è un problema vero: come individuare chi nella Pubblica amministrazione non lavora e vive alle spalle dei contribuenti. Un fenomeno diffuso e praticamente irriformabile rispetto al quale non si può fare finta di niente: Ichino sostiene - giustamente - che affrontare i "nullafacenti" comporterebbe la liberazione di energie e di risorse che migliorerebbero i servizi al cittadino e consentirebbero di premiare anche i tanti lavoratori del Pubblico (sono la maggioranza, al di là degli stereotipi a cui Ichino concede anche troppo spazio) che si danno da fare e lavorano seriamente. Al centro dell'indagine di Ichino e del dialogo (anche in questo caso, vale la pena di sottolineare che si tratta di una rappresentazione troppo caricaturale) tra un sindacalista e un precario, c'è la possibilità di istituire degli Organi indipendenti di valutazione (Oiv) che possano individuare chi ha scelto deliberatamente di tirare sera per settimane, mesi e anni fino alla pensione. Qui sta il busillis: come pensare questi organismi, come evitare che siano dei piccoli tribunali esposti e 'qualunquisti', come fare in modo che la delicatezza del tema non sia, in quelle sedi, banalizzata attraverso un'ulteriore burocrazia. Un tema difficile, che credo, però, il governo Prodi dovrebbe affrontare. Proprio partendo da quegli enti inutili, di cui si cibano i funzionari ma soprattutto i politici, e riformulando il pensiero di Ichino attraverso la questione delle motivazioni e della qualità del lavoro: la causa principale dei comportamenti sbagliati a cui il cittadino assiste quando si trova ad avere a che fare con un ente pubblico. postato da civati, 08:47 | link | commenti (1) domenica, novembre 19, 2006 Un parchetto, in centro a Milano
«Sono ai giochi di un parchetto, in centro a Milano. Molto centro e molto Milano». Silvia Ballestra muove dai racconti e dalle storie ascoltate in un parchetto molto milanese per raccontare - nel suo Contro le donne nei secoli dei secoli (il Saggiatore) - l'esperienza delle donne immigrate quale tratto qualificante del dibattito circa la questione femminile nell'Italia di oggi. Il suo è un durissimo, ma sempre lucido sfogo contro la violenza nei confronti delle donne, una violenza spesso dichiarata (che appare nelle cronache giornalistiche) e una più sottile, fatta di sopraffazione, di isolamento e, da parte delle donne stesse, di subalternità. Ballestra, riprendendo Ariel Levy, parla di tomming, come assunzione consapevole e deliberata degli stereotipi che vengono affibbiati, in questo caso, alle donne, senza che le donne si ribellino: anzi, con una loro sostanziale adesione. «Woman is the nigger of the world» dicevano John Lennon e Yoko Ono ed è la condizione che sembra sempre di più affermarsi tra le donne immigrate, tate, badanti o sex worker che siano: un tema su cui la politica e, più in generale, la società italiana dovrebbero interrogarsi con maggiore responsabilità. Nella loro esperienza è esasperata una condizione della donna tutt'altro che liberata e felice, che perpetua sottilmente vecchi (e volgari) cliché di un passato che c'è ancora. E non sembra passare. postato da civati, 08:59 | link | commenti Della morte, dell'amore
«Di quel nulla che ondeggia come ultimo termine in fondo a ogni virtù e santità... noi abbiamo paura come della tenebra i bambini». Parte idealmente dalle parole conclusive de Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer il dialogo, pubblicato da Cortina, tra Giulio Giorello e Umberto Veronesi intorno a temi di grande interesse e scottante attualità: il testamento biologico, la libertà di ricerca, la posizione della scienza di fronte al post-secolarismo, la critica del principio di precauzione, la possibilità per ciascuno di decidere per sé senza essere di nocumento agli altri (e i limiti che sono in gioco, nell'ambito di questa decisione). Il dialogo, curato da Chiara Tonelli, s'intitola La libertà della vita e vede la partecipazione di Spinoza e Darwin, di Feyerabend e Mill (anche la bibliografia che viene proposta è sintetica ma ricca di indicazioni per buone letture). Insomma, tutto questo sarebbe già sufficiente per precipitarsi in libreria e acquistare a 9 euro il testo. E magari per regalarlo a qualche amico troppo convinto delle proprie verità. Ma è nelle pagine finali che il binomio vita-morte - come sempre, verrebbe da dire - si arricchisce di una bella riflessione sull'amore, una sorta di "colpo di coda" del dialogo, introdotto dal prof. Veronesi. Ed è ancora Schopenhauer a spiegare il perché: «Il fine ultimo di ogni vicenda d'amore è davvero più importante di tutti gli altri fini della vita umana e perciò merita in pieno la profonda serietà con la quale lo si persegue». Cosa aspettate? postato da civati, 08:40 | link | commenti sabato, luglio 29, 2006 La versione di Gerardo
Sono personalmente favorevole all'indulto e ho sottoscritto un appello dei consiglieri regionali della Lombardia. Mi chiedo però se la versione dell'indulto attualmente in discussione in Parlamento sia la sua versione migliore e più indicata. Con una dura intervista, stamane, Gerardo D'Ambrosio propone la riduzione da 3 a 1 anno dello sconto della pena, che consentirebbe di arrivare alla scarcerazione di più di diecimila detenuti, senza creare situazioni abnormi e problemi di ordine pubblico, come quelli a cui si rischia di andare incontro con la proposta bipartisan che ha fatto gridare allo scandalo Di Pietro e mezzo elettorato di centrosinistra. Una proposta così non può essere certamente rifiutata da Forza Italia, a meno di non voler confermare i retropensieri (Previti, per intenderci) che tanti hanno evocato in questi giorni. postato da civati, 09:25 | link | commenti (2) mercoledì, luglio 19, 2006 11 marzo: giusto non condannare per “concorso in devastazione” (Comunicato stampa) Apprendiamo con soddisfazione che nella sentenza di oggi, sui partecipanti ai fatti dell'11 marzo scorso, si sia distinto tra chi ha commesso reati e chi aveva la sola colpa di essere presente in piazza. Alla luce della sentenza appare comunque chiaro che i quattro mesi di carcere in attesa del giudizio sono stati una forzatura, ancor più grave nel caso dei nove ragazzi dichiarati innocenti. Prendiamo atto che buona parte delle richieste del pubblico ministero non siano state accolte, soprattutto il teorema del "concorso in devastazione", che avrebbe creato un precedente francamente non accettabile. Ci auguriamo ora da una parte che finisca il periodo delle strumentalizzazioni che una certa destra milanese ha voluto creare, e dall’altra che si comincino a creare le condizioni perché manifestazioni come queste non trascendano più in atti contrari agli stessi motivi per cui vengono indette. postato da civati, 16:30 | link | commenti giovedì, luglio 13, 2006 Mai più 11 marzo
Presso il Tribunale di Milano si sta svolgendo il processo con rito abbreviato nei confronti di chi ha partecipato alla pessima manifestazione di Milano dell'11 marzo 2006. Una manifestazione che ho condannato duramente, perché il bello delle manifestazioni - soprattutto di quelle antifasciste - è che si svolgano in modo pacifico. E la violenza deve essere - sempre - bandita dai nostri cortei, per evitare di passare dalla parte della ragione a quella del torto. Mi sento di poter dire, rispetto alla vicenda che è seguita agli episodi di violenza, alcune cose. Ho da sempre grande rispetto per la magistratura e per il lavoro dei magistrati e mi esprimo conoscendo la delicatezza dell'argomento. Trovo che si debba, però, aggiungere qualche considerazione, anche alla luce della carcerazione preventiva di 25 degli imputati che dura da 120 giorni (senza nemmeno la concessione dei domiciliari). Credo che si debba sempre tenere presente non solo il diritto a manifestare - che con il concorso 'esteso' argomentato dal pm viene in parte messo in discussione, creando un precedente molto particolare - e la necessità di verificare, accertare, precisare le responsabilità individuali e non solo quelle collettive, sulla base di una correità generalizzata, che rischia di prescindere dai fatti e dalle persone che li hanno commessi. Mi auguro che questi due principi siano tenuti in grande considerazione da chi emetterà, tra qualche giorno, la sentenza. E l'augurio si estende alla città di Milano, perché sappia affrontare - passato il periodo elettorale e le strumentalizzazioni che l'hanno caratterizzato - in modo maturo e consapevole un episodio grave che va bene definito, per evitare di "dare lezioni" in modo immotivato e di confondere il giudizio politico con le responsabilità penali. E' troppo importante. postato da civati, 10:33 | link | commenti (3) lunedì, giugno 05, 2006 Della tolleranza al Pirellone Domani in Consiglio si parlerà della Legge urbanistica che, oltre a prendersela con Monza, metterà in discussione l'apertura di luoghi di culto, con una norma che ha dell'assurdo: introdurrà, esclusivamente per i luoghi di culto, la necessità di dotarsi di un permesso a costruire anche quando non si deve costruire alcunché, rendendo in sostanza molto difficile l'apertura di un luogo di culto. Si tratta di un fatto tecnico-burocratico che consente alla Lega di impostare la propria politica culturale con una norma che va in una direzione contraria al bisogno di integrazione sempre più necessario nella nostra società (era capitato lo stesso con i phone center). Tutto è basato sul concetto della reciprocità. Risponderò con Umberto Eco, A passo di gambero, 2006, p. 224: «Obiezione possibile: noi lo faremo a Firenze, ma poi lo faranno anche a Kabul? Bene, questa obiezione è quanto di più lontano possa esserci dai valori della cività occidentale. Noi siamo una civiltà pluralistica perché consentiamo che a casa nostra vengano erette delle moschee, e non possiamo rinunciarvi solo perché a Kabul mettono in prigione i propagandisti cristiani. Se lo facessimo diventeremmo talebani anche noi. Il parametro della tolleranza della diversità è certamente uno dei più forti e dei meno discutibili, e noi giudichiamo matura la nostra cultura perché sa tollerare la diversità, e barbari quegli stessi appartenenti alla nostra cultura che non la tollerano. Punto e basta. Altrimenti sarebbe come se decidessimo che, se in una certa area del globo ci sono ancora dei cannibali, noi andiamo a mangiarli così imparano». postato da civati, 13:20 | link | commenti giovedì, marzo 30, 2006 Adottiamo un parlamentare a distanza In questi giorni, ho avuto più volte il piacere di accompagnare Franco Grillini, deputato DS e candidato alla Camera per l'Ulivo, in alcune iniziative elettorali. E' un piacere ascoltarlo e seguire le argomentazioni che sostengono la proposta di legge sui Pacs. Ieri sera, a Limbiate, ho proposto che, nel caso non dovessero essere eletti parlamentari brianzoli, possiamo adottare 'a distanza' Franco Grillini e chiedergli di mantenere con noi un rapporto privilegiato su questioni così importanti e strategiche come quelle legate ai diritti civili. Franco ha detto sì. Adottato! postato da civati, 11:58 | link | commenti lunedì, marzo 27, 2006 No al pluriculturale! «Noi vogliamo una Italia che non diventi un paese plurietnico, pluriculturale. Siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni». L'ha detto Berlusconi a Radio anch'io. Non ci sono commenti. Solo che siamo stanchi di dichiarazioni inquietanti e irresponsabili. Con Pera. Alla frutta. postato da civati, 17:34 | link | commenti domenica, marzo 26, 2006 Liberandoci
Lunedì 27 marzo, alle ore 21, coordinerò un incontro a villa Pallavicini, via Meucci, 3 a Milano (M2 Crescenzago). Il titolo è di per sé significativo: Liberandoci. Laicità, diversità, libertà. Presentazione del Manifesto sulle libertà. Con me interverranno Alessandro Cecchi Paone, Arianna Censi, Franco Grillini, Aurelio Mancuso. Scarica il volantino. postato da civati, 21:15 | link | commenti Contro i perpetui
Non ho votato Ivan Scalfarotto alle primarie, ma trovo che il suo libro Contro i perpetui, Il Saggiatore, sia un testo importante. Scalfarotto è arrabbiato e ne ha ben donde: se la prende con la politica che tratta il cittadino con un bambino, che non parla chiaro e per cui ogni cosa è un compromesso. Se la prende con un'Italia in cui vai avanti "solo se sei già seduto da qualche parte". Se la prende con l'assurdo dibattito sui Pacs, "una realtà consolidata da anni" rispetto alla quale la politica offre risposte timide e confuse. Se la prende con la presbiopia della società italiana, con quella visione datata che accompagna le scelte strategiche. Se la prende con l'esclusione dalla stanza dei bottoni delle nuove generazioni, il cui coinvolgimento consentirebbe una diversa proposta politica rispetto alla questione dei diritti, della tecnologia, dell'integrazione europea. Una generazione nuova che ha vissuto più direttamente le trasformazioni della società e che ha uno sguardo sul mondo più capace di comprenderle. E che è forse è venuto il momento di coinvolgere: non per convocare l'ennesimo convegno sulla questione generazionale e per consentire ai giovani di presentarsi come giovani e in quanto tali meritevoli di attenzione. Ma per affidare loro una quota consistente del governo del Paese. Prima che diventino presbiti anche loro. postato da civati, 13:15 | link | commenti venerdì, marzo 10, 2006 Meglio fascista
«Meglio fascista che frocio»: Mussolini sintetizza con una battuta folgorante il pensiero della destra circa l'omosessualità (il prossimo che dice che Zapatero è un estremista...). Più chiaro di così, si muore. Inutile aggiungere che in un Paese normale, dopo una frase del genere, ci si ritira a vita privata. Fascistissima, ma privata: un po' come gli investigatori di Storace... postato da civati, 10:56 | link | commenti (1) mercoledì, marzo 08, 2006 I femministi dell'8 marzo Sono un po' come i guidatori della domenica. Meglio diffidarne. Accorrono ai convegni si dicono dispiaciuti dell'attuale situazione lamentano l'arretratezza dell'Italia. Ogni anno. Ma solo l'8 marzo. Semel in anno licet insanire, evidentemente. E sono gli stessi che hanno chiuso le liste elettorali il 6 marzo - solo due giorni prima - con una presenza di donne limitatissima. Residuale. Ai minimi storici. Anche nel centrosinistra... Auguri alle donne. Tutto l'anno. E con un po' di coerenza. postato da civati, 14:43 | link | commenti giovedì, marzo 02, 2006 Milano MoveOn Sta prendendo forma l'idea di creare Milano MoveOn. Sulla scia del movimento della Democracy in action americano, un movimento trasversale ma chiaramente orientato politicamente, anche a Milano vogliamo arricchire il dibattito politico con una serie di proposte concrete intorno alle quali mobilitarci. Un cocktail - richiamo ironico, se volete, alla Milano da bere - che sottolinea alcuni temi programmatici dell'Unione a livello locale e nazionale per dare un segnale forte ai milanesi. Soprattutto a quelli tra 20 e 40 anni, che chiedono sempre più fortemente di essere rappresentati. Una parte di diritti civili (Pacs e ordini professionali prima di tutto), una parte di diritti materiali (la casa e gli asili), un pizzico di internazionalizzazione e un tocco di creatività per rappresentare giovani coppie, dink, single e rappresentare una società in cambiamento (e, perché no, un cambiamento della società). Tra le prime idee emerse, il lavoro di Marco De Allegri sugli ordini professionali, lo slogan di Daniele Bignami "per rimanere cittadini milanesi" (una sfida impossibile per molti costretti a lasciare la città per trovare case più a buon mercato), la città wi-fi di Davide Corritore, la proposta di Saluti a Milano che sta già riscontrando un buon successo. Inoltre, qualche intuizione per la campagna milanese, a cominciare dalla necessità di seguire - con un 'seguito critico' - il percorso del candidato Moratti, per conoscere al meglio la sua proposta. "Dal condominio allo sguardo sul mondo" per parafrasare Ferrante e il suo motto finora più affascinante. Al centro dell'elaborazione Ossigeno a Milano, l'associazione politica che si rivolge all'ampio spettro di forze che guardano al Partito democratico come a un orizzonte possibile e importante. Per una forma politica nuova, immediatamente partecipativa e aperta, con codici e linguaggi nuovi e una semplicità che alla politica è sempre più richiesta. Per essere bella e appassionante. postato da civati, 14:14 | link | commenti domenica, febbraio 05, 2006 Unione civile: un nome, un destino
Quando si parla di Pacs e di diritti civili, viene facile prendersela con gli strani nomi dei neoconservatori. Fallaci e Pera (il frutto del peccato?) rimandano a Kagan, l'americano da cui copiano in abbondanza i neocon italiani. Ma il problema riguarda anche noi. A Como, in una bella serata organizzata da una Sinistra giovanile molto viva e impegnata, si è parlato di Pacs e del fatto che verranno presentati nel programma dell'Unione sotto altro nome perché nessuno si senta offeso. Non so bene cosa ci sia di offensivo nell'acronimo Pacs (dove Pa sta per patti, C per civili e S per solidarietà), ma pare che dovremo abbandonare l'espressione a favore della più rispettosa dicitura «unioni civili». La cosa fa un po' sorridere, per due motivi: il primo è che «unione civile» è espressione adottata da tempo da chi si batte per l'estensione dei diritti alle coppie omosessuali e a chi sceglie una forma di vita e di convivenza diversa dal matrimonio. Il secondo motivo è ancora più curioso e interessante. Perché in fondo è proprio questo che si chiede a Prodi e alla coalizione: che l'Unione sia civile e approvi una legge per chi diritti non ne ha. Un nome, un destino e l'auspicio dei progressisti italiani. postato da civati, 13:36 | link | commenti giovedì, febbraio 02, 2006 A Como per i Pacs
Venerdì 3 febbraio, ore 21, a Como, sala Noseda della Cgil, si parlerà di Pacs, con la partecipazione di Aurelio Mancuso e mia personale. Iniziate ad appuntarlo sull'agenda e cliccate qui per ulteriori dettagli sul programma della conferenza. postato da civati, 00:53 | link | commenti venerdì, gennaio 27, 2006 Se questo è un omo
27 gennaio. Quest'anno la memoria e la riflessione la vorrei dedicare agli omosessuali. Eliminati nei lager, perseguitati dall'omofobia, brutalizzati da un'ideologia aberrante. E, purtroppo, ancora discriminati. Ecco perché, tra l'altro, mi impegno per i Pacs. Perché consentono di riparare a un torto sociale e politico che ancora, con evidenza, affascina le menti degli uomini forti (?!) di tutte le destre. Un ricordo sincero e appassionato. postato da civati, 19:47 | link | commenti domenica, gennaio 15, 2006 Unioni civili per un Paese civile (?)
Le due piazze di ieri hanno parecchio confortato i cittadini italiani, di ispirazione laica e democratica. L'attacco alla 194 e il pregiudizio anti-Pacs avevano già fatto troppe vittime per non essere felici della straordinaria partecipazione a Milano e a Roma. Ora, però, dobbiamo fare uno sforzo, tutti insieme, per ribadire la centralità della questione delle unioni civili, al di là dei nominalismi in cui è incappato, purtroppo, anche il candidato premier Romano Prodi. La campagna che ha come protagonisti Grillini e Mancuso, due delle figure politiche più credibili del panorama nazionale, deve essere assunta senza imbarazzi, perché le unioni civili estendono i diritti elementari alle forme non tradizionali di famiglia senza essere di alcun nocumento alla famiglia tradizionale. Guardiamo alla Francia, se la Spagna fa tanto paura (paura che, sia chiaro, non condivido). E rispondiamo a Ferrara, che ieri si chiedeva «perché non si sposano in Comune?», che è proprio questo uno dei problemi. Il fatto di NON POTERSI SPOSARE NEMMENO IN COMUNE per cittadini che in ragione del loro orientamento sessuale sono considerati inferiori (e, da alcuni illuminati uomini di Stato, malati). Facciamolo, e non solo perché l'hanno già fatto quasi tutti, in quel mondo occidentale a cui ci si appella di continuo, quando c'è da far guerra o allargare il mercato. Facciamolo, perché siamo già in ritardo. E ce ne dovremmo vergognare. postato da civati, 19:02 | link | commenti lunedì, dicembre 05, 2005 Meticci? Apprendiamo oggi dalle agenzie di stampa che sono ormai 200.000 le coppie miste che vivono in Italia e che, dal 2000 al 2004, è aumentato del 22% il numero di bambini nati da queste unioni. Lo stima il rapporto Caritas-Unicef sui bambini e gli adolescenti stranieri in Italia. La Lombardia registra il più alto numero di bambini nati da matrimonio misto. In questa regione, 1 bambino su 4 ha un padre straniero: il 10% egiziano, il 9% marocchino, il 6,4% tunisino. Ecco spiegato il perché, anziché predercela con il meticciato, ci dovremmo interrogare sull'integrazione e agire di conseguenza. Ce lo chiede la società, non una perversa ideologia... postato da civati, 17:23 | link | commenti domenica, dicembre 04, 2005 Gay save the Queen: dopo la Spagna, l'Inghilterra
Da domani entrerà in vigore in Gran Bretagna il Civil Partnership Act, la legge per i matrimoni gay inglesi. Si allarga come un virus l'estensione dei diritti alle coppie dello stesso sesso, in ogni nazione moderna. In Inghilterra, tra l'altro, ci dicono le cronache che non ci sia stato alcun passaggio polemico da parte del magico mondo della conservazione politica. Lì non hanno Pear o Ruins. E l'impressione è che non ne sentano una grande mancanza. postato da civati, 20:19 | link | commenti martedì, settembre 13, 2005 Prodi e i Pacs, avanti così E' un segnale importante per il dibattito politico italiano che Romano Prodi abbia voluto rispondere alle tante sollecitazioni degli ultimi tempi e inserire i Patti civili di solidarietà nel programma di governo dell'Unione.La proposta, si badi, non è avvicinabile a quella di Zapatero ma è analoga - per intenderci - a quella della Destra spagnola. Nessun matrimonio, quindi, ma la possibilità di estendere oltre alla famiglia, alcuni diritti fondamentali, non previsti dalla nostra legislazione. Diritti ereditari, pensionistici, di assistenza in caso di malattia, di sostegno nei momenti più delicati della vita di coppia. Un riconoscimento universalistico che ha significato particolare soprattutto per coloro che non vedono riconosciuta in alcun modo dalla legge la caratteristica del loro rapporto. Mi riferisco agli omosessuali, emarginati dal dibattito politico italiano a causa di un pregiudizio omofobo di cui ci stiamo a fatica liberando. Per questo gli attacchi dell'Osservatore romano sembrano eccessivi e scomposti, anche se - purtroppo - in linea con una posizione oltranzista che sembra avere ascolto presso le gerarchie cattoliche (non certo tra i credenti in generale). La verità è che i Pacs in Francia funzionano dal novembre del 1999 e non hanno comportato alcun danno alla famiglia tradizionale. Hanno solo esteso dei diritti. Alla luce di questa discussione, anche la micro-polemica che si era aperta in città fa un po' sorridere. La nostra proposta di un registro delle coppie di fatto - dopo l'uscita di Prodi - potrà essere considerata con più attenzione non solo dalle forze di centrosinistra, ma anche da quegli esponenti del centrodestra che non hanno mai nascosto di essere favorevoli o, comunque, disponibili a discuterne. Valuteremo perciò la forma migliore per parlarne nelle sedi istituzionali, per partecipare anche noi a una discussione 'alta' e importante sui diritti e sulle opportunità che tutti i cittadini - come ammette oggi anche Fini - devono avere. postato da civati, 14:57 | link | commenti venerdì, luglio 08, 2005 Bravo, Piero!
Piero Fassino interviene nel dibattito sui Pacs: I Ds sono l'unico partito che ha depositato in Parlamento un disegno di legge per l'introduzione dei Pacs nel nostro ordinamento. Su questo disegno di legge è in corso da mesi in tutta Italia una campagna di informazione con iniziative e convegni e la stagione delle tremila Feste de L'Unità sarà ulteriore occasione per un vasto confronto con l'opinione pubblica. Nella mia relazione del febbraio scorso al 3° Congresso dei Ds - e i Congressi nella vita democratica di un partito sono sedi vincolanti - ho assunto esplicito impegno a sostenere i Pacs. Impegno, peraltro, nuovamente ribadito al Consiglio nazionale dei Ds di maggio dedicato ai temi della procreazione assistita, dove ho detto: «Con la proposta dei Pacs ci siamo mossi con l'obiettivo di tutelare pienamente le scelte di vita di ciascuno, individuando al tempo stesso soluzioni compatibili con il contesto costituzionale, giuridico e culturale del nostro paese». E per concludere ribadisco anche in questa sede che, riconoscendo il dettato costituzionale dell'art. 29 - la famiglia è fondata sul matrimonio legalmente contratto di fronte a una autorità civile o religiosa - riteniamo al tempo stesso che sia dovere di uno Stato laico e moderno riconoscere le scelte di vita di ogni persona e assicurare tutela alle tante coppie - sia eterosessuali, sia omosessuali - che liberamente decidono la convivenza di fatto. Una tutela che riguardi i rapporti patrimoniali e interpersonali tra conviventi e che, inoltre, rimuova eventuali forme di discriminazione a danno di chi ha scelto la convivenza. I Pacs costituiscono la risposta concreta a questa esigenza ed è per questo che i Ds li sostengono e si battono perché si realizzi intorno a questa soluzione legislativa la più larga convergenza in Parlamento. Come si vede la Quercia non oscilla. postato da civati, 16:49 | link | commenti domenica, luglio 03, 2005 Per i diritti
Martedì sera, alle ore 21.00, presso la sezione dei Democratici di Sinistra «Milanocentro» interverrò sul tema dei nuovi diritti civili, con Aurelio Mancuso e Pierfrancesco Majorino, tra gli altri. Un'occasione per tornare sui temi molto attuali dei Pacs, delle libertà e degli stili di vita di cui il nostro dibattito politico ha tanto bisogno e che sembrano essere entrati, con una certa continuità, nella discussione che la Sinistra italiana ha avviato (con qualche ritardo per la verità), anche alla luce della campagna referendaria. postato da civati, 21:22 | link | commenti sabato, giugno 25, 2005 Accesso al futuro
Invito tutti a documentarsi sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Accesso al futuro» (www.accessoalfuturo.it), promossa dai Democratici di Sinistra e dalla Sinistra giovanile, per rappresentare i bisogni e le aspettative della generazione tra i venti e i trent'anni, in un momento di grave difficoltà per il Paese. Un'iniziativa importante per porre al centro del dibattito politico i temi dell'accesso al lavoro, al credito, ad un'abitazione. Quelle soluzioni 'materiali' che bene si sposano con la prospettiva di un Paese più moderno, per quanto riguarda i diritti, le libertà personali e gli stili di vita. Mi piacerebbe che l'organizzazione del partito - su questa legge, come è già avvenuto con la legge per le politiche per l'infanzia - si mobilitasse. Sarebbe un segnale importante di apertura verso i giovani e di attenzione ai temi più attuali della nostra società. Segnalo, tra l'altro, che presenterò personalmente la legge venerdì 1° luglio alle ore 21.00 alla Festa dell'Unità di Vimercate (zona piscina). postato da civati, 10:09 | link | commenti mercoledì, giugno 15, 2005 La sfida dei diritti L'esito del referendum ha rattristato molti di noi. Il quorum molto basso ci consegna un giudizio severo, anche se determinato da tanti elementi che vanno considerati (a cominciare dall'usura dello strumento referendario). L'unico dato positivo che mi piace sottolineare è che il nostro partito si è mobilitato su una questione importante, rilanciando un dibattito sui diritti, sulle libertà e sugli stili di vita di grande importanza per il nostro Paese. E per la sua modernità. In questo senso, non credo si tratti di una battaglia persa, tutt'altro. Credo anzi che una riflessione profonda ci potrà consegnare in futuro molte soddisfazioni in questo ambito. Farò di tutto perché questo accada. postato da civati, 15:54 | link | commenti sabato, giugno 11, 2005 La libertà del laico
In attesa di andare a votare per il referendum e fare la croce su quattro sì, mi sono dedicato oggi alla lettura di un testo che mi sento di consigliare vivamente a tutti. Si tratta dell'ultima 'fatica' di Giulio Giorello, Di nessuna chiesa. La libertà del laico pubblicato da Cortina (75 pagine, 7,50 euro). Un volume significativo fin dalla manchette: i laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare. L'orgoglio insomma di una prospettiva ispirata a una vera cultura liberale e laica, di cui questo nostro Paese ha tanto bisogno. La prosa di Giorello è al solito brillante ed efficace e la sua riflessione attraversa con efficacia le parole-chiave del dibattito politico attuale: relativismo, Europa, Occidente. E fa proprio uno spirito 'aperto', come quello che troviamo nelle parole di John Harsanyi: «Gli interessi di ciascun individuo devono essere definiti fondamentalmente nei termini delle sue proprie preferenze personali e non nei termini di ciò che qualcun altro pensa sia 'bene per lui'». Buona lettura, quindi. E buon voto a tutti. postato da civati, 13:35 | link | commenti sabato, giugno 04, 2005 Patti chiari, amicizia lunga
Oggi, alle ore 16.00 in piazza della Repubblica, a Milano, parte il corteo del Gaypride, dedicato ai Pacs (Patti civili di solidarietà) e alla possibilità di estendere i diritti alle altre forme di convivenza, finalmente anche nel nostro Paese. Inutile dire che ci sarò, come ci saranno i Democratici di Sinistra di Milano e della Lombardia. E ci sarò anche per prendermi un impegno: nel corso del dibattito sullo Statuto della Regione Lombardia, nella 'fase costituente' che da questo punto di vista si apre con la legislatura che inizia ufficialmente lunedì, faremo di tutto per inserire - oltre alla valorizzazione della famiglia tradizionale - anche l'estensione dei diritti alle cosiddette coppie di fatto. Così è stato fatto dalla Regione Toscana (per la precisione art. 1, comma 1, punti g e h). Sarebbe bello che anche la Lombardia, la Regione con il maggior numero di coppie di fatto, coppie ricostituite, coppie omosessuali, single e famiglie monoparentali, nonché la Regione socialmente e culturalmente più dinamica, si mettesse al passo. Anzi, al Pacs. Perché non è solo un gioco di parole. Ma la conquista di nuovi diritti e il riconoscimento degli stili di vita di ciascuno. postato da civati, 10:45 | link | commenti |