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domenica, maggio 18, 2008

Alex

L'Inter vince uno scudetto che avrebbe dovuto aggiudicarsi qualche giornata fa, ma tant'è. La notizia che mi interessa rilevare è il titolo di capocannoniere guadagnato sul campo da Alessandro Del Piero. Un giocatore finito? Sì, ciao. L'anno scorso capocannoniere della B, quest'anno della massima divisione. 21 gol per lui, uno più di Trezeguet, e tanto, tanto stile. Ieri dopo il primo gol su lancio di Nedved, Alex ha lasciato battere il rigore che si era personalmente guadagnato al compagno di squadra franco-argentino. Poi con una magia se n'è procurato un altro, in slalom tra tre avversari. E l'ha segnato. Non aveva mai fatto tante reti come quest'anno, perché negli anni passati aveva tirato più rigori (e solo una volta aveva ottenuto il risultato che ha raggiunto quest'anno). Per festeggiare (si fa per dire) è stato anche sostituito da un incredibile Ranieri (che non ha fatto nemmeno giocare qualche minuto a Birindelli, che saluta dopo tanti anni la squadra). Fosse successo a Torino, sarebbe venuto giù lo stadio. Ora Alex andrà agli Europei. Sarebbe bello vincerli con lui.

postato da civati, 17:17 | link | commenti (3)
il segreto di alex

domenica, maggio 11, 2008

Alex e i bianconeri

Il solito, grande Alex mette a segno il gol del pareggio con il Catania e raggiunge Trezeguet e Borriello in cima alla classifica dei marcatori. Chi l'avrebbe mai detto? Un calciatore finito che finisce, appunto, quasi capocannoniere, si candida a un posto da titolare in Nazionale e riapre il campionato? Del Piero, si sa, è un signore, e quando segna non esulta, perché il Catania, senza il suo gol, si sarebbe salvato. Invece domenica la squadra siciliana dovrà contendere la salvezza al Parma, quel Parma che incontra l'Inter. E si sa che, con il pareggio del Siena di oggi (i veri bianconeri della giornata), la Roma è a un punto soltanto dall'Inter. Morale: Del Piero non è finito. E nemmeno il campionato.

postato da civati, 17:09 | link | commenti (2)
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domenica, aprile 27, 2008

Juventus? Italia

Mentre Buffon è alle prese con un mal di schiena che gli impedisce di dare il meglio di sé, è straordinaria la condizione di Camoranesi, Del Piero e Chiellini. Anche Legrottaglie rischia di andare agli Europei (per dire). Dal momento che l'Inter di italiani praticamente non ne ha, toccherà alla Juve sostenere le sorti azzurre nella prossima competizione continentale. Chi l'avrebbe mai detto? Io. P.S.: sarebbe bello se Alex e Trezeguet arrivassero a pari merito in cima alla classifica dei cannonieri. Lo stile (ritrovato) della Juventus lo impone. P.S./2: e che gol ha fatto Del Piero?

postato da civati, 17:10 | link | commenti (8)
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domenica, aprile 20, 2008

Alex

Adesso vorrei proprio capire come si fa a non portarlo agli Europei. Boh. L'anno scorso siamo andati a Bergamo per pareggiare con l'Albinoleffe. Io c'ero. Oggi la Juventus è in Champions, con la tripletta di Alex e con due giocatori che ambiscono al ruolo di capocannoniere: Alex e il 17. Scorrendo quella speciale classifica, ci si arrabbia ancora di più. Nella stessa Juve, quella delle telefonate, giocavano quattro dei sette migliori marcatori. Se qualcuno avesse evitato di clonare le schede... Comunque, stasera tutti a tifare Toro.

postato da civati, 17:03 | link | commenti (6)
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lunedì, aprile 07, 2008

Alex e Walter

Sarà perché l'ho intravista mentre ero ad un'iniziativa elettorale, ma la partita della Juventus con il Palermo mi ha fatto pensare. Sotto di due gol, la Juventus si affida - come le accade da quasi vent'anni - ad Alessandro Del Piero (quello che era finito, per capirci), che ne fa due, di sinistro. Il secondo "di rapina", il primo di straordinaria fattura, con un grande controllo, la finta per scartare il difensore, e un colpo preciso, da biliardo. Due a due, fuoricasa, una rimonta perfetta. Fosse entrata la punizione che si è stampata sul palo, Alex avrebbe fatto tripletta e la Juventus preso i tre punti. E, invece, quando tutto sembrava essere già finito, è arrivato un tiro da quaranta metri, sotto la traversa, e ha vinto il Palermo. Siccome credo da sempre in uno strano parallelismo tra le vicende di Alex e quelle mie personali (e della politica, in questo caso), non vorrei che dopo la rimonta ci fosse la doccia fredda. L'ho detto. Però poi ho pensato che a loro un tiro da quaranta metri non gli viene mica. Anzi. Se vanno avanti ad autogol fino a domenica, lo scudetto, sulla maglia, ce lo mettiamo noi.

postato da civati, 09:40 | link | commenti (13)
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domenica, marzo 23, 2008

Che peccato

E' un vero peccato che il gol di Camoranesi fosse in fuorigioco. Che il secondo gol, quello del nr. 17, David Trezeguet, sia venuto su classico errore di Burdisso, oltre che su geniale invenzione di Del Piero. E' un vero peccato che Alex, che nel secondo tempo ha fatto diventare tutti-pazzi-per-Materazzi (nel senso che mezzo stadio a fine partita lo ha aspettato fuori), abbia tirato un sinistraccio contro il portiere interista, dopo essersi liberato con  una magia dalla destra, o che il suo prolungato e reiterato uno-due con Trezeguet si sia risolto con un tiro addosso a Julio Cesar. E' un vero peccato che l'Inter avesse più di un'assenza, anche se per la verità di squadre ne hanno tre e non ho mai capito (giuro) quali siano i veri titolari. Insomma, il punteggio abbastanza tradizionale della Juventus a San Siro contro l'Inter poteva essere più rotondo. E inequivocabile. Non è il nostro anno, e lo sapevamo, per cui ci si può accontentare. Per quanto riguarda l'Inter, segnalo che la Roma è a soli quattro punti: un po' come Veltroni nei sondaggi rispetto al principale esponente dello schieramento a noi avverso. Non si sa mai...

postato da civati, 09:07 | link | commenti (6)
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domenica, marzo 16, 2008

Ognuno ha l'idolo che si merita

La Juventus di quest'anno non è irresistibile: penalizzata dagli arbitri nel girone di andata e da se stessa nel girone di ritorno, non vince né convince come vorremmo. Però regala emozioni. E questo fatto che ha segnato 18 gol su 49 negli ultimi minuti è a dir poco elettrizzante e fa ben sperare, anche in chiave elettorale. Questa sera il '17' era un po' sotto tono, Tiago ha giocato la sua prima partita decorosa da quando è in Italia, Sissoko (che è del Mali, quindi mi è strasimpatico) ha toccato più palloni di quanti io ne abbia mai toccati in tutta la carriera e la difesa si è difesa, appunto, nel migliore dei modi. Ci voleva un po' di coraggio e Ranieri - l'uomo più previdente della galassia - ha deciso, finalmente, di giocarsi il tridente. Mancava una manciata di secondi alla fine, arriva una palla sulla sinistra. Nedved la gira in area per Del Piero, il quale si inventa, come sempre più spesso gli capita, la giocata della serata: volée per Iaquinta, controllo di destro a saltare Domizzi e sempre di destro pallone alle spalle del portiere napoletano. In una partita in cui ci avevano picchiato come fabbri, sono soddisfazioni. Alex c'è. E c'è anche la Juve.

postato da civati, 22:40 | link | commenti (4)
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martedì, marzo 04, 2008

Bouba e il numero 17: il voto utile (e dilettevole)

diciassetteNel mio romanzo (on demand, perché non ancora pubblicato: chi lo volesse è pregato di richiederlo) il piccolo protagonista Bouba ha una vera e propria passione per il numero 17, il numero della maglia di David Trezeguet. Come Bouba, anch'io vestirò la maglia numero 17 in occasione delle elezioni politiche, per la Camera, circoscrizione Lombardia 1 (Milano e Monza: qui i candidati). Una decisione arrivata in extremis a causa di non pochi problemi con la composizione delle liste, che vedono la Brianza al solito sotto-rappresentata (nelle posizioni sicure, perché tra gli insicuri facciamo il botto, ovviamente). Del resto, il mio diciassettesimo posto (lo dico subito, per non essere equivocato e per dimostrare che c'è perfetta continuità con quanto affermato negli scorsi giorni) è "di servizio" e fuori dalla quota degli eleggibili, che si fermano intorno all'undicesimo. Per capirci, mi trovo in panchina, pronto ad entrare solo se le cose si mettono bene: cioè, se vinciamo a livello nazionale, con il Pd e con Walter. Insieme a me, tra le posizioni di rincalzo, ci sono i campioni Ivan Scalfarotto e Pierfrancesco Majorino, al quindicesimo e al diciottesimo posto (il numero di Cassano, che ho schivato per un pelo...). Insieme faremo una campagna per vincere, che per altro avremmo fatto lo stesso, ed è proprio questo il senso della nostra candidatura: siamo a disposizione del Mister, come si conviene ai giocatori che si battono per onorare la maglia fino all'ultimo minuto dei tempi supplementari. Insieme a noi, al ventesimo posto, in condizioni analoghe (soprattutto se Veltroni dovesse 'optare' per un'altra circoscrizione, una volta eletto), c'è anche Emanuela Beacco, la giovane avvocatessa di Giussano (ventesima). L'"effetto Beacco" speriamo si faccia sentire. Tranquilla Alessia Mosca, all'undicesimo posto: per lei l'elezione è assicurata, salvo tragedie. Daniela Mazzucconi da Usmate passa a Reggio Calabria (è terza al Senato in quella circoscrizione). Emanuela Baio è confermata al quarto posto in Lombardia (ve lo dicevo che noi portavamo le donne, e loro i dischi... quasi tutti gli uomini - cioè quasi tutti i candidati, sigh - sono di Milano). Enrico Brambilla è solo ventunesimo al Senato, è questo è male, molto male, perché si meritava ben altra posizione e speriamo ci sia ancora qualche margine per migliorarla. Altri candidati sono Patrizia Gioacchini, Lucia Prina, Sandro Archetti e Giovanna Porro, tutti molti bravi e molto capaci. Siamo precari e coraggiosi per Veltroni. Per la Camera, «Quindici-Diciotto: io, Pier e Scalfarotto», è il nostro motto. Passiamo se vince il Pd, è la sintesi. Votate il Pd. Avete qualche motivo in più. Unite il voto utile al voto dilettevole...

postato da civati, 01:16 | link | commenti (23)
appunti per un partito nuovo, il segreto di alex

domenica, marzo 02, 2008

La pantera e la vendetta

Mentre la Juventus butta via una partita che poteva anche vincere, l'Inter perde a Napoli, grazie all'ex-juventino Zalayeta. Piccola vendetta contro la squadra di Mancini, oggi incredibilmente non favorita dagli arbitri come nelle ultime giornate. Piccola vendetta e piccolo risarcimento alla Juve, truffata all'andata da un tuffo spettacolare di Zalayeta su Buffon, forse la simulazione più clamorosa della storia del calcio moderno.

postato da civati, 23:05 | link | commenti (7)
il segreto di alex

sabato, febbraio 23, 2008

Un altro anno di B (volume terzo)

L'avevo già scritto (qui e qui): ci stanno facendo fare un altro anno di B. Questa sera a Reggio Calabria la Juventus registra la terza sconfitta in campionato, come già con l'Udinese e, soprattutto, con il Napoli, viziata da clamorosi errori arbitrali. Di più: da un'impostazione della direzione di gara assurda. Due ammonizioni evidentissime non comminate; un rigore su Sissoko grande come il Granillo (nel senso dello stadio); uno su Nedved 'laocoontico'; un altro per fallo di mani su passaggio di Camoranesi e forse un quarto, ancora per una mano troppo lesta, su colpo di testa dello stesso Camoranesi. E, infine, l'incredibile rigore fischiato contro la Juve, al novantesimo, sul risultato di uno a uno. Capisco tutto, però c'è un limite. E temo che l'argomento della buona fede, come già in passato, non basti più a spiegare certi episodi. I geremia di allora sono attesi in sala stampa. P.S.: unica nota positiva, oltre ad una prestazione che mi dicono superlativa di Nedved, il gol di Del Piero. Chi lo dava per finito, se lo ritroverà in vetta alla classifica dei marcatori. Sempre il solito Alex.

postato da civati, 23:15 | link | commenti (4)
il segreto di alex

domenica, febbraio 17, 2008

Panchine romane

Rientro ora da Roma, da una giornata splendida, in bella compagnia e con tanta fiducia. Dopo qualche ora capisci perché i politici, quando arrivano nella Capitale, tendono a dimenticarsi i problemi del Nord: è talmente bella che è difficile che da un tavolino di fronte al Pantheon ti vengano in mente la Pedemontana e la Brebemi, per dire. E' stato divertente passare in rassegna i "luoghi veltroniani", dal Campidoglio fino al Bateau Mouche sul Tevere (per chi volesse approfondire, consiglio la lettura de La rivincita di Roma ladrona di Stefano Marroni, Donzelli 2007, un vero e proprio manuale del veltronismo realizzato). La sensazione di oggi, sul Palatino e in Campo de' Fiori, era quella della panchina di Caos calmo, nell'ultima giornata di vacanza prima del 'tubo' che ci porterà dritti dritti al 13 aprile. Una attesa serena, ma carica di tensione. Andiamo. P.S.: nel caso, vale la pena di sottolineare come Alessandro Del Piero continui a rappresentare una metafora straordinaria per il Pd. Anche lui è stato a lungo in panchina, negli anni scorsi, ma ha saputo trarne più di un insegnamento. Ed è tornato a segnare, con una determinazione e una classe infinite...

postato da civati, 23:15 | link | commenti (9)
appunti per un partito nuovo, il segreto di alex

giovedì, gennaio 31, 2008

Erano anni

Che volevo pronunciare il luogo comune dei luoghi comuni: «a noi la Coppa Italia non interessa».

postato da civati, 08:12 | link | commenti (11)
il segreto di alex

sabato, gennaio 05, 2008

Se arriva Van der Vaart

Un cognome da ciclista del Giro delle Fiandre, un talento genuino, un po' di qualità per il centrocampo juventino: cliccare per valutare.

postato da civati, 13:14 | link | commenti (7)
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domenica, dicembre 16, 2007

Come sempre

Repubblica.it titola: «Del Piero devastante». E pensare che fino a ieri non doveva giocare più, che lo davano tutti per finito, che avrebbe dovuto partire dalla panchina, secondo Ranieri e tutto il mondo di quelli che se ne intendono. E invece all'Olimpico ha disputato una partita straordinaria. Si diceva che non segnasse più, e infatti ha messo a segno una doppietta. Si diceva che fosse diventato lento, e infatti ha segnato in contropiede entrambi i gol. Entrambi perfetti: il primo, per quello sguardo di un secondo alla posizione del portiere, e il tiro mancino preciso sul secondo palo; il secondo, per il controllo di tacco e per quel pallone imprendibile sotto la traversa. Entrambi gli assist di Cristiano Zanetti, un altro che era finito anni fa e che però fa ancora molte cose molto utili. E la Juventus vince, senza meritarlo completamente, una partita difficile, contro la Lazio migliore del campionato. Speriamo che Del Piero finisca un'altra volta: se ricomincia così, ne vedremo delle bellissime.

postato da civati, 01:55 | link | commenti (4)
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sabato, dicembre 01, 2007

Alex

A volte si torna bambini, come quando si correva dietro un pallone all'oratorio o, come vuole Bersani, quando fuori si giocava tra le 127. Stamattina, grazie a Nando, ho visto Alex. Gli ho dato il mio piccolo libro e lui, che non lo conosceva, ha commentato: «Grazie. Così avrò qualcosa da leggere, questo pomeriggio». Bella storia, come si suol dire. Ci si vede questa sera a San Siro, sperando che il segreto di Alex porti bene, come nella foto di copertina...

postato da civati, 13:09 | link | commenti (4)
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martedì, novembre 27, 2007

E la storia ricomincia

Me la sono voluta gustare per un giorno intero, la vittoria della Juventus di domenica sera. Soprattutto per il fatto che Alex, che tutti davano per l'ennesima volta per spacciato (succede da dieci anni, ormai), sia entrato a metà della ripresa e abbia fatto una delle sue numerose doppiette. L'ultima in ordine cronologico aveva riportato la squadra in serie A. Quella di ieri ha consacrato un'ottima Juve. Alex è così: quando tutto sembra finito e già sono partiti i necrologi, entra dalla panchina senza farlo pesare, prende la mira, colpisce una palla a rientrare e la mette sul primo palo con una semplicità che pochi giocatori conoscono. E la palla entra, di un soffio, imparabile. E la storia ricomincia. Eccolo il suo segreto.

postato da civati, 01:32 | link | commenti (4)
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domenica, novembre 11, 2007

Dovrebbe essere un gioco

Il calcio dovrebbe essere uno sport e la domenica si dovrebbe sognare, per novanta minuti, negli stadi e nelle case, non guardare allibiti il telegiornale per apprendere che un tifoso è morto. La dinamica dell'episodio è inquietante e rischia di alimentare altri scontri, altra violenza: ci auguriamo che tutti si rendano conto che il limite è stato da tempo superato. Ora non resta che accertare le responsabilità e affrontare per una volta il problema della violenza negli stadi con la prevenzione e non con la sola repressione che - ormai credo sia chiaro a tutti - risolve poco o nulla. Rimane una brutta giornata, in cui una bella partita come Parma-Juventus passa in secondo piano, così come gli episodi di un match avvincente, con la Juve che, sotto di due gol, riesce a pareggiare e riuscirebbe addirittura a vincere, nei minuti di recupero, se all'arbitro non venisse la sindrome ormai tradizionale di fischiare rigori molto dubbi e annullare gol regolari. Una grande prova di sport e una partita appassionante che, pensando a quell'autogrill, diventa meschina. Che tristezza.

postato da civati, 17:27 | link | commenti (7)
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domenica, novembre 04, 2007

Pareggiare, a volte, è come perdere

Non ci sono più telefonate, né messaggini. Non ci sono più né torti, né recriminazioni. Si gioca pulito e quasi sempre con fair play. Una Juve operaia, con qualche ricchezza ereditata dai bei tempi che furono, riesce a pareggiare con una squadra di fenomeni, tra i quali spicca - a perenne monito per le genti - lo Svedese, preso proprio alla Juventus nel momento del passaggio di consegne e di scudetti. A volte si perdono cose preziose, per un po' di sufficienza e di leziosità. E la squadra di Mancini - tronfio sia prima che dopo, come sempre - avrebbe dovuto vincere, questa sera, e ha vissuto il pareggio come una sconfitta: di più, come una diminutio. Dopo il primo gol, Stefano mi scrive: «Adesso ci asfaltano». Ma non è andata così. E Palladino si è inventato un cross, e Iaquinta ha fatto la torre, e Camoranesi ha tirato e qualcuno l'ha deviata. Nel frattempo Buffon parava il parabile e Chiellini fermava lo Svedese. Una diapositiva da conservare. Perché parla di quello che è tornata ad essere la Juventus. Con buona pace di chi minacciava sfracelli.

postato da civati, 23:36 | link | commenti (13)
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domenica, ottobre 28, 2007

Un altro anno di B (segue)

Avevo scritto tempo fa che la Juventus era stata condannata ad un altro anno di B. Ieri sera al San Paolo se ne è avuta una clamorosa riprova. Dopo il gol di Del Piero ed il pareggio del Napoli (complice una difesa da Subbuteo), la partita, che stava crescendo ed entusiasmando, non l'hanno decisa Trezeguet o Lavezzi, Calaiò o Palladino: ci ha pensato l'arbitro inventandosi due rigori incredibili a soli otto minuti di distanza l'uno dall'altro. La stessa cosa era già successa a Cagliari - dove per poco ce ne davano un terzo altrettanto inventato - ed è successa con l'Udinese, l'altra partita persa dalla Juve in cui, di rigori, non ne sono stati fischiati due, che c'erano, a favore della squadra di Ranieri. Avevo celebrato la penalizzazione della Juventus dopo Calciopoli, credevo e credo che la punizione fosse giusta: devo registrare, per la seconda volta, che la punizione varrà anche per questa stagione. E per quanto riguarda lo scudetto, sappiamo già come andrà a finire...

postato da civati, 06:59 | link | commenti (19)
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lunedì, settembre 24, 2007

Andrade e la saudade

Diciamoci la verità: ero uno di quelli che temevano la disfatta all'Olimpico con la Roma capolista. Invece, la Juve c'è, ha molti limiti, ma anche le altre faticano (segnatamente la solita Inter). La scelta del tridente è stato una mossa coraggiosa di Ranieri e, come già a Cagliari e in un milione di partite del passato, la Juventus degli ultimi minuti ha rimesso le cose a posto. Anche se Alex ha incredibilmente sparato alto un rigore (aveva preso una rincorsa da piazza Navona...) e anche se la squadra ha una difesa che fa paura. Ora che si è fatto male anche Andrade, molti juventini sentono la saudade dei bei tempi che furono. Speriamo in bene.

postato da civati, 21:08 | link | commenti (4)
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martedì, settembre 18, 2007

Un altro anno di B

Un amico milanista e un'amica viola mi chiedono conto del motivo per cui non si parli più di calcio su questo blog. Il fatto è che ci stanno facendo passare un altro anno di serie B. Proprio così. Dopo Cagliari, anche la partita all'Olimpico contro l'Udinese ci conferma che il sistema ha deciso di punire per un altro anno la Juventus. Due rigori netti negati, uno su Chiellini nel primo, uno su Nocerino nel secondo, ci fanno pensare che il purgatorio debba durare ancora. Lo stesso era successo la domenica precedente, che ci fischiavano rigori contro con la stessa frequenza dei falli laterali. In più, ci si è messa pure la sfortuna, con un Del Piero trasformato in un personaggio del mio piccolo romanzo, quel trottolino chiamato El Palo proprio perché, irrimediabilmente, colpiva i legni della porta avversaria. Un palo e una traversa regolari e addirittura un palo annullato. Questa è la Juventus. Che soffre, ma che continuo a preferire a quella delle telefonate. E gli arbitri, tutto sommato, è meglio averli contro che a favore. P.S.: poi mi spiegheranno esattamente che lavoro faceva Almiron prima di venire alla Juve, o che cosa vorrà fare Tiago da grande...

postato da civati, 16:34 | link | commenti (13)
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giovedì, giugno 21, 2007

Quagliarella (la morale è sempre quella)

Cavoli. Si scopre che i bilanci dell'Inter non erano proprio del tutto a puntino. Forse nemmeno quelli del Milan. E che il campionato assegnato alla squadra di Moratti a tavolino, a tavolino le andrebbe tolto. E che magari non si poteva nemmeno iscrivere alla serie A. E che in serie B si sarebbero ritrovate insieme, Juventus e Inter, e magari anche il Milan, che ha vinto la Champions anche se in Champions - se esistesse una giustizia - non sarebbe nemmeno dovuta andare. E che magari adesso ci restituiscono i giocatori che ci hanno preso, sfruttando il momento di difficoltà. Da juventino indignato da Moggi e compagnia e disposto alla C - e sofferente per un anno, con tanto di trasferta con l'Albinoleffe che quasi perdiamo - ora sorrido, anche se sono sicuro che non succederà niente. Forza Inter, almeno fino a settembre, e viva la moralità del calcio. Nel frattempo, la Juventus vuole Quagliarella, uno che seguo da tempo perché ha il duende. E rimette in sesto una difesa, con il ritorno del Cannavaro-figliol-prodigo, e l'arrivo di marcantoni da tutta Europa. E Corini che va al Torino; "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Un mito della mia adolescenza, quando facevo il Corini (lui però gioca ancora, io ho smesso...). Un campione d'altri tempi. Con giocatori così e a centrocampo Quagliarella, la vita è bella.

postato da civati, 19:48 | link | commenti (7)
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mercoledì, giugno 06, 2007

Zizou e il suo segreto

Da tempo alle prese con il segreto di Alex, non potevo certo esimermi dal raccogliere la 'provocazione' di Jean-Philippe Toussaint che Casagrande pubblica in Italia (La malinconia di Zidane). Un racconto brevissimo dell'ultima notte di Zizou, a Berlino, dal tiro perfetto del rigore a cucchiaio del settimo minuto al gesto più eclatante e decisivo del calcio recente: la famosa testata ai danni di Marco Materazzi. Toussaint azzarda un'ipotesi, paradossale, passando da Zenone a Zidane: che il colpo non possa mai essere avvenuto, all'insegna della stessa impossibilità che condanna Achille a non raggiungere mai la tartaruga. Un'ipotesi curiosa e un po' intellettualistica che non ci prende granché. Ma è quando tratteggia il motivo malinconico, che Toussaint ci regala pagine speciali: di uno Zidane che non sa come chiudere la carriera, un campione a cui non è permesso porre un termine alle proprie imprese, che non può accettare di farlo in bellezza, perché en beauté non è nemmeno finire, è qualcosa di più: "è chiudere la leggenda". Alzare la Coppa, quella sera, per Zizou, avrebbe significato celebrare la propria morte: "Mancare l'uscita di scena", al contrario, "lascia delle prospettive aperte, sconosciute e vive". E, allora, piuttosto che concludere, l'influenza saturnina gli impone un eccesso, che lascia aperta la storia e non la definisce. Non la compie. Un po' come un certo Alex, che per un periodo sembrava quasi voler assecondare il cattivo gioco che gli attribuivano. E come tutti noi, per i quali la parola fine è quella più difficile da pronunciare. Perché non ne conosciamo - davvero, intendo - il significato.

postato da civati, 19:10 | link | commenti (3)
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domenica, maggio 20, 2007

Il ritorno di Alex

Dal campione dei ritorni per eccellenza del calcio italiano, Alex Del Piero, non ci si poteva aspettare che la doppietta che ha consegnato alla Juventus il ritorno nella massima divisione. Alex è capocannoniere della B, un titolo che non si sarebbe mai aspettato di conseguire fino a una dozzina di mesi fa. Alex è quel giocatore, che insieme al ceco più forte di tutti i tempi, ha dato dignità ad una stagione inverosimile, in cui la Juventus si è trovata a confrontarsi non con il Manchester o il Real, ma con il Frosinone e l'Albinoleffe (tuttoattaccato). Una stagione passata a Rimini o alla Spezia non per il ritiro estivo, ma per il campionato vero e proprio. Chi ricorda i miei post di un anno fa, sa che ho trovato giusta la penalizzazione; che avrei voluto i 19 punti in meno (senza sconti, rivelatisi non decisivi, come sostenni allora); che lo scandalo di Moggi e compagnia andava affrontato con serietà, per ridare dignità alla nostra squadra. La fortuna ha voluto che, nel momento peggiore della sua storia, la Juve fosse assistita da un capitano come ne sono capitati pochi nel suo secolo di storia. E che il viso pulito di Del Piero fosse il miglior titolo da spendere: e non solo sul campo. Ora il ritorno in serie A non sarà facile: perché saranno altissime le aspettative e scarsi i mezzi per potere immediatamente competere con le più forti. Gli juventini però hanno imparato una virtù, proprio dal loro capitano: la pazienza. Quella della panchina, quella delle sostituzioni, quella degli infortuni. E sapranno aspettare il momento decisivo per tornare. Sul serio. Grazie, Alex, di cuore. Non ci fossi stato tu, ce ne saremmo andati noi.

postato da civati, 23:17 | link | commenti (3)
il segreto di alex

venerdì, marzo 02, 2007

Il momento di Alex

Ci sono momenti che hai Saturno contro. Non ce n'è. E allora, come per magia, compare Alessandro Del Piero. Il suo libro vale la deviazione. Si intitola 10+ ed è un azzardo editoriale riuscito. Da sempre coltivo una passione per il personaggio, come sa chi ha letto Il segreto di Alex. E c'è una straordinaria affinità del personaggio di quel romanzo con la rappresentazione che Alex offre di sé. Nell'interpretazione del suo infortunio, nel racconto della sua storia, nella sua lettura - ebbene sì - esistenziale. Provare per credere: "C'è un momento di profonda solitudine - a volte dura un secondo, a volte dura soltanto una frazione di secondo -, quando stai per fare una cosa e i tuoi avversari non sanno cosa farai, i tuoi compagni non sanno cosa farai, e soprattutto non lo sai ancora neanche tu: lì il calcio non è più uno sport di squadra, e sei solo con la palla che sta arrivando. In quel momento conta enormemente come stai, come ti senti fisicamente, che motivazioni hai; conta il lavoro che hai svolto in allenamento, conta se ti senti o no la stima dell'allenatore e dei tuoi compagni, conta come ti va la vita privata, conta tutto. E  sei solo. Se nel fondo di te stesso non stai bene, in quel momento farai sicuramente la cosa più ragionevole, la più conservativa, e dunque, alla fin fine, la più prevedibile: farai di tutto per uscire da quella solitudine, per riunirti subito a compagni e avversari in una logica di gioco che valga per tutti. Ma se invece stai bene, se sei in pace con te stesso e con il mondo, allora quell'attimo di solitudine diventa un vantaggio immenso, perché puoi liberare l'istinto e fare quello che devi mentre ancora nessuno sa cosa sia, nemmeno tu. Diventi quello che fai, per così dire, sparisci nel tuo gesto".

postato da civati, 12:29 | link | commenti
il segreto di alex

sabato, febbraio 17, 2007

Alex!

Che volete che vi dica: nella vita ci sono momenti così, come quelli descritti nel post precedente. E ce ne sono di bellissimi, che ti fanno stare bene. La metafora è - per me è sempre così - il campione della Juventus. Si chiama Alessandro, e oggi ne ha segnati tre, di gol, diventando capocanniere del campionato di serie B: un campionato a cui ormai - nonostante tutto - ci siamo abituati, in un anno in cui la serie B è a sua volta metafora di uno stato di cose (almeno per me). Oggi andava in scena Juventus-Crotone, che a pensarci che giochiamo con il Crotone (sia detto con il dovuto rispetto) uno ancora non ci crede. Ma lui, al solito, ha fatto, di necessità, virtù. Ha preso un pallone al limite dell'area, ha incantato mezza difesa avversaria, l'ha messo sul sinistro - il secondo dei suoi piedi - e l'ha infilato, il pallone, sul palo lontano. Poi, nel secondo tempo, ha segnato un altro gol, sempre di sinistro, facendosi largo tra i giocatori con un tacco (per smarcarsi) e una finta (per ingannarli tutti). E, alla fine, il terzo, di destro, che sembrava "al rallentatore" quello di Dortmund, anche se il tiro rientrava basso, alla sinistra del portiere. Del Piero è così. E' lo stesso giocatore che l'anno scorso si sorbiva la panchina, entrava, segnava, e tornava in panchina la settimana successiva. Il bello è che uno, a stare in panchina, si fa le 'storie': forse è vero che sono finito, forse fanno bene a non farmi giocare, forse c'è qualcosa, nel mio gioco, che non va. O che non basta. E quando ti chiamano a dieci minuti dalla fine, ti sembra anche che ti prendano in giro e che non sia proprio il caso, che entri svogliato e poi magari giochi male e ti senti anche peggio, come quando arrivi a una festa con la gente che sta andando via. Ma anche questo, nel caso di Alex, è servito. Perché, anche in panchina, Alex lo sa, la risposta la devi trovare tu, non aspettare che te la dia qualcuno (che poi magari si scopre che, questo qualcuno, ti vuole anche male). E non è nemmeno il caso di affezionarsi allo 'stoicismo' dello stare lì, che d'inverno fa anche un freddo boia: non ne vale la pena. L'importante è sapere che, anche quando non ti chiamano, tu giochi un grande calcio. E lo devi sapere tu: perché il gioco è tuo. E questa consapevolezza non te la possono levare. Mai.

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martedì, febbraio 06, 2007

Sine ira et stadio

Chi mi conosce e chi ha finito - per motivi a me inspiegabili - con l'affezionarsi a queste pagine, sa che amo il calcio. E, devo dire, ne sono ricambiato, perché da piccolo sono cresciuto con Platini e, una volta cresciuto, sono ritornato bambino con Del Piero. Entrambi mi hanno fatto sognare, anche se il primo è diventato antipatico con l'età (da giovane, però, era un campione assoluto). Sono uno juventino "del dubbio" e ho vissuto male, ma come una cosa giusta, la retrocessione e la mega-penalizzazione (poi ridimensionata, chissà perché?). Ho trovato necessaria la condanna del 'sistema', quest'estate di moda, quest'autunno già dimenticata nel 'termidoro' di Matarrese. Ora, leggendo le pagine dei giornali, non posso fare a meno di notare - a parte la vergognosa caduta di stile proprio di Matarrese, stigmatizzata perfettamente da Beha su l'Unità di oggi - una complessiva ipocrisia di tutti e su tutto. Da sempre gli ultras sono sostenuti dalle società e coperti da una strana accondiscendenza del cosiddetto sistema dell'informazione. Da sempre se ne vanno in giro con striscioni razzisti. Da sempre menano le mani. Da sempre, fanno paura. Ricordo un Monza-Torino di qualche anno fa: ero in curva e sono volate botte da orbi. Tanto per ribadire il concetto di "futili motivi", la partita era ininfluente per la classifica (il Toro era già promosso in serie A e il Monza vinse 2 a 0). Da allora, allo stadio non sono andato quasi più: l'ultima partita è stata Albinoleffe-Juventus, non so se mi spiego. Finché la violenza organizzata non diventerà un ricordo, che chiudano gli stadi. E che si spengano gli uffici stampa delle società di calcio e dei famosi esperti del settore, che assistono da anni, senza voler cambiare alcunché, ad episodi diffusi ed endemici, stupendosene ogni volta, come se fosse la prima.

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sabato, gennaio 20, 2007

Il passaggio e la penombra

Oggi Alex ha disputato la sua cinquecentesima partita con la Juventus. Non è stata una partita da capogiro: siamo in B, non in Champions, e l'avversario è il Bari, non il Real Madrid. E la notizia, per me, non consiste nel dato statistico: sta tutta in un doppio passo, sull'angolo dell'area di rigore, alla destra della porta. Alex rientra, finta due volte e poi, di esterno destro, come si passa il sale, l'appoggia a Nedved nel cuore dell'area, a un passo dal portiere e dal quarto gol juventino. Un gesto naturale, da campione, che Alex sembra salutare con una serenità che da tempo non provava. E' sereno, il Nostro, e felice. Sarà per via della penombra, quello stato in cui Del Piero, dopo anni di luci folgoranti e fitte tenebre, di subitanei abbagli e lunghi periodi di oblio, è finalmente approdato. Una penombra che oltretutto coincide con la penombra della B, che si è spalancata dopo lo sfavillare dei lampioni della finale berlinese. E viene in mente una poesia di Borges (una di quelle, per intenderci, da prima del sipario) che elogia proprio la penombra. Dice Borges, parlando di sé, ma almeno un po' anche di Alex: «Siempre en mi vida fueron demasiadas las cosas (sono sempre state troppe, nella mia vita, le cose)» e ora, invece, «esta penumbra es lenta y no duele; / fuye por un manso declive / y se parece a la eternitad (questa penombra è lenta e non fa male; scorre lungo un dolce pendio e assomiglia all'eternità)». Là finiscono agonie e resurrezioni, giorni e notti, tutte le giocate e le cadute di un giocatore straordinario che, dalla penombra, riesce ancora a concederci quelli che ancora Borges chiamerebbe «los oros de tu sombra»: di quell'ombra, i riflessi dorati. E anche qualche sogno: anche i sogni, del resto, soprattutto nella penombra, si trovano a proprio agio.

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sabato, ottobre 28, 2006

200

Quei geniacci di Sky Sport hanno chiamato la trasmissione in cui si commentano le partite della serie cadetta «B come Berlino», per segnalare che si tratta - grazie alla Juve, ma anche ad altre belle squadre che stanno giocando molto bene - di una B, appunto, di prestigio. In realtà, tutti sanno che la lettera della seconda divisione del calcio italiano è più facilmente associabile a Bari, Bologna e Brescia (e tutt'al più a Bucchi, che anche oggi ha segnato che pareva Maradona). E, in B, hanno trovato posto un sacco di altre B, l'iniziale di qualcuno che a Berlino c'era, Buffon, e quella di qualcuno che chissà se mai ci arriverà (la difesa bianconera contemplava oggi anche Balzaretti, Birindelli e Boumsong). Ma, per rispettare la storia di uno dei calciatori più affascinanti del calcio italiano, ci voleva proprio che la duecentesima rete Alessandro Del Piero la segnasse contro il Frosinone (F, come Francia?). E ci voleva che la segnasse partendo dalla panchina, come spesso gli capita, con un gol di precisione e di fortuna, preceduto da un palo di quello straordinario calciatore che risponde al nome di Pavel Nedved (qualcuno dirà che c'era anche un fuorigioco ed è vero, tra l'altro, ma per una volta lasciamo da parte le polemiche). E che succedesse al Comunale, dove la Juve gioca il suo campionato atipico, per rimarcare il fatto che è davvero storica, come quello stadio, l'eventualità che un calciatore arrivi alla duecentesima rete con la stessa maglia (gli altri nella classifica sono Meazza, Nordhal e Altobelli, per capirci). Oltre ai 200, oggi si festeggiano in qualche modo le vittorie e le sconfitte, i momenti esaltanti e le difficoltà di un calciatore che ha segnato il calcio e la storia di chi ha quasi la sua stessa età e si è convinto nel corso del tempo che sotto sotto ci sia qualcosa di magico, in quella vicenda che oggi celebriamo. Si chiama Alex e fa parte della nostra storia. Piccola e personale quanto si vuole, ma nostra.

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mercoledì, settembre 06, 2006

Alla Festa di Lecco, il segreto di Alex

La Festa dell'Unità di Monza è partita molto bene e l'area Tpm appena inaugurata è stata invasa, ieri sera, da centinaia di visitatori. Domani sera, mi toccherà 'bigiare' per recarmi alla Festa dell'Unità di Lecco, che si tiene presso la Fiera di Osnago, dove presenterò Il segreto di Alex, alle ore 21. Vi aspetto.

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giovedì, luglio 27, 2006

Era già tutto previsto

Juve in B a meno diciassette, un numero di punti di penalizzazione perfettamente inspiegabile come lo è, nel complesso, la sentenza di appello di Calciopoli. Inspiegabile perché viene punita soltanto la Juventus e la riforma del mondo del calcio è rinviata sine die, con un evidente salvataggio del Milan, della sua dirigenza e dei suoi interlocutori politici (tal Carraro, che potrebbe continuare a ricoprire il ruolo che ha sempre avuto, senza alcun cambiamento). Si sa che non si trattava della Corte costituzionale, che i 'giudici' sono stati nominati da chi oggi si sono trovati a giudicare, ma al peggio - in questo povero Paese - non c'è limite. La Juventus, lo dico per chiarezza, è stata giustamente punita per lo sconcio delle telefonate. In proposito, non ho dubbi e sostengo da tempo che un anno in B può fare bene. Però i però iniziano a essere troppi. Speriamo che il governo Prodi e il ministro Melandri in particolare vadano avanti sulla questione "diritti televisivi", il vero nodo del problema, e diano la possibilità perché vi sia una vera redistribuzione tra i club della serie A. Si chiuderebbe la fase del clamoroso conflitto di interessi dell'era berlusconiana (con Galliani a dare i palloni come neanche Pirlo) e si renderebbe il campionato più bello e più avvincente (oltretutto, con un'operazione limpidamente di sinistra che non guasta mai). Nell'andare a studiare le formazioni di Albinoleffe e Frosinone, saluto anche lo scudetto dell'Inter - più che una vittoria, un effetto collaterale -, nella speranza che l'Inter prima o poi riesca a vincerne uno vero. Sono cose che capitano raramente e capisco il motivo per cui Moratti non aderirà alla proposta di Michele Serra, che gli ha proposto di rifiutare lo scudetto restituito per decreto. Sarebbe un gesto rivoluzionario, che nemmeno il candido e invero un po' mieloso Moratti può permettersi.

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giovedì, luglio 20, 2006

99

Scrive oggi Crosetti su Repubblica che vedere Barcellona-Real Madrid il prossimo anno sarà come assistere alla partitella Juventus A-Juventus B a Villar Perosa. Per la verità, era già successo nella finale dei Mondiali, in cui metà dei giocatori erano juventini. In attesa della sentenza di appello e di capire con quanti punti di penalizzazione si frequenterà il campionato cadetto, gli juventini assistono alla partenza dei campioni di ritorno dalla Germania. Degli undici titiolari, rimarranno solo Alex e il Ceco. Si confida nei giovani (la Juve, quest'anno, ha vinto anche i campionati di Primavera e Allievi) e si attende qualche colpo. Il più bello - e carico di simboli e di speranze - sarebbe l'arrivo di Cristiano Lucarelli, bomber del Livorno. Il giocatore che ha rifiutato il Milan ("Tenetevi il miliardo"), sarebbe il benvenuto. In coppia con Alex, per consentire al Ceco gli inserimenti da manuale. Lucarelli e la maglia numero 99. Simbolo nel simbolo: 99 come i punti che deve fare la Juve per tornare in A.

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sabato, luglio 15, 2006

Il Del Piero Ulisse e l'epopea minore della Juventus

Juve in B a -30. Mi aspettavo la B e finirà che, in appello, la penalizzazione sarà ridotta (ipotizzo un -15), come sarà ridotta quella di Fiorentina e Lazio, che potranno - con molta fatica, perché il campionato in B è lungo e difficile - tornare in A il prossimo anno. La permanenza del Milan in A me l'aspettavo altrettanto: alla luce del regolamento, avere come sensale un ristoratore di Lodi non del tutto 'organico' alla società è molto italiano e molto berlusconiano e in certi casi può servire. Gianni Mura ha richiamato la celebre immagine della ragazza un po' incinta di Enzo Biagi per commentare la pena inflitta alla squadra dell'ex-premier: colpevole sì, ma solo fino ad un certo punto, oltretutto in Europa grazie a un errore incredibile e invero un po' sospetto della Caf. Troppo lievi anche le pene ai dirigenti della Federcalcio, veri protagonisti del 'sistema' malato del calcio italiano. Per quanto riguarda la Juventus, valgono le parole del sindaco, Sergio Chiamparino: «La società e i tifosi hanno già dimostrato di aver capito che era necessario dare un segnale di rinnovamento. Ora devono muoversi in questa prospettiva, con la sobrietà che ha contraddistinto la storia della società. Noi saremo al loro fianco affinchè la Juventus torni ad essere presto la Vecchia Signora del calcio italiano». Alcune considerazioni finali: Stefano, caro amico e dottissimo di calcio, mi ha spiegato che è una sentenza tutta tesa a salvare i diritti televisivi e il giro di denaro che il 'sistema' lo tiene in piedi e lo terrà ancora. Per questo il Milan rimane in A e la Juve rimane in B con una megapenalizzazione. Sono d'accordo, come sono d'accordo con chi dice che pioveranno ricorsi e il pasticcio durerà a lungo, fino all'inizio di un campionato che chissà quando inizierà. In secondo luogo, sono curioso di capire come finirà il destino dei vari Buffon, delle scommesse, delle altre cose strane che non tornano nel mondo del calcio. Ero scandalizzato dagli spalma-debiti e dai decreti salva-calcio e vorrei che il repulisti non si fermasse a metà strada (vedo però che squadre coinvolte solo qualche tempo fa in simili trucchi come la Roma si lascino andare a considerazioni moralistiche... che tristezza). Per quanto riguarda il tifo, resto convinto che la Juventus finalmente ripulita e in B sarà comunque da raccontare e da vivere, come ho già avuto occasione di scrivere e sarà un'epopea certamente minore ma ricca di spunti e di piccole passioni: dopo il Del Piero Achille dei Mondiali, avremo il Del Piero Ulisse, che cercherà di tornare alla propria reggia, perdendosi nei campi mediterranei e nelle brume di pianura, tra donne bellissime e un po' tristi (come il Genoa), gli antri e le malìe del golfo di Napoli e della Magna Grecia (il Crotone!) e le rovine dei numerosi templi del calcio italico, da Trieste a Verona, da Bologna a Bari. Portando con sé le glorie di Berlino e della Coppa, Alex ripartirà dalla A di Albinoleffe (Albino, provincia di Bergamo), per tornarci, in A, nel senso della serie, lungo un periglioso cammino che avrà successo soltanto se assistito dagli dèi (e non dagli arbitri). Un cammino non certo di 'redenzione', perché vale la pena di ricordare che il calcio alla fine è un gioco. Ma certamente un'avventura e una 'navigazione' che forse, per la prima volta, seguirò da vicino, pensando a Nick Hornby e controllando, da lontano, se almeno quest'anno l'Inter riuscirà davvero a vincere lo scudetto...

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lunedì, luglio 10, 2006

Quando fuori si giocava tra le 127

Primi minuti. Materazzi ingenuamente provoca un rigore che Zidane trasformerà. Ventesimo: Materazzi salta, colpisce di testa e segna. Qualche minuto dopo, ci prova anche Toni. Traversa. La terza (più un palo) di questi mondiali azzurri (per la verità, la quinta, quella fortunata di Zizou e quella senza esito di Trezeguet... ma andiamo con ordine). Nel secondo tempo, il nostro centrocampo scompare. Lippi decide i cambi, abbondantemente prevedibili, togliendo un evanescente Totti e uno stravolto Perrotta per Iaquinta (e ci può stare) e De Rossi (e si capisce meno). Poi, per il solito scampolo di partita, entrerà Alex al posto di un esausto Camoranesi. Toni segna in un fuorigioco millimetrico. Il gol è annullato giustamente. A Zambrotta non viene fischiato un rigore più netto del primo. E poi, quando sembra tutto perduto, il colpo di testa ce lo mette Zidane. Con un gesto inconsulto, un gesto che decide la partita, che frena contro lo sterno di Materazzi l'arrembaggio della Francia e che chiude miseramente la carriera internazionale del migliore giocatore degli ultimi vent'anni. Un gesto insensato, qualsiasi cosa gli abbia detto Materazzi. Ancora lui. Materazzi. Che ha stampato sull'avambraccio - con un errore marchiano, oltretutto - l'unico trofeo, la Coppa Uefa vinta con l'Inter. Il giocatore capace di un'incredibile autorete con l'Empoli che diventa decisivo per i Mondiali e che terrà la mente lucida anche per i rigori, diventando protagonista assoluto di questa partita. Nel frattempo entrano Wiltord e Trezeguet, quelli che ci avevano sistemati in Olanda per gli Europei. E ci si gela il sangue ma i due della zona Cesarini questa volta non sistemano nessuno. Anzi, Trezeguet si incarica addirittura di stampare il rigore sulla traversa. E gli italiani, che avevano già perso tre mondiali tre ai rigori - uno dei quali proprio contro la Francia - li depositano tutti ma proprio tutti nella rete di Barthez (uno dei peggiori portieri di questo Mondiale). Gli ultimi due, quelli più difficili, insieme al primo (grande Pirlo!) li realizzano Del Piero e Grosso, scambiandosi la cronologia delle semifinali. E siamo campioni. Per me, per tanti motivi, questo Mondiale segna un passaggio. L’esaurimento di un ciclo, scandito dalla cabala. Ci rivediamo nel 2018 (di solito ci tocca col Brasile) per perdere e nel 2030 per rivincere, se la regola dei dodici anni ha un senso. Ed è significativo che tutto finisca con una finale zeppa di juventini, praticamente tutta la squadra: Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi, Del Piero, Thuram, Vieira, Trezeguet e l'ex Zidane (l’arbitro no, questa volta, aggiungerebbe qualcuno). E non poteva che esserci l'errore di Trezeguet e il gol di Alex, a sancire la fine di un'epoca. Un mio amico geniale mi scrive: «Lippi è arrivato lì non perché è bravo, ma perché ce l'ha messo Moggi». Bella battuta, che non risolve però la questione. Con la finale di Berlino, tutti i protagonisti di stasera se ne andranno. Dalla Juventus, intendo dire, per quell'altra vicenda che ha purtroppo riguardato anche Buffon e Cannavaro, sicuramente i nostri due migliori. Chi andrà al Real a scambiare palloni con i Galacticos, chi al Manchester United a giocare contro l’incredibile squadra di Abramovic, che ha sessanta terzini, quarantadue mediani e una decina di centravanti. A Del Piero, no, non capiterà. Dopo Godot, Pinturicchio, l’uccellino, le telefonate, le finali perse e quelle vinte, la lunga storia di un giocatore bistrattato che ha vinto tutto (letteralmente tutto), Alex a settembre farà il borsone per andarsene a giocare contro le superprovinciali, in stadi piccoli, ma sicuramente strapieni, per l’arrivo della nobile decaduta del calcio italiano. E per compagni di squadra avrà ragazzini, a cui spiegare ogni cosa. Di come va il calcio e di come va la vita. Cose dell’altro mondo. In B. Con la Coppa. Solo Del Piero. E, con la Coppa e questi pensieri (forti per chi come me ha la stessa età di chi ha vinto in Germania), si ritorna a un calcio che non c'è più, che ci riporta al 1982 e che ci ricorda Bersani (il cantante, non il ministro): «A cosa servono i palloni incastrati sotto le marmitte? A ricordare quando fuori si giocava tra le 127». Anche i campioni del mondo hanno iniziato così. Tanto tempo fa.

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venerdì, luglio 07, 2006

Se l'Italia ricorda la Francia...

Italia-Francia. Un classico e, insieme, un thriller. Le ultime volte, è andata male. Il rigore di Di Biagio, sulla traversa, a Parigi, nel 1998, in una partita in cui Baggio entrò tardissimo e per poco non segnò una rete strepitosa, con un tiro al volo a incrociare dalla destra. E, nel 2000, il recupero con la rimonta e il golden goal del golden boy francese (e un po' argentino), David Trezeguet, al termine di una partita in cui eravamo avanti fino agli ultimi secondi degli ultimi minuti di recupero. Domenica non ci sarà il golden goal, e probabilmente non ci sarà nemmeno Trezeguet. La cabala dice dodici: 1970 finale persa, 1982 finale vinta, 1994 finale persa, 2006 finale... Chissà se sarà vero. Intanto, si può notare come entrambe le squadre non siano affatto giovanissime, e curiosamente rappresentino perfettamente la mia generazione, di più: la mia classe. Tutti i giocatori hanno più o meno trent'anni. I francesi sono europei fino ad un certo punto: sono piuttosto la squadra "microcosmo", che da sola riassume e rappresenta l'intero pianeta, costituita com'è da giocatori che vengono da tutte le parti dell'orbe terraqueo. Conterà, oltre all'esperienza, anche la qualità. Lippi lo sa e ha dimostrato di ricordarlo in semifinale, quando si è giocato tutti i pezzi pregiati per chiudere la partita: alla fine di un Mondiale conta molto la qualità dei giocatori. E la capacità di fare gruppo, in cui la nostra Nazionale eccelle, mentre sul piano tecnico le due squadre sono alla pari, con i soliti Zizou e Henry a far paura. Ultima curiosità: l'Italia sarà azzurra e la Francia bianca. Speriamo che la "camiseta blanca" come quella del Real costringa Zidane a giocare male, come ha fatto a Madrid per tutto l'anno. La cosa più curiosa è però che a me l'Italia di oggi ricorda la Francia di Platini, e mi ha colpito che anche Mura, nel gioco di accostamenti che abbiamo segnalato, abbia voluto vedere molte affinità tra gli italiani di oggi e i francesi di allora. Esce Tigana, entra Gattuso; Del Piero per Giresse; Zambrotta per Amoros. E che Totti faccia il Platini, per favore. Per vincere.

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Cantina azzurra

Gianni Mura ha scritto uno straordinario articolo, accostando un colore, un vino e un campione del passato ai nostri Undici nazionali. Lo trovate qui. Ecco il ritratto di Del Piero: Grigio. Non nel senso della mediocrità ma dell'eleganza classica, dell'imporsi di non andare mai oltre le righe, nemmeno a parole, di avere un suo stile definito e preferito, all'incrocio tra bianco e nero. Cartizze. Nato a San Vendemmiano, Del Piero è astemio. Gli abbino il Cartizze, cioè il top del Prosecco, altro vino col botto, ma senza eccessi. Delizioso, invitante (glicine, note agrumate) con una venuzza amabile. Tostao. Qui è stata dura, perché per certi versi ricorda Giresse (più veloce di gambe), per altri Haller (più lento). Così ho scelto Tostao, cervello del Brasile più grande, quello di Mexico 1970.

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mercoledì, luglio 05, 2006

La Grosso Koalition

La Grosso Koalition ha retto a Dortmund e la squadra più unita e unitaria della storia del nostro calcio, con giocatori convocati da tutto il Paese (da Torino a Firenze, da Udine a Palermo) e con una sapiente regia di Lippi che ha saputo 'gestirli' e 'giostrarli' nel corso di tutte le partite, ha avuto ragione di una squadra ostica, che giocava con l'uomo in più del Westfalenstadion e con un arbitro non proprio generoso con gli azzurri. Grazie a un pool di juventini nel giorno più difficile della storia della squadra di Torino e a una rappresentazione corale del nostro calcio, il risultato è arrivato: costruito da Buffon e Cannavaro sulla linea difensiva, dalla coppia "braccio e mente" Gattuso-Pirlo, da una trequarti in cui ha brillato il talento di Totti per una buona metà della partita. E pensare che nel secondo tempo c'eravamo parecchio spenti, con un Prodi in tribuna che sembrava sonnecchiare accanto ad Angela Merkel, in perfetta corrispondenza con un Totti in fase calante. E poi, con i supplementari (d'ordinanza per Italia-Germania), sono arrivati i fuochi d'artificio. Per merito di Lippi, che ha giocato all'attacco, per merito di un grande Gilardino che ha mosso la squadra, con un palo e un assist, con il contributo di uno Zambrotta che fa impressione con le sue ripartenze e con le sue 'castagne' da trenta metri, grazie a Pirlo e a una sua invenzione alla Rivera per il gol strepitoso del grande Grosso (c'è sempre un terzino sinistro nella storia dei nostri Mondiali) e con l'arrivo di Del Piero. Proprio lui. Accolto da un boato di sconforto da tre quarti della tifoseria italiana, che si chiedevano se entrasse al posto di Ballack, Alex ha a lungo parlato con Lippi, prima di entrare in campo, e si capiva che era il momento decisivo. Per lui, per tutti. E, appena entrato, ha avuto subito una palla nell'angolino dell'area, lo stesso, preciso angolino da cui fece, un secolo fa, uno dei suoi gol alla Del Piero. Ma bisognava attendere ancora qualche minuto. Poi Alex non è riuscito a segnare, ballando nell'area piccola e, prima che Grosso sbloccasse il risultato, si è trovato anche a sbagliare clamorosamente un tiro di destro. Era già successo nella finale degli Europei che perdemmo, nel 2000, con la Francia. E tutti hanno pensato: un palo e una traversa, un Del Piero così, siamo fritti. E, invece, invece no: anche per Del Piero c'era la palla buona. Gilardino si beve il difensore e gliela mette davanti a Lehman. Colpo sotto, palla a girare, secondo palo. Nel sette. Come la maglia che indossa, come quella della canzone di De Gregori, come la partita che ci toccherà giocare domenica prossima. E anche se il contesto non è quello dell'Atzeca e fuori dallo stadio non ci sono the Dreamers ma un mondo cinico e un po' stronzo, e i Settanta sembrano lontani lontani, anche noi abbiamo avuto la nostra Italia-Germania, fatta di sogni e di emozioni. E, per una notte, può bastare.

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domenica, luglio 02, 2006

Sur la place Tartane...

... il tempo si è fermato, dice il sito dedicato a Zinedine Zidane. La piazza di Marsiglia dalla quale è partita la storia di uno dei più grandi campioni di sempre, esponente di quella che Sarkozy chiama «racaille». Stasera con il Brasile ha fatto tutto quello che ci si aspetta di vedere nel corso di un Mondiale e forse di un'intera carriera: un doppio passo alla prima palla toccata, una dozzina di dribbling multipli e implacabili, un sombrero sulla testa sconsolata del povero Ronaldo, l'assist del gol, i suoi gesti impossibili eppure dannatamente semplici accompagnati da quella faccia un po' così che hanno tutti quelli che si trovano a dover giocare contro di lui. Il sito dice che in quella piazza, una come tante, nel quartiere della Castellane della città francese, dove le mamme chiamano i piccoli giocatori per il pranzo e per la cena, in un «rettangolo senza charme», è nato il campione della Juve e del Real. Le facciate decrepite ricordano quelle dello spot più azzeccato della manifestazione tedesca, in cui un bambino (di chissà quale paese dell'America latina) fa l'allenatore-giocatore, dispone i campioni in campo, si permette di spedirli al banquillo (la panchina) e viene richiamato dalla mamma sul più bello. Come è capitato a tutti noi, anche a quelli come il magico Zizou che sono nati e cresciuti in quelle periferie del mondo che qualcuno pretende di «nettoyer au Kärcher», ovvero di passare con la idropulitrice, e che invece ci regalano le gioie di un Mondiale che, se si chiama così, un motivo ci sarà.

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mercoledì, giugno 28, 2006

Per Pessotto

Sconvolge la notizia del tentato suicidio di Gianluca Pessotto. Un simbolo della Juventus perbene che in queste settimane sta cercando di rimettersi a posto con le regole, con la vergogna delle telefonate, con la vicenda più triste della sua storia. Sconvolge perché Gianluca Pessotto è un ottimo giocatore, di una correttezza inusuale e di una sensibilità particolare. Ricorda Maurizio Crosetti l'episodio più significativo: "La cosa più bella accadde a Perugia, sei anni fa. La Juve sta perdendo lo scudetto, ultimi minuti, l'arbitro dà una rimessa a Pessotto ma lui dice che è un errore, e restituisce la palla all'avversario". Sconvolge perché interrompe come un taglio netto le sottili gherminelle dei cinquanta milioni di ct sulla formazione della Nazionale, le discussioni su questa o quella telefonata, le polemiche sul calcio e sull'indecenza di un sistema malato. E sconvolge, semplicemente, perché ci ricorda che tra una partita e l'altra questi ragazzi sono solo ragazzi. Che possono diventare fragili quando smettono di giocare, quando sono sottoposti a momenti difficili, a polemiche più grandi di loro, a incertezze quotidiane. Come tutti gli altri. Negli scorsi giorni Del Piero ha parlato di sé come di un Achille in panchina. Anche il suo amico Patroclo, terzino e a volte mediano dalle mille doti, è un eroe fragile e delicato, a cui è necessario stare vicino.

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venerdì, giugno 23, 2006

Achille e la panchina

Qualche giorno fa, alla vigilia della partita con il Ghana, Del Piero si paragonava ad Achille: «Sono stato in silenzio perché spesso mi ritiro sulla collina a riflettere e concentrarmi proprio come faceva Achille...». Stizzito, ricordava di non dover dimostrare ancora chi è: «Totti è al 70 per cento? Con lui nessun dualismo, ma io sono al cento per cento ed ho dimostrato abbastanza». «Proteggerò il mio tallone nella maniera più adeguata, questo è un momento di passaggio. Mi sono fermato a riflettere su questo mondiale: ho pensato a quando ho iniziato, allo spirito con cui ho iniziato e poi a quello che sono diventato, all'uomo che sono. Questo mondiale non segna una svolta, ne ho fatte tante nella mia carriera. Questo mondiale deve essere un punto di congiunzione fra quello che ero e sognavo e quello che ora sono». E' curioso che Achille, anziché nella tenda omerica, sia costretto a meditare in panchina. E ancor più curioso è pensare che la stessa immagine l'ho adottata nel mio piccolo romanzo delpieriano. In cui si precisava che il vero tallone di Achille, e di Del Piero, e di ciascuno di noi, non è chissà che, ma semplicemente il modo con cui si vivono le cose. E che vale la pena di fermarsi a pensare, evitando di enfatizzare quelle che ci sembrano 'svolte', per comprendere cosa succede davvero e per capire se quello che pensiamo o sogniamo di essere abbia riferimento con la realtà. Poi si può tornare a giocare, come succederà a Del Piero. Perché si riesca a fare il gol che è mancato e finalmente segnare nelle porte Scee dei Mondiali di Germania.

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giovedì, giugno 22, 2006

L'Italia di Alex (senza Alex?)

Nel pomeriggio che cambierà il calcio italiano - qualificazione ai mondiali, esito della vicenda cosiddetta Moggiopoli - avrò il piacere di partecipare, insieme ad Antonio Cabrini, al commento televisivo della partita, che andrà in onda sui telefonini 3. Sarà anche l'occasione per parlare di Del Piero, anche se non dovesse - come pare - fare parte degli undici titolari, come gli capita sempre più spesso. Per una volta, Forza Italia (astenersi, però, dall'"avanti Savoia"...).

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il segreto di alex

martedì, giugno 20, 2006

Perché la Juventus deve andare in B

Sono juventino. Di scuola delpieriana, per di più. Da piccolo, tra i miti, c'era solo Platini e la prima delusione della mia vita l'ho vissuta davanti alla tv, guardando una delle migliori squadre di sempre perdere la mitica Coppa dei campioni con l'Amburgo. Ora però - è il caso di dirlo chiaramente - dobbiamo andare in B. Lo dobbiamo fare perché ci diranno di farlo, ovviamente, ma anche per salvare per quanto possibile una storia sportiva. E per un motivo ancora più serio e importante: per chiudere con l'Italia dei furbi, dei potenti, dei cialtroni. Per dare un segnale a tutti, che le cose belle - soprattutto le passioni - non devono essere immiserite. Mi hanno personalmente già distrutto il ciclismo, in cui era 'bombato' pure l'autista dell'ammiraglia, non vorrei dover fare lo stesso con il calcio. E con l'Italia, a cui il ritorno dei Savoia (juventini anche loro, accidenti!) ha dato un tocco di grevità e di squallore di cui non si sentiva affatto bisogno. Sarà a suo modo curioso seguire la Juventus contro la Cremonese, il Cesena, l'Avellino. Squadre che giocavano nella massima divisione quand'ero bambino. Per ritornare al passato, ripassando la formazione... Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea...

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il segreto di alex

lunedì, giugno 19, 2006

Il verde è sommerso in neroazzurri

Quando ho visto il colpo di punta di Del Piero, lanciato da Pirlo à la Rivera, finire sulla mano del portiere degli Stati Uniti, ho capito che sarebbe stato un weekend (non solo calcistico) da dimenticare. Mentre il Brasile batteva l'Australia, il Monza - pur vincendo a Marassi - perdeva il doppio confronto con il Genoa e il sogno della promozione in B. Viste le condizioni del calcio giocato, mi sono dato alla lettura di una bella antologia pubblicata da il Melangolo: Il calcio è poesia. L'interista Sereni preoccupato dalle «zebre venute di Piemonte», un duro Caproni tra calcio, sesso e morte, i versi splendidi di Cesare Garboli: «Foste voi le prime maglie/ch'io vidi sopra il prato a righe bianche,/ rossoblù, foste voi il primo/ sospetto che la vita fosse arte». Per riprendervi dall'autogol di Zaccardo e dal folle gesto di De Rossi, consiglio anche Il mio anno preferito. Storie di calcio a cura di Nick Hornby (Guanda). Strepitoso il racconto di Roddy Doyle sulla partecipazione dell'Irlanda a Italia '90 e il pezzo dello stesso Hornby che, abbandonato per una stagione l'Arsenal di Febbre a 90°, segue le peripezie del Cambridge United e della più incredibile serie consecutiva di risultati negativi. Per il finale dei Mondiali, non ci resta che Azzurri, di Rizzoli, sperando che ci portino in finale.

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il segreto di alex

domenica, maggio 14, 2006

¿Listos?

Pronti? E' così che si conclude una delle più belle pubblicità mai girate sul calcio. Due bambini sudamericani fanno le squadre, come ha fatto ciascuno di noi migliaia di volte. E scelgono i campioni con cui giocare: spuntano allora i grandi del passato e i divi di oggi. Uno dei due fa gentilmente notare ai fuoriclasse che è lui a fare la squadra ed è, quindi, il capitano. L'altro chiama alla sfida e, finalmente, si può giocare. Era strano vedere questa pubblicità oggi, giorno dello scudetto della Juventus e forse del punto più basso e triste della sua storia. Vedere gli juventini festeggiare a metà, vedere Berlusconi chiedere giustizia, sentire amici interisti (i migliori) augurarsi con grande ironia di vincere lo scudetto grazie alle penalizzazioni dei primi della classe. Ha ragione Rivera: è una deriva materialista che viene da lontano e che ha immiserito lo sport più popolare. La stessa pubblicità, genuina e entusiasmante, reclamizza una multinazionale. E, allora, nello sconforto, salvo un'immagine: il boato commovente che ha accolto, guarda un po', Alessandro Del Piero, il suo gol e la sua passerella in campo. Un anno passato tra sostituzioni, incomprensioni e lo schifo di questi giorni. E però anche un anno, il suo, di bel calcio. Si riparte da lì: per la Juve, intendo, e anche per qualcosa di più.

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il segreto di alex

mercoledì, maggio 10, 2006

I segreti della Juventus

Ne Il segreto di Alex ho celebrato Alessandro Del Piero, cercando di interpretarne la trama esistenziale. Ora non posso certo passare sotto silenzio i segreti ben più inquietanti della Juventus. E' grave quello che è emerso (sono talmente juventino, che stavo per scrivere emerson). Se la Juventus ha vinto partite e campionati grazie agli arbitri è giusto che questi titoli vengano ritirati e che lo stesso avvenga con le altre squadre coinvolte nelle inchieste della magistratura. Non ci sono 'se' e 'ma' che tengano, soprattutto quando si parla di sport e della passione che l'accompagna.

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