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lunedì, maggio 19, 2008

Dettare l'agenda politica

Si fa per dire. Però appuntatevi mercoledì 28 maggio, alle ore 21, presso la Sala Maddalena, analisi del voto per il Pd di Monza (all'incontro parteciperà anche Stefano Draghi, numero 16 della lista della Camera) e martedì 3 giugno, alle ore 21, presso la sede del Pd di Monza, in via Arosio, 6, per la prima discussione sul Pd e il Nord, con Stefano Tosi, consigliere regionale e segretario del Pd di Varese, e Enrico Brambilla, segretario del Pd di Monza e Brianza. Come forse saprete, ho definito la Brianza una "università a cielo aperto" sul Nord e sulla missione per riconquistarlo. Il 3 giugno partiamo, con un lavoro che ci accompagnerà per i prossimi mesi. Non mancate. 

postato da civati, 17:31 | link | commenti
monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

mercoledì, maggio 07, 2008

I Nordem: una sede per parlarne

Sto lavorando ad una proposta che credo possa essere d'interesse per il Pd, alla ricerca di una strategia rinnovata per affrontare il Nord del Paese. Come già con il progetto LoVe (e soprattutto con il nostro viaggio lungo la A4), credo che lo studio, l'approfondimento e, come si diceva una volta, il momento dell'elaborazione siano decisivi. Propongo perciò che il Pd a Monza e in Brianza divenga sede di questo dibattito, proprio perché Monza e la Brianza sono una sorta di microcosmo della "questione settentrionale" (le virgolette, com'è noto, sono obbligatorie) e per sineddoche possono rappresentare tutto il Nord. La metropoli è a due passi, ma è anche molto lontana. La società risente di una forte debolezza della rappresentanza, soprattutto in senso politico (e non da oggi: la Brianza ha in questo senso precorso molti fenomeni che poi si sono manifestati in altre zone del Paese). Il tessuto delle amministrazioni locali s'impegna in solitudine nella risposta a quella mancanza di senso collettivo che si percepisce sempre di più. La questione dell'identità si sposa con il tema della competitività, in una difficile lettura della globalizzazione. Credo che il Pd in Brianza, dal punto di vista politico, si debba occupare soprattutto di questo. E per questo, nei prossimi giorni, mi impegnerò per costruire una sede di dibattito, di confronto e di studio, che risponda, nel migliore dei modi, ad un'esigenza politica che sento sempre più forte.

postato da civati, 12:50 | link | commenti (19)
appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale, a4 - progetto love

mercoledì, aprile 23, 2008

Il Nord e il suo rancore

Aldo Bonomi lo conosco da tanti anni, da quando ho iniziato a fare politica: nel 1998, coordinati da lui e da Ferruccio Capelli, indagammo la "città arcipelago" che Milano rappresentava allora (e oggi ancor di più, in una deriva oceanica, potremmo dire). Ho letto molte cose che ha scritto, l'ho ascoltato in più occasioni e in molte altre l'ho atteso invano (l'uomo è tanto talentuoso quanto bidonaro). Il suo ultimo libro, di forte impatto, si intitola Il rancore. Alle radici del malessere del Nord, è pubblicato da Feltrinelli e in 150 pagine offre una presa di posizione molto limpida sulle questioni che riguardano la nostra porzione di Paese. La crisi della rappresentanza, la riscoperta della comunità, l'approccio lobal (che fa segno alla faccia local del global), la ripresa della fraternité, come antidoto alla frammentazione, una riflessione sul ruolo della politica (quello che le si chiede è mettersi in mezzo tra i flussi e i luoghi, per dirla in linguaggio bonomiano). Il territorio, da una parte, i flussi della globalizzazione, dall'altro, che Bonomi indaga sulla base degli studi propri e di quelli altrui (protagonista, senza dubbio, Ulrich Beck, uno degli autori che affascinano di più anche me) e attraverso le testimonianze di un Nord che cambia profondamente e che continua a farlo a dispetto delle classificazioni troppo rigide perché troppo tradizionali. La chiave di lettura del libro, per me, è la seguente: Attenzione, c'è qualcosa di malato che avanza nel conflitto flussi-luoghi, e se non si prova a governare questi conflitti, abbiamo già visto cosa accade: le comunità, i luoghi, si fanno maledetti, producono rancore, "sangue e suolo". Cerchiamo di tenerlo presente, mentre riflettiamo su di noi e sul Nord.

postato da civati, 17:54 | link | commenti (2)
letture, la questione settentrionale

domenica, aprile 20, 2008

Poteva piovere

Il vostro affezionatissimo è in apertura su Affaritaliani, sezione MilanoItalia con la rubrica Cielo di Lombardia. L'articolo lo trovate qui.

postato da civati, 17:08 | link | commenti (2)
regione, la questione settentrionale

mercoledì, marzo 26, 2008

a4pippo.jpg

Lo stiamo perdendo

Come se si trattasse di un paziente di ER. Non ne sentiamo più il polso. E' anche per questo motivo che siamo in viaggio. Ed è anche per questo motivo che l'ultimo libro di Riccardo Illy, Così perdiamo il Nord. Come la politica sta tradendo una parte del nostro Paese, ci interroga così profondamente. Il punto di vista di Illy è, al solito, lucido, inappellabile, spietato. Il Nord, del resto, non è più un paese per politici. Da troppo tempo. La politica (in generale) non sembra capace di rispondere più alle esigenze della parte del paese che di politica avrebbe più bisogno, per quanto riguarda le infrastrutture, il federalismo fiscale, la qualità dei servizi per il mondo dell'impresa e per chi nel Nord lavora e produce. La questione settentrionale, si badi, è una questione immediatamente nazionale, come ripete da secoli Massimo Cacciari. Non va intesa come questione a parte, localistica, rivendicativa di questo o quel territorio. Anzi, il 'brutto' è che la politica italiana, per gli stessi, identici motivi, non sembra essere capace di rispondere né ai bisogni del Sud, né alle richieste del Nord. In questo senso, il saggio di Illy (di cui è obbligatoria la lettura per chiunque cerchi di avventurarsi a far politica "dalle nostre parti") va corretto con l'idea più importante che sia contenuta nel programma di Veltroni: il fatto che abbiamo un "comune destino", in questo Paese, che avvicina le realtà che sembrano più lontane o che in questi anni più sono state allontanate proprio da un certo modo di concepire la politica. E allora una buona politica (i modelli e gli esempi si sprecano: da Lione all'Irlanda fino alle buone pratiche che Illy dichiara di avere sperimentato nella regione da lui amministrata) serve a tutti. Ed è quantomai urgente.

postato da civati, 18:24 | link | commenti (1)
la questione settentrionale, a4 - progetto love

giovedì, febbraio 21, 2008

Non solo volantini: "Città possibili" e "La politica da leggere"

Vi ricordo il secondo appuntamento con le Città possibili (Arcore, 28 febbraio, ore 21) e vi annuncio che per iniziare con un (bel) po' di contenuti la campagna elettorale a Monza si terranno tre serate all'interno della rassegna La politica da leggere (a partire dal 29 febbraio, al Caffè letterario del Binario 7). Per approfondire, grazie a Marco Alfieri, Antonello Caporale, Federica Montevecchi. Nord, linguaggio e 'casta' al centro delle riflessioni, a partire dai testi e con il contributo irrinunciabile dei loro autori.

postato da civati, 15:40 | link | commenti (1)
cultura, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

martedì, gennaio 15, 2008

L'ordinanza della paranza

L'ordinanza è una danza, che si balla dal Nordest alla Brianza. Ogni sindaco ne ha una, a seconda dell'estro personale e di come si è svegliato la mattina. A Caravaggio non ci si può sposare, a Cittadella non si può abitare, a Tradate, da ultimo, non si può transitare portando con sé rifiuti che non siano lombardi. E' una corsa a chi ha l'ordinanza più 'notiziabile', più curiosa, più controcorrente. Si passa così, dalla costituzione, dai diritti e dalle regole ad una sorta di folklore da strapaese, in cui ciascuno si norma da sé, pensando - come, no? - al bene della propria comunità, attribuendosi facoltà da nomoteta che non sono previste dall'attuale ordinamento (ma ci sarà sicuramente un sindaco pronto ad un'ordinanza che preveda una radicale modifica costituzionale, per il bene dei suoi concittadini, che dia finalmente ai sindaci poteri assoluti). Tutto questo è triste, e sbagliato, ma evidentemente preoccupa solo me e pochi altri. Quasi quasi mi candido a sindaco di un paesino, alle prossime amministrative: se sarò eletto, il primo atto sarà l'ordinanza delle ordinanze, la loro 'madre'. L'ordinanza contro tutte le ordinanze. Così vinco io e chiudo la partita.

postato da civati, 09:46 | link | commenti (7)
la questione settentrionale

lunedì, dicembre 31, 2007

Aviaria

Formigoni, colpito da una curiosa forma di influenza 'aviaria', aderisce alla proposta della Lega: manifestazione in difesa di Malpensa. Una volta governava, ora manifesta. Cose che capitano, in una Regione in cui il buon senso si è imbarcato tempo fa con un biglietto di sola andata. Mentre tutti strepitano, colgo l'occasione per darvi alcuni dati di quello che è successo negli aeroporti del Nord dal 2000 a questa parte, mentre Formigoni, e Galan, e Ghigo governavano per conto della destra le regioni del Nord, appunto, e Berlusconi governava il Paese. Sono dati che desumo da Repubblica e che spiegano tutto quello che c'è da spiegare sulla vicenda Alitalia, Malpensa, ecc.

Malpensa (l'hub-tra-virgolette): da 20.716.000 a 22.080.000 passeggeri;
Linate (l'aeroporto che andava chiuso): da 6.026.000 a 9.209.000 passeggeri;
Orio al Serio (minuscolo nel 2000): da 1.237.000 a 5.285.000 passeggeri;
Verona (che fa il paio con Montichiari): da 2.289.000 a 3.320.000 passeggeri.

Lo stesso vale per Torino, che cresce del 50%, Parma che raddoppia, Treviso che diventa sei volte più frequentato, Trieste che cresce del 20%. Ecco gli scali padani, cresciuti mentre governavano gli attuali strateghi dei cieli: come si fa ad avere un hub, se crescono almeno 5 aeroporti nelle immediate vicinanze, lo sa solo il cielo. Più che Air Padania è Air Fritta, come sempre.

postato da civati, 11:52 | link | commenti (4)
regione, la questione settentrionale

lunedì, dicembre 24, 2007

Imprenditori della xenofobia

«La possibilità di sopravvivenza politica della Lega è ormai legata al ruolo di imprenditore politico della xenofobia. Un ruolo che però alimenta un clima irrespirabile, che rompe non solo il civismo locale contrapponendo i cittadini, e facendo sentire molti di loro estranei al proprio comune, parola che nell´era del particolarismo leghista perde del tutto valore; ma che rischia anche di provocare effetti deleteri. Spingendo gli stranieri a rifugiarsi nelle comunità etniche e religiose originarie anziché a integrarsi nella società italiana. A dar vita a comunità parallele, che forse "disturberanno" meno i leghisti ma agiranno come un corpo separato, nel quale tendenze fondamentaliste o etniciste potranno prosperare. E' auspicabile tutto questo, anche in termini di sicurezza? Non lo crediamo. E allora una decisa battaglia culturale e politica, prima ancora che legislativa, contro una simile deriva diventa essenziale per un paese che guarda a un futuro meno claustrofobico e conflittuale di quello proposto dal Carroccio». Renzo Guolo così ieri su Repubblica. Da tempo, in posizione defilata se non solitaria all'interno del panorama politico lombardo, denuncio le aberrazioni e le forzature di una forza politica che è al governo della Regione e del Comune di Milano. Da tempo, mi ostino a ripetere che la deriva sicuritaria non va accompagnata e che si deve contrastarla con un nuovo e diverso orizzonte culturale. Per motivi di civiltà politica, istituzionale e legislativa, certamente, ma anche per non peggiorare la situazione, dividendo 'noi' e 'loro' in un conflitto esasperato e sempre più radicale. Come in altri casi, mi auguro che il Pd lombardo voglia fare la sua parte, anziché - come è stato fatto finora - definire banalmente propagandistiche prese di posizione che sono sbagliate e pericolose. Per gli stranieri e per gli italiani in egual misura.

postato da civati, 09:49 | link | commenti (3)
regione, la questione settentrionale

venerdì, settembre 07, 2007

«Non si può parlare solo di sicurezza, infrastrutture, federalismo fiscale». Già.

Il ministro Pollastrini rilascia una lunga intervista a Repubblica, in cui spiega: «Non si può parlare solo di sicurezza, infrastrutture, federalismo fiscale. Sono temi sui quali tutti ci sentiamo impegnati, a Roma come a Milano. Ma non possono costituire l'orizzonte esclusivo del partito che stiamo costruendo. Ci vuole un progetto per il Paese a cui Milano deve dare un contributo decisivo, se ci si limita a lisciare il pelo agli umori della gente non si va da nessuna parte. La politica deve guidare i processi». Caspita, erano mesi che non leggevo sui giornali cose che avrei detto anch'io. Con un'unica precisazione: Pollastrini risponde a Penati, ma in realtà 'attacca' - senza rendersene conto - tutto il gruppo dirigente dell'Ulivo. Non è stato solo Penati ad assumere queste posizioni: le hanno assunte pressoché tutti, a partire dal Consiglio regionale, dove si è parlato «solo di sicurezza, infrastrutture, federalismo fiscale» in una chiave quasi sempre critica nei confronti del governo Prodi. Accorgersene ora, suona quantomeno sospetto. Come suona sospetto il silenzio dei grandi sostenitori delle alleanze variabili, della sicurezza-non-è-di-destra-né-di-sinistra, dei cionisti ante litteram, degli astensionisti verso Formigoni e dei critici verso Prodi e verso Roma, che hanno a lungo occupato le pagine dei giornali di questa mesta estate lombarda. Un intero gruppo dirigente - lo stesso che ha indicato Pollastrini quale ministro solo un anno fa - che si è appassionato «solo di sicurezza, infrastrutture, federalismo fiscale». E che si candida a guidare il Pd, Pollastrini nonostante.

postato da civati, 14:22 | link | commenti
appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

lunedì, luglio 30, 2007

Il bambino e il kebab

Ennesimo colpo del nuovo sindaco di Verona, Tosi. La sua campagna contro «panino selvaggio» è partita: l'ordinanza è chiara. Dice testualmente: «si vieta di consumare cibo (in via esemplificativa panini, patatine, pizze, kebab, toast, ecc) all’ingresso e sulle eventuali scalinate di accesso dei principali monumenti, in particolare l’Anfiteatro Arena, il Palazzo della Gran Guardia, Palazzo Barbieri, Castelvecchio, Casa di Giulietta, Tomba di Giulietta, Arco dei Gavi, Palazzi Scaligeri, Domus Mercatorum, l’area antistante tutte le Chiese cittadine». Il sindaco è inflessibile, e tra i bivaccatori sono stati puniti ragazzi in gita con un sacerdote e soprattutto un pericoloso bambino di quattro anni che stava addentando un kebab (oltre al bivacco, il sospetto di simpatie orientaleggianti, per non dire filoislamiche). Il kebab non a caso è citato nell'ordinanza del previdente sindaco sceriffo. E, anche se ancora integro, va punito con cinquanta euro di multa. Incredibile. Ecco quanto riporta L'Arena:

Il primo «blitz» dei vigili urbani ha sollevato un polverone, perché a farne le spese sono stati dei ragazzini provenienti da Andria (Bari). La comitiva accompagnata da un giovane sacerdote sostava all’ombra del municipio. Ma non appena estratti i sandwich, una pattuglia di vigili è arrivata chiedendo i documenti e compilando il tanto odiato verbale. Alcune ragazzine sono scoppiate in lacrime dallo spavento mentre i giovanotti con gli occhi lucidi domandavano: «Ma non bastavano 5 euro di multa?». A calmare le acque ci ha pensato il sacerdote che ha pagato subito la multa, evitando ogni polemica con gli agenti. Poi è toccata a una mamma con il suo bambino di quattro anni. «Venivamo da via Leoncino, dove avevamo preso dei kebab, stavamo andando giardini, ma il bambino ha cominciato a correre sulle scale e così io e mio marito lo abbiamo seguito», racconta Elena Filippini di Grezzana. «Non volevamo di fermarci lì e soprattutto, non stavamo ancora mangiando». A quel punto gli agenti l’hanno fermata: «Ci hanno trattato come delinquenti comuni, molto rigidi e fermi sulle loro posizioni anche se il bambino si era spaventato e stava singhiozzando», dice, «Ci hanno fatto la multa scrivendo che stavamo consumando cibo, ma il kebab era ancora integro».

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la questione settentrionale

lunedì, giugno 25, 2007

Di Letta e di Governo

Sottoscrivo in pieno quanto dice oggi Enrico Letta alla Stampa: "Il malessere del Nord è una forte domanda di politica, di politica semplice, semplificata, post-ideologica, che dà una soluzione ai problemi. Una politica che gli inglesi chiamano 'problem solving'. Mi sto facendo l'idea che questa domanda chiama il Pd: è l'occasione, forse l'ultima, con cui il centrosinistra può parlare a questi mondi. Per questo motivo vale la pena di riflettere bene sul da farsi".

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

domenica, giugno 24, 2007

Baruffe

Repubblica dedica oggi un articolo di Alberto Statera alla vicenda di Chioggia. Lì Tiozzo (Cdl) batte Tiozzo (Unione). Motivo: l'aria che tira, certo. Ma anche il fatto che lì si son fatte le primarie, ha vinto un candidato sindaco, ma poi ne hanno candidato un altro. Spirito delle primarie? Sì, ciao.

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

Vedetta lombarda

Alla luce di una bella riflessione condivisa con Stefano Tosi a Varese, in occasione della Notte bianca (bella), propongo solennemente che nel comitato 'centrale' del nuovo Pd ci sia una nuova figura, in linea con una certa retorica da libro Cuore che si respira nelle ultime ore. Trattasi della «Vedetta lombarda», funzione non burocratica ma d'azione, istituita presso la leadership del Pd con funzioni di disturbo. Ad ogni iniziativa del Pd che s'intende assumere, viene contattata la 'vedetta' che illustra le ricadute sul territorio delle proposte romane. Nessun leghismo, sia chiaro: non credo ad un'esclusività della questione settentrionale. L'ho scritto e lo ripeto. Solo credo nella necessità improrograbile di dotarci di un argine all'autolesionismo. Una dichiarazione a Roma, provoca una tempesta in provincia di Varese (cfr. ad esempio la prima pagina di Repubblica di oggi: «Pensioni, lite nel Governo») . Anche questo è federalismo. Caratteristica della 'vedetta' è quella di essere autonoma e indipendente, senza peli sulla lingua e drastica. Corre dei rischi, come nel testo del De Amicis. Soprattutto quando l'ufficiale le si rivolge: «che altro vedi, a sinistra?». E son pallottole da fuoco amico...

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

sabato, giugno 23, 2007

Paura

«Rendendo visibile il predatore, l'intruso, lo sconosciuto di cui abbiamo paura e che se ne sta in agguato nell'ombra [...] portando l'oggetto della nostra paura alla luce del giorno, imitandone gli attacchi immmaginati e il potere, [egli] può essere controllato, o così si spera [...]. In altre parole, la spinta a definire e limitare la «casa», a dare un nome e circoscrivere la dimora e l'ambiente al quale apparteniamo e nel quale ci sentiamo al sicuro, porta a dare un nome e a definire altre cose - e persone - là fuori, oltre la recinzione, dall'altra parte del filo spinato».
Marina Warner citata in Joanna Bourke, Paura. Una storia culturale, Laterza.
Inutile aggiungere con Bourke che «il processo di identificazione di un estraneo - qualcuno «dall'altra parte del filo spinato» - ha conseguenze nefaste». E' banale: com'è banale affermare che la paura sia un fatto eminentemente culturale. L'unica cosa non banale da ricordare è che forse dovrebbero rammentarlo i leader del futuro Pd, anche qui al Nord, dove è più facile il misunderstanding e la concessione ai luoghi comuni sull'argomento.

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la questione settentrionale

venerdì, giugno 08, 2007

Pezzi di ricambio (generazionale)

Qualcuno mi invita. Accidenti. A Trieste, martedì 12 alle ore 18, per parlare di Pd (tra gli altri, la mitica Marta Meo). Parlerò semplicemente di semplicità. Quando torno vi racconto.

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appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

martedì, giugno 05, 2007

Clouseau a Cremona

La corsa agli 'armamenti' è partita. A lanciarla, il responsabile Ds per il Nord, Luciano Pizzetti. Pagina 18 del Corriere della Sera oggi in edicola. Titolo: «I Ds: un poliziotto come superassessore». Ciriaco Sorrentino, vicequestore di Cremona in pensione, viene lanciato come plenipotenziario alla sicurezza della città lombarda, un centro in cui si conta un omicidio negli ultimi quattro anni e in cui si segnalano dati sulla sicurezza che non allarmano le forze dell'ordine, ma che evidentemente preoccupano la segreteria del Nord del partito più grande della Sinistra. Per recuperare il terreno perduto dal punto di vista elettorale, si segue la destra nella rincorsa al tema più caro: la sicurezza. E lo si fa, senza grande discernimento, anche in una città che - nota il giornalista un po' incredulo - non è proprio Chicago. Avevo già denunciato lo strano appassionarsi dei nostri dirigenti al modello Sarkozy, ma ora lo si supera di slancio: il «superpoliziotto» in Giunta è la nuova frontiera. Mi sembra un messaggio sbagliato e una proposta che suona iperbolica: ammesso che sia necessaria una delega alla sicurezza, è proprio il caso di affidarla a un poliziotto in pensione? La proposta, insomma, sa più di Clouseau che di Giuliani. E non credo proprio sia utile a ridefinire il profilo della Sinistra. Ma sono certamente io a non capire, come sempre. Avanti così.

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regione, la questione settentrionale

sabato, giugno 02, 2007

Le salamelle del Nord

Se qualcuno ha pensato che dopo la scoppola di cinque giorni fa avremmo smobilitato, si sbaglia. Di grosso. Giovedì 14 giugno ci ritroviamo con Michele Faglia e le forze della sua coalizione al teatro Binario 7 (prima che il nuovo sindaco gli cambi nome, all'insegna di una damnatio memoriae da quattro soldi abbondamente annunciata). Il volantino lo trovate qui. Ma, ovviamente, non ci fermiamo ad un'assemblea di ringraziamento, doverosa e opportuna. A luglio, dal 12 al 22, terremo a Monza, la Festa dell'Unità. Il marchio tradizionale non deve nascondere il suo significato più vero: una festa dell'Ulivo e delle altre forze del centrosinistra per parlare di quello che sta succedendo "qui da noi", potremmo dire. E, allora, abbiamo già preso contatti con Enrico Letta, perché ci descriva l'agenda del Governo nazionale, che tanti di noi trovano così oscura. Con Paolo Corsini, sindaco di Brescia, espressione più limpida del buongoverno delle nostre città. Con Filippo Penati, preoccupato come noi dai dati elettorali del Milanese. Vogliamo che sia una sede di dibattito vecchio stile ma con nuove prospettive. Per dare dignità e significato a una sconfitta che fa male ma che, proprio per questo, non deve lasciarci indifferenti. Soprattutto se vogliamo costruire un nuovo partito che abbia un senso decisivo per la riforma della politica: non solo la nostra.

postato da civati, 16:35 | link | commenti (6)
monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

venerdì, giugno 01, 2007

Era una notte buia e tempestosa

Mentre una pioggia manzoniana salutava la festa in piazza della destra, mi sono recato alla prima riunione del futuro Pd monzese. Pioveva e tirava vento e la sede della Margherita appariva più del solito tetra e inquietante: darioargentea (da un momento all'altro, si poteva temere che una mannaia facesse capolino dalla porta, in quell'edificio neogotico così curioso). Tutto faceva pensare insomma ad una di quelle serate che si vorrebbero passare sotto il piumone, con un buon film, e invece... e invece, come sempre, i livelli locali sono più sensibili dei livelli superiori. E il Pd locale nasce con un comitato snello e giovane, di cui sono orgoglioso di non fare parte, perché ci vogliono persone e sensibilità nuove. Per la serie: pochi, 'maledetti' e subito. Rispetto alla politica dei giornali - che induce alla disaffezione non solo gli elettori, ma gli stessi dirigenti dei partiti - si è parlato di un Partito democratico finalmente a misura di cittadino, con la possibilità di far diventare Monza - nonostante il risultato elettorale - un centro nevralgico della risposta del centrosinistra alle domande che la società delle nostre parti ci pone. La Brianza come cuore delle questioni del Nord e di quella parte del Paese che comprendiamo meno e che si pone quale tema di ricerca avvincente per la nostra politica. E un messaggio chiaro ai nostri dirigenti nazionali: che siamo noi i primi ad essere preoccupati e a volte esasperati e che abbiamo bisogno di comportamenti lineari, semplici e comprensibili. Perché il nostro progetto abbia un profilo alto e concreto insieme. Perché non ci si perda nel bicchiere d'acqua della demagogia, ma si risponda con soluzioni finalmente efficaci. Questo ci chiedono tutti, ma proprio tutti gli elettori. Avanti così!

postato da civati, 01:21 | link | commenti (16)
monza, appunti per un partito nuovo, la questione settentrionale

giovedì, maggio 31, 2007

Lettera da Pisa: siamo al Nord anche noi

Proseguo nel mio personale giro d'Italia (un giro che al centrosinistra appare sempre di più un tappone dolomitico), riferendo quanto mi scrive Davide da Pisa, riportandomi i dati di tre città al voto domenica e lunedì. I dati si commentano da soli:
Lucca: sulle precedenti comunali - 9,8%; sulle politiche 2006 -16,5%.
Carrara: sulle precedenti comunali - 6,8%; sulle politiche 2006 -12,5%.
Pistoia: sulle precedenti comunali - 13,2%; sulle politiche 2006 -17,7%.
Il commento sconsolato di Davide è "siamo al Nord anche noi", che riprende e ribadisce una mia convinzione: che la questione settentrionale vada intesa tra virgolette, perché la questione è tutta politica e di rilievo nazionale. Ultima precisazione: per la cronaca, a Monza (considerando il dato peggiore, quello delle liste): sulle precedenti comunali +3,8%; sulle politiche 2006: -5%.

postato da civati, 21:02 | link | commenti
monza, la questione settentrionale

Lettera da Verona: addio alla moderazione

Pubblico una lettera che mi è giunta sul blog come commento al precedente post sul sindaco con la tigre-mangia-terroni. Considerazioni amare, che riporto senza commento, perché ero stato a Verona e avevo visto una città orgogliosa, amministrata bene, capace di votare un piano regolatore equilibrato, con una nuova biblioteca, una politica culturale rinnovata, un'attenzione all'ambiente importante per una città turistica. Hanno prevalso altri recettori, come in tanto Nord, che sono bene illustrati in quanto Pierluigi ci scrive:

Caro Civati,

le scrivo da Verona. Lo sa cosa abbiamo pensato quando il summit berlusconiano ha proposto Flavio Tosi a candidato sindaco della città? Bene, perderemo ma avremo sicuramente più chance di arrivare al ballottaggio. Il ragionamento, semplice semplice, era che uno così non poteva accappararsi tutti i voti dei cosidetti moderati. Uno che non ha mai svolto un lavoro, uno che partecipa ai raid contro zingari ed immigrati, uno che non si propone nemmeno esteticamente in modo decente e mi fermo qui. Abbiamo visto invece com'è andata a finire. Di quale "questione settentrionale" allora stiamo parlando? O rincorri questo popolo leghista-forcaiolo-assetato di denaro sul loro terreno oppure te ne fai una ragione e cerchi di sperimentare, costruire qualcosa di piccolo ma interessante sul territorio cittadino. Inutile, a mio modesto avviso, mettersi a fare analisi, disquisizioni...pippe. Zanotto, l'ex-sindaco, come Faglia, è un gentiluomo, un signore, un moderato cattolico che è andato addirittura al Family-day. Ha governato bene: piste ciclabili, asili nido, progetti di viabilità e potrei andare avanti. Abbiamo preso il 33%. Occorre aggiungere altro?

Pierluigi da Verona

postato da civati, 20:57 | link | commenti (5)
monza, la questione settentrionale

Mi dispiace questa Monza (e questo Nord)

Oggi si sono presentati in Comune. Mariani, che ormai si esprime esclusivamente attraverso proverbi e epiteti dialettali, Allevi, il suo muscolare vice, e Romeo, che ha subito proposto di riaprire via Bergamo e di controllare i phone center, vera priorità di Monza. Con loro, Sassoli, l'unica donna eletta da Forza Italia, accompagnata da una fila di battute e di apprezzamenti di dubbio gusto (a me fa un po' tristezza quando le donne sono trattate così, ma si sa sono un romantico e in città prevale la destra ormonale). Guardando questo belvedere, a me non è che questa Monza non piaccia più: mi dispiace. E' un po' diverso. Mi dispiace perché avevo in mente qualcosa, appunto, di diverso. Vedremo. In compenso, ho letto di altri personaggi di spessore che la Cdl ha eletto in giro per il Nord. A cominciare da Tosi, il nuovo sindaco di Verona. Uno che aveva preso quasi trentamila preferenze alle Regionali di due anni fa, noto per varie battaglie, riportate con sorpresa dalla stampa nazionale. Leggo dal Corriere: «Quando era consigliere comunale si presentò con una tigre al guinzaglio ("ma era solo per fare pubblicità al circo padano!"). Una sua simpatica proposta finì sul Wall Street Journal: "In una sorta di ritorno alla segregazione stile Alabama di un tempo, un politico italiano ha chiesto di creare entrate separate sui bus per gli extracomunitari e per gli autoctoni, rispettosi della legge e bianchi" ("volevo solo che gli immigrati entrassero dalla porta anteriore per controllare più facilmente i loro biglietti!")». Oltre al «El leon che magna el teron» e ai bus bicolore, Tosi parla con leggerezza di «pulizia etnica» riferendosi agli zingari e propone l'eliminazione della sovrintendenza perché blocca i lavori in città «per quattro sassi» (a Verona, la città dell'Arena...). Come titolarono un tempo Gino & Michele, Saigon era Disneyland a confronto. Ci dispiace, quindi, questa Monza. Ma questo Nord ci preoccupa ancora di più.

postato da civati, 02:49 | link | commenti (14)
monza, la questione settentrionale

mercoledì, maggio 30, 2007

Diamanti (ad porcos?)

Se non l'avete ancora fatto, leggete Diamanti su Repubblica. Una delle 'chiavi' la trovate nelle sue riflessioni, come sempre quando si tratta del sociologo più citato e meno letto del Paese. Come me, si parva licet, Diamanti sostiene due cose: la prima è che il campanello d'allarme è una sirena e che la questione settentrionale va intesa soprattutto come una lontananza della proposta politica del centrosinistra - e, ancor più, aggiungo io, del metodo e dello stile con cui viene presentata - dalle esigenze (e le paure, e le chiusure anche) del Nord. Diamanti parla di abisso e chiosa ricordando elementi talmente evidenti da essere sotto gli occhi di tutti: la "confusa costruzione della finanziaria"; il dibattito allucinante sulla "destinazione del tesoretto"; le incertezze, le divisioni, la corsa alle dichiarazioni e, infine, ma non certo da ultimo, l'assenza di una missione comune che giustifichi gli appelli alla responsabilità e al sacrificio. Diamanti sostiene che il momento è decisivo. Lo penso anch'io. E lo pensa anche Primo Minelli, Legnano, che stamane al telefono mi ha fatto un lungo elenco di questioni rimaste aperte per troppo tempo senza una soluzione: i Dico, le pensioni, il contratto degli statali, il benedetto tesoretto, la legge elettorale, la costituzione del nuovo partito e tante altre cose su cui discutiamo e non arriviamo "a una". E allora ci si rende conto che la cosiddetta questione settentrionale è determinata dal fatto che qui più si sentono le contraddizioni, in una società più dinamica e individualista, che ha più fretta. Forse sbaglia, ma pretende delle risposte, che dalla politica tendono a non arrivare. La questione del Nord è, insomma, una questione politica che riguarda il Paese, non solo la fascia pedemontana, ed è quindi fino in fondo una questione nazionale, non una vicenda padana. Non dimentichiamolo. A meno che, come al solito, i consigli utili non vengano presi come critiche inaccettabili e sembrino, come capita spesso, semplicemente margaritae ad porcos.

postato da civati, 13:44 | link | commenti (14)
la questione settentrionale

Il fronte settentrionale

Chicca satirica su Onemoreblog. Da non perdere.

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la questione settentrionale

martedì, maggio 29, 2007

Saper perdere/2 (com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire)

Roberto Scanagatti mi ha detto: «E' come per gli incidenti stradali. Fa più male il giorno dopo». Roberto ha ragione. Fa più male il giorno dopo. Soprattutto se lo passi in Regione, con il centrodestra festante, l'architetto di Paolo Berlusconi che ti sorride malizioso, il medico di Abelli e Formigoni che passa in rassegna i potenti per ottenere il loro plauso e la loro benedizione. Monza è loro, chiaro? Mi è tornato in mente un mio 'lavoro' filosofico di qualche tempo fa, con l'espressione latina dell'«ad nutum»: a volte, al tiranno, basta un cenno. Ecco. Poi ho trascorso ore telefoniche a farmi spiegare perché abbiamo perso, che cosa avremmo dovuto fare, cosa avremmo dovuto dire. Critiche in gran parte condivisibili, un po' impietose e facili, ma non fa niente. Fa parte del gioco. Nel frattempo, ho dovuto spiegare agli organi di informazione di mezzo mondo le ragioni della sconfitta (mancava che mi chiamasse il Washington post, e pensare che non ci filano mai quando le cose vanno bene...). Poi ho dovuto rincuorare un centinaio di elettori, increduli e sconfortati. Infine, ho ricevuto la solidarietà di tanti a cui ho risposto che non molliamo. Per nessun motivo al mondo. Noi ci saremo. Ci auguriamo soltanto che ci siano anche i nostri della politica nazionale. E che ci sia finalmente un disegno politico per il Nord Italia. Perché a me, oltre al dato monzese, che mi sta a cuore più di ogni altra cosa, mi sconforta lo tsunami che ha attraversato la pianura. Perché non lascia punti di riferimento, perché induce alla sudditanza psicologica e politica, perché non consente di pensare a un'idea diversa di società e di politica. «Com'è difficile trovare l'alba dentro all'imbrunire», una citazione da Battiato che ho già fatto mia nel 2001. Prima che tramonti, allora, consiglio la lettura di Seneca - sempre utile quando si tratta di 'tiranni', sconfitte politiche e pericoli suicidari (scherzo) - e l'ascolto della Cavalleria rusticana di Mascagni, in loop da tempo sul mio Mac. Non risolve, ma aiuta.

postato da civati, 22:04 | link | commenti (29)
regione, monza, la questione settentrionale

Saper perdere

Da quando abbiamo perso - qualche ora - i lettori di destra invadono il blog con i loro commenti. A me, lo dico da subito, la cosa non può che far piacere: non possono che arricchire il dibattito e, dopo anni in cui mi sono sorbito gli attuali vincitori a urlare in consiglio, il commento al blog è sicuramente un passo avanti. Procedo perciò serenamente con la mia personale analisi. Personale, perché intendo assumermi tutte le responsabilità (dell'analisi e della sconfitta, s'intende). Se dico che il dato è nazionale, è perché è vero. Se dico che c'entra più la politica che l'amministrazione, è perché è vero. Il problema è non essere riusciti a contrastare l'onda tipo tsunami con la qualità della nostra proposta amministrativa. Una sfida forse impossibile, in cui abbiamo mancato, comunque, e di cui dobbiamo tenere assolutamente conto. Se dico che a Monza si perde meno che altrove, non è una consolazione, anzi, è il suo esatto contrario: tutto il Nord ci volta le spalle. Questa è la verità. Se non è una spallata, come si sono affrettati a commentare da Palazzo Chigi, non so bene come definirla. Vorrei che a Roma facessero la stessa autocritica che stiamo facendo noi, anziché perseverare in un'azione di governo che evidentemente è considerata troppo incerta da buona parte del Paese. Stamane, arrivato in Consiglio regionale, mi sono ritrovato il tribunale dell'inquisizione spagnola. Me l'aspettavo. Autorevoli dirigenti che leggono il Giornale di Berlusconi andavano in giro dicendo che non avevo votato Faglia (l'articolo era una calunnia, ma i nostri dirigenti non sanno riconoscere l'informazione dalla diffamazione, sic); sul Riformista leggo che la causa della sconfitta sarebbe il dvd della Cascinazza, perché «la mistica da Michale Moore» (sic/2) avrebbe spaventato l'elettorato moderato (autori dell'analisi da ricercarsi presso la segreteria regionale); altri ragionavano sulla qualità della proposta amministrativa della destra: mi fa piacere che loro l'abbiano trovata. Insomma, un fallo di confusione (volontario, da cartellino rosso) per non ragionare. Purtroppo abbiamo perso a Rho (giuro che non ho girato un documentario sulla Fiera), a Verona (dove in effetti sono stato in visita qualche settimana fa, e lì la mia influenza nefanda si è certamente sentita), a Crema (dove sono passato recentemente, senza fermarmi, ma purtroppo è bastato), in Piemonte (i miei hanno una casa vicino al lago Maggiore, lì vanno ricercate le cause della sconfitta)... anche a Reggio Calabria, dove una volta ho mangiato un gelato sul lungomare. Sono un po' stanco di questo trattamento, ma non è una novità. Quello che colpisce è il ragionamento più incredibile: «ci hanno danneggiato le discussioni sul comitato nazionale promotore del Pd». Capito? Non il fatto che il comitato promotore sia stato 'costruito' malamente, come in tanti hanno cercato di argomentare. No: sono le critiche alle cose sbagliate che vanno evitate. Com'è che diceva Nanni Moretti?

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regione, monza, la questione settentrionale

giovedì, agosto 03, 2006

La regionella e l'autonomia

Chiusi i lavori del Consiglio regionale fino a settembre, vale la pena di fare un breve bilancio di quello che è successo negli ultimi mesi e di ciò che accadrà nei prossimi. Un Formigoni restituito alla Lombardia, dopo cinque mesi di finte alla Ronaldo (vado, no resto, anzi forse mi trasferisco, ma forse no), lancia una fase nuova, di dibattito e di confronto sul tema del federalismo. Del resto il presidente ha perso il referendum, subito dopo aver mancato il colpo grosso a Roma: sperava in un tracollo berlusconiano che non c'è stato ed è così dovuto tornare in Lombardia, per prendere la rincorsa e saltare con l'asta del cosiddetto modello lombardo (molto appannato, per la verità). In questi mesi e soprattutto negli ultimi giorni - a causa di un malfunzionamento dell'impianto di condizionamento - l'aria del Consiglio sembrava attraversata dal virus della regionella, morbo tipico dei consiglieri regionali, che li induce al tedio e all'inazione. Ora, almeno a parola, tutto sembra cambiare: da settembre, si riparte con un confronto 'alto' sull'autonomia e sull'interpretazione (e conseguente applicazione) degli articoli del Titolo V della Costituzione. Credo che il centrosinistra si debba dotare di una warroom che sappia affrontare l'argomento, come ormai sostengo da tempo, per proporre - d'accordo con il Governo Prodi - una soluzione per la Lombardia, per il Nord, ma più in generale per il sistema delle autonomie dell'intero Paese. Anche per evitare che Formigoni trasformi un tema istituzionale di grande significato in una banale questione di schieramento, per farsi un po' di pubblicità. Dal momento che ha già iniziato a farlo, partecipando alla solita cena ad Arcore, e promette di ribadirlo al Meeting di Rimini, è il caso che ci si attrezzi, per distinguere quello che è federalismo da quello che è semplicemente retorica di parte.

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regione, la questione settentrionale

martedì, agosto 01, 2006

Da Lorenzago a Barcelona: l'incredibile svolta federalista della Cdl

Ma la devolution non è mai esistita? E il governo Berlusconi? E Calderoli, non è mai stato ministro? E il referendum, un mese fa, non lo abbiamo vinto largamente? Sono domande retoriche solo fino ad un certo punto: se si legge la stampa nazionale, in questi giorni, si nota un curioso rovesciamento delle posizioni. Formigoni difende la riforma del Titolo V della Costituzione, promossa dal centrosinistra, come se i cinque anni di governo del centrodestra non ci fossero stati. Si sente ripetere, da esponenti di An, di Forza Italia e financo della Lega (!), che bisogna ripartire da quella riforma, che forse è anche meglio di quella che il centrodestra ha fortemente voluto, fin dalla sede costituente di Lorenzago (un posto tremendo: su tutti i citofoni c’è il nome di Tremonti). E così dalla modifica della Costituzione devoluta al genepì si torna alla riforma dell’Ulivo. Formigoni, al solito, si spinge un po’ più in là, dichiarando che il ritardo nella modifica dello Statuto della Lombardia è stato determinato dal dibattito sulla devolution, che ha sospeso il giudizio in questi anni. Cose da non credere. Adesso il modello di Bossi è la Catalogna. Da tempo, propongo questa soluzione e mi fa piacere che i devoluzionisti di un tempo abbiano cambiato così profondamente idea. Dovrebbero sapere che la riforma dello Statuto della Catalogna è avvenuta in tre momenti: il primo, con la votazione dello Statuto nel Parlamento catalano; il secondo, con la votazione – e la correzione – di quel testo alle Cortes di Madrid; il terzo, infine, con il voto popolare, referendario, presso gli elettori catalani. E l’operazione è avvenuta tenendo conto del sistema delle autonomie nel suo complesso, perché il federalismo catalano potesse assurgere a modello per tutto il Paese. Da noi fa sorridere perciò che si mettano insieme Lombardia, Veneto e Sicilia (ma non era a Statuto speciale?) per mandare chissà quale segnale. L’epoca dei segnali è finita con un “Nooo” secco, quello con cui gli elettori a larga maggioranza hanno salutato per sempre, il 25 e 26 di giugno, la famigerata riforma costituzionale che la Cdl aveva presentato come la più importante delle sue riforme. Ora inizia la fase delle proposte serie in cui i fautori dell'atteggiamento bipartisan sono i benvenuti solo se di provata buona fede. Astenersi perditempo e devoluzionisti.

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regione, la questione settentrionale

venerdì, giugno 02, 2006

Partito democratico in crema catalana

L'Espresso in edicola oggi parla della mia proposta di un partito democratico alla maniera dei catalani, con un'autonomia al Nord più marcata per affrontare al meglio la cosiddetta questione settentrionale. Un partito autorevole che sappia interloquire con i livelli nazionali con maggiore forza e un profilo preciso, perché al Nord il partito democratico sia visibile e autorevole, soprattutto in Lombardia e in Veneto. Una sfida a cui mi dedicherò anche andando a studiare - abbiamo già preso contatto - la realtà del Partito socialista catalano e della Generalitat presieduta da Maragall. Il partito democratico nasce in Catalogna...

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la questione settentrionale

venerdì, aprile 21, 2006

Il Piemonte e la questione settentrionale

Bellissimo l'articolo di Marco Revelli su Left, dedicato al voto piemontese. Un'analisi della sconfitta dell'Unione, che aveva 50mila voti in più nel 2005, e si è ritrovata - amaramente - sotto di 30mila il 9 e 10 aprile. E' il secondo Piemonte a decidere: come nelle province lombarde il distacco tra Cdl e Unione oscilla tra i 14 e i 5 punti percentuali. Il dato di Torino (città +10%, provincia + 9% per l'Unione) non è stato sufficiente a rovesciare il risultato. Per Revelli si impone, nel Piemonte profondo (ma vale anche per le nostre città della provincia lombarda) «il senso di un "personalismo" senza persone» fatto di «di voglia di affermarsi, e sopravvivere al declino degli altri, e cavarsi fuori dalla sacche di uno stato sociale in cui non credono più (o forse non vi hanno mai creduto) e che vivono come grigio, come opprimente, come "noioso"». Un ceto che non è più un ceto, che è piuttosto un sentimento, trasversale alle vecchie classi sociali, che rappresenta, secondo Revelli, «un capitalismo personale che tuttavia non si vive con la tranquilla sicurezza che fu della grande industria fordista e dei suoi capitani, ma anzi intuisce la propria fragilità. La propria tendenziale volatilità. Il carattere effimero del proprio successo e della propria ricchezza». Ispirati da un individualismo incattivito e spaventato, sono tanti gli elettori del Nord che reagiscono alla loro precarietà e all'insicurezza richiamandosi a riferimenti ancestrali, ben sapendo che Berlusconi non è la "risposta", ma che li rappresenta perfettamente. Revelli non lo dice, ma ci vuole un riorientamento profondo della politica del Nord per rivisitare un modello che risponde al declino con la chiusura, con riflessi difensivi, con l'incapacità di pensare al futuro. Forse il tema più importante per l'Ulivo e per l'Unione, dalle nostre parti, nei prossimi anni.

postato da civati, 10:50 | link | commenti (4)
la questione settentrionale