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lunedì, maggio 19, 2008

L'insostenibile leggerezza della Sinistra

Avevo promesso una recensione del libro di Ferruccio Capelli, Sinistra light. Populismo mediatico e silenzio delle idee, Guerini e Associati, e non posso certo esimermi. Molti sanno che Ferruccio è un caro amico e non posso essere obiettivo come vorrei, però, vi prego, per una volta, fidatevi: è un libro che va letto. Perché dice cose che non solo mi sento di condividere, ma che nelle pagine di Capelli si precisano e si chiariscono. Perché descrive molto bene l'imbarazzo della Sinistra nella società dello spettacolo, la sua difficoltà a muoversi nell'era del conformismo sfrenato, l'incapacità di ritrovarsi intorno ad un progetto di società alternativo. La sua 'leggerezza' (e l'accezione del termine non è certo calviniana...), l'impari confronto con una destra che troppo spesso detta l'agenda politica e che parla un linguaggio più adeguato al tempo "devastato e vile" nel quale ci troviamo a vivere. E' un punto di vista radicale e sicuramente parziale (ad esempio, avrei approfondito la questione della rappresentanza) che però costituisce un'importante riflessione sulla democrazia ai nostri giorni. Un libro (uno dei pochi) che fa riflettere, soprattutto ora che lo Zeitgeist, direbbe Raffaele Simone (Il Mostro Mite, Garzanti), soffia contro. Leggetelo!

postato da civati, 16:42 | link | commenti
letture

giovedì, maggio 15, 2008

Finito

Ho finito Firmino. Confermo. Un grande libro. Sulla letteratura ma ancor più sulla lettura, sull'immaginazione ma ancor più sulla necessità-difficoltà di comunicare. Savage ci racconta un bovarismo da topolino di straordinaria fattura. Presto vi saprò dire dove e quando se ne parlerà. Questa volta non mancherò di portare a termine il progetto di lettura collettiva. Nel frattempo, voi mettetevi a leggerlo. Ne vale la pena. E a chi piace leggere sembrerà di trovarsi come un topo nel formaggio. Anzi, proprio in un libro...

postato da civati, 17:41 | link | commenti (7)
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martedì, maggio 13, 2008

Cose così

Ci sono giorni tristi. Oggi lo è stato per me. E ho anche sbagliato lettura. Perché Il Mostro Mite di  Raffaele Simone, di cui parlerò più diffusamente, è 'definitivo' (per capirci, il sottotitolo recita: «Perché l'Occidente non va a sinistra). E' tardi. Buona notte.

postato da civati, 01:55 | link | commenti (2)
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giovedì, maggio 08, 2008

Firmino, Un Grande

Sto leggendo il libro di Sam Savage e vorrei davvero che diventasse anche una vostra lettura e che potessimo discuterne insieme, perché è un libro prodigioso. Sarà perché sono in un periodo un po' triste, solitario y final, ma è un monumento alla letteratura e all'importanza di comunicare. Happiness only real when shared. Lo pensa anche Firmino che, per usare una sua tipica espressione, è Un Grande.

postato da civati, 16:40 | link | commenti (1)
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domenica, maggio 04, 2008

Uomini e topi e romanzi

Lo so che solo Baricco poteva scrivere: «Firmino, il topo che Walt Disney avrebbe inventato se solo fosse stato Borges». Però è abbastanza vero. Leggetelo, il libro di Savage (Einaudi). Ho appena iniziato. E' straordinario. E potrei anche decidermi e rispolverare, per l'occasione, quel progetto di lettura collettiva che avevo abbozzato e colpevolmente mai portato a termine con il Pittore di battaglie. Nel nome del topo, potremmo ritrovarci e parlare della nostra esperienza di lettura (la frase: «Non combatto contro i mulini a vento. Faccio di peggio: sogno di combattere contro i mulini a vento, muoio dalla voglia di combattere contro i mulini a vento, e talvolta, persino, immagino di aver combattuto contro i mulini a vento». Come vi consiglierebbe di fare il protagonista, divoratelo!).

postato da civati, 19:27 | link | commenti (5)
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domenica, aprile 27, 2008

Rebels

Mentre terminavo la lettura dell'ultimo, consigliabilissimo pamphlet di Hitchens (Consigli a un giovane ribelle, Einaudi), ho finalmente visto la più struggente storia di un ribelle che sia stata raccontata ultimamente: Into the Wild di Sean Penn. Un film straordinario sulla cultura, sulla letteratura e sul cinema americani. Anzi, volevo dire proprio sull'America. Un'unica annotazione per i cultori del genere: rispetto a Thoreau, in Sean Penn la natura è molto più ostile e vera e il distacco indiscutibilmente più radicale, anche perché meno concettualizzato. Immagino che tutti abbiate già visto il film. Se così non fosse, precipitatevi al cinema. La frase del film: «Ho letto da qualche parte che nella vita quello che conta non è essere forti, ma piuttosto sentirsi forti. Misurarsi. Almeno una volta». Quella più bella: «Happiness is only real when shared».

postato da civati, 22:57 | link | commenti (4)
visioni, letture

mercoledì, aprile 23, 2008

Il Nord e il suo rancore

Aldo Bonomi lo conosco da tanti anni, da quando ho iniziato a fare politica: nel 1998, coordinati da lui e da Ferruccio Capelli, indagammo la "città arcipelago" che Milano rappresentava allora (e oggi ancor di più, in una deriva oceanica, potremmo dire). Ho letto molte cose che ha scritto, l'ho ascoltato in più occasioni e in molte altre l'ho atteso invano (l'uomo è tanto talentuoso quanto bidonaro). Il suo ultimo libro, di forte impatto, si intitola Il rancore. Alle radici del malessere del Nord, è pubblicato da Feltrinelli e in 150 pagine offre una presa di posizione molto limpida sulle questioni che riguardano la nostra porzione di Paese. La crisi della rappresentanza, la riscoperta della comunità, l'approccio lobal (che fa segno alla faccia local del global), la ripresa della fraternité, come antidoto alla frammentazione, una riflessione sul ruolo della politica (quello che le si chiede è mettersi in mezzo tra i flussi e i luoghi, per dirla in linguaggio bonomiano). Il territorio, da una parte, i flussi della globalizzazione, dall'altro, che Bonomi indaga sulla base degli studi propri e di quelli altrui (protagonista, senza dubbio, Ulrich Beck, uno degli autori che affascinano di più anche me) e attraverso le testimonianze di un Nord che cambia profondamente e che continua a farlo a dispetto delle classificazioni troppo rigide perché troppo tradizionali. La chiave di lettura del libro, per me, è la seguente: Attenzione, c'è qualcosa di malato che avanza nel conflitto flussi-luoghi, e se non si prova a governare questi conflitti, abbiamo già visto cosa accade: le comunità, i luoghi, si fanno maledetti, producono rancore, "sangue e suolo". Cerchiamo di tenerlo presente, mentre riflettiamo su di noi e sul Nord.

postato da civati, 17:54 | link | commenti (2)
letture, la questione settentrionale

La risposta italiana alla domanda: "Come ti chiami?"

E', per sua stessa definizione, Rocco Tanica. Il suo Scritti scelti male, pubblicato da Bompiani, è una lettura utilissima per i prossimi 'ponti', per dimenticare un periodo non certo facile o spensierato. Straordinario il florilegio delle leggende metropolitane, irresisteibili le lettere indirizzate ai vip (soprattutto lo scambio tra punkabbestia e Rubbia), imperdibili gli articoli rifiutati dal Touring Club e da Ulisse 2000, come ad esempio quello riportato sulla quarta di copertina:

Volo preferibilmente con le compagnie della lista nera dell’ENAC, quelle che non possono operare nei maggiori scali europei perché non rispettano gli standard di sicurezza. Air Gabon su tutte. E’ conveniente, sono gentili, mi trovo bene. Forse per via della coda di paglia (sanno di essere in difetto) sono permissivi col passeggero. “Posso fumare durante il decollo?”. - Sì.

postato da civati, 16:28 | link | commenti (1)
letture

lunedì, aprile 21, 2008

Storie di ordinaria schiavitù

Leggete Paolo Berizzi, Morte a tre euro. Nuovi schiavi dell'Italia del lavoro, Baldini Castoldi Dalai editore. La copertina è nera, come il lavoro di cui parla, come la disperazione che attraversa, come la realtà che descrive. E' un'ombra che incombe su tutti gli italiani (brava gente? sì, ciao), quella del lavoro clandestino, sottopagato, senza diritti né compensi adeguati, in un mondo popolato di approfittatori, di caporali, di schiavisti, di negrieri. Sotto gli occhi di tutti: in piazzale Lotto come in piazzale Loreto, ovvero i posti più attraversati dai milanesi, a tutte le ore del giorno (e della notte), dove i caporali reclutano la manodopera come se fosse la cosa più naturale del mondo. Manodopera straniera, si capisce. Quando si parla di immigrazione, bisognerebbe avere rispetto per le vicende descritte da Berizzi, conoscerle, indagarle, considerarne la violenza e l'esasperazione a cui conducono. Le morti sul lavoro avvengono soprattutto in questo settore, sommerso, dell'economia nazionale. Soprattutto in edilizia, dove è più facile essere assunti senza contratto e farsi male o morire. Un dato che riguarda tutto il Paese, dal profondo Nord al profondo Sud, bene rappresentato nei tanti cantieri e nelle migliaia di piccole imprese italiane (ma anche nello scandaloso Ortomercato di Milano). Ieri leggevo su un giornale che se muore un operaio è colpa della Cina e delle tasse di Roma. Così commentava un esponente della Lega. Siccome hanno vinto, possono dire quello che vogliono. In realtà, il problema riguarda noi, direttamente, e interroga le nostre coscienze. Quando si parla di villette, ad esempio, è del tutto forviante tirare in ballo la globalizzazione. Semplicemente c'è qualcuno che non è pagato, che è costretto a lavorare come una bestia, che arricchisce qualcun altro alle sue spalle, per dare poi la casa alle nostre famiglie (più o meno) felici. Non dimentichiamolo. Il rispetto della dignità umana inizia proprio da qui.

postato da civati, 16:25 | link | commenti (1)
letture

venerdì, aprile 18, 2008

Lapidario

Il titolo è strepitoso: A volte ritornano sempre. Lo pseudonimo, curioso: Spoon Tever. La citazione di Mark Twain sulla quarta di copertina, un motivo sufficiente per acquistare il libro: «Supponiamo che tu sia un idiota e supponiamo che tu sia un membro del Congresso. Ma mi sto ripetendo». Si tratta di un pamphlet in forma di epitaffio uscito per i tipi di Baldini Castoldi Dalai. Sono 52 ritratti postumi di politici verosimili. Mi permetto di aggiungerne uno (ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale o quasi). Il titolo è: Soltanto qui (e non altrove).

Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Come se vi fosse,
all'altezza del grande fiume che dichina a fondo valle,
una linea immaginaria e invalicabile.
Non pensavo, sinceramente, no, non lo pensavo,
che si potesse concepire che, in questa regione,
il mio trono fosse anche la mia tomba.
Fui un modello. L'han scritto a chiare lettere.
Come la lapide che ora mi racconta
fui ingessato a queste mura.
Statuario. Inamovibile.
Insostituibile, anche quando mi sarei
sostituito volentieri da solo.
Fui presidente di tutti. E anche un po' di più.
Soltanto qui e non altrove.
Volevo andare. Sono andato e son tornato.
Mi han chiesto di restare.
Soltanto qui e non altrove.

postato da civati, 19:56 | link | commenti (3)
letture, regione

domenica, marzo 23, 2008

A proposito di perfezione

Non riuscirò più ad andare al cinema per settimane, per cui conserverò a lungo il ricordo di Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen. Già il libro di McCarthy era strepitoso, ma il film è indispensabile. Consiglio libro e film, possibilmente in quest'ordine. Nel dubbio, però, forse per la prima volta in assoluto, consiglio il film. Yes, we Coen.

postato da civati, 23:50 | link | commenti (7)
visioni, letture

Vivere un altro tempo, fuori dello spazio

Mi hanno detto: adesso che Civati è in campagna elettorale, non ha più tempo per leggere e quindi addio recensioni. La mia è una risposta politica: innanzitutto vorrei sapere quanti hanno già letto Milena Agus, Ali di Babbo, Nottetempo, perché è un libro da non perdere. In secondo luogo, consiglio vivamente, anche per tenersi lontani dalle sirene di una certa propaganda, il saggio di Adriano Sofri, Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l'aborto, Sellerio, in cui mi riconosco dalla prima all'ultima riga. Un testo fondamentale, ahinoi, pensando all'attacco (più o meno velato) alla 194, alla complessità del problema, e alla necessità di fermarsi a riflettere, ogni tanto, anche in Italia (dove sembra quasi impossibile). Se volete andare sul sicuro, infine, vi propongo Il treno di Georges Simenon (Adelphi, come sempre). E' la storia di una esperienza rivoluzionaria che Marcel, il protagonista, si trova a vivere, in parallelo rispetto alle sue consuetudini abituali, alla vita in famiglia e alle incombenze di un lavoro senza sorprese. Arrivano i tedeschi, al confine tra Francia e Belgio, e Marcel e la sua famiglia salgono su un treno, come profughi, diretti a Sud. Lui, da una parte, e la moglie, incinta, e la piccola bambina, dall'altra.  Marcel le perde di vista, anche perché quasi subito conosce la misteriosa Anna: vivrà con lei una storia d'amore (e di sesso, di quel sesso "prima della fine" che Simenon descrive con tanta precisione) che Marcel interpreta come una vera e propria "altra vita" (come forse fanno tutti coloro che si concedono al tradimento, per la verità), limitata nel tempo e nelle aspettative, ma proprio per questo da viversi fino in fondo. L'eccezionalità della situazione storica porta con sé l'eccezionalità dell'esperienza personale, che Marcel conserverà per sempre, per poter dire prima di tutto a se stesso che Marcel è la persona che tutti conoscono "ma anche" no (semel e semper essendo parenti e in alcuni casi proprio la stessa cosa). Quell'altra vita è pour cause breve e densa come non avrebbe mai potuto essere la vera vita di Marcel: «Non sapevo che cosa sarebbe accaduto. Nessuno poteva prevederlo. Vivevamo un tempo di attesa fuori dello spazio, e io divoravo quei giorni e quelle notti con ingordigia. Ero ingordo di tutto, dello spettacolo mutevole del porto e del mare, dei barconi da pesca di diversi colori che salpavano in fila indiana con l'alta marea, del pesce che veniva sbarcato nelle ceste o nelle cassette, della folla nelle strade, dei diversi aspetti del campo e della stazione». Il finale è grandioso, come sempre, quando si tratta di Simenon: che è forse uno dei più grandi in assoluto, perché il suo modo di scrivere e la caratterizzazione dei personaggi sono semplicemente perfetti. Su quel treno, del resto, ci siamo stati tutti. Nella nostra vita o in quella che avremmo potuto, voluto o dovuto vivere.

postato da civati, 23:47 | link | commenti (1)
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giovedì, marzo 13, 2008

L'Italia c'è

E' il titolo del bel libro che Enzo Argante (monzese d'adozione e caro amico) ha dedicato (alla figura e all'opera, potremmo dire) di Ermete Realacci (l'editore è Salerno, il costo - 'sostenibile' - di 12 euro). Un percorso, quello che Realacci attraverso Argante propone, ricco di suggestioni, dall'esploratore del Piccolo Principe a Bob Kennedy, da Langer a Garrincha, il calciatore che non aveva il 'fisico', ma il talento sì, che per Realacci è la miglior metafora per descrivere il nostro Paese. Realacci è un ottimista della ragione, si direbbe rovesciando il famoso assunto gramsciano: è cioè consapevole dei limiti strutturali che attanagliano l'Italia, ma anche gran conoscitore delle sue straordinarie potenzialità, nascoste nelle pieghe dei suoi territori e delle sue comunità. L'Italia c'è, dice Realacci: è necessario però indagarla a fondo, scoprendone le ricchezze sottovalutate e spesso dimenticate, rivelando - innanzitutto a noi stessi - quel tanto che c'è di buono nella nostra società e nella nostra economia. Realacci descrive un'Italia delle qualità, dei talenti, del modello di sviluppo avanzato, dei piccoli e medi centri che storicamente l'hanno fatta grande (non solo, quindi, delle piccole e medie imprese, come amo ricordare). Un'Italia, insomma, da interrogare e un'Italia che a sua volta interroga la politica, chiedendole un rispetto e un'attenzione che è spesso mancata, nei lunghi anni dell'eterna transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. Realacci, anche per questo, è nel Pd, con un programma di lavoro di ampio respiro e di grande concretezza. E con il bagaglio di una tradizione, quella ambientalista, che è diventata matura e pronta a contribuire al governo del Paese, offrendo all'Italia prospettive nuove: alla ricerca «non di nuove terre, ma di non più vedute parti del cielo», come scrisse un giorno un Garrincha di qualche tempo fa (Galileo Galilei, per la precisione).

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letture, appunti per un partito nuovo

lunedì, marzo 10, 2008

 

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giovedì, febbraio 28, 2008

In un certo senso è andata così

«Zia dice che il grande filosofo Hegel definirebbe tutto quello che è successo un'astuzia della ragione, un'eterogenesi dei fini. Nel senso che talvolta uno può agire nel modo migliore e le cose vanno male e magari fa la cosa più sbagliata di questo mondo e tutto va per il meglio. In un certo senso è andata così». E' la morale dell'ultimo romanzo di Milena Agus, Ali di babbo, pubblicato da Nottetempo (l'unico caso nel quale il nome della casa editrice spiega una parte del contenuto del volume pubblicato: è nottetempo, infatti, che si manifestano le «ali di babbo» alla piccola narratrice). Il libro è straordinario, a cominciare da un incipit difficile da dimenticare, che in otto righe definisce il contesto in cui si muove madame e che ci si porta dietro per tutta la storia. Madame, che in realtà ha anche un nome che si scopre solo nelle ultime pagine, quando troverà finalmente se stessa, è la protagonista di una storia disordinata e magica, che ne rispecchia perfettamente il carattere e il destino. Mi piacerebbe dirvi altre cose, di come si sviluppa la sua vicenda, di cosa le succede, della fortuna e della sfortuna che incontra sulla sua strada (volevo dire mulattiera). Ma non posso farlo, perché il libro dovete leggerlo a qualsiasi costo. E, se volete saperne di più sull'eterogenesi dei fini, abbinatelo all'ultimo Sofri (Chi è il mio prossimo, Sellerio). Così passerete un weekend fuori dal comune, che vi porterà molto in profondità e incredibilmente vicino a quello che forse, anche voi, state cercando. E per farlo dovreste iniziare proprio da dove non immaginereste mai di trovarlo.

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domenica, febbraio 24, 2008

Leggere la politica. Il programma

Si tratta della prima mini-rassegna dedicata alle letture politiche, quella che parte venerdì 29 al caffè letterario del Binario 7 a Monza: al centro della nostra riflessione il Nord, il linguaggio della politica e la moralità del sistema politico del nostro Paese. Un vero e proprio aperitivo di alto profilo culturale per avviare una campagna elettorale di qualità, rispetto ai temi più sentiti del dibattito attuale. Partiremo dalla presentazione del libro di Marco Alfieri, Nord terra ostile, Marsilio. Un testo appena pubblicato, che accusa duramente la sinistra di non essere capace di una corretta interpretazione dei problemi del Nord. Trovate qui il programma e rispettivamente qui ("La parola aperta") e qui ("Politica senza rete") le recensioni dei testi di Foa-Montevecchi e di Antonello Caporale, che presenteremo il 6 e il 12 marzo.

postato da civati, 23:36 | link | commenti
letture, appunti per un partito nuovo

lunedì, febbraio 18, 2008

Lo spazio bianco (correte!)

All'ultimo libro di Valeria Parrella avevo già accennato. Ora, Lo spazio bianco (Einaudi) è un bel libro fino alle ultime quattro pagine. Nell'epilogo diventa straordinario, un pezzo di letteratura da ritagliare e conservare, un brano brevissimo che non so se dà inizio ad "una nuova vita", come insegna il Pamuk appena ripubblicato tascabile, ma sicuramente ci allarga l'orizzonte di comprensione di noi stessi e della realtà che ci circonda. E' lo "spazio bianco" di cui tutti abbiamo bisogno e non solo in senso metaforico: qualsiasi cosa stiate facendo, lasciatela perdere. Correte in libreria e compratelo. Subito!

postato da civati, 17:58 | link | commenti
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venerdì, febbraio 15, 2008

Lo spazio bianco

Fate una cosa giusta: comprate e leggete il libro di Valeria Parrella. E' un libro di un'attualità dolce e straziante nello stesso tempo (e il tempo del libro è quello dolce e straziante dell'attesa più importante). Si chiama Lo spazio bianco. Quello che dovrebbero lasciare tutti i logorroici soloni (con che cosa fa rima?) che si impancano a chiedere moratorie e a trattare le donne come se fossimo nel Medioevo. Senza offesa per il Medioevo, beninteso.

postato da civati, 10:28 | link | commenti (2)
letture, diritti

sabato, gennaio 26, 2008

La parola aperta

Dopo l'allucinante dibattito in Senato (di cui abbiamo una diapositiva), è salutare e necessaria (di più: obbligatoria) la lettura del libro di Vittoria Foa e Federica Montevecchi, Le parole della politica, appena uscito per i tipi di Einaudi. E' un saggio a quattro mani molto breve, che contiene in sé alcune linee fondamentali per quel progetto che ormai pressoché tutti sostengono di riforma dei modi della politica. Si parla, nel libro, del linguaggio vuoto della politica italiana e del suo «presentismo», da quella prospettiva che si limita al momento, perché non sa 'parlare' del futuro, perché non ha nessuna esigenza di trasferire alcun messaggio, ma che è parola circolare (chiacchiera). Si parla di ipocrisia e di vacuità, in cui i discorsi sono «irrilevanti» perché non si ha alcuna attenzione per l'interlocutore. E' una parola che ha perso il suo tratto fondamentale: quello di apertura di senso e di ricerca. La parola è immediatamente plurale, il suo significato si struttura nel corso del tempo con il contributo di molti. Oggi non è più così. La parola deve tornare ad essere aperta e plurale, dunque, come in un dialogo platonico. Come in quel Gorgia su cui Montevecchi si sofferma con straordinaria chiarezza, illustrando le potenzialità creative che sottendono al linguaggio della politica, anche a quella politica di mestiere (di cui parlavo ieri prima di leggere il libro) che può essere oggetto di una profonda trasformazione e tornare ad essere utile alla comunità. In attesa che Socrate apra un blog, vale la pena di spendere otto euro per il libro di Montevecchi e Foa (quest'ultimo ha novantotto anni, ma è più giovane di me).

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letture, appunti per un partito nuovo

sabato, gennaio 19, 2008

Obama e i cowboy democratici

Nell'ambito della rassegna Obama sui Navigli: Se volete saperne di più sulle elezioni americane, precipitatevi in libreria - come quando esce Harry Potter - e acquistate Maurizio Molinari, Cowboy democratici, Einaudi. Il sottotitolo è di per sé una recensione: Chi sono e in cosa credono i liberal che vogliono conquistare la Casa Bianca e cambiare il mondo. Il libro ripercorre le ultime mosse democratiche. Il catalogo di Molinari è (più o meno) questo: l'intuizione di Howard Dean - dopo la tragedia elettorale del 2004 a capo del suo partito - di girare per l'America rossa, che sarebbero gli stati repubblicani (rosso, essendo, il colore dei conservatori); la nascita di una coscienza neogreen grazie ad Al Gore; il radicalismo d'opposizione della Pelosi e il centrismo di governo di Hillary; il carisma di Obama e la necessità di recuperare i credenti, spostando il fuoco della polemica religiosa a temi più democratici, come la pace, l'assistenza, il rispetto delle minoranze; la creazione di un gruppo dirigente plurale, rappresentativo di sensibilità diverse, capace però di rappresentarsi come alternativa e di vincere le elezioni politiche nettamente; la necessità di offrire agli Stati Uniti un cambiamento, che conservi però l'influenza planetaria delle politiche repubblicane degli ultimi anni. In questo i democratici intendono superare Bush sul suo stesso terreno, ribadendo la centralità degli States nello scacchiere internazionale, ma su basi nuove e diverse. Tutte cose che sono interessanti anche solo pensando agli Stati Uniti, ma che se rapportate al dibattito politico del nostro Paese non possono non far riflettere. Se i democratici italiani fossero un po' come 'questi' democratici americani, insomma... Chi non compra il libro è George W!

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letture, appunti per un partito nuovo, obama sui navigli

giovedì, gennaio 17, 2008

Poesia, presente

Ieri sera, Binario 7, Monza, Poesia presente. A me è piaciuto soprattutto lui.

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cultura, letture, monza

domenica, gennaio 13, 2008

Romantici a Milano

Chi ama Milano non può sottrarsi: la pubblicazione di Sellerio, Milano è una seconda Parigi (il titolo è mutuato da Oscar Wilde), a cura di Eleonora Carantini, riporta i diari di viaggio di alcune personalità britanniche e americane lungo quattro secoli, nel corso dei quali Milano ha rappresentato la prima tappa italiana del Grand tour. Strepitose, come sempre, le pagine di Mark Twain, perfette nel descrivere la città quelle di Henry James, colpiscono le note di Lord Byron, che da Milano invia generose «coccole» alla sua Augusta chiedendone in cambio soltanto una. E colpiscono le descrizioni della Milano che purtroppo non c'è più:
«Il territorio della Lombardia [che si poteva apprezzare dal tetto del Duomo] era una vista enormemente piacevole ai miei occhi, colmo com'era di una tale indescrivibile varietà di cose d'ogni genere, di quelle che danno profitto e di quelle che danno piacere, che mi pareva di vedere proprio i Campi Elisi, tanto decantati e celebrati dai versi dei poeti. E' infatti la più bella pianura, lunga circa duecento miglia, che io abbia mai visto o che mai vedrò, dovessi viaggiare per tutto il mondo; tanto che dissi a me stesso che questa regione era più adatta a dimora degli immortali che degli uomini» (Thomas Coyrat, 1608, a p. 22 del volume in questione).

postato da civati, 13:55 | link | commenti
letture, regione

venerdì, gennaio 11, 2008

Scusate il ritardo

E' incredibile come sia potuto accadere. Per anni le sono passato vicino, l'ho letteralmente sfiorata, l'ho guardata senza accorgermi della sua esistenza, delle tracce di sé che abbandonava vicino a me e lungo il mio percorso. Soltanto l'altro ieri, l'ho scoperta. E' stato amore a prima vista. Capiterà anche a voi o almeno a chi di voi ancora non la conosce. Sto parlando di Alice Munro, cosa avevate capito? La vista da Castle Rock, Einaudi. Sono racconti, perché la Munro è autrice di racconti, e già uno fatica a credere che ci sia qualcuno che scrive esclusivamente racconti. E sono storie straordinarie. E lei le racconta in un modo che non potete neanche immaginare finché non vi mettete a scorrere le sue pagine. Fatelo, il vostro modo di leggere cambierà.

postato da civati, 08:52 | link | commenti
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giovedì, gennaio 10, 2008

Se il giorno del tuo compleanno suona Tracy Chapman

Per scoprire di non sapere assolutamente nulla di musica, vale la pena di acquistare il Lunario della musica che Carlo Boccadoro ha curato per Einaudi. Il sottotitolo spiega l'arcano: Un disco per ogni giorno dell'anno. Ad ogni giorno corrisponde un album: i pignoli noteranno che, pur uscendo alla fine del 2007, il volume non tiene conto che il 2008 è bisestile. Io penso che il giorno sia 'scoperto' per lasciare a ciascuno la possibilità di aggiungere un proprio album (per esempio, a me sembra grave la mancanza dei Franz Ferdinand e ancor più quella di Damien Rice). Scorrendo giorni e canzoni, si scopre - almeno a me è successo così - di essere dei veri ignoranti in campo musicale e che ci sia parecchio da imparare seguendo le proposte di Boccadoro. Mi conforta che il giorno del mio compleanno (che è anche il compleanno dei due campioni del 2008, Obama e Zapatero, per dire) ci sia Tracy Chapman, che fortunatamente conosco e che mi piace parecchio, proprio per quell'album che anche Boccadoro richiama. Talkin' bout a Revolution: speriamo sia di buon auspicio.

postato da civati, 23:32 | link | commenti (1)
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lunedì, gennaio 07, 2008

«E sol di lei m'appago»: diario di una cotta

A chi non è mai capitato? E' un'esperienza universale, quella dell'innamoramento subitaneo e dolente, per una persona che mai potrà ricambiare il nostro sentimento. Solo che per descriverlo come si conviene ci vuole un uomo universale, e credo che Giacomo Leopardi possa fare al caso nostro: le sue Memorie del primo amore, ripubblicate presso la Biblioteca minima di Adelphi, sono un assoluto capolavoro del genere "mi sono innamorato e ora devo affrontare la cotta". Tratto saliente della vicenda del giovane Giacomo ventenne è il tentativo di elaborare il lutto con il contributo terapeutico della scrittura, prima in prosa, poi in poesia. Il risultato, nel suo caso, è eccellente. Cronaca del primo amore ed elegia omonima sono cura e risultato del primo, sfortunato innamoramento leopardiano e a loro volta strumento formidabile per sentirsi meno soli nel caso ci si trovi in analoga tempesta.

postato da civati, 10:29 | link | commenti (7)
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venerdì, gennaio 04, 2008

La neve astrae

La neve astrae. Come se avesse fatto alla ragione il letto
e addormentato tutte quelle strade
su cui il pensiero prima si smarriva.

Durs Grünbein, Della neve ovvero Cartesio in Germania, Einaudi.

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giovedì, gennaio 03, 2008

Tra cicale, carpini e odori malinconici: la Brianza del Gadda

A cura di Mario Porro, Gadda e la Brianza. Nei luoghi della "Cognizione del dolore", Medusa 2007, è un testo prezioso soprattutto per i cultori della materia, tra i quali mi annovero senza modestia alcuna (sono un fan di Gadda e delle sue scritture brianzole, a cominciare dalla famosa Villa recentemente ripubblicata da Adelphi). Tutto quello che avreste voluto sapere sui trascorsi brianzoli di Gadda e non avete mai osato chiedere: lo scoprirete passando in rassegna i saggi del volume, che a sua volta riprende le relazioni di un convegno del maggio 2005. Tra i contributi che mi hanno più colpito, segnalo il saggio di Claudio Vela, che ha come protagoniste le cicale, tra il Fedro di Platone e la Cognizione e "L'odore della malinconia" di Giancarlo Leucadi. semplicemente strepitoso nel descrivere il senso di Carlo Emilio per gli afrori della Brianza contadina e dei suoi calibani. Chi ama la Brianza (ma anche chi la detesta, ma anche chi l'ama e la detesta insieme, com'era per Gadda), non può esimersi.

postato da civati, 20:40 | link | commenti
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Alcune cose non hanno prezzo...

Luca De Biase, Economia della felicità, Feltrinelli: ne avevo parlato qualche giorno fa con Antonio, che lo ha già recensito cogliendone gli aspetti più significativi. Riecheggiando alcune pagine di Tony Negri che sono piaciute molto anche a me - sul tratto inevitabilmente collettivo della proprietà intellettuale - De Biase offre spunti notevoli per una maggiore comprensione di quanto sto facendo anch'io nel mio (molto) piccolo e per una descrizione compiuta della rivoluzione economica che la rete porta con sé. La morale, scusate se sono banale, è il rovescio della pubblicità di MasterCard. Alcune cose, come ad esempio la creatività, l'intersoggettività, la possibilità di riconoscersi in una community, l'occasione di crescita culturale e insieme d'incontro, non hanno prezzo e un prezzo (o quantomeno un valore) ad esse andrebbe invece attribuito: per uscire dalle rigide quantificazioni del Pil e per indirizzarci al tema della qualità della vita, in un'ottica di reciprocità a cui la gratuità (il «non aver prezzo») della dimensione del dono ci invita dichiaratamente.

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lunedì, dicembre 31, 2007

Yo sé leer. L'ultima lettura

L'ultimo libro del 2007, un anno di letture straordinarie, non poteva che essere L'ultimo lettore di Ricardo Piglia, Feltrinelli. Per chi ama leggere e soprattutto per chi è appassionato di romanzi e di racconti, il libro di Piglia è una lettura imprescindibile. Dalla lanterna di Anna Karenina, che l'accompagna nella lettura e nel momento della sua tragica fine, alla metempsicosi dell'Ulisse di Joyce, da cui muove il suo monumentale intreccio; dalla seduzione della lettura nelle lettere di Kafka a Felice, al Che, scrittore mancato, instancabile redattore di diari e lettore nella guerriglia: il saggio di Piglia è un percorso che affascina e che arricchisce. Il libro si conclude con una folgorante citazione: «Nella gara della filosofia vince chi sa correre più piano. O chi arriva ultimo alla meta», E' di Ludwig Wittgenstein. E ci permette di tornare all'ultima frase letta da Ernesto Guevara, in una piccola scuola boliviana a La Higuera, dove sulla lavagna, poco prima di morire, lesse, correggendo la maestrina che si era dimenticata l'accento: «Yo sé leer. Io so leggere». Un'epigrafe perfetta per la vita del più nobile degli avventurieri, che non si separò mai dalla sua sacca dei libri e dai suoi taccuini. L'ultimo lettore ha anche il merito di riportarci alle letture di quest'anno, che brevemente riassumo in un flusso di coscienza alla Molly Bloom: ci sono il destino di ciascuno, il silenzio delle Sirene, l'antro delle Ninfe e la loro follia. E, ancora, il 'divino' amore, il duende, un segreto inconfessabile, un dolore utilissimo, una strada post-atomica, un presidente al tramonto.

postato da civati, 08:41 | link | commenti
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