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martedì, maggio 20, 2008 postato da civati, 11:17 | link | commenti (9) mercoledì, maggio 07, 2008 Obama e l'energia di Titano Con la vittoria nel North Carolina e il sostanziale pareggio nell'Indiana, Barack Obama sarà (quasi) certamente il candidato dei Democratici nelle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti. L'oroscopo l'aveva previsto. postato da civati, 14:11 | link | commenti (3) mercoledì, aprile 23, 2008 April, come she will?
Obama stravince a Philadelphia, superando la principale esponente dello schieramento a lui avverso di trenta punti, ma la Pennsylvania va a Hillary. Sempre più aperta la sfida. Obama è avanti, ma Clinton vince negli Stati più importanti per le elezioni presidenziali, quelli 'marginali', dove democratici e repubblicani sono più vicini. Un argomento che conterà molto nelle prossime settimane. Per ora, leggete il piano di Obama per l'America. Ne vale la pena. Qui trovate i risultati. postato da civati, 11:26 | link | commenti (2) venerdì, marzo 14, 2008 Obamania
postato da civati, 00:49 | link | commenti (2) sabato, marzo 08, 2008 postato da civati, 23:57 | link | commenti (3) sabato, marzo 01, 2008 Wonderful
postato da civati, 15:48 | link | commenti giovedì, febbraio 28, 2008 Una bella faccia, una bella storia (via Antonio). postato da civati, 14:40 | link | commenti mercoledì, febbraio 20, 2008 postato da civati, 08:25 | link | commenti (5) lunedì, febbraio 18, 2008 Circolo Obama
Avendo già scelto di partecipare alle attività di un circolo territoriale, non posso aderire al primo circolo online del Pd, promosso da Emanuela, Francesca, Ivan, Luca e Marco, ma lo sponsorizzo ufficialmente (anche per via del nome...). postato da civati, 09:40 | link | commenti (3) mercoledì, febbraio 13, 2008 We McCain't Un capolavoro. postato da civati, 16:21 | link | commenti (1) It’s a dream
«But we also know that at this moment the cynics can no longer say our hope is false»: ennesimo, straordinario discorso di Barack Obama, dopo la vittoria in Virginia, Maryland e Washington DC. Ridare dignità al concetto di cittadinanza, ad un sentimento di solidarietà tra le persone, alla dimensione pubblica e collettiva della nostra vita: «That is our calling in this campaign. To reaffirm that fundamental belief – I am my brother’s keeper, I am my sister’s keeper – that makes us one people, and one nation. It’s time to stand up and reach for what’s possible, because together, people who love their country can change it». Dobbiamo rimettere in sesto e 'aggiustare' (heal) la nostra nazione. Qui da noi è la stessa, identica cosa. Obama nell'alto dei cieli, mi ha scritto provocatoriamente un anonimo e-lettore. Obama nell'alto dei cieli. [ora c'è anche il video] postato da civati, 08:53 | link | commenti (1) Because the night belongs to Obama
Come preannunciato ieri mattina, Obama stravince sul Potomac (un pensiero affettuoso ad Andrea Mollica, l'Al Gore di Varese, clintoniano tra i più lucidi, che mi ha avvisato per primo dell'affermazione clamorosa di Barack nei tre stati al voto fino a qualche ora fa). postato da civati, 01:38 | link | commenti (11) lunedì, febbraio 11, 2008 postato da civati, 08:55 | link | commenti (5) domenica, febbraio 10, 2008 postato da civati, 08:24 | link | commenti (12) The Big Saturday
Obama vince in Nebraska e ha un larghissimo vantaggio anche nello stato di Seattle. Si sta ancora contando in Louisiana. Si profila un grande sabato: la guida del NYT con tutti i risultati, stato per stato. postato da civati, 02:49 | link | commenti venerdì, febbraio 08, 2008 L'Obama del mattino
Liberamente tratto da Barack Obama, Yes, we can. Il nuovo sogno americano, Donzelli 2008. Questo è ciò che dobbiamo fare per riprenderci il nostro sogno. Sappiamo che non sarà facile. Ce lo ricorderà la compagnia dei «non si può», «non ci riesci», «non ci provare nemmeno»: quella degli interessi particolari e delle loro lobby, delle consorterie e dei conservatori di ogni schieramento, della mentalità che vuole questo paese troppo diviso per fare progressi. Non mi sono candidato alla presidenza per adeguarmi a questa mentalità: l'ho fatto per sfidarla. La posta in gioco è troppo alta e non mi accontenterò di niente che non sia un cambiamento autentico, profondo - il cambiamento di cui abbiamo bisogno e in cui possiamo credere. postato da civati, 08:41 | link | commenti (4) giovedì, febbraio 07, 2008 Che Obama sia con te (e con il tuo spiritual) postato da civati, 13:04 | link | commenti (4) mercoledì, febbraio 06, 2008 Siamo noi quelli che stavamo aspettando (Obama c'è)
Barack Obama vince in 13 Stati, Hillary in 8, ma si porta a casa New York, New Jersey e California e ora ha un centinaio di delegati in più. Ma Obama c'è e c'è per correre ancora. Dal suo discorso di Chicago, questa notte, alcuni spunti "universalmente validi": «Change will not come if we wait for some other person or if we wait for some other time. We are the ones we've been waiting for». Il cambiamento non dipende da altri se non da noi, siamo noi quelli che stavamo aspettando. «Our time has come». Il nostro tempo è venuto. «It's different not because of me. It's different because of you, because you are tired of being disappointed and you're tired of being let down. You're tired of hearing promises made and plans proposed in the heat of a campaign, only to have nothing change when everyone goes back to Washington». E' grazie a voi e alla vostra stanchezza nei confronti della cattiva politica, che tutto questo è diverso. Non dimenticatelo. Non dimentichiamolo. postato da civati, 08:37 | link | commenti (6) domenica, febbraio 03, 2008 Sì, sì può
Appena pubblicato sul sito di Barack Obama. Meraviglioso. postato da civati, 07:35 | link | commenti (6) martedì, gennaio 29, 2008 Non possiamo permettercelo
Obama e lo Stato dell'Unione: dura, precisa e chiarissima risposta a George W. In molti mi chiedono perché seguo Obama, quando dovrei occuparmi di Formigoni. La domanda è legittima. Risponderò così: perché viviamo in «un mondo grande e terribile» (Gramsci) e la vittoria di Obama riguarda i cittadini di Casatenovo o di Stezzano, le aziende di Broni o di Gallarate e la vita delle nostre comunità (financo quelle 'montane') molto più di quanto pensiamo. E perché - parafrasando Obama - non possiamo permetterci («we can't afford») altri anni di politiche pericolose e sbagliate. «Because the American people [but the Italian people too] can’t afford another four years without health care, decent wages, or an end to this war. The woman who’s going to college and working the night shift to pay her sister’s medical bills can’t afford to wait. The Maytag workers who are now competing with their teenagers for $7 an hour jobs at Wall Mart can’t afford to wait. And the woman who told me she hasn’t been able to breathe since her nephew left for Iraq can’t afford to wait». postato da civati, 08:05 | link | commenti (2) lunedì, gennaio 28, 2008 postato da civati, 07:13 | link | commenti domenica, gennaio 27, 2008 Il Dalai Obama
Vale la pena di soffermarsi ancora un po' sull'articolo di Caroline Kennedy e sulle ragioni del suo appoggio nei confronti di Obama, per il valore universale della sua dichiarazione e per il significato che ha per noi, che seguiamo Obama dai Navigli. La figlia di JFK spiega che le ragioni della sua scelta sono «patriottiche, politiche e personali» e che le tre cose sono tra loro intrecciate (patriottico è il primo motivo e sulla dignità del nostro paese dobbiamo lavorare molto anche noi). Dice di aver passato tutta la vita a sentirsi dire da migliaia di persone che suo padre John aveva cambiato loro la vita e che si sono fatte coinvolgere dall'attività politica attiva e dall'impegno civile perché era stato lui a chiederglielo. Che Obama può essere il suo degno erede, perché si è dimostrato capace di mantenere al massimo gli standard etici (Obama o Mastella, ci chiediamo noi dai Navigli); che crede nelle potenzialità del suo paese, nel suo sogno e negli ideali della democrazia americana; che sa coinvolgere e chiamare alla partecipazione; che ha saputo scegliere e scegliere bene quando si è trattato di questioni decisive per la vita politica del suo paese (e Kennedy parla, qui, della guerra in Iraq). Kennedy vede in questa fase politica un passaggio epocale, proprio come quello dei primi Sessanta, per gli Stati Uniti e per il mondo. E, «for the first time», è convinta di aver trovato un uomo che può diventare il presidente di cui l'America e il mondo hanno bisogno, capace di intepretare le esigenze, le speranze e i sogni di una «new generation of Americans». Obama è nato nel 1961, quando Kennedy divenne presidente. E anche se non credo nella reincarnazione dei leader e del loro carisma, devo dire che il 'punto' è molto ben argomentato. E che 'funziona' anche per noi, sui Navigli, immersi nella crisi della politica e della sua rappresentanza. Un'adesione, quella di Kennedy a Obama, tutta-politica. Quello che serve anche a noi, se ci pensate bene. postato da civati, 13:13 | link | commenti Sweet Home Carolina
Obama vince alla grande in South Carolina. «The time for change has come». A tanti che negli ultimi giorni gli hanno pronosticato che non ce l'avrebbe fatta, Obama risponde con il suo ormai tradizionale slogan: «Yes, we can». E se fosse così anche in quel paese dell'Europa del Sud, dove c'è bisogno di coraggio, di un radicale cambiamento del sistema politico, di una nuova stagione e di un leader capace di portare milioni di italiani ad avere fiducia in se stessi e nel proprio paese? Anche da noi, «il cuore di questa elezione è il futuro contro il passato» e, anche noi, esattamente come Obama, possiamo dire: «e non ci dite che il cambiamento è impossibile, perché noi vi rispondiamo: "Sì, si può"». Come ha scritto stamane Caroline Kennedy, figlia di JFK, in un editoriale uscito questa mattina sul New York Times, Obama può essere il presidente di «una nuova generazione di americani». Walter, prendi appunti. E visita anche Obama sui Navigli. postato da civati, 10:10 | link | commenti sabato, gennaio 19, 2008 Obama e i cowboy democratici
Nell'ambito della rassegna Obama sui Navigli: Se volete saperne di più sulle elezioni americane, precipitatevi in libreria - come quando esce Harry Potter - e acquistate Maurizio Molinari, Cowboy democratici, Einaudi. Il sottotitolo è di per sé una recensione: Chi sono e in cosa credono i liberal che vogliono conquistare la Casa Bianca e cambiare il mondo. Il libro ripercorre le ultime mosse democratiche. Il catalogo di Molinari è (più o meno) questo: l'intuizione di Howard Dean - dopo la tragedia elettorale del 2004 a capo del suo partito - di girare per l'America rossa, che sarebbero gli stati repubblicani (rosso, essendo, il colore dei conservatori); la nascita di una coscienza neogreen grazie ad Al Gore; il radicalismo d'opposizione della Pelosi e il centrismo di governo di Hillary; il carisma di Obama e la necessità di recuperare i credenti, spostando il fuoco della polemica religiosa a temi più democratici, come la pace, l'assistenza, il rispetto delle minoranze; la creazione di un gruppo dirigente plurale, rappresentativo di sensibilità diverse, capace però di rappresentarsi come alternativa e di vincere le elezioni politiche nettamente; la necessità di offrire agli Stati Uniti un cambiamento, che conservi però l'influenza planetaria delle politiche repubblicane degli ultimi anni. In questo i democratici intendono superare Bush sul suo stesso terreno, ribadendo la centralità degli States nello scacchiere internazionale, ma su basi nuove e diverse. Tutte cose che sono interessanti anche solo pensando agli Stati Uniti, ma che se rapportate al dibattito politico del nostro Paese non possono non far riflettere. Se i democratici italiani fossero un po' come 'questi' democratici americani, insomma... Chi non compra il libro è George W! postato da civati, 21:10 | link | commenti (4) |