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giovedì, marzo 26, 2009 Wittenberg e il progetto
Questa volta non sarò breve. Da tempo rifletto e raccolgo, dalla piccola Wittenberg nella quale risiedo (fisicamente e politicamente), alcune tesi sul Pd e sulla politica in generale. In questi giorni di infatuazioni e di innamoramenti, di primavere e di obamate (nei pochi sensi deteriori in cui si può concepire il termine), di candidati segretari al posto di Franceschini che non fanno nient'altro che mantenere viva una sola ipotesi (cioè lo stesso Franceschini), vorrei che si tornasse a parlare del progetto politico. Mi pare che sia quello che manca, no? E non mi pare che ci stia lavorando nessuno, no? E forse sarebbe il caso di arrivare a ottobre con qualche idea sparata, no? Ve ne butto lì una: ma il Congresso noi lo vorremo fare burocratico e old style o provare a fare qualcosa di nuovo e di diverso? Gli amici che si erano detti disponibili a lavorarci ci sono ancora o si sono già stancati? Era tutta questione di nomi, insomma, o c'era della sostanza, dietro alla nostra preoccupazione? Domande che si assiepano, anche alla luce del clima delle ultime ore. Metti una sera a Sovico, per esempio. Un nostro consigliere mi dice: vi rendete conto che la gente non si fida più, che la disaffezione è tutta lì, ancora intatta, e che i famosi progressi delle ultime settimane sono percepiti soprattutto da noi, e che la cosa non si risolve con la rappresentazione di qualcosa di nuovo, ipergenericamente inteso? Che ne dite, ci mettiamo a lavorare e a produrre qualcosa, oltre alle tante chiacchiere (le mie comprese, è ovvio)? E, come già chiedevamo sabato scorso, qualcuno ci vuole parlare di cose da fare, al di là delle belle parole? Sarebbe importante. postato da civati, 00:20 | link | commenti (8) giovedì, dicembre 11, 2008 Se Wittenberg è in Toscana
Nel Primo cerchio si discute di primarie, come le vorremmo anche noi a Wittenberg. E come, però, non sono, tra i personalismi-a-tutti-i-livelli e una progressiva perdita di credibilità. Leggete qui. postato da civati, 22:44 | link | commenti (1) giovedì, dicembre 04, 2008 Wittenberg 2.0: la lega anseatica e i circoli del Pd
Ennesima tesi da pubblicare sul portone della cattedrale del Pd (a proposito, c'è ancora?). Si fa un gran parlare di formule organizzative, per il nostro partito, con coordinamenti di ogni genere e tipo. Lancio una proposta eversiva. I circoli si organizzino a prescindere dalle gerarchie e dalla struttura piramidale che il nuovo partito ancora conserva. Si mettano in relazione, al di là dei confini provinciali e regionali, per scambiarsi idee, soluzioni, proposte, modalità di lavoro, iniziative e contatti. Al di là delle burocrazie e dei coordinamenti. Tu chiamale se vuoi, relazioni. Una lega anseatica, tipo. Ho sottoposto la proposta al circolo Monza centro, a Venezia centro storico, e a Luino, nella speranza che mi dessero retta, anche per rilanciare il progetto Circoli virtuosi. Chi vuole partecipare, aggiunga la propria adesione. Sarebbe bello. E, finalmente, diverso dal solito. postato da civati, 16:13 | link | commenti (2) martedì, dicembre 02, 2008 Wittenberg 2.0: Cooptama? No, grazie
E' il caso di dirlo, e di affiggere un'altra tesi sul portone della cattedrale del Pd. Tutti (almeno per finta) sono alla ricerca dell'Obama italiano, del leader di una nuova generazione (e di nuova generazione) che possa salvare il Pd e la politica del centrosinistra. Massimo Giannini, nel suo ultimo (bel) libro, chiede di chiudere con il Novecento, e di guardare avanti, lasciando da parte gli specchietti retrovisori che continuiamo a fissare (con l'inevitabile risultato di andare costantemente a sbattere). Sarà perché sono parecchio disilluso, ma non ci credo. Per ora abbiamo assistito ad una fila di cooptazioni, di premi al conformismo, di promozioni del miglior yes man a disposizione o del più fedele. Molto lontano dal modello Obama. Così come è lontano dallo stesso Obama e dalla vittoria democratica del 2008, oltre che poco credibile, immaginare che sia questione che riguardi soltanto il leader. Credo piuttosto che ci voglia un nuovo gruppo dirigente, che si costruisca a partire dalla battaglia delle idee, dalla costruzione di iniziativa politica, dalla promozione di nuovi temi. E che faccia vincere, prima di tutto, il partito, così come è accaduto negli Usa, dove Obama è arrivato dopo la grande vittoria del 2006. Di questo si tratta, di fare politica. Non di affidarsi ad una figura messianica, soprattutto se questa viene indicata da qualcuno che ha pensato di essere il messia per tanti, tanti anni. E ora fa il Giovanni Battista. Cooptama? No, grazie. postato da civati, 12:29 | link | commenti (6) domenica, ottobre 19, 2008 Wittenberg 2.0: cittadini, già
Ritorno a vergare le tesi da affiggere al portone della cattedrale del Pd. Nell'Italia molto impaurita e, a volte, razzista di questi tempi, vale la pena di riflettere sul concetto di cittadinanza. Per prima cosa, per quanto riguarda gli stranieri che ne sono privi: non per questo, lo ricordo a tutti, sono privi delle tutele previste dalla Costituzione, e vale la pena di ricordarlo agli esponenti della destra. Non possono votare (e andrebbe, tra l'altro, rilanciato il dibattito sulla questione quanto prima), ma non per questo devono essere trattati come essere umani di serie B (penso ad esempio ai punti per il permesso di soggiorno). In secondo luogo, penso ai cittadini italiani. Che sono cittadini, ma, quasi sempre, non se ne rendono conto. Anzi, non ci pensano proprio. Dare significato al tema della cittadinanza (ricordate il 'cittadino' rivoluzionario), rilanciare il tema della partecipazione alla repubblica (à la Zapatero, seguendo Pettit o Viroli o chi preferite), dare forza alla dimensione pubblica e alla responsabilità condivisa (non solo quando falliscono le banche), può essere una chiave di lettura utile a chi cerca di sottrarsi al pensiero unico che ci affligge, e che riguarda tutte le 'cattedrali'. Cittadino Veltroni, cittadini democratici, non dimenticatelo. postato da civati, 19:30 | link | commenti (2) giovedì, ottobre 02, 2008 Wittenberg 2.0: ci deve essere, da qualche parte, un'alternativa
Tornavo ieri sera da Locate Varesino, nell'area di Mozzate, un vero e proprio quadrante di cave, discariche, autostrade e superstrade. Un territorio che ha la sfortuna di essere incuneato tra tre province, e per questo destinatario dei guai di tutte e tre (alla provincia dell'impero, in senso letterale). Mentre l'auto correva lungo la A8, mi chiedevo, mentre ripensavo al periodo in cui viviamo, se, oltre a cercare di recuperare terreno (invano?) rispetto ai temi della destra, non è il caso di imporre qualche tema di sinistra, nel dibattito politico italiano. Il consumo di suolo, ad esempio, non è un argomento abbastanza importante nella nostra regione? Il modello di sviluppo va assunto senza avere nulla da dire, ed è proprio così naturale ciò che devasta la natura e il nostro paesaggio? Vorrei precisare che non è una riflessione esclusivamente ecologica, la mia, ma attiene proprio l'idea di società che abbiamo in mente. Uno dei luoghi comuni dei conservatori di ogni tempo è there is no alternative (l'acronimo Tina fa venire in mente la proverbiale casalinga di Voghera, che tutto sommato si ispira ad una filosofia analoga). C'è posto solo per Tina in questa regione e in questo paese? Non c'è la possibilità di costruire prospettive diverse, che si sottraggano alla deriva commerciale a cui stiamo, consapevolmente o meno, partecipando? Perché, se tutto è commercializzabile, allora lo è anche lo spazio in cui viviamo, il nostro lavoro, la nostra vita. A me pare che si debba tornare a parlarne. Al più presto. postato da civati, 07:53 | link | commenti (3) sabato, settembre 27, 2008 Wittenberg 2.0: l'osservatore lombardo
Sottotitolo: se l'Osservatore Romano ti scavalca a sinistra, hai qualche problema di direzione politica. Striscia rossa de l'Unità di oggi: «Arrivano segnali crescenti di intolleranza da parte dei politici che alimentano un clima di violenza contro gli immigrati sfruttando insicurezze e paure del momento. A questa ondata xenofoba contribuiscono per altro voci culturali e dell'informazione che mettono in discussione principi istituzionali e diritti umani». Parola di monsignor Vittorio Nozza (lo trovate anche qui). Leggete poi Adriano Prosperi, oggi, su Repubblica. Parla della Lombardia. Parla del «razzismo istituzionale e civile italiano». Quello della «tolleranza zero», quello dell'«impiegato comunale che si rivolge col "tu" e col verbo all'infinito», quello di un «vento della violenza che soffia dall'alto». Un vento che il Pd, e lo dico a malincuore, ha spesso considerato 'naturale', che non ha contrastato a sufficienza, che ha, in alcuni (colpevoli) casi, voluto addirittura assecondare. Le ordinanze, le parole eccessive, le banalizzazioni («sporco negro» e giù sprangate, ma il razzismo non c'entra), le «ronde democratiche» (ma che cosa sono, accidenti?!), il politicamente corretto, il «la sicurezza non è né di destra, né di sinistra» (anche l'ignoranza, per dire), sono tutte cose con cui mi devo confrontare da mesi, da anni. Le denuncio in solitudine, passando per quello che non capisce, che non sa che 'quelli' vanno sgomberati, che non capisce che bisogna 'azzerare' (le parole sono importanti) i campi rom, i clandestini, le violenze. Appunto. Ho sempre provato fastidio quando a proporre le impronte digitali sono per primi i nostri dirigenti, quando i distinguo provengono dalle sedi milanesi e lombarde del Pd. Torno a ribadire che abbiamo, su questi temi, un clamoroso problema di linea politica. E non solo: anche un problema di riferimento culturale e ideale. Spero che qualcuno voglia capire quello che intendo dire. Con la paura vince la destra. E perdiamo tutti. Per questo, a Wittenberg parliamo di cittadinanza, in un quadro costituzionale e repubblicano (nel senso di Pettit o, se preferite, di Zapatero), e vorremmo che Obama, oltre che continuamente osannato e citato a vanvera, venisse preso alla lettera. Parola per parola. postato da civati, 13:11 | link | commenti (2) venerdì, settembre 26, 2008 Wittenberg 2.0: Obama non abita (ancora) qui
Barack Obama, Sulla razza, Rizzoli. Il discorso di Obama a Philadelphia dell'8 marzo 2008. Un discorso che mi conferma che il candidato alle presidenziali americane è davvero un candidato 'globale' che parla agli Stati Uniti ma anche e contestualmente a tutte le coscienze democratiche del pianeta. Prendete questo brano e riflettete. Sull'integrazione, sulla paura, sulle sfide che abbiamo tutti di fronte. A Wittenberg è ritenuta una tesi decisiva. «La maggior parte dei lavoratori americani del ceto medio non ritiene di aver goduto di particolari privilegi per il fatto di essere bianca. La loro esperienza è quella tipica dell'immigrato: nessuno ha regalato loro qualcosa, si sono fatti da soli. Hanno lavorato duramente per tutta la vita, molti hanno perso il lavoro poiché le industrie si sono trasferite all'estero e le pensioni sono andate in fumo dopo una vita di fatica. Sono preoccupati per il futuro, sentono di non essere in grado di realizzare i propri sogni; in un'epoca di salari fermi e di concorrenza globale, le opportunità lavorative ed economiche si riducono di continuo, e i sogni di qualcuno si realizzano solo a spese di quelli di qualcun altro (opportunity comes to be seen as a zero sum game, in which your dreams come at my expense). Perciò, quando vengono informati che i loro figli dovranno frequentare una scuola all'altro capo della città, quando apprendono che un afroamericano ha migliori chance di ottenere un buon lavoro o di essere ammesso in una buona università a causa di ingiustizie che loro personalmente non hanno mai commesso, quando si sentono dire che le loro paure sulla criminalità nelle periferie cittadine sono solo frutto di pregiudizi, il loro rancore inevitabilmente cresce». Obama invita a rivolgersi alle vere cause della rabbia nera e del bianco rancore, e scegliere se aumentare le divisioni e acuire i contrasti o dire «Not this time», non questa volta, e superare insieme le difficoltà determinate da una società profondamente ingiusta, per gli uni e per gli altri. Pensiamoci bene. postato da civati, 18:17 | link | commenti (1) mercoledì, settembre 24, 2008 Wittenberg 2.0: il tempo Si dice che si è perso lo spirito pubblico, che tutti si sono messi "in proprio", e non soltanto dal punto di vista produttivo. Si sostiene che si sia persa la dimensione collettiva, la condivisione delle scelte e dei destini di ciascuno. Ognuno fa per sé, e tutto il resto non conta. Ed è forse questo il problema principale per il Pd, soprattutto dalle nostre parti. Anche la crisi di rappresentanza dipende da questo dato di fondo, da questo carattere strutturale della nostra società, dall'incapacità di tornare a pensare se stessi all'interno di una società, oltretutto complessa come la nostra. E' per questo che ho deciso di occuparmi del tempo, perché il tempo è proprio quella dimensione che unisce tutti quanti noi, in modo paradossale, perché la fretta - e il suo carattere autoreferenziale - ha spesso risultati controproducenti. Vale anche per lo spazio, chiaro. Ma il tempo è un'esperienza quotidiana. Una società pensata per persone che viaggiano da sole, che si preoccupano solo del proprio tempo, finisce per rovinare il tempo a tutti e per farlo perdere a ciascuno. Una società che non dà la giusta importanza al tempo, che ne spreca tanto, quasi tutto, e che non ha una prospettiva diacronica - potremmo dire - non programma, non ricorda, non sa pensare al proprio sviluppo. Non è semplice, è più semplice pensare al qui e, soprattutto, all'ora. Ma il punto, per un partito politico, è proprio questo. Il tempo dei cittadini, di ognuno di noi e di tutti quanti insieme. Contemporaneamente, appunto. Pensiamoci. postato da civati, 18:41 | link | commenti (3) Wittenberg 2.0: l'epigrafe La trovate qui. Va letta in senso ironico, ovviamente. È molto più semplice pensare che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. postato da civati, 15:00 | link | commenti Wittenberg 2.0: andare fino in fondo
Per la quarta tesi wittenberghiana ci si affida all'imperdibile metafora calcistica. Abbiamo spesso richiamato in questa sede la rincorsa delpieriana, ma questa volta si parla della necessità di andare fino in fondo. Proprio come capita sulle fasce, che se si decide di crossare dalla tre quarti, la difesa si schiera, e il pallone viene ribattuto nove volte su dieci. Invece se si va fino alla linea di fondo, e si alza la testa, preoccupandosi del marcatore ma soprattutto della direzione da far prendere al tiro, allora le cose cambiano parecchio. A Wittenberg lo sanno tutti, ma sembra che alla politica democratica questo aspetto sfugga sempre più spesso. Eppure esso è collegato al tema dell'ostinazione e della coerenza del proprio mandato, ma anche alla necessità di indagare più a fondo, appunto, le questioni. Non fermarsi alla superficie, non concedere troppo spazio al qualunquismo o al famigerato "buon senso". Sulla superficie, spesso, la destra è avvantaggiata, per motivi che attengono alla propria 'costituzione'. Il berlusconismo sguazza in un'acqua bassa, bassissima, e non c'è nulla di ironico in tutto questo. Vale la pena di spingersi un po' più in là, di guardare le loro cose attraverso le cause da cui si sviluppano. E non fermarsi a tre quarti, perché poi è meglio lasciarsi andare, abbandonandosi al buon senso. Ci tocca fare qualche passo più in là, rischiando anche di finire lunghi, o di farci mancare il fiato. Ci vuole un po' di coraggio. Un bel po'. Ma è necessario. postato da civati, 00:17 | link | commenti (3) venerdì, settembre 19, 2008 Wittenberg o dell'ostinazione
Rubo il titolo a Hans Magnus Enzensberger, per la seconda tesi di Wittenberg 2.0. Conviene che il Partito democratico si ponga il problema di una sua riconoscibilità, di una chiara affermazione delle sue principali linee d'azione e di un forte ancoraggio ad un sistema culturale di riferimento. Il nostro profilo è "molto mosso", per non dire 'sfuocato' (come Robin Williams in quel famoso film di Woody Allen), rispetto a molte questioni di ordine politico e la nostra credibilità ne risente molto più di quanto pensiamo. Spesso si dà la colpa alla nostra famosa incapacità di comunicare - che pure è un dato allarmante - ma non si riflette a sufficienza sulla timidezza della proposta e sulla debolezza dell'impostazione che è spesso sottesa alle nostre iniziative (potrei citare la triplice risposta alla provocazione nucleare del governo, per capirci: dal no ragionato, al può essere, al sì entusiastico). E la sindrome weimariana - mirabilmente tratteggiata da Enzensberger nella sua ultima prodigosa fatica - è tipica in questo senso: all'indecisione, al dubbio, all'involontaria ambiguità, all'incapacità di concludere che in molti abbiamo riscontrato nel centrosinistra degli anni passati, da destra rispondono tuonando, proponendo banalità e semplificazioni che hanno però straordinaria presa e fanno dire, a molti, «almeno loro fanno», anche se si tratta, platealmente, di cose sbagliate. In tutto questo, gioca un ruolo fondamentale la coerenza o, se si preferisce, l'ostinazione. L'ostinazione di perseguire una linea politica al di là degli immediati riscontri elettorali, preferendo il concetto di evoluzione - delle proposte, delle idee, delle soluzioni - a quella, più volgare, di sparigliamento. Perché ne abbiamo abbastanza. postato da civati, 15:54 | link | commenti (5) Al centro (nel senso topografico, però)
Mattia ha ragione, come sempre. Un luogo più comune, ci vorrebbe. All'insegna del Wittenberg 2.0. postato da civati, 11:03 | link | commenti giovedì, settembre 18, 2008 Wittenberg 2.0
Vi prego di leggere con calma e di riflettere insieme a me. Ci sto pensando da un po', ma è solo grazie alla lettura del libro di Susan George, L'America in pugno, un testo che dovete leggere, che ho deciso di far partire il progetto Wittenberg 2.0. Si tratta di una raccolta di tesi - quando arrivo a 95, come vuole il precedente, mi interrompo - sulle questioni politiche di fondo, che mi piacerebbe condividere con voi. La forma è il post, di un blog, che assomiglia molto al concetto stesso di tesi affissa su un portone. Il precedente, è il caso di precisarlo, è richiamato in modo del tutto ironico e provocatorio. Chi volesse scorgervi messaggi particolari, può pensare ad una "lettera ai romani", e con ciò penso, chiaramente, alla politica nazionale. Il primo post-tesi è introduttivo e metodologico. Perdonerete il tono, ma la questione è seria, per non dire drammatica. Non possiamo tollerare che il pensiero della destra, per quanto riguarda il linguaggio, il quadro culturale e l'immaginario si affermi senza che nessuno abbia nulla da ridire. E' nei termini di una egemonia culturale - intesa in senso limpidamente gramsciano - che è il caso di costruire il nuovo partito. E, per farlo, bisogna intendersi sul tema della rincorsa: non verso i temi della destra, che 'rincorriamo', appunto, senza alcun discernimento; ma una rincorsa da prendere con noi stessi, per spiccare un salto più lungo. L'adesione acritica ad un modello politico e sociale, che soltanto con buona approssimazione può essere definito neoliberista (condito com'è da populismo mediatico e da una mitopoiesi del tutto demagogica), ci conduce inevitabilmente alla sconfitta. Finché la giustizia sociale sarà ritenuta una provocazione verso l'affermazione dei pochi 'capaci', l'ascensore sociale bloccato, la democrazia rappresentata come una macchina burocratica e inefficiente, finché lo straniero sarà tout court ritenuto criminale e pericoloso, l'ambiente una battaglia secondaria, finché i diritti civili saranno un tema d'élite, non avremo se non poche possibilità di incidere non soltanto sul consenso elettorale, ma sulle credenze e sui sistemi di riferimento che stanno alla base delle scelte politiche delle persone. E' in un quadro di nuova cittadinanza, di ripensamento della nostra adesione al consesso civile, che un partito può costruire se stesso e lanciare una sfida vera e profonda ad un modello non solo sbagliato, ma molto pericoloso per una civile, e giusta, e serena convivenza delle persone. postato da civati, 12:39 | link | commenti (15) |